DIMT.IT - copyright

  • "Costretti al takedown di contenuti legittimi", e Wordpress chiede i danni

    Avrebbero richiesto la rimozione di un contenuto ritenuto in violazione di copyright quando invece, lo stesso, sarebbe stato perfettamente legittimo. È con questa motivazione che i vertici di Wordpress hanno deciso di adire le vie legali per chiedere un risarcimento ad un'organizzazione britannica. La piattaforma di blogging riceve in quantità crescente richieste all'interno del sistema di notice and takedown regolato dal Digital Millennium Copyright Act statunitense; tuttavia, non sempre le suddette richieste corrispondono a contenuti che violano realmente il diritto d'autore. Al centro della questione che ha portato ad una richiesta di 10mila dollari per danni, come riferisce TorrentFreak, è un articolo del giornalista e blogger Oliver Otham, il quale ha pubblicato il contenuto di uno scambio di email intrattenuto con l'ufficio stampa di una associazione britannica. Quest'ultima, vedendo il post di Otham, ha richiesto la rimozione dello stesso in quanto la pubblicazione non sarebbe stata autorizzata. Di avviso opposto il giornalista, il quale sostiene di essersi presentato come tale (circostanza che sottintende la potenziale pubblicità dei contenuti della comunicazione) nonché di aver ricevuto come risposta una email il cui oggetto recitava press release, comunicato stampa. In pochi giorni tuttavia una comunicazione dalla piattaforma informava Otham della necessità di rimuovere il contenuto in questione, con la possibilità di adire le vie legali per sostenere le proprie ragioni. "Sono uno studente e non ho soldi né tempo per affrontare una causa in tribunale", il rassegnato commento del giovane, che accettava a malincuore la rimozione del suo articolo. Ma a imporre un cambio di scenario sono stati gli stessi vertici della piattaforma, che hanno intrapreso una battaglia legale nel tribunale del North District della California con il semplice argomento che "Otham aveva l'autorizzazione a pubblicare in quanto si trattava di un comunicato stampa senza alcuna protezione di diritto d'autore". Per i vertici di Wordpress l'abuso del prezioso strumento di notice and takedown è da stigmatizzare in quanto fa leva sulla paura dell'intermediario di uscire dalla protezione del safe harbor propendendo sempre verso la rimozione di contenuti che spesso risultano invece legittimi. Wordpress segna dunque l'apertura di un nuovo fronte nella battaglia del copyright, mentre altre dinamiche di reazione nei confronti di alcune pratiche messe in campo dai detentori di diritti sono state già da anni innescate dagli Internet Service Provider, i quali sono impegnati in un braccio di ferro che li vede spesso rifiutarsi di fornire dati su propri utenti che altrettanto spesso vengono utilizzati per l'invio di minacciose missive. Una posizione avvalorata anche dalle diverse sentenze che negli Stati Uniti hanno stabilito come un indirizzo IP non basti ad identificare uno specifico responsabile delle violazioni. LEGGI ANCHE: "Gli Isp americani ai produttori: 'Non vi daremo i dati dei nostri utenti' " "Copyright, l'indirizzo IP non basta a incriminare il titolare dell'abbonamento per le violazioni" 17 giugno 2014
  • "Hadopi, nessuna deterrenza dal three strike". I risultati di uno sondaggio condotto sugli utenti francesi

    "La probabilità di essere individuati come fruitori di contenuti illeciti non ha alcun impatto sulla decisione di intraprendere azioni di pirateria digitale". Si legge nei risultati di uno studio condotto da quattro ricercatori dell'Università del Delaware e dell'Università di Rennes in merito ai risultati della "legge Hadopi", la norma introdotta in Francia nel 2009 e che fino a pochi mesi fa prevedeva la disconnessione per gli utenti sorpresi per tre volte a fruire di contenuti pirata. Secondo il report (in fondo la versione integrale) la disciplina del "three strike" non avrebbe in alcun modo inciso sull'intensità delle violazioni. Michael Arnold (University of Delaware), Eric Darmon (University of Rennes), Sylvain Dejean (University of La Rochelle), e Thierry Penard (University of Rennes) hanno realizzato lo studio tramite un sondaggio rivolto a 2mila utenti transalpini: "I nostri risultati indicano che non c'è alcun effetto deterrente sostanziale garantito dalla legge e che, al contrario, gli utenti più informati in merito alla sorveglianza attuata dalle autorità su reti come quelle P2P si spostano su altre piattaforme e canali non monitorati". Il 37,6% degli intervistati ha ammesso di aver fruito di download illegale, con il 22% di utilizzatori di reti P2P e il 30% di "canali alternativi". Il 16,4% di coloro che hanno messo in atto download illegali ha ricevuto un avvertimento dalla Commissione Hadopi. L'aumento delle vendite di contenuti legali nel periodo di riferimento, continua lo studio, sarebbe da attribuire non alle politiche repressive ma a quelle educative. Un giudizio severo per una norma che in quattro anni è stata pressoché smantellata dopo una lunga serie di opposizioni e incidenti di percorso. IL PERCORSO - Dopo una prima versione giudicata incostituzionale nel luglio 2009, la legge entrava in vigore nel 2010 insieme al progetto che mirava ad incentivare l''uso di piattaforme di download legali grazie a sconti del 50% per i residenti francesi tra i 12 e i 25 anni tramite accordi con le case discografiche ed un impegno economico dello Stato di circa 25 milioni di euro, la legge è finita subito nell'occhio del ciclone con l'arrivo dei primi dati: se un sondaggio pubblicato dal quotidiano La Tribune nel novembre 2010 parlava di un importante effetto deterrenza, con il 53% degli utenti transalpini pronti a dichiarare di aver rinunciato allo scaricamento illegale per paura delle nuove normative, poco prima di Natale 2010 arrivavano direttamente dalla bocca del segretario generale dell'Haute Autorité importanti statistiche: sarebbero state 100mila le email spedite fino a quel momento, con un numero giornaliero che andava dalle 550 alle 4mila missive elettroniche; dunque, media di duemila al giorno, molto meno delle diecimila fissate come obiettivo al lancio della legge. Insoddisfatti sia i rappresentanti dei detentori di diritti (che stimavano in 25mila al giorno le mail da inviare) sia il governo; entrambi proponevano così all'Hadopi di implementare un meccanismo di automazione per la spedizione delle missive, meccanismo che ne avrebbe aumentato sensibilmente il numero. Nelle stesse ore arrivavano i modesti dati sull'utilizzo delle carte prepagate che il governo aveva messo a disposizione per usufruire di quello sconto del 50% sugli acquisti legali di cui si parlava poco più su. Nel luglio 2011 nuove statistiche rendevano noto che sarebbero state 18,3 milioni le infrazioni riscontrate dalle autorità transalpine e 470mila le missive spedite, anche se nessun utente risultava ancora vittima di sanzione (né multe né disconnessioni). Alla metà gennaio 2011 iniziavano comunque ad essere spedite, questa volta a mezzo posta ordinaria, le lettere contenenti il secondo avvertimento: "il vostro accesso Internet è stato di nuovo utilizzato per commettere fatti, constatati per processo verbale, che possono costituire un'infrazione penale" Tuttavia, già mesi prima il Nouvelle Observateur riferiva che l'allora presidente Nicolas Sarkozy, pur ribadendo la necessità di una legge mirata alla repressione, avesse espresso la volontà e il bisogno di rivederla e aggiustarla in qualche parte. Alla fine di aprile 2011 il presidente francese ribadiva il concetto parlando di alcuni "errori" presenti nella normativa, posizioni tuttavia smentite  quasi subito dall'Eliseo. Un nuovo rapporto arrivava ad ottobre 2011 su tutta l'attività dell'anno precedente; da esso si evinceva come fossero stati inviati 650mila primi avvisi e 40mila secondi, mentre fossero circa sessanta gli utenti a rischio disconnessione. Si notava come alla diminuzione delle violazioni a mezzo peer to peer corrispondesse un aumento del download diretto e dello streaming di circa il 35%. Alla fine di ottobre 2011 il garante per la privacy transalpino dichiarava legittime le pratiche di investigazione e notifica della Commissione speciale, ma una pesante bocciatura all’Hadopi arrivava nell’agosto 2012 per bocca del ministro della Cultura transalpina nel nuovo governo Hollande, Aurélie Filippetti, che affermava: “Una cosa è sicura, Hadopi non è riuscita nel suo obiettivo di sviluppare una distribuzione legale dei contenuti". E annunciava una riduzione del budget per la commissione antipirateria. Nel settembre 2012, la prima “vittima” di Hadopi. Ancora, il “magro bilancio” alla fine del 2012. Nel gennaio 2013 si palesava come il passaggio per i “three strike” non fosse un obbligo di legge ma solo una possibilità per le autorità antipirateria: un giovane veniva infatti condannato a pagare una risarcimento alla federazione dei distributori cinematografici senza aver ricevuto alert in merito alla sua attività di file sharing. Nel luglio 2013 la possibilità di disconnettere gli utenti veniva definitivamente accantonata. A settembre dello scorso anno iniziava il passaggio di consegne tra la commissione Hadopi e il Consiglio superiore dell'audiovisivo transalpino.
    Aver concentrato le proprie risorse nel tentativo di dissuadere con norme severe i singoli utenti da comportamenti illegali sembra essere stato il vero vulnus della norma, una occorrenza più volte ribadita, nel nostro Paese, dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni nel percorso che ha portato all'approvazione del regolamento antipirateria licenziato lo scorso dicembre.
    Lo stesso presidente dell'Agcom, Angelo Marcello Cardani, in un'audizione di qualche giorno fa alla Camera dei Deputati ha dichiarato: "Politiche a senso unico, che guardino solo all’aspetto repressivo del fenomeno, sono destinate a fallire, come dimostra l’esperienza francese della legge Hadopì. Tale legge si è rivolta all’utente finale, mettendo in contrapposizione il consumatore rispetto al produttore, con un approccio del tutto diverso dal modello individuato dall’Agcom: il regolamento dell’Autorità, difatti, non coinvolge in alcun modo il downloading, lo streaming e il peer-to-peer".
    Foto in home page: Automation-drive.com 24 gennaio 2014
  • "Il Canada è un magnete per i siti pirata", l'attacco delle associazioni Usa. Che spingono l'Italia fuori dalla watch list dello Special 301

    "Il Canada resta la patria di alcuni dei più famosi siti Internet dedicati alla pirateria". È così che la statunitense International Intellectual Property Alliance (IIPA) punta il dito contro i vicini del Nord, accusati di non fare abbastanza contro la condivisione massiva di file protetti da copyright. L'occasione è l'invio dei suggerimenti dell'associazione all'Office of the United States Trade Representative (USTR), impegnato nella messa a punto dello Special 301 Report per il 2014, il documento nel quale vengono indicati i Paesi da tenere d'occhio in materia di protezione dei diritti di proprietà intellettuale. Il Canada, già finito nella watch list dello scorso anno, viene indicato come "magnete per i furfanti che gestiscono spazi che attraggono milioni di utenti impegnati in download illeciti di film e musica ". L'IIPA, che include veri e propri colossi dell'antipirateria come MPAA e RIAA, raccomanda così al Governo statunitense una chiara azione di pressione nei confronti delle autorità di Ottawa affinché provvedano ad una più efficace lotta alla pirateria digitale, compresi incentivi legali per gli Internet Service Provider volti a renderli maggiormente partecipi della lotta agli spazi di condivisione illecita. Italia fuori dalla watch list Se l'Ucraina viene indicata come primo Paese da monitorare, si registra un cambio di atteggiamento nei confronti dell'Italia; il nostro Paese, da anni nella watch list dei "cattivi", viene inserito insieme alla Spagna tra quelli da sottoporre ad una fase di revisione della loro posizione. Il motivo è semplice: l'imminente entrata in vigore del regolamento antipirateria messo a punto dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, i cui effetti andranno testati per decidere se togliere definitivamente l'Italia dall'elenco dei paesi che non si spendono abbastanza per la difesa del copyright. Il regolamento Agcom viene descritto in maniera dettagliata nelle raccomandazioni dell'IIPA, che si dice "favorevole ai nuovi meccanismi di cooperazione tra operatori delle telecomunicazioni e industria" volti a rendere più efficaci e sistematici quegli interventi che, fino a questo momento, erano demandati alla "buona volontà" di pochi privati. Tra Cyberlocker e San Marino  "Il livello di pirateria complessivo nel Paese, durante il 2013, è rimasto stabile - si legge nel documento relativo all'Italia - e questo nonostante le azioni intraprese a livello di polizia e giudiziario. La ragione va ricercata nel fatto che molte dinamiche illecite vengono generate su spazi che non possono essere raggiunti dalle autorità italiane, come ad esempio i cyberlocker ospitati sui server esteri e le grandi reti di P2P, anch'esse facenti riferimento a spazi al di fuori dei confini nazionali". Tra le cause dell'alto tasso di pirateria vengono menzionate anche le "inadeguate leggi antipirateria" di San Marino e l'abitudine di gran parte di aziende e professionisti all'utilizzo di software non originali. "A partire dal 2011 - sottolinea l'IIPA - il tasso di pirateria software in Italia si è avvicinato al 50%, ben oltre la media europea ed equivalente ad un giro d'affari di circa due miliardi di dollari". Decisivo, infine, il ruolo della criminalità organizzata nello smercio di materiale audio-video pirata su supporti fisici. Foto in home page: Wikimedia.org 12 febbraio 2014
  • "Italia digitale", la rivoluzione nelle parole dei protagonisti dell'incontro al Campidoglio

    di Fabrizio Ventriglia L’innovazione tecnologica ha rivoluzionato l’esecuzione delle prestazioni richieste dalla moderna società – sia nell’ambito delle attività negoziali tra privati, che nei rapporti con la Pubblica Amministrazione – agevolando la circolazione e la condivisione di informazioni, nonché dematerializzando e automatizzando titoli, documenti e processi. Nonostante sia facilmente percepibile il positivo effetto sortito dalla digitalizzazione sulla società e sull’economia, la misurazione concreta del suo impatto è un’operazione tutt’altro che semplice. Ed è proprio da tali premesse che la Young Professionals in Foreign Policy - Rome ha dedicato lo scorso 27 marzo un apposito incontro – dal titolo “Italia Digitale: Creatività, Crescita, Conoscenza” – per analizzare, insieme a giuristi, avvocati, docenti universitari e blogger, lo stato di diritto e di politica della rivoluzione socio-economica più importante della storia dell’umanità: il digitale. Il diritto d’autore nelle reti di comunicazione elettronica. Verso il Copyright 2.0? L’Italia digitale è anzitutto creativa: come illustrato dall’Avv. Marco Scialdone, Dottorando di ricerca in “Categorie giuridiche e tecnologia” all’Università Europea di Roma e redattore di Dimt – all’interno della Rete, l’utente recepisce le diverse forme di produzione culturali – quale un film, un videogame o un fumetto – per poi apporre il suo spirito creativo e critico interagendo con esse, manipolando e riutilizzando quelle stesse produzioni, generando così i “Contenuti generati dagli utenti” come i machinima, gli Anime Music Video e le fan fiction. LEGGI "Il nuovo ruolo degli utenti nella generazione di contenuti creativi" L’utente rappresenta dunque un ibrido tra la figura del mero consumer – che non si limita a fruire passivamente le opere dell’ingegno esistenti, ma le rielabora – e quella dell’ambizioso producer – condividendo, attraverso il canale della Rete, il contenuto da lui prodotto non tanto per un ritorno economico, ma per dare sfoggio della sua creatività ed alimentare la c.d. “economia della conoscenza” – divenendo così un prosumer. Tuttavia, il fenomeno degli UGC è inevitabile terreno di scontro con l’attuale disciplina autoriale. Da ultima, si rammenta la delibera 680/13/CONS mediante la quale l’Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni, come spiegato dal Prof. Maurizio Mensi, docente di “Diritto dell’informazione e della comunicazione” presso l’Università LUISS Guido Carli, ha varato la nuova disciplina in materia di diritto d’autore online. In estrema sintesi, ciascun interessato può richiedere ed ottenere dall’AgCom la rimozione di un contenuto, lesivo delle proprie privative intellettuali ed industriali, pubblicato in Rete, attraverso un procedimento di notice and take down: in caso di mancato adeguamento spontaneo alla segnalazione da parte dell’utente trasgressore, l’AgCom potrà ordinare, rivolgendosi all’Internet Service Provider, la cancellazione coatta di quello specifico elemento ovvero l’inibizione alla Rete dell’uploader del contenuto. Un provvedimento in merito al quale ha esposto una posizione decisamente contraria l’Avvocato Fulvio Sarzana di S. Ippolito, esperto in Diritto dell’Informatica e delle Telecomunicazioni e blogger per “Il Fatto Quotidiano”, il quale ha spiegato anche i motivi che hanno portato ai ricorsi che saranno presentati nei Tribunali Amministrativi Regionali finalizzati a valutare un siffatto regolamento alla luce della Costituzione, dei principi dell’Ordinamento europeo e dei diritti fondamentali dell’uomo.  L’Agenda Digitale italiana: Pubblica amministrazione digitale, banda larga, ehealth, open data e startup. Finalmente la svolta digitale? L’Italia Digitale è anche e soprattutto Crescita, individuale e dell’intero Paese. Europa 2020 è una delle strategie elaborate dalla Commissione europea finalizzata allo sfruttamento del potenziale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per favorire l’innovazione, la crescita economica e il progresso. Lo strumento utilizzato per raggiungere un risultato così ambizioso prende il nome di Agenda Digitale, che è possibile definire come quell'insieme di norme che vogliono portare il Paese nel medio-lungo periodo verso le nuove tecnologie e l'innovazione, attraverso la realizzazione di un mercato digitale unico; la promozione all’accesso ad Internet e l’aumento del tasso di alfabetizzazione digitale. Ciascuno Stato dell’Unione si è impegnato a recepirla nel proprio ordinamento, introducendo al tempo diversi principi, tra i quali l’identità digitale; l’Amministrazione digitale; la Sanità digitale; la banda larga; la fatturazione elettronica e la Giustizia digitale. L’avv. Ernesto Belisario – docente e Direttore dell’Osservatorio per l’Open Government - ha analizzato la situazione italiana: il nostro Paese, infatti, ha avviato l’attuazione dell’Agenda Digitale con ben due anni di ritardo, con il c.d. Decreto Crescita 2.0. durante il Governo Monti, per poi apporre dei correttivi con il Decreto del Fare con il Governo Letta.: soltanto 11, dei 51 previsti, sono i provvedimenti attuativi dell’Agenda Digitale europea. Per ovviare ad un simile ritardo, l’Italia ha deciso di concentrarsi su tre priorità ossia la fattura elettronica, l’anagrafe nazionale e l’identità digitale. Ma tutto ciò non è sufficiente. Per far sì che nel 2020 – naturale scadenza fissata dall’Europa – l’Italia porti dalla carta al Digitale l’Agenda è necessario, da una parte, trovare i fondi necessari per concretizzarla; dall’altra, superare tutte quelle resistenze dei burocrati i quali, all’interno della Pubblica Amministrazione, continuano a rallentare l’attuazione delle norme. L’uomo dimentica. Ma Internet soffrirà di amnesia? Il diritto all’oblio tra l’informazione, la cronaca e la critica La Conoscenza è l’ultimo potenziale dell’Italia Digitale: una conoscenza che è stata elevata alla 2.0 attraverso gli strumenti messi a disposizione dalle Reti di comunicazione elettronica: grazie ai blog, ai social network ed ai webzine, Internet consente a ciascun utente della Rete di partecipare alla elaborazione e alla successiva diffusione delle informazioni, così da utilizzarle quale fondamento per sviluppare interessanti spunti di riflessione. Tuttavia, la diffusione degli strumenti di raccolta, conservazione, elaborazione ed utilizzazione dei dati personali all’interno della Rete, espongono il cittadino digitale ad una lesione dei suoi diritti, in particolare a quello della sua riservatezza. Nel contesto così delineato, Marco Perduca, già Senatore della Repubblica Italiana ed attuale Vice Presidente del Partito Radicale Nonviolento transpartito transnazionale, ha valutato l’affermazione del cosiddetto diritto all’oblio, ossia quel diritto a che nessuno riproponga nel presente un episodio che riguarda la nostra vita passata e che ciascuno di noi vorrebbe, per le ragioni più diverse, rimanesse semplicemente affidato alla storia. Una siffatta tutela, però, si scontra con quella libertà, costituzionalmente garantita, d’informazione e dunque della diffusione delle notizie aventi pubblica rilevanza. Si è fatto riferimento ad un emblematico e recente intervento dalla Suprema Corte, la quale ha statuito che ciascun interessato può richiedere ed ottenere la cancellazione di tutte le informazioni attinenti le proprie vicende personali dagli archivi giornalistici, nel caso in cui l’interesse pubblico alla diffusione delle medesime sia scemato ovvero non sia mai venuto ad esistenza, salvo che il suddetto interessato non abbia all’uopo acconsentito espressamente. Un siffatto diritto, però, trova il suo limite nel diritto di cronaca soltanto quando sussista un interesse effettivo ed attuale alla diffusione delle vicende personali trascorse dell’interessato ossia che quanto accaduto di recente trovi un collegamento diretto con quelle stesse vicende, rinnovandone l’attualità. In estrema sintesi, dunque, il diritto all’oblio sussisterebbe nei casi in cui, bilanciando gli interessi della collettività ad essere informati con quelli del singolo a non essere leso nella propria identità personale, prevalgano la necessità, la non eccedenza, la proporzionalità e la pertinenza dell’informazione. Il suddetto tema ha, pertanto, importanti risvolti giuridici ma anche sociologici. E’ bene però precisare che il diritto all’oblio si scontra con quello che viene definito un “diritto alla storia” ossia quello di raccontare. In effetti, l’attuale momento storico dovrà essere raccontato anche alle future generazioni: è perciò necessario preservare ogni attimo della nostra esistenza in quanto influente nel panorama storico in modo tale che sarà così agevole poter ripercorrere la nostra storia, con tutte le sue accezioni, sia positive che negative. Si dovrà dunque trovare un punto di contemperamento tra il diritto del singolo, classificato come diritto alla privacy o all'identità personale, il diritto della collettività che è diritto all'informazione in senso generico – nella misura in cui si tratti di informazione rilevante – e, infine, il diritto alla storia in senso più specifico. Considerazioni conclusive: l’Italia è pronta al digitale? Le riflessioni, percezioni, suggestioni ed impressioni esternate dagli ospiti presenti sull’Italia Digitale sono state le vere protagoniste dell’incontro: la digitalizzazione è una forza trasformatrice per tutti i settori, eppure le riforme destinate a promuovere un siffatto fenomeno sono state attuate soltanto parzialmente o comunque non sono state implementate in maniera ottimale. Dinanzi ad una siffatta situazione, non si possono che riporre i propri auspici e speranze nelle mani di una regia competente ed indipendente, che finalmente scopra e valorizzi l’informatizzazione nelle se variabili culturali ed economiche: soltanto in questo modo sarà finalmente possibile sfruttare la tecnologia, creare efficienza, stimolare la competizione ed alimentare l’innovazione in Italia. Non solo quella Digitale. 4 aprile 2014
  • "Le libertà economiche in Internet: competition, net neutrality e copyright", il libro di Fabio Dell'Aversana

    via MediaLaws L’avvento delle comunicazioni telematiche ha modificato importanti aspetti della nostra vita, individuale e collettiva, e ha sollecitato la riflessione del giurista, resa urgente in alcuni casi dalla rapidità e pervasività dei cambiamenti registrati. Quest’affermazione ben descrive l’evoluzione di Internet, tecnologia che, nel corso degli ultimi anni, ha rivoluzionato il tradizionale approccio allo studio dei mezzi di comunicazione: temi classi, dunque, stimolano riflessioni nuove che, però, non possono mai contraddire i principi fondamentali del nostro ordinamento. [caption id="attachment_11618" align="alignright" width="200"]Fabio Dell’Aversana, "Le libertà economiche in Internet: competition, net neutrality e copyright", Roma, Aracne editrice, giugno 2014, pp. 296, ISBN: 978-88-548-7479-4.  Il volume è pubblicato nell’ambito della collana Diritto e Policy dei Nuovi Media diretta dai proff. Oreste Pollicino e Giovanni Maria Riccio Fabio Dell’Aversana, "Le libertà economiche in Internet: competition, net neutrality e copyright", Roma, Aracne editrice, giugno 2014, pp. 296, ISBN: 978-88-548-7479-4.
    Il volume è pubblicato nell’ambito della collana Diritto e Policy dei Nuovi Media diretta dai proff. Oreste Pollicino e Giovanni Maria Riccio[/caption] Il lavoro, dunque, cerca di rispondere ad alcuni interrogativi: può l’impiego delle nuove tecnologie alterare il regime giuridico previsto in Costituzione per la tutela delle libertà economiche? Esistono degli obblighi aggiuntivi rispetto a quelli tradizionalmente catalogati nell’ambito del c.d. statuto generale dell’imprenditore quando l’iniziativa economica è esercitata in Internet? E, dunque, è utile introdurre una lex specialis che sia applicabile alle sole società operanti sul world wide web? L’Autore analizza le questioni appena poste ripercorrendo il dibattito riguardante tre attualissime questioni: competition online, network neutrality e tutela del copyright in Internet. In particolare, il primo capitolo è incentrato sulla ricostruzione della disciplina antitrust applicabile alle imprese operanti nella web economy. La soluzione proposta esclude la configurazione di una zona franca per gli operatori economici, nella misura in cui suggerisce di regolare Internet tenendo ben presente la ratio giustificatrice del diritto della concorrenza; inoltre, essa consente all’Autore di sviluppare – in una prospettiva de jure condendo – una più ampia riflessione sulle categorie generali del diritto antitrust. I capitoli centrali del lavoro sono dedicati al delicato tema della neutralità della rete. Tutta la ricostruzione ruota attorno ai seguenti interrogativi: cui prodest una rete a più velocità, che consenta ai grandi operatori economici di discriminare gli utenti e i content provider in ragione di valutazioni economiche? Negare la neutralità della rete conduce, forse, a una sorta di contradictio in adjecto rispetto alle finalità perseguite con lo sviluppo di Internet? Infine, nell’ultimo capitolo, si affrontano i problemi posti dalla tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica. Dopo aver ricostruito i principali problemi tecnici connessi alla diffusione telematica delle opere di ingegno, l’Autore conclude sostenendo l’inopportunità e illegittimità di un sistema normativo che, in virtù di sanzioni meramente repressive, sia fonte di (irragionevoli) compressioni delle libertà fondamentali interessate dal tema. Lo studio delle libertà economiche stimola anche riflessioni di più ampio respiro su tematiche riguardanti altre branche del diritto. Per esempio, in tutto il lavoro vi sono ampi riferimenti alle competenze delle Autorità Amministrative Indipendenti: in più occasioni, infatti, l’Autore si preoccupa di analizzare quale sia il ruolo da attribuire a queste ultime con riguardo alle tematiche sopra ricordate. La soluzione ai relativi problemi è sempre data in virtù di un approccio multidisciplinare: Internet, infatti, pone questioni rilevanti sia per il diritto pubblico che per il diritto dei privati e non sono rari i casi in cui il medesimo fatto richieda l’analisi congiunta di studiosi di discipline diverse. Le tematiche trattate consentono all’Autore di concludere affermando che è compito del giurista – e, in particolare, del costituzionalista – trovare le regole giuste per Internet, il cui contenuto non potrà ignorare le tante peculiarità – in primis: tecniche – della rete. L'Autore Fabio Dell’Aversana ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in diritto pubblico e costituzionale presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Nel 2010, presso la medesima Università, ha conseguito con la votazione di 110 e lode la laurea magistrale in giurisprudenza, discutendo la tesi in istituzioni di diritto privato. Contemporaneamente agli studi giuridici, ha completato la propria formazione presso il Conservatorio di Musica di Napoli “San Pietro a Majella” conseguendo, cum laude, i diplomi accademici di primo e secondo livello in pianoforte. È autore di una monografia e di vari saggi: Le libertà economiche in Internet: competition, net neutrality e copyright, Roma, 2014 (il volume è pubblicato nella collana Diritto e Policy dei Nuovi Media diretta dai proff. Oreste Pollicino e Giovanni Maria Riccio); Il minore: autore dei contratti telematici, in A. Ciancio – G. De Minico – G. Demuro – F. Donati – M. Villone (a cura di), Nuovi mezzi di comunicazione e identità: omologazione o diversità?, Roma, 2012 (pubblicato anche in G. De Minico (a cura di), Nuovi media e minori, Roma, 2012); Nota alla Segnalazione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sulle recenti proposte di legge in materia di concorrenza e liberalizzazioni, in Osservatorio sulle fonti, 2012, 1; L’actio finium regundorum tra le Autorità Amministrative Indipendenti nella repressione delle pratiche commerciali scorrette: la posizione del Consiglio di Stato, in Forum di Quaderni Costituzionali, 2012; Il “regime patrimoniale” della famiglia di fatto, in Vita notarile, 2012, 2; Segregazione patrimoniale e famiglia di fatto, in Gazzetta forense, 2012, 3. Dal giugno 2011 collabora con la rivista Osservatorio sulle fonti, diretta dal prof. Paolo Caretti: in particolare, segue le attività normative dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e dell’Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici di Lavori, Servizi e Forniture. È docente di diritto e legislazione dello spettacolo presso vari Conservatori di Musica e cultore della materia presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. 19 ottobre 2014
  • "Proprietà Intellettuale e Antitrust: conflitto o sinergia?". In occasione dell'avvio della seconda edizione del Master di II livello in "Diritto della Concorrenza e dell'Innovazione" organizzato dall'Università LUISS Guido Carli e dall'Università Europea di Roma

    La tutela della Proprietà intellettuale e la disciplina Antitrust sono due aspetti del mercato destinati a confliggere o c'è una strada che permetta loro di entrare in una proficua sinergia? È questa la domanda al centro del convegno che il 26 marzo 2014 avrà luogo presso l'Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato (AGCM) in piazza Verdi, 9, a Roma. L'evento, organizzato in occasione dell'avvio della seconda edizione del Master di II livello in "Diritto della Concorrenza e dell'Innovazione" organizzato dall'Università LUISS Guido Carli e dall'Università Europea di Roma, sarà dunque l'occasione per approfondire, con l'aiuto di autorevoli accademici ed esperti del settore, le dinamiche con le quali evolvono e si sovrappongono due aspetti centrali nell'economia dell'informazione. A fare gli onori di casa sarà il Presidente dell'Agcm Giovanni Pitruzzella, il quale sarà seguito nell'introduzione ai lavori dal Professor Gustavo Ghidini, Professore presso la Luiss Guido Carli. La prima tematica a finire sotto la lente sarà la "Questione in tema di marchi", al centro degli interventi del Professor Giovanni Cavani (Università di Modena e Reggio Emilia), della Dott.ssa Anna Argentati, funzionario dell'AGCM, e del Professor Gianni Capuzzi (LUISS). Subito dopo sarà la volta della "Questione in tema di copyright", aspetto che sarà analizzato nelle relazioni della Professoressa Valeria Falce (Università Europea), del Dott. Antonio Buttà (AGCM) e del Professor Francesco Graziadei (LUISS). La "Questione in tema di brevetti" vedrà invece protagonisti gli interventi della Professoressa Emanuela Arezzo (Università di Teramo), del Dott. Luca Arnaudo (AGCM) e del Professor Andrea Stazi (Università Europea). Le conclusioni saranno affidate al Professor Gustavo Olivieri (LUISS). La partecipazione al convegno è libera e gratuita previa gentile conferma tramite l'indirizzo email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

    Locandina 26 marzo 2014

  • "Web e legalità: il futuro del diritto d'autore"

    Tavola Rotonda

    10 aprile 2014

    Roma

    L'appuntamento è organizzato dall'Osservatorio Web e Legalità, con la collaborazione della LUISS, e sarà il primo di una serie di incontri aventi ad oggetto la tutela dei diritti lesi attraverso Internet. L'Osservatorio nasce per affermare l'importanza della legalità nel web e si propone di svolgere un monitoraggio costante dell'evoluzione tecnica, normativa e giurisprudenziale, anche attraverso il proprio portale web.

    Per partecipare all'evento è necessario confermare la propria presenza al seguente indirizzo e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

    programma_10_aprile

  • “The new frontiers of innovation between copyright and patent” - Rome, October 29, 2014

    Biblioteca Nazionale Centrale di Roma Viale Castro Pretorio 105 Sala conferenze 29 October 2014 - 9.00 a.m.

    The General Direction for Library Heritage, Cultural Institutes and Copyright, of the Italian Ministry for Cultural heritage, Activities and Tourism, through the Service III Copyright and supervision over SIAE and the European University of Rome, part of the activities of CREDA (Research Center of Excellence for copyright law), organized, on the occasion of Italian Presidency of the Council of the European Union, have organized a Convention wich name is "The new frontiers of innovation between copyright and patent". The Convention will be held on October 29, 2014 at the National Central Library of Rome at 9.00 a.m., as a part of the Research Project of National Interest "The legal regulation of the Information and Communication Technologies (ICT) as a tool for strengthening of inclusive, innovative and safe society”. The conference will be attended by Minister of Heritage and Culture and Tourism Dario Franceschini. Is also attended the participation of the President of AGCOM, Angelo Marcello Cardani, the Vice President of Italian Data Protection Authority, Augusta Iannini, as well as several professors from Italian and foreign universities. The debate shall be attended by representatives of WIPO, EPO and the European Commission - DG Connect, as well as representatives from the worlds of politics and representatives of the industry. In the afternoon, the research curated by G. Olivieri, V. Falce, E. Arezzo "Metes and bounds of innovation in biotechnology” (Quaderni di giurisprudenza commerciale, Giuffré 2014), will be presented to the audience. The convention aims to explore the new frontiers of innovation with specific reference to the limits and safeguards placed by the copyright and patent. In particular, the focus will be on the one hand, the challenges of the digital economy, and for another, it will be analyzed the evolution of patent law in the context of biotechnology innovation. The conference will be an opportunity for a deeper discussion between scholars and business and between science and society. The conference is coordinated by Professor Alberto Gambino - PRIN National Coordinator, and the scientific direction is entrusted to the Steering Committee of CREDA (Research Center of Excellence for copyright law) composed by Professors Valeria Falce and Andrea Stazi (European University) and Dr. Maria Concetta Cassata and Lucia Marchi (MIBACT). Since 2012 the Research Center of Excellence for Copyright Law (CREDA) promotes many activities related to the development of a better knowledge of intellectual property, innovation and information technology rights, biotechnology, electronic communications and audiovisual media, right of information and information technology, online rights and liabilities, consumer protection and trade practices, antitrust policy and regulation of network industries. The participation to the Convention is free and will grant 8 credits to the members of the bar, according to the professional education program, and is in process the accreditation for 7 credits Accountants and Accounting Experts Continuing Education.
  • A lezione di Copyright negli asili della California

    I rappresentanti dei detentori di diritti e cinque provider a stelle e strisce impegnati nella messa a punto di corsi rivolti ai bambini. In parallelo al regime dei “Six strikes” in capo agli Isp  “Bambini, quella 'c' con il cerchietto intorno stampata sui libri che avete in mano significa 'copyright'”. Potrebbe iniziare così la prima delle lezioni sul diritto d'autore che il Center for Copyright Information si appresta a tenere negli asili della California. Il CCI è un organismo che coordina le attività antipirateria dei maggiori rappresentanti dei detentori di diritti a stelle e strisce, in particolare la Recording Industry Association of America (RIAA) e la Motion Picture Association of America (MPAA). "Abbiamo sviluppato un nuovo programma di studi del copyright che è in fase di sperimentazione nel corso di questo anno accademico in California", ha spiegato il direttore esecutivo Jill Lesser durante un'audizione presso la sottocommissione Giustizia della Congresso americano. La Lesser ha parlato di una serie di strategie che serviranno al CCI per allargare il suo raggio d'azione oltre il regime degli alert inviati in sei diversi step ai responsabili di presunte infrazioni del copyright dagli Isp e la cui efficacia, vista la recente introduzione, è ancora difficile da valutare. E così, prendendo anche spunto dalla difficoltà con la quale spesso l'utente medio si rapporta con la disciplina del copyright, arriva questo programma rivolto ai cittadini più piccoli; grazie alla collaborazione della California School Libraries Association e di iKeepSafe, è stato messo a punto il kit “Essere un creatore”.Schermata 2013-09-19 a 12.09.45 Il programma, tuttavia, sconta già lo scetticismo della Electronic Frontier Foundation (EFF): "Sulla base di quanto abbiamo visto finora – dichiarano rappresentanti della EFF - potrà fare ben poco per aiutare i ragazzi a capire l'equilibrio del copyright". Tornando al “Six strikes”, invece, il nuovo regime ha iniziato il suo percorso nel luglio del 2011, quando RIAA ed MPAA hanno stretto  l'accordo con i principali ISP statunitensi per far sì che gli utenti sorpresi a scaricare file illegalmente venissero avvertiti con avvisi che iniziano con un ammonimento, proseguono con notifiche “educative” (come la promozione di strade legali per l'acquisizione di materiale) ed in caso di recidività arrivano al rallentamento del traffico, al blocco di contenuti e alla disattivazione del numero di un abbonato. Insomma, il “three strikes” che riporta la memoria alla francese Hadopi diventava un six strikes gestito dai privati, anche se in principio non erano previste disconnessioni (tale pratica rischierebbe di far uscire i provider dall'ombrello protettivo riservato agli intermediari dal DMCA), ma solo la messa a punto di “ostacoli” nella vita virtuale degli utenti. Ovviamente, polemiche e proteste non sono mancate  e di sicuro non mancheranno. È nell'aprile 2012 che è entrato in scena  il Center for Copyright Information per la gestione dell'implementazione di questo sistema antipirateria. Tra il gennaio e il febbraio 2013 Verizon era pronto  a fare il primo passo. Qualche settimana fa, tuttavia, il cambio di scenario è stato imposto dall'AT&T, che si è detta disponibile a disconnettere gli utenti che arriveranno al sesto “strike”.
  • Accesso al web per le opere orfane

    di Giuseppina Napoli Nell’era del Web 2.0 i contenuti, di qualsiasi genere, sono per lo più fruibili nella loro versione digitale, divenendo così disponibili per un ori delle opere dell'ingegno più ampio numero di soggetti, diversamente che se rimanessero solo su carta stampata, materiale soggetto a deterioramento col passare del tempo. Non tutte le opere, sia che si tratti di opere letterarie, scientifiche o di contenuti musicali o cinematografici, sono però “digitalizzabili”, poiché di alcune di esse mancano o sono difficilmente rintracciabili gli autori. Quest’ultimi diventano fondamentali, laddove senza la loro autorizzazione diviene impossibile digitalizzare l’opera e permetterne la diffusione sul Web: mancando l’autore di un’opera manca infatti il titolare dei diritti connessi alla stessa. Tali opere, dette appunto “orfane”, rappresentano un immenso patrimonio che certamente se non adeguatamente tutelato, tramite strumenti che escludano il loro illegittimo utilizzo, andrebbe perduto. Nella primavera dello scorso anno, proprio alla luce delle considerazioni fatte ed inquadrata nell’ambito degli obiettivi dell’agenda digitale europea, veniva presentata alla Commissione Europea una proposta di Direttiva sull’utilizzo delle opere orfane, applicabile alle opere tutelate dalla legislazione sul diritto d’autore  di tutti Stati membri. Seguito l’iter per l’approvazione, la Proposta emendata e discussa, è divenuta definitiva confluendo nel testo della Direttiva 2012/28/UE, pubblicato in GU il 27 ottobre scorso. La Direttiva de qua si propone l’obiettivo di determinare condizioni e limiti entro cui gli Stati membri potranno muoversi, nel recepimento della normativa comunitaria, concedendo l’utilizzo e la messa a disposizione delle opere orfane appartenenti al patrimonio comune, ossia tutte le opere presenti in biblioteche, archivi, musei ed emittenti di servizio pubblico. La Direttiva specifica che, laddove dopo una “ricerca diligente” non si riesca a rintracciare l’autore dell’opera, quest’ultima venga considerata orfana in tutti i paesi degli Stati membri, fatta salva la possibilità dell’autore, titolare dei diritti sull’opera stessa, di interrompere in qualsiasi momento lo status di opera orfana, riscuotendo la remunerazione ad esso spettante. Il considerando n. 5 della Direttiva stessa da atto di un principio, che può essere considerato il fondamento propulsore dei lavori che hanno condotto a tale Direttiva nonché il principio teleologico cui è informata la disciplina dell’attuale tutela del diritto d’autore tout court; si legge infatti che il “diritto d’autore è il fondamento economico dell’industria creativa, dato che stimola l’innovazione, la creazione, gli investimenti e la produzione. La digitalizzazione e la diffusione di massa delle opere sono pertanto un mezzo per tutelare il patrimonio culturale europeo. Il diritto d’autore è uno strumento importante per garantire che il settore creativo sia remunerato per il proprio lavoro”. Non rimane che attendere come gli Stati Membri, entro due anni, recepiranno e modelleranno le regole e i principi contenuti nella Direttiva, all’interno dei rispettivi ordinamenti nazionali.
  • Accesso all'informazione e alla conoscenza, le sfide del diritto d'autore nel libro curato dalla Prof.ssa Dana Beldiman - abstract del contributo “Synergetic Interaction Between Intellectual Property and Consumer Protection: A Pragmatic Proposal to Rebala

    "Access to information and knowledge: 21st century challenges in intellectual property and knowledge governance", a cura della docente della Bucerius Law School di Amburgo e della University of California,  contiene tra gli altri il contributo ”Synergetic Interaction Between Intellectual Property and Consumer Protection: A Pragmatic Proposal to Rebalance Incentives and Access” di Andrea Stazi (Università Europea di Roma) e Maximiliano Marzetti (FLACSO): scarica l'abstract  [caption id="attachment_4077" align="alignright" width="188"]Pubblicato nel dicembre 2013  Pagine: 328 Hardback: 978 1 78347 047 1  ebook ISBN: 978 1 78347 048 8 Pubblicato nel dicembre 2013
    Pagine: 328
    Hardback: 978 1 78347 047 1
    ebook ISBN: 978 1 78347 048 8[/caption] "Un libro importante, che riunisce i maggiori studiosi provenienti dall'Europa e dagli Stati Uniti per esplorare la sfida dell'accesso nell'ambito delle leggi sul diritto d'autore. Il dibattito viene riformulato concentrandosi sul ruolo critico che riveste l'eccesso tempestivo alle informazioni nei sistemi economici basati sull'innovazione. Vale la pena leggerlo". Così Michael W. Carroll della American University Washington College of Law descrive "Access to information and knowledge: 21st century challenges in intellectual property and knowledge governance", volume curato dalla Professoressa Dana Beldiman, docente presso la Bucerius Law School di Amburgo e press l'Hastings College of Law della University of California. Nelle nuove economie della conoscenza è necessaria una massiccia circolazione di informazioni per stimolare l'innovazione, una dinamica che spesso genera punti di frizione con le leggi sul diritto d'autore. In questo contesto, pensatori di spicco nel panorama della protezione della proprietà intellettuale esplorano le caratteristiche di quella che, nel 21esimo secolo, si pone come "sfida dell'accesso", elemento che si pone all'interno della cornice generata dalla tensione tra l'interesse per il libero fluire delle informazioni e la frammentazione della conoscenza creata da legislazioni stringenti in materia di proprietà intellettuale. In alcune aree questa tensione sembra risolversi in un cambiamento delle leggi nella direzione di una maggiore apertura, sia a causa di nuovi modelli di business, sia per il miglioramento degli strumenti legali o delle interpretazioni delle leggi esistenti in un'ottica di maggiore apertura. I capitoli del libro esplorano le sfide incontrate da questo processo di "apertura" da prospettive diverse, tra le quali: • apertura dell'accesso ai dati della pubblica amministrazione e della ricerca scientifica • aumento dell'uso delle licenze • rimodulazione dei contorni delle leggi sulla proprietà intellettuale individuale • inclusione di nuovi stakeholders nel dibattito sulla proprietà intellettuale • spostamento delle sfide sui flussi delle informazioni in un'arena internazionale Identificando alcune delle sfide centrali relative alla proprietà intellettuale e al suo percorso di adattamento al modello di conoscenza richiesto dai nuovi sistemi economici, questo libro fornisce una lettura illuminante per accademici, politici e avvocati che si occupano di leggi in materia di proprietà intellettuale e di circolazione della conoscenza. Nel volume è contenuto tra gli altri il contributo "Synergetic Interaction Between Intellectual Property and Consumer Protection: A Pragmatic Proposal to Rebalance Incentives and Access", di Andrea Stazi (Università Europea di Roma) e Maximiliano Marzetti (FLACSO). Di seguito l'abstract e il sommario.

    Abstract

    The paper analyzes in historical perspective the law & economics of intellectual property. The impact of the “digital revolution” appears in fact analogous to that of Gutenberg’s press more than five centuries ago. The reaction of most industrial sectors negatively affected by the new technology is to block or difficult enabling legal change. Public choice scholarship explains the recent trend of strengthening intellectual property, and the limits to use digital content. The paper explores an alternative strategy to gain in efficiency and social welfare, by pushing a new balanced framework of intellectual property and consumer protection.

    Contents

    1. Intellectual property and technological evolution.
    2. Succinct economic analysis of intellectual property.
    3. IP in the digital environment and consumer interests.
    4. Law & economics of consumer protection.
    5. Public choice, interest groups and IP law.
    6. Pragmatic proposal: a consumer protection framework for IP.
    16 dicembre 2013
  • Agcom approva regolamento antipirateria: il testo integrale. Il Prof. Gambino: "Bene enforcement, ma attenzione a rispettare ruolo AG"

    Di seguito il testo integrale del regolamento antipirateria appena approvato dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni: "Il sistema di enforcement antipirateria disegnato dall'Agcom ha un indubbio valore per il contrasto della massiva violazione del diritto d'autore online". Così il Professor Alberto Gambino, giurista già presidente del Comitato consultivo per il diritto d’autore e direttore scientifico della Rivista Diritto Mercato Tecnologia, in merito al regolamento antipirateria varato dall'Agcom. "Una compiuta riforma delle norme sul diritto d'autore - prosegue Gambino - arriverebbe con tempistiche incompatibili con l'emergenza che vive l'industria culturale anche a causa dei fenomeni di pirateria sui nuovi media, ai quali si prevede di porre fine mediante strumenti di rapido intervento mediante modalità di sicuro compatibili col rispetto di alcune garanzie fondamentali e in linea con le deleghe assegnate all'Agcom. Si tratta di un enforcement che definirei mite". "È chiaro - ammonisce - che il ruolo del'Authority è confinato all'interno di precise limitazioni, su tutte l'eventuale adizione all'Autorità Giudiziaria dei soggetti coinvolti dalle procedure. L'Agcom - conclude Gambino - ha inoltre incluso positivi richiami all'educazione alla legalità e alla promozione dell'offerta legale, preparandosi a formare precedenti giurisprudenziali e una vera cultura giuridica sul tema e assumendo così anche un’importante funzione deflattiva del carico di lavoro dell'Autorità Giudiziaria". 12 dicembre 2013
  • Agcom e diritto d’autore, Gambino: "Biennio bianco su copyright reclama attivismo Authority"

    Il giurista a margine del convegno alla Camera dei Deputati "Libertà fondamentali sul Web": "Lo scopo che l’Autorità attribuisce al proprio intervento è quello di fornire uno strumento di rapido intervento rispetto ai fenomeni massivi di violazioni del diritto d’autore online" "Un protagonismo dell'Agcom nell'enforcement antipirateria è oggi il male minore in quanto ci troviamo davanti a due anni in cui non si potrà adeguare la normativa sul copyright alle nuove tecnologie, divenute sempre più invasive e sofisticate”. Così il Professor Alberto Gambino, giurista già presidente del Comitato consultivo per il diritto d’autore e direttore della Rivista "Diritto Mercato e Tecnologia" a margine del convegno alla Camera dei Deputati “Libertà fondamentali sul Web”. “Lo scopo che l’Autorità attribuisce al proprio intervento - prosegue Gambino - è quello di fornire uno strumento di rapido intervento rispetto ai fenomeni massivi di violazioni del diritto d’autore online, prefiggendosi l’obiettivo di ricondurre la cosiddetta pirateria digitale ad un livello fisiologico. Si tratta di un’attività oggi necessaria – aggiunge il giurista -  in quanto il legislatore italiano, principale depositario della competenza in materia, per sua stessa ammissione attraverso le parole del sottosegretario ai Beni e alle Attività culturali Simonetta Giordani, ha sostanzialmente ammesso che nuovi interventi sul diritto d'autore nel web dovranno attendere il processo di revisione europeo delle normative sul copyright, che avverrà non prima dei prossimi due anni”. “In questo ‘biennio bianco’ – conclude il Professor Gambino -  non è dunque accettabile un depotenziamento del ruolo in materia dell’Agcom , che, seppur con competenze a macchia di leopardo, svolge funzioni di vigilanza del rispetto della legge sul diritto d’autore anche sul web”. 22 novembre 2013
  • Agcom, operativo il regolamento per la tutela del diritto d’autore online. Posteraro: "Un modello per i procedimenti della Pa. Nessuna minaccia alla libertà del Web"

    Entra in vigore oggi il regolamento per la tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica approvato dal Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) lo scorso 12 dicembre. Le modalità applicative del regolamento, che promuove l’offerta legale di contenuti digitali e definisce le procedure di enforcement nel caso di violazioni commesse in rete o sui mezzi radiotelevisivi, sono state presentate lo scorso giovedì agli addetti ai lavori nell’ambito di un seminario organizzato presso la sede di Roma dell’Authority. Per l’invio delle istanze e la loro gestione è stata predisposta un’area dedicata accessibile dal sito Web dell’Autorità o direttamente dall’indirizzo www.ddaonline.it. Il sistema, messo a punto in partnership con la Fondazione Ugo Bordoni, prevede una procedura specifica che sarà interamente telematica, in linea con quanto stabilito dal Codice dell’Amministrazione digitale. Per assistere e guidare chi voglia segnalare all’Autorità presunte violazioni e avviare così l’iter previsto dal regolamento, sono disponibili online un manuale d’uso e una guida alla compilazione del webform. Del regolamento si è discusso anche nella puntata del 30 marzo di “Presi per il Web“, trasmissione di Radio Radicale condotta da Marco PerducaMarco Scialdone e Fulvio Sarzana con la collaborazione di Marco Ciaffone e Sara Sbaffi. [caption id="attachment_5318" align="alignright" width="300"]Ascolta il podcast della puntata del 30 marzo 2014 Ascolta il podcast della puntata del 30 marzo 2014[/caption] Ospiti dell'appuntamento Francesco Posteraro, Commissario Agcom e relatore del provvedimento, Fabio del Giudice, Direttore generale di Confindustria Italia, Carlo Blengino, Avvocato e Membro di NEXA Italia, Paolo Marzano, presidente del Comitato Consultivo sul diritto d'autore, Guido Scorza, blogger, giurista e giornalista, e Arturo Di Corinto, giornalista del quotidiano la Repubblica. "Un web form da compilare - ha affermato Posteraro - per una procedura che si svolge tutta online e che per questo può rappresentare un modello al quale ispirare altre iniziative della Pubblica Amministrazione". "Agcom - ha spiegato il Commissario - aveva già, leggi alla mano, il potere di emanare ordini nei confronti dei provider; il regolamento serve a regolare un'attività comunque legittima e a dare agli attori in gioco le dovute garanzie. Abbiamo messo in campo una procedura il cui l'interlocutore è il provider, ma nella quale diamo spazio a tutte le parti, inviando una segnalazione dell'avvio del procedimento anche all'uploader, al titolare delle pagine e al gestore del sito, raro caso di procedimento amministrativo in cui si dà spazio anche a parti che non sono oggetto del procedimento stesso. E comunque gli utenti finali non sono interessati da queste misure. C'è chi parla di minacce alla libertà del Web, ma è come affermare che il reato di calunnia possa rappresentare una minaccia alla libertà di informazione". "È chiaro - ha concluso Posteraro - che l'Agcom farà giurisprudenza. Il mio auspicio è quello di ritrovarci tra un anno qui a ringraziare chi, anche con le sue critiche, ci avrà dato modo di approfondire l'interpretazione dei provvedimenti. Ed è chiaro anche che noi agiamo diversi livelli sotto il Parlamento: qualora si decidesse di modificare le leggi sulle quali si basa la nostra azione le nostre iniziative regolamentari decadrebbero". LEGGI "Il Professor Alberto Gambino: 'Bene l'enforcement,ma attenzione a rispettare il ruolo dell'Autorità Giudiziaria'" ASCOLTA "Il Professor Alberto Gambino: 'Agcom guidi rilancio dell'autoregolazione per la tutela del diritto d'autore online. Anche perché Regolamento attuale non considera opere 'native' digitali' " Qui sotto il testo integrale del regolamento. 31 marzo 2014
  • AIDA 2013: IP e diritto della concorrenza nella UE

    Università degli studi Pavia

    XXII incontro di Diritto Industriale

    IP e diritto della concorrenza nella UE

    13 - 14 settembre 2013 Aula Volta dell’Università Strada Nuova, 65 - Pavia

    Venerdì 13 settembre 2013 ore 14.30 saluti delle autorità presiede Mario Libertini, professore ordinario all’Università di Roma La Sapienza relazioni di Giovanni Battista Ramello Professore associato all’Università degli Studi del Piemonte Orientale Diritti di proprietà intellettuale e stuttura di mercato Giuseppe Rossi Professore associato all’Università IULM di Milano Il tema nella storia del diritto USA antitrust Alberto Maria Gambino Professore ordinario dell’Università Europea di Roma L’emersione progressiva degli users Mario Libertini Professore ordinario all’Università di Roma La Sapienza Funzioni e ancoraggi apicali della proprietà intellettuale Philipp Fabbio Professore associato all’Università Mediterranea di Reggio Calabria Funzioni e ancoraggi apicali del diritto antitrust Alberto Toffoletto Professore ordinario all’Università degli Studi di Milano Luca Toffoletti, ricercatore alla medesima università I rapporti tra IPRs e antitrust (funzioni, ancoraggi, bilanciamenti) Sabato 14 settembre 2013 ore 9.30 presiede Luigi Carlo Ubertazzi, professore ordinario all’Università di Pavia relazioni di Carlo Felice Giampaolino Professore ordinario all’Università Roma Tor Vergata Misuse degli IPRs Luca Nivarra Professore ordinario all’Università di Palermo Anticommons e standard normativi Massimiliano Granieri Professore associato all’Università di Foggia Soluzioni contrattuali agli anticommons (pooling, collecting, standards) Marco Ricolfi Professore ordinario all’Università di Torino I dibattiti sull’opportunità: struttura degli IPRs e concorrenza Craig Allen Nard Professor of Case Western Reserve University I dibattiti sull’opportunità: utilizzazioni libere e concorrenza Segreteria Organizzativa CM s.r.l. tel. 02/833991, fax 02/83399200 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Ampliare l'accesso ai beni di pubblico dominio: la ricetta argentina di Maximiliano Marzetti

    [caption id="attachment_3940" align="alignright" width="216"]Pubblicato: novembre 2013 Pagine: 94 ISBN: 978-987-1891-81-8 Pubblicato: novembre 2013
    Pagine: 94
    ISBN: 978-987-1891-81-8[/caption] Come si possono bilanciare le tutele per la proprietà intellettuale e una nuova stagione di apertura dell'accesso a beni di pubblico dominio? Una risposta prova a fornirla Maximiliano Marzetti, professore del Programma in Diritto e Beni Pubblici e della Maestria Propiedad Intelectual presso la sede argentina della Facoltà Latinomericana di Scienze Sociali (FLACSO), il quale ha rcentemente pubblicato un libro intitolato "Proposte per ampliare l'accesso ai beni pubblici in Argentina, stabilendo il necessario equilibrio tra diritti di proprietà intellettuale e dominio pubblico", edito dal Comitato Latinoamericano di Scienze Sociali (CLACSO) di Buenos Aires. L'autore, che è anche membro fondatore dell'Associazione Professionisti Italiani Argentina (PIA), parte dal presupposto che l'attuale quadro della proprietà intellettuale, nato agli albori della rivoluzione industriale, non sia più adatto alla società della conoscenza globale. Questo genera uno scontro tra
    "un regime di scarsità artificiale e un'abbondanza digitale. È tempo di ristabilire il perduto equilibrio tra mezzi (monopoli legali) e fini (bene comune) che sia allineato ai tempi e alle tecnologie digitali".
    Il libro analizza così il sistema di norme che regola il diritto d'autore in Argentina dal punto di vista dell'analisi economica del diritto, con l'obiettivo di dimostrare come il regime del diritto d'autore in vigore nel Paese latinoamericano sia uno dei più restrittivi al mondo. In esso infatti sono contemplate soltanto poche e circoscritte eccezioni e limitazioni ex lege, mentre non esiste l'equivalente della dottrina anglossassone del fair use; al contrario, si sovrappone un sistema di domaine publique payantin cui lo Stato si sostituisce all'autore nella gestione dei diritti patrimoniali dopo che le opere sono entrate nel dominio pubblico. Per espandere l'accesso ai beni pubblici, senza togliere i necessari e giusti incentivi ai creatori, il Professor Marzetti propone  riforme normative alla legislazione vigente con un intervento in tre aree: a) espansione delle eccezioni e limitazioni al diritto d'autore; b) regolamentazione di un meccanismo che consenta l'utilizzo delle opere orfane, in particolare per biblioteche e archivi; c) l'abrogazione del domaine publique payant, istituzione considerata inutile e inefficiente in quanto assimilabile ad una specie di ingiustificata pedaggio da pagare per l'accesso alla cultura. Il libro è disponibile gratuitamente in formato elettronico: 10 dicembre 2013
  • Anno III - Numero 4 - Ottobre/Dicembre 2013

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    Con contributi di

    Lorenzo Delli Priscoli, Valeria Falce, Gustavo Ghidini, Daniela Messina,

    Maria Cecilia Paglietti, Giuseppe Pennisi e Marco Scialdone

    Sommario

    Cultura, industria e proprietà intellettuale 

    Il ruolo degli utenti nella generazione dei contenuti creativi di Marco Scialdone

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    Mercato, concorrenza e regolazione 

    Trade Secret Protection in the Innovation Union. From the Italian approach to the UE solution di Valeria Falce

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    Appraisal Parameters, Selection Criteria and Regulations for Long-Term Investment in Europe: Issues and Possible Solutions di Giuseppe Pennisi

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    Pratiche commerciali e tutela dei consumatori

    Beauty rules: la responsabilità per la circolazione giuridica dei cosmetici alla luce del Reg. 1223/2009 di Maria Cecilia Paglietti

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    Comunicazioni elettroniche, audiovisivo e garanzie

    Il pluralismo radiotelevisivo nel panorama della convergenza tecnologica: il caso della Web TV e delle Over-the-Top TV di Daniela Messina

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    Diritti della persona e responsabilità in rete 

    Internet e il diritto alla riservatezza dei dati personali contenuti in atti parlamentari di Lorenzo Delli Priscoli

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    Rubrica “Diverso Avviso” a cura di Gustavo Ghidini

    Proprietà Intellettuale: per una prospettiva sistematica

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  • Antipirateria, copyright alert anche nel Regno Unito

    Creative Content Uk. È questo il nome scelto dal governo del Regno Unito per la partnership varata pochi giorni fa tra Internet Service Provider d'oltre Manica e industria dell'intrattenimento. L'iniziativa mira sostanzialmente a combattere la pirateria online puntando sulla sensibilizzazione all'uso legale con due modalità; la prima è una "campagna multimediale" che nella primavera del 2015 vedrà tutti gli attori in gioco, con un co-finanziamento del governo di 3,5 milioni di sterline, impegnati a "creare un più ampio apprezzamento nei confronti del valore e dei benefici che derivano dai contenuti d'intrattenimento e dal copyright". La seconda è invece basata su copyright alert in base ai quali gli abbonati ai provider britannici riceveranno un avviso quando tramite il loro account verranno messe in atto violazioni di diritto d'autore. Le missive saranno accompagnate dall'indicazione di spazi nei quali fruire di materiale legale. Un'iniziativa che ricalca dunque quella messa in atto negli Stati Uniti con il Copyright Alert System (CAS), il sistema introdotto nel luglio 2011 dal Center for Copyright Information (CCI) e ribattezzato six strikes, con riferimento al three strikes francese che, governato dalla commissione HADOPI, in terra transalpina non ha avuto fortuna nella parte relativa alle disconnessioni coatte per i pirati e che in queste ore mira invece a riabilitarsi proprio fornendo numeri sulla presunta efficacia delle lettere in chiave di sensibilizzazione all'uso legale e all'abbandono delle piattaforme sulle quale circola materiale in violazione delle norme sul diritto d'autore. Tornando in terra d'Albione, soci fondatori di Creative Content Uk sono Motion Picture Association (MPA), BPI (British Music Industry registrato) e le quattro principali fornitori di servizi Internet BT, Sky Broadband, TalkTalk e Virgin Media. Il programma diventa così un altro pezzo della strategia antipirateria che nel Regno Unito avanza parallelamente alla discussione sull’approvazione del Digital Ecnomy Act (Dea), una riforma della disciplina sulla tutela dei diritti d'autore il cui cammino è iniziato con l’approvazione della cura Mandelson nell’aprile del 2010 ma che da allora è rimasta impantanata. Negli ultimi mesi sono invece più volte finite sotto i riflettori le azioni della London Police Intellectual Property Crime Unit (Pipcu), cellula istituita all’interno del corpo di polizia di Londra alla fine del 2012 e diventata operativa all’inizio del settembre scorso. A poche settimane dall'avvio delle sue attività, gli agenti della Pipcu, dopo aver inviato degli avvertimenti ai titolari di siti sospettati di ospitare contenuti in violazione di copyright, e di fronte al mancato adeguamento al contenuto delle comunicazioni, avevano anche provveduto a contattare direttamente i registrar. A seguito della pioggia di sospensioni dei domini, tuttavia, dal rifiuto arrivato dal registar canadese EasyDNS, i cui vertici hanno risposto alla missiva invitando la polizia del Regno unito a servirsi di un mandato giudiziario prima di inviare determinate richieste, è scaturito un ricorso e una bocciatura per le stesse richieste da parte del National Aribtration Forum. Un plauso al più generale lavoro svolto dalla Unit di Londra è arrivato invece lo scorso aprile da Mike Weatherley, deputato conservatore nominato nel settembre 2013 advisor sulla proprietà intellettuale del premier David Cameron; in quella sede Weatherley tracciava la linea delle azioni antipirateria incentrate sul follow the money. LEGGIAntipirateria, l’appello della polizia di Londra agli inserzionisti: “Non finanziate certi siti”. Intanto crescono le violazioni da mobile” “Pirateria in Uk, l’advisor di Cameron: “Il bastone nei confronti degli Internet Service Provider che agevolano l’illegalità” "Usa, giudice ordina a Comcast di consegnare ai detentori di diritti le informazioni sugli avvisi antipirateria inviati ad un utente. Continua il braccio di ferro sulle identità degli abbonati" Immagine in home page: Yogiblog.com 21 luglio 2014
  • Antipirateria, dalla polizia di Londra nuove lettere ai registar: "Riconsiderate il rapporto con chi infrange la legge"

    La London Police Intellectual Property Crime Unit (Pipcu) non sembra essersi scoraggiata di fronte alla bocciatura con la quale il National Arbitration Forum, nel gennaio scorso, ha accolto un ricorso presentato dal registar canadese EasyDNS in merito ad una richiesta ricevuta dalla cellula istituita all’interno del corpo di polizia di Londra alla fine del 2012 e diventata operativa all’inizio del settembre scorso. In sostanza, la Pipcu aveva chiesto, in una modalità insolita, direttamente ai registar di oscurare una serie di domini legati a spazi in cui venivano scambiati illecitamente contenuti tutelati da diritto d'autore, incassando solo in cinque casi l'assenso dei provider. EasyDNS non si era limitato ad ignorare le richieste ma aveva risposto alla missiva con l'invito agli agenti londinesi a servirsi di un manato giudiziario per certe richieste, prima del ricorso di cui sopra. Tuttavia, sul suo blog ufficiale il provider canadese ha diffuso nelle scorse ore il contenuto di un'ulteriore email ricevuta dall'unità antipirateria. In essa si informa il registar che "la ricezione di questa email serve come avviso che il dominio di cui sopra, gestito da EasyDNS TECHNOLOGIES, INC 28/03/2014 viene utilizzato per facilitare attività criminali" e gli si chiede di in sostanza di riconsiderare "il rapporto commerciale in corso con i proprietari/acquirenti del dominio per evitare eventuali future accuse di agevolare deliberatamente il movimento di fondi criminali". Pipcu2Una formula che viene definita "volutamente vaga" dal CEO Mark Jeftovic, il quale afferma: "Penso che questa volta l'intento non sia il takedown del dominio in questione ma la creazione di un 'caso' che permetta in futuro di affermare che, con la mera ricezione di questa email, siamo diventati consapevoli dell'attività criminale svolta attraverso quel dominio e che noi la staremmo quindi facilitando. Un'accusa alla quale potremmo trovarci di fronte nel caso in cui non dovessimo oscurare il dominio". Uno scenario che tuttavia non basta a smuovere Jeftovic dalle sue posizioni, con la sua azienda che ribadisce la richiesta di "un giusto processo" prima di prendere eventuali provvedimenti e rilancia considerando la lettera come "potenzialmente diffamatoria". La stretta in materia di antipirateria nel Regno Unito ha subito un'autentica escalation nell'anno passato e avanza parallelamente all'attesa per l’approvazione del Digital Ecnomy Act (Dea); poche settimane fa è stato inaugurato Creative Content Uk, partnership varata tra Internet Service Provider d’oltre Manica e industria dell’intrattenimento che prevede una campagna mediatica di sensibilizzazione affiancata all'invio di copyright alert in base ai quali gli abbonati ai provider britannici riceveranno un avviso quando tramite il loro account verranno messe in atto violazioni di diritto d’autore. Le missive saranno accompagnate dall’indicazione di spazi nei quali fruire di materiale legale. Un’iniziativa che ricalca dunque quella messa in atto negli Stati Uniti con il Copyright Alert System (CAS), il sistema introdotto nel luglio 2011 dal Center for Copyright Information (CCI) e ribattezzato six strikes  in riferimento alla poco fortunata esperienza dell'HADOPI francese; il programma statunitense, stando a quanto riferisce TorrentFreak, è in procinto di raddoppiare la sua portata. LEGGI Antipirateria, copyright alert anche nel Regno Unito Antipirateria, l’appello della polizia di Londra agli inserzionisti: “Non finanziate certi siti”. Intanto crescono le violazioni da mobile Pirateria in Uk, l’advisor di Cameron: “Il bastone nei confronti degli Internet Service Provider che agevolano l’illegalità Usa, giudice ordina a Comcast di consegnare ai detentori di diritti le informazioni sugli avvisi antipirateria inviati ad un utente. Continua il braccio di ferro sulle identità degli abbonati 1 settembre 2014
  • Antipirateria, oscurato DdlStorage. Fpm e Fimi: "Per la prima volta in Italia svelata relazione criminale tra portali pirata e cyberlocker di riferimento"

    La Guardia di Finanza di Cagliari, nell'ambito dell'operazione Italian black out, condotta dal nucleo di polizia tributaria del capoluogo sardo in collaborazione con il nucleo speciale Frodi tecnologiche di Roma, ha inibito l’accesso dall’Italia al portale “Ddlstorage”, attraverso l’oscuramento del sito www.ddlstorage.com, piattaforma che, a detta degli inquirenti, consentiva illecitamente l’accesso a milioni di opere protette da diritto d’autore, tra cui tracce musicali, film e opere cinematografiche, serie tv sky, videogiochi e prodotti editoriali. Il cyberlocker era amministrato nel nostro Paese e composto da oltre 120 server che hanno trovato luogo inizialmente su internet service provider in Francia, per poi spostarsi su spazi olandesi gestiti da un noto fornitore di servizi della rete. La migrazione è avvenuta congiuntamente ad una “cessione” del servizio “Ddlstorage” ad una società lussemburghese, anche se il cyberlocker continuava a essere gestito da dominus italiani. Oltre ai 5 gestori del sito, sono stati individuati e denunciati dal nucleo speciale Frodi tecnologiche della Guardia di Finanza e dal nucleo di Polizia tributaria cagliaritano 20 ulteriori responsabili, tecnicamente definiti uploader, nei cui confronti sono state eseguite perquisizioni, ispezioni informatiche e sequestri su tutto il territorio nazionale. L’operazione, attivata con il blocco degli accessi agli indirizzi a livello IP e DNS, ha avuto come scopo principale quello di aggredire le condotte illecite finalizzate alla violazione in materia di diritti d’autore anche quando "si cerca di mascherare tali atteggiamenti delittuosi dietro una parvenza di legalità con la costituzione di società ad hoc". Si tratta, infatti, della prima operazione nella quale è stato possibile provare il legame diretto tra un sito vetrina già sequestrato e il cyberlocker di riferimento. "Dopo l’inibizione del sito Ddlhits, effettuata lo scorso anno - si legge in una nota delle fiamme gialle - gli investigatori si sono concentrati proprio sul veicolo tecnologico confermando i collegamenti con la società madre che aveva addirittura creato un vero e proprio sodalizio criminoso: grazie a questo sistema i gestori del sito cercavano di fidelizzare i propri utenti dietro compenso coinvolgendoli così nell’illecito affare. Ad una parte degli uploaders, infatti, venivano corrisposte somme proporzionate al numero di download ottenuto dall’illecita messa a disposizione di materiale tutelato, fino a raggiungere diverse decine di migliaia di euro l’anno". "Tale operazione - spiega ancora la Guardia di Finanza - ha inferto per la prima volta a livello internazionale un duro colpo al primo anello della catena della pirateria creando un autentico black out che ha riguardato l’intero sistema caratterizzato dall’immissione in rete (uploaders), dalla promozione (www.ddlhits.com) e dalla distribuzione (www.ddlstorage.com) di opere tutelate, dietro la parvenza legale di una società commerciale (Ddl technologies srl di Udine). Solo per dare il senso dell’importanza dell’indagine e per avere un parametro di riferimento, basti dire che la famosa operazione svolta dall'Fbi nei confronti del noto caso Megaupload e Megavideo, si è limitata solamente all’oscuramento dei cyberlocker utilizzati per la distribuzione del materiale tutelato". Il cyberlocker sarebbe stato capace di generare un illecito giro d’affari di oltre 1 milione e 300mila euro in poco più di un anno di attività, tramite la vendita di abbonamenti premium da parte degli utenti fruitori. Il sistema così sviluppato avrebbe generato 460 milioni download illegali di file protetti dal diritto d’autore. Sono inoltre sotto la lente degli investigatori gli introiti derivanti da contratti pubblicitari, il follow the money oggetto di un recente memorandum of understanding siglato da IAB Italia (Interactive Advertising Bureau), FPM (Federazione contro la Pirateria Musicale e Multimediale) e FAPAV (Federazione per la Tutela dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali). La stessa FPM, in un comunicato congiunto con la FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana), accoglie "con entusiasmo" il risultato dell'operazione. "Dei tantissimi utenti presenti sulla piattaforma - si legge nel comunicato - circa il 97% era dedita alla fruizione delle opere caricate mentre solo il 3% gestiva il caricamento dei file, proprio come nella disposizione di un’offerta ben precisa verso un pubblico ampio. Di questo 3%, inoltre, lo 0,2% riceveva un compenso relativo al successo del materiale caricato: più il materiale veniva scaricato e fruito più alto poteva essere l’incentivo monetario, che è arrivato a toccare somme di 40mila euro. Lo sviluppo di uno spazio apparentemente finalizzato ad uno scambio legale di file può celare, come in questo caso, una rete ben costruita per consentire agli utenti di accedere e fruire illegalmente di opere protette da copyright tramite degli abbonamenti a pagamento". “È fondamentale -  ha commentato Enzo Mazza, CeO FIMI - comprendere come la gestione di attività criminali di questo genere abbia un rilevante impatto sul mercato e sull’offerta legale in rete. Non si può parlare di attività di fruizione marginale in casi così sofisticati, in cui l’obiettivo diventa lo sviluppo di un mercato parallelo molto lucrativo”. Luca Vespignani, Segretario Generale FPM, ha aggiunto: “Ci troviamo di fronte ad un’importante operazione per la lotta all’antipirateria italiana: per la prima volta in Italia si attesta in modo inequivocabile il legame diretto fra cyberlocker e siti pirata. Indagare e comprendere l’organizzazione di queste strutture è determinante per poter ostacolare la pirateria e i fenomeni criminali che accoglie”. 4 luglio 2014