DIMT.IT - consultazione

  • "Scienza 2.0", la Commissione Europea apre una consultazione pubblica sulla ricerca "basata sui dati e incentrata sulla persona"

    La Commissione europea ha avviato ieri una consultazione pubblica su "Scienza 2.0"; l'obiettivo dichiarato è quello di "valutare la tendenza verso un modo di fare ricerca e innovazione più aperto, basato sui dati e incentrato sulla persona. Chi fa ricerca - chiosa la Commissione - si serve di strumenti digitali per coinvolgere migliaia di persone, chiedendo agli interessati, per esempio, di segnalare se si ammalano di influenza in modo da poter monitorare e prevenire le epidemie. Gli scienziati mostrano inoltre la tendenza ad una maggiore apertura: condividono online i risultati già in una prima fase della ricerca, si confrontano e discutono il lavoro svolto per migliorarlo. Sempre più spesso le pubblicazioni scientifiche sono disponibili online gratuitamente. Si stima che il 90 per cento di tutti i dati disponibili al mondo sono stati generati negli ultimi due anni e che la produzione di dati scientifici cresce del 30 percento l'anno". La consultazione, che scadrà il 30 settembre e le cui specifiche sono disponibili sul sito web della Commissione intende quindi stabilire quanto il pubblico sia a conoscenza di queste tendenze e vi prenda parte, ma anche sondare in che misura "Scienza 2.0" abbia creato opportunità per rafforzare la competitività della scienza e della ricerca europee. [caption id="attachment_9283" align="aligncenter" width="720"]Modifiche in corso che incidono sull'intero ciclo di ricerca, dall'avvio alla valutazione e pubblicazione. Fonte: Commissione Europea Modifiche in corso che incidono sull'intero ciclo di ricerca, dall'avvio alla valutazione e pubblicazione. Fonte: Commissione Europea[/caption] Per Neelie Kroes, vicepresidente e Commissaria per l'Agenda digitale, "le tecnologie e gli strumenti digitali infondono una nuova trasformazione: migliorano la ricerca e l'innovazione, e le rendono più utili per i cittadini e la società. La scienza diventa sempre più digitale e aperta: un processo graduale e inarrestabile. Questa tendenza e la volontà di seguirne la scia non parte dal mondo politico ma dalla stessa comunità scientifica e accademica, che io sosterrò con determinazione". Dalle pubblicazioni scientifiche nell'ambito di Horizon 2020 in open accessall'avvio di un progetto pilota per l'accesso aperto ai dati della ricerca (Open Research Data), la Commissione sta gradualmente stimolando il trend che, a sua detta, "grazie alle tecnologie digitali permette di ovviare alle attuali carenze del settore scientifico, come per esempio il processo di pubblicazione dei dati scientifici lento e costoso, le critiche contro il sistema di revisione tra pari e la difficoltà di riprodurre i risultati della ricerca perché scarseggiano i dati riutilizzabili e riproducibili". Tutto ciò avviene in un contesto caratterizzato da importanti tendenze interconnesse:
    • un forte aumento della produzione scientifica e la tendenza all'apertura dell'informazione scientifica e della collaborazione tra ricercatori (collaborazione a distanza);
    • un aumento costante del numero di attori sulla scena scientifica (mai come oggi si conta il maggior numero di scienziati al mondo) e una maggiore partecipazione dei cittadini alla ricerca (direttamente, finanziandola o indirizzandola);
    • nuovi modi di fare scienza grazie alla disponibilità di banche dati di grandi dimensioni (il 90% di tutti i dati disponibili al mondo è stato generato negli ultimi due anni) e a una potenza di calcolo in costante aumento.
      "Scienza 2.0 - dichiara invece la Commissaria europea per la Ricerca, l'innovazione e la scienza Máire Geoghegan-Quinn- sta rivoluzionando la ricerca scientifica: dall'analisi e condivisione dei dati e delle pubblicazioni alla cooperazione interplanetaria. Per di più coinvolge i cittadini nel processo scientifico, che diventa sempre più trasparente ed efficace, ma pone anche problemi di integrità e qualità. Per questo vogliamo sapere cosa ne pensa la gente, come possiamo garantire che 'Scienza 2.0' evolva a beneficio dell'Europa". E se dati, piattaforme digitali e coinvolgimento delle persone sembrano essere le parole chiave dell'approccio di "Scienza 2.0", il richiamo ai problemi di integrità da parte della Commissaria Geoghegan-Quinn sembra quanto mai attuale. Basti pensare alla vicenda che negli ultimi giorni ha investito Facebook per via della manipolazione dei news feed di 700mila utenti che nel 2012, a loro insaputa, sono stati oggetto di in uno studio sulle emozioni di proporzioni enormi ma che solleva non pochi dubbi sulla liceità del metodo utilizzato dai ricercatori. 4 luglio 2014
  • “Quadro dei media per il XXI secolo”: il contributo IAIC alla consultazione relativa alla direttiva 2010/13/UE sui servizi di media audiovisivi

    L'Accademia Italiana del Codice di Internet ha contribuito alla consultazione pubblica aperta dalla Commissione Europea in merito alla direttiva 2010/13/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 marzo 2010, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti la fornitura di servizi di media audiovisivi.

    La revisione della direttiva figura infatti nel programma di lavoro della Commissione per il 2015 nell'ambito del Programma di controllo dell'adeguatezza e dell'efficacia della regolamentazione (Regulatory Fitness and Performance Programme - Reift). Nella sua comunicazione relativa alla Strategia per il mercato unico digitale per l'Europa, la Commissione ha annunciato la revisione della direttiva nel corso del prossimo anno, mentre un altro esercizio di REFIT è attualmente in corso, parallelamente, nel settore delle telecomunicazioni, in vista della presentazione di proposte nel 2016. La direttiva non si applica al contenuto ospitato da piattaforme e intermediari online per la condivisione di video; una valutazione del ruolo svolto da questi soggetti sarà avviata separatamente alla fine dell'anno in corso.

    Anche in base al percorso che due anni fa ha portato all'adozione del libro verde "Prepararsi a un mondo audiovisivo della piena convergenza: crescita, creazione e valori", Bruxelles ha individuato i seguenti aspetti che dovranno essere presi in considerazione nella valutazione e nella revisione della direttiva:

    1. garantire condizioni di parità per i servizi di media audiovisivi;
    2. fornire un livello ottimale di tutela dei consumatori;
    3. assicurare la tutela dell'utente e il divieto di incitamento all'odio e di discriminazione;
    4. promuovere il contenuto audiovisivo europeo;
    5. rafforzare il mercato unico;
    6. rafforzare la libertà e il pluralismo dei mezzi di comunicazione, l'accesso alle informazioni e l'accessibilità al contenuto per le persone con disabilità.

    L'Accademia ritiene che le disposizioni sui servizi a cui si applica la direttiva (trasmissioni televisive e servizi a richiesta) siano ancora pertinenti, efficaci ed eque: La direttiva AVMS è stata pensata al fine di assicurare l’equo sviluppo del mercato audiovisivo, garantendo la tutela del pluralismo e delle diversità culturali presenti nel territorio dell’Unione. L’analisi dei trenddi crescita dal 2003 al 2013 del mercato indicato mostrano come la direttiva abbia consentito il conseguimento degli obiettivi di politica legislativa richiamati, essendovi stati incrementi dei guadagni, nonostante il contesto di crisi economica che ha caratterizzato nel periodo di riferimento l’economia europea e mondiale (v. il documento "La tecnologia è Cultura" del 2014)".

    Logo Iaic home page"In detto periodo si è avuta la nascita e lo sviluppo di nuove tecnologie telematiche che, grazie alla convergenza tecnologica, hanno consentito di veicolare contenuti attraverso nuovi media che con il tempo si sono affermati, specie tra le nuove generazioni che oggi ne fanno un largo utilizzo. Tale scenario ha fatto insorgere neibroadcastertradizionali la convinzione che fosse opportuna un’equiparazione tra vecchi e nuovi media, anche in ragione di una sostanziale concorrenza in termini di fonti di finanziamento: la pubblicità. In particolare il dibattito, che ha in parte qua originato l’odierna consultazione, prende le mosse dalla circostanza che la pubblicità è oggetto di analitica disciplina nella direttiva AVMS a fronte di una totale libertà del fenomeno, in termini quantitativi, non anche di contenuti dei messaggi, nella disciplina dei servizi della società dell’informazione. Tuttavia, come si è avuto modo di sostenere in audizione il 10 febbraio u.s. di fronte alla Camera dei Deputati del Parlamento italiano, l’assunto da cui muovono quanti sostengono che la concorrenza tra vecchi e nuovi media si rivela errato quando si constata che il target dell’advertisingveicolato tramite i canali tradizionali è profondamente differente rispetto a quello dei messaggi pubblicitari veicolati sulle nuove piattaforme. In altri termini, anche se gli intermediari hanno una funzione di accesso a contenuti editoriali non competono con questi".

    "Essi sono concorrenti solo in via astratta in quanto la pubblicità può transitare anche sulla rete informatica, ma i destinatari dei due media sono differenti e non vi è una alternatività trai due quali canali pubblicitari, essendo, di fatto, ontologicamente diversi. Prodotti editoriali che nascono per una realtà possono essere veicolati anche su altre piattaforme ivi conseguendo ulteriori guadagni. Riprova ne sia che tali nuove tecnologie sono sovente impiegate dai broadcaster tradizionali per offrire ai propri utenti nuovi servizi che hanno rappresentato un’alternativa all’offerta illegale di contenuti audiovisivi. Le controversie insorte in materia di diritto d’autore sulle piattaforme user generated contentpalesano come i titolari dei diritti di contenuti lamentassero la possibilità di conseguire i dovuti ricavi dalla vendita di spazi pubblicitari destinati ad un audiencediverso rispetto a quello considerato per valorizzare lo spazio vendita sul media tradizionale".

    "Nello specifico delle numerose controversie avverso la piattaforma YouTube numerosi operatori del settore audiovisivo lamentavano il danno economico derivante dalla presenza di contenuti tutelati dal diritto d’autore dalla fruizione dei quali non ricavavano alcun entrata economica.  Ciò palesa, l’infondatezza della posizione di quanto reclamano l’ampliamento dell’ambito soggettivo di applicazione ai nuovi soggetti di internet. Per tale ragione si ritiene che le disposizioni della direttiva AVMS siano ancora pertinenti, efficienti ed eque e che non necessitino di un adeguamento al mutato scenario tecnologico”.

    L'Accademia consiglia di seguito di pubblicare linee guida della Commissione europea che chiariscano l'ambito di applicazione della direttiva, in quanto “allo stato attuale sussistono ancora degli spazi vuoti in cui non è chiara la disciplina da applicare ai vari soggetti. In questo senso si vedano le numerose domande pregiudiziali che i giudici nazionali hanno posto alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea in ordine alle definizione della direttiva AVMS e agli obblighi cui diversi soggetti sono obbligati ad adempiere (cfr. ex multis, C-376/12 sugli obblighi dei fornitori di servizi di comunicazione elettronica, Sky, in Italia)”.

    E se “nell’ambito dei servizi audiovisivi le disposizioni relative all’ambito geografico della direttiva sono ancora pertinenti ed i principi ivi sanciti mantengono il connotato dell’efficacia e dell’equità”, l'Associazione precisa: “L’approccio adottato dal Legislatore europeo nel definire l’ambito geografico è finalizzato ad assicurare la possibilità per i consumatori europei di fruire di contenuti provenienti da tutto il mondo la cui disponibilità potrebbe essere pregiudicata dall’estensione dell'ambito di applicazione della direttiva ai servizi di media audiovisivi che sono stabiliti al di fuori dell'UE ma che si rivolgono al pubblico dell'UE. Un autorevole studio, la cui impostazione e analisi si condivide appieno, (v. Osservatorio europeo dell'audiovisivo, European Audiovisual Observatory, ‘The development of the European market for on-demand audiovisual servicesdel 2015, p. 56) ha dimostrato come, ad esempio, il pluralismo informativo verrebbe leso da tale estensione in quanto potrebbe impedire la circolazione di contenuti informativi veicolati in paesi extra UE la cui fruizione diretta assicura la possibilità di comprendere come eventi e notizie vengono percepite in diversi ambienti culturali. L’applicazione transfrontaliera delle regole unionali sarebbero, peraltro, di difficile applicazione, condizione che potrebbe pregiudicare l’efficacia complessiva della direttiva AVMS”.

    In materia di pubblicità, l'Accademia afferma che “in un persistente scenario di crisi economica, tuttavia, si ritiene che al fine di stimolare una maggiore crescita degli investimenti pubblicitari nei media tradizionali si potrebbero mitigare i limiti quantitativi alle inserzioni pubblicitarie, tenendo anche in maggiore considerazione le specificità delle differenti tipologie di messaggi pubblicitari. Differenti tipologie di inserzioni pubblicitarie sono, infatti, conteggiate, secondo le indicazioni fornite dalla Commissione europea, in modo unitario. Ciò, in realtà, non apporta un beneficio in senso stretto a favore dell’utenza che accetta nuove forme di advertising, specie se finalizzate a finanziare contenuti di maggiore qualità. Quanto ai servizi della società dell’informazione la disciplina in materia di e-commerceè di per se sufficiente ad assicurare la tutela del consumatore, anche in ragione della non sovrapponibilità della regolamentazione in materia di pubblicità di cui alla direttiva AVMS alla realtà degli intermediari. I consumatori hanno un elevato controllo di ciò che guardano tramite i servizi on-demand, cosa che giustifica una differenza costante tra i servizi on-demand e servizi non lineari, e il quadro forte, già esistente, di protezione del consumatore non presenta lacune particolari o difetti che richiedono la modifica delle regole. Ciò che potrebbe, al più prevedersi, è un sistema di controllo dei messaggi pubblicitari che vengono veicolati tramite i contenuti on-demand in modo che non vengano aggirate le disposizioni relative i divieti per fasce orarie e, in particolare, quelli a tutela dei minori”.

    Importante anche il punto su tutela dell'utente e divieto di incitamento all'odio e di discriminazione:Come noto il presupposto per l’applicazione della direttiva AVMS è la responsabilità editoriale del soggetto che fornisce il servizio audiovisivo, il che individua una precisa attività decisionale nello svolgimento della quale devono essere rispettate tutte le disposizioni. Considerata l’area di studio della Scrivente e il dibattito che ha in parte originato la presente consultazione si ritiene importante anche nella risposta al presente quesito sottolineare l’attualità delle disposizioni evidenziando l’inapplicabilità ai servizi online e alle piattaforme di contenuti generati dagli utenti. L’assenza di un soggetto che effettua scelte editoriali ha, infatti, nel tempo evidenziato come i titolari dei servizi non potessero essere ritenuti responsabili delle condotte illecite dei terzi e anche per tale ragione si è assistito allo sviluppo di strumenti tecnici accompagnati da una intensa attività di co- e auto-regolamentazione accompagnato alla definizione di best practicedi settore basate sulla tolleranza zero nei confronti di qualsiasi forma di incitamento all'odio. In questa prospettiva anche gli intermediari hanno adottato scelte di politica legislativa in linea con la direttiva AVMS, contro i contenuti che incitano alla violenza, all’odio, al terrorismo (in ogni forma e di qualsiasi matrice) definendo al contempo iniziative volte ad informare l’utenza sempre tramite lo sfruttamento di contenuti user generated (c.d. counter speech)”.

    Anche per ciò che riguarda la tutela dei minori, la distinzione fra servizi di trasmissione televisiva e fornitura di contenuto nei media audiovisivi a richiesta appare ancora pertinente, efficace ed equa:Le emittenti hanno, nell’ambito delle scelte editoriali che le caratterizza, il pieno controllo sui contenuti messi a disposizione degli utenti sui loro canali, e l’AVMS inquadra bene questa situazione: i contenuti che potrebbero seriamente compromettere i minori non devono essere inclusi in qualsiasi palinsesto per i servizi lineari, e devono essere resi disponibili solo in un modo che garantisca che i minori non vedano o ascoltino normalmente tali servizi on-demand. La maggiore digitalizzazione delle nuove generazioni suggerisce, tuttavia, un rafforzamento delle disposizioni in materia di tutela dei minori affinché attraverso i sistemi di parental controlpossa essere controllata non solo la fruizione di contenuti vietati ai minori, ma anche dei più semplici contenuti di cui viene consigliata la fruizione con i genitori. Le politiche di co- e auto-regolamentazione sviluppate in tal senso dai fornitori di servizi intermediari palesano, ancora una volta, l’inadeguatezza di estensioni tout courtdi discipline designate per diversi ambiti applicativi, ma come piuttosto efficaci strumenti tecnici possano essere efficacemente e analogamente reimpiegati (si pensi alle modalità di autenticazione su YT e FB). Ai fini della tutela dei minori, dunque, si potrebbe rafforzare la tecnologia di controllo “a destinazione” (devices) (tipo DRM) attraverso la cooperazione tra fornitori di contenuti e piattaforme nella classificazione dei contenuti stessi, unitamente all’educazione delle famiglie alla conoscenza ed uso degli strumenti di identificazione e blocco, parental contol”.

    La direttiva mira anche a promuovere le opere europee e, di conseguenza, la diversità culturale nell'Ue. Per i servizi di trasmissione televisiva, gli Stati membri dell'UE sono tenuti a garantire, laddove applicabile e con i mezzi adeguati, la presenza di una certa quota di opere dell'UE e di produzioni indipendenti. Per i servizi a richiesta, gli Stati membri dell'UE possono scegliere tra varie alternative per raggiungere l'obiettivo di promuovere la diversità culturale. Tali alternative includono i contributi finanziari alla produzione e all'acquisto dei diritti di opere europee, o norme che garantiscano la presenza di una certa quota e/o la preminenza di opere europee. Gli Stati membri dell'UE devono anche rispettare l'obbligo di rendere conto delle azioni messe in campo per promuovere le opere europee, sotto forma di rapporto dettagliato da presentare ogni due anni.

    “L’introduzione di obblighi di programmazione e investimento in opere europee – chiosa l'Accademia - ha consentito e consente, tutt’oggi, di stimolare i grandibroadcasterad investire nella creatività europea, così evitando che soggetti che operano a livello internazionale possano prediligere l’acquisto di opere americane, sovente già detenute, che non tengono in adeguata considerazione la diversità culturale europea. Ciò che, in vero, pare opportuno sia uniformato in materia sono le politiche di esenzione che l’attuale quadro normativo rimette ai singoli Stati membri, così, in astratto, potendo causare uno squilibrio sul piano concorrenziale. L’efficacia dell’attuale direttiva per promuovere la diversità culturale, e in particolare le opere europee, sono i livelli record di produzione cinematografica in Europa: i dati più recenti indicano che la produzione cinematografica europea (compresi i documentari) e la quota dei film europei ai box office sono a livelli record: 1603 film europei sono stati prodotti nel 2014 (rispetto ai 1499 del 2010), e la loro quota al botteghino (per quelli rilasciati nei cinema) ha raggiunto il 33,6% (dal 25,4% del 2010). Si veda in proposito lo European Audiovisual Observatory, ‘Box office up in the European Union in 2014 as European films break market share record ’,May 2015; in questo senso si veda anche lo studio dell’UNESCO, ‘From International Blockbusters to national hits: Analysis of the 2012 UIS Survey on feature film statistics. Come inciso sia consentito di osservare che le piattaformeuser generated content siano, in assenza di specifica disposizione, il primo canale per veicolare al pubblico opere culturali di nicchia, che non rientrerebbero nei tradizionali canali di distribuzione. Un ulteriore elemento che palesa da un lato l’attualità, in termini di pertinenza, efficacia ed equità, della direttiva AVMS e l’insovrapponibilità della stessa ai servizi internet. L’audiencelimitato, ancorché in costante crescita, delle piattaforme internet suggerisce il mantenimento della disposizione primaria delineata nella direttiva AVMS che dovrebbe, come detto, essere ancora più stringente in ordine alla definizione di eccezioni e limitazioni comuni a tutta l’Unione”.

    Si tocca poi il tema dell'accesso equo al contenuto audiovisivo alle persone con disabilità visiva e/o uditiva:Si ritiene che il vigente quadro normativo assicuri l’equo accesso ai contenuti audiovisivi ai portatori di disabilità visiva e/o auditiva anche grazie all’impiego di nuove tecnologie che superano le barriere che tali disabilitano creano. Anche in questo caso si ritiene, tuttavia, opportuno un’integrazione delle disposizioni mediante forme di co-regolazione che sappiano assicurare il costante adeguamento delle misure adottate allo sviluppo dello scenario tecnologico”.

    Su un altro fronte, la direttiva richiede agli Stati membri di garantire che le emittenti stabiliti nell'Unione abbiano accesso, a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie, agli eventi di grande interesse pubblico, al fine della realizzazione di brevi estratti di cronaca: “Quando un’emittente televisiva ha i diritti esclusivi su un evento – commenta l'Accademia - gli altri canali TV possono mostrare brevi estratti di quell'evento. Tuttavia, le disposizioni in questione non paiono tenere in adeguata considerazione la circostanza per cui gli Europei registrano, accedono e condividono i contenuti rilevanti per loro, come gli estratti di eventi di grande interesse per il pubblico, arricchendole con fotografie e riprese video amatoriali per poi condividerli su siti di social e di sharing. In tal senso, tenuto conto della ratiodella previsione potrebbe essere utile una disposizione che legittimi tale prassi”.

    Infine, si consiglia di “mantenere lo status quo anche per ciò che attiene le disposizioni della direttiva sul diritto di rettifica”.

    12 ottobre 2015
  • Agcom, al via la consultazione per la modifica del sistema di indennizzi per i disservizi nel settore delle comunicazioni elettroniche

    Il Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha avviato una consultazione pubblica sulla proposta di modifiche del Regolamento in materia di indennizzi applicabili nella definizione delle controversie tra utenti ed operatori, approvato con la delibera n. 73/11/CONS del 16 febbraio 2011. "Con tale Regolamento - spiega l'Agcom - intervenendo nella disciplina di definizione delle controversie tra utenti ed operatori, l'Autorità ha risposto all’esigenza di assicurare uniformità di trattamento delle varie fattispecie di disservizio individuando un criterio minimo di calcolo per gli indennizzi dovuti, indipendentemente dall’operatore interessato, nonché un’adeguata commisurazione del dovuto in base alla gravità del disservizio". Alla luce dei primi quattro anni di esperienza applicativa del Regolamento, l’Agcom propone "alcune modifiche ed integrazioni per garantire una più efficace tutela per gli utenti. In tale direzione, sono previsti indennizzi maggiorati per i disservizi che coinvolgono clienti di reti a banda ultra-larga, al fine di garantire l’offerta di servizi con prestazioni elevate e, di conseguenza, spingere verso un maggiore utilizzo di tali servizi". Si propone, inoltre, "di rendere più operativo il meccanismo dell’indennizzo automatico prevedendo che quest’ultimo venga corrisposto dietro segnalazione del cliente e rinviando ad una fase successiva l’eventuale accertamento delle cause del disservizio. Peraltro, nel caso in cui l’operatore non provveda a corrispondere quanto dovuto – al più tardi prima dell’avvio della procedura di conciliazione – l’utente avrà diritto a vedersi corrispondere gli importi indennizzatori stabiliti dal Regolamento in misura superiore a quella contrattualmente stabilita". Infine, sono messi a consultazione meccanismi "volti a facilitare l’individuazione della responsabilità degli operatori per garantire un maggiore equilibrio in quelle situazioni – non infrequenti nella prassi – in cui l’operatore titolare del contratto con l’utente che ha patito il disservizio è tenuto a indennizzare il cliente a causa di un comportamento tenuto da un terzo operatore coinvolto nella vicenda". "L’intervento di controllo centralizzato - chiosa l'Authoroty - da un lato rafforzerà la tutela dell’utente, che potrà identificare l’operatore responsabile del disservizio (pur continuando ad essere indennizzato dalla controparte contrattuale); dall’altro, consentirà all’operatore danneggiato di chiedere all’Autorità l’accertamento della responsabilità tra operatori e di rivalersi, eventualmente, sull’operatore terzo in misura proporzionale al disservizio arrecato". 27 maggio 2015
  • Agcom, consultazione pubblica su condizioni di accesso all’ingrosso alle reti destinatarie di contributi pubblici

    L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha avviato una consultazione pubblica di 30 giorni finalizzata alla definizione delle Linee guida per le condizioni di accesso all’ingrosso alle reti destinatarie di contributi pubblici, il cui obiettivo sarà "definire un quadro chiaro di regole per l’accesso alle infrastrutture, che saranno costruite in Italia grazie al piano di finanziamenti pubblici previsto dalla Strategia italiana per la banda ultra larga, approvata dal Governo per la realizzazione degli obiettivi dell’Agenda digitale europea". In particolare, le linee guida sono volte a "chiarire quali servizi di accesso all’ingrosso dovranno essere resi disponibili dall’operatore beneficiario del contributo e le relative condizioni di offerta tecniche ed economiche, tenendo conto dell’entità di finanziamento ricevuta". "La definizione delle condizioni di accesso  - chiarisce Agcom in una nota - consentirà agli operatori partecipanti alla gara per l'assegnazione del finanziamento di conoscere preventivamente gli obblighi a cui sarà sottoposto a fronte del beneficio ricevuto. Al tempo stesso le regole consentiranno alle imprese terze e ai consumatori di godere dell'offerta di servizi a banda ultra larga anche in aree con minore attrazione degli investimenti privati, consentendo all'Italia di colmare il divario rispetto agli obiettivi dell'agenda digitale europea". "Per stimolare gli investimenti anche da parte degli operatori concorrenti - prosegue l'Authority - nelle linee guida viene prospettata la possibilità di impiegare modelli di prezzo dei servizi all’ingrosso a consumo, idonei ad incentivare l’utilizzo da parte degli operatori delle infrastrutture finanziate e le misure necessarie per garantire l’applicazione del principio di non discriminazione". "Nell’ambito della consultazione pubblica  - conclude Agcom - sarà anche valutata l’eventuale necessità di prevedere condizioni di accesso differenziate al variare del modello di finanziamento adottato dalla stazione appaltante, del tipo di aree in cui verrà realizzata l’infrastruttura (bianca, grigia o nera) e del modello di business dell’operatore aggiudicatario (verticalmente integrato o wholesale only)". 19 ottobre 2015
  • Banda ultralarga, si riapre la consultazione. Il Mise: "Gli impegni degli operatori saranno concretizzati in contratti"

    Come anticipato il 14 aprile scorso da Antonello Giacomelli, sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega alle Telecomunicazioni, si è riaperta da poche ore la consultazione pubblica sul Piano nazionale per la banda larga e la Strategia italiana per la banda ultralarga. È Infratel, società in house del Mise, a comunicarlo in una lettera a tutti gli operatori; l'obiettivo è quello di aggiornare la mappa della disponibilità di servizi di connettività offerta dagli operatori di telecomunicazioni di rete fissa, mobile e wireless sul territorio nazionale, "al fine di individuare le aree in cui gli operatori non sono finora intervenuti con i propri programmi di infrastrutturazione né hanno interesse a farlo entro i prossimi tre anni (le aree in condizioni di fallimento di mercato) e conseguentemente identificare le aree geografiche che saranno successivamente interessate dalle misure di aiuto di cui alla Strategia italiana per la banda ultra larga approvata con Deliberazione dal Consiglio dei ministri il 3 marzo 2015". Gli operatori di Tlc sono dunque chiamati a dichiarare i piani di copertura attuali e quelli previsti nel triennio 2016-2018 all'interno delle 94.645 aree in cui è stato suddiviso il paese. La consultazione terminerà il 20 giugno. "Per evitare che una semplice manifestazione di interesse da parte di un operatore possa ritardare la fornitura di servizi a banda ultralarga nella relativa area - sottlinea il Mise - gli impegni degli operatori saranno in una seconda fase concretizzati in contratti, come previsto al punto 65 degli Orientamenti comunitari relativi all’applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato in relazione allo sviluppo rapido di reti a banda larga (2013C-25/01). Il contratto prevederà una serie di scadenze concordate con l’operatore che dovranno essere rispettate nel corso del triennio nonché l'obbligo di rendicontazione dei progressi raggiunti. Se una scadenza intermedia non dovesse essere rispettata, l’autorità che concede l’aiuto potrà procedere con l’esecuzione del suo piano d’intervento pubblico nella relativa area". Entro maggio, assicura il governo, saranno notificati a Bruxelles gli aspetti operativi dei nuovi strumenti introdotti con il piano Bul: gli sgravi fiscali previsti dallo Sblocca Italia, il fondo di garanzia di cui Mise e Mef stanno discutendo con la Bei e la Cdp e gli incentivi all’attivazione (voucher) dei servizi sulle reti di nuova generazione. Infine il Mise sta ultimando "la messa a punto delle regole tecniche del Catasto nazionale delle infrastrutture, previsto dallo Sblocca Italia, uno strumento che si stima possa abbattere i costi di posa della fibra del 20 per cento".
    Banda ultralarga e Crescita Digitale, dal Consiglio dei ministri il via libera alle strategie
    8 maggio 2014
  • Consultazione Pubblica in sede europea per una riforma del diritto d’autore: le Osservazioni presentate congiuntamente dall’Osservatorio di Proprietà Intellettuale Concorrenza e Comunicazioni (OPICC), Università Luiss Guido Carli (Roma) e dal centro di ricerca ASK (Art, Science and Knowledge) dell’Università Bocconi, in collaborazione con la Biblioteca dell’Università Bocconi (Milano)

    Si pubblica qui di seguito il documento contenente le Osservazioni presentate dall’Osservatorio OPICC della Luiss Guido Carli, insieme al centro di ricerca ASK e alla Biblioteca dell’Università Bocconi in occasione della Consultazione Pubblica in sede europea sulla modernizzazione del diritto d’autore nell’era digitale – Public Consultation on the review of EU copyright rules, svoltasi nel periodo dal 5 dicembre 2013 al 5 marzo 2014. Per i quesiti oggetto della Consultazione e tutte le informazioni rese disponibili sul sito della Commissione Europea è possibile collegarsi a questa pagina. Al testo presentato hanno collaborato i seguenti Autori: - Per l’OPICC - Osservatorio di Proprietà Intellettuale Concorrenza e Comunicazioni, (http://ricerca.giurisprudenza.luiss.it/centri-di-ricerca/opicc, Università Luiss Guido Carli), Curatrice del coordinamento dei contributi – Prof. Emanuela Arezzo Autori: Prof. Gustavo Ghidini (Direttore OPICC) Prof. Emanuela Arezzo Dott. Federica De Santis Dott. Eleonora Sbarbaro - Per l’ASK (ART, SCIENCE AND KNOWLEDGE) (http://www.ask.unibocconi.it/wps/wcm/connect/Cdr/Centro_ASK/Home, Università Bocconi), e per la Biblioteca “L. Bocconi” (http://lib.unibocconi.it/*eng) Curatrice del coordinamento dei contributi – Prof. Maria Lillà Montagnani Autori: Prof. Maria Lillà Montagnani Dott. Aura Bertoni Dott. Argyri Panezi Dott. Anna Vaglio Dott. Tiziana Dassi 13 marzo 2014
  • Dichiarazione dei diritti in Internet, il contributo di MediaLaws nell'ambito della consultazione pubblica

    Di seguito il documento di sintesi e la rassegna dei contributi presentati da MediaLaws nell'ambito della consultazione pubblica sulla bozza di "Dichiarazione dei diritti in Internet" promossa dalla Commissione presieduta dall'On.le Laura Boldrini.
    Internet Bill of Rights, il Prof. Gambino: “Bene i principi, ma attenzione allo sviluppo del digitale”
    27 febbraio 2015
  • Equity crowdfunding, la Consob avvia una consultazione preliminare per la revisione del regolamento: "Ad investire sono professionisti, non una folla. Il fenomeno non è ancora decollato"

    La Commissione nazionale per le società e la borsa ha avviato una consultazione pubblica preliminare, della durata di tre settimane, per acquisire evidenze e osservazioni da valutare in occasione della prossima revisione del regolamento delegato sulla raccolta di capitali di rischio da parte di start-up innovative tramite portali online. In due parole: equity crowdfunding. Una iniziativa che, spiega la Consob, "si è resa necessaria a seguito delle modifiche apportate alla normativa vigente". Il Decreto Legge 24 gennaio 2015, n. 3 convertito in Legge 24 marzo 2015, n. 33, ha infatti esteso alle Pmi innovative la possibilità di effettuare offerte di capitale di rischio sulle piattaforme Web: "Ulteriori modifiche hanno ad oggetto l’introduzione di un regime di dematerializzazione del trasferimento delle quote di start-up e Pmi innovative, in deroga alla disciplina ordinaria, utilizzabile sia in sede di sottoscrizione che di successivo trasferimento delle quote offerte tramite i portali. Per dare piena attuazione alle previsioni contenute nel citato decreto è necessario procedere alla revisione del Regolamento in oggetto per recepire le modifiche apportate alla normativa primaria". I contributi alla pre-consultazione dovranno essere inviati entro il 10 luglio nell'ambito di un percorso che è iniziato esattamente due anni fa con una delibera che ha restituito all'Italia un ruolo di pioniere nel settore, con potenziale beneficio delle nuove realtà imprenditoriali ad alto tasso di innovazione. Non sono tuttavia mancate criticità e richieste di revisione del quadro regolamentare, soprattutto per quanto attiene l'iter burocratico per chi vuole investire. [caption id="attachment_18362" align="alignright" width="300"]Source: ipdigit.eu Source: ipdigit.eu[/caption] Alla fine del marzo scorso risultavano operativi 6 portali (di cui uno operante di diritto), rispetto ai 15 autorizzati ad operare sul mercato, e pubblicate 18 offerte complessive, di cui 4 concluse con il buon esito dell’operazione, 7 chiuse senza successo e 7 ancora in corso. La cifra effettivamente sottoscritta, che costituisce una prima stima del potenziale di raccolta tramite portali on-line, ammonta a 1.307.780 di euro, pari al 49% dell’obiettivo complessivo della raccolta (calcolata sulle offerte concluse). "A fronte di un contributo non significativo al finanziamento del capitale di rischio delle start-up innovative - spiega la Consob - l’analisi multi-fattoriale porterebbe ad indicare invece la creazione di un ambiente affidabile per gli investitori. Le caratteristiche di questi ultimi sono tali da far ritenere che, in questa prima fase di attuazione della normativa, le adesioni alle offerte pubblicate sui portali on-line sia state effettuate soprattutto da soggetti già esperti del settore più che da una folla di investitori con scarse conoscenze ed esperienze". Positiva l’assenza di reclami ed esposti effettuati nei confronti dei portali, anche se, continua la Commissione, "seppure un anno e mezzo circa di operatività effettiva costituisca un termine temporale troppo breve per una compiuta valutazione sull’efficacia della regolamentazione, le evidenze del primo anno, anche raffrontate con l’operatività del crowdfunding in paesi stranieri ed in particolare nel mondo anglosassone, consentono di affermare che il fenomeno in Italia non è ancora decollato". Anche la Commissione Europea e la European Securities and Markets Authority (Esma), hanno focalizzato l’attenzione sul settore: la prima attraverso la Comunicazione “Sfruttare il potenziale del crowdfunding”, a cui ha fatto seguito la costituzione di gruppi di studio fra operatori ed esperti della materia e la pubblicazione di una Guida per le piccole medie imprese. Il Crowdfunding. Cos’è”. L’Esma a sua volta, nel dicembre 2014, ha pubblicato una Opinionper le Autorità Nazionali competenti e un Adviceper le istituzioni Europee in materia di investment-based crowdfunding(raccolta di capitale di rischio o di debito), con la finalità di realizzare una maggiore convergenza regolamentare e di vigilanza nell’Unione Europea. Un quadro che, recentemente arricchito dal lancio della versione italiana di Kickstarter, va considerato tenendo anche conto della disciplina dettata dalla direttiva 2004/65/UE (c.d. “MiFID II”), di prossimo recepimento, che prevede, per i soggetti che beneficiano dell’esenzione dall’applicazione della stessa direttiva, requisiti più stringenti di quelli attuali con riferimento, tra l’altro, alle condizioni e alle procedure di autorizzazione nonché ai requisiti organizzativi. "Da ultimo - chiosa la Consob - anche il Green Papersulla Capital Market Union pone l’attenzione al crowdfundingquale strumento che dovrebbe contribuire in modo decisivo al finanziamento dell'economia europea anche al di là delle frontiere nazionali, chiedendo se vi siano ostacoli allo sviluppo di piattaforme adeguatamente regolamentate, anche su base transfrontaliera.L’Esma, nella sua risposta alla consultazione individua il crowdfundingfra le possibili aree di regolamentazione nel settore dei mercati finanziari nei prossimi anni. La necessità di introdurre talune modifiche al regolamento costituisce dunque l’occasione, da un lato, per avviare un confronto ed un approfondimento sulle sopradescritte novità normative introdotte recentemente dal legislatore primario nonché, dall’altro lato, per condurre, più in generale, una più ampia riflessione sull’impianto regolamentare a circa due anni dalla sua entrata in vigore, raccogliendo a tal fine anche le considerazioni da parte degli operatori del settore: gestori di portali, start-upinnovative, PMI innovative, risparmiatori, investitori professionali, incubatori". "Dall’esperienza maturata in questa prima fase di applicazione della normativa di settore - conclude la Consob - è emersa la necessità di specificare alcune previsioni del Regolamento Consob. In particolare, con riferimento ai soggetti che svolgono funzioni di amministrazione in ruoli esecutivi, di direzione e di controllo nella società di gestione del portale, è sorta l’esigenza di prevedere requisiti di professionalità più rigorosi al fine di assicurare che coloro i quali abbiano svolto, per il periodo previsto, attività di amministrazione o di controllo ovvero compiti direttivi presso imprese abbiano in concreto maturato l’esperienza e le competenze necessarie per garantire il corretto ed adeguato funzionamento del sistema. Con riguardo ai soci della società di gestione del portale, è stata riscontrata la necessità di estendere la verifica dei requisiti di onorabilità, oltre che ai soggetti che esercitano il controllo, anche a quelli che detengono una partecipazione qualificata. E ciò al fine di assicurare adeguati presidi anche nelle società in cui non esistono situazioni di controllo, nemmeno di fatto. Infine, è stata ravvisata l’esigenza di introdurre una disciplina più articolata e dettagliata sulle politiche di prevenzione dei rischi di frode, anche estendendola espressamente alle frodi relative alle modalità di utilizzo e gestione dei fondi raccolti attraverso le offerte pubblicate sul portale. In quest’ultimo caso, l’obiettivo è quello in particolare di assicurare la più ampia tutela degli investitori anche nella fase successiva alla conclusione dell’offerta". 26 giugno 2015
  • Informazioni commerciali sulle imprese, il Garante privacy avvia una consultazione pubblica sullo schema di Codice di deontologia e buona condotta

    Il Garante per la protezione dei dati personali ha avviato una consultazione pubblica sullo schema di Codice di deontologia e buona condotta riguardo al trattamento dei dati personali effettuato a fini di informazione commerciale. Lo schema fissa un primo quadro di garanzie riguardo all'attività svolta da parte delle società che forniscono servizi informativi sulla solidità e solvibilità delle imprese; i soggetti che forniscono servizi di informazione commerciale, infatti, raccolgono, elaborano e analizzano dati relativi alla situazione economica, finanziaria, patrimoniale delle imprese e delle persone che rivestono incarichi al loro interno o ne risultino azionisti. "Obiettivo della consultazione - afferma il Garante - è quello di raccogliere eventuali osservazioni e proposte da parte di tutti i soggetti interessati, con particolare riferimento sia alle associazioni rappresentative delle società che raccolgono o utilizzano i dati, alle associazioni dei consumatori, agli ordini professionali, agli studiosi e agli esperti della materia, e a quanti vogliamo comunque fornire un contributo". Le proposte dovranno pervenire entro 40 giorni dalla pubblicazione dell'avviso sulla Gazzetta Ufficiale e potranno essere inviate all'Autorità per posta o alla e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. 12 marzo 2015
  • Internet of things: il Garante privacy avvia una consultazione per definire regole e tutele

    "Impianti di riscaldamento che si accendono da remoto con lo smartphone, frigoriferi che segnalano la scadenza dei cibi, sistemi di trasporto in grado di aumentare automaticamente il numero delle corse sulla base degli accessi registrati ai tornelli, orologi intelligenti che segnalano al nostro medico eventuali anomalie corporee". Sono queste alcune della applicazioni dell'Internet delle cose scelte dal Garante Privacy per dipingere un nuovo scenario che deve essere "valutato nella sua complessità" e in merito al quale occorrono "misure per assicurare agli utenti la massima trasparenza nell'uso dei loro dati personali e per tutelarli contro possibili abusi". Obiettivi che hanno spinto l'Authority ad aprire una consultazione pubblica. "La possibilità per gli oggetti di dialogare ed interagire tra loro attraverso sensori, senza l'intervento umano e mediante reti di comunicazione elettronica - chiosa il Garante - presenta indubbi vantaggi per la vita di tutti i giorni, ma anche rischi che è bene non sottovalutare. L'interconnessione di questi oggetti e sistemi, che non interessa solo smartphone e pc, ma anche dispositivi indossabili, sistemi di automazione domestica e geolocalizzazione, comporta infatti la raccolta, la registrazione e l'elaborazione di dati di utenti spesso inconsapevoli. Questi dati consentono non solo di costruire profili dettagliati delle persone, basati sui loro comportamenti, sulle loro abitudini, sui loro gusti, perfino sul loro stato di salute, ma di effettuare anche un monitoraggio particolarmente invasivo sulla loro vita privata e di mettere in atto potenziali condizionamenti della loro libertà". In particolare, l'Autorità intende "acquisire elementi sulle modalità di informazione degli utenti, anche in vista di un eventuale consenso; sulla possibilità che fin dalla fase di progettazione dei servizi e dei prodotti gli operatori coinvolti adottino soluzioni tecnologiche a garanzia della privacy degli utenti, la cosiddetta privacy by design; sul ricorso a tecniche di cifratura e anonimizzazione delle informazioni; sulla interoperabilità dei servizi; sulla adozione di strumenti di certificazione". Contributi, osservazioni, proposte da parte dei soggetti interessati dovranno pervenire al Garante entro 180 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell'avviso di avvio della consultazione, anche via posta elettronica all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Già nell'ottobre del 2014 era stato pubblicato un parere con il quale i Garanti privacy europei fornivano le indicazioni per un "approccio etico" all'Internet of things.

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  • mHealth, al via la consultazione pubblica europea. La Commissione: "Nel 2017 risparmi per 99 miliardi di euro"

    La Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica sulla mHealth, o sanità mobile, con cui sollecita proposte su come migliorare la salute e il benessere degli europei grazie all’uso di applicazioni installate su telefoni cellulari, tablet, dispositivi per il monitoraggio dei pazienti e altri apparecchi wireless, con l'obiettivo di esprimere al meglio il potenziale di una nuova area della sanità che offre tre ordini di vantaggi:
    • monitoraggio da parte del paziente e quindi maggiore autonomia e migliore prevenzione dei problemi di salute;
    • maggiore efficienza del sistema sanitario con risparmi potenzialmente considerevoli;
    • enormi opportunità per i servizi innovativi, le start-up e il promettente comparto delle app.
      Alcuni esempi di mHealth cono le app che misurano parametri vitali come la pressione del sangue, quelle che aiutano a somministrare la giusta dose di insulina a un diabetico attraverso la trasmissione di segnali di controllo alla pompa a partire da una piattaforma mobile, le app che ricordano ai pazienti di assumere un farmaco e quelle che danno consigli dietetici e per restare in forma e in buona salute. Ad oggi sono disponibili quasi 100mila app di mHealth sulle diverse piattaforme quali iTunes, Google Play, Windows Marketplace e BlackBerry World. Le 20 app gratuite più diffuse per lo sport, la forma e la salute sono già installate su 231 milioni di dispositivi in tutto il mondo. "Entro il 2017 saranno 3,4 miliardi le persone in possesso di uno smartphone - chiosa la Commissione - e la metà di loro utilizzerà app di sanità mobile. Nello stesso anno, sfruttando tutte le potenzialità offerte da questa tecnologia, si potrebbero risparmiare ben 99 miliardi di euro di spese del sistema sanitario. E col voto favorevole del Parlamento europeo sul pacchetto 'Un continente connesso' della settimana scorsa è stato fatto un passo avanti sul piano della salvaguardia dei servizi innovativi nell’UE". Questioni irrisolte Restano da affrontare questioni quali la sicurezza delle app, l’uso dei loro dati, l’assenza di interoperabilità tra le soluzioni disponibili, la scarsa conoscenza della normativa applicabile in questo campo nuovo delle app per il benessere e lo stile di vita, ad esempio le norme in materia di protezione dei dati, e infine il fatto che i soggetti interessati non sanno se le app siano dispositivi medici e debbano ottenere il marchio CE. Per questo è importante creare un clima di fiducia tra i professionisti della salute e il cittadino e aiutare le persone a fare un uso efficace dei servizi della sanità mobile. LEGGI " 'Senza banda ultralarga e mercato unico Tlc non ci sarà eHealth', il commissario Kroes sulla sanità digitale. Mentre il 'mobileHealth' viaggia verso i 17 miliardi di euro per il 2017" LEGGI "eHealth in Europa: il bilancio della Commissione. Kroes: "'Assurdo che solo 9% degli ospedali permetta accesso a cartelle online' " Le domande della consultazione Sono invitati a rispondere alla consultazione, entro il 3 luglio 2014, le associazioni di consumatori e di pazienti, gli operatori sanitari, gli ospedali e altre strutture sanitarie, le autorità pubbliche, gli sviluppatori di app, i fornitori di servizi di telecomunicazione, i produttori di dispositivi mobili, singoli individui e tutte le parti interessate. Tra le domande proposte, quelle sui requisiti di sicurezza e prestazione ai quali debbano conformarsi le app per il benessere e lo stile di vita, sulle garanzie di sicurezza da implementare per proteggere i dati sanitari scambiati nel contesto della sanità mobile e sugli strumenti e modalità con i quali promuovere lo spirito imprenditoriale in Europa nel settore della sanità mobile. L’Unione finanzia anche la ricerca nella sanità mobile. Ad esempio, i pazienti affetti da insufficienza renale potranno presto monitorare il proprio trattamento di dialisi dallo smartphone e già esistono app in grado di gestire lo stress; inoltre, un nuovo sistema mobile ha consentito al personale medico di Graz (Austria) di migliorare notevolmente il flusso di lavoro interno. “La sanità mobile permetterà di ridurre il numero di visite costose in ospedale, di coinvolgere i cittadini nella gestione della propria salute e del proprio benessere e di promuovere la prevenzione - ha dichiarato il vicepresidente e Commissaria responsabile per l’Agenda digitale Neelie Kroes - Inoltre, presenta opportunità da sogno per il fiorente comparto economico delle app e per gli imprenditori in questo campo". Personalmente - ha continuato Kroes - porto già un braccialetto al polso che misura quanto movimento faccio ogni giorno: come vedete, sono già una fan della sanità mobile. Vi invito a rispondere alla consultazione mandandoci idee e proposte che aiutino l’UE a diventare un leader mondiale in questo settore affascinante.” Tonio Borg, Commissario europeo per la Salute, ha spiegato: “La mHealth presenta forti potenzialità, perché permette ai cittadini di occuparsi in prima persona della propria salute e di restare in forma più a lungo e ai pazienti di beneficiare di cure di qualità in condizioni più confortevoli; inoltre, snellisce il lavoro degli operatori sanitari. Per questo esplorare le soluzioni offerte dalla sanità mobile può essere la strada da percorrere per arrivare a sistemi sanitari più moderni, più efficienti e più sostenibili”. Il lavoro sulla mHealth rientra nel piano di azione della Commissione sulla sanità elettronica 2012-2020, pubblicato nel 2012, riconosce i vantaggi attuali e potenziali delle app mobili per il settore sanitario, ma anche i rischi che ne possono derivare, e annuncia il Libro verde sulla mHealth. Quest'ultimo (consultabile in calce, dopo l'inforgrafica) è accompagnato da un documento di lavoro dei servizi della Commissione, volto a far conoscere ai soggetti interessati le norme unionali in materia di protezione dei dati e di dispositivi medici (aiutandoli a capire se determinate norme sono o meno applicabili alle loro app) e le direttive sulla protezione dei consumatori.

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    11 aprile 2014
  • Revisione del Copyright UE, al via la consultazione pubblica. Il Commissario Barnier: "Dobbiamo metterci al passo coi tempi"

    È stata lanciata da poche ore la consultazione pubblica per la revisione delle regole sul Copyright nell'Unione Europea. La Commissione invita gli stakeholders a inviare contributi in merito alle aree individuate dalla Comunicazione sui Contenuti del Mercato unico digitale (IP/12/1394), e dunque su territorialità nel mercato unico, armonizzazione, limitazioni ed eccezioni al diritto d'autore nell'era digitale, frammentazione del mercato del diritto d'autore europeo, e su come migliorare l'efficacia e l'efficienza dell'enforcement legittimandolo nel più ampio contesto della riforma del diritto d'autore. "La nostra politica sul copyright deve mettersi al passo con i tempi", ha affermato il Commisario per il Mercato interno e i servizi Michel Barnier contestualizzando così l'iniziativa: "La mia visione del copyright è quella di uno strumento che supporta la creatività e l'innovazione, permette l'accesso a contenuti di qualità, garantisce inclusione oltre i confini, incoraggia gli investimenti e rafforza la diversità culturale". La consultazione resterà aperta fino al 5 febbraio 2014. 6 dicembre 2013
  • Telco: il Garante Privacy avvia una consultazione pubblica sulla banca dati dei clienti morosi

    Il Garante per la protezione dei dati personali ha avviato una consultazione pubblica su uno schema di provvedimento che fissa le garanzie da rispettare per la costituenda banca dati nell'ambito dei servizi di comunicazione elettronica, il cosiddetto  Sistema informativo integrato (Sit). Il Sit potrà essere consultato dagli operatori del settore per verificare l'affidabilità dei clienti, prima di procedere alla stipula di nuovi contratti. Obiettivo della consultazione è quello di acquisire osservazioni e proposte da parte di tutti i soggetti interessati, eventualmente anche attraverso le associazioni di categoria rappresentative dei consumatori e delle società telefoniche e della tv interattiva.

    Con il provvedimento odierno l'Autorità ha fissato le regole generali alle quali dovranno attenersi i fornitori di servizi di comunicazione elettronica, che accederanno al Sit e lo alimenteranno fornendo le informazioni sugli inadempimenti, e il futuro gestore del Sit. Prima della costituzione della banca dati, operatori e gestore dovranno predisporre e sottoporre al Garante l'accordo che regola i rapporti tra le parti, e in caso di esito positivo ogni operatore dovrà inoltrare all'Autorità una specifica richiesta di verifica preliminare.

    In applicazione dell'istituto del bilanciamento di interessi, previsto dal Codice privacy, l'Autorità ha ritenuto che il trattamento dei dati contenuti nel Sit possa essere effettuato dal gestore e dai partecipanti, anche senza consenso, al solo fine di verificare le eventuali morosità del cliente e nel rispetto delle prescrizioni impartite. "Il dato relativo al mancato pagamento - assicura il Garante - sarà inserito nel Sit solo nel caso in cui, dopo tre mesi dalla cessazione del contratto, sussista una morosità superiore a 100 euro e solo dopo che l'operatore abbia avvertito il cliente dell'imminente iscrizione, ove non regolarizzi il pagamento". Nel Sistema, che dovrà essere separato, logisticamente e fisicamente da altre banche dati del gestore e protetto da elevate misure di sicurezza, potranno essere trattate solo informazioni di carattere negativo connesse ad eventuali inadempimenti del cliente verso gli operatori, con esclusione di altre finalità, quali ricerche di mercato, pubblicità e marketing. Nel Sit, inoltre, non potranno essere trattati dati  sensibili o giudiziari e non potranno essere utilizzate tecniche o sistemi automatizzati di credit scoring. "Al momento della stipula del contratto - spiega l'Autorità - il cliente dovrà essere informato, in modo chiaro e preciso, anche del trattamento dei propri dati (anagrafici, codice fiscale o partita iva, importo dovuto per singolo operatore telefonico) effettuato nell'ambito del Sit. Le regolarizzazioni dei tardivi pagamenti dovranno essere comunicate dall'operatore telefonico al Sit entro 24 ore dall'avvenuta conoscenza, e il Sit dovrà cancellare gli inadempimenti al primo aggiornamento settimanale. Le morosità non sanate, trascorsi 36 mesi dalla risoluzione del contratto, saranno cancellate automaticamente". Le osservazioni e i contributi sullo schema di provvedimento messo a punto dal Garante dovranno pervenire entro 30 giorni dalla  pubblicazione dell'avviso nella Gazzetta ufficiale all'indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. 16 aprile 2014