DIMT.IT - antipirateria

  • "Il regolamento AGCom in materia di tutela del diritto d'autore a valle delle ordinanze del Tar Lazio, Sez. I, nn. 10016 e 10020 del 2014", l'intervento del Prof. Alberto Gambino

    Di seguito l'intervento del Prof. Alberto Gambino, ordinario di Diritto privato presso l'Università Europea di Roma e direttore scientifico di Dimt, in occasione del Seminario "Il regolamento AGCom in materia di tutela del diritto d'autore a valle delle ordinanze del Tar Lazio, Sez. I, nn. 10016 e 10020 del 2014", organizzato dalla Direzione del Focus TMT della Rivista Federalismi e tenutosi a Roma lo scorso 13 ottobre 2014.

    Tar Lazio ordinanza n. 10016/2014

    Tar Lazio ordinanza n. 10020/2014

    15 dicembre 2014
  • Agcom e diritto d’autore, Gambino: "Biennio bianco su copyright reclama attivismo Authority"

    Il giurista a margine del convegno alla Camera dei Deputati "Libertà fondamentali sul Web": "Lo scopo che l’Autorità attribuisce al proprio intervento è quello di fornire uno strumento di rapido intervento rispetto ai fenomeni massivi di violazioni del diritto d’autore online" "Un protagonismo dell'Agcom nell'enforcement antipirateria è oggi il male minore in quanto ci troviamo davanti a due anni in cui non si potrà adeguare la normativa sul copyright alle nuove tecnologie, divenute sempre più invasive e sofisticate”. Così il Professor Alberto Gambino, giurista già presidente del Comitato consultivo per il diritto d’autore e direttore della Rivista "Diritto Mercato e Tecnologia" a margine del convegno alla Camera dei Deputati “Libertà fondamentali sul Web”. “Lo scopo che l’Autorità attribuisce al proprio intervento - prosegue Gambino - è quello di fornire uno strumento di rapido intervento rispetto ai fenomeni massivi di violazioni del diritto d’autore online, prefiggendosi l’obiettivo di ricondurre la cosiddetta pirateria digitale ad un livello fisiologico. Si tratta di un’attività oggi necessaria – aggiunge il giurista -  in quanto il legislatore italiano, principale depositario della competenza in materia, per sua stessa ammissione attraverso le parole del sottosegretario ai Beni e alle Attività culturali Simonetta Giordani, ha sostanzialmente ammesso che nuovi interventi sul diritto d'autore nel web dovranno attendere il processo di revisione europeo delle normative sul copyright, che avverrà non prima dei prossimi due anni”. “In questo ‘biennio bianco’ – conclude il Professor Gambino -  non è dunque accettabile un depotenziamento del ruolo in materia dell’Agcom , che, seppur con competenze a macchia di leopardo, svolge funzioni di vigilanza del rispetto della legge sul diritto d’autore anche sul web”. 22 novembre 2013
  • Agcom, operativo il regolamento per la tutela del diritto d’autore online. Posteraro: "Un modello per i procedimenti della Pa. Nessuna minaccia alla libertà del Web"

    Entra in vigore oggi il regolamento per la tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica approvato dal Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) lo scorso 12 dicembre. Le modalità applicative del regolamento, che promuove l’offerta legale di contenuti digitali e definisce le procedure di enforcement nel caso di violazioni commesse in rete o sui mezzi radiotelevisivi, sono state presentate lo scorso giovedì agli addetti ai lavori nell’ambito di un seminario organizzato presso la sede di Roma dell’Authority. Per l’invio delle istanze e la loro gestione è stata predisposta un’area dedicata accessibile dal sito Web dell’Autorità o direttamente dall’indirizzo www.ddaonline.it. Il sistema, messo a punto in partnership con la Fondazione Ugo Bordoni, prevede una procedura specifica che sarà interamente telematica, in linea con quanto stabilito dal Codice dell’Amministrazione digitale. Per assistere e guidare chi voglia segnalare all’Autorità presunte violazioni e avviare così l’iter previsto dal regolamento, sono disponibili online un manuale d’uso e una guida alla compilazione del webform. Del regolamento si è discusso anche nella puntata del 30 marzo di “Presi per il Web“, trasmissione di Radio Radicale condotta da Marco PerducaMarco Scialdone e Fulvio Sarzana con la collaborazione di Marco Ciaffone e Sara Sbaffi. [caption id="attachment_5318" align="alignright" width="300"]Ascolta il podcast della puntata del 30 marzo 2014 Ascolta il podcast della puntata del 30 marzo 2014[/caption] Ospiti dell'appuntamento Francesco Posteraro, Commissario Agcom e relatore del provvedimento, Fabio del Giudice, Direttore generale di Confindustria Italia, Carlo Blengino, Avvocato e Membro di NEXA Italia, Paolo Marzano, presidente del Comitato Consultivo sul diritto d'autore, Guido Scorza, blogger, giurista e giornalista, e Arturo Di Corinto, giornalista del quotidiano la Repubblica. "Un web form da compilare - ha affermato Posteraro - per una procedura che si svolge tutta online e che per questo può rappresentare un modello al quale ispirare altre iniziative della Pubblica Amministrazione". "Agcom - ha spiegato il Commissario - aveva già, leggi alla mano, il potere di emanare ordini nei confronti dei provider; il regolamento serve a regolare un'attività comunque legittima e a dare agli attori in gioco le dovute garanzie. Abbiamo messo in campo una procedura il cui l'interlocutore è il provider, ma nella quale diamo spazio a tutte le parti, inviando una segnalazione dell'avvio del procedimento anche all'uploader, al titolare delle pagine e al gestore del sito, raro caso di procedimento amministrativo in cui si dà spazio anche a parti che non sono oggetto del procedimento stesso. E comunque gli utenti finali non sono interessati da queste misure. C'è chi parla di minacce alla libertà del Web, ma è come affermare che il reato di calunnia possa rappresentare una minaccia alla libertà di informazione". "È chiaro - ha concluso Posteraro - che l'Agcom farà giurisprudenza. Il mio auspicio è quello di ritrovarci tra un anno qui a ringraziare chi, anche con le sue critiche, ci avrà dato modo di approfondire l'interpretazione dei provvedimenti. Ed è chiaro anche che noi agiamo diversi livelli sotto il Parlamento: qualora si decidesse di modificare le leggi sulle quali si basa la nostra azione le nostre iniziative regolamentari decadrebbero". LEGGI "Il Professor Alberto Gambino: 'Bene l'enforcement,ma attenzione a rispettare il ruolo dell'Autorità Giudiziaria'" ASCOLTA "Il Professor Alberto Gambino: 'Agcom guidi rilancio dell'autoregolazione per la tutela del diritto d'autore online. Anche perché Regolamento attuale non considera opere 'native' digitali' " Qui sotto il testo integrale del regolamento. 31 marzo 2014
  • Agcom: "In un anno di regolamento pervenute 209 istanze". FIMI: "Inibiti oltre 5 milioni di link a brani musicali. Offerta legale aumenta del 23%"

    "In questo primo anno di attività sono pervenute in tutto 209 istanze, di cui 207 hanno riguardato le procedure relative ai siti internet e le restanti 2 ai servizi di media audiovisivi". L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni traccia un bilancio delle attività collegate al regolamento per la tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica entrato in vigore il 31 marzo 2014. L'occasione è stata la quinta riunione del Comitato per lo sviluppo e la tutela dell’offerta legale di opere digitali, il cui obiettivo "è stato fin da subito quello di promuovere la cultura della legalità e di arginare il fenomeno della pirateria, tenendo ben presente i criteri di proporzionalità, gradualità ed efficacia dell’azione amministrativa". L’Autorità fa sapere di aver avviato 134 procedimenti, di cui il 57% è stato istruito con rito ordinario e il 43% con rito abbreviato che prevede la conclusione entro 12 giorni lavorativi. Il 42% delle istanze sono state relative ad opere audiovisive, il 23% ad opere fotografiche, il 14% ad opere sonore e il 12% ad opere editoriali. Un minor numero di segnalazioni è stato ricevuto per le opere letterarie, i software, e i videogiochi. Il 55% dei procedimenti conclusi è stato definito a seguito della rimozione spontanea dei contenuti, dato considerato  "incoraggiante" perché "testimonia un effetto positivo del regolamento in termini di aumentata percezione della legalità". Il 35% dei procedimenti, tutti riguardanti violazioni gravi, si è invece concluso con un ordine di inibizione dell’accesso mediante blocco del DNS. "Gli ordini adottati - spiega l'Agcom - hanno consentito di impedire l’accesso a siti che mettevano a disposizione milioni di opere digitali diffuse illecitamente relative ai principali successi musicali, a film di recente uscita e a serie televisive attualmente presenti nei cataloghi on-demand o nei palinsesti degli operatori". Nei restanti casi la Commissione per i servizi e i prodotti ha disposto l’archiviazione del procedimento per insussistenza della violazione ovvero perché non ha ritenuto proporzionata alla violazione accertata la misura dell’inibizione dell’accesso ad interi siti. "In questo primo anno - prosegue l’Autorità - abbiamo potuto avvalerci del prezioso contributo del Comitato, che ha costituito innanzitutto un luogo ideale di confronto con tutti gli stakeholder con l’importante risultato di aver consentito un miglioramento delle procedure adottate a tutela del diritto d’autore e un costante monitoraggio dell’azione amministrativa. Risultati significativi sono stati inoltre raggiunti in termini di mappatura dell’offerta legale di contenuti digitali, di cui si è potuta accertare l’aumentata quantità e qualità per gli utenti". Musica digitale - "In questi dodici mesi, al solo livello musicale, sono state bloccate 15 piattaforme illegali a livello globale, con oltre 5 milioni di link a brani musicali posti a disposizione del pubblico tramite download o streaming", sottolinea in una nota la Federazione industria musicale italiana di Confindustria (FIMI). "L'azione di Agcom - prosegue FIMI - si affianca agli importanti risultati ottenuti anche sul piano penale con azioni promosse dalla Guardia di Finanza e dalla magistratura, basta citare ad esempio la recente operazione Italian Black Out che ha permesso la chiusura di un network pirata legato all'esistenza di un insieme di server gestiti in Olanda e finalizzato alla diffusione illegale di contenuti tutelati da diritto d'autore. L'attività dell'Authority, inoltre, è andata di pari passo con la crescita dell'offerta legale online in Italia che è aumentata del 23% nel 2014". Dati FIMI   Un'offerta legale passa ormai in maniera sempre più massiccia dallo streaming, in un panorama che ha da poche ore un nuovo protagonista che arriva da oltre-oceano: Tidal. Il nuovo servizio annovera tra i suoi proprietari star del calibro di Jay Z, Madonna e Beyoncé e sembra punti a fare concorrenza ai soggetti che già affollano il nuovo mercato offrendo royalty maggiori agli artisti che popoleranno la piattaforma. Il tutto in attesa che, prevedibilmente a giugno, Apple presenti il prodotto sviluppato a seguito della miliardaria acquisizione di Beats Music, garantendo anche a Cupertino il passaggio dall'era di iTunes caratterizzata da download a quella del flusso di note.
    Agcom: i numeri del Regolamento sulla tutela del diritto d’autore online “Il regolamento AGCom in materia di tutela del diritto d’autore a valle delle ordinanze del Tar Lazio, Sez. I, nn. 10016 e 10020 del 2014″, l’intervento del Prof. Alberto Gambino Musica digitale: negli Usa lo streaming sorpassa i Cd. Ma non i download Musica digitale, lo streaming è il motore di un mercato che continua a crescere Discografia digitale, in Italia lo streaming sorpassa il download. FIMI: “Trend positivo, crescita del 7%”
    1 aprile 2015
  • Antipirateria, Cardani (Agcom) ospite di Dimt: "Ricevute 210 notifiche, più della metà dei casi si sono chiusi con un adeguamento spontaneo"

    "A mio parere il dato più importante, da un punto di vista di interpretazione del comportamento degli agenti, è che nel 54% dei casi c'è stato adeguamento spontaneo". Così il Presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni Angelo Marcello Cardani, ospite della Redazione di Diritto Mercato Tecnologia il 22 maggio scorso, commentando i dati sulle notifiche antipirateria a disposizione dell'Agcom dopo oltre un anno di applicazione del regolamento in materia di tutela del diritto d'autore. "Questo ci suggerisce - ha sottolineato Cardani- che è vero quello che noi pensavamo prima dell'introduzione del regolamento, e che cioè fosse necessaria una forte opera di educazione e informazione del pubblico". Sui nuovi scenari aperti dall'avanzata dello streaming musicale si è invece concentrata l'attenzione di Lino Prencipe, Direttore Digital&Business Development di Sony Music Entertainment (Italy), ed Enzo Mazza, Presidente della Federazione Industria Musicale Italiana (FIMI). 25 maggio 2015
  • Antipirateria, dalla polizia di Londra nuove lettere ai registar: "Riconsiderate il rapporto con chi infrange la legge"

    La London Police Intellectual Property Crime Unit (Pipcu) non sembra essersi scoraggiata di fronte alla bocciatura con la quale il National Arbitration Forum, nel gennaio scorso, ha accolto un ricorso presentato dal registar canadese EasyDNS in merito ad una richiesta ricevuta dalla cellula istituita all’interno del corpo di polizia di Londra alla fine del 2012 e diventata operativa all’inizio del settembre scorso. In sostanza, la Pipcu aveva chiesto, in una modalità insolita, direttamente ai registar di oscurare una serie di domini legati a spazi in cui venivano scambiati illecitamente contenuti tutelati da diritto d'autore, incassando solo in cinque casi l'assenso dei provider. EasyDNS non si era limitato ad ignorare le richieste ma aveva risposto alla missiva con l'invito agli agenti londinesi a servirsi di un manato giudiziario per certe richieste, prima del ricorso di cui sopra. Tuttavia, sul suo blog ufficiale il provider canadese ha diffuso nelle scorse ore il contenuto di un'ulteriore email ricevuta dall'unità antipirateria. In essa si informa il registar che "la ricezione di questa email serve come avviso che il dominio di cui sopra, gestito da EasyDNS TECHNOLOGIES, INC 28/03/2014 viene utilizzato per facilitare attività criminali" e gli si chiede di in sostanza di riconsiderare "il rapporto commerciale in corso con i proprietari/acquirenti del dominio per evitare eventuali future accuse di agevolare deliberatamente il movimento di fondi criminali". Pipcu2Una formula che viene definita "volutamente vaga" dal CEO Mark Jeftovic, il quale afferma: "Penso che questa volta l'intento non sia il takedown del dominio in questione ma la creazione di un 'caso' che permetta in futuro di affermare che, con la mera ricezione di questa email, siamo diventati consapevoli dell'attività criminale svolta attraverso quel dominio e che noi la staremmo quindi facilitando. Un'accusa alla quale potremmo trovarci di fronte nel caso in cui non dovessimo oscurare il dominio". Uno scenario che tuttavia non basta a smuovere Jeftovic dalle sue posizioni, con la sua azienda che ribadisce la richiesta di "un giusto processo" prima di prendere eventuali provvedimenti e rilancia considerando la lettera come "potenzialmente diffamatoria". La stretta in materia di antipirateria nel Regno Unito ha subito un'autentica escalation nell'anno passato e avanza parallelamente all'attesa per l’approvazione del Digital Ecnomy Act (Dea); poche settimane fa è stato inaugurato Creative Content Uk, partnership varata tra Internet Service Provider d’oltre Manica e industria dell’intrattenimento che prevede una campagna mediatica di sensibilizzazione affiancata all'invio di copyright alert in base ai quali gli abbonati ai provider britannici riceveranno un avviso quando tramite il loro account verranno messe in atto violazioni di diritto d’autore. Le missive saranno accompagnate dall’indicazione di spazi nei quali fruire di materiale legale. Un’iniziativa che ricalca dunque quella messa in atto negli Stati Uniti con il Copyright Alert System (CAS), il sistema introdotto nel luglio 2011 dal Center for Copyright Information (CCI) e ribattezzato six strikes  in riferimento alla poco fortunata esperienza dell'HADOPI francese; il programma statunitense, stando a quanto riferisce TorrentFreak, è in procinto di raddoppiare la sua portata. LEGGI Antipirateria, copyright alert anche nel Regno Unito Antipirateria, l’appello della polizia di Londra agli inserzionisti: “Non finanziate certi siti”. Intanto crescono le violazioni da mobile Pirateria in Uk, l’advisor di Cameron: “Il bastone nei confronti degli Internet Service Provider che agevolano l’illegalità Usa, giudice ordina a Comcast di consegnare ai detentori di diritti le informazioni sugli avvisi antipirateria inviati ad un utente. Continua il braccio di ferro sulle identità degli abbonati 1 settembre 2014
  • Antipirateria, il ministro della Cultura inglese avverte Google, Microsoft e Yahoo: "Basta link a siti illegali"

    "Abbiamo scritto insieme al ministro del Commercio Vince Cable a Google, Microsoft e Yahoo chiedendo loro di lavorare con noi per eliminare i risultati di ricerca che rimandano le persone a siti illegali, e voglio essere chiaro in merito: se non dovessimo vedere progressi reali, saremmo pronti a prendere iniziative legislative". La stoccata ai titolari dei motori di ricerca arriva da Sajid Javid, ministro della Cultura inglese, in un intervento davanti all'assemblea generale della British Phonographic Industry (BPI). "Stando ai dati dell'OFCOM - ha affermato Javid - in un solo trimestre dello scorso anno quasi duecento milioni di brani sono stati consumati illegalmente. Un numero enorme, al quale si sommano i 100 milioni di giochi, film e libri piratati nello stesso periodo. So che molti affermano che il genio della Proprietà Intellettuale sarebbe uscito dalla bottiglia e sarebbe ormai impossibile rimetterlo dentro, ma io non sono d'accordo: la violazione di copyright è un furto, puro e semplice, ed è per noi vitale lavorare per ridurne la portata lavorando con le industrie creative affinché alla repressione non si affianchi un soffocamento della libertà creativa e della circolazione dei contenuti". Si conferma dunque l'attivismo  in chiave antipirateria delle istituzioni britanniche, che in attesa di sviluppi in merito al Digital Ecnomy Act (Dea) hanno inanellato, nell'ultimo anno, una serie di iniziative. Nel settembre 2013 il premier David Cameron nominava Mike Weatherley come special advisor sui temi della proprietà intellettuale, mentre era da poco diventata operativa la London Police Intellectual Property Crime Unit (Pipcu), subito distintasi per diverse azioni ad effetto. [caption id="attachment_10380" align="alignright" width="350"]Sajid Javid Sajid Javid[/caption] E proprio sulla Pipcu Javid ha speso parole di elogio: "Abbiamo dato alla Unit 2,5 milioni di sterline di finanziamento ed è la prima al mondo nel suo genere. Gli agenti stanno lavorando al fianco di organizzazioni come la BPI sulla Infringing Website List, un elenco che identifica i siti che deliberatamente e costantemente violano il copyright, così da permettere proprietari di brand di evitare la pubblicità sui loro spazi. Un progetto pilota ha visto calare del 12% la pubblicità in arrivo da grandi marchi, quelli che finiscono per dare un aspetto di legittimità a siti illegali. È un piccolo primo passo, ma col tempo fornirà un valido strumento per rendere le violazioni di copyright un business molto meno redditizio, e questo è il modo migliore per fermare i pirati". Parole che ribadiscono dunque la strategia del follow the money a più riprese rilanciata dallo stesso Weatherley. "I truffatori del copyright non amano la musica - ha chiosato Javid - ma i soldi. Toglietegli quelli e gli avrete tolto la ragion d'essere. Ma è un percorso nel quale le istituzioni e l'industria devono avere l'appoggio e la partnership degli operatori tecnologici come Google, Microsoft e Yahoo". Poche settimane fa nel Regno Unito ricevuto il battesimo ufficiale Creative Content Uk, partnership varata tra Internet Service Provider d’oltre Manica e industria dell’intrattenimento che prevede una campagna mediatica di sensibilizzazione affiancata all'invio di copyright alert in base ai quali gli abbonati ai provider britannici riceveranno un avviso quando tramite il loro account verranno messe in atto violazioni di diritto d’autore. Le missive saranno accompagnate dall’indicazione di spazi nei quali fruire di materiale legale. LEGGI Antipirateria, dalla polizia di Londra nuove lettere ai registar: “Riconsiderate il rapporto con chi infrange la legge” Antipirateria, copyright alert anche nel Regno Unito Antipirateria, l’appello della polizia di Londra agli inserzionisti: “Non finanziate certi siti”. Intanto crescono le violazioni da mobile Pirateria in Uk, l’advisor di Cameron: “Il bastone nei confronti degli Internet Service Provider che agevolano l’illegalità 3 settembre 2014
  • AT&T brevetta un nuovo strumento per individuare i "pirati"

    L'azienda texana potrà assegnare ai suoi utenti una "categoria a rischio" e prendere provvedimenti a loro carico, restringendo il loro raggio d'azione sulla rete. Nel settembre scorso il "patent" per il monitoraggio delle condivisioni di BitTorrent e reti P2P Le migliaia di petabyte prodotte sulle reti di AT&T dalla circolazione di file illeciti potrebbe presto doversi confrontare con una nuova minaccia. Il colosso delle telecomunicazioni americano ha infatti brevettato un software che permetterà alla società texana di individuare chi scambia file non autorizzati, inserirlo in una "categoria di rischio" e successivamente prendere provvedimenti nei suoi confronti. "La pirateria su Internet - afferma la società - può occupare una quantità di banda notevole, il che può tramutarsi in criticità per un fornitore di servizi. Finora, le misure di protezione del copyright che sono state messe a punto, ad esempio, dall'industria dello spettacolo, non sono riuscite a limitare l'aumento della pirateria su Internet". Da qui la necessità percepita dall'azienda di dotarsi di un proprio strumento tecnologico.
    patentatt Come riferisce TorrentFreak, il brevetto, chiamato “Methods, devices and computer program products for regulating network activity using a subscriber scoring system”, permetterà all'azienda di analizzare i modelli di utilizzo della rete assegnando agli utenti un punteggio chiamato Subscriber Reputation Score (SRS), che determina la categoria nella quale viene inserito il sospetto "pirata". Sulle contromisure per chi dovesse finire nella rete dei controlli AT&T resta sul generico, parlando della possibilità che i servizi di accesso vengano ristretti per determinati utenti, ai quali verrebbe anche inibito l'accesso ai siti pirata conosciuti. Non si parla esplicitamente di cancellazione dell'account, ma è questa una misura che la stessa AT&T si era detta pronta a mettere in atto nell'ambito del "Six Strikes" americano a base di Copyright Alert System. La stessa compagnia ha ottenuto recentemente un altro brevetto antipirateria, quello relativo ad uno strumento che permette il monitoraggio di quello che viene scambiato sulle reti di BitTorrent e P2P. Ora bisogna capire se e quando il provider vorrà tradurre in realtà queste possibilità offertegli dalla tecnologia e dallo United States Patent Office. Di sicuro, come segnalato da Valerio Procu su Tom's Hardware, gli strumenti nelle disponibilità di AT&T pongono interrogativi anche sul rispetto della neutralità della rete. LEGGI "Facebook, gli 'indicatori sociali' contro i contenuti pirata" LEGGI "La FCC di Wheeler rovescierà la net neutrality?" 17 dicembre 2013
  • Il Prof. Alberto Gambino: “Agcom guidi rilancio dell'autoregolazione per la tutela del diritto d'autore online. Anche perché Regolamento attuale non considera opere 'native' digitali"

    Il giurista durante un seminario di studi sul regolamento antipirateria Agcom:“Il precedente dei codici sulla pubblicità ingannevole faccia scuola. Coinvolgere i titolari delle opere protette, i soggetti che gestiscono la connessione e gli utenti stessi”. E sull'opera digitale: “La definizione data dall'Authority si esaurisce all'interno delle opere tradizionali diffuse nella rete ma non prende in considerazione opere che nascono direttamente online” “La nuova stagione della tutela del diritto d'autore nelle reti di comunicazione elettronica dovrebbe passare dal rilancio dei codici di autodisciplina”. Così il Prof. Alberto Gambino, ordinario di Diritto Privato all'Università Europea di Roma, già presidente del Comitato consultivo per il diritto d’autore e direttore scientifico della Rivista "Diritto Mercato Tecnologia", intervenendo nel seminario di studi “Il Regolamento Agcom sulla tutela del diritto d'autore nelle reti di comunicazione elettronica”, che ha avuto luogo durante la giornata di martedì 18 febbraio in occasione della presentazione del volume di Eugenio ProsperettiL'opera digitale tra regole e mercato”. “Basti pensare – ha proseguito Gambino – a quanto successo nell'ambito della pubblicità ingannevole grazie al codice dell'autodisciplina, un patto stretto tra gli operatori di mercato, che diventò vincolante se non altro in termini di considerazione che il mercato ha nei confronti dell'operatore che del patto fa parte. “Non so  - ha proseguito - se sia stata un'occasione persa quella di non considerare nell’attuale Regolamento una procedura autodisciplinare preliminare e preventiva rispetto all’eventuale contraddittorio davanti all’Agcom, come invece faceva la bozza del Regolamento, emendata anche su indicazioni arrivate dall'Unione Europea sulla considerazione che il procedimento autodisciplinare pregiudiziale sarebbe potuto essere solo dilatorio; certo è che anche nel Regolamento attuale, si riscontra un incentivo, direi un invito, a dotarsi autonomamente di queste regole nella parte in cui si parla di educazione. Cosa c'è di meglio dal punto di vista educativo e culturale di un codice che indica a monte le regole sul copyright di una determinata piattaforma?”. “Ritengo – ha chiosato il giurista - che si possa aprire una stagione, con protagonista Agcom stessa, per definire quali possano essere principi e contorni di questi codici di autodisciplina per la tutela del diritto d'autore online, che coinvolga i titolari delle opere protette, i soggetti che gestiscono la connessione e gli utenti stessi. Ma è importante che l'Agcom estenda, nel momento della redazione di un modello di codice, il suo perimetro di consultazione, perché gli attori istituzionali previsti dal nostro sistema codicistico sono ritagliati su una realtà vecchia di decenni, risalente agli anni '40, così da non prendere in considerazione le rappresentanze attuali, a cominciare dagli utente e i fornitori di servizi online ". Gambino ha poi esaminato la definizione che viene data dell'opera digitale da Agcom: “La scelta dell'Authority è stata quella di identificare le opere digitali disciplinate e dunque tutelate dal Regolamento in un ambito ristretto, ovvero in quelle diffuse attraverso le reti di comunicazione elettronica. Ovviamente sappiamo che nell'accezione del linguaggio corrente per opera digitale si può intendere anche ciò che non viene diffuso online, ed è quindi interessante che in questo regolamento si definisce in maniera chiara l'oggetto del regolamento”. “Vengono poi indicate, tramite esemplificazioni – ha proseguito - alcune specifiche fattispecie di opere digitali oggetto di quanto previsto dall'Authority, dalle quali restano fuori opere digitali come il design di siti web e piattaforme, le opere derivate, i siti internet approntati da blogger e creativi; tutto questo scenario, fatto di opere protette dal diritto d'autore e che sono la maggiore espressione delle potenzialità del mezzo Internet, resta fuori perché l'intento è individuare un meccanismo di tutela che miri in primis a ripristinare una differenza di velocità tra il mondo delle cose concrete e il mondo dell'online. Internet ha cambiato lo scenario della diffusione e della distribuzione di ciò che prima trovava un punto di equilibrio nel sostrato materiale”. “Ciò che nasce all’interno dello scenario e delle potenzialità della rete, invece – ha concluso Gambino - pur avendo bisogno di tutela, resta fuori dall'obiettivo di Agcom, tanto che un domani chi oggi immette proprie opere 'native digitali' sul Web potrà farsi promotore di un aggiornamento del regolamento stesso perché non vi trova piena tutela per le proprie opere”. Immagine in home page: Webnews.it 18 febbraio 2014
  • L'antipirateria tedesca a Youtube: "Bloccate i video, ma non ci menzionate". E il tribunale ordina la rimozione degli avvisi

    Battersi in prima linea per costringere un gigante della distribuzione dell'audiovisivo online a bloccare contenuti illeciti, ottenere i blocchi stessi, ma non voler figurare negli avvisi della piattaforma per non diventare impopolari. È in sintesi la vicenda che vede protagonista la collecting society che tutela quasi 70mila autori tedeschi Gema, la quale ha scontato una sentenza favorevole del tribunale di Monaco di Baviera. youtubegennaIn sostanza, afferma la Corte, i messaggi con i quali la piattaforma di Google informa i propri utenti che alcuni contenuti non sono raggiungibili all'interno del Paese sarebbero denigratori e diffamatori nei confronti della società, la cui reputazione avrebbe ricevuto un serio danno dall'esposizione del proprio nome in tutti i pannelli di blocco di Youtube. Quanto mostrato dalla piattaforma, infatti, sarebbe "una rappresentazione totalmente distorta della controversia legale tra le parti a scapito della Gema". "Per quasi tre anni - ha affermato il Ceo del gruppo Harald Heker - YouTube ha fuorviato influenzato l'opinione degli utenti a danno di GEMA, sostenendo che i video non fossero disponibili solo a causa della mancata concessione dei diritti da parte nostra, un comportamento giudicato come irricevibile dalla corte di Monaco. La decisione - ha chiosato Heker - è un segnale importante e positivo per gli autori musicali: non è la GEMA che impedisce la fruizione della musica su Internet, ma è Youtube che deve dotarsi di apposite licenze come fanno gli altri portali che distribuiscono lecitamente contenuti musicali. La nostra unica preoccupazione è permettere agli autori di partecipare degli introiti che derivano dallo sfruttamento delle proprie opere, così da guadagnarsi da vivere anche in futuro". Il contenzioso La querelle tra GEMA e Youtube ha origine nel 2009, quando le parti non riuscirono a rinnovare l'accordo che, siglato due anni prima, garantiva alla piattaforma di Google di attingere al repertorio degli autori tutelati dalla collecting tedesca. Quest'ultima, infatti, reclamava un compenso di 12 centesimi di euro per ogni contenuto che finiva in streaming sul "tubo". Nel maggio 2010 l'impossibilità di raggiungere un accordo si tramutava in azione legale, con la GEMA che, davanti ad una corte di Amburgo, chiedeva la rimozione di tutti i titoli illecitamente messi a disposizione su Youtube, vincendo nel 2012. Da quel momento, migliaia di contenuti diventavano irraggiungibili sul territorio tedesco e accompagnati da un chiaro riferimento a GEMA e alla sua mancata concessione dei diritti di sfruttamento delle opere alla piattaforma. Una lettura della vicenda che, come sopra accennato, sarebbe contraddittoria e fuorviante, in quanto, stando a quanto affermato dal tribunale di Monaco, avrebbe molta più aderenza alla realtà un messaggio che parlasse di "mancato accordo tra GEMA e Youtube" più che di "colpa esclusiva" della collecting society. Non è ancora chiaro come Google intende affrontare lo scenario aperto dalla sentenza; di sicuro, il rischio è di ritrovarsi a pagare una multa di 250mila euro per infrazione. Immagine: Ilmitte.com 27 febbraio 2014
  • Proprietà Intellettuale, l'advisor di Cameron: "Rifinanziare l'Unità speciale della London Police. E puntare sul Follow the Money"

    Mike Weatherley, il deputato conservatore nominato nel settembre scorso advisor sulla proprietà intellettuale del premier inglese David Cameron, sembra essere particolarmente fiero del lavoro svolto dagli agenti della del Police Intellectual Property Crime Unit (Pipcu), cellula istituita all’interno del corpo di polizia di Londra alla fine del 2012 e diventata operativa circa sette mesi fa. Il compito dell’unità, finanziata con 2,5 milioni di sterline per due anni, è proprio quello di reprimere le violazioni di proprietà intellettuale a mezzo Internet; Weatherley ha richiesto al primo ministro e al titolare degli Interni Theresa May di rinnovare e strutturare in maniera permanente i finanziamenti verso la PIPCU, "impegnata in una serie interessanti progetti volti ad arginare la circolazione di contenuti illeciti". La Unit si è già distinta nei mesi scorsi per inedite azioni antipirateria; dopo aver inviato degli avvertimenti ai titolari di siti sospettati di ospitare contenuti in violazione di copyright in terra Britannica, e di fronte al mancato adeguamento al contenuto delle comunicazioni, gli agenti hanno provveduto a contattare direttamente i registrar. Dopo la pioggia di sospensioni dei domini, tuttavia, dal rifiuto arrivato dall'ISP canadese EasyDNS, i cui vertici hanno risposto alla missiva invitando la polizia del Regno unito a servirsi di un mandato giudiziario prima di inviare determinate richieste, è scaturito un ricorso e una bocciatura per le stesse richieste da parte del National Aribtration Forum. Ma l'approccio indicato da Weatherley per i prossimi mesi di lavoro della PIPCU ha una direzione in particolare: "Follow the Money". È di poche settimane fa l'appello che gli stessi agenti hanno lanciato nei confronti degli inserzionisti dell'online a non finanziare i siti sospettati di ospitare e favorire la circolazione illecita di materiale protetto da diritto d'autore. Il tutto facendo riferimento ad una Infringing Website List (IWL). "Se solo riuscissimo a togliere queste risorse a determinati siti - afferma Weatherley - potremmo ridurre la circolazione dei contenuti illeciti del 95%". LEGGI "Pirateria in Uk, l'advisor di Cameron: "Il bastone nei confronti degli Internet Service Provider che agevolano l'illegalità" "Ho avuto interessanti confronti con i colleghi europei - spiega - e ne sono uscito con una convinzione: la Gran Bretagna deve essere il leader della lotta alla pirateria nel Continente". L’advisor di Cameron punta insomma sulle forze di polizia nel bel mezzo del dibattito che condurrà all’adozione del Digital Economy Act (Dea), la nuova legge sul diritto d'autore per il Regno Unito che tuttavia non vedrà la luce prima del 2015. Il cammino di questa iniziativa legislativa è iniziato con l’approvazione della “cura Mandelson” nell’aprile del 2010, ma al fianco di infuocate polemiche per le misure di takedwon previste nel testo sono arrivate nel tempo anche azioni legali come il ricorso presentato nel giugno 2011 dai provider British Telecom eTalkTalk, iniziativa respinta nel marzo dell’anno successivo. Nell’aprile 2012 l’entrata in vigore della legge slittava al 2014mentre venivano pubblicate le linee guida sulle quali sarebbe stato messo a punto il testo. Nel giugno 2013 un nuovo, decisivo rinvio. Ciò che si muove è sul fronte dell'introduzione della disciplina della copia privata. L'attenzione di Weatherley, tuttavia, è anche in merito alla sensibilizzazione ed educazione al rispetto della Proprietà Intellettuale: "Con l'aiuto dell'Intellectual Property Office abbiamo messo a punto una task force che ha l'obiettivo di partecipare ad almeno 100 forum l'anno sulla materia". Il tutto prima di aver etichettato Google come "parte della soluzione". LEGGI "Antipirateria, l'appello della polizia di Londra agli inserzionisti: "Non finanziate certi siti". Intanto crescono le violazioni da mobile" Immagine in home page: 2.bp.blogspot.com 15 aprile 2014
  • Regolamento Agcom, la sentenza della Corte Costituzionale: ordinanze del Tar inammissibili

    "L’ordinanza nel suo insieme non chiarisce sufficientemente se intende ottenere una pronuncia ablativa o una pronuncia additivo-manipolativa e, per costante giurisprudenza di questa Corte, ciò preclude l’esame nel merito della questione determinandone l’inammissibilità". È quanto si legge in una attesa sentenza della Corte Costituzionale, chiamata dal Tar del Lazio a pronunciarsi sulla legittimità del quadro normativo in forza del quale l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha emanato il regolamento per la tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica entrato in vigore il 31 marzo 2014. "Le questioni sollevate dal Tar, con le due ordinanze indicate in epigrafe - si legge nella sentenza nella quale si considerano sovrapponibili i due pronunciamenti - sono inammissibili, in quanto entrambe presentano molteplici profili di contraddittorietà, ambiguità e oscurità nella formulazione della motivazione e del petitum". La contraddittorietà evidenziata dalla Consulta è tra la parte di ricostruzione in fatto e in diritto delle ordinanze e i quesiti che vengono posti alla Corte; se nella parte motiva delle ordinanze si evidenzia e si sostiene infatti come l'Autorità abbia correttamente interpretato il quadro normativo primario a fondamento del suo potere regolamentare, dall'altra parte, nel dispositivo, nel formulare i quesiti il giudice amministrativo evidenzia delle problematiche che in realtà contrasterebbero con la ricostruzione precedentemente svolta. La pronuncia della Corte Costituzionale di fatto non accoglie le posizioni dei ricorrenti, ma non chiarisce al contempo neanche la piena legittimità costituzionale delle norme di rango primario sulle quali si fonda il potere dell'Agcom. L'unica soluzione al momento plausibile sembra a questo punto quella dell'intervento chiarificatore del Parlamento. Un esito che era stato sostanzialmente previsto durante i lavori del convegno Diritto d’autore e libertà di espressione sul web davanti alla Corte costituzionale, ospitato dall'Università Bocconi lo scorso 12 ottobre. In quell'occasione, il Prof. Alberto Gambino, Presidente dell'Accademia Italiana del Codice di Internet, auspicando che il conflitto "esca dalle aule giudiziarie e sia affrontato dal Parlamento”, aveva affermato: “Vorrei che non sfuggisse che il tema è più ampio di questa vicenda che è stata trascinata malamente davanti alla Corte Costituzionale. Condivido, in definitiva, il pronostico che si arriverà ad una dichiarazione di inammissibilità, ma non penso che ciò chiuda il tema. Rimarrebbe, infatti, una contraddizione all’interno dell’architettura dello Stato e del bilanciamento dei poteri in quanto mentre l’Agcom cercava con il lanternino i riferimenti normativi alla sua competenza il Parlamento restava silente, con l’effetto che i giudici amministrativi, pur con i limiti detti, hanno rimesso la questione di fronte alla Corte costituzionale. La riflessione allora deve proseguire per arrivare ad avere una disposizione di legge che dica espressamente che l’Agcom è il soggetto che non solo vigila ma ha anche poteri di tutela con riferimento alle opere protette online e, soprattutto, marchi il confine tra i poteri dell’autorità amministrativa e quella giudiziaria. Io vorrei davvero che si porti all’attenzione del legislatore questa esigenza assieme a quella, ancora più generale, di inserire nella Carta costituzionale una sezione dedicata alle autorità amministrative indipendenti e ai loro compiti”.

    Consulta la sentenza

  • UK, sulla proprietà intellettuale Cameron ha un nuovo consigliere

    Il premier inglese ha affidato a Mike Weatherley, deputato tory e già vice presidente della Motion picture licensing company, il compito di affiancare il governo nella lotta alla pirateria La squadra antipirateria del Regno Unito ha un nuovo membro. Il premier David Cameron ha infatti nominato Mike Weatherley come suo consigliere sulla proprietà intellettuale, con il chiaro intento di proteggere le “industrie creative” dai danni che derivano dalla condivisione illecita di materiale protetto da copyright. Weatherley, 56 anni, parlamentare conservatore e già vice presidente della Motion picture licensing company, dovrà quindi contribuire a rispondere alle richieste che arrivano sempre più pressanti verso il governo dalle major dell'intrattenimento, che sicuramente non apprezzano i numerosi rinvii  che hanno riguardato l'adozione del Dgital Economy Act (Dea), la nuova legge antipirateria per il Regno Unito che non vedrà la luce prima di un paio d'anni. Tempistiche indicate anche da Campbell Cowie dell'Ofcom, il quale nel maggio scorso, in occasione del workshop organizzato dall'Agcom alla Camera dei deputati, dichiarava:
    Dobbiamo avere la massima cautela su tutti i punti critici che riguardano il confine tra consumo ed infrazione. Esiste la necessità di valutare caso per caso per conoscere a fondo chi è che viola le regole e quale reale danno può arrecare all’industria. Questo per scongiurare decisione eccessive e talvolta inutili. È per questo che in Uk non avremo una nuova legge prima del 2015″.
    Nel frattempo, l'enforcement viene affidato al ruolo di “ponte” tra industria e Parlamento che lo stesso Weatherley ha dichiarato di voler interpretare seguendo un “approccio a tre dimensioni: educazione, bastone e carota”. Foto: newsfrombrighton.co.uk  13 settembre 2013