Diritto d'autore, è giusto cancellare le opere di street art?

Di Giovanni Maria Riccio, professore di Legislazione dei beni culturali e di Diritto d’autore all’Università di Salerno

Ostia. Un murale che ritrae personaggi locali del presente e del passato, noti per ragioni diverse, ma tutte positive, è stato ‘ritoccato’ dall’amministrazione comunale, perché alcuni dei volti ritratti sarebbero ‘divisivi’. Si è quindi intervenuto con la cancellazione di parti del murale, opera di Lucamaleonte, artista noto a livello internazionale, con una delibera comunale, non considerando in alcun modo né i diritti dell’autore all’integrità dell’opera, né il pregiudizio al suo valore artistico.

Qualche giorno fa a Baronissi, piccolo comune del salernitano, confinante con il campus universitario, è comparso un altro murale, ritraente due scimmie e il ministro dell’interno, condito da una frase evocativa, “49 milioni di anni fa”. Un richiamo darwiniano all’evoluzione della specie, dal primitivo a Salvini. Con un post sulla sua pagina Facebook, è intervenuto il rettore dell’Università di Salerno, candidato alle elezioni europee per la Lega, che ha lamentato l’offesa a un ministro della Repubblica e ha accusato di lassismo il sindaco ‘piddino’ della cittadina campana. Quest’ultimo, sempre con un post sul social network, ha immediatamente disposto la rimozione dell’opera. Colpiscono le parole utilizzate dal primo cittadino di Baronissi: “Ne ho disposto l’immediata rimozione. Pur rispettando il diritto alla satira e alla creatività, tale atteggiamento non rientra nello stile del sottoscritto né in quello dell’Amministrazione che mi onoro di guidare”.

Le questioni sono quindi due. Da un lato, fin dove può spingersi il diritto di satira; dall’altro, se le amministrazioni locali siano legittimate o meno a cancellare o modificare opere d’arte.

Non tutto ciò che è scritto sui muri deve essere protetto, ci mancherebbe. Le dichiarazioni tra fidanzati, la cui eternità è affidata al muro di qualche incolpevole immobile, dovrebbero durare come gli amori affrettati, che si dissolvono il primo giorno di vacanza in qualche isola del Mediterraneo. Questo è un caso di vandalismo, non v’è dubbio, che va cancellato e merita l’oblio. In tali ipotesi, quindi, si ricade nella previsione di cui all’art. 639 del codice penale, che punisce il deturpamento e l’imbrattamento delle cose altrui. Questa disposizione normativa è applicabile al caso della Street Art? In altre parole, è possibile distruggere un’opera d’arte perché realizzata su un bene altrui?

La questione è complessa e si imbatte nel nodo complesso delle regole proprietarie che regolano tali opere. Chi è il proprietario di un murale? L’artista? Il proprietario, pubblico o privato, del muro? La collettività, nel caso in cui le opere siano site specific, ossia pensate per un luogo specifico? Sul punto, le Corti manifestano una posizione oscillante.

Continua a leggere su Artribune.