DIMT.IT - direttiva

  • "Diritti e benessere del consumatore nell'ecosistema digitale", a Roma il 14 maggio

    Roma, 14 maggio 2015

    Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato

    L’inizio del XXI secolo è stato segnato dalla deflagrazione delle potenzialità offerte dalla rete Internet che ha contribuito in modo determinante all’avvento della c.d. globalizzazione, dando vita a nuove forme di comunicazione, di vita e di lavoro fino a generare una nuova economia in un vero e proprio ecosistema digitale. Smartphone, tablet, social networks, banche dati digitali, wearable devices per il monitoraggio della salute, app, download di brani MP3, alias, pagamenti wireless, hanno travolto quegli schemi di scambio culturale ed economico che solo fino a dieci anni fa erano rappresentati da altre icone quali le bacheche nei corridoi, le agende (di carta), gli assegni, i contanti, i libri, i dischi in vinile, le lettere. E con essi un modo di fare business che oggi appare, per taluni versi, così remoto da sembrare “preistorico”. In questo scenario, l’evoluzione tecnologica è stata entusiasmante, coinvolgendo, anche attraverso la crescente semplicità della user experience, sempre più cittadini di ogni età. Tuttavia, l’innovazione tecnologica è stata foriera non solo di un maggiore benessere del consumatore - che ha ogni giorno di più il mondo a portata di mano - ma anche di notevoli insidie per i sempre più numerosi fruitori di beni e servizi digitali e per il mercato rispetto alle quali l’intervento del legislatore non sempre è stato tempestivo ed efficace come avrebbe dovuto. È inoltre storia recentissima la vicenda - da poco conclusa in Italia, Francia e Svezia con l’assunzione di impegni vincolanti da parte delle società coinvolte - che ha contrapposto le agenzie di viaggio on-line a quelle c.d. tradizionali che sono quindi dovute ricorrere all’Autorità antitrust affinché ponesse rimedio alle pratiche anticoncorrenziali che dal mercato tradizionale si erano spostate a quello on-line, cambiando ecosistema ma non i danni subiti dai consumatori a causa della distorsione della concorrenza. È questo il contesto nel quale l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, unitamente all’Accademia Italiana del Codice di Internet (IAIC), ha promosso, con il coordinamento scientifico della prof.ssa Valeria Falce dell’Università Europea di Roma e del Commissario AGCM dr.ssa Gabriella Muscolo, un convegno finalizzato a comprendere l’evoluzione dei mercati, dell’effettivo benessere e della tutela dei consumatori anche alla luce delle più recenti innovazioni normative di matrice comunitaria. Il convegno si terrà il prossimo 14 maggio, presso la sede dell’Autorità, in occasione della pubblicazione del volume "I nuovi diritti dei consumatori" curato dal prof. Alberto Maria Gambino e dall’Avv. Gilberto Nava - un commentario ragionato e analitico delle singole disposizioni del Codice del Consumo riformato, che, all’indomani del recepimento della Direttiva Consumer Rights, si propone di offrire ai diversi stakeholders un concreto ausilio nell’interpretazione e nell’applicazione della rinnovata normativa consumeristica - nonché dell’avvio della III edizione del Master in diritto della concorrenza e dell’innovazione organizzato dall’Università LUISS Guido Carli e dall’Università Europea di Roma e diretto dai professori Gustavo Olivieri e Gustavo Ghidini. L’incontro sarà presieduto e moderato dalla dr.ssa Gabriella Muscolo, componente dell’AGCM e vedrà la presenza del prof. Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e dell’on. prof. Stefano Quintarelli, oltre all’intervento dei professori Paul Nihoul, Alberto Gambino, Gustavo Olivieri, Massimiliano Granieri, Marco Gambaro, Valeria Falce, Vincenzo Meli, Giovanni Calabrò e Gustavo Ghidini. Locandina-Diritti-e-benessere-del-consumatore-nellecosistema-digitale-Roma-14-maggio-2015
    Recensione de “I nuovi diritti dei consumatori. Commentario al D.Lgs. n. 21/2014”   Contratti online, negoziazione assistita e teleselling: i nuovi diritti dei consumatori nel convegno a Roma. All’attenzione dell’Agcm
    29 aprile 2015
  • "Patrimonio culturale digitale. Tra conoscenza e valorizzazione", a Roma il 2 luglio

    In un convegno promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internet si approfondiranno, con l'aiuto di giuristi, esponenti delle istituzioni e delle associazioni, le problematiche e i quesiti aperti sul tema della gestione di documenti e informazioni nel settore pubblico L’esigenza della massima divulgazione della conoscenza e della migliore valorizzazione del patrimonio materiale e digitale di proprietà pubblica comporta l’individuazione di un sistema di licenze d’uso che assicuri il bilanciamento tra i principi di riutilizzo dei dati pubblici e la disciplina in materia di diritto d’autore e di tutela dei dati personali. Questi temi saranno al centro del convegno "Patrimonio culturale digitale: tra conoscenza e valorizzazione", previsto a Roma il 2 luglio 2015. L'evento, che sarà ospitato presso Palazzo Sant'Andrea (Via del Quirinale, 30), è promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internetnell'ambito del Progetto Scientifico PRIN “Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione come strumento di abbattimento delle barriere economiche, sociali e culturali”. Il quadro normativo europeo nel quale si inseriscono i lavori si compone della direttiva 2003/98/CE in materia di Public Sector Information (PSI), recentemente modificata dalla direttiva 2013/37/UE, che ne estende gli ambiti alle risorse digitali di Archivi, Biblioteche e Musei, in corso di recepimento da parte del nostro ordinamento e, in ambito nazionale, del Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs 82/2005), come modificato dall’articolo 9 del decreto legge n. 179/2012, cd. Decreto Crescita 2.0, convertito con legge n. 221/2012, che ha sancito il principio dell’Open Data by default. Locandina 2 luglio 2015 Dopo l'apertura affidata a Marina Giannetto (Sovrintendente dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica), l'introduzione di Alberto M. Gambino (Presidente dell’Accademia e Ordinario di Diritto privato nell'Università Europea di Roma) e le relazioni di Gustavo Ghidini (Università degli Studi di Milano, Università LUISS Guido Carli), Giuseppe Piperata (Associato di Diritto amministrativo presso l'IUAV di Venezia) e Antonia Pasqua Recchia (Segretario Generale presso il Ministero dei Beni e della Attività culturali e del Turismo). Le conclusioni saranno curate da Angelo Rughetti, Sottosegretario per la Semplificazione e Pubblica Amministrazione. Sarà così la volta di una tavola rotonda moderata dal giornalista de Il Sole 24 Ore Antonello Cherchi e animata dagli interventi di Valentina Grippo (Accademia Italiana del Codice di Internet), Roberta Guizzi (Servizio Giuridico dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), Andrea Marcucci (Commissione Istruzione pubblica, beni culturali del Senato), Flavia Piccoli Nardelli (Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati), Marco Pierani (Altroconsumo), Riccardo Pozzo (Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche), Eugenio Prosperetti (Tavolo Permanente per l’Innovazione e l’Agenda Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri), Roberto Rampi (Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati) e Ferdinando Tozzi (Comitato consultivo Permanente per il Diritto d’Autore). A concludere Silvia Costa, presidente della Commissione Cultura dell'Unione Europea. È stato richiesto l’accredito per la formazione continua degli Avvocati e dei Commercialisti.

    La partecipazione è libera fino ad esaurimento posti.

    È necessario accreditarsi entro e non oltre il 25 giugno 2015 inviando una email con nome, cognome, luogo e data di nascita all'indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

  • "Patrimonio culturale digitale. Tra conoscenza e valorizzazione", report, audio e video del convegno del 2 luglio

    Nel corso dell'evento promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internet sono state approfondite, con la partecipazione di esponenti delle istituzioni e giuristi, opportunità e criticità della Direttiva  2013/37/UE, all’esame del Parlamento, sul libero accesso e il riutilizzo dei dati in possesso di Pubblica Amministrazione, biblioteche, musei e archivi. "È nostra intenzione costituire un Osservatorio che abbia come compito il monitoraggio della  digitalizzazione del patrimonio informativo e culturale in possesso della Pubblica Amministrazione”. Così il Prof. Alberto Gambino, presidente dell'Accademia Italiana del Codice di Internet ,nel corso del convegno “Patrimonio Culturale Digitale: tra conoscenza e valorizzazione”, evento che ha avuto luogo nella mattina del 2 luglio, a Roma, con la partecipazione di giuristi, esponenti delle istituzioni pubbliche, membri del governo e del parlamento.

    Guarda i video del convegno

    "Sarà un Osservatorio aperto - ha spiegato Gambino - che naturalmente dialogherà con chi già istituzionalmente si occupa della materia, e che non sarà composto solo di giuristi ma punterà a riunire tutti i saperi umanistici per rappresentare un intreccio di competenze orientate a verificare che davvero questa stella polare dell'open access, ma anche del non detrimento delle risorse delle nostre amministrazioni, possa trovare una realizzazione bilanciata” [audio]. Prima sessione Al centro dei lavori proprio la ricerca di un giusto punto di equilibrio tra l’obiettivo della massima diffusione e delle possibilità di riutilizzo dei dati pubblici e la tutela del patrimonio culturale di musei, biblioteche, archivi in possesso di amministrazioni e istituzioni pubbliche. Opera delicata ma che ha il carattere della massima urgenza, quella che attende il legislatore, chiamato a recepire la direttiva 2013/37/UE (la scadenza per la sua adozione è il prossimo 18 luglio e la discussione è al momento ferma in Commissione Affari Esteri e Comunitari del Senato) che, nel quadro della iniziative dell’Agenda digitale europea, impone agli enti pubblici di rendere fruibili tutte le informazioni in loro possesso e il loro reimpiego a fini commerciali o non commerciali. Una vera rivoluzione, che richiede una riflessione imprescindibile da parte del legislatore anche in considerazione della farraginosità di un sistema normativo stratificatosi nel corso degli anni e della specificità dell’Italia, titolare del patrimonio culturale più diffuso in Europa.

    Leggi il position paper dell'Accademia Italiana del Codice di Internet

    CoppolaUna riflessione che si intreccia con le molte proposte che si stanno susseguendo in materia di Open Data e di trasparenza delle informazioni delle quali è titolare la PA. Ultima in ordine di tempo quella oggetto dell’inserimento nel Ddl di riforma della Pubblica Amministrazione di un emendamento in materia di Freedom of Information Act a firma degli onorevoli del Pd Anna Ascani e Paolo Coppola; quest'ultimo è intervenuto durante i lavori sottolineando il valore dell'opera di disclosure che si va componendo nel panorama legislativo nazionale e comunitario. Far sì che il recepimento della direttiva e il rafforzamento degli obblighi in capo agli enti pubblici in materia di accesso alle informazioni, anche attraverso licenze che ne consentano il riutilizzo a fini commerciali da parte di privati, non pregiudichino la tutela del patrimonio culturale, complice uno sfruttamento indiscriminato dei dati a scapito del valore del bene pubblico, della sua integrità e conoscenza, è stato il filo conduttore di gran parte degli interventi. Dopo l’apertura affidata a Marina Giannetto (Sovrintendente dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica) [audio] le relazioni di Giuseppe Piperata (Associato di Diritto amministrativo presso l’IUAV di Venezia) [audio], Riccardo Pozzo(Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche) [audio] e Gustavo Ghidini (Università degli Studi di Milano, Università LUISS Guido Carli) [audio], il quale ha lanciato la proposta di un “doppio binario” per il riuso del patrimonio culturale digitale: accesso libero e gratuito per ricercatori e studiosi; a fronte di un ritorno economico per la PA nei casi di reimpiego a fini commerciali. “In relazione al tipo di accesso per fini editoriali o commerciali – secondo Ghidini  – dovrebbe essere ammesso un compenso in linea con i principi della disciplina autoriale, ponendo in capo all'amministrazione concedente un obbligo di reinvestimento dei ricavi nello sviluppo e nel potenziamento dell'architettura impiegata per la pubblicazione dei dati. Un obbligo che dovrebbe estendersi ai proventi delle operazioni derivate di marketing culturale connesse eventualmente all'uso commerciale dei dati”. È stata così la volta di una tavola rotonda moderata dal giornalista de Il Sole 24 Ore Antonello Cherchi e animata dagli interventi di Valentina Grippo, fellow dell'Accademia [audio], Roberta Guizzi del Servizio Giuridico dell’Agcom [audio], Flavia Piccoli Nardelli, membro della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati [audio], Marco Pierani di Altroconsumo [audio],Eugenio Prosperetti, membro del Tavolo Permanente per l’Innovazione e l’Agenda Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri [audio], eFerdinando Tozzi, componente del Comitato consultivo Permanente per il Diritto d’Autore [audio]. In chiusura l'intervento di Antonia Pasqua Recchia, Segretario Generale presso il Ministero dei Beni e della Attività culturali e del Turismo [audio]: “Siamo consapevoli della grande responsabilità con la quale dobbiamo affrontare il tema. Da parecchio tempo il ministero si è posto in una posizione di particolare apertura, sia per la presenza di banche dati di archivi e biblioteche sia per la digitalizzazione di opere d'arte, e con licenze d'uso Creative Commons. Vanno però differenziati vari aspetti: la completa accessibilità non deve sempre essere sovrapposta e confusa con la gratuità del dato, perché i dati di qualità costano sotto molti punti di vista. Un altro tema è poi quello della tutela dell'integrità delle opere quando c'è riproduzione, aspetto anche più importante del ritorno economico in senso stretto. Ma di sicuro non dobbiamo temere la pirateria sul patrimonio culturale, perché per quanto servano delle regole bisogna partire dal presupposto che maggiore circolazione significa arricchimento diffuso”. Le conclusioni sono state affidate a Silvia Costa, Presidente della Commissione Cultura al Parlamento Europeo [audio], la quale ha auspicato che “l'Osservatorio lanciato dal Professor Gambino possa espandersi su scala continentale; sarebbe molto importante che cominciassimo, anche grazie all'Accademia, ad avere nuovi luoghi di confronto”. [gallery type="slideshow" ids="18479,18480,18489"]

     

    2 luglio 2015

  • "Verso il nuovo regolamento europeo sulla privacy”, report del convegno dell'Accademia Italiana del Codice di Internet

    "La Commissione europea ha evidenziato in più occasioni come lo sviluppo dell’economia digitale nell’Unione Europea negli ultimi anni è stato complessivamente meno rapido ed efficiente rispetto all’evoluzione avuta negli Stati Uniti, con il consequenziale e naturale riverbero sulle attuali capacità industriali degli operatori europei. Anche i finanziamenti europei, nell’ambito dell’innovazione e della ricerca in materia di tecnologie digitali, si sono rivelati al di sotto della massa critica e le attività a tutt’oggi presenti in questo campo si dimostrano scarsamente coordinate tra loro". È così che il Professor Alberto Gambino, Presidente dell'Accademia Italiana del Codice di Internet, ha aperto i lavori di “Governance di Internet ed efficienza delle regole: verso il nuovo regolamento europeo sulla privacy”, evento organizzato dall'Accademia nella giornata di ieri presso la sala Spazio Europa, nel centro di Roma, alla vigilia dell'approvazione del nuovo Regolamento generale per la protezione dei dati personali, prevista nel prossimo Consiglio europeo del 4-5 dicembre.

    I VIDEO DEGLI INTERVENTI

    10481922_10152834502838166_1418373925707735001_nQuesta situazione - ha proseguito Gambino - è riscontrabile in generale con riferimento a tutti i tipi di attività nel campo dell’ICT pur palesandosi con massima evidenza nei più innovativi servizi quali il cloud computing, il crowdsourcing e i big data. Elemento essenziale che connota tali servizi è il naturale ambito di erogazione degli stessi che prescinde dal territorio in cui è stabilito il provider per assumere dimensioni globali sia per ragioni tecniche che per ragioni economiche. In questo contesto si palesa come la possibilità di operare in mercati transnazionali richiede la necessaria definizione di regole normative comuni applicabili a tutti gli utenti, non essendo ipotizzabile che i provider sopportino i costi per approntare diversi condizioni a seconda della nazionalità dell’utente". "L’esigenza di definizione di un quadro normativo quanto più ampio possibile viene percepita dai legislatori non tanto con riferimento alle regole civilistiche che sovraintendono ai rapporti contrattuali tra utenti e provider, ma piuttosto alla regolamentazione dei diritti della persona la cui tutela viene ritenuta non attribuibile unicamente alla forza contrattuale delle parti, specie per quanto attiene alla tutela della privacy degli utenti". Per quanto attiene ai big data, settore che nel 2012 "ha stimolato una spesa mondiale di ventotto miliardi di euro, che ha raggiunto quota trentaquattro miliardi l’anno successivo", il Prof. Gambino ha sottolineato che "una delle più rilevanti ragioni della sproporzione tra gli investimenti tra operatori europei e statunitensi pare essere rinvenibile nell’attuale complessità del quadro giuridico e alla difficoltà di accedere a grandi dataset e infrastrutture abilitanti, elementi che si traducono in barriere che ostacolano l’ingresso sul mercato delle PMI che dovrebbe essere, invece, le prime generatrici di innovazione. Ciò è tanto vero che, all’interno del pacchetto di riforme predisposto in questi ultimi anni dalla Commissione europea in materia di trattamento dei dati, è stata attribuita una posizione preminente ai big data, con l'obiettivo di definire un contesto normativo solido, in grado di preservare la fiducia degli utenti nell’ambiente digitale, maturando al contempo uno spazio sicuro dove beni e servizi possano svilupparsi ampiamente". Nello scenario dell'economia globalizzata appare così necessaria la definizione di paradigmi comuni: "L’analisi dell’impatto della normativa sul trattamento dei dati ha dimostrato come il rallentamento dello sviluppo dell’economia digitale non discenda unicamente dalla previsione di una dettagliata normativa in materia ma, piuttosto, dalle modalità non uniformi con cui la direttiva è stata recepita nei singoli Stati membri. A distanza di quindici anni dall’emanazione della prima direttiva sul tema, tenuto conto del mancato raggiungimento dell’obbiettivo di definizione di un quadro normativo uniforme sul territorio europeo e considerato il mutato scenario tecnologico, l’Unione Europea ha cominciato a pensare ad un regolamento che consentisse l’armonizzazione della disciplina in materia di privacy negli ordinamenti dei vari Stati membri. Invero, pur non discostandosi molto dai contenuti della precedente disciplina, la proposta di regolamento si sofferma su alcuni punti focali che consentiranno la definizione di un quadro normativo unitario in grado di favorire lo sviluppo dei nuovi servizi dell’ICT. Tra gli elementi più rilevanti della proposta di regolamento è opportuno segnalare la nuova modalità di prestazione del consenso al trattamento dei dati personali connesso al calcolo del rischio, la profilazione dell’utenza e la disciplina del diritto all’oblio, c.d. right to be forgotten. In questo senso, la proposta di regolamento, pur essendo stata tacciata da taluno come una sostanziale duplicazione della precedente direttiva, imporrà le condizioni previste al suo interno a tutti gli Stati che vorranno operare nel mercato europeo: tale intervento legislativo potrebbe portare ad una surrettizia introduzione di una disciplina globale della privacy". LEGGI IL POSITION PAPER DELL'ACCADEMIA Con la moderazione di Francesco Di Mario, Capo servizio Economia del Tg1, a prendere la parola è stato così il Garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro: "La direttiva europea attuale sulla protezione dei dati personali era stata pensata per garantire la libertà di movimento dei cittadini, mentre oggi rischiamo di produrre un quadro normativo che sia troppo sbilanciamento verso i diritti delle imprese. Mi riferisco soprattutto all'istituto del one stop shop. Occorre senza dubbio apportare dei miglioramenti. Sotto un altro e più generale punto di vista, non si può non considerare l'enorme squilibrio di poteri tra i monopolisti che raccolgono, elaborano e profilano le nostre vite sulla base dei dati raccolti e il singolo utente che si affida a regole che sono più facilmente spendibili sullo spazio fisico che in quello immateriale. Sullo sfondo c'è il non facile percorso del pacchetto di norme pensate dalla Commissione europea e ora sottoposto ad un non velocissimo esame da parte del Consiglio e che difficilmente potrà concludere il suo percorso con la presidenza italiana. Si cerca di creare un quadro armonizzato di principi per superare quel po' di frammentazione tra gli stati e per assicurare a 500 milioni di utenti europei di avere un maggiore controllo di dati. Ma soprattutto adeguare la normativa all'evoluzione tecnologica e a quella che per semplicità chiamiamo società digitale. Un quadro normativo che intenda affrontare adeguatamente queste sfide non può prevedere regole troppo rigide che rischino ancor prima di essere effettive di danneggiare l'economia fondata sulla società digitale". soro"Se è vero che i principi fondativi della direttiva sulla quale noi operiamo ancora hanno ancora la loro validità e sono tecnologicamente neutri - ha proseguito Soro - in realtà le norme europee di riferimento richiedono nuove modalità di applicazione. Le minacce sono i fenomeni della profilazione e della sorveglianaza globale, che in qualche modo si tengono fra di loro. Quello della profilazione è uno dei temi più dibattuti; l'intento è rafforzare la tutela prevedendo vincoli alla profilazione così da consentire una maggiore trasparenza dei processi, un maggiore controllo sui dati condivisi ma senza limitarsi a riconoscere all'interessato il diritto ad una opposizione al generico consenso al trattamento dei suoi dati. Pensiamo anche al fatto che i big data possono essere utilizzati e riutilizzati per finalità diverse rispetto a quando è avvenuta, con consenso, la loro raccolta, e le informazioni sulle perosne sono ricavabili all'insaputa degli interessati anche da dati che all'origine erano anonimi, cresce la capacità del sistema di re-identificarci grazie a dati che erano stati condivisi senza quell'intento. L'organizzazione del diritto europeo deve così porsi come avanguardia, e la protezione dei dati è il primo nuovo diritto della società digitale. Ma una sola autorità locale non può attuare l'enforcement nei confronti delle grandi corporation". La  responsabile della comunicazione presso la Camera dei Deputati Anna Masera ha subito dopo fatto riferimento all'Internet Governance Forum previsto il prossimo 25 novembre e alla consultazione pubblica in corso sulla bozza di Internet Bill fo Rights da poco partorita dalla Commissione per i diritti e i doveri relativi ad Internet istituita a Montecitorio nel luglio scorso. rodotàEd è proprio il Presidente della Commissione, il Professor Stefano Rodotà, ad intervenire:  "Nei prossimi sei mesi bisognerà mettere a confronto il testo del Consiglio con quello uscito dal Parlamento, e penso che voi possiate dare un contributo importante, sia in generale che su alcune questioni specifiche, come quella del diritto all'oblio, ma anche quella del one stop shop; a Bruxelles ci si chiede se sia possibile continuare ad avere un meccanismo di dispersione delle decisioni o se sia necessario concentrare la governance. Qualcuno sostiene che, come c'è una Bce per le questioni finanziarie, non può non esserci una altrettanto significativa presa di responsabilità politica in materia di data protection". Rodotà ha così evidenziato una "eccessiva analiticità" nel nuovo regolamento, con un "insieme di principi ed eccezioni che rende estremamente complicato interpretare una serie di norme. In ogni caso, va notato che quando si è iniziato a discutere di questo regolamento l'argomento della protezione dei dati personali era entrata in una sorta di cono d'ombra. Solo un paio d'anni fa il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, affermò che 'la privacy è finita come regola sociale', e siccome non è un sociologo voleva dire solo una cosa: 'i vostri dati sono miei'. La situazione non era certo propizia per un regolamento che desse alla tutela dei dati personali la rilevanza che gli viene data ora in una situazione cambiata. Lo stesso padrone del social network ha fatto una serie di aperture alla tutela della privacy, e in un certo senso la morte della privacy è stata accompagnata dalla sua resurrezione. Ma in questo non si può non far riferimento a Snowden e alla Nsa, perché quello scandalo è stato il punto che ha radicalmente cambiato la visione globale sul tema". "Va sottolineato - ha proseguito il giurista - come non possiamo non ragionare in una dimensione costituzionale su queste questioni, tenendo sempre presente al contempo la necessità di garantire la tenuta delle norme rispetto ad una realtà che vede digitalizzarsi completamente le nostre vite. Ma la sorveglianza di massa è poco trattata nel regolamento, che appare arretrato su questo versante, come se le forme di sorveglianza fossero ancora quelle del tempo della vecchia direttiva. Quando vivevamo nel web 1.0 la domanda che si poneva alle Autorità come il Garante era solo se ci fosse consenso al trattamento. Nel web 2.0 questa idea è stata sottoposta ad uno stress fortissimo. Il fenomeno dei big data non è solo un fatto tecnologico, ma è reso possibile da tutti i dati messi a disposizione dagli utenti; c'è questo nel regolamento?". Rodotà ha poi inserito nel quadro anche la neutralità della rete: "Come sapete c'è stata una dichiarazione molto esplicita di Obama che ha avuto addirittura ricadute in borsa; è chiaro che il discorso della tutela dei dati personali può apparire estraneo alla questione, ma io non penso sia così, perché è in ballo l'assetto complessivo dei soggetti che gestiscono i dati personali, in una dinamica nella quale sono ricomprese anche le questioni relative alla concorrenza. Perché se noi creiamo delle situazioni di difficoltà per alcuni operatori, generando disparità e ambiguità nell'accesso ai dati, non potremo non causare problemi di tutela. Detto in altre parole, due velocità di circolazione dei dati significano anche due velocità di protezione dei dati stessi. Secondo me questa questione dovrebbe trovare nel regolamento una sua qualche rilevanza". bonaccorsiUna sferzata alle procedure parlamentari è arrivata subito dopo dall'On. Lorenza Bonaccorsi, membro della Commissione Parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi: "Noi ci confrontiamo ogni giorno con un meccanismo di formazione della norma che è assolutamente inadeguato con le esigenze sottolineate dal Professor Rodotà: siamo portati a legiferare su tutto, persino su come debbano essere le lampadine dei semafori. Quando parliamo di governance di Internet e di efficienza delle regole io mi chiedo ogni giorno se quello che facciamo abbia un senso, perché la nostra visione è sempre troppo breve, ed è una frustrazione". "Se il 45% della popolazione non usa internet la colpa è di chi aveva la responsabilità di capire dove stava andando il mondo: una dimensione globale che il Parlamento italiano non ha guardato. Oggi siamo in ritardo, il lavoro da fare è enorme e stiamo cercando di portarlo avanti, e questo anche oltre dall'alfabetizzazione digitale del Paese, dalla scuola alla Pubblica Amministrazione; è chiaro che sono passi importanti e significativi, ma non mi convince il discorso che se digitalizziamo la Pa abbiamo digitalizzato il Paese, perché c'è bisogno di riprendere un lavoro di infrastrutturazione, e su quello si fa più fatica. E anche su questi temi stiamo assistendo ad una discussione arretrata, si parla di scorporo della rete o meno, mentre bisogna passare ad un altro livello di dibattito". LEGGI l'intervento dell'On. Michele MetaPresidente della Commissione Trasporti, Poste e Comunicazioni presso la Camera dei Deputati Nella seconda parte del convegno si è passati alle relazioni accademiche curate da quattro dei soci fondatori dell'Accademia Italiana del Codice di Internet. 10408081_10152834502263166_270321622853570736_n Il Professor Salvatore Sica (Università di Salerno) è intervenuto con "La privacy: meno regole, più diritto". "È chiaro - ha esordito - che ci sia un elemento di provocazione nel titolo della mia relazione, ma è perché io sono convinto che il dibattito in materia sia per gran parte fuorviante; spesso sembriamo intenti a guardare il dito piuttosto che la Luna. Abbiamo un'alluvione legislativa e regolamentare su vari livelli su questa materia, alluvione che probabilmente finisce per distrarre dal focus relativo ai temi. La miopia della visuale di nicchia sulla materia rischia di fare il gioco di chi vuole evitare l'interrogativo di fondo: qual è la filosofia che deve sorreggere l'intera disciplina normativa? Io dico che non possiamo prescindere ulteriormente dall'aspetto che riguarda il contesto, il quadro d'insieme, che è completamente diverso rispetto al passato, quando liberalismo e capitalismo andavano a braccetto; assistiamo invece ora ad un capitalismo in espansione, fortemente autoreferenziale che non ha un contraltare in un'autorità nazionale che abbia una funzione di controllo e di definizione dei limiti. Dobbiamo sforzarci culturalmente per uscire dalla spirale dell'intervento settoriale; bisogna dirci che non c'è ritorno dall'incessante scambio di informazione. Ed è in questo senso che bisogna operare un recupero del diritto, da cui discende il recupero delle regole". "Cooperazione e competizione regolatoria nei rapporti EU-US: la Proposta di Regolamento alla luce del c.d. Datagate" è invece il titolo della relazione del Professor Giorgio Resta (Università di Bari), il quale  ha evidenziato come "la lettura del regolamento sicuramente richiama l'attenzione sulla vicenda del Datagate, ma ci suggerisce di guardare cosa c'è dietro", ripercorrendo così i momenti salienti del percorso che ha portato alla divaricazione tra la "strada nordamericana" e quella europea": "La strada nordamericana si connota oltre che per l'assenza di un quadro unitario, ma anche per l'assenza di protezione costituzionale per il data privacy". "In ogni caso, all'indomani dello scandalo Datagate all'indignazione dei cittadini e degli attori che operano a difesa dei diritti degli utenti non sono corrisposte significative azioni da parte dei governi europei, perché al di là delle formali proteste molte delle informazioni sui programmi di sorveglianza su questa sponda dell'Atlantico sono rimaste secretate". Le questioni sollevate da dinamiche che non possono quindi essere confinato agli Stati Uniti sono quindi chiare: "Qual è la base giuridica della raccolta di dati personali per ragioni di pubblica sicurezza? Ha l'effettiva attuazione di tali programmi violato una o più principi giuridici nazionali o sovranazionali?". falceLa Prof.ssa Valeria Falce (Università Europea di Roma) ha a sua volta concentrato l'attenzione sul “One stop shop” e sull'efficienza dell’azione di vigilanza. [Consulta le slide dell'intervento] "Anche alla luce all’autorevole contributo degli Stati Membri, si ribadisce che condicio sine qua non per il funzionamento del mercato interno è l’approdo ad un quadro normativo armonizzato in cui lo stesso enforcement del diritto fondamentale della protezione dei dati personali sia conforme ai principi di convergenza, coerenza e non contraddizione nelle prassi nazionali. Il cambio di prospettiva è radicale. In forza della Direttiva del 1995 un’impresa che operava in più Stati Membri doveva confrontarsi con più Autorità di Protezione dei Dati, senza che operassero meccanismi di raccordo o coordinamento. Era quello un sistema che si giustificava e continua oggi a giustificarsi quando ci si confronta con un fenomeno locale. Ogni volta però che il trattamento non esaurisce i suoi effetti all’interno dei confini nazionali, quando cioè ci si confronta con comportamenti dall’impatto transfrontaliero, quell’architettura vacilla perché non regge alla prova, da un lato, dei pilastri fondanti il diritto dell’Unione orientati alla certezza legale, alla prevedibilità delle azioni e al legittimo affidamento; dall'altro, della globalizzazione dei mercati e della sfida dell’economia dell’economia dell’informazione e della conoscenza". "Ecco allora che nell’ecosistema digitale - ha sottolineato la Prof.ssa Falce - il modello in essere svela limiti giuridici insuperabili a cui si aggiungono costi economici eccessivi. Di fronte al fallimento del modello attuale, due sono le spinte prevalenti: una forza centripeta che muove verso la convergenza sostanziale delle regole e del relativo enforcement e una forza centrifuga che rifiuta di rinunciare all’egemonia nazionale e diffida di un enforcement di diritti fondamentali che non sia radicato sul territorio e sulla cultura del luogo. Come conciliare queste due forze, di forza uguale e contraria? Difficile fornire una risposta, ma possibile contribuire grazie alla metrica del diritto comunitario della concorrenza, per la quale l’efficienza dell’azione di vigilanza passa attraverso l’armonizzazione e la modernizzazione delle regole, la concentrazione delle competenze, l’uniformazione delle prassi e solo successivamente il decentramento nell’enforcement cui si accompagna una nuova centralità: il governo del sistema delle regole". esternoIl chiusura, il Professor Oreste Pollicino (Università Bocconi) è intervenuto con "Interpretazione o manipolazione? Ovvero il senso della Corte di giustizia per la protezione dei dati personali nelle decisioni Google Spain e Digital Rights Ireland". "Tutte le volte in cui gli stati membri dimostrano di non voler progredire nel percorso di arricchimento dell’acquis comunitario per via legislativa, ecco che la Corte di giustizia indossa, con una certa disinvoltura, va detto, i panni del judge made law e accelera per via giurisprudenziale. Non sembra qualcosa di assai dissimile sia accaduto rispetto alle ultime evoluzioni relative ai meccanismi di protezione dei dati personali presenti nell’ordinamento comunitario". "Oramai da anni, a livello intergovernativo, si era deciso che fosse necessario uno scatto in avanti riguardo il livello di tutela della privacy europea, e che fosse indispensabile un atto di portata generale immediatamente vincolante ed obbligatorio in tutti i suoi elementi che portasse ad una maggiore uniformazione del dato normativo degli stati membri e che adeguasse i meccanismi di protezione dei dati al contesto digitale che, ovviamente, non era l’ambito elettivo di riferimento quando si è adottata la direttiva del 46/95. Ciò nonostante, il destino del regolamento generale a protezione dei dati personali, la cui approvazione, non a caso, ha subito un’accelerazione a seguito dell’intervento, a piedi uniti, della Corte di giustizia nelle due decisioni richiamate nel titolo della relazione, sembrava vincolato al superamento di veti incrociati di difficile risoluzione. "Una situazione di stagnazione - ha proseguito il Prof. Pollicino -  cui i giudici comunitari rispondono in maniera decisa, con le due decisioni tra aprile e maggio del 2014, in cui sembra emergere la chiara volontà, parte degli stessi giudici, di prendere molto - forse troppo? - sul serio la protezione di un nuovo digital right to privacy. Un tentativo, in altre parole, da parte della Corte di giustizia, di adeguare, a  legislazione invariata, alle caratteristiche tecniche del mondo dei bit quel Right to Privacy che Warren e Brandeis, per primi, nel 1890, avevano teorizzato sulla Harvard Law Review, pensando, ovviamente, ad un mondo di atomi. Un diritto alla privacy digitale che, seppure mai esplicitamente, i giudici di Lussemburgo enucleano fondandolo sulle due colonne portanti costituite dai al rispetto della vita privata ed al trattamento dei propri dati personali, previsti, rispettivamente, dagli artt. 7 ed 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea". 14 novembre 2014
  • "Verso il recepimento della Direttiva 2014/104/UE sul risarcimento del danno antitrust", a Roma l'11 settembre

    Anche in Italia si è entrati nel vivo del recepimento della Direttiva sul private enforcement (Dir. 2014/104/UE). Con questa si conclude un percorso tortuoso che si è snodato attraverso il Libro Verde del 2005 e il Libro Bianco del 2008, per approdare ad una articolata disciplina di armonizzazione (non massima) tesa a rafforzare l'effettività delle regole di concorrenza. La strada da intraprendere è chiaramente tracciata dal Legislatore e consiste nel realizzare un più efficace coordinamento tra gli ordinamenti nazionali in materia di risarcimento del danno antitrust. Come pure è chiaramente delineato il metodo da seguire, incentrato sulla necessità di ricomporre l’asimmetria informativa che normalmente sconta chiunque (impresa, consumatore o autorità’ pubblica) subisca un danno derivante da un illecito concorrenziale. La portata innovativa di alcune delle misure di genesi comunitaria da un lato e la discrezionalità lasciata agli Ordinamenti in sede di recepimento dall'altro impongono al Legislatore ‎di operare un sapiente bilanciamento tra le diverse istanze nel rispetto del principio di proporzionalità e di qui a verificare scrupolosamente la necessità di introdurre adeguati pesi e contrappesi. Di questo si discuterà alla LUISS il prossimo 11 settembre in un Convegno organizzato nell’ambito della III Edizione del Master in Diritto della concorrenza e dell'innovazione dall’Università LUISS Guido Carli insieme all’Università Europea di Roma, con il patrocinio dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Locandina Convegno 11 settembre 2015 Al Convegno, coordinato scientificamente dalla Proff.sa Valeria Falce e dal Prof. Gustavo Olivieri, che introdurrà i lavori in qualità di Direttore del Master in Diritto della concorrenza e dell'innovazione, interverranno oltre al Prof. Giovanni Pitruzzella, Presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, e al Prof. Alberto Maria Gambino, Direttore del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università Europea di Roma, i Proff. Richard Whish e Josef Drexl, che analizzeranno le opportunità e i limiti schiusi dalla Direttiva in una prospettiva comparata. Seguirà una Tavola Rotonda sulle principali questioni problematiche che si presenteranno al legislatore nazionale in sede di recepimento, a cui prenderanno parte oltre al Cons. Roberto Chieppa, Segretario Generale della stessa Autorità e al Dott. Andrea Pezzoli, che di questa è Direttore Generale, i Proff. Bruno Sassani, dell’Università di Roma "Tor Vergata", Valeria Falce, dell’Università Europea di Roma, e Alberto Heimler, della Scuola Nazionale dell’Amministrazione. Il punto di vista delle imprese verrà presentato dall’Avv. Marcella Panucci, Direttore Generale di Confindustria, mentre quello dei consumatori verrà esaminato dall’Avv. Marco Pierani, Responsabile delle Relazioni Istituzionali di Altroconsumo. Le conclusioni saranno affidate al Prof. Gustavo Ghidini, dell’Università LUISS Guido Carli. Presidente e moderatore della Tavola Rotonda sarà il Cons. Massimo Scuffi, Presidente del Tribunale di Aosta. Il convegno di studi, con la partecipazione di illustri studiosi ed eminenti rappresentanti delle istituzioni, si propone di offrire al legislatore nazionale spunti di riflessione e possibili soluzioni per il difficile compito che lo attende. È stato richiesto l’accreditamento per la formazione continua degli Avvocati e dei Dottori Commercialisti. La partecipazione è gratuita, previa iscrizione all’indirizzo mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • "Verso il recepimento della Direttiva 2014/104/UE sul risarcimento del danno antitrust", oggi a Roma

    Anche in Italia si è entrati nel vivo del recepimento della Direttiva sul private enforcement (Dir. 2014/104/UE). Con questa si conclude un percorso tortuoso che si è snodato attraverso il Libro Verde del 2005 e il Libro Bianco del 2008, per approdare ad una articolata disciplina di armonizzazione (non massima) tesa a rafforzare l'effettività delle regole di concorrenza. La strada da intraprendere è chiaramente tracciata dal Legislatore e consiste nel realizzare un più efficace coordinamento tra gli ordinamenti nazionali in materia di risarcimento del danno antitrust. Come pure è chiaramente delineato il metodo da seguire, incentrato sulla necessità di ricomporre l’asimmetria informativa che normalmente sconta chiunque (impresa, consumatore o autorità’ pubblica) subisca un danno derivante da un illecito concorrenziale. La portata innovativa di alcune delle misure di genesi comunitaria da un lato e la discrezionalità lasciata agli Ordinamenti in sede di recepimento dall'altro impongono al Legislatore ‎di operare un sapiente bilanciamento tra le diverse istanze nel rispetto del principio di proporzionalità e di qui a verificare scrupolosamente la necessità di introdurre adeguati pesi e contrappesi. Di questo si discuterà alla LUISS nel pomeriggio di oggi in un Convegno organizzato nell’ambito della III Edizione del Master in Diritto della concorrenza e dell'innovazione dall’Università LUISS Guido Carli insieme all’Università Europea di Roma, con il patrocinio dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Locandina Convegno 11 settembre 2015 Al Convegno, coordinato scientificamente dalla Proff.sa Valeria Falce e dal Prof. Gustavo Olivieri, che introdurrà i lavori in qualità di Direttore del Master in Diritto della concorrenza e dell'innovazione, interverranno oltre al Prof. Giovanni Pitruzzella, Presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, e al Prof. Alberto Maria Gambino, Direttore del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università Europea di Roma, i Proff. Richard Whish e Josef Drexl, che analizzeranno le opportunità e i limiti schiusi dalla Direttiva in una prospettiva comparata. Seguirà una Tavola Rotonda sulle principali questioni problematiche che si presenteranno al legislatore nazionale in sede di recepimento, a cui prenderanno parte oltre al Cons. Roberto Chieppa, Segretario Generale della stessa Autorità e al Dott. Andrea Pezzoli, che di questa è Direttore Generale, i Proff. Bruno Sassani, dell’Università di Roma "Tor Vergata", Valeria Falce, dell’Università Europea di Roma, e Alberto Heimler, della Scuola Nazionale dell’Amministrazione. Il punto di vista delle imprese verrà presentato dall’Avv. Marcella Panucci, Direttore Generale di Confindustria, mentre quello dei consumatori verrà esaminato da Luisa Crisigiovanni, Segretario Generale di Altroconsumo. Le conclusioni saranno affidate al Prof. Gustavo Ghidini, dell’Università LUISS Guido Carli. Presidente e moderatore della Tavola Rotonda sarà il Cons. Massimo Scuffi, Presidente del Tribunale di Aosta. Il convegno di studi, con la partecipazione di illustri studiosi ed eminenti rappresentanti delle istituzioni, si propone di offrire al legislatore nazionale spunti di riflessione e possibili soluzioni per il difficile compito che lo attende. 11 settembre 2015
  • “Quadro dei media per il XXI secolo”: il contributo IAIC alla consultazione relativa alla direttiva 2010/13/UE sui servizi di media audiovisivi

    L'Accademia Italiana del Codice di Internet ha contribuito alla consultazione pubblica aperta dalla Commissione Europea in merito alla direttiva 2010/13/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 marzo 2010, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti la fornitura di servizi di media audiovisivi.

    La revisione della direttiva figura infatti nel programma di lavoro della Commissione per il 2015 nell'ambito del Programma di controllo dell'adeguatezza e dell'efficacia della regolamentazione (Regulatory Fitness and Performance Programme - Reift). Nella sua comunicazione relativa alla Strategia per il mercato unico digitale per l'Europa, la Commissione ha annunciato la revisione della direttiva nel corso del prossimo anno, mentre un altro esercizio di REFIT è attualmente in corso, parallelamente, nel settore delle telecomunicazioni, in vista della presentazione di proposte nel 2016. La direttiva non si applica al contenuto ospitato da piattaforme e intermediari online per la condivisione di video; una valutazione del ruolo svolto da questi soggetti sarà avviata separatamente alla fine dell'anno in corso.

    Anche in base al percorso che due anni fa ha portato all'adozione del libro verde "Prepararsi a un mondo audiovisivo della piena convergenza: crescita, creazione e valori", Bruxelles ha individuato i seguenti aspetti che dovranno essere presi in considerazione nella valutazione e nella revisione della direttiva:

    1. garantire condizioni di parità per i servizi di media audiovisivi;
    2. fornire un livello ottimale di tutela dei consumatori;
    3. assicurare la tutela dell'utente e il divieto di incitamento all'odio e di discriminazione;
    4. promuovere il contenuto audiovisivo europeo;
    5. rafforzare il mercato unico;
    6. rafforzare la libertà e il pluralismo dei mezzi di comunicazione, l'accesso alle informazioni e l'accessibilità al contenuto per le persone con disabilità.

    L'Accademia ritiene che le disposizioni sui servizi a cui si applica la direttiva (trasmissioni televisive e servizi a richiesta) siano ancora pertinenti, efficaci ed eque: La direttiva AVMS è stata pensata al fine di assicurare l’equo sviluppo del mercato audiovisivo, garantendo la tutela del pluralismo e delle diversità culturali presenti nel territorio dell’Unione. L’analisi dei trenddi crescita dal 2003 al 2013 del mercato indicato mostrano come la direttiva abbia consentito il conseguimento degli obiettivi di politica legislativa richiamati, essendovi stati incrementi dei guadagni, nonostante il contesto di crisi economica che ha caratterizzato nel periodo di riferimento l’economia europea e mondiale (v. il documento "La tecnologia è Cultura" del 2014)".

    Logo Iaic home page"In detto periodo si è avuta la nascita e lo sviluppo di nuove tecnologie telematiche che, grazie alla convergenza tecnologica, hanno consentito di veicolare contenuti attraverso nuovi media che con il tempo si sono affermati, specie tra le nuove generazioni che oggi ne fanno un largo utilizzo. Tale scenario ha fatto insorgere neibroadcastertradizionali la convinzione che fosse opportuna un’equiparazione tra vecchi e nuovi media, anche in ragione di una sostanziale concorrenza in termini di fonti di finanziamento: la pubblicità. In particolare il dibattito, che ha in parte qua originato l’odierna consultazione, prende le mosse dalla circostanza che la pubblicità è oggetto di analitica disciplina nella direttiva AVMS a fronte di una totale libertà del fenomeno, in termini quantitativi, non anche di contenuti dei messaggi, nella disciplina dei servizi della società dell’informazione. Tuttavia, come si è avuto modo di sostenere in audizione il 10 febbraio u.s. di fronte alla Camera dei Deputati del Parlamento italiano, l’assunto da cui muovono quanti sostengono che la concorrenza tra vecchi e nuovi media si rivela errato quando si constata che il target dell’advertisingveicolato tramite i canali tradizionali è profondamente differente rispetto a quello dei messaggi pubblicitari veicolati sulle nuove piattaforme. In altri termini, anche se gli intermediari hanno una funzione di accesso a contenuti editoriali non competono con questi".

    "Essi sono concorrenti solo in via astratta in quanto la pubblicità può transitare anche sulla rete informatica, ma i destinatari dei due media sono differenti e non vi è una alternatività trai due quali canali pubblicitari, essendo, di fatto, ontologicamente diversi. Prodotti editoriali che nascono per una realtà possono essere veicolati anche su altre piattaforme ivi conseguendo ulteriori guadagni. Riprova ne sia che tali nuove tecnologie sono sovente impiegate dai broadcaster tradizionali per offrire ai propri utenti nuovi servizi che hanno rappresentato un’alternativa all’offerta illegale di contenuti audiovisivi. Le controversie insorte in materia di diritto d’autore sulle piattaforme user generated contentpalesano come i titolari dei diritti di contenuti lamentassero la possibilità di conseguire i dovuti ricavi dalla vendita di spazi pubblicitari destinati ad un audiencediverso rispetto a quello considerato per valorizzare lo spazio vendita sul media tradizionale".

    "Nello specifico delle numerose controversie avverso la piattaforma YouTube numerosi operatori del settore audiovisivo lamentavano il danno economico derivante dalla presenza di contenuti tutelati dal diritto d’autore dalla fruizione dei quali non ricavavano alcun entrata economica.  Ciò palesa, l’infondatezza della posizione di quanto reclamano l’ampliamento dell’ambito soggettivo di applicazione ai nuovi soggetti di internet. Per tale ragione si ritiene che le disposizioni della direttiva AVMS siano ancora pertinenti, efficienti ed eque e che non necessitino di un adeguamento al mutato scenario tecnologico”.

    L'Accademia consiglia di seguito di pubblicare linee guida della Commissione europea che chiariscano l'ambito di applicazione della direttiva, in quanto “allo stato attuale sussistono ancora degli spazi vuoti in cui non è chiara la disciplina da applicare ai vari soggetti. In questo senso si vedano le numerose domande pregiudiziali che i giudici nazionali hanno posto alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea in ordine alle definizione della direttiva AVMS e agli obblighi cui diversi soggetti sono obbligati ad adempiere (cfr. ex multis, C-376/12 sugli obblighi dei fornitori di servizi di comunicazione elettronica, Sky, in Italia)”.

    E se “nell’ambito dei servizi audiovisivi le disposizioni relative all’ambito geografico della direttiva sono ancora pertinenti ed i principi ivi sanciti mantengono il connotato dell’efficacia e dell’equità”, l'Associazione precisa: “L’approccio adottato dal Legislatore europeo nel definire l’ambito geografico è finalizzato ad assicurare la possibilità per i consumatori europei di fruire di contenuti provenienti da tutto il mondo la cui disponibilità potrebbe essere pregiudicata dall’estensione dell'ambito di applicazione della direttiva ai servizi di media audiovisivi che sono stabiliti al di fuori dell'UE ma che si rivolgono al pubblico dell'UE. Un autorevole studio, la cui impostazione e analisi si condivide appieno, (v. Osservatorio europeo dell'audiovisivo, European Audiovisual Observatory, ‘The development of the European market for on-demand audiovisual servicesdel 2015, p. 56) ha dimostrato come, ad esempio, il pluralismo informativo verrebbe leso da tale estensione in quanto potrebbe impedire la circolazione di contenuti informativi veicolati in paesi extra UE la cui fruizione diretta assicura la possibilità di comprendere come eventi e notizie vengono percepite in diversi ambienti culturali. L’applicazione transfrontaliera delle regole unionali sarebbero, peraltro, di difficile applicazione, condizione che potrebbe pregiudicare l’efficacia complessiva della direttiva AVMS”.

    In materia di pubblicità, l'Accademia afferma che “in un persistente scenario di crisi economica, tuttavia, si ritiene che al fine di stimolare una maggiore crescita degli investimenti pubblicitari nei media tradizionali si potrebbero mitigare i limiti quantitativi alle inserzioni pubblicitarie, tenendo anche in maggiore considerazione le specificità delle differenti tipologie di messaggi pubblicitari. Differenti tipologie di inserzioni pubblicitarie sono, infatti, conteggiate, secondo le indicazioni fornite dalla Commissione europea, in modo unitario. Ciò, in realtà, non apporta un beneficio in senso stretto a favore dell’utenza che accetta nuove forme di advertising, specie se finalizzate a finanziare contenuti di maggiore qualità. Quanto ai servizi della società dell’informazione la disciplina in materia di e-commerceè di per se sufficiente ad assicurare la tutela del consumatore, anche in ragione della non sovrapponibilità della regolamentazione in materia di pubblicità di cui alla direttiva AVMS alla realtà degli intermediari. I consumatori hanno un elevato controllo di ciò che guardano tramite i servizi on-demand, cosa che giustifica una differenza costante tra i servizi on-demand e servizi non lineari, e il quadro forte, già esistente, di protezione del consumatore non presenta lacune particolari o difetti che richiedono la modifica delle regole. Ciò che potrebbe, al più prevedersi, è un sistema di controllo dei messaggi pubblicitari che vengono veicolati tramite i contenuti on-demand in modo che non vengano aggirate le disposizioni relative i divieti per fasce orarie e, in particolare, quelli a tutela dei minori”.

    Importante anche il punto su tutela dell'utente e divieto di incitamento all'odio e di discriminazione:Come noto il presupposto per l’applicazione della direttiva AVMS è la responsabilità editoriale del soggetto che fornisce il servizio audiovisivo, il che individua una precisa attività decisionale nello svolgimento della quale devono essere rispettate tutte le disposizioni. Considerata l’area di studio della Scrivente e il dibattito che ha in parte originato la presente consultazione si ritiene importante anche nella risposta al presente quesito sottolineare l’attualità delle disposizioni evidenziando l’inapplicabilità ai servizi online e alle piattaforme di contenuti generati dagli utenti. L’assenza di un soggetto che effettua scelte editoriali ha, infatti, nel tempo evidenziato come i titolari dei servizi non potessero essere ritenuti responsabili delle condotte illecite dei terzi e anche per tale ragione si è assistito allo sviluppo di strumenti tecnici accompagnati da una intensa attività di co- e auto-regolamentazione accompagnato alla definizione di best practicedi settore basate sulla tolleranza zero nei confronti di qualsiasi forma di incitamento all'odio. In questa prospettiva anche gli intermediari hanno adottato scelte di politica legislativa in linea con la direttiva AVMS, contro i contenuti che incitano alla violenza, all’odio, al terrorismo (in ogni forma e di qualsiasi matrice) definendo al contempo iniziative volte ad informare l’utenza sempre tramite lo sfruttamento di contenuti user generated (c.d. counter speech)”.

    Anche per ciò che riguarda la tutela dei minori, la distinzione fra servizi di trasmissione televisiva e fornitura di contenuto nei media audiovisivi a richiesta appare ancora pertinente, efficace ed equa:Le emittenti hanno, nell’ambito delle scelte editoriali che le caratterizza, il pieno controllo sui contenuti messi a disposizione degli utenti sui loro canali, e l’AVMS inquadra bene questa situazione: i contenuti che potrebbero seriamente compromettere i minori non devono essere inclusi in qualsiasi palinsesto per i servizi lineari, e devono essere resi disponibili solo in un modo che garantisca che i minori non vedano o ascoltino normalmente tali servizi on-demand. La maggiore digitalizzazione delle nuove generazioni suggerisce, tuttavia, un rafforzamento delle disposizioni in materia di tutela dei minori affinché attraverso i sistemi di parental controlpossa essere controllata non solo la fruizione di contenuti vietati ai minori, ma anche dei più semplici contenuti di cui viene consigliata la fruizione con i genitori. Le politiche di co- e auto-regolamentazione sviluppate in tal senso dai fornitori di servizi intermediari palesano, ancora una volta, l’inadeguatezza di estensioni tout courtdi discipline designate per diversi ambiti applicativi, ma come piuttosto efficaci strumenti tecnici possano essere efficacemente e analogamente reimpiegati (si pensi alle modalità di autenticazione su YT e FB). Ai fini della tutela dei minori, dunque, si potrebbe rafforzare la tecnologia di controllo “a destinazione” (devices) (tipo DRM) attraverso la cooperazione tra fornitori di contenuti e piattaforme nella classificazione dei contenuti stessi, unitamente all’educazione delle famiglie alla conoscenza ed uso degli strumenti di identificazione e blocco, parental contol”.

    La direttiva mira anche a promuovere le opere europee e, di conseguenza, la diversità culturale nell'Ue. Per i servizi di trasmissione televisiva, gli Stati membri dell'UE sono tenuti a garantire, laddove applicabile e con i mezzi adeguati, la presenza di una certa quota di opere dell'UE e di produzioni indipendenti. Per i servizi a richiesta, gli Stati membri dell'UE possono scegliere tra varie alternative per raggiungere l'obiettivo di promuovere la diversità culturale. Tali alternative includono i contributi finanziari alla produzione e all'acquisto dei diritti di opere europee, o norme che garantiscano la presenza di una certa quota e/o la preminenza di opere europee. Gli Stati membri dell'UE devono anche rispettare l'obbligo di rendere conto delle azioni messe in campo per promuovere le opere europee, sotto forma di rapporto dettagliato da presentare ogni due anni.

    “L’introduzione di obblighi di programmazione e investimento in opere europee – chiosa l'Accademia - ha consentito e consente, tutt’oggi, di stimolare i grandibroadcasterad investire nella creatività europea, così evitando che soggetti che operano a livello internazionale possano prediligere l’acquisto di opere americane, sovente già detenute, che non tengono in adeguata considerazione la diversità culturale europea. Ciò che, in vero, pare opportuno sia uniformato in materia sono le politiche di esenzione che l’attuale quadro normativo rimette ai singoli Stati membri, così, in astratto, potendo causare uno squilibrio sul piano concorrenziale. L’efficacia dell’attuale direttiva per promuovere la diversità culturale, e in particolare le opere europee, sono i livelli record di produzione cinematografica in Europa: i dati più recenti indicano che la produzione cinematografica europea (compresi i documentari) e la quota dei film europei ai box office sono a livelli record: 1603 film europei sono stati prodotti nel 2014 (rispetto ai 1499 del 2010), e la loro quota al botteghino (per quelli rilasciati nei cinema) ha raggiunto il 33,6% (dal 25,4% del 2010). Si veda in proposito lo European Audiovisual Observatory, ‘Box office up in the European Union in 2014 as European films break market share record ’,May 2015; in questo senso si veda anche lo studio dell’UNESCO, ‘From International Blockbusters to national hits: Analysis of the 2012 UIS Survey on feature film statistics. Come inciso sia consentito di osservare che le piattaformeuser generated content siano, in assenza di specifica disposizione, il primo canale per veicolare al pubblico opere culturali di nicchia, che non rientrerebbero nei tradizionali canali di distribuzione. Un ulteriore elemento che palesa da un lato l’attualità, in termini di pertinenza, efficacia ed equità, della direttiva AVMS e l’insovrapponibilità della stessa ai servizi internet. L’audiencelimitato, ancorché in costante crescita, delle piattaforme internet suggerisce il mantenimento della disposizione primaria delineata nella direttiva AVMS che dovrebbe, come detto, essere ancora più stringente in ordine alla definizione di eccezioni e limitazioni comuni a tutta l’Unione”.

    Si tocca poi il tema dell'accesso equo al contenuto audiovisivo alle persone con disabilità visiva e/o uditiva:Si ritiene che il vigente quadro normativo assicuri l’equo accesso ai contenuti audiovisivi ai portatori di disabilità visiva e/o auditiva anche grazie all’impiego di nuove tecnologie che superano le barriere che tali disabilitano creano. Anche in questo caso si ritiene, tuttavia, opportuno un’integrazione delle disposizioni mediante forme di co-regolazione che sappiano assicurare il costante adeguamento delle misure adottate allo sviluppo dello scenario tecnologico”.

    Su un altro fronte, la direttiva richiede agli Stati membri di garantire che le emittenti stabiliti nell'Unione abbiano accesso, a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie, agli eventi di grande interesse pubblico, al fine della realizzazione di brevi estratti di cronaca: “Quando un’emittente televisiva ha i diritti esclusivi su un evento – commenta l'Accademia - gli altri canali TV possono mostrare brevi estratti di quell'evento. Tuttavia, le disposizioni in questione non paiono tenere in adeguata considerazione la circostanza per cui gli Europei registrano, accedono e condividono i contenuti rilevanti per loro, come gli estratti di eventi di grande interesse per il pubblico, arricchendole con fotografie e riprese video amatoriali per poi condividerli su siti di social e di sharing. In tal senso, tenuto conto della ratiodella previsione potrebbe essere utile una disposizione che legittimi tale prassi”.

    Infine, si consiglia di “mantenere lo status quo anche per ciò che attiene le disposizioni della direttiva sul diritto di rettifica”.

    12 ottobre 2015
  • Attuazione della direttiva 2012/34/UE del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce uno spazio ferroviario europeo unico

    Nella Gazzetta ufficiale del 24 luglio 2015 (GU Serie Generale n.170) è stato pubblicato il testo del D. Lgs. 15 luglio 2015, n. 112 "Attuazione della direttiva 2012/34/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 novembre 2012, che istituisce uno spazio ferroviario europeo unico (c.d. Recast)". Il D. Lgs. n. 112/2005, entrato in vigore il 25 luglio 2015, abroga il decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 188, gli articoli 58 e 59 della legge 23 luglio 2009, n. 99; il decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti 2 febbraio 2011; nonché il decreto del Presidente della Repubblica 16 marzo 1999, n. 146 (recante norme di attuazione della direttiva  95/18/CE, relativa alle licenze delle imprese ferroviarie, e della direttiva 95/19/CE, relativa alla ripartizione delle capacità di infrastruttura ferroviaria e alla riscossione dei diritti per l'utilizzo dell'infrastruttura) e disciplina:   (a) le regole relative all'utilizzo ed alla gestione dell'infrastruttura ferroviaria adibita a servizi   ferroviari nazionali e internazionali ed alle attività di trasporto per ferrovia delle imprese ferroviarie operanti in Italia; (b) i criteri che disciplinano il rilascio, la proroga o la modifica delle licenze per la prestazione di servizi di trasporto ferroviario da parte delle imprese ferroviarie stabilite in Italia; (c) i principi e le procedure da applicare nella determinazione e nella riscossione dei canoni dovuti per l'utilizzo dell'infrastruttura ferroviaria ed anche nell'assegnazione della capacità di tale infrastruttura.
    Il presente documento è inserito nel Focus “Regolazione dei Trasporti” (sottosezione di “Mercato, Concorrenza e Regolazione“) a cura di Giovanni Nuzzi.
  • Corte di Giustizia UE: gli stati nazionali possono ampliare i diritti del broadcaster per la trasmissione in diretta di un incontro sportivo sul web

    "L’articolo 3, paragrafo 2, della direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione, deve essere interpretato nel senso che esso non osta ad una normativa nazionale che estende il diritto esclusivo degli organismi di radiodiffusione di cui a detto articolo 3, paragrafo 2, lettera d), riguardo ad atti di comunicazione al pubblico che potrebbero costituire trasmissioni di incontri sportivi realizzate in diretta su Internet, come quelli di cui trattasi nel procedimento principale, a condizione che siffatta estensione non pregiudichi la tutela del diritto d’autore". Così la Corte di Giustizia dell'unione Europea con una sentenza del 26 marzo 2015. La Corte era stata chiamata a decidere sulla controversia tra la C More Entertainment AB e il sig. Linus Sandberg in merito all’inserimento da parte di quest’ultimo, su un sito Internet, di collegamenti ipertestuali selezionabili grazie ai quali chi vi navigava poteva accedere alla trasmissione in diretta, su un altro sito, di partite di hockey su ghiaccio senza dover versare l’importo in denaro richiesto dal gestore dell’altro sito. "Né l’articolo 3, paragrafo 2, della direttiva 2001/29, né qualsiasi altra disposizione di quest’ultima - sottolinea la Corte - indicano che il legislatore dell’Unione abbia inteso armonizzare e conseguentemente prevenire o eliminare eventuali differenze tra le legislazioni nazionali, con riferimento alla natura e all’ampiezza della tutela che gli Stati membri potrebbero riconoscere ai titolari di diritti previsti in tale articolo 3, paragrafo 2, lettera d), riguardo a taluni atti, come quelli di cui trattasi nel procedimento principale, che non sono espressamente previsti in quest’ultima disposizione". Inoltre, "risulta dal considerando 16 della direttiva 2006/115, che ha sostituito la direttiva 92/100, che agli Stati membri dev’essere riconosciuta la possibilità di prevedere, per i titolari di diritti connessi con il diritto d’autore, disposizioni che istituiscono una tutela più estesa di quella prevista dalla direttiva 2006/115 in ordine alla radiodiffusione e alla comunicazione al pubblico". Nella sentenza si evidenzia così che "l’articolo 8 di tale direttiva, intitolato «Radiodiffusione e comunicazione al pubblico», dichiara al suo paragrafo 3, in particolare, che gli Stati membri devono prevedere, per gli organismi di radiodiffusione, il diritto esclusivo di autorizzare o vietare la diffusione delle loro trasmissioni via etere, nonché la comunicazione al pubblico delle loro trasmissioni qualora tale comunicazione venga effettuata in luoghi accessibili al pubblico mediante pagamento di un diritto d’ingresso. Si deve quindi constatare che la direttiva 2006/115 riconosce agli Stati membri la facoltà di prevedere disposizioni che istituiscono una tutela più estesa, con riferimento alla radiodiffusione e alla comunicazione al pubblico di trasmissioni effettuate da organismi di radiodiffusione, di quelle che devono essere attuate in conformità all’articolo 8, paragrafo 3, di tale direttiva". "Siffatta facoltà- afferma la Corte - implica che gli Stati membri possono concedere agli organismi di radiodiffusione il diritto esclusivo di autorizzare o vietare atti di comunicazione al pubblico di loro trasmissioni, effettuati in un contesto diverso da quello previsto all’articolo 8, paragrafo 3, e segnatamente di trasmissioni alle quali chiunque può avere accesso dal luogo prescelto, tenendo ben presente che siffatto diritto non deve, come previsto dall’articolo 12 della direttiva 2006/115, in nessun caso pregiudicare la tutela del diritto d’autore. Ne consegue che l’articolo 3, paragrafo 2, della direttiva 2001/29 va interpretato nel senso che non pregiudica detta facoltà degli Stati membri, riconosciuta all’articolo 8, paragrafo 3, della direttiva 2006/115, in combinato disposto con il considerando 16 di quest’ultima, di concedere agli organismi di radiodiffusione il diritto esclusivo di autorizzare o vietare gli atti di comunicazione al pubblico di loro trasmissioni a condizione che siffatta tutela non incida negativamente su quella del diritto d’autore". Di seguito il testo della sentenza.
    Link alle opere protette, la Corte di Giustizia Europea li autorizza. Ma solo per contenuti disponibili in accesso libero su un altro sito
    30 marzo 2015
  • Direttiva 2011/83/UE sui diritti dei consumatori: le novità proposte dallo schema di decreto legislativo di recepimento

    di Martina Provenzano* Attraverso il comunicato stampa del 6 febbraio scorso la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha reso noto di aver approvato, in via definitiva, lo schema di decreto legislativo per il recepimento della direttiva 2011/83/UE sui diritti dei consumatori, sul quale sono già stati acquisiti i pareri delle commissioni parlamentari competenti. La direttiva 2011/83/UE ha attuato l’idea di una disciplina comune europea dei contratti e delle obbligazioni già elaborata con i Principi di diritto europeo dei contratti (PECL) e con il Code européen des contrats; infatti,l’armonizzazione della disciplina sulla protezione dei consumatori, e il suo relativo rafforzamento, è stato ritenuto prodromico al potenziamento delle vendite transfrontaliere a distanza e, di conseguenza, funzionale al rafforzamento del mercato interno europeo (art. 169, par. 1 e 2 lett. A), TFUE). In attuazione della direttiva in commento il decreto legislativo, parzialmente modificando il Codice del consumo, disciplinerà gli obblighi di informazione forniti nei contratti a distanza e nei contratti negoziati al di fuori dei locali commerciali, esclusi i contratti di lavoro, quelli relativi ai diritti di successione e al diritto di famiglia, quelli relativi alla costituzione e allo statuto di società e agli accordi di partenariato. Inoltre, fermi restando gli obblighi di informazione previsti dalla direttiva 2006/123/CE (direttiva sui servizi del mercato interno) e dalla direttiva 2000/31/CE (direttiva sul commercio elettronico), la direttiva sui diritti dei consumatori impone una revisione della disciplina del diritto di recesso. In modifica dell’art. 65, cm. 2, Cod. consumo, il decreto legislativo aumenterà a quattordici giorni il periodo di tempo concesso al consumatore per esercitare il diritto di recesso, termini che verranno computati dal momento dall’apprensione materiale del prodotto ovvero dell’ultimo lotto o pezzo; analogamente, verrà innalzato a dodici mesi il periodo entro il quale viene prorogato il termine per recedere in caso di mancata o inadeguata informazione del consumatore prima della conclusione del contratto. Sulla base della disposizione della direttiva che descrive le modalità di esercizio del diritto di recesso come libere, purché idonee a rendere la dichiarazione inequivocabile, il legislatore nazionale ha optato per il modello standard di recesso, al riguardo bisognerà però attendere per  valutare se, e in che modo, è stato ritenuto opportuno altresì emanare obblighi aggiuntivi di informazione (art. 5, §4, dir. 2011/83/UE) in modifica dell’art. 67-quater, cm. 2, Cod. consumo; in tal senso gli obblighi di informazione, nella visione europea, sembrano potersi profilare, ad oggi definitivamente, come parte della disciplina generale del contratto di consumo. Dal recesso del contratto deriverà poi il diritto del consumatore ad ottenere il rimborso di tutti i pagamenti effettuati, compresi quelli relativi alle spese di consegna, proporzionalmente diminuito nel caso in cui il consumatore abbia utilizzato i beni in quanto necessario per stabilirne natura, caratteristiche e funzionamento. Solamente attraverso la lettura del testo approvato potrà evincersi, invece, se e quali siano state le eccezioni al diritto di recesso opzionate e ammesse dalla direttiva (v. Considerando 49). Un ruolo determinante sarà rivestito dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, chiamata a vigilare e a sanzionare eventuali pratiche commerciali scorrette: non altrettanto certe sono al momento le scelte in ordine al tipo di sanzioni e di provvedimenti adottabili dall’Autorità in relazione ai quali la direttiva europea sembra tacere. Infine, si segnala la tempestività del legislatore, avuto riguardo al fatto che i termini previsti dalla direttiva per rendere cogenti gli atti normativi di attuazione erano stati fissati al 13 giugno 2014. * dottoranda di ricerca in “Categorie giuridiche e nuove tecnologie” presso l’Università Europea di Roma
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    19 febbraio 2014
  • Direttiva 2012/34/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 21 novembre 2012 che istituisce uno spazio ferroviario europeo unico (rifusione)

    Il 21 novembre 2012, il Parlamento Europeo ed il Consiglio dell'Unione Europea hanno adottato la direttiva 2012/34/UE "che istituisce uno spazio ferroviario europeo unico (rifusione)". La direttiva (il cd "recast" del "primo pacchetto ferroviario") ha "rifuso" e "riunito" in un unico atto la direttiva 91/440/CEE del Consiglio, del 29 luglio 1991, relativa allo sviluppo delle ferrovie comunitarie, la direttiva 95/18/CE del Consiglio, del 19 giugno 1995, relativa alle licenze delle imprese ferroviarie e la direttiva 2001/14/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2001, relativa alla ripartizione della capacità di infrastruttura ferroviaria e all’imposizione dei diritti per l’utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria, introducendo, altresì, ulteriori modifiche alla disciplina europea dei trasporti ferroviari. La Direttiva 2012/34/UE andrà recepita entro il 16 giugno 2015. Detto termine è anticipato per alcune attività (in particolare, gli Stati membri devono entro 16 dicembre 2014, predisporre "una strategia indicativa di sviluppo dell’infrastruttura ferroviaria al fine di soddisfare le esigenze future in materia di mobilità in termini di manutenzione, rinnovamento e sviluppo dell’infrastruttura sulla base di un finanziamento sostenibile del sistema ferroviario. Tale strategia comprende un periodo di almeno cinque anni ed è rinnovabile". Il presente documento è inserito nel Focus "Regolazione dei Trasporti" (sottosezione di "Mercato, Concorrenza e Regolazione") a cura di Giovanni Nuzzi. 10 agosto 2014
  • Direttiva enforcement Antitrust e Ip, le slide della Prof.ssa Falce al convegno Aida

    Di seguito le slide che hanno accompagnato l'intervento della Prof.ssa Valeria Falce in occasione del XXVII convegno Aida su La direttiva enforcement antitrust (e la direttiva enforcement IP), che si è svolto a Milano il 15 maggio scorso. “Diritti e benessere del consumatore nell’ecosistema digitale”: report, audio e materiali del convegno presso l’Agcm 19 maggio 2015
  • Direttiva sulle società di gestione collettiva: in attesa dell'approvazione del Consiglio, l'Italia si prepara al recepimento

    di Maria Letizia Bixio Pur se nella foga i media gridano all’approvazione, l’iter relativo alla Direttiva sulle società di gestione collettiva, (Directive on collective rights management and multi-territorial licensing of musical works for online) è ancora in attesa di formale approvazione da parte del Consiglio europeo, dopo l’approvazione di mercoledì all’Europarlamento, con 640 voti favorevoli, 18 voti contrari e 22 astensioni. L’approvazione al Consiglio è prevista per fine marzo 2014, e da quel momento i Paesi membri avranno 24 mesi di tempo per procedere al recepimento nella legislazione nazionale. Il Commissario Ue al Mercato Interno Michel Barnier ha dichiarato ottimista che “La Direttiva faciliterà l'ingresso sul mercato europeo dei piccoli fornitori innovativi, contribuirà a una maggiore distribuzione e aumenterà l'offerta di musica online per gli utenti. La Direttiva rafforza e migliora in generale la governance e la trasparenza delle società di gestione collettiva. Darà, per esempio, ai titolari dei diritti la possibilità d'essere più coinvolti nel processo decisionale del management collettivo, di fissare i requisiti minimi relativi alla struttura di governance delle società di collecting e garantirà il pagamento puntuale delle royalties ai titolari dei diritti”. Tante le questioni affrontate dopo la Proposta di direttiva licenziata dalla Commissione europea l’11 luglio 2012, con l’intento di fissare gli obiettivi orientativi in materia di società di gestione collettiva. In primis, l’indicazione di quegli interventi necessari per armonizzare le attività tra collecting europee, nonché di alcuni principi determinanti già precedentemente fissati dalla decisione CISAC (cit. COMP/C2/38.698-CISAC Unreported July, 2008). La proposta di direttiva rientrava nella strategia della Commissione europea 2011 sugli IPR del (Communication “A Single Market for Intellectual Property Rights Boosting creativity and innovation to provide economic growth, high quality jobs and first class products and services in Europe”) ed è riuscita a mettere in chiaro alcuni aspetti determinanti  per ottenere l’armonizzazione della governance, attraverso l’introduzione di obblighi di informazione più rigorosi e la volontà di assicurare maggiori garanzie e trasparenza per gli iscritti e gli utilizzatori dei repertori delle collecting societies attraverso il rafforzamento del controllo delle attività da parte dei titolari di diritti, in modo da incentivare l’offerta di servizi migliori e più innovativi. In tal senso, l’intervento diretto dei titolari dei diritti nella gestione è stato ritenuto fondamentale al fine di una più rapida e diretta remunerazione. Altrettanto rilevante la sezione dedicata alle modalità di sviluppo delle licenze multi-territoriali e multi-repertorio, ove la concessione di licenze di diritti d’autore multiterritoriali per l'utilizzo su internet delle opere musicali, per sua stessa natura internazionale, è limitato dalla dimostrazione da parte dei soggetti proponenti, di avere le capacità tecniche necessarie per svolgere tali attività in modo efficace. Ne deriverebbero vantaggi per gli autori, per i fornitori di servizi e anche per gli utenti. In tutta evidenza le nuove regole insistono particolarmente sul miglioramento qualitativo della gestione dei repertori,  imponendo, ad esempio, di versare i compensi ai membri più rapidamente, di garantire chiarezza riguardo alle entrate derivanti dalla gestione dei diritti, di elaborare annualmente una relazione di trasparenza e di comunicare informazioni supplementari direttamente ai titolari dei diritti e ai partner commerciali. Premesso che la direttiva trova applicazione solo nei confronti delle società di gestione stabilite sul territorio dell’Unione europea, restano di talché esclusi gli eventuali accordi tra una collecting stabilita in Europa ed una stabilita in territorio extra-europeo, dubbia dunque la portata della direttiva sugli ordinamenti internazionali. Nel silenzio della norma, incerte anche le procedure di risoluzione delle controversie tra società di gestione appartenenti a paesi diversi. Quanto alla semplificazione del rilascio delle licenze necessarie per la diffusione di opere musicali online in tutta l’UE, gli organismi di gestione collettiva, che di per sé non rilasciano le licenze di copyright a più di un Paese, potranno chiedere a un'altra organizzazione analoga di rappresentare il loro repertorio. Grazie alle nuove norme, dunque, gli organismi di gestione collettiva dovranno amministrare il repertorio di terzi alle stesse condizioni che applicano ai propri repertori. Per la concessione di licenze multi-territoriali per i diritti on-line di opere musicali, si impone alle società di gestione, che già rilasciano tali licenze, di accettare obbligatoriamente il mandato da parte delle società di gestione che, al contrario,  non intendono concedere le licenze multi territoriali sulle opere dei propri autori. Non bene equilibrato il citato obbligo nel caso in cui la società di gestione collettiva mandante, non solo non possa, ma non voglia concedere  le suddette licenze. Dubbi anche sugli effetti degli accordi non esclusivi che le società di gestione possono stipulare per la concessione di licenze multi territoriali. In questo modo, infatti, più società di gestione potrebbero disporre dello stesso repertorio, generando così una concorrenza impropria, pericolosamente non a beneficio dei titolari dei diritti ma degli utilizzatori, che in tutta evidenza si rivolgeranno alla società di gestione che offre le condizioni più convenienti! Apprezzabile, infine, il riferimento alla buona fede quale principio che dovrebbe guidare le trattative degli Organismi di gestione collettiva con gli utenti,  con applicazione di tariffe stabilite in base a criteri oggettivi e non discriminatori. Importante, altresì, l’imposizione per gli utilizzatori dell’onere di fornire, entro un termine ragionevole, le informazioni in loro possesso su l'uso dei diritti, categorie di diritti, categorie di opere o di altri materiali che gli organismi di gestione collettiva rappresentano e la possibilità, per gli Stati membri, di introdurre la fatturazione congiunta. Ultima riflessione in generale sulla direttiva nella stesura in corso di approvazione è la presenza di un articolato eccessivamente dettagliato, trattandosi di direttiva e non di regolamento. La mancanza di principi e criteri generali a fronte della presenza di obblighi ben dettagliati, renderà ingrato il compito del legislatore nazionale in sede di recepimento. Immagine in home page: Treccani.it 7 febbraio 2014
  • Eu cooperation for enforcement of consumer legislation - Roma, 7-8 luglio 2014

    Conferenza nell’ambito del turno di presidenza del semestre europeo dedicata all’importanza dell’azione di coordinamento tra le varie autorità comunitarie in materia di tutela del consumatore Nei giorni 7 e 8 luglio 2014 l’Autorità Antitrust ospiterà presso la sua sede un importante evento inserito nel calendario degli appuntamenti per il turno di presidenza del semestre europeo: due sessioni di studi e approfondimenti con i maggiori esperti europei del settore dedicate all’importanza dell’azione di coordinamento tra le varie autorità comunitarie in materia di tutela del consumatore in un contesto normativo rafforzato dal recepimento della direttiva Ue Consumer Rights che riconosce nuove opportunità e tutele per i consumatori soprattutto nella contrattazione a distanza. "Nell’era delle transazioni via internet - spiega l'Agcm - è infatti necessario che l’enforcement delle regole a tutela del consumatore venga reso più efficace da una cooperazione flessibile, moderna, ma al tempo stesso più intensa, in grado di far fronte alle sfide derivanti dal diffondersi di pratiche commerciali transfrontaliere. Il consumatore deve avere fiducia nell’e-commerce ed essere messo al riparo dalle insidie che si nascondo in questa forma di contrattazione". Al meeting del 7-8 luglio parteciperanno numerosi esponenti dei governi e delle autorità comunitarie che si occupano di tutela dei consumatori, oltre al Presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, al sottosegretario allo Sviluppo Economico, Simona Vicari, al Commissario europeo per la Tutela dei consumatori, Neven Mimica e al viceministro tedesco Gerd Billen. I lavori della Conferenza inizieranno alle ore 15 del 7 luglio e si concluderanno alle 13 del giorno successivo. Per dare la più ampia diffusione possibile a questa nuova forma di tutela del consumatore, l’Antitrust ha raggiunto un accordo con il Dipartimento Editoria della Presidenza del Consiglio, d’intesa con la Commissione Europea, per la programmazione di alcuni spot informativi sui canali Tv e Radio della Rai (disponibili anche sul sito www.agcm.it), messaggi che sono partiti pochi giorni fa e proseguiranno anche nelle prossime settimane. "Si tratta - prosegue l'Authority - di un semplice e immediato messaggio, analogo a quelli nelle altre lingue, che la Commissione Europea ha messo a punto proprio per sensibilizzare i cittadini sulle nuove garanzie a cui possono accedere per evitare di essere vittime di pratiche commerciali scorrette e pubblicità ingannevole, in primo luogo nel settore delle comunicazioni digitali. Altre iniziative sono state avviate dalla Commissione Europea in tutti i 28 paesi, attraverso il web, la cartellonistica e la comunicazione diretta agli operatori dell’informazione". Durante una conferenza stampa che si terrà il giorno 7 luglio alle ore 12 presso la sede a Roma della Rappresentanza Italiana dell’Unione Europea, e alla quale parteciperanno il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella e il Commissario Europeo Neven Mimica, verranno proiettati lo spot in onda sulla televisione pubblica, mostrati i sei principali poster della campagna informativa diretta ai consumatori italiani e illustrate tutte le novità in materia di tutela dei consumatori. Per accreditarsi all'evento è necessario scrivere alla email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. La direttiva Consumer Rights La direttiva europea coglie molti aspetti della vita quotidiana di milioni di persone. In particolare viene sostituita integralmente la parte del Codice, dall'articolo 45 all'articolo 67, che riguarda i contratti negoziati sia dentro che fuori dai locali commerciali, i contratti a distanza, il nuovo regime sanzionatorio e la disciplina rimborsi "accelerati" del diritto di recesso. La direttiva introduce anche nuovi obblighi informativi precontrattuali. Il consumatore deve ricevere informazioni che riguardano il venditore (compreso un recapito telefonico per un contatto rapido), il bene acquistato, le modalità di pagamento, il diritto di recesso e la garanzia legale. La novità più importante per l'acquirente è quella sul diritto di ripensamento nei contratti conclusi a distanza e fuori dai locali commerciali: il consumatore senza dover fornire alcuna giustificazione al venditore, qualora reputi che il bene acquistato non lo soddisfa oppure non ha le caratteristiche richieste, ha un termine più ampio, dagli attuali 10 giorni a 14 giorni, per esercitare il diritto di recesso. E nel caso in cui il consumatore non sia stato preventivamente informato sul diritto al ripensamento, il recesso viene esteso a ben dodici mesi. In caso di recesso, il venditore ha un numero inferiore di giorni (dagli attuali 30 a 14 giorni) per restituire le somme versate dal consumatore. Quest'ultimo invece disporrà di più tempo -14 giorni invece che 10 - per restituire il bene. Ecco in sintesi le principali novità. - Si avranno a disposizione più giorni per il recesso dal contratto e tempi più stretti per avere indietro le somme versate. - Ci saranno più giorni a disposizione per il ripensamento di fronte a un acquisto incauto o insoddisfacente e tempi più stretti per ottenere indietro la somma pagata. - Il venditore sarà ritenuto responsabile del danneggiamento o della perdita del bene fino a quando non lo avrà consegnato materialmente nelle mani dell'acquirente. - Scatteranno nuove regole che disciplineranno i contratti conclusi a distanza, ad esempio al telefono, e fuori dai locali commerciali: il venditore sarà sempre obbligato a far confermare al consumatore l'offerta.  
  • Il recepimento della Direttiva sul private enforcement tra rischi e opportunità

    di Valeria Falce

    Del recepimento della Direttiva sul private enforcement (Dir. 2014/104/UE) si discute da mesi e anche in Italia fervono i lavori per garantirne l’attuazione in tempi rapidi.

    La strada da intraprendere è chiaramente tracciata dal Legislatore comunitario e consiste nel realizzare un più efficace coordinamento tra gli ordinamenti nazionali in materia di risarcimento del danno antitrust. Come pure è chiaramente delineato il metodo da seguire, incentrato sulla necessità di ricomporre l’asimmetria informativa che normalmente sconta chiunque (impresa, consumatore o autorità pubblica) subisca un danno derivante da un illecito concorrenziale.

    Tuttavia, in assenza di adeguati pesi e contrappesi, queste buone intenzioni rischiano di tradursi in misure di over detterence.

    La Direttiva, ad esempio, riconosce la vincolatività delle decisioni antitrust (solo per quelle di condanna) per il giudice civile che dunque può dare per provati i fatti e il disvalore del comportamento censurato; introduce un poderoso sistema di presunzioni, che rischia di creare un automatico collegamento tra la decisione assunta dall'autorità di concorrenza, l'idoneità a determinare un danno e il suo trasferimento a valle; ancora, alleggerisce gli oneri di allegazione che incombono sulla parte che deve dimostrare di aver subito un pregiudizio risarcibile; introduce lo strumento della discovery che allarga le chance di "divulgazione" delle prove; infine, incentiva il ricorso alla (più agevole) via liquidativa per la quantificazione del danno, con possibili implicazioni opportunistiche.

    Insomma, se non sorvegliato e correttamente recepito, il lodevole sforzo compiuto in sede UE rischia di rovesciare la situazione di sbilanciamento che si proponeva di risolvere.

    E ciò tanto più che mentre alcune delle misure e procedure delineate sono difficilmente riconciliabili con regole e principi nazionali, altre sono rimesse alle stesse legislazioni per le concrete modalità e gradazione di attuazione.

    Pur nel vigore di noti principi di efficacia ed effetto utile, e nonostante alcune previsioni impongano un recepimento talle quelle, la sfida da raccogliere consiste nel superare la frammentazione dei sistemi nazionali e nello scongiurare rischi di arbitraggio e forum shopping tali da indurre ad avviare un’azione sulla base delle tutele e garanzie accordate.

    Se poi i responsabili dell'infrazione risiedono in Stati diversi e nelle diverse giurisdizioni si applicano regole diverse (ad es. in tema di accesso alle prove o anche di privilegio legale) non si può escludere che gli esiti delle azioni intraprese e i danni liquidati possano variare anche in maniera significativa.

    Ad esempio, in tema di privilegio legale una forma di tutela esiste già negli Stati membri e si articola, da un lato, nel divieto per il professionista legale di rivelare le comunicazioni utili ai fini della formazione della prova nei procedimenti giurisdizionali e, dall’altro, nell’impossibilità per le autorità giurisdizionali ed amministrative di potervi accedere ed utilizzarle, salvo il consenso del soggetto sottoposto al procedimento.

    Ne dovrebbe conseguire sia la legittimità dell’opposizione del rifiuto ad un ordine di divulgazione da parte dell’autorità interessata sia la non ammissibilità delle stesse come prova nel caso in cui tali comunicazioni siano state acquisite contro la volontà dell’interessato.

    La convergenza tra gli Ordinamenti è però incompleta. E così oggi il privilegio legale opera tendenzialmente ma non esclusivamente nell’ambito del rapporto tra il cliente e l’avvocato, che fornisce un servizio di collaborazione all’amministrazione della giustizia. Si estende in genere a tutta la corrispondenza oggetto di scambio tra impresa e avvocato dall’apertura del procedimento in poi, nonché a quella anteriore che presenti elementi di connessione con l’oggetto del procedimento e che sia stata ricevuta o inviata da avvocati esterni indipendenti ed abilitati alla professione forense in uno degli Stati membri. Si allarga altresì alle note interne meramente riproduttive di comunicazioni e pareri giuridici provenienti da avvocato esterno e persino ai documenti preparatori redatti esclusivamente al fine di chiedere un parere giuridico all’avvocato esterno. Viceversa, la garanzia della segretezza non copre i fatti alla base e oggetto delle comunicazioni per il solo fatto di essere stati comunicati al legale, i quali, dunque, possono essere utilizzati come prova e opposti alla persona sottoposta al procedimento qualora siano divenuti noti in altra maniera.

    Tendenzialmente nemmeno la corrispondenza con l’avvocato interno (c.d. in-house lawyer) beneficia del privilegio legale perché:

    1) lo scambio non avviene nell’ambito del diritto alla difesa del cliente e poggia su un rapporto di impiego;

    2)l’“indipendenza” rispetto all’impresa è condicio sine qua non per partecipare alla corretta amministrazione della giustizia e fornire assistenza legale.

    Infine, il trattamento confidenziale tende a riguardare le sole interlocuzioni tra cliente e avvocato, lasciando scoperte i pareri e le note predisposte per l’avvocato, vuoi da collaboratori vuoi da consulenti in situazioni in cui un successivo contenzioso giudiziale sia probabile.

    Insomma, su questo come su altri lineamenti persistono ampie zone di disomogeneità e disallineamento negli Stati membri che rischiano di interferire sull’obiettivo stesso perseguito dal Legislatore comunitario, consistente appunto nel rafforzare il coordinamento tra gli strumenti a tutela della concorrenza offerti dagli Ordinamenti.

    Nella fase di recepimento della Direttiva 2014/104/UE, che si è aperta, si schiude un’opportunità preziosa. Per il Legislatore, quella di contribuire attivamente all’allineamento delle norme sostanziali e delle garanzie a tutela delle parti, così da garantire una effettiva armonizzazione. Per le autorità di concorrenza di concorrenza in generale e all’Antitrust in particolare, quella di svolgere una insostituibile funzione: di filtro e cerniera tra principi generali e fattispecie concrete, allo scopo di contribuire a salvaguardare i principi di proporzionalità e bilanciamento all'insegna di una effettiva tutela giurisdizionale dei diritti soggettivi riconosciuti dall’Unione.

    L'approfondimento di questi aspetti sarà uno dei cardini del convegno "Verso il recepimento della Direttiva 2014/104/UE sul risarcimento del danno antitrust",previsto a Roma il prossimo 11 settembre (di seguito il programma).

    Locandina Convegno 11 settembre 2015

    7 settembre 2015

  • La direttiva Consumer Rights: impianto sistematico della direttiva di armonizzazione massima - Roma

  • La direttiva Consumer Rights: impianto sistematico della direttiva di armonizzazione massima - Roma, 28 aprile 2015

  • La direttiva enforcement antitrust (e la direttiva enforcement IP) - Milano

    Consulta il programma

  • La direttiva enforcement antitrust (e la direttiva enforcement IP) - Milano, 15 maggio 2015

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  • La gestione collettiva dei diritti d’autore e connessi all’indomani della Direttiva Europea 2014/26 EC