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  • "Competenze digitali, ecco le sfide per l'istruzione in Europa". La relazione della Commissione

    Scarse conoscenze e competenze digitali dei discenti e necessità di integrare l’uso efficace delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nel percorso formativo degli insegnanti. Sono le due principali problematiche dell'istruzione nel Vecchio Continente, almeno stando alla relazione "Horizon Report Europe: 2014 Schools edition", pubblicata dalla Commissione europea e dal New Media Consortium, organismo senza fini di lucro con sede negli Stati Uniti che riunisce esperti di tecnologia dell’istruzione. La relazione delinea le tendenze e gli sviluppi tecnologici che potranno riflettersi sull’istruzione nei prossimi cinque anni, classificando i problemi che le scuole europee devono affrontare in tre categorie: "risolvibili", "complessi" e "spinosi". Afferma dunque che integrare le ICT nella formazione degli insegnanti e rispondere alla scarsa competenza digitale degli studenti sono problemi risolvibili. Creare opportunità di apprendimento "autentiche", basate su esperienze di vita reale, e coniugare l'istruzione formale e non formale, saranno obiettivi più difficili da realizzare nel breve termine. Rispondere alle esigenze di migliorare l’insegnamento del pensiero complesso e di far sì che gli studenti contribuiscano al progetto del loro apprendimento sarà invece più spinoso e impegnativo. Il documento riprende gli obiettivi dell’iniziativa della Commissione "Opening up Education" e si basa sui contributi di oltre 50 esperti provenienti da 22 paesi europei, dal Centro comune di ricerca della Commissione, dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (UNESCO). In essa si sostiene l'urgente necessità di agire per promuovere l’innovazione in classe e trarre vantaggio da un maggiore uso dei social media, dalle risorse didattiche aperte e dall'aumento dei sistemi di apprendimento e valutazione basati sui dati. Secondo il gruppo di esperti entro un anno i sistemi cloud e i tablet saranno d'uso comune in molte scuole europee, mentre l’apprendimento attraverso i videogiochi e la combinazione di contesti fisici e virtuali diverranno parte integrante dell’insegnamento nei prossimi due o tre anni. Gli esperti lasciano intendere che per sviluppare laboratori virtuali e a distanza e strategie che incoraggino gli studenti a svolgere un ruolo attivo nel contribuire al progetto del loro apprendimento potrebbero occorrere fino a cinque anni. "Questa relazione fornisce informazioni e orientamenti preziosi per i responsabili politici e per i dirigenti scolastici relativamente alla necessità di una conversione al digitale e alle risorse aperte. L’Europa deve puntare più in alto se si vuole garantire che i nostri giovani siano preparati per le carriere lavorative che li aspettano - afferma Androulla Vassiliou, commissaria europea responsabile per l’istruzione, la cultura, il multilinguismo e la gioventù - Migliorare le competenze digitali e l’accesso al digitale e alle risorse aperte è fondamentale, non soltanto per un insegnamento di migliore qualità, ma anche per la creazione di modelli d’istruzione flessibili, che rendono più facile l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita". Horizon2020DigitalSkills Temi simili a quelli sollevati nella relazione saranno ulteriormente approfonditi durante la conferenza dal titolo "Dialogo europeo ad alto livello sul ruolo dell'istruzione nell'era digitale" che si terrà a dicembre, organizzata congiuntamente dalla Commissione europea e dalla presidenza italiana dell’Unione europea. 3 ottobre 2014
  • "Cosa può fare il 5G per te?", il memo della Commissione Europea

    "Entro il 2020 il traffico dati mobile sarà aumentato di più di trenta volte rispetto al 2010. Ma non sarà dello stesso tipo". Si apre così il memo nel quale la Commissione Europea, in occasione del Mobile World Congress di Barcellona, dipinge lo scenario al quale va incontro il comparto delle telecomunicazioni continentali alla luce delle tecnologie mobile basate sul 5G. "L'utilizzo di Internet non crescerà grazie all'aumento di smartphone e tablet in circolazione, bensì alla luce del sempre maggiore numero di oggetti che comunicheranno tra loro grazie ad una connessione e che richiederanno sempre più affidabili e diffuse tecnologie per lo scambio di dati". L'Internet of Things, dunque, che a detta della Commissione potrà esprimere tutto il suo potenziale solo alla luce della diffusione delle tecnologie di comunicazione mobile di quinta generazione, che "non saranno solo più veloci, ma porteranno nuove funzionalità e applicazioni dall'alto valore sociale ed economico".

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    Il memo passa così in rassegna gli utilizzi ai quali accenna all'inizio:
    • eHehalth, che permetterà di gestire a distanza la comunicazione in tempo reale in ambito medico e chirurgico;
    • Case connesse, dove "un termostato intelligente può parlare ad un rilevatore di fumo e scambiare informazioni preziose in caso di incendio";
    • Trasporti sicuri, con i veicoli in grado di comunicare tra loro prevenendo incidenti;
    • Smart Grids, con la risoluzione dei problemi di copertura anche in aree rurali;
    • Intrattenimento, con la risoluzione dei problemi di connessione a banda larga mobile in luoghi affollati di persone (e dunque di dispositivi connessi).
      L'industria delle telecomunicazioni europee, un comparto che garantisce oltre 1,7 milioni di posti di lavoro direttamente o indirettamente, è dunque chiamata a ritrovare quel ruolo di leader che assunse ai tempi delle prime comunicazioni mobili. "Siamo disposti - assicura la Commissione - a garantire questa leadership come già fatto con l'incentivo allo sviluppo di questa nuova tecnologia; solo un anno fa sono stati investiti 50 milioni di euro su progetti orientati allo sviluppo di architettura e funzionalità di reti 5G, mentre gli investimenti totali nel settore a livello pubblico ammontano a 700 milioni di euro". 24 febbraio 2014
  • "Lo stato dell'innovazione" in Europa: il punto della Commissione e una nuova comunicazione

    La Commissione Europea ha diramato una nuova comunicazione su "Ricerca e innovazione come fonti di rinnovata crescita", iniziativa sostenuta dallo "State of the Innovation Union - Taking stock 2010 – 2014", documento che  dettaglia le misure adottate dal 2010 per l'attuazione dell'iniziativa Europa 2020.

    Guarda la tabella che riassume i progressi delle azioni che sono state messe in atto per rispettare gli impegni dell'Unione sul fronte dell'innovazione, nonché esempi di come vengono attuate queste azioni

    Nella nuova comunicazione la Commissione, avanzando proposte volte ad aiutare gli Stati membri a ottimizzare l’impatto dei loro bilanci in un momento in cui su molti paesi gravano ancora vincoli di spesa, ha riaffermato l’importanza degli investimenti e delle riforme nel campo della ricerca e dell’innovazione (R&I) per favorire la ripresa economica nell’Unione europea. "L’aumento degli investimenti nella ricerca e l’innovazione - si legge in una nota - rappresenta un comprovato fattore di crescita; il miglioramento dell’efficienza e della qualità della spesa pubblica in questo campo è a sua volta fondamentale affinché l’Europa possa mantenere o conquistare la leadership in molti settori della conoscenza e nelle tecnologie chiave. La Commissione si è impegnata a sostenere gli Stati membri nel perseguimento delle riforme in questo settore più consone alle loro esigenze, anche fornendo sostegno politico, dati di qualità ed esempi di buone pratiche". Si individuano tre settori principali d’intervento per le riforme:
    • migliorare la qualità dello sviluppo di strategie e del processo di elaborazione delle politiche, mettendo insieme attività di ricerca e innovazione, sostenute da un bilancio pluriennale stabile che orienti le risorse in modo strategico;
    • migliorare la qualità dei programmi di R&I, anche mediante la riduzione degli oneri amministrativi e uno stanziamento più competitivo dei finanziamenti;
    • migliorare la qualità degli enti pubblici che svolgono attività di R&I, anche tramite la creazione di nuovi partenariati con le imprese del settore.
      La Commissione ha inoltre chiesto agli Stati membri di dare priorità alla R&I, visto che "le autorità pubbliche dispongono nuovamente di un margine per realizzare investimenti favorevoli alla crescita". Attualmente, con una spesa di R&I nel settore pubblico e in quello privato di poco superiore al 2% del PIL, l’UE è ancora molto indietro rispetto ad altri paesi come gli Stati Uniti, il Giappone e la Corea del Sud, e anche alla Cina manca poco per superare l’Unione. SPESAinrei Incrementare la spesa di R&I portandola al 3% del PIL resta pertanto un obiettivo fondamentale per l’UE, ma la comunicazione di oggi indica che è essenziale anche migliorare la qualità della spesa pubblica in questo settore per accrescere l’impatto economico dell’investimento. La comunicazione sottolinea inoltre la necessità per l’UE di creare condizioni generali adeguate che incoraggino le imprese europee a innovare ulteriormente. “La ripresa economica in Europa  - ha dichiarato Olli Rehn, Vicepresidente della Commissione europea e responsabile degli Affari economici e monetari e dell’euro - sta prendendo slancio mentre il risanamento fiscale è in fase di rallentamento, in linea con il quadro di bilancio rafforzato dell’UE. Ciononostante, i vincoli di bilancio non saranno rimossi, ed è pertanto più importante che mai per gli Stati membri indirizzare le loro risorse in modo intelligente. Il bilancio dell’UE contribuisce a promuovere investimenti nella ricerca e l’innovazione favorevoli alla crescita e le proposte di oggi intendono ottimizzare l’impatto di ogni singolo euro speso”. Per la Commissaria europea per la Ricerca, l’innovazione e la scienza, Máire Geoghegan-Quinn, "la promozione dell’innovazione è ampiamente riconosciuta come fattore chiave per la competitività e il miglioramento della qualità della vita, soprattutto in Europa, dove non possiamo competere sul piano dei costi. Questo è un campanello d’allarme" 10 giugno 2014
  • "Patrimonio culturale digitale. Tra conoscenza e valorizzazione", a Roma il 2 luglio

    In un convegno promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internet si approfondiranno, con l'aiuto di giuristi, esponenti delle istituzioni e delle associazioni, le problematiche e i quesiti aperti sul tema della gestione di documenti e informazioni nel settore pubblico L’esigenza della massima divulgazione della conoscenza e della migliore valorizzazione del patrimonio materiale e digitale di proprietà pubblica comporta l’individuazione di un sistema di licenze d’uso che assicuri il bilanciamento tra i principi di riutilizzo dei dati pubblici e la disciplina in materia di diritto d’autore e di tutela dei dati personali. Questi temi saranno al centro del convegno "Patrimonio culturale digitale: tra conoscenza e valorizzazione", previsto a Roma il 2 luglio 2015. L'evento, che sarà ospitato presso Palazzo Sant'Andrea (Via del Quirinale, 30), è promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internetnell'ambito del Progetto Scientifico PRIN “Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione come strumento di abbattimento delle barriere economiche, sociali e culturali”. Il quadro normativo europeo nel quale si inseriscono i lavori si compone della direttiva 2003/98/CE in materia di Public Sector Information (PSI), recentemente modificata dalla direttiva 2013/37/UE, che ne estende gli ambiti alle risorse digitali di Archivi, Biblioteche e Musei, in corso di recepimento da parte del nostro ordinamento e, in ambito nazionale, del Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs 82/2005), come modificato dall’articolo 9 del decreto legge n. 179/2012, cd. Decreto Crescita 2.0, convertito con legge n. 221/2012, che ha sancito il principio dell’Open Data by default. Locandina 2 luglio 2015 Dopo l'apertura affidata a Marina Giannetto (Sovrintendente dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica), l'introduzione di Alberto M. Gambino (Presidente dell’Accademia e Ordinario di Diritto privato nell'Università Europea di Roma) e le relazioni di Gustavo Ghidini (Università degli Studi di Milano, Università LUISS Guido Carli), Giuseppe Piperata (Associato di Diritto amministrativo presso l'IUAV di Venezia) e Antonia Pasqua Recchia (Segretario Generale presso il Ministero dei Beni e della Attività culturali e del Turismo). Le conclusioni saranno curate da Angelo Rughetti, Sottosegretario per la Semplificazione e Pubblica Amministrazione. Sarà così la volta di una tavola rotonda moderata dal giornalista de Il Sole 24 Ore Antonello Cherchi e animata dagli interventi di Valentina Grippo (Accademia Italiana del Codice di Internet), Roberta Guizzi (Servizio Giuridico dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), Andrea Marcucci (Commissione Istruzione pubblica, beni culturali del Senato), Flavia Piccoli Nardelli (Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati), Marco Pierani (Altroconsumo), Riccardo Pozzo (Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche), Eugenio Prosperetti (Tavolo Permanente per l’Innovazione e l’Agenda Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri), Roberto Rampi (Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati) e Ferdinando Tozzi (Comitato consultivo Permanente per il Diritto d’Autore). A concludere Silvia Costa, presidente della Commissione Cultura dell'Unione Europea. È stato richiesto l’accredito per la formazione continua degli Avvocati e dei Commercialisti.

    La partecipazione è libera fino ad esaurimento posti.

    È necessario accreditarsi entro e non oltre il 25 giugno 2015 inviando una email con nome, cognome, luogo e data di nascita all'indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

  • "Scienza 2.0", la Commissione Europea apre una consultazione pubblica sulla ricerca "basata sui dati e incentrata sulla persona"

    La Commissione europea ha avviato ieri una consultazione pubblica su "Scienza 2.0"; l'obiettivo dichiarato è quello di "valutare la tendenza verso un modo di fare ricerca e innovazione più aperto, basato sui dati e incentrato sulla persona. Chi fa ricerca - chiosa la Commissione - si serve di strumenti digitali per coinvolgere migliaia di persone, chiedendo agli interessati, per esempio, di segnalare se si ammalano di influenza in modo da poter monitorare e prevenire le epidemie. Gli scienziati mostrano inoltre la tendenza ad una maggiore apertura: condividono online i risultati già in una prima fase della ricerca, si confrontano e discutono il lavoro svolto per migliorarlo. Sempre più spesso le pubblicazioni scientifiche sono disponibili online gratuitamente. Si stima che il 90 per cento di tutti i dati disponibili al mondo sono stati generati negli ultimi due anni e che la produzione di dati scientifici cresce del 30 percento l'anno". La consultazione, che scadrà il 30 settembre e le cui specifiche sono disponibili sul sito web della Commissione intende quindi stabilire quanto il pubblico sia a conoscenza di queste tendenze e vi prenda parte, ma anche sondare in che misura "Scienza 2.0" abbia creato opportunità per rafforzare la competitività della scienza e della ricerca europee. [caption id="attachment_9283" align="aligncenter" width="720"]Modifiche in corso che incidono sull'intero ciclo di ricerca, dall'avvio alla valutazione e pubblicazione. Fonte: Commissione Europea Modifiche in corso che incidono sull'intero ciclo di ricerca, dall'avvio alla valutazione e pubblicazione. Fonte: Commissione Europea[/caption] Per Neelie Kroes, vicepresidente e Commissaria per l'Agenda digitale, "le tecnologie e gli strumenti digitali infondono una nuova trasformazione: migliorano la ricerca e l'innovazione, e le rendono più utili per i cittadini e la società. La scienza diventa sempre più digitale e aperta: un processo graduale e inarrestabile. Questa tendenza e la volontà di seguirne la scia non parte dal mondo politico ma dalla stessa comunità scientifica e accademica, che io sosterrò con determinazione". Dalle pubblicazioni scientifiche nell'ambito di Horizon 2020 in open accessall'avvio di un progetto pilota per l'accesso aperto ai dati della ricerca (Open Research Data), la Commissione sta gradualmente stimolando il trend che, a sua detta, "grazie alle tecnologie digitali permette di ovviare alle attuali carenze del settore scientifico, come per esempio il processo di pubblicazione dei dati scientifici lento e costoso, le critiche contro il sistema di revisione tra pari e la difficoltà di riprodurre i risultati della ricerca perché scarseggiano i dati riutilizzabili e riproducibili". Tutto ciò avviene in un contesto caratterizzato da importanti tendenze interconnesse:
    • un forte aumento della produzione scientifica e la tendenza all'apertura dell'informazione scientifica e della collaborazione tra ricercatori (collaborazione a distanza);
    • un aumento costante del numero di attori sulla scena scientifica (mai come oggi si conta il maggior numero di scienziati al mondo) e una maggiore partecipazione dei cittadini alla ricerca (direttamente, finanziandola o indirizzandola);
    • nuovi modi di fare scienza grazie alla disponibilità di banche dati di grandi dimensioni (il 90% di tutti i dati disponibili al mondo è stato generato negli ultimi due anni) e a una potenza di calcolo in costante aumento.
      "Scienza 2.0 - dichiara invece la Commissaria europea per la Ricerca, l'innovazione e la scienza Máire Geoghegan-Quinn- sta rivoluzionando la ricerca scientifica: dall'analisi e condivisione dei dati e delle pubblicazioni alla cooperazione interplanetaria. Per di più coinvolge i cittadini nel processo scientifico, che diventa sempre più trasparente ed efficace, ma pone anche problemi di integrità e qualità. Per questo vogliamo sapere cosa ne pensa la gente, come possiamo garantire che 'Scienza 2.0' evolva a beneficio dell'Europa". E se dati, piattaforme digitali e coinvolgimento delle persone sembrano essere le parole chiave dell'approccio di "Scienza 2.0", il richiamo ai problemi di integrità da parte della Commissaria Geoghegan-Quinn sembra quanto mai attuale. Basti pensare alla vicenda che negli ultimi giorni ha investito Facebook per via della manipolazione dei news feed di 700mila utenti che nel 2012, a loro insaputa, sono stati oggetto di in uno studio sulle emozioni di proporzioni enormi ma che solleva non pochi dubbi sulla liceità del metodo utilizzato dai ricercatori. 4 luglio 2014
  • "Senza tariffe di roaming 300 milioni di clienti in più per gli operatori europei". I risultati di uno studio della Commissione

    Il 94% degli utenti di Internet europei riduce l'utilizzo di piattaforme online e social network quando viaggia all'interno dell'Unione a causa delle tariffe applicate sul roaming internazionale, con le società di telecomunicazioni che si starebbero lasciando sfuggire un mercato di circa 300 milioni di utenti a causa delle attuali politiche dei prezzi, con effetti negativi per altre imprese, come quelle che producono app. A rivelarlo è un sondaggio condotto da Eurobarometro su 28mila cittadini. Mentre si espande rapidamente l’uso del cellulare nel proprio paese, soprattutto per collegarsi alla rete, secondo i risultati dell’indagine a causa dei prezzi del roaming:
    • il 47% degli utenti non userebbe mai il cellulare per collegarsi a internet in un altro paese dell’UE;
    • solo 1 utente su 10 consulterebbe le e-mail come se fosse a casa;
    • più di un quarto degli utenti semplicemente spegne il cellulare quando viaggia all’interno dell’UE;
    • milioni di persone inviano SMS, invece di spendere per telefonare.
      Mentre l’economia europea delle app è in piena espansione, i costi del roaming a detta della Commissione sarebbero un freno per questo nuovo settore, danneggiando in particolare le applicazioni che riguardano le guide di viaggio, le mappe e le foto. E i consumatori riducono l’uso del cellulare non soltanto quando sono all’estero: anche nel suo stesso paese il 70% degli utenti che telefona in altri Stati dell’UE limita le chiamate a causa dei costi. Telefonare nell’UE L’indagine commissionata dalla Commissione europea rivela che il 28% di coloro che viaggiano nell’UE spegne il telefono cellulare quando si reca in un altro paese. Soltanto l’8% dei viaggiatori chiama con il cellulare all’estero usandolo come se fosse a casa, mentre 3 utenti su 10 non usano mai il cellulare quando sono in viaggio in un altro paese. Meglio un SMS che una telefonata Quando si trovano all’estero, le persone che inviano SMS sono un po’ più numerose di quelle che telefonano: 2 su 10 inviano SMS come se fossero nel loro paese. L’indagine denuncia che un quarto dei viaggiatori non invia mai SMS quando si reca in un altro paese dell’UE. All’estero la connessione a internet dal cellulare viene disattivata Le cifre relative alla connessione a Internet con il cellulare all’estero sono ancora più incisive. Il 47% degli intervistati, cioè la maggioranza, non userebbe mai il cellulare per leggere le e-mail e andare su internet in un altro paese dell’UE; soltanto 1 utente su 10 consulterebbe le e-mail come se fosse nel suo paese e soltanto 1 su 20 utilizzerebbe i media sociali come se fosse a casa. Inoltre, rispetto ai viaggiatori occasionali (16%), è più probabile che proprio i viaggiatori abituali (33%) disattivino il traffico dati del cellulare quando sono in roaming. L’indagine giustifica questo divario così ampio con il fatto che i viaggiatori più assidui sono meglio informati sui costi reali del traffico dati in roaming in Europa rispetto a coloro che viaggiano meno spesso. Eppure, grazie ai regolamenti in vigore in materia di roaming e a prezzi più bassi, in tutta l’UE abbiamo assistito, a partire dal 2008, a un incremento sorprendente dell’uso del traffico dati in roaming pari al 1.500%. Tenendo conto del fatto che anche nei paesi di origine si assiste a una crescita della diffusione e dell’uso dei servizi di traffico dati, preoccupa il fatto che molti utenti riducano l’uso di tali servizi, il che dimostra che si sta sprecando un’opportunità di crescita per l’emergente economia delle app e per gli operatori di telefonia mobile. Servizi di telecomunicazione nell’UE accessibili a tutti Il tema è al centro della proposta legislativa della Commissione per un Continente connesso (MEMO/13/779), nella quale si chiede ai legislatori dell’UE di realizzare un mercato unico della telefonia e della navigazione su Internet. L’obiettivo è escogitare una combinazione di incentivi di mercato e di obblighi normativi che induca gli operatori della telefonia mobile a estendere le offerte e i piani tariffari nazionali per permettere ai loro clienti, entro il 2016, di utilizzare il cellulare o lo smartphone in tutti i paesi dell’UE alle tariffe nazionali (“parla ovunque come a casa”). La normativa adottata nel 2012 prevede che i clienti abbiano anche diritto, a partire da luglio 2014, ad abbandonare il loro operatore nazionale quando vanno all’estero per passare o a un operatore del paese visitato che offre servizi di roaming meno costosi, o a un fornitore di roaming concorrente del paese di origine, senza cambiare la scheda SIM. “Le cifre dello studio - commenta Neelie Kroes, Vicepresidente della Commissione europea - sono francamente impressionanti. È evidente che dobbiamo completare l’opera eliminando i costi del roaming. I consumatori riducono all’osso l’uso del cellulare, comportamento che non ha alcun senso nemmeno dal punto di vista delle compagnie telefoniche. Non è soltanto un braccio di ferro tra vacanzieri e società di telecomunicazioni - ha proseguito - perché gravando milioni di imprese di costi supplementari e facendo perdere profitti alle società che producono app, il roaming non ha senso in un mercato unico, è una follia a livello economico”. Foto in home page: Adnkronos.it 17 febbraio 2014
  • “Verso il nuovo regolamento europeo sulla privacy”: video, audio e materiali del convegno dell'Accademia Italiana del Codice di Internet

    Di seguito i video, gli audio e i materiali di “Governance di Internet ed efficienza delle regole: verso il nuovo regolamento europeo sulla privacy”, evento organizzato dall’Accademia Italiana del Codice di Internet nella giornata di giovedì 13 novembre 2014 presso la sala Spazio Europa, nel centro di Roma, alla vigilia dell’approvazione del nuovo Regolamento generale per la protezione dei dati personali, prevista nel prossimo Consiglio europeo del 4-5 dicembre.

    Leggi il report della giornata

    Ascolta l'audio integrale dei lavori

    Relazione Introduttiva

    Prof. Alberto Maria Gambino, Presidente Accademia Italiana del Codice di Internet

    Consulta il position paper dell'Accademia

    Keynote speech

    Prof. Stefano Rodotà, Presidente Commissione per i diritti e i doveri relativi ad Internet presso la Camera dei Deputati

    Parte 1 Parte 2

    Interventi

    Antonello Soro, Garante per la protezione dei dati personali

    Anna Masera, Responsabile della comunicazione presso la Camera dei Deputati

    On. Lorenza Bonaccorsi, Commissione Parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi 

    LEGGI l'intervento dell'On. Michele MetaPresidente della Commissione Trasporti, Poste e Comunicazioni presso la Camera dei Deputati

    Discussant

    Prof. Salvatore Sica, Università di Salerno e Accademia Italiana del Codice di Internet

    "La privacy: meno regole, più diritto"

    Prof. Giorgio Resta, Università di Bari e Accademia Italiana del Codice di Internet

    Cooperazione e competizione regolatoria nei rapporti EU-US: la Proposta di Regolamento alla luce del c.d. Datagate

    Prof.ssa Valeria Falce, Università Europea di Roma e Accademia Italiana del Codice di Internet

    One stop shop ed efficienza dell’azione di vigilanza"

    Consulta le slide della Prof.ssa Falce

    Prof. Oreste Pollicino, Università Bocconi e Accademia Italiana del Codice di Internet

    Interpretazione o manipolazione? Ovvero il senso della Corte di giustizia per la protezione dei dati personali nelle decisioni Google Spain e Digital Rights Ireland"

    26 novembre 2014
  • Acquisti in-app: Google corre ai ripari, Apple "dialoga" con le autorità. Il bilancio della Commissione Europea

    "In seguito a un gran numero di denunce presentate nei paesi dell'UE in merito agli acquisti all'interno di applicazioni (in-app) nei giochi on line, e in particolare gli acquisti inconsci fatti da bambini, le autorità nazionali si sono unite alla Commissione europea per cercare una soluzione". È così che la stessa Commissione Europea annuncia i risultati dell'azione coordinata di enforcement condotta nel Vecchio Continente in merito agli acquisti all'interno di applicazioni on line e di giochi sui telefoni cellulari. Una posizione comune concordata dalle autorità nazionali nell'ambito della rete di cooperazione in materia di tutela dei consumatori (CTC) e trasmessa nel dicembre 2013 ad Apple, Google e all'Interactive Software Federation of Europe richiedeva quanto segue:
    • i giochi pubblicizzati come "gratuiti" non devono fuorviare i consumatori sui costi reali in questione;
    • i giochi non devono contenere inviti diretti ai bambini ad acquistare articoli nell'ambito di un gioco o persuadere gli adulti ad acquistarli per i bambini;
    • i consumatori devono essere adeguatamente informati sulle condizioni di pagamento degli acquisti e non dovrebbero vedersi addebitare importi in base a un'impostazione predefinita di pagamento senza aver fornito il loro consenso esplicito;
    • i commercianti devono fornire un indirizzo di posta elettronica per consentire ai consumatori di contattarli se hanno dubbi o rimostranze.
      Attraverso il meccanismo di cooperazione per la tutela dei consumatori stabilito dalle norme dell'UE, Apple, Google e le pertinenti associazioni di categoria sono stati invitati a predisporre in tutta l'UE soluzioni concrete alle obiezioni sollevate. "Google - spiega la Commissione - ha deciso di apportare diversi cambiamenti. L'implementazione in corso sarà completata entro la fine di settembre 2014. Ad esempio, non comparirà affatto l'espressione gratis quando i giochi contengono acquisti in-app, è previsto lo sviluppo di orientamenti mirati all'indirizzo degli sviluppatori di app per prevenire l'esortazione diretta ai bambini quale definita dalla normativa dell'UE e sono previste misure scaglionate nel tempo per contribuire a monitorare le palesi violazioni della legislazione consumeristica dell'UE. Google ha anche adattato le sue impostazioni predefinite per far sì che i pagamenti siano autorizzati prima di qualsiasi acquisto all'interno di applicazioni, a meno che il consumatore non scelga attivamente di modificare tali impostazioni". Per quanto riguarda Apple, invece, la Commissione sottolinea che "anche se la purtroppo la compagnia non ha finora prospettato soluzioni concrete e immediate per affrontare le preoccupazioni legate, in particolare, all'autorizzazione di pagamento, ha espresso il proponimento di affrontare tali problematiche. Tuttavia, per la realizzazione di questi eventuali cambiamenti futuri non sono stati forniti né un fermo impegno, né un calendario specifico. Le autorità CTC continueranno le discussioni con Apple per assicurare che l'azienda fornisca dettagli specifici sui cambiamenti richiesti e li ponga in atto conformemente alla posizione comune". Le autorità di contrasto degli Stati membri e la Commissione europea hanno anche invitato le associazioni di sviluppatori di giochi on line e le rispettive piattaforme a riflettere sulle misure concrete che potrebbero adottare per affrontare le questioni sollevate nella posizione comune, tra cui la possibilità di adottare linee guida o standard che tengano conto del regolamento sulla cooperazione in materia di tutela dei consumatori (CTC). L'enforcement, tra cui le eventuali azioni legali, compete alle autorità nazionali che esamineranno ora come affrontare le eventuali questioni legali pendenti. "L'industria - chiosa la Commissione - ha sottoscritto una serie di impegni al fine di tener conto delle preoccupazioni dei consumatori. Questa azione ha accresciuto la fiducia dei consumatori nel settore in rapida crescita delle app". "È la prima azione di enforcement di questo tipo che vede la Commissione europea e le autorità nazionali riunire i loro sforzi - ha dichiarato Neven Mimica, Commissario dell'UE responsabile per la Politica dei consumatori - Sono lieto di constatare che si stanno producendo risultati tangibili. Questo è un aspetto importante per i consumatori, e in particolare per i bambini che devono essere meglio protetti quando giocano online. Questa azione ha costituito inoltre una preziosa esperienza per la riflessione in corso su come organizzare meglio l'attuazione dei diritti dei consumatori nell'Unione. Essa ha dimostrato che la cooperazione si ripaga e contribuisce a migliorare la protezione dei consumatori in tutti gli Stati membri". Il Vicepresidente Neelie Kroes, responsabile per l'Agenda digitale, ha aggiunto: "La Commissione è estremamente aperta all'innovazione nel settore delle app. Gli acquisti all'interno di applicazioni sono un modello commerciale legittimo, ma è essenziale che i realizzatori di app comprendano e rispettino la normativa dell'UE allorché sviluppano questi nuovi modelli commerciali". LEGGI "App di giochi: l’Antitrust avvia istruttoria nei confronti di Google, iTunes, Amazon e Gameloft" "'App gratuite e pagamenti nascosti', Altroconsumo segnala Apple e Google all’Agcm" 18 luglio 2014
  • Antitrust e chip per smart card, la Commissione europea multa Infineon, Philips e Samsung per 138 milioni di euro

    È la violazione delle norme europee che vietano gli accordi di mercato orientati a creare cartelli alla base delle sanzioni che la Commissione Europea ha comminato ai produttori di chip per smart card Infineon, Philips, Samsung and Renesas (joint venture tra Hitachi and Mitshubishi). Al termine di un'indagine antritrust aperta nel 2008 alle aziende sono state elevate multe per oltre 138 milioni complessivi, ripartiti come nella tabella che segue. AntitrustFines Lo "zero" nella casella corrispondente a Renesas è dovuto alla piena immunità concessa all'azienda per aver rivelato l'esistenza dell'accordo; in sostanza, spiega la Commissione, tra il settembre 2003 e il settembre 2005 le compagnie avrebbero intrattenuto contatti bilaterali con lo scopo di determinare le rispettive risposte alle richieste dei clienti su prezzi più bassi, avrebbero discusso e scambiato informazioni commerciali sensibili su prezzi, clienti, trattative contrattuali, capacità di produzione e uso dei rispettivi impianti. Il vicepresidente della Commissione responsabile della politica sulla concorrenza Joaquín Almunia ha affermato: “In quest'era digitale i chip per smart card sono utilizzati da quasi tutti, sia nei telefoni cellulari che nelle carte di credito o nei passaporti. Pertanto è fondamentale che le aziende produttrici concentrino i loro sforzi su come superare la concorrenza innovando e fornendo i migliori prodotti ai prezzi più convenienti. Se invece le imprese scelgono di accordarsi, a scapito sia dei clienti che dei consumatori finali, devono aspettarsi sanzioni”. I soggetti e le imprese danneggiate da tali pratiche possono ora adire i tribunali degli Stati membri per richiedere il risarcimento dei danni. 3 settembre 2014
  • Antitrust europeo: aperte due indagini sul chipmaker Qualcomm

    La Commissione Europea ha aperto due indagini formali antitrust nei confronti di Qualcomm, compagnia statunitense leader nella fornitura di chipset per dispositivi elettronici di consumo. Le Autorità continentali intendono in primo luogo verificare se il colosso ha violato le regole che vietano l'abuso di una posizione dominante sul mercato offrendo incentivi finanziari ai clienti a condizione che essi acquistino alcuni tipi di prodotti (relativi alla connettività 3G e 4G di smartphone e tablet) esclusivamente o quasi esclusivamente da Qualcomm; la seconda indagine dovrà invece accertare se sono stati praticati dei prezzi predatori, inferiori ai costi, al fine di costringere la concorrenza fuori dal mercato. "Vogliamo essere sicuri che i fornitori di alta tecnologia siano in grado di competere nel merito dei loro prodotti", ha dichiarato il commissario europeo responsabile della politica di concorrenza Margrethe Vestager: "Una concorrenza efficace è la strada migliore per stimolare l'innovazione". Quella europea non è l'unica autorità antiturst ad aver recentemente posto la sua lente d'ingrandimento sulle attività della compagnia, che nel febbraio scorso è stata multata in Cina per la cifra record di 994 milioni di dollari. 16 luglio 2015
  • Antitrust Ue, Google: "Aumentare la qualità non è anticoncorrenziale"

    "Abbiamo sempre lavorato per migliorare i nostri servizi e creare nuove modalità con le quali fornire risposte più accurate e mostrare annunci più utili. Crediamo che le conclusioni preliminari espresse dalla Commissione europea siano errate da un punto di vista fattuale, giuridico ed economico, e che il nostro lavoro aumenta le possibilità di scelta per i consumatori e crea opportunità per le aziende di tutte le dimensioni". È così che Google, in un blogpost firmato da Kent Walker, Senior Vice President e General Counsel della compagnia, presenta la risposta ufficiale allo statement of objection che la Commissione europea ha recapitato a Mountain View nell'aprile scorso in merito a un presunto abuso di posizione dominante in ambito eCommerce. Sotto la lente dell'Antitrust continentale c'è il servizio che, al fianco dei classici risultati di ricerca, mostra una finestra con annunci a pagamento riferiti a prodotti e relativi prezzi, permettendo di acquistare direttamente all'interno di Google Shopping; questo, a detta della Commissione, minerebbe la concorrenza distraendo il traffico dagli aggregatori. "Nello statament of objection - prosegue il post - non si tengono in considerazione i benefici per consumatori e inserzionisti, e non si fornisce una chiara teoria giuridica per collegare le affermazioni alla soluzione proposta. Inoltre, non si considera l’impatto di servizi come Amazon ed eBay, che si sono ritagliati una fetta di traffico molto più grossa rispetto agli annunci di Google Shopping". "Negli ultimi 10 anni -  afferma Kent - Google ha indirizzato oltre 20 miliardi di clic gratuiti verso gli aggregatori di online shopping nei paesi interessati dalla comunicazione della Commissione, con un aumento del 227% del traffico organico. E il traffico totale è aumentato ancora di più. Le modalità con le quali le persone cercano, confrontano e acquistano sono in rapida evoluzione; nel fornire risultati sapevamo dunque che avevamo bisogno di andare oltre il modello 10 link blu per tenere il passo con i nostri concorrenti e servire meglio i nostri utenti e inserzionisti. Abbiamo sviluppato nuovi modi per organizzare le informazioni sui prodotti e presentare in formati maggiormente utili e fruibili gli annunci. Per questi motivi nel 2012 abbiamo introdotto la Google Shopping Unit, e non pensiamo questo formato sia anticompetitivo, anzi, i dati ci dimostrano che è un approccio del quale si avvantaggiano sia gli inserzionisti che gli utenti". "La Commissione - continua Kent - propone come soluzione l'inserimento nei nostri spazi pubblicitari di annunci provenienti da alte compagnie, un approccio che rischia di pregiudicare la qualità e la pertinenza dei nostri risultati di ricerca. Inoltre, nella nostra risposta al sob l'ex Presidente del Tribunale dell’Unione Europea Bo Vesterdorf spiega perché un tale obbligo possa essere giustificato solo laddove una società abbia un obbligo di fornitura di un servizio ai suoi concorrenti, perché magari controlla un input essenziale e al contempo non disponibile altrove, come può essere per il gas o l'elettricità; uno standard che non può applicarsi in questo caso alla luce delle tante modalità con le quali si possono raggiungere i consumatori su Internet". A corredo del post è stato anche diffuso un video nel quale alcuni ingegneri di Google ripercorrono "17 anni di preziose innovazioni". 27 agosto 2015
  • Autonoleggio online, la Commissione europea bacchetta sei società sul rispetto delle norme anti-discriminazione sui prezzi: "Siano garantiti a tutti i vantaggi del mercato unico"

    "Nonostante avessimo già chiesto la cessazione delle pratiche discriminatorie all'interno dell'Unione Europea e della European Economic Area, riceviamo costantemente segnalazioni da parte di cittadini che, a causa del loro Paese di residenza, si ritrovano impossibilitati ad accedere alle tariffe più convenienti nell'ambito del noleggio di automobili online". È il succo della lettera che Jonathan Faull, direttore generale del dipartimento Mercato interno e Servizi della Commissione Europea, ha inviato alla fine del luglio scorso ai vertici di sei società internazionali di autonoleggio che offrono i loro servizi ai consumatori in tutti gli Stati membri dell'Unione europea. Il documento sottolinea le pratiche di reindirizzamento automatico messe in atto a seguito della individuazione dell'indirizzo IP del consumatore, che può anche impedire al consumatore di portare a termine qualsiasi prenotazione online. In alternativa, al consumatore può essere imposto un prezzo diverso dopo che ha inserito il suo Paese di residenza sul sito Internet della società di noleggio auto in questione. In un caso recente, un cittadino tedesco, dopo aver spuntato Germania nell'apposito form di prenotazione, ha visto raddoppiare il prezzo per il noleggio di un mezzo nel Regno Unito. La lettera, il cui testo è stato reso pubblico nelle scorse ore, esorta dunque le società di noleggio auto a "interrompere le loro pratiche discriminatorie che impediscono ai consumatori in diversi Stati membri di beneficiare delle opportunità offerte dal mercato unico". Delle sei società contattate, Sixt, Enterprise e Goldcar hanno risposto alla lettera della Commissione "in modo soddisfacente", mentre a Europcar, Hertz e Avis è stato chiesto un ulteriore follow-up entro il 30 agosto il 2014. Proprio questa seconda occorrenza ha spinto la Commissione, nell'interesse dei consumatori, a diramare la lettera. Il Vice Presidente della Commissione Europea e responsabile del Mercato interno e Servizi Michel Barnier ha dichiarato: "Il mercato unico dovrebbe essere una realtà quotidiana, non solo per le grandi aziende internazionali, ma anche per i consumatori in Europa". La direttiva sui servizi, in particolare, vieta alle società di utilizzare una discriminazione ingiustificata nell'accesso a un servizio sulla base della nazionalità o del luogo di residenza del consumatore. Nel giugno 2012, la Commissione ha già pubblicato in materia una guida che attiene a più generali fattispecie di acquisto di beni e servizi online. Quelli relativi a noleggio e leasing di automobili rappresentano il 5,5% dei reclami trattati dallo European Consumer Centres Network. La Commissione invita i consumatori ad essere vigili e cercare un buon servizio a prezzi competitivi in tutto il mercato unico dell'UE, invitando al contempo le autorità degli Stati membri a "utilizzare a pieno i loro poteri esecutivi, al fine di garantire che le leggi nazionali e dell'UE siano applicate con forza per proteggere i diritti dei consumatori". Immagine in home page: Giornalemotori.it 12 agosto 2014
  • Banda larga, la Commissione Europea: "Per i consumatori il prezzo e la velocità sono una lotteria geografica". La prossima settimana in Parlamento i piani per un "continente connesso"

    "Quattrocento milioni di utenti europei si trovano a dover affrontare  una lotteria geografica per quanto riguarda il prezzo, la velocità e il ventaglio di opzioni disponibili per la banda larga". A puntare il dito verso una situazione allarmante sono quattro studi pubblicati nelle ultime ore dalla Commissione Europea, i quali mostrano che
    non esiste praticamente alcuno schema né coerenza nei mercati della banda larga nell’UE. I consumatori sono confusi anche dalle diverse informazioni comunicate dai fornitori, che limitano la loro capacità di scegliere la soluzione più adatta alle loro esigenze".
    Anche tenendo conto del potere d’acquisto, in alcuni Stati membri si rileva una variazione di prezzo che può arrivare al quadruplo per le connessioni a banda larga più comuni. Il 66% dei cittadini non sa di quale velocità di connessione a internet dispone. In media i consumatori ottengono solo il 75% della velocità di banda larga dichiarata nei termini del contratto. Sebbene la serie di successive riforme del settore condotte dall’Unione europea abbia contribuito a trasformare le modalità di erogazione dei servizi di telecomunicazione nell’UE, il settore continua a operare principalmente su 28 mercati nazionali separati. Sia i consumatori che i fornitori si trovano di fronte a regole e prezzi diversi. La settimana prossima il Parlamento europeo voterà i piani della Commissione per realizzare un continente connesso. LEGGI "L’integrazione europea delle telecoms: le ragioni della Commissione e quelle di AGCOM" di Innocenzo Genna Le differenze di prezzo I nuovi studi mostrano una differenza di prezzo fino al 400% fra Stati membri dell’UE nelle offerte di banda larga pubblicizzate, per la categoria di banda larga fissa di 12-30 megabit al secondo (Mbps), che è l’abbonamento tipo della maggior parte dei cittadini europei. I prezzi iniziano da un importo compreso tra 10 e 46 euro al mese, secondo il luogo di residenza, e possono salire fino a 140 euro al mese. Esempi di divergenze di prezzi: la banda larga pubblicizzata al prezzo più basso è disponibile in Lituania (da 10,30 euro), Romania (da 11,20 euro) e Lettonia (da 14,60 euro); in altri paesi l’offerta più economica può arrivare ai 46,20 euro di Cipro, seguito a breve distanza da Spagna (38,70 euro) e Irlanda (31,40 euro). Il ventaglio più ampio di prezzi si registra in Polonia, con offerte che vanno da 20 fino a 140 euro, e in Croazia, da 30 fino a 121 euro.

    broadbandretailprices

    "Sebbene costi di base e proventi diversi possano spiegare alcune differenze fra i mercati - chiosa la Commissione - molte delle incongruenze attuali sono dovute a una persistente frammentazione del mercato. Un continente connesso consentirà di superare queste differenze di prezzo conferendo un potere maggiore ai consumatori e offrendo un ambiente più propizio per gli investitori in tutto il Mercato unico, affinché gli operatori efficienti possano vendere i propri servizi ai consumatori di altri paesi". Capire cosa si compra con la banda larga Da un altro studio di Sam Knows, che ha misurato la velocità di connessione a internet oltre 7 miliardi di volte a casa di quasi 10mila volontari, è emerso che la velocità effettiva di scaricamento può scendere fino al 64% di quanto pubblicizzato.

    velocitàbroadband

    La Vicepresidente della Commissione europea Neelie Kroes ha dichiarato: “Per internet il mercato unico non esiste. Questa situazione deve cambiare. Non esiste un valido motivo per cui in Europa un utente debba pagare più del quadruplo di un altro per la stessa banda larga. Sebbene le reti stiano migliorando, il divario tra la velocità pubblicizzata e quella effettiva è invariato rispetto al 2012, a conferma della necessità di consolidare e armonizzare i diritti dei consumatori, come proposto nel nostro pacchetto continente connesso. È ora che le imprese collaborino e trovino insieme soluzioni migliori per descrivere e pubblicizzare i propri prodotti. È questa la reazione che mi auguro”. "Le riforme proposte con il pacchetto 'continente connesso' - assicura la Commissione - daranno luogo a nuovi diritti, ad esempio il diritto a contratti scritti in un linguaggio semplice con informazioni più facilmente comparabili. In particolare gli operatori dovranno fornire informazioni precise sulla velocità effettivamente disponibile per la trasmissione dei dati. I consumatori avranno maggiori diritti nel passaggio a un altro fornitore o a un nuovo contratto, il diritto a recedere dal contratto se la velocità della connessione internet non corrisponde a quella pattuita e il diritto di ottenere l’inoltro dei messaggi di posta elettronica a un nuovo indirizzo e-mail dopo il passaggio a un altro fornitore". LEGGI "Agcom, online i dati dell'Osservatorio sulle Telecomunicazioni aggiornati alla fine del 2013. Meno accessi su linee fisse, traffico dati su banda larga mobile in crescita del 32,7% in un anno" Immagine in home page: Wikimedia.org 26 marzo 2014
  • Cardani alla Camera: "Difendere Internet, moderna agorà. Il 'mercato nero' delle opere mette in pericolo suoi valori fondanti". E annuncia un "Libro bianco sul rapporto tra media e minori"

    ''Internet, di per sé, è uno straordinario strumento di democrazia, è il luogo in cui i cittadini si scambiano informazioni, comunicazioni ed opinioni. Questa moderna agorà va preservata, e difesa in nome di quel diritto fondamentale che è la libertà di manifestazione del pensiero. Ma la rete è anche un mercato, cioè luogo di scambio di beni e servizi fondato sul diritto di proprietà, e lo sviluppo di un 'mercato nero' delle opere d’ingegno determina un grave nocumento proprio ai valori fondanti della rete come la libertà di espressione ed il pluralismo''. Così il presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), Angelo Marcello Cardani, nel corso di un'audizione davanti alle Commissioni Trasporti e Cultura della Camera sul tema "Tutela della proprietà intellettuale sulle reti di comunicazione elettronica e tutela dei minori nella programmazione, nelle trasmissioni e nella pubblicità dei media audiovisivi". Cardani, parlando del regolamento anti-pirateria emanato dall'Authority nel dicembre scorso, ha spiegato che si tratta di un provedimento ''idoneo a realizzare una ragionevole sintesi fra i differenti e variegati interessi in gioco''. "I dati quantitativi del consumo illegale in rete  - ha commentato Cardani - dimostrano, in effetti, quanto poco sia diffusa la consapevolezza del disvalore, morale e sociale, di queste condotte", tuttavia "politiche a senso unico, che guardino solo all’aspetto repressivo del fenomeno, sono destinate a fallire, come dimostra l’esperienza francese della legge 'Hadopì'. Tale legge si è rivolta all’utente finale, mettendo in contrapposizione il consumatore rispetto al produttore, con un approccio del tutto diverso dal modello individuato dall’Agcom: il regolamento dell’Autorità, difatti, non coinvolge in alcun modo il downloading, lo streaming e il peer-to-peer". Dunque "la sola repressione non può conseguire i risultati attesi e se non si dà modo ai consumatori e agli utenti di accedere lecitamente alle opere digitali senza difficoltà e a costi non eccessivi''. Cardani ha poi esaminato l'aspetto della tutela dei minori nella programmazione, nelle trasmissioni e nella pubblicità dei media audiovisivi, annunciando "un’apposita indagine che si è concretizzata in un 'Libro Bianco sul rapporto tra media e minori'. L’Autorità presenterà ufficialmente il prossimo 24 gennaio i risultati di tale studio, svolto da un gruppo di lavoro interdisciplinare Agcom-Censis, con l’obiettivo appunto di approfondire le prospettive della tutela dei minori nell’odierno contesto comunicativo". Il presidente dell'Agcom venerdì 17 gennaio terrà una conferenza sul tema "Concorrenza e innovazione nelle comunicazioni elettroniche" presso l'aula magna dell'Università LUISS Guido Carli di Roma. 15 gennaio 2014
  • Corte di Giustizia invalida accordo sul trasferimento dei dati negli Usa: "Gli Stati possono opporsi a migrazione verso server americani". Soro: "Al lavoro per individuare linee-guida comuni". Gruppo Art. 29: "Subito discussione tra esperti, a breve riunione straordinaria"

    La decisione della Commissione europea del 26 luglio 2000 con la quale si riteneva che, nel contesto del cosiddetto regime di safe harbour, gli Stati Uniti garantissero un livello adeguato di protezione dei dati personali trasferiti dall'Europa verso server americani, è stata invalidata dalla Corte di Giustizia dell'Ue; gli Stati possono dunque sospendere tale trasferimento se lo ritengono opportuno. La sentenza arriva a poche settimane dalla presa di posizione dell'avvocato generale Yves Bot nelle conclusioni in merito al procedimento scaturito da una denuncia presentata nel 2013 presso l’autorità irlandese per la protezione dei dati da un utente austriaco di Facebook a seguito delle rivelazioni di Edward Snowden sulle pratiche dei servizi di intelligence americani alla base del cosiddetto Datagate. La Corte, sposando sostanzialmente il punto di vista di Bot, ha così affermato che "l’autorità irlandese di controllo è tenuta a esaminare la denuncia di Schrems con tutta la diligenza necessaria e che a essa spetta, al termine della sua indagine, decidere se, in forza della direttiva sul trattamento dei dati personali, occorre sospendere il trasferimento dei dati degli iscritti europei a Facebook verso gli Stati Uniti perché tale paese non offre un livello di protezione dei dati personali adeguato". Contesto -  La direttiva europea dispone che il trasferimento di tali dati verso un paese terzo può avere luogo, in linea di principio, solo se il paese terzo di cui trattasi garantisce per questi dati un adeguato livello di protezione. Sempre secondo la direttiva, la Commissione può constatare che un paese terzo, in considerazione della sua legislazione nazionale o dei suoi impegni internazionali, garantisce un livello di protezione adeguato. Infine, la direttiva prevede che ogni Stato membro designi una o più autorità pubbliche incaricate di sorvegliare l’applicazione nel suo territorio delle disposizioni di attuazione della direttiva adottate dagli Stati membri. Maximilian Schrems, cittadino austriaco, utilizza Facebook dal 2008. Come accade per gli altri iscritti che risiedono nell’Unione, i dati da lui forniti alla piattaforma sono trasferiti, in tutto o in parte, a partire dalla filiale irlandese di Facebook, su server situati nel territorio degli Stati Uniti, dove sono oggetto di trattamento. Schrems aveva presentato una denuncia presso l’autorità irlandese di controllo ritenendo che, alla luce delle rivelazioni fatte da Snowden sulle attività della National Security Agency, il diritto e le prassi statunitensi non offrissero una tutela adeguata contro la sorveglianza svolta dalle autorità pubbliche sui dati trasferiti verso tale paese. L’autorità irlandese respinse la denuncia, segnatamente con la motivazione che, nella decisione del luglio 2000, la Commissione aveva ritenuto che, nel contesto del cosiddetto regime di approdo sicuro, gli Stati Uniti garantissero un livello adeguato di protezione dei dati personali trasferiti. La High Court of Ireland (Alta Corte di giustizia irlandese), investita della causa, chiese dunque alla Corte di Giustizia se questa decisione della Commissione producesse l’effetto di impedire ad un’autorità nazionale di controllo di indagare su una denuncia con cui si lamenta che un paese terzo non assicura un livello di protezione adeguato e, se necessario, di sospendere il trasferimento di dati contestato. Sentenza - La Corte reputa che l’esistenza di una decisione della Commissione che dichiara che un paese terzo garantisce un livello di protezione adeguato dei dati personali trasferiti "non può sopprimere e neppure ridurre i poteri di cui dispongono le autorità nazionali di controllo in forza della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e della direttiva". La Corte sottolinea, a questo proposito, il diritto alla protezione dei dati personali garantito dalla Carta e la missione di cui sono investite le autorità nazionali di controllo in forza della Carta medesima. La Corte considera anzitutto che "nessuna disposizione della direttiva osta a che le autorità nazionali controllino i trasferimenti di dati personali verso paesi terzi oggetto di una decisione della Commissione". Anche quando esiste una decisione della Commissione, quindi, le autorità nazionali di controllo, investite di una domanda, devono poter esaminare in piena indipendenza se il trasferimento dei dati di una persona verso un paese terzo rispetti i requisiti stabiliti dalla direttiva. Tuttavia, la Corte ricorda che "solo essa è competente a dichiarare invalida una decisione della Commissione, così come qualsiasi atto dell’Unione. Pertanto, qualora un’autorità nazionale o una persona ritenga che una decisione della Commissione sia invalida, tale autorità o persona deve potersi rivolgere ai giudici nazionali affinché, nel caso in cui anche questi nutrano dubbi sulla validità della decisione della Commissione, essi possano rinviare la causa dinanzi alla Corte di giustizia. Pertanto, in ultima analisi è alla Corte che spetta il compito di decidere se una decisione della Commissione è valida o no". La Corte, passando quindi a verificare la validità della decisione in oggetto, ricorda che "la Commissione era tenuta a constatare che gli Stati Uniti garantiscono effettivamente, in considerazione della loro legislazione nazionale o dei loro impegni internazionali, un livello di protezione dei diritti fondamentali sostanzialmente equivalente a quello garantito nell’Unione a norma della direttiva, interpretata alla luce della Carta". La Corte osserva che "la Commissione non ha proceduto a una constatazione del genere, ma si è limitata a esaminare il regime dell’approdo sicuro". Orbene, senza che alla Corte occorra verificare se questo sistema garantisce un livello di protezione sostanzialmente equivalente a quello assicurato nell’Unione, la Corte rileva che "esso è esclusivamente applicabile alle imprese americane che lo sottoscrivono e che, invece, le autorità pubbliche degli Stati Uniti non vi sono assoggettate". Inoltre, "le esigenze afferenti alla sicurezza nazionale, al pubblico interesse e all’osservanza delle leggi statunitensi prevalgono sul regime dell’approdo sicuro, cosicché le imprese americane sono tenute a disapplicare, senza limiti, le norme di tutela previste da tale regime laddove queste ultime entrino in conflitto con tali esigenze. Il regime americano dell’approdo sicuro rende così possibili ingerenze da parte delle autorità pubbliche americane nei diritti fondamentali delle persone, e la decisione della Commissione non menziona l’esistenza, negli Stati Uniti, di norme intese a limitare queste eventuali ingerenze, né l’esistenza di una tutela giuridica efficace contro tali ingerenze". La Corte considera che questa ricostruzione è avvalorata da due comunicazioni della Commissione del 27 novembre 2013, dalle quali si evince, segnatamente, che "le autorità degli Stati Uniti potevano accedere ai dati personali trasferiti dagli Stati membri verso tale paese e trattarli in modo incompatibile, in particolare, con le finalità del loro trasferimento, anche effettuando un trattamento in eccesso rispetto a ciò che era strettamente necessario e proporzionato alla tutela della sicurezza nazionale. Analogamente, la Commissione ha dichiarato che le persone interessate non disponevano di rimedi amministrativi o giurisdizionali intesi, in particolare, ad accedere ai dati che le riguardano e, se necessario, ad ottenerne la rettifica o la cancellazione". Per quanto attiene al livello di tutela sostanzialmente equivalente alle libertà e ai diritti fondamentali garantiti all’interno dell’Unione, la Corte dichiara che, nel diritto dell’Unione, "una normativa non è limitata allo stretto necessario se autorizza in maniera generalizzata la conservazione di tutti i dati personali di tutte le persone i cui dati sono trasferiti dall’Unione verso gli Stati Uniti senza che sia operata alcuna differenziazione, limitazione o eccezione in funzione dell’obiettivo perseguito e senza che siano fissati criteri oggettivi intesi a circoscrivere l’accesso delle autorità pubbliche ai dati e la loro successiva utilizzazione". La Corte soggiunge che "una normativa che consenta alle autorità pubbliche di accedere in maniera generalizzata al contenuto di comunicazioni elettroniche deve essere considerata lesiva del contenuto essenziale del diritto fondamentale al rispetto della vita privata". Parimenti, la Corte osserva che "una normativa che non preveda alcuna facoltà per il singolo di esperire rimedi giuridici diretti ad accedere ai dati personali che lo riguardano o ad ottenerne la rettifica o la cancellazione viola il contenuto essenziale del diritto fondamentale ad una tutela giurisdizionale effettiva, facoltà, questa, che è connaturata all’esistenza di uno Stato di diritto". Infine, la Corte dichiara che "la decisione della Commissione del 26 luglio 2000 priva le autorità nazionali di controllo dei loro poteri nel caso in cui una persona contesti la compatibilità della decisione con la tutela della vita privata e delle libertà e diritti fondamentali delle persone. La Commissione non aveva la competenza di limitare in tal modo i poteri delle autorità nazionali di controllo". La Commissione - "Abbiamo ora tre priorità", ha affermato in una conferenza stampa Frans Timmermans, vice-presidente della Commissione Europea: "In primo luogo, proteggere i dati che vengono trasferiti oltre l'Atlantico; in secondo luogo, date certe garanzie, far sì che tale flusso prosegua in quanto importante per l'economia dell'Europa; infine, l'applicazione uniforme del diritto comunitario nel mercato interno".

    "Ci sono altri strumenti tramite i quali il flusso di dati può continuare", ha a sua volta assicurato Věra Jourová, Commissario per la giustizia, la tutela dei consumatori e l'uguaglianza di genere: "Occorre ora lavorare per uniformare l'approccio delle 28 autorità di protezione dei dati dell'Unione".

    Il Garante italiano -  "Con questa sentenza la Corte di Giustizia Europea rimette al centro dell'agenda degli Stati il tema dei diritti fondamentali  delle persone e la necessità che questi diritti, primo fra tutti la protezione dei dati, vengano tutelati anche nei confronti di chi li usa al di fuori dei confini europei". Questo il primo commento di Antonello Soro, Presidente del Garante per la privacy. "La Corte - prosegue Soro - ha riaffermato con forza che non è ammissibile che il diritto fondamentale alla protezione dei dati, oggi sancito dalla Carta e dai Trattati UE, sia compromesso dall'esistenza di forme di sorveglianza e accesso del tutto indiscriminate da parte di autorità di Paesi terzi, che peraltro non rispettano l'ordinamento europeo sulla protezione dei dati. È importante peraltro sottolineare che questa sentenza, insieme ai recenti pronunciamenti della giurisprudenza europea, conferma come la Corte sempre più spesso intenda richiamare le istituzioni europee e gli Stati membri ad un rispetto reale e concreto dei principi sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Ue". "La Corte - si legge in una nota del Garante - ricorda a tutte le parti in causa che il panorama dei diritti è mutato con l'ingresso della Carta quale parte integrante dei Trattati fondamentali dell'UE, e che tutti gli strumenti e gli atti comunitari, passati e presenti, devono essere guardati con occhi nuovi, attraverso la lente della Carta. È la stessa ottica, del resto, in cui si muove il pacchetto protezione dati con il futuro Regolamento generale e la direttiva polizia e giustizia: entrambi rafforzano, fra le altre cose, i diritti degli interessati in Ue e i poteri delle autorità nazionali di protezione dati." "E' chiaro ora - conclude il Presidente del'Autorità - che occorre una risposta coordinata a livello europeo anche da parte dei Garanti nazionali, e in queste ore si stanno valutando le modalità più efficaci per individuare linee-guida comuni". I Garanti europei - Le autorità europee riunite nel Gruppo Articolo 29 accolgono con favore una decisione che "ribadisce che i diritti di protezione dei dati sono parte integrante del regime Ue dei diritti fondamentali. Per diversi anni - si legge in una nota - il gruppo di lavoro ha studiato l'impatto della sorveglianza di massa sui trasferimenti internazionali e ha più volte presentato le sue preoccupazioni. Siamo consapevoli del fatto che questa decisione ha importanti conseguenze su tutte le parti in causa e dunque, al fine di fornire un'analisi coordinata della decisione della Corte e determinare le conseguenze sui trasferimenti, una prima serie di discussioni tra esperti sarà organizzata questa settimana a Bruxelles. Inoltre, verrà programmata a breve una riunione plenaria straordinaria del gruppo di lavoro".
    Corte di Giustizia: normativa Stato su tutela dei dati può essere applicata a una società straniera con un’organizzazione stabile Corte di Giustizia: il diritto dell’Unione osta alla trasmissione e al trattamento di dati personali tra due amministrazioni pubbliche di uno Stato membro se le persone interessate non ne vengono preventivamente informate
    6 ottobre 2015
  • Dall'Internet of Things a guida autonoma e smart cities: la Commissione investe 16 miliardi

    Un investimento di quasi 16 miliardi di euro nella ricerca e nell'innovazione per i prossimi due anni nell'ambito di Horizon 2020, il programma dell'Ue che finanzia la ricerca e l'innovazione, sulla base di un nuovo programma di lavoro 2016-2017. È quanto ha annunciato nelle scorse ore la Commissione Europea.

    Verranno così sostenute diverse iniziative trasversali: l'ammodernamento dell'industria manifatturiera europea (1 miliardo di euro); le tecnologie e le norme per la guida automatica (più di 100 milioni); Internet degli oggetti (139 milioni) per sostenere la digitalizzazione delle industrie dell'Ue; industria 2020 e l'economia circolare (670 milioni); città intelligenti e sostenibili (232 milioni) per migliorare l'integrazione delle reti ambientali, digitali, dei trasporti e dell'energia negli ambienti urbani dell'Ue.

    Almeno 8 milioni di euro di finanziamento, inoltre, saranno destinati alla ricerca in materia di sicurezza delle frontiere esterne dell'Ue per migliorare le procedure di identificazione e prevenire il traffico e la tratta di esseri umani; 27 milioni saranno destinati alle nuove tecnologie per prevenire la criminalità e il terrorismo e 15 milioni saranno destinati alla ricerca sull'origine e l'impatto dei flussi migratori in Europa.

    "Il nuovo programma di lavoro - spiega una nota di Bruxelles - si baserà inoltre sui successi nella ricerca in campo sanitario, come le scoperte sull'Ebola rese possibili anche dai finanziamenti di Horizon 2020, investendo 5 milioni di euro per far fronte ai focolai critici di Xylella fastidiosa, il batterio che attacca gli olivi. Dovrebbe inoltre migliorare l'impatto dei finanziamenti nell'ambito di Horizon 2020: in primo luogo, garantirà una maggiore disponibilità di fondi per le imprese innovative grazie alle nuove opportunità di mobilitazione delle risorse sostenute dal Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), in aggiunta agli oltre 740 milioni di euro destinati a sostenere le attività di ricerca e innovazione in quasi 2mila piccole e medie imprese; ci si impegnerà poi ulteriormente per migliorare le sinergie con altri programmi di finanziamento dell'Ue, nonché per fornire indicazioni più chiare e criteri d'impatto ai ricercatori che presentano le domande".

    "La ricerca e l'innovazione sono i motori del progresso europeo e sono fondamentali per affrontare le nuove sfide urgenti come l'immigrazione, i cambiamenti climatici, l'energia pulita e la tutela della salute nella società", afferma Carlos Moedas, Commissario per la ricerca, la scienza e l'innovazione: "Nei prossimi due anni questi nuovi fondi sosterranno l'impegno scientifico di alto livello dell'Europa, contribuendo a cambiare la vita dei cittadini".

    Il programma di finanziamento Horizon 2020 è stato varato nel gennaio 2014. "In sette anni - prosegue la Commissione - circa 77 miliardi di euro saranno investiti in progetti di ricerca e innovazione per sostenere la competitività economica dell'Europa e ampliare le frontiere del sapere umano. Il bilancio Ue per la ricerca mira in gran parte a migliorare le condizioni di vita dei cittadini in settori come la sanità, l'ambiente, i trasporti, l'alimentazione e l'energia. I partenariati di ricerca con l'industria farmaceutica, aerospaziale, automobilistica ed elettronica promuovono a loro volta gli investimenti del settore privato a sostegno della crescita futura e della creazione di posti di lavoro altamente qualificati".

    Queste nuove opportunità di finanziamento sono direttamente allineate alle priorità strategiche della Commissione presieduta da Jean-Claude Juncker e puntano a "contribuire significativamente al pacchetto per l'occupazione, la crescita e gli investimenti, al mercato unico digitale, all'Unione dell'energia e alle politiche in materia di cambiamenti climatici, al mercato interno grazie a un'industria più forte e a consolidare il ruolo di attore globaledell'Europa".

    14 ottobre 2015
  • Digital identity: la Commissione europea finanzia 20 progetti

    Garantire una maggiore sicurezza ai servizi online grazie ad un più efficiente sistema di identificazione elettronica. È in sostanza questo l'obiettivo dei venti progetti che la Commissione europea finanzierà con 5,5 milioni di euro; le iniziative che beneficeranno dei fondi continentali sono state scelte a valle della call of proposal lanciata nell'ambito del Connecting Europe Facility (CEF), che supporta la creazione di infrastrutture nel settore dei trasporti, dell'energia e, appunto, delle telecomunicazioni. La Commissione punta dunque ad aiutare gli Stati membri ad agevolare "l'interoperabilità di servizi sicuri in un contesto paneuropeo, con meno oneri per cittadini, amministrazioni pubbliche e imprese, accrescendo la fiducia dei consumatori nel contesto transfrontaliero disegnato dal Digital Single Market" e in ottemperanza a quanto previsto dal Regolamento europeo eIDAS n. 910/2014. "Tutti gli atti previsti dal regolamento eIDAS sono stati adottati, il che rende l'Unione europea la prima e unica regione al mondo ad avere un quadro giuridico praticabile ed equilibrato per l'uso transfrontaliero dell'identificazione elettronica", dichiarava ad inizio settembre Andrea Servida, capo della Task Force Legislation Team eIDAS in seno alla Commissione.
    Uncitral workshop “Open Issues on Electronic Commerce: the Digital Identity": i materiali del convegno di Bologna
    Tra i progetti, che saranno gestiti dai beneficiari dei finanziamenti insieme alla Innovation and Networks Executive Agency (INEA) e sotto l'egida del Directorate-General for Communication Networks, Content and Technology (DG CNECT) della Commissione, figura anche una iniziativa italiana, il First Italian Crossborder eIDAS Proxy (FICEP) progettato da Agenzia Per L'Italia Digitae, Infocert, Politecnico di Torino e Telecom Italia. 23 settembre 2015
  • Digital single market, le priorità della Commissione Europea. Ansip: "Sbarazziamoci di tutte le barriere che ci bloccano"

    "Ogni giorno cittadini e imprese dell'UE si scontrano con numerose barriere, che vanno dal geoblocco o dalle inefficienze nella consegna dei pacchi oltre frontiera ai servizi digitali non connessi. Troppo spesso i servizi digitali non oltrepassano i confini nazionali. Ci siamo prefissi l'obiettivo prioritario di rimuovere questi ostacoli". È così che la Commissione Europea introduce la presentazione delle priorità per la realizzazione di quel mercato unico digitale che permetterebbe di "incentivare la crescita e l'occupazione nel nostro continente". Il collegio dei commissari ha avuto nelle scorse ore una prima discussione sulla strategia la cui presentazione è prevista per maggio, e definito i tre ambiti principali su cui la Commissione concentrerà il proprio lavoro. 1. Migliore accesso ai beni e ai servizi digitali da parte di consumatori e imprese
    • Semplificazione del commercio elettronico transfrontaliero, soprattutto per le PMI, grazie a norme armonizzate in materia di contratti e consumatori e a una consegna dei pacchi più efficiente ed economicamente accessibile. Oggi solo il 15% dei consumatori fa acquisti online da altri Stati membri, "il che non dovrebbe sorprenderci, visto che le spese di consegna finiscono per essere superiori al prezzo effettivo del prodotto".
    • Lotta al geoblocco: troppi europei non possono utilizzare i servizi online disponibili in altri paesi dell'UE, spesso senza alcuna giustificazione, o sono reindirizzati verso un negozio locale con prezzi diversi. "Una tale discriminazione non è concepibile in un mercato unico".
    • Modernizzazione delle norme in materia di diritto d'autore per garantire il giusto equilibrio tra interessi degli autori e interessi degli utenti o dei consumatori. "Tale intervento migliorerà l'accesso alla cultura, sostenendo così la diversità culturale, e allo stesso tempo sbloccherà nuove opportunità per artisti e creatori di contenuti e garantirà una maggiore tutela dei diritti".
    • Semplificazione del regime IVA, fattore importante per incentivare le attività transfrontaliere delle imprese, soprattutto le PMI. I costi e la complessità derivanti dal fatto di dover interagire con le norme tributarie di altri paesi rappresentano un grosso problema per le PMI. Secondo le stime, i costi legati all'IVA derivanti dall'applicazione di disposizioni diverse ammontano a 80 miliardi di euro.
    DigitalSingleMarket2 2. Creazione di un ambiente propizio che favorisca la diffusione delle reti e dei servizi digitali
    • Tutti i servizi, le applicazioni e i contenuti digitali dipendono da connessioni internet ad alta velocità e reti sicure: la linfa vitale dei nuovi servizi digitali innovativi. Al fine di incoraggiare gli investimenti nelle infrastrutture, la Commissione rivedrà quindi le attuali norme in materia di telecomunicazioni e media, "perché siano più adatte a far fronte alle nuove sfide, in particolar modo per quanto riguarda i servizi utilizzati dai consumatori (ad esempio, il numero crescente di chiamate vocali via internet) e i nuovi attori del settore".
    • "Lo spettro è ossigeno per internet. Migliorare il coordinamento tra gli Stati membri è essenziale. L'Europa ha registrato forti ritardi nell'introduzione dell'ultima tecnologia 4G a causa dell'indisponibilità di spettro idoneo. Lo spettro non si ferma ai confini nazionali e va gestito secondo un approccio europeo per promuovere un vero mercato unico con servizi paneuropei".
    • "La Commissione valuterà la crescente importanza delle piattaforme online (motori di ricerca, social media, app store, ecc.) per una florida economia di internet, esaminando in che modo rafforzare la fiducia nei servizi online attraverso una maggiore trasparenza, come inserirli nella catena del valore online e come agevolare la rapida rimozione dei contenuti illegali".
    • Oggi il 72% degli internauti europei è diffidente nei confronti dei servizi online perché teme di dover rivelare troppi dati personali. "La rapida adozione del regolamento sulla protezione dei dati è fondamentale per rafforzare la fiducia".
      3. Creazione di un'economia e una società digitali europee con potenzialità di crescita a lungo termine
    • L'industria è un asse portante dell'economia europea: nel settore manifatturiero dell'UE si contano 2 milioni di aziende e 33 milioni di posti di lavoro. "La Commissione intende aiutare tutti i settori industriali a integrare nuove tecnologie e gestire la transizione verso un sistema industriale intelligente (Industria 4.0)".
    • Standard: garantire l'interoperabilità per le nuove tecnologie è essenziale per la competitività dell'Europa ed è pertanto necessario svilupparli in fretta.
    • "La Commissione desidera inoltre che l'industria e la società sfruttino al massimo l'economia dei dati. Ogni secondo vengono prodotte grandi quantità di dati, dalle persone o dalle macchine, ad esempio i sensori che raccolgono le informazioni sul clima, le immagini satellitari, le foto e i video digitali, le registrazioni delle operazioni di acquisto o i segnali GPS. I big data (megadati) sono una miniera d'oro, ma pongono anche importanti sfide, che riguardano ad esempio la proprietà, la protezione dei dati e gli standard,che vanno affrontate per sbloccarne il potenziale".
    • Lo stesso vale per il cloud computing, il cui utilizzo è in rapido aumento: pare che la percentuale di dati digitali memorizzati nella "nuvola informatica" sia destinata a passare dal 20% (2013) al 40% nel 2020. "Le reti e le risorse condivise possono dare impulso alla nostra economia, ma hanno bisogno di un contesto adeguato che ne favorisca la diffusione e l'utilizzo da parte di persone, aziende, organizzazioni e servizi pubblici in tutta Europa".
    • "Gli europei dovrebbero poter beneficiare pienamente di servizi elettronici interoperabili, dall'e-government all'e-health, e sviluppare le proprie competenze digitali per cogliere le opportunità offerte da internet e aumentare le probabilità di successo nella ricerca di un lavoro".
      "Sbarazziamoci di tutte le barriere che ci bloccano", afferma Andrus Ansip, Vicepresidente responsabile per il Mercato unico digitale. "Le persone devono poter attraversare liberamente i confini quando sono online, come già avviene offline. Bisogna aiutare le imprese innovative a crescere in tutta l'UE, per evitare che restino confinate al loro mercato nazionale. Il percorso non sarà privo di ostacoli, ma abbiamo bisogno di un inizio ambizioso. L'Europa dovrebbe sfruttare pienamente i vantaggi dell'era digitale: servizi migliori, maggiore partecipazione e nuovi posti di lavoro". Per Günther H. Oettinger, Commissario responsabile per l'Economia e la società digitali "l'Europa non può essere all'avanguardia della rivoluzione digitale con un mosaico di 28 normative diverse per i servizi di telecomunicazione, il diritto d'autore, la sicurezza informatica e la protezione dei dati. Abbiamo bisogno di un mercato europeo, che consenta il fiorire di nuovi modelli di business e permetta alle start-up di crescere e all'industria di sfruttare l'internet delle cose. Anche le persone devono investire, migliorando le proprie competenze informatiche, in relazione sia al lavoro che al tempo libero".
    Mercato unico digitale, la Commissione UE: “I confini nazionali sono ancora un ostacolo. Internet è la risposta, ma alle giuste condizioni”. Italia quartultima per prestazioni complessive
    Mercato unico digitale, la posizione italiana 26 marzo 2015
  • Droni per uso civile, la Commissione europea spinge per rigorosa regolamentazione

    La Commissione europea ha proposto di adottare nuove norme più rigorose per disciplinare l’uso dei droni civili (aeromobili a pilotaggio remoto, APR). Le nuove norme riguarderanno settori come la sicurezza, la riservatezza, la protezione dei dati, l’assicurazione e la responsabilità. L’obiettivo è consentire all’industria europea di diventare un leader mondiale sul mercato di questa nuova tecnologia emergente, garantendo nel contempo l’adozione di tutte le tutele necessarie. I droni per l’uso civile sono sempre più usati in Europa, in paesi come la Svezia, la Francia e il Regno Unito, in settori diversi, ma nell’ambito di un quadro regolamentare frammentato. Si applicano le norme nazionali di base in materia di sicurezza ma queste norme variano da uno Stato membro all’altro e un certo numero di questioni di sicurezza fondamentali non è affrontato in modo coerente. Il Vicepresidente della Commissione Siim Kallas, responsabile per i Trasporti, ha dichiarato: “I droni per l’uso civile possono rilevare i danni subiti dalle infrastrutture stradali e dai ponti ferroviari, monitorare le catastrofi naturali come le inondazioni e irrorare le colture con un’estrema precisione. Esistono di tutte le forme e dimensioni. In futuro potrebbero addirittura recapitarvi i libri dalla vostra libreria online preferita. Ma molte persone, me compreso, esprimono la loro preoccupazione riguardo alla sicurezza e alle questioni di riservatezza di questi apparecchi.” La tecnologia dei droni per l’uso civile sta giungendo alla maturità ed esiste un significativo potenziale di crescita e di occupazione. Secondo alcune stime, nei prossimi 10 anni potrebbe rappresentare il 10% del mercato dell’aviazione, pari a 15 miliardi di euro l’anno. Il Vicepresidente ha aggiunto “Se c’è un momento giusto per farlo e farlo a livello europeo, è ora, proprio perché questi apparecchi, quasi per definizione, valicano i confini e l’industria si trova nella fase iniziale. Abbiamo l’occasione di adottare un unico insieme di norme omnibus, come per gli aeromobili di maggiori dimensioni.” L’ambito d’applicazione delle nuove norme La sicurezza sembra essere la principale priorità politica europea nel settore dell’aviazione. Le norme europee saranno basate sul principio che i droni per l’uso civile debbano garantire un livello di sicurezza equivalente a quello dell’aviazione munita di equipaggio. L’AESA, l’Agenzia europea di sicurezza aerea, inizierà a elaborare norme specifiche a livello europeo per gli aeromobili pilotati a distanza. I dati raccolti dai sistemi aerei pilotati a distanza dovranno rispettare le norme vigenti in materia di protezione dei dati e le autorità preposte devono controllare la raccolta e l’elaborazione dei dati personali. La Commissione valuterà come garantire che le norme in materia di protezione dei dati siano pienamente applicabili a questo tipo di apparecchi ed eventualmente proporrà modifiche oppure orientamenti specifici. I droni per l’uso civile possono essere oggetto di azioni potenzialmente illecite e di minacce per la sicurezza, come gli altri aeromobili. L’AESA inizierà a sviluppare le necessarie prescrizioni di sicurezza, nella fattispecie quelle intese a tutelare i flussi di informazioni, e successivamente proporrà obblighi giuridici specifici destinati a tutte le parti (per esempio, ai gestori del traffico aereo, agli operatori e ai fornitori di servizi di telecomunicazione) che le autorità nazionali applicheranno. Un quadro di riferimento chiaro per la responsabilità e l’assicurazione L’attuale sistema di responsabilità nei confronti di terzi è stato stabilito principalmente in termini di aeromobile con equipaggio, in cui la massa (a partire da 500 kg) determina l’importo minimo dell’assicurazione. La Commissione valuterà la necessità di modificare le norme in vigore per tener conto delle specificità dei sistemi aerei pilotati a distanza. La Commissione intende inoltre fornire un impulso al lavoro di R&S, in particolare ai fondi unionali di R&S gestiti dall’impresa comune SESAR (Cielo unico europeo) affinché i tempi necessari per l’inserimento di questi apparecchi nello spazio aereo europeo siano abbreviati al massimo. Le PMI e le start-up del settore riceveranno un sostegno all’industria per sviluppare le opportune tecnologie (programmi Orizzonte 2020 e COSME). Prossime tappe Nel 2014 la Commissione effettuerà una valutazione (d’impatto) approfondita per esaminare le problematiche e definire le migliori prassi in merito, cui può far seguito una proposta legislativa che sarà sottoposta all’approvazione degli Stati membri e del Parlamento europeo. L’AESA può inoltre iniziare immediatamente a sviluppare le norme di sicurezza necessarie. Fra le altre misure si possono annoverare le azioni nell’ambito dei programmi UE esistenti, come SESAR, Orizzonte 2020 o COSME. Tutto questo lavoro mira a realizzare l’obiettivo dichiarato dal Consiglio europeo di dicembre 2013, ossia garantire una progressiva integrazione degli RPAS nello spazio aereo a partire dal 2016. Immagine in home page: Formiche.net 9 aprile 2014
  • eBook e antitrust: la Commissione europea avvia un'indagine formale sugli accordi di distribuzione di Amazon

    kindleLa Commissione europea ha avviato un'indagine formale antitrust su determinate pratiche commerciali adottate da Amazon nella distribuzione di libri elettronici. Sotto la lente, in particolare, finiscono alcune clausole contenute nei contratti stipulati con gli editori; esse impongono agli stessi di informare e eventualmente di offrire al colosso dell'eCommerce termini uguali o migliori di quelli offerti ai concorrenti. L'antitrust continentale intende approfondire tali dinamiche per capire se siano d'ostacolo allo sviluppo del mercato e contrarie alle garanzie per i consumatori. Bruxelles teme infatti che queste clausole possano rendere più difficile per gli altri distributori di eBook competere con Amazon attraverso lo sviluppo di prodotti e servizi nuovi e innovativi, riducendo di fatto la scelta per i consumatori. Se confermato, tale comportamento potrebbe violare le norme antitrust comunitarie che vietano gli abusi di posizione dominante sul mercato e le pratiche commerciali restrittive. Amazon è attualmente il più grande distributore di eBook in Europa; inizialmente, l'indagine si concentrerà sui maggiori mercati dello Spazio economico europeo, vale a dire quello inglese e quello tedesco. "La compagnia ha sviluppato un business di successo che offre ai consumatori un servizio completo, anche per gli eBook", ha dichiarato il commissario europeo responsabile della politica di concorrenza Margrethe Vestager. "La nostra indagine non lo mette in discussione; tuttavia, è mio dovere fare in modo che certi accordi non siano dannosi per i consumatori. La nostra azione servirà a capire se tali preoccupazioni sono giustificate".
    Prenotazioni online, l’Antitrust accetta gli impegni di Booking e chiude l’istruttoria. Expedia: “In corso dialogo costruttivo, speriamo di giungere nel prossimo futuro ad una soluzione”
    eBook, Francia e Lussemburgo non possono applicare aliquota IVA ridotta, contrariamente a quanto vale per libri su carta. Gli editori: “Il valore di un libro non dipende dal suo formato”
    11 giugno 2015