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Cultura, industria e proprietà intellettuale
The (over)protection of information in the knowledge economy. Is the Directive 96/9/EC a faux pas? , di Valeria Falce, da Rivista di Diritto d'Autore, 2009, fasc. 4.
L’appello ad approfondire le modalità attraverso cui agevolare la diffusione della conoscenza nell’era digitale è stato raccolto dalla Commissione Europea che in un Rapporto del 2007 ha annunciato l’innalzamento della circolazione delle informazioni scientifiche e dell’innovazione a libertà fondamentale, e dunque a pilastro della Comunità Europea. Non solo. Riprendendo il medesimo progetto nel recente Libro Verde del 2008, la Commissione ha confermato la necessità di alimentare un proficuo confronto sui mezzi attraverso cui stimolare l’accesso e la condivisione di informazioni per la ricerca, le scienze e l’eduzione nell’economia della conoscenza. Se, come si crede, tali linee programmatiche sono in grado di incidere gli spazi di protezione da riservare alle informazioni in ambito digitale, allora nella riflessione da svolgere non ci si può limitare a lambire i contorni della disciplina sulle banche dati ai sensi della Direttiva 96/9/CE. Piuttosto, occorre filtrarne i lineamenti attraverso la lente della istituenda libertà fondamentale, e di qui ragionare sull’introduzione di correttivi che, in una logica sistematica, consentano di arginare il pericolo che le regole sulle compilazioni si traducano in un ingiustificato arretramento del bacino delle informazioni, delle idee e più ampiamente delle risorse da preservare in regime di pubblico dominio. Non possono dunque che risultare insoddisfacenti i recenti orientamenti della Commissione che, pur avendo identificato – peraltro in un discusso Rapporto del 2005 - le profonde incongruenze della Direttiva 96/9/CE, ad oggi non ha dato impulso ad un serio lavoro di revisione della disciplina che ci occupa.




