DIMT.IT - 2015

  • Autonomia contrattuale e processo: nullità e rilevabilità officiosa - Roma, 13 maggio 2015

  • Autonomia privata e destinazione patrimoniale - Bari, 21 e 22 maggio 2015

    Convegno21-22Maggio
  • Autorità Digitali. Le sfide dell’innovazione, il governo dei media e delle tecnologie – Milano, 22 maggio 2015

    Locandina-UNIMI_AutoritaDigitali
  • Autovelox, ora i Comuni devono adeguarsi

    di Michele Contartese La Corte Costituzionale con la sentenza 113/2015 depositata lo scorso 18 giugno 2015 (Presidente Criscuolo, Relatore Carosi) ha dichiarato l’incostituzionalità dell’art. 45, comma 6, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), nella parte “in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura”. Tale pronuncia interviene dopo l’affermazione di un, oramai, consolidato orientamento della Corte di Cassazione che soleva distinguere gli autovelox mobili in dotazione alle pattuglie delle forze di Polizia da quelli posizionati sulle strade che funzionano, invece, autonomamente, prevedendo solo a carico di quest’ultimi l’obbligo di verifiche periodiche. Tale orientamento trovava le proprie basi nei principi fissati dal Ministero delle Infrastrutture nel 2005 (a integrazione del Decreto ministeriale del 29 ottobre 1997) che escludeva la necessità di verifiche periodiche per gli strumenti «impiegati sotto il controllo costante degli operatori di polizia stradale». La Corte di Costituzionale ha superato tale orientamento ritenendo, invece, che qualsiasi strumento di misura, “specie se elettronico, è soggetto a variazioni delle sue caratteristiche e quindi a variazioni dei valori misurati dovute ad invecchiamento delle proprie componenti e ad eventi quali urti, vibrazioni, shock meccanici e termici, variazioni della tensione di alimentazione”. Pertanto, a causa dell’obsolescenza e del deterioramento che possono subire gli elementi elettronici che costituiscono l’autovelox, potrebbe essere pregiudicata non “solo l’affidabilità delle apparecchiature, ma anche la fede pubblica che si ripone in un settore di significativa rilevanza sociale, quale quello della sicurezza stradale”. La Corte Costituzionale, a tal fine, nella propria pronuncia ricorda che l’art. 142, comma 6, del D.lgs. n. 285 del 1992 dispone che «Per la determinazione dell’osservanza dei limiti di velocità sono considerate fonti di prova le risultanze di apparecchiature debitamente omologate, […] nonché le registrazioni del cronotachigrafo e i documenti relativi ai percorsi autostradali, come precisato dal regolamento». Dunque, tutti gli apparecchi utilizzati per rilevare l’eventuale superamento dei limiti di velocità debbono essere periodicamente verificati, in modo tale da garantire la sicurezza dei cittadini ma anche l’affidamento dei cittadini medesimi nelle Istituzioni chiamate a garantire la sicurezza stradale. Si può, quindi, pacificamente concludere che, alla luce della sopra richiamata sentenza, gli automobilisti potranno ottenere, previo ricorso, l’annullamento del verbale per eccesso di velocità emesso da un autovelox non sottoposto a controlli periodici. Sarà opportuno, dunque, che i Comuni e gli altri soggetti che vorranno utilizzare gli autovelox provvedano ad un controllo periodico degli stessi, in modo che al momento del rilevarsi di violazioni, i verbali erogati riportino l’attestazione della data dell’ultima taratura degli apparecchi utilizzati. Solo così, potranno evitare facili contestazioni da parte degli automobilisti, che troverebbero sicuro accoglimento dinanzi ai Giudici di Pace o dinanzi ai Prefetti. 23 giugno 2015
  • Azione revocatoria e presenza di ipoteche sull’immobile trasferito: sussiste il pregiudizio per il creditore chirografario?

    Cass. civile III sezione, n. 16793, del 13 agosto 2015 di Monica La Pietra Con la pronuncia n. 16793 del 13 agosto 2015, la Terza Sezione della Cassazione afferma che la presenza di ipoteche sull’immobile trasferito non esclude di per sé il requisito del pregiudizio per il creditore chirografario e l’interesse di questi a proporre l’azione revocatoria. La Suprema Corte innanzitutto ribadisce che, come la giurisprudenza di legittimità ha più volte affermato [1], l’esenzione da revocatoria dell’atto di adempimento di un debito scaduto ex art. 2901 terzo comma c.c.:
    • trova ragione nella natura di atto dovuto della prestazione del debitore in mora e, di conseguenza, nell’assenza della consapevolezza e volontarietà dell’atto di disposizione patrimoniale, richiesta in linea generale quale elemento soggettivo o psicologico della revoca;
    • non è impedita dalla disparità di trattamento che l’atto può determinare, atteso che l’azione revocatoria ordinaria, a differenza di quella fallimentare, non si pone l’obiettivo di tutelare la par condicio creditorum;
    • sebbene normativamente prevista soltanto per l’atto di adempimento in sé, va estesa anche all’ipotesi di alienazione di un bene eseguita per reperire la provvista necessaria a soddisfare i creditori, a condizione che tale alienazione rappresenti il solo mezzo per tacitare questi ultimi e si ponga in rapporto di strumentalità necessaria con l’atto di adempimento;
    • opera, ferma restando anche in questo caso la necessità di un rapporto strumentale, anche quando la somma realizzata con l’atto di alienazione sia maggiore di quella impiegata nel pagamento dei debiti. In questo caso la revoca potrà eventualmente colpire solo gli atti con i quali il debitore abbia disposto della somma residua.
      Ciò premesso, la Corte esamina il motivo di ricorso avente ad oggetto la violazione dell’art. 2901 c.c. per l’esistenza di iscrizioni ipotecarie sul compendio immobiliare oggetto del giudizio, che secondo i ricorrenti avrebbero comunque impedito al creditore chirografario attore, in caso di esecuzione sul bene, di rivalersi sul ricavato della vendita e soddisfare le proprie ragioni creditorie. Sul punto la Suprema Corte afferma che la presenza di ipoteche al momento della vendita non esclude di per sé il requisito del pregiudizio per il creditore chirografario e, quindi, la revocabilità dell’atto di trasferimento. Ciò in quanto «l’azione revocatoria opera a tutela dell’effettività della responsabilità patrimoniale del debitore ex art. 2740 cc, ma non produce, per ciò solo, effetti recuperatori o restitutori del bene dismesso al patrimonio del medesimo, sì che se ne debba necessariamente esigere la libertà e capienza». L’inefficacia dell’atto di disposizione, derivante dal vittorioso esperimento dell’azione, comporta infatti esclusivamente l’assoggettamento del bene al diritto del creditore revocante di promuovere nei confronti del terzo acquirente l’azione esecutiva o conservativa. L’esito di tale azione eventuale e differita, anche se proposta da un creditore chirografario, non può essere considerato, al momento della pronuncia di revoca, necessariamente compromesso dalla presenza di iscrizioni ipotecarie sul bene, poiché queste ultime possono subire vicende modificative o estintive. Pertanto, non può escludersi a priori la possibilità del soddisfacimento, anche soltanto parziale, del creditore revocante e l’utilità pratica dell’azione da questi proposta. Tale conclusione vale a maggior ragione in considerazione dell’arco temporale potenzialmente intercorrente tra l’atto revocato e la proposizione dell’azione espropriativa da parte del creditore revocante; arco temporale che può essere anche molto ampio, nell’ipotesi in cui il credito tutelato ex art. 2901 c.c. debba ancora giungere ad accertamento definitivo e compiuta esigibilità. I giudici di legittimità, infine, precisano che tale principio non si pone in contrasto con quanto affermato dalla Corte di Cassazione nel 2009 con la pronuncia n. 13435. Nel caso di specie, la Suprema Corte aveva confermato la sentenza di merito di rigetto della domanda per mancanza del presupposto del danno, sul rilievo che l’immobile oggetto di revocatoria era gravato da due ipoteche, sicché il creditore chirografario, ove anche la vendita non avesse avuto luogo, difficilmente avrebbe potuto ottenere su quel bene la soddisfazione del proprio credito. Per la sentenza del 2015 quest’ultima decisione non si esprime però in termini assoluti, ma meramente relativi, in quanto evidenzia la necessità di considerare la fattispecie concreta oggetto di giudizio. Per la citata pronuncia, infatti, «a norma dell’art. 2901, comma 1, c.c., il presupposto dell’azione revocatoria costituito dal pregiudizio alle ragioni del creditore si riferisce anche al pericolo di danno, la cui valutazione è rimessa alla concreta valutazione del giudice; ne consegue che, ove oggetto dell’azione revocatoria sia un atto di compravendita di un bene già ipotecato, se ad agire è un creditore chirografario, il pregiudizio deve essere specificamente valutato – nella sua certezza ed effettività – con riguardo al potenziale conflitto tra il creditore chirografario e il creditore garantito da ipoteca, e quindi in relazione alla concreta possibilità di soddisfazione del primo con riguardo all’entità della garanzia reale del secondo» [2]. Note [1] Cass. n. 13435 del 20.07.2004, in Giust. civ. Mass., 2004, 7-8; Cass. n. 16756 del 21.07.2006, in Giust. civ. Mass., 2006, 7-8; Cass. n. 11051 del 13.05.2009, in Banca borsa tit. cred., 2010, 2, II, 137 (s.m.), con nota di Bertino; Cass. n. 14557 del 22.06.2009, in Giust. civ. Mass., 2009, 6, 957; Cass. n. 14420 del 7.06.2013, in Giustizia Civile Massimario, 2013. [2] Cass. n. 16464 del 15.07.2009, in Vita not., 2009, 3, 1456. 31 agosto 2015
  • Banda larga, Istat: "Vicina alla saturazione la quota di imprese che la utilizzano. Indicatore di digitalizzazione basso per 9 su 10"

    "Nel 2015 cresce il numero di famiglie che si connettono a Internet mediante banda larga, mentre è stabile e vicina alla saturazione la quota di imprese che la utilizzano". È così che l'Istat riassume i dati del suo ultimo monitoraggio Cittadini, imprese e ICT: "In entrambi i casi - spiega l'Istituto - aumenta la connessione in banda larga mobile: la quota di famiglie passa da 27,6% del 2014 a 30,1%, quella delle imprese con almeno 10 addetti da 60,0% a 63,3% (49,8% nel 2013)". Il 60,2% delle persone di 6 anni e più (circa 34milioni 500mila persone) si è connesso alla Rete negli ultimi 12 mesi (contro il 57,5% del 2014), circa il 40% accede tutti i giorni, solo il 16,8% vi accede almeno una volta a settimana. È ancora l'età il principale fattore discriminante nell'uso di Internet: sono i giovani ad utilizzare di più il web (oltre 91% tra i 15- 24enni). L'indicatore di digitalizzazione, basato sull'adozione di 12 attività in Rete, è basso o molto basso per circa nove imprese su 10 (otto su 10 a livello europeo). Le più piccole (10-49 addetti) presentano un minore grado di digitalizzazione rispetto alle altre. Fra le persone che hanno usato Internet negli ultimi 3 mesi, sette su 10 (71,0%) hanno fruito contenuti culturali, il 56,1% ha utilizzato un social network e quasi un terzo ha pubblicato sul web contenuti di propria creazione (32,1%). Il 70,7% delle imprese con almeno 10 addetti dispone di un sito web (69% nel 2014); una impresa su quattro ha sul sito un link al proprio profilo social mentre il 37,3% utilizza un social media (32% nel 2014), soprattutto per finalità di marketing (29,6%). Sono in aumento le imprese che utilizzano la fatturazione elettronica in un formato adatto all'elaborazione automatica (da 5,4 del 2014 a 15,5% del 2015) e quelle che adottano software specifici per la condivisione interna di informazioni sulla clientela (da 28 a 30,2%). Le competenze digitali all'interno delle imprese presentano alcune criticità, sia per scelte aziendali sia per fattori strutturali legati soprattutto alle ridotte dimensioni d'impresa. La maggioranza degli utenti ha dichiarato di avere competenze di base (36,6%) o basse (31,4%). Il 60,7% delle imprese con almeno 10 addetti ricorre a personale esterno per le funzioni ICT e solo il 12,5% sceglie di svolgerle per lo più con addetti interni all'impresa o al gruppo. Aumenta rispetto al 2014 la quota di internauti che hanno effettuato acquisti online (da 45,9 a 48,7%) e quella di imprese che vendono online (da 8,2 a 10%), in quest'ultimo caso rimane il divario tra piccole e grandi. "L'Italia - spiega l'Istat - è lontana dagli obiettivi europei 2015 che fissano al 33% la quota di PMI che hanno effettuato vendite online nell'anno precedente per almeno l'1% del fatturato totale e al 50% la quota di popolazione di 16-74 anni che ha fatto acquisti online negli ultimi 12 mesi; gli indicatori oggi sono rispettivamente a 6,5% e 26%". Il 28,2% di utenti over15 che hanno usato Internet nei 12 mesi precedenti l'intervista ha dichiarato di aver avuto almeno un problema di sicurezza, il 54,3% non ha invece svolto alcune attività online per questo motivo. Il 42,9% delle imprese ritiene necessaria una politica di sicurezza informatica e circa il 62% ha definito o aggiornato la propria policy negli ultimi 12 mesi. 21 dicembre 2015
  • Bioethics, medical ethics & health law - Napoli, 20-22 ottobre 2015

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  • Bitcoin, niente IVA per il cambio. La sentenza della Corte di Giustizia

    Il cambio di valuta tradizionale in bitcoin e l'operazione contraria sono esenti da IVA. È quanto ha stabilito la Corte di Giustizia con una sentenza che arriva al termine di un caso originato in Svezia. Il cittadino svedese David Hedqvist intendeva infatti fornire servizi consistenti nel cambio di valute tradizionali in bitcoin e viceversa; prima di iniziare ad avviare tali operazioni tuttavia aveva richiesto un parere preliminare alla commissione tributaria svedese per sapere se doveva essere versata l’IVA all’acquisto e alla vendita di unità di bitcoin. Secondo la commissione esso è un mezzo di pagamento utilizzato in maniera corrispondente a mezzi legali di pagamento e dunque le operazioni che Hedqvist intendeva effettuare dovevano essere esenti da IVA. Lo Skatteverket, amministrazione finanziaria svedese, propose però ricorso contro la decisione della commissione tributaria dinanzi allo Högsta förvaltningsdomstolen (Corte suprema amministrativa della Svezia), sostenendo che le operazioni che Hedqvist intendeva effettuare non ricadevano nelle esenzioni previste dalla direttiva IVA. In tale contesto, lo Högsta förvaltningsdomstolen chiese alla Corte di giustizia di dirimere il contenzioso. È bene premettere che la direttiva IVA (2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto) prevede che sono assoggettate a tale imposta le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate a titolo oneroso nel territorio di uno Stato membro da parte di un soggetto passivo all’IVA che agisce in quanto tale. Tuttavia, gli Stati membri devono esonerare, in particolare, le operazioni relative "a divise, banconote e monete con valore liberatorio". Nella sua sentenza, la Corte statuisce che "le operazioni di cambio di valute tradizionali contro la valuta virtuale bitcoin (e viceversa) costituiscono prestazioni di servizi effettuate a titolo oneroso ai sensi della direttiva, dato che esse consistono nel cambio di diversi mezzi di pagamento e che sussiste un nesso diretto fra il servizio prestato dal sig. Hedqvist e il corrispettivo ricevuto dallo stesso, vale a dire il margine costituito dalla differenza, da una parte, tra il prezzo al quale egli acquista le valute e, dall’altra, il prezzo cui le valute sono vendute ai clienti". La Corte afferma inoltre che "tali operazioni sono esenti dall’IVA in forza della disposizione riguardante le operazioni relative a divise, banconote e monete con valore liberatorio. Infatti, escludere operazioni come quelle programmate dal sig. Hedqvist dalla sfera di applicazione di tale disposizione priverebbe quest’ultima di parte dei suoi effetti, alla luce della finalità dell’esenzione, che consiste nell’ovviare alle difficoltà insorgenti nel contesto dell’imposizione delle operazioni finanziarie quanto alla determinazione della base imponibile e dell’importo dell’IVA detraibile".
    “Bitcoin: una sfida per policymakers e regolatori”, immersione nel mondo della criptovaluta. Con una possibile definizione giuridica
    22 ottobre 2015
  • Brevetti e posizioni dominanti: l'azione inibitoria proposta dal titolare nei confronti di un presunto contraffattore può, a certe condizioni, costituire un abuso

    L’azione inibitoria proposta nei confronti di un presunto contraffattore dal titolare di un brevetto essenziale per l’applicazione di una norma tecnica e che si trovi in posizione dominante può, a certe condizioni, costituire un abuso di posizione dominante. È quanto ha stabilito la Corte di giustizia dell'Unione Europea in una sentenza nella quale si afferma che il titolare del brevetto, che si sia in precedenza impegnato a concedere a terzi una licenza a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie, deve, prima di esperire l’azione per la cessazione del pregiudizio arrecato al suo brevetto o per il richiamo dei prodotti fabbricati utilizzando tale brevetto, trasmettere al presunto contraffattore una proposta concreta di licenza. Il diritto dell’Unione mira a garantire l’esercizio dei diritti esclusivi collegati a un diritto di proprietà intellettuale, quale un brevetto, preservando al contempo il libero gioco della concorrenza. Per quanto riguarda i rapporti tra tali due obiettivi, la Corte ha già precisato che l’esercizio di tali diritti esclusivi (come il diritto di esperire un’azione per contraffazione) fa parte delle prerogative del titolare, con la conseguenza che tale esercizio, quand’anche provenga da un’impresa in posizione dominante, non può costituire di per sé un abuso. È solo in circostanze eccezionali che l’esercizio del diritto esclusivo può dare luogo a un abuso di posizione dominante, come già stabilito in una sentenza della Corte del 29 aprile 2004. La fattispecie in esame presenta tuttavia alcune peculiarità rispetto a tale giurisprudenza. Da un lato, essa riguarda un brevetto essenziale ai fini dell’applicazione di una norma tecnica (BEN), vale a dire un brevetto il cui sfruttamento è indispensabile per ogni concorrente che intenda fabbricare prodotti conformi alla norma tecnica cui esso è collegato (norma tecnica che è stabilita da un organismo di normalizzazione). Dall’altro lato, il brevetto ha ottenuto lo status di BEN soltanto perché il suo titolare ha dichiarato dinanzi all’organismo di normalizzazione la sua irrevocabile disponibilità ad accordare a terzi licenze a condizioni FRAND (Fair, Reasonable and Non-Discriminatory), vale a dire a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie. La Huawei Technologies, una società di dimensioni mondiali attiva nel settore delle telecomunicazioni, è titolare di un brevetto europeo intitolato Procedura e impianto per la creazione di un segnale di sincronizzazione in un sistema di comunicazione e rilasciato nella Repubblica federale di Germania, notificato quale brevetto essenziale ai fini dell’applicazione della norma tecnica Long Term Evolution allo European Telecommunication Standards Institute (ETSI, organismo il cui scopo è quello di creare norme tecniche adeguate agli obiettivi tecnici del settore europeo delle telecomunicazioni e di ridurre il rischio, per sé stesso, i suoi membri e i terzi che applicano le sue norme tecniche, che investimenti destinati all’elaborazione, all’adozione e all’applicazione di tali norme vadano perduti a causa dell’indisponibilità della proprietà intellettuale essenziale per l’applicazione di dette norme tecniche). In occasione della notifica all'ETSI, la Huawei si è impegnata a concedere a terzi licenze a condizioni FRAND. La Huawei ha tuttavia adito il Landgericht Düsseldorf (tribunale regionale di Düsseldorf, in Germania) con un’azione per contraffazione contro due società del gruppo internazionale ZTE. Tale gruppo commercializza in Germania prodotti funzionanti sulla base della norma tecnica Long Term Evolution, in tal modo sfruttando il brevetto della Huawei senza tuttavia versarle alcun corrispettivo. Mediante la sua azione, la Huawei ha chiesto la cessazione della contraffazione, il richiamo dei prodotti, la presentazione di dati contabili, nonché il risarcimento dei danni. In precedenza, la Huawei e la ZTE avevano avviato discussioni sulla contraffazione e sulla possibilità di concludere un contratto di licenza a condizioni FRAND, senza tuttavia pervenire a un accordo. Il Landgericht, da parte sua, ha chiesto alla Corte di giustizia di precisare a quali condizioni la proposizione di un’azione per contraffazione da parte di un’impresa in posizione dominante, come la Huawei, costituisca un abuso di tale posizione (secondo il tribunale tedesco le parti non hanno contestato che la Huawei occupi una posizione dominante. Pertanto, le questioni sollevate si riferiscono unicamente all’esistenza di un abuso). Nella sua sentenza, la Corte distingue innanzitutto le azioni inibitorie o per il richiamo di prodotti da quelle volte ad ottenere la presentazione di dati contabili e il risarcimento dei danni. Per quanto riguarda il primo tipo di azioni, la Corte dichiara che il titolare di un brevetto essenziale ai fini dell’applicazione di una norma tecnica stabilita da un organismo di normalizzazione, che si sia irrevocabilmente impegnato nei confronti di tale organismo a concedere a terzi una licenza a condizioni FRAND, non abusa della sua posizione dominante quando esperisce un’azione per contraffazione volta alla cessazione del pregiudizio arrecato al suo brevetto o al richiamo dei prodotti per la fabbricazione dei quali sia stato utilizzato tale brevetto, laddove: ‒ prima di esperire l’azione, da un lato, abbia avvertito il presunto contraffattore della contraffazione addebitatagli, indicando il brevetto interessato e specificando il modo in cui esso è stato contraffatto, e, dall’altro, abbia trasmesso a tale contraffattore, dopo che quest’ultimo ha espresso la sua volontà di stipulare un contratto di licenza a condizioni FRAND, una proposta di licenza concreta e scritta alle suddette condizioni, specificando il corrispettivo e le sue modalità di calcolo, e ‒ il presunto contraffattore, continuando a sfruttare il brevetto, non abbia dato seguito a tale proposta con diligenza, conformemente agli usi commerciali riconosciuti in materia e in buona fede, circostanza che deve essere determinata sulla base di elementi obiettivi ed implica in particolare l’assenza di ogni tattica dilatoria. La Corte dichiara che il presunto contraffattore, non avendo accettato la proposta del titolare del BEN, può eccepire il carattere abusivo di un’azione inibitoria o per richiamo di prodotti soltanto qualora sottoponga al titolare del BEN, entro un breve termine e per iscritto, una controproposta concreta rispondente alle condizioni FRAND. Per quanto riguarda le azioni per ottenere la presentazione di dati contabili o il risarcimento dei danni, la Corte dichiara che, in circostanze come quelle in esame, il divieto di abuso di posizione dominante non impedisce a un’impresa in posizione dominante e titolare di un brevetto essenziale ai fini dell’applicazione di una norma tecnica stabilita da un organismo di normalizzazione, che si è impegnata dinanzi a tale organismo a concedere in licenza a condizioni FRAND, di esperire un’azione per contraffazione contro il presunto contraffattore del suo brevetto volta ad ottenere dati contabili relativi ai precedenti atti di sfruttamento di tale brevetto o il risarcimento dei danni derivanti da tali atti. Tali azioni non hanno conseguenze dirette sull’immissione o sul mantenimento nel mercato di prodotti conformi alla norma tecnica fabbricati da concorrenti. 17 luglio 2015
  • Call for Papers "Amsterdam Privacy Conference"

  • Call for Proposal "OpenEd15: The Impact of Open" - Vancouver BC, November 18-20, 2015

    The Call for Proposals is open, submit before April 17

    Open Educational Resources (OER) provide a massive, high quality open content infrastructure on top of which innovative people and organizations are building a new generation of educational models. Methodologically rigorous research is demonstrating that these OER-based models can be extremely effective in reducing the cost of education and improving student learning. Now that this foundation of content, practices, and research has been firmly established, the field is turning increasingly towards broadening the impact of this work. Conference Themes Keynote addresses and concurrent sessions at OpenEd15 will address the following themes: models supporting the broad adoption and use of open educational resources in formal education understanding the role of students in advocating for and supporting OER adoption and use understanding the role of faculty in advocating for and supporting OER adoption and use understanding the role of libraries in advocating for and supporting OER adoption and use connecting open educational resources to competency based education, prior learning assessment, and alternative pathways to credentials based on OER measuring the impact of openness on the cost of education and student success metrics promoting and evaluating institutional and governmental open policies and strategies designing and using open pedagogies that leverage the 5R permissions of OER democratizing the credentialing process with open badges and other alternative credentials exploring non-profit and for-profit sustainability models for OER and openness in education supporting social learning with OER the role of openness in shaping the future of education improving the quality of research in open education innovating at the bleeding edge of openness strengthening the synergies between open education and parallel work in the open data, open access, open science, and open source software movements [caption id="attachment_14882" align="aligncenter" width="650"]Go to Openedconference.org Go to Openedconference.org[/caption]
  • Cardani (Agcom): "I servizi audiovisivi driver fondamentale per penetrazione della banda larga e ultra larga". E sulla regolazione: "Il nuovo ecosistema digitale non può essere governato secondo le regole e gli schemi della realtà analogica"

    Le trasformazioni che hanno interessato il settore televisivo negli ultimi anni, connesse al potenziamento del processo di digitalizzazione, hanno influito sulla struttura della filiera economica favorendo la nascita di nuove figure di operatori e modelli di business, hanno mutato le modalità distributive, hanno arricchito l’offerta di contenuti audiovisivi e contribuito a modificare le abitudini di consumo dei telespettatori, ormai proiettati anche verso una massiccia fruizione di contenuti da dispositivi mobili. Queste le premesse con le quali Angelo Marcello Cardani, Presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, è intervenuto mercoledì in un'audizione davanti alla Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera dei Deputati, nell'ambito di un'Indagine conoscitiva sul sistema dei servizi di media audiovisivi e radiofonici. Smart Tv, on demand, set top box, e connencted Tv sono alcune delle parole chiave per descrivere una "evoluzione tecnologica e delle potenzialità dei mercati di fronte alla quale il cambiamento degli assetti strutturali segue un andamento più lento. Infatti, da un punto di vista delle risorse economiche, nonostante il suo perdurante decremento, la pubblicità rimane la principale fonte di finanziamento, pesando per oltre il 40% delle risorse complessive. La nostra indagine conoscitiva sulla raccolta pubblicitaria ha, tra l’altro, messo in luce un elevato livello di concentrazione nella raccolta pubblicitaria e l’esistenza di un sistema di relazioni triangolari tra inserzionisti, centri media e broadcaster che incide negativamente sul funzionamento efficiente del mercato. Naturalmente si tratta di una fotografia che risale al 2012, che richiede dunque un aggiornamento idoneo in particolare a fotografare il drammatico calo dei ricavi pubblicitari dell’ultimo triennio". connectedtv2Per quanto anche in Italia si ravvisino "le prime tendenze della trasformazione in atto", esse restano "in misura decisamente inferiore alla media dell’UE e in entrambe le direzioni verso la convergenza: da un lato il progressivo avvicinamento tra i servizi tradizionali di diffusione televisiva e i servizi offerti tramite Internet; dall’altro, il progressivo avvicinamento tra servizi tradizionali di connessione e accesso a Internet e fruizione di contenuti audiovisivi on line. Naturalmente sulla velocità dei percorsi di convergenza pesano alcune condizioni strutturali. In Italia solo un numero esiguo di famiglie è in possesso di televisori dotati o di cui utilizza la connettività, le famiglie guardano prevalentemente la tv in modo lineare e i servizi a pagamento vengono richiesti prevalentemente sulle piattaforme televisive (digitale terrestre e satellite). Occorre, inoltre, evidenziare che i servizi e gli apparecchi televisivi connessi sono soggetti a molteplici norme tecniche (radio TV, telecomunicazioni, tecnologie dell’informazione) non armonizzate a livello internazionale e non interoperabili, fattore che ne limita la diffusione anche sotto il profilo dell’offerta. Sull’altro versante, la bassa diffusione di reti di accesso a banda larga limita la penetrazione di contenuti ad alta efficienza e qualità richiesta dalla distribuzione televisiva". Ed è qui che Cardani sottolinea l'opportunità che si aprirebbe in termini di riduzione del digital divide sul territorio nazionale proprio alla luce delle nuove abitudini di consumo: "I contenuti video e i servizi audiovisivi rappresentano un driver fondamentale per la penetrazione della banda larga e ultra larga. Nel mondo, infatti, il video è il principale utilizzatore di banda e uno dei motivi fondamentali per il quale gli utenti si connettono e chiedono piú velocità. L'utilizzo simultaneo di più devices e l'avvento del 4k e dell'ultra HD sono ulteriori fattori che aumenteranno lo spazio occupato dal video sulle reti fisse e mobili. Tutti gli istituti di ricerca prevedono che entro il 2018 il video occuperà nel mondo tra l'80 e il 90% del traffico internet mondiale. La centralità del video per la rete internet è un fenomeno di rilevanza mondiale, che può avere per l'Italia, per le sue caratteristiche socio demografiche, una importanza ancora maggiore".
    L’Accademia Italiana del Codice di Internet in audizione presso la Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, il testo e il video dell’intervento
    "Il principale argomento usato dalle imprese di telecomunicazione italiane a giustificazione del ritardo nei loro piani di investimento - chiosa il Presidente dell'Agcom - è la carenza di domanda di nuove connessioni e di connessioni più veloci. In effetti l'Italia è tra i paesi europei più anziani e con minore penetrazione dei personal computer. Un terzo degli italiani non ha mai usato internet, il doppio della media europea. Se analizziamo questo terzo di italiani che non hanno mai usato internet, scopriamo che coincidono con la popolazione che consuma più televisione broadcast, con punte oltre le sei ore al giorno. Il trasferimento di parte di questo consumo televisivo da broadcast a broadband, con la diffusione delle tv connesse, con una adeguata campagna di informazione e con un attraente offerta dedicata, può quindi contribuire a ridurre il digital divide a livelli europei e può superare la carenza di domanda lamentata dagli operatori di telecomunicazioni". Cardani ha così assicurato che "le sfide poste dal cambiamento sono molteplici e non sottraggono l’Autorità alle sue tradizionali funzioni di regolamentazione e garanzia, anzi al contrario, in quanto aspetti rilevanti del sistema dei servizi dei media audiovisivi, ne amplificano il ruolo e gli ambiti di intervento, oltre che chiamarla ad un incessante lavoro di approfondimento e di analisi degli scenari in evoluzione". Di seguito un estratto del documento pubblicato sul sito dell'Autorità. 26 febbraio 2015
  • Censis: "Iscritto a Facebook il 77,4% degli under 30. Decolla l'eCommerce, ma tra i dubbi"

    Nel 2015 gli utenti di internet aumentano del 7,4% rispetto al 2013 e arrivano alla quota record del 70,9% della popolazione italiana, ma solo il 5,2% di essi si connette con banda ultralarga. Sono solo alcuni dei dati contenuti nel 12° Rapporto Censis sulla comunicazione, che fa il bilancio della "grande trasformazione" dei media dell'ultimo decennio e nel quale si evidenzia la forte diffusione dei social network nel nostro Paese; risulta infatti iscritto a Facebook il 50,3% dell'intera popolazione, pari al il 77,4% dei giovani under 30, con YouTube che raggiunge il 42% di utenti (il 72,5% tra i giovani) e il 10,1% degli italiani che usa Twitter. Tv e radio - La televisione continua tuttavia ad avere una quota di telespettatori che coincide sostanzialmente con la totalità della popolazione (il 96,7%), con un rafforzamento però del pubblico delle nuove televisioni: la web tv è arrivata a una utenza del 23,7% (+1,6% rispetto al 2013), la mobile tv all'11,6% (+4,8%), mentre le tv satellitari si attestano a una utenza complessiva del 42,4% e ormai il 10% degli italiani usa la smart tv connessa in rete. Anche per la radio si conferma una larghissima diffusione di massa (l'utenza complessiva corrisponde all'83,9% degli italiani), con l'ascolto per mezzo dei telefoni cellulari (+2%) e via internet (+2%) ancora in ascesa. L'uso degli smartphone continua ad aumentare vertiginosamente (+12,9%) e ora vengono impiegati regolarmente da oltre la metà degli italiani (il 52,8%), mentre i tablet praticamente raddoppiano la loro diffusione nel giro di un biennio e oggi si trovano tra le mani di più di un quarto degli italiani (il 26,6%). Stampa e libri - Non si inverte il ciclo negativo per la carta stampata: -1,6% i lettori dei quotidiani rispetto al 2013, tengono i settimanali e i mensili, mentre sono in crescita i contatti dei quotidiani online (+2,6%) e degli altri portali web di informazione (+4,9%). Dopo la grave flessione degli anni passati, non si segnala una ripresa dei libri (-0,7%): gli italiani che ne hanno letto almeno uno nell'ultimo anno sono solo il 51,4% del totale, e gli e-book contano su una utenza ancora limitata all'8,9% della popolazione (+3,7%). Divario generazionale - Tra i giovani la quota di utenti della rete arriva al 91,9%, mentre è ferma al 27,8% tra gli anziani; l'85,7% dei primi usa telefoni smartphone, ma lo fa solo il 13,2% dei secondi; il 77,4% degli under 30 è iscritto a Facebook, contro appena il 14,3% degli over 65; il 72,5% dei giovani usa YouTube, come fa solo il 6,6% degli ultrasessantacinquenni; i giovani che guardano la web tv (il 40,7%) sono molti di più degli anziani che fanno altrettanto (il 7,1%); il 40,3% dei primi ascolta la radio attraverso il telefono cellulare, dieci volte di più dei secondi (4,1%); e mentre un giovane su tre (il 36,6%) ha un tablet, solo il 6% degli anziani lo usa. Al contrario, l'utenza giovanile dei quotidiani (il 27,5%) è ampiamente inferiore a quella degli ultrasessantacinquenni (il 54,3%). Informazione personalizzata - Le prime cinque fonti di informazione usate dagli italiani sono i telegiornali (utilizzati dal 76,5% per informarsi), i giornali radio (52%), i motori di ricerca online (51,4%), le tv all news (50,9%) e Facebook (43,7%). Aumento record dell'utenza delle tv all news, in crescita del 34,6% rispetto al 2011, Facebook (+16,9%), le app per smartphone (+16,7%), YouTube (+10,9%) e i motori di ricerca, che guadagnano il 10% dell'utenza di informazione. Ma tra i più giovani la gerarchia delle fonti cambia: al primo posto si colloca Facebook come strumento per informarsi (71,1%), al secondo posto Google (68,7%) e solo al terzo posto compaiono i telegiornali (68,5%), con YouTube che non si posiziona a una grande distanza (53,6%) e comunque viene prima dei giornali radio (48,8%), tallonati a loro volta dalle app per smartphone (46,8%). Disintermediazione digitale - La funzione pratica di internet maggiormente sfruttata nella vita quotidiana è la ricerca di strade e località (lo fa il 60,4% degli utenti del web). Segue la ricerca di informazioni su aziende, prodotti, servizi (56%). Poi viene l'home banking (46,2%) e un'attività ludica come l'ascolto della musica (43,9%, percentuale che sale al 69,9% nel caso dei più giovani). Guardare film (25,9%, percentuale che si impenna al 46% tra i più giovani), cercare lavoro (18,4%), telefonare tramite Skype o altri servizi voip (16,2%) sono altre attività diffuse tra gli utenti di internet. Sbrigare pratiche con uffici pubblici è invece un'attività ancora limitata al 17,1% degli internauti. "Gli utenti - sottolinea il Censis - si servono sempre di più di piattaforme telematiche e di provider che li mettono a diretto contatto con i loro interlocutori o con i servizi di loro interesse, evitando l'intermediazione di altri soggetti. Si sta sviluppando così una economia della disintermediazione digitale che sposta la creazione di valore da filiere produttive e occupazionali tradizionali in nuovi ambiti. Negli anni della crisi la diminuzione delle disponibilità finanziarie ha costretto gli italiani a tagliare su tutto. Ma non sui media digitali connessi in rete, perché grazie ad essi hanno aumentato il loro potere individuale di disintermediazione, che ha comportato un risparmio netto finale nel bilancio familiare. Usare internet per informarsi, per acquistare prodotti e servizi, per prenotare viaggi e vacanze, per guardare film o seguire partite di calcio, per svolgere operazioni bancarie o entrare in contatto con le amministrazioni pubbliche, ha significato spendere meno soldi o anche solo sprecare meno tempo: in ogni caso, guadagnare qualcosa". Boom eCommerce - Fa acquisti sul web ormai il 43,5% degli utenti di internet, pari a 15 milioni di italiani. Comprare prodotti o servizi con un semplice clic del mouse è un comportamento guidato innanzitutto dall'esigenza di risparmiare. Il 37,1% degli italiani ritiene che, rispetto ai negozi tradizionali, fare la spesa sul web è più economico. La comodità (si può fare da casa, dall'ufficio, in qualunque orario, e la consegna è a domicilio) rappresenta un sicuro vantaggio per il 32,8%. Un altro aspetto positivo, secondo i clienti online, è la semplicità delle procedure di shopping in rete (basta un clic!), segnalata dal 19,8%. Per il 12,8% conta l'efficacia dei marketplace sul web rispetto agli esercizi commerciali tradizionali, perché qui c'è più scelta, si possono trovare più informazioni sui prodotti e servizi, si possono fare confronti tra modelli diversi. E per il 7% lo shopping online è semplicemente più divertente rispetto al fare acquisti nei negozi tradizionali: sembra un gioco. Dalle opinioni dei consumatori emergono anche alcune criticità connesse all'eCommerce. Il rischio che dietro allo scontrino virtuale si celino truffe, anche legate al sistema dei pagamenti online, è segnalato dal 28,7% degli italiani. Più preoccupati risultano i consumatori over 65 anni (34,6%) e le persone meno istruite (32,6%). Inoltre, fare spese sul web è un'attività più fredda rispetto al contatto umano con il negoziante in carne e ossa per il 23,2% degli italiani. Vengono poi espressi dubbi legati al buono stato del prodotto consegnato e alla sua corrispondenza con quello proposto online, o anche alla tempistica effettiva della spedizione: il 21,8% teme che la consegna venga fatta in ritardo o con prodotti sbagliati o difettosi. Solo il 10,3% degli italiani si fida al cento per cento dei pagamenti online. La parte restante si divide tra coloro che reputano ancora troppo rischioso effettuare pagamenti in rete e quindi rinunciano allo shopping online per non cadere in eventuali truffe (il 24,4%), e una maggioranza (il 65,3%) preoccupata, ma comunque non disposta a rinunciare ai vantaggi dell'e-commerce. Questi ultimi pensano che i pagamenti online siano un po' azzardati e pertanto si mettono al riparo da eventuali rischi usando una carta pre-pagata. 26 marzo 2015
  • Chat, localizzazione e deep linking: da Gigaom cinque previsioni sui social per il 2015

    Cosa dobbiamo aspettarci nell'anno appena iniziato nel mercato dei social network? È la domanda alla quale ha cercato di rispondere Gigaom in un breve elenco di cinque tendenze che, sulla base di quanto si è mosso nei mesi precedenti, dovrebbero prendere corpo durante il 2015. Innanzitutto, le chat. Se la grande protagonista delle prime settimane del 2014 è stata l'acquisizione miliardaria di Whatsapp da parte di Facebook, è la cinese WeChat a rendere l'idea di come un sistema di messaggistica possa in realtà trasformarsi in una piattaforma tramite la quale effettuare acquisti, gestire i propri conti, giocare. Una falsariga che i player occidentali sembrano dunque chiamati a seguire per monetizzare quelle interazioni a mezzo messaggi che lo stesso Mark Zuckerberg ha inserito "tra le poche cose che le persone fanno in misura maggiore del social networking"; Snapchat ha così recentemente lanciato tra le sue funzioni Snapcash, l'app per effettuare pagamenti, anticipando sul tempo proprio il Messenger di Palo Alto. In seconda battuta, torna al centro la localizzazione degli utenti. La possibilità di visualizzare contenuti e attività di persone che non sono nelle nostre cerchie ma ci sono, fisicamente, vicine in un determinato momento risorgerà come indicato dal successo di nuovi attori come Yik Yak o dalle iniziative intraprese da Twitter in partnership con Forsquare. Tuttavia, e siamo alla terza previsione, per quest'ultima piattaforma si prevedono tempi duri. I movimenti che hanno caratterizzato il 2014 si sono rivelati tutt'altro che vantaggiosi, tanto che i mesi successivi potrebbero decretare la fine di questo servizio come lo conosciamo adesso. Ampie possibilità di crescita sono invece attribuite a Pinterest, a patto che venga trovato un sostenibile business model per una piattaforma al momento valutata 5 miliardi di dollari. Il trend più interessante sottolineato da Gigaom è tuttavia relativo al "great unbundling" dell'universo Facebook in funzione mobile, una dinamica che è stata spiegata da Zuckerberg in aprile. In un ecosistema mobile first, dove anche le abitudini di acquisto passano sempre più da smartphone e tablet, separare le funzioni della big blue app diventa così il primo passo per la creazione di nuovi servizi che meglio rispondano alle varie esigenze di chi ha un account sulla piattaforma. Un approccio che vede i vari frammenti rimessi a sistema in una costellazione grazie alla possibilità di muoversi tra le diverse app tramite link che rimandano all'interno delle stesse. Questo deep linking, per Gigaom, è solo all'inizio. LEGGI Sono i social network i competitor dei motori di ricerca? 2 gennaio 2015
  • Cloud, nel 2015 in Italia mercato da 1,5 miliardi di euro. Polimi: "È la componente Public a trainare"

    Il mercato complessivo del cloud atteso nel 2015 in Italia è stimato attorno a 1,51 miliardi di euro con una crescita complessiva del 25%. È quanto si legge nelle previsioni dell'Osservatorio Cloud & Ict as a Service del Politecnico di Milano. "Gli investimenti dedicati alla Cloud Enabling Infrastructure valgono in Italia 1,05 miliardi di euro e hanno un tasso di crescita del 21%; ma è la componente di Public Cloud a guidare il mercato, con una crescita del 35% e una spesa stimabile in 460 milioni di euro". "Oggi il cloud - chiosano gli analisti - rappresenta sempre più un percorso di trasformazione inevitabile e auspicabile per i sistemi informativi aziendali. Ma perché esso possa incidere realmente sulle scelte delle imprese, è necessario comprendere che non è una via semplicistica ma, al contrario, un modo diverso di interpretare un progetto It, che richiede risorse e competenze diverse e un’attenzione particolare alle fasi iniziali di ideazione, analisi e pianificazione del progetto". Il campione di grandi imprese mostra che il 54% delle organizzazioni utilizza almeno un servizio Public. Tra queste vi è un 25% che si trova in una fase di maturità più avanzata di Cloud first per cui, almeno su un ambito, l’azienda segnala di essere già in una fase di estensione di informatizzazione Public Cloud. Per le aziende in valutazione, le principali progettualità quick-win riguardano il disaster recovery/business continuity, la posta elettronica e lo storage. Le aziende che dichiarano di non aver interesse in soluzioni cloud identificano come motivazione principale i problemi di sicurezza e privacy e l’inadeguatezza delle soluzioni alle specifiche esigenze. La ricerca ha evidenziato come adottare consapevolmente il cloud in azienda sia frutto di un percorso di sperimentazione, comprensione e maturità. Innanzitutto, pur esistendo strade e approcci differenti, l’obiettivo è quello di creare un sistema informativo ibrido, interconnesso, capace di adattarsi alle esigenze del business, che unisce e fa lavorare insieme i sistemi interni con i servizi offerti dal Public Cloud, valorizzando caratteristiche e opportunità di entrambi i modelli. "Questo percorso di maturazione progressiva - spiegano ancora i ricercatori - può essere diviso in due filoni: il primo volto a innovare le infrastrutture necessarie per l’erogazione dei servizi informatici, il secondo volto a modificare le funzionalità applicative offerte dal sistema informativo. In secondo luogo, per poter implementare con successo il cloud le aziende devono approcciare il proprio progetto cloud in modo consapevole, anticipando le criticità e le interazioni che un progetto cloud richiede. Nel farlo sarà necessario considerare aspetti strategici, tecnologici e organizzativi e individuare eventuali complessità, per poter agire con tempestività ed efficacia nel superarle. Si tratta di progettare e pianificare un processo di introduzione, all’interno di un’organizzazione, di un nuovo modello che spesso scardina il modus operandi dell’azienda". image_gallery 1 luglio 2015
  • Comunicare la produzione scientifica del FVG. Accesso aperto e cataloghi della ricerca - Trieste, 19 ottobre 2015

    Comunicare la produzione scientifica del FVG. Accesso aperto e cataloghi della ricerca - Trieste, 19 ottobre 2015
  • Comunicazioni elettroniche e piattaforme convergenti. Autorità e operatori a confronto - Napoli, 19 giugno 2015

    La Rivista “Diritto ed Economia dei Mezzi di Comunicazione” dedica nell’ambito delle proprie pubblicazioni un numero speciale monografico al Codice delle comunicazioni elettroniche in due volumi. La pubblicazione verrà presentata nel corso di un convegno organizzato a Napoli presso il Dipartimento di Scienze Politiche, in Via Rodinò, n. 22/A, venerdì 19 giugno dalle ore 9,30 alle ore 13,30. I due volumi analizzano la versione aggiornata del Codice, con le modifiche introdotte dal d. lgs. 28 maggio 2012, n. 70, con un approccio che consente di valutare il rapporto tra i principi generali e la prassi con particolare riferimento all’attività dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Il risultato è una dettagliata analisi sull’impatto del nuovo impianto normativo sul sistema delle comunicazioni e la sua coerenza rispetto alle sfide imposte dal mutevole contesto multipiattaforma. Introdurranno i lavori Marco Musella, Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche, Carlo Amatucci, ordinario di diritto commerciale, Valter Lozza, Vicepresidente della Banca del Sud e il Direttore del Servizio Economico Statistico dell'Agcom, Marco Delmastro. Angelo Marcello Cardani, Presidente dell'Agcom, aprirà il dibattito, che si realizzerà attraverso due tavole rotonde tematiche, con una relazione introduttiva. La prima tavola rotonda che vede come protagonisti gli operatori dell'audiovisivo e sarà moderata dal commissario dell’Agcom Antonio Martusciello; sono previsti gli interventi di Valerio Zingarelli per la Rai, di Stefano Ciullo per Sky, di Stefano Selli per Mediaset e di Marilù Capparelli per Google. Nella seconda tavola rotonda si confronteranno gli Operatori delle comunicazioni elettroniche con la moderazione del commissario dell’Agcom Antonio Nicita. Ne discuteranno Francesco Nonno, per Telecom, Massimo La Rovere, per Wind, Maria Luisa Cesaro, per Vodafone, Tiziana Talevi, per Fastweb, Antongiulio Lombardi, per H3G e Alberto de Luca per Postemobile. Le riflessioni finali verranno tracciate da Astolfo di Amato, direttore del quadrimestrale. Uno scenario tecnologico in continua evoluzione mal si presta a una cristallizzazione delle regole: lo sforzo di aggiornamento e di visione d’insieme si accompagna sempre alla necessità di sistematizzazione e riflessione condotte a posteriori. I due volumi di approfondimento su un importante strumento giuridico per lo sviluppo dell’intero sistema delle comunicazioni ed un momento di confronto tra operatori, istituzioni e studiosi del settore, alla luce di un’evoluzione tecnologica convergente rappresenta un’opportunità di dibattito che va al di là dei tecnicismi giuridici alla base del codice. La partecipazione all’evento è libera. unnamed
  • Conferenza annuale della Società Italiana di Informatica Giuridica "Internet, Law, Society" - Bologna

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  • Conferenza annuale della Società Italiana di Informatica Giuridica "Internet, Law, Society" - Bologna, 27 novembre 2015

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  • Congresso italo-brasiliano di Diritto comparato - Roma, 20 ottobre 2015

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