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  • "Patrimonio culturale digitale. Tra conoscenza e valorizzazione", report, audio e video del convegno del 2 luglio

    Nel corso dell'evento promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internet sono state approfondite, con la partecipazione di esponenti delle istituzioni e giuristi, opportunità e criticità della Direttiva  2013/37/UE, all’esame del Parlamento, sul libero accesso e il riutilizzo dei dati in possesso di Pubblica Amministrazione, biblioteche, musei e archivi. "È nostra intenzione costituire un Osservatorio che abbia come compito il monitoraggio della  digitalizzazione del patrimonio informativo e culturale in possesso della Pubblica Amministrazione”. Così il Prof. Alberto Gambino, presidente dell'Accademia Italiana del Codice di Internet ,nel corso del convegno “Patrimonio Culturale Digitale: tra conoscenza e valorizzazione”, evento che ha avuto luogo nella mattina del 2 luglio, a Roma, con la partecipazione di giuristi, esponenti delle istituzioni pubbliche, membri del governo e del parlamento.

    Guarda i video del convegno

    "Sarà un Osservatorio aperto - ha spiegato Gambino - che naturalmente dialogherà con chi già istituzionalmente si occupa della materia, e che non sarà composto solo di giuristi ma punterà a riunire tutti i saperi umanistici per rappresentare un intreccio di competenze orientate a verificare che davvero questa stella polare dell'open access, ma anche del non detrimento delle risorse delle nostre amministrazioni, possa trovare una realizzazione bilanciata” [audio]. Prima sessione Al centro dei lavori proprio la ricerca di un giusto punto di equilibrio tra l’obiettivo della massima diffusione e delle possibilità di riutilizzo dei dati pubblici e la tutela del patrimonio culturale di musei, biblioteche, archivi in possesso di amministrazioni e istituzioni pubbliche. Opera delicata ma che ha il carattere della massima urgenza, quella che attende il legislatore, chiamato a recepire la direttiva 2013/37/UE (la scadenza per la sua adozione è il prossimo 18 luglio e la discussione è al momento ferma in Commissione Affari Esteri e Comunitari del Senato) che, nel quadro della iniziative dell’Agenda digitale europea, impone agli enti pubblici di rendere fruibili tutte le informazioni in loro possesso e il loro reimpiego a fini commerciali o non commerciali. Una vera rivoluzione, che richiede una riflessione imprescindibile da parte del legislatore anche in considerazione della farraginosità di un sistema normativo stratificatosi nel corso degli anni e della specificità dell’Italia, titolare del patrimonio culturale più diffuso in Europa.

    Leggi il position paper dell'Accademia Italiana del Codice di Internet

    CoppolaUna riflessione che si intreccia con le molte proposte che si stanno susseguendo in materia di Open Data e di trasparenza delle informazioni delle quali è titolare la PA. Ultima in ordine di tempo quella oggetto dell’inserimento nel Ddl di riforma della Pubblica Amministrazione di un emendamento in materia di Freedom of Information Act a firma degli onorevoli del Pd Anna Ascani e Paolo Coppola; quest'ultimo è intervenuto durante i lavori sottolineando il valore dell'opera di disclosure che si va componendo nel panorama legislativo nazionale e comunitario. Far sì che il recepimento della direttiva e il rafforzamento degli obblighi in capo agli enti pubblici in materia di accesso alle informazioni, anche attraverso licenze che ne consentano il riutilizzo a fini commerciali da parte di privati, non pregiudichino la tutela del patrimonio culturale, complice uno sfruttamento indiscriminato dei dati a scapito del valore del bene pubblico, della sua integrità e conoscenza, è stato il filo conduttore di gran parte degli interventi. Dopo l’apertura affidata a Marina Giannetto (Sovrintendente dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica) [audio] le relazioni di Giuseppe Piperata (Associato di Diritto amministrativo presso l’IUAV di Venezia) [audio], Riccardo Pozzo(Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche) [audio] e Gustavo Ghidini (Università degli Studi di Milano, Università LUISS Guido Carli) [audio], il quale ha lanciato la proposta di un “doppio binario” per il riuso del patrimonio culturale digitale: accesso libero e gratuito per ricercatori e studiosi; a fronte di un ritorno economico per la PA nei casi di reimpiego a fini commerciali. “In relazione al tipo di accesso per fini editoriali o commerciali – secondo Ghidini  – dovrebbe essere ammesso un compenso in linea con i principi della disciplina autoriale, ponendo in capo all'amministrazione concedente un obbligo di reinvestimento dei ricavi nello sviluppo e nel potenziamento dell'architettura impiegata per la pubblicazione dei dati. Un obbligo che dovrebbe estendersi ai proventi delle operazioni derivate di marketing culturale connesse eventualmente all'uso commerciale dei dati”. È stata così la volta di una tavola rotonda moderata dal giornalista de Il Sole 24 Ore Antonello Cherchi e animata dagli interventi di Valentina Grippo, fellow dell'Accademia [audio], Roberta Guizzi del Servizio Giuridico dell’Agcom [audio], Flavia Piccoli Nardelli, membro della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati [audio], Marco Pierani di Altroconsumo [audio],Eugenio Prosperetti, membro del Tavolo Permanente per l’Innovazione e l’Agenda Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri [audio], eFerdinando Tozzi, componente del Comitato consultivo Permanente per il Diritto d’Autore [audio]. In chiusura l'intervento di Antonia Pasqua Recchia, Segretario Generale presso il Ministero dei Beni e della Attività culturali e del Turismo [audio]: “Siamo consapevoli della grande responsabilità con la quale dobbiamo affrontare il tema. Da parecchio tempo il ministero si è posto in una posizione di particolare apertura, sia per la presenza di banche dati di archivi e biblioteche sia per la digitalizzazione di opere d'arte, e con licenze d'uso Creative Commons. Vanno però differenziati vari aspetti: la completa accessibilità non deve sempre essere sovrapposta e confusa con la gratuità del dato, perché i dati di qualità costano sotto molti punti di vista. Un altro tema è poi quello della tutela dell'integrità delle opere quando c'è riproduzione, aspetto anche più importante del ritorno economico in senso stretto. Ma di sicuro non dobbiamo temere la pirateria sul patrimonio culturale, perché per quanto servano delle regole bisogna partire dal presupposto che maggiore circolazione significa arricchimento diffuso”. Le conclusioni sono state affidate a Silvia Costa, Presidente della Commissione Cultura al Parlamento Europeo [audio], la quale ha auspicato che “l'Osservatorio lanciato dal Professor Gambino possa espandersi su scala continentale; sarebbe molto importante che cominciassimo, anche grazie all'Accademia, ad avere nuovi luoghi di confronto”. [gallery type="slideshow" ids="18479,18480,18489"]

     

    2 luglio 2015

  • Big data, la Commissione Europea inaugura partnership da 2,5 miliardi

    Ogni minuto il mondo genera dati per 1,7 milioni di miliardi di byte, pari a 360mila DVD: più di 6 megabyte di dati quotidiani per ognuno di noi. Le informazioni, che provengono da molte fonti diverse (persone, macchine, sensori), consistono in dati sul clima, immagini satellitari, immagini e video digitali, registrazioni di operazioni o segnali GPS. Di conseguenza il settore dei dati cresce del 40% l’anno, sette volte più velocemente del mercato generale dell’informazione e della comunicazione. Le imprese che fondano i processi decisionali sulle conoscenze generate dai dati registrano un incremento di produttività del 5‑6%. È in questo scenario che la Commissione europea e l’industria dei dati del Vecchio Continente si sono impegnati a investire 2,5 miliardi di euro in un partenariato pubblico-privato (PPP) per rafforzare il settore dei dati con l'obiettivo di porre l’Europa in prima linea nella competizione globale sulla gestione dei dati. A ratificare l'accordo tramite un memorandum d'intesa sono stati Neelie Kroes, Vicepresidente della Commissione europea, e Jan Sundelin, presidente della Big Data Value Association, per conto di società quali ATOS, Nokia Solutions and Networks, Orange, SAP, Siemens e di istituti di ricerca come il Fraunhofer e il centro di ricerca tedesco sull’intelligenza artificiale. "I dati sono il motore e il cardine dell’economia futura - ha dichiarato la Kroes - perché qualsiasi tipo di organizzazione ha bisogno di elementi costitutivi per migliorare i propri risultati, dalle aziende agricole alle fabbriche, dai laboratori alle officine”. L’Unione Europea ha già stanziato più di 500 milioni di euro di fondi del programma Horizon 2020 per 5 anni (2016-2020), cui dovrebbero corrispondere investimenti dei partner privati pari ad almeno il quadruplo (2 miliardi di euro).  "Il PPP - spiega la Commissione - il cui avvio è previsto il 1 gennaio 2015, contribuirà così a incanalare gli sforzi del settore pubblico, dei privati e del mondo accademico verso la ricerca e l’innovazione a favore di idee rivoluzionarie sui megadati in settori quali l’energia, la manifattura e la salute, per offrire servizi come la medicina su misura, la logistica degli alimenti e l’analisi predittiva. Il parternariato è uno dei primi risultati della politica e del piano d’azione recenti della Commissione europea per accelerare lo sviluppo in Europa di un’economia basata sui dati". Gestire i cosiddetti big data potrebbe significare, tra le altre cose, mettere fino al 30% del mercato mondiale dei dati a disposizione dei fornitori europei, creare 100mila nuovi posti di lavoro entro il 2020, risparmiare fino al 10% di energia, migliorare l'assistenza sanitaria e l'efficienza dei macchinari industriali. I megadati stanno già aiutando a velocizzare la diagnosi delle lesioni cerebrali o a prevedere i raccolti nei paesi in via di sviluppo, rappresentando sicuramente una grande opportunità, ma anche una sfida: gli insiemi di dati attuali sono così voluminosi e complessi da trattare che servono idee, infrastrutture e strumenti nuovi, ma occorre anche un quadro giuridico adeguato, nonché sistemi e soluzioni tecniche per garantire la privacy e la sicurezza. infographic_big_data_export_indd_1200px_6288 14 ottobre 2014
  • Internet Media: verso i 2 miliardi di euro grazie a Mobile, Video, Social e Data-driven Advertising

  • Internet Media: verso i 2 miliardi di euro grazie a Mobile, Video, Social e Data-driven Advertising

  • Smartphone, nel 2016 gli utenti saranno più di due miliardi

    182903Oltre due miliardi di possessori di smartphone nel mondo entro il 2016. È questa la previsione messa a punto da eMarketer, che spiega come questa soglia sarà già molto vicina alla fine del prossimo anno, quando gli smartphone users saranno 1,91 miliardi. Nel 2018 è invece previsto il superamento della metà dei telefoni in circolazione. A trainare questa nuova impennata sono ovviamente i mercati emergenti, soprattutto quelli asiatici. Sono i contesti in cui stanno spopolando i dispositivi a basso costo che permettono ad una larga fetta di utenza di accedere alla rete by-passando i più costosi pc e le più onerose tariffe di connessione fissa. Leggendo i dati della società di ricerche si evince così che alla fine dell'anno in corso in Cina si raggiungerà il numero di 500 milioni di utenti, mentre nel 2016 l'India sfonderà quota 200 milioni scalzando gli Stati Uniti dalla seconda posizione di questa speciale classifica. Gli stessi USA l'anno successivo vedranno il 65% della popolazione utilizzare uno smartphone, mentre l'Indonesia nel 2018 sarà il quarto Paese al mondo per la diffusione di questo tipo di device. L'Italiacon i suoi 24,1 milioni di utenti alla fine del 2014 è il tredicesimo mercato mondiale, una posizione che si prevede resterà tutto sommato stabile a fronte di una crescita che vedrà raggiunta e superata la soglia dei 30 milioni a cavallo tra il 2015 e il 2016. 182905 La crescente penetrazione degli smartphone e la sostituzione della navigazione via browser con una più marcatamente mediata dalle app cambia in maniera sensibile l'utilizzo di una larga serie di servizi, dalla ricerca all'eCommerce fino al consumo di informazione, costringendo anche i principali player dell'economia digitale a ridisegnare buona parte dei loro servizi per meglio adattarsi al nuovo ecosistema mobile first. LEGGI Total digital audience, ad ottobre 28,8 milioni gli italiani online. La navigazione da mobile sempre più avanti “The Web is dead”, quattro anni dopo: il dominio delle app in un mondo sempre più mobile  12 dicembre 2014