DIMT.IT - digital

  • "High Tech Law: The Digital Legal Frame in Italy" – Emilio Tosi / Capitolo 1

    HIGH TECH LAWIl volume offre uno studio aggiornato dei principali profili legali posti dal Diritto delle Nuove Tecnologie in Italia e nel quadro normativo della UE.

    I temi principali trattati comprendono:

    • Origini e recenti sviluppi del Diritto delle Nuove Tecnologie in Italia oltre alle principali fonti normative;
    • Digital Single Market (DSM) in corso di definizione a livello di UE;
    • Innovazione tecnologica e diritto dei contratti:
    • Contratto Virtuale e tutela dei consumatori;
    • Le forme del contratto virtuale: Firme elettroniche, firma digitale e accordo Point and Click;
    • Tutela della Prorpietà intellettuale e dei contenuti digitali alla luce del regolamento amministrativo dell’AGCom italiana in materia di notice and take down;
    • Responsabilità civili degli Internet Service Provider Liabilities, evoluzione giurisprudenziale con emersione di nuove figure soggettive  e ruolo protettivo dei contenuti digitali.

    L’Autore concentra in particolare la propria analisi sui seguenti profili:

    • quadro normativo dei nuovi mercati virtuali e nuove regole a tutela dei consumatori digitali nella contrattazione telematica del contratto virtuale;
    • accordi point and click e accettazione mediante pressione del c.d. Tasto negoziale virtuale quale strumento comunicazionale elettivo per la dichiarazione di volontà online nell’ambito del contratto virtuale alla luce della novella al Codice del Consumo di cui al Decreto Legislativo 21 Febbraio 2014, n. 21 attuativo della Direttiva EU del 25 ottobre  2011 n. 83;
    • distribuzione di  contenuti digitali, il problema dell’aggiornamento dei mezzi di protezione delle opere digitali e delle responsabilità degli intermediari della società dell'informazione con particolare attenzione al ruolo strategico degli ISP e all’emersione giurisprudenziale delle nuove figure soggettive degli ISP attivi;
    • necessità di riforma del diritto d'autore digitale UE e armonizzazione delle regole - ora alquanto eterogenee -  disciplinanti le procedure di notice and take down al fine di ottenere livelli uniformi di protezione nel mercato unico digitale.

    Leggi il Capitolo 1

    L'Autore

    Emilio Tosi è Professore Aggregato di Diritto Privato e Diritto delle Nuove Tecnologie nell’Università degli Studi di Milano Bicocca e Avvocato Managing Partner di Tosi & Partners High Tech Legal – Studio Legale Associato di Milano.

    Componente del Comitato Direttivo dell’Accademia Italiana del Codice di Internet, del Comitato Scientifico della Rivista online Medialaws, Socio onorario dell’Associazione Nazionale VideoAudio Informazione (ANFOV) e socio fondatore dell’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica (CLUSIT).

    Consulente legale in materia di tutela e sicurezza dei dati personali, diritto privato delle nuove tecnologie, contratti high tech e proprietà intellettuale e industriale, corporate compliance, è autore di numerosi studi e pubblicazioni in materia di diritto delle nuove tecnologie fra cui si segnalano: I contratti di informatica. Tipi, formazione, responsabilità, Milano, 1993; Il contratto virtuale. Procedimenti formativi e forme negoziali tra tipicità e atipicità, Collana di studi di Diritto dell’economia dell’Istituto di Diritto Privato dell’Economia dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, Milano, 2005; Diritto Privato dell’informatica e di Internet., I beni – I contratti – Le Responsabilità, Collana “Diritto delle Nuove Tecnologie“, Milano, 2006; Contratti informatici, telematici e virtuali, Collana “Diritto delle Nuove Tecnologie“, Milano, 2010; La tutela dei consumatori in Internet e nel commercio elettronico, raccolta di studi, Collana “Diritto delle Nuove Tecnologie“, Milano, 2012; Il Codice del diritto dell’informatica e di Internet, VIII ed., Piacenza, 2011; Il Codice della tutela dei dati personali, IX ed., Piacenza, 2013.

    Direttore della Collana Diritto delle Nuove Tecnologie – fondata dal medesimo nel 2003 ed edita da Giuffrè  – prima, nel panorama scientifico italiano, interamente dedicata allo studio sistematico delle interferenze tra diritto privato e innovazione tecnologica in tutte le sue declinazioni ed evoluzioni.

  • "La svolta digitale", presentazione del nuovo rapporto "Turning digital" di ITMedia Consulting - Roma

    30 ottobre 2014

    Federazione Nazionale della Stampa

    Corso Vittorio Emanuele II, 349

    Roma

    ore 9.00

    Il convegno di studio organizzato dalla Fondazione Luigi Einaudi e da ITMedia Consulting per la presentazione del XII Rapporto Annuale di ITMedia Consulting "Turning Digital".
  • "La svolta digitale", presentazione del nuovo rapporto "Turning digital" di ITMedia Consulting - Roma, 30 ottobre 2014

    30 ottobre 2014

    Federazione Nazionale della Stampa

    Corso Vittorio Emanuele II, 349

    Roma

    ore 9.00

    Il convegno di studio organizzato dalla Fondazione Luigi Einaudi e da ITMedia Consulting per la presentazione del XII Rapporto Annuale di ITMedia Consulting "Turning Digital".
  • "Open issues on electronic commerce: the digital identity", il convegno di Bologna

    Giuristi ed esperti internazionali si sono incontrati nell’ambito di un workshop il cui obiettivo è stato definire le problematiche relative all’identità digitale nell’ambito dell'eCommerce Ha avuto luogo nella giornata di mercoledì a Palazzo Malvezzi, sede della Scuola di giurisprudenza dell’Università di Bologna, il convegno internazionale UnicitralOpen issues on electronic commerce: the digital identity”. Prima sessione 2L’incontro nasce su iniziativa della Prof. Avv. Giusella Finocchiaro, Socio fondatore dell'Accademia Italiana del Codice di Internet, Presidente del Gruppo di lavoro sul commercio elettronico della United Nations Commission on International Trade Law e rappresentante del Governo italiano in tale sede. Come si accerta l’identità di una persona su Internet? Cosa si deve fare per evitare i furti di identità digitale, che nel 2014 hanno fatto registrare in Italia quasi 5mila denunce? Queste domande sono il vero interrogativo per la nuova fase della digitalizzazione che riguarda tutti i servizi che richiedono l’accertamento dell’identità: per esempio, aprire un conto corrente bancario, inviare un’istanza alla pubblica amministrazione, partecipare ad una gara d’appalto on line. Open issues on electronic commerce - the digital identity - Prof.ssa FinocchiaroL’identificazione digitale è un tema di importanza cruciale per il Gruppo di lavoro dell’Uncitral, che opera per definire regole internazionali comuni sul commercio elettronico. Il convegno ha quindi riunito rappresentanti del mondo economico, istituzionale e accademico per individuare le questioni ancora aperte sull’identificazione online che dovranno essere affrontate dalle future sessioni di lavoro della Commissione delle Nazioni Unite. Durante il suo saluto in apertura il rettore dell'Università di Bologna, Ivano Dionigi, ha ricordato che nel mondo immateriale "l'identificazione è la chiave per la fiducia", sottolineando l'importanza del fatto che "un incontro sull'innovazione si tenga nell'Università piu' antica del mondo. Tradizione e progresso possono coesistere e portare a grandi risultati". All'introduzione della Prof.ssa Finocchiaro è seguita così la prima sessione The Digital Identity: the European Prospective con gli interventi di Eric A. Caprioli (Avocat à la Cour de Paris, Ph.D, Member of the French delegation at the Uncitral Working Group on Electronic Commerce) e Andrea Servida (Head of Task Force Legislation Team eIDAS, European Commission). A moderare Didier Gobert (Head of the Electronic commerce service, Public Federal Service Economy and trainer in ICT law – Belgium). "Nel rapporto con altre regioni del pianeta - ha chiosato Servida - avere un comune quadro di riconoscimento di credenziali di identità elettronica consentirà a tutti di avere un controllo più efficace sui dati personali, perché in qualche modo ciascuno avrà la possibilità di usare gli strumenti che meglio conosce e non dovrà fruire di un processo di identificazione fatto e condotto da un service provider che magari è basato in una giurisdizione della quale sa poco. L'altra faccia della medaglia, tuttavia, è la condivisione di quelle che sono le regole minimali di protezione dei dati personali, della dignità umana e della libertà parola, che attualmente possiamo condividere solo con alcune regioni. L'identità è un tema molto sensibile, per questo gli Stati membri hanno la responsabilità unica in questo senso; in quest'ottica dobbiamo essere molto attenti che le attività di riconoscimento non vadano a scapito di quelle che sono le salvaguardie per le libertà personali". [gallery ids="17898,17900"]   The Digital Identity: the Global Prospective è invece il titolo della seconda sessione, moderata dal Prof. Francesco Delfini dell'Università di Milano e animata da Thomas J. Smedinghoff (Of Counsel in the Privacy & Cybersecurity Practice Group in the Chicago office of Locke Lord LLP, Chair of the Identity Management Legal Task Force of the American Bar Association) e dalla Prof.ssa Hong Xue (Beijing Normal University, Director of BNU Institute for Internet Policy & Law and Co-Director of Uncitral-Bnu Joint Certificate Program on International E-Commerce Law). Tra i temi caldi si è discusso della mancanza, a livello mondiale, di un modello unico di accertamento dell'identità digitale che metta d'accordo tutti i paesi del pianeta. "La differenza fondamentale tra Europa e Cina - ha affermato Xue - è che nel nostro Paese non c'è un regolamento come l'eIDAS, e il management dell'identificazione esiste solo nella pratica delle aziende che operano sul campo. Ma credo ci sia grande disponibilità a lavorare per superare questo stato di cose esattamente come è stato fatto in Europa". [gallery ids="17903,17902"]   Con la moderazione del Prof. Alberto Gambino(Presidente dell'Accademia Italiana del Codice di Internet) il focus si è spostato sulle questioni aperte in materia di eCommerce; ad intervenire il Prof. Andrea Stazi (Public Policy and Government Relations Manager di Google) e Ala Musi (China Electronic Commerce Association Policy & Law Committee Deputy Director di Alibaba, la piu' grande società di eCommerce cinese). [gallery type="slideshow" ids="17905,17906,17907"] IMG_4467   Le conclusioni dei lavori sono state affidate a Luca Castellani (Secretary of the Working Group IV Uncitral). La conferenza si inserisce nell’ambito del Progetto Scientifico PRIN 2011: “Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione come strumento di abbattimento delle barriere economiche, sociali e culturali”. 10 giugno 2015
  • "Policy challenges in digital markets"

  • "SoldiPubblici" e trasparenza, Riccardo Luna: "Spero arrivi presto un FOIA. Tra pochi giorni online le spese dei ministeri"

    "L'istituzione della figura del Digital Champion da parte della scorsa Commissione Europea ha avuto come presupposto che il digital divide è in primo luogo culturale, ci sono cioè troppi cittadini che non conoscono la rete e non ne afferrano ancora le opportunità. Solo in Italia ci sono 22 milioni di persone non hanno mai utilizzato Internet". Così il Digital Champion italiano Riccardo Luna intervenendo nella puntata dell'11 gennaio 2015 di “Presi per il Web“, trasmissione di Radio Radicale condotta da Marco PerducaMarco Scialdone e Fulvio Sarzana con la collaborazione di Marco Ciaffone e Sara Sbaffi. Ospite dell'appuntamento anche il giornalista de L'Espresso Alessandro Gilioli. [caption id="attachment_5318" align="alignright" width="300"]Ascolta il podcast della puntata di domenica 11 gennaio 2015 Ascolta il podcast della puntata di domenica 11 gennaio 2015[/caption] "È sulla base di questa impostazione - ha così spiegato Luna - che ho deciso di declinare il mio ruolo in maniera orizzontale e lanciare l'iniziativa di un Digital Champion per ogni comune italiano perché penso che le sfide da affrontare siano così tante e grandi che una persona da sola, e con una carica che ha zero euro di budget, zero staff e zero stipendio, non possa affrontarle in maniera adeguata. Al momento abbiamo 1200 champions e l'obiettivo è arrivare, appunto, a 8054. Ognuno di loro è un mio referente sul territorio e la selezione si basa su un rapporto di fiducia, lo stesso che lega me al presidente del Consiglio del quale sono, tecnicamente, un consigliere. Da qui nasce anche l'idea di costituire l'associazione dei champions, un organismo che non è certo obbligatorio per ognuno di essi ma che permette di creare una figura giuridica che ci apre le porte dell'autofinanziamento; tra i soci fondatori figura Telecom Italia, che ha deciso di mettere sul piatto 250mila euro da investire in progetti di cultura digitale. Il tema del conflitto di interessi a mio avviso decade nel momento in cui noi assicuriamo che ogni centesimo che ci arriva sarà investito in questi stessi progetti e non sarà trattenuto nulla per noi. La prima iniziativa in tal senso la presenteremo a Milano il 21 gennaio e sarà un helpdesk a disposizione dei cittadini sulle questioni digitali. Chiunque pensa possa essere d'aiuto in questo percorso non ha che da presentarci la sua candidatura, ci servono persone disposte a mettere il loro tempo a servizio di obiettivi che, non lo nascondo, sono molto impegnativi; io stesso non credo ricoprirò questo ruolo fino al 2018". Trasparenza - Gilioli ha sottolineato come manchi ancora in Italia, "nonostante le chiare promesse del governo in questo senso, un Freedom of Information Act che permetta a chiunque di accedere ai dati della Pubblica Amministrazione senza che, come accade ora, debba avere un interesse in causa. Quando i dati sono concessi in maniera isolata il loro valore è minimo. Bisogna avere invece il diritto di accesso a tutti i dati, in una dinamica che inciderebbe in maniera importante sulla lotta alla corruzione e su delle pratiche distorte di selezione di alcuni ruoli all'interno delle amministrazioni". A questo Luna ha replicato che "ho detto e scritto in tutte le sedi e a più riprese, anche rivolgendomi direttamente a Matteo Renzi, che considero quello del FOIA un passaggio essenziale, cosa che ho ribadito anche al lancio del portale Soldi Pubblici". Si è così entrati nel merito della piattaforma presentata a ridosso delle festività natalizie con l'obiettivo di promuovere e migliorare l’accesso e la comprensione dei cittadini sui dati della spesa della Pa; tramite la stringa di ricerca dell'home page è infatti possibile, al motto di "quanto, chi, cosa", conoscere l'ammontare dei pagamenti effettuati su determinate voci di spesa delle Regioni, delle Aziende Sanitarie, delle Province e dei Comuni. Lo strumento pesca tra i dati collezionati da SIOPE, il Sistema Informativo delle Operazioni degli Enti Pubblici frutto di una collaborazione tra Banca d’Italia e Ragioneria Generale dello Stato che aggrega i pagamenti giornalieri delle diverse PA. Nonostante la precisazione sulla necessità di ulteriori interventi volti a migliorare una piattaforma attualmente in fase beta non sono mancate diverse e puntali critiche ad un progetto che, secondo alcuni addetti ai lavori, sarebbe ancora molto lontano da una piattaforma che possa definirsi rivoluzionaria. "Io credo che quella realizzata non sia per nulla un'operazione banale - ha precisato Luna - perché per la prima volta abbiamo una trasparenza fortissima delle spese degli enti locali e, tra qualche giorno, avremo anche quella dei ministeri. I dati sono ora scaricabili integralmente in tutti i formati e c'è già chi li sta rielaborando creando contenuti di alto valore nell'ottica della comprensione delle spese dei Comuni. Dal 31 marzo, quando la fatturazione elettronica per la Pa locale diventerà obbligatoria, noi avremo il dettaglio delle spese di ogni ente fino alle singole penne". 12 gennaio 2015
  • "Un mercato unico digitale per l’Europa": la Commissione definisce le 16 iniziative per realizzarlo. E avvia una indagine Antitrust sull'eCommerce

    Il percorso verso il Digital Single Market europeo entra nel vivo. La Commissione ha infatti reso pubblici i piani particolareggiati che ha elaborato per creare un mercato unico digitale, una delle principali priorità stabilite nel suo programma di lavoro. "Internet e le tecnologie digitali - spiega la Commissione - stanno trasformando il mondo in cui viviamo, ogni aspetto della vita e ogni settore di attività ne sono interessati. L’Europa deve far propria questa rivoluzione digitale e aprire opportunità digitali per i cittadini e per le imprese. In che modo? Facendo leva sulla forza del mercato unico dell’Ue". "Attualmente, l’esistenza di ostacoli alle operazioni online impedisce ai cittadini di profittare di una più vasta gamma di beni e servizi: solo il 15% effettua acquisti online da un altro Stato membro; le imprese che operano via Internet e le start-up non possono trarre pieno vantaggio dalle opportunità di crescita offerte da Internet: solo il 7% delle Pmi vende all’estero. Infine, le imprese e le pubbliche amministrazioni non possono fruire appieno degli strumenti digitali. L’obiettivo del mercato unico digitale mira ad abbattere le barriere regolamentari fino ad instaurare un unico mercato al posto dei 28 mercati nazionali ora esistenti. Un mercato unico digitale pienamente funzionante potrebbe apportare all’economia europea 415 miliardi di euro l’anno e creare centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro". La strategia comprende così una serie di azioni mirate che dovranno essere attuate entro la fine dell’anno prossimo e poggerà su tre pilastri:
    • Migliorare l’accesso ai beni e servizi digitali in tutta Europa per i consumatori e le imprese;
    • Creare un contesto favorevole e parità di condizioni affinché le reti digitali e i servizi innovativi possano svilupparsi;
    • Massimizzare il potenziale di crescita dell’economia digitale.
    DSM_three pillars Sono in tutto 16 le azioni chiave la Commissione intende attuare entro la fine del 2016. Per quanto attiene il primo pilastro, la Commissione proporrà di: 1. introdurre norme intese ad agevolare il commercio elettronico transfrontaliero. Ciò include norme dell’Ue armonizzate in materia di contratti e di tutela dei consumatori per gli acquisti online, che si tratti di beni materiali, come calzature o mobili, o di contenuti digitali, come le applicazioni o i libri elettronici: "I consumatori beneficerebbero di una più vasta gamma di diritti e di offerte, mentre le imprese venderebbero più facilmente in altri paesi dell’Ue. Ne risulterà una maggiore fiducia nell’acquistare e vendere oltre frontiera"; 2. garantire un’attuazione più rapida ed omogenea delle norme di protezione dei consumatori, mediante la revisione del regolamento sulla cooperazione per la tutela dei consumatori; 3. assicurare servizi di consegna dei pacchi più efficienti e a prezzi accessibili. Attualmente, il 62% delle imprese che cercano di vendere online sostiene che il costo eccessivo della consegna dei pacchi costituisce un ostacolo; 4. eliminare il blocco geografico "ingiustificato, una pratica discriminatoria" utilizzata per motivi commerciali, secondo la quale i venditori online impediscono ai consumatori di accedere a un sito Internet sulla base della loro ubicazione, o li reindirizzano verso un sito di vendite locale che pratica prezzi diversi. Siffatto blocco può significare, ad esempio, che il noleggio di automobili sarà più costoso se effettuato a partire da un determinato Stato membro rispetto all’identica operazione nello stesso paese di destinazione; 5. individuare potenziali problemi relativi alla concorrenza che possano incidere sui mercati europei del commercio elettronico. A tal proposito, la Commissione europea ha avviato oggi un’inchiesta in materia di antitrust nel settore del commercio elettronico nell’Unione europea (vedi oltre); 6. aggiornare la legislazione sul diritto d’autore, rendendola più moderna ed europea: entro fine 2015 saranno presentate proposte legislative volte a ridurre le disparità tra i regimi di diritto d’autore nazionali e a permettere un accesso online più ampio alle opere in tutta l’Ue, anche mediante ulteriori misure di armonizzazione. L’obiettivo è "migliorare l’accesso dei cittadini ai contenuti culturali online, sostenendo così la diversità culturale, e allo stesso tempo sbloccando nuove opportunità per i creatori e per l’industria di contenuti". In particolare la Commissione intende garantire "che gli acquirenti di film, musica o articoli possano fruirne anche quando viaggiano nel territorio europeo". Essa esaminerà inoltre "il ruolo degli intermediari online per quanto riguarda le opere protette dal diritto d’autore e punterà a migliorare l’applicazione della legge nei confronti delle violazioni su scala commerciale dei diritti di proprietà intellettuale"; 7. rivedere la direttiva sulla trasmissione via satellite e via cavo per verificare se il suo ambito di applicazione debba essere esteso alle trasmissioni radiotelevisive online e per esaminare come aumentare l’accesso transfrontaliero ai servizi radiotelevisivi in Europa; 8. ridurre gli oneri amministrativi che derivano alle imprese dai diversi regimi IVA, affinché anche i venditori di beni materiali verso altri paesi possano trarre vantaggio dal meccanismo elettronico di registrazione e pagamento unici; con una soglia di IVA comune per sostenere le start-up più piccole che vendono online. Sul secondo fronte, la Commissione punta a: 9. presentare "un’ambiziosa revisione della regolamentazione europea in materia di telecomunicazioni. Ciò comporta, tra l’altro, assicurare un coordinamento più efficace dello spettro radio e definire criteri comuni a livello dell’Ue per l’assegnazione dello spettro a livello nazionale; creare incentivi agli investimenti nella banda larga ad alta velocità; garantire condizioni di concorrenza eque per tutti gli operatori del mercato, vecchi e nuovi; e instaurare un quadro istituzionale efficace"; 10. riesaminare il quadro dei media audiovisivi per "adeguarlo al XXI secolo, mettendo in rilievo il ruolo dei diversi operatori del mercato nella promozione delle opere europee (emittenti televisive, fornitori di servizi audiovisivi a richiesta, ecc.)". La Commissione assicura che esaminerà anche le modalità per adattare la normativa esistente (la direttiva sui servizi di media audiovisivi) ai nuovi modelli commerciali per la distribuzione di contenuti; 11. effettuare un’analisi dettagliata del ruolo delle piattaforme online (motori di ricerca, social media, app store, ecc.) nel mercato. Tale esame "verterà su aspetti quali la mancanza di trasparenza dei risultati di ricerca e delle politiche in materia di prezzi, le modalità di utilizzo delle informazioni ottenute, le relazioni tra piattaforme e fornitori e la promozione dei propri servizi a scapito dei concorrenti, nella misura in cui tali aspetti non siano già trattati nell’ambito del diritto della concorrenza. Verrano esaminati inoltre i modi migliori per contrastare i contenuti illeciti su Internet"; 12. rafforzare la fiducia nei servizi digitali e la sicurezza degli stessi, in particolare per quanto riguarda il trattamento dei dati personali. Sulla base delle nuove norme dell’Ue in materia di protezione dei dati, che dovrebbero essere adottate entro fine 2015, la Commissione procederà dunque alla revisione della direttiva ePrivacy; 13. proporre un partenariato con l’industria sulla sicurezza informatica nell’ambito delle tecnologie e delle soluzioni per la sicurezza delle reti. Infine, per "massimizzare il potenziale di crescita dell’economia digitale" si intende: 14. proporre un’iniziativa europea per il libero flusso dei dati, per promuoverne la libera circolazione nell’Unione europea: "Talvolta i nuovi servizi sono ostacolati da restrizioni relative al luogo in cui si trovano i dati o all’accesso dei dati, restrizioni che spesso non hanno alcun rapporto con la protezione dei dati personali. Questa nuova iniziativa affronterà il problema di tali restrizioni, favorendo in tal modo l’innovazione". La Commissione intende avviare anche un’iniziativa europea a favore del cloud computing relativa alla certificazione dei servizi, al cambiamento di fornitore di detti servizi e a un cloud per la ricerca; 15. individuare le priorità per l’elaborazione di norme e l’interoperabilità in settori fondamentali per il mercato unico digitale, quali la sanità elettronica, la pianificazione dei trasporti o l’energia (contatori intelligenti); 16. promuovere una società digitale inclusiva in cui i cittadini dispongano delle competenze necessarie per sfruttare le opportunità offerte da Internet e aumentare le possibilità di trovare un lavoro: "Anche grazie ad un nuovo piano di azione per l’eGovernment, i registri delle imprese in tutta Europa saranno collegati, i diversi sistemi nazionali potranno lavorare in modo compatibile, e le imprese e i cittadini avranno la possibilità di comunicare i dati una sola volta alle amministrazioni pubbliche, che non dovranno più richiedere ripetutamente al cittadino la medesima informazione ogniqualvolta possono riutilizzare le informazioni già in loro possesso. Tale iniziativa, c.d. una tantum, consentirà di ridurre le formalità burocratiche e potrebbe portare a un risparmio di circa 5 miliardi di euro all’anno entro il 2017. Sarà accelerata anche l’introduzione degli appalti elettronici e delle firme elettroniche interoperabili". DSM Roadmap L’équipe di progetto responsabile del mercato unico digitale punta ad attuare queste diverse azioni, come si diceva, entro fine 2016. "Con il sostegno del Parlamento europeo e del Consiglio - auspica la Commissione - il mercato unico digitale dovrebbe essere completato in tempi il più possibile brevi". Il tema costituirà un punto all’ordine del giorno nella riunione del Consiglio europeo del 25 e 26 giugno prossimi. “Oggi abbiamo gettato le basi per il futuro digitale dell’Europa", dichiara Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione. "Voglio assistere alla creazione di reti di telecomunicazioni su scala continentale, servizi digitali che attraversano le frontiere e una moltitudine di start-up europee innovative. Voglio che ciascun consumatore faccia gli affari migliori e che ciascuna impresa abbia accesso al mercato più esteso, ovunque si trovino in Europa. Esattamente un anno fa, ho promesso di fare del mercato unico pienamente digitale una delle mie massime priorità. Oggi manteniamo la promessa. Le 16 iniziative previste dalla nostra strategia per il mercato unico digitale contribuiranno a preparare il mercato unico all’era digitale”. Per Andrus Ansip, Vicepresidente responsabile per il Mercato unico digitale, "la nostra strategia è un programma ambizioso e necessario che contiene iniziative mirate ai settori in cui l’UE può fare davvero la differenza. Esse preparano l’Europa a raccogliere i frutti del futuro digitale e daranno ai cittadini e alle imprese la libertà di beneficiare appieno, anche online, dell’enorme mercato interno europeo. Le iniziative sono interconnesse e si rafforzano reciprocamente. Devono essere realizzate rapidamente affinché possano contribuire al meglio alla creazione di posti di lavoro e alla crescita. La strategia è il nostro punto di partenza, non la linea di arrivo". Günther H. Oettinger, Commissario per l’Economia e la società digitale, ha chiosato: "Stiamo andando verso economie e società digitali. La prosperità futura dipenderà in larga misura da come avremo affrontato questa transizione. L’Europa dispone di punti di forza su cui far leva, ma deve ancora lavorare molto, in particolare per assicurarsi che le industrie si adeguino e i cittadini sfruttino appieno il potenziale dei nuovi servizi e beni digitali. Dobbiamo prepararci per una società moderna e presenteremo proposte che sapranno trovare un equilibrio tra gli interessi dei consumatori e quelli dell’industria".
    Digital single market, le priorità della Commissione Europea. Ansip: “Sbarazziamoci di tutte le barriere che ci bloccano”
    eCommerce e Antitrust - Come preannunciato poche settimane fa dal Commissario Margrethe Vestager, inoltre, la Commissione ha avviato un'indagine antitrust sulla concorrenza nel settore del commercio elettronico nell’Unione per "individuare eventuali problemi di concorrenza sui mercati europei del commercio elettronico, integrando le azioni già avviate nel quadro della strategia per il mercato unico digitale". L'indagine si concentrerà in particolare sui potenziali ostacoli eretti dalle imprese nei confronti degli scambi transfrontalieri online di beni e servizi, nei comparti in cui il commercio elettronico è più diffuso, quali l'elettronica, l'abbigliamento e le calzature o i contenuti digitali. "Le conoscenze acquisite con tale indagine - assicura Bruxelles - contribuiranno a un’applicazione più efficace del diritto della concorrenza nel settore del commercio elettronico". "Troppi ostacoli si frappongono ancora all'accesso transfrontaliero dei cittadini europei a beni e servizi online - ha dichiarato Vestager - e a volte sono le imprese stesse a creare tali ostacoli. Con questa indagine settoriale intendo valutare quanto sono diffusi e quanto incidono sulla concorrenza e sui consumatori. Se dovesse risultare che tali ostacoli hanno effetti anticoncorrenziali, non esiteremo a prendere misure in base alla normativa antitrust dell’Ue". Pertanto, l’indagine della Commissione raccoglierà informazioni di mercato al fine di comprendere meglio la natura, la diffusione e l'incidenza di questi e altri ostacoli analoghi interposti dalle imprese e di valutarli alla luce delle norme antitrust dell’Ue. Se dall’analisi dei risultati emergessero specifici problemi di concorrenza, la Commissione potrebbe avviare indagini su determinati casi per assicurare la conformità con le norme dell’Ue in materia di pratiche commerciali restrittive e di abuso di posizione dominante sul mercato (articoli 101 e 102 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea — Tfue). Nelle prossime settimane la Commissione invierà dunque richieste di informazioni a una serie di portatori di interesse in tutto il Vecchio continente, tra cui, ad esempio, i produttori e i distributori all’ingrosso, ma anche i venditori al dettaglio del settore del commercio elettronico, con l'obiettivo di pubblicare una relazione preliminare da sottoporre a consultazione a metà 2016, mentre la relazione definitiva è prevista per il primo trimestre del 2017. 6 maggio 2015
  • "Vivi internet, al sicuro": Google e Altroconsumo contro il digital divide. Il 20 ottobre convegno di presentazione

    ViviInternetAlSicuroIn un Paese nel quale solo il 59% dei consumatori usa il web, contro una media Ue del 79%, e il 31% dei cittadini non ha mai navigato online, il digital divide funzionale è ancora un ostacolo da superare per permettere alle tecnologie digitali di esprimere a pieno il loro potenziale. Ed è proprio per avvicinare ad Internet gli italiani che non hanno ancora familiarità con il web che Google e Altroconsumo hanno lanciato "Vivi Internet. Al sicuro", una campagna che mira ad offrire consigli e strumenti per un utilizzo della rete in sicurezza e aumentare così il tasso di fiducia nei consumatori rispetto all'online. Un ostacolo rilevante allo sviluppo di una economia digitale, stando alle analisi di Google e Altroconsumo, è infatti rappresentato dalla mancanza di fiducia degli utenti, ancora fortemente restii ad affidarsi al web per gestire le attività quotidiane; solo il 42% degli italiani, ad esempio, usa servizi bancari online e appena il 35% fa acquisiti sul web. Dai consigli sulla privacy a quelli sul browser da utilizzare passando per la scelta di una password: è una guida a corredare il sito dell'iniziativa, nel quale si menzionano funzionalità avanzate del motore di ricerca per una navigazione sicura soprattutto per i minori e spazi nei quali reperire informazioni utili in tal senso. Come il “Centro per la sicurezza online”, nel quale è presente anche un focus specifico per le famiglie, perché "nessuno strumento informatico potrà mai sostituire la supervisione attenta dei genitori o di un adulto, ma in un mondo online in costante evoluzione, qualche consiglio pratico può essere d'aiuto", e il SafeSearch che, quando è attivo, elimina automaticamente dai risultati delle ricerche la maggior parte dei contenuti per adulti. Gli obiettivi e le modalità d'azione del progetto saranno illustrate il prossimo 20 ottobre in un convegno previsto a Roma. 15 ottobre 2015
  • Audiweb pubblica i primi dati sulla total digital audience e certifica il sorpasso del mobile sul pc

    Per la prima volta Audiweb ha integrato i dati di audience online da mobile (smartphone e tablet) con i dati da pc nei mesi di gennaio, febbraio e marzo 2014. I risultati del focus sulla Total Digital Audience, presentati nel corso del convegno “Iab Seminar Mobile Marketing & Advertising”, tenutosi nella mattinata di ieri, certifica la presenza online 25 milioni di italiani tra i 18 e i 74 anni, collegati in media per 46 ore e 15 minuti nel mese. Il risultato più rilevante è tuttavia il sorpasso della fruizione da dispositivi mobili rispetto a quella su desktop. Analizzando i dati sull’uso dei differenti device per accedere a internet nel giorno medio risultano infatti 7,4 milioni gli italiani che accedono a internet solo da mobile (il 37% degli utenti online nel giorno medio), un dato superiore all’accesso solo da computer (5,3 milioni solo PC) e all’uso combinato tra i due device (7,2 milioni PC e mobile). La mobile audience è rappresentata così da 17,2 milioni di utenti nel mese (utenti unici che accedono a internet da smartphone e tablet), con un dato non molto differente nel giorno medio – 14,5 milioni – che dimostra l’uso abituale dei nuovi device per accedere alla rete. [caption id="attachment_9261" align="aligncenter" width="722"]Audiwebluglio2014_1 Fonte: Audiweb.it[/caption] I 18-34enni generano la metà (52%) del tempo speso online tramite device mobili e lo stesso valore è riscontrato sul totale del tempo dedicato dagli utenti nella fruizione di applicazioni mobile (il 52% del tempo speso su applicazioni mobile). Altra parte consistente del tempo totale dedicato alla navigazione da mobile, il 42%, è generato dai 35-54enni che, più in dettaglio, prediligono il mobile browsing, la navigazione tramite browser (48% del tempo mobile dedicato al mobile browsing). Il 91% degli utenti tra i 18 e i 24 anni nel mese si può definire multiscreen surfer, con una forte propensione all’uso esclusivo dei device mobili per accedere a internet nel giorno medio (il 55% degli utenti di questo profilo che accede a internet nel giorno medio solo da mobile). Per quanto riguarda il consumo dell’online da device mobili, emergono quote molto elevate per il tempo speso nella fruizione di contenuti delle categorie social network (59% del tempo totale speso nella fruizione di contenuti della categoria), siti o applicazioni legate al mondo dei cellulari (Cellular/Paging: 99%), contenuti vari di intrattenimento (71%, multicategory entertainment), portali (73%, general interests portal &communities). Mentre le news (79%) e le email (86%) hanno una quota di tempo molto più elevata da PC. Dai dati sulla distribuzione del tempo totale speso online nel giorno medio attraverso i due device rilevati, emerge un trend stabile per tutta la giornata dovuto al peso della fruizione da mobile attiva dalle ore 9 alle 21, a differenza della fruizione da computer che conferma il peak time nel pomeriggio. Confrontando i dati di audience nel giorno medio dei mezzi digitali rilevati da Audiweb (PC, mobile e total digital audience) e della TV (elaborazione Audiweb su dati Auditel), risulta che per i 18-24enni internet è il mezzo principale dalle ore 6 alle 21, in particolare nel peak time della total digital audience, tra le ore 15 e le 18 in cui si rilevano 2,2 milioni di utenti. Audiwebluglio2014_2 Il nuovo set di dati è il risultato dell’estensione del sistema di rilevazione di Audiweb, Audiweb Mobile, sviluppato in collaborazione con i partner di ricerca Nielsen, Doxa e Memis, con l’obiettivo di offrire dati e informazioni puntuali sulla total digital audience e sulla fruizione di internet dai nuovi device mobili.
    “L’estensione del sistema di rilevazione Audiweb - dichiara Enrico Gasperini, presidente di Audiweb - rappresenta un grande risultato. Per la prima volta vengono distribuiti al mercato i dati sulla fruizione complessiva di internet e sulla fruizione da mobile. Grazie all’estensione del sistema di rilevazione e al lavoro di sviluppo portato avanti negli ultimi due anni, gli operatori del mercato potranno misurare la complessiva portata del mezzo, utilizzando strumenti indispensabili per la pianificazione delle campagne anche sui device mobili che sempre più influenzano i consumi del mezzo”.
      2 luglio 2014
  • Audiweb, in agosto online poco più della metà degli italiani. Cresce ancora il peso del mobile

    Circa 28 milioni di utenti, pari al 50,6% degli italiani dai 2 anni in su e collegati complessivamente per 44 ore e 33 minuti per persona. È il quadro della digital audience che Audiweb dipinge con riferimento al mese di agosto. Per quanto riguarda il giorno medio, l’audience è stata rappresentata da 20,9 milioni di utenti, online per 1 ora e 55 minuti in media per persona. Total_digital_audience_agosto2015 E se, come nel mese precedente, viene registrata un'ulteriore flessione del volume dell'utenza complessiva (28,3 milioni in luglio, 29 milioni in giugno), confermato è anche l'avanzamento della fruizione in mobilità. Risulta infatti che ad agosto erano online tramite smartphnone e tablet 20,5 milioni di utenti unici mensili (il 46,5% degli italiani tra i 18 e i 74 anni) e 17,4 milioni di utenti nel giorno medio (il 39,4% dei 18-74enni). Rispetto al mese precedente risulta un incremento del 5% del tempo totale speso online dai device mobili, a fronte di un calo complessivo dello 0,9%, trascinato dalla flessione anche stagionale dell’audience da Pc (-14,2% rispetto a luglio 2015). Total_digital_audience_tempo_agosto2015 Ancora, la fruizione quotidiana di internet in mobilità ha raggiunto il 59% dei giovani tra i 18 e i 34 anni. Total_digital_audience_Profili_agosto2015   Più netti i dati sulla distribuzione del tempo, dai quali risulta che nel mese di agosto il 74,6% del tempo totale speso online è stato generato dalla fruizione di internet da mobile. Più in dettaglio, smartphone e tablet hanno fagocitato il 79% del tempo online delle donne, l’86% del tempo online dei 18-24enni e l’81% del tempo totale dei 25-34enni. Il 63,3% del tempo complessivo trascorso online ad agosto è stato generato dalla fruizione tramite mobile app. Total_digital_audience_DISTRIBUZIONEtempo_agosto2015 7 ottobre 2015
  • Audiweb: nel 2014 l'Internet audience è cresciuta del 3%. Con il primato del mobile

    "Nel 2014 l’online raggiunge l’84,6% della popolazione italiana tra gli 11 e i 74 anni, 40 milioni di individui che dichiarano di accedere a Internet da qualsiasi luogo e strumento. Risultano, inoltre, 27,8 milioni gli italiani che possono accedere a Internet da smartphone e 10,2 milioni da tablet". Sono queste alcune delle indicazioni contenute nei dati della total digital audience rilasciati nelle scorse ore da Audiweb. Diffusione_internet_dicembre2014 L’Internet audience nello scorso anno ha dunque registrato un valore medio giornaliero di 20,9 milioni di utenti unici e di 28,6 milioni in media nel mese. Viene inoltre certificato il primato del mobile nella fruizione quotidiana della rete, con una media di 15,6 milioni di utenti online da device mobili (smartphone e tablet) e 12,7 milioni di utenti online da PC. Ed è proprio l'avanzata dei dispositivi connessi in mobilità, la cui fruizione è cresciuta del 20,4%, ad aver permesso all'audience online nel giorno medio di registrare complessivamente un +3%. Total_Digital_Audience_trend_2014   Trend che appaiono ovviamente in linea con quanto registrato nel mese di dicembre 2014, quando la total digital audience è stata rappresentata da 28,9 milioni di utenti collegati almeno una volta nel mese, il 53,6% degli italiani dai 2 anni in su, online in media per 44 ore e 43 minuti.  Nel giorno medio l’audience totale è stata di 21,7 milioni di utenti, online per 1 ora e 55 minuti. Ad accedere alla rete da device mobili 17,3 milioni di italiani nel giorno medio (il 39,8% degli individui di 18-74 anni), mentre la fruizione di Internet da PC ha registrato 12,5 milioni di utenti (il 23,2% degli italiani dai 2 anni in su). [gallery type="slideshow" ids="14355,14356,14357"]
    Agcom, banda larga mobile: traffico dati cresce del 45,5%. I dati dell’Osservatorio trimestrale sulle telecomunicazioni “Il futuro dell’eCommerce è mobile, ma la metà degli shop online italiani non vi investe”. I risultati del report Idealo 2014
    11 febbraio 2015
  • Cardani (Agcom): "I servizi audiovisivi driver fondamentale per penetrazione della banda larga e ultra larga". E sulla regolazione: "Il nuovo ecosistema digitale non può essere governato secondo le regole e gli schemi della realtà analogica"

    Le trasformazioni che hanno interessato il settore televisivo negli ultimi anni, connesse al potenziamento del processo di digitalizzazione, hanno influito sulla struttura della filiera economica favorendo la nascita di nuove figure di operatori e modelli di business, hanno mutato le modalità distributive, hanno arricchito l’offerta di contenuti audiovisivi e contribuito a modificare le abitudini di consumo dei telespettatori, ormai proiettati anche verso una massiccia fruizione di contenuti da dispositivi mobili. Queste le premesse con le quali Angelo Marcello Cardani, Presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, è intervenuto mercoledì in un'audizione davanti alla Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera dei Deputati, nell'ambito di un'Indagine conoscitiva sul sistema dei servizi di media audiovisivi e radiofonici. Smart Tv, on demand, set top box, e connencted Tv sono alcune delle parole chiave per descrivere una "evoluzione tecnologica e delle potenzialità dei mercati di fronte alla quale il cambiamento degli assetti strutturali segue un andamento più lento. Infatti, da un punto di vista delle risorse economiche, nonostante il suo perdurante decremento, la pubblicità rimane la principale fonte di finanziamento, pesando per oltre il 40% delle risorse complessive. La nostra indagine conoscitiva sulla raccolta pubblicitaria ha, tra l’altro, messo in luce un elevato livello di concentrazione nella raccolta pubblicitaria e l’esistenza di un sistema di relazioni triangolari tra inserzionisti, centri media e broadcaster che incide negativamente sul funzionamento efficiente del mercato. Naturalmente si tratta di una fotografia che risale al 2012, che richiede dunque un aggiornamento idoneo in particolare a fotografare il drammatico calo dei ricavi pubblicitari dell’ultimo triennio". connectedtv2Per quanto anche in Italia si ravvisino "le prime tendenze della trasformazione in atto", esse restano "in misura decisamente inferiore alla media dell’UE e in entrambe le direzioni verso la convergenza: da un lato il progressivo avvicinamento tra i servizi tradizionali di diffusione televisiva e i servizi offerti tramite Internet; dall’altro, il progressivo avvicinamento tra servizi tradizionali di connessione e accesso a Internet e fruizione di contenuti audiovisivi on line. Naturalmente sulla velocità dei percorsi di convergenza pesano alcune condizioni strutturali. In Italia solo un numero esiguo di famiglie è in possesso di televisori dotati o di cui utilizza la connettività, le famiglie guardano prevalentemente la tv in modo lineare e i servizi a pagamento vengono richiesti prevalentemente sulle piattaforme televisive (digitale terrestre e satellite). Occorre, inoltre, evidenziare che i servizi e gli apparecchi televisivi connessi sono soggetti a molteplici norme tecniche (radio TV, telecomunicazioni, tecnologie dell’informazione) non armonizzate a livello internazionale e non interoperabili, fattore che ne limita la diffusione anche sotto il profilo dell’offerta. Sull’altro versante, la bassa diffusione di reti di accesso a banda larga limita la penetrazione di contenuti ad alta efficienza e qualità richiesta dalla distribuzione televisiva". Ed è qui che Cardani sottolinea l'opportunità che si aprirebbe in termini di riduzione del digital divide sul territorio nazionale proprio alla luce delle nuove abitudini di consumo: "I contenuti video e i servizi audiovisivi rappresentano un driver fondamentale per la penetrazione della banda larga e ultra larga. Nel mondo, infatti, il video è il principale utilizzatore di banda e uno dei motivi fondamentali per il quale gli utenti si connettono e chiedono piú velocità. L'utilizzo simultaneo di più devices e l'avvento del 4k e dell'ultra HD sono ulteriori fattori che aumenteranno lo spazio occupato dal video sulle reti fisse e mobili. Tutti gli istituti di ricerca prevedono che entro il 2018 il video occuperà nel mondo tra l'80 e il 90% del traffico internet mondiale. La centralità del video per la rete internet è un fenomeno di rilevanza mondiale, che può avere per l'Italia, per le sue caratteristiche socio demografiche, una importanza ancora maggiore".
    L’Accademia Italiana del Codice di Internet in audizione presso la Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, il testo e il video dell’intervento
    "Il principale argomento usato dalle imprese di telecomunicazione italiane a giustificazione del ritardo nei loro piani di investimento - chiosa il Presidente dell'Agcom - è la carenza di domanda di nuove connessioni e di connessioni più veloci. In effetti l'Italia è tra i paesi europei più anziani e con minore penetrazione dei personal computer. Un terzo degli italiani non ha mai usato internet, il doppio della media europea. Se analizziamo questo terzo di italiani che non hanno mai usato internet, scopriamo che coincidono con la popolazione che consuma più televisione broadcast, con punte oltre le sei ore al giorno. Il trasferimento di parte di questo consumo televisivo da broadcast a broadband, con la diffusione delle tv connesse, con una adeguata campagna di informazione e con un attraente offerta dedicata, può quindi contribuire a ridurre il digital divide a livelli europei e può superare la carenza di domanda lamentata dagli operatori di telecomunicazioni". Cardani ha così assicurato che "le sfide poste dal cambiamento sono molteplici e non sottraggono l’Autorità alle sue tradizionali funzioni di regolamentazione e garanzia, anzi al contrario, in quanto aspetti rilevanti del sistema dei servizi dei media audiovisivi, ne amplificano il ruolo e gli ambiti di intervento, oltre che chiamarla ad un incessante lavoro di approfondimento e di analisi degli scenari in evoluzione". Di seguito un estratto del documento pubblicato sul sito dell'Autorità. 26 febbraio 2015
  • Digital ad, Microsoft si prepara a sorpassare Yahoo. Mentre il dominio di Google è granitico

    Il mercato delle inserzioni sui canali digitali si prepara a registrare, per la prima volta, il sorpasso di Microsoftsu Yahoo in termini di quote di mercato; nel corso del 2014, infatti, i ricavi di Yahoo si fermeranno al 2,52% del mercato complessivo, piazzandosi in quarta posizione nella classifica dei grandi player. In terza posizione, appunto, Microsoft, che con il 2,54% del market share sarà sul podio anche se distaccato dal 7,79% di chi occupa la piazza d'onore, Facebook. Una partita tra "piccoli" che riguarda da molto lontano il dominatore assoluto del mercato; la prima posizione resta infatti saldamente nelle mani di Google con una quota di mercato del 31,45%, anche se in flessione rispetto al 31,92% del 2013; il che non si riflette in una diminuzione dei ricavi, dato che il giro d'affari complessivo del mercato raggiungerà i 140,15 miliardi di dollari americani rispetto ai 120 del 2013. A stilare le stime sul mercato globale delle digital ad è la compagnia di ricerca eMarketer. digitalad1 Gli incrementi maggiori in termini di revenues sono tuttavia quelli registrati da Facebook e Twitter, che vanno a beneficiare dell'esplosione registrata dal mercato delle inserzioni sui dispositivi mobili, passato dagli 8,76 miliardi di dollari del 2012 ai 17,71 del 2013 per arrivare, alla fine dell'anno in corso, a 32,71 miliardi. Cifre che per metà sono "di competenza" di Google. digital.ad2 15 luglio 2014
  • Digital Agenda Scoreboard: l'Europa è più connessa, ma non le sue Pmi

    Solo il 18% degli europei non ha mai utilizzato Internet e il 65% degli abitanti del Vecchio continente ne fa uso quotidiano; tuttavia, il dato riferito alle Pmi impegnate nell'eCommerce è ancora fermo al 14,5%, (valore che sale al 35% per le aziende più grandi) e si affianca all'ancora poco sviluppato commercio cross borders che si vuole potenziare con il mercato unico digitale. Sono alcune delle principali indicazioni contenute nel Digital Agenda Scoreboard 2015 diffuso dalla Commissione europea per valutare i progressi nell'ottica del raggiungimento degli obiettivi dell'Agenda digitale continentale. Le buone notizie vengono soprattutto dall'aumento del numero di utenti che fruiscono di una connessione a banda larga, sia fissa che mobile (due anni fa il 4G era disponibile per il 27% delle famiglie, oggi siamo al 79%), e dal sempre più diffuso utilizzo di strumenti di eGovernment (il 26% della popolazione dialoga con le Pubbliche amministrazioni attraverso il Web, anche se passi avanti restano da compiere in materia di trasparenza e accessibilità degli strumenti). Per quanto attiene i profili dei singoli Stati membri, di seguito un grafico che riassume le performance di ognuno di essi sui principali indicatori. Per trovare l'Italia, purtroppo, occorre guardare molto a destra della media europea. Una condizione già evidenziata nell'ultimo Digital Economy and Society Index. 20150608-desi-2015a-main-rank
    Peter Barron (Google) al quarto lunch seminar dell’Accademia Italiana del Codice di Internet: “Nel 2015 il 3-4% del Pil italiano sarà generato dal Web”
    19 giugno 2015
  • Digital Cultural Heritage School: la scuola a rete per la promozione dei beni culturali digitali

    CulturalHeritage"La Scuola a Rete in Digital Cultural Heritage, Arts and Humanities aggrega oltre cinquanta organizzazioni tra università, enti di ricerca, scuole, istituti tecnici superiori, istituti di cultura, associazioni e imprese pubbliche e private, con l’obiettivo comune di far nascere un ‘campus diffuso’ in grado di attivare l’elaborazione di un’offerta formativa coordinata con il sistema nazionale per costruire il complesso delle competenze digitali indispensabile al confronto sempre più articolato ed eterogeneo con la smart society, nel quadro di un modello scalabile a livello europeo". È così che si presenta la DiCultHer, soggetto che ha preso avvio con un accordo di rete siglato lo scorso 16 febbraio a Roma e presentata ufficialmente in novembre. La conservazione, la valorizzazione e promozione del patrimonio culturale attraverso una ampia pianificazione di attività formative ed educative condivise sul piano regionale, nazionale ed internazionale rappresenta il cuore della mission della scuola, con cinque principali linee di indirizzo:
    1. Scienze umane e digitali: l’informatica nelle discipline umanistiche (letteratura, filologia, filosofia, storia dell’arte, ecc.);
    2. Beni culturali digitali: le applicazioni informatiche ai beni culturali sia materiali (biblioteche, archivi, musei, patrimonio archeologico e architettonico), sia immateriali (beni demo-etno-antropologici);
    3. Arte e comunicazione digitale: le riflessioni teorico-pratiche sulla creazione artistica digitale (performing arts) e sulla comunicazione digitale (digital media, e-learning);
    4. Economia e management dell’arte e della cultura digitale: l’orientamneto alla gestione del patrimonio digitale in un’ottica economico-sociale di promozione e diffusione della cultura e dell’arte, anche connesse al turismo;
    5. Design di sistema del cultural heritage: il design di un sistema di ri-funzionalizzazione del patrimonio come risorsa, bene comune e luogo di attivazione, attraverso il digitale, di una nuova ‘titolarità’ e ‘presa in carico’ da parte dei cittadini del Cultural Heritage.
    Una attenzione particolare non poteva che essere riservata ai giovani, ai quali è rivolto il concorso #igiovanicocreano: a cura dell’associazione Stati Generali dell’Innovazione, che è uno dei primi firmatari dell’accordo di rete insieme ad Aici, Anai e Anms, punta a promuovere la creazione di storie e monumenti in formato digitale. L'iniziativa si inserisce nell'ambito della 1st Italian Week for Digital Cultural Heritage, Arts & Humanities, settimana di eventi dedicati al valore delle culture digitali in tutte le loro forme che avrà luogo dal 4 al 10 aprile 2016.
    “Patrimonio culturale digitale. Tra conoscenza e valorizzazione”, report, audio e video del convegno del 2 luglio
    5 dicembre 2015
  • Digital economy italiana ancora in calo, la fotografia nei dati Sirmi

    Il mercato ICT registra nuove pesanti flessioni in tutte le sue componenti, con un decremento complessivo del 4% circa nel quarto trimestre e del 5% nell’intero anno 2013. Per il 2014 è prevista una sola riduzione del decremento percentuale Non fanno sorridere i dati contenuti nell'ultimo rapporto rilasciato dalla società di ricerche, consulenza ed analisi di mercato SIRMI in merito all'economia che ruota intorno ai mercati digitali del nostro Paese. Nel quarto trimestre del 2013 il mercato ICT registra una flessione complessiva del 4,1% rispetto al corrispondente trimestre dell’anno precedente, che porta ad un valore complessivo vicino ai 13,5 miliardi di euro, con un decremento di circa 0,5 milioni di euro. Il calo investe in misura analoga le due macro componenti IT e TLC,che decrescono rispettivamente del 4,3% e del 4,0%. Nel comparto IT, la componente Hardware soffre maggiormente, registrando un calo del 4,0%, rispetto a quella Software (-2,6%), che include sia il fatturato da nuove licenze sia i canoni di manutenzione ed aggiornamento di prodotti software già installati. Nel comparto delle TLC maggiormente penalizzata è la componente Mobile (-5,0%) rispetto a quella del Fisso (-2,6%). Il Mercato ICTha generato nel 2013 un valore complessivo di spesa "end user" pari a circa 53,5 miliardi di euro, con una contrazione del -5% rispetto all’anno precedente. Il comparto ITsegna un calo complessivo del 4,1%, con tutte le sue macro componenti in decremento ed in particolare l'Hardware,che decresce del 5,7% con tutte le sue voci in calo, ad esclusione dei Tablet che crescono ancora a due cifre. Negativo è anche l’andamento del comparto TLC, che decresce del 5,4% rispetto al 2012, con un calo più sostanziale del Mobile(-6,7%) rispetto al Fisso(-3,8%). Ai risultati, sottolinea Sirmi, contribuiscono diversi elementi: l’effetto “crisi economica e finanziaria", i processi di “spending review”, i programmi di razionalizzazione e consolidamento, accelerati fenomeni di downpricing ed ipercompetizione, nuove normative comunitarie in materia di TLC Mobile, evoluzioni tecnologiche che si dimostrano sovente “disruptive” nei confronti dei modelli tradizionali di adozione di ICT. Dalle prime valutazioni, SIRMI non prevede neppure per il 2014 un ritorno al segno positivo, ma solo una riduzione del decremento percentuale, che passerà dal -5% dell’anno 2013 al -2,3% del 2014. Nel dettaglio, il Mercato IT dovrebbe migliorare il trend, passando dal -4,1% del 2013 al -1,0% circa del 2014, le TLC dal -5,4% al -3,0% circa. 7 febbraio 2014
  • Digital identity: la Commissione europea finanzia 20 progetti

    Garantire una maggiore sicurezza ai servizi online grazie ad un più efficiente sistema di identificazione elettronica. È in sostanza questo l'obiettivo dei venti progetti che la Commissione europea finanzierà con 5,5 milioni di euro; le iniziative che beneficeranno dei fondi continentali sono state scelte a valle della call of proposal lanciata nell'ambito del Connecting Europe Facility (CEF), che supporta la creazione di infrastrutture nel settore dei trasporti, dell'energia e, appunto, delle telecomunicazioni. La Commissione punta dunque ad aiutare gli Stati membri ad agevolare "l'interoperabilità di servizi sicuri in un contesto paneuropeo, con meno oneri per cittadini, amministrazioni pubbliche e imprese, accrescendo la fiducia dei consumatori nel contesto transfrontaliero disegnato dal Digital Single Market" e in ottemperanza a quanto previsto dal Regolamento europeo eIDAS n. 910/2014. "Tutti gli atti previsti dal regolamento eIDAS sono stati adottati, il che rende l'Unione europea la prima e unica regione al mondo ad avere un quadro giuridico praticabile ed equilibrato per l'uso transfrontaliero dell'identificazione elettronica", dichiarava ad inizio settembre Andrea Servida, capo della Task Force Legislation Team eIDAS in seno alla Commissione.
    Uncitral workshop “Open Issues on Electronic Commerce: the Digital Identity": i materiali del convegno di Bologna
    Tra i progetti, che saranno gestiti dai beneficiari dei finanziamenti insieme alla Innovation and Networks Executive Agency (INEA) e sotto l'egida del Directorate-General for Communication Networks, Content and Technology (DG CNECT) della Commissione, figura anche una iniziativa italiana, il First Italian Crossborder eIDAS Proxy (FICEP) progettato da Agenzia Per L'Italia Digitae, Infocert, Politecnico di Torino e Telecom Italia. 23 settembre 2015
  • Digital Music Forum - Napoli, 8 maggio 2015

    Si ripete per il secondo anno l'appuntamento con il Digital Music Forum: un incontro dedicato al mondo della musica in cui gli studenti e gli appassionati potranno assistere ad un confronto tra esperti di settore, sull'importante evoluzione digitale che sta attraverso l'industria musicale. Anche quest'anno, l'incontro si terrà a Napoli, presso la splendida location del complesso monumentale di San Marcellino, grazie alla disponibilità del Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e alla collaborazione dell'Avvocato Ferdinando Tozzi (Giurista esperto del comitato consultivo permanente per il diritto d’Autore ed esperto nel diritto dello spettacolo) che fin dallo scorso anno ha fortemente voluto il forum a Napoli. L’incontro, così come lo scorso anno, sarà l'occasione per presentare il Digital Music Report 2015: un documento internazionale che racconta la trasformazione in corso, attraverso un'attenta analisi del mercato musicale con particolare attenzione allo sviluppo del versante digitale, e che offre quindi ottimi spunti di discussione. I canali digitali ed in particolare lo streaming, si confermano infatti, come un traino fondamentale per l'industria musicale e hanno rafforzato la propria posizione nel 2014, pareggiando a livello globale, il rapporto con i ricavi generati dai supporti fisici. Lo scenario dell'industria musicale non è mai stato tanto dinamico e richiede ai vari soggetti protagonisti di questa trasformazione, una costante capacità di sperimentare e ricercare nuove soluzioni: la sola possibilità di accogliere intorno allo stesso tavolo di discussione docenti, studenti ed esperti che vivono ogni giorno tale rivoluzione, genera un'ottima possibilità di confronto e riflessione rispetto a quanto sta accadendo e alle potenziali prospettive future. Tra gli ospiti presenti in sala: Alessandro Massara (Managing Director Universal Music Italia), Enzo Mazza (CeO FIMI), Giuseppe Mosca (Responsabile Musica, Multimedia Entertainment Telecom Italia), ed Enrico Bellini (Public Policy Senior Analyst, Google). Ci saranno anche docenti e  relatori istituzionali: ad aprire l'incontro, il Magnifico Rettore dell’Università di Napoli Federico II, Prof. Gaetano Manfredi, oltre al quale seguiranno i saluti dell'Assessore alla Cultura della Regione Campania Caterina Miraglia, dell’Assessore comunale alle politiche giovanili Alessandra Clemente e del Direttore del Coinor, Prof. Luciano Mayol, nonché della Prof.ssa Enrica Amaturo e del Prof. Lello Savonardo in colloquio con l’artista Roy Paci, fra i più grandi trombettisti, nonché cantautore e produttore. Il convegno rientra anche nel ciclo di seminari “Bit Generation” del dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Federico II. L’industria musicale ha cercato di affrontare con coraggio i cambiamenti di cui è stata protagonista negli ultimi anni ed ha pertanto interpretato un ruolo di leadership per l'industria culturale, cercando di rispondere con innovazione e flessibilità alle nuove richieste del mercato, tutelando il valore delle proprie opere. Valore da sempre fondamentale che pone di fronte a numerose domande rispetto alle evoluzioni ancora possibili, e che trova nel confronto tra esperti e studenti l’opportunità di una condivisione reciproca di competenze e differenti visioni.

    Consulta il programma

  • Digital News Initiative: partnership tra testate europee e Google per il "giornalismo di qualità". Intanto la Finanza sequestra 19 "edicole online"

    "Un'alleanza creata per offrire un sostegno al giornalismo di alta qualità attraverso la tecnologia e l'innovazione". È così che Carlo D’Asaro Biondo, Presidente della divisione Strategic Relationships di Google per l'Europa, riassume gli obiettivi della Digital News Initiative (DNI), partnership tra la compagnia di Mountain View e testate europee come La StampaFinancial TimesGuardian, Die Zeit, FAZ, El Pais, Les Echos, il gruppo NRC Media e attori come lo European Journalism Centre, il Global Editors Network, e l’International News Media Association. Un progetto che nasce come "aperto a chiunque voglia farne parte" e si modella in base ad alcune "domande legittime su come possiamo tutelare il giornalismo di alta qualità nell'era digitale". Viene così istituito un gruppo di lavoro focalizzato sullo sviluppo di nuovi servizi e orientato a "consentire un dialogo stretto e permanente con l'obiettivo di aumentare le entrate, il traffico e la partecipazione". Pubblicità, video, multimedialità, applicazioni e analisi saranno le parole chiave di questo working group. Ma l'innovazione non è a costo zero; nel prossimo triennio Google assegnerà così 150 milioni di euro a progetti (anche di start up e soggetti che non fanno attualmente parte di questa partnership) incentrati sulle nuove pratiche di giornalismo digitale. Da Parigi ad Amburgo passando per Londra, personale specializzato della company sarà inoltre impiegato in progetti di formazione nelle redazioni, ai quali si affiancheranno studi sui mutamenti dei media per meglio orientare la messa a punto dei nuovi strumenti. Le annose frizioni con gli editori europei che nel caso più estremo hanno portato lo scorso anno, in Spagna, ad una discussa legge sull'operato degli aggregatori di notizie, sembrano stavolta cedere il passo ad un approccio di collaborazione, per un settore considerato strategico per i player delle ricerche online, vecchi e nuovi. In quest'ultima categoria sono senza dubbio ricompresi i social netwkork, Facebook in primis, che proprio sullo sfruttamento delle news stanno investendo non poche energie. Dal lato degli editori, è chiaro da tempo come sia irrinunciabile sperimentare nuove forme di distribuzione del prodotto giornalistico in un contesto digitale che ha travolto vecchie logiche (e rendite di posizione). In ultimo, i lettori, i quali, stando agli obiettivi del progetto, si troveranno a beneficiare di strumenti che permettono ai contenuti "migliori" di emergere in un contesto spesso caratterizzato da overload informativo.
    Google News, 10 miliardi di click verso i siti di informazione. Il secondo lunch seminar dell’Accademia Italiana del Codice di Internet
    "C’era un tempo - spiega il direttore de La Stampa Mario Calabresi - in cui i giornali combattevano tra loro ogni mattina, una battaglia per conquistare una copia in più, per avere una notizia in esclusiva, per non prendere buchi, per essere aggiornati fino a notte fonda. Oggi molto è cambiato: la battaglia che si svolge non più una volta al giorno, ma ogni minuto è un’altra, è quella per catturare l’attenzione dei lettori". "Gli avversari  - continua Calabresi - non sono tanto gli altri giornali, ma tutto ciò che sta dentro un telefonino, l’infinito mondo della rete e delle applicazioni: giochi, video, foto, messaggi di amici e parenti, informazioni di servizio, pettegolezzi, curiosità, previsioni del tempo che ti annunciano che tra 10 minuti pioverà e notizie. Dobbiamo essere coscienti che oggi su Internet a un solo click di distanza da un nostro articolo c’è il mondo intero, una rivoluzione rispetto ai tempi in cui tutto avveniva nel recinto del quotidiano di carta dove tutto era contenuto.  Bisogna avere il coraggio di cambiare completamente il nostro approccio per essere capaci di realizzare progetti che sfruttino al meglio le potenzialità del digitale, che rendano il nostro giornalismo più competitivo, bello e fruibile e che cerchino al tempo stesso di rendere il giornalismo sostenibile dal punto di vista economico". Black Press Review - Intanto il Comando Unità Speciali della Guardia di Finanza ha comunicato di aver condotto una azione "rivolta al fenomeno delle numerose edicole on line, allocate su server nazionali ed esteri (tra cui Repubblica Ceca, Russia, Moldavia, Svizzera e Stati Uniti), che consentono a migliaia di utenti del web, illegalmente, sin dalle primissime ore della giornata, di avere la disponibilità, completa e gratuita, di tutti i quotidiani e periodici nazionali ed esteri, senza corrispondere alcun compenso agli editori". Con la collaborazione della Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) e di alcune delle maggiori testate giornalistiche nazionali le Fiamme Gialle hanno identificato "alcuni hacker che, attraverso complesse procedure tecniche, acquisivano indebitamente la copia digitale del giornale appena realizzato dai vari quotidiani e non ancora mandato in stampa, per appostarlo sulle edicole illegali. Anche una società che realizza servizi di rassegna stampa risulta interessata all'indebito uso dei file digitali dei giornali rinvenuti sui siti pirata". I Finanzieri parlano di "apposite tecniche investigative che si sono tradotte in veri e propri pedinamenti digitali, ovvero in accorgimenti idonei ad identificare il percorso della copia digitale del giornale. Su delega della Procura della Repubblica e del G.I.P. del Tribunale di Roma si è dunque provveduto, su tutto il territorio nazionale, al sequestro-oscuramento di 19 siti-edicola ed alle perquisizioni locali nei confronti dei presunti responsabili". "Il fenomeno - chiosano le Fiamme Gialle - ha indubbi effetti negativi sul settore dell'editoria, che perde così ingenti risorse, con ricadute occupazionali, frustrando il lavoro, spesso pericoloso e duro degli operatori dell'informazione, che si vedono sottrarre, con un semplice click, il frutto del proprio impegno quotidiano sul campo da soggetti che operano, illegalmente e senza fatica, nel web". [caption id="attachment_16480" align="alignright" width="450"]Fonte: Guardia di Finanza Fonte: Guardia di Finanza[/caption] Come accaduto in altri analoghi interventi repressivi, tra cui le operazioni dello stesso Comando Unità Speciali come "Publifilm" (cinema), "Free Magazines" (editoria), "Italian Black Out" (cinema e altri contenuti protetti) e "Match Off" (diritti sportivi), anche in quest'occasione, secondo una recente impostazione investigativa, coordinata dalla locale Procura della Repubblica, "si è proceduto ad effettuare indagini finanziare tese, in un'ottica di approccio trasversale ai fenomeni criminali che contraddistingue la Guardia di Finanza, a ricostruire il flusso delle risorse generate dalla pubblicità appostata sulle edicole illegali, nonché a verificare la posizione delle agenzie di raccolta pubblicitaria su internet. In merito, sono in corso interventi presso primarie aziende nazionali, che risultano aver affidato ai siti pirata la propria pubblicità". Follow the money, insomma. "Esprimo il più profondo apprezzamento per l'operazione, un segnale importante di sensibilità per il settore dell’editoria e un impegno concreto nell’attività di protezione del diritto d’autore, a tutela della libertà di stampa e del pluralismo”, è il commento del Presidente della FIEG Maurizio Costa. “Negli ultimi anni – prosegue Costa – si è affermato un trend crescente di accesso ai contenuti illegali, con una gradualità che va da fenomeni di vera e propria pirateria, ad utilizzazioni clandestine di opere protette, alle rassegne stampa realizzate e diffuse senza l’autorizzazione dei titolari del diritto di sfruttamento delle opere riprodotte. Siamo di fronte a patologie del sistema, rispetto alle quali occorre rispondere sia ampliando e rafforzando l’offerta legale di contenuti, come nel caso del Repertorio Promopress avviato nel 2012 dagli editori di giornali, sia con strumenti di enforcement rapidi ed efficaci che offrano soluzioni tempestive, immediate e definitive nella tenuta dei risultati". “Sono convinto - conclude Costa - che la tutela della libertà di stampa non possa prescindere dalla sistematica protezione del prodotto editoriale realizzato dalle nostre imprese: rafforzare l’effettività della tutela del diritto d’autore in Internet significa rafforzare le imprese stesse, la loro economicità e la loro capacità di sviluppare e sperimentare nuove forme di comunicazione multimediale; libertà d’espressione e rispetto dei diritti di proprietà intellettuale possono e devono convivere: è, questo, un patrimonio comune che ci accompagna sin dal secolo dei Lumi ed è ancora più importante che lo sia nell’era digitale”. 28 aprile 2015
  • Digital Scoreboard 2014: le buone notizie e le zone d'ombra

    Il documento diffuso dalla Commissione Europea traccia un bilancio che vede segnali incoraggianti sul fronte dei cittadini connessi e dell'eCommerce ma nodi ancora da sciogliere su zone rurali, imprese e utilizzo di eGovernment “Oggi la maggior parte degli europei è entrata nell’era digitale e intende approfittarne pienamente. Abbiamo risolto il problema dell’accesso a Internet, ma il divario digitale non si è colmato. Senza l’impegno di tutti a fare di più, rischiano di emergere in Europa sacche di analfabetismo digitale”. È così che il vicepresidente della Commissione Europea e Commissario per l'Agenda Digitale Neelie Kroes riassume i dati contenuti all'interno dell'EU Digital Scoreboard 2014, documento che mostra l'andamento degli indici riferiti agli obiettivi dell'Agenda continentale. Se la giusta strada per raggiungere 95 dei 101 obiettivi entro il 2015 sembra essere stata ormai imboccata, è ancora frequente la mancanza di accesso alla banda larga ad alta velocità nelle zone rurali. Un altro problema rilevante è la minaccia che si venga a creare un divario in termini di qualifiche digitali. Entrando più nel dettaglio dei dati, aumenta l’uso regolare di Internet: dal 2010 a oggi la percentuale di chi si connette almeno una volta alla settimana è passato dal 60% al 72%. I miglioramenti più significativi si sono avuti in Grecia, Romania, Irlanda, Repubblica ceca e Croazia, mentre i migliori risultati in assoluto (più del 90% di utilizzatori) si registrano in Danimarca, Svezia, Paesi Bassi e Lussemburgo. Negli Stati Uniti gli utilizzatori di Internet rappresentano l’87% della popolazione adulta. map-1 Notevoli progressi per i gruppi svantaggiati: negli ultimi quattro anni l’uso di Internet da parte dei disoccupati, dei meno istruiti e delle persone più anziane è balzato dal 41% al 57%. A questo ritmo la Commissione conta di centrare l’obiettivo del 60% già prima del 2015. Di riflesso, i non utilizzatori diminuiscono di un terzo: il 20% degli abitanti dell’UE non ha mai usato Internet (dato in diminuzione di un terzo rispetto a quattro anni fa). Se le tendenze attuali si confermeranno, anche l'obiettivo del 15% entro il 2015 sarà raggiunto. Sempre più numerosi i cittadini che effettuano acquisti online: oggi il 47% dei cittadini europei compra su Internet, in aumento di dieci punti sul dato del 2009. L’obiettivo di arrivare al 50% entro il 2015 sembra dunque molto realistico. L’accesso è garantito, con il 100% degli europei ha accesso alla banda larga, generalmente con la possibilità di scegliere fra modalità diverse (fibra, cavo, ADSL o accesso mobile 3G/4G). Come minimo, tutti gli europei hanno la possibilità di sottoscrivere un servizio di banda larga via satellite a costi accessibili. La disponibilità di banda larga mobile 4G è balzata dal 26% al 59% in un anno. L’accesso a Internet a velocità di almeno 30 Mbps su linea fissa raggiunge il 62% della popolazione dell’UE, rispetto al 54% un anno fa e al 29% nel 2010. La banda larga veloce raggiunge almeno il 90% delle famiglie in Belgio, Danimarca, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi e Regno Unito. I nodi da sciogliere Tuttavia al positivo quadro sopra disegnato si contrappongono le criticità ancora da risolvere, come quelle che riguardano le opportunità mancate per le piccole imprese: solo il 14% di quelle con meno di 250 dipendenti vende online. Tutti gli Stati membri rimangono lontani dall’obiettivo del 33% entro il 2015. Le zone rurali sono inoltre a rischio in Europa: appena il 18% dei domicili situati nelle zone rurali ha accesso alla banda larga veloce. Nel 2013 inoltre i servizi di eGovernment sono rimasti al palo: ne fa uso solo il 42% della popolazione dell’UE. Al ritmo di crescita attuale gli Stati membri non raggiungeranno il traguardo del 50% entro il 2015. Digital Agenda Targets Overall 2014 FINAL May 2014 green   scoreboard_2014 - digital divide infographics_5796 29 maggio 2014