Riconoscere e capire le bufale sull'economia: parla Carlo Cottarelli

Giovedì 16 gennaio l’economista Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani e già membro del Fondo monetario internazionale, è stato all’Università Europea di Roma per presentare il suo ultimo libro, Pachidermi e pappagalli. Tutte le bufale sull’economia a cui continuiamo a credere (Feltrinelli, 2019).

Alla presentazione, moderata dal prof. Giovanni Farese dell’Università Europea di Roma, Cottarelli ha spiegato che le cosiddette “bufale” – o notizie false – sono spesso uno strumento di propaganda politica, e che la diffusione delle bufale sull’economia è facilitata dal deludente andamento dell’economia italiana nell’ultimo ventennio. Le bufale, ha detto Cottarelli, sono spesso delle scuse per evadere da una realtà sgradevole e per addossare le responsabilità della situazione a qualcun altro: la Germania, l’Unione europea, i tecnici, i “poteri forti”.

Cottarelli non ha dubbi sul fatto che alcuni problemi dell’economia italiana siano dovuti anche a ciò che accade all’esterno del nostro paese. Ma nella maggior parte dei casi la responsabilità è tutta interna: tra le principali fragilità italiane ha elencato l’accumulo di debito pubblico durante la Prima repubblica, la burocrazia eccessiva, la lentezza della giustizia, l’evasione fiscale, la corruzione, il calo demografico, gli squilibri regionali, il cattivo adattamento all’euro.

«Anche la crisi greca è fonte di diverse bufale», ha detto Cottarelli a Diritto Mercato Tecnologia.

«Una prima cosa da capire è che la Grecia era in una situazione estremamente difficile prima che cominciasse il programma di aggiustamento nel 2010. Non era soltanto un problema di debito molto alto: anche se non ci fosse stato il debito, ci sarebbe stato un buco nei conti pubblici greci. Cioè il bilancio cosiddetto “primario” – cioè senza gli interessi – della Grecia era in squilibrio, in deficit, di circa dieci punti percentuali di PIL. Un buco enorme. Questo comportava che se anche il debito greco fosse stato cancellato completamente dal primo giorno, la Grecia avrebbe dovuto fare un aggiustamento nei conti pubblici di circa dieci punti percentuali di PIL. L’austerità ci sarebbe stata anche se il debito fosse scomparso». 

«Invece si è detto – ecco la bufala – che l’austerità in Grecia è stata necessaria perché si voleva che la Grecia, con i soldi internazionali, ripagasse le banche francesi e tedesche. Inizialmente, una buona parte di quei soldi dati alla Grecia sono andati a ripagare il debito greco verso gli stranieri: tutti, non soltanto le banche francesi e tedesche; i titoli in scadenza venivano pagati».

«È stato però fatto un errore: la comunità internazionale ha cominciato a prestare soldi alla Grecia ad un tasso di interesse troppo alto. Bisognava fare quello che si è fatto dopo: prestare soldi alla Grecia ad un tasso bassissimo. Ma che la Grecia dovesse fare un aggiustamento, e anche molto pesante, non c’è dubbio».

«Fra l’altro nel 2010-2011 – io ero al Fondo monetario internazionale, all’epoca – chi si opponeva alla ristrutturazione del debito greco erano i tedeschi o i francesi che volevano che le loro banche fossero ripagate? No. Era l’Italia. Perché si sapeva che se la Grecia avesse ristrutturato il proprio debito – cioè non avesse pagato i creditori – l’Italia sarebbe stata contagiata, perché i mercati avrebbero detto: “Quali sono gli altri paesi con un debito alto che potrebbero trovarsi nella stessa situazione? L’Italia! E allora scappiamo dall’Italia!”». 

«Certo, si potevano fare cose diverse. La Grecia ad esempio è stata molto riluttante a tagliare la spesa militare. Si diceva: è perché la Germania le vendeva le armi. Non credo. Mi sembrava proprio che i greci, per via della Turchia, non volevano ridurre la spesa militare. Né i greci volevano combattere in maniera seria l’evasione fiscale. Ero a capo del dipartimento di Finanza pubblica del Fondo monetario internazionale, non ero per niente coinvolto nelle negoziazioni del programma greco; noi però fornivamo assistenza tecnica alla Grecia perché rafforzasse la sua capacità di combattere l’evasione fiscale. Era molto dura: un punto fondamentale era avere un capo dell’agenzia delle entrate che fosse indipendente, ma appena ne veniva nominato uno indipendente veniva subito cambiato. Quindi ci sono state responsabilità anche dalla Grecia».

«In ogni caso, se l’Italia adesso fosse convinta che abbiamo trattato male la Grecia, c’è un modo molto semplice per rimediare. L’Italia ha un credito verso la Grecia di circa 40-44 miliardi. Se ci sentiamo colpevoli di aver trattato male la Grecia, possiamo fare una cosa molto semplice: cancelliamo il debito greco. Però se facciamo così vuol dire mettere non “prima gli italiani”, ma “prima i greci”. Se si voleva aiutare di più la Grecia si poteva dire: sussidiamo la Grecia, facciamo pagare ai contribuenti italiani la spesa della Grecia».

Come imparare allora a riconoscere le bufale? «Innanzitutto, capendo il meccanismo attraverso cui si costruiscono», ha risposto Cottarelli. «Attraverso l’informazione e il confronto tra fonti diversi, che è la sfida più difficile».