DIMT.IT - data

  • "Data ut des?", di privacy e digitale si discute a Monte Citorio

    Cediamo informazioni in cambio di servizi gratuiti, ma dove sono le tutele? Un convegno organizzato dall'Istituto Italiano per la Privacy e la Valorizzazione dei Dati alla ricerca di un bilanciamento tra gli interessi economici che gravitano attorno alle nuove tecnologie e la difesa della riservatezza degli utenti Il 96,2% degli italiani ritiene inviolabile il diritto alla riservatezza dei propri dati personali anche nell'era digitale, ma l'88,4% è consapevole che i colossi del Web, Google e Facebook su tutti, possiedono gigantesche banche dati su di essi. Una valutazione che porta più di otto italiani su dieci alla convinzione che su Internet sia meglio non lasciare tracce (l'83,6%). È la fotografia scattata dal Censis nel suo "Il valore della privacy nell'epoca della personalizzazione dei media", studio che dimostra quanto alta sia la considerazione di cui gode la privacy tra i netizen tricolore, e quanto sia dunque necessario trovare un bilanciamento tra i modelli di business fondati proprio sul rastrellamento sistematico di dati e la riservatezza. Un'impellenza ulteriormente palesata dal recente (e non ancora sopito) scandalo Datagate. La tutela dell'utente che cede i propri dati in cambio di servizi online gratuiti è così al centro di "Data ut des? La privacy nell'economia digitale" (guarda la locandina), convegno organizzato dall'Istituto Italiano per la Privacy e la Valorizzazione dei Dati con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, giuristi ed operatori, per aprire un confronto su una tematica che permea le quotidiane abitudini della stragrande maggioranza dei cittadini.

    convegno

    Roma

    Giovedì 17 ottobre 2013

    ore 16.00

    Sala delle Conferenze di Piazza di Monte Citorio 123/a

    Interventi di: Luigi Montuori (Dirigente Dipartimento Comunicazioni e Reti Telematiche del Garante per la protezione dei dati personali) Giuseppe D'Acquisto (Ingegnere, Garante per la protezione dei dati personali) Laura Liguori (Comitato Scientifico Istituto Italiano per la Privacy, avvocato Portolano Cavallo Studio Legale) Luca Bolognini (Presidente Istituto Italiano per la Privacy, avvocato ICT Legal Consulting) Oreste Pollicino (Docente Università Bocconi, avvocato of counsel Portolano Cavallo) Luisa Piazza (Head of Public Affairs SEAT) Marco Caradonna (AD Simple Agency, vicepresidente IAB) Massimo Fubini (AD ContactLab) Andrea Giannangelo (Iubenda) Alessandro De Tommasi (Sky Italia) Modera Federico Guerrini (Giornalista) La partecipazione è gratuita ma è necessario registrarsi entro il giorno 16 ottobre 2013 inviando un'email all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • "Italia digitale", la rivoluzione nelle parole dei protagonisti dell'incontro al Campidoglio

    di Fabrizio Ventriglia L’innovazione tecnologica ha rivoluzionato l’esecuzione delle prestazioni richieste dalla moderna società – sia nell’ambito delle attività negoziali tra privati, che nei rapporti con la Pubblica Amministrazione – agevolando la circolazione e la condivisione di informazioni, nonché dematerializzando e automatizzando titoli, documenti e processi. Nonostante sia facilmente percepibile il positivo effetto sortito dalla digitalizzazione sulla società e sull’economia, la misurazione concreta del suo impatto è un’operazione tutt’altro che semplice. Ed è proprio da tali premesse che la Young Professionals in Foreign Policy - Rome ha dedicato lo scorso 27 marzo un apposito incontro – dal titolo “Italia Digitale: Creatività, Crescita, Conoscenza” – per analizzare, insieme a giuristi, avvocati, docenti universitari e blogger, lo stato di diritto e di politica della rivoluzione socio-economica più importante della storia dell’umanità: il digitale. Il diritto d’autore nelle reti di comunicazione elettronica. Verso il Copyright 2.0? L’Italia digitale è anzitutto creativa: come illustrato dall’Avv. Marco Scialdone, Dottorando di ricerca in “Categorie giuridiche e tecnologia” all’Università Europea di Roma e redattore di Dimt – all’interno della Rete, l’utente recepisce le diverse forme di produzione culturali – quale un film, un videogame o un fumetto – per poi apporre il suo spirito creativo e critico interagendo con esse, manipolando e riutilizzando quelle stesse produzioni, generando così i “Contenuti generati dagli utenti” come i machinima, gli Anime Music Video e le fan fiction. LEGGI "Il nuovo ruolo degli utenti nella generazione di contenuti creativi" L’utente rappresenta dunque un ibrido tra la figura del mero consumer – che non si limita a fruire passivamente le opere dell’ingegno esistenti, ma le rielabora – e quella dell’ambizioso producer – condividendo, attraverso il canale della Rete, il contenuto da lui prodotto non tanto per un ritorno economico, ma per dare sfoggio della sua creatività ed alimentare la c.d. “economia della conoscenza” – divenendo così un prosumer. Tuttavia, il fenomeno degli UGC è inevitabile terreno di scontro con l’attuale disciplina autoriale. Da ultima, si rammenta la delibera 680/13/CONS mediante la quale l’Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni, come spiegato dal Prof. Maurizio Mensi, docente di “Diritto dell’informazione e della comunicazione” presso l’Università LUISS Guido Carli, ha varato la nuova disciplina in materia di diritto d’autore online. In estrema sintesi, ciascun interessato può richiedere ed ottenere dall’AgCom la rimozione di un contenuto, lesivo delle proprie privative intellettuali ed industriali, pubblicato in Rete, attraverso un procedimento di notice and take down: in caso di mancato adeguamento spontaneo alla segnalazione da parte dell’utente trasgressore, l’AgCom potrà ordinare, rivolgendosi all’Internet Service Provider, la cancellazione coatta di quello specifico elemento ovvero l’inibizione alla Rete dell’uploader del contenuto. Un provvedimento in merito al quale ha esposto una posizione decisamente contraria l’Avvocato Fulvio Sarzana di S. Ippolito, esperto in Diritto dell’Informatica e delle Telecomunicazioni e blogger per “Il Fatto Quotidiano”, il quale ha spiegato anche i motivi che hanno portato ai ricorsi che saranno presentati nei Tribunali Amministrativi Regionali finalizzati a valutare un siffatto regolamento alla luce della Costituzione, dei principi dell’Ordinamento europeo e dei diritti fondamentali dell’uomo.  L’Agenda Digitale italiana: Pubblica amministrazione digitale, banda larga, ehealth, open data e startup. Finalmente la svolta digitale? L’Italia Digitale è anche e soprattutto Crescita, individuale e dell’intero Paese. Europa 2020 è una delle strategie elaborate dalla Commissione europea finalizzata allo sfruttamento del potenziale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per favorire l’innovazione, la crescita economica e il progresso. Lo strumento utilizzato per raggiungere un risultato così ambizioso prende il nome di Agenda Digitale, che è possibile definire come quell'insieme di norme che vogliono portare il Paese nel medio-lungo periodo verso le nuove tecnologie e l'innovazione, attraverso la realizzazione di un mercato digitale unico; la promozione all’accesso ad Internet e l’aumento del tasso di alfabetizzazione digitale. Ciascuno Stato dell’Unione si è impegnato a recepirla nel proprio ordinamento, introducendo al tempo diversi principi, tra i quali l’identità digitale; l’Amministrazione digitale; la Sanità digitale; la banda larga; la fatturazione elettronica e la Giustizia digitale. L’avv. Ernesto Belisario – docente e Direttore dell’Osservatorio per l’Open Government - ha analizzato la situazione italiana: il nostro Paese, infatti, ha avviato l’attuazione dell’Agenda Digitale con ben due anni di ritardo, con il c.d. Decreto Crescita 2.0. durante il Governo Monti, per poi apporre dei correttivi con il Decreto del Fare con il Governo Letta.: soltanto 11, dei 51 previsti, sono i provvedimenti attuativi dell’Agenda Digitale europea. Per ovviare ad un simile ritardo, l’Italia ha deciso di concentrarsi su tre priorità ossia la fattura elettronica, l’anagrafe nazionale e l’identità digitale. Ma tutto ciò non è sufficiente. Per far sì che nel 2020 – naturale scadenza fissata dall’Europa – l’Italia porti dalla carta al Digitale l’Agenda è necessario, da una parte, trovare i fondi necessari per concretizzarla; dall’altra, superare tutte quelle resistenze dei burocrati i quali, all’interno della Pubblica Amministrazione, continuano a rallentare l’attuazione delle norme. L’uomo dimentica. Ma Internet soffrirà di amnesia? Il diritto all’oblio tra l’informazione, la cronaca e la critica La Conoscenza è l’ultimo potenziale dell’Italia Digitale: una conoscenza che è stata elevata alla 2.0 attraverso gli strumenti messi a disposizione dalle Reti di comunicazione elettronica: grazie ai blog, ai social network ed ai webzine, Internet consente a ciascun utente della Rete di partecipare alla elaborazione e alla successiva diffusione delle informazioni, così da utilizzarle quale fondamento per sviluppare interessanti spunti di riflessione. Tuttavia, la diffusione degli strumenti di raccolta, conservazione, elaborazione ed utilizzazione dei dati personali all’interno della Rete, espongono il cittadino digitale ad una lesione dei suoi diritti, in particolare a quello della sua riservatezza. Nel contesto così delineato, Marco Perduca, già Senatore della Repubblica Italiana ed attuale Vice Presidente del Partito Radicale Nonviolento transpartito transnazionale, ha valutato l’affermazione del cosiddetto diritto all’oblio, ossia quel diritto a che nessuno riproponga nel presente un episodio che riguarda la nostra vita passata e che ciascuno di noi vorrebbe, per le ragioni più diverse, rimanesse semplicemente affidato alla storia. Una siffatta tutela, però, si scontra con quella libertà, costituzionalmente garantita, d’informazione e dunque della diffusione delle notizie aventi pubblica rilevanza. Si è fatto riferimento ad un emblematico e recente intervento dalla Suprema Corte, la quale ha statuito che ciascun interessato può richiedere ed ottenere la cancellazione di tutte le informazioni attinenti le proprie vicende personali dagli archivi giornalistici, nel caso in cui l’interesse pubblico alla diffusione delle medesime sia scemato ovvero non sia mai venuto ad esistenza, salvo che il suddetto interessato non abbia all’uopo acconsentito espressamente. Un siffatto diritto, però, trova il suo limite nel diritto di cronaca soltanto quando sussista un interesse effettivo ed attuale alla diffusione delle vicende personali trascorse dell’interessato ossia che quanto accaduto di recente trovi un collegamento diretto con quelle stesse vicende, rinnovandone l’attualità. In estrema sintesi, dunque, il diritto all’oblio sussisterebbe nei casi in cui, bilanciando gli interessi della collettività ad essere informati con quelli del singolo a non essere leso nella propria identità personale, prevalgano la necessità, la non eccedenza, la proporzionalità e la pertinenza dell’informazione. Il suddetto tema ha, pertanto, importanti risvolti giuridici ma anche sociologici. E’ bene però precisare che il diritto all’oblio si scontra con quello che viene definito un “diritto alla storia” ossia quello di raccontare. In effetti, l’attuale momento storico dovrà essere raccontato anche alle future generazioni: è perciò necessario preservare ogni attimo della nostra esistenza in quanto influente nel panorama storico in modo tale che sarà così agevole poter ripercorrere la nostra storia, con tutte le sue accezioni, sia positive che negative. Si dovrà dunque trovare un punto di contemperamento tra il diritto del singolo, classificato come diritto alla privacy o all'identità personale, il diritto della collettività che è diritto all'informazione in senso generico – nella misura in cui si tratti di informazione rilevante – e, infine, il diritto alla storia in senso più specifico. Considerazioni conclusive: l’Italia è pronta al digitale? Le riflessioni, percezioni, suggestioni ed impressioni esternate dagli ospiti presenti sull’Italia Digitale sono state le vere protagoniste dell’incontro: la digitalizzazione è una forza trasformatrice per tutti i settori, eppure le riforme destinate a promuovere un siffatto fenomeno sono state attuate soltanto parzialmente o comunque non sono state implementate in maniera ottimale. Dinanzi ad una siffatta situazione, non si possono che riporre i propri auspici e speranze nelle mani di una regia competente ed indipendente, che finalmente scopra e valorizzi l’informatizzazione nelle se variabili culturali ed economiche: soltanto in questo modo sarà finalmente possibile sfruttare la tecnologia, creare efficienza, stimolare la competizione ed alimentare l’innovazione in Italia. Non solo quella Digitale. 4 aprile 2014
  • "Patrimonio culturale digitale. Tra conoscenza e valorizzazione", a Roma il 2 luglio

    In un convegno promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internet si approfondiranno, con l'aiuto di giuristi, esponenti delle istituzioni e delle associazioni, le problematiche e i quesiti aperti sul tema della gestione di documenti e informazioni nel settore pubblico L’esigenza della massima divulgazione della conoscenza e della migliore valorizzazione del patrimonio materiale e digitale di proprietà pubblica comporta l’individuazione di un sistema di licenze d’uso che assicuri il bilanciamento tra i principi di riutilizzo dei dati pubblici e la disciplina in materia di diritto d’autore e di tutela dei dati personali. Questi temi saranno al centro del convegno "Patrimonio culturale digitale: tra conoscenza e valorizzazione", previsto a Roma il 2 luglio 2015. L'evento, che sarà ospitato presso Palazzo Sant'Andrea (Via del Quirinale, 30), è promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internetnell'ambito del Progetto Scientifico PRIN “Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione come strumento di abbattimento delle barriere economiche, sociali e culturali”. Il quadro normativo europeo nel quale si inseriscono i lavori si compone della direttiva 2003/98/CE in materia di Public Sector Information (PSI), recentemente modificata dalla direttiva 2013/37/UE, che ne estende gli ambiti alle risorse digitali di Archivi, Biblioteche e Musei, in corso di recepimento da parte del nostro ordinamento e, in ambito nazionale, del Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs 82/2005), come modificato dall’articolo 9 del decreto legge n. 179/2012, cd. Decreto Crescita 2.0, convertito con legge n. 221/2012, che ha sancito il principio dell’Open Data by default. Locandina 2 luglio 2015 Dopo l'apertura affidata a Marina Giannetto (Sovrintendente dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica), l'introduzione di Alberto M. Gambino (Presidente dell’Accademia e Ordinario di Diritto privato nell'Università Europea di Roma) e le relazioni di Gustavo Ghidini (Università degli Studi di Milano, Università LUISS Guido Carli), Giuseppe Piperata (Associato di Diritto amministrativo presso l'IUAV di Venezia) e Antonia Pasqua Recchia (Segretario Generale presso il Ministero dei Beni e della Attività culturali e del Turismo). Le conclusioni saranno curate da Angelo Rughetti, Sottosegretario per la Semplificazione e Pubblica Amministrazione. Sarà così la volta di una tavola rotonda moderata dal giornalista de Il Sole 24 Ore Antonello Cherchi e animata dagli interventi di Valentina Grippo (Accademia Italiana del Codice di Internet), Roberta Guizzi (Servizio Giuridico dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), Andrea Marcucci (Commissione Istruzione pubblica, beni culturali del Senato), Flavia Piccoli Nardelli (Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati), Marco Pierani (Altroconsumo), Riccardo Pozzo (Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche), Eugenio Prosperetti (Tavolo Permanente per l’Innovazione e l’Agenda Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri), Roberto Rampi (Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati) e Ferdinando Tozzi (Comitato consultivo Permanente per il Diritto d’Autore). A concludere Silvia Costa, presidente della Commissione Cultura dell'Unione Europea. È stato richiesto l’accredito per la formazione continua degli Avvocati e dei Commercialisti.

    La partecipazione è libera fino ad esaurimento posti.

    È necessario accreditarsi entro e non oltre il 25 giugno 2015 inviando una email con nome, cognome, luogo e data di nascita all'indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

  • "Patrimonio culturale digitale. Tra conoscenza e valorizzazione", report, audio e video del convegno del 2 luglio

    Nel corso dell'evento promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internet sono state approfondite, con la partecipazione di esponenti delle istituzioni e giuristi, opportunità e criticità della Direttiva  2013/37/UE, all’esame del Parlamento, sul libero accesso e il riutilizzo dei dati in possesso di Pubblica Amministrazione, biblioteche, musei e archivi. "È nostra intenzione costituire un Osservatorio che abbia come compito il monitoraggio della  digitalizzazione del patrimonio informativo e culturale in possesso della Pubblica Amministrazione”. Così il Prof. Alberto Gambino, presidente dell'Accademia Italiana del Codice di Internet ,nel corso del convegno “Patrimonio Culturale Digitale: tra conoscenza e valorizzazione”, evento che ha avuto luogo nella mattina del 2 luglio, a Roma, con la partecipazione di giuristi, esponenti delle istituzioni pubbliche, membri del governo e del parlamento.

    Guarda i video del convegno

    "Sarà un Osservatorio aperto - ha spiegato Gambino - che naturalmente dialogherà con chi già istituzionalmente si occupa della materia, e che non sarà composto solo di giuristi ma punterà a riunire tutti i saperi umanistici per rappresentare un intreccio di competenze orientate a verificare che davvero questa stella polare dell'open access, ma anche del non detrimento delle risorse delle nostre amministrazioni, possa trovare una realizzazione bilanciata” [audio]. Prima sessione Al centro dei lavori proprio la ricerca di un giusto punto di equilibrio tra l’obiettivo della massima diffusione e delle possibilità di riutilizzo dei dati pubblici e la tutela del patrimonio culturale di musei, biblioteche, archivi in possesso di amministrazioni e istituzioni pubbliche. Opera delicata ma che ha il carattere della massima urgenza, quella che attende il legislatore, chiamato a recepire la direttiva 2013/37/UE (la scadenza per la sua adozione è il prossimo 18 luglio e la discussione è al momento ferma in Commissione Affari Esteri e Comunitari del Senato) che, nel quadro della iniziative dell’Agenda digitale europea, impone agli enti pubblici di rendere fruibili tutte le informazioni in loro possesso e il loro reimpiego a fini commerciali o non commerciali. Una vera rivoluzione, che richiede una riflessione imprescindibile da parte del legislatore anche in considerazione della farraginosità di un sistema normativo stratificatosi nel corso degli anni e della specificità dell’Italia, titolare del patrimonio culturale più diffuso in Europa.

    Leggi il position paper dell'Accademia Italiana del Codice di Internet

    CoppolaUna riflessione che si intreccia con le molte proposte che si stanno susseguendo in materia di Open Data e di trasparenza delle informazioni delle quali è titolare la PA. Ultima in ordine di tempo quella oggetto dell’inserimento nel Ddl di riforma della Pubblica Amministrazione di un emendamento in materia di Freedom of Information Act a firma degli onorevoli del Pd Anna Ascani e Paolo Coppola; quest'ultimo è intervenuto durante i lavori sottolineando il valore dell'opera di disclosure che si va componendo nel panorama legislativo nazionale e comunitario. Far sì che il recepimento della direttiva e il rafforzamento degli obblighi in capo agli enti pubblici in materia di accesso alle informazioni, anche attraverso licenze che ne consentano il riutilizzo a fini commerciali da parte di privati, non pregiudichino la tutela del patrimonio culturale, complice uno sfruttamento indiscriminato dei dati a scapito del valore del bene pubblico, della sua integrità e conoscenza, è stato il filo conduttore di gran parte degli interventi. Dopo l’apertura affidata a Marina Giannetto (Sovrintendente dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica) [audio] le relazioni di Giuseppe Piperata (Associato di Diritto amministrativo presso l’IUAV di Venezia) [audio], Riccardo Pozzo(Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche) [audio] e Gustavo Ghidini (Università degli Studi di Milano, Università LUISS Guido Carli) [audio], il quale ha lanciato la proposta di un “doppio binario” per il riuso del patrimonio culturale digitale: accesso libero e gratuito per ricercatori e studiosi; a fronte di un ritorno economico per la PA nei casi di reimpiego a fini commerciali. “In relazione al tipo di accesso per fini editoriali o commerciali – secondo Ghidini  – dovrebbe essere ammesso un compenso in linea con i principi della disciplina autoriale, ponendo in capo all'amministrazione concedente un obbligo di reinvestimento dei ricavi nello sviluppo e nel potenziamento dell'architettura impiegata per la pubblicazione dei dati. Un obbligo che dovrebbe estendersi ai proventi delle operazioni derivate di marketing culturale connesse eventualmente all'uso commerciale dei dati”. È stata così la volta di una tavola rotonda moderata dal giornalista de Il Sole 24 Ore Antonello Cherchi e animata dagli interventi di Valentina Grippo, fellow dell'Accademia [audio], Roberta Guizzi del Servizio Giuridico dell’Agcom [audio], Flavia Piccoli Nardelli, membro della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati [audio], Marco Pierani di Altroconsumo [audio],Eugenio Prosperetti, membro del Tavolo Permanente per l’Innovazione e l’Agenda Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri [audio], eFerdinando Tozzi, componente del Comitato consultivo Permanente per il Diritto d’Autore [audio]. In chiusura l'intervento di Antonia Pasqua Recchia, Segretario Generale presso il Ministero dei Beni e della Attività culturali e del Turismo [audio]: “Siamo consapevoli della grande responsabilità con la quale dobbiamo affrontare il tema. Da parecchio tempo il ministero si è posto in una posizione di particolare apertura, sia per la presenza di banche dati di archivi e biblioteche sia per la digitalizzazione di opere d'arte, e con licenze d'uso Creative Commons. Vanno però differenziati vari aspetti: la completa accessibilità non deve sempre essere sovrapposta e confusa con la gratuità del dato, perché i dati di qualità costano sotto molti punti di vista. Un altro tema è poi quello della tutela dell'integrità delle opere quando c'è riproduzione, aspetto anche più importante del ritorno economico in senso stretto. Ma di sicuro non dobbiamo temere la pirateria sul patrimonio culturale, perché per quanto servano delle regole bisogna partire dal presupposto che maggiore circolazione significa arricchimento diffuso”. Le conclusioni sono state affidate a Silvia Costa, Presidente della Commissione Cultura al Parlamento Europeo [audio], la quale ha auspicato che “l'Osservatorio lanciato dal Professor Gambino possa espandersi su scala continentale; sarebbe molto importante che cominciassimo, anche grazie all'Accademia, ad avere nuovi luoghi di confronto”. [gallery type="slideshow" ids="18479,18480,18489"]

     

    2 luglio 2015

  • "SoldiPubblici" e trasparenza, Riccardo Luna: "Spero arrivi presto un FOIA. Tra pochi giorni online le spese dei ministeri"

    "L'istituzione della figura del Digital Champion da parte della scorsa Commissione Europea ha avuto come presupposto che il digital divide è in primo luogo culturale, ci sono cioè troppi cittadini che non conoscono la rete e non ne afferrano ancora le opportunità. Solo in Italia ci sono 22 milioni di persone non hanno mai utilizzato Internet". Così il Digital Champion italiano Riccardo Luna intervenendo nella puntata dell'11 gennaio 2015 di “Presi per il Web“, trasmissione di Radio Radicale condotta da Marco PerducaMarco Scialdone e Fulvio Sarzana con la collaborazione di Marco Ciaffone e Sara Sbaffi. Ospite dell'appuntamento anche il giornalista de L'Espresso Alessandro Gilioli. [caption id="attachment_5318" align="alignright" width="300"]Ascolta il podcast della puntata di domenica 11 gennaio 2015 Ascolta il podcast della puntata di domenica 11 gennaio 2015[/caption] "È sulla base di questa impostazione - ha così spiegato Luna - che ho deciso di declinare il mio ruolo in maniera orizzontale e lanciare l'iniziativa di un Digital Champion per ogni comune italiano perché penso che le sfide da affrontare siano così tante e grandi che una persona da sola, e con una carica che ha zero euro di budget, zero staff e zero stipendio, non possa affrontarle in maniera adeguata. Al momento abbiamo 1200 champions e l'obiettivo è arrivare, appunto, a 8054. Ognuno di loro è un mio referente sul territorio e la selezione si basa su un rapporto di fiducia, lo stesso che lega me al presidente del Consiglio del quale sono, tecnicamente, un consigliere. Da qui nasce anche l'idea di costituire l'associazione dei champions, un organismo che non è certo obbligatorio per ognuno di essi ma che permette di creare una figura giuridica che ci apre le porte dell'autofinanziamento; tra i soci fondatori figura Telecom Italia, che ha deciso di mettere sul piatto 250mila euro da investire in progetti di cultura digitale. Il tema del conflitto di interessi a mio avviso decade nel momento in cui noi assicuriamo che ogni centesimo che ci arriva sarà investito in questi stessi progetti e non sarà trattenuto nulla per noi. La prima iniziativa in tal senso la presenteremo a Milano il 21 gennaio e sarà un helpdesk a disposizione dei cittadini sulle questioni digitali. Chiunque pensa possa essere d'aiuto in questo percorso non ha che da presentarci la sua candidatura, ci servono persone disposte a mettere il loro tempo a servizio di obiettivi che, non lo nascondo, sono molto impegnativi; io stesso non credo ricoprirò questo ruolo fino al 2018". Trasparenza - Gilioli ha sottolineato come manchi ancora in Italia, "nonostante le chiare promesse del governo in questo senso, un Freedom of Information Act che permetta a chiunque di accedere ai dati della Pubblica Amministrazione senza che, come accade ora, debba avere un interesse in causa. Quando i dati sono concessi in maniera isolata il loro valore è minimo. Bisogna avere invece il diritto di accesso a tutti i dati, in una dinamica che inciderebbe in maniera importante sulla lotta alla corruzione e su delle pratiche distorte di selezione di alcuni ruoli all'interno delle amministrazioni". A questo Luna ha replicato che "ho detto e scritto in tutte le sedi e a più riprese, anche rivolgendomi direttamente a Matteo Renzi, che considero quello del FOIA un passaggio essenziale, cosa che ho ribadito anche al lancio del portale Soldi Pubblici". Si è così entrati nel merito della piattaforma presentata a ridosso delle festività natalizie con l'obiettivo di promuovere e migliorare l’accesso e la comprensione dei cittadini sui dati della spesa della Pa; tramite la stringa di ricerca dell'home page è infatti possibile, al motto di "quanto, chi, cosa", conoscere l'ammontare dei pagamenti effettuati su determinate voci di spesa delle Regioni, delle Aziende Sanitarie, delle Province e dei Comuni. Lo strumento pesca tra i dati collezionati da SIOPE, il Sistema Informativo delle Operazioni degli Enti Pubblici frutto di una collaborazione tra Banca d’Italia e Ragioneria Generale dello Stato che aggrega i pagamenti giornalieri delle diverse PA. Nonostante la precisazione sulla necessità di ulteriori interventi volti a migliorare una piattaforma attualmente in fase beta non sono mancate diverse e puntali critiche ad un progetto che, secondo alcuni addetti ai lavori, sarebbe ancora molto lontano da una piattaforma che possa definirsi rivoluzionaria. "Io credo che quella realizzata non sia per nulla un'operazione banale - ha precisato Luna - perché per la prima volta abbiamo una trasparenza fortissima delle spese degli enti locali e, tra qualche giorno, avremo anche quella dei ministeri. I dati sono ora scaricabili integralmente in tutti i formati e c'è già chi li sta rielaborando creando contenuti di alto valore nell'ottica della comprensione delle spese dei Comuni. Dal 31 marzo, quando la fatturazione elettronica per la Pa locale diventerà obbligatoria, noi avremo il dettaglio delle spese di ogni ente fino alle singole penne". 12 gennaio 2015
  • "The EU data protection reform. Privacy & consumer protection" - Torino

    Il simposio si pone quale occasione di confronto e riflessione sulla riforma della normativa in materia di protezione dei dati personali, attualmente in discussione a livello comunitario. La riflessione verrà aperta dal keynote del Prof. Lee A. Bygrave, Direttore del Norwegian Research Center for Computers and Law ed uno dei maggiori esperti giuridici europei in materia di data protection. Seguirà una tavola rotonda che metterà a confronto i punti di vista del Garante per la Protezione dei Dati Personali, di alcune delle principali realtà imprenditoriali del settore ICT e dell’associazione nazionale delle principali aziende di information technology operanti in Italia.
  • "The EU data protection reform. Privacy & consumer protection" - Torino, 7 ottobre 2014

    Il simposio si pone quale occasione di confronto e riflessione sulla riforma della normativa in materia di protezione dei dati personali, attualmente in discussione a livello comunitario. La riflessione verrà aperta dal keynote del Prof. Lee A. Bygrave, Direttore del Norwegian Research Center for Computers and Law ed uno dei maggiori esperti giuridici europei in materia di data protection. Seguirà una tavola rotonda che metterà a confronto i punti di vista del Garante per la Protezione dei Dati Personali, di alcune delle principali realtà imprenditoriali del settore ICT e dell’associazione nazionale delle principali aziende di information technology operanti in Italia.
  • "Uno, nessuno e centomila": tra reputazione online e diritto all'oblio. Montuori (Garante Privacy): "Importante capire il diritto alla contestualizzazione dell'informazione"

    [caption id="attachment_5318" align="alignright" width="300"]Ascolta il podcast della puntata del 13 aprile 2014 Ascolta il podcast della puntata del 13 aprile 2014[/caption] Se le domande che ci poniamo su identità e skills delle persone trovano sempre più spesso risposte digitando il loro nome su Google, quali sono gli strumenti che abbiamo per tenere sotto controllo ciò che di noi risulta da una ricerca online? Sono la web reputation e il diritto all'oblio al tempo di Internet le questioni al centro della puntata del 13 aprile di “Presi per il Web“, trasmissione di Radio Radicale condotta da Marco PerducaMarco Scialdone e Fulvio Sarzana con la collaborazione di Marco Ciaffone e Sara Sbaffi. Ospiti dell'appuntamento Luigi Montuori, Capo Dipartimento comunicazioni elettroniche del Garante Privacy, Matteo Flora, Consulente ed ideatore del progetto "TheFool", Anna Masera, Capo Ufficio stampa della Camera dei Deputati, e Raoul Chiesa, storico hacker italiano ed esperto di sicurezza informatica. "L'esperienza che abbiamo maturato in questo ultimo decennio - ha esordito Montuori - ci porta a dire che in generale il mondo della rete ci richiede interventi su tre importanti aspetti, a noi come ai nostri colleghi europei nonché ai tribunali: il primo è quello degli archivi online dei giornali, perché scrivere una volta sulla carta stampata voleva dire che l'articolo veniva accatastato e la memoria era umana. Oggi, per fortuna, è possibile poter rivedere ciò che è stato scritto con un profondo approccio storico, una ricchezza che da un'altra parte pone delle questioni come quella del diritto all'oblio. Il secondo aspetto è quello dei social network. Il terzo aspetto è quello dell'utilizzo dei nostri dati personali immessi in rete a fini commerciali e di profilazione". Cancellare o aggiornare Sul primo degli aspetti sollevati da Montuori vale la pena menzionare alcuni importanti passaggi maturati in Italia e in Europa. Ad esempio, sul tema della deindicizzazione degli contenuti giornalistici dai motori di ricerca è netta la posizione espressa dall'Avvocato generale della Corte di Giustizia europeanel luglio 2013 e che si schiera a difesa della permanenza negli archivi storici della documentazione relativa a fatti di cronaca. Sul più ampio fronte giornalismo la situazione sembra essere ancor più complicata, con sentenze come quella che nel gennaio del 2013 vedeva il Tribunale di Ortona condannare il direttore del giornale online abruzzese Primadanoi.it al pagamento di un risarcimento nei confronti di alcuni ristoratori della zona. Una sanzione riferita ad un articolo riguardante un fatto di cronaca giudiziaria vero, ma che, a detta del tribunale, era rimasto online troppo a lungo, cagionando così un danno ai protagonisti della vicenda. Un episodio che faceva sollevare dubbi sulla possibilità che un tribunale decidesse in maniera arbitraria quale fosse il tempo consentito di permanenza online di una notizia. Sulla vicenda, ai tempi della prima sentenza del 2011, aveva preso posizione anche l’ordine dei Giornalisti d’Abruzzo, sul cui sito ufficiale il 26 marzo si leggeva:: "La sentenza [...] pone seri problemi ai giornalisti nell’esercizio del diritto di cronaca . L’articolo in questione, peraltro, secondo anche il parere del Garante per il trattamento dei dati personali, era stato redatto rispettando i criteri fondamentali del codice deontologico dei giornalisti (verità sostanziale dei fatti, interesse pubblico e continenza nel linguaggio). Se i giornali cartacei possono conservare nei loro archivi copie dei giornali pubblicati non si capisce perché i giornali on line non debbano avere la stessa possibilità. Del resto, anche volendo cancellare i dati digitali di una notizia essa rimane indelebilmente presente nelle memorie cache dei motori di ricerca ( feed Rss). Il problema, allora, non è di semplice risoluzione giudiziaria ma occorrerebbe, invece, per il reale esercizio del diritto all’oblio, che il legislatore stabilisca criteri certi e condivisi e non solo a livello nazionale data la complessità della materia e la sua natura globale”. Molto distante dalla decisione del tribunale abruzzese è l'impostazione emersa dalla Corte di Cassazione con la sentenza 5525dell'aprile 2012. La suprema Corte entrava a gamba tesa sul tema del diritto all’oblio, stabilendo che è un dovere dell’editore o comunque del gestore/responsabile di un database Web tenere aggiornati i materiali relativi a procedimenti giudiziari per garantire il diritto alla contestualizzazione dell'informazione. Il caso era quello di un politico che, coinvolto in Tangentopoli ma successivamente assolto, reclamava la rimozione o quantomeno la modifica dell’articolo del Corriere della Sera che parlava del suo caso di imputazione. La Cassazione riteneva lecita la permanenza online dell’articolo ma obbligatorio il suo aggiornamento, così da tutelare sia l’immagine della persona coinvolta che il diritto ad essere informati del lettore. Un'impostazione che veniva recepita nel marzo 2013 anche dal Garante della Privacy e che nel settembre dello stesso anno vedeva esprimersi in tal senso anche la Corte europea dei diritti dell'uomo. "È importante - ha chiosato Montuori - differenziare il diritto all'oblio e il diritto alla contestualizzazione della notizia. Sul primo aspetto, ad esempio, una persona condannata e che ha espiato la sua pena ha diritto ad utilizzare il codice sulla protezione dei dati personali e chiedere che la notizia venga quanto meno deindicizzata. Sul secondo aspetto, immaginiamo un cittadino che viene invece indagato e poi prosciolto e che si ritrova con la notizia del suo essere finito sotto indagine ancora in circolazione senza che si dia conto della conclusione per lui felice della vicenda. Ecco, in questo caso il cittadino, e proprio a fronte della sentenza della Cassazione dell'aprile 2012, ha il diritto di richiedere un richiamo ai fatti successivi. Nel caso in cui il giornale si rifiutasse di fare gli aggiornamenti dovuti ci si può rivolgere al Garante". Anche qui resta da capire quali siano gli oneri in capo all'editore, se sia cioè suo compito tenere aggiornati gli archivi con un'onerosa opera di costante monitoraggio o se debba attivarsi solo dopo la segnalazione rischiando sanzioni solo in caso di inottemperanza. "Mi rendo conto - ha affermato Montuori - che ci sia un onere nei confronti di chi gestisce gli archivi dei giornali online, c'è uno scotto che deve pagare colui che inserisce le notizie ma tutto sommato è il male minore rispetto al diritto che ognuno di noi ha a vedersi rappresentato in maniera corretta in rete". "Non dimentichiamoci  - è intervenuto Flora - dell'importanza delle sezioni dei commenti dei giornali online, all'interno delle quali si nascondo spesso molti contenuti diffamanti. In ogni caso le aziende e i privati hanno capito lo straordinario valore di ciò che si dice online su di loro, e se qualche anno fa gli utenti erano pochi e poco influenti, oggi la situazione è ribaltata. È per questo che chi si rivolge a noi lo fa per avere un supporto professionale per vedere rimosse informazioni che impattano sulla sua immagine, anche professionale". Un problema di indexing È chiaro in ogni caso come la permanenza dei contenuti negli archivi dei giornali e la loro rintracciabilità a mezzo motore di ricerca siano due aspetti fortemente intrecciati tra loro; inoltre, sempre più spesso arrivano agli amministratori dei search engine, Google su tutti, richieste come quella avanzata a più riprese dall'ex presidente della Federazione internazionale dell'automobile Max Mosley, che dopo essersi ritrovato al centro di uno scandalo per alcune fotografie che lo ritraevano in pose sadomasochiste con cinque donne in divisa nazista si è visto riconoscere, nel novembre del 2013, dal Tribunal de Grande instance di Parigi il diritto a vedere rimosse dai risultati di ricerca di Google il link a nove di quelle foto. Stesso esito, nel gennaio 2014, in un tribunale di Amburgo. Decisioni contestate da Google con il solito argomento del "non vogliamo essere i poliziotti del Web"e della mancanza di responsabilità diretta sui contenuti restituiti dal motore di ricerca; tuttavia la stessa compagnia di Mountain View nel giugno del 2011 aveva lanciato il servizio “Me on the Web”, che permette all'utente un più facile e diretto controllo dei risultati che il search engine restituisce in merito al proprio nome. "Sul diritto all'oblio per ciò che attiene la stampa online - ha spiegato Montuori - partiamo dal presupposto che il criterio dell'interesse pubblico, che insieme alla veridicità del fatto rappresenta un cardine fondamentale del diritto di cronaca, può variare al passare del tempo; detto in altri termini, se oggi è interesse pubblico che si metta a conoscenza il cittadino di un determinato fatto di cronaca, non è detto che dopo quindici anni questo resti immutato. Il primo intervento del Garante sul tema risale al 2004, quando un signore che era stato condannato per pubblicità ingannevole dall'Agcm si rivolse a noi lamentando che le ricerche online col suo nome facessero riferimento a quella vicenda. Lì il Garante intervenì riconoscendo la veridicità del fatto ma che la continua esposizione dello stesso fosse eccessiva e ordinò pertanto la deindicizzazione della notizia stessa. Nel 2007 l'Autorità era inoltre intervenuta stabilendo che riutilizzare da parte di Google le copie cache era un trattamento operato dal motore di ricerca, visto che si trattava di informazioni già rimosse dal sito di provenienza degli stessi. Nel 2012 c'è stato un caso in Spagna che sta portando a riflessioni importanti in sede di Corte di Giustizia Europea sulla legittimità delle richieste che arrivano a Google per la rimozione dei dati personali". LEGGI "Questioni di eredità digitale" Tra Hackaton a Montecitorio e bug nell'https In apertura di puntata Anna Masera aveva parlato del Barcamp #Facciamolagenda che si è svolto alla Camera dei Deputati l'11 aprile e dell'Hackaton previsto sempre a Montecitorio dal 16 al 18 maggio.   In chiusura invece Raoul Chiesa ha spiegato i principali aspetti del grande fatto di cronaca della settimana in tema di sicurezza: Heartbleed, la falla nell'OpenSSL che ha terrorizzato gli utenti di Internet. In un'intervista a Wired Robin Saggelmann,  lo sviluppatore che l'ha introdotto nel protocollo, ha parlato di una banale svista presente da due anni. LEGGI "Hacker e politica: le tante facce del rapporto e la difficile definizione giuridica" LEGGI "Venti di (cyber)guerre: armi e strategie di difesa all'alba dei conflitti digitali" Immagine in home page: Cn24tv.it 14 aprile 2014
  • #Dataretention: problems and perspectives - Webinar, 16 maggio 2014

  • Big Data 2.0, accesso all’informazione e privacy tra open data e Datagate

    Call for Presentation per l'edizione invernale di ePrivacy, che ruoterà intorno alle tematiche che riguardano l'accesso all'informazione e la privacy nell'era degli open data e, soprattutto, a seguito dello scandalo Datagate. La manifestazione è organizzata dal Progetto Winston Smith, dal centro di ricerca ASK dell’Università Bocconi di Milano e da Medialaws.

    Big Data 2.0

    Accesso all’informazione e privacy tra open data e Datagate

    15 e 16 novembre 2013

    Università Bocconi – ASK Research Center - Piazza Sraffa 11, Milano

    Le amministrazioni di tutti gli Stati e di molte imprese investono significative risorse nella gestione informatica dei propri processi, generando e raccogliendo ingenti quantità di dati che danno origine ad un numero sempre crescente di database. L’incrocio di questi database e il moltiplicarsi della mole di dati disponibili genera informazioni ulteriori rispetto alla mera sommatoria delle informazioni in essi contenute. Il fenomeno appena descritto, noto come Big Data, fa emergere tre profili che necessitano di uno specifico approfondimento. Innanzitutto si delineano nuove opportunità dal punto di vista dell’accesso amplificato all’informazione e del conseguente sviluppo della conoscenza. In secondo luogo l’individuo è potenzialmente esposto a ulteriori rischi relativi alla protezione dei propri dati personali che sono difficilmente prevedibili ex ante. Infine il bilanciamento tra l’accesso all’informazione e la tutela dei dati viene riconsiderato alla luce della necessità di proteggere ulteriori valori in gioco, quale ad esempio quello della sicurezza dello Stato, come avvenuto di recente nella nota saga Datagate.  I lavori saranno quindi suddivisi in tre sessioni. La prima sessione approfondirà la vasta gamma di nuovi usi dell’informazione e i servizi anche di pubblica utilità che ne discendono, in particolare soffermandosi sulle modalità del riutilizzo dei “Big Data” e dell’informazione detenuta dal settore pubblico (PSI) e sui loro prodotti finali. La seconda sessione si concentrerà sulle nuove forme di tutela della privacy, affrontando il tema del controllo sociale con particolare riferimento al rapporto tra i dati personali e sensibili del cittadino e quei nuovi servizi di e-governance, quali la P.E.C., il fascicolo sanitario elettronico, i bilanci informatizzati ed il processo civile telematico, che pur essendo di indubbia utilità per la collettività presentano crescenti rischi di invasività della sfera privata. La terza sessione analizzerà, infine, come la particolare tutela da apprestare a ulteriori valori in gioco, tra cui quello della sicurezza dello Stato, importi una rimodulazione del bilanciamento tra i rischi e le opportunità dei Big Data cui si è fatto riferimento nelle sessioni precedenti. In particolare questa sessione affronterà tra l’altro l’uso dei dati personali e sensibili da parte degli Stati per scopi istituzionali o segreti, le cui degenerazioni sono state rese palesi dal fenomeno dei leak e dallo scandalo Datagate. Termini La Call for Presentation avrà inizio il 23 settembre 2013 e chiuderà il 23 ottobre 2013. Le proposte dovranno pervenire all’indirizzo di posta elettronica: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Le proposte devono essere inviate all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e verranno valutate dal Comitato Scientifico e le accettazioni saranno comunicate agli autori entro il 30 ottobre 2013. La consegna delle relazioni e/o slide degli interventi accettati avverrà entro e non oltre il 10 novembre 2013 al seguente indirizzo di posta elettronica: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Contenuto della proposta La proposta deve includere: 1. nome del relatore ed eventuale ente di appartenenza; 2. indirizzo di posta elettronica di riferimento; 3. recapito telefonico; 4. titolo dell’intervento; 5. abstract dell’intervento (max 1.500 battute); 6. outline dell’intervento (max 200-300 caratteri); 7. consenso alla pubblicazione del materiale prodotto sui siti web  <http://e-privacy.winstonsmith.org/> e <http://www.medialaws.eu> 8. consenso alla pubblicazione delle registrazioni audio e video della presentazione sui siti web <http://e-privacy.winstonsmith.org/> e <http://www.medialaws.eu> Comitato organizzatore Aura Bertoni (Università Bocconi e ASK) Marco A. Calamari (Progetto Winston Smith) Maria Lillà Montagnani (Università Bocconi e ASK) Oreste Pollicino (Università Bocconi e Medialaws) Comitato Scientifico Marco Bassini (Università Bocconi e Medialaws) Aura Bertoni (Università Bocconi e ASK) Marco A. Calamari (Progetto Winston Smith) Alessandro  Mantelero (Politecnico di Torino, Centro Nexa su Internet & Società) Maria Lillà Montagnani (Università Bocconi e ASK) Oreste Pollicino (Università Bocconi e Medialaws)
  • Big Data 2.0. Accesso all’informazione e privacy tra open data e Datagate

    e-privacy 2013

    winter edition

    Milano

    15 e 16 novembre 2013

    Università Bocconi

    ASK Research Center

    Piazza Sraffa, 11

    Programma

    Panel 1: E-privacy e Big Data: profili di inquadramento generale

    Venerdì 15 novembre, ore 9.30-13.00 Presiede: Oreste Pollicino (Università Bocconi) - Alessandro Mantelero (Politecnico di Torino, Nexa Center for Internet & Society) Key Speech: Miti e criticità dei Big Data - Raffaele Zallone (Avvocato in Milano) Privacy: un nuovo futuro? - Andrea Stazi e Davide Mula (Università Europea di Roma) Le prospettive di tutela della privacy nello scenario tecnologico del cloud e dei big data (LEGGI l'abstract dell'intervento) - Stefano Ricci (Università dell’Insubria) e Andrea Palumbo (Università degli Studi di Milano e Università degli Studi Milano-Bicocca) I Big Data e il superamento del principio di finalità del trattamento - Davide del Vecchio e Claudio Agosti (Centro Hermes per la trasparenza e i diritti digitali) Whistleblowing e tutela dell’anonimato

    Panel 2: Big data ed i diritti della persona

    Venerdì 15 novembre, ore 14.00-18.00 Presiede: Maria Lillà Montagnani (Università Bocconi) - Valerio Lubello (Università degli Studi di Teramo) La data retention alla prova dei diritti fondamentali, quale bilanciamento? - Aura Bertoni (Università Bocconi) La tecnica del consenso nell’era dei Big Data: Verso una tutela dinamica ed un controllo decentralizzato della privacy? - Giovanni Battista Gallus e Francesco Paolo Micozzi (Centro Hermes per la trasparenza e i diritti digitali) La tutela giuridica del whistleblower - Nicola Gargano (Amadir) e Massimiliano Ponchio (Amadir) Il diritto di nascondersi nell’era della PEC, del PCT e dell’ANPR. La compressione dei diritti dei cittadini ai tempi della digitalizzazione della giustizia - Mauro Alovisio e Maria Grazia D’Amico (Centro Studi di Informatica Giuridica di Ivrea- Torino) Stato dell’arte del processo civile telematico e problematiche privacy per il cittadino e per gli operatori del diritto

    Panel 3: Big Data, sorveglianza massiva e il ruolo degli intermediari dell’informazione

    Sabato 16 novembre, ore 09.00-13.30 Presiede: Marco A. Calamari (Centro Hermes per la trasparenza e i diritti digitali) - Franco Pizzetti (Università degli Studi di Torino) Key speech: “Internet, Mercato e Stati nell'epoca dei Big Data” - Arianna Vedaschi (Università Bocconi) State secrets, national security and democratic accountability: il whistleblowing all'epoca di internet - Monica Alessia Senor (Nexa Center for Internet & Society, Avvocato in Torino) Il Datagate ed i limiti del diritto - Marco Bellezza e Laura Liguori (Portolano Cavallo Studio Legale) Big Data, sorveglianza massiva e il ruolo degli intermediari dell’informazione - Stefano Mele (Istituto Italiano di Studi Strategici "Niccolò Machiavelli") Big Data e Sicurezza Nazionale: un connubio possibile e prossimi scenari - Giuseppe Vaciago (Università degli Studi dell’Insubria) Big Data e Cyber Risk - Stefano Aterno (Studio Legale Aterno) Sicurezza nazionale e privacy in Italia: aspetti giuridici e normativi dell'intervento dello Stato italiano sulla riservatezza dei cittadini. Perché oggi la situazione e' meglio di ieri
  • Big data, la Commissione Europea inaugura partnership da 2,5 miliardi

    Ogni minuto il mondo genera dati per 1,7 milioni di miliardi di byte, pari a 360mila DVD: più di 6 megabyte di dati quotidiani per ognuno di noi. Le informazioni, che provengono da molte fonti diverse (persone, macchine, sensori), consistono in dati sul clima, immagini satellitari, immagini e video digitali, registrazioni di operazioni o segnali GPS. Di conseguenza il settore dei dati cresce del 40% l’anno, sette volte più velocemente del mercato generale dell’informazione e della comunicazione. Le imprese che fondano i processi decisionali sulle conoscenze generate dai dati registrano un incremento di produttività del 5‑6%. È in questo scenario che la Commissione europea e l’industria dei dati del Vecchio Continente si sono impegnati a investire 2,5 miliardi di euro in un partenariato pubblico-privato (PPP) per rafforzare il settore dei dati con l'obiettivo di porre l’Europa in prima linea nella competizione globale sulla gestione dei dati. A ratificare l'accordo tramite un memorandum d'intesa sono stati Neelie Kroes, Vicepresidente della Commissione europea, e Jan Sundelin, presidente della Big Data Value Association, per conto di società quali ATOS, Nokia Solutions and Networks, Orange, SAP, Siemens e di istituti di ricerca come il Fraunhofer e il centro di ricerca tedesco sull’intelligenza artificiale. "I dati sono il motore e il cardine dell’economia futura - ha dichiarato la Kroes - perché qualsiasi tipo di organizzazione ha bisogno di elementi costitutivi per migliorare i propri risultati, dalle aziende agricole alle fabbriche, dai laboratori alle officine”. L’Unione Europea ha già stanziato più di 500 milioni di euro di fondi del programma Horizon 2020 per 5 anni (2016-2020), cui dovrebbero corrispondere investimenti dei partner privati pari ad almeno il quadruplo (2 miliardi di euro).  "Il PPP - spiega la Commissione - il cui avvio è previsto il 1 gennaio 2015, contribuirà così a incanalare gli sforzi del settore pubblico, dei privati e del mondo accademico verso la ricerca e l’innovazione a favore di idee rivoluzionarie sui megadati in settori quali l’energia, la manifattura e la salute, per offrire servizi come la medicina su misura, la logistica degli alimenti e l’analisi predittiva. Il parternariato è uno dei primi risultati della politica e del piano d’azione recenti della Commissione europea per accelerare lo sviluppo in Europa di un’economia basata sui dati". Gestire i cosiddetti big data potrebbe significare, tra le altre cose, mettere fino al 30% del mercato mondiale dei dati a disposizione dei fornitori europei, creare 100mila nuovi posti di lavoro entro il 2020, risparmiare fino al 10% di energia, migliorare l'assistenza sanitaria e l'efficienza dei macchinari industriali. I megadati stanno già aiutando a velocizzare la diagnosi delle lesioni cerebrali o a prevedere i raccolti nei paesi in via di sviluppo, rappresentando sicuramente una grande opportunità, ma anche una sfida: gli insiemi di dati attuali sono così voluminosi e complessi da trattare che servono idee, infrastrutture e strumenti nuovi, ma occorre anche un quadro giuridico adeguato, nonché sistemi e soluzioni tecniche per garantire la privacy e la sicurezza. infographic_big_data_export_indd_1200px_6288 14 ottobre 2014
  • BigData, social network e mobile: "Un terzo delle aziende in crisi entro il 2017". L'allarme di Gartner

    Il numero crescente di flussi di dati, comunicazioni e interazioni con i quali le aziende devono interfacciarsi quotidianamente è destinato a generare una "information crisis" in un terzo delle compagnie della lista "Fortune 100" entro il 2017. Ad affermarlo è Andrew White, vice presidente dell'area ricerca di Gartner. L'assunto dal quale parte White è che l'aumento dei big data, social network e interazioni mobili, accoppiato con un incremento di accelerazione della quantità di informazioni strutturate e non strutturate abilitate dalle tecnologie cloud-based, stia costringendo le organizzazioni a concentrarsi su quelle informazioni che hanno rilievo all'interno della catena del valore dell'azienda, ma che per questo motivo portano in dote i rischi maggiori. Il 33% delle imprese si espone così da qui a tre anni al pericolo di non riuscire né a gestire in proprio la mole di dati strutturati né ad organizzare un valido affidamento a terzi degli stessi. Il rischio crash, dunque, secondo Gartner è più di una concreta possibilità, e questo dipenderebbe soprattutto dalla mancanza di una reale consapevolezza di dove risieda il valore dei dati: "C'è una generale mancanza di maturità quando si tratta di governare le informazioni come un asset aziendale - dichiara White - ed è probabile che un certo numero di organizzazioni, incapaci di organizzarsi efficacemente per il 2020 e non disponibili o pronte a rivedere le proprie strategie, si ritroveranno a subire gravi conseguenze". Il vero nodo irrisolto è la differenza tra l'accumulo e "stoccaggio" di grandi quantità di informazioni e la loro gestione ed elaborazione: "Quando parliamo di gestione intendiamo la lavorazione del dato in un'ottica di vantaggio di business, che è cosa diversa dall'esigenza di tenere i dati in siti fisici o virtuali". La risoluzione di una tale questione deve tuttavia essere al centro delle strategie aziendali dei prossimi anni: "In questa economia digitale l'informazione sta diventando la risorsa competitiva per guidare vantaggio competitivo, ed è la connessione fondamentale che collega la catena del valore delle organizzazioni". La disciplina che permette di sfruttare in un'ottica di creazione di valore set di dati strutturati creati all'interno e all'esterno dell'organizzazione si chiama Enterprise Information Management (EIM). Ma queste abilità non bastano da sole ad aiutare un'organizzazione. I responsabili del comparto It devono progettare le iniziative EIM in modo tale che la condivisione e il riuso dei dati entrino all'interno della creazione di valore alla luce delle routine e degli obiettivi specifici dell'azienda. Detto in altre parole, un buon programma di information management deve saper individuare quali siano i dati che abbiano realmente un valore e rispecchino ciò che può essere utile all'organizzazione, ripulendo i dataset dalle informazioni inutili o ridondanti. Occorre inoltre armonizzare le iniziative di trattamento dei dati all'interno della stessa azienda; più di tre quarti di tali iniziative, afferma Gartner, sono al momento isolate tra loro, una situazione che rende poco efficaci le strategie di management dell'informazione. Immagine in home page: Atelier.net 28 febbraio 2014
  • Chi vuole trasformare la Trasparenza in un bluff?

    Da un lato valanghe di dati inutilizzabili o poco rilevanti; dall'altro un numero crescente di cittadini che chiede di avere accesso ad informazioni e dataset sulla spesa pubblica. Le contraddizioni e le potenzialità del percorso verso la "casa di vetro" delle istituzioni nell'ultima puntata di Presi per il Web [caption id="attachment_2525" align="alignright" width="314"]Ascolta il podcast della puntata di domenica 3 novembre 2013 Ascolta il podcast della puntata di domenica 3 novembre 2013[/caption] Su una cosa non ci sono dubbi: la Trasparenza va di moda. Ad ogni livello istituzionale viene inserita nei programmi elettorali quasi sempre con un'accezione "anti-casta" che mira dritto alla rabbia che una sempre più larga fetta dell'elettorato nutre nei confronti di compensi e privilegi che spettano a chi ricopre determinate cariche istituzionali. Ma quante di quelle buone intenzioni di trasformare i palazzi del potere in "case di vetro" vanno a bersaglio e quante invece si risolvono in tanto, inutile rumore? Ma soprattutto: qual è la Trasparenza che serve davvero e quella che invece risulta fine e se stessa sfociando addirittura nel "voyeurismo"? Quesiti che hanno animato il dibattito della puntata di domenica 3 novembre di “Presi per il Web”, trasmissione di Radio Radicale condotta da Marco Perduca, Marco Scialdone e Fulvio Sarzana con la collaborazione di Marco Ciaffone. Con il titolo provocatorio "Il grande bluff della Trasparenza" l'appuntamento ha avuto ospite in studio Alberto Stornelli, informatico sui generis responsabile della comunicazione della no profit Agorà Digitale e impegnato nella messa a punto della seconda fase del portale di civic application L'Era della Trasparenza, il cui obiettivo è creare una piattaforma che punta ad aggregare e rendere da un lato comprensibili e dall'altro interattivi i dati sulle spese della pubblica amministrazione. La leva normativa è in alcune disposizioni contenute nel Decreto Trasparenza del febbraio scorso, nel quale si impone a tutte le Pa italiane la pubblicazione delle voci di spesa superiori ai mille euro in formato Open Data. "La trasparenza - ha chiosato Stornelli - è un'attivazione di pratiche di partecipazione popolare, non ha senso pubblicare dati se non sono visibili da molti occhi che possono esprimere un parere sugli stessi". Importante appare l'esperienza di Opencoesione, sito governativo tramite il quale sono stati messi online tutti i dati relativi alla gestione dei fondi del Piano di Coesione 2007-2013. Si parla di cifre che sfiorano i 70 miliardi di euro di contributi pubblici e in merito ai quali cittadini e giornalisti hanno potuto approfondire il percorso intrapreso dai fondi. Come ha fatto, ad esempio, Alessio Neri per Terrearse.it in merito a Reggio Calabria. Un esempio che pone la domanda: cosa può fare un cittadino in questi casi? "Sarebbe bello - ha affermato Stornelli - che a quei dati si aggiungesse la possibilità di aggregare una comunità che chieda alle autorità conto di quanto i dati stessi illustrano". Il primo intervento telefonico è quello di Paolo Coppola, deputato del Partito Democratico e già assessore all'Innovazione ed eGovernment del Comune di Udine. Il capoluogo friulano, nel 2009, fu il primo Comune italiano a pubblicare i bilanci in Open Data: "In Italia c'è ancora molto da fare - ha affermato - ma purtroppo nel nostro Paese c'è una scarsa cultura delle tecnologie e dell'accountability e l'abitudine a prendere decisioni non dopo uno studio sui dati ma sulla base di intuizioni. Bisogna tuttavia andare nella giusta direzione senza farsi scoraggiare; innanzitutto bisogna far applicare le leggi già in vigore, che al momento sembrano ignorate, andando verso un vero Freedom of Information Act italiano. E poi bisogna diffondere la cultura della trasparenza". Dopo di lui Claudio Velardi, che nel suo lungo passato politico annovera ruoli di dirigenza nel Partito Comunista Italiano e più recentemente, dal febbraio 2008 al giugno 2009, l'assessorato al Turismo e ai Beni culturali della Regione Campania. Velardi nei giorni scorsi, a seguito della decisione della Giunta per le elezioni del Senato in merito al voto sulla decadenza di Silvio Berlusconi, aveva rilasciato alcune dure dichiarazioni nelle quali ha affermato: "La trasparenza porta a una nuova forma di fascismo, moderno e diverso". Un punto di vista che ha sollevato una serie di polemiche ed è stato contestato da chi, viceversa, vede nella "trasparenza assoluta dei rappresentanti l’unica speranza per chi crede nella democrazia rappresentativa", come ha scritto il giornalista de L'Espresso Alessandro Gilioli. "La trasparenza non regolamentata - ha rilanciato Velardi - porta a distorsioni gravissime. Noi abbiamo istituti della democrazia rappresentativa, se la vogliamo superare ne possiamo parlare, ma bisogna fare sì che le nuove pratiche abbiano una più forte griglia di normazione; viceversa, richiamare una sorta di trasparenza assoluta di tutto fa scivolare verso un autoritarismo di fatto". Il giurista Francesco Minazzi, che per i Quaderni di Diritto Mercato Tecnologia ha pubblicato insieme a Morena Ragone un saggio dal titolo "La dicotomia tra Trasparenza e Dati Aperti", ha spiegato: "I Dati aperti sono un insieme molto ampio di utilizzi che ricomprende la Trasparenza ma non coincide né si esaurisce in essa. Occorre evidenziare che gli Open Data mirano più al riutilizzo economico per lo sviluppo di servizi tramite gli stessi piuttosto che a generare trasparenza". Foto: Cafwd.org
  • Cloud e Data Center della Pubblica Amministrazione

    21 maggio 2014 Ore 15.00 - 18.30 Palazzo Rospigliosi Via XXIV Maggio, 43 - Roma

    Programma e iscrizioni.
  • Cloud e Data Center della Pubblica Amministrazione - Roma, 21 maggio 2014

    21 maggio 2014 Ore 15.00 - 18.30 Palazzo Rospigliosi Via XXIV Maggio, 43 - Roma

    Programma e iscrizioni.
  • Come aiutare il cervello a gestire i Big Data? Una possibile risposta nel progetto CEEDs

    "Ogni minuto il mondo genera dati per 1,7 milioni di miliardi di byte, pari a 360mila DVD. Ma in che modo il nostro cervello può gestire insiemi di dati sempre più grandi e complessi?". È così che la Commissione europea presenta il lavoro di un gruppo di ricercatore UE impegnati nello sviluppo di un sistema interattivo capace non solo di presentare le informazioni nel modo in cui desideriamo, ma anche di cambiarne regolarmente la modalità di presentazione per evitare il sovraccarico del cervello. Il progetto potrebbe permettere agli studenti di studiare meglio o ai giornalisti di effettuare il controllo incrociato delle fonti più rapidamente. La sempre maggiore mole prodotta all'interno dell'ambiente digitale, che siano frutto di intervento umano o direttamente  generati dalle macchine, rappresenta un'autentica miniera d'oro, ma al contempo una sfida; i dataset di oggi sono enormi e difficili da elaborare, tanto da richiedere nuovi strumenti, idee e infrastrutture. I ricercatori del progetto CEEDs stanno dunque inserendo i cosiddetti Big Data (megadati) in un ambiente interattivo per permettere alla nostra mente di generare nuove idee in modo più efficiente. Hanno messo a punto quella che chiamano una eXperience Induction Machine (XIM) che utilizza la realtà virtuale per consentire all'utente di accedere a grandi dataset. Questo ambiente multimodale a immersione, situato presso l'Università Pompeu Fabra di Barcellona, contiene anche una serie di sensori che permettono al sistema di presentare all'utente tutte le informazioni nel modo corretto, adattandosi costantemente alle sue reazioni durate l'analisi dei dati. Queste reazioni, come i gesti, i movimenti degli occhi o la frequenza cardiaca, vengono monitorate dal sistema e utilizzate per adattare la modalità di presentazione dei dati. Jonathan Freeman, Professore di Psicologia presso la Goldsmiths University of London e coordinatore del progetto CEEDs, spiega: "Il sistema riconosce quando i partecipanti sono affaticati o sovraccaricati di informazioni. E si comporta di conseguenza. Può semplificare i modelli visivi in modo da ridurre il carico cognitivo, mantenendo quindi basso il livello di stress dell'utente, permettendogli di restare più concentrato, oppure può guidarlo verso aree di rappresentazione dei dati meno cariche di informazioni." Il gruppo di neuroscienziati è stato il primo su cui i ricercatori del CEEDs hanno sperimentato la propria macchina (BrainX3). Essa ha raccolto gli enormi dataset generati in questa disciplina scientifica e li ha animati attraverso visualizzazioni visive e sonore. Fornendo indizi subliminali, come frecce lampeggianti, la macchina ha guidato i neuroscienziati verso aree di dati che fossero potenzialmente più interessanti per ciascuno di loro. I primi progetti pilota hanno già dimostrato la straordinaria capacità di questo approccio nel reperire nuove informazioni sull'organizzazione del cervello. Dai musei ai negozi Le possibili applicazioni del CEEDs sono numerosissime e spaziano dal controllo delle immagini satellitari e dalle prospezioni petrolifere fino all'astronomia, all'economia e alla ricerca storica. "Ovunque ci sia una ricchezza di dati tale da richiedere molto tempo o un notevole sforzo, c'è potenziale", ha aggiunto il Professor Freeman."Constatiamo che è materialmente impossibile per gli esseri umani analizzare tutti i dati che hanno di fronte, semplicemente per il tempo che occorre. Qualsiasi sistema che possa velocizzare il processo e renderlo più efficiente è perciò di enorme valore". Il sistema interattivo può aiutare a raccogliere i contributi degli utenti e a dar loro delle risposte in luoghi come negozi, musei, biblioteche e concerti. In classi reali e virtuali, i professori possono insegnare in modo più efficace, adattando i propri interventi al livello di attenzione degli studenti. La tecnologia CEEDs è in uso già da due anni presso la sede commemorativa del Bergen-Belsen Memorial in Germania e si sta discutendo con i musei del Regno Unito, dei Paesi Bassi e degli Stati Uniti in vista delle giornate commemorative della fine della Seconda Guerra Mondiale previste per il 2015. Il gruppo incaricato del progetto sta discutendo con organizzazioni pubbliche, commerciali e di beneficenza per elaborare versioni del CEEDs adattate alle loro esigenze. Le applicazioni di cui si discute riguardano un negozio virtuale di vendita al dettaglio all'interno di un aeroporto internazionale e la visualizzazione della qualità del suolo e del clima in Africa al fine di assistere gli agricoltori locali nell'ottimizzazione delle colture. Quello del CEEDs è un progetto vasto, contando 16 partner in nove Paesi (Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Italia, Spagna, Paesi Bassi e Regno Unito), che stanno lavorando insieme per ottimizzare la nostra comprensione dei Big Data. L'UE ha investito 6,5 milioni di euro in questa iniziativa innovativa, nell'ambito del sistema TEF (Iniziative faro per le tecnologie emergenti e future). Ma l'azione dell'UE per sfruttare i Big Data va al di là dei progetti di ricerca. La Commissione europea ha recentemente fatto appello ai governi nazionali affinché abbraccino la rivoluzione dei Big Data e sta attualmente utilizzando l'intera gamma di strumenti politici e legali a disposizione per sfruttare al meglio l'economia basata sui dati. "I Big Data non devono spaventarci - dichiara la vicepresidente Vicepresidente della Commissione europea e Commissaria responsabile per l'Agenda digitale Neelie Kroes - e progetti come questo ci consentono di assumere il controllo dei dati in modo da usarli per risolvere i nostri problemi". LEGGI "Quanto crescerà il traffico Internet nei prossimi anni? Grafici e mappe elaborati sui numeri Cisco. Alla vigilia dell’esplosione dell’IoT e in attesa di sciogliere i nodi intorno alla Net Neutrality"

    Global IP Traffic Growth by Region, 2013–2018 - Dati Cisco, valori in Petabyte per mese

    11 agosto 2014
  • Conservazione dei dati nel Registro delle imprese: la Cassazione si rivolge alla Corte di Giustizia

    di Lorenzo Delli Priscoli Con ordinanza interlocutoria n. 15096 del 17 luglio 2015, la Cassazione ha proposto alla Corte di giustizia due questioni pregiudiziali ex art 267 TFUE, sospendendo il relativo giudizio. Le questioni involgono il trattamento dei dati personali che possono essere custoditi solo per il tempo necessario al conseguimento delle finalità per le quali sono stati acquisiti e successivamente trattati, secondo quanto previsto dall’art. 6, lett. e), della direttiva 46/95/CE attuata con d.lgs. n. 196/2003. Ci si chiede se tale disciplina debba prevalere sul sistema di pubblicità commerciale istituito con il registro delle imprese, pure di derivazione comunitaria, che prevede anche per le persone fisiche la conservazione dei dati rilevanti senza limiti di tempo e se, dunque, anche tali dati non debbano essere disponibili per un periodo di tempo limitato e in favore di destinatari determinati. Scopo della pubblicità commerciale è infatti quello di rendere noto oppure opponibile un certo fatto giuridico, al fine della sicurezza del mercato. Sulla premessa che solo il nucleo essenziale di ogni diritto fondamentale è insopprimibile, che anche gli interessi del mercato hanno una rilevanza tale da poter determinare una limitazione dei diritti fondamentali, il problema sottoposto alla Corte di Giustizia dalla Corte di Cassazione è dunque quello di come operare il corretto bilanciamento tra trasparenza dei traffici commerciali e il diritto fondamentale alla riservatezza e alla protezione dei dati personali. 21 luglio 2015
  • Dall'Europa le linee guida sulla data protection nel rapporto con la Pa. Buttarelli: "Un diritto che è parte vitale della buona politica"

    Lo European Data Protection Supervisor, nell'ambito dell'action plan relativo alla strategia del bienno 2013-2014, ha pubblicato le "Linee guida sui diritti delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali", documento che parte da un quesito: quali sono i tuoi diritti nel rapporto tra i tuoi dati e le istituzioni europee? "Tutti gli organi amministrativi dell'Unione Europea - ha dichiarato il Garante europeo aggiunto per la protezione dei dati personali Giovanni Buttarelli - sono responsabili del rispetto delle norme sulla protezione dei dati; il nostro obiettivo è quello di promuovere al loro interno una cultura della data protection, un obbligo al cui raggiungimento tali gli orientamenti contribuiscono e contribuiranno, se non altro a sviluppare la consapevolezza che la protezione dei dati come diritto fondamentale è una parte vitale della buona politica e della pubblica amministrazione". Le linee guida sono così indirizzate a tutti i servizi della Pubblica amministrazione continentale e si basano su quanto contenuto nel Regolamento comunitario 45/2001, nel quale si ricomprendono tra i dati sensibili quelli riferiti all'uso del telefono, delle email e di Internet in generale. Una definizione di ciò che si intende come trattamento dei dati personali è contenuta all'articolo 2 del sopra citato Regolamento del 2001: "Qualunque operazione o insieme di operazioni compiute con dati personali, con o senza l'ausilio di processi automatizzati, che concerne la raccolta, la registrazione , l'organizzazione, la conservazione, l'adattamento o la modifica, l'estrazione, la consultazione, l'impiego, la comunicazione mediante trasmissione, la diffusione o qualsiasi altra forma di messa a disposizione, il raffronto o l'interconnessione, il blocco, la cancellazione o la distruzione" dei dati. Gli esempi di trattamento dei dati personali all'interno delle istituzioni Europee avanzate dal Garante riguardano le procedure relative alla valutazione del personale e al traffico effettuato tramite il telefono dell'ufficio, l'elenco dei partecipanti a una riunione, la gestione dei file disciplinari e sanitari, nonché la compilazione e la messa a disposizione online di una lista dei funzionari e dei loro ruoli. Il cittadino europeo ha l'esplicito diritto, riguardo ai propri dati trattati all'interno dell'amministrazione europea, all'accesso, alla rettifica, al blocco della circolazione e alla cancellazione dei dati stessi. LEGGI "Garante privacy, procedimenti sanzionatori aumentano del 47% in un anno. Nel 2014 maggiore attenzione a profilazione utenti, mobile payment e tutela in caso di attacchi informatici" 26 febbraio 2014
  • Data protection e diritto all'oblio, il Commissario Reicherts: "Dibattito distorto da detrattori. Adottare subito nuove è più forti tutele sulla protezione dei dati"

    "Alcuni detrattori stanno cercando di utilizzare la recente sentenza sul diritto all'oblio per mettere i bastoni tra le ruote alla riforma sulla data protection, ma io non lascerò che ci impediscano di mettere a disposizione delle nostre imprese le potenzialità del mercato unico e implementare più stringenti norme a tutela dei cittadini". Un messaggio diretto quello lanciato da Martine Reicherts, Commissario europeo per la giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza, in un intervento al World Library and Information Congress - IFLA in corso a Lione, in Francia. I riferimenti sono, ovviamente, da un lato la sentenza con la quale la Corte di Giustizia dell'Unione Europea, nel maggio scorso, ha stabilito che i cittadini del Vecchio Continente possono richiedere ai gestori dei motori di ricerca la rimozione di link dall'elenco dei risultati nell'ambito del diritto all'oblio; dall'altro, il percorso di riforma delle norme in materia di protezione dei dati personali. "Una sobria analisi della sentenza - ha proseguito il Commissario - dimostra che non si è creato un super diritto in grado di scavalcare altri fondamentali diritti come la libertà d'espressione. Non si è data la possibilità a persone e organizzazioni di rimuovere contenuti dal Web solo perché i diretti interessati li ritengono scomodi, tutt'altro. Si cerca un corretto bilanciamento tra gli interessi degli utenti di Internet e dei cittadini in generale, un equilibrio che va ricercato in ogni caso. Chi come Google lamenta ad alta voce le conseguenze della decisione della Corte dovrebbe tenere a mente che dal trattamento dei dati degli utenti ricava imponenti introiti, e questo porta a grandi responsabilità. Non si possono avere i primi senza le seconde, sono due facce della stessa medaglia". "Permettere ai cittadini di avere un maggiore controllo dei propri dati e al contempo tutelare la libertà d'espressione degli stessi e dei media - chiosa ancora Reicherts - è anche l'obiettivo della riforma sulla data protection, e noi dobbiamo continuare a lavorare sodo per garantire che le nuove norme siano adottate il più presto possibile. I negoziati sulla riforma sono in corso da oltre due anni e mezzo e hanno fatto buoni progressi, ma c'è più lavoro da fare. Capi di Stato e di governo hanno affermato l'importanza di adottare un forte quadro comunitario generale sulla protezione dei dati entro il 2015, e io esorto gli Stati membri ad attenersi a questo obiettivo". Tornando allo specifico del diritto all'oblio, il Comitato consultivo di cui Google si è dotato all'indomani della sentenza della CGUE farà tappa a Roma il prossimo 10 settembre nell'ambito di una serie di consultazioni promosse per approfondire i punti critici emersi in oltre due mesi di attuazione delle misure di rimozione dei link dai risultati del motore di ricerca. La Commissione Europea ha invece diffuso una scheda che riassume il quadro normativo in materia di right to be forgotten. LEGGI "Diritto all'oblio, Google "interrogato" dai Garanti privacy europei. Accolta la metà delle richieste. In attesa di linee guida condivise" "Google e diritto all’oblio, Giuseppe Busia (Garante Privacy): 'Stabilito un principio sulla competenza territoriale'. Il Prof. Gambino: 'Richiesta ai motori di ricerca è tutela estrema e subordinata, ma aspetti positivi per tutela delle fragilità' " "Uno, nessuno e centomila: tra reputazione online e diritto all’oblio. Montuori (Garante Privacy): 'Importante capire il diritto alla contestualizzazione dell’informazione' " "'Google non può profilare senza il consenso dell’utente', i nuovi paletti del Garante Privacy" "Niente cookie senza consenso, il provvedimento del Garante privacy: 'Un banner con le informazioni per gli utenti'" "La Corte di giustizia dichiara invalida la direttiva sulla conservazione dei dati. Soro: 'Sentenza va nella direzione da noi sempre auspicata' " "Data retention, nel Regno Unito il primo sì alla nuova legge" 18 agosto 2014