Le sfide e le opportunità dell'Intelligenza artificiale. Intervista a Marco Scialdone

Ieri pomeriggio è stato presentato alla Fondazione Alcide De Gasperi il master “Intelligenza Artificiale: diritto ed etica delle tecnologie emergenti”, organizzato dall’Università Europea di Roma. Obiettivo del master è la formazione di professionisti capaci di comprendere a fondo le potenzialità dell’Intelligenza artificiale e di governarne le sue tante implicazioni nei settori più diversi. Possedere conoscenze di questo tipo è infatti divenuto fondamentale, visto l’enorme impatto che l’AI avrà – e che sta già avendo – sul mondo del lavoro.

Diritto Mercato Tecnologia ha discusso di questi temi con Marco Scialdone, avvocato, docente presso l’Università Europea di Roma, fellow di IAIC e promotore dell’Istituto per la Cultura dell’Innovazione.

L’Intelligenza artificiale viene a volte guardata con timore, ma può rappresentare un’enorme opportunità per le imprese e per la società più in generale. Condivide questa visione ottimistica?

Non dobbiamo pensare all’intelligenza artificiale come un qualcosa che riguardi solo le grandi aziende o solo le aziende del comparto tecnologico. In Danimarca, ad esempio, sistemi di intelligenza artificiale sono già usati per consentire ai soccorsi di diagnosticare un arresto cardiaco sulla base del suono della voce di chi sta telefonando per chiedere l’intervento medico. In Austria, l’intelligenza artificiale aiuta i radiologi nella individuazione dei tumori, attraverso una comparazione istantanea tra i risultati della radiografia e un enorme quantità di dati medici. Nel settore agricolo, molte fattorie utilizzano già sistemi di intelligenza artificiale per adattare automaticamente il cibo somministrato agli animali alle esigenze rilevate dalla costante osservazione dei loro movimenti, della loro temperatura, del loro consumo di cibo.

L’intelligenza artificiale può, inoltre, migliorare enormemente le analisi predittive: questo può consentire alle imprese di avere maggiori certezze sugli effetti a lungo termine di una determinata scelta di mercato.

La presenza di macchine “intelligenti” che consentono processi cognitivi di alto livello come percepire, imparare, risolvere problemi e prendere decisioni, consegna all’umanità una serie infinita di nuove opportunità per integrare l’intelligenza umana con quella non umana e cambiare il modo in cui le persone interagiscono e lavorano.

Quanto è importante allora investire nella formazione di nuovi professionisti?

In questo scenario la formazione assume un ruolo centrale. Come è stato evidenziato nella proposta di strategia nazionale sull’intelligenza artificiale elaborata dal gruppo di esperti nominato dal Ministero dello Sviluppo Economico, cui ho avuto l’onore di far parte, il prerequisito fondamentale per affrontare la profonda trasformazione che sta pervadendo la nostra società è quello di formare figure con competenze digitali, tra le quali l’Intelligenza Artificiale gioca un ruolo di primo piano.

A livello universitario, il documento ha suggerito la creazione di interi percorsi formativi (eventualmente interclasse) sull’intelligenza artificiale, con una forte interazione con il mondo del lavoro.

All’Università Europea di Roma abbiamo voluto dar seguito a questa indicazione attraverso il nuovo Master di I livello in “Intelligenza Artificiale: diritto ed etica delle tecnologie emergenti”, un percorso formativo interdisciplinare con moduli giuridici, etici, economici e tecnici, nato con consapevolezza che oggi il mondo del lavoro richiede figure che sappiano sintetizzare competenze eterogenee.

Nel discorso programmatico davanti alla Camera, lo scorso settembre, il presidente del Consiglio Conte ha parlato della necessità di “perseguire una strategia” per l’Intelligenza artificiale. A che punto siamo in Italia con la definizione di una strategia nazionale per l’AI?

Come gruppo di lavoro abbiamo consegnato il nostro elaborato, comprensivo di 82 raccomandazioni, a fine maggio. È stato, poi, messo in consultazione pubblica nel mese di agosto. Purtroppo la crisi di governo ha rallentato l’iter di approvazione ma siamo confidenti che ciò possa avvenire entro fine anno in modo da trasmettere la strategia nazionale alla Commissione Europea.

Va ricordato, infatti, che quella italiana non è stata un’iniziativa estemporanea, ma si inquadra in una precisa richiesta che la Commissione Europea ha avanzato agli Stati Membri affinché predispongano un documento programmatico da far confluire poi all’interno della strategia europea sull’intelligenza artificiale.