DIMT.IT - francesca

  • Come ti cambio la vacanza: viaggio tra i progetti dell'Open Campus di Cagliari

    di Marco Ciaffone

    IMG_5259È al termine del viale che attraversa un ampio parco puntellato di ulivi e sculture di Pinuccio Sciola che si aprono le porte degli stabilimenti di Tiscali, in un colpo d'occhio che mescola la natura marina di Cagliari a pezzi di "antiquariato tecnologico" appesi alle pareti. È qui che due anni fa l'azienda ha inaugurato l'Open Campus,uno spazio di coworking nel quale operano progetti e startup che parlano con un inconfondibile accento sardo e al contempo guardano ben oltre i confini dell'isola.

    "La nostra missione - afferma Alice Soru, coordinatrice dello spazio - è promuovere sul territorio lo spirito e la cultura d’impresa e l’innovazione, sostenendo la nascita e accelerando lo sviluppo di startup legate al mondo del digitale, dei new media e della comunicazione".

    Open Campus - Memorie

    Il primo incontro tra scrivanie popolate di dispositivi e citazioni d'autore come quelle firmate da Steve Jobs e affiancate da uno storico Macintosh del 1984, è con Francesca Mereu dell'Arduino User Group di Cagliari, collettivo che si incontra mensilmente nella struttura per condividere esperienze e mettere a punto progetti basati sulla celebre scheda elettronica. "Uno dei progetti più grandi è stata la creazione di un drone, mentre nel campo del wearable abbiamo messo a punto una giacca che si illumina con le frecce della bicicletta. Esperienze che saranno potenziate nel fab labche sorgerà presto in città, proprio nel centro della Marina".

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    Il filo rosso che lega molti dei progetti in fieri nella struttura è la promozione turistica dei territori, in un mix di piattaforme per la condivisione in salsa social delle proprie esperienze e nuove frontiere della sharing economy. "Facciamo in sostanza quello che fa BlaBlaCar, ma con le navi. Insomma, siamo un blablaboat”, racconta con ironia Maria Antonietta Melis di Naustrip,una piattaforma che che permette ad amanti del mare e proprietari di barche di condividere un'uscita. Icapitani naustrip sono possessori di imbarcazioni provvisti di patente nautica, e condividono le loro esperienze ospitando a bordo persone con la loro stessa passione. Scontando, naturalmente, lo sfavore degli operatori tradizionali in una dinamica già vista "su strada".

    IMG_5266E mentre Gente in Viaggio mette in palio premi per chi racconta le proprie esperienze turistiche, Guide me Right permette di contattare un local friend ed avere una guida autoctona quando si visita una nuova città: "Una delle difficoltà maggiori è stata far capire che i nostri non sono tour guidati, ma servizi di inclusione sociale - afferma Luca Sini - perché il nostro portale applica in tutto e per tutto le regole della sharing economy".

    La condivisione delle esperienze di viaggio è alla base anche del social commerce Wayonara, che, come spiegaCarlo Oppo, punta ad inserire i contenuti immessi online in un social wall che apre alla possibilità di rivivere esperienze altrui con immediata prenotazione di mezzi di trasporto e servizi.

    E per quando siamo lontani da casa? A questo hanno pensato Antonio Solinase i ragazzi di Lifely ,i quali stanno sperimentando la connessione di oggetti e animali ad un social network. Il progetto pilota è quello di un vaso che, tramite sensori, "fa parlare" le piante, che inviano dei messaggi come "ho sete" o "sono al buio" al proprietario, con la possibilità di scambiare tali comunicazioni anche con altri vasi e con i loro proprietari. In un futuro gli animali, tramite collarismart, potranno comunicare la loro posizione o le loro necessità fisiche, sempre facendo passare i messaggi per la piattaforma social.

    La valorizzazione delle bellezze di un territorio spesso sconosciuto anche ai suoi abitanti passa invece per l'animazione grafica, almeno nelle intenzione di Daniele Pagella e dei suoi colleghi del Rendering studio, autori del cortometraggio in 3D "L'Alba delle Janas", che racconta la leggenda di queste figure tradizionali sarde.

    Le voci di molte delle ragazze e dei ragazzi che popolano l'Open Campus sono state proposte su Radio Radicale nella puntata del 2 agosto di Presi per il Web.

    3 agosto 2015

  • Diritto e Tecnologia, gli eventi segnalati da Dimt [Mappa]

    Vi segnaliamo alcuni degli eventi e delle date di maggiore rilievo dei prossimi giorni e settimane in materia di diritto, mercato e nuove tecnologie. Inizia oggi, a Milano, il weekend organizzato da Wired "Smart People & Smart Cities", due giorni durante i quali saranno impegnati sviluppatori, designer e specialisti del marketing su progetti relativi alle smart city. Il 14 aprile il Dipartimento di Comunicazione e ricerca sociale della Sapienza ospiterà l'incontro "Donne in rete", spazio di riflessione sul tema del genere in media e società. Il giorno successivo sarà invece l'Università Roma Tre ad ospitare una rappresentanza di Google Italia impegnata nella presentazione dei nuovi progetti dell'azienda, su tutti i nuovi Google Glass. Il 28 aprile l'appuntamento è nella sede della Regione Lazio per gli Stati Generali dell'Innovazione "Change the game". Sarà intanto inziata a Lisbona la 16ª Conferenza internazionale sui sistemi informatici aziendali. L'evento, che terminerà il 30 aprile, ha lo scopo di affrontare diversi aspetti dei sistemi informatici delle aziende. Gli argomenti in discussione comprenderanno database, integrazione di sistemi informatici e intelligenza artificiale. Dal 30 aprile al 4 maggio sarà invece Viterbo la cornice di "Medioera", festival della cultura digitale. Segnaliamo poi alcuni eventi previsti nei prossimi mesi. Il primo è "Internet 2.0: nuovi profili della regolazione", il convegno del 9 maggio presso l'Università Europea di Roma. Il secondo è "Il contratto telematico", convegno organizzato in occasione della pubblicazione del D. Lg. 21 febbraio 2014 e che si terrà a Milano il 16 maggio prossimo. La settimana successiva si torna a Roma per "DIG.Eat 2014 - Save the Data", evento organizzato da Anorc e previsto per il 22 maggio. Sarà una giornata di confronto e dibattito interamente dedicata alle principali tematiche della dematerializzazione e dell’innovazione tecnologica, in cui tavole rotonde più trasversali e divulgative si alterneranno a incontri tecnici e di settore.  Tra gli appuntamenti previsti anche la Tavola rotonda “Le nuove professioni digitali” moderata dall’Avv. Marco Scialdone, Redattore di Dimt. Arriva infine "Intellectual Property Perspectives on the Regulation of New Technologies”, 33esimo Congresso Annuale della International Association for the Advancement of Teaching and Research in Intellectual Property previsto a Montpellier, in Francia, dal 6 al 9 luglio. Qui sotto la mappa con gli appuntamenti delle prossime settimane, clicca sui puntatori per le informazioni. 12 aprile 2014
  • Donne in rete

    Sapienza

    Lunedì 14 aprile 2014

    ore 14.00

    aula B9 - dipartimento di Comunicazione e ricerca sociale

    via Salaria 113, Roma

    Terzo appuntamento del ciclo di seminari, organizzato dall’osservatorio Gemma, sul tema genere, media e società. In particolare, questo incontro è dedicato alle donne in rete e prevede una relazione di Flavia Marzano della Rete Wister dal titolo La rete Wister - Women for Intelligent and Smart Territories e UnaTalks per l'abbattimento del digital divide di genere. Seguiranno gli interventi di Francesca Comunello del Coris - dipartimento di Comunicazione e ricerca sociale e della blogger Silvia Bencivelli.

  • Etica, economia, universitas. Lo sviluppo economico e il ruolo della ricerca nella Caritas in Veritate

    di Francesca Romana Lenzi Abstract: Il 29 giugno 2009 papa Benedetto XVI presenta al mondo la lettera enciclica Caritas in Veritate Essa si colloca sulla scia della tradizione delle lettere papali dal forte contenuto sociale, economico e dal profondo significato storico, quali l’enciclica di Leone XIII, pubblicata il 15 maggio del 1891 alle soglie della prima, fondamentale fase di internazionalizzazione degli scambi mondiali, e la Populorum progressio di Pio XI, che nel 1967 focalizzò l’attenzione sul fenomeno del sottosviluppo conseguente alla fine della colonizzazione, all’ indomani della seconda guerra mondiale. L’enciclica di papa Benedetto si pone come risposta alla crisi del 2008, recuperando la prospettiva critica del mercato come superamento dei sistemi economici dominanti, che fu espressa già nel 1991, dalla Centesimus annus di Giovanni Paolo II, di cui Ratzinger fu consigliere, dopo la caduta del muro di Berlino e la fine del confronto tra quegli stessi sistemi ideologici ed economici globali. La dottrina sociale della Chiesa – specie nelle sue recenti evoluzioni - costituisce un fattore connotante e di innegabile influenza nell’evoluzione delle politiche economiche e sociali dei Paesi a matrice cattolica. Il paper si propone di analizzare alcune debolezze del sistema Italia alla luce degli assunti riportati dalla lettera enciclica e offrire alcuni spunti di riflessione sul ruolo dell’accademia come risorsa per superare tali empasse. On 29 June 2009 Pope Benedict XVI presents to the world the encyclical letter “Caritas in Veritate”. It belongs to the tradition of papal letters with strong social, economic and deep historical significance, such as the encyclical of Leo XIII, published on 15 May 1891 at the turn of the first, crucial step of internationalization of the world market, and thePopulorum Progressio of Pius XI, who in 1967 focused the attention on the underdevelopment phenomenon as the result of the end of the colonization, immediately after the second world war. The encyclical of Pope Benedict is a response to the crisis of 2008, proposing a critical methodological vision of the market seen as the overcoming of the economic systems - capitalism and socialism - that was expressed earlier in 1991 with theCentesimus Annus of John Paul II, who had Ratzinger as counsellor, after the fall of the Berlin Wall and the end of the confrontation between two global economic and political systems. The social doctrine of the Church - especially in its recent developments - represents a connoting and definitely influential factor in the evolution of the economic and social policies of the Catholic countries. The paper aims to focus on some weaknesses of the Italian system in the light of the assumptions given by the encyclical letter and to offer some ideas on the role of the academy as a resource to overcome such impasse. Sommario: 1. Caritas in Veritate e lo sviluppo umano nell’era della globalizzazione. - 2. Verita’ nel mercato, etica nell’economia e nella finanza. 3. L’Italia ed il suo modello economico sociale 1. La Caritas in Veritate e lo sviluppo umano nell’era della globalizzazione L’enciclica di papa Benedetto XVI nasce dall’esplicita esigenza di rispondere alla crisi del 2008 e, più in generale, alla deriva dei sistemi economici e sociali globali, in una prospettiva di metodo rivoluzionaria e indispensabile. La Caritas in veritate costituisce un momento di riflessione nei confronti delle criticità del nostro tempo: il documento si caratterizza per una profonda concretezza, poiché propone con decisione il ripensamento del modello capitalistico e del ruolo svolto dalla finanza, rispetto all’economia reale. La lettera papale afferma che la globalizzazione dei mercati, sebbene abbia favorito la crescita dei Paesi emergenti, anche attraverso una migliore allocazione delle risorse finanziarie a livello internazionale, ha reso evidente la fragilità e l’instabilità dei traguardi ottenuti. Le aspettative riposte nel fatto che la liberalizzazione degli scambi di merci e di capitali avrebbe automaticamente generato un aumento del benessere globale, in una sorta di gioco a somma zero, sono state, in buona parte, smentite. In altre parole, il mondo è cresciuto, ma senza tendere all’ottimo paretiano [1]. [gallery ids="13356,14190,13358"]   Come emerge dalle cartine della Banca Mondiale, tra il 1960 e il 2005 si osserva un aumento del numero dei Paesi con un reddito procapite minimo, sotto la soglia di povertà (il cosiddetto quarto mondo), a fronte di una crescita dello stesso fattore nei Paesi più ricchi. L’aumento del reddito mondiale in termini assoluti, non ha quindi prodotto una redistribuzione, secondo criteri di equità. Il recupero dell’importanza della dimensione etica, oggi fortemente invocata da numerosi ambienti, anche culturalmente e politicamente distanti tra di loro, offre l’opportunità di riflettere sugli effetti prodotti da un certo tipo di capitalismo di ventura, ma anche sulla qualità della governance dei mercati. In tale prospettiva la crisi deve assumere un valore “provvidenziale”, «occasione di discernimento e di nuova progettualità»[2] poiché obbliga a riprogettare il nostro cammino, a elaborare nuove regole e a trovare forme di impegno più efficaci. Come sostenuto dall’allora ministro dell’economia, Giulio Tremonti, e dal segretario generale dell’OCSE, Angel Gurrìa, nell’ambito della Riunione annuale del Consiglio dell'OCSE a livello ministeriale[3], il fallimento del sistema di controllo del mercato acquisisce una grande rilevanza. Regole mal definite e non rigorosamente applicate hanno condotto alla condizione di crisi: mentre le imprese e il settore finanziario sono state globalizzate, le leggi sono rimaste locali. Per tali ragioni ci si è cominciati ad interrogare su quali siano le metodologie e i criteri per riformare l’intero sistema. Il premio nobel Joseph Stiglitz ha definito indispensabile abbandonare i tentativi di revisione dei sistemi che si sono rivelati fallimentari, mentre si rende opportuno pensare da zero un nuovo paradigma[4] Alcuni cambiamenti osservati negli ultimi decenni, - tra cui l’apparizione di nuovi prodotti e attori non regolamentati (i derivati), situazioni di presa di rischio eccessiva determinata dalla tendenza a obiettivi di breve termine (speculazione) e la creazione di strutture tali da facilitare le attività illecite (paradisi fiscali e società off-shore) - si sono sviluppati al di fuori delle strutture tradizionali legislative e di governance. Tali cambiamenti istituzionali testimoniano una visione personalistica, che non rispetta meccanismi di solidarietà, né promuove un individualismo entro le regole, che, correttamente gestito nel rispetto degli altri, potrebbe agevolare lo sviluppo economico. In tal senso, la dottrina sociale della Chiesa e le sue recenti evoluzioni possono rappresentare una chiave di lettura utile e condivisibile anche da ambienti strettamente laici, poiché segnalano con determinazione l’esigenza di una dimensione umana e sociale del mercato, perseguibile garantendo la diffusione del benessere, l’efficienza organizzativa e tecnologica e la sostenibilità nell’utilizzo delle risorse ambientali e produttive. Come emerge dall’enciclica papale, lo sviluppo ha bisogno della verità. Senza di essa, afferma il Pontefice, «l'agire sociale cade in balia di privati interessi e di logiche di potere, con effetti disgregatori sulla società»[5]. Papa Benedetto XVI riprende un concetto espresso già da Paolo VI nell’enciclica Popolorum progressio: «le cause del sottosviluppo non sono primariamente di ordine materiale»[6]. Ciò nonostante, il Pontefice mette in luce che vi sono urgenze nuove, proprie del nostro tempo: «Le forze tecniche in campo, le interrelazioni planetarie, gli effetti deleteri sull'economia reale di un'attività finanziaria mal utilizzata e per lo più speculativa, gli imponenti flussi migratori, spesso solo provocati e non poi adeguatamente gestiti, lo sfruttamento sregolato delle risorse della terra, ci inducono oggi a riflettere sulle misure necessarie per dare soluzione a problemi non solo nuovi rispetto a quelli affrontati dal Papa Paolo VI, ma anche, e soprattutto, di impatto decisivo per il bene presente e futuro dell'umanità.»[7]. Queste considerazioni rendono possibile una riflessione molto seria sui fallimenti del mercato e generano la forte esigenza di un nuovo modo di pensare e di agire. Le distorsioni che hanno portato alla crisi attuale devono essere rimosse, non per spirito di bontà, bensì per la consapevolezza che una visione più umana e condivisa consenta di raggiungere performance migliori nel lungo periodo, come anche nel breve. La dottrina sociale della Chiesa fornisce una risposta alle questioni sollevate dal mondo scientifico e della ricerca, attraverso l’elaborazione di un proprio modello di sviluppo che, ponendo al centro l’uomo in un contesto di crescita economica, rende possibile la convergenza di posizioni culturalmente differenti. Non a caso, nella Caritas in Veritate, si affronta la tematica dello “sviluppo umano integrale”: si ripropone il concetto di benessere (well-being) che richiama la differenza tra crescita economica e sviluppo economico. 2. Verità nel mercato, etica nell’economia e nella finanza L’importanza della verità espressa nell’Enciclica si traduce, nel mercato, in due dimensioni: una oggettiva, rivolta all’abbattimento delle asimmetrie informative e all’esigenza di trasparenza e d’informazioni complete e reali; ma anche una dimensione soggettiva, che consiste nei comportamenti corretti dei singoli attori economici. Se queste componenti fossero rispettate, allora il mercato risulterebbe efficiente, consentirebbe di operare a costo medio minimo, ovvero di raggiungere il livello ottimale nell’allocazione delle risorse. Per raggiungere tale obiettivo, secondo l’enciclica di Benedetto XVI, occorre ripensare lo scopo dell’impresa. Se quest’ultima producesse al costo medio minimo, e quindi operasse in un mercato concorrenziale, riuscirebbe a garantire la coincidenza dell’obiettivo economico con quello sociale. Oggi però, la realtà dei mercati è ben diversa, poiché le regole non sono rispettate dagli operatori economici, che, in molti casi, non sono perfettamente informati. L’esigenza di un approccio etico per la regolamentazione dei mercati, la gestione delle imprese, le scelte d’investimento (anche internazionali) è quindi funzionale al perseguimento dell’efficiente allocazione delle risorse (che è la motivazione della concorrenza) e, in tale prospettiva, esso deve essere considerato una “necessità economica”. L’etica in economia vuol dire prima di tutto il rispetto di regole certe e condivise. Tale asserzione implica il rifiuto da parte degli operatori di comportamenti distorsivi e l’assenza di asimmetrie informative. Ciò nondimeno esiste anche la possibilità di ampliare il concetto, predisponendo strumenti che finanzino iniziative nelle quali prevalga una motivazione sociale e promuovendo azioni economiche rispettose della generazione presente, in un’ottica di sussidiarietà, e di quelle future, rispondendo al criterio della sostenibilità. Il ripristino o la creazione di regole tendenti alla realizzazione del mercato concorrenziale perfetto, unitamente al riconoscimento del valore dell’azione umana etica permetterebbe di conseguire un’evoluzione dell’economia sostenibile, a misura d’uomo, qual è lo sviluppo umano integrato sollecitato dalla lettera enciclica. Tale questione è al centro dell’attuale dibattito riguardante la necessità di trovare criteri di misurazione che vadano oltre il Pil per assicurare una rappresentazione sociale e di progresso civile (Oecd, 2008). In tale contesto, la finanza etica assume il ruolo di motore della creazione di valore rispetto all’economia reale. L’esigenza di finanziare “comportamenti virtuosi” (sussidiari e sostenibili) può essere colta nella crescita dei fondi etici registrata in molti Paesi. La finanza etica rappresenta un fenomeno relativamente nuovo, tuttavia il suo progredire è un segnale della sempre maggiore attenzione rivolta a temi etici da parte di privati ed istituzioni. L’analisi dell’andamento del numero dei fondi etici in Europa dimostra un’elevata variabilità tra i Paesi.   [caption id="attachment_13303" align="aligncenter" width="700"]1 Source: Vigeo 2010[/caption]   Dal grafico emerge che l’Italia, insieme alla Spagna, non si caratterizza per una consistente diffusione di questo genere di fondi. Nello specifico il nostro Paese ha visto diminuire il numero di tali fondi tra il 2007 e il giugno 2009. In Francia, Belgio, Inghilterra, invece, il numero è ben maggiore e in aumento. Lo stesso accade per la “patrimonializzazione” dei fondi etici (assets). [caption id="attachment_13304" align="aligncenter" width="700"]Source: Vigeo 2010 Source: Vigeo 2010[/caption] [caption id="attachment_13305" align="aligncenter" width="700"]Source: Vigeo 2010 Source: Vigeo 2010[/caption] I dati che emergono dai grafici sono tuttavia, solo parzialmente coerenti con quanto descritto in relazione al numero dei fondi etici[8]. Sono opportune, a tal riguardo, alcune considerazioni. La classifica dei Paesi per numero di fondi etici è differente dalla classifica per assets, poiché il volume di fondi etici non coincide necessariamente con la loro patrimonializzazione (si può avere un unico fondo “spesso”, o tanti, non necessariamente consistenti). Questo però non si verifica per la Spagna e per l’Italia che infatti possiedono un numero esiguo di fondi etici e una scarsa patrimonializzazione. In secondo luogo, per quanto riguarda alcuni Paesi come Inghilterra, Svezia e Svizzera, si nota che l’evoluzione del tempo del numero dei fondi non necessariamente è connessa all’evoluzione della patrimonializzazione. 3. L’Italia ed il suo modello economico sociale Nonostante uno sviluppo contenuto in termini di finanza etica, il modello economico italiano a livello territoriale è contrassegnato da una forte caratterizzazione sociale. In Italia, storicamente, la dimensione territoriale della produzione permette di gestire, laddove non si possano risolvere, situazioni di crisi e squilibri temporanei, proprio attraverso una solidarietà concreta. Il distretto industriale assume un ruolo chiave, laddove è inteso come comunità di persone che partecipano con un’identificazione culturale al processo produttivo (per Becattini sono, infatti, “economie sociali di mercato”), oltre che come concentrazione territoriale di imprese specializzate in una produzione[9]. Per ottimizzare tali potenzialità, si rende necessario riuscire a conservare un’intrinseca socialità del distretto industriale trasformandolo in un cluster produttivo ad elevata eticità. Nel distretto industriale descritto da Becattini, l’eticità è garantita da un riconoscimento culturale della comunità che è parte dell’aggregato distrettuale. Esso è una concentrazione d’imprese e singoli attori che mantengono una propria distinta cultura e identità. Il cluster, invece, aggiunge a tale aspetto il coinvolgimento degli stakeholder locali, conferendo ad essi una propria dimensione d’etica pubblica, così come avviene già nel modello inglese o di molte altre realtà europee (Antolini, Boccella, 2006). E’ plausibile riflettere sull’utilità di coinvolgere uno stakeholder locale di primaria importanza e ad alto potenziale etico, quale è l’università. L’istituzione accademica può svolgere un ruolo importantissimo, sia formando le nuove generazioni, sia come attore etico, generando spin off, nuove imprese. Nell’istituzione accademica vi sono, infatti, il potenziale e gli strumenti idonei per creare incubatori d’impresa, capaci di stimolare la creatività e la progettualità di iniziative economiche sostenibili volte allo sviluppo. Con il mondo imprenditoriale, l’accademia può attivare un dialogo a vari livelli, a partire dal mercato del lavoro, fino a costruire sinergie tra mondo della ricerca e dell’impresa nel contesto delle reti d’innovazione. Il ruolo istituzionale dell’università potrebbe dirsi compiuto in una prospettiva etica, se essa riuscisse infine a promuovere la mobilità sociale, fornendo nuove opportunità agli individui.

    Effects of individual background and school socio-economic environment on students' secondary achievement

    [caption id="attachment_13306" align="aligncenter" width="700"]Source: OECD, 2009. (Socio-economic gradient taking cross-country distributional differences into account) Source: OECD, 2009. (Socio-economic gradient taking cross-country distributional differences into account)[/caption]   Come emerge dal grafico, in Italia, l’istruzione sembrerebbe rappresentare uno dei principali strumenti di trasmissione delle conoscenze intergenerazionali. Dalle due colonne in comparazione si evince altresì, che la dimensione del “social environment”, ossia il piano istituzionale scolastico italiano, produca maggiori effetti per la crescita delle conoscenze intergenerazionali di quanto non faccia la componente individuale, ovvero familiare. La rilevazione statistica dell’OECD suggerisce che il contesto sociale di provenienza incide molto meno della formazione delle nuove generazioni. Tale dato è persistente in molti Paesi, anche sviluppati. Una simile analisi rafforza la convinzione che continuare ad investire nella formazione sia, in assoluto e per l’Italia nello specifico, un fattore chiave di crescita e di mobilità sociale. Essa si traduce nel bacino primario di opportunità per le nuove generazioni, in grado di realizzare le loro potenzialità ed aspirazioni. In aggiunta, se all’università venisse riconosciuto tale ruolo di attore etico, sarebbe opportuno identificare alcuni criteri di standard etici a cui essa dovrebbe corrispondere. Tra essi si è ritenuto opportuno individuare i seguenti: l’internazionalizzazione dell’università, ovvero la possibilità di favorire lo studio all’estero dei propri studenti; l’università come incubatore di impresa, analizzando il numero di spin-off aziendali che si vengono a formare all’interno delle Università, perché in questo modo ciascun ateneo propone un proprio modello di produzione; l’interazione con il territorio: esso può essere misurato valutando l’impegno degli atenei nell’attrarre capitali privati per la realizzazione di progetti economici o sociali; l’università come ambiente sociale, misurato sulla base della soddisfazione degli studenti in ordine alla formazione ricevuta e più in generale sul funzionamento dei servizi dell’ateneo. Subordinando la disponibilità di finanziamento pubblico delle università, alla promozione e realizzazione di attività che rispondano a tali criteri, si incentiverebbe il comportamento virtuoso di tale stakeholder istituzionale, secondo la visione che è propria del messaggio divulgato dall’enciclica Caritas in Veritate. Note [*] Il presente contributo è stato preventivamente sottoposto a referaggio anonimo affidato ad un componente del Comitato di Referee secondo il Regolamento adottato da questa Rivista. [1] La condizione dell’efficienza allocativa, ovvero l’ottimo paretiano, prevede che non si possa migliorare lo status di un soggetto senza peggiorare quello di un altro. Il Nobel per l’economia Amartya Sen, sulla base del paradosso di Arrow, dimostra l’incompatibilità tra l’efficienza paretiana e il liberismo. Il paradosso liberale descritto da Sen si verifica poiché la libertà implica che siano le preferenze del singolo individuo a determinare la scelta, dunque in regime di liberismo non verrà rispettata la condizione dell’ottimo di Pareto. [2]Benedetto XVI, lett. enc. Caritas in Veritate, cap.II, 21. [3]OECD Forum 2010, Road to to recovery: innovation, jobs, clean growth, Parigi, 26-27 maggio 2010. [4]«È arduo cambiare paradigma perché ci sono stati troppi investimenti nei modelli sbagliati. Com'è accaduto con i tentativi tolemaici di conservare una visione geocentrica dell'universo, verranno fatti sforzi eroici per complicare e affinare quello attuale. Forse ne risulteranno modelli migliori e forse serviranno per politiche migliori, ma è molto probabile che falliranno di nuovo. Ci vuole niente di meno di un nuovo paradigma e credo che sia a portata di mano.» Joseph Stiglitz, IlSole24ore, 21 agosto 2010. [5]Benedetto XVI, lett. enc. Caritas in Veritate, Introduzione, 5. [6]Benedetto XVI, lett. enc. Caritas in Veritate, cap.I, 19, da Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio, 20: l.c., 267. [7]Benedetto XVI, lett. enc. Caritas in Veritate, cap.II, 21. [8]Si coglie l’occasione per ringraziare il Dott.Pezzolato per aver fornito i dati; si veda al riguardo http://customer.morningstareurope.com/it/avanzi/fundselect/ [9]Becattini, G., Mercato e forze locali. Il distretto industriale, Il Mulino, Bologna, 1987 Bibliografia Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio, Libreria Editrice Vaticana, 1967 G., Becattini, Mercato e forze locali. Il distretto industriale, Il Mulino, 1987 A., Sen, On Ethics and Economics, Basil Blackwell, 1987 G., Becattini, E., Rullani, “Sistema locale e mercato globale” in Prospettive degli studi di politica industriale in Italia, G., Becattini, S., Vaccà, (a cura di), FrancoAngeli, 1994 A., Sen, La libertà individuale come impegno sociale, Laterza, Bari 1997 Regni M., Modelli di capitalismo, Le risposte europee alla sfida della globalizzazione, Laterza, 1999. F. Antolini, Il modello di rilevazione utilizzato per il censimento degli enti non- profit : le modifiche apportate e quelle ancora possibili, Istituto di Statistica e matematica, Università degli Studi di Napoli "Parthenope", Napoli 2002 R., Gilpin, The challenge of global capitalism: the world economy in the 21. century, Princeton University Press, 2002 A., Quadrio Curzio, M., Fortis, Complessità e distretti industriali. Dinamiche, modelli, casi reali, Il Mulino, 2002 G., Becattini, Per un capitalismo dal volto umano. Critica dell’economia apolitica, Bollati Boringhieri, 2004 L., Bruni, S., Zamagni, Economia civile, Il Mulino, Bologna 2004 J. Bruno, La teoria economica delle cooperative di produzione e la possibile fine del capitalismo, vol.1 e 2, Giappichelli 2005 F. Antolini, N., Boccella, Sentieri di crescita e cluster di imprese, Liguori, 2006 Consiglio Italiano per le Scienze Sociali, Libro Bianco sulla Valutazione della Ricerca, Marsilio editori, 2006 C. Ruini, Verità è libertà, Mondadori, 2006 A. Sen, Lo sviluppo è libertà, Mondadori, 2006 M., Pugno, Ricchezza e ben-essere:l’importanza delle relazioni sociali e personali, in “Studi e note di economia”, 2007, vol.XII n.1, pp.23-58 G., Sapelli, La crisi economica mondiale, Bollati Boringhieri, 2008; G., Becattini, Ritorno al Territorio, Il Mulino, 2009. Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in Veritate, Libreria Editrice Vaticana, 2009 S., Latouche, Breve trattato sulla decrescita serena, Bollati Boringhieri, 2009 OECD Forum 2010, Road to to recovery: innovation, jobs, clean growth, Parigi, 26-27 maggio 2010. G., Becattini, M., Bellandi, "Distretti industriali: un paradigma socio-economico", in Industria e distretti. Un paradigma di perdurante competitività italiana, M. Fortis e A. Quadrio Curzio (a cura di), Il Mulino, 2006 pp. 81-108. . Fonti statistiche e telematiche OECD – Organization for Economic Co-operation and Development - www.oecd.org Vigeo – www.vigeo.com World Bank - www.worldbank.org “Corriere della Sera” - www.corriere.it “Sole24ore” - www.ilsole24ore.com 17 dicembre 2014
  • Francesca Corrado

    Dottoranda di ricerca in “Il diritto dei servizi nell’ordinamento italiano ed europeo” presso l’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”, in consorzio con l’Università Europea di Roma. Ha conseguito nel 2009 la laurea magistrale in Giurisprudenza (cum laude) presso l’Università di Napoli “Federico II”, con tesi in diritto amministrativo dal titolo “la regolamentazione del mercato delle telecomunicazioni”.

    Dopo la laurea ha frequentato il Master di II livello in antitrust e regolazione dei mercati delle public utilities, presso la Facoltà di Economia dell’Università degli studi di Roma “Tor Vergata”. Durante il master ha svolto il ruolo di tutor d’aula.

    Ha svolto un periodo di stage di 12 mesi presso l’Autorità Garante della concorrenza e del mercato, Dipartimento di tutela della concorrenza nel settore delle comunicazioni. In tale circostanza ha partecipato all’attività seminariale organizzata all’interno dell’Autorità ed ha frequentato il modulo relativo al mercato, alla concorrenza e ai consumatori del master di II livello in giurista europeo, presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli studi di Roma “Roma Tre”.

    Ha svolto un periodo di stage di 3 mesi presso lo Studio legale internazionale Dewey & LeBoeuf LLP, Dipartimento di Antitrust. Ha collaborato per un periodo di circa 18 mesi con lo Studio legale bolognese del Prof. Avv. Ugo Ruffolo occupandosi della redazione di atti giudiziari in materia civile e commerciale, contrattualistica e attività di consulenza alle imprese nell’ambito delle tematiche attinenti alla pubblicità ed alla concorrenza.

    E’ abilitata alla professione forense dal 2013 (abilitazione conseguita presso la Corte di Appello di Napoli).

  • La disciplina della data protection in Brasile e l’introduzione della legge n. 12.965/14, c.d. Marco Civil da Internet

    di Francesca Corrado

    Abstract

    The aim of this contribution is to study the Brazilian regulatory framework regarding the protection of personal data with particular reference of the law n. 12.965/14, c.d. Marco Civil da Internet. This measure is a law that establishes principles, guarantees, rights and duties for the use of internet in Brazil.

    Il presente contributo esamina il quadro normativo, vigente in Brasile, in materia di protezione dei dati personali, con particolare riferimento all’adozione della legge n. 12.965/14, c.d. Marco Civil da Internet. Tale provvedimento è una legge che stabilisce principi, garanzie, diritti e doveri per l’utilizzo della rete internet in Brasile.

    Sommario: 1. Introduzione. - 2. La disciplina vigente in Brasile in materia di protezione dei dati personali. - 3. La legge n. 12.965/14, c.d. Marco Civil Da Internet. - 4. Ambito di applicazione della disciplina introdotta dal Marco Civil da Internet. - 5. L’obbligatorietà del consenso dell’utente al trattamento dei propri dati. - 6. Tutela della privacy nelle comunicazioni via e-maile misure volte a garantire la sicurezza dei dati immessi sul web. -7. Trasferimento transfrontaliero dei dati. - 8. Conclusioni.

    1. Introduzione.

    Mentre in Italia si continua a discutere circa l’opportunità di dotarsi di un Bill Of Rights della rete ovvero della necessità di introdurre a livello costituzionale delle disposizioni volte al riconoscimento, ad esempio, dell’accesso ad internetquale diritto sociale [1], stante l’importanza ormai acquisita nell’ambito dell’economia digitale dalla tematica della tutela dei diritti degli utenti del web, oltre oceano, in Brasile, torna ad essere oggetto di discussione la legge n. 12.965/14, c.d. Marco Civil da Internet, emanata dalla Presidente Dilma Rousseff, il 23 aprile del 2014, ed entrata in vigore a partire dal 23 giugno del medesimo anno[2].

    Il 28 gennaio del 2015 il Ministero della Giustizia brasiliano ha dato il via ad un nuovo dibattito pubblico sulla regolamentazione afferente alla citata normativa al fine di raccogliere, in modo democratico e partecipativo, i contributi dei vari soggetti interessati [3]. Nello specifico, il predetto dibattito avrà ad oggetto, oltre alle disposizioni attuative del Marco Civil da Internet anche la tematica relativa alla protezione dei dati personali visto che il progetto di legge sulla privacy è già in cantiere, in Brasile, da un paio d’anni.

    E’ opportuno, però, procedere con ordine, ovvero analizzare, prima delle disposizioni innovative, introdotte dal Marco Civil da internet in materia di protezione dei dati sul web la cornice normativa, nella quale si è inserito tale provvedimento, così da poterne cogliere appieno gli aspetti innovativi.

    2. La disciplina vigente in Brasile in materia di protezione dei dati personali.

    In Brasile i principi generali in materia di protezione dei dati personali sono rinvenibili nella Costituzione Federale, emanata il 5 ottobre del 1988, laddove sono consacrati come diritti fondamentali il diritto all’intimità, alla vita privata, all’onore ed all’immagine delle presone. La violazione di tali principi attribuisce al cittadino, secondo quanto disposto in Costituzione, il diritto al risarcimento dei danni morali e/o materiali subiti [4].

    Viene fatto, poi, esplicito riferimento anche al diritto alla segretezza ed inviolabilità delle comunicazioni che avvengono telegraficamente o telefonicamente, potendo le stesse essere utilizzate solo previo provvedimento del giudice nelle forme stabilite dalla legge penale ai fini di investigazione criminali [5].

    La Costituzione Federale, istituisce, altresì l’azione volta alla tutela dei c.d. habeas dada ovvero la possibilità attribuita al cittadino di esercitare il diritto d’accesso e di modificare e/o rettificare i dati in possesso di entità governative o istituzioni pubbliche [6].

    I suddetti principi sono stati, poi, trasposti nelle disposizioni del Codice Civile brasiliano che all’art. 21, stabilisce l’inviolabilità della vita privata della persona, nonché, la possibilità di richiedere, da parte del titolare del diritto, l’intervento del giudice per impedire e/o far cessare violazioni del medesimo diritto [7]. La raccolta e l’uso non autorizzato dei dati personali potrebbero, quindi, dar luogo a violazioni della privacy e a conseguenti provvedimenti d’ingiunzione ovvero d’attribuzione di una potenziale responsabilità per danni.

    Ulteriori disposizioni in materia di protezione dei dati personali sono rinvenibili nel Codigo de Difesa do Consumidor(di seguito anche Codice di difesa del consumatore o Codice) che ha rappresentato finora, la fonte normativa più moderna ed efficace dell’ordinamento brasiliano, per quanto attiene alla tematica della protezione dei dati, stabilendo, per il consumatore, una serie di diritti e garanzie finalizzate a preservare le informazioni personali presenti in registri e banche dati [8].

    In particolare, le norme contenute nel Codice di difesa del consumatore attribuiscono a quest’ultimo, per quanto attiene specificamente ai rapporti con i fornitori di beni e servizi, il diritto di accedere alle informazioni che lo riguardano, laddove tali informazioni siano state archiviate in registri o database di consumo [9]. I registri e database, inoltre, secondo quanto stabilito sempre dal Codice, devono avere un linguaggio di facile comprensione e i dati del consumatore devono essere a loro volta chiari, veritieri ed obiettivi, non potendo contenere informazioni pregiudizievoli per il consumatore per un periodo superiore a cinque anni [10]. Le imprese che svolgono attività di raccolta e/o archiviazione dei dati, devono, poi, informare il consumatore per iscritto dell’apertura di un registro o di una banca dati, laddove ciò lo riguardi e nel caso in cui tale raccolta non sia stata sollecitata dallo stesso consumatore [11]. Occorre, però rilevare come non sia affatto chiaro se il consenso al trattamento dei dati del consumatore debba essere preventivo anche rispetto a quei dati che una volta raccolti in banche dati vengono poi rivenduti in un secondo momento ad imprese terze.

    Infine il consumatore, secondo quanto statuito nel Codice deve avere la possibilità di chiedere, eventualmente, la modifica, correzione o rettifica dei dati forniti laddove gli stessi non siano corretti ed il responsabile del trattamento dei dati ha l’obbligo di comunicare l’avvenuta modifica ai destinatari delle informazioni inesatte nei cinque giorni immediatamente successivi [12].

    L’art. 73 del Codice di difesa del consumatore prevede, altresì, che le imprese coinvolte nell’attività di raccolta dei dati, laddove non procedano immediatamente con la suddetta modifica, correzione o rettifica dei dati dei consumatori che risultano inesatti incorrono nella sanzione penale, prevista dal Codice, che consiste nel pagamento di una multa ovvero nella detenzione da sei mesi ad un anno [13]. Laddove, poi, il consumatore non riesca ad accedere alle informazioni che lo riguardano ovvero riscontri difficoltà nello svolgimento di tale attività è prevista sempre una sanzione penale nei confronti del gestore del servizio. Tale sanzione può consistere, anche in questo caso, nella detenzione da sei mesi ad un anno o nel pagamento di una multa [14].

    Nelle disposizioni contenute nel Codice brasiliano di difesa del consumatore è possibile, quindi, intravedere la presenza di alcuni dei principi generali vigenti in Europa in materia di protezione dei dati personali quali, ad esempio, il diritto di accedere ai propri dati personali ed il principio della qualità dei dati trattati.

    Occorre sottolineare, però, che tali principi, trovano applicazione, nonostante l’interpretazione estensiva che spesso ne viene fatta da parte della dottrina, solo in relazione al settore delle relazioni di consumo, cosa che impedisce di inquadrare la predetta disciplina in un ambito generale.

    Dalla rapida esposizione di cui sopra, emerge, quindi, come in Brasile non vi sia una legge specifica in materia di privacy, quanto piuttosto innumerevoli disposizioni settoriali tra le quali rientrano anche quelle introdotte dal Marco Civil da Internet. Il legislatore brasiliano, infatti, con il predetto intervento normativo, pur avendo dimostrato di essere particolarmente sensibile nei confronti della tematica del trattamento e della sicurezza dei dati sul web, di fatto ha perso nuovamente l’occasione di razionalizzare la materia della privacy.

    A tal riguardo occorre rilevare che il progetto di legge in materia di privacy è in discussione, in Brasile, da circa un paio d’anni e, recentemente, come già peraltro anticipato, è stato avviato un nuovo dibattito pubblico che ha tra i suoi obiettivi proprio la definizione di un testo condiviso.

    L’adozione di una disciplina in grado di garantire la protezione e la sicurezza dei dati sul webprobabilmente ha subito un’accelerazione, nella tempistica relativa alla sua adozione, rispetto a quanto è accaduto, invece, per l’adozione di un provvedimento organico sulla privacy, per due motivi distinti: da un lato, il coinvolgimento della Presidente Dilma Rousseff nello scandalo Datagate, ha reso il Governo brasiliano più sensibile a detta problematica e, dall’altro, l’adozione di una disciplina in grado di garantire la protezione e la sicurezza dei dati sul web, stante la mancanza di una legge generale sulla privacy, è apparsa, forse, come un punto necessario di partenza, al fine di riuscire ad incentivare gli investimenti delle imprese straniere.

    A questo punto è necessario comprendere cosa sia il c.d. Marco Civil da Internet.

    3. La legge n.12.965/14, c.d. Marco Civil Da Internet.

    Il c.d. Marco Civil da Internet è una legge che stabilisce principi, garanzie, diritti e doveri per l’utilizzo della rete internetin Brasile [15].

    Il provvedimento in esame si presenta come una vera e propria carta dei diritti di internet ed è una normativa settoriale, visto che si rivolge specificamente agli utenti della rete internet, nonché ai prestatori di servizi sul web.Tale provvedimento, infatti, non regolamenta in modo unitario la privacy, come, ad esempio, il Codice italiano in materia di protezione dei dati personali di cui al d.lgs. n. 196/2003, il quale tratta la materia della protezione dei dati personali non solo nell’ambito delle reti di comunicazione elettronica, tra cui rientra internet, ma anche in altri ambiti che non richiedono per forza l’uso della rete internet per raccogliere i dati (come per esempio, il trattamento dei dati personali dei pazienti in ambito sanitario). Il Codice italiano in materia di protezione dei dati personali, ha, inoltre, composto in maniera organica tutte le innumerevoli disposizioni vigenti in Italia in relazione alla privacy, riunendo in unico contesto i vari provvedimenti legislativi che si sono succeduti nel corso degli anni antecedenti alla sua adozione.

    In linea con quanto suddetto, il Marco Civil da Internet regolamenta la data protection solo per quanto riguarda le attività di raccolta, memorizzazione, conservazione ed elaborazione di log, dati personali o comunicazioni che coinvolgono gli utenti essendo delle attività poste in essere dalle imprese, ovvero dalle persone giuridiche sul web.

    Fatte le suddette precisazioni occorre però rilevare come la disciplina in esame, da un lato, tenti di colmare alcune lacune presenti nella legislazione brasiliana in materia di protezione dei dati personali [16] - avvicinando, almeno per quanto riguarda la protezione dei dati sul web, la normativa brasiliana a quella italiana ed europea [17] -, dall’altro, se si esamina il testo più da vicino, ci si accorge che lo stesso potrebbe fungere da spunto per l’Italia e l’Europa [18].

    In primo luogo merita particolare attenzione il fatto che tale provvedimento, come già peraltro accennato, venga considerato da alcuni come una carta costituzionale che traccia diritti e doveri dei cittadini brasiliani per quanto concerne l’accesso al web[19]. Ciò in quanto il Marco Civil da internet, non disciplina solo la materia della sicurezza dei dati sul web, ma sancisce anche principi generali in materia di gestione dei dati personali degli utenti, net neutralitye libertà d’espressione online, affermando, tra l’altro, che l’accesso ad internet è un diritto essenziale per l’esercizio del diritto alla cittadinanza [20].

    Il principio della protezione dei dati personali degli utenti trova, nel testo in argomento, una esplicita consacrazione laddove è sancito che la disciplina dell’uso di internet è vincolata al rispetto del principio della protezione della privacy e della protezione dei dati personali nelle forme stabilite dalla legge [21]. La garanzia del diritto alla privacye alla libertà d’espressione si estende, poi, anche alle comunicazioni ed è condizione necessaria per poter garantire il pieno esercizio del diritto d’accesso ad internet[22].

    In secondo luogo, ciò che viene in considerazione, oltre alla portata dei suddetti principi, è la tipologia di processo che ha determinato la stesura del Marco Civil da Internet. Il testo oggetto della presente analisi, infatti, è il frutto di un percorso partecipativo che ha coinvolto la società civile. Dalla lettura della relazione di accompagnamento alla legge emerge come sia stata proprio la società civile ad aver chiesto al Governo di procedere con l’adozione del provvedimento. Una volta che il Ministero della Giustizia brasiliano ha cominciato a curare la stesura del predetto provvedimento si sono svolte diverse consultazioni pubbliche alle quali hanno partecipato i vari soggetti interessati discutendo liberamente sia sui punti da inserire nel provvedimento che su cosa definire con la normativa oggetto del dibattito. Sono stati offerti oltre duemila contributi e dopo tale consultazione il progetto di legge è stato inviato alla Camera dei Deputati [23].

    Anche in questa fase il metodo utilizzato per giungere all’adozione del Marco Civil da Internetha continuato a basarsi sul costante dialogo con la società civile. A tal proposito sono state organizzate ulteriori consultazioni volte ad arricchire e migliorare la bozza di legge che, in un secondo momento, è stata resa pubblica e collocata su una piattaforma web denominata E-Democracia. Grazie alla pubblicazione del testo gli utenti della rete hanno potuto discutere liberamente circa le eventuali modifiche da apportare al progetto di legge. Tali proposte sono giunte anche attraverso Twittered è stata sempre la società civile, mediante il predetto metodo di regolamentazione condivisa, a suggerire l’adozione delle scelte che apparivano maggiormente adeguate al fine dell’approvazione finale del testo di legge.

    Tale procedimento, basato sul coinvolgimento diretto della società civile e quindi su una forma di regolamentazione condivisa, stante il successo riportato, ha trovato riscontro, poi, anche nel nuovo dibattito, avviato il 28 gennaio del 2015 dal Ministero della Giustizia brasiliano, per chiarire i punti ancora dubbi del provvedimento [24]. L’obiettivo della discussione è, anche stavolta, quello di raccogliere, in modo democratico e partecipativo, i contributi dei vari soggetti interessati, utilizzando internet come piattaforma e come luogo in cui scambiarsi idee e proposte in materia.

    La partecipazione popolare al procedimento di regolamentazione di materie che coinvolgono diritti fondamentali dei cittadini è apparsa quanto mai necessaria soprattutto al fine di creare norme che tengano effettivamente in considerazione gli interessi contrapposti dei vari soggetti coinvolti [25].

    4. Ambito di applicazione della disciplina introdotta dal Marco Civil da Internet.

    Dopo avere analizzato i principi statuiti nella disciplina introdotta dal Marco Civil da Internet occorre definire quale sia il suo ambito di applicazione. Come già anticipato la legge in esame si riferisce agli utenti della rete internet, nonché ai prestatori di servizi sul web ovvero alle imprese che svolgono su internet attività di raccolta, memorizzazione, conservazione ed elaborazione di log, dati personali o comunicazioni.

    In particolare, è necessario rilevare che sono vincolate al rispetto della suddetta normativa, anche le imprese ovvero le persone giuridiche la cui sede si trovi all’estero, laddove la realizzazione delle attività di raccolta, memorizzazione, conservazione ed elaborazione di log, dati personali o comunicazioni consista nell’offrire un servizio al pubblico brasiliano anche se l’offerta di tali servizi da parte di imprese straniere non si concretizzi nell’apertura di filiali sul territorio sudamericano.

    Tale previsione è essenzialmente volta ad evitare che società come Google o Facebook riescano a giustificare modalità di trattamento dei dati più elastiche, utilizzando come scappatoia il fatto che i dati degli utenti si trovano su servercollocati al di fuori del Brasile.

    La predetta normativa vincola altresì le imprese straniere che offrono servizi sul web laddove l’attività di raccolta, memorizzazione, conservazione ed elaborazione di log, dati personali o comunicazioni, avvenga mediante l’apertura di filiali sul territorio brasiliano ovvero mediante l’acquisizione di attività in Brasile da parte delle componenti dello stesso ente economico [26].

    Con la nuova legge, quindi, non rileva se l’impresa che svolge attività di raccolta, memorizzazione, conservazione ed elaborazione di log, dati personali o comunicazioni, sia brasiliana o straniera o se i dati siano utilizzati in Brasile o al di fuori del Brasile, perché ciò che conta è che per lo meno una delle predette attività avvenga nel territorio brasiliano. In questo caso, infatti, varranno le disposizioni contenute nel Marco Civil da Internet [27].

    5. L’obbligatorietà del consenso dell’utente al trattamento dei propri dati.

    Grazie all’entrata in vigore della disciplina in esame lo svolgimento delle attività delle imprese che operano nel web, gestendo i dati degli utenti, è diventato più trasparente avvicinandosi, pertanto, al quadro normativo dell’Unione Europea.

    In particolare, l’art. 7 del Marco Civil da Internet sancisce una serie di principi generali volti a garantire all’utente della rete il diritto all’inviolabilità dell’intimità e della vita privata, il diritto all’inviolabilità ed alla segretezza sia del flusso di comunicazioni in transito su internet che delle comunicazioni private memorizzate, salvo ordine giudiziale e nel rispetto dei limiti stabiliti dalla legge [28].

    La nuova normativa, poi, oltre a prevedere come presupposto essenziale al trattamento dei dati degli utenti il libero consenso espresso da parte degli stessi, richiede, altresì, che i contratti di prestazioni di servizi contengano informazioni chiare e complete circa il regime di protezione dei dati ovvero circa il regime di gestione dei registri di connessione e d’accesso alle applicazioni internet.Tale assunto trova applicazione in relazione ai regolamenti che dovranno adottare le imprese che offrono servizi sul web al fine di chiarire, in linea con le disposizioni del Marco Civil da Internet, quale sia il proprio sistema di gestitone dei dati [29].

    Con l’entrata in vigore del Marco Civil da Internet, inoltre, è stato rafforzato ed esplicitato, per quanto attiene specificamente al web, il principio generale, secondo il quale il trattamento dei dati raccolti e venduti da aziende che hanno accesso alle informazioni riguardanti le preferenze e le scelte degli utenti della rete internet, deve essere sottoposto al previo consenso espresso dell’utente. Ciò significa, a titolo esemplificativo, che le imprese, il cui lavoro si sostanzia essenzialmente nella raccolta di dati per fini commerciali, non potranno fornire dati personali e/o registri d’accesso a terzi senza il previo consenso libero, espresso ed informato dell’utente [30].

    Merita a tal riguardo rilevare che, prima dell’introduzione del Marco Civil da Internet una pratica comune posta in essere dalle imprese che fornivano il servizio di raccolta dei dati era proprio quella di fornire tali dati a terzi senza il previo consenso dell’interessato. Ciò perché, nonostante il Codice di difesa del Consumatore, come già accennato sopra, stabilisse di informare il consumatore circa l’inserimento dei propri dati in un registro e/o in una banca dati, di fatto tale provvedimento non conteneva alcuna disposizione che ne vietasse espressamente la distribuzione, cosa che lasciava intendere che la commercializzazione ex post dei dati raccolti fosse permessa indipendentemente dal consenso dell’interessato a tale modalità di trattamento dei dati [31].

    In linea con quanto suddetto le imprese che trattano i dati degli utenti, devono, inoltre, fornire informazioni chiare circa le modalità di raccolta, l’uso, il trattamento e la protezione dei medesimi dati, i quali potranno essere utilizzati solo per le finalità - non vietate dalla legge - che ne giustificano la raccolta.

    Tali disposizioni rispecchiano i principi generali vigenti in Europa in materia di protezione dei dati personali, quali, ad esempio, il principio di liceità del trattamento, secondo cui il trattamento è lecito solo se conforme alla legge o il principio di finalità, secondo il quale l’utilizzazione dei dati personali deve corrispondere alle finalità comunicate all’interessato prima che il trattamento dei dati abbia inizio. In linea con il principio generale, sempre di matrice europea, di correttezza del trattamento dei dati, il Marco Civil da Internet prevede, altresì che, le informazioni attinenti al trattamento dei dati, devono essere inserite nei contratti di prestazione dei servizi nonché nelle disposizioni relative alle condizioni d’uso delle applicazioni internet[32]. Al fine di garantire a pieno il rispetto del principio secondo cui il trattamento dei dati dell’utente deve essere sottoposto al previo consenso espresso da parte dello stesso, il Marco Civil da Internet richiede, altresì, che la manifestazione del consenso dell’utente avvenga in forma separata rispetto all’accettazione dalle altre clausole contrattuali [33].

    Quanto suddetto non significa che i dati degli utenti non potranno mai essere trasferiti a terzi o che l’utente dovrà aderire in forma separata a ciascun trattamento differenziato dei propri dati, quanto piuttosto, che le clausole dei contratti di prestazione dei servizi, dovranno essere riscritte in modo tale da chiarire ed esplicitare la politica di gestione dei dati degli utenti ed i relativi termini d’uso [34].

    L’intento perseguito dal legislatore brasiliano con l’introduzione del provvedimento in esame è quello di tutelare la libertà di ognuno in rete tanto che, qualora l’utente desideri cancellare i dati personali forniti su internet, per esempio, per la creazione di un account o di un profilo di un social network, potrebbe farlo, sollecitando l’esclusione in forma definitiva dei propri dati al termine del rapporto contrattuale (c.d. direito ao esquecimento) [35].

    I dati personali immessi sul web dagli usuari della rete apparterrebbero, quindi, definitivamente solo ai medesimi utenti e non a terzi. L’unica deroga all’esercizio del predetto diritto si riscontrerebbe nelle ipotesi ex artt. 10, 13 e 15 che verranno di seguito esaminate.

    6. Tutela della privacy nelle comunicazioni via e-mail e misure volte a garantire la sicurezza dei dati immessi sul web.

    Un altro aspetto che trova esplicita tutela nel Marco Civil da Internet riguarda, come già accennato, la garanzia della privacy delle comunicazioni che avvengono tramite e-mail. Prima dell’entrata in vigore della legge, la tutela della privacy, ricavabile dai principi sanciti dalla Costituzione Federale brasiliana, non si estendeva, per esempio alle comunicazioni private trasmesse su supporto elettronico. A partire dall’entrata in vigore del Marco Civil da Internet, stante l’esplicito riferimento contenuto nell’art. 7, le e-mail godono, invece, della medesima forma di tutela che è ricavabile dalla Costituzione Federale per le comunicazioni che avvengono su supporti tradizionali come la carta o il telefono [36].

    Per quanto riguarda, invece, la tematica della sicurezza dei dati, il Marco Civil da Internet dedica, un’apposita sezione alle misure volte a garantire, nello specifico, la sicurezza dei dati immessi sul web.

    Prima di procedere con l’esame della predetta disciplina è opportuno, però, evidenziare, come il Marco Civil da Internet, nonostante faccia riferimento a due distinte categorie di prestatori di servizi sul web - provedor de conexão à internet e provedor de aplicações de internet- di fatto non contenga alcuna definizione esplicita di tali concetti.

    La legge in esame, infatti, si limita a chiarire cosa debba essere inteso per rete internet, terminale, indirizzo IP, connessione ad internet, registro di connessione, applicazioni internet, registri di applicazioni ad internet e amministratore di sistema. In particolare, la figura dell’amministratore di sistema, viene definita come la persona fisica o giuridica che amministra gli indirizzi IP ed è registrata presso l’ente nazionale responsabile per la distribuzione degli indirizzi IP geograficamente riferibili al Brasile [37].

    L’Amministratore di sistema, secondo alcuni sarebbe, poi, una figura che in parte andrebbe ad incidere sui concetti, già in uso, prima dell’introduzione del Marco Civil da Internet, di provedor de acesso ou provedor de conexão visto che il testo in esame da un lato definisce l’amministratore di sistema come la persona fisica o giuridica che amministra gli indirizzi IP e dall’altro fa ricadere su codesta categoria di prestatore di servizi l’obbligo di conservazione dei registri di connessione di cui all’art. 13 [38].

    In mancanza di indicazioni esplicite sul punto, occorre, quindi, fare un passo indietro e cercare quanto meno di comprendere il significato che assumono nel Marco Civil da Interneti concetti di provedor de conexão à internete di provedor de aplicações de internet.

    Secondo una parte della dottrina la figura del provedor de conexão à internet coincide con la definizione di provedor de acesso ou provedor de conexão ovvero con la persona giuridica che fornisce ai consumatori il servizio di accesso ad internet[39]. I concetti di provedor de acesso ou provedor de conexão a loro volta erano usati in Brasile, da una differente corrente dottrinaria, ancor prima dell’introduzione del Marco Civil da Internet, al fine di individuare delle categorie di prestatori di servizi che altro non erano se non una specificazione del concetto generale di provedor de serviços de internet ovvero della persona naturale e/o giuridica che fornisce servizi relazionati al funzionamento di internet [40].

    Tornado all’esame della figura del provedor de conexão à internetoccorre, altresì, rilevare come la corrente dottrinaria sopra citata ricomprenda in tale categoria di prestatori di servizi anche i provedores de serviço de acesso. Il concetto di provedores de serviço de acesso era utilizzato, peraltro, da un’altra dottrina, sempre anteriormente rispetto all’introduzione del Marco Civil da Internet, per distinguere i prestatori di servizi di accesso alla rete dai provedores de serviços online che erano, invece, definiti come dei soggetti che non fornivano l’accesso ad internetma utilizzavano la rete per fornire altre tipologie di servizi [41].

    Per poter dare una definizione del secondo concetto in esame ovvero della figura del provedor de aplicações de internet occorre far riferimento proprio a quanto appena suesposto visto che l’attività svolta dal predetto prestatore di servizi può essere definita come l’attività di un’impresa, di un’organizzazione e/o di una persona naturale che professionalmente o autonomamente, indipendentemente dagli obiettivi economici, fornisce un congiunto di funzionalità al quale si può accedere per mezzo di un terminale connesso ad internet[42].

    Fatte le suddette premesse appare necessario evidenziare come la conservazione dei dati oggetto di trattamento ovvero dei registri di connessione e d’accesso ad internet, nonché dei dati personali e delle comunicazioni private, secondo quanto disposto dal Marco Civil da Internet, deve, rispettare e preservare l’intimità della vita privata, l’onore e l’immagine della parte direttamente o indirettamente coinvolta [43].

    Il mancato rispetto delle previsioni contenute nel testo in esame, da parte dei provedor de conexão à internete dei provedor de aplicações de internet,dà luogo alle seguenti sanzioni, applicabili anche cumulativamente ed indipendentemente dalla possibilità di inquadrare il medesimo comportamento nelle altre previsioni penali, civili e/o amministrative: avvertimento, multa pari al 10% del fatturato del gruppo economico in Brasile, sospensione temporanea dell’attività e sospensione definitiva dell’attività [44].

    Il testo oggetto della presente analisi rimette, però, all’adozione di una futura regolamentazione la disciplina specifica relativa alle informazioni che devono fornire i provedor de conexão à internet e provedor de aplicações de internetaffinché possa essere dimostrato il rispetto da parte loro della legge brasiliana circa lo svolgimento delle rispettive attività [45].

    Anche il procedimento relativo all’accertamento del mancato rispetto dei principi sanciti dal Marco Civil da Internet, dovrà essere preso in considerazione dalla regolamentazione che, come accennato precedentemente, è attualmente in discussione [46].

    Il testo in esame, inoltre, non individua neanche l’Autorità amministrativa competente ad applicare le predette sanzioni e si discute circa l’eventuale attribuzione di tale competenza in capo all’Agência Nacional de Telecomunicações, o in capo al Ministério das Comunicações, ovvero al Comitê Gestor da Internet no Brasil[47].

    Il fatto che il Marco Civil da Internet si limiti solo a prevedere il rispetto di una serie di principi stabilendo, altresì, le sanzioni nelle quali incorrono i prestatori di servizi che trattano i dati degli utenti in caso di mancato rispetto dei medesimi principi, potrebbe creare un po’ di confusione, soprattutto laddove l’adozione della regolamentazione contenete l’individuazione dell’Autorità competente ad accertare le predette infrazioni e la disciplina del relativo procedimento, non venisse adottata in tempi brevi.

    Per quanto attiene, poi alla tematica della conservazione dei registri di connessione, gli articoli 13 e 15 del Marco Civil da Internet prevedono, degli obblighi a carico sia dei provedor de conexão à internet che dei provedor de aplicações de internet.

    I provedor de conexão à internet devono conservare i registri di connessione degli utenti (indirizzo IP, data e ora d’inizio e fine della connessione) in un ambiente controllato e sicuro per il periodo di un anno [48]. Tale onere ricade anche sui provedor de aplicações de internet che, laddove svolgano la loro attività sotto forma di persona giuridica ovvero professionalmente e con finalità economiche, devono mantenere i rispettivi registri d’accesso alle applicazioni internet (data e ora d’uso di un’applicazione internet che inizia e termina da un determinato indirizzo IP) in un ambiente controllato e sicuro per il periodo di sei mesi [49].

    Le suddette disposizioni hanno generato, però, delle critiche mosse da parte di chi ha sostenuto che era un controsenso prevedere dei vincoli così stringenti se uno degli obiettivi della normativa introdotta dal Marco Civil da Internet doveva essere quello di attrarre investimenti dall’estero. Tali vincoli, infatti, si sarebbero potuti tradurre in oneri eccessivi in termini di costi da sostenere per le nuove start-up che, al fine d’essere compliance con la disciplina in esame, si sarebbero dovute dotare di un’organizzazione più complessa [50].

    Dall’altro lato chi guarda la normativa dall’esterno, non può non rilevare come tali disposizioni, peraltro in linea con quanto previsto in Europa e, in particolare Italia, in realtà sembrano principalmente orientate, nella sostanza, nel senso di fornire un aiuto alla polizia giudiziaria nell’investigazione dei crimini commessi sulla rete. I dati conservati nella maniera sopradescritta possono essere, infatti, forniti solo previo provvedimento del giudice [51].

    7. Trasferimento transfrontaliero dei dati.

    Prima di procedere nella trattazione del punto in oggetto è opportuno precisare che la presente disciplina non contiene alcun esplicito divieto di trasferimento dei dati all’estero, ed una delle questioni più dibattute nel corso dell’approvazione della proposta di legge, è stata quella di impedire l’archiviazione dei dati dei cittadini brasiliani su server collocati all’estero.

    Tale proposta, però, è stata eliminata dal testo della legge prima dell’approvazione da parte del Senado Federal [52].

    In seguito alla mancata approvazione del testo che conteneva l’obbligo per i prestatori di servizi sul web di dotarsi di data center in Brasile, è stata rafforzata la disposizione, di cui all’art. 11 della legge in esame, che vincola le imprese che raccolgono dati generati in Brasile alla disciplina brasiliana indipendentemente dal luogo in cui si trovano i server sui quali vengono archiviate le informazioni.

    La questione relativa all’assenza di un esplicito divieto al trasferimento dei dati all’estero nel testo finale del Marco Civil da Internet è, invece, rimasta invariata nonostante si parli da tempo in Brasile della necessità di dotarsi di disposizioni sul punto [53].

    Tale aspetto costituisce, quindi, una divergenza della normativa introdotta dal Marco Civil da Internet con quanto previsto, invece, in materia di protezione dei dati personali in Italia ed in Europa.

    Basti pensare, infatti, che in Italia il trasferimento anche temporaneo di dati personali al di fuori del territorio dello Stato, se diretto verso un Paese non appartenente all'Unione europea è consentito solo nelle circostanze di cui all’art. 43 del d.lgs. n. 196/2003 (di seguito, Codice Privacy) [54]. In assenza delle predette “circostanze” vige un esplicito divieto di trasferimento transfrontaliero dei dati, laddove tali dati, seppure generati sul territorio italiano, siano diretti verso paesi non membri dell’unione Europea e l'ordinamento del Paese di destinazione o di transito dei dati non -assicuri - un livello di tutela delle persone adeguato [55].

    La citata disposizione, poi, non è altro che la trasposizione a livello nazionale dei principi del diritto europeo vigenti in materia di protezione dei dati. Il legislatore europeo, infatti, richiede che il titolare del trattamento, prima di trasferire i dati verso paesi terzi che non garantiscono un adeguato livello di tutela, sottoponga il flusso dei dati all’esame delle autorità di controllo. Durante il suddetto esame, il titolare del trattamento deve dimostrare, oltre all’esistenza di una base giuridica per lo svolgimento della propria attività, anche la presenza di misure atte a garantire un’adeguata tutela dei dati presso il destinatario. Il concetto di adeguatezza, a livello comunitario sta a significare che i principi fondamentali in materia di protezione dei dati sono stati effettivamente introdotti nel diritto nazionale del paese destinatario.

    Stante quanto suddetto, in relazione al divieto di trasferire i dati verso paesi terzi che non garantiscono un adeguato livello di tutela, assume, quindi, particolare importanza, l’introduzione nell’ordinamento giuridico brasiliano, di principi generali in materia di protezione dei dati, che siano in linea con quanto sancito a livello Italiano ed Europeo.

    La suddetta divergenza circa il mancato inserimento nel testo in esame del divieto al trasferimento dei dati all’estero sembrerebbe un punto secondario rispetto al fatto che il Marco Civil da Internet, potrebbe costituire un primo passo al fine di incentivare gli investimenti delle imprese italiane ed europee che eviterebbero, alla luce dei nuovi principi stabiliti, di incorrere nel suddetto divieto di trasferimento transfrontaliero dei dati. Tale provvedimento, state l’allineamento con alcuni dei principi vigenti in Italia ed in Europa in materia di protezione dei dati, potrebbe essere, altresì, funzionale ad attrarre nuovi clienti visto che il successo di alcuni servizi legati alla rete internet, come ad esempio quelli di cloud computing,è legato proprio alla fiducia che l’utente ha nella gestione delle proprie informazioni.

    Sul punto è necessario osservare che fino a poco tempo fa il Brasile veniva considerato come un paese in cui non esisteva alcuna legislazione o forma di regolamentazione che fosse in grado di supportare lo sviluppo di attività connesse al web, quali ad esempio i servizi di cloud compunting. Tali servizi sono, infatti, per definizione strettamente connessi con l’adozione di politiche che siano in grado di garantire la privacy, la sicurezza dei dati, la proprietà intellettuale, la portabilità dei dati, l’interoperabilità dei sistemi, l’armonizzazione della regolamentazione a livello internazionale e l’apertura dei mercati [56].

    Dallo svolgimento del predetto raffronto, sembrerebbe emergere, inoltre, che le imprese europee, laddove decidessero di aprire delle filiali in Brasile potrebbero svolgere nel paese sudamericano l’attività di raccolta, memorizzazione, conservazione ed elaborazione di log, dati personali o comunicazioni degli utenti, sottostando ai vincoli imposti dal Marco Civil da Internet, e procedere, poi, liberamente in un secondo momento, al trasferimento dei medesimi dati, senza dover sottostare ad alcun vincolo particolare.

    8. Conclusioni.

    Dalla rapida esposizione di cui sopra emerge, in Brasile, uno scenario frammentato in materia di privacy, caratterizzato, tra l’altro, dall’assenza di un provvedimento che disciplini la materia in modo organico.

    Il Marco Civil da Internet, infatti, rimane un provvedimento settoriale che, pur avendo sancito una serie di principi fondamentali, tra cui anche quello della protezione dei dati personali degli utenti del web, di fatto non razionalizza la materia.

    Dalla lettura delle norme di cui trattasi rileva, altresì, come il Marco Civil da Internet, presenti tuttora numerose problematiche di dubbia risoluzione, tanto che sul punto al fine di fare chiarezza ed evitare che tale provvedimento possa sortire effetti opposti rispetto a quelli desiderati, è stato avviato, come ribadito più volte nel corso della presente trattazione, un nuovo dibattito pubblico.

    Per quanto attiene alle tematiche ancora dubbie del provvedimento in esame, basti pensare al fatto che tale provvedimento, limitandosi a restringere il proprio ambito applicativo alle sole attività di raccolta, memorizzazione, conservazione ed elaborazione di log, dati personali o comunicazioni che avviene su internet, non contiene alcuna definizione chiara di ciò che debba intendersi per “dati personali”, nonostante, come suddetto, vi faccia esplicito riferimento.

    Tale definizione può essere, tutto al più, estrapolata dalla prassi giudiziale che sembrerebbe orientata, nell’utilizzare la predetta terminologia nei casi in cui vengano in questione trattamenti di dati che consentono di identificare l’individuo, come per esempio, il suo nome o la sua identità. Ciò, a conferma di quanto precedentemente detto, si riconnette all’assenza di una normativa generale ad hoc in materia di privacy.

    Pare, invero, che il paese sudamericano da un lato si sia reso perfettamente conto della necessità di introdurre delle regole all’avanguardia in materia di data protectionsul web - in una realtà, come quella odierna, che fa largo uso della tecnologia informatica - dall’altro lato, però, che abbia tentato di colmare, con l’adozione del Marco Civil da Internet, una lacuna ben più ampia.

    Tale lacuna appare ancor più evidente laddove ci si renda conto che l’adozione di un provvedimento specifico in materia di protezione dei dati personali, come già accennato, sarebbe quanto mai opportuna soprattutto al fine di chiarire definitivamente cosa debba intendersi per “dati personali”.

    L’importanza di introdurre nell’ordinamento giuridico brasiliano una legislazione completa in materia di privacy, oltre alle predette disposizioni in grado di garantire la sicurezza dei dati, emergerebbe, altresì, alla luce della circostanza che ciò appare necessario proprio al fine di sostenere effettivamente l'economia digitale ed i fornitori di servizi sul web, tra cui, in particolare, i fornitori di servizi di cloud computing, che al giorno d’oggi rappresentano un nuovo motore per l’economia globale.

    Un ulteriore profilo critico, che si riconnette a quanto suddetto, è rappresentato, poi, dal fatto che in Brasile, non esistendo una legge generale sulla privacy né tanto meno un organismo di vigilanza e controllo competente in materia, non sussiste neanche alcun meccanismo di notifica preventiva del trattamento di alcune categorie di dati come, invece, accade nell’ordinamento italiano. Il titolo VI del Codice Privacy, di cui al d.lgs. n. 196/2003, prevede, infatti, che il titolare, laddove intenda procedere al trattamento dei dati che rientrano nelle ipotesi elencate dall’art. 37 del Codice, debba preventivamente notificarlo al Garante [57].

    Il rispetto dell’obbligo di notifica preventiva, di cui al predetto articolo del Codice Privacy italiano, è un meccanismo funzionale a garantire una forma di controllo ex ante per quelle tipologie di trattamenti dei dati riconducibili a settori ed attività peculiari che sono più pericolosi per i diritti dell'interessato.

    Stante ciò, è palese l’auspicabilità in futuro dell’adozione in Brasile di un provvedimento che rechi un quadro normativo di insieme, nel quale si inseriscano i vari provvedimenti settoriali qui richiamati, contemplando anche l’istituzione di un’Autorità di settore, visto che tale accorgimento, laddove coadiuvato da un meccanismo di controllo preventivo svolto dal medesimo organismo, potrebbe alleggerire notevolmente il ruolo delle Corti brasiliane.

    Nonostante le suddette criticità, non deve sfuggire l’attualità dell’iniziativa legislativa brasiliana che reca, tra le prime al mondo, una carta dei diritti di internet che è il frutto di un percorso partecipativo che ha coinvolto la società civile. Anche in assenza di un background analogo a quello europeo in materia di trattamento dei dati, inoltre, con l’adozione del Marco Civil da Internet, che prende in considerazione i diritti dei cittadini sul web, il Brasile ha dimostrato di aver compreso perfettamente l’importanza della partecipazione della società civile al procedimento di regolamentazione di materie che coinvolgono diritti fondamentali dei cittadini.

    L’idea di dotarsi di un Bill Of Rights della rete ovvero la consapevolezza della necessità di introdurre nell’ordinamento giuridico delle disposizioni volte al riconoscimento, ad esempio, dell’accesso ad internetquale diritto fondamentale, trova riscontro anche nell’iniziativa italiana volta all’adozione di una carta dei diritti degli utenti del web, che, tuttavia, è ancora lontana dal vedere la luce, nonché nei dibattiti, che ciclicamente tornano ad essere oggetto di provvedimenti legislativi e/o giurisprudenziali, in materia di accesso alla rete come diritto sociale e di net neutrality.

    Note:

    [1] Si veda, al riguardo, il disegno di legge costituzionale n. 1561 del 10 luglio 2014, recante disposizioni volte al riconoscimento del diritto di accesso ad internet, depositato presso il Senato della Repubblica. Il predetto disegno di legge prospetta l’inserimento nella Costituzione della Repubblica italiana dell’articolo 34-bis, che riconduce il diritto di accesso ad internet nell’ambito dei rapporti etico-sociali. Più specificamente, lo scopo perseguito dal legislatore con il predetto intervento normativo consiste nella creazione di un diritto sociale all’accesso ad internet che si concretizza in una pretesa soggettiva a prestazioni pubbliche, ovvero in un servizio universale che le istituzioni devono garantire tramite investimenti, politiche sociali ed educative, al pari di quanto già avviene, ad esempio, con l’accesso all’istruzione, la sanità o la previdenza. A conferma di ciò basti notare come la collocazione del suddetto diritto nel presente progetto di riforma sia tutt’altro che causale visto che l’art. 34-bissi trova proprio dopo l’art. 34 relativo all’istruzione.

    [2] l. n. 12.965 del 23 aprile 2014. Disponibile al link: http://www.planalto.gov.br/ccivil_03/_ato2011-2014/2014/lei/l12965.htm .

    [3] Per quanto attiene all’avvio della consultazione pubblica si veda quanto riportato nel portale del Governo Federale brasiliano: http://www.brasil.gov.br/cidadania-e-justica/2015/01/marco-civil-da-internet-e-protecao-de-dados-pessoais-vao-a-debate-publico . Si veda, altresì, quanto riportato nel portale dell’EBC: http://www.ebc.com.br/tecnologia/2015/01/ministerio-da-justica-abre-discussoes-sobre-neutralidade-e-guarda-de-dados-no .

    [4] Costituzione della Repubblica federale del Brasile, art. 5 são invioláveis a intimidade, a vida privada, a honra e a imagem das pessoas, assegurado o direito a indenização pelo dano material ou moral decorrente de sua violação,disponibile al seguente link: http://www.planalto.gov.br/ccivil_03/constituicao/constituicao.htm . Si veda, altresì, G.M. Dezem, in F. Del Masso; J. Abrusio; M.A. Florencio Filho (a cura di) Marco Civil da Internet lei 12.965/2014,São Paulo, 2014, p. 65.

    [5] Costituzione della Repubblica federale del Brasile, art. 5: é inviolável o sigilo da correspondência e das comunicações telegráficas, de dados e das comunicações telefônicas, salvo, no último caso, por ordem judicial, nas hipóteses e na forma que a lei estabelecer para fins de investigação criminal ou instrução processual penal.

    [6] Costituzione della Repubblica federale del Brasile, art. 5: conceder-se-á habeas data: a) para assegurar o conhecimento de informações relativas à pessoa do impetrante, constantes de registros ou bancos de dados de entidades governamentais ou de caráter público; b) para a retificação de dados, quando não se prefira fazê-lo por processo sigiloso, judicial ou administrativo. In particolare, tale strumento era volto a garantire ai cittadini la possibilità di accedere alle informazioni personali detenute dal Governo durante il regime militare. Si veda a tal riguardo quanto riportato nell’investigazione condotta sul punto dal Departamento de Proteção e Defesa do Consumidor del Ministero della Giustizia brasiliano recante A Proteção de Dados Pessoais nas Relações de Consumo: para Além das Informações Creditícias, pp. 49-51. Disponibile al seguente indirizzo web: http://www.vidaedinheiro.gov.br/docs/Caderno_ProtecaoDadosPessoais.pdf .

    [7] l. n. 10.406, del 10 gennaio del 2002 recante Código Civil, art. 21: a vida privada da pessoa natural é inviolável, e o juiz, a requerimento do interessado, adotará as providências necessárias para impedir ou fazer cessar ato contrário a esta norma,disponibile al seguente link: http://www.planalto.gov.br/ccivil_03/leis/2002/l10406.htm .

    [8] l. n. 8.078, dell’11 settembre del 1990, recante Codigo de Difesa do Consumidor, seção VI, Dos Bancos de Dados e Cadastros de Consumidores, disponibile al seguente link: http://www.planalto.gov.br/ccivil_03/leis/l8078.htm .

    [9] l. n. 8.078, dell’11 settembre del 1990, art. 43:o consumidor, sem prejuízo do disposto no art. 86, terá acesso às informações existentes em cadastros, fichas, registros e dados pessoais e de consumo arquivados sobre ele, bem como sobre as suas respectivas fontes.

    [10] l. n. 8.078, dell’11 settembre del 1990, art. 43: os cadastros e dados de consumidores devem ser objetivos, claros, verdadeiros e em linguagem de fácil compreensão, não podendo conter informações negativas referentes a período superior a cinco anos.

    [11] l. n. 8.078, dell’11 settembre del 1990, art. 43: a abertura de cadastro, ficha, registro e dados pessoais e de consumo deverá ser comunicada por escrito ao consumidor, quando não solicitada por ele.

    [12] l. n. 8.078, dell’11 settembre del 1990, art. 43: o consumidor, sempre que encontrar inexatidão nos seus dados e cadastros, poderá exigir sua imediata correção, devendo o arquivista, no prazo de cinco dias úteis, comunicar a alteração aos eventuais destinatários das informações incorretas.

    [13] l. n. 8.078, dell’11 settembre del 1990, art. 73:deixar de corrigir imediatamente informação sobre consumidor constante de cadastro, banco de dados, fichas ou registros que sabe ou deveria saber ser inexata: pena detenção de um a seis meses ou multa.

    [14] l. n. 8.078, dell’11 settembre del 1990, art. 72:impedir ou dificultar o acesso do consumidor às informações que sobre ele constem em cadastros, banco de dados, fichas e registros: pena detenção de seis meses a um ano ou multa.

    [15] l. n. 12.965, del 23 aprile del 2014, art.1: esta Lei estabelece princípios, garantias, direitos e deveres para o uso da internet no Brasil e determina as diretrizes para atuação da União, dos Estados, do Distrito Federal e dos Municípios em relação à matéria. Come affermato dalla Presidente Dilma Rousseff, tale provvedimento serve a consolidare l’idea che la rete internet possa essere considerata come uno spazio libero e democratico dove le informazioni e i dati degli utenti appartengono effettivamente agli stessi e non sono alla mercè delle multinazionali del web come Google, Facebook, o Apple, che controllano gran parte dei contenuti che viaggiano online.

    [16] Si veda il link: http://www.conjur.com.br/2014-abr-30/marco-civil-internet-poe-fim-lacunas-existentes-legislacao .

    [17] Si veda sul punto: http://europa.eu/rapid/press-release_SPEECH-14-454_en.htm.

    [18] Si veda sul punto quanto affermato da Stefano Rodotà: http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/repit/2014/07/07/news/intervista_rodot-86836032/.

    [19] Sul punto occorre precisare come anche il Deputato Alessandro Molon, relatore della legge abbia in molteplici circostanze affermato che il Marco Civil da internetpuò essere considerato come una carta costituzionale. Si veda a tal proposito il seguente articolo: http://www.bbc.co.uk/portuguese/noticias/2014/03/140219_marco_civil_internet_mm.

    [20] l. n. 12.965, del 23 aprile del 2014, art. 7: o acesso à internet é essencial ao exercício da cidadania.Si veda sul punto la relazione di accompagnamento al progetto di legge presentata dal potere esecutivo e disponibile al seguente link: http://www.camara.gov.br/sileg/integras/1238721.pdf e si veda, altresì, il progetto di legge presentato al Congresso Nacionalhttp://www.camara.gov.br/sileg/integras/912989.pdf.

    [21] l. n. 12.965, del 23 aprile del 2014, art. 3: a disciplina do uso da internet no Brasil tem os seguintes princípios: I - garantia da liberdade de expressão, comunicação e manifestação de pensamento, nos termos da Constituição Federal; II - proteção da privacidade; III - proteção dos dados pessoais, na forma da lei.

    [22] l. n. 12.965, del 23 aprile del 2014, art. 8:a garantia do direito à privacidade e à liberdade de expressão nas comunicações é condição para o pleno exercício do direito de acesso à internet.

    [23] Si veda sul punto la relazione di accompagnamento al progetto di legge disponibile al seguente link: http://www.camara.gov.br/sileg/integras/1238721.pdf .

    [24] Si veda sul punto il seguente link: http://www.conjur.com.br/2015-jan-27/marco-civil-internet-protecao-dados-pessoais-debate.

    [25] Si veda sul punto il seguente indirizzo: http://www.ebc.com.br/tecnologia/2015/01/ministerio-da-justica-abre-discussoes-sobre-neutralidade-e-guarda-de-dados-no.

    [26] l. n. 12.965, del 23 aprile del 2014, art. 11: o disposto no caput aplica-se mesmo que as atividades sejam realizadas por pessoa jurídica sediada no exterior, desde que oferte serviço ao público brasileiro ou pelo menos uma integrante do mesmo grupo econômico possua estabelecimento no Brasil.

    [27] l. n. 12.965, del 23 aprile del 2014, art. 11: em qualquer operação de coleta, armazenamento, guarda e tratamento de registros, de dados pessoais ou de comunicações por provedores de conexão e de aplicações de internet em que pelo menos um desses atos ocorra em território nacional, deverão ser obrigatoriamente respeitados a legislação brasileira e os direitos à privacidade, à proteção dos dados pessoais e ao sigilo das comunicações privadas e dos registros. O disposto no caput aplica-se aos dados coletados em território nacional e ao conteúdo das comunicações, desde que pelo menos um dos terminais esteja localizado no Brasil.

    [28] l. n. 12.965, del 23 aprile del 2014, art. 7 o acesso à internet é essencial ao exercício da cidadania, e ao usuário são assegurados os seguintes direitos: I - inviolabilidade da intimidade e da vida privada, sua proteção e indenização pelo dano material ou moral decorrente de sua violação; II - inviolabilidade e sigilo do fluxo de suas comunicações pela internet, salvo por ordem judicial, na forma da lei; III - inviolabilidade e sigilo de suas comunicações privadas armazenadas, salvo por ordem judicial.Si veda, R. L. Monteiro, in F. Del Masso; J. Abrusio; M.A. Florencio Filho (a cura di), Marco Civil da Internet lei 12.965/2014,São Paulo, 2014, pp. 145-146.

    [29] l. n. 12.965, del 23 aprile del 2014,art. 7 informações claras e completas constantes dos contratos de prestação de serviços, com detalhamento sobre o regime de proteção aos registros de conexão e aos registros de acesso a aplicações de internet, bem como sobre práticas de gerenciamento da rede que possam afetar sua qualidade.Si veda, altresì, R.L. Monteiro, in F. Del Masso; J. Abrusio; M.A. Florencio Filho (a cura di) Marco Civil da Internet lei 12.965/2014,São Paulo, 2014, p.146.

    [30] l. n. 12.965, del 23 aprile del 2014, art. 7 não fornecimento a terceiros de seus dados pessoais, inclusive registros de conexão, e de acesso a aplicações de internet, salvo mediante consentimento livre, expresso e informado ou nas hipóteses previstas em lei.Sul punto: C.E.E. OLIVEIRA, Aspectos Principais da Lei nº 12.965, de 2014, o Marco Civil da Internet: subsídios à comunidade jurídica,in Núcleo de Estudos e Pesquisas da Consultoria Legislativa, texto para Discussão n. 148, 2014, p. 6. Disponibile al link: http: //www12.senado.gov.br/publicacoes/estudos-legislativos/tipos-de-estudos/textos-para-discussao/td-148-aspectos-principais-da-lei-no-12.965-de-2014-o-marco-civil-da-internet-subsidios-a-comunidade-juridica.

    Si veda, altresì, la relazione di accompagnamento al progetto di legge, p. 30, (disponibile al seguente link: http://www.camara.gov.br/sileg/integras/1238721.pdf ),laddove si fa riferimento al metodo convenzionalmente chiamato di opt-in per la manifestazione del consenso libero ed informato dell’utente al trattamento dei propri dati e p. 42 laddove si fa riferimento alla necessità del previo consenso dell’internauta al trattamento dei dati.

    [31] Si veda, R.L. Monteiro, in F. Del Masso; J. Abrusio; M.A. Florencio Filho (a cura di), Marco Civil da Internet lei 12.965/2014,São Paulo, 2014, p. 147.

    [32] l. n. 12.965, del 23 aprile del 2014,art. 7 informações claras e completas sobre coleta, uso, armazenamento, tratamento e proteção de seus dados pessoais, que somente poderão ser utilizados para finalidades que: a) justifiquem sua coleta; b) não sejam vedadas pela legislação; e c) estejam especificadas nos contratos de prestação de serviços ou em termos de uso de aplicações de internet.

    [33] l. n. 12.965, del 23 aprile del 2014, art. 7 consentimento expresso sobre coleta, uso, armazenamento e tratamento de dados pessoais, que deverá ocorrer de forma destacada das demais cláusulas contratuais.

    [34] Si veda sul punto R.L. Monteiro, in F. Del Masso; J. Abrusio; M.A. Florencio Filho (a cura di), Marco Civil da Internet lei 12.965/2014,São Paulo, 2014, p. 149.

    [35] l. n. 12.965, del 23 aprile del 2014,art. 7 exclusão definitiva dos dados pessoais que tiver fornecido a determinada aplicação de internet, a seu requerimento, ao término da relação entre as partes, ressalvadas as hipóteses de guarda obrigatória de registros previstas nesta Lei.

    [36] Sul punto si veda quanto riportato al seguente link: http://culturadigital.br/marcocivil/

    [37] l. n. 12.965, del 23 aprile del 2014, art. 5: para os efeitos desta Lei, considera-se: I - internet: o sistema constituído do conjunto de protocolos lógicos, estruturado em escala mundial para uso público e irrestrito, com a finalidade de possibilitar a comunicação de dados entre terminais por meio de diferentes redes; II - terminal: o computador ou qualquer dispositivo que se conecte à internet; III - endereço de protocolo de internet (endereço IP): o código atribuído a um terminal de uma rede para permitir sua identificação, definido segundo parâmetros internacionais; IV - administrador de sistema autônomo: a pessoa física ou jurídica que administra blocos de endereço IP específicos e o respectivo sistema autônomo de roteamento, devidamente cadastrada no ente nacional responsável pelo registro e distribuição de endereços IP geograficamente referentes ao País; V - conexão à internet: a habilitação de um terminal para envio e recebimento de pacotes de dados pela internet, mediante a atribuição ou autenticação de um endereço IP; VI - registro de conexão: o conjunto de informações referentes à data e hora de início e término de uma conexão à internet, sua duração e o endereço IP utilizado pelo terminal para o envio e recebimento de pacotes de dados; VII - aplicações de internet: o conjunto de funcionalidades que podem ser acessadas por meio de um terminal conectado à internet; e VIII - registros de acesso a aplicações de internet: o conjunto de informações referentes à data e hora de uso de uma determinada aplicação de internet a partir de um determinado endereço IP.

    [38] Sul punto si veda l’articolo del presidente dell’associazione IBDDIG-Instituto Brasileiro de Direito Digital, F. Meinberg Ceroy, Os conceitos de provedores no Marco Civil da Internet, in Revista Jus Navigandi, Teresina, anno 19 , n. 4093 , 15 set. 2014 , disponibile al seguente link: http://jus.com.br/artigos/31938/os-conceitos-de-provedores-no-marco-civil-da-internet.

    [39] Si veda F. Meinberg Ceroy, Os conceitos de provedores no Marco Civil da Internet, cit., considerando che l’autore si rifà a sua volta alla corrente dottrinaria del Prof. Leonardi di cui alla nota successiva.

    [40] Sul punto, M. Leonardi, Responsabilidade Civil dos Provedores de Serviço de Internet,São Paulo, 2005. p. 19: provedor de Internet é a pessoa natural ou jurídica que fornece serviços relacionados ao funcionamento da Internet, ou por meio dela, sendo que provedor de serviços é o gênero do qual as demais categorias (...) são espécies.

    [41] Sul punto occorre rilevare che F. Meinberg Ceroy, di cui alle suddette note, fa riferimento, a sua volta, ai concetti di provedores de serviço de acesso e provedores de serviços online usati dal prof. Ronaldo Lemos nell’analisi concernente la problematica della responsabilità dei prestatori di servizi online in R. Lemos, Direito, tecnologia e cultura, Rio de Janeiro, 2005, pp. 32-34. Disponibile al seguente link: http://bibliotecadigital.fgv.br/dspace/bitstream/handle/10438/2190/Ronaldo%20Lemos%20-%20Direito%20Tecnologia%20e%20Cultura.pdf?sequence=1&isAllowed=y

    [42] Sul punto F. Meinberg Ceroy, Os conceitos de provedores no Marco Civil da Internet, cit. La predetta dottrina evidenzia che, nonostante la previsione contenuta nel primo comma dell’art. 15 della legge n. 12.965, del 23 aprile del 2014, faccia esplicito riferimento, ai fini dell’applicabilità della disciplina in esame, all’attività posta in essere dal provedor de aplicações de internet, costituito sotto forma di persona giuridica, che esercita la propria attività professionalmente e con fini economici, tale assunto, nel comma immediatamente successivo del medesimo articolo, verrebbe integrato, laddove si legge che un provvedimento giudiziale può obbligare, per un certo periodo di tempo, i provedores de aplicações de internet che non rientrano nell’ambito di applicazione del comma precedente – in quanto non organizzati sotto forma di persona giuridica che esercita un’attività imprenditoriale - desde que se trate de registros relativos a fatos específicos em período determinado.In relazione a questo punto specifico altri, infatti, ritengono che uno dei limiti posti dal Marco Civil da Internet all’acquisizione delle prove utili ai fini di investigazione dei reati telematici, sia proprio quello di stabilire che l’obbligo di conservazione dei registri, ricada solo a carico dei provedores de aplicações de internet costituiti sotto forma di persona giuridica che esercitano la propria attività professionalmente, con fini economici. Si veda sul punto G. Giova, in F. Del Masso; J. Abrusio; M.A. Florencio Filho (a cura di), Marco Civil da Internet lei 12.965/2014,São Paulo, 2014, p.173.

    [43] l. n. 12.965, del 23 aprile del 2014,art. 10: a guarda e a disponibilização dos registros de conexão e de acesso a aplicações de internet de que trata esta Lei, bem como de dados pessoais e do conteúdo de comunicações privadas, devem atender à preservação da intimidade, da vida privada, da honra e da imagem das partes direta ou indiretamente envolvidas.Si tenga presente che tale articolo nei commi successivi elenca, poi, una serie di ipotesi in cui i dati, di cui al comma precedente, devono essere obbligatoriamente forniti all’autorità giudiziaria: o provedor responsável pela guarda somente será obrigado a disponibilizar os registros mencionados no caput, de forma autônoma ou associados a dados pessoais ou a outras informações que possam contribuir para a identificação do usuário ou do terminal, mediante ordem judicial, na forma do disposto na Seção IV deste Capítulo, respeitado o disposto no art. 7o. 2o O conteúdo das comunicações privadas somente poderá ser disponibilizado mediante ordem judicial, nas hipóteses e na forma que a lei estabelecer, respeitado o disposto nos incisos II e III do art. 7o. 3o O disposto no caput não impede o acesso aos dados cadastrais que informem qualificação pessoal, filiação e endereço, na forma da lei, pelas autoridades administrativas que detenham competência legal para a sua requisição. 4o As medidas e os procedimentos de segurança e de sigilo devem ser informados pelo responsável pela provisão de serviços de forma clara e atender a padrões definidos em regulamento, respeitado seu direito de confidencialidade quanto a segredos empresariais.

    [44] l. n. 12.965, del 23 aprile del 2014, art. 12: sem prejuízo das demais sanções cíveis, criminais ou administrativas, as infrações às normas previstas nos art. 10 e 11 ficam sujeitas, conforme o caso, às seguintes sanções, aplicadas de forma isolada ou cumulativa: I - advertência, com indicação de prazo para adoção de medidas corretivas; II - multa de até 10% (dez por cento) do faturamento do grupo econômico no Brasil no seu último exercício, excluídos os tributos, considerados a condição econômica do infrator e o princípio da proporcionalidade entre a gravidade da falta e a intensidade da sanção; III - suspensão temporária das atividades que envolvam os atos previstos no art. 11; ou IV - proibição de exercício das atividades que envolvam os atos previstos no art. 11. Parágrafo único. Tratando-se de empresa estrangeira, responde solidariamente pelo pagamento da multa de que trata o caput sua filial, sucursal, escritório ou estabelecimento situado no País.

    [45] l. n. 12.965, del 23 aprile del 2014, art. 11 os provedores de conexão e de aplicações de internet deverão prestar, na forma da regulamentação, informações que permitam a verificação quanto ao cumprimento da legislação brasileira referente à coleta, à guarda, ao armazenamento ou ao tratamento de dados, bem como quanto ao respeito à privacidade e ao sigilo de comunicações.

    [46] l. n. 12.965, del 23 aprile del 2014, art. 11: decreto regulamentará o procedimento para apuração de infrações ao disposto neste artigo.

    [47] Si veda il link: https://blogdovladimir.wordpress.com/2014/05/05/breves-comentarios-ao-marco-civil-da-internet/ . Sul punto l’Istitudo Brasileiro de difesa do Consumidorritiene, invece, che possa essere creato un sistema integrato composto da entità, di natura pubblica e privata, ciascuna con poteri distinti: http://www.idec.org.br/em-acao/em-foco/consulta-sobre-marco-civil-da-internet-recebe-contribuices-do-idec.

    [48] l. n. 12.965, del 23 aprile del 2014, art. 13: na provisão de conexão à internet, cabe ao administrador de sistema autônomo respectivo o dever de manter os registros de conexão, sob sigilo, em ambiente controlado e de segurança, pelo prazo de 1 (um) ano, nos termos do regulamento.

    [49] l. n. 12.965, del 23 aprile del 2014, art. 15: o provedor de aplicações de internet constituído na forma de pessoa jurídica e que exerça essa atividade de forma organizada, profissionalmente e com fins econômicos deverá manter os respectivos registros de acesso a aplicações de internet, sob sigilo, em ambiente controlado e de segurança, pelo prazo de 6 (seis) meses, nos termos do regulamento. Si veda sul punto G. Giova, in F. Del Masso; J. Abrusio; M.A. Florencio Filho (a cura di), Marco Civil da Internet lei 12.965/2014,São Paulo, 2014, pp.156-176.

    [50] Tali critiche sono state mosse soprattutto da parte dell’Istitudo Brasileiro de difesa do Consumidor: Si veda il seguente indirizzo http://olhardigital.uol.com.br/noticia/por-que-tanta-gente-odeia-o-marco-civil-da-internet/41215

    [51] l. n. 12.965, del 23 aprile del 2014, art. 13: em qualquer hipótese, a disponibilização ao requerente dos registros de que trata este artigo deverá ser precedida de autorização judicial, conforme disposto na Seção IV deste Capítulo;em qualquer hipótese, a disponibilização ao requerente dos registros de que trata este artigo deverá ser precedida de autorização judicial, conforme disposto na Seção IV deste Capítulo.

    [52] Si veda il seguente link: http://www.redebrasilatual.com.br/politica/2013/11/instalacao-de-data-centers-no-brasil-pode-decidir-acordo-sobre-marco-civil-da-internet-8745.html.

    [53] Si veda il commentario al progetto di legge sulla privacy, pp. 35-36 (disponibile al seguente indirizzo: https://securitybreaches.files.wordpress.com/2011/05/anteprojeto-de-lei-brasileiro-sobre-protecao-de-dados-pessoais.pdf ).

    [54] d.lgs. n. 196 del 30 giugno 2003, art. 43: il trasferimento anche temporaneo fuori del territorio dello Stato, con qualsiasi forma o mezzo, di dati personali oggetto di trattamento, se diretto verso un Paese non appartenente all'Unione europea è consentito solo in determinate circostanze: a) l'interessato ha manifestato il proprio consenso espresso o, se si tratta di dati sensibili, in forma scritta; b) è necessario per l'esecuzione di obblighi derivanti da un contratto del quale è parte l'interessato o per adempiere, prima della conclusione del contratto, a specifiche richieste dell'interessato, ovvero per la conclusione o per l'esecuzione di un contratto stipulato a favore dell'interessato; c) è necessario per la salvaguardia di un interesse pubblico rilevante individuato con legge o con regolamento o, se il trasferimento riguarda dati sensibili o giudiziari, specificato o individuato ai sensi degli articoli 20 e 21; d) è necessario per la salvaguardia della vita o dell'incolumità fisica di un terzo. Se la medesima finalità riguarda l'interessato e quest'ultimo non può prestare il proprio consenso per impossibilità fisica, per incapacità di agire o per incapacità di intendere o di volere, il consenso è manifestato da chi esercita legalmente la potestà, ovvero da un prossimo congiunto, da un familiare, da un convivente o, in loro assenza, dal responsabile della struttura presso cui dimora l'interessato. Si applica la disposizione di cui all'articolo 82, comma 2; e) è necessario ai fini dello svolgimento delle investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 397, o, comunque, per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria, sempre che i dati siano trasferiti esclusivamente per tali finalità e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento, nel rispetto della vigente normativa in materia di segreto aziendale e industriale; f) è effettuato in accoglimento di una richiesta di accesso ai documenti amministrativi, ovvero di una richiesta di informazioni estraibili da un pubblico registro, elenco, atto o documento conoscibile da chiunque, con l'osservanza delle norme che regolano la materia; g) è necessario, in conformità ai rispettivi codici di deontologia di cui all'allegato A), per esclusivi scopi scientifici o statistici, ovvero per esclusivi scopi storici presso archivi privati dichiarati di notevole interesse storico ai sensi dell'articolo 6, comma 2, del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, di approvazione del testo unico in materia di beni culturali e ambientali o, secondo quanto previsto dai medesimi codici, presso altri archivi privati,si veda, altresì, l’art. 44 che elenca gli altri trasferimenti consentiti: Il trasferimento di dati personali oggetto di trattamento, diretto verso un Paese non appartenente all'Unione europea, è altresì consentito quando è autorizzato dal Garante sulla base di adeguate garanzie per i diritti dell'interessato: a) individuate dal Garante anche in relazione a garanzie prestate con un contratto o mediante regole di condotta esistenti nell'ambito di società appartenenti a un medesimo gruppo. L'interessato può far valere i propri diritti nel territorio dello Stato, in base al presente codice, anche in ordine all'inosservanza delle garanzie medesime; b) individuate con le decisioni previste dagli articoli 25, paragrafo 6, e 26, paragrafo 4, della direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, con le quali la Commissione europea constata che un Paese non appartenente all'Unione europea garantisce un livello di protezione adeguato o che alcune clausole contrattuali offrono garanzie sufficienti.

    [55] Si veda l’art. 45 del d.lgs. n. 196/2003.

    [56] Si veda quanto riportato nella relazione della BSA - Business Software Alliance, c.d. 2013 BSA Global Cloud Compunting Scorecard, che costituisce un’analisi delle mutevoli politiche relative al cloud computing. La BSA - Business Software Allianceè un’organizzazione anti-pirateria leader nella promozione di politiche pubbliche per il commercio elettronico e l’innovazione tecnologica. Disponibile al seguente link: http://cloudscorecard.bsa.org/2013/assets/PDFs/BSA_GlobalCloudScorecard2013.pdf . Si veda altresì la parte dedicata al Brasile: http://cloudscorecard.bsa.org/2013/assets/PDFs/country_reports/Country_Report_Brazil.pdf.

    [57] d.lgs. n. 196/2003, art. 37: il titolare notifica al Garante il trattamento di dati personali cui intende procedere, solo se il trattamento riguarda: a) dati genetici, biometrici o dati che indicano la posizione geografica di persone od oggetti mediante una rete di comunicazione elettronica; b) dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale, trattati a fini di procreazione assistita, prestazione di servizi sanitari per via telematica relativi a banche di dati o alla fornitura di beni, indagini epidemiologiche, rilevazione di malattie mentali, infettive e diffusive, sieropositività, trapianto di organi e tessuti e monitoraggio della spesa sanitaria; c) dati idonei a rivelare la vita sessuale o la sfera psichica trattati da associazioni, enti od organismi senza scopo di lucro, anche non riconosciuti, a carattere politico, filosofico, religioso o sindacale; d) dati trattati con l'ausilio di strumenti elettronici volti a definire il profilo o la personalità dell'interessato, o ad analizzare abitudini o scelte di consumo, ovvero a monitorare l'utilizzo di servizi di comunicazione elettronica con esclusione dei trattamenti tecnicamente indispensabili per fornire i servizi medesimi agli utenti; e) dati sensibili registrati in banche di dati a fini di selezione del personale per conto terzi, nonché dati sensibili utilizzati per sondaggi di opinione, ricerche di mercato e altre ricerche campionarie; f) dati registrati in apposite banche di dati gestite con strumenti elettronici e relative al rischio sulla solvibilità economica, alla situazione patrimoniale, al corretto adempimento di obbligazioni, a comportamenti illeciti o fraudolenti. 1-bis. La notificazione relativa al trattamento dei dati di cui al comma 1 non è dovuta se relativa all'attività dei medici di famiglia e dei pediatri di libera scelta, in quanto tale funzione è tipica del loro rapporto professionale con il Servizio sanitario nazionale.

    24 novembre 2015

  • Proprietà intellettuale, anche la scuola italiana ha il suo bando

    di Maria Francesca Quattrone banner_scuola2La nostra rivista ha pubblicato ieri una notizia relativa alla diffusione nelle scuole americane di insegnamenti relativi alla proprietà intellettuale. Già in tenera età. Con un certo orgoglio nazionale leggo che finalmente anche noi possiamo vantarci di un progetto costruito con lo stesso obiettivo. Difatti, il ministero dello Sviluppo economico con la dottoressa Loredana Gulino, direttore generale per la lotta alla contraffazione, da un lato, ed il ministero dell'Istruzione e della Ricerca scientifica con la dottoressa Giovanna Boda, dall'altro, avevano già lo scorso anno sottoscritto un protocollo d'Intesa che mirava a realizzare "attività di formazione e sensibilizzazione del corpo docente delle scuole primarie e secondarie sui temi della lotta alla contraffazione e della valorizzazione e tutela della proprietà industriale" e intellettuale. Il protocollo ha ora preso avvio concreto con la pubblicazione di un bando che offre la possibilità a ben 450 insegnanti italiani di approfondire a distanza, tramite una piattaforma telematica ad hoc, le tematiche relative alla tutela della proprietà intellettuale spiegando così ai giovanissimi di oggi, i "protagonisti del nostro futuro", che la creatività è un bene da tutelare e la pirateria un fenomeno da combattere. L'obiettivo è far sì che la scuola abbia un ruolo attivo "in grado di favorire lo sviluppo di una coscienza critica degli alunni contribuendo alla costruzione di una nuova cultura orientata alla creatività, all'innovazione ed al contempo al rispetto delle regole ed alla legalità". Esattamente quello che personalmente avrei voluto leggere e vedere in un qualsiasi documento ufficiale. Speriamo che sia un buon inizio, che tante scuole partecipino, che gli insegnanti si appassionino e che i  ragazzi crescano con questi valori essenziali per la crescita anche del nostro Paese. Il bando scade il prossimo il 15 ottobre, per ogni informazione sulle modalità di partecipazione basta consultare l'apposita sezione sul sito dell'Ufficio italiano Brevetti e Marchi. 20 settembre 2013
  • Telecomunicazioni in Europa, il punto sulla riforma

    di Francesca Nicolini Solo poche settimane fa la Commissione europea ha approvato il pacchetto legislativo “Un continente connesso: un mercato unico delle telecomunicazioni per la crescita e l’occupazione”, con l’obiettivo di realizzare quanto prima il mercato unico nelle tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni e far sì che i cittadini e le imprese abbiano accesso ai servizi di comunicazione elettronica ovunque erogati nell’Unione, senza restrizioni transfrontaliere o costi aggiuntivi ingiustificati. Nonostante le riforme attuate fino ad oggi dall’Unione Europea il settore delle telecomunicazioni dell’UE resta, infatti, ancora frammentato e continua ad operare su 28 mercati nazionali separati. Neelie Kroes, Vicepresidente della Commissione europea e Commissaria responsabile per l’agenda digitale, ha dichiarato:
    Con la normativa proposta oggi ci sono ottime notizie per il futuro delle comunicazioni mobili e di internet in Europa. La Commissione europea dice no ai costi del roaming, sì alla neutralità della rete, sì agli investimenti, sì a nuovi posti di lavoro. Un intervento nelle telecomunicazioni non è più interesse esclusivo di questo settore ma contribuisce alla promozione dello sviluppo sostenibile di tutti i settori"
    Il pacchetto legislativo proposto prevede una serie di misure che puntano all’eliminazione dal mercato dei costi di roaming, alla semplificazione delle regole per consentire alle imprese di investire di più ed ampliarsi oltre confine, all’abolizione della maggiorazione del prezzo delle telefonate internazionali in Europa, alla tutela della neutralità della rete a livello dell’Ue. Iniziando dal versante delle semplificazioni si introduce, per gli operatori delle telecomunicazioni, una autorizzazione unica per operare in tutti i 28 Stati membri (anziché 28 autorizzazioni diverse) evitando così inutili ostacoli amministrativi e garantendo ai fornitori europei diritti e obblighi più coerenti per poter operare in tutta l’Ue. Si prevede, inoltre, una maggiore armonizzazione delle modalità con cui gli operatori possono affittare gli accessi alle reti di proprietà di altre società. Da luglio 2014 saranno eliminati dal mercato i costi del roaming; sarà, infatti, vietato imporre una tariffa per le chiamate ricevute in roaming durante gli spostamenti nell’Unione europea. Le società di telefonia potranno scegliere se offrire piani telefonici validi ovunque nell’Unione europea ("roam like at home"), i cui prezzi saranno determinati dalla concorrenza sul mercato interno, oppure consentire ai loro clienti di "dissociare" i piani tariffari, cioè selezionare un diverso fornitore per il roaming, che offre tariffe più basse, senza la necessità di acquistare una nuova scheda sim. Altra novità sarà l’abolizione della maggiorazione del prezzo delle chiamate internazionali in Europa.Le chiamate intraunionali da rete fissa non costeranno più di una chiamata nazionale a lunga distanza, mentre per le telefonate da rete mobile all’interno dell’UE la tariffa non potrà superare 0,19 euro al minuto (più Iva). Per quanto riguarda la tutela della neutralità della rete, Internet dovrebbe funzionare come un sistema aperto. Agli utenti sarà fornita una connessione senza restrizioni a tutti i contenuti, applicazioni e servizi garantendo, in tal modo, un accesso alla rete completo e aperto, indipendentemente dal costo dell’abbonamento o dalla velocità della connessione. Le imprese del settore potranno, tuttavia, erogare servizi specializzati di qualità avanzata (come la Tv su internet, videoconferenze, talune applicazioni sanitarie) a condizione che ciò non pregiudichi in modo ricorrente o continuativo la qualità generale dei servizi di accesso a internet. Per garantire un livello adeguato di tutela dei consumatori nell’UE, sono armonizzate le norme che ne definiscono i diritti, inoltre i cittadini dell’UE avranno contratti scritti in un linguaggio più semplice, il diritto di recedere dal contratto se la velocità della connessione non corrisponde a quella pattuita, diritti più ampi nel passaggio ad un nuovo contratto o a un altro fornitore, il diritto a stipulare un contratto di 12 mesi, se il cliente non desidera una durata maggiore, il diritto all’inoltro dei messaggi di posta elettronica a un nuovo indirizzo e-mail dopo il passaggio a un altro fornitore di servizi internet. Il piano prevede, infine, un quadro coordinato a livello europeo per l’assegnazione dello spettro delle frequenze che consentirà un accesso più ampio alla rete mobile 4G e al Wi-Fi. Maggiori certezze per gli investitori sono previste dalla Raccomandazione sulle metodologie di determinazione dei costi e sugli obblighi di non discriminazione, che integra la proposta di regolamento “Per realizzare un continente connesso”e che mira ad intensificare il livello degli investimenti riducendo le differenze tra i regolatori. 30 settembre 2013