DIMT.IT - finanziamento

  • "SoldiPubblici" e trasparenza, Riccardo Luna: "Spero arrivi presto un FOIA. Tra pochi giorni online le spese dei ministeri"

    "L'istituzione della figura del Digital Champion da parte della scorsa Commissione Europea ha avuto come presupposto che il digital divide è in primo luogo culturale, ci sono cioè troppi cittadini che non conoscono la rete e non ne afferrano ancora le opportunità. Solo in Italia ci sono 22 milioni di persone non hanno mai utilizzato Internet". Così il Digital Champion italiano Riccardo Luna intervenendo nella puntata dell'11 gennaio 2015 di “Presi per il Web“, trasmissione di Radio Radicale condotta da Marco PerducaMarco Scialdone e Fulvio Sarzana con la collaborazione di Marco Ciaffone e Sara Sbaffi. Ospite dell'appuntamento anche il giornalista de L'Espresso Alessandro Gilioli. [caption id="attachment_5318" align="alignright" width="300"]Ascolta il podcast della puntata di domenica 11 gennaio 2015 Ascolta il podcast della puntata di domenica 11 gennaio 2015[/caption] "È sulla base di questa impostazione - ha così spiegato Luna - che ho deciso di declinare il mio ruolo in maniera orizzontale e lanciare l'iniziativa di un Digital Champion per ogni comune italiano perché penso che le sfide da affrontare siano così tante e grandi che una persona da sola, e con una carica che ha zero euro di budget, zero staff e zero stipendio, non possa affrontarle in maniera adeguata. Al momento abbiamo 1200 champions e l'obiettivo è arrivare, appunto, a 8054. Ognuno di loro è un mio referente sul territorio e la selezione si basa su un rapporto di fiducia, lo stesso che lega me al presidente del Consiglio del quale sono, tecnicamente, un consigliere. Da qui nasce anche l'idea di costituire l'associazione dei champions, un organismo che non è certo obbligatorio per ognuno di essi ma che permette di creare una figura giuridica che ci apre le porte dell'autofinanziamento; tra i soci fondatori figura Telecom Italia, che ha deciso di mettere sul piatto 250mila euro da investire in progetti di cultura digitale. Il tema del conflitto di interessi a mio avviso decade nel momento in cui noi assicuriamo che ogni centesimo che ci arriva sarà investito in questi stessi progetti e non sarà trattenuto nulla per noi. La prima iniziativa in tal senso la presenteremo a Milano il 21 gennaio e sarà un helpdesk a disposizione dei cittadini sulle questioni digitali. Chiunque pensa possa essere d'aiuto in questo percorso non ha che da presentarci la sua candidatura, ci servono persone disposte a mettere il loro tempo a servizio di obiettivi che, non lo nascondo, sono molto impegnativi; io stesso non credo ricoprirò questo ruolo fino al 2018". Trasparenza - Gilioli ha sottolineato come manchi ancora in Italia, "nonostante le chiare promesse del governo in questo senso, un Freedom of Information Act che permetta a chiunque di accedere ai dati della Pubblica Amministrazione senza che, come accade ora, debba avere un interesse in causa. Quando i dati sono concessi in maniera isolata il loro valore è minimo. Bisogna avere invece il diritto di accesso a tutti i dati, in una dinamica che inciderebbe in maniera importante sulla lotta alla corruzione e su delle pratiche distorte di selezione di alcuni ruoli all'interno delle amministrazioni". A questo Luna ha replicato che "ho detto e scritto in tutte le sedi e a più riprese, anche rivolgendomi direttamente a Matteo Renzi, che considero quello del FOIA un passaggio essenziale, cosa che ho ribadito anche al lancio del portale Soldi Pubblici". Si è così entrati nel merito della piattaforma presentata a ridosso delle festività natalizie con l'obiettivo di promuovere e migliorare l’accesso e la comprensione dei cittadini sui dati della spesa della Pa; tramite la stringa di ricerca dell'home page è infatti possibile, al motto di "quanto, chi, cosa", conoscere l'ammontare dei pagamenti effettuati su determinate voci di spesa delle Regioni, delle Aziende Sanitarie, delle Province e dei Comuni. Lo strumento pesca tra i dati collezionati da SIOPE, il Sistema Informativo delle Operazioni degli Enti Pubblici frutto di una collaborazione tra Banca d’Italia e Ragioneria Generale dello Stato che aggrega i pagamenti giornalieri delle diverse PA. Nonostante la precisazione sulla necessità di ulteriori interventi volti a migliorare una piattaforma attualmente in fase beta non sono mancate diverse e puntali critiche ad un progetto che, secondo alcuni addetti ai lavori, sarebbe ancora molto lontano da una piattaforma che possa definirsi rivoluzionaria. "Io credo che quella realizzata non sia per nulla un'operazione banale - ha precisato Luna - perché per la prima volta abbiamo una trasparenza fortissima delle spese degli enti locali e, tra qualche giorno, avremo anche quella dei ministeri. I dati sono ora scaricabili integralmente in tutti i formati e c'è già chi li sta rielaborando creando contenuti di alto valore nell'ottica della comprensione delle spese dei Comuni. Dal 31 marzo, quando la fatturazione elettronica per la Pa locale diventerà obbligatoria, noi avremo il dettaglio delle spese di ogni ente fino alle singole penne". 12 gennaio 2015
  • Dall'Internet of Things a guida autonoma e smart cities: la Commissione investe 16 miliardi

    Un investimento di quasi 16 miliardi di euro nella ricerca e nell'innovazione per i prossimi due anni nell'ambito di Horizon 2020, il programma dell'Ue che finanzia la ricerca e l'innovazione, sulla base di un nuovo programma di lavoro 2016-2017. È quanto ha annunciato nelle scorse ore la Commissione Europea.

    Verranno così sostenute diverse iniziative trasversali: l'ammodernamento dell'industria manifatturiera europea (1 miliardo di euro); le tecnologie e le norme per la guida automatica (più di 100 milioni); Internet degli oggetti (139 milioni) per sostenere la digitalizzazione delle industrie dell'Ue; industria 2020 e l'economia circolare (670 milioni); città intelligenti e sostenibili (232 milioni) per migliorare l'integrazione delle reti ambientali, digitali, dei trasporti e dell'energia negli ambienti urbani dell'Ue.

    Almeno 8 milioni di euro di finanziamento, inoltre, saranno destinati alla ricerca in materia di sicurezza delle frontiere esterne dell'Ue per migliorare le procedure di identificazione e prevenire il traffico e la tratta di esseri umani; 27 milioni saranno destinati alle nuove tecnologie per prevenire la criminalità e il terrorismo e 15 milioni saranno destinati alla ricerca sull'origine e l'impatto dei flussi migratori in Europa.

    "Il nuovo programma di lavoro - spiega una nota di Bruxelles - si baserà inoltre sui successi nella ricerca in campo sanitario, come le scoperte sull'Ebola rese possibili anche dai finanziamenti di Horizon 2020, investendo 5 milioni di euro per far fronte ai focolai critici di Xylella fastidiosa, il batterio che attacca gli olivi. Dovrebbe inoltre migliorare l'impatto dei finanziamenti nell'ambito di Horizon 2020: in primo luogo, garantirà una maggiore disponibilità di fondi per le imprese innovative grazie alle nuove opportunità di mobilitazione delle risorse sostenute dal Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), in aggiunta agli oltre 740 milioni di euro destinati a sostenere le attività di ricerca e innovazione in quasi 2mila piccole e medie imprese; ci si impegnerà poi ulteriormente per migliorare le sinergie con altri programmi di finanziamento dell'Ue, nonché per fornire indicazioni più chiare e criteri d'impatto ai ricercatori che presentano le domande".

    "La ricerca e l'innovazione sono i motori del progresso europeo e sono fondamentali per affrontare le nuove sfide urgenti come l'immigrazione, i cambiamenti climatici, l'energia pulita e la tutela della salute nella società", afferma Carlos Moedas, Commissario per la ricerca, la scienza e l'innovazione: "Nei prossimi due anni questi nuovi fondi sosterranno l'impegno scientifico di alto livello dell'Europa, contribuendo a cambiare la vita dei cittadini".

    Il programma di finanziamento Horizon 2020 è stato varato nel gennaio 2014. "In sette anni - prosegue la Commissione - circa 77 miliardi di euro saranno investiti in progetti di ricerca e innovazione per sostenere la competitività economica dell'Europa e ampliare le frontiere del sapere umano. Il bilancio Ue per la ricerca mira in gran parte a migliorare le condizioni di vita dei cittadini in settori come la sanità, l'ambiente, i trasporti, l'alimentazione e l'energia. I partenariati di ricerca con l'industria farmaceutica, aerospaziale, automobilistica ed elettronica promuovono a loro volta gli investimenti del settore privato a sostegno della crescita futura e della creazione di posti di lavoro altamente qualificati".

    Queste nuove opportunità di finanziamento sono direttamente allineate alle priorità strategiche della Commissione presieduta da Jean-Claude Juncker e puntano a "contribuire significativamente al pacchetto per l'occupazione, la crescita e gli investimenti, al mercato unico digitale, all'Unione dell'energia e alle politiche in materia di cambiamenti climatici, al mercato interno grazie a un'industria più forte e a consolidare il ruolo di attore globaledell'Europa".

    14 ottobre 2015
  • Diritto e Tecnologia, gli eventi segnalati da Dimt [Mappa]

    Vi segnaliamo gli eventi e le date di maggiore rilievo dei prossimi giorni in materia di diritto, mercato e nuove tecnologie.  
    Mercoledì 26 febbraio sarà ancora il capoluogo lombardo la cornice di un doppio appuntamento. Il primo è "Horizon 2020 e le opportunità di finanziamento per PMI e startup", seminario gratuito per presentare le possibilità di finanziamento offerte dal nuovo programma europeo per la ricerca e l’innovazione, con un budget di circa 700 milioni di Euro per il 2014, a piccole e medie aziende e nuovi soggetti imprenditoriali. Il secondo è il convegno dell'Osservatorio Multicanalità, che presenterà i risultati della sua ultima indagine.
     
    Ricco di appuntamenti anche il giorno successivo. Nell'ambito dell'iniziativa "Working Papers a Roma Tre, nuove idee a confronto" si terrà il convegno "Law, Globalization and Legal Education: Challenges in the Current Law School Crisis".
    Sarà inoltre la volta del seminario formativo "Deposito telematico degli atti nel processo civile: come redigere, sottoscrivere e spedire online". Inizierà infine a Varsavia, Polonia, la due giorni dedicata al "Quarto forum annuale sulle reti e le città intelligenti". Appuntamento internazionale anche venerdì 28 febbraio: a Madrid si terrà la "Dodicesima conferenza sulla eSociety".
    In chiusura, da segnalare la Call for Papers relativo alla spring edition di e-privacy 2014, che si terrà a Firenze in aprile e sarà incentrata sul tema "La privacy che verrà", e la Call for Papers della Rivista Internazionale di Informatica Giuridica "Ciberspazio e Diritto" per l'anno 2014.
     
    L'Università Europea di Roma ha inoltre diffuso il bando e la guida relative alla procedura di ammissione al corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Ingegneria Edile-Architettura (LM-4) per l'Anno Accademico 2014-2015.
      Qui sotto la mappa con gli appuntamenti delle prossime settimane, clicca sui puntatori per le informazioni.
  • Horizon2020 e le opportunità di finanziamento per PMI e startup

    26 febbraio 2014

    Filarete Healthy Startups

    Viale Ortles 22/4

    Milano

    Seminario gratuito per presentare le opportunità di finanziamento offerte dal nuovo programma europeo per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020, con un budget di circa 700 milioni di Euro per il 2014, a piccole e medie aziende e startup. L’evento è rivolto a ricercatori/professori universitari e centri di ricerca, dirigenti e responsabili tecnico-scientifici delle aree di ricerca e sviluppo di piccole, medie e grandi imprese tecnologiche; dipendenti di enti pubblici ed istituzioni locali. Registrati all'evento seguendo questo link.
  • Il finanziamento della ricerca da parte dell’Unione europea e il diritto alla vita: nuove prospettive alla luce della sentenza Brüstle della Corte di giustizia?

    di Filippo Vari Sommario
    1. Introduzione
    2. Il programma quadro sulla ricerca e le competenze dell’Unione europea
    3. La tutela della vita nascente nel sesto e nel settimo programma quadro sulla ricerca
    4. Le possibili implicazioni della sentenza Brüstle su Horizon 2020

    1. Introduzione

    Nelle prossime settimane gli organi dell’Unione europea saranno chiamati ad approvare, in via definitiva, il nuovo programma quadro sulla ricerca, per il periodo 2014-2020, che prende il nome di «Horizon 2020» [1]. Questo lavoro si propone di affrontare il tema della tutela della vita umana nascente nell’ambito di tale programma. A tal fine è opportuno prendere le mosse da una rapida analisi dello strumento del programma quadro e della sua storia, passando poi ad illustrare i problemi per la tutela della vita nascente da esso sollevati e, infine, la possibile influenza su siffatta problematica della nota sentenza Brüstle della Corte di giustizia dell’Unione europea. [2]

    2. Il programma quadro sulla ricerca e le competenze dell’Unione europea

    Sin dal 1983 l’allora Comunità Economica Europea ha attuato una politica di sviluppo tecnologico e ricerca che si fonda su programmi quadro pluriennali, prima sulla base dei poteri regolati dall’art. 235 del Trattato di Roma (ora art. 308 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, di seguito TFUE) e poi, dopo l’Atto Unico Europeo, in forza di una specifica previsione all’interno dei Trattati. [3] Dopo una serie di interventi normativi [4] – sorretti dalla crescente consapevolezza che alcuni obiettivi nel settore della ricerca “non possano essere raggiunti né soddisfatti al meglio senza ricorrere ad azioni che superino il confine statuale e si avvalgano di risorse, umane  e finanziarie, di carattere sovranazionale” [5] – attualmente nel TFUE è presente un titolo, il XIX, dedicato proprio a “ricerca e sviluppo tecnologico e spazio”. Una disposizione contenuta in tale titolo proclama che “l’Unione si propone l’obiettivo di rafforzare le sue basi scientifiche e tecnologiche con la realizzazione di uno spazio europeo della ricerca nel quale i ricercatori, le conoscenze scientifiche e le tecnologie circolino liberamente, di favorire lo sviluppo della sua competitività, inclusa quella della sua industria, e di promuovere le azioni di ricerca ritenute necessarie ai sensi di altri capi dei trattati”. [6] Inoltre, lo stesso Trattato stabilisce che “il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria e previa consultazione del Comitato economico e sociale, adottano un programma quadro pluriennale che comprende l’insieme delle azioni dell’Unione”. [7] Quest’ultima, rispetto agli Stati membri, non gode della competenza a stabilire la liceità o meno di determinati tipi d’indagine scientifica, ma può soltanto promuovere la cooperazione nel settore della ricerca mediante il finanziamento della stessa. [8] In tale ambito i Programmi quadro per la ricerca costituiscono degli strumenti poderosi. Il vigente Settimo, per il periodo 2006-2013, prevede un finanziamento di più di 50 miliardi di euro, “ossia in media 7217 milioni di euro l’anno”. [9] L’obiettivo è quello di creare uno spazio europeo della ricerca, rilanciando la c.d. strategia di Lisbona, che “ha fatto della conoscenza un asse portante” fra quelli finalizzati a rendere l’economia europea “la più dinamica e competitiva del mondo”. [10]

    3. La tutela  della vita umana nascente nel sesto e nel settimo programma quadro sulla ricerca

    Come già accennato, la scelta sulla liceità di determinati tipi d’indagine scientifica rimane saldamente ancorata nell’ambito delle competenze degli Stati membri dell’UE, con la conseguenza – scontata, alla luce di tale assetto – che  alcuni Paesi permettono certe ricerche, in altri vietate.  Ferma restando tale competenza degli Stati, il problema posto dall’approvazione del programma quadro, sia in chiave storica, sia nella situazione attuale, è rappresentato dall’individuazione dei criteri per la selezione delle ricerche finanziabili e, in particolare, dalla possibilità di sostenerne alcune che comportino o presuppongano comunque la distruzione di embrioni umani. Nell’ambito del “Sesto programma quadro di Ricerca e Sviluppo Tecnologico dell’Unione Europea”, relativo al periodo 2002-2006, era stata trovata una soluzione di compromesso, con la proclamazione di una moratoria che escludeva “espressamente il finanziamento comunitario delle ricerche finalizzate, tra l’altro, alla creazione (ma non anche all’utilizzo) di embrioni a fini di ricerca o per la fornitura di cellule staminali”. [11] In occasione dell’approvazione del successivo settimo programma quadro, nel 2006, sono noti i problemi dell’allora Governo Prodi II, da qualche mese in carica: l’anno precedente, l’Italia, nella persona del Ministro dell’Università e della Ricerca del III Governo Berlusconi – che aveva investito della questione il Consiglio dei ministri  e agiva in conformità a un parere del Comitato nazionale di Bioetica [12] – nell’ambito di un Consiglio dell’Unione sulla competitività, aveva sottoscritto, insieme ad altri Stati membri, una “Dichiarazione etica in relazione al Settimo programma quadro”. In essa si proclamava solennemente di non poter “accettare che attività comportanti la distruzione di embrioni umani” potessero “beneficiare di un finanziamento a titolo del settimo programma quadro di ricerca” [13]. Veniva perciò invitata “la Commissione ad abbandonare i progetti relativi all’ammissibilità al finanziamento di attività di ricerca” che prevedessero “la distruzione di embrioni umani”. Dopo le elezioni italiane e la formazione di un nuovo Esecutivo, in contrasto con l’operato del proprio predecessore, il Ministro dell’Università e della Ricerca del Governo Prodi II, nel maggio 2006, senza informare le competenti Commissioni parlamentari, né portare la decisione in Consiglio dei ministri [14] decise di mutare la posizione dell’Italia, rendendo noto che, in sede di Consiglio dell’Unione, al momento della definitiva approvazione del settimo programma quadro, avrebbe votato a favore del finanziamento della ricerca anche distruttiva di embrioni. [15] Il mutamento della posizione dell’Italia precludeva la possibilità di dar vita a una minoranza di blocco sul tema e, alla fine, le Istituzioni comunitarie hanno adottato una soluzione di compromesso, analoga a quella del sesto programma quadro, anche per il successivo settimo. Accanto al divieto di sostenere “attività di ricerca volte a creare embrioni umani esclusivamente a fini di ricerca o per l’approvvigionamento di cellule staminali, anche mediante il trasferimento di nuclei di cellule somatiche” si era, infatti, previsto che  la “Commissione europea continuerà nella pratica corrente e non sottoporrà al Comitato regolatorio proposte di progetti che includano attività di ricerca che distruggano embrioni umani, comprese quelle per l’ottenimento di cellule staminali”. A tale proclamazione si è, però, aggiunta immediatamente dopo la precisazione che “l’esclusione dal finanziamento di questo stadio di ricerche non impedirà alla Comunità di finanziare stadi successivi che coinvolgano cellule staminali embrionali umane”. [16] Questa soluzione era sostanzialmente equivalente a quella del sesto programma quadro e del pari segnata da una profonda incoerenza. Da un lato, si escludeva dal finanziamento la ricerca che distruggeva embrioni, in ragione della necessità di preservare il diritto alla vita di questi ultimi; d’altro lato, però, si prevedeva la possibilità di destinare finanziamenti alle fasi successive a tale distruzione. In sostanza, si trattava di un invito a distruggere attraverso fondi privati l’embrione, per ricavarne linee cellulari in ordine alle quali chiedere il finanziamento pubblico, [17] senza alcuna coerenza con il divieto di finanziare direttamente la ricerca volta a distruggere gli embrioni e le “attività di ricerca volte a creare embrioni umani esclusivamente a fini di ricerca o per l’approvvigionamento di cellule staminali, anche mediante il trasferimento di nuclei di cellule somatiche”. Infatti, questi divieti si spiegavano e tuttora si spiegano esclusivamente in ragione della tutela del diritto alla vita dell’embrione e dell’impossibilità di considerarlo come una res.  Se, dunque, in assenza della prova di un salto qualitativo tra la fecondazione dell’ovulo e la nascita, va riconosciuto che l’embrione è persona, questa andrebbe sempre effettivamente tutelata in ogni stadio, salvo non riproporre le teorie delle lebensunwerten Lebens [18]o ritenere che l’uomo non sia sempre un fine, ma possa essere considerato in alcuni casi un mezzo. Un esempio tratto dalla prassi vale a dimostrare quanto insoddisfacente fosse la soluzione ora menzionata, nonché la fondatezza delle critiche esposte in ordine alla sua incoerenza con la scelta di tutelare la vita umana nascente: nella rete Internet si trovano indicazioni relative a una ricerca finanziata tramite il settimo programma quadro, la Embryonic Stem cell-based Novel Alternative Testing Strategies (ESNATS). [19] Questa ricerca gode di un fondo di 15,5 milioni di euro, di cui 11,9 milioni offerti in 5 anni nell’ambito del settimo programma quadro. Essa ha, tra i propri scopi, il c.d. Alternative testing , e cioè lo sviluppo di un’alternativa ai test sugli animali, sostituendo questi ultimi con cellule ricavate con l’uccisione di embrioni umani. [20] Si arriva così alla paradossale e drammatica conclusione che le cellule staminali prodotte sacrificando embrioni umani, che avrebbero dovuto essere utilizzate per il conclamato obiettivo – sinora mai raggiunto – di curare l’uomo, sono invece sfruttate per preservare la vita degli animali.

    4. Le possibili implicazioni della sentenza Brüstle su Horizon 2020

    Alla luce di queste considerazioni va valutata la problematica della possibile influenza, sul prossimo programma quadro sulla ricerca,dei principi affermati dalla Corte di giustizia in una fondamentale e ben nota sentenza sugli embrioni, richiamata all’inizio di questo lavoro, la decisione Brüstle. Con essa la Corte di giustizia si è pronunciata sull’interpretazione della direttiva 98/44/CE del 6 luglio 1998 del Parlamento europeo e del Consiglio, relativa alla protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche e, in particolare, sull’art. 6, paragrafo 2, lett. c), della stessa. Detto articolo stabilisce che non possano essere brevettate quelle invenzioni il cui sfruttamento commerciale è contrario all’ordine pubblico o al buon costume e in particolare, al paragrafo 2, lett. c), prevede il divieto di brevettabilità per le utilizzazioni di embrioni umani a fini industriali e commerciali. [21] In proposito va premesso che la Commissione non ha tenuto in alcun conto la decisione nella preparazione della bozza dell’ottavo programma quadro, che riproduce in copia l’ambiguità e la irragionevolezza del sesto e del settimo. Al contrario, nel settembre del 2012 la Commissione giuridica del Parlamento europeo ha approvato un parere [22] – poi disatteso da altre Commissioni e dall’Aula – che, proprio sulla base della sentenza Brüstle, proponeva di escludere, in Horizon 2020, la possibilità di finanziare ricerche che comportassero o presupponessero comunque la distruzione di embrioni umani. Sul punto va evidenziato che la sentenza Brüstle ha ovviamente un’efficacia limitata sulla tematica della ricerca, affrontando direttamente soltanto l’aspetto legato ai brevetti sulla stessa. Il giudice rimettente ha, tra l’altro, chiesto alla Corte “se l’esclusione dalla brevettabilità relativa all’utilizzazione di embrioni umani a fini industriali o commerciali verta altresì sull’utilizzazione di embrioni umani per la ricerca scientifica o se la ricerca scientifica che implica l’utilizzazione di embrioni umani possa ottenere la protezione del diritto dei brevetti”. In proposito la Corte ha osservato che “il fatto di accordare a un’invenzione un brevetto implica, in linea di principio, lo sfruttamento industriale e commerciale della stessa”. La Corte ha, dunque, concluso che “l’utilizzazione, oggetto di una domanda di brevetto, di embrioni umani a fini di ricerca scientifica non può essere distinta da uno sfruttamento industriale e commerciale e, pertanto, sottrarsi all’esclusione dalla brevettabilità” e che “solo l’utilizzazione per finalità terapeutiche o diagnostiche che si applichi all’embrione umano e sia utile a quest’ultimo può essere oggetto di un brevetto”. Sotto altro profilo la decisione ha posto sullo stesso piano, escludendone la brevettabilità, non solo ogni tipo d’invenzione che “abbia di per sé ad oggetto l’utilizzazione di embrioni umani”, ma anche quella che “verta su un prodotto il cui ottenimento presuppone la previa distruzione di embrioni umani o riguardi un procedimento che richiede un materiale di base ottenuto mediante la distruzione di embrioni umani”. Dunque, nell’Unione europea non è possibile brevettare non solo le ricerche che comportano la distruzione di embrioni, ma anche quelle che presuppongono tale distruzione, pur non cagionandola direttamente. Si pensi proprio alle cellule staminali embrionarie, la cui ricerca è finanziata dal vigente settimo programma quadro: i risultati di tale ricerca, in ragione della direttiva citata e dell’interpretazione fornitane dalla Corte di giustizia, non possono formare oggetto di alcun brevetto. Come notato, sia pure in chiave critica, da alcuni commentatori, a seguito della sentenza Brüstle la ricerca che, comunque, implica la distruzione di embrioni perde interesse per i principali attori economici del settore, che tra l’altro sono spesso chiamati dai bandi adottati nell’ambito dei Programmi quadro sulla ricerca a contribuire, con propri fondi, al finanziamento delle indagini scientifiche in partnership con l’UE: quale soggetto privato è, infatti, disposto a pagare per far svolgere ricerche, i cui risultati poi non possono apportare alcun “beneficio” commerciale ? Al di là di tale influenza immediata sulla ricerca occorre chiedersi se dalla sentenza Brüstle non si possano ricavare conseguenze ulteriori, che, seppur non in grado di esplicare un’efficacia diretta sulla problematica in esame, siano in grado di orientare a livello di principio l’operato dei titolari del potere normativo nell’Unione europea. In proposito, un primo aspetto fondamentale è rappresentato dal riconoscimento, operato dalla sentenza sulla base della citata direttiva 98/44/CE, che l’embrione gode, sin dal concepimento, della dignità propria di ogni uomo [23] e che non è possibile distinguere dal concepimento varie fasi nello sviluppo, tali da comportare in alcuni periodi una tutela attenuata o ridotta: ad esempio, i principi espressi nella decisione escludono la possibilità di fare applicazione, nell’ordinamento dell’UE, della teoria del c.d. preembrione. Un ulteriore aspetto di grande importanza è la considerazione presente nella sentenza che la dignità dell’essere umano è messa a repentaglio tanto in caso di distruzione diretta degli embrioni, quanto in situazioni nelle quali, pur non avendo luogo direttamente tale distruzione, essa è tuttavia necessariamente presupposta. Diventa, pertanto, difficile sostenere la ragionevolezza del compromesso – alla base tanto degli ultimi Programmi quadro, quanto della bozza dell’ottavo – in forza del quale è vietato sostenere economicamente la distruzione diretta degli embrioni, ma non lo è finanziare ricerche che ad ogni modo si fondano su tale distruzione: in sostanza, è fuorviante e irragionevole operare una distinzione tra distruzione diretta dell’embrione e distruzione presupposta per discernere quanto ai finanziamenti. Coerenza ed efficienza dell’azione dell’Unione vorrebbero, dunque, che non si finanziassero più ricerche che distruggono comunque l’embrione umano, [24] tanto più che esse, a differenza delle ricerche su cellule staminali adulte, sinora non hanno prodotto alcun risultato. La partita per l’approvazione del nuovo programma quadro è ancora aperta: presto vedremo che posizione prenderanno le Istituzioni dell’UE e, in particolare, se a prevalere sarà un irragionevole compromesso “al ribasso” oppure la tutela della dignità dell’uomo e del suo diritto alla vita.

    Note

    [*] Il presente contributo è stato preventivamente sottoposto a referaggio anonimo affidato ad un componente del Comitato di Referee secondo il Regolamento adottato da questa Rivista. [**]Testo dell’intervento preparato dall’autore per il Convegno di studi su “La dignità dell’uomo tra Diritto dell’Unione europea e Diritto interno. Dalla sentenza Brüstle alla giurisprudenza della Corte di cassazione sulla vita nascente”, organizzato, il  12 novembre 2012, dall’Università Europea di Roma, con il patrocinio dell’Ufficio italiano del Parlamento Europeo,  nell’ambito della settimana “L’Europa è per i diritti”. [1] La bozza di tale programma è consultabile su Internet, all’indirizzo http://ec.europa.eu/research/horizon2020/index_en.cfm [2] Grande Sezione, sent. 18 ottobre 2011, causa C-34/10, Oliver Brüstle. Su tale decisione v. E. Rossi, Rasgos constitucionales de la protección del embrión. Una introducción, in Estudios de Deusto, Vol. 60/1, Bilbao, Enero-Junio, 2012, 307 ss.; E. Catelani, Embriones y procreación asistida ante los tribunales europeos: remisión a la decisión de los jueces nacionales, ibid.,371 ss.; F. Piergentili, La Corte di giustizia e la tutela dell’embrione umano nei confronti dei brevetti. La supremazia della dignità della persona umana nella tutela europea dei diritti fondamentali, nel Focus Human Rights di Federalismi.it Rivista di Diritto pubblico italiano, comunitario e comparato, n. 11 del 2013, all’indirizzo www.federalismi.it ; A. Stazi, Innovazioni biotecnologiche e brevettabilità del vivente. Questioni giuridiche e profili bioetici nei modelli statunitense ed europeo, Torino, 2012, 230 ss. In chiave critica v., inoltre, A. Spadaro, La sentenza Brüstle sugli embrioni: molti pregi e… altrettanti difetti, nel Forum di Quaderni costituzionali, all’indirizzo www.forumcostituzionale.it  (3 maggio 2012). [3] Sul punto v. R. Giuffrida – A. Pistilli, Ricerca e sviluppo tecnologico, in AA.VV., L’ordinamento europeo. Le politiche dell’Unione, a cura di S. Mangiameli, Milano, 2008, 972 ss. [4] Per i quali v. R. Giuffrida – A. Pistilli, loc. ult. cit. [5] R. Giuffrida – A. Pistilli, op. cit., 1005. [6] Art. 179, par. 1, TFUE. Per un quadro generale su tale articolo v. M. Ruffert, Art. 179, in EUV/AEUV Kommentar, a cura di C. Calliess – M. Ruffert, 4 ed., München, 2011, 1896 ss. [7] Art. 182, par. 1, TFUE, sul quale, in generale, v. M. Ruffert, Art. 182, ibid., 1905 ss. [8] Nei considerando del settimo programma quadro, adottato per il periodo 2007-2013, si legge: “(1) La Comunità si è posta l’obiettivo, sancito dal trattato, di rafforzare le basi scientifiche e tecnologiche dell’industria comunitaria, garantendo in tal modo un elevato livello di competitività a livello internazionale. A tal fine la Comunità ha il compito di promuovere tutte le attività di ricerca ritenute necessarie, in particolare incoraggiando le imprese, ivi comprese le piccole e medie imprese (“PMI”), i centri di ricerca e le università nelle loro attività di ricerca e sviluppo tecnologico. In questo contesto è opportuno dare priorità a settori e progetti per i quali il finanziamento e la cooperazione europei sono di particolare importanza e si traducono in valore aggiunto. Tramite il suo sostegno alla ricerca alle frontiere della conoscenza, alla ricerca applicata e all’innovazione, la Comunità intende favorire le sinergie nella ricerca europea e consolidare quindi le basi dello Spazio europeo della ricerca. Ciò fornirà un utile contributo al progresso economico, sociale e culturale di tutti gli Stati membri. (2) Il ruolo centrale della ricerca è stato riconosciuto dal Consiglio europeo di Lisbona del 23- 24 marzo 2000 che ha posto per l’Unione europea un nuovo obiettivo strategico per il prossimo decennio: diventare l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale. Il triangolo della conoscenza — istruzione, ricerca e innovazione — è essenziale per conseguire tale obiettivo. A tal fine la Comunità mira a mobilitare e rafforzare le capacità di ricerca e di innovazione necessarie. In questo contesto, il settimo programma quadro è uno strumento comunitario fondamentale, a complemento degli sforzi degli Stati membri e dell’industria europea”. Quanto specificamente al rapporto Unione-Stati membri nella materia in esame cfr. R. Giuffrida – A. Pistilli, op. cit., 1005, i quali evidenziano come “nell’ambito della ricerca e dello sviluppo tecnologico, non esista né un trasferimento di competenze esclusive dai singoli Stati alla Comunità né la riserva, a favore di quest’ultima, di un potere di iniziativa, bensì si configuri, di fatto, un dualismo di competenze fra i due soggetti – Comunità e singoli Paesi aderenti – che risultano essere, a tutti gli effetti, coprotagonisti della scena normativa”. [9] Cfr. http://europa.eu/legislation_summaries/energy/european_energy_policy/i23022_it.htm. [10] E. Cortese Pinto, Art. 149, in AA.VV., Trattati dell’Unione europea e della Comunità europea, a cura di Tizzano, Milano, 2004,  803; sia, inoltre, consentito il rinvio a F. Vari, La politica dell’istruzione e della formazione professionale, in AA. VV., L’ordinamento europeo, cit., 896 s. [11] L. Marini, La clonazione nel diritto internazionale e comunitario: bioetica globale o globalizzazione della bioetica?, in AA.VV., La tutela giuridica della vita prenatale, a cura di R. Rossano – S. Sibilla, Torino, 2005, 123; Id.,  Cellule staminali, libertà di ricerca e pericoli della tecno-scienza liberale, in Europa, 6 giugno 2006, p. 9. [12] Sul punto cfr. S. Ninatti, La logica de “le due politiche” o la democrazia presa sul serio ?, nel Forum di Quaderni costituzionali, all’indirizzo www.forumcostituzionale.it . [13] Sul punto sia consentito il rinvio a F. Vari, Prime note a proposito del finanziamento europeo della ricerca sulle cellule staminali embrionali, in Federalismi.it Rivista di Diritto pubblico italiano, comunitario e comparato, n. 16 del 2006. [14] Sul punto cfr. S. Ninatti, La logica de “le due politiche”, cit. [15] Per una critica di tale posizione, alla luce di quanto previsto dalla legge 19 febbraio 2004, n. 40 recante Norme in materia di procreazione medicalmente assistita, v. S. Ninatti, La logica de “le due politiche”, cit. [16] Sul punto cfr. A. Stazi, Innovazioni biotecnologiche e brevettabilità del vivente, cit., 89. Cfr. il testo della Commissione, secondo il quale: “omissis(1) The decision on the 7th Framework Programme explicitly excludes three fields of research from Community funding: - Research activities aiming at human cloning for reproductive purposes; - Research activities intended to modify the genetic heritage of human beings which could make such changes heritable; - Research activities intended to create human embryos solely for the purpose of research or for the purpose of stem cell procurement, including by means of somatic cell nuclear transfer. Omissis  (12) The European Commission will continue with the current practice and will not submit to the Regulatory Committee proposals for projects which include research activities which destroy human embryos, including for the procurement of stem cells. The exclusion of funding of this step of research will not prevent Community funding of subsequent steps involving human embryonic stem cells”. [17] Sul punto sia consentito il rinvio a F. Vari, Concepito e procreazione assistita. Profili costituzionali, Bari, 2008, 94 s. Per una diversa prospettiva v. invece J. Luther, Ragionevolezza e dignità umana, in POLIS Working Papers,Working Paper n. 79 dell’ottobre 2006 del Dipartimento di Politiche Pubbliche e Scelte Collettive dell’Università del Piemonte orientale “Amedeo Avogadro”, disponibile su Internet all’indirizzo http://polis.unipmn.it/pubbl/RePEc/uca/ucapdv/luther79.pdf . [18] Su cui v. le considerazioni di R. P. George, Always to Care, Never to Kill, inNational Review Online, 11 marzo 2005. [19] www.esnats.eu [20] “The aim of the ESNATS project is to develop a novel «all-in-one» toxicity test platform based on embryonic stem cells  (ESCs), in particular human ESC (hESCs), to accelerate drug development, reduce related R&D costs and propose a powerful alternative to animal tests in the spirit of the «Three R principle»”, vale a dire “reduction, refinement and replacement of animal experiments”. [21] Sul punto v. F. Piergentili, La Corte di giustizia e la tutela dell’embrione umano nei confronti dei brevetti, cit., 1 ss. [22] Parere della commissione giuridica sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma quadro di ricerca e innovazione (2014-2020) –  Horizon 2020, del 18 settembre 2012. Il parere, approvato con una larga maggioranza (18 voti favorevoli e 5 contrari) è disponibile su Internet all’indirizzo: www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-%2f%2fEP%2f%2fNONSGML%2bCOMPARL%2bPE-489.509%2b02%2bDOC%2bPDF%2bV0%2f%2fIT . [23] Sul punto v. F. Piergentili, La Corte di giustizia e la tutela dell’embrione umano nei confronti dei brevetti, cit., 4 ss.;  P. Nuevo López, Dignidad humana y patentabilidad de invenciones biomédicas, in Estudios de Deusto, cit., 26 s, il quale, in particolare, sottolinea: “el embrión tiene derecho a un respeto fundado sobre la dignidad humana … De ahí que en la Sentencia de 18 de octubre de 2011 el Tribunal excluya la patentabilidad de invenciones que requieren de la utilización de embriones o de células embrionarias, pues de lo contrario, se estaría permitiendo que embrión se convirtiera en un elemento de provecho para terceros, reduciéndolo a la categoría de objeto, que es precisamente lo que prohíbe el derecho a la dignidad humana. Puede afirmarse, por tanto, que existe un consenso europeo en prohibir la cosificación del embrión”. [24] V. L. Violini,Il divieto di brevettabilità di parti del corpo umano: un uso specifico e non inutile del concetto di dignità umana, in Quad. cost., 2012, 148, secondo la quale “occorre considerare che, a fronte della affermazione – più che condivisibile – dell’unitarietà del processo di formazione della vita, se non altro almeno sulla base di un principio di precauzione, nel settore della tutela dei diritti o dei finanziamenti alla ricerca altre sembrano le logiche dominanti; qui i diritti di embrioni e feti sono messi a confronto con i diritti delle madri e dei genitori o con gli interessi dei ricercatori, risultando nella maggioranza dei casi soccombenti; il che non può che creare degli squilibri”.
  • La startup innovativa

    di Davide Borelli Casiere Recensione de Fregonara E., "La start up innovativa. Uno sguardo all’evoluzione del sistema societario e delle forme di finanziamento", Giuffrè, Milano, 2013, pp. 146. Sommario: 1. Introduzione - 2. La fattispecie - 3. Evoluzione del sistema societario - 4. (segue)... e delle forme di finanziamento - 5. Start up innovative in forma di s.r.l. - 6. Conclusioni. 1. Introduzione. L’opera monografica di Elena Fregonara offre al lettore un’attenta disamina delle novità legislative in ambito societario introdotte dal Legislatore con la nona sezione del d.l. n. 179/2012 recante Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese (cd. Decreto Crescita bis), rubricata – per l’appunto – Misure per la nascita e lo sviluppo di start-up innovative (artt. 25-32). L’A. ripercorre i tratti salienti della normativa, offrendo all’occorrenza importanti spunti di riflessione. Riserva, inoltre, gran parte dei propri sforzi ermeneutici all’analisi delle interazioni tra le fattispecie introdotte e le comuni disposizioni di diritto societario, nonché all’esame delle nuove forme di finanziamento delle start up innovative (cfr. crowdfunding). La dottrina giuridica italiana ha indirizzato gran parte dei propri sforzi scientifici allo studio della novella s.r.l. semplificata introdotta con il d.l. n. 1/2012 [1]. La Fregonara ha, pertanto, l’indubbio merito di affrontarne l’evoluzione [2], posto che l’introduzione della s.r.l. semplificata e della start up innovativa persegue il medesimo scopo, potendosi considerare la prima species della seconda. Nel Piano d’azione imprenditorialità 2020, la Commissione Europea ha sostenuto la centralità della cultura imprenditoriale quale «possente volano della crescita economica e della creazione di posti di lavoro» [3]. Indirizzo, tra l’altro, condiviso dal legislatore italiano che con il recente Decreto Crescita bis persegue l’obiettivo di «favorire la crescita sostenibile, lo sviluppo tecnologico, la nuova imprenditorialità, l’occupazione in particolare giovanile [...], intendendo contestualmente contribuire allo sviluppo di nuova cultura imprenditoriale, alla creazione di un contesto maggiormente favorevole all’innovazione così come a promuovere maggiore mobilità sociale» [4]. Con il d.l. n. 179/2012 ha ottenuto riconoscimento normativo la start up innovativa. Si tratta, tuttavia, solo di una delle tessere che compongono il mosaico normativo in materia di incentivo alla cultura imprenditoriale: perché questo è ictu oculi il fine ultimo perseguito dal legislatore europeo ed italiano. L’A. ha, infatti, il merito di fornire al lettore uno sguardo d’insieme (per quanto possibile) della materia non limitando la propria analisi ad un singola ed isolata fattispecie, ma piuttosto disvelando possibili legami con istituti affini. «Si assiste ad un fenomeno patologico, verrebbe da dire di “schizofrenia normativa” più che di “profonda agitazione” come scriveva Lorenzo Mossa» [5]: è così che l’A. descrive lo scenario normativo che il legislatore italiano concorre a delineare. La scelta del termine “concorrere” non è certo casuale: il fenomeno in esame ha, infatti, natura prettamente empirica. L’intervento normativo nasce proprio dall’analisi dalle best practice maturate oltreoceano. Il sottotitolo dell’opera monografica mostra chiaramente gli snodi dell’itinerario analitico percorso dall’A.: «uno sguardo all’evoluzione del sistema societario e delle forme di finanziamento». Il fenomeno in esame genera problematiche eterogenee: da un lato quelle tradizionali ed attinenti al diritto societario e fallimentare [6]; dall’altro quelle innovative e connesse alla disciplina del settore finanziario [7]. 2. La fattispecie. Il primo capitolo offre al lettore un sommario – seppur, per certi versi, particolareggiato – quadro del fenomeno start up dal punto di vista sia economico che giuridico. «Start up è il termine con cui si identifica, da circa un ventennio, una nuova iniziativa imprenditoriale e il periodo di avvio della stessa» [8]: nondimeno siffatta definizione appare lievemente riduttiva. La letteratura economica in materia, infatti, offre consistenti contributi utili alla più nitida definizione dei contorni della fattispecie [9]. Un’attenta analisi della genesi delle start up avrebbe (presumibilmente) fornito al lettore un quid pluris nella valutazione delle scelte politiche adottate dal legislatore italiano. Assolutamente degna di nota è l’analisi comparatistica offerta dall’A. delle principali politiche economiche sostenute da paesi terzi per incentivare lo sviluppo e la crescita di nuove imprese. Dalla comparazione è agevole notare come gli interventi normativi in materia possano esser suddivisi in due categorie omogenee: da un lato quella relativa al diritto societario e dunque alla semplificazione della costituzione e dell’avvio d’impresa; dall’altro quella attinente al sistema fiscale e le agevolazioni nell’accesso ad investimenti e finanziamenti. Sempre in questa prima parte dell’opera, Elena Fregonara fornisce al lettore un dettagliato quadro normativo della fattispecie discussa. Scorgendo il canovaccio realizzato dal legislatore italiano chiaramente si comprende il perché l’A. abbia in proposito parlato di schizofrenia normativa. Quattro interventi, prodotti in un limitato arco temporale hanno tracciato i labili confini normativi in materia: Decreto sulle Liberalizzazioni [10], Decreto Crescita [11], Decreto Crescita bis [12] e Decreto Lavoro [13]. Il capitolo termina poi con l’analisi sistematica dei requisiti che l’art. 25 del Decreto Crescita bis prescrive per l’ottenimento della qualifica di start up innovativa o di incubatore di start up innovative certificato. Analisi peraltro ripresa ed approfondita nel secondo capitolo [14] dedicato – appunto – al dato normativo, ossia ai requisiti, al meccanismo di riconoscimento ed alle agevolazioni (artt. 25 e ss. d.l. n. 179/2012). 3. Evoluzione del sistema societario. Il terzo capitolo dell’opera monografica è dedicato alle deroghe al diritto societario comune previste per le start up innovative dal Decreto Crescita bis (art. 26). A tal proposito la Fregonara offre al lettore una duplice distinzione: vi sono, infatti, deroghe al diritto societario previste per le sole start up innovative in forma di s.r.l. ed altre, viceversa, rivolte a tutte le start up innovative prescindendo dalla forma societaria adottata; vi sono, inoltre, deroghe che l’A. definisce «facoltative» [15] che riguardano le sole start up innovative in forma di s.r.l. ed altre, invece, direttamente applicabili indipendentemente dal tipo societario prescelto. Degne di nota sono le riflessioni di Elena Fregonara sulle deroghe previste dall’art. 26 del d.l. n. 179/2012 agli istituti della riduzione del capitale sociale per perdite ed al di sotto del limite legale. L’A. infatti, pur condividendone la ratio, ossia «consentire all’impresa start up innovativa di completare l’avvio e di rientrare fisiologicamente dalle perdite maturate nelle primissime fasi» [16], ritiene che le misure adottate producano un decremento di tutela proprio di quella categoria di soggetti che la normativa de quo mira ad attrarre, ovvero i finanziatori. A tal proposito l’A. propone di distinguere tra «una situazione temporanea di perdite fisiologiche [...] ed una invece caratterizzata da perdite strutturali» [17] in modo tale da applicare di volta in volta la regola che risulti maggiormente adeguata al caso concreto. Il riferimento operato dalla Fregonara ai «fallimenti onesti senza frode da parte dell’imprenditore» [18] – concetto peraltro assolutamente innovativo per l’ordinamento italiano – è a parer di chi scrive indubbiamente apprezzabile. Ebbene, l’A. ricollega tale concetto alla scelta normativa operata dal legislatore italiano di sottrarre le start up innovative alle procedure concorsuali ordinarie, assoggettandole, per converso, alle procedure previste dal secondo capo (rubricato Procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento e di liquidazione del patrimonio) della l. n. 3/2012, recante Disposizioni in materia di usura, estorsione e crisi da sovraindebitamento [19]. Secondo l’A. in questo modo «si vuole indurre l’imprenditore a prendere atto il prima possibile del fallimento del programma, posto a base dell’iniziativa.Sitratta[...]diintervenire anticipatamente sul dissesto dell’impresa per consentire all’imprenditore l’immediato fresh start» [20]. Il Legislatore, mediante rinvio, ha pertanto introdotto tra le norme disciplinanti questo nuovo fenomeno societario, le procedure concorsuali originariamente elaborate per il solo insolvente civile [21]. La Fregonara accoglie positivamente la novità legislativa introdotta; come ella stessa sottolinea, infatti, il procedimento di liquidazione previsto dalla l. n. 3/2012 «sembra rappresentare per l’imprenditore una “morte dolce ed indolore” senza le serie complicazioni e conseguenze del fallimento [...]. Il sistema pare [...] costellato di deviazioni normative che, tuttavia, “centrano l’obiettivo” rendendo appetibile il ricorso allo strumento da parte dello startupper» [22]. 4. (segue)... e delle forme di finanziamento. Proseguendo con coerenza nell’analisi sistematica della nona sezione del d.l. n. 179/2012, l’A. consacra il quarto capitolo dell’opera al c.d. crowdfunding (art. 30), ossia ai «processi collaborativi di piccoli investitori non professionali che [...] si propongono di sostenere gli sforzi di persone ed organizzazioni dotate di un elevato potenziale creativo, ma prive dei fondi necessari alla realizzazione delle loro idee» [23]. Condivisibile è la riflessione di Elena Fregonara in merito all’effetto prodotto da tale strumento, ossia la democraticizzazione della finanza; effetto peraltro visibilmente ridotto da previsioni normative assolutamente inopportune. Infatti, l’art. 24, co. 2° del Reg. Consob 26.06.2013, n. 18592, dispone che «ai fini del perfezionamento dell'offerta sul portale, il gestore verifica che una quota almeno pari al 5% degli strumenti finanziari offerti sia stata sottoscritta da investitori professionali o da fondazioni bancarie o da incubatori di start up innovative previsto all'art. 25, co. 5° del d.l. n. 179/2012». Il rischio – sostiene l’A. – è che il crowdfunding si trasformi così in un business riservato alle banche, rientrando dunque a pieno titolo nei canali istituzionali di finanziamento. Un’attentaanalisi della disciplina del crowdfunding, corredata da spunti critici senz’altro apprezzabili, dà dunque corpo al quarto capitolo dell’opera monografica. L’A. riesce a fornire uno sguardo d’insieme di un istituto che presenta una regolamentazione non sempre chiara e non sempre di facile integrazione con la disciplina preesistente. Ad uno sforzo normativo pregevole, purtroppo corrisponde un’arretratezza strutturale del Paese Italia ai nuovi strumenti che la tecnologia offre. Senz’altro notevoli appaiono, infine, le considerazioni poste a margine del capitolo. Secondo l’A. le disposizioni di cui all’art. 30 del d.l. n. 179/2012 (e conseguente Reg. Consob) rappresentano, in ogni caso, un importante traguardo, «il primo grande passo per sostenere la “rivoluzione del crowdfunding” che si accompagna all’evoluzione sociale della rete e dei social media. Tuttavia, il quadro complessivo resta in itinere e tutt’altro che definito». 5. Start up innovativa in forma di s.r.l. L’ultimo capitolo della monografia di Elena Fregonara è dedicato alla start up innovativa in forma di s.r.l. La disomogenea normativa prodotta dal legislatore, infatti, pone delicati problemi di congiunzione con la comune disciplina di diritto societario. L’incertezza legislativa si riverbera negativamente non solo sull’interpretazione, ma soprattutto sull’applicazione della normativa de quo, penalizzando pertanto coloro che della stessa dovrebbero giovarsi, ossia i potenziali imprenditori. Secondo l’A. con le disposizioni disciplinanti la start up innovativa, «il Legislatore ha legittimato, in nome forse di superiori interessi di politica-economica, la possibilità per la s.r.l. di indossare, seppure temporaneamente, un abito che le concede di oltrepassare il confine rigidamente tracciato tra s.p.a. ed s.r.l.» [24]. Sempre in tal senso l’A. fa saggiamente proprie le parole del Dolmetta riferendosi alla “destrutturazione del tipo” [25], fedele riproduzione dell’attuale panorama normativo in tema di s.r.l. Dalla ricostruzione operata l’A. rileva come gli interventi normativi abbiano de facto prodotto una rarefazione della comune disciplina della s.r.l. [26]. Con riferimento alla facoltà accordata alle start up innovative in forma di s.r.l. di «creare categorie di quote fornite di diritti diversi e [...] liberamente determinare il contenuto delle varie categorie» [27] l’A. ravvisa un indizio utile alla definitiva esclusione della possibilità di creare categorie di quote nelle s.r.l. tradizionali: tale facoltà è introdotta da una norma dotata di natura eccezionale che, in quanto tale, potrà essere applicata esclusivamente nei casi dalla stessa previsti (ubi lex voluit dixit, ubi lex noluit tacuit). 6. Conclusioni. L’opera monografica ivi recensita ha fuor d’ogni dubbio il merito di indagare un fenomeno giuridico assolutamente “innovativo”, in una realtà forse ancora impreparata ad accogliere tanti e tali cambiamenti. Emerge dal presente studio un’assoluta incapacità del legislatore italiano a vivere il futuro, con coerenza. Stupisce, nondimeno, la quasi totale mancanza di riferimenti ad un particolare tipo di start up, l’impresa spin off [28], ed alle molteplici problematiche che la relazione tra le fattispecie potrebbe ingenerare. Assolutamente degno di nota, infine, è il metodo adottato da Elena Fregonara nell’analisi del fenomeno, attenta non solo all’aspetto teorico, ma anche (e soprattutto) ai risvolti operativi della disciplina, risultando, pertanto, obbligato punto di partenza per future riflessioni in materia. Note: [*] Il presente contributo è stato preventivamente sottoposto a referaggio anonimo affidato ad un componente del Comitato di Referee secondo il Regolamento adottato da questa Rivista. [1] Ex multis si v. ATTANASIO F., S.r.l. semplificata: verso il superamento della nozione di capitale sociale?, in Soc., 2012, pp. 894-902; BARTOLACELLI A., “Novissime” modifiche alla disciplina della s.r.l.s.: saggio minimo di diritto transitorio, in Il nuovo diritto delle società, fasc. 16, 2013, pp. 7 ss.; BAUDINO A., La nuova società a responsabilità limitata semplificata. Prime riflessioni e spunti operativi, in Il nuovo diritto delle società, 2012, fasc. 12, pp. 21 ss.; BUSANI A., BUSI C. A., La s.r.l. semplificata (s.r.l.s.) e a capitale ridotto (s.r.l.c.r.), in Soc., 2012, pp. 1305 ss.; CAGNASSO O., La s.r.l.: un tipo societario “senza qualità”?, in Il nuovo diritto delle società, 2013, fasc. 5, p. 7; CIAN M., S.r.l., s.r.l. semplificata, s.r.l. a capitale ridotto. Una nuova geometria del sistema o un sistema disarticolato?, in Riv. soc., 2012, n. 6, p. 1101; FERRI JR., Prime osservazioni in tema di società a responsabilità limitata semplificata e di società a responsabilità limitata a capitale ridotto, in notariato.it; RESCIGNO M., La società a responsabilità limitata a capitale ridotto e semplificata, in Le nuove leggi civili commentate, 2013, pp. 65 ss.; REVIGLIONO P., La società semplificata a responsabilità limitata, in BIONE M., GUIDOTTI R., PEDERZINI E. (a cura di), La nuova società a responsabilità limitata, in Trattato di diritto commerciale e di diritto pubblico dell’economia, diretto da GALGANO F., CEDAM, Padova, 2012, pp. 637 ss.; REVIGLIONO P., La società semplificata a responsabilità limitata: un “buco nero” nel sistema delle società di capitali, in Il nuovo diritto delle società, 2012, pp. 7 ss.; SPIOTTA M., S.r.l. unilaterale “semplificata” o a “capitale ridotto”: problemi e prospettive, in Il nuovo diritto delle società, 2012, fasc. 18, p. 54 ss. [2] Si segnalano, nondimeno, numerosi contributi anche in tema di crowdfunding. Tra gli altri si v. BOLLETTINARI A., Il crowdfunding: la raccolta del capitale tramite piattaforme on-line nella prassi e nella recente legislazione, in Il Nuovo Diritto delle Societa , 2013, n. 2, pp. 12 ss.; FERRARINI G., I costi dell’informazione societaria per le PMI: mercati alternativi, “crowdfunding” e mercati privati, in Analisi Giuridica dell’Economia, 2013, p. 217; LERRO A., Equity crowdfunding: il regolamento in Gazzetta Ufficiale, su altalex.it; PINTO M., L’equity based crowdfunding in Italia al di fuori delle fattispecie regolate dal “Decreto Crescita”, in Soc., 2013, n. 7, pp. 819-832. [3] Si v. il Piano d’azione imprenditorialità 2020, p. 3, in eur-lex.europa.eu. [4] Cfr. art. 25, co. 1°, d.l. 18.10.2012, n. 179 (c.d. Decreto Crescita bis) convertito con l. 17.12.2012, n. 221. [5] Il passo è tratto da FREGONARA E., op. cit., p. X. L’A. a sua volta riporta un concetto espresso in MOSSA L., Società a responsabilità limitata, in Trattato del nuovo diritto commerciale, III, CEDAM, Padova, 1953, pp. 85 e 86. [6] Il riferimento è alle società a responsabilità limitata, cui è in particolar modo destinata la disciplina prevista dall’art. 25 del Decreto Crescita bis. 7 Il d.l. n. 179/2012, e per delega la Consob con proprio Reg. 26.06.2013, n. 18592, disciplinano il c.d. crowdfunding, ovvero uno strumento volto ad incentivare il finanziamento delle start up innovative. [8] FREGONARA E., op. cit., p. 2. [9] Molti autori hanno proposto una definizione di start up: «con il termine start up ci si riferisce all’intervento ed al periodo di avvio di un’impresa che si lancia per la prima volta sul mercato, ma può anche collegarsi a quello di un’impresa già esistente che viene acquistata e che per questo richiede un vero e proprio avviamento» (FOGLIO A., Start up. La guida completa per chi vuole mettersi in proprio e creare da zero un’impresa di successo, FrancoAngeli, Milano, 2010, pp. 51-52); «a start up is an organization formed to search for a repeatable and scalable business model» (BLANK S., What’s a start up? First principles, 2010, in steveblank.com); «a start up is a company designed to grow fast. Being newly founded does not in itself make a company a start up. Nor is it necessary for a startup to work on technology, or take venture funding, or have some sort of “exit”. The only essential thing is growth. Everything else we associate with start up follows from growth» (GRAHAM P., Want to start a startup?, 2012, in paulgraham.com); «Start- up. Fase iniziale della vita dell’impresa. Normalmente dura un esercizio e raccoglie le attività di emergenza per raddrizzare il timone di un programma di investimento Viene seguita dalla fase di development (sviluppo)» (FAVA C. F., Start-up. Manuale per giovani imprenditori nell’era della globalizzazione, 3a ed., Egea, Milano, 2010, p. 313). [10] D.l. 24.01.2012, n. 1, convertito in l. 24.03.2012, n. 27 che disciplina la società a responsabilità limitata semplificata (art. 2463 bis c.c.). [11] D.l. 22.06.2012, n. 83, convertito in l. 07.08.2012, n. 134 il cui art. 44 disciplina la società a responsabilità limitata a capitale ridotto. [12] D.l. 18.09.2012, n. 179, convertito in l. 17.12.2012, n. 221 che ha regolamentato le start up innovative. [13] D.l. 28.06.2013, n. 76, convertito in l. 09.08.2013, n. 99 che è intervenuto sia sui precedenti decreti che sulla s.r.l. ordinaria. [14] FREGONARA E., op. cit., pp. 29-52. [15] FREGONARA E., op. cit., pp. 53-54. [16] Passo tratto dalla relazione introduttiva al d.l. n. 179/2012. [17] FREGONARA E., op. cit., p. 57. [18] Cfr. Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale europeo e al Comitato delle Regioni nell’ambito del Piano d’azione imprenditorialità 2020, in eur-lex.europa.eu. [19] Cfr. l. 27.01.2012, n. 3, come modificata dal d.l. n. 179/2012. [20] FREGONARA E., op. cit., p. 63. [21] Per porre rimedio alle situazioni di sovraindebitamento la l. n. 3/2012 appronta due distinti strumenti: da un lato, l’accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti, dall’altro, la liquidazione del patrimonio. [22] FREGONARA E., op. cit., pp. 69-70. [23] FREGONARA E., op. cit., p. 89. [24] FREGONARA E., op. cit., p. 135. [25] DOLMETTA A. A., Sul “tipo” S.r.l., in s.r.l. commentario, dedicato a PORTALE G. B., Giuffrè, Milano, 2011, p. 23. [26] L’articolato quadro normativo che emerge può essere schematicamente riassunto come segue: i. S.r.l. ordinaria; ii. S.r.l. ordinaria con capitale ridotto; iii. S.r.l. semplificata con statuto standard; iv. S.r.l. con statuto rielaborato; v. S.r.l. a capitale ridotto, riqualificate ex officio come semplificate; vi. Start up innovativa in forma di s.r.l., ordinaria o modificata (oltre i confini del tipo, ovvero con variazioni compatibili con il tipo); vii. S.r.l. ex start up innovativa. [27] Cfr. art. 26, co. 1° del d.l. n. 179/2012. [28] Per un’attenta disamina del fenomeno si v. BARONCELLI A., CHIESA V., PICCALUGA A., Dall’accademia all’impresa. Uno studio delle imprese spin-off della ricerca in Italia, in BARONCELLI A. (a cura di), Percorsi imprenditoriali generati dall’Università. Il fenomeno spin-off accademici, Clueb, Bologna, 2001, p. 52 ss.; nonché SPINOZZI M., Lo spin-off «da ricerca»: profili istituzionali e costituzionale dell’Università che si fa impresa, 2013, pp. 1-2, in www.ildirittodegliaffari.it. 23 marzo 2015
  • La stretta sul credito strozza l'industria creativa, l'allarme della Commissione Europea

    Ogni anno si perdono centinaia di milioni di euro con un gap che nei prossimi sette anni potrebbe arrivare a 13,4 miliardi. E Bruxelles istituisce il fondo di garanzia nell'ambito di "Europa Creativa", in un settore in cui l'Italia guida la classifica del numero di imprese attive Le imprese europee del settore creativo e culturale soffrono la stretta del credito operata dalle banche del Vecchio continente con i loro business che restano frustrati dalle porte chiuse trovate nel momento della ricerca di finanziamenti. A lanciare l'allarme è la Commissione Europea nello studio "Access to finance for cultural and creative sector"; in esso da un lato "vengono smentiti i luoghi comuni sulla presunta mancanza di redditività del settore", e dall'altro si analizza il contesto entro il quale l'organismo continentale ha intenzione di introdurre il fondo di garanzia previsto all'interno del programma "Europa Creativa". La mancanza di corrispondenza tra domanda e offerta nel mercato del credito, rileva lo studio, è alla base della mancata immissione nel sistema di centinaia di milioni di euro, con un gap che nei prossimi 7 anni potrebbe toccare l'apice di 13,4 miliardi di euro, con una inevitabile ripercussione sull'interno sistema dato che il settore contribuisce al 4,4% del PIL dell'Unione. Nonostante la redditività di questo tipo di imprenditoria spesso presenta livelli sensibilmente superiori alla media delle imprese continentali, la natura immateriale del business rende particolarmente ardua la ricerca di fondi, con molti istituti di credito che non hanno sufficiente esperienza nella valutazione della solvibilità delle imprese che hanno, ad esempio, nel loro core business i diritti di proprietà intellettuale. La dinamica non può che preoccupare il nostro Paese; dai dati forniti dalla Commissione emerge infatti come l'Italia sia la nazione col più alto numero di imprese attive nel "Cultural and Creative sector", e che insieme a Francia, Germania e Regno Unito rappresenta il 43% dei soggetti presenti in Europa. industriacreativadefinizioni A uno scenario pericolo Bruxelles punta a porre rimedio tramite il fondo di garanzia al quale si accennava poco sopra. Si tratta di un progetto che sarà operativo nel 2016 e che prevede la condivisione del rischio dei prestiti operati dalle banche verso le Pmi continentali tramite la dotazione di 120 milioni di euro che dovrebbero contribuire a sbloccare finanziamenti per 750 milioni. "Un altro dato che emerge dalla nostra ricerca - chiosa la Commissione - è l'importanza della condivisione delle conoscenze , se vogliamo sfruttare appieno il potenziale di questi settori dinamici e in rapido sviluppo. Ciò comporterà sia iniziative di capacity building per i professionisti creativi e finanziari, sia la promozione di una più stretta interazione tra banche, finanziatori pubblici e privati, fornitori di micocredito, business angels e venture capitalist". Importante sarà anche la formazione degli stessi imprenditori alla gestione finanziaria dei soggetti da loro creati; lo studio rileva che le PMI spesso non hanno competenze di business e di gestione. In un sondaggio condotto all'interno dello studio, il 60% degli intervistati ha riferito di non aver messo a punto nessun business plan, il 26% ha riferito di non aver cercato finanziamenti esterni negli ultimi tre anni, mentre il 39% ha dichiarato di considerarlo come troppo complicato.
  • Riciclaggio internazionale e finanziamento del terrorismo: le minacce e gli strumenti di contrasto - Roma, 10 febbraio 2015

  • Start up, il contest continentale dell'Eit Ict Labs. A Trento il concorso su privacy e cybersecurity

    "Hai un'idea su come rivoluzionare le tecnologie dell'informazione e della comunicazione di domani? Abbiamo quello che ti serve per far partire il tuo business". È così che l'Eit Ict Labs presenta un'iniziativa volta a finanziare ventiquattro start up per inserirle in un "ecosistema pan-Europeo" dell'economia dell'innovazione. L'occasione è l' "Idea challenge", una contest che mette a disposizione dei partecipanti premi che vanno dai 15mila ai 40mila oltre alla possibilità di essere affiancati per sei mesi dagli esperti dei Labs nelle fasi iniziali del percorso aziendale. Otto le categorie per le quali si può concorrere: Health & WellbeingSmart SpacesCyber-Physical Systems, Future Cloud, Cyber Security and PrivacyInternet of ThingsUrban Life and Mobility and Smart Energy Systems. Per le prime quattro i termini di scadenza della domanda sono fissati ala prossimo 20 aprile, per il secondo blocco la finestra va dal 1 al 30 settembre 2014. Ad ogni categoria è associato un evento che coinvolge altrettante città europee; l'Italia sarà rappresentata da Trento, che ospiterà in novembre la presentazione dei progetti in materia di cybersecurity e privacy. Una tematica sempre più centrale alla luce del sistematico rastrellamento di dati che avviene ogni giorno tramite ogni tipo di servizi online e non sempre con dinamiche trasparenti; tuttavia, è il presupposto degli organizzatori del contest, si fa ancora fatica a trovare soluzioni tecniche prima ancora che giuridiche che permettano agli utenti di difendersi da questo tipo di dinamiche, alle quali si affiancano le fraudolente intrusioni nei sistemi di sicurezza, che minano la stabilità di aziende, mercati e posti di lavoro. Social Network, Big Data, ePayment, eVoting, eHealth, Smart cities, Cloud computing e Internet of Thing sono le direttrici sulle quali devono avanzare le idee di chi parteciperà al concorso. 13 marzo 2014