Capitalismo digitale, così lo Stato recupererà il proprio ruolo

Nel corso del 2019 si è a lungo dibattuto di tecnologia e regole. Le grandi piattaforme sono soggette infatti a un crescente scrutinio da parte di regolatori, legislatori e dalla società civile, sotto i profili privacy e antitrust soprattutto. Tutto induce a ritenere che nel 2020 il fenomeno potrebbe proseguire e addirittura arrivare a un punto di svolta.

Il digitale ha delineato un nuovo assetto tecnologico ed economico, ridefinito il rapporto fra pubblico e privato e al tempo stesso messo in crisi un sistema fatto di regole e interazioni costringendo individui, imprese e amministrazioni a confrontarsi con la realtà di una disruptive innovation che presenta molteplici implicazioni. Al centro della scena le piattaforme digitali, elemento centrale e interfaccia che consente lo scambio di idee e conoscenze, beni e servizi, un sorta di mercato virtuale fondato sui dati che ha ridotto drasticamente ogni forma di intermediazione accelerando un processo di trasformazione economica, sociale e culturale.

A farne le spese, regole e regolatori, un quadro giuridico divenuto rapidamente obsoleto a fronte della devastante onda d’urto di colossi multinazionali che alterano equilibri consolidati con un sistema basato su reti di soggetti interconnessi posti sullo stesso livello. 

L’emergere della nuova economia basata su piattaforme digitali, algoritmi e intelligenza artificiale in settori come trasporti, locazioni immobiliari di breve durata, parcheggi, servizi di consegna e finanziari, formazione on-line, ha reso inadeguato il sistema vigente, evidenziando una serie di incoerenze giuridiche all’interno dei settori regolamentati e mettendo in crisi il paradigma socioeconomico tradizionale.

A tale assetto economico nuovo, dotato di flessibilità, autonomia, decentralizzazione, per una singolare asimmetria, corrispondono regole rese rapidamente obsolete dalla devastante onda d’urto di un’evoluzione tecnologica che ha reso altresì incerti i confini fra pubblico e privato. A ciò si accompagna il ritorno ad antiche paure, specie quando i titolari delle piattaforme diventano più potenti degli Stati, in grado di incidere sugli stessi meccanismi democratici.

Gli elementi costitutivi della stessa sovranità statale sono messi in discussione da big players che non hanno confini territoriali ed estendono il proprio raggio d’azione anche ad attività quali sicurezza e giustizia, prima affidate alle cure esclusive di autorità e soggetti pubblici.

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