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  • "Diritti d'arte in cerca d'autore", terza edizione degli "Stati generali dell'autore" - Roma

    statigeneraliautore

    Giovedì 18 dicembre

    ore 10

    Grand Salon, Villa Medici, Académie de France

    Viale Trinità dei Monti 1

    Roma

    Consulta il programma

  • "Diritti d'arte in cerca d'autore", terza edizione degli "Stati generali dell'autore" - Roma, 18 dicembre 2014

    statigeneraliautore

    Giovedì 18 dicembre

    ore 10

    Grand Salon, Villa Medici, Académie de France

    Viale Trinità dei Monti 1

    Roma

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  • "Diritto d'autore: Parlamento chiarisca che Agcom è deputata alla tutela"

    Alberto Gambino (Accademia Italiana Codice Internet): “Vorrei che non sfuggisse che il tema è più ampio di questa vicenda che è stata trascinata malamente davanti alla Corte Costituzionale, anzi per certi versi se dalla Consulta dovesse uscire una decisione di inammissibilità si torni comunque sull’argomento in sede parlamentare”.

    Corriere delle Comunicazioni - 12 ottobre 2015

  • "Diritto d’autore e libertà di espressione sul web davanti alla Corte costituzionale", oggi a Milano

    Poster9ottobre
  • "Etica, proprietà intellettuale e tecnologia", la lectio del Prof. David Lametti a Roma [Video]

    Di seguito il Professor David Lametti della McGill University riassume i contenuti della lectio tenuta nella mattina di lunedì 15 settembre a Roma nell'ambito di un Intellectual Property breakfast su "Etica, proprietà intellettuale e tecnologia". Per un approfondimento si rimanda al paper del Prof. Lametti "Laying Bare an Ethical Thread: From IP to Property to Private Law?", disponibile subito dopo il video. 15 settembre 2014
  • "Hadopi, nessuna deterrenza dal three strike". I risultati di uno sondaggio condotto sugli utenti francesi

    "La probabilità di essere individuati come fruitori di contenuti illeciti non ha alcun impatto sulla decisione di intraprendere azioni di pirateria digitale". Si legge nei risultati di uno studio condotto da quattro ricercatori dell'Università del Delaware e dell'Università di Rennes in merito ai risultati della "legge Hadopi", la norma introdotta in Francia nel 2009 e che fino a pochi mesi fa prevedeva la disconnessione per gli utenti sorpresi per tre volte a fruire di contenuti pirata. Secondo il report (in fondo la versione integrale) la disciplina del "three strike" non avrebbe in alcun modo inciso sull'intensità delle violazioni. Michael Arnold (University of Delaware), Eric Darmon (University of Rennes), Sylvain Dejean (University of La Rochelle), e Thierry Penard (University of Rennes) hanno realizzato lo studio tramite un sondaggio rivolto a 2mila utenti transalpini: "I nostri risultati indicano che non c'è alcun effetto deterrente sostanziale garantito dalla legge e che, al contrario, gli utenti più informati in merito alla sorveglianza attuata dalle autorità su reti come quelle P2P si spostano su altre piattaforme e canali non monitorati". Il 37,6% degli intervistati ha ammesso di aver fruito di download illegale, con il 22% di utilizzatori di reti P2P e il 30% di "canali alternativi". Il 16,4% di coloro che hanno messo in atto download illegali ha ricevuto un avvertimento dalla Commissione Hadopi. L'aumento delle vendite di contenuti legali nel periodo di riferimento, continua lo studio, sarebbe da attribuire non alle politiche repressive ma a quelle educative. Un giudizio severo per una norma che in quattro anni è stata pressoché smantellata dopo una lunga serie di opposizioni e incidenti di percorso. IL PERCORSO - Dopo una prima versione giudicata incostituzionale nel luglio 2009, la legge entrava in vigore nel 2010 insieme al progetto che mirava ad incentivare l''uso di piattaforme di download legali grazie a sconti del 50% per i residenti francesi tra i 12 e i 25 anni tramite accordi con le case discografiche ed un impegno economico dello Stato di circa 25 milioni di euro, la legge è finita subito nell'occhio del ciclone con l'arrivo dei primi dati: se un sondaggio pubblicato dal quotidiano La Tribune nel novembre 2010 parlava di un importante effetto deterrenza, con il 53% degli utenti transalpini pronti a dichiarare di aver rinunciato allo scaricamento illegale per paura delle nuove normative, poco prima di Natale 2010 arrivavano direttamente dalla bocca del segretario generale dell'Haute Autorité importanti statistiche: sarebbero state 100mila le email spedite fino a quel momento, con un numero giornaliero che andava dalle 550 alle 4mila missive elettroniche; dunque, media di duemila al giorno, molto meno delle diecimila fissate come obiettivo al lancio della legge. Insoddisfatti sia i rappresentanti dei detentori di diritti (che stimavano in 25mila al giorno le mail da inviare) sia il governo; entrambi proponevano così all'Hadopi di implementare un meccanismo di automazione per la spedizione delle missive, meccanismo che ne avrebbe aumentato sensibilmente il numero. Nelle stesse ore arrivavano i modesti dati sull'utilizzo delle carte prepagate che il governo aveva messo a disposizione per usufruire di quello sconto del 50% sugli acquisti legali di cui si parlava poco più su. Nel luglio 2011 nuove statistiche rendevano noto che sarebbero state 18,3 milioni le infrazioni riscontrate dalle autorità transalpine e 470mila le missive spedite, anche se nessun utente risultava ancora vittima di sanzione (né multe né disconnessioni). Alla metà gennaio 2011 iniziavano comunque ad essere spedite, questa volta a mezzo posta ordinaria, le lettere contenenti il secondo avvertimento: "il vostro accesso Internet è stato di nuovo utilizzato per commettere fatti, constatati per processo verbale, che possono costituire un'infrazione penale" Tuttavia, già mesi prima il Nouvelle Observateur riferiva che l'allora presidente Nicolas Sarkozy, pur ribadendo la necessità di una legge mirata alla repressione, avesse espresso la volontà e il bisogno di rivederla e aggiustarla in qualche parte. Alla fine di aprile 2011 il presidente francese ribadiva il concetto parlando di alcuni "errori" presenti nella normativa, posizioni tuttavia smentite  quasi subito dall'Eliseo. Un nuovo rapporto arrivava ad ottobre 2011 su tutta l'attività dell'anno precedente; da esso si evinceva come fossero stati inviati 650mila primi avvisi e 40mila secondi, mentre fossero circa sessanta gli utenti a rischio disconnessione. Si notava come alla diminuzione delle violazioni a mezzo peer to peer corrispondesse un aumento del download diretto e dello streaming di circa il 35%. Alla fine di ottobre 2011 il garante per la privacy transalpino dichiarava legittime le pratiche di investigazione e notifica della Commissione speciale, ma una pesante bocciatura all’Hadopi arrivava nell’agosto 2012 per bocca del ministro della Cultura transalpina nel nuovo governo Hollande, Aurélie Filippetti, che affermava: “Una cosa è sicura, Hadopi non è riuscita nel suo obiettivo di sviluppare una distribuzione legale dei contenuti". E annunciava una riduzione del budget per la commissione antipirateria. Nel settembre 2012, la prima “vittima” di Hadopi. Ancora, il “magro bilancio” alla fine del 2012. Nel gennaio 2013 si palesava come il passaggio per i “three strike” non fosse un obbligo di legge ma solo una possibilità per le autorità antipirateria: un giovane veniva infatti condannato a pagare una risarcimento alla federazione dei distributori cinematografici senza aver ricevuto alert in merito alla sua attività di file sharing. Nel luglio 2013 la possibilità di disconnettere gli utenti veniva definitivamente accantonata. A settembre dello scorso anno iniziava il passaggio di consegne tra la commissione Hadopi e il Consiglio superiore dell'audiovisivo transalpino.
    Aver concentrato le proprie risorse nel tentativo di dissuadere con norme severe i singoli utenti da comportamenti illegali sembra essere stato il vero vulnus della norma, una occorrenza più volte ribadita, nel nostro Paese, dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni nel percorso che ha portato all'approvazione del regolamento antipirateria licenziato lo scorso dicembre.
    Lo stesso presidente dell'Agcom, Angelo Marcello Cardani, in un'audizione di qualche giorno fa alla Camera dei Deputati ha dichiarato: "Politiche a senso unico, che guardino solo all’aspetto repressivo del fenomeno, sono destinate a fallire, come dimostra l’esperienza francese della legge Hadopì. Tale legge si è rivolta all’utente finale, mettendo in contrapposizione il consumatore rispetto al produttore, con un approccio del tutto diverso dal modello individuato dall’Agcom: il regolamento dell’Autorità, difatti, non coinvolge in alcun modo il downloading, lo streaming e il peer-to-peer".
    Foto in home page: Automation-drive.com 24 gennaio 2014
  • "Il Canada è un magnete per i siti pirata", l'attacco delle associazioni Usa. Che spingono l'Italia fuori dalla watch list dello Special 301

    "Il Canada resta la patria di alcuni dei più famosi siti Internet dedicati alla pirateria". È così che la statunitense International Intellectual Property Alliance (IIPA) punta il dito contro i vicini del Nord, accusati di non fare abbastanza contro la condivisione massiva di file protetti da copyright. L'occasione è l'invio dei suggerimenti dell'associazione all'Office of the United States Trade Representative (USTR), impegnato nella messa a punto dello Special 301 Report per il 2014, il documento nel quale vengono indicati i Paesi da tenere d'occhio in materia di protezione dei diritti di proprietà intellettuale. Il Canada, già finito nella watch list dello scorso anno, viene indicato come "magnete per i furfanti che gestiscono spazi che attraggono milioni di utenti impegnati in download illeciti di film e musica ". L'IIPA, che include veri e propri colossi dell'antipirateria come MPAA e RIAA, raccomanda così al Governo statunitense una chiara azione di pressione nei confronti delle autorità di Ottawa affinché provvedano ad una più efficace lotta alla pirateria digitale, compresi incentivi legali per gli Internet Service Provider volti a renderli maggiormente partecipi della lotta agli spazi di condivisione illecita. Italia fuori dalla watch list Se l'Ucraina viene indicata come primo Paese da monitorare, si registra un cambio di atteggiamento nei confronti dell'Italia; il nostro Paese, da anni nella watch list dei "cattivi", viene inserito insieme alla Spagna tra quelli da sottoporre ad una fase di revisione della loro posizione. Il motivo è semplice: l'imminente entrata in vigore del regolamento antipirateria messo a punto dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, i cui effetti andranno testati per decidere se togliere definitivamente l'Italia dall'elenco dei paesi che non si spendono abbastanza per la difesa del copyright. Il regolamento Agcom viene descritto in maniera dettagliata nelle raccomandazioni dell'IIPA, che si dice "favorevole ai nuovi meccanismi di cooperazione tra operatori delle telecomunicazioni e industria" volti a rendere più efficaci e sistematici quegli interventi che, fino a questo momento, erano demandati alla "buona volontà" di pochi privati. Tra Cyberlocker e San Marino  "Il livello di pirateria complessivo nel Paese, durante il 2013, è rimasto stabile - si legge nel documento relativo all'Italia - e questo nonostante le azioni intraprese a livello di polizia e giudiziario. La ragione va ricercata nel fatto che molte dinamiche illecite vengono generate su spazi che non possono essere raggiunti dalle autorità italiane, come ad esempio i cyberlocker ospitati sui server esteri e le grandi reti di P2P, anch'esse facenti riferimento a spazi al di fuori dei confini nazionali". Tra le cause dell'alto tasso di pirateria vengono menzionate anche le "inadeguate leggi antipirateria" di San Marino e l'abitudine di gran parte di aziende e professionisti all'utilizzo di software non originali. "A partire dal 2011 - sottolinea l'IIPA - il tasso di pirateria software in Italia si è avvicinato al 50%, ben oltre la media europea ed equivalente ad un giro d'affari di circa due miliardi di dollari". Decisivo, infine, il ruolo della criminalità organizzata nello smercio di materiale audio-video pirata su supporti fisici. Foto in home page: Wikimedia.org 12 febbraio 2014
  • "Il diritto d’autore nell’informazione" - Parma, 15 dicembre 2014

  • "Il regolamento Agcom sul diritto d'autore" - Torino

    regolamentoagcom
  • "Informatica e biotecnologie. Sull’opzione del modello aperto", l'abstract dell'intervento della Prof.ssa Valeria Falce al convegno del prossimo 29 ottobre

    Di seguito l’abstract dell’intervento con il quale la Prof.ssa Valeria Falce dell’Università Europea di Roma parteciperà a "Le nuove frontiere dell'innovazione tra diritto d'autore e brevetto", evento previsto a Roma il prossimo 29 ottobre

    Informatica e biotecnologie. Sull’opzione del modello aperto

    “Siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l'altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti”: con questa immagine Bernando di Chartes dipingeva in modo assai felice il processo conoscitivo, un percorso cioè che è sempre frutto di scambio, collaborazione e arricchimento reciproco.

    Già nel XII secolo era chiaro che la direzione e gli avanzamenti della ricerca sono fortemente condizionati dal contesto e dall’ambiente circostante, perché è sul relativo bagaglio di conoscenze e saperi che una specifica linea di ricerca si innesta e ad essa attinge.

    Non stupisce dunque che la scelta tra i diversi modelli che si presentano oggi alle imprese per accelerare il processo innovativo e tradurne i frutti in innovazioni sul mercato sia strettamente legato al sistema di regole che governa a livello nazionale, comunitario e internazionale l’accesso, lo scambio e la rielaborazione di informazioni tecniche.

    Ebbene, nell’esercitare la suddetta scelta, ricercatori e imprese si trovano di fronte ad un bivio. Per un verso, l’opzione del modello aperto viene cavalcata come la più promettente ed appetibile. D’altra parte, a ridimensionarne la portata contribuiscono taluni limiti che nel mercato globale discendono da un sistema di regole eterogeneo ed incerto.

    Muovendo da questa premessa, l’obiettivo dell’analisi che segue è proprio quello di analizzare le evoluzioni in corso, di comprenderne la genesi e le giustificazioni ultime, nonché di verificare se i presidi giuridici invocabili consentano effettivamente di ritenere le licenze aperte come l’opzione preferibile e comunque funzionale ad incentivare l’attività inventiva in maniera effettiva ed efficace.

    27 ottobre 2014
  • "Internet 2.0: nuovi profili della regolazione", il convegno del 9 maggio presso l'Università Europea di Roma

  • "Italia digitale", la rivoluzione nelle parole dei protagonisti dell'incontro al Campidoglio

    di Fabrizio Ventriglia L’innovazione tecnologica ha rivoluzionato l’esecuzione delle prestazioni richieste dalla moderna società – sia nell’ambito delle attività negoziali tra privati, che nei rapporti con la Pubblica Amministrazione – agevolando la circolazione e la condivisione di informazioni, nonché dematerializzando e automatizzando titoli, documenti e processi. Nonostante sia facilmente percepibile il positivo effetto sortito dalla digitalizzazione sulla società e sull’economia, la misurazione concreta del suo impatto è un’operazione tutt’altro che semplice. Ed è proprio da tali premesse che la Young Professionals in Foreign Policy - Rome ha dedicato lo scorso 27 marzo un apposito incontro – dal titolo “Italia Digitale: Creatività, Crescita, Conoscenza” – per analizzare, insieme a giuristi, avvocati, docenti universitari e blogger, lo stato di diritto e di politica della rivoluzione socio-economica più importante della storia dell’umanità: il digitale. Il diritto d’autore nelle reti di comunicazione elettronica. Verso il Copyright 2.0? L’Italia digitale è anzitutto creativa: come illustrato dall’Avv. Marco Scialdone, Dottorando di ricerca in “Categorie giuridiche e tecnologia” all’Università Europea di Roma e redattore di Dimt – all’interno della Rete, l’utente recepisce le diverse forme di produzione culturali – quale un film, un videogame o un fumetto – per poi apporre il suo spirito creativo e critico interagendo con esse, manipolando e riutilizzando quelle stesse produzioni, generando così i “Contenuti generati dagli utenti” come i machinima, gli Anime Music Video e le fan fiction. LEGGI "Il nuovo ruolo degli utenti nella generazione di contenuti creativi" L’utente rappresenta dunque un ibrido tra la figura del mero consumer – che non si limita a fruire passivamente le opere dell’ingegno esistenti, ma le rielabora – e quella dell’ambizioso producer – condividendo, attraverso il canale della Rete, il contenuto da lui prodotto non tanto per un ritorno economico, ma per dare sfoggio della sua creatività ed alimentare la c.d. “economia della conoscenza” – divenendo così un prosumer. Tuttavia, il fenomeno degli UGC è inevitabile terreno di scontro con l’attuale disciplina autoriale. Da ultima, si rammenta la delibera 680/13/CONS mediante la quale l’Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni, come spiegato dal Prof. Maurizio Mensi, docente di “Diritto dell’informazione e della comunicazione” presso l’Università LUISS Guido Carli, ha varato la nuova disciplina in materia di diritto d’autore online. In estrema sintesi, ciascun interessato può richiedere ed ottenere dall’AgCom la rimozione di un contenuto, lesivo delle proprie privative intellettuali ed industriali, pubblicato in Rete, attraverso un procedimento di notice and take down: in caso di mancato adeguamento spontaneo alla segnalazione da parte dell’utente trasgressore, l’AgCom potrà ordinare, rivolgendosi all’Internet Service Provider, la cancellazione coatta di quello specifico elemento ovvero l’inibizione alla Rete dell’uploader del contenuto. Un provvedimento in merito al quale ha esposto una posizione decisamente contraria l’Avvocato Fulvio Sarzana di S. Ippolito, esperto in Diritto dell’Informatica e delle Telecomunicazioni e blogger per “Il Fatto Quotidiano”, il quale ha spiegato anche i motivi che hanno portato ai ricorsi che saranno presentati nei Tribunali Amministrativi Regionali finalizzati a valutare un siffatto regolamento alla luce della Costituzione, dei principi dell’Ordinamento europeo e dei diritti fondamentali dell’uomo.  L’Agenda Digitale italiana: Pubblica amministrazione digitale, banda larga, ehealth, open data e startup. Finalmente la svolta digitale? L’Italia Digitale è anche e soprattutto Crescita, individuale e dell’intero Paese. Europa 2020 è una delle strategie elaborate dalla Commissione europea finalizzata allo sfruttamento del potenziale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per favorire l’innovazione, la crescita economica e il progresso. Lo strumento utilizzato per raggiungere un risultato così ambizioso prende il nome di Agenda Digitale, che è possibile definire come quell'insieme di norme che vogliono portare il Paese nel medio-lungo periodo verso le nuove tecnologie e l'innovazione, attraverso la realizzazione di un mercato digitale unico; la promozione all’accesso ad Internet e l’aumento del tasso di alfabetizzazione digitale. Ciascuno Stato dell’Unione si è impegnato a recepirla nel proprio ordinamento, introducendo al tempo diversi principi, tra i quali l’identità digitale; l’Amministrazione digitale; la Sanità digitale; la banda larga; la fatturazione elettronica e la Giustizia digitale. L’avv. Ernesto Belisario – docente e Direttore dell’Osservatorio per l’Open Government - ha analizzato la situazione italiana: il nostro Paese, infatti, ha avviato l’attuazione dell’Agenda Digitale con ben due anni di ritardo, con il c.d. Decreto Crescita 2.0. durante il Governo Monti, per poi apporre dei correttivi con il Decreto del Fare con il Governo Letta.: soltanto 11, dei 51 previsti, sono i provvedimenti attuativi dell’Agenda Digitale europea. Per ovviare ad un simile ritardo, l’Italia ha deciso di concentrarsi su tre priorità ossia la fattura elettronica, l’anagrafe nazionale e l’identità digitale. Ma tutto ciò non è sufficiente. Per far sì che nel 2020 – naturale scadenza fissata dall’Europa – l’Italia porti dalla carta al Digitale l’Agenda è necessario, da una parte, trovare i fondi necessari per concretizzarla; dall’altra, superare tutte quelle resistenze dei burocrati i quali, all’interno della Pubblica Amministrazione, continuano a rallentare l’attuazione delle norme. L’uomo dimentica. Ma Internet soffrirà di amnesia? Il diritto all’oblio tra l’informazione, la cronaca e la critica La Conoscenza è l’ultimo potenziale dell’Italia Digitale: una conoscenza che è stata elevata alla 2.0 attraverso gli strumenti messi a disposizione dalle Reti di comunicazione elettronica: grazie ai blog, ai social network ed ai webzine, Internet consente a ciascun utente della Rete di partecipare alla elaborazione e alla successiva diffusione delle informazioni, così da utilizzarle quale fondamento per sviluppare interessanti spunti di riflessione. Tuttavia, la diffusione degli strumenti di raccolta, conservazione, elaborazione ed utilizzazione dei dati personali all’interno della Rete, espongono il cittadino digitale ad una lesione dei suoi diritti, in particolare a quello della sua riservatezza. Nel contesto così delineato, Marco Perduca, già Senatore della Repubblica Italiana ed attuale Vice Presidente del Partito Radicale Nonviolento transpartito transnazionale, ha valutato l’affermazione del cosiddetto diritto all’oblio, ossia quel diritto a che nessuno riproponga nel presente un episodio che riguarda la nostra vita passata e che ciascuno di noi vorrebbe, per le ragioni più diverse, rimanesse semplicemente affidato alla storia. Una siffatta tutela, però, si scontra con quella libertà, costituzionalmente garantita, d’informazione e dunque della diffusione delle notizie aventi pubblica rilevanza. Si è fatto riferimento ad un emblematico e recente intervento dalla Suprema Corte, la quale ha statuito che ciascun interessato può richiedere ed ottenere la cancellazione di tutte le informazioni attinenti le proprie vicende personali dagli archivi giornalistici, nel caso in cui l’interesse pubblico alla diffusione delle medesime sia scemato ovvero non sia mai venuto ad esistenza, salvo che il suddetto interessato non abbia all’uopo acconsentito espressamente. Un siffatto diritto, però, trova il suo limite nel diritto di cronaca soltanto quando sussista un interesse effettivo ed attuale alla diffusione delle vicende personali trascorse dell’interessato ossia che quanto accaduto di recente trovi un collegamento diretto con quelle stesse vicende, rinnovandone l’attualità. In estrema sintesi, dunque, il diritto all’oblio sussisterebbe nei casi in cui, bilanciando gli interessi della collettività ad essere informati con quelli del singolo a non essere leso nella propria identità personale, prevalgano la necessità, la non eccedenza, la proporzionalità e la pertinenza dell’informazione. Il suddetto tema ha, pertanto, importanti risvolti giuridici ma anche sociologici. E’ bene però precisare che il diritto all’oblio si scontra con quello che viene definito un “diritto alla storia” ossia quello di raccontare. In effetti, l’attuale momento storico dovrà essere raccontato anche alle future generazioni: è perciò necessario preservare ogni attimo della nostra esistenza in quanto influente nel panorama storico in modo tale che sarà così agevole poter ripercorrere la nostra storia, con tutte le sue accezioni, sia positive che negative. Si dovrà dunque trovare un punto di contemperamento tra il diritto del singolo, classificato come diritto alla privacy o all'identità personale, il diritto della collettività che è diritto all'informazione in senso generico – nella misura in cui si tratti di informazione rilevante – e, infine, il diritto alla storia in senso più specifico. Considerazioni conclusive: l’Italia è pronta al digitale? Le riflessioni, percezioni, suggestioni ed impressioni esternate dagli ospiti presenti sull’Italia Digitale sono state le vere protagoniste dell’incontro: la digitalizzazione è una forza trasformatrice per tutti i settori, eppure le riforme destinate a promuovere un siffatto fenomeno sono state attuate soltanto parzialmente o comunque non sono state implementate in maniera ottimale. Dinanzi ad una siffatta situazione, non si possono che riporre i propri auspici e speranze nelle mani di una regia competente ed indipendente, che finalmente scopra e valorizzi l’informatizzazione nelle se variabili culturali ed economiche: soltanto in questo modo sarà finalmente possibile sfruttare la tecnologia, creare efficienza, stimolare la competizione ed alimentare l’innovazione in Italia. Non solo quella Digitale. 4 aprile 2014
  • "La circolazione dei diritti della persona", il volume di Ferdinando Tozzi nella recensione della Rivista "Il diritto d'autore"

    Di seguito la recensione de "La circolazione dei diritti della persona", volume di Ferdinando Tozzi, apparsa sulla Rivista "Il diritto d'autore" a firma di Mario Fabiani. [caption id="attachment_11907" align="alignright" width="172"]TOZZI A3 tracc Collana dell'Università europea di Roma Sez. Giuridica-Saggi diretta dal Prof. Alberto Maria Gambino[/caption] Il titolo dell'opera che si segnala è significativo: esso riporta all'oggetto della trattazione condotta dall'Autore che attiene ad un fenomeno manifestatosi negli ultimi decenni e precisamente della dimensione degli aspetti economico patrimoniali di diritti della persona. Fin dal primo capitolo dell'opera si pone l'accento sulla possibile coesistenza tra, da un lato, la persona con i relativi diritti ad essa attinenti, dall'altro lato, le esigenze di un mercato che ha per oggetto alcuni aspetti propri della persona. Di particolare interesse in questo primo capitolo è l'approfondimento del concetto di persona e di personalità e la ricognizione sul pensiero filosofico nell'indagine condotta dalla dottrina tedesca nonché da quella di attenti giuristi italiani. La trattazione prosegue con un capitolo di prospettiva comparativa dal "Right of Privacy" al "Right of Publicity", con una breve panoramica della legislazione Statunitense e dei Paesi della c.d. "common law", nonché dell'esperienza tedesca e francese. Un ampio capitolo conclusivo si sofferma sui nuovi beni attinenti al contenuto patrimoniale dei diritti della personalità seppure nei limiti della indisponibilità. Di qui, l'esigenza di una linea di confine tra opposti interessi che devono trovare soluzione non solo nella legislazione ma altresì nell'evoluzione giurisprudenziale e della dottrina, nonché nella pratica negoziale, con uno sguardo anche al "prezzo del consenso". In alcune considerazioni finali, l'Autore pone in rilievo l'esigenza che i diritti della personalità, nella rinnovata ottica, escano dalla indefinita ed incerta zona grigia in cui sono relegati e possano consentire di giungere, con una rinnovata lettura della vigente normativa, al superamento di ogni tradizionale approccio al sistema dei diritti della personalità con una rielaborazione volta a riconsiderare, alla luce della indisponibilità ed extracommercialità, facendo sempre più convergere le categorie, solo in apparenza opposte, di persona e mercato. Il volume, che costituisce un rilevante contributo agli studi sulla tutela della personalità morale e fisica nell'attuale contesto economico sociale, è pubblicato nella collana dell'Università Europea di Roma, Dipartimento di didattica e di ricerca in scienze umane, Collana fondata e diretta da Alberto M. Gambino. 30 ottobre 2014
  • "Le nuove frontiere dell’innovazione tra diritto d’autore e brevetto”: report e materiali del Convegno

    "La strada verso soluzioni equilibrate è complessa, ma bisogna iniziare il lavoro e saper osare. In questo senso il ministero dei Beni Culturali è impegnato nella messa a punto di misure che, al netto di polemiche, puntano a dare una spinta in questa direzione". Così il Prof. Giampaolo D'Andrea, Capo di Gabinetto dell’On. Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, ha aperto il lavori di "Le nuove frontiere dell’innovazione tra diritto d’autore e brevetto”, convegno che ha avuto luogo nella giornata di mercoledì 20 ottobre, a Roma, e organizzato dalla sinergica collaborazione tra la Direzione Generale per le Biblioteche, gli Istituti Culturali e il Diritto d’Autore del MiBACT e l’Università Europea di Roma, attraverso il Centro di Ricerca d’eccellenza per il Diritto d’Autore (CREDA). L’evento, inserito tra le iniziative del Semestre di Presidenza italiana del Consiglio UE, ha avuto l’intento di dare alcune risposte concrete alle molte sfide da affrontare in ambito di tutela e sviluppo della proprietà intellettuale.

    Guarda i video degli interventi

    "Sarà importante, e vi invito a farlo - ha chiosato D'Andrea - continuare ad animare il dibattito in tutte le sedi, così da aiutare chi dovrà prendere le decisioni alla migliore conoscenza possibile per raccogliere quella che è una sfida piena di occasioni".

    "Il diritto d’autore e le sfide del digitale"

    Prima sessioneLa prima sessione ha così spaziato dalle occasioni per produrre e diffondere cultura e per condividere valori offerte dal Web alla necessità di enforcement in chiave antipirateria e di politiche di regolamentazione che assicurino il rispetto delle libertà e al tempo stesso dei diritti dei vari attori coinvolti; a presiedere il Professor Alberto Maria Gambino (Università Europea di Roma), Coordinatore Nazionale PRIN “La regolamentazione giuridica delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione" e presidente dell'Accademia Italiana del Codice di Internet. "In questi anni  - ha spiegato il Prof. Gambino - il CREDA ha animato proprio il dibattito del quale parlava il Professor D'Andrea, ottenendo il grande successo dell'ottenimento, con 70 accademici, del progetto PRIN. Bisogna considerare che, in ultima analisi, c'è un fruitore che beneficia della creatività di un settore, ed è centrale che sia il ministero della Cultura ad occuparsi della preservazione dei diritti che devono accompagnare la circolazione di contenuti artistici e creativi che sono una specificità d'eccellenza del nostro Paese". Nella relazione introduttiva Vittorio Ragonesi, Presidente del Gruppo Proprietà intellettuale del Consiglio dell’Unione Europea per il Semestre di Presidenza italiana, ha sottolineato come la Commissione Europea avesse "predisposto un libro bianco sul diritto d'autore che non ha più visto al luce soprattutto a causa del ricambio istituzionale seguito alle elezioni. Il dato rilevante è stato tuttavia il trasferimento della unità del diritto d'autore alla DG Connect, che si occupa in prevalenza di commercio in ambito digitale. Questo passaggio è frutto di diversi tentativi già fatti in passato e ovviamente questo separare il diritto d'autore dalle altre materia della proprietà intellettuale, che restano localizzate presso la Direzione generale del mercato interno, susciterà delle problematiche a partire da quelle dell'enforcement, che finora è stata una materia disciplinata in modo unitario per tutta la proprietà intellettuale". "È poi tutta da risolvere - ha proseguito Ragonesi - la disparità di opinione tra chi considera il diritto d'autore un diritto da ribadire anche online e chi invece pensa ad una profonda riforma alla luce dell'evoluzione tecnologica. C'è poi, in ambito internazionale, una divaricazione tra Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo, con i secondi impegnati ad incentivare le eccezioni, e a richiedere invece la protezione di ambiti non ancora protetti dal diritto d'autore. Infine, i negoziati in sede ONPI sono diventati estremamente difficoltosi, oltre che per la differenza di vedute di alcuni importanti attori, per via del fatto che ormai è intervenuta una mentalità di scambio: si scambia un trattato con l'altro, un do ut des che rende i negoziati sempre più difficili, tanto che gli USA hanno proposto di modificare lo stesso sistema di governance cercando di focalizzarlo su aspetti tecnici e non politici". Via Skype è intervenuto successivamente l'Ing. Roberto Viola (Commissione europea - DG Connect): "La modernizzazione del quadro normativo dell'UE in materia di diritto d’autore alla luce della rivoluzione digitale in corso è una delle priorità della Commissione Juncker. Le linee guida politiche del Presidente-eletto della Commissione Europea e le lettere di missione indirizzate al Vice-presidente per il mercato unico digitale Ansip ed al Commissario Oettinger sottolineano l'esigenza di abbattere i silos nazionali che impediscono il pieno sviluppo del mercato interno digitale. Si tratta di una questione vitale per la crescita e la competitività internazionale dell’Unione. Il diritto d’autore è al centro di questo dibattito. Il compito della Commissione è fare in modo che il diritto d’autore sia in grado di continuare a giocare pienamente il suo ruolo d'incentivo per la produzione e la disseminazione della cultura nell’era digitale, offrendo ai consumatori la possibilità di accedere ai contenuti anche al di là dei confini nazionali, ed ai titolari dei diritti i giusti incentivi per continuare ad investire nella creazione e nelle opere intellettuali. L'apparato normativo europeo, vecchio di 15 anni, ha sicuro bisogno di una rinfrescata, in una dinamica che di sicuro dovrà prevedere l'enforcement in chiave antipirateria. Una delle direttrici fondamentali dell'azione sarà il follow the money; il principio è semplice: se togli acqua ad una pianta, muore". "A sei mesi dall'entrata in vigore del regolamento per la tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica è interessante fare un bilancio", ha esordito il presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni Angelo Marcello Cardani. "Il regolamento entrato in vigore il 31 marzo scorso ha alcuni principi di fondo: è orientato alla repressione delle violazioni massive, non coinvolge l'utente finale preservando la libertà dei singoli, non ci sono interventi d'ufficio ed è esclusa la deep packet inspection. Resta inoltre inalterata la supremazia dell'Autorità Giudiziaria. I risultati più importanti che abbiamo raggiunto sono senza dubbio quello riferito alla maggiore consapevolezza e sensibilità degli utenti rispetto a quella che è una pratica illecita ma che come tale non era percepita e quello riferito alle rimozioni spontanee di materiale illegale dalla rete. C'è stato un generale calo di accessi ai siti pirata, e particolarmente importante il calo di accesso ai siti in qualche modo coinvolti nelle nostre azioni. Inoltre, da non trascurare il fatto che l'Italia è uscita dalla watch list statunitense nella quale il nostro Paese figurava da 25 anni". "Passando ai dati - ha proseguito Cardani - abbiamo avuto 108 istanze, forse non tantissime, ma neanche irrilevanti. Il 42% riguarda immagini e fotografie, il che si sposa con le caratteristiche di visualità proprie del Web. Venti procedimenti di enforcement sono stati avviati per i casi gravi, mentre otto casi di archiviazione del procedimento sono stati stabiliti perché si è ritenuto che la disabilitazione del sito fosse una misura sproporzionata rispetto alla violazione. Dunque, il bilancio è positivo, la procedura ha retto e c'è stato un sicuro calo dell'illecito e un aumento della sensibilizzazione, che cambia la realtà più di quanto non possano farlo le 108 segnalazioni. Il Comitato per lo sviluppo di offerta legale ha inoltre aperto una seria discussione in questo senso". Un passaggio anche sulla recente decisione del Tar del Lazio di rinviare alla Corte Cosituzionale la normativa primaria sulla quale si fonda il regolamento: "Le ordinanze riconoscono la correttezza dell'azione dell'Agcom, che all'Autorità spetta la competenza ad adottare provvedimenti di rimozione e oscuramento, che può esistere il doppio binario amministrativo e giudiziario. Insomma, ci danno ragione, ma vanno a monte a verificare se quell'azione che abbiamo legittimamente messo a punto non sia fondata su leggi che abbiano vizi di costituzionalità, una valutazione che spetta alla Consulta. Il che è molto diverso rispetto a tutta una serie di interpretazioni che ho letto in giro in queste settimane. In ogni caso, una volta avvenuta la valutazione di costituzionalità riprenderemo ad agire a pieno regime; certo ora continuiamo nella nostra azione, ma con prudenza, solo laddove ci sia reale urgenza". Subito dopo il Commissario Agcm Gabriella Muscolo, che ha ricordato come l'Autorità sia "intervenuta più volte sia a garanzia della struttura concorrenziale del mercato che a tutela de consumatore, e lo ha fatto soprattutto nella funzione di advocay, più ancora che nella tradizionale funzione di enforcement. Importante anche l'intervento nella gestione collettiva dei diritti d'autore. In democrazia il diritto di libera informazione, sia di informare che ad essere informati, si declina anche nella libertà di accesso all'informazione, e quindi ad Internet. La libertà di accesso ad Internet diventa così un diritto fondamentale. Una importante conclusione è che però il diritto di informazione e quello d'autore costano e quindi vanno resi effettivi, soprattutto con la conformazione giuridica del mercato su cui quel diritto va ad impattare, operazione che rende sempre necessario un bilanciamento degli interessi orientato allo sviluppo del settore. Inoltre la natura di sistema globale di Internet richiama la necessità di regole internazionali. In questo senso il Bill of Rights elaborato dalla commissione presieduta dal Professor Rodotà apre una discussione che vedrà di sicuro l'Autorità partecipare alla consultazione". Per il Garante per la protezione dei dati personali è intervenuta al tavolo la Vice-presidente Augusta Iannini: "L'avvento della digitalizzazione di immagini e di suoni ha di fatto consentito una definitiva separazione dell'opera coperta da diritto d'autore dal suo supporto, in una diffusione rapidissima spinta e promossa anche dalla concezione sbagliata della totale gratuità dei contenuti in rete. Ed è ancora complicata la tutela nei confronti delle violazioni, anche perché i mezzi messi a disposizioni degli autori sono limitati e spesso rischiano di entrare in conflitto con la tutela dei dati personali. Il primo mezzo configura una lotta impari: il monitoraggio dei siti, perché per quante risorse umane si possano destinare a questo scopo saranno sempre sottodimensionate rispetto alla dimensione della rete. Il secondo metodo si potrebbe attuare mediante tecnologie informatiche che individuano automaticamente nei flussi di contenuti i file in violazione per poi richiederne la rimozione o il blocco dei siti in caso di violazioni massive". "Ma se il primo metodo non viola la privacy - ha chiosato Iannini - perché destinato verso dati visibili per definizione, non si può dire altrettanto per il secondo, perché implica un quotidiano intercettamento e monitoraggio del traffico online, nel quale sono contenuti dati personali di ogni genere. Celebre il caso della casa discografica tedesca Peppermint, che a seguito del monitoraggio di una rete P2P aveva inviato lettere a singoli utenti accusandoli di aver fruito di materiale illecito; il Garante italiano si è costituito in giudizio in un procedimento nel quale la Peppermint aveva chiesto al provider la lista degli utenti coinvolti nelle violazioni, una dinamica che è stata successivamente vietata in apposita delibera dal Garante, nella quale si imponeva anche la distruzione dei dati. Due i profili che rilevano: il primo è il monitoraggio dei soggetti che si avvalgono del P2P, il secondo la richiesta agli operatori. Per il primo, è chiaro che il file intercettato da Peppermint è riconducibile al concetto di dato personale e che l'utente non ha dato consenso ad un tale trattamento. Inoltre l'articolo 122 del codice privacy vieta espressamente questo tipo di monitoraggio. Per quanto attiene la richiesta agli operatori, rilevano le finalità di conservazione dei dati disciplinate dal codice e ribadite in chiave europea, che non ricomprendono certo quelle della cessione a terzi per i motivi avanzati da Peppermint".

    "Il diritto d'autore e il contesto internazionale" 

    La seconda sessione è stata invece moderata da Paolo Marzano, Presidente del Comitato Consultivo permanente per il Diritto d'Autore. "Internet ha rivoluzionato il concetto di diritto d’autore e ridimensionato un settore già caratterizzato da incertezze e da un sentimento comune di insoddisfazione", ha chiosato il Professor Pier Luigi Parcu dello European University Institute aprendo il suo intervento.   "Is copyright an innovation right?” è invece il titolo dell'intervento della Prof.ssa Fiona Macmillan (Birkbeck, University of London) Seconda sessioneA chiudere la sessione il Professor Christope Geiger, Direttore Generale del CEIPI (Université de Strasbourg), con un intervento sulla promozione dell'innovazione. "Le strategie legislative del passato non sembrano proporre una risposta giuridica adeguata al problema della violazione del copyright, in particolare attraverso le reti di file sharing peer-to-peer. Per gli usi non autorizzati di massa delle opere su Internet, nuovi approcci restano da esplorare, come ad esempio un sistema di 'limitation-based’ remuneration system, una gestione collettiva obbligatoria estesa o una combinazione di entrambi. Ulteriori studi empirici sono necessari al fine di raccogliere dati sui ricavi dei creatori nell'ambiente digitale. Emerge inoltre la necessità di facilitare il lavoro interdisciplinare sul diritto d'autore: non è solo una questione legale, ma ha bisogno di essere studiata dal punto di vista economico, filosofico, sociologico, storico e psicologico".

    "La proprietà intellettuale nel settore BioTech"

    Il pomeriggio si è aperto con la sessione durante la quale è stata presentata la ricerca “Confini e fronti dell'innovazione biotecnologica” a cura dei Proff. Gustavo Olivieri, Valeria Falce ed Emanuela Arezzo (Quaderni di giurisprudenza commerciale, Giuffré 2014). A presiedere lo stesso Prof. Olivieri (Università Luiss Guido Carli). Terza Sessione"Siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l'altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti”. Con questa immagine di Bernando di Chartes ha aperto il suo intervento la Prof.ssa Falce dell'Università Europea di Roma e membro del direttivo CREDA. "È una metafora con la quale si dipingeva in modo assai felice il processo conoscitivo, un percorso cioè che è sempre frutto di scambio, collaborazione e arricchimento reciproco. Già nel XII secolo era chiaro che la direzione e gli avanzamenti della ricerca sono fortemente condizionati dal contesto e dall’ambiente circostante, perché è sul relativo bagaglio di conoscenze e saperi che una specifica linea di ricerca si innesta e ad essa attinge. Non stupisce dunque che la scelta tra i diversi modelli che si presentano oggi alle imprese per accelerare il processo innovativo e tradurne i frutti in innovazioni sul mercato sia strettamente legato al sistema di regole che governa a livello nazionale, comunitario e internazionale l’accesso, lo scambio e la rielaborazione di informazioni tecniche. Ebbene, nell’esercitare la suddetta scelta, ricercatori e imprese si trovano di fronte ad un bivio. Per un verso, l’opzione del modello aperto viene cavalcata come la più promettente ed appetibile. D’altra parte, a ridimensionarne la portata contribuiscono taluni limiti che nel mercato globale discendono da un sistema di regole eterogeneo ed incerto". La brevettabilità delle biotecnologie è alla base dell'intervento del Professor Andrea Stazi (Università Europea di Roma e membro del direttivo CREDA): "È ormai innegabile che la tecnologia stia andando talmente veloce che finisce per arrivare prima che il diritto possa immaginare delle risposte, degli approcci e delle regole efficaci e valide. Di fronte a questo scenario, mentre la tecnologia arriva nelle nostre lenti a contatto e nei nostri orologi, la bussola, non soltanto a livello europeo, non può che essere il confronto e il dialogo transnazionale, e nel nostro caso transatlantico, nella misura in cui c'è una cultura comune nei Paesi occidentali legata a diritti fondamentali. Occorre dunque non limitarsi ad un approccio puramente tecnico ma andare a cercare costantemente punti di contatto. Laddove l'approccio tecnico del diritto non riesce a tenere il passo di certe materie, l'approccio ispirato ai diritti fondamentali, dalla dignità della persona alla libertà di iniziativa economica, è l'unica bussola, con la necessità di evitare l'oltranzismo su uno dei diritti a scapito di altri". È stata così la volta de "Il software e le biotecnologie: far away, so close", intervento della Prof.ssa Arezzo (Università degli Studi di Teramo). La Prof.ssa Rosaria Romano (Università G. d’Annunzio di Chieti-Pescara) ha esordito con una citazione di Luigi Einaudi del 1940: "Si domanda Einaudi: 'forse che i medicinali sono tutelati da privative? Nessun privilegio protegge le semenze elette di frumento, le nuove varietà di fiori, gli incroci di volatili; eppure rari ingegni applicano lavoro non piccolo e non ordinario alla invenzione di nuovi prodotti agricoli o di nuovi sistemi di coltivazione, con vantaggio grande della produzione della terra'. Ebbene tutti i trovati menzionati in quel saggio sono oggi ammessi alla tutela della proprietà intellettuale". Le conclusioni sono state curate dal Prof. Gustavo Ghidini (Università Luiss Guido Carli di Roma – Università degli Studi di Milano):  "Proprio per assicurare quell'equilibrio tra giusta remunerazione per chi crea e interessi sociali e collettivi di rango costituzionale, credo sia giusto cercare prima di tutto interpretare in senso dimagrante, salvando la funzione essenziale, gli istituti, cosa che è possibile fare in diversa misura nell'uno o nell'altro caso, che sia il brevetto o il diritto d'autore. E questo anche per una ragione di economia, sia concettuale che applicativa".

    "Confini e prospettive dell'innovazione digitale"

    A chiudere la giornata è stata la ricca tavola rotonda presieduta da Carole Croella (WIPO – Senior Counsellor, Copyright Law Division). Ad animare gli interventi Alessandra De Marco (Coordinatore Ufficio Tutela del diritto d’autore, proprietà intellettuale e vigilanza sulla SIAE - Presidenza del Consiglio dei Ministri), Loredana Guglielmetti (Dirigente Div. XI - Direzione Generale per la lotta alla contraffazione - UIBM ), Ferdinando Tozzi(Esperto Comitato consultivo permanente per il diritto d’autore), Paolo Agoglia (Capo Ufficio Legislativo e Rapporti Istituzionali SIAE), Piero Attanasio (Responsabile Ricerca e Sviluppo dell’Associazione Italiana Editori), Roberto Bedani (Confindustria Digitale), Andrea Franceschi (Direttore Confindustria Radio Televisioni), Mario Gallavotti (Consulente Legale ANICA), Enzo Mazza (CEO Federazione Industria Musicale Italiana), Giordano Sangiorgi (Presidente AudioCoop) e Giorgia Abeltino (Direttore Public Policy di Google). [gallery ids="11922,11923"]   Tozzi ha posto l'attenzione sul complesso quadro che regola i file lecitamente acquistati al momento della morte dell'acquirente, alla luce del fatto che quello che si considera un acquisto è in realtà spesso una sorta di noleggio, rilanciando l'idea del Corpus Digitalis. "Il fenomeno che ha da quattro quadrimestri ha trascinato la crescita del settore musicale è lo streaming - ha invece chiosato Mazza - e questo significa che siamo di fronte ad un ampliamento dei consumi. Sento spesso dire che il diritto d'autore è vecchio, che va riformato e che è incompatibile con l'innovazione tecnologica. Spiace, ma non è vero, perché il diritto d'autore convive da sempre con l'evoluzione tecnologica. Inoltre, spesso è il mercato a trovare le sue soluzioni prima ancora che intervenga una norma. I mercati e le imprese trovano l'equilibrio all'interno della flessibilità offerta dal sistema normativo. Per un altro verso, importante l'impegno da parte di soggetti come Google, che nel momento in cui danno visibilità agli spazi legali a danno di quelli illegali contribuiscono a valorizzare gli accordi tra l'industria dei contenuti e i nuovi soggetti nati negli spazi digitali". "Ho seguito tutti i lavori - ha commentato Abeltino - e mi è piaciuto vedere un netto cambio di approccio rispetto ad un anno e mezzo fa, perché quasi tutti i relatori hanno concordato su un punto: il digitale e la tutela del diritto d'autore non sono due elementi in contrasto fra di loro ma vanno nella stessa direzione a beneficio dell'ecosistema digitale e dei produttori di opere. È un punto importante perché partendo da questa base possiamo capire come il digitale possa essere un partner fondamentale per l'industria dei contenuti, e questo in merito a due pilastri: la tutela del diritto d'autore e lo sviluppo di modelli di business che permettano ai creatori di trovare un nuovo pubblico. Come sottolineato da Mazza, il mercato musicale, anziché fare muro contro muro, ha sperimentato modelli di business che hanno riportato l'industria alla crescita, ed in questo senso rappresenta un modello". Era prevista anche la presenza di Diana Agosti (Capo Dipartimento per le Politiche Europee Presidenza del Consiglio dei Ministri), che impossibilitata a partecipare ha inviato un messaggio alla sala letto dalla Dott.ssa Maria Concetta Cassata del MiBACT. La conclusione dei lavori della giornata è stata curata da Rossana Rummo, Direttore Generale per le biblioteche, gli istituti culturali ed il diritto d'autore. Il Convegno è stato coordinato dal Professor Alberto Maria Gambino, e la direzione scientifica affidata al CREDA, il cui comitato direttivo è composto dai Proff. Valeria Falce e Andrea Stazi (Università Europea) e dalle Dott.sse Maria Concetta Cassata e Lucia Marchi (MiBACT). Dal 2012 il CREDA promuove assiduamente ogni attività connessa ad un proficuo sviluppo della conoscenza della proprietà intellettuale complessivamente intesa, e, nello specifico, del diritto dell’innovazione e del diritto d’autore, delle biotecnologie, delle comunicazioni elettroniche e dell'audiovisivo, del diritto dell'informazione e dell'informatica, della responsabilità in rete, della concorrenza e della regolazione delle industrie a rete. 30 ottobre 2014
  • "Libere utilizzazioni delle opere d’arte nell’ambito dell’attività espositiva", l'intervento del Prof. Gambino nella giornata di studio "Diritto d'autore in mostra"

    Di seguito la sintesi e il video dell'intervento del Prof. Alberto Gambino, Direttore scientifico di Dimt e Presidente dell'Accademia Italiana del Codice di Internet, nel corso della giornata di studio "Diritto d'autore in mostra", evento che ha avuto luogo il 4 dicembre 2014 presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma L’organizzazione e la promozione di una mostra d’arte ricomprendono un insieme molto variegato di attività che possono interferire con i diritti d’autore che sulle opere esposte spettano agli artisti (o ai loro aventi causa): cataloghi; manifesti, dépliant, locandine; video, su internet e sui social network, su terminali informatici, anche interattivi; fotografie e video delle opere in mostra; backstage dell’allestimento; interviste ad artisti, curatori e critici; documentari; performance; sponsor e merchandising. A ciò si aggiungano tutti gli utilizzi degli utenti e di terzi. Il diritto dell’autore di utilizzare economicamente la propria opera non è assoluto, ma incontra una serie di limitazioni. Si parla, in particolare, di “eccezioni e limitazioni” (c.d. “libere utilizzazioni”). Per “libere utilizzazioni” s’intendono gli usi dell’opera dell’ingegno che sono sottratti all’autorizzazione del titolare dei diritti (a volte si prevede la corresponsione di un equo compenso, significa cioè che il diritto d’autore degrada a diritto di credito). Le restrizioni riguardano esclusivamente i diritti di utilizzazione economica dell’opera dell’ingegno, non anche i diritti morali d’autore, che devono in ogni caso essere rispettati. In particolare, la legge sul diritto d’autore contiene un elenco tassativo delle “libere utilizzazioni”. Le sedi espositive devono, quindi, verificare se l’uso che intendono fare dell’opera protetta rientra o meno in una di queste fattispecie. Manca, pertanto, una clausola generale di libera utilizzabilità - a determinate condizioni - delle opere, un sistema insomma più elastico, come avviene negli ordinamenti anglosassoni dove si applica la dottrina del fair use. La previsione di “eccezioni e limitazioni” a favore degli utilizzatori delle opere nasce dalla preoccupazione che un’assolutezza senza limiti dei diritti d’autore rischierebbe di risolversi in un grave ostacolo al progresso culturale. Sotto l’ampio cappello dei fini di promozione e progresso (e pluralismo) culturale viene fatta rientrare una serie di eccezioni e limitazioni che tutelano esigenze personali di studio, ricerca, critica e discussione. Innanzitutto, all’interno di musei e archivi, è libera la comunicazione o la messa a disposizione su terminali delle opere contenute nelle loro collezioni, purché tale fruizione sia destinata a singoli individui per scopi di ricerca o di attività di studio e non sia vietata da atti di cessione o da licenza (così l’articolo 71-ter della legge sul diritto d’autore). Più complessa da delimitare è l’estensione dell’eccezione che consente la libertà di citazione, poiché, in assenza di una clausola generale sul modello del fair use anglosassone, essa è stata spesso utilizzata per allargare i rigidi confini del numero chiuso delle libere utilizzazioni. Si tratta di una eccezione importante per la sede espositiva poiché, ad esempio, può consentire di riprodurre liberamente alcune opere esposte, o comunque parti delle stesse, nelle pubblicazioni e nei video illustrativi, divulgativi, di approfondimento critico e comunque correlati all’esposizione, così come in occasione di eventi (workshop, presentazioni) legati alle mostre. La norma ha dato adito a numerose controversie giudiziarie. Secondo un’interpretazione, che ha trovato conferme anche in Cassazione, sarebbe incompatibile con l’eccezione in oggetto la riproduzione di opere per intero, ancorché questa avvenga per scopo di critica, discussione, informazione o insegnamento; per altro orientamento, è considerata lecita la riproduzione di opere per intero e non di soli particolari, purché l’opera di critica abbia finalità autonome e distinte da quelle delle opere citate. In definitiva, occorre verificare se le modalità e l’estensione della riproduzione siano di entità tale da integrare una vera e propria concorrenza con l’opera originaria in quanto direttamente incidente sulle potenzialità di sfruttamento economico della stessa. Questione collegata è la possibilità di effettuare riproduzioni dell’opera esposta nel catalogo della mostra ovvero al fine di vendere autonomamente tali riproduzioni (poster, cartoline, stampe - oggi anche in 3D). Quando un’istituzione culturale acquista un’opera d’arte (e a maggior ragione quando la prende in prestito), generalmente non acquista anche il diritto di riproduzione dell’opera d’arte, se non lo ha contrattualmente previsto. Quanto al diritto all’informazione, entra in gioco il secondo comma dell’articolo 65 della legge speciale, che consente la riproduzione o comunicazione al pubblico di opere o materiali protetti utilizzati in occasione di avvenimenti di attualità, ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca e nei limiti dello scopo informativo, sempre che si indichi, salvo caso di impossibilità, la fonte, incluso il nome dell’autore, se riportato. Altra eccezione che, perseguendo un fine pubblicistico di solidarietà, consente ad alcune categorie di persone con disabilità di riprodurre o comunicare al pubblico, per uso personale, opere e materiali protetti, purché tali usi non abbiano carattere commerciale.
    Il diritto d’autore nella organizzazione delle mostre d’arte al tempo dei “selfies”: voci dalla giornata di studio presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma
    9 marzo 2015
  • "Patrimonio culturale digitale. Tra conoscenza e valorizzazione", a Roma il 2 luglio

    In un convegno promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internet si approfondiranno, con l'aiuto di giuristi, esponenti delle istituzioni e delle associazioni, le problematiche e i quesiti aperti sul tema della gestione di documenti e informazioni nel settore pubblico L’esigenza della massima divulgazione della conoscenza e della migliore valorizzazione del patrimonio materiale e digitale di proprietà pubblica comporta l’individuazione di un sistema di licenze d’uso che assicuri il bilanciamento tra i principi di riutilizzo dei dati pubblici e la disciplina in materia di diritto d’autore e di tutela dei dati personali. Questi temi saranno al centro del convegno "Patrimonio culturale digitale: tra conoscenza e valorizzazione", previsto a Roma il 2 luglio 2015. L'evento, che sarà ospitato presso Palazzo Sant'Andrea (Via del Quirinale, 30), è promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internetnell'ambito del Progetto Scientifico PRIN “Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione come strumento di abbattimento delle barriere economiche, sociali e culturali”. Il quadro normativo europeo nel quale si inseriscono i lavori si compone della direttiva 2003/98/CE in materia di Public Sector Information (PSI), recentemente modificata dalla direttiva 2013/37/UE, che ne estende gli ambiti alle risorse digitali di Archivi, Biblioteche e Musei, in corso di recepimento da parte del nostro ordinamento e, in ambito nazionale, del Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs 82/2005), come modificato dall’articolo 9 del decreto legge n. 179/2012, cd. Decreto Crescita 2.0, convertito con legge n. 221/2012, che ha sancito il principio dell’Open Data by default. Locandina 2 luglio 2015 Dopo l'apertura affidata a Marina Giannetto (Sovrintendente dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica), l'introduzione di Alberto M. Gambino (Presidente dell’Accademia e Ordinario di Diritto privato nell'Università Europea di Roma) e le relazioni di Gustavo Ghidini (Università degli Studi di Milano, Università LUISS Guido Carli), Giuseppe Piperata (Associato di Diritto amministrativo presso l'IUAV di Venezia) e Antonia Pasqua Recchia (Segretario Generale presso il Ministero dei Beni e della Attività culturali e del Turismo). Le conclusioni saranno curate da Angelo Rughetti, Sottosegretario per la Semplificazione e Pubblica Amministrazione. Sarà così la volta di una tavola rotonda moderata dal giornalista de Il Sole 24 Ore Antonello Cherchi e animata dagli interventi di Valentina Grippo (Accademia Italiana del Codice di Internet), Roberta Guizzi (Servizio Giuridico dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), Andrea Marcucci (Commissione Istruzione pubblica, beni culturali del Senato), Flavia Piccoli Nardelli (Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati), Marco Pierani (Altroconsumo), Riccardo Pozzo (Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche), Eugenio Prosperetti (Tavolo Permanente per l’Innovazione e l’Agenda Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri), Roberto Rampi (Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati) e Ferdinando Tozzi (Comitato consultivo Permanente per il Diritto d’Autore). A concludere Silvia Costa, presidente della Commissione Cultura dell'Unione Europea. È stato richiesto l’accredito per la formazione continua degli Avvocati e dei Commercialisti.

    La partecipazione è libera fino ad esaurimento posti.

    È necessario accreditarsi entro e non oltre il 25 giugno 2015 inviando una email con nome, cognome, luogo e data di nascita all'indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

  • "Proprietà Intellettuale e Antitrust: conflitto o sinergia?". In occasione dell'avvio della seconda edizione del Master di II livello in "Diritto della Concorrenza e dell'Innovazione" organizzato dall'Università LUISS Guido Carli e dall'Università Europea di Roma

    La tutela della Proprietà intellettuale e la disciplina Antitrust sono due aspetti del mercato destinati a confliggere o c'è una strada che permetta loro di entrare in una proficua sinergia? È questa la domanda al centro del convegno che il 26 marzo 2014 avrà luogo presso l'Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato (AGCM) in piazza Verdi, 9, a Roma. L'evento, organizzato in occasione dell'avvio della seconda edizione del Master di II livello in "Diritto della Concorrenza e dell'Innovazione" organizzato dall'Università LUISS Guido Carli e dall'Università Europea di Roma, sarà dunque l'occasione per approfondire, con l'aiuto di autorevoli accademici ed esperti del settore, le dinamiche con le quali evolvono e si sovrappongono due aspetti centrali nell'economia dell'informazione. A fare gli onori di casa sarà il Presidente dell'Agcm Giovanni Pitruzzella, il quale sarà seguito nell'introduzione ai lavori dal Professor Gustavo Ghidini, Professore presso la Luiss Guido Carli. La prima tematica a finire sotto la lente sarà la "Questione in tema di marchi", al centro degli interventi del Professor Giovanni Cavani (Università di Modena e Reggio Emilia), della Dott.ssa Anna Argentati, funzionario dell'AGCM, e del Professor Gianni Capuzzi (LUISS). Subito dopo sarà la volta della "Questione in tema di copyright", aspetto che sarà analizzato nelle relazioni della Professoressa Valeria Falce (Università Europea), del Dott. Antonio Buttà (AGCM) e del Professor Francesco Graziadei (LUISS). La "Questione in tema di brevetti" vedrà invece protagonisti gli interventi della Professoressa Emanuela Arezzo (Università di Teramo), del Dott. Luca Arnaudo (AGCM) e del Professor Andrea Stazi (Università Europea). Le conclusioni saranno affidate al Professor Gustavo Olivieri (LUISS). La partecipazione al convegno è libera e gratuita previa gentile conferma tramite l'indirizzo email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

    Locandina 26 marzo 2014

  • "Web e legalità: il futuro del diritto d'autore"

    Tavola Rotonda

    10 aprile 2014

    Roma

    L'appuntamento è organizzato dall'Osservatorio Web e Legalità, con la collaborazione della LUISS, e sarà il primo di una serie di incontri aventi ad oggetto la tutela dei diritti lesi attraverso Internet. L'Osservatorio nasce per affermare l'importanza della legalità nel web e si propone di svolgere un monitoraggio costante dell'evoluzione tecnica, normativa e giurisprudenziale, anche attraverso il proprio portale web.

    Per partecipare all'evento è necessario confermare la propria presenza al seguente indirizzo e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

    programma_10_aprile

  • "Web e legalità: il futuro del diritto d'autore"

    Tavola Rotonda

    10 aprile 2014

    Roma

    L'appuntamento è organizzato dall'Osservatorio Web e Legalità, con la collaborazione della LUISS, e sarà il primo di una serie di incontri aventi ad oggetto la tutela dei diritti lesi attraverso Internet. L'Osservatorio nasce per affermare l'importanza della legalità nel web e si propone di svolgere un monitoraggio costante dell'evoluzione tecnica, normativa e giurisprudenziale, anche attraverso il proprio portale web.

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  • "Web e legalità: il futuro del diritto d'autore"

    Tavola Rotonda

    10 aprile 2014

    Roma

    L'appuntamento è organizzato dall'Osservatorio Web e Legalità, con la collaborazione della LUISS, e sarà il primo di una serie di incontri aventi ad oggetto la tutela dei diritti lesi attraverso Internet. L'Osservatorio nasce per affermare l'importanza della legalità nel web e si propone di svolgere un monitoraggio costante dell'evoluzione tecnica, normativa e giurisprudenziale, anche attraverso il proprio portale web.

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