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  • "L'euro è di tutti": rischi e opportunità in un mondo del lavoro fondato su Internet

    di Gianfrancesco Rizzuti [*] Tireranno un sospiro di sollievo la dottoressa TP, che è la mia dentista. E anche madame FC, insegnante alle elementari, e mister AP, allenatore della squadra di volley della scuola di quartiere. E pure il dottor GM, il fisioterapista che cerca di alleviarmi il dolore al ginocchio. 2024, forse 2034. Non sono numeri di una lotteria, ma date entro le quali la metà (47%) dell’occupazione totale sarebbe a rischio. In altri termini, una lunga serie di lavori potrebbe letteralmente sparire o essere comunque sostituita da un computer. Il dato è contenuto in “The future of employment: how susceptible are jobs to computarisation?”, studio del settembre 2013 di due ricercatori di Oxford, Carl Benedict Frey e Michael A. Osborne. Sommella_cover-297x424Lo spunto è ripreso da Roberto Sommella, nel suo “L’euro è di tutti” (Fioriti Editore, prefazione di Matteo Renzi, scaricabile su www.europaquotidiano.it). Per tornare all’inizio e spiegare perché alcuni professionisti e lavori sono “al sicuro”: la probabilità che per effetto della impetuosa rivoluzione tecnologica degli ultimi decenni scompaiano professioni come quella dei dentisti, allenatori, maestri elementari, fisioterapisti è vicina allo zero. Il contributo di intelletto, intelligenza emotiva e sensibilità umani è di fatto per ora imprescindibile. In un ranking di ben 702 mestieri censiti dai due studiosi, tra quelli destinati alla “computerizzazione” cioè la sostituzione “ad opera di un pc”, questi citati sono in coda alla black list. Cattive notizie, invece, tra gli altri, per i broker immobiliari, per chi ripara orologi, o per chi si occupa di telemarketing. In quest’ultimo caso la probabilità di essere cannibalizzati dalla tecnologia, è 0,99 in una scala da 0 a 1. Una provocazione? Chissà. Certo è che – come ricorda Sommella, Direttore delle Relazioni Esterne dell’Antitrust, ma anche giornalista di vaglia – occorre interrogarsi su progetti di rilancio dello sviluppo che puntino al lavoro. In società dinamiche come quella americana, al rischio di sparizione di intere categorie lavorative si è associata un’opportunità: lì, come si rileva dal recente "The new geography of jobs" dell’economista (italiano) Enrico Moretti, l’impatto della diffusione della tecnologia è stato colto nei suoi aspetti positivi e ha permesso di creare - e non solo sostituire - posizioni lavorative. In Europa, per non dire in Italia il rischio è che dei mutamenti tecnologici si colga solo il lato “luddista”, la “pars destruens” e non anche quella “construens” delle reti, delle chance e delle nuove dinamiche del lavoro, specialmente delle giovani(ssime) generazioni, i digital native. È incoraggiante che il presidente designato della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, parli nel suo programma di 250 miliardi di crescita addizionale che durante il suo mandato “un singolo mercato digitale europeo” potrà generare. Tutto qui? No. C’è qualche buona notizia anche per i giornalisti e gli addetti alle relazioni pubbliche, nello studio degli economisti di Oxford: la campana dell’ultimo giro ancora non sembra suonare attorno alla comunicazione. Reporters e correspondents saranno utili, per i prossimi anni, così come i PR managers e specialists: entrambi occupano posizioni “a basso rischio di estinzione”. Internet, insomma, non li fagociterà facilmente, anche se li costringe(rà) a cambiare radicalmente il modo di lavorare. Ne riparliamo tra 20 anni, o trenta – per chi ce la farà – con “l’ultima copia del NY Times”? [*] Questo intervento è inserito in “Occhio di riguardo: la comunicazione tra tecnologia, mercato e diritto”, rubrica affidata a Gianfrancesco Rizzuti, docente di Relazioni Pubbliche Economiche e Finanziarie all’Università Europea di Roma, con la collaborazione, tra gli altri, di Marco Ciaffone. La rubrica tratterà di temi economici, giuridici e tecnologici, prendendo spunto dall’attualità o da pubblicazioni, ma sempre con un occhio (di riguardo) alla comunicazione. Immagine in home page: Soshable.com 31 luglio 2014
  • #TecnoLaw, la rubrica di Dimt su Key4Biz.it

    Dall'ottobre 2013 la Redazione di Diritto Mercato Tecnologia alimenta una rubrica sul quotidiano online Key4Biz.

    Clicca qui per consultare tutti i contributi.

  • Anno IV - Numero 1 - Gennaio/Marzo 2014

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    Con contributi di

    Giulia Arangüena, Vincenzo Lino, Gilberto Nava, Giulio Pascali, Giorgio Santoro

    Sommario

    Cultura, industria e proprietà intellettuale 

    Il Regolamento AGCOM in materia di tutela del Diritto d’autore sulle Reti di comunicazione elettronica (d.lgs. 9 aprile 2003, n. 70) di Giorgio Santoro

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    Mercato, concorrenza e regolazione 

    Bitcoin: una sfida per policymakers e regolatori di Giulia Arangüena

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    Pratiche commerciali e tutela dei consumatori

    Il legislatore interviene nuovamente sul riparto di competenze tra Agcom e Autorita di settore in merito all'applicazione delle pratiche commerciali scorrette: la soluzione definitiva? di Gilberto Nava

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    Le pratiche commerciali scorrette tornano ad AGCM…o forse no? Un primo imprevisto effetto della pubblicazione del D.lgs.n.21/2014 di Giulio Pascali

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    Diritti della persona e responsabilità in rete 

    Gli enti non-profit nello Stato, nella Società Civile e nel Mercato. Dal liberismo al liberalismo sociale di Vincenzo Lino

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    Rubrica “Diverso Avviso” a cura di Gustavo Ghidini

    Opere dell’ingegno: più libertà per i “derivati culturali”

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  • Anno IV – Numero 3 – Luglio/Settembre 2014

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    Con contributi di:

    Emanuele Bilotti, Enrico Del Prato, Francesca Romana Lenzi, Enrico Moscati, Andrea Nuzzi, Stefania Stefanelli, Mario Palma

    Sommario

    Mercato, concorrenza e regolazione

  • Anno IV – Numero 4 – Ottobre/Dicembre 2014

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    Con contributi di:

    Lorella Bianchi, Giuseppe D’Acquisto, Emanuela Delbufalo, Martina Ferraro, Marina Monsurrò, Mario Palma, Maria Sole Staffa

    Sommario

    Cultura, industria e proprietà intellettuale

    La capacità distintiva del marchio e l’utilizzo di parole straniere diventate di uso comune nel linguaggio della rete

    di Martina Ferraro

    Mercato, concorrenza e regolazione

    A game-theory perspective on market cooperation

    di Emanuela Delbufalo e Marina Monsurrò

    Some considerations regarding the determination, by historical data, of the elimination probalilities from a collectivity for different reasons

    di Maria Sole Staffa

    Diritti della persona e responsabilità in rete

    La sentenza Google e la questione delle esternalità dei trattamenti di dati personali

    di Lorella Bianchi, Giuseppe D’Acquisto

    Note in tema di giurisdizione della Corte dei Conti in materia di responsabilità per danno erariale degli amministratori delle società in house (nota a margine della sentenza n. 7177 del 26 marzo 2014 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione)

    di Mario Palma

  • Anno V – Numero 1 – Gennaio/Marzo 2015

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    Con contributi di:

    Alberto Maria Gambino, Davide Borelli Casiere, Caterina Del Federico,

    Francesco Saverio Martucci di Scarfizzi, Marianna Orlandi, Rosaria Petti, Vincenzo Zeno-Zencovich

    Sommario

    Mercato, concorrenza e regolazione

  • Antipirateria, Cardani (Agcom) ospite di Dimt: "Ricevute 210 notifiche, più della metà dei casi si sono chiusi con un adeguamento spontaneo"

    "A mio parere il dato più importante, da un punto di vista di interpretazione del comportamento degli agenti, è che nel 54% dei casi c'è stato adeguamento spontaneo". Così il Presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni Angelo Marcello Cardani, ospite della Redazione di Diritto Mercato Tecnologia il 22 maggio scorso, commentando i dati sulle notifiche antipirateria a disposizione dell'Agcom dopo oltre un anno di applicazione del regolamento in materia di tutela del diritto d'autore. "Questo ci suggerisce - ha sottolineato Cardani- che è vero quello che noi pensavamo prima dell'introduzione del regolamento, e che cioè fosse necessaria una forte opera di educazione e informazione del pubblico". Sui nuovi scenari aperti dall'avanzata dello streaming musicale si è invece concentrata l'attenzione di Lino Prencipe, Direttore Digital&Business Development di Sony Music Entertainment (Italy), ed Enzo Mazza, Presidente della Federazione Industria Musicale Italiana (FIMI). 25 maggio 2015
  • Corso Avanzato di Alta Formazione "Corporate governance e parità di genere. Prima applicazione e prospettive"

  • Diritto e Tecnologia, gli eventi segnalati da Dimt [Mappa]

    Vi segnaliamo gli eventi e le date di maggiore rilievo dei prossimi giorni in materia di diritto, mercato e nuove tecnologie. Mercoledì 18 dicembre la libreria Medichini di piazzale Clodio, a Roma, ospiterà il convegno "Mediazione obblgatoria: aspetti applicativi al processo dinanzi al giudice di pace". Il giorno successivo è presso l'Università Sapienza di Roma che avrà luogo l'incontro "Le leggi della robotica". La base di partenza della discussione sarà "The Laws of Robots, Crimes, Contracts and Torts", opera di Ugo Pagallo dell’Università di Torino pubblicata quest'anno. Un focus sarà dedicato alla riflessione su come la progettazione, la costruzione e l'uso della tecnologia robotica possano influenzare gli attuali sistemi giuridici, in particolare i concetti di responsabilità nell'ambito del diritto penale, le tematiche di obbligo contrattuale e illecito. Distinguendo tra il comportamento dei robot come strumenti di interazione umana e i robot come agenti in campo giuridico, i giuristi dovranno affrontare una nuova generazione di "casi difficili": vengono investite in modo prevalente le questioni di immunità nel diritto penale (si pensi, ad esempio, all'impiego di soldati robot in caso di guerra), quelle di responsabilità personale per alcuni robot nei contratti (ad esempio i robot-commercianti), per non parlare delle clausole di responsabilità oggettiva e di responsabilità basata sulla negligenza in caso di obbligazioni extracontrattuali. L'autore interverrà all'iniziativa. Il 20 dicembre a Pisa, in occasione dell'inaugurazione della sala "Dall'aritmometro al Pc" presso il museo degli Strumenti per il calcolo, si terrà la giornata di studi "Divulgazione, didattica e studio dell'informatica". HMR_20131220-InaugAritPC   image005Scadono infine domani i termini del Call for papers relativo a Central European Judges under the EU Influence: The Transformative Power of Europe Revisited on the 10th Anniversary of the Enlargement, conferenza prevista per il  12 e 13 maggio 2014 presso lo European University Institute di Firenze. Organizzato da European University Institute, Centre for Judicial Cooperation, College of Europe e Department of European Legal Studies, l'appuntamento ha come obiettivo esaminare criticamente l'influenza che l'appartenenza all'Unione europea ha avuto sul pensiero giudiziario, sul metodo e sulle istituzioni nei nuovi stati membri dell'Europa centrale e orientale. Consultando i testi che hanno al centro la trattazione in materia di tribunali e giudici in Europa centrale e orientale al momento dell'allargamento dell'UE tra il 2004 e il 2007, si acquisisce infatti un sentimento misto, dove l'ottimismo istituzionale di chi entrava nell'Unione contrastava con i toni piuttosto scettici espressi in alcuni testi accademici, soprattutto in merito all'impostazione dei giudici dei paesi post-coumunisti. Ora sembra maturo il tempo dell'analisi sui punti critici emersi in quell'importante passaggio istituzionale continentale. [Per saperne di più] Qui sotto la mappa con gli appuntamenti delle prossime settimane, clicca sui puntatori per le informazioni. 14 dicembre 2013
  • Intermediary liability. The “Achilles’ heel” of the current legislation: the courts. A comparative analysis with the U.S, focusing on copyright infringement

    di Caterina Del Federico Abstract The topic of this paper regards the uncertainty of the legal framework and the analysis of the majority orientation of the courts with reference to the Internet Service Provider liability on the Web. A comparative analysis, which focuses on intermediary liability for third party copyright infringement, of Europe and United States, is treated. It is highlighted how important a uniform interpretation of the courts in this field could be. First a “bird’s eye view” on Intermediary liability in the U.S., in comparison with EU legal framework, is outlined. Secondly, the scope of the “safe harbor” and the “intermediary involvement” through procedures including “notice and take down" are explained. It is clear how the interpretation of the courts can be considered the “Achilles’heel” of the harmonization with regards to ISPs’liability. In conclusion the paper tries to identify some possible solutions in order to achieve the harmonization and to make more transparent the legal framework in this field.

  • L’expertise di DIMT guida la classifica dei migliori professionisti italiani dell’Intellectual Property

    È appena uscita la classifica 2014 del centro studi Top Legal relativa ai migliori professionisti italiani nel campo dell’IP. Il rapporto segnala la presenza di un cospicuo gruppo di accademici e collaboratori della nostra Rivista: in particolare si piazzano nelle short lists il nostro direttore scientifico prof. Alberto Gambino, i professori Giorgio Floridia, Gustavo Ghidini e Giuseppe Sena del Comitato scientifico, Cesare Galli, nostro referee, e la prof.ssa Valeria Falce del Comitato di redazione; mentre figurano tra i professionisti con riconoscimento focalizzato Francesco Graziadei, Maria Francesca Quattrone e Ferdinando Tozzi, nostri valenti redattori.

    Consulta il documento

    24 aprile 2015
  • La Call for Paper della Rivista Diritto Mercato e Tecnologia

    La rivista Diritto Mercato Tecnologia La rivista Diritto Mercato Tecnologia mira a fornire un costante supporto di aggiornamento agli studiosi e agli operatori professionali nel nuovo scenario socio-economico originato dall’interrelazione tra diritto, mercato e tecnologia, in prospettiva interdisciplinare e comparatistica. Approfondisce tematiche afferenti in particolare alla proprietà intellettuale, al diritto antitrust e della concorrenza, alle pratiche commerciali e alla tutela dei consumatori, al biodiritto e alle biotecnologie, al diritto delle comunicazioni elettroniche, ai diritti della persona e alle responsabilità in rete. La rivista ha cadenza trimestrale ed è disponibile online e in formato cartaceo. Call for papers Con la presente Call for papers, la Rivista intende approfondire, attraverso saggi scientifici, gli aspetti più rilevanti in materia di cultura, industria e proprietà intellettuale; mercato, concorrenza e regolazione; pratiche commerciali e tutela dei consumatori; biotecnologie, ogm e vita; comunicazioni elettroniche e audiovisivo; diritti della persona e responsabilità in rete; diritto d’autore in rete. Tuttavia, sarà, in ogni caso, valutata la pubblicazione di contributi di rilevante interesse scientifico in materia di diritto ed economia, sebbene diversi dalle aree tematiche indicate nella presente Call for papers. I contributi considerati più interessanti saranno pubblicati su uno dei prossimi numeri della rivista. Inoltre, i contributi che saranno ritenuti particolarmente meritevoli da parte del Comitato Scientifico potranno essere presentati nel corso di eventuali attività convegnistiche, secondo modalità da concordare con gli autori dei contributi e il Comitato. L’eventuale accettazione dei contributi per la presentazione sarà comunicata in tempo utile. Si invitano altresì gli autori ad inviare altresì un breve curriculum vitae. Indicazioni redazionali
    • i contributi dovranno essere conformi alle regole redazionali della Rivista;
    • i contributi dovranno avere una lunghezza compresa tra le 11 e le 55 cartelle e dovranno essere corredati dall’abstract in italiano e in inglese;
    • i contributi non devono essere stati pubblicati o accettati per la pubblicazione in altre riviste, in volumi o in collane di working papers, anche online;
    • i contributi saranno accettati in lingua italiana, inglese o francese. Altre lingue saranno valutate discrezionalmente dalla Rivista.
    Invio degli abstract La rivista invita ad inviare un abstract di 800 parole al massimo entro il 31 marzo 2016. Seguirà una preventiva valutazione da parte del Comitato di redazione. Accettazione dei contributi La Rivista richiederà agli autori degli abstract selezionati l’invio dei contributi definitivi entro il 30 aprile 2016. Sarà cura della Rivista comunicare l’accettazione dei contributi definitivi. Per l’invio dei contributi: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Call for papers v2-ITA Read and Dowload Call for Papers 3 Marzo 2016
  • La e-lezione di Obama

    di Gianfrancesco Rizzuti[*] Il passaggio dall’always “on” all’always “in”, ovvero la differenza tra l’essere sempre connessi (on, oppure wired) e l’essere sempre immersi in reti umane, ascolti e conversazioni (in) è significativo sotto tanti punti di vista. Nella comunicazione, perché esprime un’evoluzione da sistemi monadici chiusi  – con il singolo che si collega individualmente, verticalmente e gerarchicamente con una rete impersonale quasi sovraordinata – ad ambienti aperti dove le relazioni sono frutto di immersioni permanenti, orizzontali e non gerarchiche con altri “pari” o supposti e sedicenti tali. Ma la differenza tra connessione e immersione è importante anche sotto altre prospettive, come quella della privacy e della raccolta di dati personali. La gratuità dei social media è infatti un piccolo miraggio frutto della sottovalutazione della messa a disposizione, spesso inconsapevole, di enormi masse di informazioni sul proprio conto a favore di terzi. Terzi che partecipano all’immersione e che le utilizzano per fini diversi e non sempre tutti leciti. Tra quelli leciti, sebbene talora inopportuni e maldestri, di certo troviamo il marketing commerciale e quello politico che diventano parte di una strategia operativa che si serve, declinandoli nel concreto, di elementi reali e digitali. lezioneObamaBeh, leggendo tutto d’un fiato La Lezione di Obama di Stefano Lucchini e Raffaello Materazzo (prefazione di Mario Calabresi, postfazione di Roberto D’Alimonte, ed. Baldini&Castoldi) il pensiero è andato subito lì: cioè alla eccezionale capacità di alcuni leader politici di miscelare l’uso della rete con un fattore umano di empatia e fine tuning autentico con l’interlocutore in carne ed ossa. Lo straordinario successo di Obama nelle presidenziali americane del 2012 può essere letto in tanti modi e tutti veri. Li elencano con ricchezza di indizi e prove empiriche gli autori, li teorizzano gli scienziati politici. Dal bisogno di cambiamento e speranza intercettato dal candidato Obama alle elezioni del 2008 si è passati ad una inedita capacità di mobilitazione di un patchwork di minoranze (al più) vocianti trasformandole in maggioranza votante. L’”hope and change” della prima campagna si è evoluto – chiedo scusa per il banale gioco di parole - in un “hop on”, in un “salta su”. Gruppi ai margini, per etnia, età, censo, sesso e comportamenti sessuali, condannati ad una “spirale del silenzio” che tanto più si protrae tanto più si avvita, sono stati trasformati strada facendo, durante la seconda campagna elettorale, in protagonisti di una vittoria che ha coinvolto prima di tutto i cosiddetti battleground States, gli Stati in bilico, mirandoli nei dettagli. Quel mirino, è stata la rete. Usata in modo molto più efficace da Obama e il suo staff rispetto al repubblicano Romney. Un mirino che si è concentrato sulla raccolta di fondi e di voti, sulla costruzione di veri e propri ponti verso il territorio, bussando alle porte degli elettori in senso fisico e virtuale. Sostituendosi in parte alla televisione, così come negli ultimi decenni il tubo catodico aveva parzialmente sostituito la macchina organizzativa dei partiti politici. Anche le elezioni del 2008 erano state vinte grazie all’apporto della viralità, come dimostra la fortuna dello slogan “Yes, we can”. Ma nel 2012 l’uso dei social media si è concentrato sul microtargeting, sull’analisi minuziosa e laboriosa dei dati personali, sullo studio degli stili di vita, dei gusti, delle preferenze individuali. Una raccolta di informazioni gigantesca ma analitica, scientifica, che ha ficcato il naso nella narrativa e nella vita delle persone così come espressa e riportata nell’utilizzo permanente – always in, appunto - dei social media, da twitter a facebook, senza dimenticare i media più visual. Quell’engagement minimo degli “i like”, quello più consistente dei commenti, è stato ispirato, provocato, elaborato, interpretato, utilizzato. Il libro, con una titolazione e impostazione molto americana, parla di “lezione” di Obama, e addirittura dei dieci comandamenti di una buona campagna elettorale. Non li elencherò, i comandamenti, con un piccolo effetto teaser che spero invogli i nostri e-lettori. Ecco, la lezione di Obama in sintesi, è tutta qui: l’elezione di un candidato diventa sempre più e-lezione, per l’uso combinato di elementi reali e digitali, dove nessuno prende definitivamente il sopravvento sull’altro, ma si fonde in un mix calibrato nella situazione contingente. Senza dimenticare che l’uomo – quell’uomo sondato, analizzato, scomposto - è sempre un fine, mai quel mezzo verso il quale si rischia di scivolare attraverso un uso non lecito e non etico dei social media. Quel fine, nel caso, nel sogno di Obama, era il più che legittimo tentativo di migliorare la vita dei suoi concittadini, facendoli “saltare su”. Hope and hop (on). Il mid term di novembre, dopo i primi esiti della riforma sanitaria approvata e subito tweettata dal presidente, dirà qualcosa in proposito. Chissà come e con quali strumenti la prepareranno e ascolteranno, Obama e il suo staff, la verifica di metà mandato. E chissà se dalla e-lezione di Obama ci sarà qualche spunto per la nostra politica, alla vigilia del rinnovo del Parlamento Europeo. Una tornata elettorale particolarmente importante, per il nuovo ruolo dell’organo di Strasburgo ai fini della presidenza della Commissione. Anche qui, giocando con le parole, le citazioni e le lingue, sembra però finora una (campagna) politica che se non politicienne, appare ancora un po’ troppo…ancienne. [*] Questo intervento è inserito in “Occhio di riguardo: la comunicazione tra tecnologia, mercato e diritto”, rubrica affidata a Gianfrancesco Rizzuti, docente di Relazioni Pubbliche Economiche e Finanziarie all’Università Europea di Roma, con la collaborazione, tra gli altri, di Marco Ciaffone. La rubrica tratterà di temi economici, giuridici e tecnologici, prendendo spunto dall’attualità o da pubblicazioni, ma sempre con un occhio (di riguardo) alla comunicazione. 23 aprile 2014
  • Le pratiche commerciali scorrette tornano ad AGCM…o forse no? Un primo imprevisto effetto della pubblicazione del D.lgs.n.21/2014

    di Giulio Pascali Abstract Il Governo Italiano ha recentemente introdotto, nel decreto legislativo di recepimento della più recente normativa comunitaria sui diritti dei consumatori nei contratti a distanza (Direttiva 2011/83/UE), una disposizione che restituisce all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato la competenza in materia di c.d. “pratiche commerciali scorrette” nei confronti dei consumatori. Il provvedimento adottato, tuttavia, se da una parte sana la discrepanza normativa venutasi a creare a seguito delle pronunce in Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato nn. 11, 12, 13, 15 e 16 del 2012, dall’altra rischia di aprire un nuovo fronte conflittuale con l’UE, introducendo, per caso o miratamente, una esenzione alla competenza di AGCM dai contenuti impropri e di difficile interpretazione. Sommario:
    1. Premessa.
    2. I principi alla base del D.lgs. n.21/2014.
    3. La struttura dello schema di decreto e quella del provvedimento adottato.
    4. Criticità della clausola dei 50 Euro.
     

    1. Premessa.

    Con il D.lgs. n. 21 del 21 febbraio 2014, pubblicato nella G.U. n. 58 del 11 marzo 2014), è stata recepita in Italia la Direttiva 2011/83/UE sui diritti dei consumatori. La Direttiva introduce a livello comunitario le più recenti innovazioni nell’ambito della tutela del consumatore, con speciale riguardo ai contratti conclusi a distanza e al di fuori dei locali commerciali. L’occasione dell’attuazione della normativa comunitaria è stata altresì sfruttata dal Governo per porre fine alla procedura di infrazione UE n. 2013/2169 [1], avviata a seguito delle statuizioni dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 11, 12, 13, 15 e 16 del 15 maggio 2012[2], riaffermando la competenza esclusiva dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nei confronti delle c.d. “pratiche commerciali scorrette”. La gestazione del provvedimento è stata rapida ed orientata a sanare i vizi segnalati dall’UE; alcune norme apparse in sede di conversione dello schema di decreto legislativo rischiano, tuttavia, di vanificare gli sforzi del legislatore e di aprire un nuovo fronte contenzioso interno e comunitario.

    2. I principi alla base del D.lgs. n. 21/2014.

    Il decreto in commento, come premesso, nasce quale recezione della Direttiva 2011/83/UE, il cui termine ultimo di attuazione era stabilito per il 13 dicembre 2013 [3]. La normativa comunitaria attuata[4] introduce una serie di obblighi addizionali in capo al professionista nell’esercizio della propria attività, per tutti i contratti sottoscritti con i consumatori: a partire dal 14 giugno 2014, sia per i contratti a distanza e i contratti negoziati fuori dei locali commerciali, che per i contratti che non rientrano in tali specifiche tipologie, il professionista è tenuto a fornire maggiori e più specifiche informazioni preliminari; cambiano anche le modalità e le tempistiche per l’esercizio del diritto di recesso, ad evidente beneficio dei consumatori. Nulla però stabilisce la direttiva in questione circa l’autorità competente per la tutela del consumatore per ciò che attiene le c.d. pratiche commerciali scorrette. In effetti, la disciplina di tali situazioni[5] è contenuta nella Direttiva 2005/29/CE (c.d. “direttiva sulle pratiche commerciali sleali” o “direttiva PCS”) [6], cheprevede la possibilità, per gli Stati Membri, di istituire “un’autorità amministrativa competente a giudicare in merito ai ricorsi”, e di conferire alla stessa ampi poteri di indagine e sanzione (art. 11-12). La decisione dell’Unione Europea di avviare una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia pone, nello specifico, il problema della prevalenza delle norme comunitarie in materia di pratiche commerciali scorrette rispetto ad ogni altra norma interna in contrasto con le stesse, affermata nella Direttiva PCS[7]. Contrariamente a quanto ritenuto dal Consiglio di Stato nell’Adunanza Plenaria del 15 maggio 2012 [8], insomma, quando in un settore regolato e dotato di propria Autorità competente si verificano comportamenti qualificabili come “pratiche commerciali scorrette” (rectius: sleali), e non esiste una disciplina di dettaglio per contrastare le stesse nello specifico settore, secondo l’Unione Europea la normativa antitrust prevale sempre su quella del settore di riferimento, e dunque anche la competenza dell’Autorità Antitrust nazionale prevale su quella di qualsiasi altra Autorità settoriale[9]. A ben vedere, tale principio era già presente, seppure in una formulazione poco chiara, nel nostro ordinamento: a seguito delle pronunce del Consiglio di Stato, infatti, era stata adottata una specifica disposizione (ora abrogata da Decreto Legislativo in commento)[10], secondo la quale "[...]in materia di pratiche commerciali scorrette, la competenza ad accertare e sanzionare [...] è dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, escluso unicamente il caso in cui le pratiche commerciali scorrette siano poste in essere in settori in cui esista una regolazione di derivazione comunitaria, con finalità di tutela del consumatore, affidata ad altra autorità munita di poteri inibitori e sanzionatori e limitatamente agli aspetti regolati[...]". Una corretta interpretazione di tale previsione, nel rispetto dei sopra menzionati principi di diritto della Direttiva PCS, non avrebbe necessariamente implicato la violazione delle norme comunitarie: non esistendo, infatti, in Italia una specifica autorità di settore munita di poteri inibitori e sanzionatori superiori o più specifici di quelli dell’Antitrust, in materia di pratiche commerciali scorrette la competenza sarebbe dovuta rimanere saldamente in capo all’AGCM. Una interpretazione più rigorosa della citata disposizione normativa avrebbe dunque reso non necessario l’intervento normativo in commento. Va però considerato che l’ambigua formulazione della norma ha evidentemente indotto l’UE [11] a ritenerne prevalente un’altra interpretazione, decisamente più contrastante con il diritto comunitario, che escludeva la competenza di AGCM ogni qual volta fosse stata presente altra Autorità in un settore regolato, a prescindere dal contenuto dei poteri detenuti da tale ultima Autorità. Chiarito, in ogni caso, il principio alla base dell’attuazione proposta dal legislatore italiano, andiamo ad esaminarne brevemente i contenuti.

    3. La struttura dello schema di decreto e quella del provvedimento adottato.

    Lo schema di Decreto Legislativo licenziato dal Governo nel Consiglio dei Ministri del 3 dicembre 2013 [12], si componeva di due articoli: - l’art. 1 conteneva: a) le modifiche che rafforzavano la tutela del consumatore nei contratti conclusi a distanza e fuori dai locali commerciali, realizzate tramite la sostituzione degli articoli da 45 a 67 del Codice del Consumo (comma 1); b) l’introduzione, nello stesso Codice del Consumo, di uno schema universale per il modulo di recesso che il professionista deve sempre rendere disponibile al consumatore acquirente (comma 2); c) la riaffermazione della competenza esclusiva di AGCM in materia di pratiche commerciali scorrette (comma 2-bis); d) l’abrogazione della precedente disposizione che disciplinava la prevalenza della normativa antitrust, i cui dubbi interpretativi abbiamo già riassunto nel precedente paragrafo (comma 2-ter, che abroga il comma 12-quinquiesdecies dell’art. 23 della legge n. 135/2012); e) le modifiche numeriche e dei riferimenti presenti nel Codice del Consumo, in conseguenza delle innovazioni introdotte (commi 3 e 4); - l’art. 2 conteneva invece le disposizioni finali, la più importante delle quali stabiliva che i nuovi articoli sostituiti nel Codice del Consumo avrebbero trovato applicazione ai contratti conclusi dopo il 13 giugno 2014, data di entrata in vigore delle nuove previsioni normative[13]. Come si è accennato, l’iter parlamentare del provvedimento in parola è stato breve: lo schema di decreto è uscito senza modifiche materiali dall’esame delle commissioni permanenti delle due camere, ed ha ricevuto solo generici “inviti” a rafforzare alcune tutele per il consumatore. Nessuna richiesta di modifica ha coinvolto la riaffermata competenza di AGCM, che è stata anzi plaudita dai relatori assegnati delle commissioni di esame come migliore soluzione di garanzia della tutela dei consumatori [14]. Venendo al decreto adottato [15], i contenuti dell’originario schema sono rimasti quasi immutati:
    • nella prima parte sono presenti le modifiche al Codice del Consumo già accennate, unitamente all’abrogazione delle disposizioni precedentemente in vigore sul riparto di competenza tra AGCM e le Autorità di settore (art.1);
    • nella seconda parte sono presenti le disposizioni finali, ed in specie quella sull’entrata in vigore delle modifiche al Codice del Consumo che riguardano gli obblighi informativi per il professionista, a partire dai contratti stipulati dopo il 13 giugno 2014 (art. 2);
      A prima vista, dunque, poco sembra cambiato nel provvedimento finale, rispetto allo schema iniziale. Tuttavia, le pur lievi modifiche che hanno interessato la struttura del provvedimento nella sua versione finale hanno un impatto di estremo rilievo sul riparto di competenza tra AGCM e le altre Autorità di settore. Alla luce del decreto adottato, infatti, si verifica una anomala sovrapposizione di previsioni normative: l’art. 67 del Codice del Consumo, infatti, ora modifica l’art. 27 del Codice stesso, introducendovi la competenza esclusiva di AGCM per le pratiche commerciali scorrette. I commi 6 e 7 dell’articolo in questione recitano: 6.All’articolo 27 del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, sono apportate le seguenti modificazioni: a) dopo il comma 1 è inserito il seguente: “1-bis. Anche nei settori regolati, ai sensi dell’articolo 19, comma 3, la competenza ad intervenire nei confronti delle condotte dei professionisti che integrano una pratica commerciale scorretta, fermo restando il rispetto della regolazione vigente, spetta, in via esclusiva, all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che la esercita in base ai poteri di cui al presente articolo, acquisito il parere dell’Autorità di regolazione competente. Resta ferma la competenza delle Autorità di regolazione ad esercitare i propri poteri nelle ipotesi di violazione della regolazione che non integrino gli estremi di una pratica commerciale scorretta. Le Autorità possono disciplinare con protocolli di intesa gli aspetti applicativi e procedimentali della reciproca collaborazione, nel quadro delle rispettive competenze.”; […] 7. Il comma 12-quinquiesdecies dell’articolo 23 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, è abrogato.” Siamo, in sostanza, davanti al peculiare caso di una disposizione di legge che modifica un’altra disposizione presente nello stesso testo di legge![16] Non è, tuttavia, la mera questione formale della struttura del decreto legislativo o del Codice del Consumo modificato a destare perplessità in chi scrive, quanto piuttosto le implicazioni di diritto sostanziale che tale impropria formulazione porta con sé.

    4. Criticità della clausola dei 50 Euro.

    Rimandando l’analisi delle innovazioni a tutela del consumatore introdotte dal provvedimento ad una più approfondita trattazione in altra sede, occorre ora soffermare l’attenzione su una prima, grave criticità, che emerge dalla lettura del provvedimento in commento (e soprattutto dalle modifiche introdotte in sede di conversione, evidenziate alla fine del paragrafo che precede). Questo perché tali modifiche potrebbero compromettere in larga parte lo scopo di rimozione della procedura di infrazione comunitaria, sulla base del quale il decreto legislativo in commento è stato adottato. Particolari perplessità sorgono, in particolare, relativamente alla introdotta limitazione economica al potere di intervento di AGCM in materia di pratiche commerciali scorrette nel settore dei contratti a distanza o negoziati al di fuori dei locali commerciali. Il testo del nuovo articolo 47 del Codice del Consumo, come introdotto dal decreto legislativo in commento, è, infatti, destinato a creare alcune peculiari perplessità interpretative, se letto in relazione al nuovo art. 67 del Codice stesso. Nel dettaglio, secondo la norma in esame qualora l’importo singolo o cumulativo corrisposto dal consumatore al professionista sia inferiore a 50 Euro, al rapporto instaurato non si applicano le disposizioni contenute negli articoli da 48 a 67 del Codice del Consumo (tale è infatti l’estensione delle sezioni da I a IV del Capo riformato)[17]. Tale esclusione, forse introdotta per esentare gli acquisti di modico valore dagli obblighi informativi stabiliti per i contratti a distanza o negoziati al di fuori dei locali commerciali, si traduce però in una pericolosa complicazione, considerato il contenuto dei citati commi 6 e 7 dell’art. 67: secondo la ricostruzione appena effettuata, infatti, in caso si verifichi una pratica commerciale scorretta di qualsiasi tipo del valore inferiore a 50 euro, l’AGCM non avrebbe titolo ad intervenire a tutela del consumatore [18]. Una esenzione di tale portata, se può forse apparire funzionale in rapporto a specifici settori merceologici e servizi “tradizionali”, è però destinata a creare notevoli complicazioni ed incoerenze[19] se considerata in rapporto a settori più innovativi e digitali, dove gli importi oggetto di contestazione possono essere o meno inferiori a 50 euro: una pratica commerciale scorretta posta in essere nel settore dei servizi c.d. “a sovrapprezzo” [20], ad esempio, potrebbe diventare di volta in volta di competenza dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni o dell’Antitrust, a seconda degli importi effettivamente addebitati all’utente-consumatore [21]; la norma, dunque, ha il paradossale effetto di complicare l’individuazione dell’Autorità competente a sanzionare le condotte qualificate come pratiche commerciali scorrette. Se poi si aggiunge a tale obiettiva incertezza sulle tutele anche la naturale possibilità di errori di valutazione da parte delle Autorità coinvolte, nonché la possibilità per il professionista di compiere specifiche azioni per privare, di volta in volta, l’una o l’altra Autorità della rispettiva competenza [22], l’esenzione rischia di creare un sensibile aggravio procedurale ed economico non solo per i consumatori, ma anche per le Autorità coinvolte e per l’amministrazione stessa dello Stato. Se non sarà posto rimedio a questo cortocircuito normativo, è peraltro probabile che l’AGCM entri nuovamente in conflitto con altre Autorità di settore, riproducendo una situazione analoga a quella che nel 2012 ha portato alle sentenze dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato. Da ultimo, è opportuno considerare anche che l’esenzione per modico valore delle cifre coinvolte in una pratica commerciale non è ipotesi contemplata nella Direttiva 2005/29/CE, e sembra anzi confliggere con lo scopo stesso di tale direttiva, come evidente dal testo della diffida della Commissione Europea all’origine alla procedura di infrazione n. 2013/2169. L’adozione del D.lgs. 21/2014[23] potrebbe dunque costituire motivo per l’apertura di una nuova procedura di infrazione di normativa comunitaria, da parte dell’Unione Europea, o, peggio, di aggravio e prosecuzione di quella già avviata, con passibilità di sanzioni per il nostro paese. Note: [*] Il presente contributo è stato preventivamente sottoposto a referaggio anonimo affidato ad un componente del Comitato di Referee secondo il Regolamento adottato da questa Rivista. [1] La diffida della Commissione UE, pervenuta presso la rappresentanza permanente Italiana a Bruxelles il 18 ottobre 2013, contesta la “applicazione inadeguata dell’articolo 3, paragrafo 4, e degli articoli da 11 a 13” della Direttiva 2005/29/CE. [2] Si veda in proposito l’analisi critica, non limitata al solo settore delle telecomunicazioni, compiuta da R.Caponigro “L’actio finium regundorum tra l’Autorità antitrust e le altre Autorità indipendenti”, Relazione al Convegno Nazionale di Studi “Le Autorità amministrative indipendenti. Realtà attuali e prospettive future”, disponibile all’indirizzo http://www.giustizia-amministrativa.it/documentazione/studi_contributi/caponigro-actio_finium_regundorum.htm, e, più specificamente sul conflitto di attribuzione di poteri tra AGCM ed AGCOM, nonché G.Nava “La competenza in materia di tutela dei consumatori nei servizi di comunicazione elettronica tra normativa comunitaria e principi costituzionali”, in Diritto dell’Internet – manuale operativo, G.Cassano/G.Scorza/G.Vaciago (a cura di), CEDAM, 2013, 107-164. [3] Recita, infatti, il paragrafo 1 dell’art. 28 della Direttiva 2011/83/UE: “Gli Stati membri adottano e pubblicano, entro il 13 dicembre 2013, le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva.[…]” (il testo integrale della Direttiva è reperibile all’indirizzo http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2011:304:0064:0088:IT:PDF). [4] Rubricata “sui diritti dei consumatori, recante modifica della direttiva 93/13/CEE del Consiglio e della direttiva 1999/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 85/577/CEE del Consiglio e la direttiva 97/7/CE del Parlamento europeo e del Consiglio”. [5] E cioè quelle in cui viene a trovarsi un consumatore nei confronti di un professionista che adotti specifiche modalità e/o comportamenti commissivi od omissivi, al solo fine di falsare in maniera apprezzabile il comportamento economico di un consumatore nella media. La definizione di pratica commerciale scorretta si ricava, a livello normativo, dalla sintesi delle previsioni agli articoli 20 e 21 del D.lgs. n. 205/2006 (Codice del Consumo). L’art. 20, comma 2, stabilisce infatti che “una pratica commerciale è scorretta se è contraria alla diligenza professionale, ed è falsa o idonea a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico, in relazione al prodotto, del consumatore medio che essa raggiunge o al quale è diretta o del membro medio di un gruppo qualora la pratica commerciale sia diretta a un determinato gruppo di consumatori”, mentre secondo l’art. 21, comma 1, del Codice, “è considerata ingannevole una pratica commerciale che contiene informazioni non rispondenti al vero o, seppure di fatto corretta, in qualsiasi modo, anche nella sua presentazione complessiva, induce o è idonea ad indurre in errore il consumatore medio riguardo ad uno o più dei seguenti elementi e, in ogni caso, lo induce o è idonea a indurlo ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso […]” Segue, nel medesimo articolo, una lista degli elementi fondamentali per una corretta informativa del consumatore. Sulla nozione di “consumatore medio”, si veda G.De Cristofaro “Il divieto di pratiche commerciali sleali. La nozione generale di pratica commerciale <<sleale>> e i parametri di valutazione della <<slealtà>>” in Le<<pratiche commerciali sleali>> tra imprese e consumatori, G.De Cristofaro (a cura di), Giappichelli, 2007, 119 ss., V.Meli “Diligenza professionale, consumatore medio e regola di de minimis nella prassi dell’AGCM e nella giurisprudenza amministrativa” in La tutela del consumatore contro le pratiche commerciali scorrette nei mercati del credito e delle assicurazioni, V.Meli/P.Marano (a cura di), Giappichelli, 2011, 1 ss. In materia di pratiche commerciali scorrette, si segnala F.Massa, voce “Pratiche commerciali scorrette” in Enciclopedia Giuridica Treccani, vol. XVI, l’analisi compiuta da E.Guerinoni “Le pratiche commerciali scorrette – fattispecie e rimedi”, Giuffré, 2008, 1 ss., nonché A.Genovese (a cura di) “I decreti legislativi sulle pratiche commerciali scorrette – attuazione e impatto sistematico della direttiva 2005/29/CE”, CEDAM, 2008, p.27 ss. Sulle nozioni di consumatore e professionista, nell’ambito della disciplina delle pratiche commerciali scorrette, si veda anche A.Stazi “La nozione di consumatore nella normativa e nella giurisprudenza comunitaria e nazionale” in DIMT (http://www.dimt.it/2011/03/15/la-nozione-di-consumatore-nella-normativa-e-nella-giurisprudenza-comunitaria-e-nazionale/), e A.Stazi/D.Mula “Il Consumatore, la pubblicità e le pratiche commerciali scorrette” in Il Diritto dei Consumatori – profili applicativi e strategie Processuali, G.Cassano/M.Di Giandomenico (a cura di), CEDAM, 2010, 117 ss. [6] La Direttiva è disponibile in versione italiana integrale all’indirizzo: http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2005:149:0022:0039:it:PDF . Riguardo l’attuazione della Direttiva in Italia, si veda L.G.Vigoriti “Verso l’attuazione della direttiva sulle pratiche commerciali sleali”, in Europa e Diritto Privato, 2007, 521 ss., G.De Cristofaro “Il decreto legislativo n. 146 del 2 agosto 2007, attuativo della Direttiva 2005/29/CE” in Studium Iuris, 2007, 11, 1181 ss., C.Tuveri “Il decreto sulle pratiche commerciali scorrette. Una nuova frontiera in tema di tutela del consumatore” in Giurisprudenza di merito, 2008, 1830 ss., C.Granelli “Le “pratiche commerciali scorrette” tra imprese e consumatori: l’attuazione della direttiva 2005/29/CE modifica il codice del consumatore” in Studi in onore di Giorgio Cian, 2010, I, 1233 ss., e G.Howells “Unfair Commercial Practices Directive – A missed opportunity?” in The Regulation of Unfair Commercial Practices under EC Directive 2005/29. New Rules and New Techniques, S.Weatherill/U.Bernitz (a cura di), Hart, 2007, 103 ss. [7] L’art. 3, comma 4, della Direttiva PCS recita infatti: “in caso di contrasto tra le disposizioni della presente direttiva e altre norme comunitarie che disciplinino aspetti specifici delle pratiche commerciali sleali, prevalgono queste ultime e si applicano a tali aspetti specifici”. Per una analisi più completa sul riflesso di tale principio sui poteri delle Autorità indipendenti, si rimanda a M.Clarich “La competenza delle autorità indipendenti in materia di pratiche commerciali scorrette” in Giurisprudenza Commerciale, 2010, I, 688 ss. [8] Nella sentenza n.11/2012 (ma il principio è contenuto, mutatis mutandis, anche nelle sentenze nn. 12, 13, 15 e 16 del 2012), il Consiglio di Stato in Adunanza Plenaria ha sostenuto una interpretazione restrittiva delle previsioni di competenza AGCM di cui all’art. 19 del Codice del Consumo, argomentando, in base al considerando 10 della Direttiva 2005/29/CE, che “la disciplina di carattere generale [e cioè la disciplina antitrust] si applica soltanto qualora non esistano norme di diritto comunitario che disciplinino aspetti specifici delle pratiche commerciali sleali; in pratica, essa offre una tutela ai consumatori ove a livello comunitario non esista una legislazione di settore. Alla luce di questa impostazione occorre leggere, pertanto, quanto previsto all’art. 3, comma 4, della medesima direttiva, trasfuso nell’art. 19, comma 3, del Codice del consumo, secondo cui prevale la disciplina specifica in caso di contrasto con quella generale: il presupposto dell’applicabilità della norma di settore non può essere individuato solo in una situazione di vera e propria antinomia normativa tra disciplina generale e speciale, poiché tale interpretazione in pratica vanificherebbe la portata del principio affermato nel considerando 10, confinandolo a situazioni eccezionali di incompatibilità tra discipline concorrenti”. Sul punto, si rimanda alle analisi già compiute da V.Mosca “Il riparto di competenza tra Agcm e Agcom in materia di tutela del consumatore a 18 mesi dall’Adunanza Plenaria: lo “stato dell’arte” e i possibili sviluppi” in Quaderni di DIMT, Anno III, n.3, 26 ss. (http://www.dimt.it/2013/10/30/il-riparto-di-competenza-tra-agcm-e-agcom-in-materia-di-tutela-del-consumatore-a-18-mesi-dalladunanza-plenaria-lo-stato-dellarte-e-i-possibili-sviluppi/), G.Nava “Il conflitto tra istituzioni sulla competenza nella tutela dei consumatori nei mercati regolati: una proposta risolutiva?” in DIMT (http://www.dimt.it/2014/01/14/il-conflitto-tra-istituzioni-sulla-competenza-nella-tutela-dei-consumatori-nei-mercati-regolati-una-proposta-risolutiva/) e C.Osti “La tutela del consumatore tra concorrenza e pratiche commerciali scorrette”in I contratti nella concorrenza, A.Catricalà/G.Gabrielli (a cura di), UTET, 2011, 423 ss. Sulla posizione del Consiglio di Stato, si veda anche M.A.Sandulli “Sanzioni amministrative e principio di specialità, riflessioni sull’unitarietà della funzione afflittiva” in www.giustamm.it, Anno IX, n.7/2012. [9] Nel testo della diffida si legge come la Commissione abbia preliminarmente sentito le autorità italiane in occasione  del caso EU-pilot 4261/12/JUST. “A seguito dell’esame di tali risposte, la Commissione è giunta alla conclusione che l’attuazione della direttiva in Italia non è conforme al diritto dell’Unione. In particolare, le informazioni fornite dalle autorità italiane hanno confermato che il vigente quadro giuridico e la sua applicazione da parte degli organi giurisdizionali sono divenuti incompatibili con le disposizioni della direttiva poiché contrastano con il suo carattere di armonizzazione piena e non garantiscono la sua corretta applicazione”. Sul concetto di armonizzazione comunitaria nel settore delle pratiche commerciali scorrette, si veda G.De Cristofaro “La direttiva n. 05/29/CE e l’armonizzazione completa delle legislazioni nazionali in materia di pratiche commerciali sleali”, in Nuova Giurisprudenza Civile Commentata, 2009, 1061 ss. [10] Art. 23, comma 12-quinquiesdecies del D.l. 6 luglio 2012, n.95, convertito, con modificazioni, dalla l. 7 agosto 2012, n. 135. [11] Ma non solo: la stessa AGCM, con delibera n.24467 del 23 luglio 2013, si spogliava di specifici settori di competenza, in favore di AGCOM (si veda, per il dettaglio, il Bollettino n.38/2013 di AGCM, reperibile all’indirizzo http://www.agcm.it/trasp-statistiche/doc_download/3829-38-13.html). [12] Si veda, per il dettaglio, la pagina della Presidenza del Consiglio dei Ministri del Governo Italiano relativa allo schema approvato il 3 dicembre 2013, all’indirizzo http://governo.it/Governo/Provvedimenti/dettaglio.asp?d=73975 . [13] Tale previsione è conforme al dettato del paragrafo 2 dell’art. 28 della Direttiva 2011/83/UE, a mente del quale gli Stati Membri “applicano tali misure a decorrere dal 13 giugno 2014”. [14] Si vedano, sul punto, per il dettaglio delle attività di esame dello schema adottando, la pagina web dedicata del Senato della Repubblica (http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/docnonleg/26391.htm), nonché il bollettino del 21 dicembre 2013 della Commissione X sulle attività produttive, commercio e turismo della Camera dei Deputati (http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/bollettini/html/2013/12/21/10/comunic.htm) ed il resoconto sommario n. 38 della seduta del 14 gennaio 2014 della Commissione XIV sulle Politiche dell’Unione Europea presso il Senato (http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&leg=17&id=734889) ; [15] Reperibile in versione integrale sul sito della Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, al seguente indirizzo: http://www.gazzettaufficiale.it/do/gazzetta/downloadPdf;jsessionid=fGMhofFqlfEbVBqjdf85Ew__.ntc-as4-guri2b?dataPubblicazioneGazzetta=20140311&numeroGazzetta=58&tipoSerie=SG&tipoSupplemento=GU&numeroSupplemento=0&estensione=pdf&edizione=0 . [16] Si tratta di un vero e proprio errore in sede di conversione, di difficile identificazione ed originato dalla inavvertita mescolanza del contenuto che avrebbe dovuto avere il nuovo articolo 67 del Codice, e le disposizioni di attuazione del Decreto Legislativo. Altrimenti, non si spiegherebbe per quale motivo l’articolo 67 sia dotato di ben due secondi commi, e di numerose altre inappropriate aperture e chiusure di apici e paragrafi, che provocano il certamente non voluto risultato che si evidenzia nel presente contributo. Solo da impercettibili indizi si può desumere di essere in presenza di un mero errore. Una constatazione di questo genere non elimina, tuttavia, gli effetti imprevisti che ci si appresta a trattare. [17] Il comma 2 dell’articolo 47 stabilisce, testualmente, che “le disposizioni delle Sezioni da I a IV del presente Capo non si applicano ai contratti negoziati fuori dei locali commerciali in base ai quali il corrispettivo che il consumatore deve pagare non è superiore a 50 euro. Tuttavia, si applicano le disposizioni del presente Capo nel caso di più contratti stipulati contestualmente tra le medesime parti, qualora l’entità del corrispettivo globale che il consumatore deve pagare, indipendentemente dall’importo dei singoli contratti, superi l’importo di 50 euro”. [18] Non è chiaro a chi scrive se la portata di tale esenzione sia stata mal calcolata dal legislatore, oppure se la situazione venutasi a creare sia il semplice frutto di errori in sede di conversione dello schema di decreto legislativo. [19] Con ciò nuovamente violando il principio della lex specialis sancito dall’articolo 3, paragrafo 4 della Direttiva PCS. Si veda, sul rapporto tra clausole generali e disposizioni di dettaglio, non solo in ambito comunitario, M.Libertini “Clausola generale e disposizioni particolari”, in I decreti legislativi sulle pratiche commerciali scorrette – attuazione e impatto sistematico della direttiva 2005/29/CE, A.Genovese (a cura di), CEDAM, 2008, 27 ss. [20] Si tratta di servizi di vario contenuto informativo e/o ludico, disciplinati dal D.M. Comunicazioni 2 marzo 2006, n. 145, ed erogati verso telefoni fissi e mobili tramite numerazioni a ciò specificamente adibite dal vigente Piano di Numerazione Nazionale (Delibera 52/12/CIR AGCOM e s.m.i.), che sono direttamente tariffati all’utente con un “sovrapprezzo” sul normale costo di una telefonata; tali servizi, già noti alle cronache dottrinarie e giudiziali, sono soggetti, per espressa previsione di legge, alla obbligatoria vigilanza degli operatori di comunicazione elettronica e del Ministero dello Sviluppo Economico. Il settore ha tuttavia visto l’alternato interesse, negli ultimi anni, anche dell’AGCM e dell’AGCOM, che da ultimo si sono contese la competenza a sanzionare le pratiche commerciali scorrette poste in essere dai vari soggetti che operano in tale mercato. Per una sintesi sull’evoluzione normativa del settore, si veda G.Nava “L’evoluzione della regolamentazione dei servizi a sovrapprezzo sulle reti mobili” in Quaderni di DIMT, Anno II, n.2-3, 57 ss., disponibile all’indirizzo http://www.dimt.it/wp-content/uploads/2012/10/DIMT2-3_2012.pdf . [21] Gli addebiti per i servizi a sovrapprezzo sono soggetti a specifici e stringenti limiti economici settimanali e mensili, che variano a seconda della fornitura degli stessi in abbonamento oppure in singola occasione. Mettendo in relazione tali limiti di prezzo con le previsioni di competenza per pratiche commerciali scorrette di cui al D.lgs. 21/2014, emerge un quadro in base al quale uno stesso servizio, in conseguenza del fatto che il totale delle somme addebitate all’uno o all’altro consumatore superi o meno 50 Euro, potrebbe essere di volta in volta soggetto ad accertamenti e sanzioni non solo da parte del Ministero dello Sviluppo Economico, ma anche, alternativamente, dell’AGCM o dell’AGCOM. [22] A titolo d’esempio, la politica contrattuale di prezzi alti o bassi adottata da un professionista, potrebbe essere funzionale ad una “scelta” dell’Autorità che potrà legittimamente andare a valutare il suo comportamento nei confronti dei consumatori. [23] La cui entrata in vigore, per le parti non interessate dalle previsioni di cui all’art. 2, comma 1, era naturalmente prevista nell’ordinario termine di 15 giorni dalla pubblicazione in G.U. e, dunque, per il 26 marzo 2014. Scarica il contributo [pdf] Scarica il quaderno Anno IV - Numero 1 - Gennaio/Marzo 2014 [pdf] 
  • Lo stupro di una liceale e la richiesta di un test del Dna di massa. Il Prof. Gambino: "In ballo dati sensibili personali, occorre un bilanciamento"

    Lo stupro avvenuto nel bagno di un liceo porta a sospettare dell'intero istituto; di qui la richiesta per un test del Dna generalizzato alle 527 persone tra studenti, corpo docente e personale di sesso maschile che popolano la scuola. È nel liceo francese Fenelon-Notre Dame di La Rochelle che nel 30 settembre scorso è avvenuta la violenza, e stando a quanto riferisce il Corriere della Sera la decisione delle autorità transalpine ha provocato dure repliche da parte delle associazioni per la tutela dei diritti umani, a detta delle quali chiunque si rifiuti di sottoporsi al test finirebbe nella lista dei sospetti. "Dal punto di vista giuridico si pongono enormi profili problematici in questa vicenda, perché il test del Dna non farà scoprire solo l'autore dello stupro ma metterà in luce anche tutta una serie di dati genetici che implicano anche predisposizioni alle malattie e dati sensibili personali, e occorrerà capire come si sia operato un tale bilanciamento". Così il Professor Alberto Gambino, Direttore Scientifico di Dimt, ospite nella puntata di sabato 12 aprile di “TGtg-Telegiornali a confronto”, trasmissione condotta da Clara Iatosti e Donatello Vaccarelli e in onda su Tv2000.La discussione sulla vicenda francese è al minuto 21.00. Immagine in home page: Forbes.com 15 aprile 2014
  • Marchi, de-linking, società in house e market cooperation: online i nuovi Quaderni di Dimt

    È online il quarto numero del IV Anno di attività dei Quaderni di Diritto Mercato Tecnologia, raccolta trimestrale della nostra Rivista Scientifica. Copertina-Quaderni-Diritto-Mercato-Tecnologia22Il fascicolo si apre con il contributo di Martina Ferraro "La capacità distintiva del marchio e l’utilizzo di parole straniere diventate di uso comune nel linguaggio della rete", nel quale sono contenute riflessioni che muovono da una sentenza con la quale il Tribunale di Firenze è intervenuto su un contenzioso tra due società in merito all'utilizzo di un segno distintivo. Segue "A game-theory perspective on market cooperation", lavoro con il quale Emanuela Delbufalo e Marina Monsurrò propongono un modello matematico in materia di cooperazione tra imprese. "La sentenza Google e la questione delle esternalità dei trattamenti di dati personali" è il contributo con il quale Lorella Bianchi e Giuseppe D’Acquisto, muovendo dalle conclusioni della Corte di Giustizia dell'Unione Europea nella sentenza Google Spain, e con riferimento all'ordine con il quale vengono presentati i risultati di una determinata ricerca, "esplorano la possibilità di consentire alla persona di intervenire in maniera da mitigare l’effetto delle esternalità indotte dal motore di ricerca, offrendo una possibilità ulteriore rispetto a quella di de-linking prevista dalla sentenza, e proponendo il possibile esercizio, nei confronti del trattamento effettuato dal motore di ricerca, di un particolare configurarsi del diritto di rettifica, nei modi e nelle forme che la normativa in materia di protezione dei dati personali e la tecnologia già oggi possono consentire". In chiusura Mario Palma con "Note in tema di giurisdizione della Corte dei Conti in materia di responsabilità per danno erariale degli amministratori delle società in house (nota a margine della sentenza n. 7177 del 26 marzo 2014 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione)". 10 aprile 2015
  • Minibond, responsabilità precontrattuale della pubblica amministrazione, ricerca ed eterologa: online i nuovi Quaderni di Dimt

    È online il terzo numero del IV Anno di attività dei Quaderni di Diritto Mercato Tecnologia, raccolta trimestrale della nostra Rivista Scientifica. Copertina-Quaderni-Diritto-Mercato-Tecnologia22Il fascicolo si apre con i contributi del Prof. Andrea Nuzzi "Minibond e nuovi strumenti di debito a supporto alla crescita delle PMI: profili regolatori e analisi del mercato" e della Prof.ssa Francesca Romana Lenzi "Etica, economia, universitas: lo sviluppo economico e il ruolo della ricerca nella Caritas in Veritate". Si sviluppano così gli atti del convegno “Quale diritto per i figli dell’eterologa?”, evento che ha avuto luogo a Roma il 3 giugno 2014 presso la Camera dei Deputati: il Prof. Enrico Del Prato (“Sapienza” Università di Roma) con “Intento e Procreazione“, la Prof.ssa Stefania Stefanelli (Università di Perugia) con “Procreazione eterologa e azioni di Stato” e il Prof. Emanuele Bilotti (Università Europea di Roma) con “Il diritto alla conoscenza delle proprie origini“. Le conclusioni sono state affidate al Prof. Enrico Moscati (Università “Roma Tre”). A chiudere il fascicolo è Note in tema di responsabilità precontrattuale della pubblica amministrazione (commento a Consiglio di Stato, sez. III, 20 marzo 2014 n. 1365) del Prof. Mario Palma. 4 febbraio 2015
  • Occhio di riguardo: la comunicazione tra tecnologia, mercato e diritto

    Occhio di riguardo: la comunicazione tra tecnologia, mercato e diritto” è una rubrica affidata a Gianfrancesco Rizzuti, docente di Relazioni Pubbliche Economiche e Finanziarie all’Università Europea di Roma, con la collaborazione, tra gli altri, di Marco Ciaffone. La rubrica è incentrata su temi economici, giuridici e tecnologici, prendendo spunto dall’attualità o da pubblicazioni, ma sempre con un occhio (di riguardo) alla comunicazione.

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  • Per una collaborazione virtuosa tra media e formazione superiore

    Come si conciliano le esigenze della formazione universitaria con il contesto ridisegnato dalle tecnologie? E come si possono sfruttare le seconde per arricchire la prima? Sono solo alcune delle domande intorno alle quali è ruotata la tavola rotonda “Per una collaborazione virtuosa tra media e formazione superiore” che ha avuto luogo a Roma il 22 ottobre 2015 nell'ambito del festival “Eurovisioni”.

    Dopo i saluti del segretario generale del festival Giacomo Mazzone e della Prof.ssa Maria Amata Garito, Presidente e Rettore dell’Università Telematica Internazionale Uninettuno e autrice del volume “L'università nel XXI secolo tra tradizione e innovazione”, l'introduzione del Prof. Gianpiero Gamaleri, giornalista e docente di Sociologia della comunicazione.

    12027333_954800354579224_8022395199199407101_oLa prima relazione è stata quella di Rodolfo De Laurentiis, Presidente di Confindustria Radio Televisioni: “Come l'articolazione del rapporto tra media e Università può migliorare la diffusione del sapere? Io credo che occorra ritrovare una maggiore responsabilizzazione del mondo dei media, che da una parte deve raccogliere le sfide della tecnologia ma dall'altra anche riscoprire il ruolo nell'ambito della formazione dei mezzi tradizionali, televisione in primis. In un pezzo della nostra storia la diffusione del mezzo televisivo ha aumentato il processo di acculturazione delle diverse fasce di popolazione; ci chiediamo se sia ancora così o se occorra una integrazione più efficace ed efficiente. Io ho l'impressione che sia soprattutto al Servizio Pubblico che vada avanzata la richiesta di attenzione verso la realtà che si schiude davanti ai nostri occhi. Molte delle considerazioni in questo senso sono contenute nel libro della Prof.ssa Garito, che pone il perimetro all'interno del quale le questioni dell'organizzazione dei diversi strumenti dell'informazione, a cominciare dalla rete, può svolgere una funzione peculiare nella diffusione del sapere. C'è anche un problema di proiezione verso il futuro, cioè la capacità di guardare verso perimetri più ampi rispetto a quelli tradizionali, ed è evidente quanto Internet abbia cambiato l'approccio al tema, consentendo di abbattere le barriere e di essere accessibile a qualsiasi distanza e consentendo di superare alcuni handicap che vengono attribuiti all'attuale sistema, primo fra tutti l'isolamento del sapere”.

    Ha preso successivamente la parola Furio Colombo, giornalista e scrittore: “L'Università ha una lunghissima tradizione di comunicazione, perché è sempre stata, tra tutte le strutture organizzative che si sono create a mano a mano che l'uomo è evoluto dalle forme di potere verticale alle forme di co-gestione associativa della comunicazione, quella che ha raccolto messaggi che arrivavano da lontano, mandato messaggi che stavano elaborando, scambiando le intelligenze da una città all'altra. Compare dunque una naturale vocazione a comunicare e a lasciarsi penetrare dalla comunicazione. Questa vocazione è stata contenuta, umiliata e ridotta in un periodo in cui si riteneva che la pura e semplice competizione tra centri universitari e la loro identificazione come cittadella nella quale si esercita il particolare valore di alcuni docenti e alcuni insegnamenti. Quando uno dei due fattori della popolazione universitaria, i giovani, ha iniziato a muoversi e a vivere di vita propria, e parliamo della società americana degli anni Sessanta, abbiamo visto fenomeni come il free speech movementche altro non era se non una affermare 'fatemi comunicare, voi non potete chiudere fuori ciò che accade nel mondo e io non voglio restare chiuso dentro queste mura'. Il rinnovamento della vocazione che si era formata a Bologna, a Lovanio o a Padova, è arrivato con una impostazione diversa: 'io voglio sapere e voglio che gli altri sappiano. Voi, miei docenti, potete valere quanto volete ma io voglio comunicare fuori e allo stesso tempo ricevere il mondo'. È lì che nasce la vocazione dell'Università del XXI secolo ben descritta nel libro della Prof.ssa Garito: l'Università che diventa centro di comunicazione. E arriviamo agli strumenti che ci consentono di arrivare a tanti e lontano; la rapida moltiplicazione che è stata fatta in Italia ci fa pensare che sia una cosa facilissima. Ma non lo è”.

    “Disponiamo di strumenti come la Tv e Internet – ha proseguito Colombo - ma questo non basta; si può essere Università a distanza e si può comunicare secondo le regole non stanziali dell'epoca che viviamo solo se si è Università, se esiste cioè il valore, il contenuto, che intendiamo comunicare. Quello che ci dice il libro è che non si diventa Università perché si comunica, ma si comunica quando si è Università a distanza e che esiste, ne ha la forza, ne ha la capacità, ne ha le radici, ne ha la comunità, ne ha la dottrina, ne ha i docenti ed è in grado di raggiungere persone lontanissime, attraversando civiltà, lingue e culture diverse e stabilendo un rapporto che prima non esisteva tra realtà diverse. È molto importante ricordare la diversa e autonoma vitalità dei due elementi che costituiscono e costituiranno sempre di più l'Università del XXI secolo: il fatto di esistere e di arricchirsi come centri di produzione del sapere e il fatto di disporre di strumenti di comunicazione limpidi, chiari, agili e rispondenti alla famosa parola d'ordine di Einstein, al quale quando chiedevano come si regolasse per iniziare esperimenti lungo una certa linea rispondeva 'io comincio sempre da ciò che è tecnicamente facile'. È facile comunicare a distanza, il problema è farlo avendo una disponibilità di materiali e di produzione di materiali e diffonderli in una concezione dello spazio e del tempo completamente nuove. Ecco a cosa ci troviamo davanti: una poderosa presenza dello spazio e del tempo nella sua forza generativa culturale e una quasi anticipazione di un fenomeno di interazione anche drammatica fra Sud e Nord del mondo che avrebbe segnato e sta segnando la realtà che viviamo. E non si può non pensarci quando vediamo la lunga carovana di rifugiati che percorre a piedi come un sangue nuovo dentro le vene d'Europa percorsi impervi per portare anche fisicamente la propria presenza. Lì c'è un elemento in più che ci porterebbe ad aprire il discorso lontananza-vicinanza nella incredibile incapacità di comprendere da parte dei governi e persino dell'Europa rispetto a questo fenomeno: noi dovremmo essere qui con le porte aperte esattamente come sono aperte le Università grazie a questi strumenti. Il comunicare a distanza ha anticipato cioè un enorme fenomeno di spostamento dei popoli esattamente come è avvenuto nei grandi episodi culturali della vita da quando conosciamo la storia esattamente come è stato nelle narrazioni bibliche. Il vivere insieme esiste già, la distanza non è un fattore decisivo in alcun modo, ma quello che contatta è il contatto, è lo stare in comunicazione, e non nel senso dell'ufficio postale, ma di quello di un lavoro culturale che in sé cambia le condizioni del mondo, e le avrebbe già cambiate se si fosse capita in tempo l'importanza del lavoro che si stava facendo anticipando l'Università del XXI secolo quando lo si è fatto a partire dal secolo precedente, e si sono lasciati invece in solitudine gli esperimenti proprio mentre stavano dando il risultato straordinario di mettere in comunicazione una lingua con l'altra, una civiltà con l'altra e un percorso di saperi con l'altro e rendevano il nostro Paese uno straordinario centro di produzione culturale, come adesso sta largamente accadendo con molte altre università americane e del mondo. La diversità è che mentre lo strumento viene spesso usato come una utility in più al servizio di una particolare struttura, qui l'idea è molto più grande: è la forza delle università coalizzate che si rivolgono ad un immenso pubblico non ancora diviso in vocazioni specifiche affinché nel confronto largo e profondo fra i vicini e i lontani si possano verificare e realizzare le scelte di percorso e si possano realizzare su un fronte molto largo dei rapporti multipli e profondi destinati a continuare”.

    È stata così la volta del Professor Alberto Gambino, Direttore del Dipartimento di Scienze Umane dell'Università Europea di Roma e Presidente dell'Accademia Italiana del Codice di Internet: “Il Professor Gamaleri nel presentarmi ha fatto riferimento all'Accademia e alla Rivista Diritto Mercato Tecnologia, che sono in effetti espressione di un progetto di ricerca che nasce in seno all'Università. Chi, come molti dei presenti, coltiva l'interesse allo studio e all'approfondimento accademico sa che in Italia il principale strumento di finanziamento della ricerca accademica sono i Prin, i Progetti di ricerca di interesse nazionale, finanziati dal Miur”.

    “Circa quattro anni fa, quando è stata disegnata la fisionomia che dovevano avere i Prin, si impostarono i bandi di gara in modo da allinearli ad Horizon 2020, che imponeva alla ricerca universitaria di non essere più astratta ma avere una ricaduta sociale, economica, sulla cittadinanza. Una rivoluzione per chi ad esempio ha fatto per tanti anni ricerca, nel campo giuridico, che ad esempio indagavano su un comma in materia di successione legittima, scrivendo interi libri su questi argomenti.a 7 università italiane ci domandammo se dunque non fosse meglio proporre un progetto di ricerca su comunicazioni, informatica e tecnologie, che potevano essere il collante per utilizzare i vecchi saperi in un'ottica nuova. Il progetto lo chiamammo le tecnologie dell'informazione e della comunicazione come strumento di abbattimento delle barriere economiche, sociali e politiche.

    12039024_954800357912557_1053830980453403739_o“Dentro - ha proseguito Gambino - c'erano però i professori di procedura civile, quelli di diritto privato, quelli di diritto societario, dunque facenti riferimento a macro-temi che andavano declinati nei vari ambiti specifici: processo civile telematico, firma digitale, le delibere assembleari online, e via discorrendo. Abbiamo vinto il progetto e il primo strumento per rappresentare queste ricerche è stata la Rivista Diritto Mercato Tecnologia, che inizialmente aveva un intento più divulgativo, ma che invece piano piano è diventata la piattaforma sulla quale sviluppare la ricerca. Come? Esattamente come nell'incontro di oggi: tutti i nostri convegni sono online, e a differenza di quello che accade abitualmente con la ricerca degli atti del convegno che spesso arrivano anni dopo, l'avere sul canale Youtube tutte le relazioni a distanza di poche ore dà l'espressione di quel sapere assolutamente attuale e concreto. L'unica difficoltà che nasceva era su come citare le relazioni, perché un conto è citare la parola stampata, un altro citare un estratto di un video caricato online”.

    “Siamo arrivati poi ad una fase ulteriore, creando l'Accademia Italiana del Codice di Internet, un soggetto senza finalità di lucro dove la parola Codicesi riferisce alla raccolta legislativa, ma a code, l'algoritmo che sta dietro la governance della rete informatica, e cioè ai progetti di chi oggi governa quel sistema con riferimento, ad esempio, al diritto d'autore, materia sulla quale ci siamo spesso confrontati in questi anni. L'Accademia ha fatto sì che le 7 Università originarie diventassero 10 e che piano piano si vedessero anche sviluppi in ricerche finanziate non più dal pubblico, ma dal privato. Trovo particolarmente significativo, anche in relazione a quanto affermava Furio Colombo, che per essere Università prima e comunicare dopo, occorre alimentare l'insegnamento e la didattica con la ricerca, perché ciò che differenzia un'Università da un corso di formazione fatto da esperti e da tecnici è la qualità dell'approfondimento e della ricerca che viene fatto in prima persona. Se nel caso dei corsi professionali, infatti, di solito troviamo una ripetizione di cose sedimentate nel settore, nella ricerca chi parla è il protagonista stesso di tesi e teorie che si confrontano con altre, e che possono essere valide solo se si alimentato continuamente in un confronto, appunto, con la ricerca”.

    “E allora – ha proseguito Gambino - il cerchio si chiude quando riusciamo a ridare gli strumenti appropriati al Miur illustrando come lo strumento telematico, cioè senza barriere, debba essere applicato anche in quel contesto, perché è lì che abbiamo l'archetipo di come possiamo sviluppare le intelligenze. Perché la possibilità di confronto a distanza con saperi diversi è centrale. Tutti noi che abbiamo fatto vita universitaria sappiamo bene che non si iniziava di solito la “carriera” dalla città dove uno vive, ma si andava in atenei lontani da casa per poi eventualmente tornarvi dopo un percorso non breve. Era un valore aggiunto, straordinario, per confrontarsi con altri contesti e culture scientifiche legate al territorio, alle scuole accademiche, un rapporto che la grande diffusione di atenei in ogni area ha in parte interrotto ma che è stato recuperato dalle università telematiche, che, in altro modo, riscoprono un confronto che, come tanti raggi, si espande su tutto il territorio nazionale con anche la necessità di vedere in carne e ossa il discente non solo in fase di verifica ma anche per tutta una serie di eventi convegnistici e di confronto che danno il senso di una comunità.

    “Quindi forse il suggerimento che potrebbe venire anche da questa tavola rotonda è quello di chiedere alle istituzioni di rinnovare anche all'interno del mondo della ricerca il metodo “telematico”, mentre al contrario noi, purtroppo, spesso siamo subissati da una burocrazia che rischia di bloccare la spinta positiva. Un ricordo me lo offre proprio questo ambiente (il palazzetto del Burcardo, sede della Siae, ndr): una decina di anni fa mi trovavo a presiedere il Comitato consultivo permanente per il diritto d'autore e bisognava convocare le parti, venne fuori che la legge non prevedeva il ministro delle telecomunicazioni. Lo stupore fu comprensibile, ma il motivo è che la legge è del 1941, mentre la Rai ha iniziato a trasmettere solo nel decennio successivo. Abbiamo dovuto così fare molti sforzi per far sì che al tavolo ci fossero tutti i rappresentanti di quel ministero, uno legato all'industria e un altro alle telecomunicazioni”.

    “Ma la legge sul diritto d’autore, nel 2015, è ancora quella, quindi pensate che stato di arretratezza giuridico-culturale abbiamo nel palinsesto del nostro scenario legislativo: nel contesto specifico del rapporto tra tecnologie e diritto d'autore c'è l'assenza istituzionale del soggetto che è preposto alla regolazione delle tecnologie comunicative. In qualche modo ciò accade anche nel campo della ricerca universitaria, dove una maggiore osmosi con i dicasteri che hanno come oggetto l’innovazione e le telecomunicazioni datate sarebbe assai proficue. Allora forse da una riflessione virtuosa potrebbe anche venire fuori un auspicio: che si possano riformulare le linee guida dei progetti di ricerca andando a verificare tengano metodo e tenuta anche con riferimento allo scenario tecnologico. In altre parole, che lo strumento tecnologico diventi non più uno strumento un po' casuale come è stato nel nostro progetto - perché parlando di tecnologie eravamo in un certo senso costretti ad avere una vetrina online - ma che anche quando si parla di chimica, architettura e quant'altro ci debbano essere sempre non solo le pubblicazioni finali dopo tre anni ma anche una quotidiana rappresentazione e divulgazione, direi “digitalizzazione” della ricerca che si sta facendo sul momento attraverso lo strumento telematico, perché quello consente di lasciare aggiornato tutto l'uditorio dei ricercatori sparsi per il mondo e soprattutto di rendere la ricerca ancora più virtuosa. Convegno dopo convegno si affina il pensiero, mentre un'unica pubblicazione a distanza di anni dal momento storico in cui si è effettuata la ricerca, nasce talvolta, ahimé, già vecchia”.

    A chiudere i lavori gli interventi di Maarten Van Aalderen, giornalista già presidente dell’Associazione Stampa Estera, e di Maria Pia Rossignaud, Direttore della rivista Media2000.

    2 novembre 2015

  • Presentazione

    La rivista “Diritto Mercato Tecnologia” intende fornire un costante supporto di aggiornamento agli studiosi e agli operatori professionali nel nuovo scenario socio-economico originato dall’interrelazione tra diritto, mercato e tecnologia, in prospettiva interdisciplinare e comparatistica. A tal fine approfondisce, attraverso studi nei settori privatistici e comparatistici, tematiche afferenti in particolare alla proprietà intellettuale, al diritto antitrust e della concorrenza, alle pratiche commerciali e alla tutela dei consumatori, al biodiritto e alle biotecnologie, al diritto delle comunicazioni elettroniche, ai diritti della persona e alle responsabilità in rete.

    Fondata nel 2009 da Alberto M. Gambino è oggi dell’Accademia Italiana del Codice di Internet che la pubblica sotto gli auspici del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e l’Università Europea di Roma. Tutti i diritti sono dell’Accademia Italiana del Codice di Internet.

    Sono organi della rivista il Comitato di Direzione, il Comitato Scientifico, il Comitato di Valutazione Scientifica e il Comitato di Redazione.

    Nel 2013 la Rivista è stata inserita dall’ANVUR, nell’ambito del procedimento avviato ai sensi del DM 76/2012, tra le riviste scientifiche dell’area giuridica ed ha ottenuto dall’Associazione Italiana di Diritto Comparato la valutazione in fascia A

    La Rivista dal 2011 al 2016 ha raccolto con periodicità i contributi scientifici referati nei Quaderni e dal 2017 pubblica nella omonima sezione del sito i singoli contributi.

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