DIMT.IT - codice

  • "Dez anos. Contributi per il primo decennio del codice civile brasiliano" - Roma, 31 ottobre 2014

  • "Cybersecurity e tutela dei cittadini: interessi in gioco e strumenti di intervento", a Roma l'11 febbraio

    SavethedateIT
  • "Cybersecurity e tutela dei cittadini", i video del convegno dell'11 febbraio in Corte di Cassazione

    Di seguito i video del convegno "Cybersecurity e tutela dei cittadini: strumenti normativi, modelli d’intervento e interessi in gioco", evento promosso dall’Accademia Italiana del Codice di Internet nella giornata di mercoledì 11 febbraio 2015 a Roma, presso l'Aula Giallombardo della Suprema Corte di Cassazione, in occasione del Safer Intenet Day.

    Il report dell'evento

    Il Position Paper dell'Accademia

    Relazione introduttiva

    Prof. Alberto Gambino Presidente dell’Accademia Italiana del Codice di Internet

    Quali strumenti normativi che garantiscano i diritti fondamentali?

    Min. Plen. Giovanni Brauzzi Vice Direttore Generale per gli Affari Politici e Direttore Centrale per la Sicurezza

    Avv. Giuseppe Busia Segretario generale del Garante per la protezione dei dati personali

    Ten. Col. Antonio Colella Presidenza del Consiglio dei Ministri - Ufficio del Consigliere Militare

    Corrado Giustozzi Membro del Permanent Stakeholders’ Group ENISA

    Alessandro Politi Direttore NATO Defense College Foundation

    Ing. Mario Terranova Area Sistemi e Tecnologie - AgID

    Quali modelli d’intervento efficaci per il contemperamento degli interessi in gioco?

    Prof. Francesco Saverio Romolo Université de Lausanne - Institut de Police Scientifique (IPS)

    Antonio Apruzzese Direttore del Servizio di Polizia Postale e delle Comunicazioni

    Anna Cataleta  H3G

    Roberto Fermani Telecom Italia

    Conclusioni

    Prof.ssa Giusella Finocchiaro Presidente del gruppo lavoro sul commercio elettronico della Commissione Onu per il diritto commerciale internazionale (Uncitral)

    24 febbraio 2015
  • "E-Government e diritti fondamentali nello Stato costituzionale", a Roma il 20 novembre

    Nell’ambito del PRIN “La regolamentazione giuridica delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) quale strumento di potenziamento delle società inclusive, innovative e sicure”, l’Università Europea di Roma – in collaborazione con l’Università degli Studi di Salerno – organizza venerdì 20 novembre un Convegno sul tema “E-Government e diritti fondamentali nello Stato costituzionale”. L’incontro di studio si svolgerà dalle ore 9.30 alle ore 18.30 presso la sede dell’Università Europea (Via degli Aldobrandeschi, 190).

    Dopo i saluti del Magnifico Rettore padre Luca Gallizia, lc, i lavori saranno inaugurati dal Prof. Alberto M. Gambino, Direttore del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università Europea di Roma e Coordinatore nazionale del PRIN.

    La prima sessione del convegno, dedicata al tema “L’attuazione dell’E-Government in Italia”, sarà presieduta e introdotta dal Prof. Pasquale Costanzo, ordinario di Diritto costituzionale nell’Università di Genova.

    Nell’ambito della sessione prenderanno la parola Giuseppe Piperata, Professore di Diritto amministrativo nell’Università IUAV di Venezia, Enrico Carloni, Professore di Diritto amministrativo nell’Università di Perugia, Alessandro Natalini, Professore nella Scuola Nazionale dell’Amministrazione, Mario Savino, Professore di Diritto amministrativo nell’Università della Tuscia di Viterbo e Manuel Fernández Salmerón, Direttore del Dipartimento di Diritto amministrativo dell’Università di Murcia.

    La sessione sarà conclusa da Guido Corso, Professore di Diritto amministrativo nell’Università Europea di Roma.

    La seconda sessione, intitolata “E-Government e tutela dei diritti fondamentali”, sarà presieduta e introdotta da Raffaele Guido Rodio, Ordinario di Diritto costituzionale nell’Università Aldo Moro di Bari.

    Svolgeranno in seguito una relazione Anna Papa, Professore di Istituzioni di Diritto pubblico nell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”, Giorgio Resta, Professore di Diritto comparato nell’Università Aldo Moro di Bari, Valeria Falce, Professore di Diritto commerciale nell’Università Europea di Roma.

    Successivamente interverranno Marcello D’Ambrosio, Ricercatore di Diritto privato nell’Università di Salerno, Eleonora Paris, Dottore di ricerca dell’Università di Teramo e Davide Mula, Dottore di ricerca dell’Università Europea di Roma.

    I lavori saranno chiusi da Filippo Vari, Ordinario di Diritto costituzionale nell’Università Europea di Roma.

    Il Consiglio dell’ordine degli Avvocati di Roma ha stabilito che la partecipazione all’intero Convegno, che è gratuita, attribuisce 8 crediti formativi ordinari.

    Per ragioni organizzative è necessario accreditarsi entro il 13 novembre p.v. inviando una mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

    E-Government e diritti fondamentali nello Stato costituzionale
  • "I nuovi diritti dei consumatori alla prova della negoziazione assistita", i video degli interventi

    Di seguito le registrazioni video integrali degli interventi che hanno animato il convegno “I nuovi diritti dei consumatori alla prova della negoziazione assistita. D.Lgs. n. 21/2014 e D.L. n. 132/2014 a confronto”, evento che ha avuto luogo lo scorso 10 ottobre presso la Sala Europa della Corte d’Appello Penale di Roma. 7524291A presiedere i lavori il Professor Avv. Alberto Gambino (Università Europea di Roma), Ordinario di Diritto Privato e Direttore della Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali, e la moderazione affidata all’Avv. Luisa Taldone, Vice Segretaria dell'ANF Roma. Nell’occasione è stato presentato il volume edito da Giappichelli “I nuovi diritti dei consumatori. Commentario al D.Lgs. n. 21/2014“, a cura del Prof. Gambino e dell’Avv. Gilberto Nava.   "Gli obblighi di informazione a tutela del consumatore" Cons. Lorenzo Delli Priscoli, Magistrato della Suprema Corte di Cassazione   "Poteri e modalità di intervento dell’AGCM" Dott. Giovanni Calabrò, Direttore Generale per la Tutela del Consumatore, AGCM   "I contratti on line" Prof.ssa Giusella D. Finocchiaro, Ordinario di Diritto Privato, Università Alma Mater Studiorum di Bologna   "La negoziazione assistita di cui al D.L. n. 132 del 2014" Prof.ssa Filomena Santagada, Associato di Diritto Processuale Civile, Università Europea di Roma   "La nuova disciplina del teleselling" Avv. Gilberto Nava, Docente di Intellectual Property and Competition Law, Università Europea di Roma     "Il diritto di recesso nei contratti a distanza alla luce del D.Lgs. n. 21/2014" Avv. Marco Scialdone, Redattore DIMT   Conclusioni Prof. Francesco Ricci, Ordinario di Diritto Privato, Università Lum Jean Monnet di Bari 16 ottobre 2014
  • "Il sistema impositivo nell’economia digitale", a Roma il 23 febbraio

    Il tumultuoso avvento dei servizi informatici e del commercio elettronico sta rapidamente modificando i parametri dell’economia e mette in crisi non solo le tradizionali modalità di funzionamento del mercato, con relativi riflessi sulle regole della concorrenza e sulle forme di tutela del consumatore, ma anche l’esercizio della potestà impositiva degli Stati. In un sistema economico sempre più globalizzato e “dematerializzato”, gli istituti che hanno disciplinato la fiscalità internazionale nell’ultimo secolo, fondati sulla nozione di “stabile organizzazione” e sulle regole del “transfer pricing”, si rivelano sempre più inadeguate a controllare il crescente flusso di ricchezza che si produce sul mercato della rete e ad assicurare una tassazione equa ed efficace, che costituisce presupposto della parità di trattamento tra tutti gli operatori. L’urgente problema è stato già avvertito dalle organizzazioni internazionali e dalle istituzioni europee, che hanno svolto autorevoli ed approfondite analisi del fenomeno e che tuttavia stentano a trovare soluzioni rapide ed condivise, a causa della complessità delle problematiche e dei contrasti di interessi tra gli Stati, in un contesto di competitività e di concorrenza fiscale che favorisce la libertà di stabilimento delle imprese e la libera allocazione dei capitali. Nella prospettiva di una riforma del sistema di tassazione dei redditi delle imprese a livello transnazionale, si registrano interventi normativi dei singoli Stati ed iniziative della Commissione europea in chiave antitrust, che offrono significativi segnali, ma non sembrano rappresentare soluzioni adeguate, in mancanza di un nuovo quadro di riferimento comune e condiviso. Con il coordinamento del Prof. Giuseppe Di Taranto e con la partecipazione del Prof. Franco Gallo, Presidente emerito della Corte Costituzionale e massimo esperto nazionale della materia, ne discutono i docenti di diritto tributario dell’Università Bocconi di Milano, dell’Università LUISSGuido Carli e dell’Università Europea di Roma, con il patrocinio dell’Italian Academy of the Internet Code (IAIC), nell’ambito del PRIN 2010/11 su “La regolamentazione giuridica delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) quale strumento di potenziamento delle società innovative, inclusive e sicure” coordinato dal Prof. Alberto Maria Gambino. Tavola Rotonda Il sistema impositivo nell'economia digitale   12 febbraio 2016
  • "Indagine conoscitiva sul sistema dei servizi di media audiovisivi e radiofonici", l'audizione dell'Accademia Italiana del Codice di Internet presso la Camera dei Deputati

    Si è svolta nel pomeriggio del 10 febbraio scorso, presso la Commissione Trasporti, poste e telecomunicazioni della Camera dei Deputati, l’audizione dei rappresentanti dell’Accademia Italiana del Codice di Internet (Iaic) nell’ambito di un’indagine conoscitiva sul sistema dei servizi di media audiovisivi e radiofonici. Sono stati auditi il Professor Alberto Gambino, Presidente dell’Accademia, e il Prof. Francesco Graziadei, componente del consiglio direttivo Iaic. Di seguito è disponibile il resoconto stenografico della seduta e il video del loro intervento. 30 marzo 2015
  • "Patrimonio culturale digitale. Tra conoscenza e valorizzazione", a Roma il 2 luglio

    In un convegno promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internet si approfondiranno, con l'aiuto di giuristi, esponenti delle istituzioni e delle associazioni, le problematiche e i quesiti aperti sul tema della gestione di documenti e informazioni nel settore pubblico L’esigenza della massima divulgazione della conoscenza e della migliore valorizzazione del patrimonio materiale e digitale di proprietà pubblica comporta l’individuazione di un sistema di licenze d’uso che assicuri il bilanciamento tra i principi di riutilizzo dei dati pubblici e la disciplina in materia di diritto d’autore e di tutela dei dati personali. Questi temi saranno al centro del convegno "Patrimonio culturale digitale: tra conoscenza e valorizzazione", previsto a Roma il 2 luglio 2015. L'evento, che sarà ospitato presso Palazzo Sant'Andrea (Via del Quirinale, 30), è promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internetnell'ambito del Progetto Scientifico PRIN “Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione come strumento di abbattimento delle barriere economiche, sociali e culturali”. Il quadro normativo europeo nel quale si inseriscono i lavori si compone della direttiva 2003/98/CE in materia di Public Sector Information (PSI), recentemente modificata dalla direttiva 2013/37/UE, che ne estende gli ambiti alle risorse digitali di Archivi, Biblioteche e Musei, in corso di recepimento da parte del nostro ordinamento e, in ambito nazionale, del Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs 82/2005), come modificato dall’articolo 9 del decreto legge n. 179/2012, cd. Decreto Crescita 2.0, convertito con legge n. 221/2012, che ha sancito il principio dell’Open Data by default. Locandina 2 luglio 2015 Dopo l'apertura affidata a Marina Giannetto (Sovrintendente dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica), l'introduzione di Alberto M. Gambino (Presidente dell’Accademia e Ordinario di Diritto privato nell'Università Europea di Roma) e le relazioni di Gustavo Ghidini (Università degli Studi di Milano, Università LUISS Guido Carli), Giuseppe Piperata (Associato di Diritto amministrativo presso l'IUAV di Venezia) e Antonia Pasqua Recchia (Segretario Generale presso il Ministero dei Beni e della Attività culturali e del Turismo). Le conclusioni saranno curate da Angelo Rughetti, Sottosegretario per la Semplificazione e Pubblica Amministrazione. Sarà così la volta di una tavola rotonda moderata dal giornalista de Il Sole 24 Ore Antonello Cherchi e animata dagli interventi di Valentina Grippo (Accademia Italiana del Codice di Internet), Roberta Guizzi (Servizio Giuridico dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), Andrea Marcucci (Commissione Istruzione pubblica, beni culturali del Senato), Flavia Piccoli Nardelli (Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati), Marco Pierani (Altroconsumo), Riccardo Pozzo (Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche), Eugenio Prosperetti (Tavolo Permanente per l’Innovazione e l’Agenda Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri), Roberto Rampi (Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati) e Ferdinando Tozzi (Comitato consultivo Permanente per il Diritto d’Autore). A concludere Silvia Costa, presidente della Commissione Cultura dell'Unione Europea. È stato richiesto l’accredito per la formazione continua degli Avvocati e dei Commercialisti.

    La partecipazione è libera fino ad esaurimento posti.

    È necessario accreditarsi entro e non oltre il 25 giugno 2015 inviando una email con nome, cognome, luogo e data di nascita all'indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

  • "Patrimonio culturale digitale. Tra conoscenza e valorizzazione", report, audio e video del convegno del 2 luglio

    Nel corso dell'evento promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internet sono state approfondite, con la partecipazione di esponenti delle istituzioni e giuristi, opportunità e criticità della Direttiva  2013/37/UE, all’esame del Parlamento, sul libero accesso e il riutilizzo dei dati in possesso di Pubblica Amministrazione, biblioteche, musei e archivi. "È nostra intenzione costituire un Osservatorio che abbia come compito il monitoraggio della  digitalizzazione del patrimonio informativo e culturale in possesso della Pubblica Amministrazione”. Così il Prof. Alberto Gambino, presidente dell'Accademia Italiana del Codice di Internet ,nel corso del convegno “Patrimonio Culturale Digitale: tra conoscenza e valorizzazione”, evento che ha avuto luogo nella mattina del 2 luglio, a Roma, con la partecipazione di giuristi, esponenti delle istituzioni pubbliche, membri del governo e del parlamento.

    Guarda i video del convegno

    "Sarà un Osservatorio aperto - ha spiegato Gambino - che naturalmente dialogherà con chi già istituzionalmente si occupa della materia, e che non sarà composto solo di giuristi ma punterà a riunire tutti i saperi umanistici per rappresentare un intreccio di competenze orientate a verificare che davvero questa stella polare dell'open access, ma anche del non detrimento delle risorse delle nostre amministrazioni, possa trovare una realizzazione bilanciata” [audio]. Prima sessione Al centro dei lavori proprio la ricerca di un giusto punto di equilibrio tra l’obiettivo della massima diffusione e delle possibilità di riutilizzo dei dati pubblici e la tutela del patrimonio culturale di musei, biblioteche, archivi in possesso di amministrazioni e istituzioni pubbliche. Opera delicata ma che ha il carattere della massima urgenza, quella che attende il legislatore, chiamato a recepire la direttiva 2013/37/UE (la scadenza per la sua adozione è il prossimo 18 luglio e la discussione è al momento ferma in Commissione Affari Esteri e Comunitari del Senato) che, nel quadro della iniziative dell’Agenda digitale europea, impone agli enti pubblici di rendere fruibili tutte le informazioni in loro possesso e il loro reimpiego a fini commerciali o non commerciali. Una vera rivoluzione, che richiede una riflessione imprescindibile da parte del legislatore anche in considerazione della farraginosità di un sistema normativo stratificatosi nel corso degli anni e della specificità dell’Italia, titolare del patrimonio culturale più diffuso in Europa.

    Leggi il position paper dell'Accademia Italiana del Codice di Internet

    CoppolaUna riflessione che si intreccia con le molte proposte che si stanno susseguendo in materia di Open Data e di trasparenza delle informazioni delle quali è titolare la PA. Ultima in ordine di tempo quella oggetto dell’inserimento nel Ddl di riforma della Pubblica Amministrazione di un emendamento in materia di Freedom of Information Act a firma degli onorevoli del Pd Anna Ascani e Paolo Coppola; quest'ultimo è intervenuto durante i lavori sottolineando il valore dell'opera di disclosure che si va componendo nel panorama legislativo nazionale e comunitario. Far sì che il recepimento della direttiva e il rafforzamento degli obblighi in capo agli enti pubblici in materia di accesso alle informazioni, anche attraverso licenze che ne consentano il riutilizzo a fini commerciali da parte di privati, non pregiudichino la tutela del patrimonio culturale, complice uno sfruttamento indiscriminato dei dati a scapito del valore del bene pubblico, della sua integrità e conoscenza, è stato il filo conduttore di gran parte degli interventi. Dopo l’apertura affidata a Marina Giannetto (Sovrintendente dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica) [audio] le relazioni di Giuseppe Piperata (Associato di Diritto amministrativo presso l’IUAV di Venezia) [audio], Riccardo Pozzo(Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche) [audio] e Gustavo Ghidini (Università degli Studi di Milano, Università LUISS Guido Carli) [audio], il quale ha lanciato la proposta di un “doppio binario” per il riuso del patrimonio culturale digitale: accesso libero e gratuito per ricercatori e studiosi; a fronte di un ritorno economico per la PA nei casi di reimpiego a fini commerciali. “In relazione al tipo di accesso per fini editoriali o commerciali – secondo Ghidini  – dovrebbe essere ammesso un compenso in linea con i principi della disciplina autoriale, ponendo in capo all'amministrazione concedente un obbligo di reinvestimento dei ricavi nello sviluppo e nel potenziamento dell'architettura impiegata per la pubblicazione dei dati. Un obbligo che dovrebbe estendersi ai proventi delle operazioni derivate di marketing culturale connesse eventualmente all'uso commerciale dei dati”. È stata così la volta di una tavola rotonda moderata dal giornalista de Il Sole 24 Ore Antonello Cherchi e animata dagli interventi di Valentina Grippo, fellow dell'Accademia [audio], Roberta Guizzi del Servizio Giuridico dell’Agcom [audio], Flavia Piccoli Nardelli, membro della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati [audio], Marco Pierani di Altroconsumo [audio],Eugenio Prosperetti, membro del Tavolo Permanente per l’Innovazione e l’Agenda Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri [audio], eFerdinando Tozzi, componente del Comitato consultivo Permanente per il Diritto d’Autore [audio]. In chiusura l'intervento di Antonia Pasqua Recchia, Segretario Generale presso il Ministero dei Beni e della Attività culturali e del Turismo [audio]: “Siamo consapevoli della grande responsabilità con la quale dobbiamo affrontare il tema. Da parecchio tempo il ministero si è posto in una posizione di particolare apertura, sia per la presenza di banche dati di archivi e biblioteche sia per la digitalizzazione di opere d'arte, e con licenze d'uso Creative Commons. Vanno però differenziati vari aspetti: la completa accessibilità non deve sempre essere sovrapposta e confusa con la gratuità del dato, perché i dati di qualità costano sotto molti punti di vista. Un altro tema è poi quello della tutela dell'integrità delle opere quando c'è riproduzione, aspetto anche più importante del ritorno economico in senso stretto. Ma di sicuro non dobbiamo temere la pirateria sul patrimonio culturale, perché per quanto servano delle regole bisogna partire dal presupposto che maggiore circolazione significa arricchimento diffuso”. Le conclusioni sono state affidate a Silvia Costa, Presidente della Commissione Cultura al Parlamento Europeo [audio], la quale ha auspicato che “l'Osservatorio lanciato dal Professor Gambino possa espandersi su scala continentale; sarebbe molto importante che cominciassimo, anche grazie all'Accademia, ad avere nuovi luoghi di confronto”. [gallery type="slideshow" ids="18479,18480,18489"]

     

    2 luglio 2015

  • "Search neutrality e benessere del consumatore", l'abstract dell'intervento della Prof.ssa Valeria Falce al convegno in Agcm

    Di seguito l'abstract dell'intervento con il quale la Prof.ssa Valeria Falce [*] ha partecipato al convegno “Diritti e benessere del consumatore nell’ecosistema digitale”, che ha avuto luogo nel pomeriggio di giovedì a Roma presso la sede dell'Agcm.

    Search neutrality e benessere del consumatore 

    Si riaccende il dibattito sulla neutralità dei motori di ricerca anche al di qua dell’oceano.

    Due sono le principali novità intervenute nell’ultimo mese. Da un lato le contestazioni notificate il 15 aprile u.s a Google, in cui la Commissione lamenta la preferenza che il motore di ricerca accorderebbe sistematicamente ai risultati legati o comunque riconducibili a soggetti con i quali Google intrattiene relazioni commerciali, a prescindere cioè da una effettiva rilevanza dei servizi Google rispetto alla query inserita dall’utente nella barra di ricerca. Da un altro lato, la Comunicazione del 6 maggio sulla strategia da seguire per realizzare il Mercato digitale, in cui la Commissione, nel soffermarsi sul Secondo Pilastro (creare le giuste condizioni per lo sviluppo delle reti digitali e dei servizi), riconosce al § 3 i cambiamenti epocali intervenuti, lo stravolgimento dei tradizionali modelli di business, il ruolo propulsivo della concorrenza e dell’innovazione. Ora, nell'ambito del procedimento antitrust, alla Commissione spetterà chiarire quale sia il ruolo dell'innovazione nell'economia digitale, declinare le dinamiche competitive sui mercati interessati, e di qui valutare se la condotta di Google sia riconducibile ad una (aggressiva ma pur sempre) legittima iniziativa innovativa ovvero ad una strategia che interferisce significativamente sulla concorrenza e l'innovazione. Quanto alla Strategia sul mercato digitale, la Commissione sarà chiamata ad approfondire i limiti strutturali e comportamentali connessi all’attuale architettura, per poi proporre soluzioni di metodo e di merito. La sfida che si annuncia è innanzitutto di policy. Si dovranno scoprire le carte su delicati temi, tra i quali: 1) la neutralità dei motori è un obiettivo da perseguire nella prospettiva dell’innovazione, della concorrenza e del benessere dei consumatori? 2) e semmai le evidenze confermassero la selettività nelle scelte operate da Google, l’esercizio di questa scelta avrebbe in sé una carica anticoncorrenziale o esprimerebbe l’innovatività di un servizio? 3) più tecnicamente, quella condotta qualificherebbe in sé un abuso o andrebbe accertato un effetto distorsivo? Le risposte a queste domande si inseriranno poi in un mosaico più ampio, la Digital Single Market Strategy for Europe. Qui, la Commissione preannuncia entro il 2015 un approfondimento sul ruolo delle piattaforme, sul peso della shared economy e sul contributo degli intermediari on line sotto 4 diverse ed intrecciate prospettive: 1) la trasparenza nei risultati di ricerca; 2) l’uso delle informazioni acquisite; 3) le opportunità e gli ostacoli (per consumatori e imprese) nel passaggio da una piattaforma ad un’altra; 4) le misure da introdurre per contrastare la condivisione di contenuti illegali su Internet. Alla fine bisognerà decidere come garantire un armonico sviluppo dell'ecosistema digitale. La scelta potrà consistere nel promuovere iniziative bottom up (è quanto si sta realizzando in materia di standard, brevetti e cloud), lasciare il mercato libero di esprimersi, salvo poi intervenire in caso di condotte anticoncorrenziali (è quanto sta accadendo con il caso Google UE) o, infine, sancire la sfiducia nei confronti dei meccanismi auto-regolatori del mercato, e avviare come extrema ratio un processo regolatorio.   [*] Professore di diritto dell'economia presso l’Università Europea di Roma; Membro della Commissione Ricorsi avverso i Provvedimenti dell’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi; Visiting Fellow presso lo Schuman Centre dell’Istituto Universitario Europeo; Socio Fondatore dell’Accademia Italiana del Codice di Internet; Coordinatore scientifico del Master della LUISS e dell’Università Europea di Roma in Diritto dell’innovazione e della concorrenza.
  • "Sicurezza e privacy. Verso un Safe harbour 2.0”, a Roma il 9 dicembre

    Locandina 9 dicembre 2015
  • "Verso il nuovo regolamento europeo sulla privacy”, report del convegno dell'Accademia Italiana del Codice di Internet

    "La Commissione europea ha evidenziato in più occasioni come lo sviluppo dell’economia digitale nell’Unione Europea negli ultimi anni è stato complessivamente meno rapido ed efficiente rispetto all’evoluzione avuta negli Stati Uniti, con il consequenziale e naturale riverbero sulle attuali capacità industriali degli operatori europei. Anche i finanziamenti europei, nell’ambito dell’innovazione e della ricerca in materia di tecnologie digitali, si sono rivelati al di sotto della massa critica e le attività a tutt’oggi presenti in questo campo si dimostrano scarsamente coordinate tra loro". È così che il Professor Alberto Gambino, Presidente dell'Accademia Italiana del Codice di Internet, ha aperto i lavori di “Governance di Internet ed efficienza delle regole: verso il nuovo regolamento europeo sulla privacy”, evento organizzato dall'Accademia nella giornata di ieri presso la sala Spazio Europa, nel centro di Roma, alla vigilia dell'approvazione del nuovo Regolamento generale per la protezione dei dati personali, prevista nel prossimo Consiglio europeo del 4-5 dicembre.

    I VIDEO DEGLI INTERVENTI

    10481922_10152834502838166_1418373925707735001_nQuesta situazione - ha proseguito Gambino - è riscontrabile in generale con riferimento a tutti i tipi di attività nel campo dell’ICT pur palesandosi con massima evidenza nei più innovativi servizi quali il cloud computing, il crowdsourcing e i big data. Elemento essenziale che connota tali servizi è il naturale ambito di erogazione degli stessi che prescinde dal territorio in cui è stabilito il provider per assumere dimensioni globali sia per ragioni tecniche che per ragioni economiche. In questo contesto si palesa come la possibilità di operare in mercati transnazionali richiede la necessaria definizione di regole normative comuni applicabili a tutti gli utenti, non essendo ipotizzabile che i provider sopportino i costi per approntare diversi condizioni a seconda della nazionalità dell’utente". "L’esigenza di definizione di un quadro normativo quanto più ampio possibile viene percepita dai legislatori non tanto con riferimento alle regole civilistiche che sovraintendono ai rapporti contrattuali tra utenti e provider, ma piuttosto alla regolamentazione dei diritti della persona la cui tutela viene ritenuta non attribuibile unicamente alla forza contrattuale delle parti, specie per quanto attiene alla tutela della privacy degli utenti". Per quanto attiene ai big data, settore che nel 2012 "ha stimolato una spesa mondiale di ventotto miliardi di euro, che ha raggiunto quota trentaquattro miliardi l’anno successivo", il Prof. Gambino ha sottolineato che "una delle più rilevanti ragioni della sproporzione tra gli investimenti tra operatori europei e statunitensi pare essere rinvenibile nell’attuale complessità del quadro giuridico e alla difficoltà di accedere a grandi dataset e infrastrutture abilitanti, elementi che si traducono in barriere che ostacolano l’ingresso sul mercato delle PMI che dovrebbe essere, invece, le prime generatrici di innovazione. Ciò è tanto vero che, all’interno del pacchetto di riforme predisposto in questi ultimi anni dalla Commissione europea in materia di trattamento dei dati, è stata attribuita una posizione preminente ai big data, con l'obiettivo di definire un contesto normativo solido, in grado di preservare la fiducia degli utenti nell’ambiente digitale, maturando al contempo uno spazio sicuro dove beni e servizi possano svilupparsi ampiamente". Nello scenario dell'economia globalizzata appare così necessaria la definizione di paradigmi comuni: "L’analisi dell’impatto della normativa sul trattamento dei dati ha dimostrato come il rallentamento dello sviluppo dell’economia digitale non discenda unicamente dalla previsione di una dettagliata normativa in materia ma, piuttosto, dalle modalità non uniformi con cui la direttiva è stata recepita nei singoli Stati membri. A distanza di quindici anni dall’emanazione della prima direttiva sul tema, tenuto conto del mancato raggiungimento dell’obbiettivo di definizione di un quadro normativo uniforme sul territorio europeo e considerato il mutato scenario tecnologico, l’Unione Europea ha cominciato a pensare ad un regolamento che consentisse l’armonizzazione della disciplina in materia di privacy negli ordinamenti dei vari Stati membri. Invero, pur non discostandosi molto dai contenuti della precedente disciplina, la proposta di regolamento si sofferma su alcuni punti focali che consentiranno la definizione di un quadro normativo unitario in grado di favorire lo sviluppo dei nuovi servizi dell’ICT. Tra gli elementi più rilevanti della proposta di regolamento è opportuno segnalare la nuova modalità di prestazione del consenso al trattamento dei dati personali connesso al calcolo del rischio, la profilazione dell’utenza e la disciplina del diritto all’oblio, c.d. right to be forgotten. In questo senso, la proposta di regolamento, pur essendo stata tacciata da taluno come una sostanziale duplicazione della precedente direttiva, imporrà le condizioni previste al suo interno a tutti gli Stati che vorranno operare nel mercato europeo: tale intervento legislativo potrebbe portare ad una surrettizia introduzione di una disciplina globale della privacy". LEGGI IL POSITION PAPER DELL'ACCADEMIA Con la moderazione di Francesco Di Mario, Capo servizio Economia del Tg1, a prendere la parola è stato così il Garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro: "La direttiva europea attuale sulla protezione dei dati personali era stata pensata per garantire la libertà di movimento dei cittadini, mentre oggi rischiamo di produrre un quadro normativo che sia troppo sbilanciamento verso i diritti delle imprese. Mi riferisco soprattutto all'istituto del one stop shop. Occorre senza dubbio apportare dei miglioramenti. Sotto un altro e più generale punto di vista, non si può non considerare l'enorme squilibrio di poteri tra i monopolisti che raccolgono, elaborano e profilano le nostre vite sulla base dei dati raccolti e il singolo utente che si affida a regole che sono più facilmente spendibili sullo spazio fisico che in quello immateriale. Sullo sfondo c'è il non facile percorso del pacchetto di norme pensate dalla Commissione europea e ora sottoposto ad un non velocissimo esame da parte del Consiglio e che difficilmente potrà concludere il suo percorso con la presidenza italiana. Si cerca di creare un quadro armonizzato di principi per superare quel po' di frammentazione tra gli stati e per assicurare a 500 milioni di utenti europei di avere un maggiore controllo di dati. Ma soprattutto adeguare la normativa all'evoluzione tecnologica e a quella che per semplicità chiamiamo società digitale. Un quadro normativo che intenda affrontare adeguatamente queste sfide non può prevedere regole troppo rigide che rischino ancor prima di essere effettive di danneggiare l'economia fondata sulla società digitale". soro"Se è vero che i principi fondativi della direttiva sulla quale noi operiamo ancora hanno ancora la loro validità e sono tecnologicamente neutri - ha proseguito Soro - in realtà le norme europee di riferimento richiedono nuove modalità di applicazione. Le minacce sono i fenomeni della profilazione e della sorveglianaza globale, che in qualche modo si tengono fra di loro. Quello della profilazione è uno dei temi più dibattuti; l'intento è rafforzare la tutela prevedendo vincoli alla profilazione così da consentire una maggiore trasparenza dei processi, un maggiore controllo sui dati condivisi ma senza limitarsi a riconoscere all'interessato il diritto ad una opposizione al generico consenso al trattamento dei suoi dati. Pensiamo anche al fatto che i big data possono essere utilizzati e riutilizzati per finalità diverse rispetto a quando è avvenuta, con consenso, la loro raccolta, e le informazioni sulle perosne sono ricavabili all'insaputa degli interessati anche da dati che all'origine erano anonimi, cresce la capacità del sistema di re-identificarci grazie a dati che erano stati condivisi senza quell'intento. L'organizzazione del diritto europeo deve così porsi come avanguardia, e la protezione dei dati è il primo nuovo diritto della società digitale. Ma una sola autorità locale non può attuare l'enforcement nei confronti delle grandi corporation". La  responsabile della comunicazione presso la Camera dei Deputati Anna Masera ha subito dopo fatto riferimento all'Internet Governance Forum previsto il prossimo 25 novembre e alla consultazione pubblica in corso sulla bozza di Internet Bill fo Rights da poco partorita dalla Commissione per i diritti e i doveri relativi ad Internet istituita a Montecitorio nel luglio scorso. rodotàEd è proprio il Presidente della Commissione, il Professor Stefano Rodotà, ad intervenire:  "Nei prossimi sei mesi bisognerà mettere a confronto il testo del Consiglio con quello uscito dal Parlamento, e penso che voi possiate dare un contributo importante, sia in generale che su alcune questioni specifiche, come quella del diritto all'oblio, ma anche quella del one stop shop; a Bruxelles ci si chiede se sia possibile continuare ad avere un meccanismo di dispersione delle decisioni o se sia necessario concentrare la governance. Qualcuno sostiene che, come c'è una Bce per le questioni finanziarie, non può non esserci una altrettanto significativa presa di responsabilità politica in materia di data protection". Rodotà ha così evidenziato una "eccessiva analiticità" nel nuovo regolamento, con un "insieme di principi ed eccezioni che rende estremamente complicato interpretare una serie di norme. In ogni caso, va notato che quando si è iniziato a discutere di questo regolamento l'argomento della protezione dei dati personali era entrata in una sorta di cono d'ombra. Solo un paio d'anni fa il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, affermò che 'la privacy è finita come regola sociale', e siccome non è un sociologo voleva dire solo una cosa: 'i vostri dati sono miei'. La situazione non era certo propizia per un regolamento che desse alla tutela dei dati personali la rilevanza che gli viene data ora in una situazione cambiata. Lo stesso padrone del social network ha fatto una serie di aperture alla tutela della privacy, e in un certo senso la morte della privacy è stata accompagnata dalla sua resurrezione. Ma in questo non si può non far riferimento a Snowden e alla Nsa, perché quello scandalo è stato il punto che ha radicalmente cambiato la visione globale sul tema". "Va sottolineato - ha proseguito il giurista - come non possiamo non ragionare in una dimensione costituzionale su queste questioni, tenendo sempre presente al contempo la necessità di garantire la tenuta delle norme rispetto ad una realtà che vede digitalizzarsi completamente le nostre vite. Ma la sorveglianza di massa è poco trattata nel regolamento, che appare arretrato su questo versante, come se le forme di sorveglianza fossero ancora quelle del tempo della vecchia direttiva. Quando vivevamo nel web 1.0 la domanda che si poneva alle Autorità come il Garante era solo se ci fosse consenso al trattamento. Nel web 2.0 questa idea è stata sottoposta ad uno stress fortissimo. Il fenomeno dei big data non è solo un fatto tecnologico, ma è reso possibile da tutti i dati messi a disposizione dagli utenti; c'è questo nel regolamento?". Rodotà ha poi inserito nel quadro anche la neutralità della rete: "Come sapete c'è stata una dichiarazione molto esplicita di Obama che ha avuto addirittura ricadute in borsa; è chiaro che il discorso della tutela dei dati personali può apparire estraneo alla questione, ma io non penso sia così, perché è in ballo l'assetto complessivo dei soggetti che gestiscono i dati personali, in una dinamica nella quale sono ricomprese anche le questioni relative alla concorrenza. Perché se noi creiamo delle situazioni di difficoltà per alcuni operatori, generando disparità e ambiguità nell'accesso ai dati, non potremo non causare problemi di tutela. Detto in altre parole, due velocità di circolazione dei dati significano anche due velocità di protezione dei dati stessi. Secondo me questa questione dovrebbe trovare nel regolamento una sua qualche rilevanza". bonaccorsiUna sferzata alle procedure parlamentari è arrivata subito dopo dall'On. Lorenza Bonaccorsi, membro della Commissione Parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi: "Noi ci confrontiamo ogni giorno con un meccanismo di formazione della norma che è assolutamente inadeguato con le esigenze sottolineate dal Professor Rodotà: siamo portati a legiferare su tutto, persino su come debbano essere le lampadine dei semafori. Quando parliamo di governance di Internet e di efficienza delle regole io mi chiedo ogni giorno se quello che facciamo abbia un senso, perché la nostra visione è sempre troppo breve, ed è una frustrazione". "Se il 45% della popolazione non usa internet la colpa è di chi aveva la responsabilità di capire dove stava andando il mondo: una dimensione globale che il Parlamento italiano non ha guardato. Oggi siamo in ritardo, il lavoro da fare è enorme e stiamo cercando di portarlo avanti, e questo anche oltre dall'alfabetizzazione digitale del Paese, dalla scuola alla Pubblica Amministrazione; è chiaro che sono passi importanti e significativi, ma non mi convince il discorso che se digitalizziamo la Pa abbiamo digitalizzato il Paese, perché c'è bisogno di riprendere un lavoro di infrastrutturazione, e su quello si fa più fatica. E anche su questi temi stiamo assistendo ad una discussione arretrata, si parla di scorporo della rete o meno, mentre bisogna passare ad un altro livello di dibattito". LEGGI l'intervento dell'On. Michele MetaPresidente della Commissione Trasporti, Poste e Comunicazioni presso la Camera dei Deputati Nella seconda parte del convegno si è passati alle relazioni accademiche curate da quattro dei soci fondatori dell'Accademia Italiana del Codice di Internet. 10408081_10152834502263166_270321622853570736_n Il Professor Salvatore Sica (Università di Salerno) è intervenuto con "La privacy: meno regole, più diritto". "È chiaro - ha esordito - che ci sia un elemento di provocazione nel titolo della mia relazione, ma è perché io sono convinto che il dibattito in materia sia per gran parte fuorviante; spesso sembriamo intenti a guardare il dito piuttosto che la Luna. Abbiamo un'alluvione legislativa e regolamentare su vari livelli su questa materia, alluvione che probabilmente finisce per distrarre dal focus relativo ai temi. La miopia della visuale di nicchia sulla materia rischia di fare il gioco di chi vuole evitare l'interrogativo di fondo: qual è la filosofia che deve sorreggere l'intera disciplina normativa? Io dico che non possiamo prescindere ulteriormente dall'aspetto che riguarda il contesto, il quadro d'insieme, che è completamente diverso rispetto al passato, quando liberalismo e capitalismo andavano a braccetto; assistiamo invece ora ad un capitalismo in espansione, fortemente autoreferenziale che non ha un contraltare in un'autorità nazionale che abbia una funzione di controllo e di definizione dei limiti. Dobbiamo sforzarci culturalmente per uscire dalla spirale dell'intervento settoriale; bisogna dirci che non c'è ritorno dall'incessante scambio di informazione. Ed è in questo senso che bisogna operare un recupero del diritto, da cui discende il recupero delle regole". "Cooperazione e competizione regolatoria nei rapporti EU-US: la Proposta di Regolamento alla luce del c.d. Datagate" è invece il titolo della relazione del Professor Giorgio Resta (Università di Bari), il quale  ha evidenziato come "la lettura del regolamento sicuramente richiama l'attenzione sulla vicenda del Datagate, ma ci suggerisce di guardare cosa c'è dietro", ripercorrendo così i momenti salienti del percorso che ha portato alla divaricazione tra la "strada nordamericana" e quella europea": "La strada nordamericana si connota oltre che per l'assenza di un quadro unitario, ma anche per l'assenza di protezione costituzionale per il data privacy". "In ogni caso, all'indomani dello scandalo Datagate all'indignazione dei cittadini e degli attori che operano a difesa dei diritti degli utenti non sono corrisposte significative azioni da parte dei governi europei, perché al di là delle formali proteste molte delle informazioni sui programmi di sorveglianza su questa sponda dell'Atlantico sono rimaste secretate". Le questioni sollevate da dinamiche che non possono quindi essere confinato agli Stati Uniti sono quindi chiare: "Qual è la base giuridica della raccolta di dati personali per ragioni di pubblica sicurezza? Ha l'effettiva attuazione di tali programmi violato una o più principi giuridici nazionali o sovranazionali?". falceLa Prof.ssa Valeria Falce (Università Europea di Roma) ha a sua volta concentrato l'attenzione sul “One stop shop” e sull'efficienza dell’azione di vigilanza. [Consulta le slide dell'intervento] "Anche alla luce all’autorevole contributo degli Stati Membri, si ribadisce che condicio sine qua non per il funzionamento del mercato interno è l’approdo ad un quadro normativo armonizzato in cui lo stesso enforcement del diritto fondamentale della protezione dei dati personali sia conforme ai principi di convergenza, coerenza e non contraddizione nelle prassi nazionali. Il cambio di prospettiva è radicale. In forza della Direttiva del 1995 un’impresa che operava in più Stati Membri doveva confrontarsi con più Autorità di Protezione dei Dati, senza che operassero meccanismi di raccordo o coordinamento. Era quello un sistema che si giustificava e continua oggi a giustificarsi quando ci si confronta con un fenomeno locale. Ogni volta però che il trattamento non esaurisce i suoi effetti all’interno dei confini nazionali, quando cioè ci si confronta con comportamenti dall’impatto transfrontaliero, quell’architettura vacilla perché non regge alla prova, da un lato, dei pilastri fondanti il diritto dell’Unione orientati alla certezza legale, alla prevedibilità delle azioni e al legittimo affidamento; dall'altro, della globalizzazione dei mercati e della sfida dell’economia dell’economia dell’informazione e della conoscenza". "Ecco allora che nell’ecosistema digitale - ha sottolineato la Prof.ssa Falce - il modello in essere svela limiti giuridici insuperabili a cui si aggiungono costi economici eccessivi. Di fronte al fallimento del modello attuale, due sono le spinte prevalenti: una forza centripeta che muove verso la convergenza sostanziale delle regole e del relativo enforcement e una forza centrifuga che rifiuta di rinunciare all’egemonia nazionale e diffida di un enforcement di diritti fondamentali che non sia radicato sul territorio e sulla cultura del luogo. Come conciliare queste due forze, di forza uguale e contraria? Difficile fornire una risposta, ma possibile contribuire grazie alla metrica del diritto comunitario della concorrenza, per la quale l’efficienza dell’azione di vigilanza passa attraverso l’armonizzazione e la modernizzazione delle regole, la concentrazione delle competenze, l’uniformazione delle prassi e solo successivamente il decentramento nell’enforcement cui si accompagna una nuova centralità: il governo del sistema delle regole". esternoIl chiusura, il Professor Oreste Pollicino (Università Bocconi) è intervenuto con "Interpretazione o manipolazione? Ovvero il senso della Corte di giustizia per la protezione dei dati personali nelle decisioni Google Spain e Digital Rights Ireland". "Tutte le volte in cui gli stati membri dimostrano di non voler progredire nel percorso di arricchimento dell’acquis comunitario per via legislativa, ecco che la Corte di giustizia indossa, con una certa disinvoltura, va detto, i panni del judge made law e accelera per via giurisprudenziale. Non sembra qualcosa di assai dissimile sia accaduto rispetto alle ultime evoluzioni relative ai meccanismi di protezione dei dati personali presenti nell’ordinamento comunitario". "Oramai da anni, a livello intergovernativo, si era deciso che fosse necessario uno scatto in avanti riguardo il livello di tutela della privacy europea, e che fosse indispensabile un atto di portata generale immediatamente vincolante ed obbligatorio in tutti i suoi elementi che portasse ad una maggiore uniformazione del dato normativo degli stati membri e che adeguasse i meccanismi di protezione dei dati al contesto digitale che, ovviamente, non era l’ambito elettivo di riferimento quando si è adottata la direttiva del 46/95. Ciò nonostante, il destino del regolamento generale a protezione dei dati personali, la cui approvazione, non a caso, ha subito un’accelerazione a seguito dell’intervento, a piedi uniti, della Corte di giustizia nelle due decisioni richiamate nel titolo della relazione, sembrava vincolato al superamento di veti incrociati di difficile risoluzione. "Una situazione di stagnazione - ha proseguito il Prof. Pollicino -  cui i giudici comunitari rispondono in maniera decisa, con le due decisioni tra aprile e maggio del 2014, in cui sembra emergere la chiara volontà, parte degli stessi giudici, di prendere molto - forse troppo? - sul serio la protezione di un nuovo digital right to privacy. Un tentativo, in altre parole, da parte della Corte di giustizia, di adeguare, a  legislazione invariata, alle caratteristiche tecniche del mondo dei bit quel Right to Privacy che Warren e Brandeis, per primi, nel 1890, avevano teorizzato sulla Harvard Law Review, pensando, ovviamente, ad un mondo di atomi. Un diritto alla privacy digitale che, seppure mai esplicitamente, i giudici di Lussemburgo enucleano fondandolo sulle due colonne portanti costituite dai al rispetto della vita privata ed al trattamento dei propri dati personali, previsti, rispettivamente, dagli artt. 7 ed 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea". 14 novembre 2014
  • “Cybersecurity e tutela dei cittadini: strumenti normativi, modelli d’intervento e interessi in gioco”, il convegno dell'11 febbraio in Cassazione

    I drammatici episodi di Parigi e i conseguenti annunci di nuove misure antiterrorismo da parte dei governi occidentali hanno aperto un acceso dibattito su quali strumenti possano garantire, in riferimento ai mezzi di comunicazione digitale, un equo contemperamento dei diritti dei cittadini e degli interessi in gioco nel percorso di ricerca di una maggiore sicurezza sulle reti informatiche. Tematica di rilievo tale da spingere il nuovo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ad uno specifico richiamo durante il suo discorso di insediamento quando ha dichiarato che “per minacce globali servono risposte globali” ricordando che “i predicatori d'odio e coloro che reclutano assassini utilizzano internet e i mezzi di comunicazione più sofisticati, che sfuggono, per la loro stessa natura, a una dimensione territoriale”. Dalle reti inter-istituzionali alla criptazione dei dati, dalla repressione della propaganda estremista alla sicurezza informatica in senso stretto, non mancano temi e strumenti sui quali incardinare e sviluppare un dibattito al quale l'Accademia Italiana del Codice di Internet mira a contribuire promuovendo “Cybersecurity e tutela dei cittadini: strumenti normativi, modelli d’intervento e interessi in gioco”, convegno previsto nel pomeriggio del prossimo 11 febbraio a Roma presso l'Aula Giallombardo della Suprema Corte di Cassazione. In occasione del Safer Internet Day 2015 saranno così riuniti giuristi, esperti della materia, rappresentanti delle istituzioni e stakeholder per un evento che sarà introdotto dal Prof. Alberto Gambino, Presidente dell'Accademia e Ordinario di Diritto privato presso l'Università Europea di Roma, e moderato Prof.ssa Giusella Finocchiaro, Presidente del gruppo di lavoro sul commercio elettronico della Commissione Onu per il diritto commerciale internazionale - Uncitral. La prima parte "Quali strumenti normativi che garantiscano i diritti fondamentali?" sarà animata dagli interventi del Min. Plen. Giovanni Brauzzi (Vice Direttore Generale per gli Affari Politici e Direttore Centrale per la Sicurezza), dell'Avv. Giuseppe Busia (Segretario Generale Autorità Garante per la protezione dei dati personali), del Tenente Colonnello Antonio Colella (Presidenza del Consiglio dei Ministri - Ufficio del Consigliere Militare), di Corrado Giustozzi (membro del Permanent Stakeholders’ Group ENISA), di Alessandro Politi (direttore NATO Defense College Foundation) e dell'Ing. Mario Terranova (Area Sistemi e Tecnologie - AgID). Spazio poi a “Quali modelli d’intervento efficaci per il contemperamento degli interessi in gioco?”, alla quale parteciperanno il Prof. Francesco Saverio Romolo (Université de Lausanne), Anna Cataleta (H3G), Roberto Fermani (Telecom Italia) e Andrea Stazi (Google). È stato richiesto l’accreditamento per 4 crediti formativi al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma.  La partecipazione al Convegno è gratuita previa conferma all'indirizzo email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
  • “Governance di Internet ed efficienza delle regole: verso il nuovo regolamento europeo sulla privacy”, il convegno con il Garante Privacy, Stefano Rodotà, giuristi e parlamentari

    Appuntamento a Roma per l'evento organizzato dall'Accademia Italiana per il Codice di Internet Spazio EuropaIl regolamento generale in materia di protezione dei dati personali, la cui approvazione è prevista per il prossimo Consiglio europeo Giustizia e affari interni del 4-5 dicembre prossimi, si propone di armonizzare la normativa europea in tema di privacy, adottando regole comuni per tutti gli Stati membri al fine di superare l'estrema frammentazione e disomogeneità con cui sono state recepite in passato le direttive in materia. Alcuni aspetti di particolare interesse del testo attualmente in discussione riguardano i dati pseudonimi, le informazioni sulla profilazione, l'analisi dei rischi e la valutazione dell'impatto in materia di trattamento dei dati, il tema del diritto all'oblio, i codici di condotta e le Autorità di controllo. Ed è con l'aiuto di giuristi che si indagherà lo stato dell'arte delle suddette questioni in vista delle ormai imminenti scadenze istituzionali durante “Governance di Internet ed efficienza delle regole: verso il nuovo regolamento europeo sulla privacy”, convegno previsto nel pomeriggio di oggi a Roma ed organizzato dall'Accademia Italiana per il Codice di Internet. La relazione introduttiva sarà curata dal Prof. Alberto Gambino, Presidente dell'Accademia, e la moderazione affidata a Francesco Di Mario, Capo servizio Economia del Tg1. A seguire il keynote speech del Prof. Stefano Rodotà, Presidente della Commissione per i diritti e i doveri relativi ad Internet presso la Camera dei Deputati, prima degli interventi di Antonello Soro, Garante per la Protezione dei Dati Personali, dell'On. Lorenza Bonaccorsi, membro della Commissione Parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, dell'On. Michele Meta, Presidente della Commissione Trasporti, Poste e Comunicazioni presso la Camera dei Deputati, e di Anna Masera, Responsabile della comunicazione presso la Camera dei Deputati. Le relazioni accademiche saranno invece aperte da "La privacy: meno regole, più diritto" del Prof. Salvatore Sica(Università di Salerno). Subito dopo interverranno il Prof. Giorgio Resta (Università di Bari) con "Cooperazione e competizione regolatoria nei rapporti EU-US: la Proposta di Regolamento alla luce del c.d. Datagate" e la Prof.ssa Valeria Falce (Università Europea di Roma) con "One stop shop ed efficienza dell'azione di vigilanza", mentre il Prof. Oreste Pollicino (Università Bocconi) presenterà una relazione dal titolo "Interpretazione o manipolazione? Ovvero il senso della Corte di giustizia per la protezione dei dati personali nelle decisioni Google Spain e Digital Rights Ireland". L'evento avrà luogo, a partire dalle ore 14.00, presso la Sala "Spazio Europa", gestito dall'Ufficio d'informazione in Italia del Parlamento europeo e dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea. La partecipazione è gratuita previa richiesta all'indirizzo email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. L’evento si inquadra nell’ambito della ricerca PRIN “Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione come strumento di abbattimento delle barriere economiche, sociali e culturali”. Si attribuiscono 4 crediti per la formazione continua degli Avvocati e 5 crediti per la formazione continua dei Commercialisti. L'Accademia Italiana del Codice di Internet è un'Associazione scientifica senza fini di lucro che si pone come luogo di studio e di incontro di respiro internazionale nel quale esponenti del mondo universitario, delle istituzioni e della società civile contribuiscono alla lettura giuridica degli scenari del mercato delle comunicazioni e delle tecnologie digitali, nel complesso mondo di Internet, al fine di definire assetti regolatori equilibrati e rispettosi dei diritti degli utenti. 13 novembre 2014
  • “I nuovi diritti dei consumatori. Commentario al D.Lgs. n. 21/2014”: l'art. 52 "Diritto di recesso"

    Di seguito l’abstract del contributo degli Avv. Andrea Mezzetti e Saverio Ligi contenuto nel volume “I nuovi diritti dei consumatori. Commentario al D.Lgs. n. 21/2014”, a cura del Prof. Alberto Gambino e dell’Avv. Gilberto Nava ed edito da Giappichelli.

    Articolo 52

    "Diritto di recesso"

    Il diritto di recesso costituisce uno strumento di tutela del consumatore ispirato e riferito a due specifiche modalità di conclusione del contratto: i contratti a distanza ed i contratti negoziati fuori dai locali commerciali del professionista. La ragione di tale tutela risiede nelle particolari circostanze in cui il contratto viene concluso. Infatti, nel contratto a distanza, il consumatore si trova nell’impossibilità di effettuare un’analisi accurata del bene che intende acquistare e si pone in una condizione di debolezza rispetto al professionista. inuovidirittideiconsumatoricommentarioIl medesimo squilibrio si avverte nel caso dei contratti negoziati fuori dai locali commerciali, in cui la posizione di vantaggio del professionista può essere sfruttata inducendo il consumatore ad assumere un impegno in modo avventato e senza aver svolto le opportune riflessioni. Si discute in dottrina circa l’esatta consistenza del diritto di recesso. Quel che è certo è che esso non rientra nelle figure previste dagli artt. 1372 e 1373 c.c., né tantomeno nelle altre forme di recesso previste dal Codice del Consumo (ad es. in relazione ai contratti di multiproprietà). L’istituto del recesso disciplinato dall’articolo in commento è infatti un istituto speciale, che conferisce al consumatore il diritto al ripensamento rispetto all’acquisto effettuato a distanza o fuori dai locali commerciali del professionista, e non è non suscettibile di applicazione analogica in contesti diversi dal proprio. Il diritto al ripensamento contempera le esigenze di celerità e sicurezza degli scambi con la libertà del consumatore: consentire a quest’ultimo di recedere dal contratto sulla base del mero ripensamento soggettivo, entro un determinato termine, ha infatti l’effetto di riequilibrare le posizioni soggettive di “debolezza” del consumatore e di “forza” del professionista. Al di là di alcune variazioni nelle modalità espressive, la struttura dell’attuale diritto di recesso rimane la stessa della versione precedente. Per quanto riguarda il termine entro il quale il recesso deve essere esercitato, la nuova formulazione prevede un periodo di 14 giorni di calendario, a fronte dei precedenti 10 giorni lavorativi. Dal punto di vista sostanziale la circostanza che nel computo del termine ci si riferisca a giorni di calendario invece che lavorativi virtualmente annienta la portata innovativa. Il valore aggiunto della modifica risiede, invece, nella maggiore certezza per il consumatore circa il computo dei giorni per l’esercizio del diritto di recesso. Restano immutati l’assenza di un obbligo di motivazione per l’esercizio del diritto di recesso e la gratuità dello stesso. Con riferimento a quest’ultima, mentre nella vecchia formulazione dell’articolo la gratuità veniva espressa dal legislatore come il diritto del consumatore a non incorrere in alcuna “penalità” per l’aver esercitato il proprio diritto di recesso, l’odierna formulazione fa più genericamente riferimento ai “costi”. In conclusione, va considerato come la riforma del Codice del Consumo abbia dato maggiore coerenza sistematica anche al combinato disposto degli attuali artt. 52, 56 e 57. LEGGI  L'art. 45 “Definizioni” Contratti online, negoziazione assistita e teleselling: i nuovi diritti dei consumatori nel convegno a Roma. All’attenzione dell’Agcm GUARDA i video del convegno “I nuovi diritti dei consumatori alla prova della negoziazione assistita. D.Lgs. n. 21/2014 e D.L. n. 132/2014 a confronto” 1 dicembre 2014
  • “I nuovi diritti dei consumatori. Commentario al D.Lgs. n. 21/2014”: l'art. 62 "Tariffe per l’utilizzo di mezzi di pagamento"

    Di seguito l’abstract del contributo dell'Avv. Valerio Mosca contenuto nel volume “I nuovi diritti dei consumatori. Commentario al D.Lgs. n. 21/2014”, a cura del Prof. Alberto Gambino e dell’Avv. Gilberto Nava ed edito da Giappichelli.

    Articolo 62

    "Tariffe per l’utilizzo di mezzi di pagamento"

    Ai sensi dell'articolo 3, comma 4, del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11, i professionisti non possono imporre ai consumatori, in relazione all'uso di determinati strumenti di pagamento, spese per l'uso di detti strumenti, ovvero nei casi espressamente stabiliti, tariffe che superino quelle sostenute dal professionista. L'istituto di emissione della carta di pagamento riaccredita al consumatore i pagamenti in caso di addebitamento eccedente rispetto al prezzo pattuito ovvero in caso di uso fraudolento della propria carta di pagamento da parte del professionista o di un terzo. L'istituto di emissione della carta di pagamento ha diritto di addebitare al professionista le somme riaccreditate al consumatore. Il primo comma dell’art. 62 cod. cons. stabilisce il divieto di applicare al consumatore oneri supplementari rispetto a quelli sostenuti dal professionista nell’utilizzo di un determinato strumento di pagamento (cd. divieto di payment card surcharge). Con riferimento al payment card surcharge, il legislatore era già intervenuto con altre norme anteriori al d.lgs. 21/2014, ossia: - l’art. 3, comma 4, d.lgs. 11/2010 che, nel recepire la direttiva 2007/64/CE relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno, ha previsto che «il beneficiario non può applicare spese al pagatore per l’utilizzo di un determinato strumento di pagamento»; e - l’art. 21, comma 4-bis, cod. cons., che ha incluso nell’elenco di azioni ingannevoli vietate anche l’applicazione al consumatore di «un sovrapprezzo dei costi per il completamento di una transazione elettronica con un fornitore di beni o servizi». inuovidirittideiconsumatoricommentarioIn questo contesto, il nuovo art. 62, comma 1, ha previsto il divieto di imporre ai consumatori non solo spese per l’utilizzo di determinati strumenti di pagamento, ma anche «nei casi espressamente stabiliti, tariffe che superino quelle sostenute dal professionista». Anche al fine di mantenere una piena coerenza con l’ordinamento comunitario, si ritiene che il riferimento ai «casi espressamente stabiliti» debba essere inteso in un’accezione sistematica, tale cioè da ammettere la possibilità per il professionista di addebitare al consumatore i costi sostenuti per l’utilizzo di un determinato strumento di pagamento laddove ciò non costituisca una violazione di altre norme dell’ordinamento (ad esempio, quelle in materia di pratiche commerciali scorrette). Il fatto che gli oneri ribaltabili sul consumatore siano solamente quelli indicati come «sostenut[i] dal professionista» sembra suggerire che essi possono essere rappresentati solamente dai costi che il professionista è tenuto a versare ad un soggetto terzo (essenzialmente il prestatore del servizio di pagamento) in relazione al singolo pagamento di un bene venduto o servizio fornito. Resta peraltro l’oggettiva difficoltà di individuare, caso per caso, quali siano i costi effettivamente sostenuti dal professionista per l’utilizzo di un determinato strumento di pagamento. Il comma 2 dell’art. 62 cod. cons. stabilisce che gli istituti di emissione della carta di pagamento (cd. issuer) riaccreditano al consumatore i pagamenti in caso di addebito eccedente rispetto al prezzo pattuito con il professionista, nonché in caso di utilizzo fraudolento della carta di pagamento da parte del professionista o di un terzo. In questi casi, l’istituto di pagamento ha il diritto di addebitare al professionista le somme riaccreditate al consumatore. La previsione relativa al riaccredito delle somme eccedenti il prezzo pattuito con il professionista e di quelle frutto di uso fraudolento della carta di pagamento è finalizzata essenzialmente a irrobustire la tutela del pagatore nonchè, più in generale, la sicurezza delle transazioni effettuate mediante carte di pagamento e la diffusione delle stesse. La norma in esame pone invece a carico del professionista il rischio economico connesso a eventuali pratiche fraudolente o pagamenti eccedenti rispetto a quanto pattuito, stabilendo infatti la possibilità per l’istituto di emissione della carta di pagamento di addebitare al professionista le somme riaccreditate al consumatore. LEGGI  L'art. 45 “Definizioni” L'art. 52 "Diritto di recesso" Contratti online, negoziazione assistita e teleselling: i nuovi diritti dei consumatori nel convegno a Roma. All’attenzione dell’Agcm Quali garanzie per gli acquisti online? Al via la campagna informativa di Antitrust e Commissione europea GUARDA i video del convegno “I nuovi diritti dei consumatori alla prova della negoziazione assistita. D.Lgs. n. 21/2014 e D.L. n. 132/2014 a confronto” 9 dicembre 2014
  • “Per una collaborazione virtuosa tra media e formazione”, a Roma il 22 ottobre

    In occasione della XXIX edizione del Festival Eurovisioni, l’Università Telematica Internazionale Uninettuno organizza l’incontro dal titolo “Per una collaborazione virtuosa tra media e formazione” che si terrà a Roma giovedì 22 ottobre, alle ore 17, al Palazzetto del Burcardo (Via del Sudario, 44). Ad introdurre i lavori il segretario generale del Festival, Giacomo Mazzone, e il Rettore dell’Università Uninettuno, Maria Amata Garito. A moderare, il giornalista e preside di Scienze della comunicazione all’Uninettuno Gianpiero Gamaleri. Il panel ospiterà gli interventi di Furio Colombo, giornalista e scrittore, Rodolfo De Laurentiis, presidente Confindustria Radio Televisioni, Alberto Gambino, presidente dell'Accademia Italiana del Codice di InternetMaria Pia Rossignaud, direttore rivista “Media2000” e Maarten Van Aalderen, giornalista e già presidente Associazione della Stampa Estera. “La nuova università non può nascere nel vuoto, ma deve crescere innestando nella nuova rete di comunicazione del sapere la sua tradizione millenaria”, scrive Paolo Prodi nell’introduzione al libro del Rettore Garito L’università del XXI secolo. Tra tradizione e innovazione (Ed. McGraw Hill Education). Quali sono, dunque, le nuove frontiere del sistema universitario se si vuole collegarlo ai bisogni reali della nostra società globalizzata, interconnessa e iperconnessa? E quale il ruolo dei media in questo percorso? Il tentativo di rispondere a questi quesiti animerà il lavori che partono dalla premessa che è necessaria la creazione di un network globale del sapere, in grado di dare nuova linfa alle università e di svecchiare la società della conoscenza, in una prospettiva tutta moderna e, per certi versi, rivoluzionaria.
  • “Quadro dei media per il XXI secolo”: il contributo IAIC alla consultazione relativa alla direttiva 2010/13/UE sui servizi di media audiovisivi

    L'Accademia Italiana del Codice di Internet ha contribuito alla consultazione pubblica aperta dalla Commissione Europea in merito alla direttiva 2010/13/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 marzo 2010, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti la fornitura di servizi di media audiovisivi.

    La revisione della direttiva figura infatti nel programma di lavoro della Commissione per il 2015 nell'ambito del Programma di controllo dell'adeguatezza e dell'efficacia della regolamentazione (Regulatory Fitness and Performance Programme - Reift). Nella sua comunicazione relativa alla Strategia per il mercato unico digitale per l'Europa, la Commissione ha annunciato la revisione della direttiva nel corso del prossimo anno, mentre un altro esercizio di REFIT è attualmente in corso, parallelamente, nel settore delle telecomunicazioni, in vista della presentazione di proposte nel 2016. La direttiva non si applica al contenuto ospitato da piattaforme e intermediari online per la condivisione di video; una valutazione del ruolo svolto da questi soggetti sarà avviata separatamente alla fine dell'anno in corso.

    Anche in base al percorso che due anni fa ha portato all'adozione del libro verde "Prepararsi a un mondo audiovisivo della piena convergenza: crescita, creazione e valori", Bruxelles ha individuato i seguenti aspetti che dovranno essere presi in considerazione nella valutazione e nella revisione della direttiva:

    1. garantire condizioni di parità per i servizi di media audiovisivi;
    2. fornire un livello ottimale di tutela dei consumatori;
    3. assicurare la tutela dell'utente e il divieto di incitamento all'odio e di discriminazione;
    4. promuovere il contenuto audiovisivo europeo;
    5. rafforzare il mercato unico;
    6. rafforzare la libertà e il pluralismo dei mezzi di comunicazione, l'accesso alle informazioni e l'accessibilità al contenuto per le persone con disabilità.

    L'Accademia ritiene che le disposizioni sui servizi a cui si applica la direttiva (trasmissioni televisive e servizi a richiesta) siano ancora pertinenti, efficaci ed eque: La direttiva AVMS è stata pensata al fine di assicurare l’equo sviluppo del mercato audiovisivo, garantendo la tutela del pluralismo e delle diversità culturali presenti nel territorio dell’Unione. L’analisi dei trenddi crescita dal 2003 al 2013 del mercato indicato mostrano come la direttiva abbia consentito il conseguimento degli obiettivi di politica legislativa richiamati, essendovi stati incrementi dei guadagni, nonostante il contesto di crisi economica che ha caratterizzato nel periodo di riferimento l’economia europea e mondiale (v. il documento "La tecnologia è Cultura" del 2014)".

    Logo Iaic home page"In detto periodo si è avuta la nascita e lo sviluppo di nuove tecnologie telematiche che, grazie alla convergenza tecnologica, hanno consentito di veicolare contenuti attraverso nuovi media che con il tempo si sono affermati, specie tra le nuove generazioni che oggi ne fanno un largo utilizzo. Tale scenario ha fatto insorgere neibroadcastertradizionali la convinzione che fosse opportuna un’equiparazione tra vecchi e nuovi media, anche in ragione di una sostanziale concorrenza in termini di fonti di finanziamento: la pubblicità. In particolare il dibattito, che ha in parte qua originato l’odierna consultazione, prende le mosse dalla circostanza che la pubblicità è oggetto di analitica disciplina nella direttiva AVMS a fronte di una totale libertà del fenomeno, in termini quantitativi, non anche di contenuti dei messaggi, nella disciplina dei servizi della società dell’informazione. Tuttavia, come si è avuto modo di sostenere in audizione il 10 febbraio u.s. di fronte alla Camera dei Deputati del Parlamento italiano, l’assunto da cui muovono quanti sostengono che la concorrenza tra vecchi e nuovi media si rivela errato quando si constata che il target dell’advertisingveicolato tramite i canali tradizionali è profondamente differente rispetto a quello dei messaggi pubblicitari veicolati sulle nuove piattaforme. In altri termini, anche se gli intermediari hanno una funzione di accesso a contenuti editoriali non competono con questi".

    "Essi sono concorrenti solo in via astratta in quanto la pubblicità può transitare anche sulla rete informatica, ma i destinatari dei due media sono differenti e non vi è una alternatività trai due quali canali pubblicitari, essendo, di fatto, ontologicamente diversi. Prodotti editoriali che nascono per una realtà possono essere veicolati anche su altre piattaforme ivi conseguendo ulteriori guadagni. Riprova ne sia che tali nuove tecnologie sono sovente impiegate dai broadcaster tradizionali per offrire ai propri utenti nuovi servizi che hanno rappresentato un’alternativa all’offerta illegale di contenuti audiovisivi. Le controversie insorte in materia di diritto d’autore sulle piattaforme user generated contentpalesano come i titolari dei diritti di contenuti lamentassero la possibilità di conseguire i dovuti ricavi dalla vendita di spazi pubblicitari destinati ad un audiencediverso rispetto a quello considerato per valorizzare lo spazio vendita sul media tradizionale".

    "Nello specifico delle numerose controversie avverso la piattaforma YouTube numerosi operatori del settore audiovisivo lamentavano il danno economico derivante dalla presenza di contenuti tutelati dal diritto d’autore dalla fruizione dei quali non ricavavano alcun entrata economica.  Ciò palesa, l’infondatezza della posizione di quanto reclamano l’ampliamento dell’ambito soggettivo di applicazione ai nuovi soggetti di internet. Per tale ragione si ritiene che le disposizioni della direttiva AVMS siano ancora pertinenti, efficienti ed eque e che non necessitino di un adeguamento al mutato scenario tecnologico”.

    L'Accademia consiglia di seguito di pubblicare linee guida della Commissione europea che chiariscano l'ambito di applicazione della direttiva, in quanto “allo stato attuale sussistono ancora degli spazi vuoti in cui non è chiara la disciplina da applicare ai vari soggetti. In questo senso si vedano le numerose domande pregiudiziali che i giudici nazionali hanno posto alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea in ordine alle definizione della direttiva AVMS e agli obblighi cui diversi soggetti sono obbligati ad adempiere (cfr. ex multis, C-376/12 sugli obblighi dei fornitori di servizi di comunicazione elettronica, Sky, in Italia)”.

    E se “nell’ambito dei servizi audiovisivi le disposizioni relative all’ambito geografico della direttiva sono ancora pertinenti ed i principi ivi sanciti mantengono il connotato dell’efficacia e dell’equità”, l'Associazione precisa: “L’approccio adottato dal Legislatore europeo nel definire l’ambito geografico è finalizzato ad assicurare la possibilità per i consumatori europei di fruire di contenuti provenienti da tutto il mondo la cui disponibilità potrebbe essere pregiudicata dall’estensione dell'ambito di applicazione della direttiva ai servizi di media audiovisivi che sono stabiliti al di fuori dell'UE ma che si rivolgono al pubblico dell'UE. Un autorevole studio, la cui impostazione e analisi si condivide appieno, (v. Osservatorio europeo dell'audiovisivo, European Audiovisual Observatory, ‘The development of the European market for on-demand audiovisual servicesdel 2015, p. 56) ha dimostrato come, ad esempio, il pluralismo informativo verrebbe leso da tale estensione in quanto potrebbe impedire la circolazione di contenuti informativi veicolati in paesi extra UE la cui fruizione diretta assicura la possibilità di comprendere come eventi e notizie vengono percepite in diversi ambienti culturali. L’applicazione transfrontaliera delle regole unionali sarebbero, peraltro, di difficile applicazione, condizione che potrebbe pregiudicare l’efficacia complessiva della direttiva AVMS”.

    In materia di pubblicità, l'Accademia afferma che “in un persistente scenario di crisi economica, tuttavia, si ritiene che al fine di stimolare una maggiore crescita degli investimenti pubblicitari nei media tradizionali si potrebbero mitigare i limiti quantitativi alle inserzioni pubblicitarie, tenendo anche in maggiore considerazione le specificità delle differenti tipologie di messaggi pubblicitari. Differenti tipologie di inserzioni pubblicitarie sono, infatti, conteggiate, secondo le indicazioni fornite dalla Commissione europea, in modo unitario. Ciò, in realtà, non apporta un beneficio in senso stretto a favore dell’utenza che accetta nuove forme di advertising, specie se finalizzate a finanziare contenuti di maggiore qualità. Quanto ai servizi della società dell’informazione la disciplina in materia di e-commerceè di per se sufficiente ad assicurare la tutela del consumatore, anche in ragione della non sovrapponibilità della regolamentazione in materia di pubblicità di cui alla direttiva AVMS alla realtà degli intermediari. I consumatori hanno un elevato controllo di ciò che guardano tramite i servizi on-demand, cosa che giustifica una differenza costante tra i servizi on-demand e servizi non lineari, e il quadro forte, già esistente, di protezione del consumatore non presenta lacune particolari o difetti che richiedono la modifica delle regole. Ciò che potrebbe, al più prevedersi, è un sistema di controllo dei messaggi pubblicitari che vengono veicolati tramite i contenuti on-demand in modo che non vengano aggirate le disposizioni relative i divieti per fasce orarie e, in particolare, quelli a tutela dei minori”.

    Importante anche il punto su tutela dell'utente e divieto di incitamento all'odio e di discriminazione:Come noto il presupposto per l’applicazione della direttiva AVMS è la responsabilità editoriale del soggetto che fornisce il servizio audiovisivo, il che individua una precisa attività decisionale nello svolgimento della quale devono essere rispettate tutte le disposizioni. Considerata l’area di studio della Scrivente e il dibattito che ha in parte originato la presente consultazione si ritiene importante anche nella risposta al presente quesito sottolineare l’attualità delle disposizioni evidenziando l’inapplicabilità ai servizi online e alle piattaforme di contenuti generati dagli utenti. L’assenza di un soggetto che effettua scelte editoriali ha, infatti, nel tempo evidenziato come i titolari dei servizi non potessero essere ritenuti responsabili delle condotte illecite dei terzi e anche per tale ragione si è assistito allo sviluppo di strumenti tecnici accompagnati da una intensa attività di co- e auto-regolamentazione accompagnato alla definizione di best practicedi settore basate sulla tolleranza zero nei confronti di qualsiasi forma di incitamento all'odio. In questa prospettiva anche gli intermediari hanno adottato scelte di politica legislativa in linea con la direttiva AVMS, contro i contenuti che incitano alla violenza, all’odio, al terrorismo (in ogni forma e di qualsiasi matrice) definendo al contempo iniziative volte ad informare l’utenza sempre tramite lo sfruttamento di contenuti user generated (c.d. counter speech)”.

    Anche per ciò che riguarda la tutela dei minori, la distinzione fra servizi di trasmissione televisiva e fornitura di contenuto nei media audiovisivi a richiesta appare ancora pertinente, efficace ed equa:Le emittenti hanno, nell’ambito delle scelte editoriali che le caratterizza, il pieno controllo sui contenuti messi a disposizione degli utenti sui loro canali, e l’AVMS inquadra bene questa situazione: i contenuti che potrebbero seriamente compromettere i minori non devono essere inclusi in qualsiasi palinsesto per i servizi lineari, e devono essere resi disponibili solo in un modo che garantisca che i minori non vedano o ascoltino normalmente tali servizi on-demand. La maggiore digitalizzazione delle nuove generazioni suggerisce, tuttavia, un rafforzamento delle disposizioni in materia di tutela dei minori affinché attraverso i sistemi di parental controlpossa essere controllata non solo la fruizione di contenuti vietati ai minori, ma anche dei più semplici contenuti di cui viene consigliata la fruizione con i genitori. Le politiche di co- e auto-regolamentazione sviluppate in tal senso dai fornitori di servizi intermediari palesano, ancora una volta, l’inadeguatezza di estensioni tout courtdi discipline designate per diversi ambiti applicativi, ma come piuttosto efficaci strumenti tecnici possano essere efficacemente e analogamente reimpiegati (si pensi alle modalità di autenticazione su YT e FB). Ai fini della tutela dei minori, dunque, si potrebbe rafforzare la tecnologia di controllo “a destinazione” (devices) (tipo DRM) attraverso la cooperazione tra fornitori di contenuti e piattaforme nella classificazione dei contenuti stessi, unitamente all’educazione delle famiglie alla conoscenza ed uso degli strumenti di identificazione e blocco, parental contol”.

    La direttiva mira anche a promuovere le opere europee e, di conseguenza, la diversità culturale nell'Ue. Per i servizi di trasmissione televisiva, gli Stati membri dell'UE sono tenuti a garantire, laddove applicabile e con i mezzi adeguati, la presenza di una certa quota di opere dell'UE e di produzioni indipendenti. Per i servizi a richiesta, gli Stati membri dell'UE possono scegliere tra varie alternative per raggiungere l'obiettivo di promuovere la diversità culturale. Tali alternative includono i contributi finanziari alla produzione e all'acquisto dei diritti di opere europee, o norme che garantiscano la presenza di una certa quota e/o la preminenza di opere europee. Gli Stati membri dell'UE devono anche rispettare l'obbligo di rendere conto delle azioni messe in campo per promuovere le opere europee, sotto forma di rapporto dettagliato da presentare ogni due anni.

    “L’introduzione di obblighi di programmazione e investimento in opere europee – chiosa l'Accademia - ha consentito e consente, tutt’oggi, di stimolare i grandibroadcasterad investire nella creatività europea, così evitando che soggetti che operano a livello internazionale possano prediligere l’acquisto di opere americane, sovente già detenute, che non tengono in adeguata considerazione la diversità culturale europea. Ciò che, in vero, pare opportuno sia uniformato in materia sono le politiche di esenzione che l’attuale quadro normativo rimette ai singoli Stati membri, così, in astratto, potendo causare uno squilibrio sul piano concorrenziale. L’efficacia dell’attuale direttiva per promuovere la diversità culturale, e in particolare le opere europee, sono i livelli record di produzione cinematografica in Europa: i dati più recenti indicano che la produzione cinematografica europea (compresi i documentari) e la quota dei film europei ai box office sono a livelli record: 1603 film europei sono stati prodotti nel 2014 (rispetto ai 1499 del 2010), e la loro quota al botteghino (per quelli rilasciati nei cinema) ha raggiunto il 33,6% (dal 25,4% del 2010). Si veda in proposito lo European Audiovisual Observatory, ‘Box office up in the European Union in 2014 as European films break market share record ’,May 2015; in questo senso si veda anche lo studio dell’UNESCO, ‘From International Blockbusters to national hits: Analysis of the 2012 UIS Survey on feature film statistics. Come inciso sia consentito di osservare che le piattaformeuser generated content siano, in assenza di specifica disposizione, il primo canale per veicolare al pubblico opere culturali di nicchia, che non rientrerebbero nei tradizionali canali di distribuzione. Un ulteriore elemento che palesa da un lato l’attualità, in termini di pertinenza, efficacia ed equità, della direttiva AVMS e l’insovrapponibilità della stessa ai servizi internet. L’audiencelimitato, ancorché in costante crescita, delle piattaforme internet suggerisce il mantenimento della disposizione primaria delineata nella direttiva AVMS che dovrebbe, come detto, essere ancora più stringente in ordine alla definizione di eccezioni e limitazioni comuni a tutta l’Unione”.

    Si tocca poi il tema dell'accesso equo al contenuto audiovisivo alle persone con disabilità visiva e/o uditiva:Si ritiene che il vigente quadro normativo assicuri l’equo accesso ai contenuti audiovisivi ai portatori di disabilità visiva e/o auditiva anche grazie all’impiego di nuove tecnologie che superano le barriere che tali disabilitano creano. Anche in questo caso si ritiene, tuttavia, opportuno un’integrazione delle disposizioni mediante forme di co-regolazione che sappiano assicurare il costante adeguamento delle misure adottate allo sviluppo dello scenario tecnologico”.

    Su un altro fronte, la direttiva richiede agli Stati membri di garantire che le emittenti stabiliti nell'Unione abbiano accesso, a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie, agli eventi di grande interesse pubblico, al fine della realizzazione di brevi estratti di cronaca: “Quando un’emittente televisiva ha i diritti esclusivi su un evento – commenta l'Accademia - gli altri canali TV possono mostrare brevi estratti di quell'evento. Tuttavia, le disposizioni in questione non paiono tenere in adeguata considerazione la circostanza per cui gli Europei registrano, accedono e condividono i contenuti rilevanti per loro, come gli estratti di eventi di grande interesse per il pubblico, arricchendole con fotografie e riprese video amatoriali per poi condividerli su siti di social e di sharing. In tal senso, tenuto conto della ratiodella previsione potrebbe essere utile una disposizione che legittimi tale prassi”.

    Infine, si consiglia di “mantenere lo status quo anche per ciò che attiene le disposizioni della direttiva sul diritto di rettifica”.

    12 ottobre 2015
  • “Verso il nuovo regolamento europeo sulla privacy”: video, audio e materiali del convegno dell'Accademia Italiana del Codice di Internet

    Di seguito i video, gli audio e i materiali di “Governance di Internet ed efficienza delle regole: verso il nuovo regolamento europeo sulla privacy”, evento organizzato dall’Accademia Italiana del Codice di Internet nella giornata di giovedì 13 novembre 2014 presso la sala Spazio Europa, nel centro di Roma, alla vigilia dell’approvazione del nuovo Regolamento generale per la protezione dei dati personali, prevista nel prossimo Consiglio europeo del 4-5 dicembre.

    Leggi il report della giornata

    Ascolta l'audio integrale dei lavori

    Relazione Introduttiva

    Prof. Alberto Maria Gambino, Presidente Accademia Italiana del Codice di Internet

    Consulta il position paper dell'Accademia

    Keynote speech

    Prof. Stefano Rodotà, Presidente Commissione per i diritti e i doveri relativi ad Internet presso la Camera dei Deputati

    Parte 1 Parte 2

    Interventi

    Antonello Soro, Garante per la protezione dei dati personali

    Anna Masera, Responsabile della comunicazione presso la Camera dei Deputati

    On. Lorenza Bonaccorsi, Commissione Parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi 

    LEGGI l'intervento dell'On. Michele MetaPresidente della Commissione Trasporti, Poste e Comunicazioni presso la Camera dei Deputati

    Discussant

    Prof. Salvatore Sica, Università di Salerno e Accademia Italiana del Codice di Internet

    "La privacy: meno regole, più diritto"

    Prof. Giorgio Resta, Università di Bari e Accademia Italiana del Codice di Internet

    Cooperazione e competizione regolatoria nei rapporti EU-US: la Proposta di Regolamento alla luce del c.d. Datagate

    Prof.ssa Valeria Falce, Università Europea di Roma e Accademia Italiana del Codice di Internet

    One stop shop ed efficienza dell’azione di vigilanza"

    Consulta le slide della Prof.ssa Falce

    Prof. Oreste Pollicino, Università Bocconi e Accademia Italiana del Codice di Internet

    Interpretazione o manipolazione? Ovvero il senso della Corte di giustizia per la protezione dei dati personali nelle decisioni Google Spain e Digital Rights Ireland"

    26 novembre 2014
  • Accademia Italiana del Codice di Internet, bando di concorso per la creazione del logo

    IAIC smallL'Accademia Italiana del Codice di Internet ha indetto un bando di concorso rivolto a grafici e creativi per la messa a punto del logo dell'Associazione. L'Accademia è un'Associazione scientifica senza fini di lucro che si pone come luogo di studio e di incontro di respiro internazionale nel quale esponenti del mondo universitario, delle istituzioni e della società civile contribuiscono alla lettura giuridica degli scenari del mercato delle comunicazioni e delle tecnologie digitali, nel complesso mondo di Internet, al fine di definire assetti regolatori equilibrati e rispettosi dei diritti degli utenti. Il bando, disponibile di seguito nella sua versione integrale, ha come data di scadenza il prossimo 10 novembre; per i vincitori è previsto un premio di 500 euro. 24 ottobre 2014