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  • "Governance di Internet ed efficienza delle regole: verso il nuovo regolamento europeo sulla privacy" - Roma

    Giovedì 13 novembre 2014

    ore 14

    Sala Spazio Europa

    via IV Novembre, 149

    Roma

    Il regolamento generale in materia di protezione dei dati personali, la cui approvazione è prevista per il prossimo Consiglio europeo Giustizia e affari interni del 4-5 dicembre prossimi, si propone di armonizzare la normativa europea in tema di privacy, adottando regole comuni per tutti gli Stati membri al fine di superare l'estrema frammentazione e disomogeneità con cui sono state recepite in passato le direttive in materia. Alcuni aspetti di particolare interesse del testo attualmente in discussione riguardano i dati pseudonimi, le informazioni sulla profilazione, l'analisi dei rischi e la valutazione dell'impatto in materia di trattamento dei dati, il tema del diritto all'oblio, i codici di condotta e le Autorità di controllo. Ed è con l'aiuto di giuristi che si indagherà lo stato dell'arte delle suddette questioni in vista delle ormai imminenti scadenze istituzionali durante “Governance di Internet ed efficienza delle regole: verso il nuovo regolamento europeo sulla privacy”, convegno previsto per giovedì 13 novembre a Roma ed organizzato dall'Accademia Italiana per il Codice di Internet. La relazione introduttiva sarà curata dal Prof. Alberto Gambino, Presidente dell'Accademia, e la moderazione affidata a Francesco Di Mario, Capo servizio Economia del Tg1. A seguire il keynote speech del Prof. Stefano Rodotà, Presidente della Commissione per i diritti e i doveri relativi ad Internet presso la Camera dei Deputati, prima degli interventi di Antonello Soro, Garante per la Protezione dei Dati Personali, dell'On. Lorenza Bonaccorsi, membro della Commissione Parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, dell'On. Michele Meta, Presidente della Commissione Trasporti, Poste e Comunicazioni presso la Camera dei Deputati, e di Anna Masera, Responsabile della comunicazione presso la Camera dei Deputati. Le relazioni accademiche saranno invece aperte da "La privacy: meno regole, più diritto" del Prof. Salvatore Sica(Università di Salerno). Subito dopo interverranno il Prof. Giorgio Resta (Università di Bari) con "Cooperazione e competizione regolatoria nei rapporti EU-US: la Proposta di Regolamento alla luce del c.d. Datagate" e la Prof.ssa Valeria Falce (Università Europea di Roma) con "One stop shop ed efficienza dell'azione di vigilanza", mentre il Prof. Oreste Pollicino (Università Bocconi) presenterà una relazione dal titolo "Interpretazione o manipolazione? Ovvero il senso della Corte di giustizia per la protezione dei dati personali nelle decisioni Google Spain e Digital Rights Ireland". L'evento avrà luogo, a partire dalle ore 14.00, presso la Sala "Spazio Europa", gestito dall'Ufficio d'informazione in Italia del Parlamento europeo e dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea. La partecipazione è gratuita previa richiesta all'indirizzo email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. L’evento si inquadra nell’ambito della ricerca PRIN “Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione come strumento di abbattimento delle barriere economiche, sociali e culturali”. Si attribuiscono 4 crediti per la formazione continua degli Avvocati e 5 crediti per la formazione continua dei Commercialisti. L'Accademia Italiana del Codice di Internet è un'Associazione scientifica senza fini di lucro che si pone come luogo di studio e di incontro di respiro internazionale nel quale esponenti del mondo universitario, delle istituzioni e della società civile contribuiscono alla lettura giuridica degli scenari del mercato delle comunicazioni e delle tecnologie digitali, nel complesso mondo di Internet, al fine di definire assetti regolatori equilibrati e rispettosi dei diritti degli utenti.
  • "Governance di Internet ed efficienza delle regole: verso il nuovo regolamento europeo sulla privacy", il 13 novembre a Roma presso la Sala Spazio Europa

    Giovedì 13 novembre 2014

    ore 14

    Sala Spazio Europa

    via IV Novembre, 149

    Roma

    atrio_epsIl regolamento generale in materia di protezione dei dati personali, la cui approvazione è prevista per il prossimo Consiglio europeo Giustizia e affari interni del 4-5 dicembre prossimi, si propone di armonizzare la normativa europea in tema di privacy, adottando regole comuni per tutti gli Stati membri al fine di superare l'estrema frammentazione e disomogeneità con cui sono state recepite in passato le direttive in materia. Il quadro giuridico attuale, secondo il legislatore europeo, non ha impedito la frammentazione delle modalità di applicazione della protezione dei dati personali nel territorio dell’Unione, e non ha eliminato l’incertezza giuridica e operativa per le autorità pubbliche e i soggetti economici, né la diffusa percezione nel pubblico che le operazioni online comportino notevoli rischi. Alcuni aspetti di particolare interesse del testo attualmente in discussione riguardano i dati pseudonimi, le informazioni sulla profilazione, l'analisi dei rischi e la valutazione dell'impatto in materia di trattamento dei dati, il tema del diritto all'oblio, i codici di condotta e le Autorità di controllo. Con l'aiuto di prestigiosi relatori si indagherà lo stato dell'arte delle suddette questioni in vista delle ormai imminenti scadenze istituzionali. L'Accademia Italiana del Codice di Internet è un'Associazione scientifica senza fini di lucro che si pone come luogo di studio e di incontro di respiro internazionale nel quale esponenti del mondo universitario, delle istituzioni e della società civile contribuiscono alla lettura giuridica degli scenari del mercato delle comunicazioni e delle tecnologie digitali, nel complesso mondo di Internet, al fine di definire assetti regolatori equilibrati e rispettosi dei diritti degli utenti. 1 novembre 2014
  • "L'Europa tradita. Lezioni dalla moneta unica" - Roma, 10 dicembre 2014

  • "La lezione di Roma per l’Europa", il Prof. Umberto Roberto su Il Mattino

    Umberto Roberto Il Mattino novembre 2015"Esiste un’inquietante analogia tra quello che la nostra Europa sta vivendo, attonita e sofferente, e quanto il mondo romano – un impero immenso che si estendeva dalla Britannia, al Mediterraneo fino alla Mesopotamia – visse per alcuni secoli alle sue frontiere”. Così il Professor Umberto Roberto, docente di storia romana all'Università europea di Roma, in un commento pubblicato nell'edizione del 28 novembre 2015 de Il Mattino. "È importante fare una prima, istruttiva distinzione", scrive: "I Romani, che molto riflettevano su come conservare il loro equilibrio, non credevano che gli imperi cadessero a causa di frontiere poco sicure. Non era una questione di barriere o muri più o meno fortificati. Temevano, piuttosto, che la decadenza arrivasse inesorabile quando non vi fossero buoni governanti a gestire il potere; e questo valeva tanto per i vertici, l’imperatore e i suoi diretti collaboratori, quanto per i funzionari locali, soprattutto nelle province di frontiera. Fin dall’inizio dell’impero, Augusto, che sulla pace fondò la legittimazione della sua monarchia, assunse personalmente il controllo delle frontiere. Stabilì che vi andassero uomini di sua fiducia, che rispondevano direttamente a lui delle loro azioni. Il buon governo, dunque, affidato a funzionari capaci era la prima efficace risposta a ogni problema che insorgesse ai più remoti angoli dell’impero. D’altra parte, immaginare le frontiere dell’impero romano con la visione otto-novecentesca dei confini nazionali è un errore storico da evitare. Le frontiere romane non erano baluardi invalicabili, e l’impero non era un mondo chiuso, impermeabile a ogni interferenza esterna". "I Romani - prosegue il Prof. Roberto - sentivano che il loro dominio dovesse abbracciare tutto il mondo abitato. Erano i signori dell’ecumene: per questo integravano i popoli vinti nel loro impero; per questo non potevano concepire il loro spazio come chiuso. In questa logica del confine la pace alle frontiere era garantita solo attraverso una cura costante dei rapporti con i popoli ancora al di fuori dell’impero. Occorreva attuare scelte politiche per vigilare costantemente sulla pace: occorreva parlare con le genti esterne, individuare mediatori, cercare per quanto possibile di evitare l’intervento militare. Certo, quando poi si passava alle armi, i Romani erano spietati e di una crudeltà senza pari. Ma anche questo faceva parte delle loro strategie di controllo della frontiera. Ed anzi, perfino nelle sue ore più drammatiche, l’impero romano offre una lezione molto istruttiva alla nostra attenzione. Per una serie di sfavorevoli circostanze, a metà del III secolo dopo Cristo lo stato millenario di Roma entrò in crisi profonda. La precarietà delle frontiere fu uno dei segni più drammatici dell’emergenza. Per lunghi anni Germania, Gallia, Siria furono sconvolte dalle incursioni violente di popoli esterni. Si arrivò sull’orlo del baratro. Poi, Roma trovò il modo di reagire al suo interno, attraverso una successione felice di imperatori-soldati che seppero dare una massiccia risposta militare. L’ultimo di questi imperatori, Diocleziano, fu il più grande. Celebrò il suo magnifico trionfo a Roma nel 303: con tanto sudore – queste sono le sue parole – era riuscito a restituire la pace all’impero. Ed in effetti, le frontiere dell’impero sembrarono di nuovo consolidate attraverso un imponente e serrato controllo militare. Ma non durò a lungo. A distanza di qualche decennio, si innescò la grande crisi del V secolo d.C., fatale per la sopravvivenza di un impero che si sentiva senza fine. Nell’arco di pochi anni masse imponenti di popolazioni che vivevano oltre le frontiere di Roma si misero in marcia verso lo spazio mediterraneo. Li muoveva la guerra, la fame, il terrore dell’annientamento. La vicenda dei Goti è emblematica. In fuga dagli Unni attraversarono il Danubio e vennero nell’impero da profughi. Fu tentata un’accoglienza con le risorse dell’epoca; ma i funzionari locali gestirono male l’emergenza umanitaria. I Goti si ribellarono e i Romani subirono ad Adrianopoli nel 378 una delle loro più gravi sconfitte. Anche l’imperatore, Valente, cadde sul campo. Fu allora, nell’emergenza più drammatica, che il nuovo principe, Teodosio, scelse la via della diplomazia e del dialogo. I barbari vengono insediati nei territori romani, purché li difendessero. Teodosio diviene amico dei Goti, coopta nobili e ufficiali nell’esercito e alla sua corte, favorisce matrimoni tra famiglie dei due popoli. Ma alla sua morte, nel 395, l’equilibrio salta di nuovo. I Goti si rimettono in marcia, questa volta all’interno dell’impero, e per quaranta lunghi anni seminano terrore e devastazione nei Balcani, in Italia, a Roma, che viene saccheggiata da Alarico nel 410. A loro si uniscono altri Germani che per scampare agli Unni avevano attraversato il Reno ghiacciato alla fine del 406. La scelta del governo romano d’Occidente di opporsi con le armi a queste ondate migratorie fu miope e inutile. Alla fine prevalse nuovamente la diplomazia, ma era troppo tardi. Iniziarono a formarsi i primi regni romano-barbarici, sulla carta alleati dei Romani, in realtà autonomi e indipendenti. Nel volgere di pochi decenni, nel 476 l’impero d’Occidente terminò per sempre. Dalla crisi di V secolo si salvò, invece, l’impero d’Oriente; e di nuovo la lezione di Roma può esserci di aiuto. A Constantinopoli vi furono ministri illuminati e capaci che seppero modulare l’uso moderato della forza con una attenta diplomazia, che passava anche attraverso la conoscenza e il dialogo con i popoli alle precarie frontiere del mondo romano". "Montesquieu - ricorda concludendo il Prof. Roberto - ripeteva spesso di amare la grandezza dei Romani ed esortava a studiare le loro imprese, perché i Romani nel bene e nel male sono sempre superiori. Gli Europei sono eredi di questa grande esperienza culturale e politica. Ma bisogna comprendere bene, e non superficialmente, la storia: perfino i Romani, nonostante la loro straordinaria potenza e la loro organizzazione, nulla poterono contro masse di disperati, in fuga dalla guerra, affamati, disposti a fatiche incredibili per garantire salvezza, cibo, futuro ai loro figli". 1 dicembre 2015
  • "Scienza 2.0", la Commissione Europea apre una consultazione pubblica sulla ricerca "basata sui dati e incentrata sulla persona"

    La Commissione europea ha avviato ieri una consultazione pubblica su "Scienza 2.0"; l'obiettivo dichiarato è quello di "valutare la tendenza verso un modo di fare ricerca e innovazione più aperto, basato sui dati e incentrato sulla persona. Chi fa ricerca - chiosa la Commissione - si serve di strumenti digitali per coinvolgere migliaia di persone, chiedendo agli interessati, per esempio, di segnalare se si ammalano di influenza in modo da poter monitorare e prevenire le epidemie. Gli scienziati mostrano inoltre la tendenza ad una maggiore apertura: condividono online i risultati già in una prima fase della ricerca, si confrontano e discutono il lavoro svolto per migliorarlo. Sempre più spesso le pubblicazioni scientifiche sono disponibili online gratuitamente. Si stima che il 90 per cento di tutti i dati disponibili al mondo sono stati generati negli ultimi due anni e che la produzione di dati scientifici cresce del 30 percento l'anno". La consultazione, che scadrà il 30 settembre e le cui specifiche sono disponibili sul sito web della Commissione intende quindi stabilire quanto il pubblico sia a conoscenza di queste tendenze e vi prenda parte, ma anche sondare in che misura "Scienza 2.0" abbia creato opportunità per rafforzare la competitività della scienza e della ricerca europee. [caption id="attachment_9283" align="aligncenter" width="720"]Modifiche in corso che incidono sull'intero ciclo di ricerca, dall'avvio alla valutazione e pubblicazione. Fonte: Commissione Europea Modifiche in corso che incidono sull'intero ciclo di ricerca, dall'avvio alla valutazione e pubblicazione. Fonte: Commissione Europea[/caption] Per Neelie Kroes, vicepresidente e Commissaria per l'Agenda digitale, "le tecnologie e gli strumenti digitali infondono una nuova trasformazione: migliorano la ricerca e l'innovazione, e le rendono più utili per i cittadini e la società. La scienza diventa sempre più digitale e aperta: un processo graduale e inarrestabile. Questa tendenza e la volontà di seguirne la scia non parte dal mondo politico ma dalla stessa comunità scientifica e accademica, che io sosterrò con determinazione". Dalle pubblicazioni scientifiche nell'ambito di Horizon 2020 in open accessall'avvio di un progetto pilota per l'accesso aperto ai dati della ricerca (Open Research Data), la Commissione sta gradualmente stimolando il trend che, a sua detta, "grazie alle tecnologie digitali permette di ovviare alle attuali carenze del settore scientifico, come per esempio il processo di pubblicazione dei dati scientifici lento e costoso, le critiche contro il sistema di revisione tra pari e la difficoltà di riprodurre i risultati della ricerca perché scarseggiano i dati riutilizzabili e riproducibili". Tutto ciò avviene in un contesto caratterizzato da importanti tendenze interconnesse:
    • un forte aumento della produzione scientifica e la tendenza all'apertura dell'informazione scientifica e della collaborazione tra ricercatori (collaborazione a distanza);
    • un aumento costante del numero di attori sulla scena scientifica (mai come oggi si conta il maggior numero di scienziati al mondo) e una maggiore partecipazione dei cittadini alla ricerca (direttamente, finanziandola o indirizzandola);
    • nuovi modi di fare scienza grazie alla disponibilità di banche dati di grandi dimensioni (il 90% di tutti i dati disponibili al mondo è stato generato negli ultimi due anni) e a una potenza di calcolo in costante aumento.
      "Scienza 2.0 - dichiara invece la Commissaria europea per la Ricerca, l'innovazione e la scienza Máire Geoghegan-Quinn- sta rivoluzionando la ricerca scientifica: dall'analisi e condivisione dei dati e delle pubblicazioni alla cooperazione interplanetaria. Per di più coinvolge i cittadini nel processo scientifico, che diventa sempre più trasparente ed efficace, ma pone anche problemi di integrità e qualità. Per questo vogliamo sapere cosa ne pensa la gente, come possiamo garantire che 'Scienza 2.0' evolva a beneficio dell'Europa". E se dati, piattaforme digitali e coinvolgimento delle persone sembrano essere le parole chiave dell'approccio di "Scienza 2.0", il richiamo ai problemi di integrità da parte della Commissaria Geoghegan-Quinn sembra quanto mai attuale. Basti pensare alla vicenda che negli ultimi giorni ha investito Facebook per via della manipolazione dei news feed di 700mila utenti che nel 2012, a loro insaputa, sono stati oggetto di in uno studio sulle emozioni di proporzioni enormi ma che solleva non pochi dubbi sulla liceità del metodo utilizzato dai ricercatori. 4 luglio 2014
  • "Senza tariffe di roaming 300 milioni di clienti in più per gli operatori europei". I risultati di uno studio della Commissione

    Il 94% degli utenti di Internet europei riduce l'utilizzo di piattaforme online e social network quando viaggia all'interno dell'Unione a causa delle tariffe applicate sul roaming internazionale, con le società di telecomunicazioni che si starebbero lasciando sfuggire un mercato di circa 300 milioni di utenti a causa delle attuali politiche dei prezzi, con effetti negativi per altre imprese, come quelle che producono app. A rivelarlo è un sondaggio condotto da Eurobarometro su 28mila cittadini. Mentre si espande rapidamente l’uso del cellulare nel proprio paese, soprattutto per collegarsi alla rete, secondo i risultati dell’indagine a causa dei prezzi del roaming:
    • il 47% degli utenti non userebbe mai il cellulare per collegarsi a internet in un altro paese dell’UE;
    • solo 1 utente su 10 consulterebbe le e-mail come se fosse a casa;
    • più di un quarto degli utenti semplicemente spegne il cellulare quando viaggia all’interno dell’UE;
    • milioni di persone inviano SMS, invece di spendere per telefonare.
      Mentre l’economia europea delle app è in piena espansione, i costi del roaming a detta della Commissione sarebbero un freno per questo nuovo settore, danneggiando in particolare le applicazioni che riguardano le guide di viaggio, le mappe e le foto. E i consumatori riducono l’uso del cellulare non soltanto quando sono all’estero: anche nel suo stesso paese il 70% degli utenti che telefona in altri Stati dell’UE limita le chiamate a causa dei costi. Telefonare nell’UE L’indagine commissionata dalla Commissione europea rivela che il 28% di coloro che viaggiano nell’UE spegne il telefono cellulare quando si reca in un altro paese. Soltanto l’8% dei viaggiatori chiama con il cellulare all’estero usandolo come se fosse a casa, mentre 3 utenti su 10 non usano mai il cellulare quando sono in viaggio in un altro paese. Meglio un SMS che una telefonata Quando si trovano all’estero, le persone che inviano SMS sono un po’ più numerose di quelle che telefonano: 2 su 10 inviano SMS come se fossero nel loro paese. L’indagine denuncia che un quarto dei viaggiatori non invia mai SMS quando si reca in un altro paese dell’UE. All’estero la connessione a internet dal cellulare viene disattivata Le cifre relative alla connessione a Internet con il cellulare all’estero sono ancora più incisive. Il 47% degli intervistati, cioè la maggioranza, non userebbe mai il cellulare per leggere le e-mail e andare su internet in un altro paese dell’UE; soltanto 1 utente su 10 consulterebbe le e-mail come se fosse nel suo paese e soltanto 1 su 20 utilizzerebbe i media sociali come se fosse a casa. Inoltre, rispetto ai viaggiatori occasionali (16%), è più probabile che proprio i viaggiatori abituali (33%) disattivino il traffico dati del cellulare quando sono in roaming. L’indagine giustifica questo divario così ampio con il fatto che i viaggiatori più assidui sono meglio informati sui costi reali del traffico dati in roaming in Europa rispetto a coloro che viaggiano meno spesso. Eppure, grazie ai regolamenti in vigore in materia di roaming e a prezzi più bassi, in tutta l’UE abbiamo assistito, a partire dal 2008, a un incremento sorprendente dell’uso del traffico dati in roaming pari al 1.500%. Tenendo conto del fatto che anche nei paesi di origine si assiste a una crescita della diffusione e dell’uso dei servizi di traffico dati, preoccupa il fatto che molti utenti riducano l’uso di tali servizi, il che dimostra che si sta sprecando un’opportunità di crescita per l’emergente economia delle app e per gli operatori di telefonia mobile. Servizi di telecomunicazione nell’UE accessibili a tutti Il tema è al centro della proposta legislativa della Commissione per un Continente connesso (MEMO/13/779), nella quale si chiede ai legislatori dell’UE di realizzare un mercato unico della telefonia e della navigazione su Internet. L’obiettivo è escogitare una combinazione di incentivi di mercato e di obblighi normativi che induca gli operatori della telefonia mobile a estendere le offerte e i piani tariffari nazionali per permettere ai loro clienti, entro il 2016, di utilizzare il cellulare o lo smartphone in tutti i paesi dell’UE alle tariffe nazionali (“parla ovunque come a casa”). La normativa adottata nel 2012 prevede che i clienti abbiano anche diritto, a partire da luglio 2014, ad abbandonare il loro operatore nazionale quando vanno all’estero per passare o a un operatore del paese visitato che offre servizi di roaming meno costosi, o a un fornitore di roaming concorrente del paese di origine, senza cambiare la scheda SIM. “Le cifre dello studio - commenta Neelie Kroes, Vicepresidente della Commissione europea - sono francamente impressionanti. È evidente che dobbiamo completare l’opera eliminando i costi del roaming. I consumatori riducono all’osso l’uso del cellulare, comportamento che non ha alcun senso nemmeno dal punto di vista delle compagnie telefoniche. Non è soltanto un braccio di ferro tra vacanzieri e società di telecomunicazioni - ha proseguito - perché gravando milioni di imprese di costi supplementari e facendo perdere profitti alle società che producono app, il roaming non ha senso in un mercato unico, è una follia a livello economico”. Foto in home page: Adnkronos.it 17 febbraio 2014
  • "Tutela della libera circolazione delle informazioni su Internet a livello globale", la Raccomandazione del Consiglio d'Europa

    "Il diritto alla libertà di espressione, incluso il diritto di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza interferenze e senza limiti di frontiera, costituisce una pietra angolare della società democratica ed è una delle condizioni di base per la sostenibilità e il progresso e per lo sviluppo di ogni essere umano". Si apre così la Raccomandazione adottata lo scorso 1 aprile dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, che ha chiesto ai suoi 47 Stati membri di promuovere e tutelare la libera circolazione delle informazioni su Internet e di assicurare che eventuali blocchi di contenuti siano conformi alle norme in materia di diritti umani e non interferiscano con il traffico internazionale online. Il documento contiene così una serie di principi che evidenziano la tutela di diritto alla privacy, il diritto alla libertà di espressione e diritto di assemblea e associazione, in conformità con gli Articoli 8, 10 e 11 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Il Comitato dei Ministri chiede agli Stati di assicurare che qualsiasi interferenza con il traffico su Internet all’interno del proprio territorio venga attentamente valutata in anticipo e non determini un impatto non necessario e sproporzionato oltre i propri confini. La Raccomandazione chiede inoltre agli Stati di incoraggiare e agevolare lo sviluppo di appropriati codici di condotta di autoregolamentazione in modo tale che i soggetti coinvolti in Internet rispettino i diritti umani, nonché di promuovere la cooperazione tra di loro per sviluppare e adottare le migliori prassi tecniche. In riferimento ai servizi che archiviano ed elaborano le informazioni in posizioni remote (servizi cloud), la Raccomandazione sottolinea che gli Stati dovrebbero tutelare il diritto alla privacy e alla protezione dei dati personali. The Council of Europe is working on a draft recommendation by the Committee of Ministers to its member states on Internet freedom (attached). The draft is currently being elaborated by a committee of experts operating under the authority of the Council of Europe’s Steering Committee on Media and Information Society. As part of its multi-stakeholder outreach and dialogue, the Council of Europe would like your feedback, comments and suggestions on the draft recommendation to be sent to us, at the latest by 30 April 2015, http://www.dimt.it/wp-content/uploads/2015/04/Draft-Internet-Freedom-01-05-15.pdf 10 aprile 2015
  • Ad blocking: negli Stati Uniti è ancora affare per "pochi"

    Sembrano essere diventati mainstream solo di recente in seguito al boom di download registrato con l'introduzione del nuovo sistema operativo Apple iOS9, ma i software che permettono di bloccare la comparsa di inserzioni durante la navigazione, sia desktop che mobile, hanno già una storia alle spalle che ha contribuito a determinare dei trend geografici particolarmente marcati. E così, mentre anche giovani italiani si affacciano ruggendo al mercato e sono sempre più forti le preoccupazioni degli operatori che vedono minati i loro modelli di business, scopriamo che l'ad blocking è molto più popolare nei Paesi più ricchi dell'Europa di quanto non lo sia negli Stati Uniti, ma che al contempo gli utenti di India e Cina sembrano essere i più affezionati a questi strumenti. Nel dettaglio, gli Usa registrano il tasso di utilizzo più basso di questa speciale classifica su livello globale. Se si prendono in considerazione i dati ricavati tra il giugno e il luglio scorsi da comScore e Sourcepoint e che confrontano l'utenza americana con quella di Francia, Germania, Spagna, Olanda e Regno Unito su desktop, infatti, in tutte le fasce d'età gli internet users statunitensi fanno registrare la percentuale di utilizzo più bassa, differenziandosi nettamente anche dai vicini del Canada, soprattutto tra i più giovani (18-24 anni, che in tutti i Paesi presi in esame sono i più attivi in questo senso). 196673 A livellare i valori tra le due sponde dell'Atlantico è comunque il confronto con India e Cina sul versante mobile. Qui i giganti asiatici fanno registrare rispettivamente il 9% e il 7,9% di blocchi sul totale delle pagine viste, un valore in merito al quale europei e americani non vanno oltre percentuali da zero virgola.  196675 29 settembre 2015
  • Antitrust Ue: la Commissione invia una comunicazione degli addebiti a Google sui servizi di acquisti comparativi e apre un'indagine formale su Android. Mountain View: "Pronti a sostenere le nostre ragioni. Android ha contribuito a portare maggiore scelta e innovazione nel mobile come mai prima"

    La Commissione europea ha inviato a Google una comunicazione degli addebiti riguardante un presunto abuso di posizione dominante da parte dell'azienda sui mercati dei servizi generali di ricerca online nello Spazio economico europeo (SEE). "Google - afferma la Commissione in una nota - favorirebbe sistematicamente il proprio prodotto per gli acquisti comparativi nelle sue pagine generali che mostrano i risultati delle ricerche. In via preliminare la Commissione ritiene che tale comportamento violi le norme antitrust dell'UE limitando la concorrenza e danneggiando i consumatori". L'invio della comunicazione degli addebiti non incide sull'esito dell'indagine. La Commissione ha inoltre formalmente avviato un'indagine antitrust distinta sul comportamento di Google relativo al sistema operativo mobile Android. "L'indagine - spiega Bruxelles - rivelerà se Google abbia concluso accordi anticoncorrenziali o se abbia abusato di un'eventuale posizione dominante nel campo dei servizi operativi, applicazioni e servizi per i dispositivi mobili intelligenti". Il Commissario europeo per la politica di concorrenza Margrethe Vestager ha dichiarato: "Obiettivo della Commissione è applicare le norme antitrust dell'UE per garantire che le imprese operanti in Europa, ovunque si trovi la loro sede, non privino i consumatori europei della più ampia scelta possibile o non limitino l'innovazione. Nel caso di Google, sono preoccupata che l'impresa abbia accordato un vantaggio sleale al proprio servizio di acquisti comparativi in violazione delle norme antitrust europee. Google ha ora l'opportunità di convincere la Commissione del contrario. Tuttavia, se l'indagine dovesse confermare i nostri timori, Google dovrebbe affrontare le conseguenze giuridiche e cambiare il suo modo di operare in Europa. Ho inoltre avviato un'indagine formale antitrust sulla condotta di Google relativa a sistemi operativi, applicazioni e servizi mobili. Smartphone, tablet e dispositivi analoghi rivestono un ruolo sempre più importante nella vita quotidiana di molte persone, e voglio essere certa che i mercati in questo settore possano svilupparsi senza alcuna restrizione anti-concorrenziale imposta da qualche azienda". A titolo preliminare, la Commissione ritiene che Google debba accordare lo stesso trattamento ai propri servizi di acquisto comparativo e a quelli dei concorrenti. La società ha ora l'opportunità di rispondere entro dieci settimane agli addebiti della Commissione e di chiedere un'audizione formale. A parere della Commissione, nel complesso le precedenti proposte di impegni presentate da Google non erano sufficienti a dissipare le preoccupazioni in materia di concorrenza. Sul fronte Android, la maggior parte dei produttori di smartphone e di tablet usano il sistema operativo in combinazione con una serie di applicazioni e servizi proprietari di Google: essi stipulano così accordi con Google per ottenere il diritto di installarne le applicazioni sui loro dispositivi Android. "L'indagine approfondita della Commissione esaminerà se Google abbia violato le norme antitrust dell'UE impedendo lo sviluppo e l'accesso al mercato di sistemi operativi, applicazioni e servizi mobili concorrenti, a danno dei consumatori e delle società di sviluppo di servizi e prodotti innovativi". Mountain View - La reazione della compagnia californiana non si è fatta attendere ed è stata affidata a due post sul blog ufficiale. Nel primo, firmato da Amit Singhal, Senior Vice President di Google Search, si sottolinea come già nel 2010, al momento dell'acquisizione del fornitore di servizi di ricerca di voli ITA, "svariate aziende che si occupano di viaggi online (come Expedia, Kayak e Travelocity) avevano intrapreso, senza successo, azioni di lobby con i regolatori negli Stati Uniti e nell’Unione Europea per bloccare l’operazione, sostenendo che la nostra capacità di mostrare direttamente opzioni dei voli avrebbe tolto loro traffico e danneggiato la concorrenza online. Quattro anni dopo, è chiaro che le loro ipotesi di danni si sono rivelate non vere. Come ha recentemente fatto notare il Washington Post, Expedia, Orbitz, Priceline e Travelocity costituiscono oggi il 95% del mercato dei viaggi online in US. La situazione in Europa è simile". A dimostrazione di tale tesi viene fornito un grafico relativo ai siti di viaggi tedeschi: [caption id="attachment_16005" align="aligncenter" width="650"]Source: ComScore MMX and Google data (for Google), desktop traffic, unique visitors (‘000s) Source: ComScore MMX and Google data (for Google), desktop traffic, unique visitors (‘000s)[/caption] "Per quanto Google possa essere il motore di ricerca più usato - prosegue il post - le persone oggi possono trovare e accedere alle informazioni in molti modi diversi ed è provato che le pretese di danni ai consumatori e ai concorrenti non centrano il bersaglio. Le persone oggi hanno più scelte di quante ne abbiano mai avute in passato". "Se guardate allo shopping - un’area sulla quale ci sono state molte denunce e su cui la stampa ha ampiamente suggerito che la Commissione Europea si sarebbe focalizzata nel suo Statement of Objection - è chiaro che c’è molta concorrenza (anche da parte di Amazon e eBay, due dei più grandi siti di shopping del mondo) e il servizio Google Shopping non ha danneggiato la concorrenza". Altri tre grafici sono portati a sostegno di questo punto di vista: [gallery ids="16007,16006,16008"]   "Qualunque economista - afferma Singhal - vi direbbe che non si vede molta innovazione, né nuovi attori o investimenti in settori nei quali la concorrenza è stagnante, o in settori che sono dominati da un unico attore. E invece questo è esattamente quello che sta succedendo nel nostro mondo. Zalando, il sito tedesco di shopping, si è quotato nel 2014, con una delle IPO di aziende tech più grandi che ci siano mai state in Europa. Aziende come Facebook, Pinterest e Amazon hanno investito su propri servizi di ricerca e motori di ricerca come Quixey, DuckDuckGo e Qwant hanno attratto nuovi finanziamenti. Assistiamo all’innovazione nella ricerca vocale e alla crescita degli assistenti di ricerca - e altro arriverà. E’ per questo che, rispettosamente ma con determinazione, dissentiamo dalla necessità di emettere uno Statement of Objection e siamo pronti a sostenere le nostre ragioni nelle prossime settimane". Per quanto attiene il mobile, "oggi, 7 minuti su 8 spesi su mobile sono spesi all’interno delle app. In altre parole, le persone si rivolgono a qualsiasi sito o app che risulti più utile e non devono affrontare nessun ostacolo né alcun costo per passare da uno all’altro. Yelp, per esempio, ha dichiarato agli investitori che ottiene più del 40% del traffico direttamente dalla propria app mobile. Insomma, per quanto in qualche modo possa essere lusinghiero venire definiti dei ‘gatekeeper’, i fatti non lo avvalorano". Nel secondo post Hiroshi Lockheimer, VP of Engineering di Android, afferma così che il robottino verde "ha contribuito a portare maggiore scelta e innovazione nel mobile come mai prima". "Android è stato un attore chiave per incentivare concorrenza e scelta, portando ad una riduzione dei prezzi e offrendo maggiore scelta a chiunque. La Commissione Europea ha posto delle domande sui nostri accordi di partnership. E’ importante ricordare che questi avvengono su base volontaria e, lo ricordiamo ancora una volta, si può usare Android senza Google fornendo ugualmente benefici agli utenti Android, agli sviluppatori e all’ecosistema in generale". "Siamo grati per il successo riscosso da Android e comprendiamo bene che con il successo arriva anche lo scrutinio - conclude Lockheimer - ma non è solo Google ad aver beneficiato del successo di Android. Il modello Android ha portato i produttori a competere sulle loro innovazioni uniche. Gli sviluppatori oggi possono raggiungere vasti pubblici e costituire business solidi. I consumatori hanno una scelta senza precedenti, a prezzi sempre più bassi. Attendiamo di discutere queste temi in maggiore dettaglio con la Commissione Europea nel corso dei prossimi mesi". 15 aprile 2015
  • Big data, la Commissione Europea inaugura partnership da 2,5 miliardi

    Ogni minuto il mondo genera dati per 1,7 milioni di miliardi di byte, pari a 360mila DVD: più di 6 megabyte di dati quotidiani per ognuno di noi. Le informazioni, che provengono da molte fonti diverse (persone, macchine, sensori), consistono in dati sul clima, immagini satellitari, immagini e video digitali, registrazioni di operazioni o segnali GPS. Di conseguenza il settore dei dati cresce del 40% l’anno, sette volte più velocemente del mercato generale dell’informazione e della comunicazione. Le imprese che fondano i processi decisionali sulle conoscenze generate dai dati registrano un incremento di produttività del 5‑6%. È in questo scenario che la Commissione europea e l’industria dei dati del Vecchio Continente si sono impegnati a investire 2,5 miliardi di euro in un partenariato pubblico-privato (PPP) per rafforzare il settore dei dati con l'obiettivo di porre l’Europa in prima linea nella competizione globale sulla gestione dei dati. A ratificare l'accordo tramite un memorandum d'intesa sono stati Neelie Kroes, Vicepresidente della Commissione europea, e Jan Sundelin, presidente della Big Data Value Association, per conto di società quali ATOS, Nokia Solutions and Networks, Orange, SAP, Siemens e di istituti di ricerca come il Fraunhofer e il centro di ricerca tedesco sull’intelligenza artificiale. "I dati sono il motore e il cardine dell’economia futura - ha dichiarato la Kroes - perché qualsiasi tipo di organizzazione ha bisogno di elementi costitutivi per migliorare i propri risultati, dalle aziende agricole alle fabbriche, dai laboratori alle officine”. L’Unione Europea ha già stanziato più di 500 milioni di euro di fondi del programma Horizon 2020 per 5 anni (2016-2020), cui dovrebbero corrispondere investimenti dei partner privati pari ad almeno il quadruplo (2 miliardi di euro).  "Il PPP - spiega la Commissione - il cui avvio è previsto il 1 gennaio 2015, contribuirà così a incanalare gli sforzi del settore pubblico, dei privati e del mondo accademico verso la ricerca e l’innovazione a favore di idee rivoluzionarie sui megadati in settori quali l’energia, la manifattura e la salute, per offrire servizi come la medicina su misura, la logistica degli alimenti e l’analisi predittiva. Il parternariato è uno dei primi risultati della politica e del piano d’azione recenti della Commissione europea per accelerare lo sviluppo in Europa di un’economia basata sui dati". Gestire i cosiddetti big data potrebbe significare, tra le altre cose, mettere fino al 30% del mercato mondiale dei dati a disposizione dei fornitori europei, creare 100mila nuovi posti di lavoro entro il 2020, risparmiare fino al 10% di energia, migliorare l'assistenza sanitaria e l'efficienza dei macchinari industriali. I megadati stanno già aiutando a velocizzare la diagnosi delle lesioni cerebrali o a prevedere i raccolti nei paesi in via di sviluppo, rappresentando sicuramente una grande opportunità, ma anche una sfida: gli insiemi di dati attuali sono così voluminosi e complessi da trattare che servono idee, infrastrutture e strumenti nuovi, ma occorre anche un quadro giuridico adeguato, nonché sistemi e soluzioni tecniche per garantire la privacy e la sicurezza. infographic_big_data_export_indd_1200px_6288 14 ottobre 2014
  • Conferenza europea "Rafforzare il Modello Sociale Europeo. Il contributo della Qualità Sociale alla coesione del sistema comunitario" - Roma, 31 ottobre 2014

    Avrà luogo il prossimo 31 ottobre, a Roma,l'iniziativa dedicata alle principali problematiche aperte della politica sociale europea e al contributo positivo dei nuovi orientamenti legati alla teoria e pratica della Qualità Sociale. La Conferenza è promossa da EURISPES (Roma), Fondazione F. EBERT (Sezione Italiana-Roma), IASQ – International Association on Social Quality (L’Aja), EOSQ – Osservatorio Europeo sulla Qualità Sociale (Roma), Sapienza Università di Roma - Dpt. Comunicazione e Ricerca Sociale, UILPA (Roma), Rete Europea ESM – European Social Model (Londra-Brema-Roma). L'incontro si svolgerà presso la Sala Polifunzionale (g.c.) della Presidenza del Consiglio dei Ministri. I lavori saranno articolati in n.4 sessioni tematiche, alle quali parteciperanno esperti di rilevanza europea, rappresentanti delle Istituzioni, amministratori, esponenti di sindacati e associazioni di categoria. Le sessioni tematiche e il dibattito consentiranno di individuare i lineamenti di proposte e raccomandazioni, che saranno raccolte in una Dichiarazione finale e consegnate alle Autorità italiane in occasione della presidenza del Semestre Europeo, come contributo al miglioramento delle politiche sociali a livello comunitario. Per info e contatti seguire questo link.
  • Cyber security, una giornata dedicata alla più grande esercitazione di sempre in Europa

    Più di 200 organizzazioni e di 400 professionisti che operano nel settore della sicurezza informatica di 29 paesi europei mettono alla prova la loro capacità di contrastare gli attacchi informatici in una simulazione in corso oggi, organizzata dall’Agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione (ENISA). La Cyber Europe 2014 vedrà impegnati esperti dei settori pubblico e privato, tra cui agenzie per la sicurezza informatica, squadre di pronto intervento informatico nazionali, ministeri, società di telecomunicazioni, compagnie energetiche, istituti finanziari e fornitori di servizi Internet. Secondo la relazione sul panorama delle minacce dell’ENISA del 2013, gli attacchi e gli strumenti utilizzati diventano sempre più sofisticati. Risulta ormai evidente che non è solo un pugno di paesi ad aver raggiunto la maturità informatica. Piuttosto, numerosi paesi hanno sviluppato le capacità necessarie per infiltrarsi in tutti i tipi di obiettivi, pubblici e privati, per conseguire i loro fini. Nel 2013, gli attacchi alla rete mondiale via Internet sono aumentati di quasi un quarto e il numero complessivo di violazioni dei dati è stato superiore del 61% a quello del 2012. Ciascuna delle otto principali violazioni dei dati ha provocato la perdita di decine di milioni di registrazioni di dati mettendo a rischio 552 milioni di identità. Secondo stime del settore industriale, nel 2013 le perdite annuali globali causate dalla criminalità informatica e dallo spionaggio oscillavano tra i 300 e i mille miliardi di dollari. "Cyber Europe 2014 - spiega la Commissione - è la più grande e più complessa esercitazione del genere organizzata in Europa. Verranno esaminati più di 2mila singoli incidenti informatici, tra cui attacchi finalizzati a paralizzare l’erogazione di servizi online (negazione del servizio), attacchi informatici riportati dall’intelligence o dai media, trasformazioni illecite di siti web (attacchi che modificano l’aspetto di un sito, estrazione di informazioni riservate, attacchi a infrastrutture critiche, quali le reti energetiche e di telecomunicazione e verranno inoltre verificate le procedure di attivazione e cooperazione dell’UE. Si tratta di un’esercitazione diffusa che coinvolgerà diversi centri in tutta Europa, e sarà coordinata da un centro di controllo". L’esercitazione verificherà, tra l’altro le procedure per condividere informazioni operative sulle crisi informatiche in Europa; rafforzerà le capacità nazionali di contrastare questo tipo di crisi; esaminerà l’effetto di scambi di informazioni molteplici e paralleli tra soggetti privati e pubblici e tra soggetti privati a livello nazionale e internazionale. L’esercitazione verificherà anche le procedure operative standard dell’UE (EU-POS), una serie di orientamenti per condividere informazioni operative sulle crisi informatiche. La Vicepresidente della Commissione europea Neelie Kroes ha dichiarato: “Gli attacchi informatici diventano ogni giorno più numerosi e sofisticati. Non è possibile contrastarli se i singoli Stati intervengono da soli o se soltanto un numero limitato di essi agisce di concerto. Sono lieta che gli Stati membri dell’UE e dell’EFTA cooperino con le istituzioni dell’Unione attraverso l’ENISA. Solo sforzi comuni come questo contribuiranno a proteggere l’economia e la società”. Per il direttore esecutivo dell’ENISA, il professor Udo Helmbrecht, "cinque anni fa non esistevano procedure per attuare una cooperazione tra gli Stati membri dell’UE durante una crisi informatica. Oggi disponiamo collettivamente delle procedure necessarie per attenuare una crisi informatica a livello europeo. Il risultato dell’esercitazione odierna ci dirà a che punto siamo e indicherà le prossime iniziative da prendere per continuare a migliorare”. L’esercitazione Questa esercitazione simula una crisi di vasta portata che interessi infrastrutture informatiche di importanza critica. Gli esperti dell’ENISA, una volta terminata l’esercitazione, redigeranno un rapporto sulle loro principali scoperte. Cyber Europe 2014 è un’esercitazione biennale di sicurezza informatica su vasta scala. È organizzata ogni due anni dall’ENISA, e a quest’edizione partecipano 29 paesi (26 dell’UE e 3 dell’EFTA) oltre alle istituzioni dell’UE. Si svolge in 3 fasi durante tutto l’anno: quella tecnica, che comprende la rilevazione dell’incidente, l’investigazione, la mitigazione e lo scambio di informazioni (completata in aprile); quella operativa/tattica, che prevede l’allarme, la valutazione delle crisi, la cooperazione, il coordinamento, le analisi tattiche, la consulenza e lo scambio di informazioni a livello operativo (oggi e all’inizio del 2015); quella strategica, che prende in esame il processo decisionale, l’impatto politico e gli affari pubblici. L’esercitazione non influirà su infrastrutture, sistemi o servizi informatici di importanza critica. Nella Strategia europea per la sicurezza informatica e nella proposta di direttiva relativa a un livello comune elevato di sicurezza delle reti e dell’informazione (NIS), la Commissione europea invita a elaborare piani nazionali di emergenza e a organizzare regolarmente esercitazioni per verificare la capacità di risposta agli incidenti riguardanti la sicurezza delle reti su vasta scala e la capacità di ripresa in caso di catastrofe. Il nuovo mandato dell’ENISA sottolinea anche l’importanza delle esercitazioni sulla preparazione nel campo della sicurezza informatica allo scopo di rafforzare la fiducia nei servizi online in tutta Europa. Il progetto di EU-POS è stato sottoposto a verifica nel corso degli ultimi tre anni e anche durante la CE2012. 30 ottobre 2014
  • Diritto all'oblio, "che fare se Google dice no". Autorità europee al lavoro su criteri comuni

    Dopo la ormai celebre sentenza con la quale la Corte di Giustizia dell'UE, nel maggio scorso, ha riconosciuto il diritto ad essere de-indicizzati dai risultati dei motori di ricerca e ha imposto a Google di provvedere alle richieste degli utenti in tal senso, le Autorità Garanti della privacy europee hanno deciso di elaborare criteri comuni per gestire i ricorsi e i reclami presentati da utenti che si sono visti opporre un rifiuto da Mountain View. La decisione è stata presa dai Garanti Ue nell'ultima riunione svoltasi il 16 e 17 settembre a Bruxelles. È il Garante privacy italiano a riassumere le principali direttrici di lavoro emerse dall'incontro, nel quale "è stato compiuto un primo passo in vista di un'armonizzazione dei criteri, procedurali e sostanziali, per gestire questo tipo di casi". "Le Autorità  - spiega una nota dell'Authority presieduta da Antonello Soro - hanno concordato di costituire una rete di punti di contatto per scambiare rapidamente informazioni, e creare una tool box, una scatola degli attrezzi di criteri comuni per garantire un approccio coordinato nella gestione dei ricorsi e reclami presentati da utenti non soddisfatti della risposta fornita dai motori di ricerca. A questo scopo, le Autorità hanno creato un database condiviso delle decisioni assunte man mano, ed hanno messo a punto uno schema di analisi di tali decisioni, in cui sono evidenziate le analogie o le differenze nelle valutazioni volta per volta effettuate, soprattutto rispetto a casi particolarmente complessi o caratterizzati da elementi di novità. Hanno inoltre avviato  - conclude il Garante italiano - incontri sia con rappresentanti dei motori di ricerca sia con rappresentanti degli editori e dei media online al fine di seguire da vicino la delicata fase di attuazione della sentenza". LEGGI Diritto all’oblio, Google ascolta gli esperti. E i nodi restano da sciogliere Pizzetti: “Sentenza CGUE non è su diritto all’oblio. Ma pone questioni fondamentali su evoluzione normativa” Data protection e diritto all’oblio, il Commissario Reicherts: “Dibattito distorto da detrattori. Adottare subito nuove è più forti tutele sulla protezione dei dati” "Diritto all'oblio, Google "interrogato" dai Garanti privacy europei. Accolta la metà delle richieste. In attesa di linee guida condivise" Privacy e diritto all’oblio, il gestore di un motore di ricerca online è responsabile del trattamento da esso effettuato dei dati personali che appaiono su pagine web di terzi. Montuori (Garante Privacy): “Consonanza con direzione intrapresa dall’Autorità”. Google: “Decisione deludente, sopresi differisca da Advocate General” "Google e diritto all’oblio, Giuseppe Busia (Garante Privacy): 'Stabilito un principio sulla competenza territoriale'. Il Prof. Gambino: 'Richiesta ai motori di ricerca è tutela estrema e subordinata, ma aspetti positivi per tutela delle fragilità' " "Uno, nessuno e centomila: tra reputazione online e diritto all’oblio. Montuori (Garante Privacy): 'Importante capire il diritto alla contestualizzazione dell’informazione' " 30 settembre 2014
  • Diritto d'autore in Europa, gli scrittori: "Non comprendiamo insistenza a volerlo riformare a ogni costo"

    "Sia detto francamente: noi, autori di libri, non comprendiamo la vostra insistenza a voler ad ogni costo riformare il diritto d’autore in Europa". È quanto si legge in una lettera aperta che, in forma di petizione, è stata inviata alle Autorità europee dalla Federazione Italiana Unitaria Scrittori (Fuis) e dal Conseil Permanent des Ecrivains (CPE) francese. "La Commissione Europea - si legge nel documento - sbaglia bersaglio quando se la prende con il diritto d’autore per favorire la creazione di un mercato unico digitale, allorché il diritto d’autore è condicio sine qua non della creazione delle opere. Indebolirlo sarebbe come prosciugare la fonte del mercato del libro digitale prima ancora che questo prenda veramente il via. Un diritto d’autore indebolito fa una letteratura impoverita. Il diritto d’autore non è un ostacolo alla circolazione delle opere. La cessione dei nostri diritti permette che queste siano diffuse in tutti i paesi e tradotte in tutte le lingue. Se esistono degli ostacoli alla diffusione, questi sono di carattere economico, tecnologico, fiscale: occorre colpire piuttosto le posizioni monopolistiche, i formati proprietari, le frodi! Il Parlamento europeo, adottando una versione fortemente emendata del rapporto di Julia Reda, ha riaffermato, alta e forte, l’importanza di tutelare il diritto d’autore e il fragile equilibrio economico delle filiere della creazione. Purtroppo, al contempo, ha lasciato imprudentemente la porta aperta a numerose eccezioni al diritto d’autore. Queste eccezioni potrebbero essere create, concesse, allargate, rese obbligatorie dalla Commissione stessa, a dispetto delle soluzioni nazionali che hanno già permesso di rispondere ai bisogni dei lettori e degli altri utilizzatori". "Spiegateci - prosegue la lettera - come la moltiplicazione delle eccezioni al diritto d’autore favorirà la creazione e la diffusione delle opere! A partire da quale numero di eccezioni (archiviazione, prestito digitale, insegnamento, ricerca, estrazioni dei testi e dei dati, utilizzi trasformativi, opere indisponibili, opere orfane…), l’eccezione diventa regola e il diritto d’autore eccezione? Affinché ci siano conferiti i proventi economici che ci spettano e noi possiamo mantenere i diritti morali sulle nostre opere, il diritto d’autore è per noi essenziale. Questo è il caposaldo su cui è stata costruita la nostra letteratura europea; è una sorgente di ricchezza economica dei nostri Paesi e, attraverso di essa, è anche fonte di impiego; è garanzia di sostentamento economico della creazione e della continuità di tutta la filiera del libro; è il fondamento delle nostre remunerazioni. Permettendoci di raccogliere i frutti del nostro lavoro, si garantisce la nostra libertà e la nostra indipendenza. Noi non vogliamo tornare al tempo del mecenatismo, né vogliamo vivere di eventuali sovvenzioni pubbliche, bensì dell’utilizzo economico delle nostre opere. Scrivere è un lavoro, non un passatempo. Il diritto d’autore ha permesso, nel corso degli ultimi secoli, la democratizzazione del libro e sarà ancora il libro che, un domani, permetterà lo sviluppo della creazione digitale e la sua diffusione presso un pubblico ancora più grande. Ereditato del passato, il diritto d’autore è oggi uno strumento moderno, compatibile con l’utilizzo delle nuove tecnologie". "Bisogna finirla di opporre, come state facendo, gli autori ai lettori. La letteratura non potrebbe esistere senza i primi e non avrebbe senso senza i secondi. Gli scrittori sono profondamente e assolutamente aperti ai cambiamenti e all’evoluzione del mondo in cui vivono. Essi difendono, con determinazione e chiarezza, più forte di chiunque altro, il diritto alla libertà d’opinione, alla libertà d’espressione e alla libertà della creazione. Sono favorevoli alla condivisione delle idee e del sapere: è la loro ragion d’essere. Sono lettori, ancor prima di essere autori. Noi, Scrittori europei, chiediamo all’Europa di rinunciare a estendere il perimetro delle eccezioni al diritto d’autore o a moltiplicarle. L’assicurazione di qualche forma di compensazione non potrebbe sostituire i proventi derivanti dall’utilizzazione commerciale delle nostre opere, tenuto conto che gli autori sono già vittime di una precarietà sempre più crescente. Chiediamo all’Europa - si chiude l'appello - di lottare contro la tentazione di un illusorio tutto gratuito, i cui unici beneficiari sarebbero le grandi piattaforme di diffusione e altri fornitori di contenuti. Chiediamo all’Europa di aiutarci ad ottenere una migliore retribuzione sul valore dei libri, soprattutto nell’universo digitale, di vietare le clausole contrattuali abusive e di combattere efficacemente la pirateria delle nostre opere. La libertà dei creatori e la vitalità della cultura europea dipendono anche da Voi".
    Riforma del copyright e portabilità dei contenuti: le proposte della Commissione europea
    19 dicembre 2015
  • eCommerce, l'utilizzo in Europa. Italia ai margini della classifica con Grecia, Bulgaria e Romania [Mappa Interattiva]

    Aziende e cittadini, il ritardo italiano sull'eCommerce è trasversale. È quanto emerge dallo studio realizzato dalla Digital Agency MM One Group sulla diffusione del commercio elettronico in Europa. Il nostro Paese si colloca infatti al 25° posto su 28, prima di Grecia, Bulgaria e Romania. Se i cittadini sembrano ignorare, e in qualche caso temere, questo metodo di acquisto, le imprese vedono la quota di fatturato legato all’eCommerce a livelli ancora molto modesti. L'agenzia specializzata in servizi e‐business per le aziende che ha realizzato lo studio ha preso in considerazione 12 indicatori Eurostat che fotografano i comportamenti di aziende e cittadini sia per quanto riguarda l'attitudine all'acquisto e alla vendita di prodotti, che all'utilizzo di servizi come l'internet banking e il booking online. Guardando al Continente si delinea una netta spaccatura fra Nord e Sud Europa. Ai primi posti della classifica si posizionano paesi quali la Danimarca, Svezia e Gran Bretagna che si distinguono per il maggior utilizzo del commercio elettronico. Attribuendo un punteggio convenzionale pari a 100 alla Danimarca, il Paese che sfrutta al meglio le potenzialità della rete, l'Italia totalizza 14,2 punti, a fronte dei 30,6 della Spagna, dei 52,6 della Francia e dei 67,8 della Germania. Una performance insufficiente per un Paese che vuole competere sul mercato internazionale per superare la difficoltà economica in atto.

    La classifica europea per l'utilizzo dell'eCommerce

    100 il paese che usa di più l’e-commerce, 0 il paese che lo usa di meno

    eCommerce e imprese - Entrando nel dettaglio del ritardo italiano, la quota di fatturato delle imprese derivante dalle vendite in rete è appena del 6%, mentre in Europa la media si attesta al 15%. Nonostante un volume di traffico che nel 2012 si è avvicinato ai 20 miliardi di euro e alle quasi 2mila nuove aziende di eCommerce nate nel 2013, solo il 6% del totale delle imprese italiane vende online (la media UE è del 16%). Inoltre, appena l'11% delle attività commerciali del nostro Paese ha una piattaforma di vendita integrata nel proprio sito web (la media europea è del 15%), ma solo il 5% riceve ordini via internet (con una media UE pari al 13%). L'unico dato che ci vede leggermente al di sopra della media europea è quello relativo alle imprese italiane che fanno acquisti online: si tratta del 35%, contro una media europea del 34%. eCommerce e cittadini - Come accennato, molto deludente risulta essere anche l’utilizzo dell’eCommerce da parte dei cittadini: solo il 17% degli italiani ha fatto almeno un acquisto sul web, contro il 74% degli svedesi (la media europea si attesta al 44%) . L'acquisto di viaggi online è all'8% (UE 24%, Germania e Francia oltre il 30%, UK quasi 50%), mentre solo il 21% degli italiani utilizza l'e‐banking per le operazioni di conto corrente, a fronte di un 82% della Finlandia e di una media europea del 40%. "L’arretratezza dell’Italia - chiosa la MM - si può ascrivere ad un ritardo culturale, oltre che imprenditoriale e sicuramente istituzionale; in questo senso sono ancora poche le strategie nazionali messe in atto per potenziare e valorizzare il commercio elettronico, fra tutte la riduzione del digital divide, ancora presente in molte aree del Paese, e la diffusione della banda ultra larga. eCommerce vuol dire risparmio di tempo, di costi e di energia. Non cogliere questa opportunità potrebbe penalizzare anche il commercio tradizionale, sempre più eroso dalla concorrenza digitale. Occorre - conclude l'agenzia - comprendere che, grazie alla diffusione dei dispositivi mobili, molti utenti confrontano i prezzi esposti in corsia con quelli che compaiono sui display dei loro smartphone". Qui sotto alcuni grafici elaborati dalla MM One Group. 22 gennaio 2014
  • Europa e lavoro, più di un posto su tre è legato ai diritti di proprietà intellettuale

    Uno studio condotto dall’Ufficio europeo dei brevetti e dall’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno intitolato "Intellectual Property Rights intensive industries: contribution to economic performance and employment in Europe" restituisce i numeri dell'importanza dei diritti di proprietà per l'economia europea. I dati mostrano come circa il 39% dell'attività economica complessiva dell’Unione europea (pari a circa a 4700 miliardi di euro all’anno) ruoti attorno a industrie ampiamente basate sui diritti di proprietà intellettuale, le quali generano direttamente circa il 26% di tutti i posti di lavoro nell’UE (56 milioni) a cui si somma un altro 9% derivante dall'indotto.

    Con l'espressione "industrie ampiamente basate sui diritti di proprietà intellettuale" si fa riferimento alle industrie che registrano un numero di diritti di proprietà intellettuale per dipendente maggiore rispetto alle altre e quelle in cui l’uso dei diritti di proprietà intellettuale è una caratteristica intrinseca della loro attività. Tali industrie sono selezionate a livello europeo, ossia utilizzando misure dell'intensità del ricorso ai diritti di proprietà intellettuale armonizzate a livello dell’UE.trademarks

    Parliamo di soggetti che contribuiscono per il 90% agli scambi commerciali dell'UE con il resto del mondo. Esempi sono l'industria della fabbricazione di utensili portatili a motore, l'industria della fabbricazione di prodotti farmaceutici di base, l'industria della fabbricazione di orologi, l'industria dell’editoria libraria e l'industria lattiero-casearia. Lo studio giunge inoltre a diverse interessanti conclusioni, come il fatto che la retribuzione media nelle industrie in questione è superiore di oltre il 40% rispetto a quella in altri settori. GUARDA I GRAFICI DELLO STUDIO Il Commissario per il Mercato interno e i servizi, Michel Barnier, ha dichiarato: "Sono convinto che i diritti di proprietà intellettuale siano estremamente importanti per stimolare l’innovazione e la creatività, e mi congratulo per la pubblicazione dello studio, che conferma che la promozione dei diritti di proprietà intellettuale è una questione che riguarda la crescita e l'occupazione. Lo studio ci aiuterà ad elaborare politiche fondate su elementi concreti. Esso rivela che nel campo dell'economia l'uso dei diritti di proprietà intellettuale è diffuso ovunque: dal settore dell'alta tecnologia a quello della fabbricazione di articoli sportivi, giocattoli o giochi elettronici, tutte le industrie interessate ricorrono largamente ai diritti di proprietà intellettuale, spesso peraltro non a uno solo, ma a vari tipi di diritti di proprietà intellettuale". Benoît Battistelli, Presidente dell’Ufficio europeo dei brevetti, ha parlato di uno studio che "dimostra che l'utilità dei brevetti e di altri diritti di proprietà intellettuale non è solo teoria economica. I beni immateriali sono diventati estremamente importanti per le imprese innovative. I brevetti, infatti, spesso aprono la porta a capitali e partner commerciali,soprattutto per le PMI, ma anche per i centri di ricerca e le università. Se vuole rimanere competitiva in un’economia globale, l’Europa deve incoraggiare ancora di più lo sviluppo e l’uso delle nuove tecnologie e innovazioni". I dati dello studio appaiono ancor più sorprendenti se confrontati con gli omologhi statunitensi, come nella figura qui sotto.Schermata 2013-10-02 a 16.45.05
  • ICT e imprese europee: l'utilizzo di siti e social media all'interno dei Paesi membri [Grafici]

    Nel 2013 il 30% delle aziende che impiegano dieci o più addetti nell'Europa a 28 membri ha utilizzato reti di interazione sociale e il 73% ha un proprio spazio online. Sono alcuni dei dati contenuti nel report recentemente pubblicato dall'Eurostat. L'istituto registra così un incremento di 6 punti nell'utilizzo di siti propri da parte delle aziende continentali dal 2010, quando il dato era fermo al 67%. Dunque,  quasi un terzo delle imprese ha intrapreso l'utilizzo di almeno un tipo di social media nel 2013, anche se solo l'8 % delle stesse ha messo a punto una politica formale per il loro utilizzo. Nello specifico, il 28% delle imprese ha utilizzato social network come Facebook, l'11% piattaforme UGC come Youtube, il 10% blog o micro blog in stile Twitter e il 6% strumenti di scambio di conoscenze wiki-based. L'indagine ha preso in esame le imprese del settore manifatturiero, energia elettrica, gas e vapore, fornitura di acqua, costruzioni, commercio all'ingrosso e al dettaglio, riparazione di autoveicoli e motocicli, trasporto e magazzinaggio, servizi di alloggio e di ristorazione, informazione e comunicazione, immobiliari, attività professionali, scientifiche e tecniche, attività amministrative e di supporto, riparazione di computer e apparecchiature per le comunicazioni. 17 dicembre 2013
  • Il mercato delle telecomunicazioni europee: luci ed ombre nella nuova relazione della Commissione. In Italia tasso penetrazione broadband mobile doppio rispetto al 2011

    La Commissione europea ha pubblicato una relazione sullo stato del mercato e della regolamentazione delle telecomunicazioni nel Vecchio Continente nel biennio 2012-2013. Da essa si evince che le entrate del settore sono nuovamente calate nel 2013, ma che gli investimenti iniziano a crescere. In merito ai servizi di telefonia tradizionali, essi cedono sempre più il passo ai servizi VoIP, mentre il traffico dati è in rapido aumento; i costi delle chiamate vocali e dei servizi dati su reti mobili sono più alti nell'UE rispetto agli Stati Uniti, mentre l'uso dei servizi mobili è più diffuso negli USA, dove si registra di conseguenza un "ricavo medio per utente" più elevato. La relazione affronta una serie di questioni normative nel contesto degli sviluppi del mercato, della competitività e degli obiettivi fissati dall'Agenda digitale. Nel dettaglio, il focus è su regolamentazione del mercato, piani e finanziamenti per la banda larga, autorità nazionali di regolamentazione, autorizzazioni, gestione dello spettro, diritti di passaggio e accesso all'infrastruttura passiva, accesso e interconnessione, questioni relative ai consumatori, servizio universale e neutralità della rete. Dalla relazione risulta così che l'accesso a un'infrastruttura passiva di telecomunicazione è frammentato, complesso e pesante in alcuni Stati membri, tra cui Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Francia, Lussemburgo, Malta e Polonia. Esistono notevoli differenze tra gli Stati membri per quanto riguarda le tariffe all'ingrosso per la portabilità del numero, ossia il costo addebitato a un operatore concorrente per trasferire il numero di un abbonato. La maggior parte dei paesi europei ha definito piani nazionali per la banda larga, ad eccezione di Grecia, Romania e Cipro, che stanno tuttavia per finalizzarli; i progetti nazionali per la banda larga sono finanziati nei modi più disparati (ad esempio mediante fondi pubblici nazionali sotto forma di aiuti di Stato o attraverso i fondi strutturali dell'UE). broadbandpenetrationue In materia di neutralità della rete, si rileva come "gli Stati membri seguano approcci diversi , che vanno dall'autoregolamentazione a una legislazione vincolante. Tuttavia, il dibattito è principalmente concentrato sul livello di regolazione continentale". Solo la Danimarca, la Germania, la Lettonia e Malta hanno raggiunto l'obiettivo del 2012 per l'autorizzazione di bande di frequenza specifiche, mentre 21 Stati membri sono riusciti ad arrivare al traguardo nel 2013. "Il ritardo nell'assegnazione della banda a 800 MHz - chiosa la Commissione - ha pesantemente rallentato la diffusione delle reti mobili 4G in tutta l'UE; il tempo necessario per ottenere i permessi di installare nuove reti varia da pochi giorni a diversi anni, secondo il luogo in cui si costruisce la rete. La maggior parte delle autorità tuttora non accetta la presentazione delle richieste per via elettronica". "Il cammino verso la realizzazione di un vero mercato unico è certamente ancora lungo", dichiara Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione europea. "Bisogna tagliare l'onere burocratico e occorre un'azione normativa più coerente a livello sia nazionale che unionale per costruire finalmente questo mercato unico. L'attuazione in tempi brevi della direttiva sulla riduzione dei costi della banda larga contribuirà a centrare l'obiettivo, ma bisogna fare di più". Italia Per quanto attiene il nostro Paese, la Commissione rileva come sul fronte della banda larga NGA, a fronte di miglioramenti verso il raggiungimento degli obiettivi continentali, rimangano alcuni ritardi soprattutto in merito alla penetrazione delle connessioni a 30 mbps e alla velocità delle linee broadband già attive. Se la scarsa alfabetizzazione gioca il suo ruolo in questo quadro a tinte fosche (il 34% degli italiani dichiara di non aver mai usato Internet, il quarto dato più alto dell'Unione), è sul fronte dell'infrastruttura che la Commissione invita a concentrare gli sforzi. Diversa la situazione in ambito mobile, dove la banda larga nel gennaio di quest'anno ha raggiunto un tasso di penetrazione doppio rispetto a quello del 2011, e superiore alla media UE. Inoltre, la distribuzione e la disponibilità delle reti LTE sono rapidamente progredite (più che triplicato dal luglio 2013), sia nelle città principali così come nelle aree in digital divide. "In quest'ultimo caso - si legge nel documento - ciò è favorito dagli obblighi di copertura collegati a ciascun diritto d'uso per la banda a 800 MHz, messi a disposizione degli assegnatari a partire dal 1 gennaio 2013". Per quanto attiene la neutralità della rete, si evidenzia come l'Italia non abbia adottato alcuna misura legislativa volta a tutelare la net neutrality; tuttavia, "L'Agcom monitora con regolarità tutte le misure di traffic management messe in atto dagli operatori fissi e mobili imponendo misure di trasparenza a molti di essi. Inoltre, agli ISP si impone di indicare non solo la velocità massima possibile per le connessioni ma anche la velocità minima garantita". LEGGI "Agcom, la Relazione annuale al Parlamento: il macrosettore delle comunicazioni è in perdita per 5,4 miliardi di euro. Cardani: 'Avanti con una regolazione 2.0' " 22 luglio 2014
  • Il search è mobile. Numeri e dinamiche di una fase di evoluzione

    Un miliardo di ricerche da mobile al giorno. È uno dei dati più significativi emersi dal bilancio di Facebook riferito al primo trimestre dell'anno in corso, e basta da solo a confermare come il mercato del search online sia in una intensa fase di evoluzione e che il sempre più marcato spostamento degli utenti della rete su smartphone e tablet contribuisce ad accelerare il trend. La penetrazione globale degli smartphone è ormai salita al di sopra del 60%, e le vendite di tablet dovrebbero superare quelle di computer desktop nell'anno in corso. In questo nuovo ecosistema, sette minuti di utilizzo dei telefoni cellulari su otto vengono spesi all'interno delle applicazioni, nel solo 2014 l’utilizzo delle mobile app è cresciuto del 76% e lo scorso anno le prime quattro più scaricate al mondo sono state Facebook Messenger (da poco diventata una piattaforma autonoma), Facebook stessa, WhatsApp, e Instagram, tutte appartenenti alla galassia Zuckerberg. Il direttore finanziario della compagnia, Sheryl Sandberg, ha spiegato: "Oltre un minuto su cinque spesi dagli americani su gadget mobili viene trascorso su Facebook". Figura 1   FIGURA 3 È in questo scenario in divenire che si era arrivati all'ingresso della compagnia di Menlo Park nel mondo della ricerca con Graph Search, uno strumento a cui gli esperti attribuivano "il potenziale per diventare una nuova versione di Google, Yelp, e LinkedIn, tutti in uno".  Lo stesso Zuckerberg non minimizzava dichiarando che "un trilione di oggetti indicizzati sono un volume maggiore che in qualsiasi altro motore di ricerca web". Una ricerca che è presto sconfinata fuori dal walled garden del social network con il lancio, nello scorso mese di febbraio, di Product ads, col quale, chiosa il Wall Street Journal, la piattaforma si pone in concorrenza diretta con la ricerca per lo shopping di Google, "sfidando uno dei più riusciti fra i servizi di Mountain View degli ultimi anni" e consentendo agli inserzionisti di mostrare agli utenti alcuni o tutti i loro prodotti. E qui si apre un mondo che va ben al di là del rampante "social in blu" e della stessa Google. Per chi vuole comprare un prodotto è infatti molto probabile affidarsi in prima battuta ad un sito come Amazon, Ebay, Currys, MediaMarkt o Allegro (che ad esempio in Polonia calamita il 76% degli eShopper), piuttosto che ad un motore di ricerca generico o "social". Nelle 12 settimane precedenti al dicembre 2014 una sterlina su quattro spese per videogiochi, musica fisica e video nel Regno Unito è andata ad Amazon, che ha coperto il 25,6 percento del mercato. Una ricerca del gruppo Forrester ha rilevato che quasi un terzo delle persone che cercano oggetti da comprare iniziano le loro ricerche proprio su Amazon, più del doppio del numero di utenti che, ad esempio, va direttamente su Google, un'altra dinamica che la crescita del mobile non fa che accentuare. Per Forbes "Zalando, con sede a Berlino, è il più grande rivenditore unico di moda online in Europa, ed è stata anche la società europea più veloce a superare un miliardo di dollari di fatturato annuo, raggiungendo il traguardo appena quattro anni dopo la sua fondazione, nel 2008". Discorso simile per quanto attiene viaggi e vacanze: Expedia, Skyscanner e Opodo dominano nel mercato dei voli, Booking.com o Airbnb in quello di hotel o appartamenti in affitto, Hertz e Priceline nell'ambito del noleggio di auto, Money Supermarket in quello delle assicurazioni. Secondo il Washington Post, Expedia, Orbitz, Priceline e Travelocity occupano il 95% delle ricerche di viaggio online negli Stati Uniti. E una volta arrivati a destinazione sono Yelp, TripAdvisor o HolidayCheck a fornire informazioni utili, tanto che il Ceo di Yelp Jeremy Stoppelman ha affermato che il suo sito sta "diventando rapidamente il motore di ricerca local a tutti gli effetti", e che "circa il 40% delle ricerche di Yelp sono condotte dalle nostre app per mobile", mentre il suo omologo di TripAdvisor Stephen Kaufer ha dichiarato che il suo è oramai il "brand di viaggi più grande" del web. Anche qui con grande beneficio tratto dalla navigazione in mobilità: "TripAdvisor ha visto una crescita enorme del mobile, con quasi il 50% degli utenti che visitano il servizio via tablet e telefono". E nel quarto trimestre del 2014 ha registrato un aumento del fatturato fino al 35%. Ancora, TripAdvisor e Booking si stanno già muovendo per intercettare le nuove possibilità aperte dagli smartwatch. Ma Amazon si sta espandendo oltre la semplice ricerca del prodotto, per fornire agli utenti risposte dirette a tutti i tipi di domande, proprio come Google o Bing; ha recentemente annunciato Echo, uno stand alone digital assistant che punta a competere nel settore della ricerca vocale. Senza contare che nell’estate del 2014, la compagnia guidata da Jeff Bezos ha annunciato il suo Fire smartphone, costruito sulla base della tecnologia Firefly, che consente agli utenti di “ritagliarsi” un search engine per tutto. L'utente può inoltre, ad esempio, puntare la fotocamera su un oggetto ed essere reindirizzato a un sito web che mostra informazioni su di esso o a una pagina di Wikipedia sulla materia. Wired l'ha chiamato “il programma segreto di Amazon”, mentre altri hanno definito Firefly la “visual search sotto steroidi”. Sulla ricerca di informazioni visually oriented va così segnalato l'exploit di Pinterest, che permette agli utenti di cercare, raccogliere e condividere le immagini. Lo scorso anno ha annunciato una nuova funzionalità denominata Guided Search per lo svolgimento delle ricerche visive, e alcuni esperti hanno commentato: "Ora assomiglia molto di più ad un motore di ricerca visuale, piuttosto che ad un sito di social-sharing". Pinterest sta diventando dunque sempre più popolare come strumento di ricerca universale, dalla creazione di un piano di vacanza, fino ad idee per riverniciare casa, o per fare un regalo originale, e spingepiù traffico agli editori di Twitter, LinkedIn, e Reddit messi insieme. In proposito, un terreno sul quale si gioca una buona fetta del business della ricerca è poi quella legata alle notizie; anche qui, i social network stanno diventando un veicolo di traffico verso le testate quasi irrinunciabile, con uno studio che ha rilevato come il traffico da Facebook per gli editori online sia aumentato del 10% nell'ultimo anno, mentre il traffico proveniente da siti di ricerca è andato giù del 4%. Le mosse di Twitter e Facebook non lasciano dubbi sul fatto che si vuole puntare su questo trend. FIGURA 2 Numeri e dinamiche di un mercato in evoluzione nel quale è piombato in maniera fragorosa l'annuncio della Commissione Europea sullo statement of objections inviato a Google e sull'apertura di una indagine focalizzata sul sistema operativo per dispositivi mobili Android. Proprio sulla grande varietà di scelta a disposizione di utenti e consumatori si è basata la contrariata reazione a caldo di Mountain View. E mentre Loek Essers su PcWorld sottolinea a quali difficoltà andrà incontro la Commissione nel provare un effettivo abuso di posizione dominante (con l'irrisolto nodo da sciogliere in merito al danno che avrebbero subito gli utenti da un tale eventuale comportamento), l'Economist chiosa in merito al reale macigno che pesa sulle imprese tecnologiche del Vecchio Continente, che pure hanno dimostrato in questi anni intraprendenza e skills di non secondario valore ma che in realtà sono in buona parte assenti dal quadro dipinto in precedenza: la mancanza di un mercato unico digitale e la conseguente differenza dell'ampiezza del mercato domestico di America ed Europa. È la stessa Commissione ad aver riconosciuto negli anni passati la grande versatilità e dinamicità dei nuovi mercati basati sulle app e sul mobile. "Per quanto riguarda i servizi di social networking - scriveva Bruxelles nell'ottobre del 2014 in merito all'acquisizione miliardaria di WhatsApp da parte di Facebook - l'indagine di mercato ha dimostrato che i loro confini sono in continua evoluzione. Il mercato delle app per le comunicazioni di massa è in rapida crescita, ed è caratterizzato da cicli di innovazione brevi in ​​cui le posizioni di mercato sono spesso rimescolate. Inoltre, il lancio di una nuova applicazione è abbastanza semplice e non richiede tempo e investimenti. Infine, i clienti possono e utilizzare più applicazioni contemporaneamente e possono facilmente passare da una all'altra". Maggio è alle porte e con esso dovrebbe arrivare proprio la presentazione della strategia di Bruxelles sul Digital Single Market, magari condita dalla definitiva abolizione del roaming, mentre fuori dai confini "dell'Occidente" è aperta la partita per i nuovi mercati emergenti. In quelli che sono già decollati negli anni passati sono invece attivi robusti servizi locali in alternativa alle big company a stelle e strisce, basti pensare alla Cina. WeChat, una delle più popolari applicazioni social nel mondo e di proprietà del colosso cinese Tencent, ha recentemente annunciato che sta abilitando l’accesso ai suoi contenuti alla Search Engine Sogou, in competizione con Facebook Graph Search e gli altri motori di ricerca generici. L'azienda ha approfittato della svolta al mobile prima di Facebook, e "ha costruito una piattaforma, utilizzata da 355 milioni di utenti attivi, che offre tutti i servizi popolari che gli americani conoscono tra cui Facebook, Twitter, WhatsApp, e Zynga, il tutto racchiuso in una sola app". Per i terreni ancora "vergini", invece, chi non si nasconde è Mark Zuckerberg, che già un anno fa, rivelava l'ambizioso obiettivo della sua creatura: "Facebook diventerà l’on-ramp per i due terzi della popolazione mondiale non ancora connessa ad Internet".  Gli ultimi sviluppi di Internet.org hanno evidenziato la determinazione della compagnia in tal senso anche a fronte delle criticità che già emergono.

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