DIMT.IT - altroconsumo

  • "App gratuite e pagamenti nascosti", Altroconsumo segnala Apple e Google all'Agcm

    "Scarichi un gioco gratuito sullo smartphone o sul tablet, giochi per un po’, ma proprio quando il gioco diventa interessante ti chiedono di acquistare componenti, accessori, attrezzi o risorse indispensabili per proseguire". Descrivendo questo scenario Altroconsumo spiega il senso della segnalazione inviata all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per pratica commerciale scorretta nei confronti di Apple e Google. "Si chiamano acquisti in-app - spiega l'associazione - perché fatti all’interno del gioco stesso, ma si tratta di acquisti veri e propri con addebiti reali sulle carte di credito; sono di fatto previsti da un gran numero di app (soprattutto giochi) che si possono scaricare (all’apparenza gratuitamente) dall’Apple Store e da Google Play. Si tratta però di una pratica commerciale aggressiva, vietata dal Codice del Consumo, soprattutto se si pensa che la maggior parte di questi giochi sono destinati ai bambini". Altroconsumo si concentra dapprima sulla possibilità che minori scarichino questo tipo di applicazioni all'insaputa dei genitori, dato che "sia Apple che Google offrono (per comodità) la possibilità di acquistare o scaricare dagli store ciò che si vuole senza dover inserire nuovamente la password di sicurezza per un lasso di tempo determinato dopo il primo acquisto"; in secondo luogo, sulla possibilità che sia i minori sia gli adulti possano restare ingannati dalla presunta gratuità dell'app, evidenziando il fatot che il Codice del Consumo fa rientrare tra le pratiche commerciali aggressive anche l'inclusione "in un messaggio pubblicitario di un’esortazione diretta ai bambini affinché acquistino o convincano i genitori o altri adulti ad acquistare loro i prodotti reclamizzati”. "Se si considera poi che Apple incassa il 30% di tutti gli acquisti in-app - chiosa Altroconsumo - che detiene l’esclusiva gestione di tutti i giochi che girano sui dispositivi iOS e che i giochi generano per Google circa l’80% delle entrate complessive del suo store, abbiamo deciso di segnalare entrambe le aziende. Una situazione piuttosto delicata se anche la Commissione Europea, a febbraio 2014, ha convocato formalmente Apple e Google per discutere della tematica degli acquisti in-app e delle potenziali criticità per i diritti dei consumatori, e che Apple (a gennaio di quest’anno) ha persino raggiunto un accordo con la Federal Trade Commission (FTC) statunitense per un risarcimento di 32,5 milioni di dollari a favore delle famiglie che avevano subito un danno derivante da acquisti in-app effettuati da minori senza il consenso dei genitori". 18 aprile 2014
  • "Patrimonio culturale digitale. Tra conoscenza e valorizzazione", a Roma il 2 luglio

    In un convegno promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internet si approfondiranno, con l'aiuto di giuristi, esponenti delle istituzioni e delle associazioni, le problematiche e i quesiti aperti sul tema della gestione di documenti e informazioni nel settore pubblico L’esigenza della massima divulgazione della conoscenza e della migliore valorizzazione del patrimonio materiale e digitale di proprietà pubblica comporta l’individuazione di un sistema di licenze d’uso che assicuri il bilanciamento tra i principi di riutilizzo dei dati pubblici e la disciplina in materia di diritto d’autore e di tutela dei dati personali. Questi temi saranno al centro del convegno "Patrimonio culturale digitale: tra conoscenza e valorizzazione", previsto a Roma il 2 luglio 2015. L'evento, che sarà ospitato presso Palazzo Sant'Andrea (Via del Quirinale, 30), è promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internetnell'ambito del Progetto Scientifico PRIN “Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione come strumento di abbattimento delle barriere economiche, sociali e culturali”. Il quadro normativo europeo nel quale si inseriscono i lavori si compone della direttiva 2003/98/CE in materia di Public Sector Information (PSI), recentemente modificata dalla direttiva 2013/37/UE, che ne estende gli ambiti alle risorse digitali di Archivi, Biblioteche e Musei, in corso di recepimento da parte del nostro ordinamento e, in ambito nazionale, del Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs 82/2005), come modificato dall’articolo 9 del decreto legge n. 179/2012, cd. Decreto Crescita 2.0, convertito con legge n. 221/2012, che ha sancito il principio dell’Open Data by default. Locandina 2 luglio 2015 Dopo l'apertura affidata a Marina Giannetto (Sovrintendente dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica), l'introduzione di Alberto M. Gambino (Presidente dell’Accademia e Ordinario di Diritto privato nell'Università Europea di Roma) e le relazioni di Gustavo Ghidini (Università degli Studi di Milano, Università LUISS Guido Carli), Giuseppe Piperata (Associato di Diritto amministrativo presso l'IUAV di Venezia) e Antonia Pasqua Recchia (Segretario Generale presso il Ministero dei Beni e della Attività culturali e del Turismo). Le conclusioni saranno curate da Angelo Rughetti, Sottosegretario per la Semplificazione e Pubblica Amministrazione. Sarà così la volta di una tavola rotonda moderata dal giornalista de Il Sole 24 Ore Antonello Cherchi e animata dagli interventi di Valentina Grippo (Accademia Italiana del Codice di Internet), Roberta Guizzi (Servizio Giuridico dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), Andrea Marcucci (Commissione Istruzione pubblica, beni culturali del Senato), Flavia Piccoli Nardelli (Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati), Marco Pierani (Altroconsumo), Riccardo Pozzo (Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche), Eugenio Prosperetti (Tavolo Permanente per l’Innovazione e l’Agenda Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri), Roberto Rampi (Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati) e Ferdinando Tozzi (Comitato consultivo Permanente per il Diritto d’Autore). A concludere Silvia Costa, presidente della Commissione Cultura dell'Unione Europea. È stato richiesto l’accredito per la formazione continua degli Avvocati e dei Commercialisti.

    La partecipazione è libera fino ad esaurimento posti.

    È necessario accreditarsi entro e non oltre il 25 giugno 2015 inviando una email con nome, cognome, luogo e data di nascita all'indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

  • "Vivi internet, al sicuro": Google e Altroconsumo contro il digital divide. Il 20 ottobre convegno di presentazione

    ViviInternetAlSicuroIn un Paese nel quale solo il 59% dei consumatori usa il web, contro una media Ue del 79%, e il 31% dei cittadini non ha mai navigato online, il digital divide funzionale è ancora un ostacolo da superare per permettere alle tecnologie digitali di esprimere a pieno il loro potenziale. Ed è proprio per avvicinare ad Internet gli italiani che non hanno ancora familiarità con il web che Google e Altroconsumo hanno lanciato "Vivi Internet. Al sicuro", una campagna che mira ad offrire consigli e strumenti per un utilizzo della rete in sicurezza e aumentare così il tasso di fiducia nei consumatori rispetto all'online. Un ostacolo rilevante allo sviluppo di una economia digitale, stando alle analisi di Google e Altroconsumo, è infatti rappresentato dalla mancanza di fiducia degli utenti, ancora fortemente restii ad affidarsi al web per gestire le attività quotidiane; solo il 42% degli italiani, ad esempio, usa servizi bancari online e appena il 35% fa acquisiti sul web. Dai consigli sulla privacy a quelli sul browser da utilizzare passando per la scelta di una password: è una guida a corredare il sito dell'iniziativa, nel quale si menzionano funzionalità avanzate del motore di ricerca per una navigazione sicura soprattutto per i minori e spazi nei quali reperire informazioni utili in tal senso. Come il “Centro per la sicurezza online”, nel quale è presente anche un focus specifico per le famiglie, perché "nessuno strumento informatico potrà mai sostituire la supervisione attenta dei genitori o di un adulto, ma in un mondo online in costante evoluzione, qualche consiglio pratico può essere d'aiuto", e il SafeSearch che, quando è attivo, elimina automaticamente dai risultati delle ricerche la maggior parte dei contenuti per adulti. Gli obiettivi e le modalità d'azione del progetto saranno illustrate il prossimo 20 ottobre in un convegno previsto a Roma. 15 ottobre 2015
  • 4° tappa del Progetto “Vivi Internet, Al Sicuro” a Salerno

    a cura della dott.ssa Benedetta Sabatino

    Si è svolta a Salerno l’8 novembre la seconda parte della quarta tappa del Progetto “Vivi Internet, al Sicuro”, promosso da Google, Polizia Postale, Altroconsumo e Accademia Italiana del Codice di Internet (Iaic).
    Il convegno, svoltosi presso l’Università degli Studi di Salerno, si è concentrato sul tema de “La tutela dei minori nel mondo digitale”.
    La prima parte dei lavori, intitolata “Una privacy dei minori? Disciplina del consenso e responsabilità genitoriale nel nuovo scenario digitale”, è stata introdotta e coordinata dal prof. Salvatore Sica, il quale ha preliminarmente affermato come simili iniziative siano necessarie per “evitare un utilizzo distorto di Internet, ponendosi all’interno di un percorso di educazione alla consapevolezza”.
    Il Public Policy Manager di Google, prof. Andrea Stazi, ha rimarcato l’importanza della privacy e della sicurezza in rete nonché della gestione dei dati personali. L’obiettivo è far sì che l’utente sia libero di gestire i propri dati ma anche di conoscere l’utilizzo di questi ultimi da parte dei gestori. Un’operazione che necessita di un aiuto da parte delle istituzioni attraverso significativi interventi legislativi. Un esempio è dato dal recente Regolamento generale sulla protezione dei dati personali (GDPR), che ha attribuito all’utente il diritto di cambiare operatore attraverso la previsione del c.d. diritto alla portabilità, strumento invero già previsto da Google sin dal 2011.
    Il prof. Sica, dopo una breve panoramica storica sul diritto alla privacy quale diritto della personalità ed inteso oggi come “diritto al controllo dei propri dati”, si è interrogato sulla eventualità di riconoscere ai minori una capacità d’agire anticipata, seppure "bisogna chiedersi fino a che punto tale capacità possa diventare consenso", tenendo conto della circostanza che in altri ordinamenti, come quello statunitense, il raggiungimento dei 13 anni è sufficiente per giustificare l’attività del minore sulle reti telematiche.
    Il prof. Giuseppe Spoto ha esaminato il nuovo Regolamento europeo evidenziando come esso abbia “riorganizzato l’intera disciplina della protezione dei dati personali introducendo numerosi aspetti positivi. Per i minori le soluzioni legislative sono però da considerarsi di carattere marginale. L’intervento normativo non appare univoco, con conseguenze sul piano delle tutele”. Infatti, la prospettiva che ormai vede “il minore non più inteso come oggetto di diritti, ma come soggetto” si pone in contrasto con le scelte del legislatore europeo, il quale ha dettato una disciplina del consenso diversificata in base all’età. In particolare, continua Spoto, il consenso del minore di 16 anni si considera lecito se prestato da chi abbia la responsabilità genitoriale del minore; gli Stati membri possono abbassare l’età fino a 13 anni. In ogni caso è indispensabile un raccordo con le norme civilistiche in base al tipo di accordo che s’intende sottoscrivere. Una norma frutto di un compromesso tra le esigenze di tutela degli interessi del minore e di quelli di chi ne ha la rappresentanza legale. Sorgono, così, i problemi riguardanti la responsabilità dei genitori, che va dalla culpa in eligendo alla culpa in vigilando e la contrapposizione sopravvenuta tra la volontà del genitore e quella del minore in merito al consenso dei dati personali. La soluzione del legislatore tiene in considerazione, infatti, il solo dato anagrafico, laddove attenzione particolare dovrebbe essere riservata all’autodeterminazione soprattutto in ambito sanitario. Il prof. Spoto ha poi concluso affrontando la problematica della revoca del consenso prima del raggiungimento del diciottesimo anno di età.
    La prof.ssa Papa ha dall'altra parte mosso le proprie considerazioni dal fatto che le Costituzioni democratiche sanciscano il diritto alla libera manifestazione del pensiero. L’art. 21 Cost. garantisce che tutti, anche i minori, possano esercitare tale diritto fondamentale. In rete, però, chi gestisce la libera manifestazione del pensiero, considera questo diritto come un diritto all’informazione. La maggiore problematica, allora, concerne la contrapposizione tra le due accezioni normative di tale libertà, soprattutto nel caso in cui chi pubblica un certo contenuto in rete voglia, in un successivo momento, rimuoverlo, poiché, ad esempio, non più rappresentativo della personalità del soggetto. In taluni casi, poi, il contenuto può diventare virale prima di riuscire ad azionare la tutela giurisdizionale. Il Regolamento Privacy prevede, all’art. 17, il diritto dell’interessato di ottenere dal titolare del trattamento la cancellazione dei dati personali che lo riguardano senza ingiustificato riguardo. Un passo avanti importante, poiché si ampliano i casi in cui il soggetto può richiedere la cancellazione”. L’esercizio del diritto sembra contrastare con il diritto all’informazione. “Declinato nei confronti del minore – evidenzia la prof.ssa Papa – bisogna chiedersi se i paletti che l’art. 17 del regolamento pone siano sufficienti a garantire il minore, il quale dovrebbe avere il diritto di richiedere in qualsiasi momento la rimozione del dato, senza che possa esservi un altro interesse in bilanciamento”.
    L’avv. Marco Berliri ha evidenziato che le difficoltà relative alla tutela della privacy dipendano non solo dall’avanzare del progresso tecnologico, ma anche dalla mancanza dei confini geografici che caratterizza la rete, dovendo fare i conti con “una realtà globale in cui gli ordinamenti sono diversi” e ognuno di essi propone differenti soluzioni legislative. Il consenso del minore, con l'entrata in vigore del GDPR, dovrà essere rivisitato alla luce della differenza normativa tra dettata da Europa e Stati Uniti. Si assiste, inoltre, al conflitto tra interesse del minore ed istanze dei genitori che richiedono l’accesso ai dati personali dei figli ed il controllo della loro attività on line. Il consenso del minore, però, inteso come diritto a disporre dei propri dati personali, “non può in alcun modo essere minato dalla richiesta del genitore. Sono entrambe istanze importanti, ma in questo caso, la prevalenza del consenso del genitore è rischiosa, dovendosi considerare il minore come soggetto attivo e non più passivo”.
    A concludere la prima parte dei lavori, il dott. Giorgio Giannone Codiglione, il quale, in un’ottica comparatistica ha rimarcato che l’art. 8 del GDPR rappresenta un vero e proprio esercizio di imitazione della section 6502 del Children's Online Privacy Protection Act of 1998 (COPPA), in vigore negli Stati Uniti dal 2000. L’intervento del legislatore europeo può dunque interpretarsi come un tentativo di uniformazione nella materia della tutela della privacy. “Da qualche anno la legge statunitense si applica non solo ai prestatori che operano per scopi commerciali ma a tutti i prestatori che offrono servizi “directed to children” e che raccolgono dati personali degli utenti, ma anche agli altri operatori che raccolgono consapevolmente dati personali da soggetti minori di anni 13, attraverso un portale web o un servizio reso on line. Secondo Giannone, ciò che emerge da una lettura più ad ampio spettro di questi nuovi interventi comunitari è che l'obbligazione di controllo gravante sul titolare della responsabilità genitoriale e collegata alla prestazione della manifestazione di volontà sul trattamento dei dati personali da parte del minore di anni 16 (o 13, a seconda della scelta legislativa operata dallo Stato Membro), si pone non solo in una prospettiva di integrità del consenso, trasparenza e chiarezza delle informazioni rese, ma agisce anche nell'ottica della garanzia di un effetto di deterrenza avverso le condotte pregiudizievoli, nonchè di incentivo ad un uso consapevole dei servizi della società dell'informazione da parte del minore. Il ruolo dei prestatori è sicuramente centrale in relazione alla permanenza (e quindi all'effettiva portata) del pregiudizio sulla rete, ma appare fuorviante discutere di funzioni di controllo aventi carattere preventivo, posto il fondamentale principio di cui all'art. 15 della dir. 2000/31/CE, che come è noto afferma l'assenza di un obbligo generale di sorveglianza. É quindi importante riaffermare il principio di responsabilità diretta dell'utente, come d’altronde rimarcato dalla Corte di Cassazione nella sentenza “Vividown” (Terza Sezione Penale n. 5107/2014) o, ancora più di recente ed in una prospettiva civilistica dal tedesco Bundesgerichtshof.
    Le nuove norme del Regolamento, pertanto, “potrebbero sì leggersi come l’affermazione di un diritto alla protezione dei dati personali del minore”, fonte di puntuali obblighi di informazione in capo ai prestatori, ma, alla luce di una lettura coordinata degli artt. 7, 8, 24 par. 1, 14 e 33 par. 1 della Carta dei diritti fondamentali dell'UE è “imprescindibile l’implementazione del grado di consapevolezza del minore attraverso l’apporto educativo e di orientamento fornito dal nucleo familiare”.
    La seconda parte dell’iniziativa, dal titolo “Uso e abuso della rete: educazione e protezione dei minori nella società dell’informazione”, è stata introdotta e coordinata dal prof. Virgilio D’Antonio che ha prima di tutto affermato che “il diritto, da solo, non riesce a disciplinare e definire il fenomeno di minori e del loro rapporto con il web, perciò sono necessari altri saperi che accompagnino il diritto e che creino nella società civile consapevolezza ed educazione nell’uso della rete, strumento formidabile di conoscenza ed informazione e, al contempo, fonte di rischi ed abusi. L’amplificazione delle possibilità può comportare l’amplificazione delle debolezze”.
    Tra i relatori del secondo panel anche l’on. Paolo Beni che ha presentato il disegno di legge sul bullismo ed il cyberbullismo, volto a contrastare tali fenomeni, rimarcando che sopratutto tale ultima fattispecie possa comportare conseguenze ancora più dannose in forza dell’assenza di limiti, andando oltre il dato anagrafico e colpendo anche gli adulti. La proposta di legge – prosegue Beni – è difatti rivolta non soltanto ai minori e mette in atto misure a tutela delle vittime di atti persecutori online, imponendo ai gestori dei siti di rimuovere i contenuti”. Il testo prevede in particolare che sia posta in essere una strategia di prevenzione da attuarsi soprattutto nelle scuole, formando il personale docente, con lo scopo di garantire una efficace conoscenza dei mezzi di comunicazione utilizzati dagli studenti.
    Il prof. Amoretti ha discusso anzitutto di un problema di “definizione delle categorie interessate dalle normative in questione per cui, inevitabilmente, le iniziative legislative riflettono la difficoltà d’individuare i destinatari della norma”. L’intervento continua riflettendo sul rapporto tra le grandi Corporation ed il potere statale, nonché sulla scarsa attenzione apprestata dalle istituzioni. “Il cambiamento culturale in atto, purtroppo, incide sula tutela della dignità umana, la quale può essere realmente attuata attraverso una ricostruzione delle fondamenta, che non possono rimanere instabili. Si deve dare visibilità al cambiamento culturale e tecnologico per poter intervenire con un’adeguata ed incisiva produzione normativa. Eventi come questo servono a riflettere la portata gigantesca del fenomeno. Si tratta di proteggere il destino delle nostre società, delle nostre generazioni future”.
    I lavori del convegno si sono chiusi con l’intervento del dott. Claudio Aletta, Direttore tecnico principale della Polizia Postale, il quale ha rimarcato come per un’efficace tutela dei minori in Internet è necessario educare i genitori all’uso del web e dei nuovi strumenti tecnologici. Soprattutto in riferimento alla pedopornografia, la Polizia Postale svolge un ruolo importante nella prevenzione di questo reato, apprestando qualsiasi strumento a sua disposizione per proteggere il minore. Il monitoraggio della rete è continuo e completo, ma inevitabilmente, si scontra con la fisiologica globalità di internet, rendendosi quindi indispensabile un raccordo con le forze di polizia internazionali e la collaborazione con i portali. Il fenomeno del cyberbullismo e gli abusi commessi in rete potrebbero essere evitati attraverso una maggiore consapevolezza dei genitori, i quali, attraverso strumenti idonei, possono indirizzare al meglio l’attività in rete dei figli. La Polizia di Stato, per raggiungere questi obiettivi, svolge costantemente una campagna informativa nelle scuole del territorio, per sensibilizzare i più giovani ed anche gli adulti. “Una maggiore informazione” conclude Aletta “serve a debellare la crescita di questi fenomeni”.
    Nel corso del convegno, inoltre, è stato presentato e sottoscritto il Protocollo d’Intesa “weBullo”, che ha visto la partecipazione del Magnifico Rettore dell’Università di Salerno prof. Aurelio Tommasetti, della prof.ssa Caterina Miraglia, Presidente della Fondazione Unisa, del Questore di Salerno, dott. Pasquale Errico, della dott.ssa Luisa Franzese, Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Campania e della dott.ssa Fabiola Silvestri, dirigente della Polizia Postale. Il Protocollo d’Intesa tende a promuovere una campagna di educazione e sensibilizzazione presso le scuole del territorio sui temi del cyberbullismo e dell’informazione e conoscenza consapevole della rete. Il rettore Tommasetti e la prof. Miraglia hanno entrambi messo in luce la necessità di partire dalle famiglie e dalle scuole per poter influire positivamente sull’utilizzo di Internet da parte delle nuove generazioni. Per la Miraglia “è indispensabile capire quale sia il meccanismo più rapido ed utile per addivenire ad una cittadinanza più consapevole e cosciente, così, tutto quello che appartiene al mondo del futuro, possa essere utilizzato nel senso migliore. Il Protocollo è il motore per creare condizioni di insegnamento reale e costante”. La dott.ssa Franzese ha rilevato il ruolo centrale della sinergia tra scuole ed università, al fine di creare un percorso completo nella formazione dei minori. Il Questore Errico ha infine aggiunto che per la repressione dei reati in rete è necessaria un’azione che veda impegnate tutte le istituzioni.

  • App di giochi: l'Antitrust avvia istruttoria nei confronti di Google, iTunes, Amazon e Gameloft

    L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) ha deciso di avviare un’istruttoria nei confronti di due società del gruppo Google, di Itunes, la filiale di Apple che gestisce gli iTunes store in Europa, di Amazon e Gameloft, società che sviluppa e pubblica videogiochi scaricabili da Internet, in merito alle app che "appaiono gratuite ai consumatori e che invece richiedono acquisti successivi per poter continuare a giocare". "Il procedimento - spiega l'Antitrust - dovrà verificare se questi comportamenti costituiscano pratiche commerciali scorrette: i consumatori potrebbero essere indotti a ritenere, contrariamente al vero, che il gioco sia del tutto gratuito e, comunque, non sarebbero messi in grado di conoscere preventivamente gli effettivi costi dello stesso. Sussisterebbero, inoltre, carenze informative circa gli strumenti per escludere o limitare la possibilità di acquisti all’interno dell’App e le relative modalità di attivazione". A segnalare all'Authority queste pratiche era stata, a metà aprile, l'associazione Altroconsumo, la quale spiegava: “Si chiamano acquisti in-app perché fatti all’interno del gioco stesso, ma si tratta di acquisti veri e propri con addebiti reali sulle carte di credito; sono di fatto previsti da un gran numero di app (soprattutto giochi) che si possono scaricare (all’apparenza gratuitamente) dall’Apple Store e da Google Play. Si tratta però di una pratica commerciale aggressiva, vietata dal Codice del Consumo, soprattutto se si pensa che la maggior parte di questi giochi sono destinati ai bambini”. LEGGI " 'App gratuite e pagamenti nascosti', Altroconsumo segnala Apple e Google all'Agcm" 16 maggio 2014
  • Apple e Antitrust, il Consiglio di Stato conferma la sanzione di 900mila euro

    Il Consiglio di Stato ha confermato la sanzione di 900mila euro che l'Agcm aveva comminato ad Apple nel 2011 in quanto "responsabile di pratiche commerciali scorrette a danno dei consumatori". A seguito di una segnalazione di Altroconsumo, infatti, l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato aprì un’istruttoria che "ha provato sia la non piena applicazione ai consumatori, da parte delle società del gruppo Apple operanti in Italia, della garanzia legale biennale a carico del venditore, sia le informazioni poco chiare sugli ambiti di copertura dei servizi di assistenza aggiuntiva a pagamento offerti da Apple ai consumatori". Le sanzioni furono così pari a 400mila euro per la prima pratica e 500mila per la seconda. 27 novembre 2015
  • Class action, SS. UU. Cassazione: "La competenza è del giudice ordinario"

    In tema di class action come previste dal codice del consumo la competenza spetta al giudice ordinario. È quanto affermano in sostanza le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione rigettando il ricorso della Trenord, società che opera nel settore del trasporto ferroviario e destinataria di un esposto dell'associazione dei consumatori Altroconsumo. "L'utente di un servizio pubblico - si legge nella sentenza - non è sottratto alla normativa di carattere generale riguardante la tutela del consumatore, ed ha conseguentemente diritto di rivolgersi al giudice ordinario volta che il rapporto giuridico non si instaura, indistintamente, tra gli utenti del servizio pubblico e l'ente erogatore, ma tra gli stessi utenti e il soggetto privato che si assume inadempiente in relazione al corrispondente contratto di trasporto pubblico nella sua fase attuativa".

    I nuovi diritti dei consumatori

    5 ottobre 2015
  • Il consumatore digitale tra innovazione, informazione e sicurezza - Roma

    Consulta il programma

  • Il consumatore digitale tra innovazione, informazione e sicurezza - Roma, 20 ottobre 2015

    Consulta il programma

  • Internet Bill of Rights, al via consultazione pubblica di quattro mesi. Masera: "Primi in Europa". Quintarelli: "Testo migliorabile, spero arrivino molti pareri". Pierani: "Buona base di partenza". Zanardo: "Educazione al digitale punto centrale"

    Inizia oggi la consultazione pubblica sulla bozza di "Dichiarazione dei diritti in Internet" varata lo scorso 8 ottobre dalla Commissione per i diritti e i doveri relativi ad Internet istituita a luglio presso la Camera dei Deputati e presieduta dal Professor Stefano Rodotà. Un testo che ha suscitato, nelle ore successive alla sua pubblicazione, un accesso dibattito all'interno del quale non sono mancate puntualizzazioni e critiche. [caption id="attachment_5318" align="alignright" width="300"]Ascolta il podcast della puntata di domenica 26 ottobre 2014 Ascolta il podcast della puntata di domenica 26 ottobre 2014[/caption] Ed è proprio sugli aspetti più controversi del documento ribattezzato Internet Bill of Rights che si è concentrata la discussione durante la puntata del 26 ottobre di “Presi per il Web“, trasmissione di Radio Radicale condotta da Marco Perduca, Marco Scialdone e Fulvio Sarzana con la collaborazione di Marco Ciaffone e Sara Sbaffi. Ospiti della trasmissione i membri della Commissione Stefano Quintarelli, deputato di Scelta Civica designato presidente del Comitato d’indirizzo dell’Agenzia per l’Italia DigitaleMarco Pierani, responsabile delle Relazioni istituzionali per Altroconsumo, e Lorella Zanardo, attivista e scrittrice, autrice del blog ilcorpodelledonne.net; con loro anche Anna Masera, responsabile della Comunicazione della Camera dei Deputati. LEGGI Internet Bill of Rights, il Prof. Gambino: “Bene i principi, ma attenzione allo sviluppo del digitale” "L'intento è fare una consultazione più larga possibile - ha esordito Masera - che coinvolga anche i cittadini e non solo gli addetti ai lavori. Ogni articolo sarà accompagnato da una scheda che ne permetterà la comprensione anche a chi potrebbe essere disorientato da argomenti molto tecnici. Si potranno commentare tutti gli articoli, proporre miglioramenti e proporre articoli aggiuntivi. La consultazione finirà il 27 febbraio e sono previste audizioni in Commissione di soggetti e associazioni impegnati nella materia. L'Italia è il primo Paese in Europa ad elaborare una Carta di questo tipo e l'intento era quello di consegnare una bozza prima della fine del semestre di presidenza italiana del Consiglio Europeo". "È un lavoro di sintesi e conciliazioni di punti di vista diversi - ha affermato Quintarelli - ed è dunque chiaro che se fosse dipeso solo da me avrei scritto alcuni punti in maniera diverso e se non avessi fatto parte della Commissione avrei sollevato alcune delle critiche che leggo in queste ore, tutte legittime. Ma la consultazione serve proprio a venire incontro a queste esigenze di modifica, e speriamo in tanti ci facciano sentire il loro parere così da rendere, magari, ancor più incisivi alcuni passaggi". "Secondo me è un buon testo - ha dichiarato Pierani - soprattutto alla luce dei tempi stretti con i quali è stato messo a punto. Ci sono riferimenti importanti per quanto riguarda i diritti fondamentali dei cittadini e degli utenti. Personalmente mi ritengo abbastanza soddisfatto, anche se avrei preferito che l'inserimento di alcuni punti avvenisse già in questa fase". È sul paragrafo 13 che si concentra invece Zanardo: "Il diritto all'educazione per me potrebbe andare al primo posto; citando Morozov e il suo libro L'ingenuità della rete, c'è questa idea che basti la presenza di Internet e della tecnologia per permettere cambiamento e progresso, mentre è chiaro che è il contesto entro il quale esse si inseriscono a fare la differenza, dalle leggi alla cultura. Questo è un concetto del quale non tutti sono consapevoli, e in questo senso il paragrafo 13 serve a scardinare l'idea che i nativi digitali non abbiano bisogno di una Carta dei diritti, che nascano già dotati di tutto quanto serve loro ad utilizzare le tecnologie. Di sicuro è vero per quanto riguarda la capacità di utilizzo di base, ma l'uso consapevole, la tutela dei loro diritti e la conoscenza dei loro doveri sono capacità che si acquisiscono con un processo di educazione che deve coinvolgere anche gli adulti e del quale le istituzioni e la scuola devono farsi carico". Passando ai punti critici, sulla possibilità che fosse più utile andare direttamente sulle norme e non su principi in molti casi già garantiti in altre sedi, Quintarelli ha affermato: "La nostra è una Commissione di studio voluta dalla presidente Boldrini per risolvere l'impasse di un Parlamento che in tutti questi anni non ha trovato consenso su questi punti. Ora, una volta chiusa la Carta, si invieranno alle Commissioni permanenti i principi sperando che su essi andranno a basarsi le norme in una sorta di moral suasion". "Penso che fosse la cosa raggiungibile ora - è l'opinione di Pierani - nel senso che questa bozza e questo primo step possono permettere, se ci sarà volontà politica da parte dei parlamentari, di far vivere nel futuro questi principi, ad esempio con risoluzioni parlamentari che impegnino il governo". "Sarebbe molto grave e irrispettoso per il nostro lavoro - ha chiosato Zanardo - se non dovesse seguire nulla a questo step". In materia di diritto d'autore, Zanardo ha rivelato: "Avevo inserito un emendamento sul fair use, perché manca una presa di coscienza sulla necessità di equilibrare la necessaria tutela del copyright con una seria regolamentazione delle nuove modalità di espressione. Ma è un punto che non ha trovato spazio, forse perché non dibattuto a fondo, e potrebbe trovare nuova occasione grazie alla consultazione pubblica". Su questo Quintarelli ha chiosato: "Ci sono due principi: il diritto all'accesso e quello ad avere una rete neutrale. Mi sembra che lettura combinata di queste due cose sia sufficiente a garantire all'utente un accesso ad Internet non filtrato, neutrale". Per Pierani "i tempi della discussione non sono stati consoni a poter arrivare ad un principio che si traducesse nella prima bozza; io ho fatto una proposta minimale che non ha trovato fortuna, quella di richiamare per lo meno le riserve di legge e giurisdizione per quanto riguarda la compressione della libertà di manifestazione del pensiero, e dunque sia la limitazione dell'accesso alla rete che ai contenuti". Si è così arrivati ad un passaggio sulla neutralità della rete: "Partiamo dal presupposto che è sbagliato presumere che Internet oggi sia esente da regole - ha spiegato Quintarelli - perché tutte le leggi esistenti si applicano anche alla rete. Ora, noi siamo tutti affezionati, io lo sono di sicuro, all'idea della net neutrality; in funzione di un 'diritto ad innovare' che vorrebbero avere gli operatori telefonici si vorrebbe ribaltare l'attuale assetto di Internet. La rete, rispetto alle norme attuali, può essere o non essere neutrale. Per me Internet è una bella valle verde, introdurre una puntualizzazione che dice 'non inquinare' non è una limitazione, ma una garanzia. Nel principio della bozza si dice che ogni utente ha il diritto ad avere una rete neutrale, non si vieta nulla, ma si stabilisce una garanzia rimettendo al consumatore la libera scelta eventuale di fruire di servizi particolari. È un buon compromesso". "È un approccio che vale per la neutralità della rete come per altri aspetti - ha aggiunto Pierani - molti dei principi sono stati girati come diritti in capo a persone. Non si precludono spazi di azione, si stabiliscono diritti. Questo a mio avviso andrebbe rafforzato con una norma quadro sul private enforcement". E sul diritto all'oblio, in merito al quale è intervenuto anche il Garante privacy Antonello Soro, ha chiosato Zanardo: "Io credo che l'articolo 10 sia stato ben ponderato. Ma soprattutto dobbiamo avere pazienza, perché siamo di fronte ad un cambiamento epocale, quindi ben venga la Commissione, ben vengano le iniziative di Google, sono questioni rilevantissime che meritano una trattazione scevra da ogni fretta di risoluzione immediata. In ogni caso, sarà importante garantire alle persone la possibilità di lasciarsi alle spalle episodi di decenni prima anche in questo momento storico". 27 ottobre 2014