DIMT.IT - 2015

  • Congresso Nazionale di Futurologia - Napoli, 26 e 27 novembre 2015

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  • Conservazione dei dati nel Registro delle imprese: la Cassazione si rivolge alla Corte di Giustizia

    di Lorenzo Delli Priscoli Con ordinanza interlocutoria n. 15096 del 17 luglio 2015, la Cassazione ha proposto alla Corte di giustizia due questioni pregiudiziali ex art 267 TFUE, sospendendo il relativo giudizio. Le questioni involgono il trattamento dei dati personali che possono essere custoditi solo per il tempo necessario al conseguimento delle finalità per le quali sono stati acquisiti e successivamente trattati, secondo quanto previsto dall’art. 6, lett. e), della direttiva 46/95/CE attuata con d.lgs. n. 196/2003. Ci si chiede se tale disciplina debba prevalere sul sistema di pubblicità commerciale istituito con il registro delle imprese, pure di derivazione comunitaria, che prevede anche per le persone fisiche la conservazione dei dati rilevanti senza limiti di tempo e se, dunque, anche tali dati non debbano essere disponibili per un periodo di tempo limitato e in favore di destinatari determinati. Scopo della pubblicità commerciale è infatti quello di rendere noto oppure opponibile un certo fatto giuridico, al fine della sicurezza del mercato. Sulla premessa che solo il nucleo essenziale di ogni diritto fondamentale è insopprimibile, che anche gli interessi del mercato hanno una rilevanza tale da poter determinare una limitazione dei diritti fondamentali, il problema sottoposto alla Corte di Giustizia dalla Corte di Cassazione è dunque quello di come operare il corretto bilanciamento tra trasparenza dei traffici commerciali e il diritto fondamentale alla riservatezza e alla protezione dei dati personali. 21 luglio 2015
  • Consumatori digitali e sicurezza: presentata a Montecitorio la campagna Google-Altroconsumo

    Ha avuto luogo nel pomeriggio di martedì presso la Camera dei Deputati "Il consumatore digitale tra innovazione, informazione e sicurezza", evento organizzato da Google e Altroconsumo in collaborazione con l'Intergruppo parlamentare Innovazione. L'associazione dei consumatori e la compagnia di Mountain View hanno lanciato pochi giorni fa l'iniziativa "Vivi Internet, al sicuro", progetto orientato ad avvicinare al web gli italiani che non hanno ancora familiarità con il mondo online. Obiettivo che si punta a perseguire tramite una serie di consigli e strumenti su come navigare in sicurezza (anche per i minori) aumentando così il tasso di fiducia del cittadino e del consumatore nei confronti delle piattaforme digitali.

    "Il digital divide culturale - ha affermato il deputato Pd Paolo Coppola, aprendo il panel moderato da Anna Masera - è quello che in Italia è più difficile da recuperare, più di quanto non lo sia quello infrastrutturale".

    Concetto ribadito dal deputato di Scelta Civica Stefano Quintarelli: "La possibilità di connettersi nel nostro Paese è ormai diffusissima e anche a livello economico gli abbonamenti costano molto meno rispetto ad esempio agli Stati Uniti. Eppure sono ancora relativamente pochi quelli che si connettono. Io credo che una parte di questo deriva dal fatto che la generazione prima della mia non parlava inglese, la lingua franca delle tecnologie. Dobbiamo superare resistenze culturali e paure radicate, come quella di utilizzare la carta di credito online, strumento che arranca ancora rispetto alle prepagate facendo dell'Italia un unicum. Il rischio maggiore nell'uso di Internet è non usarlo. Un'opera di divulgazione che serve ad aumentare il livello di fiducia è dunque meritoria, e sarebbe bello se anche le istituzioni seguissero l'esempio".

    Per Sergio Boccadutri, Coordinatore dell'Area Innovazione Pd, quella messa a punto da Google e Altroconsumo è "una guida molto utile perché traduce in un linguaggio semplice la cultura della sicurezza. Come quando entriamo in macchina e ci mettiamo ormai con naturalezza la cintura, quando entriamo in rete bisogna sapere che nel momento stesso in cui cerchiamo informazioni diventiamo noi stessi informazione per qualcuno, e quindi dobbiamo sapere come fornire solo le informazioni che vogliamo entrino in possesso di terzi. Ci sono cose di default che in merito bisogna fare e che, invece, spesso e volentieri dimentichiamo".

    Marco Pierani, responsabile delle relazioni Esterne di Altroconsumo, ha esordito spiegando che "abbiamo un terzo della popolazione che non ha mai avuto accesso ad Internet, un dato che ci pone al fondo della classifica europea. Abbiamo voluto dunque approcciare questo problema e abbiamo trovato un comune sentire con Google. È evidente che anche le istituzioni devono aiutare, il nostro è un primo stimolo. Il nome della campagna è anche un imperativo categorico che dobbiamo darci, perché quello della paura in merito alla sicurezza del mondo online è senza dubbio il primo step da superare per quel terzo di popolazione che non ha ancora mai avuto contatti con il Web. Ma il consumatore, superato questo ostacolo, diventa più forte su Internet". "La campagna - ha spiegato Enrico Bellini, Public Policy Senior Analyst di Google - è sicuramente importante, ma uno dei punti fondamentali per noi è far sì che essa possa essere uno stimolo alla discussione sul tema, perché non è un'azienda né un'associazione che può da sola risolvere alcuni problemi, ognuno deve fare la sua parte nelle relative competenze e ruoli. Il denominatore comune con Altroconsumo è il focus sull'utente-consumatore. Una delle massime che guida il lavoro dei nostri ingegneri è concentrati sull'utente e tutto il resto verrà da sé. Un concetto che si ritrova appieno in questa iniziativa. Abbiamo infatti indagato su quali fossero le cause che tengono lontani dal Web milioni di italiani, e a parte degli ovvi riscontri sull'età, il blocco più forte per chi non ha ancora mai usato Internet è risultato essere il bisogno di sicurezza". Ad introdurre la tavola rotonda che è seguita un contributo di Roberto Viola, Direttore Generale della DG Connect-Commissione Europea: "È sempre più accentuata la permeabilità tra mondo offline e online; il tema della protezione del cittadino non è dunque più un tema settoriale, ma trasversale a ogni ambito delle nostre vite, e di riflesso della politica. L'Italia è stata all'avanguardia in questi anni nella protezione del consumatore digitale, anche grazie all'azione delle Authorites in tema di conciliazione e risoluzione delle controversie". foto 2"Nel 2000 - ha esordito Guido Scorza, Presidente dell'Istituto per le Politiche dell’Innovazione - mi ponevo in un libro la domanda se il quadro normativo fosse adeguato a proteggere quello che chiamavamo cyber-consumatore; la risposta che mi davo era no. Quindici anni dopo mi trovo tutto sommato d'accordo con quello che scrivevo all'epoca. Al netto dei principi fondamentali, in realtà le regole non tutelano per davvero il consumatore online, pensiamo ai tanti flag e firme che mettiamo su condizioni generali che in fondo si leggono poco, o affatto". Mario Staderini, Direttore per la tutela dei consumatori in Agcom, ha affermato che "l'Autorità essendo il regolatore contribuisce a costruire il campo da gioco dove consumatore e imprese fanno la loro partita. E lo fa con due obiettivi: favorire la concorrenza promuovendo l'innovazione tecnologica e avendo ben presente l'interesse del consumatore, dalla libertà della scelta di consumo all'accesso alla giustizia fino alla difesa delle categorie deboli e alla sicurezza. Oggi questo ruolo si svolge su due fronti: in primis la necessità di ridurre il tempo tra il momento in cui l'innovazione tecnologica emerge al momento in cui il consumatore può avervi accesso, e incidono sulla dilatazione di questo tempo la tendenza delle imprese a conservare posizioni di rendita e l'alfabetizzazione dei cittadini; in secondo luogo, la sfida per l'istituzione è creata dalla necessità di cambiare paradigma".

    "Questo opuscolo ci colpisce, è essenziale e completo nella sua essenzialità", ha chiosato Giovanni Calabrò, Direttore Generale per la tutela del consumatore in Agcm: "Al di là di tutte le visioni ottimistiche che cerchiamo di dare nei convegni, il tema di come conquistare la fiducia del consumatore nell'ambiente digitale è critico e centrale; il consumatore può avere e aver avuto la sensazione che l'azione delle Autorità non è sempre efficace e sufficiente, un timore dal quale nascono le iniziative partite dall'Europa sul versante dell'educazione e della divulgazione. Non basta intervenire sul caso rilevante e sulla patologia, serve anche un altro tipo di sforzo da parte nostra".

    Per Luigi Montuori, Direttore del dipartimento comunicazioni e reti telematiche del Garante Privacy, "nell'epoca dei Big Data bisogna chiedersi se l'impalcatura della normativa dia una vera e propria tutela ai consumatori. Noi siamo nati con una legge del 1995 nella quale i punti fondamentali sono sempre stati informativa e consenso: oggi ci chiediamo se bastano davvero. Sono senza dubbio importanti, ma in un momento nel quale spesso i nostri dati vengono raccolti anche a nostra insaputa non si rischia che le lunghe e prolisse informative diventino poco efficaci? E anche il consenso, potrei averlo dato dieci anni fa per un servizio che oggi dispone di strumenti di trattamento dei dati molto diversi da quelli originari. Occorrono dunque nuovi strumenti, e l'attività del Garante negli ultimi tre anni è andata proprio in questa direzione sfruttando anche possibilità offerte dalla Direttiva europea in materia".

    Luca Bolognini, presidente dell'Istituto italiano privacy e valorizzazione dei dati, ha chiuso affermando che "il subconscio digitale si compone di trattamenti di dati che avvengono all'insaputa dell'utente e di nuovi dati che si creano sulla base del trattamento dei primi. Dunque, non solo c'è chi raccoglie e gestisce miei dati senza che io lo sappia, ma su di me stanno nascendo nuovi dati che io non conosco. Ha molto senso abilitare i consumatori digitali all'autodifesa e, perché no, anche all'unione. In questo senso stiamo lavorando a meccanismi di crowdprivacy, con un sistema di allerta collettiva sulle minacce che si verificano online".

    Di seguito la registrazione del convegno trasmesso in streaming dalla WebTv di Montecitorio. 20 ottobre 2015
  • Consumatori o persone? Premio Vincenzo Dona - Roma

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  • Consumatori o persone? Premio Vincenzo Dona - Roma, 27 novembre 2015

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  • Consumo futuro, generazioni creative: retail, engagement, customer care - Roma, 13 ottobre 2015

    Come intercettare le nuove tendenze di consumo e relazionarsi con i moderni consumatori? A questa domanda intende rispondere il workshop “Consumo futuro, Generazioni creative: retail, engagement, customer care”, previsto a Roma il 13 ottobre 2015 presso Palazzo Santa Chiara e organizzato dall’Unione Nazionale Consumatori in collaborazione con l’Istituto di ricerca, consulenza e formazione, Future Concept Lab. Il workshop rappresenta un’eccezionalità nel panorama romano e offrirà ai partecipanti i più recenti risultati dell’Osservatorio sulle generazioni di Future Concept Lab, analizzando le esperienze di consumo secondo la logica della trasversalità dei settori, con un focus specifico sulle strategie distributive, di servizio e di comunicazione. Brochure Consumo Futuro Per maggior informazioni su costi e iscrizioni consulta il sito www.consumofuturo.it
  • Contenuti video e rete: la terza rivoluzione di Internet

    Il nuovo rapporto ITMedia Consulting sul Video on Demand in Europa di Augusto Preta È ormai evidente che stiamo entrando nella terza fase di sviluppo di Internet, resa possibile dalla convergenza di una serie di dinamiche consumer driven e caratterizzata in particolare da ubiquità della connessione, adozione della banda larga e ultra larga, accesso mobile Internet ed evoluzione dei dispositivi mobili. Contenuti video e rete- la terza rivoluzione di internetQuesta tendenza crescerà esponenzialmente nei prossimi anni rappresentando il driver di sviluppo di molte industrie, non solo quelle della comunicazione, legate all’economia digitale: la cosiddetta sharing economy (o app economy). Tra gli aspetti più rilevanti: cloud computingInternet of things, big data, ecc. Tale evoluzione caratterizza appunto la terza fase dello sviluppo di Internet dopo quella rappresentata dal World wide web e dal Web 2.0 (Internet partecipativo e reti sociali), in conseguenza della diffusione della larga (e ultra larga) banda (LTE, 5G, fibra ottica). In questo contesto, il video funge da motore del cambiamento, favorendo la diffusione di reti e servizi sempre più performanti, in grado di soddisfare le crescenti aspettative dei consumatori, attraverso la diffusione dei nuovi servizi a richiesta. In tal senso l’anno da poco trascorso ha visto un radicale cambiamento d’approccio finalmente anche in Europa, con l’ingresso massiccio da parte dei molti broadcaster e fornitori di servizi video in genere nell’arena competitiva. L’obiettivo si è focalizzato in primo luogo sul mantenimento della customer satisfaction anche in ambiente IP, legato soprattutto alla Quality of Service, come condizione fondamentale per garantire prodotti competitivi e un effettivo value for money. Questa tendenza ha riguardato ad esempio accordi di content delivery, come quella tra Orange e Akamai (principale operatore di CDN al mondo) in Francia e relazioni impensabili solo poco tempo fa, come l’accordo tra Netflix e Virgin Media nel Regno Unito. Inoltre negli ultimi mesi è stato un susseguirsi di annunci e lanci di servizi in tutta Europa, che hanno al centro Internet e la broadband Tv. L’accordo Telecom Italia/ Sky segna un passo importante proprio in questa direzione e si lega ad altri fattori significativi, emersi negli ultimi mesi nel resto del continente. Nelle tlc europee si è avviata infatti una nuova fase di sviluppo il cui driver è la banda ultra larga, attraverso il rilancio della domanda, grazie ai servizi video e alla pay-Tv. In Spagna l’acquisizione di Canal Plus, incumbent pay tv satellitare, da parte di Telefonica segue ulteriori acquisizioni di servizi di tv a pagamento da parte delle telco, insieme a fusioni / integrazioni tra fisso e mobile, tlc e cavo, oltre ad accordi di condivisione delle infrastrutture. Nel Regno Unito British Telecom ha acquisito un ruolo di primo piano nell’evoluzione del contesto competitivo nazionale, soprattutto con lo sviluppo della fibra ottica (FTTC). Oltre ad essere presente nell’offerta gratuita, ha fatto il suo ingresso nella Tv a pagamento, attraverso l’acquisto dei diritti delle principali manifestazioni sportive per quasi £ 2 miliardi: Champions League, diritti esclusivi su tutti gli incontri, per il triennio 2015/18 per £ 900 milioni; Premier League, diritti su due pacchetti, per il triennio 2016/19 per £ 960 milioni. Vodafone a sua volta ha sviluppato una serie di operazioni e fusioni a livello europeo, che hanno al loro centro l’integrazione fisso / mobile, l’ingresso nel settore della cable tve il lancio dell’offerta quadruple play sia nel fisso che nel mobile, con al centro la televisione e il video. Liberty Media, il principale operatore via cavo in Europa, dopo l’acquisizione di Virgin Media (incumbent via cavo nel Regno Unito) ha acquisito ulteriori canali e operatori televisivi via cavo nel nord Europa (Ziggo in Olanda su tutti). Alla luce dunque dei fenomeni appena descritti, ITMedia Consulting prevede che nei prossimi anni si assisterà fin dal 2015 in Europa all’esplosione dei servizi video, con una crescita consistente e superiore alle attese nei prossimi tre anni in particolare del video on demand. In tal senso, dopo l’affermazione e il consolidamento avvenuto negli Usa, la diffusione anche in Europa delle offerte di VOD sarà trainata dai seguenti fattori: lo sviluppo delle reti a ultra broadband in fibra ottica sia via reti telco nelle sue varie modalità (FTTH, FTTC, ecc), sia via cavo (Docsis 3.1); lo sforzo e gli incentivi a livello europeo e dei singoli paesi in ambito nazionale di raggiungere gli obiettivi previsti dall’Agenda Digitale (penetrazione della banda larga e ultra larga); il mutato atteggiamento dei fornitori dei contenuti tradizionali (produttori e broadcaster) sottoposti alla crescente competizione dei grandi operatori globali; l’esplosione dei servizi video in streaming e su terminali mobili; lo sviluppo delle offerte in 4k e 8k; il graduale e inarrestabile passaggio di tutta la produzione a utilità ripetuta (film e serie) sulle reti broadband. In particolare ciò che emerge con evidenza è il consolidamento di alcuni modelli di business in specifiche aree (in particolare Regno Unito e Nord Europa), soprattutto attraverso servizi di Subscription VOD, che iniziano a competere direttamente con le dominanti pay-Tv nazionali. A ciò si aggiunge l’ingresso anche al resto d’Europa di nuovi attori globali, a cominciare da Netflix, in aree finora meno soggette alla competizione, in assenza di sufficiente penetrazione della banda larga (in particolare nel Sud Europa); il consolidamento, attraverso fusioni e acquisizioni, da parte dei grandi operatori di telecomunicazioni e via cavo (es. Vodafone, BT, Orange, Telefonica e Liberty Media) attraverso l’offerta quadruple play, integrando voce, dati con accesso a Internet fisso e mobile e video (Tv); un più elevato grado di competizione tra broadcaster, telco, OTT (Netflix e in prospettiva anche Amazon, Apple e Google) sullo stesso o su diversi modelli di business (Francia e Germania in primis); accesso diretto attraverso acquisizione dei diritti live a contenuti premium sportivi in esclusiva, a cominciare dal calcio (campionato nazionale e Champions League) in grado di accrescere la domanda di dati e il traffico sulle reti (Regno Unito e Spagna). Inoltre, se nel 2014 il video entertainment ha rappresentato negli Usa circa il 60% del consumo di banda, con Netflix a farla da padrone (35% in download nei momenti di maggior consumo) è altrettanto chiaro che il modello di business ad esso collegato, lo SVOD, rappresenta la tipologia di offerta dominante destinata ad estendersi rapidamente anche in Europa, dove la competizione con Amazon, iTunes e con i broadcaster appare oltremodo accesa e destinata ad allargarsi nei prossimi mesi. In prospettiva, dunque, il rapporto ITMedia Consulting prevede una tendenza a un superamento dell’attuale fase, caratterizzata comunque da notevole dinamismo, nella quale si confrontano tuttavia diversi business model, che porterà non solo a un sostanziale incremento dei ricavi, ma anche a un maggiore consolidamento dei modelli di finanziamento, in particolare sotto forma di abbonamenti. Successivamente una parte più consistente dei ricavi, soprattutto nei paesi dove lo SVOD si è già affermato (Regno Unito e Nord Europa in particolare), proverrà dalla diretta sostituzione tra le diverse forme di offerta pay (cord-cutting e cord-shaving), con una crescente guerra dei prezzi e un possibile consolidamento del settore. Ciò determinerà in tutti i casi entro il 2018 impatti significativi e dirompenti su tutta l’industria televisiva europea e della pay-Tv in particolare, allo stesso modo di quanto avvenuto in passato per gli altri comparti dell’industria dei media. In questo scenario, ITMedia Consulting stima che il totale delle entrate da servizi VOD in Europa Occidentale raggiungerà i 2.140 milioni di euro alla fine del 2015, con 823 milioni generati da abbonamenti SVOD e 760 milioni da pubblicità AVOD. Il resto da servizi di TVOD (pagamento per singolo prodotto e acquisti video on line sell through). In seguito l’offerta a pagamento in SVOD continuerà ad acquistare rilevanza e i ricavi complessivi raggiungeranno i 3.580 milioni di euro nel 2018, con una crescita media annua del 22% e lo SVOD rappresenterà la componente a maggiore sviluppo del comparto, con un CAGR del 34%. A livello geografico il Regno Unito continuerà a rappresentare la best practice nel settore, soprattutto per quanto riguarda i ricavi da SVOD. Germania e Francia (particolarmente attive nel TVOD) seguiranno, con dinamiche di crescita molto interessanti nei prossimi anni. Più in ritardo i paesi dell’Europa del Sud, tra cui Italia e Spagna, dove le problematiche infrastrutturali e dunque di accessibilità ai contenuti online rappresentano uno dei maggiori colli di bottiglia. In questi Paesi in tutti i casi ITMedia Consulting prevede livelli di crescita superiori a quelli dei big 3.
    Netflix, la conferma ufficiale: "Il servizio sarà disponibile in Italia a partire da ottobre 2015"
    8 giugno 2015
  • Contratti di assicurazione e contratti bancari. Intersezioni tra i due mercati - Firenze, 17 aprile 2015

  • Contratto e processo - Napoli, 15 dicembre 2015

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  • Convegno Ecclesiale Nazionale al via a Firenze. Con attenzione al mondo tecnologico

    Ha preso il via lunedì, a Firenze, il V Convegno Ecclesiale Nazionale, appuntamento che occuperà il capoluogo toscano fino a sabato 14 novembre. Nel documento che fa da traccia ai lavori non mancano spunti orientati ad approfondire le implicazioni umane di una realtà ormai pervasa dalle tecnologie digitali. Convegno Ecclesiale Firenze"Il male del quale il nostro tempo sembra soffrire - si legge - è l’autoreferenzialità. Se pensiamo di poterci costruire e ricostruire, indefinitamente e in maniera sostanzialmente illimitata, è perché pensiamo di essere riferiti unicamente a noi stessi. [...] Sbaglieremmo però se ci fermassimo a considerare unicamente questi aspetti. Il tempo che viviamo è complesso e registra un enorme bisogno di relazione. La ricerca di una relazione autentica attraversa, come un filo rosso, le contraddizioni del presente: la si coglie nella comunicazione permanente e globale della rete, nella frenesia della condivisione immediata degli eventi e nel diffondersi contagioso delle emozioni; prende anche corpo in tante esperienze d’impegno per altri e con altri, capaci di testimoniare il valore e la dignità dell’umano. Il senso dell’umano riemerge nella solidarietà intergenerazionale all’interno delle famiglie, laddove le generazioni adulte non si appiattiscono sul loro benessere, ma affrontano sacrifici per costruire il bene di chi viene dopo. Riemerge nelle tante esperienze in cui le famiglie riescono a percepirsi come soggetto sociale, che estende i confini della propria capacità di cura oltre il nucleo ristretto". Dopo aver dedicato un passaggio sulla nuova attenzione ad uno stile di vita sobrio e sulla sensibilità crescente verso i temi ambientali, il documento sottolinea che nel Sud Italia "cresce la tutela della legalità come bene comune. Partita dalla Calabria e dalla Sicilia, si diffonde, seppur tra mille contraddizioni, un’esplicita scelta di campo del commercio e dell’impresa liberi dalle mafie. Un segno da incoraggiare e sostenere. L’impegno educativo continua, inoltre, a rappresentare una delle migliori risorse per il nostro Paese ed è via privilegiata della difesa e della promozione della dignità dell’umano. Pur tra disagi strutturali ed economici, la scuola non cessa di essere un riferimento importante per le famiglie. Accanto alle negatività, fin troppo denunciate, sono tante le esperienze di dedizione e d’impegno competente che sostengono la crescita dei più giovani. E insieme alla scuola, l’impegno formativo di associazioni, di esperienze oratoriali e sportive, che contribuiscono a creare una rete di relazioni sane in cui la famiglia trova un valido supporto". L'importante valore del volontariato affianca l'accoglienza verso i migranti, con una visione d'insieme: "Con la crescente complessità del mondo globalizzato, con le nuove forme d’ingiustizia che allargano il divario tra ricchi e poveri, con lo strapotere del sistema tecnologico e la crisi delle istituzioni (dalla scuola alla famiglia), i luoghi hanno perso molte rigidità, ma anche solidità e unità, e sono diventati più permeabili, vulnerabili, sempre più sfidati e messi in questione. Si può dire che i luoghi siano diventati oggi sempre più frontiere: linee di incontro/ scontro tra culture, e anche tra visioni del mondo diverse dentro una stessa cultura. La famiglia, per esempio è attaccata da tanti fronti, e non sono rari quei bambini che vivono tra diverse case, costretti a fare i conti con complesse geografie relazionali. In questo modo, gli ambienti quotidianamente abitati, come la famiglia, l’educazione, la scuola, il creato, la città, il lavoro, i poveri e gli emarginati, l’universo digitale e la rete, sono diventati quelle “periferie esistenziali” che s’impongono all’attenzione della Chiesa italiana quale priorità in cui operare il discernimento, per accogliere l’urgenza missionaria di Gesù". Infine, una valutazione sulle comunità cristiane, che "in questo decennio sono impegnate ad aggiornare l’azione pastorale, assumendo come punto prospettico l’educazione, divenuta una vera e propria emergenza: il mondo digitalizzato e sempre più pervaso dalla tecnica apre prospettive inedite non soltanto sul fronte della ricerca ma anche nelle sue applicazioni, che modificano sempre più le abitudini quotidiane; la cultura si vuole affrancare in modo disinvolto da qualsiasi tradizione e dai valori da esse veicolati, ritenendoli superati e obsoleti; l’urbanizzazione ridisegna gli spazi e i ritmi della vita umana, modificando le principali forme dei legami sociali e ambientali; in un’epoca prolungata di crisi generalizzata, la povertà sempre più estesa rischia di alimentare modelli che causano miseria umana e perdita di dignità. Come affrontare queste sfide? Non significa dover fare i censori dell’umanità. Al contrario, significa tentare sempre tutto il possibile per risolvere qualsiasi nodo, impegnare al massimo grado la nostra creatività per districare ogni matassa, non trovar requie prima d’aver tagliato tutti i legacci che frenano l’uomo, e prima d’aver spezzato le catene che gli impediscono di raggiungere la sua più alta misura". Prof.AlbertoGambino a TgTgDi questi temi si è parlato anche nell'edizione di lunedì di “TgTg – Telegiornali a confronto“, trasmissione di Tv2000; tra gli ospiti il Professor Alberto Gambino, Direttore del Dipartimento di Scienze umane dell’Università Europea di Roma. Tra gli spunti di riflessione, l'esperimento in corso in 156 città di 146 Paesi e che in sostanza punta a riscoprire il valore della connessione umana che deriva dal guardarsi negli occhi: "Anche nel documento preparatorio di Firenze - ha sottolineato Gambino - c'è un richiamo alle tecnologie come occasione da sfruttare ma senza rendere assoluto l'uso dei dispositivi. Bisogna cioè trovare un equilibrio, dopo essere stati pervasi dalle tecnologie occorre arrivare a un punto di maturazione, non tanto per la mia generazione quanto per i nativi digitali che devono ritrovare il senso del contenuto e della relazione umana. È un passaggio educativo fondamentale e sul quale si fonda in un certo senso il futuro dell'umanità, perché se continuiamo ad usare uno strumento come comunicazione che non comunica rischiamo di allontanarci dalla dimensione umana".
    Tecnologia e vita, economia e ambiente, fragilità e migranti: non solo tema divorziati nella relazione del Sinodo sulla famiglia
    9 novembre 2015
  • Convegno italo-tedesco “Jahrestagung der wissenschaftlichen Vereinigung für Familienrecht e.V.” - Trieste, 5 e 6 giugno 2015

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  • Convegno nazionale Andig 2015 "I mercati in rete" - Lecce

    Si terrà a Lecce il 26 settembre 2015 il convegno nazionale dell'Associazione nazionale docenti di informatica giuridica e diritto dell'informatica (ANDIG) sul tema "I mercati in rete".
    Segui il live streaming
  • Convegno nazionale Andig 2015 "I mercati in rete" - Lecce, 26 settembre 2015

    Si terrà a Lecce il 26 settembre 2015 il convegno nazionale dell'Associazione nazionale docenti di informatica giuridica e diritto dell'informatica (ANDIG) sul tema "I mercati in rete".
  • Corso di perfezionamento in Oratoria Forense - Milano, 4 giugno - 16 luglio 2015

    Corso di perfezionamento

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  • Costituzionalizzazione del diritto di accesso ad Internet, l'Accademia in audizione al Senato: "Primo fondamentale passo"

    "L’accesso alla rete per tutti i cittadini è condizione essenziale, nell’attuale contesto tecnologico, per una effettiva parità di condizioni e per un pieno esercizio dei diritti di cittadinanza. In quest’ottica, l’esplicito riconoscimento del diritto d’accesso ad Internet nell’ambito della Costituzione è un primo, fondamentale passo, per dare una indispensabile cornice giuridica alle molte – ma spesso poco sistematiche – iniziative per superare i gap infrastrutturali, tecnologici e culturali dei quali l’Italia soffre rispetto alla media dei paesi europei". È quanto ha sostenuto il professor Alberto Gambino, presidente dell’Accademia Italiana del Codice Internet, intervenendo nel pomeriggio di giovedì 14 maggio 2015, assieme al professor Augusto Preta (membro del Comitato direttivo) e all’avvocato Marco Cappa(Junior Fellow), alla Commissione Affari Costituzionali del Senato nell’ambito di un’audizione sui disegni di legge costituzionale 1561 e 1317 (diritto di accesso a Internet). Giudicando preziosa l’iniziativa del Parlamento, Gambino ha condiviso a nome di IAIC la scelta di inserire l’accesso a Internet tra i diritti sociali, intervenendo a questo scopo sull’articolo 34 della Costituzione (soluzione sostenuta nel ddl 1561 in discussione) e conferendo così all’accesso alla rete la qualifica di bisogno essenziale e la stessa dignità del diritto alla salute, alla ricerca, all’istruzione. "Definire un perimetro di norme costituzionali - ha sottolineato Gambino - costituisce un’importante opportunità di crescita e di sviluppo nella direzione tracciata dall’Unione Europea nell’Agenda digitale 2020 e può dare impulso alla realizzazione dell’Agenda digitale italiana, prevedendo che l’accesso alle rete avvenga in modo neutrale, in condizioni di parità e e con modalità tecnologicamente adeguate. In pratica, imponendo al legislatore di  non arretrare su tematiche ancora oggi non pacificamente definite". "Dare rango costituzionale al principio di neutralità della rete - ha in ogni caso avvertito Gambino - non è senza conseguenze. Impedire agli operatori di adottare politiche di gestione del traffico discriminatorie, se rappresenta una garanzia per tutti gli utenti, può incidere sul rapporto tra espansione della banda larga e redditività degli investimenti e obbliga lo Stato a un maggior impegno per assicurare lo sviluppo dell’infrastruttura adeguata al superamento del digital divide. Non solo: la previsione costituzionale del diritto all’accesso alla rete, secondo Gambino, presuppone anche una ridefinizione del concetto di servizio universale, includendo sotto la sua copertura anche la connessione ad Internet a banda larga e quella connettività qualitativamente elevata necessaria allo sviluppo del mercato dei nuovi servizi e delle nuove applicazioni online".
  • Crescere in digitale - Roma, 28 aprile 2015

    Crescere in digitale
  • Cybersecurity e antiterrorismo: la tutela dei cittadini oltre gli strumenti normativi. Report del convegno in Cassazione

    La necessità di un approccio multilivello, globale e in grado di contemperare diritti e interessi in gioco è emersa dal convegno "Cybersecurity e tutela dei cittadini", promosso ieri a Roma dall'Accademia Italiana del Codice di Internet. Dalle reti inter-istituzionali al counter-speech fino all'auto e co-regolamentazione degli attori in gioco, l'obiettivo è non svincolare la ricerca di sicurezza dal bene che deve essere protetto. Apruzzese (Polizia Postale): "Manca in Italia una cultura della sicurezza informatica". Busia (Garante Privacy): "Nelle indagini occorre una selezione dei dati che siano realmente utili. L'overload di informazioni raccolte spesso ha l'effetto opposto". Prof. Romolo: "Nuovi spazi di indagine sulle informazioni che circolano online sui precursori di esplosivi" A distanza di poco più di un mese dai drammatici episodi di Parigi e all'indomani dell'annuncio di nuove misure adottate dal Consiglio dei ministri in materia di contrasto al terrorismo internazionale, ci si interroga su quali siano gli strumenti normativi in materia di cybersecurity che garantiscano i diritti fondamentali e quali i modelli d’intervento efficaci per il contemperamento degli interessi in gioco. Questi i quesiti che hanno animato "Cybersecurity e tutela dei cittadini: strumenti normativi, modelli d’intervento e interessi in gioco”, convegno promosso a Roma dall'Accademia Italiana del Codice di Internet in occasione del Safer Internet Day e ospitato nel pomeriggio di ieri presso l'Aula Giallombardo della Suprema Corte di Cassazione. Un incontro tra giuristi, esperti della materia, rappresentanti delle istituzioni e stakeholder per un evento introdotto dal Prof. Alberto Gambino, Presidente dell'Accademia e Ordinario di Diritto privato presso l'Università Europea di Roma, e moderato Prof.ssa Giusella Finocchiaro, Presidente del gruppo lavoro sul commercio elettronico della Commissione Onu per il diritto commerciale internazionale (Uncitral). 1b "Lo scenario che si propone - ha esordito il Prof. Gambino - risulta molto complesso: da un lato la necessità, attualmente quanto mai pressante, di tutelare l’interesse collettivo della sicurezza pubblica, dall’altro la constatazione che le ingerenze del regolatore potrebbero direttamente comprimere diritti individuali inviolabili, ovvero limitare i diritti degli operatori economici, fornitori di servizi della società dell’informazione. La vera sfida consiste, dunque, nel raggiungere quell’equo contemperamento che, a fronte di quanto esposto, risulta essere non solo imprescindibile ma altresì assai delicato, avuto riguardo al rango degli interessi in gioco: tutti di livello costituzionale, ognuno tutelato da diverse fonti nazionali e sovranazionali che, talvolta sull’onda di un particolare contesto storico-politico, hanno approntato diverse soluzioni". PositionPaperIAIC11febbraio2015"La complessità delle questioni suggerisce, come già anticipato, di considerare anche strade alternative agli strumenti normativi, in particolare usando a favore della collettività accorgimenti tecnici e divulgativi: strumenti di carattere informativo che, con gli opportuni correttivi, potrebbero essere in grado di finalizzare le intenzioni del legislatore. Ciò a cominciare dalla realizzazione e dall’implementazione delle reti inter-istituzionali che potrebbero essere individuate quale modelli di intervento idoneo per realizzare un equo bilanciamento tra tutti gli interessi coinvolti, riducendo peraltro il rischio di esposizione dei fornitori di connettività e di servizi globali alle rivendicazioni di tutela del diritto alla riservatezza e alla protezione dei dati personali avanzate dagli utenti. L’esperienza statunitense relativa all’applicazione del Patriot Act, ha mostrato come anche l’adozione di tecniche di criptazione dei dati conduca ad un equo bilanciamento tra tutela della sicurezza pubblica e tutela dei diritti e delle libertà costituzionalmente garantite: i dati criptati possono, infatti, essere raccolti e detenuti dalle competenti autorità governative le quali 'usano' tali informazioni solo in presenza di un sospetto fondato di una minaccia alla sicurezza proveniente da un individuo in particolare. Infine, potrebbero tornare utili altri strumenti di carattere tecnico informativo, come ad esempio i cosiddetti counter-speech i quali, apparendo in sovrapposizione alla pagina web a contenuto critico, perseguono l’obiettivo di veicolare messaggi positivi, non necessariamente confutando i contenuti visionati, cosa che paradossalmente potrebbe provocare un rafforzamento delle convinzioni dell’utente". "Questi appena elencati - ha chiosato il Prof. Gambino - sono solamente taluni degli strumenti non normativi che potrebbero limitare e contrastare nel medesimo scenario del cyberspazio gli attacchi terroristici sulla e alla Rete e che si ritiene il legislatore nazionale, o sovranazionale, non possa ignorare nell’ottica di un’efficace repressione di fenomeni pericolosi come il cyberterrorismo senza per questo porre a detrimento diritti inviolabili faticosamente conquistati. Appare, d’altronde, più facile condividere globalmente uno strumento tecnico, quale ad esempio la criptazione dei dati, o politiche di educazione degli utenti della Rete, quale il counter-speech, piuttosto che un testo normativo. Tale carattere deve essere tenuto in massima considerazione in quanto organizzazioni terroristiche che operano su scala globale richiedono e impongono altrettanto globali e unitarie risposte. In questo scenario, dunque, emerge come la tutela del cyberspazio possa essere efficacemente e proficuamente demandata ad iniziative di auto e co-regolamentazione degli operatori economici che, nell’ambito di politiche legislative condivise da parte di vari Paesi, risultano essere maggiormente celeri nel dare una precisa risposta alle istanze di risoluzione dei conflitti".

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    Il dato culturale emerge anche dalle parole di Antonio Apruzzese, Direttore del Servizio di Polizia Postale e delle Comunicazioni: "In Italia manca una cultura della sicurezza informatica. Il problema della sicurezza cibernetica è soprattutto legato ai danni che subisce il cittadino nella sua individualità. Ma oltre agli utenti come vittime rileva anche la posizione di quei cittadini che si ritrovano inconsapevolmente a fornire la loro dotazione tecnologica ai criminali. Parlo delle cosidette botnet, batterie di computer utilizzare per commettere crimini come quello che ha interessato la Sony nelle scorse settimane. Una vicenda nella quale sono state coinvolte diverse macchine italiane e talvolta appartenenti ai complessi dell'apparato pubblico. Più in generale, sono ormai più della metà i casi in cui noi andiamo a bussare a casa di persone dalle cui macchine sono partiti attacchi e fatti criminosi ma che con essi c'entrano nulla. La scarsa consapevolezza dei rischi informatici - ha chiosato Apruzzese - crea grandi rischi che si ripercuotono con pesanti effetti sulla società e anche sull'economia. In questo senso, l'Italia ha avviato un cammino virtuoso per la tutela delle infrastrutture pubbliche, dotandosi di un piano per la sicurezza cibernetica, anche se restano da sciogliere i reali compiti di ogni ente coinvolto nel percorso. Fondamentale, sotto un altro punto di vista, la sensibilizzazione ad un uso consapevole dei mezzi per superare un problema che è prima di tutto di cultura". Anche Corrado Giustozzi, membro del Permanent Stakeholders’ Group dell'ENISA, ha sottolineato come "un corretto utilizzo del mezzo è fondamentale per la creazione di un ambiente più sicuro" e che "la soluzione non è mai solo di tipo tecnologico". Andrea Stazi di Google ha così evidenziato: "La nostra azienda è impegnata per la promozione di strumenti che garantiscono una navigazione più sicura, come l’autenticazione a due step per i servizi come gmail e l’utilizzo del safe browsing, che allerta gli utenti quando cercano di accedere a siti pericolosi per la sicurezza del loro dispositivo". Orientato alle nuove tecniche di indagine è stato invece l'intervento del Professor Francesco Saverio Romolo della Université de Lausanne: "Il terrorista oggi non è più un personaggio che va a reperire le armi a migliaia di chilometri dal luogo in cui intende agire e le trasporta tra mille peripezie, ma è un soggetto che sta nella sua cucina e prepara ordigni letali con comuni elementi che trova al supermercato, seguendo alla lettera ricette che trova abbondantemente sul web. Gli elementi di questo tipo sono conosciuti come precursori di esplosivi, e la loro conoscenza, così come la possibilità di analizzare le informazioni ad essi connesse scambiate in rete, aprono nuovi spazi di indagine che permettono di intercettare un tentativo di fatto criminoso nel momento in cui prendono vita le sue premesse. Senza contare l'occasione economica che si crea per le aziende innovative che siano in grado di mettere a punto strumenti in grado di svolgere questo lavoro". [caption id="attachment_14463" align="aligncenter" width="650"]Prof.Romolo Consulta le slide del Prof. Romolo[/caption] Sul valore delle informazioni raccolte si è concentrato anche l'Avv. Giuseppe Busia, Segretario Generale Autorità Garante per la protezione dei dati personali: "L'esperienza della 'pesca a strascico' della Nsa ci ha insegnato che spesso l'overload di dati raccolti li rende inutili, perché gli investigatori sono costretti a metterne da parte di significativi. Come del resto accaduto con gli attentatori di Parigi, supersospettati che erano stati tenuti d'occhio nei loro spostamenti e che in ogni caso hanno potuto mettere in atto il loro piano criminoso. Questo ci indica la strada, peraltro già tratteggiata nelle norme sulla privacy, verso una selezione dei dati realmente significativi da raccogliere per svolgere indagini e scongiurare sul nascere alcuni pericoli. E se centrale appare anche garantire la sicurezza degli spazi fisici nei quali sono conservati e tramite i quali circolano i dati, bisogna sempre eludere la possibilità che sia l'emotività a guidare l'azione normativa. Perché ciò che ci differenzia da chi ci attacca è un sistema di valori dove alle autorità non è permesso esercitare un controllo generalizzato, asfissiante al tal punto da condizionare e compromettere a monte la libertà di soggetti come Charlie Hebdo, che in uno stato di polizia non avrebbero certo potuto sorgere". Punto di vista simile per Alessandro Politi, direttore del NATO Defense College Foundation, quando afferma: "Quando la sicurezza si svincola dal bene che protegge il rischio è grande". Nelle sue conclusioni la Prof.ssa Giusella Finocchiaro, Presidente del gruppo lavoro sul commercio elettronico della Commissione Onu per il diritto commerciale internazionale (Uncitral), ha affermato: "Emerge la necessità di un approccio consapevole dei diritti in gioco costituzionalmente tutelati, ma bisogna altresì essere consapevoli che, data la dimensione globale dei temi, non c'è sempre condivisione tra i vari Paesi sui diritti e sui valori in questione. Il secondo dato fondamentale è che, sotto il profilo normativo, non si può non adottare un approccio a più livelli e insieme giuridico e tecnologico. Infine, la sicurezza non può non essere integrata, nel senso che deve essere tecnologica, giuridica e anche umana, con un forte richiamo al ruolo politico, perché le politiche di sicurezza in questo ambito non possono essere considerate soluzioni meramente tecnlogiche". Ai lavori hanno preso parte anche il Min. Plen. Giovanni Brauzzi (Vice Direttore Generale per gli Affari Politici e Direttore Centrale per la Sicurezza), il Tenente Colonnello Antonio Colella (Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio del Consigliere Militare), l’Ing. Mario Terranova (Area Sistemi e Tecnologie – AgID), Anna Cataleta (H3G) e Roberto Fermani (Telecom Italia). [gallery type="slideshow" ids="14374,14375,14376,14377,14378,14379,14380,14381,14382,14383"]   12 febbraio 2014
  • Danno da perdita della vita: la pronuncia delle Sezioni Unite

    Cass. SS.UU. 22.07.2015 n. 15350 di Monica La Pietra 1. Danno da perdita della vita e danno catastrofale. Le sezioni unite si pronunciano sulla risarcibilità iure hereditatis del danno da perdita della vita, immediatamente conseguente alle lesioni derivanti da un fatto illecito[1]. La Corte precisa, innanzitutto, che esulano dal tema oggetto della rimessione le questioni relative al risarcimento dei danni derivanti dalla morte che segua alle lesioni dopo un apprezzabile lasso di tempo. Viene, infatti, sottolineata l’assenza di un contrasto nella giurisprudenza della Corte[2] sul diritto iure hereditatis al risarcimento dei danni che si verificano nel periodo che va dal momento in cui sono provocate le lesioni a quello della morte conseguente alle lesioni stesse, diritto che si acquisisce al patrimonio del danneggiato e quindi è suscettibile di trasmissione agli eredi. Con riferimento a tali fattispecie si registra , negli orientamenti giurisprudenziali, una distinzione che riguarda la qualificazione ai fini della liquidazione del danno da risarcire, che da alcune pronunce è indicato come "danno biologico terminale"[3] e da altre viene classificato come danno "catastrofale", con riferimento alla sofferenza provata dalla vittima nella cosciente attesa della morte seguita dopo apprezzabile lasso di tempo dalle lesioni. Il danno "catastrofale", inoltre, per alcune decisioni, ha natura di danno morale soggettivo [4] e per altre, di danno biologico psichico [5]. Per le Sezioni Unite, tuttavia, tali incertezze non creano differenze rilevanti sul piano concreto della liquidazione dei danni, in quanto anche in caso di utilizzazione delle tabelle di liquidazione del danno biologico psichico dovrà procedersi alla massima personalizzazione per adeguare il risarcimento alle peculiarità del caso concreto, con risultati sostanzialmente non lontani da quelli raggiungibili con l'utilizzazione del criterio equitativo puro utilizzato per la liquidazione del danno morale. 2. Il contrasto giurisprudenziale sulla risarcibilità del danno da perdita della vita. Con riferimento al caso di morte immediata o che segua entro brevissimo lasso di tempo alle lesioni si è venuto a creare, invece, un contrasto consapevole tra il costante orientamento della giurisprudenza di legittimità, che ritiene non possa essere invocato un diritto al risarcimento del danno iure hereditatis e la sentenza n. 1361 del 2014. L’orientamento risalente è racchiuso in una pronuncia della Cassazione a sezioni unite del 1925, secondo cui «se è alla lesione che si rapportano i danni, questi entrano e possono logicamente entrare nel patrimonio del lesionato solo in quanto e fin quando il medesimo sia in vita. Questo spentosi, cessa anche la capacità di acquistare, che presuppone appunto e necessariamente l'esistenza di un subbietto di diritto»[6]. Tale soluzione interpretativa si è poi mantenuta costante nella giurisprudenza della Suprema Corte [7] e ha trovato autorevole conferma nella sentenza della Corte costituzionale n. 372 del 1994 [8] e nella più recente sentenza delle sezioni unite n. 26972 del 2008[9]. Solo nel 2014 con la sentenza n. 1361[10] la terza sezione della Corte di Cassazione ha mutato orientamento, affermando che il danno da perdita della vita, diverso dal danno alla salute, come pure dal danno biologico terminale e dal danno morale terminale, cd. catastrofale o catastrofico, rileva ex se, nella sua oggettività di perdita del bene principale dell’uomo, a prescindere dalla consapevolezza che il danno ne abbia. Secondo la pronuncia citata, il risarcimento del danno non patrimoniale da perdita della vita, bene supremo dell’individuo e oggetto di un diritto assoluto e inviolabile, va garantito dall’ordinamento in via primaria anche sul piano della tutela civile. Esso rileva a prescindere dalla consapevolezza che il danneggiato ne abbia avuto, dovendo ricevere ristoro anche in caso di morte cd. immediata o istantanea, senza che assumano rilievo né la persistenza in vita della vittima per un apprezzabile lasso di tempo, né l’intensità della sofferenza dalla stessa subita per la cosciente e lucida percezione dell’ineluttabilità della propria fine. Per la Cassazione del 2014, il danno da perdita della vita viene acquisito dalla vittima immediatamente al momento della lesione mortale e, quindi, anteriormente al decesso e ha funzione compensativa, così che il relativo credito è trasmissibile iure hereditatis. 3. Le sezioni unite confermano l’orientamento tradizionale.  Le sezioni unite, chiamate a comporre il contrasto, non seguono l’interpretazione della terza sezione e aderiscono all’orientamento tradizionale, ritenendo non vi siano ragioni convincenti che ne giustifichino il superamento. Per la Corte, la sentenza n. 1361 del 2014 non contiene argomentazioni decisive per superare l'orientamento tradizionale, né le contiene la sentenza n. 15760 del 2006[11] che, con affermazione avente natura di obiter dictum, ha auspicato che sia riconosciuto quale momento costitutivo del credito risarcitorio quello della lesione, indipendentemente dall'intervallo di tempo con l'evento morte causalmente collegato alla lesione stessa, in conformità con orientamenti dottrinari italiani ed europei. Secondo il Supremo Collegio, nel caso di morte cagionata da atto illecito il danno è rappresentato dalla perdita del bene giuridico "vita", che costituisce bene autonomo, fruibile solo in natura da parte del titolare e insuscettibile di essere reintegrato per equivalente[12]. Netta è la distinzione tra i due beni, perché la morte non rappresenta la massima offesa possibile del diverso bene "salute". Inoltre, poiché una perdita, per rappresentare un danno risarcibile, deve essere rapportata a un soggetto che sia legittimato a far valere il credito risarcitorio, nel caso di morte verificatasi immediatamente o dopo brevissimo tempo dalle lesioni personali, l'irrisarcibilità deriva dalla assenza di un soggetto al quale, nel momento in cui si verifica, sia collegabile la perdita stessa e nel cui patrimonio possa essere acquisito il relativo credito[13]. L'argomento, ricorda la Corte, è definito dalla dottrina "epicureo", in quanto riecheggia le affermazioni di Epicuro contenute nella Lettera sulla felicità a Meneceo («Quindi il più temibile dei mali, la morte, non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c'è la morte, quando c'è la morte non ci siamo più noi. La morte quindi è nulla, per i vivi come per i morti: perché per i vivi essa non c'è ancora, mentre per quanto riguarda i morti, sono essi stessi a non esserci»), compare già nella sentenza delle sezioni unite n. 3475 del 1925 ed è condiviso dalla sentenza della Corte costituzionale n. 372 del 1994 e dalla costante giurisprudenza successiva della Corte di Cassazione. Per la sentenza in commento risulta priva di pregio anche l’obiezione secondo cui la negazione di un credito risarcitorio della vittima trasmissibile agli eredi per la perdita della vita, seguita immediatamente o a brevissima distanza di tempo dalle lesioni subite, si porrebbe in contrasto con il comune sentire sociale. Ed invero, secondo il Supremo Collegio, la circostanza che la vita sia un bene meritevole di tutela nell'interesse della intera collettività giustifica e anzi impone che sia prevista la sanzione penale, la cui funzione peculiare è appunto quella di soddisfare esigenze punitive e di prevenzione generale della collettività nel suo complesso, senza escludere il diritto ex art. 185, 2° comma c.p. al risarcimento dei danni in favore dei soggetti direttamente lesi dal reato, ma «non impone necessariamente anche il riconoscimento della tutela risarcitoria». Le sezioni unite superano anche l’argomento definito in dottrina ''è più conveniente uccidere che ferire", secondo cui sarebbe contraddittorio concedere onerosi risarcimenti dei danni derivanti da lesioni gravissime e negarli del tutto nel caso di illecita privazione della vita, con ciò contraddicendo sia il principio della necessaria integralità del risarcimento, sia la funzione deterrente che dovrebbe essere riconosciuta al sistema della responsabilità civile. Il rilievo secondo la Corte è solo suggestivo, non corrispondendo al vero che dall'applicazione della disciplina vigente le conseguenze economiche della privazione della vita siano per l'autore dell'illecito in concreto meno onerose di quelle che derivano dalle lesioni personali, essendo indimostrato che la sola esclusione del credito risarcitorio trasmissibile agli eredi comporti necessariamente una liquidazione dei danni spettanti ai congiunti di entità inferiore. Ma vi è di più; i giudici di legittimità osservano che secondo la giurisprudenza costituzionale il principio dell'integrale risarcibilità di tutti i danni non ha copertura costituzionale[14] e che nessuna norma o principio costituzionale impone al legislatore di prevedere che la tutela penale sia necessariamente accompagnata da forme di risarcimento che prevedano la riparazione per equivalente di ogni perdita derivante da reato, anche quando manchi un soggetto al quale la perdita sia riferibile. Il Supremo Collegio ribadisce che la progressiva autonomia della disciplina della responsabilità civile da quella penale ha comportato l'obliterazione della funzione sanzionatoria e di deterrenza [15] e l'affermarsi della funzione reintegratoria e riparatoria, tanto che si ritiene non delibabile, per contrarietà all'ordine pubblico interno, la sentenza straniera di condanna al risarcimento dei danni cd. "punitivi"[16]. La Corte osserva, poi, che la pronuncia n. 1361 del 2014, pur non contestando il principio pacificamente seguito dalla giurisprudenza di legittimità, secondo cui i danni risarcibili sono solo quelli che consistono nelle perdite conseguenza della lesione della situazione giuridica soggettiva e non quelli consistenti nell'evento lesivo, ex se considerato, ha affermato che il credito risarcitorio del danno da perdita della vita si acquisirebbe istantaneamente al momento dell'evento lesivo, ponendosi come eccezione a tale principio della risarcibilità dei soli "danni conseguenza"[17]. Secondo la sentenza in commento l'ipotizzata eccezione alla regola, però, sarebbe di portata tale da vulnerare la stessa attendibilità del principio e, comunque, sarebbe difficilmente conciliabile con lo stesso sistema della responsabilità civile, fondato sulla necessità ai fini risarcitori del verificarsi di una perdita rapportabile a un soggetto. Infine, le Sezioni unite reputano fondato il rigetto della ulteriore domanda risarcitoria avente ad oggetto il danno esistenziale. A tal fine, richiamano le pronunce delle sezioni unite 11 novembre 2008, n. 26972, 26973, 26974 e 26975, secondo cui non sono configurabili, all'interno della categoria generale del danno non patrimoniale, cioè del danno determinato dalla lesione di interessi inerenti la persona non connotati da rilevanza economica, autonome sottocategorie di danno. Infatti, ribadisce la Corte, se in essa si ricomprendono i pregiudizi scaturenti dalla lesione di interessi della persona di rango costituzionale, ovvero derivanti da fatti-reato, essi sono già risarcibili ai sensi dell'art. 2059 c.c., interpretato in modo conforme a Costituzione, con la conseguenza che la liquidazione di una ulteriore posta di danno comporterebbe una duplicazione risarcitoria. Viceversa, se per danno esistenziale si intendessero quei pregiudizi non lesivi di diritti inviolabili della persona, tale categoria sarebbe del tutto illegittima, posto che simili pregiudizi non sono risarcibili per effetto del divieto di cui all'art. 2059 c.c. Note [1] Con ordinanza n. 5056 del 4 marzo 2014, in Foro it., 2014, I, 719 ss., la terza sezione civile della Corte di Cassazione aveva rimesso gli atti al Primo Presidente per l'eventuale assegnazione alle sezioni unite, avendo rilevato un contrasto consapevole tra la sentenza n. 1361 del 2014 e il precedente costante e risalente orientamento della giurisprudenza di legittimità. Sul tema in dottrina CARIOTA-FERRARA, Il momento della morte è fuori dalla vita?, in Riv. dir. civ., 1961, I, 138; GENTILE, voce Danno alla persona, in Enc. dir., XI, 1962, 670 s.; DE CUPIS, Il danno 3, II, Milano, 1979, 124; MONATERI, La responsabilità civile, in Trattato di diritto civile, dir. da Sacco, Torino, 1998, 509; PETTI, Il risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale della persona, Torino, 1999, 557; BONA, Studio sul danno non patrimoniale, Milano, 2012; CASO, Il bene della vita e la struttura della responsabilità civile, in Foro it., 2014, I, 769. [2] A partire, ricorda la Corte, dalla sentenza Cass. del Regno, Sez. Un., 22 dicembre 1925, n. 3475, in Foro it., 1926, I, 328 ss. [3] Cass. n. 11169 del 1994, in Foro it. 1995, I,1852, con nota di CASO; Cass. n. 12299 del 1995,in Foro it. 1996, I, 3108, con nota di CASO; Cass. n. 4991 del 1996, ine resp. 1997, 41 con nota di NAVARRETTA; Cass n. 1704 del 1997,in . civ. 1997, I, 2841, con nota di COSTANZO; Cass. n. 24 del 2002,in . it. 2002, 1361; Cass. n. 3728 del 2002,in . civ. Mass. 2002, 455; Cass. n. 7632 del 2003, in . it. 2004, 495, con nota di BONA; Cass. n 9620 del 2003,in . civ. Mass. 2003, 6; Cass. n. 11003 del 2003,in Resp. civ. e prev. 2003, 1049, con nota di FACCI; Cass. n. 18305 del 2003,in e resp. 2004, 143, con nota di BONA; Cass. n. 4754 del 2004, in . civ. Mass. 2004, 3; Cass. n. 3549 del 2004, in . civ. 2005, 11, I, 2703, con nota di FLAMMINI; Cass. n. 1877 del 2006, in . civ. Mass. 2006, 1; Cass. n. 9959 del 2006, in . civ. Mass. 2006, 4; Cass. n. 18163 del 2007, in . civ. 2008, 3, I, 689; Cass. n. 21976 del 2007,in Giust. civ. Mass. 2007, 10; Cass. n. 1072 del 2011, in. economia assicur. (dal 2012 Dir. e Fiscalità assicur.) 2012, 1, I, 173. [4] Cass. n. 28423 del 2008, in Arch. giur. circol. e sinistri 2009, 5, 442; Cass. n. 3357 del 2010, in . civ. Mass. 2010, 2, 196; Cass. n. 13672 del 2010, in. famiglia 2011, 3, 1165 (s.m.), con nota di COCUCCIO; Cass. n. 6754 del 2011, in it. 2011, 4, I, 1035; Cass. n. 19133 del 2011,in . giur. circol. e sinistri 2012, 4, 335; Cass. n. 7126 del 2013,in . giur. circol. e sinistri 2013, 6, 603; Cass. n. 13537 del 2014, in it. 2014, 9, I, 2470 (s.m.), con nota di PARDOLESI. [5] Cass. n. 4783 del 2001, in Corriere giuridico 2001, 876, con nota di DE MARZO; Cass. n. 3260 del 2007, in della circolazione e dei sinistri 2008, 1, 46; Cass. n. 26972 del 2008, in . civ. e prev. 2009, 1, 38 (s.m.), con nota di MONATERI; Cass. n. 1072 del 2011, cit. [6]  Cass. sez. un. 22 dicembre 1925, n. 3475, cit. [7] ex plurimis Cass. n. 11169 del 1994, cit.; Cass. n. 10628 del 1995, in Dir. economia assicur. (dal 2012 Dir. e Fiscalità assicur.) 1996, 259; Cass. n. 12299 del 1995, cit.; Cass. n. 4991 del 1996, cit.; Cass. n. 3592 del 1997, in . giur. circol. e sinistri 1997, 899; Cass. n. 1704 del 1997, cit.; Cass. n. 9470 del 1997,in Danno e resp. 1998, 46, con nota di PALMIERI; Cass. n. 11439 del 1997, in . civ. Mass. 1997, 2205; Cass. n. 5136 del 1998, in e resp. 1998, 46, con nota di PALMIERI; Cass. 4783 del 2001, cit.; Cass. n. 887 del 2002,in . civ. 2002, I, 589; Cass. n. 517 del 2006, in . civ. Mass. 2006, 1; Cass. n. 15706 del 2010, in padano 2011, 2, I, 215 (s.m.), con nota di SALVADORI; Cass. n. 12236 del 2012, in . civ. Mass. 2012, 7-8, 924; Cass. n. 17320 del 2012, in e Giustizia online 2012, 12 ottobre. [8] Corte costituzionale n. 372 del 1994, in Assicurazioni 1995, II, 49, con nota di GUSSONI; in Giur. it. 1995, I, 406, con nota di JANNARELLI; in Nuova giur. civ. commentata 1995, I, 406, con nota di ZIVIZ, ha escluso la contrarietà a Costituzione dell'interpretazione degli articoli 2043 e 2059 c.c. secondo cui non sono risarcibili iure hereditatis i danni derivanti dalla violazione del diritto alla vita, potendo giustificarsi, sulla base del sistema della responsabilità civile, solo le perdite derivanti dalla violazione del diritto alla salute che si verificano a causa delle lesioni, nel periodo intercorrente tra le stesse e la morte. [9] Cass. sezioni unite n. 26972 del 2008, in Resp. civ. e prev. 2009, 1, 38, con nota di MONATERI; in Riv. it. medicina legale (dal 2012 Riv. it. medicina legale e dir. sanitario) 2009, 2, 451 (s.m.), con nota di BARNI; FIORI; BONA; in Assicurazioni 2008, 4, II, 440 (s.m.), con nota di GUSSONI; ROSSETTI; in . dir. comm. 2009, 4-5-6, II, 43 (s.m.), con nota di SCOTTI. [10] Cass. n. 1361 del 2014, in Foro it. 2014, 3, I, 719 (s.m.), con nota di PALMIERI; PARDOLESI; SIMONE; CASO; MEDICI. Cfr. C.M. BIANCA, La tutela risarcitoria del diritto alla vita: una parola nuova della Cassazione attesa da tempo, in Responsabilità Civile e Previdenza, fasc. 2, 2014, pag. 493. [11] Cass. n.  15760 del 2006, in . giur. circol. e sinistri 2007, 2, 149. [12] Cass. n. 1633 del 2000, in Giust. civ. Mass. 2000, 331; Cass. n. 7632 del 2003, cit; Cass. n. 12253 del 2007, in . giur. circol. e sinistri 2007, 12, 1303. [13] Corte cost. n. 372 del 1994, cit.; Cass. n. 4991 del 1996, cit.; Cass. n. 1704 del 1997, cit.; Cass. n. 2134 del 2000, in Giust. civ. Mass. 2000, 472 ; Cass. n. 517 del 2006, cit.; Cass. n. 6946 del 2007,in Resp. civ. e prev. 2007, 9, 1850 (s.m.), con nota di CHINDEMI; Cass. n. 12253 del 2007, cit. [14] Corte cost. n. 132 del 1985, in Arch. giur. circol. e sinistri 1985, 685, in Vita not. 1985, 709, in Giur. it. 1986, I, 1, 340, in Riv. dir. internaz. 1985, 888; Corte cost. n. 369 del 1996, in it. 1997, I, 2400, con nota di VERDE, in Giur. it. 1997, I, 396; Corte cost. n. 148 del 1999, in . avv. Stato 2000, I, 277, con nota di ARENA, GUIZZI, in  Amm. 2000, 16, in . civ. e prev. 2000, 82, con nota di VERZARO. [15] Ex plurimis Cass. n. 1704 del 1997, cit.; Cass. n. 3592 del 1997, cit.; Cass. n. 491 del 1999, Giust. civ. Mass. 1999, 115; Cass. n. 12253 del 2007, cit.; Cass. n. 6754 del 2011, cit. [16] Cass. n. 1183 del 2007, in di Famiglia e delle Persone (Il) 2010, 2, 547 e in italiana 2007, 12, 2724 (s.m.), con nota di TOMARCHIO, afferma che «non sono risarcibili i c.d. danni punitivi, in quanto la loro funzione sanzionatoria contrasta con i principi fondamentali dell’ordinamento interno, che assegna alla responsabilità civile una funzione ripristinatoria della sfera patrimoniale del soggetto leso». Per Cass. n. 1781 del 2012, in it. 2012, 5, I, 1449 (s.m.), con nota di DE HIPPOLYTIS, «nel vigente ordinamento, il diritto al risarcimento del danno conseguente alla lesione di un diritto soggettivo non è riconosciuto con caratteristiche punitive – restando estranea al sistema l’idea della punizione e della sanzione del responsabile civile ed indifferente la valutazione a tal fine della sua condotta – ma in relazione all’effettivo pregiudizio subito dal titolare del diritto leso, non essendo previsto l’arricchimento, se non sussista una causa giustificatrice dello spostamento patrimoniale da un soggetto all’altro. È quindi incompatibile con l’ordinamento italiano l’istituto dei danni punitivo». Cfr. anche Cass. 7613 del 2015, in Giustizia Civile Massimario 2015, secondo cui «le “astreintes” previste in altri ordinamenti (nella specie in quello belga), dirette ad attuare, con il pagamento di una somma crescente con il protrarsi dell’inadempimento, una pressione per propiziare l’adempimento di obblighi non coercibili in forma specifica, sono compatibili con l’ordine pubblico italiano, rinvenendosene nell’ordinamento statale analoghe previsioni, generali e speciali. […] L’astreinte ha una duplice funzione, coercitiva dell’adempimento e sanzionatoria in caso di inadempimento, ma non punitiva quando si aggiunga alla condanna alla consegna di una determinata res e non alla condanna risarcitoria: così, è applicabile, in Italia, il provvedimento emesso dall’Autorità di altro Stato europeo recante tale misura pecuniaria, crescente con la durata della condotta inadempiente». [17] Cfr. C.M. BIANCA, La tutela risarcitoria del diritto alla vita: una parola nuova della Cassazione attesa da tempo, cit., pag. 493: «la sentenza della Terza Sezione non contesta la massima della irrisarcibilità dei danni-eventi, fatta propria dalle sentenze del 2008, ma reputa che essa debba ammettere delle eccezioni. Un'eccezione «imprescindibile» va ravvisata proprio nel danno da perdita della vita in quanto la morte non comporta la perdita di qualche bene della vittima ma la perdita di tutto ciò che la vita racchiudeva. Non si tratta allora di verificare quali conseguenze siano derivate dal danno-evento della morte in quanto la morte pone fine alla vita della persona escludendo qualsiasi effetto ulteriore in cui la vita avrebbe potuto dispiegarsi. È quindi nella perdita della vita che si consuma il danno sofferto dalla vittima. La sentenza della Terza Sezione è basata su un'argomentazione pienamente convincente. A parere di chi scrive essa trova conferma considerando che un'«eccezione» è stata fatta dalla giurisprudenza con riguardo al danno biologico. È infatti certo che i nostri giudici riconoscono il diritto al risarcimento del danno alla persona per il fatto stesso di avere subito una lesione alla sua integrità psicofisica. La plausibile distinzione che si fa tra salute e vita non toglie che si tratta di beni essenziali della persona e che nessuna valida giustificazione può essere addotta per accordare il risarcimento del danno in presenza del fatto stesso della lesione alla salute e negarlo in presenza del fatto stesso della lesione mortale. E dunque: come il fatto stesso di subire una lesione che causa la perdita della salute dà luogo al diritto di risarcimento del danno, allo stesso modo, coerentemente, deve dar luogo al diritto di risarcimento del danno la lesione che causa la perdita della vita».
    31 luglio 2015
  • Democracy and identity in the Eu - Istanbul, 15 june 2015

    JEAN_MONNET
  • Dialoghi di diritto civile - Trento, 23 ottobre 2015 / 18 marzo 2016

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