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Mercato, concorrenza e regolazione
Bruxelles pronta a nuove sanzioni contro Microsoft. Il colosso di Redmond accetta di aprire il sistema operativo Windows ad altri browser oltre al suo Internet Explorer, di Elena Maggio
La battaglia fra l’Unione Europea e l’azienda di Redmond non sembra ancora essersi sopita.
Come noto, la Commissione Europea ha condotto diverse inchieste su Microsoft e sul suo presunto abuso di posizione dominante sul mercato europeo, multando la compagnia, pesantemente, in passato.
Le multe inflitte hanno segnato una profonda diversità di visione delle autorità antitrust comunitarie rispetto a quelle statunitensi.
Il braccio di ferro tra Bruxelles e l'azienda ha avuto inizio nel 2004 quando la l'Ue, ritenendo che Microsoft non rispettasse le normative europee antitrust, le ha comminato una multa pari a 497 milioni di euro invitando il colosso ad aprire innanzitutto all'interoperabilità ed a fornire la documentazione necessaria per rendere più facile il dialogo tra i propri sistemi e quelli concorrenti.
Nonostante la sanzione e le direttive della Commissione Europea, Microsoft ha continuato a richiedere prezzi irragionevoli ai competitor interessati ad accedere alla documentazione dell'interfaccia per i work group server.
Ad ottobre 2007 la Corte di Prima istanza ha riscontrato un abuso di posizione dominante ed imposto a Microsoft di rendere l'accesso degli sviluppatori terzi a quelle informazioni assai più facile.
Al centro, appunto, la necessità dell’interoperabilità, sulla quale la Commissione ha insistito molto e attorno a cui Microsoft ha sempre dichiarato di aver fatto e voler fare il massimo.
In uno statement of objection la Commissione ha sostenuto che nelle informazioni dell'azienda destinate a garantire ai rivali la possibilità di realizzare software perfettamente interoperabili con Windows non vi è innovazione significativa, dunque, la licenza chiesta dall’azienda per l’accesso ai suoi protocolli, stante la mancata innovazione, non può essere soggetta a pagamento.
Microsoft ha continuato ad abusare della sua posizione di leader nel mercato dei software desktop per soffocare i rivali sino a quella che è sembrata agli operatori del settore la battuta conclusiva: la salatissima sanzione pari, a 899 milioni di euro, comminata, nel 2008, dalla Commissione Europea, poiché l'azienda di Redmond perseguiva nel non rispettare la normativa antitrust europea, non fornendo licenze di accesso alle informazioni a prezzi ragionevoli, rendendo di fatto ardua l'impresa dell'acquisto di tali informazioni e non ottemperando alle sanzioni, in precedenza imposte dalla stessa Commissione, entro le date previste.
Recentemente, nonostante a seguito della pesante sanzione inflitta nel 2008 la Commissione auspicasse di aver chiuso definitivamente una pagina nera del dossier Microsoft, una nuova questione è stata sollevata in seno alla UE dai concorrenti di Microsoft.
Una nuova procedura di indagine è stata, infatti, aperta dalla Commissione Europea nei confronti di Microsoft e del suo browser Internet.
Ciò potrebbe condurre all’instaurazione di un nuovo procedimento di infrazione da parte della Commissione Europea nei confronti dell’azienda di Redmond ed alla comminazione di una ulteriore multa.
In particolare, secondo i concorrenti di Microsoft che hanno sollevato la questione alla Commissione, l'inclusione di Internet Explorer all'interno del sistema operativo Windows ha, di fatto, condizionato il mercato.
Opera, per prima, seguita da Google e Mozilla, ha spiegato e ribadito alla Commissione perché ritiene che un browser inserito in un sistema operativo, da qui in avanti OS, faccia la differenza: la Commissione, dal canto suo, sembra aver accolto le tesi presentate da questi soggetti, e sembrerebbe incline a cercare una soluzione che riporti la competizione su un piano paritario.
Il parere preliminare assunto dalla Commissione ha, infatti, affermato che Microsoft ha violato le norme antitrust con il suo browser.
Nella volontà della Commissione far si che Microsoft e i produttori di PC consentano, all'atto dell'ordine di un computer, di scegliere quale browser installare sullo stesso.
Microsoft che, evidentemente, vorrebbe evitare un nuovo procedimento di infrazione e connessa multa della Commissione Europea, interessata a trovare un accordo con l’UE prima che scatti la procedura di infrazione formale al termine dell'indagine, è stata costretta, dunque, a rivedere sia le procedure di installazione che la struttura stessa del suo OS consumer elaborando una serie di alternative all’installazione automatica di Internet Explorer.
Una prima soluzione proposta prevedeva l'offerta di una versione specifica del suo prossimo sistema operativo per il mercato europeo, denominata Windows 7E, completamente priva di browser.
Una scelta che, secondo quanto sostenuto dai vertici dell’azienda, avrebbe potuto rispondere alle obiezioni sollevate dai competitor.
Tale ipotesi, tuttavia, avrebbe rischiato di complicare la vita ai consumatori, che si sarebbero trovati privi di un sistema di accesso al World Wide Web ed avrebbero dovuto provvedere in qualche modo ad installare il software necessario.
Nell'era del cloud computing e con tutto o quasi disponibile in Rete, si sarebbe dovuto ricorrere a vecchie soluzioni quali CD e floppy di installazione.
L’idea, dunque, non ha riscosso particolare successo a Bruxelles, e non ha trovato d'accordo neppure la concorrenza.
Mettere in piedi una rete di distribuzione di supporti fisici, magari gratuiti come ormai quasi ogni software di navigazione che si rispetti, avrebbe un prezzo che, a parte Microsoft, rischierebbe di mettere in ginocchio i conti di parecchie realtà impegnate nella guerra del browser.
Una seconda ipotesi è stata, dunque, recentemente prospettata da Microsoft in luogo di quella da principio esposta che non prevede più la cancellazione totale del software di navigazione dal suo prossimo Windows 7 entro i confini della Comunità Europea.
L’azienda ha, infatti, optato per una soluzione simile a quella peraltro suggerita già a gennaio dalla Commissione che sta valutando la questione.
Microsoft ha accettato di aprire il sistema operativo Windows ad altri browser oltre al suo Internet Explorer.
Si tratta di un c.d. ballot screen, ovvero una schermata di selezione che sarà proposta all'utente al termine dell'installazione del sistema operativo e dalla quale l’utente potrà scegliere il programma di navigazione desiderato: Opera, Safari, Chrome, Firefox e ovviamente Internet Explorer saranno le più probabili opzioni plausibili.
Internet Explorer rimarrà il browser di default di Windows 7. Ciò significa che alla prima installazione del sistema operativo, l'unico browser che l'utente avrà a disposizione per navigare sarà IE8. Il ballot screen apparirà all'utente non appena questo si connetterà ad Internet, ma solo se il browser di default sarà IE: nel caso in cui l'OEM o l'utente avessero già impostato un altro browser come predefinito, ad esempio Firefox, il ballot screen non verrà mai visualizzato.
Il ballot screen sarà essenzialmente costituito da una pagina web che permetterà all'utente di scegliere fino a 10 browser alternativi ad Internet Explorer: Quelli sicuramente presenti saranno Firefox, Safari, Google Chrome e Opera. Per ciascun browser verrà fornito un link diretto alla relativa home page: da qui l'utente potrà scaricare e installare il nuovo browser nel sistema, e scegliere se renderlo di default.
Essendo costituito da una semplice pagina web, il ballot screen potrà essere modificato e aggiornato da Microsoft in qualsiasi momento e direttamente lato server, dunque senza la necessità di distribuire degli update ai propri utenti.
Microsoft non ha chiarito se la scelta di un altro browser predefinito comporterà la cancellazione di IE dal sistema. Questa possibilità appare tuttavia improbabile, soprattutto per le conseguenze negative che questa azione avrebbe sulla compatibilità del sistema con le applicazioni che si appoggiano a Internet Explorer.
I vertici di Microsoft ritengono che questo approccio possa meglio dissipare ogni preoccupazione, sia quelle degli OEM che quelle dei consumatori.
Per il momento la prospettata soluzione di una finestra di selezione del browser ha registrato i primi timidi consensi dei concorrenti. Sia Opera che Mozilla hanno dato parere positivo rispetto all'idea, pur riservandosi la possibilità di esprimere un giudizio definitivo una volta verificata l'effettiva applicazione pratica del principio.
L'idea del meccanismo di scelta e selezione del browser pare contentare anche Bruxelles.
Windows 7 includerà Internet Explorer riconoscendo, tuttavia, il principio che i consumatori debbano poter scegliere liberamente ed efficacemente il browser web.
La Commissione Europea ha affermato, in un recente comunicato, che intende valutare con attenzione le modalità di applicazione della proposta prima di concedere il suo benestare.
L'impegno di Microsoft non si esaurisce con la vicenda browser.
Sembra strappare un primo giudizio positivo alla Commissione anche il piano decennale per l'interoperabilità presentato dall’azienda in contemporanea al recente annuncio con il quale i vertici di Microsoft hanno dato importanti anticipazioni su Windows 7 e sul ballot screen ivi contenuto. Tale piano, infatti, sembra dare seguito ai molti buoni propositi del 2008 e prevede una maggiore apertura dei protocolli e delle API di software diffusi come Windows (client e server), Exchange, Sharepoint e Office.
Un impegno che Microsoft ha circoscritto con cura; in linguaggio para-legale vengono, infatti, fissati i paletti necessari a garantire, sembrerebbe, a tutte le aziende operanti nel settore, adeguati spazi di manovra.
Di fondo, comunque, sembra esserci una consistente apertura, allo scopo, probabilmente, di arginare future ulteriori rimostranze sul piano antitrust e di aumentare l'appetibilità del proprio software.
Entrambe le parti hanno, infatti, molto da perdere nello scontro legale che ha contraddistinto gli ultimi tempi e che non sembra ancora essersi concluso: la Commissione mette in gioco la sua autorità di competition regulator, Microsoft invece il suo futuro modello commerciale.




