DIMT.IT - culturale

  • "Metodo Italia": patrimonio culturale, sviluppo e occupazione dei giovani. Giornata di studio all'Università Europea di Roma

    Il Centro Studi Heritage e Territorio dell'Università Europea di Roma promuove per mercoledì 21 maggio 2014 una giornata di studio che  ha come tema la definizione di un “metodo Italia” per lo sviluppo basato sul patrimonio culturale. Ha l'obiettivo di comunicare e consolidare le esperienze positive di valorizzazione del territorio già realizzate seguendo una strategia di intervento, che si è definita negli anni in una interrelazione attiva con le diversificate realtà italiane. Università, Fondazioni, Enti territoriali, Associazioni e privati si pongono come soggetti attivi per lo sviluppo italiano, considerato nella sua complessa specificità, nella prospettiva europea. La giornata sarà articolata in due momenti: al mattino una conferenza stampa alle ore 11:00, a Roma, presso la sede dell'Associazione Stampa Estera in Italia, Via dell'Umiltà, 83/C, e nel pomeriggio una tavola rotonda all’Università Europea di Roma (via degli Aldobrandeschi 190) sul tema “Patrimonio culturale, sviluppo e occupazione dei giovani”. Nella conferenza stampa della mattina, oltre al Rettore dell’Università Europea di Roma, Padre Luca Maria Gallizia LC, interverranno il Presidente dell’Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa, Giuseppe Guzzetti,  il presidente dell’Associazione Stampa Estera, Albert van Aalderen e il direttore del Centro Studi Heritage e Territorio dell'Università Europea di Roma, Renata Salvarani. LEGGI "Tecnologie digitali e valorizzazione del territorio: intervista a Renata Salvarani" Nel pomeriggio i lavori inizieranno alle 15:00 all’Università Europea di Roma, via degli Aldobrandeschi 190, con le testimonianze di direttori di musei, soprintendenti, imprenditori, operatori della valorizzazione. L'Università Europea di Roma si pone come luogo di raccordo delle diverse realtà che operano intorno al patrimonio culturale. Esprime una visione dei beni culturali e del territorio basata sulla conoscenza e sulla ricerca, e valorizza i giovani come risorsa del presente e del futuro, mettendoli in contatto con le eccellenze del nostro Paese. Interverranno, fra gli altri, il sottosegretario al Ministero per i Beni Culturali e Turismo Ilaria Borletti Buitoni, il direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci, il direttore dell’Ufficio Nazionale CEI per i Beni culturali ecclesiastici Mons. Stefano Russo, le presidenti dell'Associazione Nazionale Guide Turistiche e di Federagit Confesercenti Guide, Marcella Bagnasco e Francesca Duimich. In questa occasione saranno presentati i risultati dei progetti di ricerca che l’Università Europea ha realizzato negli ultimi anni, in collaborazione con diversi soggetti proprio nella prospettiva della valorizzazione territoriale, dell’imprenditorialità e dell’occupazione giovanile. A chiusura della tavola rotonda sarà presentato il Corso di Alta Formazione per Guide turistiche dell’Università Europea di Roma, che si inserisce proprio all’interno di questo percorso realizzato intorno al patrimonio culturale. Il Corso inizierà nel prossimo settembre con la collaborazione di Associazione Nazionale Guide Turistiche (ANGT) e Federagit- Confesercenti Guide Turistiche, MIBACT, Provincia e Comune di Roma, Regione Lazio, Società Geografica Italiana, Musei Vaticani, Associazione Musei Ecclesiastici Italiani, Italia Nostra, Museo Territoriale di Bolsena, Musei Storici dell'Esercito, Rome Guide Centre del Comune di Roma Capitale, Italia Nostra Roma, Cei-Ufficio Nazionale Beni Ecclesiastici, Museo della Canapa della Valnerina, FAI, FAI Giovani, Zetema Progetto Cultura Srl, Agensir, Associazione Stampa Estera in Italia. 20 maggio 2014
  • "Patrimonio culturale digitale. Tra conoscenza e valorizzazione" - Roma

    In un convegno promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internet si approfondiranno, con l'aiuto di giuristi, esponenti delle istituzioni e delle associazioni, le problematiche e i quesiti aperti sul tema della gestione di documenti e informazioni nel settore pubblico L’esigenza della massima divulgazione della conoscenza e della migliore valorizzazione del patrimonio materiale e digitale di proprietà pubblica comporta l’individuazione di un sistema di licenze d’uso che assicuri il bilanciamento tra i principi di riutilizzo dei dati pubblici e la disciplina in materia di diritto d’autore e di tutela dei dati personali. Questi temi saranno al centro del convegno "Patrimonio culturale digitale: tra conoscenza e valorizzazione", previsto a Roma il 2 luglio 2015. L'evento, che sarà ospitato presso Palazzo Sant'Andrea (Via del Quirinale, 30), è promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internetnell'ambito del Progetto Scientifico PRIN “Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione come strumento di abbattimento delle barriere economiche, sociali e culturali”. Il quadro normativo europeo nel quale si inseriscono i lavori si compone della direttiva 2003/98/CE in materia di Public Sector Information (PSI), recentemente modificata dalla direttiva 2013/37/UE, che ne estende gli ambiti alle risorse digitali di Archivi, Biblioteche e Musei, in corso di recepimento da parte del nostro ordinamento e, in ambito nazionale, del Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs 82/2005), come modificato dall’articolo 9 del decreto legge n. 179/2012, cd. Decreto Crescita 2.0, convertito con legge n. 221/2012, che ha sancito il principio dell’Open Data by default. Locandina 2 luglio 2015 Dopo l'apertura affidata a Marina Giannetto (Sovrintendente dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica), l'introduzione di Alberto M. Gambino (Presidente dell’Accademia e Ordinario di Diritto privato nell'Università Europea di Roma) e le relazioni di Gustavo Ghidini (Università degli Studi di Milano, Università LUISS Guido Carli), Giuseppe Piperata (Associato di Diritto amministrativo presso l'IUAV di Venezia) e Antonia Pasqua Recchia (Segretario Generale presso il Ministero dei Beni e della Attività culturali e del Turismo). Le conclusioni saranno curate da Angelo Rughetti, Sottosegretario per la Semplificazione e Pubblica Amministrazione. Sarà così la volta di una tavola rotonda moderata dal giornalista de Il Sole 24 Ore Antonello Cherchi e animata dagli interventi di Valentina Grippo (Accademia Italiana del Codice di Internet), Roberta Guizzi (Servizio Giuridico dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), Flavia Piccoli Nardelli (Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati), Marco Pierani (Altroconsumo), Riccardo Pozzo (Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche), Eugenio Prosperetti (Tavolo Permanente per l’Innovazione e l’Agenda Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri), Roberto Rampi (Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati) e Ferdinando Tozzi (Comitato consultivo Permanente per il Diritto d’Autore). A concludere Silvia Costa, presidente della Commissione Cultura dell'Unione Europea. È stato richiesto l’accredito per la formazione continua degli Avvocati e dei Commercialisti.

    La partecipazione è libera fino ad esaurimento posti.

    È necessario accreditarsi entro e non oltre il 25 giugno 2015 inviando una email con nome, cognome, luogo e data di nascita all'indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

  • "Patrimonio culturale digitale. Tra conoscenza e valorizzazione" - Roma, 2 luglio 2015

    In un convegno promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internet si approfondiranno, con l'aiuto di giuristi, esponenti delle istituzioni e delle associazioni, le problematiche e i quesiti aperti sul tema della gestione di documenti e informazioni nel settore pubblico L’esigenza della massima divulgazione della conoscenza e della migliore valorizzazione del patrimonio materiale e digitale di proprietà pubblica comporta l’individuazione di un sistema di licenze d’uso che assicuri il bilanciamento tra i principi di riutilizzo dei dati pubblici e la disciplina in materia di diritto d’autore e di tutela dei dati personali. Questi temi saranno al centro del convegno "Patrimonio culturale digitale: tra conoscenza e valorizzazione", previsto a Roma il 2 luglio 2015. L'evento, che sarà ospitato presso Palazzo Sant'Andrea (Via del Quirinale, 30), è promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internetnell'ambito del Progetto Scientifico PRIN “Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione come strumento di abbattimento delle barriere economiche, sociali e culturali”. Il quadro normativo europeo nel quale si inseriscono i lavori si compone della direttiva 2003/98/CE in materia di Public Sector Information (PSI), recentemente modificata dalla direttiva 2013/37/UE, che ne estende gli ambiti alle risorse digitali di Archivi, Biblioteche e Musei, in corso di recepimento da parte del nostro ordinamento e, in ambito nazionale, del Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs 82/2005), come modificato dall’articolo 9 del decreto legge n. 179/2012, cd. Decreto Crescita 2.0, convertito con legge n. 221/2012, che ha sancito il principio dell’Open Data by default. Locandina 2 luglio 2015 Dopo l'apertura affidata a Marina Giannetto (Sovrintendente dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica), l'introduzione di Alberto M. Gambino (Presidente dell’Accademia e Ordinario di Diritto privato nell'Università Europea di Roma) e le relazioni di Gustavo Ghidini (Università degli Studi di Milano, Università LUISS Guido Carli), Giuseppe Piperata (Associato di Diritto amministrativo presso l'IUAV di Venezia) e Antonia Pasqua Recchia (Segretario Generale presso il Ministero dei Beni e della Attività culturali e del Turismo). Le conclusioni saranno curate da Angelo Rughetti, Sottosegretario per la Semplificazione e Pubblica Amministrazione. Sarà così la volta di una tavola rotonda moderata dal giornalista de Il Sole 24 Ore Antonello Cherchi e animata dagli interventi di Valentina Grippo (Accademia Italiana del Codice di Internet), Roberta Guizzi (Servizio Giuridico dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), Flavia Piccoli Nardelli (Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati), Marco Pierani (Altroconsumo), Riccardo Pozzo (Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche), Eugenio Prosperetti (Tavolo Permanente per l’Innovazione e l’Agenda Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri), Roberto Rampi (Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati) e Ferdinando Tozzi (Comitato consultivo Permanente per il Diritto d’Autore). A concludere Silvia Costa, presidente della Commissione Cultura dell'Unione Europea. È stato richiesto l’accredito per la formazione continua degli Avvocati e dei Commercialisti.

    La partecipazione è libera fino ad esaurimento posti.

    È necessario accreditarsi entro e non oltre il 25 giugno 2015 inviando una email con nome, cognome, luogo e data di nascita all'indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

  • "Patrimonio culturale digitale. Tra conoscenza e valorizzazione", a Roma il 2 luglio

    In un convegno promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internet si approfondiranno, con l'aiuto di giuristi, esponenti delle istituzioni e delle associazioni, le problematiche e i quesiti aperti sul tema della gestione di documenti e informazioni nel settore pubblico L’esigenza della massima divulgazione della conoscenza e della migliore valorizzazione del patrimonio materiale e digitale di proprietà pubblica comporta l’individuazione di un sistema di licenze d’uso che assicuri il bilanciamento tra i principi di riutilizzo dei dati pubblici e la disciplina in materia di diritto d’autore e di tutela dei dati personali. Questi temi saranno al centro del convegno "Patrimonio culturale digitale: tra conoscenza e valorizzazione", previsto a Roma il 2 luglio 2015. L'evento, che sarà ospitato presso Palazzo Sant'Andrea (Via del Quirinale, 30), è promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internetnell'ambito del Progetto Scientifico PRIN “Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione come strumento di abbattimento delle barriere economiche, sociali e culturali”. Il quadro normativo europeo nel quale si inseriscono i lavori si compone della direttiva 2003/98/CE in materia di Public Sector Information (PSI), recentemente modificata dalla direttiva 2013/37/UE, che ne estende gli ambiti alle risorse digitali di Archivi, Biblioteche e Musei, in corso di recepimento da parte del nostro ordinamento e, in ambito nazionale, del Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs 82/2005), come modificato dall’articolo 9 del decreto legge n. 179/2012, cd. Decreto Crescita 2.0, convertito con legge n. 221/2012, che ha sancito il principio dell’Open Data by default. Locandina 2 luglio 2015 Dopo l'apertura affidata a Marina Giannetto (Sovrintendente dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica), l'introduzione di Alberto M. Gambino (Presidente dell’Accademia e Ordinario di Diritto privato nell'Università Europea di Roma) e le relazioni di Gustavo Ghidini (Università degli Studi di Milano, Università LUISS Guido Carli), Giuseppe Piperata (Associato di Diritto amministrativo presso l'IUAV di Venezia) e Antonia Pasqua Recchia (Segretario Generale presso il Ministero dei Beni e della Attività culturali e del Turismo). Le conclusioni saranno curate da Angelo Rughetti, Sottosegretario per la Semplificazione e Pubblica Amministrazione. Sarà così la volta di una tavola rotonda moderata dal giornalista de Il Sole 24 Ore Antonello Cherchi e animata dagli interventi di Valentina Grippo (Accademia Italiana del Codice di Internet), Roberta Guizzi (Servizio Giuridico dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), Andrea Marcucci (Commissione Istruzione pubblica, beni culturali del Senato), Flavia Piccoli Nardelli (Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati), Marco Pierani (Altroconsumo), Riccardo Pozzo (Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche), Eugenio Prosperetti (Tavolo Permanente per l’Innovazione e l’Agenda Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri), Roberto Rampi (Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati) e Ferdinando Tozzi (Comitato consultivo Permanente per il Diritto d’Autore). A concludere Silvia Costa, presidente della Commissione Cultura dell'Unione Europea. È stato richiesto l’accredito per la formazione continua degli Avvocati e dei Commercialisti.

    La partecipazione è libera fino ad esaurimento posti.

    È necessario accreditarsi entro e non oltre il 25 giugno 2015 inviando una email con nome, cognome, luogo e data di nascita all'indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

  • "Patrimonio culturale digitale. Tra conoscenza e valorizzazione", report, audio e video del convegno del 2 luglio

    Nel corso dell'evento promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internet sono state approfondite, con la partecipazione di esponenti delle istituzioni e giuristi, opportunità e criticità della Direttiva  2013/37/UE, all’esame del Parlamento, sul libero accesso e il riutilizzo dei dati in possesso di Pubblica Amministrazione, biblioteche, musei e archivi. "È nostra intenzione costituire un Osservatorio che abbia come compito il monitoraggio della  digitalizzazione del patrimonio informativo e culturale in possesso della Pubblica Amministrazione”. Così il Prof. Alberto Gambino, presidente dell'Accademia Italiana del Codice di Internet ,nel corso del convegno “Patrimonio Culturale Digitale: tra conoscenza e valorizzazione”, evento che ha avuto luogo nella mattina del 2 luglio, a Roma, con la partecipazione di giuristi, esponenti delle istituzioni pubbliche, membri del governo e del parlamento.

    Guarda i video del convegno

    "Sarà un Osservatorio aperto - ha spiegato Gambino - che naturalmente dialogherà con chi già istituzionalmente si occupa della materia, e che non sarà composto solo di giuristi ma punterà a riunire tutti i saperi umanistici per rappresentare un intreccio di competenze orientate a verificare che davvero questa stella polare dell'open access, ma anche del non detrimento delle risorse delle nostre amministrazioni, possa trovare una realizzazione bilanciata” [audio]. Prima sessione Al centro dei lavori proprio la ricerca di un giusto punto di equilibrio tra l’obiettivo della massima diffusione e delle possibilità di riutilizzo dei dati pubblici e la tutela del patrimonio culturale di musei, biblioteche, archivi in possesso di amministrazioni e istituzioni pubbliche. Opera delicata ma che ha il carattere della massima urgenza, quella che attende il legislatore, chiamato a recepire la direttiva 2013/37/UE (la scadenza per la sua adozione è il prossimo 18 luglio e la discussione è al momento ferma in Commissione Affari Esteri e Comunitari del Senato) che, nel quadro della iniziative dell’Agenda digitale europea, impone agli enti pubblici di rendere fruibili tutte le informazioni in loro possesso e il loro reimpiego a fini commerciali o non commerciali. Una vera rivoluzione, che richiede una riflessione imprescindibile da parte del legislatore anche in considerazione della farraginosità di un sistema normativo stratificatosi nel corso degli anni e della specificità dell’Italia, titolare del patrimonio culturale più diffuso in Europa.

    Leggi il position paper dell'Accademia Italiana del Codice di Internet

    CoppolaUna riflessione che si intreccia con le molte proposte che si stanno susseguendo in materia di Open Data e di trasparenza delle informazioni delle quali è titolare la PA. Ultima in ordine di tempo quella oggetto dell’inserimento nel Ddl di riforma della Pubblica Amministrazione di un emendamento in materia di Freedom of Information Act a firma degli onorevoli del Pd Anna Ascani e Paolo Coppola; quest'ultimo è intervenuto durante i lavori sottolineando il valore dell'opera di disclosure che si va componendo nel panorama legislativo nazionale e comunitario. Far sì che il recepimento della direttiva e il rafforzamento degli obblighi in capo agli enti pubblici in materia di accesso alle informazioni, anche attraverso licenze che ne consentano il riutilizzo a fini commerciali da parte di privati, non pregiudichino la tutela del patrimonio culturale, complice uno sfruttamento indiscriminato dei dati a scapito del valore del bene pubblico, della sua integrità e conoscenza, è stato il filo conduttore di gran parte degli interventi. Dopo l’apertura affidata a Marina Giannetto (Sovrintendente dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica) [audio] le relazioni di Giuseppe Piperata (Associato di Diritto amministrativo presso l’IUAV di Venezia) [audio], Riccardo Pozzo(Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche) [audio] e Gustavo Ghidini (Università degli Studi di Milano, Università LUISS Guido Carli) [audio], il quale ha lanciato la proposta di un “doppio binario” per il riuso del patrimonio culturale digitale: accesso libero e gratuito per ricercatori e studiosi; a fronte di un ritorno economico per la PA nei casi di reimpiego a fini commerciali. “In relazione al tipo di accesso per fini editoriali o commerciali – secondo Ghidini  – dovrebbe essere ammesso un compenso in linea con i principi della disciplina autoriale, ponendo in capo all'amministrazione concedente un obbligo di reinvestimento dei ricavi nello sviluppo e nel potenziamento dell'architettura impiegata per la pubblicazione dei dati. Un obbligo che dovrebbe estendersi ai proventi delle operazioni derivate di marketing culturale connesse eventualmente all'uso commerciale dei dati”. È stata così la volta di una tavola rotonda moderata dal giornalista de Il Sole 24 Ore Antonello Cherchi e animata dagli interventi di Valentina Grippo, fellow dell'Accademia [audio], Roberta Guizzi del Servizio Giuridico dell’Agcom [audio], Flavia Piccoli Nardelli, membro della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati [audio], Marco Pierani di Altroconsumo [audio],Eugenio Prosperetti, membro del Tavolo Permanente per l’Innovazione e l’Agenda Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri [audio], eFerdinando Tozzi, componente del Comitato consultivo Permanente per il Diritto d’Autore [audio]. In chiusura l'intervento di Antonia Pasqua Recchia, Segretario Generale presso il Ministero dei Beni e della Attività culturali e del Turismo [audio]: “Siamo consapevoli della grande responsabilità con la quale dobbiamo affrontare il tema. Da parecchio tempo il ministero si è posto in una posizione di particolare apertura, sia per la presenza di banche dati di archivi e biblioteche sia per la digitalizzazione di opere d'arte, e con licenze d'uso Creative Commons. Vanno però differenziati vari aspetti: la completa accessibilità non deve sempre essere sovrapposta e confusa con la gratuità del dato, perché i dati di qualità costano sotto molti punti di vista. Un altro tema è poi quello della tutela dell'integrità delle opere quando c'è riproduzione, aspetto anche più importante del ritorno economico in senso stretto. Ma di sicuro non dobbiamo temere la pirateria sul patrimonio culturale, perché per quanto servano delle regole bisogna partire dal presupposto che maggiore circolazione significa arricchimento diffuso”. Le conclusioni sono state affidate a Silvia Costa, Presidente della Commissione Cultura al Parlamento Europeo [audio], la quale ha auspicato che “l'Osservatorio lanciato dal Professor Gambino possa espandersi su scala continentale; sarebbe molto importante che cominciassimo, anche grazie all'Accademia, ad avere nuovi luoghi di confronto”. [gallery type="slideshow" ids="18479,18480,18489"]

     

    2 luglio 2015

  • “Patrimonio culturale digitale: tra conoscenza e valorizzazione”, video del convegno del 2 luglio

    Di seguito i video degli interventi al convegno "Patrimonio culturale digitale. Tra conoscenza e valorizzazione”, evento promosso a Roma dall'Accademia Italiana del Codice di Internet lo scorso 2 luglio.

    Il report dei lavori - Il position paper dell’Accademia

    Prof. Alberto Gambino

    Presidente dell'Accademia Italiana del Codice di Internet

    Marina Giannetto

    Sovrintendente dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica

    Paolo Coppola

    Deputato Pd e Consigliere Politico per l'Agenda Digitale del Ministro per la Semplificazione e Pubblica Amministrazione

    Prof. Gustavo Ghidini Università degli Studi di Milano, Università LUISS Guido Carli

    Prof. Giuseppe Piperata

    Associato di Diritto amministrativo presso l’IUAV di Venezia

    Prof. Riccardo Pozzo

    Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche

    Valentina Grippo

    Fellow dell'Accademia

    Roberta Guizzi

    Direttore Servizio Giuridico dell’Agcom

    Flavia Piccoli Nardelli

    Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati

    Marco Pierani

    Altroconsumo

    Eugenio Prosperetti

    Membro del Tavolo Permanente per l’Innovazione e l’Agenda Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri

    Ferdinando Tozzi

    Componente del Comitato consultivo Permanente per il Diritto d’Autore

    Antonia Pasqua Recchia

    Segretario Generale presso il Ministero dei Beni e della Attività culturali e del Turismo

    Silvia Costa

    Presidente della Commissione Cultura al Parlamento Europeo

    L'evento si inserisce nell'ambito del Progetto Scientifico PRIN “Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione come strumento di abbattimento delle barriere economiche, sociali e culturali”. 13 luglio 2015
  • Italia creativa: l'industria culturale italiana e il diritto d'autore

    di Maria Letizia Bixio

    All’indomani dell’uscita del rapporto EY “Italia creativa”, primo rapporto nazionale sull’industria della cultura e della creatività in Italia, molti sono i dati che meriterebbero una riflessione più approfondita per un ripensamento della così detta industria culturale italiana, i cui eterogenei settori, già oggi, contribuiscono significativamente all’economia del Paese in termini di occupazione e fatturato, ma che certamente potrebbero essere ancor meglio incrementati.

    La somma degli undici settori che compongono l’ ”industria culturale”- dove Televisione, Home Entertainment, Arti Visive e Pubblicità, rappresentano i punti di forza-, produce un valore economico complessivo pari a 46, 8 miliardi di euro (2,9% del PIL); si tratta di un buon risultato che tuttavia si colloca piuttosto in basso nella scala del valore diretto per settore industriale del 2014; si pensi ai 62 miliardi, prodotti dal comparto del lusso, ai 102 dell’industria alberghiera e della ristorazione, fino ai 230 delle attività immobiliari. Analoghi, invece, sono i risultati raggiunti dalle telecomunicazioni (39 miliardi) e dal settore automobilistico (49 miliardi). Per contro, essendo il settore culturale caratterizzato da un alto capitale umano, con quasi milione di addetti diretti, che rappresentano circa il 4,5% della forza lavoro totale nazionale, si può notare come sotto il profilo occupazionale l’Italia raggiunge risultati maggiori rispetto alla quota europea che si ferma al 3,8%.

    Sebbene in generale, per tutti i settori dell’Industria culturale, la quota maggiore dei ricavi è generata dalla vendita di servizi, i ricavi da pubblicità ricoprono un ruolo centrale per settori quali la Televisione, l’Home Entertainment e la Radio, ma anche in quello dei Quotidiani e dei Periodici. Arti Visive e Arti Performative, invece, sono filiere più beneficiate da contributi, sia pubblici che privati; assai modesti i ricavi provenienti dalla formazione specifica e dalla vendita digitale, seppur quest’ultima destinata a svolgere un ruolo sempre più centrale nei risultati complessivi dell’Industria della Cultura e della Creatività e, in particolar modo, in quelli dei settori dei Videogiochi, dei Libri, della Musica, del Cinema, della Pubblicità e dei Quotidiani e Periodici. L’aspetto più critico per centrare delle strategie tali da focalizzare i comparti maggiormente redditizi, è dato dalle molteplici interconnessioni tra diverse tipologie di attività, che rendono difficile la piena attribuzione del merito ad un settore piuttosto che ad un altro.

    Si pensi a quanto vicino sia il legame tra la Televisione e l’Home Entertainment ed il Cinema, così come al costante rimando tra Radio e Musica o tra Libri e Quotidiani e Periodici. L’unica apparentemente esclusa, in quanto super partes, resta la pubblicità, che pervadendo tutti i settori allo stesso modo, funge da vero e proprio motore del sistema. La lettura analitica del dato statistico, così come messa in luce dallo studio Italia Creativa, consente, dunque, di valorizzare l’Industria culturale nel suo insieme, laddove, seguendo il compatto gioco di legami e interconnessioni tra settori della filiera si arriva a delineare un unico coeso sistema-cultura. Imprescindibile in questa indagine è l’osservazione del parallelo snodarsi delle cosiddette “fasi creative”: l’ideazione, la produzione e la diffusione di contenuto creativo. Tutti passaggi cruciali per la creazione del valore.

    Infatti, l’Industria della Creatività e della Cultura può dirsi fondata sull’attività dei creativi che postula ogni giorno nuovi incentivi e nuove forme di sostegno per poter continuare a innovare e a soddisfare il consumatore finale. Se è vero, quindi, che le fasi dell’ideazione e della produzione intermedia sono centrali nella creazione del valore, poiché rappresentano la monetizzazione del prodotto culturale, occorre rafforzare strumenti e modalità per assicurare ai “creatori” il pieno esercizio dei propri “diritti patrimoniali”, o di utilizzazione economica, che consentono di ottenere il giusto ritorno da tutte le modalità di sfruttamento poste in essere dai fruitori.

    È dunque fondamentale riconoscere nella filiera creativa un ruolo di preminenza alla tutela del diritto d’autore e dei diritti di privativa industriale, quali ad esempio il brevetto. Solo in questi termini si premierà l’autore o l’inventore per la propria originalità, per il proprio impegno, e per le risorse investite, e lo si incentiverà a proseguire nelle attività creative a beneficio di tutti i consociati. A tale riguardo, ricordava Giuliano Amato, alla tavola rotonda tenutasi lo scorso 21 gennaio presso l’Accademia dei Lincei sul tema Libertà di concorrenza e libertà di informazione: la cornice costituzionale dei diritti di proprietà intellettuale, quanto, seppur possa sembrare un ossimoro, i diritti di esclusiva sono al contempo ostacolo e presupposto per la fruizione della cultura e della conoscenza!

    infografica_italiacreativa1

    25 gennaio 2016

  • La coperta corta della televisione italiana

    di Maria Letizia Bixio 3103691586_4307efbb73_oQuesta mattina al Roma Fiction fest, presso l’Auditorium Parco della Musica, si è tenuto l’incontro L’industria culturale e la produzione, un investimento di successo, organizzato dall'Associazione Produttori Televisivi (APT), per introdurre il V rapporto Economia dei Media commissionato alla Fondazione Rosselli. L’obiettivo è quello di presentare lo stato dell’arte del settore televisivo e produttivo italiano, con un’anticipazione dei dati del V Rapporto sulla fiction affiancata e un approfondimento comparativo sul virtuoso esempio delle produzioni indipendenti britanniche. Primo a prender la parola è stato Bruno Zambardino, Coordinatore dell’Istituto Economia dei Media della Fondazione Rosselli, impegnato negli ultimi mesi nella stesura del V rapporto annuale sulla fiction. Stando al dato statistico, nonostante il nostro Paese vanti un primato assoluto in termini di consumi di contenuti audiovisivi, laddove la fruizione giornaliera tv è pari a 4 ore e 13 minuti, rispetto ad una media europea di 3 ore e 55 minuti, l’industria della fiction italiana sembra poter ambire nei prossimi anni a tassi di crescita piuttosto contenuti a causa della persistenza di alcuni fattori, tra i quali, la contrazione degli investimenti pubblicitari (-18% tra il 2011 e il 2012) eccetto il mezzo on line, il rallentamento della pay tv (-1,4%) e i deboli investimenti in fiction da parte dei broadcaster attestati a meno di 300 milioni di euro nel 2013 (erano circa 500 nel 2008, prima dello scoppio della crisi). Al di là dunque di un positivo impegno nel tentativo di integrazione di tv e social media, le risorse del mercato tv soprattutto per la pubblicità appaiono al dato fortemente ridotte. Inevitabile l’impatto sui volumi produttivi scesi sotto le 500 ore nell’ultima stagione e il ricorso sempre più massiccio alle repliche anche su tutte le reti. Assenti anche gli investimenti in contenuti originali sui canali tematici digitali sui quali migra il pubblico dei più giovani (tra gennaio e luglio 2013 la quota  di share media mensile per i canali digitali è salita al 36,8% mentre quella delle reti ex analogiche è scesa al 63,20 (era al 90% nel 2008). Prosegue il processo di addensamento di film tv e miniserie sulle prime serate delle reti ammiraglie le quali riescono in questo modo a massimizzare gli ascolti sempre sopra la media di rete (Rai Uno vanta ben 67 prodotti di fiction nella top 100 Rai) e al contempo a ridurre i costi orari (da 750K a 600 k per una serie Rai). La vera zavorra del mercato sembra esser anche lo squilibrio cronico della bilancia commerciale dove forte il divario tra volumi crescenti di importazioni e ricavi decrescenti da export (scesi nel 2011/2012 sotto i 100 milioni). Lo studio rileva tuttavia alcune note positive, tra cui la diminuzione del fenomeno della delocalizzazione all’estero che sembrerbbe esser tornato ad attestarsi su livelli fisiologici anche grazie all’impegno assunto dalla Rai nei confronti delle Associazioni sindacali e produttive: nei primi 9 mesi del 2013 il numero delle settimane lavorate all’estero è sceso a 21, pesando ormai solo per il 2% sul totale (sale  al 56% la quota delle settimane lavorate a Roma e nel Lazio mente il restante 42% si distribuisce nelle altre regioni); inoltre, il Senato ha appena approvato un provvedimento (si è in attesa del voto definitivo) che estende, in modo permanente il tax credit anche alla produzione audiovisiva con un budget di 20 milioni all’anno (che si vanno così ad aggiungere ai 90 del cinema), allineando il nostro Paese ad altri mercati europei come quello francese e inglese dove la leva fiscale sta generando importanti ricadute sugli investimenti e l’occupazione. Resta il nodo di un sistema normativo ancora poco trasparente che non garantisce un pieno sviluppo del mercato a causa dello squilibrio negoziale tra produttori e reti televisive in materia di diritti secondari. L’incontro è proseguito con l’intervento di John McVay, Presidente dell’Associazione inglese dei roduttori indipendenti di film, contenuti televisivi e d’animazione (PACT), invitato a spiegare le ragioni e la chiave della rapida crescita dell’industria televisiva inglese, avvenuta in meno di 10 anni. McVay spiega cosa ha permesso che il Regno Unito diventasse il paese con il mercato più creativo e commercialmente proficuo della produzione indipendente (+300% delle produzioni dal 2004; 110 milioni di spettatori a settimana per le produzioni tv; vendite in tutto il mondo; più del 50% dei format prodotti in Uk). Due sono i pilastri su cui poggia il repentino successo delle produzioni inglesi, come preciserà anche il Presidente dell’APT Fabiano Fabiani alla chiusura dei lavori: in primis, il fisco, che attraverso meccanismi di tax credit ha costituito un grande aiuto per i produttori inglesi; in secondo luogo, un sistema normativo adeguato, che consenta la giusta tutela per autori, produttori ed utilizzatori. McVay ha concluso accennando ad una certa “Santa trinità” per mettere a fuoco le imprescindibili componenti del marcato UK: l’Appetite,è la crescente domanda di prodotti audiovisivi da parte del pubblico, la Finance, che individua nel tax credits un efficace sistema di finanziamento per un numero maggiore di produzioni, infine la IP,o proprietà intellettuale, che è la base per il successo globale. Foto di pietrodemarchis/Flickr 30 settembre 2013
  • Opere dell'ingegno: più libertà per i “derivati culturali”

    di Gustavo Ghidini * Introduzione La protezione contro la utilizzazione non autorizzata delle opere dell’ingegno comprende sia l’appropriazione "diretta" - la vera e propria riproduzione - sia quelle “appropriations indirectes” costituite da “changements, additions ou retranchements, non essentiels, sans présenter d’ailleurs le caractère d’une nouvelle oeuvre originale” (art.10 Conv. Berna, testo del 1886; nella stessa linea sostanziale si esprime l’art.4 LA). Si tratta in sostanza di opportuni e ragionevoli adattamenti "materiali" del divieto di contraffazione. Ma allorché si realizzino, dell’opera originaria, “elaborazioni di carattere creativo dell’opera stessa” (art 4 LA), si è in presenza di un’opera cd derivata, oggetto di propria protezione autoriale “senza pregiudizio dei diritti esistenti sull’opera originaria” (art. cit.). Si dischiude qui una problematica complessa quanto cruciale, che dai rapporti fra autori di opere derivate, e titolari (autori od editori) dei diritti di sfruttamento delle opere originali si proietta sul piano del perseguimento della missione propulsiva della cultura e dell’informazione dell’istituto che ci occupa. L’ importanza del tema merita una specifica riflessione, orientata ad esplorare soluzioni―interpretative ove possibile, altrimenti de lege ferenda - idonee a comporre in modo equilibrato i conflitti di interesse fra gli autori ed editori dell’opera originaria (interessi nonnecessariamente coincidenti, come vedremo) ed autori e (potenziali) editori delle opere derivate. In modo equilibrato esotto l’egida del valore-obbiettivo costituzionale della promozione e della diffusione della cultura. Il cuore della problematica Analogamente a quanto avviene nel campo scientifico e tecnico, anche in quello delle “opere letterarie e artistiche” il fenomeno delle elaborazioni realizzate ‘lavorando su’ opere precedenti, è di eminente rilievo. Basti pensare alla traduzione, strumento principe della circolazione internazionale della cultura. O alle riduzioni di opere letterarie per l’infanzia, a trasposizioni teatrali e cinematografiche di romanzi, alle "variazioni" musicali etc. Oggi, poi, le tecniche digitali hanno aperto la strada alle trasformazioni cd interattive realizzate da utenti di opere diffuse su reti telematiche: è anche questo un aspetto del fenomeno, di crescente rilievo, del cd User Generated Content. Sul piano, insomma, della creatività (e della conseguente diffusione di nuove opere) gli autori di… derivati culturali, a differenza di quelli finanziari, non meritano diffidenza: e proprio per la loro capacità di contribuire allo sviluppo della cultura. Ovviamente, come poc’anzi accennato, la valorizzazione del loro apporto creativo deve essere bilanciata, in modo ‘proporzionato’, sia con i diritti dei titolari dell’opera originaria sia con quelli della collettività a fruire delle nuove produzioni culturali. Ora, che diritto dell’autore sull'opera si estenda in linea di principio alle diverse forme di "sfruttamento derivato" della sua opera (quando vi sia un tale effettivo sfruttamento: sul che v. in appresso) va certo approvato. Tale estensione (art.12 LA) appare congrua con l'obbiettivo di una piena tutela dell'autore rispetto all’ampia varietà dei possibili modi di sfruttamento dell'opera stessa. Ma il punto è che questa estensione non dovrebbe avvenire in modi tali da impedire la circolazione di nuovi contributi culturali, e per ciò stesso quel doveroso equilibrato componimento fra i legittimi interessi dei titolari dell’opera originale e quelli sia degli autori derivati (e loro aventi causa ) sia della collettività dei potenziali fruitori. Il vigente assetto normativo assicura un siffatto virtuoso equilibrio? Se ne può dubitare. Beninteso: non viene in questione, in linea di principio generale, la piena libertà di creazione, e quindi la piena appartenenza originaria all’autore (con la deroga, di dubbia costituzionalità, in materia di design e di software: cfr. artt.12 bis e 12 ter LA) di siffatto tipo di opere ( lo stesso avviene, sotto il profilo in parola, per l’inventore “dipendente”). Tale piena libertà, già deducibile a contrariis dalla citata norma di Berna 1886, è affermata sia dal testo attuale della Convenzione (art.2.3) sia da quello della LA (art.4). Il punto problematico riguarda (non, appunto, la creazione, bensì) la pubblicazione dell’opera derivata. E precisamente, la soggezione dell’autore "derivato" al placet (e quindi al…dazio) del titolare dell'opera originaria appunto per poter l’opera - la sua . A tal proposito, sia il testo di Berna sia quello della LA, prospettano una soggezione tout court, in termini, a quel placet. La lettera delle norme è tranchante: “senza pregiudizio dei diritti esistenti sull’opera originaria…” (art.4 LA), “senza pregiudizio dei diritti dell’autore dell’opera originale….” ( art. 2.3. Convenzione). Nessuna riserva, nessuna eccezione. La formulazione letterale potrebbe dunque incoraggiare la equiparazione tout court del concetto normativo di "derivazione" con quello dell’uso linguistico comune, riferito semplicemente ad una riconoscibile evocazione, anche solo tematica, dell’opera originale. Con la conseguenza di confermare la soggezione incondizionata, e a 360°, degli autori di opere derivate al placet, e dunque al potere interdittivo dei titolari di quelle originarie, per tutta la lunghissima durata del diritto di questi ultimi. Ora, è lapalissiano osservare che, al di là del piano dei rapporti economici fra le parti private, l’accoglimento di una soluzione siffatta può direttamente riflettersi in pregiudizio delle dinamiche della creatività e della diffusione della cultura. Ogniqualvolta si interdica all’autore ‘derivato’, o al suo (e/o editore avente causa) di pubblicare la sua opera, si priva il pubblico della conoscenza di nuovi contributi culturali e informativi. E se ‘tutto’ quel che evoca l’originale, anche ― ripeto ― sul mero piano tematico e/o concettuale, fosse soggetto a quella interdizione, il rischio per la circolazione di nuove opere della cultura si farebbe immanente. ( Ed è altresì ragionevole opinare che il rischio di interdizione della pubblicazione, e quello…derivato, di imposizione di condizioni gravose per concedere il consenso, possano disincentivare la stessa attività di creazione dell’opera derivata, e - ancor più - la disponibilità di un editore ad acquistarla). Certo: sul piano dell’interpretazione, non basta adducere inconveniens né ripetere, con San Paolo, “littera occidit”. Ma quella indiscriminata, direi bulimica estensione del diritto del titolare dell’opera originale non appare positivamente sostenibile alla luce del fondamentale principio dicotomico che esclude "le idee" dalla protezione autoriale. La coerenza con detto principio consente di mettere a fuoco il concetto giuridico di "derivazione", scremando così ciò che deve da ciò che non deve pagar dazio. E così, di distinguere derivate "dipendenti" da derivate "autonome". Cominciamo con l’osservare che elementi quali "il tema", "la storia", "il significato" e simili rappresentano intrinsecamente "idee": le quali, sappiamo, non sono tutelabili dal diritto d’autore. Dunque, l’ "aggancio", e persino il "furto’ tematico", la adozione della stessa "tesi", pur ove riconoscibilissimi, non bastano a configurare un’opera come derivata in senso giuridico. E’ illuminante il riferimento all’opera derivata musicale contenuto nella prima legislazione del Regno d’Italia nel quale si negava la sussistenza di una violazione del diritto dell’autore dell’opera originaria nei “casi in cui un motivo di un’opera originale diventi occasione o tema di una composizione musicale che costituisca una nuova opera” (corsivo originale). Il "motivo", il Motif: cioè l’ideamusicale… Il concetto giuridico di "derivazione" va dunque riferito al piano della "espressione": e quindi alla riconoscibile ascendenza di impronta espressiva,allacomunanza/continuità (percepibile al di là della eventualmente diversa tipologia rappresentativa) di ispirazione stilistica. In questa prospettiva ( che mi pare sostanzialmente abbracciata sia dalla decisione della Corte USA - 2nd Cir. April 25, 2013 in Cairou v. Prince - sia da quella di Trib Milano - ord. 14 luglio 2013, in Fondation Giacometti c. Fondazione Prada) è quello della parodia il più convincente esempio di "derivata autonoma": che non deve "chiedere permesso", né (quindi) pagar dazio anche agli effetti della pubblicazione. Come statuì conobbe il Tribunale di Milano nel noto caso Tamaro/Luttazzi (ord. 29 gennaio 1996, Tamaro e Baldini & Castodi c. Comix srl e PDE srl, in AIDA,1996, 669), la stessa ampia riproduzione di brani e sequenze di un’opera altrui (e proprio il genere parodistico impone che la riproduzione sia ampia), se effettuata all’insegna e all’interno di una cifra espressiva tutta diversa, anzi smaccatamente opposta a quella dell’opera originaria, fonda la piena autonomia dell’opera parodistica. La beffarda scurrilità goliardica di “Va dove ti porta il clito” (sic) di Daniele Luttazzi è opera autonoma rispetto a quella, ispirata a delicato intimismo, del famoso romanzo di Susanna Tamaro. Proposte di riforma  Questo, dunque, della radicale autonomia espressiva, è il postulato, e lo spazio, della nozione giuridica di "derivazione indipendente" - analogamente, e con le debite differenze, a quanto avviene in campo brevettuale per le cd invenzioni di nuovo uso (art. 46.4 CPI). Al di là di questo non ravviso, de lege lata, ulteriori spazi interpretativi per realizzare un regime che non assoggetti l’opera derivata al placet - e al dazio - del titolare di quella originaria per tutta la durata del copyright (ma rispetto all’interesse alla circolazione di nuove opere culturali è troppo lungo persino il termine ventennale, per di più rinnovabile, del/i contratto/i di edizione). Da qui l’esigenza di una equilibrata attenuazione dell’assolutezza e semi-perpetuità di quel potere interdittivo. Esigenza che può essere soddisfatta solo da un intervento riformatore. Allo scopo, e in termini tecnici, si possono concepire tre vie. Una prima è quella dell’accorciamento del termine dell’esclusiva rispetto a utilizzazioni derivate, sulla falsariga del modello normativo inaugurato dall’ Austria nel 1846 e seguito dal Regno d’Italia nel 1865 e dalla Conv di Berna nel 1886 in materia di traduzione, l’opera derivata essenziale per la diffusione internazionale della cultura. La seconda concepibile via è quella seguita, sempre a proposito della traduzione, dall’Acte additionel del 1896 di Berna. E’ la via di un diritto di licenza per "mancata attuazione" della traduzione in una certa lingua entro un determinato (dieci anni, art.1.III Acte cit.). La attribuzione di detta licenza - non esclusiva, "fair and non discriminatory" (FRAND) - dovrebbe essere affidata prima al negoziato fra le parti (eventualmente delegato a società di gestione collettiva) con intervento giudiziale solo in caso di mancato accordo. La terza via, che (anche qui) prediligo, è quella del modello istituito dall’art. 99 LA per i progetti di lavori dell’ingegneria e altri lavori analoghi. Il modello, dunque di un accesso libero - ab initio, o al massimo dopo due/tre anni dalla creazione originaria - e pagante. In tal modo si compenserebbe/ro il/i titolare/i dell’opera originaria, senza privare il pubblico, per lunghi anni, dal fruire di una nuova (e pur "dipendente") opera e senza parimenti privare per lunghi anni l’autore di questa di ottenere la chance di farla pubblicare, nell’interesse morale suo, e in quello economico suo e del suo editore. Il richiamo, di nuovo, alla traduzione, conforta decisamente la proposta: si pensi, in particolare, alla esigenza di far circolare internazionalmente opere scientifiche che indichino nuove vie per la cura di gravi malattie. O, parimenti, opere letterarie e saggistiche di alto livello culturale. Analoga riflessione critica, e proposte di riforma, suscita la incondizionata permanenza del potere escludente del titolare del copyright anche rispetto alle ristampe (dunque riproduzioni) di opere da tempo non ripubblicate: ormai fuori catalogo, come si dice. Permanenza che può protrarsi per tutta la durata - sino a venti anni, per di più rinnovabile - del/i contratto/i di edizione(licenze, in sostanza) ex art 122 LA - Ovvero addirittura per l’intera durata del diritto se questo fu oggetto di cessione (cfr art. 107 LA). Anche rispetto a tale ipotesi, infatti, non si vede valida ragione per consentire di bloccare la pubblicazione di un'opera che l'editore originario abbia da anni "abbandonato", e per la quale eventualmente rinasca un interesse da parte di altri editori. Anche qui, l'evoluzione è stata regressiva: si pensi che la cessazione del copyright, in un tale caso, era stata decretata da una Ordinanza danese del 1741. A proposito della traduzione, è istruttivo ricordare la involuzione protezionistica subita dal relativo regime. Nella citata prima legge autoriale del Regno d'Italia (R.D. 2358/1865) e, poi, nella Convenzione di Berna del 1886, il diritto di fare o autorizzare traduzioni era riservato esclusivamente all'autore per 10 anni (art.5), dopo che i terzi avrebbero potuto liberamente pubblicare le loro traduzioni. Dieci anni dopo, come appena ricordato, l’Acte additionel sostituì il regime originario con uno fondato su un diritto dei terzi ad ottenere una a licenza in caso di mancata esecuzione di traduzioni entro il decennio dalla prima pubblicazione dell’opera. Il regime successivo, e tuttora vigente, introdotto con la Conferenza di Revisione di Berlino del 1908, previde tout court la integrale riconduzione del diritto di tradurre al termine generale di durata del copyright, senza più alcuna sanzione dell’inerzia . Va ricordato che il modello normativo fatto proprio sia dalla citata legge italiana del 1865, sia dal testo del 1886 di Berna, era stato anticipato, ed anzi con ben maggiore "apertura" (un solo anno di esclusiva sulle traduzioni) dalla legislazione del 1846 dell’ impero Austro-ungarico. Impero che riuniva numerosi popoli di diversa lingua (22), e favoriva quindi con lungimiranza la traduzione come strumento di coesione delle diverse culture nazionali. Coraggio - diceva  Flaiano - il meglio è passato. Note [1] TU delle leggi 2337 del 1865, 2652 del 1875 e 756 del 1882, promulgato con R.decreto n.1012 del 1882 :ivi, art. 3. co.3) [2] Per elementare correttezza, informo che nella vertenza milanese fui co-difensore di Daniele Luttazzi. [3] Riterrei altresì che una siffatta licenza dovrebbe essere ‘incrociabile’(cross-licence) con una analoga a favore dell’autore dell’opera originaria, sul modello previsto per le invenzioni dipendenti di alto profilo (art. 71.2 CPI). E ciò in nome della promozione della ‘creatività successiva’ , ossia delle chances di sviluppo di nuove elaborazioni creative (…derivate dalle derivate, ‘a catena’) da parte, appunto, dello stesso autore dell’opera originaria. [4] Sulla discrezionalità del potere dell’editore in tema di ristampe cfr. art. 122 ult.co. LA. [5] V. il testo in lingua inglese in S. Ladas, The International Protection of Literary and Artistic Property, New York,1938, I, 18. *  Questo contributo è il secondo della rubrica “Diverso Avviso” curata dal Professor Gustavo Ghidini LEGGI "Proprietà Intellettuale: per una prospettiva sistematica" Immagine in home page: 4.bp.blogspot.com 7 marzo 2014
  • Patrimonio culturale digitale: tra conoscenza e valorizzazione. il Prof. Gambino: “Un osservatorio per il monitoraggio”

    La proposta nel corso di un convegno promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internet nel quale sono state approfondite, con la partecipazione di esponenti delle istituzioni e giuristi, opportunità e criticità della Direttiva  2013/37/UE, all’esame del Parlamento, sul libero accesso e il riutilizzo dei dati in possesso di Pubblica Amministrazione, biblioteche, musei e archivi.  Ghidini: “Un doppio binario per il reimpiego dei dati, libero per studiosi e ricercatori, a fronte di un compenso se a fini commerciali. Per la PA obbligo di reinvestire gli introiti per la valorizzazione”. Pasqua Recchia (Mibact): “Massima apertura, ma non tutti i dati devono essere gratuiti” "È nostra intenzione costituire un Osservatorio che abbia come compito il monitoraggio della  digitalizzazione del patrimonio informativo e culturale in possesso della Pubblica Amministrazione”. Così il Prof. Alberto Gambino, presidente dell'Accademia Italiana del Codice di Internet ,nel corso del convegno “Patrimonio Culturale Digitale: tra conoscenza e valorizzazione”, evento che ha avuto luogo nella mattina del 2 luglio, a Roma, con la partecipazione di giuristi, esponenti delle istituzioni pubbliche, membri del governo e del parlamento.

    Guarda i video del convegno

    "Sarà un Osservatorio aperto - ha spiegato Gambino - che naturalmente dialogherà con chi già istituzionalmente si occupa della materia, e che non sarà composto solo di giuristi ma punterà a riunire tutti i saperi umanistici per rappresentare un intreccio di competenze orientate a verificare che davvero questa stella polare dell'open access, ma anche del non detrimento delle risorse delle nostre amministrazioni, possa trovare una realizzazione bilanciata” [audio]. Prima sessione Al centro dei lavori proprio la ricerca di un giusto punto di equilibrio tra l’obiettivo della massima diffusione e delle possibilità di riutilizzo dei dati pubblici e la tutela del patrimonio culturale di musei, biblioteche, archivi in possesso di amministrazioni e istituzioni pubbliche. Opera delicata ma che ha il carattere della massima urgenza, quella che attende il legislatore, chiamato a recepire la direttiva 2013/37/UE (la scadenza per la sua adozione è il prossimo 18 luglio e la discussione è al momento ferma in Commissione Affari Esteri e Comunitari del Senato) che, nel quadro della iniziative dell’Agenda digitale europea, impone agli enti pubblici di rendere fruibili tutte le informazioni in loro possesso e il loro reimpiego a fini commerciali o non commerciali. Una vera rivoluzione, che richiede una riflessione imprescindibile da parte del legislatore anche in considerazione della farraginosità di un sistema normativo stratificatosi nel corso degli anni e della specificità dell’Italia, titolare del patrimonio culturale più diffuso in Europa.

    Leggi il position paper dell'Accademia Italiana del Codice di Internet

    CoppolaUna riflessione che si intreccia con le molte proposte che si stanno susseguendo in materia di Open Data e di trasparenza delle informazioni delle quali è titolare la PA. Ultima in ordine di tempo quella oggetto dell’inserimento nel Ddl di riforma della Pubblica Amministrazione di un emendamento in materia di Freedom of Information Act a firma degli onorevoli del Pd Anna Ascani e Paolo Coppola; quest'ultimo è intervenuto durante i lavori sottolineando il valore dell'opera di disclosure che si va componendo nel panorama legislativo nazionale e comunitario. Far sì che il recepimento della direttiva e il rafforzamento degli obblighi in capo agli enti pubblici in materia di accesso alle informazioni, anche attraverso licenze che ne consentano il riutilizzo a fini commerciali da parte di privati, non pregiudichino la tutela del patrimonio culturale, complice uno sfruttamento indiscriminato dei dati a scapito del valore del bene pubblico, della sua integrità e conoscenza, è stato il filo conduttore di gran parte degli interventi. Dopo l’apertura affidata a Marina Giannetto (Sovrintendente dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica) [audio] le relazioni di Giuseppe Piperata (Associato di Diritto amministrativo presso l’IUAV di Venezia) [audio], Riccardo Pozzo(Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche) [audio] e Gustavo Ghidini (Università degli Studi di Milano, Università LUISS Guido Carli) [audio], il quale ha lanciato la proposta di un “doppio binario” per il riuso del patrimonio culturale digitale: accesso libero e gratuito per ricercatori e studiosi; a fronte di un ritorno economico per la PA nei casi di reimpiego a fini commerciali. “In relazione al tipo di accesso per fini editoriali o commerciali – secondo Ghidini  – dovrebbe essere ammesso un compenso in linea con i principi della disciplina autoriale, ponendo in capo all'amministrazione concedente un obbligo di reinvestimento dei ricavi nello sviluppo e nel potenziamento dell'architettura impiegata per la pubblicazione dei dati. Un obbligo che dovrebbe estendersi ai proventi delle operazioni derivate di marketing culturale connesse eventualmente all'uso commerciale dei dati”. È stata così la volta di una tavola rotonda moderata dal giornalista de Il Sole 24 Ore Antonello Cherchi e animata dagli interventi di Valentina Grippo, fellow dell'Accademia [audio], Roberta Guizzi del Servizio Giuridico dell’Agcom [audio], Flavia Piccoli Nardelli, membro della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati [audio], Marco Pierani di Altroconsumo [audio],Eugenio Prosperetti, membro del Tavolo Permanente per l’Innovazione e l’Agenda Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri [audio], eFerdinando Tozzi, componente del Comitato consultivo Permanente per il Diritto d’Autore [audio]. In chiusura l'intervento di Antonia Pasqua Recchia, Segretario Generale presso il Ministero dei Beni e della Attività culturali e del Turismo [audio]: “Siamo consapevoli della grande responsabilità con la quale dobbiamo affrontare il tema. Da parecchio tempo il ministero si è posto in una posizione di particolare apertura, sia per la presenza di banche dati di archivi e biblioteche sia per la digitalizzazione di opere d'arte, e con licenze d'uso Creative Commons. Vanno però differenziati vari aspetti: la completa accessibilità non deve sempre essere sovrapposta e confusa con la gratuità del dato, perché i dati di qualità costano sotto molti punti di vista. Un altro tema è poi quello della tutela dell'integrità delle opere quando c'è riproduzione, aspetto anche più importante del ritorno economico in senso stretto. Ma di sicuro non dobbiamo temere la pirateria sul patrimonio culturale, perché per quanto servano delle regole bisogna partire dal presupposto che maggiore circolazione significa arricchimento diffuso”. Le conclusioni sono state affidate a Silvia Costa, Presidente della Commissione Cultura al Parlamento Europeo [audio], la quale ha auspicato che “l'Osservatorio lanciato dal Professor Gambino possa espandersi su scala continentale; sarebbe molto importante che cominciassimo, anche grazie all'Accademia, ad avere nuovi luoghi di confronto”. [gallery type="slideshow" ids="18479,18480,18489"]

    L'evento si inserisce nell'ambito del Progetto Scientifico PRIN “Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione come strumento di abbattimento delle barriere economiche, sociali e culturali”.

    2 luglio 2015

  • Regole e qualità della convivenza: persone, comunità, istituzioni - Roma, 11-15 maggio 2015

    Consulta il programma

  • Settimana culturale "Scienze della comunicazione" - Roma, 26 aprile-2 maggio 2015

    Vai al programma