Fine vita, idratazione e alimentazione non sono accanimento. Alberto Gambino a Vatican News

“Gli interventi normativi sono quelli avvenuti sulla falsa riga del caso Englaro, ovvero i legislatori hanno consentito ad un tutore di poter prendere delle decisioni al posto del paziente”, così il giurista, direttore scientifico di DIMT e prorettore dell’Università Europea di Roma, Alberto Gambino, mette a fuoco per Vatican News le misure legislative e giurisprudenziali che, dal caso Englaro in poi, sono intervenute sul fine vita e i pazienti in stato vegetativo.

“In partenza parenti e tutori potevano prendere delle decisioni curative – prosegue Gambino - poi ci sono stati orientamento giurisprudenziali in linea con la legge 219 del 2017 che fanno intendere che possono esserci anche delle decisioni per l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione,  ma è fondamentale che ci sia il vaglio della magistratura su queste richieste che devono dimostrare che ci sia una situazione che rasenta l’accanimento terapeutico, cosa che però è molto complessa da dimostrare, perché alimentazione e idratazione non sono configurabili come accanimento, cosa esclusa dalla sentenza sul caso Englaro che non le qualifica come accanimento”.

Gambino avverte poi circa i rischi di derive legislative pericolose: “Bisogna fare molta attenzione a non prendere una china che considera queste esistenze inutili, questo concetto non può entrare nel mondo giuridico quando si parla di vita umana quindi maggiore accortezza e preservare queste vite”. In questa cornice Gambino ritiene fondamentale che il tema della cure palliative sia affrontato attentamente dall’ordinamento.

Di seguito, l’intervista ad Alberto Gambino. Leggi invece l’articolo completo su Vatican News.