DIMT.IT - 2015

  • Droni per la scienza - Roma, 28 aprile 2015

    Roma Drone
  • Droni, seconda edizione del Regolamento Enac con una classificazione per peso

    È stata pubblicata il 16 luglio scorso la seconda edizione del Regolamento dell'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile (Enac) sull'uso dei mezzi aerei a pilotaggio remoto. Vengono in esso definite due classi di droni con un limite di peso fissato a 25 kg e una differenziazione che si basa invece su aspetti operativi legati alla capacità del pilota di avere o meno in vista l'Apr; la distinzione è dunque tra operazioni Vlos (Visual Line of Sight, quando il pilota remoto rimane in contatto visivo con il mezzo aereo senza l'aiuto di ulteriori dispositivi) e Blos (Beyond Line Of Sight, quando la distanza non permette il controllo visivo diretto). In merito alla possibilità per un Apr di massa operativa inferiore a 25 kg di sorvolare centri abitati nel contesto delle operazioni specializzate critiche, il Regolamento presuppone che le operazioni avvengano con livelli di sicurezza equivalenti a quelli dell'aviazione generale, che costituisce al momento il segmento maggiormente ad essi assimilabile. Laddove invece i valori di densità di popolazione sono tali da non mitigare gli effetti di una caduta al suolo dell'Apr, quali ad esempio in caso di assembramenti, il Regolamento ne vieta comunque le operazioni. Le operazioni specializzate condotte con Sapr di massa operativa al decollo minore o uguale a 2 kg sono considerate "non critiche" in tutti gli scenari operativi,"a condizione che gli aspetti progettuali e le tecniche costruttive dell’Apr abbiano caratteristiche di inoffensività, precedentemente accertate dall’Enac o da soggetto da esso autorizzato". Discorso simile per i dispositivi di massa al decollo minore o uguale a 0,3 kg e con velocità massima minore o uguale a 60 km/h. Per i droni che superano i 25 kg, invece, appare di fondamentale importanza che gli stessi forniscano "un intrinseco elevato livello di sicurezza, unitamente alle prestazioni associate alla capacità di impegnare lo spazio aereo, in modo da garantire la sostenibilità di attività complesse in spazi aerei segregati e in un prossimo futuro non segregati. Per tale ambito il concept of operations riprende il tradizionale impianto regolatorio delle operazioni con aeromobili con pilota a bordo, pur con i dovuti adattamenti". Il Regolamento introduce inoltre un nuovo titolo aeronautico per i piloti degli Apr riconoscendo che la sicurezza delle operazioni dipende in modo sostanziale dalla capacità di essi. "In tal senso - si legge nelle relazione introduttiva - il riconoscimento del ruolo dei piloti mediante un titolo aeronautico personale che ne attesti il percorso formativo e la capacità di conduzione appare un passaggio fondamentale per costruire un sistema sicuro ed adeguato alle caratteristiche del settore". Si fa poi riferimento a eventuali sanzioni (Art. 30) e al rispetto della normativa in materia di trattamento di dati personali (Art. 34). Una sezione a parte è infine dedicata agli aeromodelli. Le nuove regole saranno in vigore dal 15 settembre prossimo.
    Droni, le Autorità privacy europee: “Più tutele per le persone”. Soro: “Puntare su privacy by desing” I droni aiutano l’archeologia: scoperte nuove abitazioni etrusche nel parco di Veio Droni, in Italia 85 scuole di pilotaggio nate in meno di un anno Droni, parte il progetto nazionale della Croce Rossa italiana Droni in Italia, i numeri del decollo. Giacomelli: “Il nostro Paese è un’eccellenza” Il Regolamento ENAC e le immagini acquisite tramite drone
    20 luglio 2015
  • Economia digitale, Pitruzzella: "Cercare di minimizzare gli effetti negativi e sfruttare i vantaggi dell’ultima rivoluzione industriale"

    “La politica della concorrenza è uno degli strumenti fondamentali per uscire dalla crisi e riprendere un sentiero di crescita”. Così il presidente dell'Agcm Giovanni Pitruzzella presentando al Parlamento la Relazione annuale dell'Antitrust. Pitruzzella Relazione AnnualeAlla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella, del presidente del Senato Pietro Grasso e della presidente della Camera Laura Boldrini, Pitruzzella ha illustrato i risultati dell’attività svolta dall’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato nell’ultimo anno. Dall’inizio del 2014 a oggi, l’Agcm ha irrogato sanzioni per 266 milioni di euro (186 nel 2014 e 80 nei primi cinque mesi e mezzo di quest’anno), concentrando l’attenzione sui cartelli anti-concorrenziali e sulle intese. Sono stati chiusi 23 procedimenti riguardanti intese e tre per abusi di posizione dominante. Sul fronte della tutela dei consumatori, contro le pratiche commerciali scorrette, sono stati chiusi complessivamente 210 procedimenti (di cui 163 nel 2014 e 47 nel 2015). In questo campo, l’ammontare delle sanzioni irrogate è stato pari a 30 milioni di euro (di cui 19,5 nel 2014). “Il più recente periodo – ha sottolineato Pitruzzella – conferma il trend avviato nel 2012 di un riequilibrio tra decisioni con impegni e decisioni con sanzioni a favore di queste ultime. Il messaggio chiaro lanciato ai mercati è che gli illeciti antitrust e le pratiche commerciali scorrette sono perseguiti con severità e che, se è stato commesso un illecito, le probabilità di evitare una sanzione sono davvero esigue”. Un passaggio importante è dedicato al tema delle telecomunicazioni. "Il processo di cambiamento epocale, a livello delle strutture economiche come di quelle istituzionali, indotto dall’esigenza di affrontare la crisi e stimolare la crescita, deve confrontarsi con la quarta rivoluzione industriale promossa dall’affermazione dell’economia digitale. La digitalizzazione in tutte le sue molteplici forme costituisce l’espressione maggiore della spinta all’innovazione ed è un driver fondamentale di crescita. Pertanto, il nostro Paese oggi deve affrontare la sfida di colmare rapidamente il divario digitale che lo separa dai principali Paesi europei: in base al Digital Scoreboard 2015 l’Italia è al 25esimo posto tra gli Stati UE per maturità digitale". "Parimenti - afferma Pitruzzella - va riconosciuto che questa quarta rivoluzione industriale porta con sé inediti conflitti che sembrano caratterizzare l’economia del XXI secolo: la distruzione massiccia di posti di lavoro in settori economici tradizionali; l’emergere di nuove diseguaglianze; l’affermazione di soggetti dotati di un potere economico di ampiezza ancora maggiore di quello delle tradizionali multinazionali e perciò in grado di condizionare sia le dinamiche del mercato, con eventuali effetti di chiusura ai nuovi entranti, sia la funzionalità della democrazia; i nuovi conflitti tra i giganti della rete e le imprese di settori più tradizionali". "Di fronte a tali conflitti possono alimentarsi movimenti neo-luddistici diretti a bloccare il cambiamento, oppure si può cercare di minimizzare gli effetti negativi e sfruttare i vantaggi dell’ultima rivoluzione industriale: libertà invece di limitazione, abbondanza invece di scarsità. Abbondanza che consiste nell’aumento di volume, varietà e qualità, e nell’abbassamento del costo dei tanti beni e servizi resi disponibili dall’economia digitale. Come realizzare tutto ciò è compito della politica, a livello nazionale e a livello europeo". Il presidente dell'Agcm cita a tal proposito la riforma del diritto d'autore in corso a livello continentale e lo sviluppo di una rete ultrabroadband, "senza la quale i nuovi servizi digitali non avranno l’infrastruttura necessaria. Le telecomunicazioni costituiscono, infatti, la spina dorsale dell’economia digitale. Va però segnalato che il controllo da parte di un operatore verticalmente integrato dell’infrastruttura di rete fissa, utilizzata per l’accesso a internet, in assenza di competizione infrastrutturale, può diventare una rendita se non sussistono garanzie idonee ad assicurare che il titolare dell’infrastruttura consenta l’accesso alla rete, a condizioni non discriminatorie, agli altri operatori. A tal riguardo ricordo che il Consiglio di Stato, con una sentenza del 2015, ha definitivamente confermato la decisione dell’Antitrust che sanzionava con 103,8 milioni di euro Telecom Italia, tra l’altro, per aver reso difficoltoso per gli altri operatori l’accesso alla propria rete". Ancora, ricordando l'indagine conoscitiva sul settore della banda larga conclusa lo scorso anno, Pitruzzella ha affermato: "Oggi più che mai la capacità degli operatori privati di poter cogliere appieno le opportunità di investimento offerte dal mercato dipende dalla definizione di una politica pubblica certa, trasparente e coerente nelle sue diverse articolazioni istituzionali: politica industriale, concorrenza, regolazione. Grazie al lavoro di tutte le istituzioni che contribuiscono alla governance economica del settore, tale obiettivo è a portata di mano, soprattutto dopo la predisposizione della Strategia italiana per la banda ultralarga da parte del Governo, cui ovviamente spettano le scelte di politica industriale per assicurare un assetto infrastrutturale efficiente, ferma restando la necessità di realizzare lo stesso in un contesto effettivamente concorrenziale. Ora tocca alle imprese fare la loro parte di protagonisti del mercato cogliendo senza riserve la sfida dell’innovazione". Il presidente Antitrust ha poi passato in rassegna alcune azioni specifiche dell'Authority, dagli acquisti in-app alla contraffazione.
    Prenotazioni online, l’Antitrust accetta gli impegni di Booking e chiude l’istruttoria. Expedia: “In corso dialogo costruttivo, speriamo di giungere nel prossimo futuro ad una soluzione” Turismo digitale, anche Tripadvisor nel mirino dell’Antitrust Rc auto online, Antitrust e Ivass contro meccanismi di opt-out sulle offerte non gradite
       
    Vendita online di prodotti elettronici e tutela dei consumatori, i risultati dell’enforcement europeo: “L’82% dei siti monitorati sono conformi alla disciplina” “Diritti e benessere del consumatore nell’ecosistema digitale”: i video del convegno presso l’Agcm Contratti online, negoziazione assistita e teleselling: i nuovi diritti dei consumatori nel convegno a Roma. All’attenzione dell’Agcm
    18 giugno 2015
  • Economia digitale, regolazione dei mercati, sistema fiscale – Roma, 24 giugno 2015

    Economia digitale - 24 giugno
  • Educare alla rete: l’alfabeto della nuova cittadinanza nella società digitale e il DDL 1261 "Contrasto al Cyberbullismo" - Roma

    Vai al programma

  • Educare alla rete: l’alfabeto della nuova cittadinanza nella società digitale e il DDL 1261 "Contrasto al Cyberbullismo" - Roma, 27 aprile 2015

    Vai al programma

  • Effetti dei motori di ricerca sul pluralismo dell’informazione. Aspetti giuridici e di analisi econometrica - Roma, 11 marzo 2015

  • eGovernment in Europa, un bilancio in chiaroscuro

    Bene, ma si potrebbe fare molto meglio. Si possono riassumere così le conclusioni alle quali giunge l'ultimo studio in materia di eGovernment realizzato per la Commissione Europea da Capgemini, IDC, Sogeti e Politecnico di Milano. Pur sottolineando l'evoluzione positiva che negli ultimi anni ha riguardato il rapporto mediato dalle tecnologie digitali tra cittadini e pubblica amministrazione, il report evidenzia dati ancora poco incoraggianti. Ad esempio, in più della metà dei casi viene chiesto agli utenti di compilare moduli con delle informazioni già in possesso degli enti, mentre solo il 57% dei servizi pubblici è a disposizione delle imprese transfrontaliere, valore ritenuto ancora troppo basso nell'ottica della realizzazione del Digital single market. Ancora, la frontiera mobile sembra un miraggio per quel 73% di siti degli apparati pubblici che non presentano una versione ottimizzata per smartphone e tablet. eGov Per quanto riguarda l'Italia, si registra un livello di digitalizzazione più basso rispetto alla media e se ne fanno risalire le cause alla mancanza di adeguati skills nella Pa e nei cittadini (mediamente anziani e in gran numero abitanti zone rurali), alla poca capacità di coordinare gli sforzi tra le varie istituzioni e alla "percezione di un alto livello di corruzione che è la fonte della resistenza al cambiamento orientato a restituire maggiore trasparenza". La Commissione raccomanda così una forte opera di sensibilizzazione e alfabetizzazione. E così, mentre Bruxelles annuncia una consultazione pubblica per la messa a punto di nuovo Action Plan 2016/2020 sull'eGov, nel nostro Paese prosegue il percorso di Italia Login.
    Spid, pagamenti elettronici e informatizzazione del processo amministrativo: online il report sull’attuazione dell’agenda per la semplificazione Digital Agenda Scoreboard: l’Europa è più connessa, ma non le sue Pmi
    24 giugno 2015
  • eHealth Conference - Roma, 3 e 4 dicembre 2015

    Il 3 ed il 4 dicembre, presso l'Ergife Palace Hotel di Roma, si parlerà di HTA, di abbattimento del rischio clinico, di come (e quanto) la tecnologia stia cambiando il lavoro in sala operatoria ed in ospedale, degli incredibili progressi delle tecniche di imaging e di cosa significhi (veramente) “fare rete”. La realizzazione del Live Surgery in chirurgia robotica, in collegamento con l'Ospedale Baggiovara di Modena, e del Tavolo Tecnico di confronto professionale completano il programma.
  • ePayment for a digital life - Roma, 17 settembre 2015

    Cambiamenti culturali, normativi e nuovi trend nel Paese

    17 settembre

    ore 9.00 - 13.00

    Roma Eventi - Fontana di Trevi - Piazza della Pilotta, 4 - Roma

     9.00

    Registrazioni e Welcome Coffee

     9.30

    Saluto di benvenuto

    Gildo Campesato, Direttore, CorCom

     9.40

    L'evoluzione dei pagamenti elettronici in Italia: dall'ePayment al Mobile Payment

    Alessandro Perego, Responsabile Scientifico Osservatorio Mobile Payment & Commerce, Politecnico di Milano

    10.00

    Le innovazioni introdotte con la PSD2 e le nuove opportunità di business

    Roberto Garavaglia, Management Consultant & Innovative Payments Strategy Advisor - Responsabile Editoriale, PagamentiDigitali.it

    10.15

    Tavola Rotonda - Nuovi modi di pagare: capire e gestire il cambiamento nelle abitudini dei consumatori

    Sergio Boccadutri, Deputato PD, Camera dei Deputati

    Rita Camporeale, Dirigente, ABI

    Massimo Doria, Head of Payment Instruments and Services Division - Market and Payment Systems Oversight Department, Banca d'Italia

    Manolo Farci, Docente, Università di Urbino

    Marco Piepoli, Dirigente, MEF - Ragioneria Generale dello Stato

    Donatella Proto, Dirigente Divisione 1, MISE

    Stefano Quintarelli, Deputato, Camera dei Deputati*

    Modera: Alessandro Longo, giornalista

    11.00

    Tavola Rotonda - Tecnologie e applicazioni abilitanti per l'ePayment

    Claudio Carli, Marketing Director, Ingenico Italia

    Liliana Fratini Passi, Direttore Generale, Consorzio CBI

    Nicolò Romani, Head of Innovation Lab, SIA

    Modera: Mila Fiordalisi, Caporedattore, CorCom

    11.45

    Tavola Rotonda - Nuovi trend e scenari futuri tra Valute virtuali e Digital Wallet

    Maurizio Pimpinella, Presidente, Associazione Italiana Istituti di Pagamento e di Moneta Elettronica

    Federico Pecoraro, CEO, Robcoin

    Stefano Pepe, Consulente su monete matematiche, autore del libro "Investire Bitcoin"

    Andrea Rigoni, Partner di Intellium ed esperto di cyber security

    Modera: Alessandro Longo, giornalista

    12.30

    Interviene

    Maria Pia Giovannini, Dirigente, AgID

    13.00

    Chiusura dei lavori e lunch

  • ePayment verso la Pa: la roadmap dell'Agid

    "Entro il 31 dicembre 2015 le pubbliche amministrazioni sono obbligate ad aderire alla piattaforma nodo dei pagamenti e a programmare le attività di implementazione dei servizi". È quanto si legge in una nota con la quale l'Agenzia per l'Italia Digitale ribadisce le scadenze riferite all'implementazione del sistema dei pagamenti elettronici verso la Pa. Le pubbliche amministrazioni sono obbligate per legge ad aderire al sistema e a programmare le attività di implementazione dei servizi entro la fine dell'anno in corso, come da documento “Linee Guida per l’effettuazione dei pagamenti elettronici a favore delle pubbliche amministrazioni e dei gestori di pubblici servizi". Tuttavia, i ritardi riscontrati nelle ultime settimane hanno portato Agid a rimandare di dodici mesi la previsione in merito al completamento del percorso: "Considerando il numero delle amministrazioni coinvolte e dei relativi servizi, il completamento dell'attivazione di questi, in coerenza con il piano di crescita digitale, dovrà avvenire entro dicembre 2016". "Nel percorso di attuazione della strategia per la crescita digitale il sistema dei pagamenti elettronici pagoPA rappresenta un progetto strategico che consente a cittadini ed imprese di eseguire pagamenti in modalità elettronica scegliendo liberamente il prestatore di servizio, gli strumenti di pagamento e il canale tecnologico preferito, e alle pubbliche amministrazioni di velocizzare la riscossione dei crediti (esito in tempo reale e riconciliazione certa ed automatica), ridurre i costi e uniformare i servizi agli utenti". 77866-img.gif"L’Agenzia - conclude la nota - a sostegno dell’iniziativa pagoPA ha avviato, in collaborazione con le pubbliche amministrazioni e altri soggetti istituzionali, attività di diffusione del Sistema (scadenze, benefici, adempimenti, servizi prioritari), aggiornamento della programmazione di adesione ed attivazione territoriale: sono stati già effettuati incontri con le regioni e le amministrazioni centrali, sono in programmazione ulteriori riunioni con le città metropolitane, i beneficiari del sistema (associazioni di categoria di imprese e cittadini), i PSP e gli operatori ICT". Su un altro fronte, è invece con la recente candidatura di Telecom a diventare provider del Sistema Pubblico per la gestione dell'Identità Digitale (SPID) che entra nel vivo, seppur in ritardo, il cardine fondamentale di quella cittadinanza digitale auspicata a più riprese dagli esponenti di governo. Un sistema che, con pregi e difetti, dovrebbe dare i primi concreti frutti a dicembre. Cittadinanza Digitale Agosto 2015 24 settembre 2015
  • Equilibrio di genere e trasparenza partecipativa nelle società pubbliche e private dopo la legge 120/2011 – Trento, 19 febbraio 2015

  • Esame avvocato 2015: prima traccia e soluzione parere civile

    Di seguito la prima traccia dell'esame di avvocato 2015 con relativa soluzione del Prof. Emanuele Bilotti dell'Università Europea di Roma. I restanti documenti sono pubblicati sulla Rivista Diritto Civile Contemporaneo

    Tizio coniugato con due figli è deceduto ab intestato il 12.1.2015 la-sciando un patrimonio costituito esclusivamente da un appartamento del valore di 90 mila euro situato in una località di montagna in cui con la famiglia era solito trascorrere vacanze estive. Poco prima di morire, Tizio aveva effettuato due valide donazioni in denaro, la prima di 250 mila euro in favore del figlio Caio in data 5.1.2015 (con dispensa dalla collazione), la seconda di 60 mila euro in favore dell’amico Sempronio in data 10.1.2015. L’altro figlio Mevio, subito dopo l’apertura della successione si è trasferito nel predetto appartamento avendo trovato lavoro nelle vicinanze, in data 10.3.2015 si reca da un legale per un consulto ritenendo che i propri diritti siano stati lesi dalle donazioni di cui sopra. Assunte le vesti del legale di Mevio, il candidato illustri le questioni sottese al caso in esame ed individui le iniziative da assumere e gli strumenti di tutela esperibili.

    ***

    Tizio è deceduto il 12.1.2015. In assenza di valide disposizioni testamentarie la sua eredità è devoluta per legge. Ai sensi dell’art. 581 cod. civ., alla successione sono chiamati il coniuge di Tizio e i suoi due figli Caio e Mevio, nella misura di un terzo per ciascuno. Il patrimonio ereditario – il cd. relictum – risulta costituito da un solo immobile per un valore di Euro 90.000,00. Una volta accettata l’eredità, il coniuge e i due figli di Tizio sono dunque destinati a subentrare ciascuno in una quota di comproprietà pari a un terzo dell’unico immobile relitto, una quota di valore Euro 30.000,00. Il coniuge di Tizio e i due figli Caio e Mevio risultano inoltre titolari, in qualità di legittimari, del diritto a una quota di riserva di un quarto per ciascuno. Infatti, ai sensi dell’art. 542, comma 2, cod. civ., in caso di concorso del coniuge con due o più figli, la riserva del primo è pari a un quarto, mentre quella dei secondi è pari alla metà, da dividere in parti uguali.

    Ora, com’è noto, le quote di riserva indicate agli artt. 537 ss., pur dovendo essere conseguite a titolo di erede, non sono quote di eredità, bensì quote della massa “di calcolo” risultante dalle operazioni contabili indicate dall’art. 556 cod. civ. In base a quest’ultima norma, dunque, per determinare il valore della riserva del coniuge e di ciascuno dei due figli di Tizio e per accertare perciò l’eventuale sussistenza di una lesione a carico di Mevio, bisogna anzitutto moltiplicare il coefficiente frazionario indicato dall’art. 542, comma 2, per il valore risultante dalla somma delrelictum al netto dei debiti ereditari – nel caso di specie inesistenti – e del valore dei «beni di cui sia stato disposto a titolo di donazione» (anche indirettamente: cfr. art. 809 cod. civ.), determinato «in base alle regole dettate negli artt. 747 a 750» (cd. donatum).

    Nel caso in esame risulta che il de cuius ha disposto in vita due distinte donazioni in denaro: la prima di Euro 250.000,00 in favore del figlio Caio il 5.1.2015, con dispensa dalla collazione, e la seconda di Euro 60.000,00 in favore dell’amico Sempronio il 10.1.2015. Ai fini della riunione fittizia tali donazioni devono essere considerate per il loro valore nominale. Invero, l’art. 556, nel rinviare ai fini della stima dei beni donati ai criteri stabiliti in materia di collazione, non richiama l’art. 751 cod. civ. relativo alla collazione del denaro. Ma ciò si spiega solo perché quest’ultima norma regola piuttosto il modo del conferimento, non la stima del bene da conferire. Nondimeno l’art. 751 è considerato pacificamente applicabile anche alla riunione fittizia nella parte in cui, in ossequio al principio nominalistico, prevede che la collazione abbia luogo «secondo il valore legale della specie donata o di quella ad essa legalmente sostituita all’epoca dell’apertura della successione». Ne consegue che, nel caso di specie, il valore della riserva del coniuge e dei due figli di Tizio è pari a Euro 100.000,00 per ciascuno [1/4 di Euro 400.000,00 (Euro 90.000,00 + Euro 250.000,00 + Euro 60.000).

    A questo punto, ai sensi dell’art. 564, comma 2, cod. civ., per verificare la sussistenza o meno di una lesione a carico di Mevio, bisognerebbe ancora imputare alla sua quota il valore dei beni oggetto di liberalità in conto e/o di legati in sostituzione di legittima disposti in suo favore dal de cuius (cd. imputazione ex se). Non risultano però disposizioni di questo tipo, sicché si può concludere nel senso della sussistenza a carico di Mevio di una lesione di legittima per Euro 70.000,00: a fronte del diritto ereditario a un valore di Euro 100.000,00 – pari a un quarto del patrimonio complessivo netto del defunto determinato ai sensi dell’art. 556 – Mevio ha infatti conseguito unicamente la quota ereditaria intestata per un valore di Euro 30.000,00. Con l’apertura della successione di Tizio, in forza della previsione dell’art. 557, comma 1, cod. civ., Mevio è dunque divenuto titolare del diritto di agire in giudizio per la «riduzione delle donazioni e delle disposizioni [testamentarie] lesive della porzione di legittima». La riduzione delle donazioni e delle disposizioni testamentarie lesive è infatti il rimedio appositamente predisposto dal legislatore al fine di consentire ai legittimari di essere reintegrati nei propri diritti ereditari riservati anzitutto nel caso in cui questi diritti risultino lesi sotto il profilo quantitativo, com’è appunto avvenuto nel caso di specie. Ai sensi dell’art. 555, comma 2, cod. civ., «le donazioni non si riducono se non dopo esaurito il valore dei beni di cui è stato disposto per testamento».

    Nel caso in esame non risulta però che il de cuius abbia disposto per testamento, sicché Mevio, al fine di essere reintegrato nel proprio diritto ereditario di legittimario, dovrebbe poter agire nei confronti dei beneficiari delle due donazioni disposte in vita dal padre.

    È noto peraltro che, ai sensi dell’art. 559 cod. civ., «le donazioni si riducono cominciando dall’ultima e risalendo via via alle anteriori». Di conseguenza, nel caso in esame l’ultima donazione – e cioè quella di Euro 60.000,00 del 10.1.2015 in favore dell’estraneo Sempronio – dovrebbe essere ridotta per intero, mentre la donazione di Euro 250.000,00 in favore del figlio Caio, disposta il 5.1.2015, dovrebbe essere ridotta per Euro 10.000,00 o per Euro 80.000,00 a seconda che ad attivarsi per agire in riduzione sia solo Mevio o anche il coniuge di Tizio. Anche a carico di quest’ultimo risulta infatti una lesione di Euro 70.000,00.

    Ciò posto, bisogna però considerare che, ai sensi dell’art. 564, comma 1, cod. civ., «il legittimario che non ha accettato l’eredità col beneficio d’inventario non può chiedere la riduzione delle donazioni e dei legati, salvo che le donazioni e i legati siano stati fatti a persone chiamate come coeredi, ancorché abbiano rinunziato all’eredità».

    Quando dunque la riduzione deve domandarsi contro legatari o donatari non chiamati come coeredi, com’è appunto nel caso in esame, dovendo Mevio agire in riduzione anzitutto contro l’estraneo Sempronio, il legislatore subordina l’azione, oltre che al presupposto della lesione di legittima, anche all’ulteriore requisito sostanziale della accettazione dell’eredità col beneficio d’inventario. Il dato normativo appena indicato determina una conseguenza molto rilevante a carico del legittimario che sia chiamato all’eredità e si trovi nel cd. possesso – e cioè nella materiale disponibilità – dei beni ereditari.

    Infatti, ai sensi dell’art. 485 cod. civ., il chiamato all’eredità che a qualsiasi titolo è nel possesso dei beni ereditari deve fare l’inventario entro tre mesi dal giorno dell’apertura della successione o della notizia della devoluta eredità, potendo peraltro anche ottenere dal tribunale del luogo in cui si è aperta la successione una proroga per un tempo massimo di altri tre mesi, laddove, nei primi tre mesi, abbia cominciato l’inventario ma non sia stato in grado di completarlo; laddove poi i termini indicati siano trascorsi senza che l’inventario sia stato completato, il chiamato è considerato erede pure e semplice. È chiaro allora che, agendo in combinato disposto con l’art. 485, la regola dell’art. 564, comma 1, finisce per assoggettare l’azione di riduzione esperibile dal chiamato nel possesso dei beni ereditari contro donatari e legatari estranei al medesimo termine breve entro cui il primo deve aver completato l’inventario. Infatti, se quel termine decorre senza che l’inventario sia stato compiuto, il chiamato diviene erede puro e semplice e, stante la regola dell’art. 564, comma 1, non può più agire come legittimario per la riduzione delle liberalità e dei legati fatti a persone diverse dai coeredi.

    Nel caso in esame, risulta inequivocabilmente che Mevio ha la disponibilità materiale dell’unico bene ereditario, nel quale anzi risiede stabilmente. Si trova perciò nel cd. possesso dei beni ereditari. Risulta però anche che non sono ancora trascorsi tre mesi dall’apertura della succes-sione.

    Potrebbe dunque sembrare che Mevio abbia ancora la possibilità di predisporre l’inventario nei termini previsti dall’art. 485, di accettare l’eredità col beneficio d’inventario e di agire quindi in riduzione anzitutto nei confronti di Sempronio nel rispetto della regola dell’art. 564, comma 1. Risulta nondimeno che Mevio si è trasferito nell’unico immobile di proprietà del de cuius solo dopo l’apertura della successione, avendo trovato lavoro nelle vicinanze. Risulta peraltro che l’immobile in questione si trova in una località di montagna e che in esso il defunto era solito trascorrere le vacan-ze insieme alla famiglia. Quell’immobile, pertanto, non costituiva certo il luogo in cui Mevio risiedeva stabilmente prima della morte del padre.

    Si potrebbe allora ritenere che, trasferendosi solo dopo la morte del padre in un immobile di cui prima non aveva certo la disponibilità esclusiva, Mevio abbia posto in essere «un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede», e dunque un atto di accettazione tacita dell’eredità ai sensi dell’art. 476 cod. civ. Non risulta, del resto, un diverso titolo proveniente dal de cuius che avrebbe potuto in qualche modo autorizzare il godimento dell’immobile intrapreso da Mevio dopo l’apertura della successione.

    Si potrebbe insomma ritenere che il fatto che, dopo la morte del padre, Mevio si sia trasferito stabilmente in quell’immobile non attesta semplicemente il suo essere nella disponibilità di quel bene, ma implica la sua volontà di adire l’eredità. Ora, se si accoglie l’idea dell’accettazione tacita, Mevio non può evidentemente più sottrarsi al rigore della regola dell’art. 564, comma 1. Infatti, anche se non sono ancora trascorsi tre mesi dall’apertura della successione, in quel momento egli non potrebbe comunque più agire in riduzione contro Sempronio, giacché l’eredità risulterebbe già accettata puramente e semplicemente, mentre l’art. 564, comma 1, prescrive il requisito dell’accettazione beneficiata per agire contro legatari e donatari che non siano chiamati come coeredi.

    D’altra parte, la volontà di accettare l’eredità puramente e semplicemente – espressa o tacita che sia – non è certo suscettibile di ritrattazione, neppure in vista di una successiva accettazione beneficiata, come peraltro si desume chiaramente dall’art. 483 cod. civ. Né si può pensare che Mevio possa avvalersi dell’eventuale accettazione beneficiata ad opera del coniuge del de cuius, certamente ancora possibile e anzi necessaria ex art. 564, comma 1, ove anch’esso intenda agire a tutela del proprio diritto ereditario di legittima contro legatari e donatari che non siano chiamati come coeredi. Vero è che, ove i chiamati siano più d’uno, l’art. 510 cod. civ. dispone che «l’accettazione con beneficio d’inventario fatta da uno dei chiamati giova a tutti gli altri, anche se l’inventario è compiuto da un chiamato diverso da quello che ha fatto la dichiarazione». Non vi è dubbio però che tale regola non trovi applicazione nei confronti dei chiamati che abbiano già accettato l’eredità puramente e semplicemente, stante la già indicata irrevocabilità di tale accettazione. Ritendo dunque che sia stato posto in essere un atto significativo della volontà di accettare l’eredità, in nessun caso Mevio potrebbe agire per la reintegrazione del proprio diritto ereditario di legittimario nei confronti di Sempronio. Neppure poi si può pensare che, in quest’ultima ipotesi, Mevio possa ottenere a carico del solo coerede Caio, nei cui confronti può ancora agire in riduzione, ciò che non potrebbe più ottenere a carico di Sempronio. Mevio non potrebbe certo pretendere, cioè, che la preclusione dell’azione contro l’estraneo Sempronio, conseguente alla mancata accettazione beneficiata dell’eredità, rimanga priva di conseguenze negative a suo carico e determini invece a carico di Caio un pregiudizio più ampio di quello che questi avrebbe subito se Mevio avesse potuto agire anzitutto contro Sempronio. Se così fosse, infatti, a tacer d’altro, sarebbe del tutto vanificata la norma che fa salvi i donatari anteriori nella misura in cui i diritti dei legittimari possono essere reintegrati a carico dei donatari successivi (art. 559).

    D’altra parte, non si riesce davvero a vedere per quale ragione questi ultimi dovrebbero subire le conseguenze negative del mancato adempimento di un onere posto a carico del legittimario, e cioè della mancata accettazione beneficiata dell’eredità da parte sua. Anche la giurisprudenza di legittimità, del resto, ha avuto modo di pronunciarsi in maniera inequivocabile nel senso appena indicato, chiarendo pure che, quando la riduzione della donazione posteriore in favore di un estraneo non può essere esercitata per la mancata accettazione beneficiata da parte del legittimario chiamato all’eredità, la riduzione della donazione anteriore a favore di un coerede può ammettersi solo «nei limiti in cui risulti dimostrata l’insufficienza della donazione più recente a reintegrare la quota di riserva» (cfr. Cass., 3.10.2013, n. 22632 e Cass., 22.10.1975, n. 3500).

    Ora, nel caso in esame, la donazione posteriore – quella a favore dell’estraneo Sempronio – ammonta, come si è già detto, a Euro 60.000,00 e non è pertanto sufficiente a integrare il valore complessivo della riserva. Come pure si è già detto, infatti, quest’ultimo valore risulta essere pari a Euro 300.000,00 [1/2 dei due figli più 1/4 del coniuge per la massa di calcolo determinata ai sensi dell’art. 556 in Euro 400.000,00]. Quanto invece al valore complessivo della lesione, mentre Caio, avendo ottenuto, oltre alla quota ereditaria del valore di Euro 30.000,00, anche una donazione di Euro 250.000,00, ha conseguito senz’altro per intero la sua riserva di Euro 100.000,00, Mevio e il coniuge di Tizio hanno ottenuto solo la quota ereditaria di Euro 30.000,00 per ciascuno, sicché per integrare il valore della riserva di Euro 100.000,00 mancano ancora Euro 70.000,00 per ciascuno. Nel complesso, dunque, il valore della lesione è pari a Euro 140.000,00. Ne consegue allora che, ammettendo l’accettazione tacita, la donazione successiva in favore di Caio potrebbe ancora ridursi a beneficio di Mevio e del coniuge di Tizio fino a un massimo di Euro 80.000,00, e dunque, stante l’eguaglianza della riserva dell’uno e dell’altro, fino a un massimo di Euro 40.000,00 per ciascuno – un importo pari, nel complesso, alla differenza tra Euro 140.000,00 necessari a integrare la riserva ed Euro 60.000,00, oggetto della donazione posteriore in favore di Sempronio.

    Sarebbe tuttavia preferibile per Mevio non agire affatto in riduzione nei confronti di Caio. La donazione in favore di quest’ultimo è stata infatti disposta con dispensa dalla collazione. Ai sensi dell’art. 737, comma 2, cod. civ., però, tale dispensa «non produce effetto se non nei limiti della quota disponibile». Sicché Mevio dovrebbe pur sempre conferire alla massa dividenda Euro 150.000,00 (pari alla differenza tra il valore dalla donazione di Euro 250.000,00 e il valore della disponibile di Euro 100.000,00). Mevio avrebbe allora la possibilità di conseguire, in sede di divisione, anche un valore ulteriore di Euro 50.000,00, e cioè un terzo del valore del conferimento dovuto da Caio. Tutto ciò, nell’ipotesi che Caio abbia accettato l’eredità devoluta in suo favore. In caso contrario, infatti, sempre che non vi siano discendenti che intendano avvalersi della rappresentazione, i quali sarebbero comunque tenuti a conferire ciò che è stato donato al loro ascendente (art. 740 cod. civ.), la donazione in favore di Caio non sarebbe soggetta a collazione neppure per la parte gravante sulla legittima. In quest’ultimo caso Mevio conseguirebbe una quota ereditaria maggiore, ma permarrebbe comunque la lesione.

    Non sono in ogni caso irrilevanti le conseguenze che la regola dell’art. 564, comma 1, determina a carico del legittimario chiamato all’eredità, il quale, esattamente come Mevio, debba agire in riduzione anzitutto nei confronti di legatari o donatari non coeredi. Ci si potrebbe chiedere allora se quella regola abbia un qualche senso o se non introduca piuttosto una discrimina-zione irragionevole tra legittimari. E dunque se, nel caso in esame, ammettendo l’accettazione tacita e dovendosi conseguentemente escludere la possibilità di agire in riduzione contro Sempronio, Mevio non possa essere tutelato anche sollevando l’eccezione di legittimità dell’art. 564, comma 1, con riferimento, in particolare, agli artt. 2, 3, 24, 29 e 30 Cost.

    Invero, secondo l’opinione più accreditata l’obiettivo perseguito dal legislatore con la regola dell’art. 564, comma 1, sarebbe quello di tutelare legatari e donatari estranei contro la possibilità di riduzioni “abusive” attraverso la preventiva constatazione ufficiale della consistenza del patrimonio ereditario risultante dall’inventario.

    È evidente però la sproporzione del mezzo tecnico prescelto rispetto a tal fine. Infatti, per garantire donatari e legatari estranei in ordine all’effettività della lesione fatta valere nei loro confronti, sarebbe bastato subordinare la riduzione al semplice requisito della predisposizione dell’inventario, non anche a quello dell’accettazione col beneficio dell’inventario. Almeno a prima vista, allora, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 564, comma 1, non sarebbe forse priva di fondamento. L’interprete deve peraltro prendere atto del fatto che già in due distinte occasioni – una piut-tosto recente e un’altra più risalente – la giurisprudenza di legittimità ha avuto modo di pronunciarsi nel senso della manifesta infondatezza di una simile questione di legittimità (cfr. Cass., 19.10.2012, n. 18068 e Cass., 9.7.1971, n. 2200).

    23 dicembre 2015

  • Europol-Interpol cybercrime conference - The Hague, Netherlands

    The 3rd Europol-INTERPOL Cybercrime Conference will be held at Europol’s European Cybercrime Centre (EC3) in The Hague (30 September - 2 October 2015). The three-day event will bring together the top executives of cybercrime units from around the world in order to further strengthen their cooperation. Building upon the success of previous years, some 350 experts are expected to convene in The Hague to discuss the latest cybercrime threats and trends, as well as the practical aspects of recent cybercrime cases. In 2015, the agenda will be structured around the following topics:
    • Recent cybercrime threats;
    • Building capabilities to fight cybercrime;
    • International operational cooperation frameworks;
    • Cyber security;
    • Fighting the abuse of virtual currencies;
    • Outcome of the Global Conference on CyberSpace (GCCS) 2015 for law enforcement;
    • Alignment and coordination of innovation and R&D;
    • Cybercrime evolution in Africa;
    • Cybercrime cases / operational lessons learnt.
      The first two days of the conference are open to representatives from all sectors, whilst the final day is restricted to law enforcement only. The Europol-INTERPOL Cybercrime Conference is an innovative joint initiative that was first held in 2013. It is hosted alternatively by the Europol’s European Cybercrime Centre in The Hague and the INTERPOL Global Complex for Innovation in Singapore.
  • Europol-Interpol cybercrime conference - The Hague, Netherlands, 30 September to 2 October 2015

    The 3rd Europol-INTERPOL Cybercrime Conference will be held at Europol’s European Cybercrime Centre (EC3) in The Hague. The three-day event will bring together the top executives of cybercrime units from around the world in order to further strengthen their cooperation. Building upon the success of previous years, some 350 experts are expected to convene in The Hague to discuss the latest cybercrime threats and trends, as well as the practical aspects of recent cybercrime cases. In 2015, the agenda will be structured around the following topics:
    • Recent cybercrime threats;
    • Building capabilities to fight cybercrime;
    • International operational cooperation frameworks;
    • Cyber security;
    • Fighting the abuse of virtual currencies;
    • Outcome of the Global Conference on CyberSpace (GCCS) 2015 for law enforcement;
    • Alignment and coordination of innovation and R&D;
    • Cybercrime evolution in Africa;
    • Cybercrime cases / operational lessons learnt.
      The first two days of the conference are open to representatives from all sectors, whilst the final day is restricted to law enforcement only. The Europol-INTERPOL Cybercrime Conference is an innovative joint initiative that was first held in 2013. It is hosted alternatively by the Europol’s European Cybercrime Centre in The Hague and the INTERPOL Global Complex for Innovation in Singapore.
  • Expo 2015 e ambush marketing: resta il problema ma manca il decreto

    di Marco Bellezza e Dario Morelli(via MediaLaws) Manca esattamente un anno dall’avvio dell’Expo 2015. Anche per questa manifestazione, che può e deve rappresentare un’occasione di rilancio dell’immagine del nostro Paese sul piano internazionale, il legislatore si è posto il problema di come prevenire e reprimere l’ambush marketing (letteralmente: il marketing d’imboscata), cioè quell’insieme di “acrobazie” creative che imprese e organizzazioni particolarmente aggressive potrebbero imbastire al fine di sfruttare il richiamo mediatico dell’evento, senza però sopportare gli oneri economici richiesti per diventarne sponsor ufficiali. 1. Ambush marketing e disciplina nazionale I commentatori [1], forti ormai di una casistica ultradecennale in tema di “imboscate” pubblicitarie, hanno enucleato numerose macro-categorie, ormai quantomeno socialmente tipiche, di ambush marketing: dal “predatory ambushing” – pratica scorretta con cui un’azienda dichiara nella propria pubblicità di essere sponsor ufficiale di una certa manifestazione, mentendo grossolanamente – al “coattail ambushing”, che consiste in un’associazione indiretta tra brand ed evento sportivo che crei ambiguità sull’identità degli sponsor ufficiali (classico è l’esempio della Kodak, che, invece di sponsorizzare le Olimpiadi del 1984 come la concorrente Fuji, preferì sponsorizzare i programmi TV che raccontavano le gesta degli atleti statunitensi alle Olimpiadi, rendendosi così percepibile, agli occhi del pubblico, come uno degli sponsor ufficiali della manifestazione); dall’“insurgent ambushing” – cioè la promozione di un brand tramite azioni a sorpresa che si svolgano durante l’evento sportivo o in luoghi attigui a quello in cui esso si tiene, in modo da attirare l’attenzione del pubblico sull’azienda-parassita e, contemporaneamente, sottrarla agli sponsor ufficiali (un esempio: le tifose organizzate che, dagli spalti della partita Olanda-Danimarca durante i mondiali di calcio del 2010, " target="_blank">mostrarono le proprie magliette arancioni con il logo della birra “Bavaria”  – al “saturation ambushing”, che consiste nell’intensificare la pressione pubblicitaria sui media in un periodo temporale corrispondente a quello in cui si svolge l’evento di grande richiamo, senza bisogno di creare collegamenti espliciti tra la pubblicità e l’evento stesso; e via elencando. Tuttavia, ogni sforzo di categorizzazione risulta vano a fronte di un tipo di comunicazione commerciale che, per definizione, mira a spiazzare organizzatori e sponsor ufficiali in modi sempre più imprevedibili, aggirando ogni possibile contromisura e protezione. Tra l’altro, molte tipologie di ambush marketing consistono in comportamenti non direttamente contrari a specifiche disposizioni di legge o regolamentari. E si assiste a un progressivo allargamento per via giurisprudenziale degli ambiti di tutela assicurati dalla disciplina sulle privative industriali. Quanto sopra ha contribuito all’emergere di un orientamento dottrinale [2] che sottolinea la necessità di non contrastare tali pratiche, in quanto esse rappresenterebbero un’opportunità commerciale importante e lecitamente sfruttabile per le piccole e medie imprese. Anche tale filone interpretativo per così dire progressista tiene conto, tuttavia, delle esigenze di protezione dei diritti di proprietà intellettuale da un lato e della necessità di proteggere i consumatori dall’altro, che rappresentano i dei poli di interessi potenzialmente lesi da pratiche di marketing d’imboscata. Dal canto suo, il legislatore italiano – come quello di altri paesi europei – ha già mostrato in passato non soltanto la consapevolezza dell’esistenza e della pericolosità dell’ambush marketing per gli organizzatori degli eventi e per i loro partner commerciali (e, dunque, per il valore economico complessivo degli eventi stessi), ma anche la propria volontà di contrastare il fenomeno approntando discipline ad hoc per singoli eventi sportivi. Tale approccio “caso-per-caso” ha consentito di bypassare le difficoltà tecnico-giuridiche connesse all’elaborazione di una normativa organica e di ampia portata in materia, ma ha anche manifestato tutti i limiti di un metodo casistico disorganico. Nella disciplina nazionale è esemplare il caso delle Olimpiadi invernali di Torino del 2006 in relazione alle quali, anche per rispondere agli standard richiesti dal comitato olimpico internazionale, fu approvata la legge n. 167/2005, che sanzionava le «attività di commercializzazione parassita» relative ai giochi olimpici, cioè le «attività parallele a quelle esercitate da enti economici o non economici, autorizzate dai soggetti organizzatori dell’evento sportivo, al fine di ricavarne un profitto economico» (art. 2, L. 167/2005). Tale legge ha svolto ed esaurito il proprio compito in relazione alla manifestazione interessata ma, almeno nelle sue linee essenziali, può rappresentare un punto di riferimento per iniziative future. In vista dell’Expo di Milano il legislatore ha, infatti, deciso di ripetere l’esperienza maturata con le Olimpiadi di Torino, attribuendo però questa volta a una fonte secondaria (e in particolare a un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) il compito di stabilire le regole di dettaglio e le relative sanzioni in materia. 2. Le norme su Expo 2015 Nello specifico l’art. 2-bis, comma 2-ter, lett. e) del Decreto Legge n. 43/2013 ha previsto che «con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri […] da emanare entro il 30 aprile 2013, sono individuate misure volte alla tutela dei segni distintivi di Expo 2015 SpA in relazione all’Esposizione Universale “Expo Milano 2015”, ivi compreso quanto necessario a garantire l’appartenenza in via esclusiva dei beni immateriali rappresentati da marchi, loghi, denominazioni, simboli e colori che contraddistinguono l’attività e l’Esposizione, ed al relativo uso per il periodo di svolgimento dell’evento e comunque non oltre il 31 dicembre 2015. Con il medesimo decreto sono individuati specifici interventi volti a reprimere attività parallele a quelle esercitate da enti economici o non economici, non autorizzate da Expo 2015 SpA, dirette ad intraprendere attività di commercializzazione parassitaria al fine di ricavarne visibilità o profitto economico (fenomeno del c.d. “ambush marketing”), anche prevedendo le relative sanzioni amministrative da un minimo di 5.000 euro ad un massimo di 250.000 euro, fatte salve le sanzioni già previste dalla legislazione vigente». Trascorso però ormai un anno dalla scadenza del termine del 30 aprile 2013, la Presidenza del Consiglio dei Ministri non ha ancora emanato alcun decreto sul tema. In assenza quindi, del testo del decreto proviamo ad immaginare come esso potrebbe essere strutturato, sulla base dell’esperienza giurisprudenziale e regolamentare fin qui maturata a livello internazionale e italiano. Il testo, auspicabilmente in via di emanazione, potrà contenere due macro-categorie di disposizioni:
    1. quelle relative alle privative assicurate alla società Expo 2015 S.p.A. e ai propri aventi causa a tutela dell’esclusività dell’appartenenza delle proprietà intellettuali connesse all’Expo che, coerentemente con quanto già avvenuto in occasione delle Olimpiadi torinesi, potrà essere presumibilmente volta a riservare alla società organizzatrice l’uso commerciale di determinati termini, locuzioni o associazioni di parole di per sé generici (come, ad esempio, “Esposizione”, “Milano 2015”, altre possibili associazioni tra la parola “Milano ” e il numero “2015”, etc.). L’efficacia di tali norme, comunque, non potrà durare oltre il 31 dicembre 2015;
    2. quelle volte a contrastare pratiche specifiche di ambush marketing che non si limitano alla mera utilizzazione non autorizzata di segni distintivi inerenti alla manifestazione.
      Quanto al primo insieme di norme, il loro carattere temporaneo ed eccezionale impedirà naturalmente qualsiasi interpretazione estensiva o addirittura analogica. Per via di tale limite, intrinseco alla tipologia di intervento normativo prescelto (i.e. disposizioni temporanee ed eccezionali il cui rispetto sia presidiato da sanzioni amministrative), l’esecutivo dovrà quindi “rassegnarsi” ad approntare soltanto un livello di tutela minimo – seppur maggiore della protezione già prevista dal diritto comune – che, per via della sua “rigidità”, rischia di non poter ostacolare tutte le possibili fattispecie di sfruttamento parassitario del richiamo dell’evento. In termini molto pratici, insomma, non è detto che gli “artisti” del marketing d’imboscata non riescano a trovare, nella lista di «marchi, loghi, denominazioni, simboli e colori» che presumibilmente verrà allegata al decreto attuativo, una o più “falle” che consentiranno a questi ultimi comunque di sfruttare a fini pubblicitari il richiamo dell’Expo senza violare le disposizioni vigenti. La seconda categoria di disposizioni dovrà invece essere volta a prevenire attività diverse dall’uso di marchi, locuzioni o altri elementi direttamente riconducibili all’Expo, ma comunque tali da sfruttare il richiamo dell’Expo di Milano per fini commerciali non autorizzati dagli organizzatori. Questa volta il legislatore ha deciso di riscrivere la definizione di ambush marketing che aveva elaborato nella legge 167/2005 sulle Olimpiadi di Torino, con l’intento evidente (perseguito forse un po’ maldestramente) di ampliarne l’ambito. Innanzi tutto, nella disposizione di legge sull’Expo la tutela contro la cosiddetta “commercializzazione parassitaria” viene anticipata: all’esecutivo, infatti, sarà richiesto stavolta di dettare norme che reprimano non soltanto le attività parassitarie in sé, bensì anche le «attività […] dirette ad intraprendere attività di commercializzazione parassitaria». Il wording adottato, che sembra riecheggiare da lontano quello dell’art. 56 del codice penale («…atti idonei, diretti in modo non equivoco a commettere un delitto…»), suggerirebbe l’intento di punire anche i meri tentativi di ambush marketing (inclusi, tra l’altro, quelli non idonei e non inequivoci). D’altro canto, è noto che la punibilità del tentativo è esclusa nel diritto amministrativo italiano soltanto perché non prevista da alcuna norma generale [3]; ma nulla sembra vietare al legislatore di approvare una disposizione che preveda la sanzionabilità amministrativa di una fattispecie di “tentato” marketing illecito. Quanto alle attività parassitarie stesse, queste non sono più definite, come nella legge sulle Olimpiadi, come le «attività parallele a quelle […] autorizzate dai soggetti organizzatori dell’evento», bensì, più seccamente, come tutte le attività «non autorizzate da Expo 2015 SpA». Partendo dall’assunto che le manifestazioni commerciali o sono autorizzate o non sono autorizzate (“tertium non datur”), il rovesciamento verbale qui operato dal legislatore sembra avere soltanto un effetto psicologico: quello di rendere ancora più chiaro che ogni manifestazione commerciale, per considerarsi lecita, dovrà essere espressamente autorizzata dall’organizzatore dell’Expo. Tale principio – del tutto coerente, peraltro, con l’insegnamento del maresciallo Lapalisse – emergeva già molto chiaramente anche dal testo di legge sulle Olimpiadi. Nella disposizione sull’Expo è stato infine aggiunto tra le finalità tipicamente perseguite dalle pratiche di ambush marketing, oltre allo scopo di lucro, anche l’ottenimento di «visibilità». Inutile dilungarsi sulla genericità estrema del termine e sulla difficoltà di adattarlo alle categorie giuridiche. Ci si potrebbe infatti interrogare a lungo su come misurare oggettivamente la visibilità (in termini di esposizione televisiva? O di numero di persone che materialmente “vedrà” l’agente dell’ambush marketing in azione durante l’Expo?), ma sarebbe un esercizio inutile, in assenza delle disposizioni amministrative che specificheranno tale principio. 3. Conclusioni Solo il tempo potrà dirci se e secondo quali modalità l’esecutivo, ottemperando al precetto normativo segnalato, intenderà regolare tale materia tanto avanzata quanto irta di possibili equivoci interpretativi (alcuni dei quali già si manifestano nel testo della norma analizzata). È certo che, intervenendo in una materia così delicata, l’esigenza di pervenire ad un fair balance tra i vari diritti e interessi coinvolti emerge in modo pressante. Si può e si deve provare a immaginare un complesso di regole che, anche in controtendenza rispetto a recenti esperimenti normativi, sappia assicurare un’ampia e adeguata tutela ai legittimi diritti degli organizzatori degli eventi senza frustrare le ragioni della creatività pubblicitaria, assicurando ambiti di libertà (non parliamo di fair use per non disturbare i più tradizionalisti) idonei comunque a valorizzare, seppur in via indiretta, l’importante evento che Milano e il Paese si accingono a ospitare. Il rischio, sempre dietro l’angolo, è di elaborare una disciplina iperprotettiva, magari dotata di un corposo apparato sanzionatorio, ma che nei fatti – come dimostra anche l’esperienza – potrebbe essere destinata a un’ampia (o totale) disapplicazione. Note [1] Cfr. ex multis G. NUFER, Ambush Marketing in Sports, Londra 2014; S. CHADWICK, N. BURTON, Ambushed!, in «The Wall Street Journal» del 25.01.2010. [2] Cfr.per tutti J. C. PÉREZ, Ambush Marketing dans la publicité sportive, http://www.iusport.es/opinion/crespo98.htm. [3] Cfr. ex multis, Cass. Civ. sez. I, 16 febbraio 2005, n. 3125. 6 maggio 2014
    embed video plugin powered by Union Development
  • Fascicolo sanitario elettronico: il regolamento è in Gazzetta

    Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Dpcm 178 del 2015 del regolamento operativo, prende ufficialmente il via l’utilizzo su tutto il territorio nazionale del Fascicolo sanitario elettronico. Il Fse è l’insieme di dati e documenti digitali di tipo sanitario e socio-sanitario generati da eventi clinici presenti e trascorsi, riguardanti l’assistito, che ha come scopo principale quello di agevolare l’assistenza al paziente, offrire un servizio che può facilitare l’integrazione delle diverse competenze professionali, fornire una base informativa consistente, contribuendo al miglioramento di tutte le attività assistenziali e di cura. "Nel rispetto delle normative per la protezione dei dati personali - spiega il Ministero della Salute in una nota - il Fascicolo consentirà non solo al paziente di poter disporre facilmente di tutte le notizie relative al suo stato di salute ma permetterà al medico di accrescere la qualità e tempestività delle decisioni da adottare. Il modello di Fascicolo consentirà inoltre di evitare, attraverso i resoconti, l’incrocio dei dati e la trasparenza di essi, di evitare inefficienze e contribuirà a migliorare la programmazione, il controllo e la valutazione del sistema sanitario nel suo complesso, in un contesto sia italiano che europeo". "In prosecuzione dei lavori già avviati con il tavolo tecnico coordinato da AgID e Ministero della Salute - precisa da parte sua l'Agenzia per l'Italia Digitale - tutte le Regioni e le Provincie Autonome dovranno assicurare in tempi certi la disponibilità del proprio sistema del Fse a tutti i cittadini, in linea con le tempistiche di realizzazione del progetto indicate nel Decreto Legge n. 179/2012. Entro il 31 dicembre metteremo a disposizione l’infrastruttura per far dialogare tra loro tutti i sistemi regionali, sulla base delle specifiche di interoperabilità del Fascicolo Sanitario Elettronico pubblicate sul nostro sito nel maggio scorso". Arriva intanto anche il decreto che definisce le modalità di dispensazione dei medicinali prescritti su ricetta medica dematerializzata a carico del Servizio Sanitario Nazionale, rendendo di fatto valide le ricette elettroniche in tutte le farmacie d'Italia. 12 novembre 2015
  • Fatturazione elettronica, inizia il conto alla rovescia. E il Mef mette ordine sui soggetti coinvolti

    Il prossimo 31 marzo la fatturazione elettronica entrerà a regime, una data entro la quale tutte le amministrazioni centrali e locali dovranno aver predisposto le strutture e la tecnologia per ricevere dai fornitori la fattura on line. È dunque iniziato il conto alla rovescia per un importante passaggio il cui percorso è iniziato ben otto anni fa. Fu infatti la legge n. 244 del 24 dicembre 2007,  all'art. 1, commi da 209 a 214 e s.m.i., ad introdurre nell'ordinamento italiano l'obbligo di fatturazione elettronica nei confronti della Pubblica amministrazione. Al cartaceo restano ora solo venti giorni prima della sostituzione con i documenti digitali, scadenza ribadita nella circolare del ministero dell'Economia e delle finanze e del dipartimento della Funzione Pubblica del ministero per la Pubblica amministrazione e semplificazione nella quale si definiscono nel dettaglio tutte le amministrazioni interessate dalla procedura, chiarendo ogni dubbio interpretativo. "Dal 6 giugno 2014 - sottolinea il documento - l’obbligo di fatturazione elettronica è scattato per i ministeri, incluse le scuole di ogni ordine e grado, le agenzie fiscali e gli enti nazionali di previdenza e assistenza sociale. Dalla fine di marzo si completa il raggio d’azione della fattura elettronica con l’estensione a Regioni, Province, Comuni, Comunità montane e a tutte le altre amministrazioni centrali. Rientrano nella lista le amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le istituzioni universitarie, le Camere di Commercio, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, il Coni, tutti gli enti pubblici non economici compresi gli ordini professionali, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni".
    Fattura elettronica, online le specifiche operative per l’identificazione degli uffici delle amministrazioni. In attesa del 6 giugno
    11 marzo 2015
  • Festival delle professioni - Trento, 13-17 ottobre 2015

    visual-professionistacittadino-festival-2015
  • Festival Eurovisioni - Roma, 19 e 20 novembre 2015

    2015

    Giovedì 19 novembre 2015

    Palazzo Farnese, Ambasciata di Francia a Roma

    Piazza Farnese, 67 Roma

    (Per ragioni di sicurezza, l’accesso sarà consentito solo ai partecipanti che avranno dato 48 ore prima dell’evento conferma della presenza e comunicato aQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. gli estremi del documento di riconoscimento che presenteranno all’ingresso)

    h. 9:00-14:00

    Seminario congiunto AGCOM-Eurovisioni

    Revisione delle politiche europee audiovisive e della comunicazione: DSM - Digital single market; refit o revisione Direttiva SMA; copyright; revisione Telecom package

    Saluti iniziali:

    Catherine Colonna, Ambasciatrice di Francia

    Michel Boyon, Presidente A.C. Eurovisioni

    Guy Daleiden, Rappresentante Presidenza lussemburghese dell’Unione Europea

    Rappresentante Eutelsat

    Angelo Marcello Cardani, Presidente AGCOM

    Prima sessione: Revisione del quadro normativo europeo su comunicazione ed audiovisivo

    (Sono stati invitati) Commissione Europea, Parlamento Europeo, ERGA/CSA e EPRA, AGCOM,

    Seconda sessione: Riforma del Copyright

    (Sono stati invitati) AGCOM, SIAE, SACD, SCAM

    Conclusioni:

    (Sono stati invitati) Governo italiano/ Governo francese / AGCOM

    Sono stati invitati anche:

    ACT, EGTA, Osservatorio Europeo dell’Audiovisivo, RIRM-MNRA, UER-EBU

    Sala da definire

    h.15.00

    Assemblea Generale A.C. Eurovisioni

    Palazzo Farnese

    Sala Anna Magnani

    h.19:30

    Proiezione della XIV Rassegna “Cinema di servizio pubblico”

    Anteprima film tv di France Télévisions prodotto da Image Cie.

    “Presque comme les autres”di Bertrand Renaud (90’) v.o. sottotitolata in inglese

    In presenza del regista e della produttrice Nicole Collet

    Giovedì 19 novembre 2015

    Accademia di Francia a Roma - Villa Medici

    Viale della Trinità dei Monti,1 Roma

    h. 9:00-13:00

    Programma da definire

    Sala Cinema

    h.17:30

    Proiezione SoftVideo: Omaggio a Vittorio Spada

    Venerdì 20 novembre 2015

    Accademia di Francia a Roma - Villa Medici

    Viale Trinità dei Monti, 1 Roma

    Gran Salone 

    h.09:00

    Il dibattito sul rinnovo delle Concessioni dei servizi pubblici in Europa

    I casi di Regno Unito, Italia, Francia, Portogallo e Svizzera

    In collaborazione con BBC, RAI, France Télévisions, RTP e SRG-SSR

    Saluti d’apertura:

    Muriel Mayette-Holtz, Direttrice Accademia di Francia

    Michel Boyon, Presidente A.C. Eurovisioni

    Renato Farina, Eutelsat

    Stato dell’arte del rinnovo delle concessioni in Europa:

    Prima sessione: Il punto di vista dei concessionari

    BBC in Gran Bretagna; RAI in Italia; France Télévisions in Francia; RTP in Portogallo; SSR in Svizzera;

    Seconda sessione: il punto di vista delle istituzioni 

    (Sono stati invitati) Commissione Parlamentare di Vigilanza in Italia; AGCOM; Direction Generale des Médias et des Industries Culturelles-Ministere de la Culture Francia; OFKOM Svizzera; Osservatorio Tuttimedia; ORF Enterprises

    Conclusioni:

    Antonello Giacomelli, sottosegretario alle Comunicazioni (Governo italiano)

    (Sono stati invitati anche) RAI; Governo Francese; Consiglio d’Europa

    h.15:00-19:00

    Infocivica Seminario n. 6

    “Oltre il Protocollo di Amsterdam: le proposte del Gruppo Europeo di Torino per assicurare un futuro meno incerto ai media di servizio pubblico nella società dell’informazione e della conoscenza e per promuovere un nuovo modello audiovisivo europeo”

    Presentazione del rapporto conclusivo

    h.15:00-16:00

    Illustrazione delle conclusioni del Gruppo Europeo di Torino

    h.16:00-17:00

    Dibattito con Eurovisioni. Per un nuovo servizio pubblico cross mediale della comunicazione

    h.17:20

    Proposta di una piattaforma comune dei servizi pubblici per l’accesso alla Rete. Un progetto di cooperazione rafforzata.

    h.17:30-19:00

    Tavola rotonda finale

    Sala Michel Piccoli

    h.18:00

    Proiezione della XIV Rassegna “Cinema di servizio pubblico”

    Anteprima film TV di RTVE

    “Habitaciones Cerradas” ep.1-2 di Lluis Maria Güell

    Prodotto da TVE, Diagonal, TV3

    Gran Salone

    h.19:00

    Recital di Pamela Villoresi

    Estratti da Cassandra, di Fernando Balestra

    Sala Michel Piccoli

    h.20:00

    Proiezione della XIV Rassegna “Cinema di servizio pubblico”

    Anteprima film tv di RTP e in collaborazione con l’Ambasciata del Portogallo in Italia

    “Mulheres de Abril ep.4” di Henrique Oliveira (53’)

    Gran Salone

    h.20:00

    Commemorazione di Jean-Marie Drot

    Con la partecipazione di Eve-Marie Cloquet, SCAM

    *in attesa di conferma