DIMT.IT - agcm

  • "App gratuite e pagamenti nascosti", Altroconsumo segnala Apple e Google all'Agcm

    "Scarichi un gioco gratuito sullo smartphone o sul tablet, giochi per un po’, ma proprio quando il gioco diventa interessante ti chiedono di acquistare componenti, accessori, attrezzi o risorse indispensabili per proseguire". Descrivendo questo scenario Altroconsumo spiega il senso della segnalazione inviata all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per pratica commerciale scorretta nei confronti di Apple e Google. "Si chiamano acquisti in-app - spiega l'associazione - perché fatti all’interno del gioco stesso, ma si tratta di acquisti veri e propri con addebiti reali sulle carte di credito; sono di fatto previsti da un gran numero di app (soprattutto giochi) che si possono scaricare (all’apparenza gratuitamente) dall’Apple Store e da Google Play. Si tratta però di una pratica commerciale aggressiva, vietata dal Codice del Consumo, soprattutto se si pensa che la maggior parte di questi giochi sono destinati ai bambini". Altroconsumo si concentra dapprima sulla possibilità che minori scarichino questo tipo di applicazioni all'insaputa dei genitori, dato che "sia Apple che Google offrono (per comodità) la possibilità di acquistare o scaricare dagli store ciò che si vuole senza dover inserire nuovamente la password di sicurezza per un lasso di tempo determinato dopo il primo acquisto"; in secondo luogo, sulla possibilità che sia i minori sia gli adulti possano restare ingannati dalla presunta gratuità dell'app, evidenziando il fatot che il Codice del Consumo fa rientrare tra le pratiche commerciali aggressive anche l'inclusione "in un messaggio pubblicitario di un’esortazione diretta ai bambini affinché acquistino o convincano i genitori o altri adulti ad acquistare loro i prodotti reclamizzati”. "Se si considera poi che Apple incassa il 30% di tutti gli acquisti in-app - chiosa Altroconsumo - che detiene l’esclusiva gestione di tutti i giochi che girano sui dispositivi iOS e che i giochi generano per Google circa l’80% delle entrate complessive del suo store, abbiamo deciso di segnalare entrambe le aziende. Una situazione piuttosto delicata se anche la Commissione Europea, a febbraio 2014, ha convocato formalmente Apple e Google per discutere della tematica degli acquisti in-app e delle potenziali criticità per i diritti dei consumatori, e che Apple (a gennaio di quest’anno) ha persino raggiunto un accordo con la Federal Trade Commission (FTC) statunitense per un risarcimento di 32,5 milioni di dollari a favore delle famiglie che avevano subito un danno derivante da acquisti in-app effettuati da minori senza il consenso dei genitori". 18 aprile 2014
  • "Diritti e benessere del consumatore nell'ecosistema digitale", a Roma il 14 maggio

    Roma, 14 maggio 2015

    Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato

    L’inizio del XXI secolo è stato segnato dalla deflagrazione delle potenzialità offerte dalla rete Internet che ha contribuito in modo determinante all’avvento della c.d. globalizzazione, dando vita a nuove forme di comunicazione, di vita e di lavoro fino a generare una nuova economia in un vero e proprio ecosistema digitale. Smartphone, tablet, social networks, banche dati digitali, wearable devices per il monitoraggio della salute, app, download di brani MP3, alias, pagamenti wireless, hanno travolto quegli schemi di scambio culturale ed economico che solo fino a dieci anni fa erano rappresentati da altre icone quali le bacheche nei corridoi, le agende (di carta), gli assegni, i contanti, i libri, i dischi in vinile, le lettere. E con essi un modo di fare business che oggi appare, per taluni versi, così remoto da sembrare “preistorico”. In questo scenario, l’evoluzione tecnologica è stata entusiasmante, coinvolgendo, anche attraverso la crescente semplicità della user experience, sempre più cittadini di ogni età. Tuttavia, l’innovazione tecnologica è stata foriera non solo di un maggiore benessere del consumatore - che ha ogni giorno di più il mondo a portata di mano - ma anche di notevoli insidie per i sempre più numerosi fruitori di beni e servizi digitali e per il mercato rispetto alle quali l’intervento del legislatore non sempre è stato tempestivo ed efficace come avrebbe dovuto. È inoltre storia recentissima la vicenda - da poco conclusa in Italia, Francia e Svezia con l’assunzione di impegni vincolanti da parte delle società coinvolte - che ha contrapposto le agenzie di viaggio on-line a quelle c.d. tradizionali che sono quindi dovute ricorrere all’Autorità antitrust affinché ponesse rimedio alle pratiche anticoncorrenziali che dal mercato tradizionale si erano spostate a quello on-line, cambiando ecosistema ma non i danni subiti dai consumatori a causa della distorsione della concorrenza. È questo il contesto nel quale l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, unitamente all’Accademia Italiana del Codice di Internet (IAIC), ha promosso, con il coordinamento scientifico della prof.ssa Valeria Falce dell’Università Europea di Roma e del Commissario AGCM dr.ssa Gabriella Muscolo, un convegno finalizzato a comprendere l’evoluzione dei mercati, dell’effettivo benessere e della tutela dei consumatori anche alla luce delle più recenti innovazioni normative di matrice comunitaria. Il convegno si terrà il prossimo 14 maggio, presso la sede dell’Autorità, in occasione della pubblicazione del volume "I nuovi diritti dei consumatori" curato dal prof. Alberto Maria Gambino e dall’Avv. Gilberto Nava - un commentario ragionato e analitico delle singole disposizioni del Codice del Consumo riformato, che, all’indomani del recepimento della Direttiva Consumer Rights, si propone di offrire ai diversi stakeholders un concreto ausilio nell’interpretazione e nell’applicazione della rinnovata normativa consumeristica - nonché dell’avvio della III edizione del Master in diritto della concorrenza e dell’innovazione organizzato dall’Università LUISS Guido Carli e dall’Università Europea di Roma e diretto dai professori Gustavo Olivieri e Gustavo Ghidini. L’incontro sarà presieduto e moderato dalla dr.ssa Gabriella Muscolo, componente dell’AGCM e vedrà la presenza del prof. Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e dell’on. prof. Stefano Quintarelli, oltre all’intervento dei professori Paul Nihoul, Alberto Gambino, Gustavo Olivieri, Massimiliano Granieri, Marco Gambaro, Valeria Falce, Vincenzo Meli, Giovanni Calabrò e Gustavo Ghidini. Locandina-Diritti-e-benessere-del-consumatore-nellecosistema-digitale-Roma-14-maggio-2015
    Recensione de “I nuovi diritti dei consumatori. Commentario al D.Lgs. n. 21/2014”   Contratti online, negoziazione assistita e teleselling: i nuovi diritti dei consumatori nel convegno a Roma. All’attenzione dell’Agcm
    29 aprile 2015
  • "Diritti TV del calcio, possibile accordo anti-concorrenziale", l'articolo della Prof.ssa Valeria Falce sulla Rivista di Diritto Sportivo

    Come noto, con provvedimento pubblicato il 19 maggio 2015, l’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato (“AGCM”) ha avviato un’istruttoria nei confronti della Lega Nazionale Professionisti di Serie A (“Lega”), dell’advisor di quest’ultima Infront Italy S.r.l. (“Infront Italy”), nonché di Sky Italia S.r.l. (“Sky”), Reti Televisive Italiane S.p.A. (“RTI”) e Mediaset Premium S.p.A. ( “Mediaset”), volta ad accertare l’attuazione da parte di tali soggetti di una presunta intesa restrittiva della concorrenza, contraria all’art. 101.1 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea (TFUE), nel mercato dei diritti televisivi sportivi. Nel provvedimento di avvio l’AGCM ha, in particolare, ipotizzato, sulla sola base di alcune notizie di stampa apparse nel mese di febbraio 2015, che le imprese sopra indicate abbiano concluso “accordi spartitori” nell’ambito della procedura di gara per l’assegnazione dei diritti televisivi per il Campionato di calcio di serie A nel triennio 2015-2018.

    L’articolo della Prof.ssa Valeria Falce sulla Rivista di Diritto sportivo

    12 giugno 2015
  • "I nuovi diritti dei consumatori alla prova della negoziazione assistita", i video degli interventi

    Di seguito le registrazioni video integrali degli interventi che hanno animato il convegno “I nuovi diritti dei consumatori alla prova della negoziazione assistita. D.Lgs. n. 21/2014 e D.L. n. 132/2014 a confronto”, evento che ha avuto luogo lo scorso 10 ottobre presso la Sala Europa della Corte d’Appello Penale di Roma. 7524291A presiedere i lavori il Professor Avv. Alberto Gambino (Università Europea di Roma), Ordinario di Diritto Privato e Direttore della Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali, e la moderazione affidata all’Avv. Luisa Taldone, Vice Segretaria dell'ANF Roma. Nell’occasione è stato presentato il volume edito da Giappichelli “I nuovi diritti dei consumatori. Commentario al D.Lgs. n. 21/2014“, a cura del Prof. Gambino e dell’Avv. Gilberto Nava.   "Gli obblighi di informazione a tutela del consumatore" Cons. Lorenzo Delli Priscoli, Magistrato della Suprema Corte di Cassazione   "Poteri e modalità di intervento dell’AGCM" Dott. Giovanni Calabrò, Direttore Generale per la Tutela del Consumatore, AGCM   "I contratti on line" Prof.ssa Giusella D. Finocchiaro, Ordinario di Diritto Privato, Università Alma Mater Studiorum di Bologna   "La negoziazione assistita di cui al D.L. n. 132 del 2014" Prof.ssa Filomena Santagada, Associato di Diritto Processuale Civile, Università Europea di Roma   "La nuova disciplina del teleselling" Avv. Gilberto Nava, Docente di Intellectual Property and Competition Law, Università Europea di Roma     "Il diritto di recesso nei contratti a distanza alla luce del D.Lgs. n. 21/2014" Avv. Marco Scialdone, Redattore DIMT   Conclusioni Prof. Francesco Ricci, Ordinario di Diritto Privato, Università Lum Jean Monnet di Bari 16 ottobre 2014
  • "Internet 2.0: nuovi profili della regolazione", il Convegno del 9 maggio presso l'Università Europea di Roma

    Interverranno tra gli altri i Proff. Alberto Gambino, Valeria Falce e Andrea Stazi dell'Università Europea di Roma, il Presidente dell'Agcom Angelo Marcello Cardani ed il Presidente dell'Agcm Giovanni Pitruzzella. Nel pomeriggio un panel con Paolo Coppola, deputato del Partito Democratico, Antonio Palmieri, parlamentare di Forza Italia, e rappresentanti di Rai, Mediaset e Confindustria Digitale. Il Convegno è accreditato fra gli eventi della Settimana Mondiale della Proprietà Intellettuale La regolazione delle reti in Italia e in Europa, i diritti e le tutele per i consumatori nella realtà digitale, il diritto d'autore sui nuovi media: sono alcuni dei temi al centro del Convegno "Internet 2.0: nuovi profili della regolazione", appuntamento previsto il 9 maggio prossimo presso l'Aula Master dell'Università Europea di Roma. Il Convegno rientra nell’ambito del PRIN-Progetto di Ricerca di Interesse Nazionale "La regolamentazione giuridica delle Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione (TIC) quale strumento di potenziamento delle società inclusive, innovative e sicure", di cui l'Università Europea è capofila, ed è accreditato fra gli eventi della Settimana Mondiale della Proprietà Intellettuale. Obiettivo dell’iniziativa è approfondire i numerosi profili di regolamentazione del web 2.0., muovendo dagli ambiti esistenti di regolazione, auto-regolazione e concorrenza, per poi soffermarsi sul rapporto tra accesso e controllo per gli operatori della rete e la tutela dei diritti dei consumatori negli scambi digitali. Con sguardo rivolto ai nuovi servizi offerti sul web si passerà all’analisi della disciplina della proprietà intellettuale in relazione ad un equo bilanciamento degli interessi di carattere generale quali l'accesso all'informazione, la diffusione della cultura e la privacy. La giornata di lavori, dopo gli indirizzi di saluto di P. Luca Gallizia, L.C., Magnifico Rettore dell’Università Europea di Roma, e di Giampaolo D’Andrea, Capo di Gabinetto del MiBACT, sarà introdotta dalla Prof.ssa Valeria Falce dell'Università Europea. La prima sessione "Regolazione e concorrenza a livello comunitario e nazionale", presieduta dal Professor Alberto Gambino, Coordinatore nazionale del progetto PRIN 2010-2011,  vedrà gli interventi di Roberto Viola, membro della Commissione Europea - DG Connect, Angelo Marcello Cardani, Presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), e Giovanni Pitruzzella, Presidente dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm). Nel corso della seconda sessione dedicata a "Reti, operatori e diritti in ambiente 2.0", presieduta dal Prof. Gustavo Ghidini (Università di Milano - LUISS Guido Carli),  interverranno il Prof. Paul Nihoul (Università di Lovanio), il Prof. Roberto Pardolesi, (Università LUISS Guido Carli), il Prof. Vincenzo Zeno-Zencovich, (Università di Roma Tre - Rettore UNINT) ed il Prof. Vincenzo Franceschelli (Università degli Studi Milano-Bicocca). La terza sessione che aprirà il dibattito pomeridiano sui temi "Nuovi servizi, dati, contenuti e tutele", sarà presieduta dal Prof. Salvatore Sica (Università di Salerno) ed animata dagli interventi della Prof.ssa Rosaria Romano (Università di Chieti-Pescara), del Prof. Giorgio Resta (Università di Bari) e del Prof. Andrea Stazi (Università Europea di Roma); le conclusioni sono affidate al Prof. Luigi Carlo Ubertazzi (Università di Pavia). A chiusura della giornata di studi si svolgerà una Tavola rotonda sul tema “La circolazione di contenuti digitali e l’enforcement dei diritti di autore in rete”,  organizzata in occasione della pubblicazione del Volume di Eugenio ProsperettiL’opera digitale tra regole e mercato” (Giappichelli, 2013). Siederanno al tavolo per l'introduzione Giovanni Napolitano (WIPO), il deputato del Partito Democratico Paolo Coppola e il parlamentare di Forza Italia Antonio Palmieri. Il dibattito, che sarà moderato da Marco Cecchini, giornalista del Corriere della Sera, vedrà la partecipazione di Gina Nieri, Direttore affari istituzionali e componente CdA di Mediaset, Rodolfo de Laurentiis, Presidente di Confindustria Radio TV, Carmelo Fontana, Corporate counsel di Google Italy, Andrea Appella, Deputy General Counsel Europe Asia della 21st Century Fox, Roberto Bendal, Direttore di Confindustria Digitale, Isabella Splendore, Responsabile area giuridica e internazionale della Federazione Italiana Editori Giornali, e Antonio Marano, Vice direttore generale della Rai. La partecipazione al Convegno attribuisce 8 crediti per la formazione continua degli Avvocati. Per essere accreditati è possibile inviare una email all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Layout 1
  • "Internet 2.0", tutti i video degli interventi del Convegno del 9 maggio presso l'Università Europea di Roma

    Sono online i video integrali degli interventi di “Internet 2.0: nuovi profili della regolazione", Convegno che ha avuto luogo presso l'Università Europea di Roma il 9 maggio scorso.

    I nuovi profili della regolazione di Internet: il report della ricca giornata

    Di seguito una selezione del materiale disponibile sul canale Youtube dell'Università. 30 maggio 2014
  • "Pratica commerciale aggressiva" contro operatori medico-sanitari: Antitrust sanziona società portoghese per 500mila euro

    medici"A seguito di una pratica commerciale aggressiva, è stata irrogato una sanzione di 500mila euro alla società portoghese United Directorios Lda". Ad annunciare il provvedimento è l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, la quale aveva aperto un procedimento "in base alle segnalazioni di numerosi operatori medico-sanitari italiani che hanno ricevuto fatture per importi consistenti, anche oltre mille euro, per l’iscrizione a una banca dati online a cui non avevano mai chiesto di aderire". "La pratica commerciale in questione - spiega l'Agcm in una nota - era particolarmente articolata e complessa. All’inizio la società raccoglieva i dati relativi agli operatori medico-sanitari, senza informarli preventivamente. Poi li pubblicava in un database denominato Registro Italiano dei Medici, accessibile esclusivamente online sul sito www.registromedici.com. Gli incaricati della United Directorios Lda contattavano poi sistematicamente gli operatori medico-sanitari inseriti nel Registro, chiedendo loro di verificare e correggere i propri dati riportati in un modulo: questo, una volta firmato e ritrasmesso, comportava l’inconsapevole sottoscrizione di un abbonamento al servizio telematico di annunci pubblicitari a pagamento sopra descritto, di durata triennale. In caso di mancata disdetta scritta, il rapporto veniva automaticamente rinnovato". "Solo dopo la scadenza dei termini per l’esercizio del diritto di ripensamento contrattualmente previsto - prosegue l'Authority - la società portoghese procedeva a inviare la fattura della prima rata annuale. A questa faceva seguito una lunga serie di solleciti di pagamento delle rate insolute, caratterizzati da toni sempre più aggressivi, con l’aggiunta di ulteriori somme a titolo di interessi di mora e spese di recupero. In diversi casi, inoltre, la United Directorios Lda ha rafforzato il meccanismo intimidatorio, reiterando i solleciti di pagamento e minacciando di adire un’autorità giudiziaria straniera per procedere al recupero coattivo dei crediti nei confronti delle microimprese medico-sanitarie coinvolte dalla pratica commerciale. La stessa società paventava contemporaneamente la possibilità di un ulteriore aggravio economico rispetto alle somme già richieste". 7 dicembre 2015
  • "Proprietà intellettuale e Antitrust: conflitto o sinergia?", l'intervento del Prof. Andrea Stazi

    Di seguito l’intervento con il quale il Prof. Andrea Stazi, Docente di Diritto Comparato presso l’Università Europea di Roma, ha partecipato a "Proprietà intellettuale e Antitrust: conflitto o sinergia?", convegno che ha avuto luogo lo scorso 26 marzo 2014 presso l’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato (AGCM) Il mio intervento trae origine da una questione evidente ma densa di implicazioni che mi pare emergere a seguito della relazione di Emanuela Arezzo e degli altri interventi che l’hanno preceduta. Proprietà intellettuale e antitrust: di cosa stiamo parlando? Il tema essenziale è, mi sembra, quello del rapporto tra i diritti fondamentali previsti agli artt. 16 e 17 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Il Professor Ghidini nella sua introduzione lo accennava con chiara immediatezza. Perché “tutto si tiene”? Nel suo intervento introduttivo si faceva riferimento alle ricadute penalistiche del Codice della proprietà industriale, così come anche la decisione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato riguardo al caso Roche-Novartis, analogamente, ha prodotto delle ricadute penalistiche. Emerge, in quest’ottica, la necessità di una visione sistematica dell’ordinamento, che non si chiuda a compartimenti stagni rispetto all’inquadramento di ogni fattispecie di cui si proceda all’esame (come nel caso analizzato quest’oggi dell’intersezione tra proprietà intellettuale e antitrust), bensì proceda alla luce dei diritti fondamentali che di volta in volta vengono in rilievo, i quali andranno coniugati – come ha evidenziato sempre il Prof. Ghidini in un suo recente saggio – sulla base dei criteri della gerarchia e della proporzionalità. Questo scenario di intersezione tra diritti fondamentali, che non sono soltanto la libertà di iniziativa economica tutelata dalla disciplina antitrust e la protezione della proprietà intellettuale, ma sono i tanti altri che vengono in rilievo di volta in volta (farò alcuni esempi tra breve), nel mondo del “diritto ideale” dovrebbe dare luogo a una legislazione e a un enforcement che potrebbero dirsi “a fisarmonica”, nel senso che si dovrebbero espandere e ritirare a seconda dei casi per lasciar prevalere volta per volta l’interesse principale, ossia il diritto fondamentale sottostante che in quella fattispecie è prevalente sugli altri. Così, ad esempio, negli interventi dell’AGCM cui si è accennato, la tutela del consumatore diviene altresì tutela del consumatore-paziente, che è una figura ben diversa da quella del tradizionale consumatore-cliente, poiché è chiaro che i pazienti non sono dei clienti che possono scegliere se essere o non essere consumatori, non hanno la stessa libertà di scelta di quando acquistano un bene o un servizio, e alcuni hanno più bisogno di cure sanitarie rispetto ad altri. E’ soltanto un esempio di come quella “moltiplicazione” della figura del consumatore registratasi nel diritto dell’Unione Europea degli ultimi anni, che qualcuno ha denunciato, abbia una sua ragion d’essere nella misura in cui volta per volta l’autorità competente – “meglio posizionata” nel quadro dell’ordinamento e più efficace rispetto alla tutela richiesta – intervenga a tutelare il consumatore, considerato in questo caso quale portatore di un interesse che può essere più ampio di quello del suo benessere come cliente, come ad esempio quello della tutela della sua salute (e ciò può avvenire anche – si è visto – attraverso un intervento ai sensi della disciplina antitrust). D’altronde, questo andare di volta in volta ad individuare l’interesse prevalente non deve significare che esso debba diventare quello esclusivo, poiché altrimenti si ricadrebbe nell’abuso del diritto di cui all’art 54 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE; così, ad esempio, là dove l’intervento sia volto alla tutela della proprietà intellettuale non potrà essere pretermesso il rispetto del diritto alla protezione dei dati personali e della libertà di informazione (rispettivamente di cui agli artt. 8 e 11 della Carta; cfr. e.g. le sentenze della Corte di Giustizia UE riguardo ai casi Promusicae, LSG, Bonnier Audio, Scarlet-Sabam e Sabam-Netlog). Il principio alla base di questo inquadramento, dunque, è la sussidiarietà, sia tra le discipline – ossia volta per volta dovrà applicarsi la norma e si tutelerà il diritto sottostante che prevale in quella fattispecie (variamente atteggiato, ad esempio come accennato quello del consumatore quale destinatario indiretto dell’antitrust può significare del consumatore-paziente, quindi con una visione differente da quella tradizionale) – ma anche tra le istituzioni, per cui dovrà intervenire l’istituzione che possa essere più efficace per tutelare quello specifico interesse fatto valere. Ciò, ad esempio, si verifica di frequente nelle dinamiche tra AGCM ed Autorità giudiziaria, ma anche rispetto ad altre autorità di settore; si pensi ai citati interventi appunto dell’AGCM riguardo ai casi Pfizer e Roche-Novartis, ovvero alla questione della competenza in tema di pratiche commerciali scorrette di cui da ultimo al d.lgs. n. 21/2014. In tale prospettiva, nell’ordinamento statunitense, nel 2012 e 2013 si sono registrate le sentenze relative ai casi Myriad e Mayo, nelle quali la Corte Suprema ha tutelato anche lì indirettamente, attraverso la disciplina brevettuale, quello che poi era in effetti il diritto di accesso alle cure da parte dei pazienti, che nel caso Myriad erano le donne rispetto ai test genetici relativi al cancro al seno e alle ovaie, ed erano altresì la concorrenza e l’innovazione da parte di altri produttori di test genetici. Allo stesso modo, a mio avviso – e sono in assoluta minoranza su questo, anche rispetto ad autorevole dottrina presente in sala – la Corte di Giustizia nella sentenza Brüstle del 2011, sempre in tema di invenzioni biotecnologiche, ha affermato, ribadendo quanto è previsto nella direttiva n. 98/44/CE, la prevalenza della tutela dell’embrione anche nell’ambito dell’applicazione della disciplina brevettuale (secondo lo stesso approccio che aveva seguito l’EPO nella decisione WARF del 2008). Ora, autorevoli studiosi ritengono che non si potrebbe utilizzare una disciplina nata e concepita per il mercato per tutelare dei diritti che sono esterni ad esso; ma seguendo questa linea di pensiero, ad esempio, dovrebbe abrogarsi anche il divieto della pubblicità di prodotti da fumo? Infine, mi sembra doveroso un cenno al regolamento dell’Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni sul diritto d’autore online adottato con delibera n. 680/13/CONS, come noto oggetto di diverse critiche. In proposito, al di là della necessità di rispettare la riservatezza e la libertà d’informazione cui ho accennato prima, qualcuno sostiene che il diritto d’autore sarebbe in contrasto con la liberta d’espressione; viceversa, il Presidente dell’AGCOM, nella sua Audizione al Parlamento del 15 gennaio scorso innanzi alle Commissioni riunite VII e IX, ha ricordato come la Corte Suprema degli Stati Uniti abbia affermato esattamente l’opposto (copyright quale “engine of free expression”). Del resto, i problemi sollevati da internet, così come i casi di intersezione tra proprietà intellettuale, antitrust e diritto alla salute citati quest’oggi, rendono particolarmente evidente – grazie alla notevole semplicità di diffusione, modifica e riproduzione dei contenuti – la possibilità di “relazioni pericolose” tra diritti fondamentali. In tal senso, si è parlato prima del caso Google News, ma si pensi altresì alla “bad practice” del caso Google Books: se gli interventi dei giudici rispetto a Google Books sono stati giustificati in quanto a tutela della proprietà intellettuale, nella fattispecie vi erano anche, come poi piano piano è emerso, altri diritti fondamentali che eventualmente potevano essere considerati prevalenti. In conclusione, la riflessione che propongo è la seguente: l’opportunità di una lettura “a fisarmonica” delle norme – basata sui diritti fondamentali che prevalgono di volta in volta – le quali dovrebbero essere applicate, secondo un principio di “sussidiarietà istituzionale”, da parte dell’autorità che risulti “meglio posizionata”, ossia più efficace per intervenire rispetto alla specifica fattispecie, attraverso la disciplina più utile per tutelare i diritti prevalenti nel caso in esame. 12 maggio 2014
  • "Questioni di diritto d'autore", la presentazione della Prof.ssa Valeria Falce al Convegno “Proprietà intellettuale e Antitrust: conflitto o sinergia?”

    "È pacifico il traguardo ad una moderna concenzione della concorrenza che ormai scorge un denominatore comune tra disciplina autorale e disciplina Antitrust, con l'esistenza di strumenti diversi che promuovano con tecniche diverse la finalità del benessere collettivo e la corretta allocazione delle risorse". Così la Prof.ssa Valeria Falce, ordinario di Diritto dell'Economia presso l'Università Europea di Roma, intervenendo nel corso di “Proprietà intellettuale e Antitrust: conflitto o sinergia?", convegno che ha avuto luogo lo scorso 26 marzo 2014 presso l’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato (AGCM). Di seguito il materiale presentato contestualmente all'intervento. 13 maggio 2014
  • "Search neutrality e benessere del consumatore", l'abstract dell'intervento della Prof.ssa Valeria Falce al convegno in Agcm

    Di seguito l'abstract dell'intervento con il quale la Prof.ssa Valeria Falce [*] ha partecipato al convegno “Diritti e benessere del consumatore nell’ecosistema digitale”, che ha avuto luogo nel pomeriggio di giovedì a Roma presso la sede dell'Agcm.

    Search neutrality e benessere del consumatore 

    Si riaccende il dibattito sulla neutralità dei motori di ricerca anche al di qua dell’oceano.

    Due sono le principali novità intervenute nell’ultimo mese. Da un lato le contestazioni notificate il 15 aprile u.s a Google, in cui la Commissione lamenta la preferenza che il motore di ricerca accorderebbe sistematicamente ai risultati legati o comunque riconducibili a soggetti con i quali Google intrattiene relazioni commerciali, a prescindere cioè da una effettiva rilevanza dei servizi Google rispetto alla query inserita dall’utente nella barra di ricerca. Da un altro lato, la Comunicazione del 6 maggio sulla strategia da seguire per realizzare il Mercato digitale, in cui la Commissione, nel soffermarsi sul Secondo Pilastro (creare le giuste condizioni per lo sviluppo delle reti digitali e dei servizi), riconosce al § 3 i cambiamenti epocali intervenuti, lo stravolgimento dei tradizionali modelli di business, il ruolo propulsivo della concorrenza e dell’innovazione. Ora, nell'ambito del procedimento antitrust, alla Commissione spetterà chiarire quale sia il ruolo dell'innovazione nell'economia digitale, declinare le dinamiche competitive sui mercati interessati, e di qui valutare se la condotta di Google sia riconducibile ad una (aggressiva ma pur sempre) legittima iniziativa innovativa ovvero ad una strategia che interferisce significativamente sulla concorrenza e l'innovazione. Quanto alla Strategia sul mercato digitale, la Commissione sarà chiamata ad approfondire i limiti strutturali e comportamentali connessi all’attuale architettura, per poi proporre soluzioni di metodo e di merito. La sfida che si annuncia è innanzitutto di policy. Si dovranno scoprire le carte su delicati temi, tra i quali: 1) la neutralità dei motori è un obiettivo da perseguire nella prospettiva dell’innovazione, della concorrenza e del benessere dei consumatori? 2) e semmai le evidenze confermassero la selettività nelle scelte operate da Google, l’esercizio di questa scelta avrebbe in sé una carica anticoncorrenziale o esprimerebbe l’innovatività di un servizio? 3) più tecnicamente, quella condotta qualificherebbe in sé un abuso o andrebbe accertato un effetto distorsivo? Le risposte a queste domande si inseriranno poi in un mosaico più ampio, la Digital Single Market Strategy for Europe. Qui, la Commissione preannuncia entro il 2015 un approfondimento sul ruolo delle piattaforme, sul peso della shared economy e sul contributo degli intermediari on line sotto 4 diverse ed intrecciate prospettive: 1) la trasparenza nei risultati di ricerca; 2) l’uso delle informazioni acquisite; 3) le opportunità e gli ostacoli (per consumatori e imprese) nel passaggio da una piattaforma ad un’altra; 4) le misure da introdurre per contrastare la condivisione di contenuti illegali su Internet. Alla fine bisognerà decidere come garantire un armonico sviluppo dell'ecosistema digitale. La scelta potrà consistere nel promuovere iniziative bottom up (è quanto si sta realizzando in materia di standard, brevetti e cloud), lasciare il mercato libero di esprimersi, salvo poi intervenire in caso di condotte anticoncorrenziali (è quanto sta accadendo con il caso Google UE) o, infine, sancire la sfiducia nei confronti dei meccanismi auto-regolatori del mercato, e avviare come extrema ratio un processo regolatorio.   [*] Professore di diritto dell'economia presso l’Università Europea di Roma; Membro della Commissione Ricorsi avverso i Provvedimenti dell’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi; Visiting Fellow presso lo Schuman Centre dell’Istituto Universitario Europeo; Socio Fondatore dell’Accademia Italiana del Codice di Internet; Coordinatore scientifico del Master della LUISS e dell’Università Europea di Roma in Diritto dell’innovazione e della concorrenza.
  • "Verso il recepimento della Direttiva 2014/104/UE sul risarcimento del danno antitrust", a Roma l'11 settembre

    Anche in Italia si è entrati nel vivo del recepimento della Direttiva sul private enforcement (Dir. 2014/104/UE). Con questa si conclude un percorso tortuoso che si è snodato attraverso il Libro Verde del 2005 e il Libro Bianco del 2008, per approdare ad una articolata disciplina di armonizzazione (non massima) tesa a rafforzare l'effettività delle regole di concorrenza. La strada da intraprendere è chiaramente tracciata dal Legislatore e consiste nel realizzare un più efficace coordinamento tra gli ordinamenti nazionali in materia di risarcimento del danno antitrust. Come pure è chiaramente delineato il metodo da seguire, incentrato sulla necessità di ricomporre l’asimmetria informativa che normalmente sconta chiunque (impresa, consumatore o autorità’ pubblica) subisca un danno derivante da un illecito concorrenziale. La portata innovativa di alcune delle misure di genesi comunitaria da un lato e la discrezionalità lasciata agli Ordinamenti in sede di recepimento dall'altro impongono al Legislatore ‎di operare un sapiente bilanciamento tra le diverse istanze nel rispetto del principio di proporzionalità e di qui a verificare scrupolosamente la necessità di introdurre adeguati pesi e contrappesi. Di questo si discuterà alla LUISS il prossimo 11 settembre in un Convegno organizzato nell’ambito della III Edizione del Master in Diritto della concorrenza e dell'innovazione dall’Università LUISS Guido Carli insieme all’Università Europea di Roma, con il patrocinio dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Locandina Convegno 11 settembre 2015 Al Convegno, coordinato scientificamente dalla Proff.sa Valeria Falce e dal Prof. Gustavo Olivieri, che introdurrà i lavori in qualità di Direttore del Master in Diritto della concorrenza e dell'innovazione, interverranno oltre al Prof. Giovanni Pitruzzella, Presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, e al Prof. Alberto Maria Gambino, Direttore del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università Europea di Roma, i Proff. Richard Whish e Josef Drexl, che analizzeranno le opportunità e i limiti schiusi dalla Direttiva in una prospettiva comparata. Seguirà una Tavola Rotonda sulle principali questioni problematiche che si presenteranno al legislatore nazionale in sede di recepimento, a cui prenderanno parte oltre al Cons. Roberto Chieppa, Segretario Generale della stessa Autorità e al Dott. Andrea Pezzoli, che di questa è Direttore Generale, i Proff. Bruno Sassani, dell’Università di Roma "Tor Vergata", Valeria Falce, dell’Università Europea di Roma, e Alberto Heimler, della Scuola Nazionale dell’Amministrazione. Il punto di vista delle imprese verrà presentato dall’Avv. Marcella Panucci, Direttore Generale di Confindustria, mentre quello dei consumatori verrà esaminato dall’Avv. Marco Pierani, Responsabile delle Relazioni Istituzionali di Altroconsumo. Le conclusioni saranno affidate al Prof. Gustavo Ghidini, dell’Università LUISS Guido Carli. Presidente e moderatore della Tavola Rotonda sarà il Cons. Massimo Scuffi, Presidente del Tribunale di Aosta. Il convegno di studi, con la partecipazione di illustri studiosi ed eminenti rappresentanti delle istituzioni, si propone di offrire al legislatore nazionale spunti di riflessione e possibili soluzioni per il difficile compito che lo attende. È stato richiesto l’accreditamento per la formazione continua degli Avvocati e dei Dottori Commercialisti. La partecipazione è gratuita, previa iscrizione all’indirizzo mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • “Diritti e benessere del consumatore nell’ecosistema digitale”: i video del convegno presso l’Agcm

    Di seguito i video degli interventi al convegno “Diritti e benessere del consumatore nell’ecosistema digitale”, evento che ha avuto luogo il 14 maggio 2015 a Roma ed è stato promosso dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato e dall’Accademia Italiana del Codice di Internetin occasione della pubblicazione del volumeI nuovi diritti dei consumatori. Commentario al D.Lgs. n. 21/2014”,curato dal Prof. Alberto Gambino e dall’Avv. Gilberto Nava, nonché dell’avvio della III edizione del Master in diritto della concorrenza e dell’innovazioneorganizzato dall’Università LUISS Guido Carli e dall’Università Europea di Roma.

    Il report e i materiali del convegno

    Prof. Giovanni Pitruzzella Presidente Agcm

    Prof. Gustavo Olivieri Università LUISS Guido Carli e Direttore del Master

    Prof. Paul Nihoul University of Louvain e Presidente di Ascola

    On. Stefano Quintarelli Deputato di Scelta Civica e Presidente del Comitato di Indirizzo Agid

    Prof. Alberto Gambino Presidente Accademia Italiana del Codice di Internet

    Dott.ssa Gabriella Muscolo Componente Agcm

    Prof. Marco Gambaro Università degli Studi di Milano

    Prof.ssa Valeria Falce Università Europea di Roma

    Prof. Massimiliano Granieri Università degli Studi di Brescia

    Prof. Vincenzo Meli Università degli Studi di Palermo

    Dott. Giovanni Calabrò Direttore generale Tutela del Consumatore in Agcm

    Prof. Gustavo Ghidini Università LUISS Guido Carli 22 maggio 2015
  • “Diritti e benessere del consumatore nell’ecosistema digitale”: report, video, audio e materiali del convegno presso l'Agcm

    L'evento, promosso dalla stessa Autorità e dall'Accademia Italiana del Codice di Internet, ha avuto luogo il 14 maggio. Hanno partecipato ai lavori il Presidente dell'Antitrust Giovanni Pitruzzella, l'on. Stefano Quintarelli e diversi accademici impegnati nell'analisi dello scenario aperto dai mercati digitali "Abbiamo identificato i fenomeni ambientali, nuovi e complessi, del sistema Internet, esaminato le regole esistenti e i loro enforcement, ma soprattutto abbiamo tentato di formulare delle proposte di regolamentazione futura e di evoluzione dell'enforcement stesso". È così che la Dott.ssa Gabriella Muscolo[audio], componente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, ha chiuso i lavori di “Diritti e benessere del consumatore nell’ecosistema digitale”, evento che ha avuto luogo presso l'Auditorium dell'Agcm nel pomeriggio di giovedì 14 maggio. A promuovere l'appuntamento la stessa Authority unitamente all’Accademia Italiana del Codice di Internet in occasione della pubblicazione del volumeI nuovi diritti dei consumatori. Commentario al D.Lgs. n. 21/2014 ”,curato dal Prof. Alberto Gambino e dall’Avv. Gilberto Nava, nonché dell’avvio della III edizione del Master in diritto della concorrenza e dell’innovazione organizzato dall’Università LUISS Guido Carli e dall’Università Europea di Roma.

    I video degli interventi

    Il Prof. Giovanni Pitruzzella[audio],Presidente dell’Agcm, ha aperto i lavori sottolineando che "nell'ultimo periodo l'Antitrust tende ad instaurare un rapporto sempre più frequente con l'accademia, con gli studiosi e con gli operatori proprio perché parliamo di un diritto di frontiera che richiede una evoluzione costante in rapporto con le grandi trasformazioni della tecnologia e dell'economia che caratterizzano questa era. La tutela del consumatore in ambiente digitale presenta delle peculiarità non solo normative, ma lancia una sfida alle Autorità antitrust, che l'Agcm ha raccolto in pieno aprendo e concludendo casi di un certo rilievo anche a livello europeo sia sul terreno della tutela del consumatore sia su quello della tutela della concorrenza. Sul primo piano ci siamo mossi come apripista, anche perché l'Autorità italiana gode di strumenti di enforcement probabilmente più raffinati rispetto a quelli di cui dispongono altri, ma sempre in una collaborazione che prevede scambi di informazioni in merito a un tema sul quale la Commissione europea credo voglia investire. Sul secondo secondo versante, abbiamo agito a stretto contatto con le altre Autorità, in particolare con quella francese e quella svedese, per raggiungere decisioni comuni". Il Prof. Gustavo Olivieri[audio],Direttore del Master, ha successivamente sottolineato il collegamento "fra le questioni affrontate nel volume e l'agenda che è stata recentemente pubblicata sotto forma di comunicazione dalla Commissione Europea sul mercato unico digitale, che apre un vero e proprio cantiere che occuperà gli ordinamenti nazionali per i prossimi anni sotto vari profili fra cui certamente quello della tutela del consumatore. Tra gli argomenti segnalati nell'agenda della Commissione c'è infatti, al paragrafo 3.4, rafforzare la fiducia nei servizi digitali e la sicurezza degli stessi, in particolare per quanto riguarda il trattamento dei dati personali. Da questo punto di vista mi sembra che una delle chiavi di lettura sia delle novità recenti sia in prospettiva possa essere proprio quella di rafforzare la tutela e la confidenza dei consumatori con l'accesso ai servizi in rete. In questo senso credo che i dati recentemente pubblicati dall'Osservatorio sulle comunicazioni per l'Italia siano eloquenti e segnalino un preoccupante ritardo del nostro Paese. Basti citare che gli italiani che usano Internet per fare degli acquisti sono meno della metà della media europea". "Non credo - ha chiosato il Prof. Olivieri - basti soltanto rafforzare l'armamentario giuridico e la tutela per migliorare il quadro, ma è certamente uno degli elementi sui quali occorre lavorare per avvicinare i consumatori italiani all'uso della rete come strumento di acquisto e utilizzo di beni e di servizi. Diversi punti meritano di essere individuati: un primo tema è quello delle interferenze tra questa disciplina e altri settori che ne sono toccati e coinvolti, e penso al settore dei servizi di pagamento; un secondo settore che necessita di un coordinamento è quello del diritto d'autore sulla rete. Terzo punto, più in generale, sappiamo che in questi mesi si sta studiando l'attuazione della direttiva sui sitemi alternativi di risoluzione delle controversie; ci sono settori dove si è già fatto qualcosa di egregio, ma certamente c'è tutto il mondo dei servizi e dei prodotti commerciali che a mio avviso va pensato e coordinato per dare maggiore efficacia ed effettività alla tutela dei consumatori con servizi di risoluzione delle controversie che allo stato non possono dirsi, nel nostro Paese, sufficientemente sviluppati e che credo l'attuazione della direttiva contribuirà a rendere più efficienti". La sessione su Internet come facilitatore nella creazione e condivisione di beni e servizi è stata aperta dal Prof. Paul Nihoul[audio] (University of Louvain e Presidente di Ascola), il quale ha tracciato una evoluzione storica dei mezzi di comunicazione e delle peculiarità introdotte nelle varie fasi, concludendo sulla tensione e sulla convivenza tra una competizione "distruttiva" e una competizione "costruttiva". Convegno 14 maggio 2015 1 Dopo di lui l'On. Stefano Quintarelli[audio], deputato di Scelta Civica e Presidente del Comitato di Indirizzo dell'Agenzia per l'Italia digitale, ha esordito affermando che "il tema è squisitamente politico. Purtroppo in parlamento, in Italia, su mille parlamentari siamo solo tre informatici; l'effetto netto è che quando si discute di certe cose spesso non se ne capisce la rilevanza".  Quintarelli ha esaminato uno scenario nel quale "quelli che una volta erano abilitatori oggi sono nuovi intermediari", descrivendo Internet come "la dimensione immateriale dell'esistenza" e sostenendo che "mettere insieme la parola neutralità con motore di ricerca è un ossimoro. Il motore di ricerca deve fare delle scelte, e la trasparenza dell'algoritmo è una cosa impossibile. Anche se un problema esiste e dobbiamo farci la punta al cervello per trovare la soluzione". Convegno 14 maggio 2015 4Il Prof. Alberto Gambino[audio],Presidente dell'Accademia, ha ripercorso il lavoro che ha portato al commentario, prima di spiegare: "L'Accademia è una sorta di spin off del Prin La regolamentazione giuridica delle Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione (TIC) quale strumento di potenziamento delle società inclusive, innovative e sicure, ed è dunque una prosecuzione del percorso di studio di questi temi e contenuti, ai quali si punta a dare una caratterizzazione più pratica e pragmatica anche in una cornice di dialogo con le istituzioni e le autorità". La discussione che ne è seguita è stata presieduta e moderata dalla dott.ssa Muscolo: "I primi a dover migliorare la conoscenza dell'alto tasso tecnologico alla base dei nuovi mercati siamo proprio noi enforcer. Un assunto fondamentale è che tra mercato e diritti non vi è antinomia, ma questo mercato digitale è speciale e al suo interno si aprono questioni rilevanti". Convegno 14 maggio 2015 2 Il Prof. Marco Gambaro[audio] dell'Università degli Studi di Milano è intervenuto con una relazione dal titolo Dinamiche competitive in rete: "Agli albori della rete molti economisti sostenevano che con Internet, essendo più facile confrontare i prezzi, il mercato sarebbe andato meglio e la concorrenza avrebbe funzionato di più. Allo stesso tempo alcuni filoni di pensiero sostenevano che alcune nicchie non sfruttate a causa dei costi di transazione sarebbero state occupate. Ma la dispersione dei prezzi resta evidente anche nei mercati elettronici e la lunga coda non è così incisiva come si sperava". "Non è un fenomeno nuovo, ma la dimensione verticale della concorrenza è aumentata nei mercati digitali. Non è più utilizzabile un approccio statico all'attività di promozione della concorrenza, la definizione statica dei mercati funziona solo parzialmente. E il tema delle autorità antitrust diventa quello di assicurare che questo gioco dell'innovazione, dove i monopoli vengono scardinati da altra innovazione, possa evolvere nel modo corretto". "Su un altro fronte - ha proseguito il Prof. Gambaro - con i mercati digitali i consumatori si trovano in posizione più sfavorevole rispetto al negozio tradizionale; se infatti chi acquistava aveva la possibilità di tenere i soldi in una mano e il prodotto nell'altra, pagando a valle, ora deve pagare prima e sperare gli arrivi il prodotto, mentre gli intermediari sono distanti, le comunicazioni con essi spesso difficoltose e le piattaforme declinano responsabilità di terze parti. Credo bisognerà ragionare su come compensare alcune asimmetrie". Search neutrality e consumer welfare è stato l'argomento sul quale si è focalizzata la Prof.ssa Valeria Falce[audio] dell'Università Europea di Roma: "Due sono le principali novità intervenute nell’ultimo mese: da un lato le contestazioni notificate il 15 aprile scorso a Google, in cui la Commissione lamenta la preferenza che il motore di ricerca accorderebbe sistematicamente ai risultati legati o comunque riconducibili a soggetti con i quali Google intrattiene relazioni commerciali, a prescindere cioè da una effettiva rilevanza dei servizi Google rispetto alla query inserita dall’utente nella barra di ricerca; da un altro lato, la Comunicazione del 6 maggio sulla strategia da seguire per realizzare il Mercato unico digitale, in cui la Commissione, nel soffermarsi sul Secondo Pilastro (creare le giuste condizioni per lo sviluppo delle reti digitali e dei servizi), riconosce i cambiamenti epocali intervenuti, lo stravolgimento dei tradizionali modelli di business, il ruolo propulsivo della concorrenza e dell’innovazione". "Nell’ambito del procedimento antitrust, alla Commissione spetterà chiarire quale sia il ruolo dell’innovazione nell’economia digitale, declinare le dinamiche competitive sui mercati interessati, e di qui valutare se la condotta di Google sia riconducibile ad una, aggressiva ma pur sempre legittima, iniziativa innovativa ovvero ad una strategia che interferisce significativamente sulla concorrenza e l’innovazione. Quanto alla Strategia sul mercato digitale, la Commissione sarà chiamata ad approfondire i limiti strutturali e comportamentali connessi all’attuale architettura, per poi proporre soluzioni di metodo e di merito”. "La sfida che si annuncia è innanzitutto di policy. Si dovranno scoprire le carte su delicati temi; ad esempio, la neutralità dei motori è un obiettivo da perseguire nella prospettiva dell’innovazione, della concorrenza e del benessere dei consumatori? E semmai le evidenze confermassero la selettività nelle scelte operate da Google, l’esercizio di questa scelta avrebbe in sé una carica anticoncorrenziale o esprimerebbe l’innovatività di un servizio? Più tecnicamente, quella condotta qualificherebbe in sé un abuso o andrebbe accertato un effetto distorsivo?”. "Nell'ambito del più ampio mosaico disegnato dalla Digital Single Market Strategy for Europe, la Commissione ha preannunciato entro il 2015 un approfondimento sul ruolo delle piattaforme, sul peso della shared economy e sul contributo degli intermediari on line sotto quattro diverse ed intrecciate prospettive: la trasparenza nei risultati di ricerca, l’uso delle informazioni acquisite; le opportunità e gli ostacoli, per consumatori e imprese, nel passaggio da una piattaforma ad un’altra e le misure da introdurre per contrastare la condivisione di contenuti illegali su Internet". "Alla fine - ha concluso - bisognerà decidere come garantire un armonico sviluppo dell’ecosistema digitale. La scelta potrà consistere nel promuovere iniziative bottom up, ed è quanto si sta realizzando in materia di standard, brevetti e cloud, lasciare il mercato libero di esprimersi, salvo poi intervenire in caso di condotte anticoncorrenziali, ed è quanto sta accadendo con il caso Google Ue, o, infine, sancire la sfiducia nei confronti dei meccanismi auto-regolatori del mercato, e avviare come extrema ratio un processo regolatorio". Il Prof. Massimiliano Granieri[audio] (Università degli Studi di Brescia) ha concentrato la sua attenzione su Economia della conoscenza ed evoluzione dei mercati, approfondendo le criticità emerse in relazione al servizio Google News e al non sempre facile rapporto con gli editori in Europa: "Innanzitutto, ci troviamo a chiederci se sia estendibile la tutela proprietaria ad oggetti nuovi come gli snippets; in secondo luogo, è interessante notare che ci troviamo di fronte ad un inedito caso di rapporto tra proprietà intellettuale e concorrenza. Di solito il titolare del diritto abusava della sua proprietà per escludere un competitor, qui sarebbe invece il titolare a subire l'abuso da un soggetto che non si sa neanche bene se si possa considerare un concorrente. Entrano infine in ballo diritti fondamentali come quello all'informazione". “Bisogna dunque domandarsi innanzitutto se si possa argomentare un presidio proprietario, con tre prospettive; si, no e forse. La prima alletta gli editori, la seconda Google, la terza è una strada che porterebbe sostanzialmente a riconoscere un'eccezione a questo tipo di aggregazione delle notizie. Di sicuro c'è che questo caso in giro per l'Europa al momento ha prodotto dei danni, tanto da portare Google ad interrompere il suo servizio in Spagna, e bisogna dunque chiedersi se i consumatori stiano meglio o peggio. Quando il caso è approdato di fronte all'Agcm, essa ha rimandato il caso al legislatore con l'argomento che non può creare un presidio proprietario”. "È chiaro - ha chiuso il Prof. Granieri - che c'è un profilo di contrasto tra tecnologia e diritto d'autore, un contrasto che genera equilibri puntuali che si creano apparentemente con gli interventi del legislatore ma che in realtà vengono creati da movimenti di mercato", indicando come strada maestra per il regolatore quella di assecondare i movimenti stessi e non tentare di interferire con le naturali dinamiche di mercato. Nuove forme contrattuali e obblighi normativi è stato il focus del Prof. Vincenzo Meli[audio] (Università degli Studi di Palermo): "Da un lato abbiamo uno scenario modernissimo, dall'altro questo scenario esaspera problemi vecchi. Di fronte a questo mercato immateriale e globale abbiamo problemi materiali, locali e personali. In Europa siamo passati da norme tutto sommato abbastanza semplici, a norme sempre più complicate. La sfida dell'Authority è dunque su quali categorie e strumenti usare per interpretare queste nuove norme". Il Dott. Giovanni Calabrò[audio], Direttore generale per la tutela del Consumatore in Agcm, ha ripercorso alcuni dei recenti interventi dell'Authority chiosando che "oggi il consumatore ha bisogno di una tutela immediata. Certo l'Agcm non può dare tutela al singolo consumatore, ma è anche vero che spesso da singole segnalazioni emergono dei veri e propri iceberg". E allargando la visuale sull'Europa: "Abbiamo oltre 300 milioni di europei che fanno transazioni e solo il 15% di essi riesce a superare le frontiere, dato che ci fa capire molto sulle barriere e difficoltà ancora esistenti tra gli Stati. Da una parte dunque c'è il progetto ambizioso della Commissione, dall'altro occorre rafforzare la fiducia rafforzando le tutele. Va detto infine che la Commissione con la Direttiva consumer rights ha riavvicinato sistemi che avevano in alcuni casi discipline molto diverse e ha lanciato una importante campagna di educational. Perché l'idea di fondo è che il consumatore deve essere informato, non bastano direttive ed enforcement". L'ultimo intervento è stato quello del Prof. Gustavo Ghidini[audio 1 / audio 2] (Università LUISS Guido Carli), Condirettore del Master, incentrato su un particolare tipo di consumo, quello di prodotti finanziari: "Penso ad un risparmiatore che ha una modesta preparazione e sulle cui scelte di investimento la pubblicità può costituire una rilevante e concorrente fonte di influenza"; esaminando alcune delle tutele riconosciute al consumatore nell'ambito dell'acquisto di "beni mobili di consumo ordinari" il Prof. Ghidini ha affermato che "non si vede il motivo per negare una tutela corrispondente ai clienti al dettaglio di emittenti intermediari e distributori di prodotti finanziari perché in questa attività si espone il pubblico a rischi ben più elevati rispetto a quelli di un elettrodomestico inefficiente". "Sarei felice - ha auspicato la Dott.ssa Muscolo in chiusura - di dedicare nella Rivista Italiana di Antitrust una sezione ai risultati di questo convegno, sezione che proporrei di intitolare Don't look back".

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Queste le valutazione che aprono una nota congiunta diffusa dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) e dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom)  al termine della “Indagine conoscitiva sulla concorrenza statica e dinamica nel mercato dei servizi di accesso e sulle prospettive di investimento nelle reti di telecomunicazioni a banda larga e ultra-larga”. 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Ne discende, quindi, la necessità di colmare il ritardo che l’Italia sconta nello sviluppo delle reti di comunicazione a banda ultra-larga e nella diffusione delle competenze digitali nella popolazione e tra le imprese. Sulla base di queste premesse, le due Autorità, prospettando diversi scenari tecnologici e di mercato con le relative ricadute in termini competitivi, hanno fornito un contributo tecnico – condiviso – funzionale alla comprensione ed alla valutazione dei risultati conseguibili attraverso l’iniziativa privata e, di conseguenza, utile alla definizione di un contesto istituzionale di regole e, più in generale, di una politica pubblica efficace, coerente e trasparente". Più in dettaglio, ecco alcuni punti qualificanti dell’analisi. Le reti ed i servizi di nuova generazione La realizzazione delle reti di nuova generazione deve essere riconosciuta come un’esigenza prioritaria per la competitività dell’intero sistema economico e per la crescita, meritevole di un intervento di politica pubblica, in quanto le sole forze di mercato non portano – naturalmente – al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea. I motivi sono noti. Per un verso, l’Italia non è caratterizzata da una diffusa cultura digitale e sono poche le famiglie (e le imprese) connesse ad Internet, come pure risulta modesto l’utilizzo dei servizi digitali on-line. Per altro verso, gli investimenti delle imprese private sono insufficienti – nel medio periodo – a garantire lo sviluppo diffuso delle reti di nuova generazione. Ciò in quanto si tratta di investimenti che comportano significativi costi irrecuperabili, mentre i connessi ricavi incrementali attesi dagli operatori appaiono altamente incerti. Ed è proprio tale incertezza, peraltro in un contesto di progressiva riduzione di ricavi e margini nell’industria delle TLC, che costituisce probabilmente il principale fattore di rischio che incide sugli (insufficienti) investimenti nelle nuove infrastrutture. Tuttavia, per programmare gli investimenti, sarebbe riduttivo considerare solo l’attuale domanda di servizi a banda ultra-larga, senza valutare che – nei prossimi anni – la domanda di banda crescerà considerevolmente, sia con riguardo agli utilizzi delle famiglie (video on-line, ad esempio), sia con riguardo alle esigenze della Pubblica Amministrazione e delle imprese private (cloud computing, ad esempio). Piano strategico nazionale per lo sviluppo delle reti Appare fondamentale la definizione di un Piano strategico nazionale per lo sviluppo delle infrastrutture che individui in maniera organica le aree di intervento, semplifichi le relazioni tra i diversi decisori coinvolti e svolga una pianificazione degli interventi sulle infrastrutture, proseguendo nel contempo con l’accelerazione della digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. Ciò al fine di ridurre le incertezze che possono gravare sulle scelte di investimento degli operatori privati, rallentando lo sviluppo delle infrastrutture. In questo contesto, assume un rilievo significativo anche la politica di sostegno della domanda. Si potrebbero considerare ad esempio interventi pubblici volti a promuovere una maggiore trasparenza della qualità delle connessioni on-line al fine di rendere gli utenti maggiormente consapevoli della differenziazione dei servizi di connettività a Internet. Particolarmente efficaci possono essere politiche di sostegno della domanda sotto forma di voucher, sovvenzioni, benefici fiscali per le famiglie e/o imprese che vogliano dotarsi di una connettività a banda ultra-larga. Dal lato dell’offerta, occorre garantire che gli enti locali contribuiscano attivamente all’obiettivo di digitalizzazione attraverso i necessari interventi di semplificazione amministrativa che, coerentemente con le iniziative promosse a livello legislativo, consentano di ridurre i tempi e i costi per la posa delle infrastrutture in fibra ottica. Vi è – inoltre – un evidente spazio per l’intervento pubblico diretto nelle aree del Paese che non risultano coperte dai piani di investimento privati. L’investimento pubblico deve però chiaramente coniugarsi con modalità di selezione degli operatori e scelte architetturali idonee a garantire una effettiva concorrenza. Agenda Digitale Europea, programmi pubblici, ruolo dei privati Il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea può richiedere un differente insieme di politiche pubbliche che possono riguardare anche aree nelle quali gli operatori privati hanno già definito piani di investimento. In queste circostanze, è evidente che, tanto più la politica pubblica assume un ruolo di guida del processo innovativo del settore, tanto più occorre tenere presente i rischi per il funzionamento dei mercati e per il processo concorrenziale, sia nella sua declinazione statica che dinamica. Più in generale, l’intervento pubblico – che appare necessario anche nel nostro Paese per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea – può intrecciarsi con scenari di organizzazione del settore che presentano gradi di problematicità differenti con riguardo agli impatti concorrenziali e le misure regolamentari. "La realizzazione di un assetto di mercato caratterizzato dall’esistenza di un operatore di rete puro, non verticalmente integrato nella fornitura di servizi agli utenti finali - proseguono le Authorities - costituisce evidentemente lo scenario ideale sotto il profilo concorrenziale e più lineare dal punto di vista della regolamentazione; tuttavia, si tratta di uno scenario di assai difficile realizzazione concreta. Un eventuale scenario alternativo, in cui la struttura di mercato venisse a riorganizzarsi solo sulla figura dell’operatore dominante verticalmente integrato, implicherebbe – al contrario – uno scrutinio particolarmente attento sia sotto il profilo antitrust, sia in relazione alla sua disciplina regolamentare. Un terzo scenario è quello in cui si sviluppano forme di co-investimento tra una pluralità di operatori, eventualmente anche attraverso la costituzione di joint venture. Se quest’ultima opzione venisse realizzata in modo da non restringere ingiustificatamente gli spazi per il confronto concorrenziale - chiude la nota - potrebbe essere considerata come soluzione di second best dal punto di vista concorrenziale, ma con il merito di accelerare i processi di investimento nelle reti di nuova generazione". 10 novembre 2014
  • Agenzie turistiche on line: l'Antitrust avvia istruttoria nei confronti di Booking ed Expedia per "verificare l’esistenza di violazioni concorrenziali”

    A detta dell'Agcm "attraverso le commissioni e le clausole previste nei contratti con le strutture alberghiere limiterebbero la concorrenza nei servizi di prenotazione ostacolando la possibilità per i consumatori di trovare offerte migliori" L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato(Agcm), nella riunione del 7 maggio 2014, su segnalazione di Federalberghi, del gruppo Antitrust del Nucleo Speciale Tutela Mercati della Guardia di Finanza e di AICA, ha deciso di avviare un’istruttoria per verificare se le agenzie turistiche on line Booking ed Expedia limitino, attraverso gli accordi con le strutture alberghiere, la concorrenza sul prezzo e sulle condizioni di prenotazione tra i diversi canali di vendita, ostacolando la possibilità per i consumatori di trovare sul mercato offerte più convenienti. Oggetto di analisi dell’Antitrust sono "le clausole previste da Booking ed Expedia che vincolano le strutture ricettive a non offrire i propri servizi alberghieri a prezzi e condizioni migliori tramite altre agenzie di prenotazione online, e in generale, tramite qualsiasi altro canale di prenotazione (siti web degli alberghi compresi)". Secondo l’Antitrust l’utilizzo di queste clausole da parte delle due principali piattaforme presenti sul mercato "potrebbe limitare significativamente la concorrenza sia sulle commissioni richieste alle strutture ricettive che sui prezzi dei servizi alberghieri, in danno, in ultima analisi, dei consumatori finali". Il procedimento deve concludersi entro il 30 luglio 2015. 19 maggio 2014
  • Anno IV - Numero 1 - Gennaio/Marzo 2014

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    Con contributi di

    Giulia Arangüena, Vincenzo Lino, Gilberto Nava, Giulio Pascali, Giorgio Santoro

    Sommario

    Cultura, industria e proprietà intellettuale 

    Il Regolamento AGCOM in materia di tutela del Diritto d’autore sulle Reti di comunicazione elettronica (d.lgs. 9 aprile 2003, n. 70) di Giorgio Santoro

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    Mercato, concorrenza e regolazione 

    Bitcoin: una sfida per policymakers e regolatori di Giulia Arangüena

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    Pratiche commerciali e tutela dei consumatori

    Il legislatore interviene nuovamente sul riparto di competenze tra Agcom e Autorita di settore in merito all'applicazione delle pratiche commerciali scorrette: la soluzione definitiva? di Gilberto Nava

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    Le pratiche commerciali scorrette tornano ad AGCM…o forse no? Un primo imprevisto effetto della pubblicazione del D.lgs.n.21/2014 di Giulio Pascali

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    Diritti della persona e responsabilità in rete 

    Gli enti non-profit nello Stato, nella Società Civile e nel Mercato. Dal liberismo al liberalismo sociale di Vincenzo Lino

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    Rubrica “Diverso Avviso” a cura di Gustavo Ghidini

    Opere dell’ingegno: più libertà per i “derivati culturali”

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  • Antitrust ed eCommerce: sanzioni per mezzo milione di euro a quattro operatori

    L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha sanzionato per "mancata consegna dei prodotti" i quattro operatori di eCommerce Kgegl, Moonlooker, Il Mercato dell’Affare e Zionsmartshop. Complessivamente le sanzioni ammontano a 500mila euro. "I procedimenti - spiega in una nota la stessa Antitrust - sono scaturiti dalle numerose segnalazioni di consumatori che lamentavano comportamenti gravemente scorretti da parte di aziende specializzate nelle vendite on line. Questi consistevano, in  particolare, nella diffusione di informazioni non veritiere sulla disponibilità e sui tempi di consegna dei prodotti offerti e nell’opporre difficoltà di varia natura al rimborso delle somme pagate per prodotti che non venivano consegnati ovvero all’esercizio di alcuni diritti contrattuali dei clienti, come per esempio il recesso". "Queste iniziative - prosegue la nota - s’inquadrano nel contesto di un monitoraggio organico sul settore delle vendita a distanza, volto ad assicurare comportamenti corretti dagli operatori che operano nel commercio elettronico, anche in rapporto alla posizione particolarmente debole dei consumatori". 24 agosto 2015
  • Antitrust sanziona Roche e Novartis per l’intesa restrittiva nel mercato dei farmaci biotecnologici: nota al provvedimento del 27/02/2014

    di Martina Provenzano  Abstract: nella nota che segue si dà conto delle motivazioni corredate al provvedimento emanato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, volto a sanzionare le società farmaceutiche Roche e Novartis per l’intesa orizzontale restrittiva della concorrenza posta in essere nel mercato dei farmaci biotecnologici. A margine del commento, vengono brevemente sviluppate alcune considerazioni critiche, descrivendo il processo di riforma in atto, tanto sul piano legislativo che su quello giurisprudenziale, nell’ambito dell’impiego off-label dei farmaci.  Il 27 febbraio 2014 l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha irrogato le società farmaceutiche capogruppo Roche e Novartis, con oltre 180 milioni di euro, per aver posto in essere un’intesa (orizzontale) restrittiva della concorrenza nel mercato dei farmaci biotecnologici, impiegati per la cura delle patologie della vista, e per aver procurato un danno ingente al Sistema Sanitario Nazionale italiano (SSN). A conclusione del procedimento avviato dall’AGCM, in contraddittorio tra le parti e gli altri soggetti intervenuti, infatti, è emerso che le due società farmaceutiche si erano previamente accordate per ostacolare il commercio del farmaco Avastin, usato off-label per curare le stesse patologie curate dal farmaco clone [1] Lucentis, quest’ultimo usato on-label e molto più costoso. In breve, si dice che un farmaco viene usato on-label quando vengono rispettate le indicazioni terapeutiche e le modalità di somministrazione riportate nel riassunto delle caratteristiche del prodotto (RCP). Viceversa, si dice che un farmaco viene usato off-label quando viene impiegato per una diversa indicazione terapeutica, per un diverso dosaggio, o per un diverso gruppo di pazienti riportati in RCP e diversi da quelli per cui il farmaco ha ottenuto l’autorizzazione all’immissione in commercio (AIC). In ambito europeo, la disposizione normativa di riferimento è l’art. 5, comma 1, direttiva 2001/83/CE; in Italia, la legislazione è molto più complessa e, in definitiva, si rimette al libero convincimento del medico curante purché dell’impiego off-label di quel farmaco sia stato dato atto nella letteratura scientifica. A tutt’oggi tale pratica risulta fortemente disincentivata dall’entrata in vigore della L. n. 189/2012 che, mentre da un lato esclude la responsabilità penale per colpa lieve del medico che si attiene a linee guida e alle buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica, dall’altro lato ha introdotto un criterio di responsabilità civile di tipo extracontrattuale per le decisioni terapeutiche prese quando le informazioni sulla sicurezza delle terapie risultano controverse (come nell’impiego del farmaco off-label). Invero, dal carteggio raccolto nel corso della fase istruttoria, è emerso che Roche, in qualità di “Marketing Authorization Holder” (MAH) del farmaco Aventis, tra il 2007 e il 2011 abbia posto in essere numerose attività volte ad ottenere da varie autorità di vigilanza avvertenze e limitazioni sull’uso off-label di Avastin. Secondo l’AGCM, alla base di queste attività vi era l’accordo, concluso tra Novartis e Roche, di sviluppo e commercializzazione esclusiva del farmaco Lucentis, che riconosceva i diritti commerciali esclusivi sullo stesso farmaco al di fuori degli Stati Uniti, dietro pagamento di un importo fisso e di royalties in favore di Roche. Novartis, dopo aver ottenuto dall’European Medicine Agency (EMA) l’AIC nell’Unione europea, aveva anche ottenuto dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) la collocazione del Lucentis nella classe farmacologica H/OSP1. La conseguenza è stata quella di declassare l’Avastin, impiegato off-label, in favore del Lucentis: quest’ultimo, costituendo una “valida alternativa terapeutica” on-label, ai sensi del L. n. 648/1996, ha ottenuto la rimborsabilità da parte del SSN. Come noto, per intese restrittive della concorrenza si intendono tutti quei comportamenti delle imprese che, invece di competere tra loro, si accordano per impedire, restringere o falsare la concorrenza (ad es. fissando congiuntamente i prezzi, spartendosi i mercati, sottoscrivendo accordi distributivi in esclusiva). Le intese restrittive sono dunque vietate dall’art. 101 TFUE  e, in Italia dall’art. 2, L. 287/1990,  in quanto idonee a pregiudicare il libero commercio tra gli Stati membri o all’interno del territorio di uno Stato membro, avuto riguardo al contesto economico e giuridico, ossia al mercato rilevante. La ratio del divieto si colloca nella necessità di raggiungere gli obiettivi del mercato unico europeo, il quale potrebbe essere pregiudicato da un’influenza diretta, indiretta, attuale o potenziale sulle correnti di scambio tra Stati membri. Analogamente, allorché le pratiche restrittive siano attuate all’interno del territorio di un solo Stato membro, la compartimentazione del mercato che ne deriva si ritiene in grado di ostacolare di per sé l’integrazione economica voluta invece dai Trattati dell’Unione europea. Ebbene, nel caso in commento, l’AGCM sembra aver tenuto conto dei seguenti elementi: a) in primo luogo, del fatto che i farmaci Avastin e Lucentis coprissero l’intero mercato rilevante dei farmaci biotecnologici impiegati per la cura delle patologie della vista; b) in secondo luogo, del fatto che Novartis non dovesse temere la concorrenza dell’Avastin grazie all’accordo di sviluppo e commercializzazione concluso con Roche; c) in terzo luogo, del fatto che quest’ultima trovasse maggior convenienza a mantenere i profitti derivanti dalle royalties piuttosto che dalla registrazione dell’Avastin come farmaco on-label. Secondo l’AGCM, dunque, le due società avrebbero posto in essere un vero e proprio piano di “differenziazione” dei due farmaci, per evidenziare in maniera artificiosa profili di specifica pericolosità dell’uso off-labeldi Avastin; attività di condizionamento informativo funzionali a sostenere l’intesa restrittiva della concorrenza nel mercato dei farmaci biotecnologici per la cura di patologie visive. In definitiva, a conclusione del procedimento, risulta che l’intesa orizzontale restrittiva abbia consentito la massimizzazione dei profitti di entrambe le società e abbia profondamente alterato i meccanismi della domanda, limitando la libertà di scelta dei consumatori e dei medici. Gli effetti che ne sono derivati si sono ripercossi sul SSN e sul Sistema Sanitario Regionale (SSR), stando alla necessità di riprogrammare le risorse finanziarie da destinare all’acquisto del farmaco più costoso, nonché su tutti i pazienti che hanno concretamente subito una limitazione nell’accesso alle cure. A margine di questo commento si ritengono opportune alcune osservazioni critiche. Come si è avuto modo di accennare, le disposizioni normative attualmente vigenti in Italia e volte a regolare l’impiego di farmaci off-label sono assai complesse e limitanti. Tuttavia, le motivazioni corredate al provvedimento sanzionatorio de quo sembrano quasi proiettare un percorso di riforma tale per cui si agevoli l’impiego di farmaci off-label, almeno quando tale farmaco sia stato giudicato omologo o equivalente rispetto ad altro farmaco impiegato on-label, e quest’ultimo sia notevolmente più costoso. In questa direzione dovrebbe essere superata anche la preclusione legislativa agli enti pubblici di richiedere l’autorizzazione all’uso nel sistema sanitario per lo stesso farmaco fino a quel momento impiegato off-label. Così facendo, infatti, si supererebbe l’eventuale inerzia del MAH che, per ragioni evidentemente legate a logiche di profitto aziendale, non si attivi per l’ottenimento dell’AIC per il proprio prodotto farmaceutico. L’ipotesi di un avvio di un processo di riforma in materia sembra essere suffragata dalla notizia che il 15 marzo scorso l’attuale Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge contenente “norme per favorire l’impiego di farmaci off-label meno onerosi per il Sistema sanitario nazionale ma altrettanto efficaci dal punto di vista farmaceutico”. Invero, si segnala che le osservazioni di cui sopra corrispondono alle eccezioni di incostituzionalità sollevate dal T.A.R. Emilia-Romagna nell’ordinanza n. 378/2012, con la quale il giudice amministrativo ha investito la Corte Costituzionale della questione di legittimità dell’art. 1, comma, 4, D.L. n. 536/1996, dell’art. 3, D.L. n. 23/1998 e dell’art. 2, commi 348 e 349, L. n. 244/2007, per la parte in cui tali disposizioni impediscono l’uso off-label di farmaci meno costosi di un farmaco autorizzatorio on-label (nonostante la comprovata equivalenza), nonché dell’art. 8, D. Lgs. n. 219/2006, per la parte in cui non consente agli enti pubblici di presentare la richiesta per l’autorizzazione all’uso nel sistema sanitario (consentendo una maggiore sostenibilità economica e, quindi, l’effettività delle cure). La soluzione di tali interrogativi, dunque, viene lasciata alla decisione della Corte Costituzionale, la cui pronuncia sembrerebbe attesa per la fine del 2014, nella speranza che il decisum della Corte non si discosti dalle misure legislative prese in questi giorni. Nel frattempo, il procedimento sanzionatorio dell’AGCM ha prodotto ulteriori conseguenze: è notizia recente che la Procura della Repubblica stia indagando sugli amministratori e i dirigenti di Roche e Novartis coinvolti nell’intesa restrittiva. I reati contestati sarebbero: associazione a delinquere, corruzione, truffa ai danni dello Stato, aggiotaggio e disastro doloso. Note: [1]  In particolare lo statunitense National Eye Institute, facente parte dei National Institutes of Health, ha lanciato un ampio studio comparativo (c.d. studio CATT) di Avastin e Lucentis, i cui risultati hanno confermato sia nel 2011 che nel 2012 l’equivalenza dei due farmaci per la cura della DMS. Analoghi risultati sono stati ottenuti anche da un altro studio comparativo, commissionato da due strutture del sistema sanitario inglese, il National Institute for Health Research e il Health Technology Assessment Programme, pubblicato nel 2012 (c.d. studio IVAN). Immagine in home page: Vivilascuola.studenti.it 20 marzo 2014