DIMT.IT - culturali

  • "La circolazione dei beni culturali tra diritto e mercato" - Roma

  • "La circolazione dei beni culturali tra diritto e mercato" - Roma, 10 dicembre 2014

  • "Patrimonio culturale digitale. Tra conoscenza e valorizzazione", a Roma il 2 luglio

    In un convegno promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internet si approfondiranno, con l'aiuto di giuristi, esponenti delle istituzioni e delle associazioni, le problematiche e i quesiti aperti sul tema della gestione di documenti e informazioni nel settore pubblico L’esigenza della massima divulgazione della conoscenza e della migliore valorizzazione del patrimonio materiale e digitale di proprietà pubblica comporta l’individuazione di un sistema di licenze d’uso che assicuri il bilanciamento tra i principi di riutilizzo dei dati pubblici e la disciplina in materia di diritto d’autore e di tutela dei dati personali. Questi temi saranno al centro del convegno "Patrimonio culturale digitale: tra conoscenza e valorizzazione", previsto a Roma il 2 luglio 2015. L'evento, che sarà ospitato presso Palazzo Sant'Andrea (Via del Quirinale, 30), è promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internetnell'ambito del Progetto Scientifico PRIN “Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione come strumento di abbattimento delle barriere economiche, sociali e culturali”. Il quadro normativo europeo nel quale si inseriscono i lavori si compone della direttiva 2003/98/CE in materia di Public Sector Information (PSI), recentemente modificata dalla direttiva 2013/37/UE, che ne estende gli ambiti alle risorse digitali di Archivi, Biblioteche e Musei, in corso di recepimento da parte del nostro ordinamento e, in ambito nazionale, del Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs 82/2005), come modificato dall’articolo 9 del decreto legge n. 179/2012, cd. Decreto Crescita 2.0, convertito con legge n. 221/2012, che ha sancito il principio dell’Open Data by default. Locandina 2 luglio 2015 Dopo l'apertura affidata a Marina Giannetto (Sovrintendente dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica), l'introduzione di Alberto M. Gambino (Presidente dell’Accademia e Ordinario di Diritto privato nell'Università Europea di Roma) e le relazioni di Gustavo Ghidini (Università degli Studi di Milano, Università LUISS Guido Carli), Giuseppe Piperata (Associato di Diritto amministrativo presso l'IUAV di Venezia) e Antonia Pasqua Recchia (Segretario Generale presso il Ministero dei Beni e della Attività culturali e del Turismo). Le conclusioni saranno curate da Angelo Rughetti, Sottosegretario per la Semplificazione e Pubblica Amministrazione. Sarà così la volta di una tavola rotonda moderata dal giornalista de Il Sole 24 Ore Antonello Cherchi e animata dagli interventi di Valentina Grippo (Accademia Italiana del Codice di Internet), Roberta Guizzi (Servizio Giuridico dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), Andrea Marcucci (Commissione Istruzione pubblica, beni culturali del Senato), Flavia Piccoli Nardelli (Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati), Marco Pierani (Altroconsumo), Riccardo Pozzo (Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche), Eugenio Prosperetti (Tavolo Permanente per l’Innovazione e l’Agenda Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri), Roberto Rampi (Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati) e Ferdinando Tozzi (Comitato consultivo Permanente per il Diritto d’Autore). A concludere Silvia Costa, presidente della Commissione Cultura dell'Unione Europea. È stato richiesto l’accredito per la formazione continua degli Avvocati e dei Commercialisti.

    La partecipazione è libera fino ad esaurimento posti.

    È necessario accreditarsi entro e non oltre il 25 giugno 2015 inviando una email con nome, cognome, luogo e data di nascita all'indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

  • I diritti degli autori, il diritto d’autore e la tecnologia digitale. Le nuove utilizzazioni libere: l’eccezione culturale

  • I diritti degli autori, il diritto d’autore e la tecnologia digitale. Le nuove utilizzazioni libere: l’eccezione culturale

  • Opere dell’ingegno: più libertà per i “derivati culturali”

    di Gustavo Ghidini Introduzione La protezione contro la utilizzazione non autorizzata delle opere dell’ingegno comprende sia l’appropriazione "diretta" - la vera e propria riproduzione - sia quelle “appropriations indirectes” costituite da “changements, additions ou retranchements, non essentiels, sans présenter d’ailleurs le caractère d’une nouvelle oeuvre originale” (art.10 Conv. Berna, testo del 1886; nella stessa linea sostanziale si esprime l’art.4 LA). Si tratta in sostanza di opportuni e ragionevoli adattamenti "materiali" del divieto di contraffazione. Ma allorché si realizzino, dell’opera originaria, “elaborazioni di carattere creativo dell’opera stessa” (art 4 LA), si è in presenza di un’opera cd derivata, oggetto di propria protezione autoriale “senza pregiudizio dei diritti esistenti sull’opera originaria” (art. cit.). Si dischiude qui una problematica complessa quanto cruciale, che dai rapporti fra autori di opere derivate, e titolari (autori od editori) dei diritti di sfruttamento delle opere originali si proietta sul piano del perseguimento della missione propulsiva della cultura e dell’informazione dell’istituto che ci occupa.

  • Tecnologie digitali e valorizzazione del territorio: intervista a Renata Salvarani

    La docente ha pubblicato per "Vita e Pensiero" un volume con oggetto metodologia e best practice per la catalogazione dello sconfinato patrimonio culturale sparso sul territorio italiano: "Gli enti e le istituzioni dovrebbero svolgere un ruolo di indirizzo e di coordinamento delle diverse esperienze, favorendo un superamento della frammentazione e andando nella direzione di un'apertura dei dati e degli accessi" di Marco Ciaffone tecnologiedigitaliecatalogazioneInnumerevoli volte ci sentiamo dire che l'Italia possiede il più grande patrimonio artistico e culturale del mondo e che la sua valorizzazione regalerebbe al Paese un incremento di "x" punti percentuali di Pil. Molto più raramente, a corredo di tali affermazioni, vengono servite ricette per invertire la tendenza, magari facendo leva sugli strumenti che il progresso tecnologico mette a nostra disposizione. Proprio quelle ricette descritte in "Tecnologie digitali e catalogazione del patrimonio culturale", edito da "Vita e Pensiero" e curato da Renata Salvarani, professoressa di Storia del Cristianesimo e Storia Medievale presso l'Università Europea di Roma, specializzata nella progettazione di piani di valorizzazione del territorio. Il libro raccoglie contributi di Elena Aiello, Direttore Distretto culturale “Le Regge dei Gonzaga”, Laura Ciancio, Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle biblioteche italiane (ICCU), Sara Penco, “Scoprire l’opera d’arte – Sistema Penco”, Guido Bazzotti, esperto di computer grafica tridimensionale, Gianmarco Cossandi, Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Brescia, Global Informatica srl di Mantova, Daniela Sogliani, Centro Internazionale d’Arte e di Cultura di Palazzo Te (Mantova) e Simona Brunetti, Università degli Studi di Verona, Fondazione Umberto Artioli. Professoressa Salvarani, da dove nasce l'idea di questo volume? In medias res: all'interno di un ampio progetto di valorizzazione del territorio in chiave storica, il Distretto culturale "Le Regge dei Gonzaga", realizzato nel più ampio contesto dei Distretti culturali confinanziati da Fondazione Cariplo. Gli studi pubblicati raccolgono ricerche, analisi e dibattiti che hanno accompagnato la progettazione - curata dall'Università Europea di Roma - dei database su cui si basano le azioni di restauro, valorizzazione e animazione culturale del progetto complessivo. Le informazioni sono state organizzate e messe on line in modo da alimentare un circuito virtuoso di conoscenze che fanno perno intorno a un territorio, in questo caso l'area del ducato di Mantova, a sua volta collegata con il patrimonio oggi sparso in tutto il mondo. I new media sono uno strumento privilegiato per reperire, risistematizzare, incrementare e mettere a disposizione le informazioni sul patrimonio culturale e in questo caso si è sperimentato il loro reindirizzo al territorio, unendo la dimensione della conoscenza virtuale con quella della visita reale, new heritage e patrimonio materiale. E' stata l'occasione per un confronto aperto con altre esperienze, con le linee di indirizzo in ambito europeo e internazionale, con problemi comuni all'Italia e all'Europa delle "piccole patrie". Che ruolo gioca la tecnologia nel contesto della promozione del patrimonio culturale italiano? E quali sono le maggiori opportunità aperte dalla rivoluzione digitale in questo senso? Le ricerche raccolte nel volume sono focalizzate intorno alle operazioni di catalogazione e digitalizzazione, a partire da una concezione dinamica dei beni culturali, vissuti come chiave per la conoscenza e per la promozione di contesti più ampi. Il "caso" dei database dedicati ai Gonzaga, uno bibliografico e l'altro dedicato al patrimonio tangibile, sono rappresentativi di questo approccio: la casata ha strutturato il territorio del ducato dal punto di vista istituzionale, conformandone anche il paesaggio agricolo, l'insediamento, l’economia. Il patrimonio artistico, architettonico e documentario  all’interno del territorio. Ne deriva che la collocazione in rete di informazioni relative al patrimonio non può che rinviare al territorio del ducato, aprendo prospettive di indagine nuove e anche non previste.
    In questa prospettiva, la conoscenza genera fruizione, non solo dei dati, ma dello stesso patrimonio, nella sua fisicità, materiale e geografica, con tutte le implicazioni che ciò presenta anche sul piano dello sviluppo e dell'occupazione.
    Nel sottotitolo dell'opera si parla di "metodologie, prassi e casi di studio per la valorizzazione del territorio", qualche esempio? E' nota l'importanza della rete Minerva-Nrg, finanziata all’interno di un progetto della Commissione Europea, Direzione generale per la società dell’informazione, è un punto di riferimento europeo per la digitalizzazione del patrimonio culturale.  Individua linee di azione che si concretizzano nella definizione di racomandazioni e linee guida per la qualità dei siti web, l’interoperabilità dei sistemi, la conservazione a lungo termine delle risorse digitali, la definizione di “buone pratiche”. Predispone anche una piattaforma tecnologica di livello europeo per la realizzazione di repertori nazionali di fondi digitali. Proprio in prospettiva di delineare standard e metodologie comuni per l’Unione, Minerva ha l’ambizione di porsi come modello di riferimento per le esigenze di coordinamento che si esprimono nelle attività di digitalizzazione. Su un piano altrettanto ampio si colloca Europeana, una rete che raccoglie milioni di elementi digitalizzati appartenenti a musei, archivi e biblioteche europei, una biblioteca digitale che riunisce contributi già digitalizzati da diverse istituzioni dei ventisette paesi membri dell'Unione Europea in ventitrè lingue. [caption id="attachment_3743" align="alignleft" width="267"]Prof.ssa Renata Salvarani Prof.ssa Renata Salvarani[/caption] Per la valorizzazione territoriale locale in chiave scientifica un modello è il Museo Civico di Rovereto. Aperto nel 1851, ha sviluppato le proprie collezioni in relazione con gli approfondimenti dello studio dell’area della Vallagarina e del Trentino, arricchendosi di documentazione, immagini, cartografia, dossiers, progettazioni, dati.  Lo spazio virtuale del suo sito mostra gli oggetti conservati nel Museo e, insieme, una rete di informazioni ad essi connesse, che fornisce ai cittadini elementi importanti di conoscenza del territorio e dei suoi fenomeni (naturali, storici, sociali, economici). Alle sezioni liberamente accessibili si aggiungono spazi virtuali destinati ai ricercatori e agli studiosi, che formano una community che opera insieme con l’Istituzione: il Museo ha sviluppato una sorta di laboratorio virtuale per una comunità scientifica  che, mantenendo un contatto con le tematiche poste dalle collezioni stesse, condivide e divulga informazioni e risultati di ricerca in tempi molto rapidi. L’istituzione culturale, come un grande workshop, può creare e “vendere” conoscenze che vengono costantemente incrementate intorno ai contenuti di cui è detentrice, grazie agli apporti dei collaboratori scientifici che vi ruotano intorno e che essa riesce ad aggregare. Vi si aggiunge un’attività di stimolo più ampia e libera, messa in atto attraverso una web tv di carattere scientifico. Queste attività, che sono aperte alle interazioni con i privati e con i soggetti economici del territorio, rendono il Museo autosufficiente dal punto di vista gestionale, facendone un modello di valorizzazione integrata del patrimonio nel suo insieme. Nell'epoca in cui la fanno da padrona le piattaforme che aggregano i contenuti prodotti dagli utenti, nell'ottica della promozione dei territori le voci "ufficiali" giocano una partita a parte o dovrebbero fare proprie certe logiche innescate dalla rete e dalla socialità online?  La sfumatura in rete delle distinzioni fra utenti e soggetti "ufficiali" (in ambito istituzionale e culturale) è illusoria e risulta fuorviante.
    Gli enti e le istituzioni dovrebbero svolgere un ruolo di indirizzo e di coordinamento delle diverse esperienze, favorendo un superamento della frammentazione e andando nella direzione di un'apertura dei dati e degli accessi. La circolazione più ampia possibile dei contenuti non può prescindere  da garanzie di scientificità sulle informazioni relative al patrimonio: tale garanzia può venire solo da un coinvolgimento diretto e sistematico della comunità scientifica, delle Università, delle case editrici e degli enti culturali.
    Quanto si investe in Italia per la valorizzazione di cui sopra e quali sono gli enti chiamati a fare la parte più importante del lavoro? Si investe poco - e questo rientra nella più ampia questione degli investimenti in cultura e innovazione - e soprattutto malamente, disperdendo energie in molti progetti diversificati che talvolta, tutt'oggi, ancora non utilizzano standard comuni. Proprio la diffusione di metodologie condivise e di buone prassi sperimentate può contenere questa tendenza, insieme con un effettivo coordinamento fra la pluralità di soggetti che in Italia gestiscono il nostro immenso e multiforme patrimonio. Non penso solo all'interazione fra i privati e i diversi livelli di amministrazione pubblica, ma anche al coinvolgimento di Università e  Istituti di ricerca, dell'associazionismo culturale e dell'imprenditoria più innovativa. Recentemente il Ministro Bray ha rilanciato il progetto di Italia.it, attualmente monumento di grande dispendio di denaro pubblico foriero di minimi risultati. Che idea si è fatta in merito? In un settore che si evolve continuamente e che per natura è aperto a tutte le sperimentazioni e a tutti gli apporti, più i progetti sono rigidi e faraonici, meno possono funzionare. Sarebbe già molto che fossero mantenute e alimentate le reti istituzionali che esistono e che adottano standard europei (penso, per esempio, al SIUSA, la piattaforma on line per gli archivi, all'OPAC, e alle attività dell'ICCU, Istituto Centrale per il Catalogo Unico), e che intorno ai nuclei nazionali di patrimonio si sviluppassero reti di informazioni e strumenti digitali di accesso adeguati. Se potesse fare un appello al Governo, cosa chiederebbe? Il patrimonio culturale e i giovani sono le risorse di questo Paese: non hanno bisogno di assistenza, ma di essere liberate e di poter diventare effettivamente un elemento dinamico per la società. Più che stanziamenti di fondi pubblici, sarebbero importanti forme di defiscalizzazione e incentivi  per le aziende basate in Italia che contrattualizzano i giovani in operazioni di innovazione e digitalizzazione e per i professionisti che in forma associata si dedicano a queste attività. E' un'esigenza tanto più evidente se si considera l'immediata trasferibilità di queste attività in aree più attrattive dal punto di vista fiscale,  burocratico e dei servizi tecnologici.  Rischiamo di avere sui nostri territori e nelle nostre città un patrimonio immenso "gestito" e veicolato da altri, con tutti i rischi che questo implica, anche sul piano delle distorsioni culturali. Lo stesso vale per i privati e per i soggetti pubblico-privati (musei, collezionisti, fondazioni) che potrebbero essere incentivati a mettere in rete i loro patrimoni, incrementando il peso e la potenzialità di collegamenti del sistema della cultura italiana, nel suo insieme. 5 dicembre 2013
  • Turismo e cultura digitale: l'Italia di domani - Roma, 9 giugno 2014

    Un dialogo tra il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini e il Presidente di Google, Eric Schmidt.  Modera Luca De Biase (Nova - Il Sole24Ore). Clicca qui la registrazione all'evento