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  • "Concorrenza e innovazione nelle comunicazioni elettroniche", conferenza del Prof. Angelo Marcello Cardani

    luisscredaIn occasione della conclusione del Master di II livello in “Diritto della concorrenza e dell’innovazione” edizione 2013, organizzato dall’Università LUISS Guido Carli e dall’Università Europea di Roma,il Prof. Angelo Marcello Cardani, Presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni terrà una Conferenza sul tema:

     Concorrenza e innovazione nelle comunicazioni elettroniche

    presso l’Università LUISS Guido Carli,

    Venerdì 17 gennaio - ore 17.30

    Via Parenzo 11, Roma

    Aula Magna

    La S.V. è cordialmente invitata a partecipare all’evento, previa gentile conferma all’indirizzo email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • "Concorrenza e innovazione nelle comunicazioni elettroniche", conferenza del Prof. Angelo Marcello Cardani venerdì 17 gennaio

  • "E-Government e diritti fondamentali nello Stato costituzionale", a Roma il 20 novembre

    Nell’ambito del PRIN “La regolamentazione giuridica delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) quale strumento di potenziamento delle società inclusive, innovative e sicure”, l’Università Europea di Roma – in collaborazione con l’Università degli Studi di Salerno – organizza venerdì 20 novembre un Convegno sul tema “E-Government e diritti fondamentali nello Stato costituzionale”. L’incontro di studio si svolgerà dalle ore 9.30 alle ore 18.30 presso la sede dell’Università Europea (Via degli Aldobrandeschi, 190).

    Dopo i saluti del Magnifico Rettore padre Luca Gallizia, lc, i lavori saranno inaugurati dal Prof. Alberto M. Gambino, Direttore del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università Europea di Roma e Coordinatore nazionale del PRIN.

    La prima sessione del convegno, dedicata al tema “L’attuazione dell’E-Government in Italia”, sarà presieduta e introdotta dal Prof. Pasquale Costanzo, ordinario di Diritto costituzionale nell’Università di Genova.

    Nell’ambito della sessione prenderanno la parola Giuseppe Piperata, Professore di Diritto amministrativo nell’Università IUAV di Venezia, Enrico Carloni, Professore di Diritto amministrativo nell’Università di Perugia, Alessandro Natalini, Professore nella Scuola Nazionale dell’Amministrazione, Mario Savino, Professore di Diritto amministrativo nell’Università della Tuscia di Viterbo e Manuel Fernández Salmerón, Direttore del Dipartimento di Diritto amministrativo dell’Università di Murcia.

    La sessione sarà conclusa da Guido Corso, Professore di Diritto amministrativo nell’Università Europea di Roma.

    La seconda sessione, intitolata “E-Government e tutela dei diritti fondamentali”, sarà presieduta e introdotta da Raffaele Guido Rodio, Ordinario di Diritto costituzionale nell’Università Aldo Moro di Bari.

    Svolgeranno in seguito una relazione Anna Papa, Professore di Istituzioni di Diritto pubblico nell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”, Giorgio Resta, Professore di Diritto comparato nell’Università Aldo Moro di Bari, Valeria Falce, Professore di Diritto commerciale nell’Università Europea di Roma.

    Successivamente interverranno Marcello D’Ambrosio, Ricercatore di Diritto privato nell’Università di Salerno, Eleonora Paris, Dottore di ricerca dell’Università di Teramo e Davide Mula, Dottore di ricerca dell’Università Europea di Roma.

    I lavori saranno chiusi da Filippo Vari, Ordinario di Diritto costituzionale nell’Università Europea di Roma.

    Il Consiglio dell’ordine degli Avvocati di Roma ha stabilito che la partecipazione all’intero Convegno, che è gratuita, attribuisce 8 crediti formativi ordinari.

    Per ragioni organizzative è necessario accreditarsi entro il 13 novembre p.v. inviando una mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

    E-Government e diritti fondamentali nello Stato costituzionale
  • "Il diritto del Web", la presentazione di Montecitorio, Giacomelli: "Favorire il dialogo tra Europa e Stati Uniti"

    "Ancora in Europa non riusciamo ad avere una direttiva che instauri una cooperazione sulla cybersecurity. Ognuno dei 28 Paesi pensa di poter giocare da solo un ruolo da protagonista. E così assistiamo al paradosso che la minaccia più forte all'Isis arriva da Anonymous". Così Antonello Giacomelli, Sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle telecomunicazioni, concludendo la presentazione del libro "Il diritto del Web. Casi e materiali" di Maurizio Mensi e Pietro Falletta, incontro che ha avuto luogo nella mattina di mercoledì a Montecitorio. "Internet - ha proseguito Giacomelli - ha posto in discussione tutto quello che era il sistema che conoscevamo nel diritto e ha posto in discussione quello che nella gerarchia nelle fonti era un fondamentale, ossia il precedente. Non dobbiamo inoltre dare per scontato l'attuale assetto della rete, basti pensare ai Paesi che vorrebbero mettere a punto delle sorta di intranet nazionali. Ma ci sono diversi modi di affrontare le questioni, e noi non abbiamo mai condiviso l'approccio muscolare e gladiatorio di chi pensa che gli Over the Top siano il nemico; abbiamo invece cercato di porre l'Italia come apripista del dialogo e della cooperazione con loro così come dell'Europa con gli Usa, con i quali condividiamo un impianto valoriale e siamo tra i maggiori sostenitori della riforma della governance avviata dal presidente di ICANN Fadi Chehade. È altrettanto importante che gli stessi OTT stiano raggiungendo accordi con altri attori su temi cruciali come, ad esempio, la tutela del diritto d’autore. Google ad esempio sta chiudendo importanti accordi con gli editori per l'utilizzo delle opere (Mediaset, Fieg). Il Garante per la privacy ha stretto un accordo con Google, che ha previsto anche la verifica della sua implementazione che Google si è impegnata a garantire. Non è la soluzione a tutti i problemi ma è la strada giusta. Stiamo parlando con realtà che hanno un modello di business e sviluppano progetti nel nostro Paese, modelli positivi con cui dobbiamo integrare quelli delle imprese italiane. Su un altro fronte, se non siamo disposti a cedere pezzi di sovranità all'Europa, l'Europa non sarà mai protagonista". CUFhIsRWwAAG1XO.jpg-largeIl lavori sono stati introdotti dal deputato Pd Anna Ascani: "È da tempo decaduta la distinzione tra ciò che accade online e ciò che accade offline, uno stato di cose che non manca di investire il lavoro delle istituzioni e del Parlamento. Troppo spesso ci fermiamo sulla dimensione economica del Web e molto poco sulla dimensione del diritto. Ne abbiamo discusso in aula con le mozioni sulla Dichiarazione dei diritti, è il momento di capire cosa sia il diritto del Web e perché è importante metterlo al centro dell'attività del Parlamento". Con la moderazione di Francesco Nicodemo, consulente per la comunicazione del Governo, ha preso avvio la tavola rotonda su La libertà di espressione on-line, aperta dall'intervento di Giancarlo Montedoro, Direttore Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali della Presidenza della Repubblica: "La regolazione deve accompagnare lo sviluppo delle tecnologie, non deve essere ossessiva, non deve scivolare in sovra-regolazione". E sulla democrazia deliberativa abilitata dagli strumenti digitali: "Vi è un rapporto complessivamente da ripensare tra democrazia rappresentativa e diretta". Per Andrea StaziPublic Policy and Government Relations Manager per l'Italia di Google, "Un primo aspetto che ritengo opportuno sottolineare è quello delle grandi opportunità offerte dal digitale, sotto molteplici profili: relazioni sociali, ricerca e sviluppo, democrazia e libertà di espressione, pluralismo e creatività, scambi commerciali e crescita economica. Evidentemente la diffusione della rete implica anche dei rischi, ma occorre d'altronde evitare che concentrarsi esclusivamente sulle questioni giuridiche faccia perdere occasioni di innovazione e crescita come quello dell'industria 4.0, al momento ancora oggetto di limitata attenzione in Italia rispetto ad altri Paesi. Il modo migliore per discutere delle regole, data la natura sovranazionale della rete, è continuare sul fronte della cooperazione internazionale, che si basi su una cultura condivisa, soprattutto tra i Paesi sulle due sponde dell'Atlantico. In questo scenario il ruolo delle istituzioni resta centrale, perché sono loro ad essere depositarie dei principi fondamentali di riferimento e che permettono di armonizzare i diversi diritti rilevanti. Altrettanto fondamentale è l'adozione di un approccio multistakeholder, che consenta di coinvolgere tutti i soggetti pubblici e privati interessati nel dibattito sulle regole della rete". "Naturalmente - ha proseguito Stazi - in questo momento tutti noi abbiamo la tendenza ad avere maggiore attenzione alla sicurezza personale, ma la sfida anche oggi rimane la stessa, quella di garantire il rispetto dei diversi diritti fondamentali rilevanti. Ciò anche con l'aiuto degli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia: penso a strumenti come la crittografia e agli altri mezzi tecnici che permettono alle comunicazioni di essere sicure e riservate. Non ci può essere privacy senza sicurezza delle comunicazioni, e la sicurezza attraverso strumenti come l'encryption può servire al bilanciamento tra interessi e diritti fondamentali".

    Antonio Palmieri, deputato di Forza Italia, ha proseguito il dibattito sul fronte della sicurezza: "Un filo rosso del libro è rappresentato dal fatto che Internet non è un mondo a parte rispetto al resto della vita e quindi non si può sottrarre questo ambito della vita dalla lotta al terrorismo islamista, ma senza arrivare all'estremo di affermare che questo aspetto è tanto fondamentale che vale tutto pur di arrivare all'obiettivo. Altra premessa è sull'equilibrio tra la necessità di una lotta con strumenti tecnologici e la tutela della libertà e della privacy dei singoli. Infine, credo questo sia un conflitto che si vincerà sul piano militare ma anche su quello sociale e culturale. E vengo alle idee che ne conseguono: sono favorevole a misure drastiche che limitino la libertà online di singoli individui, sono cioè favorevole ad azioni mirate e non alla pesca a strascico. E dunque occorre rafforzare accordi con operatori, OTT e telco perché in caso di bisogno si possa intervenire con assoluta celerità. Servono poi più fondi per esperti e mezzi per polizia postale e intelligence, perché occorre monitorare account sensibili. Inoltre, dobbiamo capire se l'azione di Anonymous contro l'Isis abbia una utilità o rischia di essere sterile; per me è più importante monitorare che sterminare account che poi vengono ricreati. In questo senso, occorre una grande azione di contro-propaganda, chiedendo aiuto alle comunità islamiche che non si riconoscono affatto con il terrorismo islamista".

    Il deputato Pd Paolo Coppola ha affermato così che "Ci sono cose che il digitale permette di fare, ma non è detto che noi dobbiamo permettere che vengano fatte. Il fatto che le telecamere permettono di fare analisi dei volti sempre e dovunque non significa che possiamo accettarlo. È inutile limitare le libertà personali per una finta sensazione di sicurezza. Il problema più grande da superare è quello della consapevolezza, del fatto che ci sono cose nel mondo digitale che sono sostanzialmente impossibili da evitare". Nella seconda parte della mattinata l'attenzione si è spostata su Il giornalismo on-line, sessione moderata dal Presidente dell’Istituto per le politiche dell’Innovazione Guido Scorza e animata dagli interventi di Aldo Cazzullo, giornalista del Corriere della Sera in questi giorni inviato in Francia, ed Ernesto Belisario, membro del tavolo permanente per l’Innovazione e l’Agenda digitale italiana.
    La domanda di sicurezza, il bisogno di libertà: i nostri contributi a un dibattito sempre più complesso
    18 novembre 2015
  • "Proprietà Intellettuale e Antitrust: conflitto o sinergia?". In occasione dell'avvio della seconda edizione del Master di II livello in "Diritto della Concorrenza e dell'Innovazione" organizzato dall'Università LUISS Guido Carli e dall'Università Europea di Roma

    La tutela della Proprietà intellettuale e la disciplina Antitrust sono due aspetti del mercato destinati a confliggere o c'è una strada che permetta loro di entrare in una proficua sinergia? È questa la domanda al centro del convegno che il 26 marzo 2014 avrà luogo presso l'Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato (AGCM) in piazza Verdi, 9, a Roma. L'evento, organizzato in occasione dell'avvio della seconda edizione del Master di II livello in "Diritto della Concorrenza e dell'Innovazione" organizzato dall'Università LUISS Guido Carli e dall'Università Europea di Roma, sarà dunque l'occasione per approfondire, con l'aiuto di autorevoli accademici ed esperti del settore, le dinamiche con le quali evolvono e si sovrappongono due aspetti centrali nell'economia dell'informazione. A fare gli onori di casa sarà il Presidente dell'Agcm Giovanni Pitruzzella, il quale sarà seguito nell'introduzione ai lavori dal Professor Gustavo Ghidini, Professore presso la Luiss Guido Carli. La prima tematica a finire sotto la lente sarà la "Questione in tema di marchi", al centro degli interventi del Professor Giovanni Cavani (Università di Modena e Reggio Emilia), della Dott.ssa Anna Argentati, funzionario dell'AGCM, e del Professor Gianni Capuzzi (LUISS). Subito dopo sarà la volta della "Questione in tema di copyright", aspetto che sarà analizzato nelle relazioni della Professoressa Valeria Falce (Università Europea), del Dott. Antonio Buttà (AGCM) e del Professor Francesco Graziadei (LUISS). La "Questione in tema di brevetti" vedrà invece protagonisti gli interventi della Professoressa Emanuela Arezzo (Università di Teramo), del Dott. Luca Arnaudo (AGCM) e del Professor Andrea Stazi (Università Europea). Le conclusioni saranno affidate al Professor Gustavo Olivieri (LUISS). La partecipazione al convegno è libera e gratuita previa gentile conferma tramite l'indirizzo email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

    Locandina 26 marzo 2014

  • "Sicurezza e privacy. Verso un Safe harbour 2.0”, a Roma il 9 dicembre

    Locandina 9 dicembre 2015
  • "Web e legalità: il futuro del diritto d'autore"

    Tavola Rotonda

    10 aprile 2014

    Roma

    L'appuntamento è organizzato dall'Osservatorio Web e Legalità, con la collaborazione della LUISS, e sarà il primo di una serie di incontri aventi ad oggetto la tutela dei diritti lesi attraverso Internet. L'Osservatorio nasce per affermare l'importanza della legalità nel web e si propone di svolgere un monitoraggio costante dell'evoluzione tecnica, normativa e giurisprudenziale, anche attraverso il proprio portale web.

    Per partecipare all'evento è necessario confermare la propria presenza al seguente indirizzo e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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  • "Web e legalità", le voci dalla Tavola Rotonda sul futuro del diritto d'autore

    Se il 39% dell'attività economica dell'Unione Europea, pari a 4700 miliardi di euro l'anno, è determinata dalle industrie i cui diritti di proprietà intellettuale generano direttamente circa il 26% dei posti di lavoro nell'Ue, quali sono gli strumenti per potenziare, difendendoli dalle minacce, tali diritti nell'era di Internet? Sono i dati e le questioni che hanno sotteso la Tavola Rotonda "Web e legalità, il futuro del diritto d'autore", primo degli appuntamenti promossi dall'Osservatorio Web e Legalità (OWL) e che ha avuto luogo nel pomeriggio di ieri nell'Aula Magna Mario Arcelli dell'Università LUISS Guido Carli di Roma. "Ad oggi un capo del personale guarda più i social network che i cv  dei candidati ad un lavoro. Basta questo per dare idea della pervasività e centralità delle tecnologie digitali nelle nostre vite anche professionali", ha esordito il Direttore generale della LUISS Giovanni Lo Storto per i saluti iniziali. Salutando il presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni Angelo Marcello Cardani, appena arrivato in sala, il Professor Gustavo Olivieri ha parlato del Regolamento per la tutela del diritto d'autore sulle reti di comunicazione elettronica, varato dall'Authority ed entrato in vigore il 31 marzo scorso. "Il provvedimento - ha affermato Olivieri - rappresenta una novità assoluta nel quadro normativo degli strumenti di enforcement e tutela del copyright in rete. Ovviamente ci sono alcuni profili che saranno da aggiustare nella prassi, ma già la giurisprudenza che proviene a livello comunitario restituisce segnali confortanti e ci fa capire che è la direzione giusta. Sarà interessante di sicuro vedere quali saranno i rapporti tra i provvedimenti dell'Agcom e l'Autorità Giudiziaria ordinaria, o quali saranno i rapporti tra la stessa Agcom e le altre Authority; c'è poi tutto un ruolo da definire per ciò che riguarda la Siae. Occorre sempre considerare - ha concluso Olivieri - che non basta certo l'enforcement per assicurare un futuro al diritto d'autore online: occorre concentrarsi sull'altra gamba sul quale far muovere l'industria dei contenuti, cioè quello della concorrenza e delle offerte commerciali che vadano con prezzi accessibili e diversificazione dell'offerta ad incontrare la domanda dei consumatori". Ad introdurre i lavori il consigliere d'amministrazione di Mediaset Gina Neri("Occorre che questo dibattito si allarghi anche a livello comunitario, perché è in quella dimensione che si possono affrontare in maniera incisiva i problemi che affliggono l'industria creativa e la sua valorizzazione") e Antonio Marano, Vicedirettore generale della Rai, il quale ha affermato: "Tutelare i diritti in una dimensione crossmediale è importante per far sì che gli investimenti ritornino ai produttori e agli editori. La difesa del diritto è la difesa di chi produce contenuti, ed è un fattore fondamentale per generare redditività e incentivare l'elaborazione di modelli di business più calati sulle nuove piattaforme. Questo coinvolge anche i consumatori, i quali devono capire che amare il cinema vuol dire pagare per fruire dei contenuti di qualità". Un punto di vista sul quale il moderatore del dibattito, il Direttore del Tg4 Mario Giordano, ha chiosato telegraficamente: "Se l'investimento non è produttivo, nessuno investe più". Subito dopo il presidente di Anica Riccardo Tozzi: "Mi sento abbastanza tranquillo sul mutamento culturale di chi fino a qualche anno fa non capiva che piratare un film era come rubare un dvd in un negozio. Io credo che non ci sia nulla di sostanziale da modificare nella disciplina del diritto d'autore, a parte qualche aspetto secondario; il grosso regge al nuovo contesto con al centro la figura del diritto del video on demand, che sarà strumento centrale nella diffusione del cinema nell'era digitale e non è in concorrenza con le sale, perché il futuro sarà caratterizzato dal consumo legale sulle nuove piattaforme grazie a educazione e nuova offerta. Ma se il diritto economico tutelato dal diritto d'autore ha tenuto benissimo - ha proseguito Tozzi - non altrettanto si può dire per il diritto morale; ciò che veniva considerato palesemente plagio qualche tempo fa oggi non è più tale, perché Internet ha prodotto una vastissima conoscenza di tutto da parte di tutti, e quindi il 'prendere un po' qua e un po là' è ormai entrato nel senso comune, generando un attutimento dell'idea della singolarità dell'idea. C'è un limite però tra il legittimo cambiamento dei tempi e dei costumi e il rischio che frani il pezzo fondamentale della tutela morale, e forse su questo confine la dottrina scientifica dovrà interrogarsi". IMG_9809È invece intervenuto tramite un collegamento Skype il presidente del Sindacato Attori Italiani Giulio Scarpati: "Ci sono dati che ci mostrano come il 75% degli studenti scarichi contenuti illegalmente. Ma se il nodo di fondo è quello di un problema culturale e noi non abbiamo un sistema educativo che preveda cinema e teatro a scuola trovo difficile che i nostri giovani possano essere educati al rispetto della creatività e del lavoro in questi settori. È dunque il sistema educativo stesso che deve essere coinvolto in un percorso che abbia un duplice obiettivo: la tutela e l'allargamento della fruizione, entrambi necessari per non finire per ridurre tutta l'offerta in una nicchia o, estremo opposto, privilegiare la gratuità per ottenere grandi numeri". Stefano Previti, tra gli organizzatori dell'incontro, ha fatto così da snodo tra i saluti introduttivi e la Tavola Rotonda vera e propria. Il primo ad intervenire è stato il Commisario Agcom Antonio Martusciello, peraltro a poche ore dall'insediamento in seno all'Authority del Comitato per lo sviluppo e la tutela dell’offerta legale di opere digitali, istituito ai sensi dell’articolo 4 del Regolamento e articolato in quattro gruppi dediti ciascuno all’approfondimento di specifiche linee di attività: promozione dell’offerta legale, codici di autoregolamentazione, educazione alla legalità e monitoraggio sull’applicazione del Regolamento. Il Comitato si riunirà in seduta plenaria il prossimo 19 giugno e le sue attività saranno rese pubbliche in un'apposita sezione all’interno del sito dedicato al Regolamento antipirateria www.ddaonline.it. "Abbiamo voluto lanciare un messaggio con il regolamento - ha esordito Martusciello - e cioè che Web e legalità non sono in contrasto. Non c'è certo la volontà di restringere la libertà online. All'inizio di questo percorso ci siamo chiesti quali fossero le motivazioni che portano i consumatori a fruire di contenuti illegali, e ci siamo risposti che sono sotanzialmente tre: il fatto che i contenuti siano gratuiti, facilmente reperibili e che siano nuovi, elementi che messi a sistema attenuano la percezione si tratti di un comportamento comunque illegale. Ma la gratuità è solo un'illusione, soprattutto in un business model, che è quello di Internet, a più versanti. Uno dei pilastri dell'azione dell'Authority - ha spiegato Martusciello - è quello dello sviluppo dell'offerta legale e un maggiore impegno per un uso consapevole della rete. Ci siamo tenuti ben lontani da modelli come l'Hadopi francese per bilanciare sempre la libertà degli utenti e la tutela dell'interesse economico; si vuole combattere la pirateria massiva, non colpire l'utente finale come succedeva ad esempio nel caso francese rivelatosi troppo invasivo. Noi abbiamo espressamente escluso l'utente finale dai provvedimenti". Dopo aver illustrato il Regolamento, Martusciello ha proseguito: "Il settore culturale mostra un andamento anticiclico generando crescita e ricavi, e quindi deve ancor più essere tutelato dal legislatore e da chi fa un lavoro regolamentare. La rivoluzione tecnologica determina l'inadeguatezza di strumenti giuridici concepiti in altre epoche. L'Agcom ha rotto il ghiaccio in questo senso, e per quanta strada resti da fare sono sicuro che sia stata imboccata quella giusta; mi auguro la ricerca accademica possa individuare futuri strumenti giuridici che consentano di introdurre un 'diritto 2.0' nel nostro ordinamento". È così arrivato il momento degli interventi accademici, primo tra i quali quello del Professor Giuseppe Rossi (IULM), che ha analizzato il rapporto tra la proprietà intellettuale, e la tutela per essa prevista nel Regolamento Agcom, e altre tutele già esistenti, soprattutto alla luce della natura subordinata all'azione giurisdizionale che l'Autorità ha attribuito alla sua azione. Il Presidente della Terza Sezione Civile del Tribunale di Milano Giuseppe De Sapia ha invece concentrato la sua attenzione sulla posizione degli Internet Service Provider (ISP) destinatari di provvedimenti inibitori, anche nelle ipotesi di mera fornitura di connettività, ma talvolta "concorrenti nell'illecita diffusione nei casi in cui la loro attività si estenda a più incisive attività di aggregazione dei contenuti abusivamente riprodotti". Dopo di lui, Stefano Longhini della Direzione Affari legali di Mediaset, il quale ha esordito contraddicendo, per la pirateria online, "l'esempio del ragazzo che entra nel negozio e ruba i cd, perché è a mio avviso è più calzante l'idea dei ragazzi che trovano per strada i contenuti, a disposizione gratuita di tutti, e con qualcuno che addirittura dice che prendendoli si contribuisce a far circolare la cultura. Ecco, il nostro compito è anche fare in modo che quegli spazi di fornitura gratuita non siano più a disposizione. E non è certo una battaglia di retroguardia. Non è lo strumento Internet il nemico, ma alcuni suoi utilizzi". Il Direttore del LEAR Paolo Buccirossi ha proposto un intervento incentrato sulle tendenze evolutive nelle quantificazione del risarcimento del danno, alla luce del fatto che gli sfruttamenti non autorizzati possono compromettere l'intero valore di un'opera su cui insiste il diritto d'autore, un effetto "particolarmente rilevante quando l'utilizzo illecito avviene attraverso un media potente e ubiquo come Internet". I danni non patrimoniali nella lesione del diritto d'autore sono così affrontati dal Direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche della European School of Economics Giuseppe Cassano, mentre il Professor Francesco Graziadei ha incentrato la sua relazione sul dibattito sorto in sede europea in materia di regolamentazione dell'audiovisivo al tempo digitale. È il rapporto tra le tutele de diritto d'autore e degli altri diritti fondamentali il cardine attorno al quale si sviluppa, infine, il contributo del Professor Andrea Stazi, ricercatore e docente di Diritto Comparato nell'Università Europea di Roma. "Internet ci porta in un mare aperto - ha affermato Stazi - perché ci pone una serie di domande assolutamente nuove e fa tramontare una parte dei concetti tradizionali. Pensiamo all'importanza dell'analisi su chi siano oggi i gatekeepers in rete e su chi è in grado di controllare e discriminare i contenuti online. In questo nuovo scenario, cercare di rispondere ai problemi posti da Internet con gli istituti del passato fa correre il rischio che ci si ritrovi con i contenuti online a due minuti dalla pubblicazione". "Allo stesso modo  - ha proseguito - bisogna evitare le politiche a senso unico e cercare un bilanciamento di interessi e di principi quali la protezione dei dati personali, la libertà di informazione, la libertà di iniziativa economica e la tutela della proprietà intellettuale, tramite i criteri di gerarchia e proporzionalità. Ognuno di questi principi, volta per volta, arretra lasciando spazio agli altri, a seconda dei casi. La sfida è proprio il bilanciamento, ed è copiosia in questo senso la giurisprudenza della Corte di Giustizia, che ribadisce nei suoi pronunciamenti l'importanza della sopra menzionata gerarchia. Penso ad esempio alla sentenza con la quale la Corte afferma che se un contenuto è liberamente accessibile su uno spazio online può essere linkato da un sito terzo, possibilità che non è consentita quando invece il contenuto stesso sia sottoposto a restrizione, un pronunciamento nel quale emerge la ricerca di un contemperamento tra la libertà d'impresa e quella di informazione ed espressione". 11 aprile 2014
  • Agcom, operativo il regolamento per la tutela del diritto d’autore online. Posteraro: "Un modello per i procedimenti della Pa. Nessuna minaccia alla libertà del Web"

    Entra in vigore oggi il regolamento per la tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica approvato dal Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) lo scorso 12 dicembre. Le modalità applicative del regolamento, che promuove l’offerta legale di contenuti digitali e definisce le procedure di enforcement nel caso di violazioni commesse in rete o sui mezzi radiotelevisivi, sono state presentate lo scorso giovedì agli addetti ai lavori nell’ambito di un seminario organizzato presso la sede di Roma dell’Authority. Per l’invio delle istanze e la loro gestione è stata predisposta un’area dedicata accessibile dal sito Web dell’Autorità o direttamente dall’indirizzo www.ddaonline.it. Il sistema, messo a punto in partnership con la Fondazione Ugo Bordoni, prevede una procedura specifica che sarà interamente telematica, in linea con quanto stabilito dal Codice dell’Amministrazione digitale. Per assistere e guidare chi voglia segnalare all’Autorità presunte violazioni e avviare così l’iter previsto dal regolamento, sono disponibili online un manuale d’uso e una guida alla compilazione del webform. Del regolamento si è discusso anche nella puntata del 30 marzo di “Presi per il Web“, trasmissione di Radio Radicale condotta da Marco PerducaMarco Scialdone e Fulvio Sarzana con la collaborazione di Marco Ciaffone e Sara Sbaffi. [caption id="attachment_5318" align="alignright" width="300"]Ascolta il podcast della puntata del 30 marzo 2014 Ascolta il podcast della puntata del 30 marzo 2014[/caption] Ospiti dell'appuntamento Francesco Posteraro, Commissario Agcom e relatore del provvedimento, Fabio del Giudice, Direttore generale di Confindustria Italia, Carlo Blengino, Avvocato e Membro di NEXA Italia, Paolo Marzano, presidente del Comitato Consultivo sul diritto d'autore, Guido Scorza, blogger, giurista e giornalista, e Arturo Di Corinto, giornalista del quotidiano la Repubblica. "Un web form da compilare - ha affermato Posteraro - per una procedura che si svolge tutta online e che per questo può rappresentare un modello al quale ispirare altre iniziative della Pubblica Amministrazione". "Agcom - ha spiegato il Commissario - aveva già, leggi alla mano, il potere di emanare ordini nei confronti dei provider; il regolamento serve a regolare un'attività comunque legittima e a dare agli attori in gioco le dovute garanzie. Abbiamo messo in campo una procedura il cui l'interlocutore è il provider, ma nella quale diamo spazio a tutte le parti, inviando una segnalazione dell'avvio del procedimento anche all'uploader, al titolare delle pagine e al gestore del sito, raro caso di procedimento amministrativo in cui si dà spazio anche a parti che non sono oggetto del procedimento stesso. E comunque gli utenti finali non sono interessati da queste misure. C'è chi parla di minacce alla libertà del Web, ma è come affermare che il reato di calunnia possa rappresentare una minaccia alla libertà di informazione". "È chiaro - ha concluso Posteraro - che l'Agcom farà giurisprudenza. Il mio auspicio è quello di ritrovarci tra un anno qui a ringraziare chi, anche con le sue critiche, ci avrà dato modo di approfondire l'interpretazione dei provvedimenti. Ed è chiaro anche che noi agiamo diversi livelli sotto il Parlamento: qualora si decidesse di modificare le leggi sulle quali si basa la nostra azione le nostre iniziative regolamentari decadrebbero". LEGGI "Il Professor Alberto Gambino: 'Bene l'enforcement,ma attenzione a rispettare il ruolo dell'Autorità Giudiziaria'" ASCOLTA "Il Professor Alberto Gambino: 'Agcom guidi rilancio dell'autoregolazione per la tutela del diritto d'autore online. Anche perché Regolamento attuale non considera opere 'native' digitali' " Qui sotto il testo integrale del regolamento. 31 marzo 2014
  • Class action, SS. UU. Cassazione: "La competenza è del giudice ordinario"

    In tema di class action come previste dal codice del consumo la competenza spetta al giudice ordinario. È quanto affermano in sostanza le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione rigettando il ricorso della Trenord, società che opera nel settore del trasporto ferroviario e destinataria di un esposto dell'associazione dei consumatori Altroconsumo. "L'utente di un servizio pubblico - si legge nella sentenza - non è sottratto alla normativa di carattere generale riguardante la tutela del consumatore, ed ha conseguentemente diritto di rivolgersi al giudice ordinario volta che il rapporto giuridico non si instaura, indistintamente, tra gli utenti del servizio pubblico e l'ente erogatore, ma tra gli stessi utenti e il soggetto privato che si assume inadempiente in relazione al corrispondente contratto di trasporto pubblico nella sua fase attuativa".

    I nuovi diritti dei consumatori

    5 ottobre 2015
  • Consultazione Pubblica in sede europea per una riforma del diritto d’autore: le Osservazioni presentate congiuntamente dall’Osservatorio di Proprietà Intellettuale Concorrenza e Comunicazioni (OPICC), Università Luiss Guido Carli (Roma) e dal centro di ricerca ASK (Art, Science and Knowledge) dell’Università Bocconi, in collaborazione con la Biblioteca dell’Università Bocconi (Milano)

    Si pubblica qui di seguito il documento contenente le Osservazioni presentate dall’Osservatorio OPICC della Luiss Guido Carli, insieme al centro di ricerca ASK e alla Biblioteca dell’Università Bocconi in occasione della Consultazione Pubblica in sede europea sulla modernizzazione del diritto d’autore nell’era digitale – Public Consultation on the review of EU copyright rules, svoltasi nel periodo dal 5 dicembre 2013 al 5 marzo 2014. Per i quesiti oggetto della Consultazione e tutte le informazioni rese disponibili sul sito della Commissione Europea è possibile collegarsi a questa pagina. Al testo presentato hanno collaborato i seguenti Autori: - Per l’OPICC - Osservatorio di Proprietà Intellettuale Concorrenza e Comunicazioni, (http://ricerca.giurisprudenza.luiss.it/centri-di-ricerca/opicc, Università Luiss Guido Carli), Curatrice del coordinamento dei contributi – Prof. Emanuela Arezzo Autori: Prof. Gustavo Ghidini (Direttore OPICC) Prof. Emanuela Arezzo Dott. Federica De Santis Dott. Eleonora Sbarbaro - Per l’ASK (ART, SCIENCE AND KNOWLEDGE) (http://www.ask.unibocconi.it/wps/wcm/connect/Cdr/Centro_ASK/Home, Università Bocconi), e per la Biblioteca “L. Bocconi” (http://lib.unibocconi.it/*eng) Curatrice del coordinamento dei contributi – Prof. Maria Lillà Montagnani Autori: Prof. Maria Lillà Montagnani Dott. Aura Bertoni Dott. Argyri Panezi Dott. Anna Vaglio Dott. Tiziana Dassi 13 marzo 2014
  • Diritto all'oblio, Google ascolta gli esperti. E i nodi restano da sciogliere

    Un intenso dibattito ha caratterizzato l'incontro tra il comitato consultivo istituito da Mountain View e gli esperti riunitisi a Roma. Un momento di riflessione che ha evidenziato, ancora una volta, quanto difficile sia il bilanciamento di diversi diritti in assenza di un quadro normativo puntuale e ritagliato sulle attuali tecnologie "Non possiamo contrapporre un diritto ad un altro, questa è la lezione ultima", Così Frank La Rue, inviato speciale dell'Onu per la libertà di opinione ed espressione, ha concluso l'incontro che nel pomeriggio di mercoledì ha visto protagonisti i membri del comitato consultivo sul diritto all'oblio di Google e il gruppo di esperti chiamati a proporre le loro riflessioni e i loro suggerimenti alla luce dei punti critici emersi a quattro mesi dalla ormai celebre sentenza con la quale la Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha riconosciuto il diritto dei cittadini a veder rimossi dai motori di ricerca i link che rimandavano a contenuti ritenuti imprecisi, non più attuali o in violazione della privacy. Un numero di richieste che ha ormai superato le 120mila unità. Comitato Diritto OblioNella cornice dell'Auditorium Parco della Musica di Roma è andato in scena uno scambio di vedute a viso aperto che ha tuttavia restituito un'ulteriore conferma di tutte le complicazioni che lo stesso presidente esecutivo di Google, Eric Schmidt, ha sottolineato in apertura: "Siamo qui per ascoltare gli esperti", ha affermato prima di presentare gli illustri componenti del comitato seduti al suo fianco; e quindi, oltre a La Rue, il responsabile legale di Google David Drummond, Jimmy Wales, presidente di Wikipedia, il filosofo Luciano Floridi, Sabine Leutheusser Scharrenberger, ex ministro della giustizia tedesco, Sylvie Kauffman, direttore editoriale del quotidiano Le Monde, Jose Luis Piñar, direttore dell'agenzia spagnola per la protezione dei dati e Peggy Valcke, ricercatrice dell'Università di Leuven, in Belgio. "Il diritto all'oblio è contrapposto al diritto alla storia - ha esordito l'avvocato Guido Scorza - e la cronaca di oggi è la storia di domani. Contraendo il diritto di cronaca, dando una scadenza alle informazioni, si compromette dunque la possibilità di raccontare la storia stessa. Il soggetto privato punta legittimamente a massimizzare i profitti abbattendo i rischi, e questo nel caso specifico per Google si traduce nel rispondere positivamente alle richieste di rimozione. Questo non significa non fidarsi del soggetto privato, ma di essere consapevoli che ha un interesse diverso da quello pubblico". Per il direttore di Wired Italia, Massimo Russo, "la Corte ha sottovalutato il diritto alla libertà di espressione, che non può vigere solo per le informazioni di interesse pubblico. Esiste una tutela della libertà di espressione anche nel caso in cui i contenuti siano irrilevanti, altrimenti bisognerebbe rimuovere la stragrande maggioranza dei contenuti che circola sui social network. Inoltre, le tecnologie dell'informazione hanno cambiato il concetto stesso di personaggio pubblico. Si è poi discusso sulla possibilità di informare sulle rimozioni i titolari dei siti che ospitano i contenuti originari, io ritengo non sia solo opportuno, ma che sia necessario, ed è l'unica strada per cui chi ha 'subito' una rimozione può difendersi". "Non si può assegnare ad un privato la sorveglianza sulla libertà dei espressione in rete", ha affermato ancora Russo (qui il suo intervento integrale), prima di rispondere ad una domanda di Luciano Floridi ("Il Pubblico con l'avvento di Internet ha sostanzialmente delegato al privato la gestione della società dell'informazione; non dovremmo dunque riconoscere il ruolo di gatekeeper giocato dai motori di ricerca?): "In quel caso bisognerebbe allora che il motore di ricerca restasse in ambito accademico, eludendo così le inevitabili contaminazioni a cui è esposto il soggetto privato". Il Professor Alessandro Mantelero del Politecnico di Torino ha lanciato una proposta: link sospesi per trenta giorni a seguito della richiesta di rimozione e riattivazione degli stessi nel caso in cui i richiedenti non procedano dinanzi al Garante Privacy o all'autorità giudiziaria. Accompagnando il suo intervento con la valutazione che "le media company hanno le professionalità giuste per riconoscere qual è l'interesse pubblico. Google no, perché fa un altro mestiere".   Un'altra domanda è stata posta dal Professor Floridi ("Non dovrebbe esserci tra i compiti dell'educatore quello di far capire che ci sono fatti che sono accaduti e che non si può tornare indietro?") alla scrittrice Lorella Zanardo, la quale ha risposto: "Magari è una soluzione utile per i nostri figli, ma oggi dobbiamo trovare una soluzione che permetta a chi ha sbagliato ieri di non pagare all'infinito i suoi errori". E se per il Professor Oreste Pollicino dell'Università Bocconi "la Corte ha dato una prevalenza sproporzionata alle norme sulla privacy ledendo il diritto all'informazione", per il Professor Vincenzo Zeno-Zencovich dell'Università di Roma Tre "la sentenza è di natura politica, perché afferma la sovranità europea su internet per le questioni che attengono i cittadini europei. In ogni caso una soluzione non può che essere trovata su un piano che travalichi i confini del Vecchio Continente". A margine dell'incontro Peggy Valckeha chiuso la giornata affermando che "le posizioni emerse e le riflessioni raccolte sono utili ad aprire un percorso di ampio respiro volto alla ricerca di una soluzione". Un percorso che continuerà con le prossime tappe del comitato in giro per l'Europa. LEGGI Pizzetti: “Sentenza CGUE non è su diritto all’oblio. Ma pone questioni fondamentali su evoluzione normativa” Data protection e diritto all’oblio, il Commissario Reicherts: “Dibattito distorto da detrattori. Adottare subito nuove è più forti tutele sulla protezione dei dati” "Diritto all'oblio, Google "interrogato" dai Garanti privacy europei. Accolta la metà delle richieste. In attesa di linee guida condivise" Privacy e diritto all’oblio, il gestore di un motore di ricerca online è responsabile del trattamento da esso effettuato dei dati personali che appaiono su pagine web di terzi. Montuori (Garante Privacy): “Consonanza con direzione intrapresa dall’Autorità”. Google: “Decisione deludente, sopresi differisca da Advocate General” "Google e diritto all’oblio, Giuseppe Busia (Garante Privacy): 'Stabilito un principio sulla competenza territoriale'. Il Prof. Gambino: 'Richiesta ai motori di ricerca è tutela estrema e subordinata, ma aspetti positivi per tutela delle fragilità' " "Uno, nessuno e centomila: tra reputazione online e diritto all’oblio. Montuori (Garante Privacy): 'Importante capire il diritto alla contestualizzazione dell’informazione' " 11 settembre 2014
  • Diritto e Tecnologia, gli eventi segnalati da Dimt [Mappa]

    Vi segnaliamo gli eventi e le date di maggiore rilievo dei prossimi giorni in materia di diritto, mercato e nuove tecnologie. Il 13 gennaio doppio appuntamento a Milano. Presso l'Aula magna dell'Università degli Studi cittadina inizierà la due giorni dedicata al convegno sui dieci anni dalla riforma del diritto societario; l'Aula Magna del Palazzo di Giustizia ospiterà invece il convegno "Codice dell’ordinamento giudiziario", a cura della Scuola di Giurisprudenza dell'Università Bocconi. Venerdì 17 gennaio, in occasione della conclusione del Master di II livello in “Diritto della concorrenza e dell’innovazione” edizione 2013, organizzato dall’Università LUISS Guido Carli e dall’Università Europea di Roma, il Prof. Angelo Marcello Cardani, Presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni terrà una Conferenza sul tema "Concorrenza e innovazione nelle comunicazioni elettroniche". Domenica 19 gennaio si svolgerà a Rho "eCommerce: dal sito ai social, teoria e pratica", workshop nel quale sarà affrontato il tema dell’eCommerce cercando di capire come utilizzare i social network a supporto del negozio on line, trasformandolo in un “social commerce”. Per partecipare all'evento è necessario registrarsi seguendo questo link. Il giorno successivo sarà invece il Palazzo Bastogi di Firenze la cornice del convegno "Economia ed ambiente: binomio che cambierà il diritto?". Qui sotto la mappa con gli appuntamenti delle prossime settimane, clicca sui puntatori per le informazioni. 11 gennaio 2014
  • Diritto e Tecnologia, gli eventi segnalati da Dimt [Mappa]

    Vi segnaliamo gli eventi e le date di maggiore rilievo dei prossimi giorni in materia di diritto, mercato e nuove tecnologie. Giovedì 13 febbraio, presso l'Auditorium dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, avrà luogo il convegno "Concorrenza e crescita, il ruolo delle Autorità Antitrust", organizzato nell'ambito del master in "Diritto della Concorrenza e dell'Innovazione" di LUISS Guido Carli e Università Europea di Roma. Le due Università hanno organizzato congiuntamente anche il Corso di perfezionamento in "Diritto e Gestione della Proprietà Intellettuale, della Concorrenza e delle Comunicazioni"; per entrambi le iscrizioni stanno per chiudersi.
    Lo stesso giorno a Bologna saranno le stampanti 3D al centro della tavola rotonda organizzata da Eliossoffolo srl per discutere delle potenzialità e dei nuovi mercati che si aprono intorno a questi strumenti mostrando qualche esempio pratico.
     
    Importante appuntamento in materia di diritto d'autore online il 18 febbraio a Roma; in occasione della presentazione del volume di Eugenio Prosperetti  "L'opera digitale tra regole e mercato", infatti, si terrà il seminario di studi "Il Regolamento Agcom sulla tutela del diritto d'autore nelle reti di comunicazione elettronica".
     
    Nel frattempo sarà iniziata, a Milano, la Social Media Week, evento organizzato da Hagakure e che si svolgerà dal 17 al 21 febbraio. Durante la manifestazione verrà affrontato il tema globale “The Future of Now: Always-On, Always Connected”. Ogni giorno della settimana una serie di eventi con diversi formati: keynote, panel, workshop, book reading ed incontri di networking.
     
    Sempre a Milano, giovedì 20 febbraio al Politecnico sarà la volta del convegno di presentazione dei risultati dell'ultima ricerca messa a punto dall’Osservatorio Mobile Payment&Commerce.
     
    In chiusura, da segnalare il Call for Papers relativo alla spring edition di e-privacy 2014, che si terrà a Firenze in aprile e sarà incentrata sul tema "La privacy che verrà".
    Qui sotto la mappa con gli appuntamenti delle prossime settimane, clicca sui puntatori per le informazioni. 8 febbraio 2014
  • Diritto e Tecnologia, gli eventi segnalati da Dimt [Mappa]

    Vi segnaliamo gli eventi e le date di maggiore rilievo dei prossimi giorni in materia di diritto, mercato e nuove tecnologie. Sarà l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ad ospitare il 26 marzo "Proprietà intellettuale e antitrust: conflitto o sinergia?", convegno che avrà luogo in occasione dell’avvio della seconda edizione del Master di II livello in “Diritto della Concorrenza e dell’Innovazione” organizzato dall’Università LUISS Guido Carli e dall’Università Europea di Roma. L’evento sarà l’occasione per approfondire, con l’aiuto di autorevoli accademici ed esperti del settore, le dinamiche con le quali evolvono e si sovrappongono due aspetti centrali nell’economia dell’informazione. Locandina 26 marzo 2014 La stessa Università Europea di Roma aprirà le porte il giorno precedente: martedì 25 marzo sarà infatti Open Day. Giovedì 27 marzo presso il Campidoglio prenderà vita il convegno "L'Italia Digitale: creatività, crescita, conoscenza". Il 31 sarà invece a Montecitorio che si svolgerà il convegno "Internet e libertà d'espressione; c'è bisogno di nuove leggi?".   programma31marzo2014 Ancora il 31 marzo, a Taranto, ci sarà invece l'evento "La tecnologia al servizio del business: facciamo il punto sul digitale". Da segnalare la Call for Papers relativa alla spring edition di e-privacy 2014, che si terrà a Firenze in aprile e sarà incentrata sul tema “La privacy che verrà“, e la Call for Papers della Rivista Internazionale di Informatica Giuridica “Ciberspazio e Diritto” per l’anno 2014. È infine prevista per giovedì 10 aprile  la tavola rotonda "Web e legalità: il futuro del diritto d'autore". L’appuntamento è organizzato dall’Osservatorio Web e Legalità, con la collaborazione della LUISS, e sarà il primo di una serie di incontri aventi ad oggetto la tutela dei diritti lesi attraverso Internet. programma_10_aprile Qui sotto la mappa con gli appuntamenti delle prossime settimane, clicca sui puntatori per le informazioni. 22 marzo 2014
  • E-Government e diritti fondamentali nello Stato costituzionale - Roma

    Nell’ambito del PRIN “La regolamentazione giuridica delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) quale strumento di potenziamento delle società inclusive, innovative e sicure”, l’Università Europea di Roma – in collaborazione con l’Università degli Studi di Salerno – organizza venerdì 20 novembre un Convegno sul tema “E-Government e diritti fondamentali nello Stato costituzionale”. L’incontro di studio si svolgerà dalle ore 9.30 alle ore 18.30 presso la sede dell’Università Europea (Via degli Aldobrandeschi, 190).

    Dopo i saluti del Magnifico Rettore padre Luca Gallizia, lc, i lavori saranno inaugurati dal Prof. Alberto M. Gambino, Direttore del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università Europea di Roma e Coordinatore nazionale del PRIN.

    La prima sessione del convegno, dedicata al tema “L’attuazione dell’E-Government in Italia”, sarà presieduta e introdotta dal Prof. Pasquale Costanzo, ordinario di Diritto costituzionale nell’Università di Genova.

    Nell’ambito della sessione prenderanno la parola Giuseppe Piperata, Professore di Diritto amministrativo nell’Università IUAV di Venezia, Enrico Carloni, Professore di Diritto amministrativo nell’Università di Perugia, Alessandro Natalini, Professore nella Scuola Nazionale dell’Amministrazione, Mario Savino, Professore di Diritto amministrativo nell’Università della Tuscia di Viterbo e Manuel Fernández Salmerón, Direttore del Dipartimento di Diritto amministrativo dell’Università di Murcia.

    La sessione sarà conclusa da Guido Corso, Professore di Diritto amministrativo nell’Università Europea di Roma.

    La seconda sessione, intitolata “E-Government e tutela dei diritti fondamentali”, sarà presieduta e introdotta da Raffaele Guido Rodio, Ordinario di Diritto costituzionale nell’Università Aldo Moro di Bari.

    Svolgeranno in seguito una relazione Anna Papa, Professore di Istituzioni di Diritto pubblico nell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”, Giorgio Resta, Professore di Diritto comparato nell’Università Aldo Moro di Bari, Valeria Falce, Professore di Diritto commerciale nell’Università Europea di Roma.

    Successivamente interverranno Marcello D’Ambrosio, Ricercatore di Diritto privato nell’Università di Salerno, Eleonora Paris, Dottore di ricerca dell’Università di Teramo e Davide Mula, Dottore di ricerca dell’Università Europea di Roma.

    I lavori saranno chiusi da Filippo Vari, Ordinario di Diritto costituzionale nell’Università Europea di Roma.

    Il Consiglio dell’ordine degli Avvocati di Roma ha stabilito che la partecipazione all’intero Convegno, che è gratuita, attribuisce 8 crediti formativi ordinari.

    Per ragioni organizzative è necessario accreditarsi entro il 13 novembre p.v. inviando una mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

    E-Government e diritti fondamentali nello Stato costituzionale
  • E-Government e diritti fondamentali nello Stato costituzionale - Roma, 20 novembre 2015

    Nell’ambito del PRIN “La regolamentazione giuridica delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) quale strumento di potenziamento delle società inclusive, innovative e sicure”, l’Università Europea di Roma – in collaborazione con l’Università degli Studi di Salerno – organizza venerdì 20 novembre un Convegno sul tema “E-Government e diritti fondamentali nello Stato costituzionale”. L’incontro di studio si svolgerà dalle ore 9.30 alle ore 18.30 presso la sede dell’Università Europea (Via degli Aldobrandeschi, 190).

    Dopo i saluti del Magnifico Rettore padre Luca Gallizia, lc, i lavori saranno inaugurati dal Prof. Alberto M. Gambino, Direttore del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università Europea di Roma e Coordinatore nazionale del PRIN.

    La prima sessione del convegno, dedicata al tema “L’attuazione dell’E-Government in Italia”, sarà presieduta e introdotta dal Prof. Pasquale Costanzo, ordinario di Diritto costituzionale nell’Università di Genova.

    Nell’ambito della sessione prenderanno la parola Giuseppe Piperata, Professore di Diritto amministrativo nell’Università IUAV di Venezia, Enrico Carloni, Professore di Diritto amministrativo nell’Università di Perugia, Alessandro Natalini, Professore nella Scuola Nazionale dell’Amministrazione, Mario Savino, Professore di Diritto amministrativo nell’Università della Tuscia di Viterbo e Manuel Fernández Salmerón, Direttore del Dipartimento di Diritto amministrativo dell’Università di Murcia.

    La sessione sarà conclusa da Guido Corso, Professore di Diritto amministrativo nell’Università Europea di Roma.

    La seconda sessione, intitolata “E-Government e tutela dei diritti fondamentali”, sarà presieduta e introdotta da Raffaele Guido Rodio, Ordinario di Diritto costituzionale nell’Università Aldo Moro di Bari.

    Svolgeranno in seguito una relazione Anna Papa, Professore di Istituzioni di Diritto pubblico nell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”, Giorgio Resta, Professore di Diritto comparato nell’Università Aldo Moro di Bari, Valeria Falce, Professore di Diritto commerciale nell’Università Europea di Roma.

    Successivamente interverranno Marcello D’Ambrosio, Ricercatore di Diritto privato nell’Università di Salerno, Eleonora Paris, Dottore di ricerca dell’Università di Teramo e Davide Mula, Dottore di ricerca dell’Università Europea di Roma.

    I lavori saranno chiusi da Filippo Vari, Ordinario di Diritto costituzionale nell’Università Europea di Roma.

    Il Consiglio dell’ordine degli Avvocati di Roma ha stabilito che la partecipazione all’intero Convegno, che è gratuita, attribuisce 8 crediti formativi ordinari.

    Per ragioni organizzative è necessario accreditarsi entro il 13 novembre p.v. inviando una mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

    E-Government e diritti fondamentali nello Stato costituzionale
  • FOIA, Ascani (Pd): "Obiettivo è avere entro due mesi un testo condiviso da forze politiche e Governo. Ma occorre analisi su privacy e costi"

    [caption id="attachment_5318" align="alignright" width="300"]Ascolta il podcast della puntata di domenica 22 febbraio 2015 Ascolta il podcast della puntata di domenica 22 febbraio 2015[/caption] "Nel giro di due mesi vogliamo arrivare ad un testo sul Freedom of Information Act che sia il più possibile condiviso tra le forze parlamentari e col Governo e che ci permetta di metterci in linea quantomeno con il resto dell'Europa". Così l'On. Anna Ascani, deputato del Partito Democratico e membro dell’Intergruppo parlamentare per l’innovazione tecnologica, intervenendo nella puntata del 22 febbraio 2015 di “Presi per il Web“, trasmissione di Radio Radicale condotta da Marco Perduca, Marco Scialdone e Fulvio Sarzana con la collaborazione di Marco Ciaffone e Sara Sbaffi. La scorsa settimana l'Intergruppo ha ricevuto la proposta di legge redatta da 30 diverse organizzazioni della società civile per l’istituzione di un FOIA italiano, iniziativa legislativa sulla libertà d’informazione che permetterebbe a ogni cittadino di accedere agli atti della Pubblica amministrazione, possibilità al momento vincolata dalla necessità di avere un interesse specifico a conoscere gli atti, nonché limitato da norme come il comma 3 dell’articolo 24 della legge n. 241 del 1990, che recita: “Non sono ammissibili istanze di accesso preordinate a un controllo generalizzato dell’operato delle pubbliche amministrazioni”. "Quello che a noi interessa particolarmente del FOIA - ha sottolineato Ascani - non è tanto la libertà di accesso in sé, ma tutta la serie di effetti collaterali positivi che comporta. Ad esempio, la digitalizzazione dell'atto amministrativo, e quindi più efficienza, più controllo, meno errore e maggiore condivisione delle informazioni tra le Pa, con conseguente abbassamento dei costi. Stiamo poi prevedendo delle sanzioni vere e proprie per i responsabili di quelle amministrazioni che non concedano l'accesso agli atti come sarà previsto da questa norma. Quello che occorre analizzare in questi due mesi sono le implicazioni sulla privacy e i costi, ma c'è finalmente un'importante apertura da parte del Governo rispetto al passato". "Un altro tema sul quale è stata aperta una riflessione con le associazioni è quello di quante richieste servano su un unico atto per far sì che lo stesso venga pubblicato sul sito dell'amministrazione di riferimento; nel testo che ci è stato proposto da Foia4Italy si parla di tre richieste, ma quello che dobbiamo evitare è che un numero troppo alto di atti pubblicati generi il fenomeno opposto, facendone perdere di fondamentali nella massa". Ascani ha poi sostanzialmente smentito i rumors che vorrebbero il presidente del Consiglio Matteo Renzi in procinto di cambiare l'attuale struttura dell'Agenzia per l'Italia Digitale(AgID): "Mi risulta ci sia l'intenzione di far funzionare meglio le politiche sul digitale, ma quelli sull'AgID sono, appunto, solo rumors". Ospiti della trasmissione anche Matteo Angioli, il quale ha parlato della campagna di crowdfunding in materia di Diritto alla Conoscenza, e Guido RomeoData&Business editor a Wired Italia e co-fondatore dell'associazione Diritto di Sapere, soggetto che pochi giorni fa ha lanciato l'iniziativa "Chiedi", volta proprio ad aiutare il cittadino ad accedere agli atti della Pa. 23 febbraio 2015
  • Guido Noto La Diega

    Lecturer in Law alla Northumbria University, Noto La Diega insegna Guido Noto La DiegaIntellectual Property, English Legal System, EU Law e Legal Research. Per quanto riguarda la ricerca, principalmente focalizzata su Diritto & Tecnologia, essa e’ svolta anche in collaborazione con la University of Glasgow, il Centro Nexa per Internet e Societa’ e l’Universita’ degli Studi di Palermo, dove Noto La Diega e’ cultore della materia in diritto civile e diritto d’autore.

    Dopo l’abilitazione come avvocato, il completamento del dottorato in diritto privato (“Il paradigma proprietario e l’appropriazione dell’immateriale” col Prof. Luca Nivarra), un periodo di ricerca al Max Planck Institute for Innovation and Competition di Monaco e un Erasmus IP presso l’Universita’ di Lucerna, Noto La Diega e’ stato postdoc in Cloud Computing Law presso il Centre for Commercial Law Studies della Queen Mary, University of London; ricercatore del Microsoft Cloud Computing Research Centre; Module Leader of Intellectual Property alla Buckinghamshire New University e Assistant Professor of International Intellectual Property nell’LLM in International Commercial Law offerto dal Robert Kennedy College per la University of Salford.

    Come professionista, Noto La Diega e’ co-fondatore e Presidente di “Ital-IoT”, consultancy e centro di ricerca sull’Internet of Things, ed e’ legal counsel per startup tecnologiche e piccole e medie imprese.

    Relatore a numerosi convegni e animatore di progetti di ricerca, Noto La Diega è autore di una monografia e numerosi articoli (molti dei quali scaricabili qua o qua), i suoi interessi di ricerca si concentrano principalmente su Intellectual Property, Cyberlaw, Data Protection, Sexuality Law, Consumer Law, Contracts e Liability.

    Fra le pubblicazioni, per i temi d’interesse di questa Rivista basti ricordare: G. NOTO LA DIEGA – I. WALDEN, Contracting for the ‘Internet of Things’: Looking into the Nest, in European Journal of Law & Technology, 2016, II, 1-38

    NOTO LA DIEGA, Uber law and awareness by design. An empirical study on online platforms and dehumanised negotiations, in Revue européenne de droit de la consommation / European journal of consumer law, 2016, II, 383-413.

    NOTO LA DIEGA, Clouds of Things. Data protection and consumer law at the intersection of cloud computing and the Internet of Things in the United Kingdom, in Journal of Law & Economic Regulation, 2016, 9, 1, 69-93

    NOTO LA DIEGA, In light of the ends. Copyright hysteresis and private copy exception after the British Academy of Songwriters, Composers and Authors (BASCA) and others v Secretary of State for Business, Innovation and Skills case, in Studi giuridici europei 2014, Turin: Giappichelli, 2016, 39-60.

    NOTO LA DIEGA, Privacy e trattamento dati, in The Law of Service Robots, edited by C. Artusio and M.A. Senor, Turin, 4.12.2015, https://nexa.polito.it/nexacenterfiles/robots-2015.pdf

    NOTO LA DIEGA, Ilcloud computing. Alla ricerca del diritto perduto nel web 3.0, in “Europa e diritto privato”, 2014, II, 577-659 (trans. Cloud Computing: In Search of Lost Law in the Web 3.0)

    NOTO LA DIEGA,Le idee e il muro del suono. I programmi per elaboratore nella più recente giurisprudenza europea, in “Europa e diritto privato”, 2013, II, 543-596

     
  • In light of the ends. Copyright hysteresis and private copy exception after the British Academy of Songwriters, Composers and Authors (BASCA) and others v Secretary of State for Business, Innovation and Skills case

    by Guido Noto La Diega

    Summary

    1. The concept of legal hysteresis. 2. The Infosoc Directive: negotiation and implementation. 3. The Copyright and Rights in Performance (Personal Copies for Private Use) Regulations 2014. 4. The new framework of exceptions and limitations in the UK. 5. The unnecessary compensation and pricing-in theory: empirical evidence. 6. British Academy of Songwriters, Composers and Authors and others, R (On the Application Of) v Secretary of State for Business, Innovation and Skills. 7. The future: Bernard of Chartres, a value-driven view on the private copy exception and a purpose-oriented interpretation of copyright.

    1.The concept of legal hysteresis.

    A recent judgement of the High Court of Justice in matter of private copy exception [1] provides the twofold prime opportunity to shed light on the state of the art of copyright in the UK and to flesh out the idea of ‘legal hysteresis’, which I have sketched elsewhere [2].

    Proceeding in reverse order, hysteresis (from the ancient Greek ‘ὑστέρησις’, coming late, but also lack, privation) is a polysemous concept originally proper to physics and then transplanted to other fields such as cytology, ethnography and economics [3]. Broadly understood, hysteresis is the characteristic of a system whereby there is a delay in the response to stresses as an effect of the previous status of the relevant system [4]. By legal hysteresis I mean the fact that the development of law is slowed down by existing laws and regulations, therefore, especially when it comes to new technologies, statutes and regulations are obsolete even in the moment itself when they come into force. The situation is worsened in the legal systems characterised by never-ending granular negotiations with stakeholders and by lobbying [5].

    There is increasing conscience of this problem, as emerges for instance [6] from the annual report of the Italy Data Protection Authority (Garante per la protezione dei dati personali, henceforth ‘Garante’), [7] insofar as the Garante observes that the revision of the security measures provided by the technical specifications attached to the code of privacy cannot be any more delayed, for the relevant provisions are obsolete (‘only’ ten years have passed), being changed the technological context [8].

    The present occasion regards the Copyright and Rights in Performances (Personal Copies for Private Use) Regulations 2014, and the private copy exception under the Copyright, Design and Patents Act 1988 (hereafter ‘CDPA’). However, the examples are utterly umpteen.

    One need only think to the directive 2011/83/UE (so-called consumer rights directive, henceforth CRD) [9], insofar as it refers to digital content in CDs and DVDs [10] without mentioning all the new tangible media for such contents (such as smartphones [11], wearables, etc.), let alone the intangible media based on cloud computing technologies [12].

    In fact, a good example is provided by laws applicable to cloud computing, which assume ‘one-to-one relationships not one-to-many, dedicated not shared infrastructure, and controllers’ absolute control over processors who process data actively for controllers, instead of renting out self-service resources’ [13]. As more recently noted, “regulators seem to ‘discriminate’ against cloud, for whatever reason: if a controller rents a computer from a rental company to process personal data, the rental company is not considered a “processor”; but, if a controller uses a cloud service to perform the same processing, the cloud provider is considered a “processor”, with attendant data protection law requirements” [14]. Similar considerations apply, just to name a few, to the Internet of Things, machine learning, artificial intelligence, artificial enhancement, drones, and robots.

    Nor legacy problems are confined to the law traditionally understood. Technology lawyers know very well that it is not rare to read contracts that are clearly tailored for past realities (for instance, outsourcing contracts used for the provision of cloud computing services) [15].

    One of the consequences of legal hysteresis is private ordering. By ‘private ordering’ neither I mean here the spontaneous enforcement of agreements (usually due to the so-called reputational mechanism), nor (better, not only) are we referring to the abuse of contracts in order to elude the law [16]. I mean that, as a response to a legislator that intervenes always too late, there are a lot of regulating gaps when it comes to technology and these gaps are filled by the contracts [17].

    In order to avert this infinite chase, in the last decades the majority of the stakeholders of the technology-related sectors has increasingly been suggesting to avoid hard law and ad hoc measures in favour of soft law, self and co-regulation initiatives, codes of practice, and the like. More generally, it has become a quite common view that one ought not to approve “the law of the horse”, [18] whereas the existing principles are flexible enough to accommodate the new reality. I am not sure that this is always (and still) the case, but it is indeed a matter of striking a balance between legal certainty and democracy, on the one hand, and efficiency and legal creativity, on the other hand. At any rate, until the legislators will not take a stand, courts, corporations, and other public and private stakeholders will retain the upper hand over the technological order.

    2. The Infosoc Directive: negotiation and implementation.

    The Infosoc Directive allows the Member States to introduce exceptions and limitations to copyright [19]. Namely, under Article 5(2)b Member States can provide for exceptions or limitations to the reproduction right “in respect of reproductions on any medium made by a natural person for private use and for ends that are neither directly nor indirectly commercial, on condition that the right holders receive fair compensation which takes account of the application or non-application of technological measures referred to in Article 6 to the work or subject-matter concerned.” [20] It has been recognised that this exception can only be limited subject to the conditions specified thereof, therefore these conditions not being satisfied, the consumer who has acquired a DVD and cannot make a copy for private use on videocassette because of technical protection measures (TPM) has suffered a loss [21].

    On a national level, all the Member States have introduced a private copy exception, with approaches to implementation that have varied, with reportedly [22] 21 out of 28 Member States having levies in place to ensure fair compensation for rights holders [23].

    During negotiations on the Infosoc Directive, the UK Government’s approach was conservative inasmuch it sought to maintain existing UK exceptions as far as possible [24]. The Copyright and Related Rights Regulations 2003, thus, amended the existing exceptions where required to comply with the Directive, but in general they did not introduce new exceptions [25]. As to the private copy and photocopy exceptions, particularly, it was indeed clear since the very beginning that “There will be no UK implementation. There is a private sector licensing scheme covering much published material, which may be thought to meet the need reflected in these exceptions.” [26] This was also the result of the pressures exerted by the lobbies of the sectors involved (music, books, etc.). For instance, the British Phonographic Industry suggested that only the compulsory exceptions in the Directive should be implemented and that “all of the 5.2(b) restrictions on exceptions must be implemented, and that existing private use exemptions must not be extended.” [27]

    3. The Copyright and Rights in Performance (Personal Copies for Private Use) Regulations 2014.

    As far as I know, the only private copy exception existing in the UK is broadcast time-shifting (sec. 70(1) of the CDPA). A recording of a broadcast can be made in domestic premises for private and domestic use to enable it to be viewed or listened to at a more convenient time [28]. This is unique peculiarity, as “All member states – with the exception of the UK and Ireland - thereby provide for an exception which is identical to the core regulatory concept under Article 5(2)b” [29], let alone the more public interest-oriented states where the exception applies to all acts of private copying remains in place, only subject to the condition that the purpose must be for personal use [30]. This situation was particularly intolerable, given that the private copy appears the most important exception, if only one think of the European relevant case law [31] and of the mediation process carried out by António Vitorino [32].

    With a notable delay, if compared with other Member States,[33] on 1.6.2014 the UK implemented art. 5(2)b of the Infosoc Directive by introducing a limited private copy exception. The Copyright and Rights in Performance (Personal Copies for Private Use) Regulations 2014 provided an exception limited to the personal use, to the owners of a personal copy and with the exclusion of the even indirectly commercial uses. No compensation was provided. Computer programs had been left out as existing provisions made under the Software Directive [34] already allow back-up copies of software [35]. Thus, the UK rendered legal what the society perceived as absolutely commonplace activities (facilitated by a large number of technologies whose essence is some form of copying).

    Let us analyse closer the then introduced section 28A (Personal copies for private use) of the CDPA [36], which constitutes the output of a process of consultation and debate with all the stakeholders involved that lasted nearly 3 years and saw the Government doing approximately 150 ad hoc meetings.

    To understand the provision, one can divide it into object, subject, and purpose.

    The non-infringing copy is a copy of the individual’s own copy of the work, or a personal copy of the work made by the individual. To qualify as “the individual’s own copy” the copy must have been lawfully [37] acquired by the individual on a permanent basis. The said basis includes a copy which has been purchased, obtained by way of a gift, or acquired by means of a download resulting from a purchase or a gift, and does not include a copy which has been borrowed, rented, broadcast or streamed, or a copy which has been obtained by means of a download enabling no more than temporary access to the copy.

    As regards the subject, copyright is infringed if an individual transfers a personal copy of the work to another person such as a family member (otherwise than on a private and temporary basis), except where the transfer is authorised by the copyright owner. Obviously, one can sell for instance the CD he has lawfully acquired (property prevails on copyright), but after the transfer they are not allowed any more to retain any personal copy and must therefore destroy them.

    The purpose is equally critical. The dealing is fair only for for the individual’s private use, and for ends which are neither directly nor indirectly commercial. This includes essentially the making of back-up copies, format-shifting, storage, including cloud storage [38].

    Lastly, two provisions are relevant insofar as they show that the private copy exception is expression of a public interest.

    On the one hand, under subsection subsec. 10 of sec. 28A “To the extent that a term of a contract purports to prevent or restrict the making of a copy which, by virtue of this section, would not infringe copyright, that term is unenforceable.” Freedom of contract, which is a cornerstone of liberal private law, [39] yields to the freedom of expression, because copying is recognising as a fundamental step of the creation process.

    On the other hand, section 296ZEA provides a remedy [40] for the case where an individual is prevented from making a personal copy of a copyright work, or is restricted in the number of personal copies of it which may be made, because of a restrictive measure applied by or on behalf of the copyright owner. The reference is to the TPMs [41]. In my opinion, TPMs and more generally the solutions of “enforcement by design” run counter the contextual and contingent nature of the law, which in copyright law expresses itself in the necessity to assess fairness case by case and striking a balance between the private and public interested involved.

    4. The new framework of exceptions and limitations in the UK.

    The Copyright and Rights in Performance (Personal Copies for Private Use) Regulations 2014 is one of the five instruments that have introduced the new framework of exceptions and limitations to copyright in the UK. Alongside the above analysed regulations, the Government has introduces regulations as to research, education, libraries and archives; [42] quotation, parody, and pastiche; [43] disability; [44] and public administration.[45] This constitutes the culmination of the process started thanks to the publication of Professor Ian Hargreaves’s independent report (so-called Hargreaves Review) [46], where it has been recognised that “Copyright exceptions are designed to allow uses of content that offer benefits deemed either more important than those delivered by the core aims of copyright and/or benefits that do not significantly detract from those aims.” [47] Professor Hargreaves recommendations have been accepted by the Government [48] which committed itself to extend it as far as possible within the confines of the EU copyright framework, moving from the assumption that “Where society (…) acknowledges in practice that the enforcement of rights is uneconomic or unreasonable, for example over private copying, these should ideally be taken out of scope of the IP system.” Following the “Consultation on proposals to change the UK'scopyright system” (closed in March 2012), further informal consultation, and the blessing of the Business, Innovation and Skills Committee and of the Regulatory Policy Committee, in December 2012 the Government published its final policy “Modernising Copyright: a modern, robust and flexible framework”. In a written ministerial statement, on 20.12.2012, the Secretary of State for Business, Innovation and Skills announced the Government’s intention to make changes to the copyright exceptions framework in order to achieve “strong, sustainable and balanced growth.” [49]

    The new framework is as follows. [50]

    Caricature, Parody or Pastiche. As bizarre as in may be, given the importance of the sense of humour in English society, until the 1.10.2014 in the UK it was illegal to deal with a copyright work for purposes of caricature, parody, or pastiche. Now it is legal, but only if the dealing is fair, therefore for instance use of a few lines of song for a parody sketch is likely to be considered fair, whereas use of a whole song is not. [51]

    Quotation. Before the newly enacted regulations, one could quote only for the purpose of criticism, review or news reporting. Not it is allowed to do it for any purpose as long as it is fair dealing.

    Research and private study. Institutions such as libraries and universities can offer access to sound recordings, films and broadcasts on the premises at electronic terminals, if purpose is not commercial and the copying is fair and reasonable (e.g. not a whole DVD).

    Text and data mining. Whether for non-commercial research, it is allowed to copy materials for the technical process of data mining, that is computer-based analysis of copyright material.

    Education and teaching. One can now make a more extensive use of materials in conjunction with educational licensing schemes; minor acts of copying for teaching purposes are legal.

    Archiving and preservation. Institutions such as libraries, archives, museums and galleries are able to make copies of all types of creative works in their collections, in order to preserve them.

    Public administration. Public bodies can share some third party copyright material online, such as material submitted by an individual or business for the purpose of maintaining a public register.

    Accessible formats for disabled people. Individuals can make a single copy of copyright works in accessible formats for the personal use of a disabled person. Charities can make multiple copies of copyright protected works for disabled people [52].

    As one can read in the Explanatory Memorandum, the Government has thus expanded the freedoms in copyright law for a variety of economically and socially valuable purposes. The changes, however, contain safeguards “to ensure that a reasonable balance is maintained between the interests of creators, owners, performers, consumers and users of copyright works.”[53]

    5. The unnecessary compensation and pricing-in theory: empirical evidence.

    I have mentioned that no ad hoc compensation scheme was provided by the private copy regulations. The Hargreaves Review – on which there has been a triennial consultation – pointed out that the UK has a thriving market for personal media devices which rely on private copying and that there is no economic argument for adding an extra charge to these devices in order to authorise reasonable private acts which are part of the normal use of devices. In fact, whereas there is no evidence of harm to rights holders done by this kind of private copying in the normal course of using digital equipment to play works, “There is considerable evidence of overall public benefits from consumer use.”[54] As rights holders are well aware of consumers’ behaviour the benefit of being able to copy “is already factored into the price that rights holders are charging.” [55]

    During the consultation, the copyright owners were the only ones to feel “that a private copying exception of any type or scope would cause them unreasonable harm (…) the Government should therefore apply a levy, licence or tax to copying devices in order to compensate for this harm.”[56] In fact, the Government was convinced that the private copy exception “causes minimal or no harm to copyright owners” [57] inasmuch as the exception was limited to people who already owned a lawful copy of a work (which meant that the ability to make personal copies can be factored in at the point of sale).

    There is empirical evidence of this phenomenon [58]. Indeed when music downloads that could be copied freely for personal non-commercial use were first introduced they were sold at higher prices than the DRM-protected equivalents.[59] And also after the dropping of the DRM-free download prices to the same price as DRM-protected copies, still more units were sold. An IPO commissioned independent research [60] based on a comparison of prices of copies of different media sold under different usage restrictions. This research appears to confirm that pricing-in is possible, and is taking place. Another approach is to look at impacts on consumer demand and sales of copies. Without format shifting, it is becoming increasingly difficult to play CDs on portable devices, as MP3 players and mobile phones are widespread, and demand for portable CD players declines. This suggests that many people buying CDs do so with the expectation that they will format shift in order to play their CDs on a portable device, and that sales of CDs (and prices) would be lower if they could not do this. Another way to examine the consistency of the pricing-in theory is to compare the price of an average digital download album and the price of an average CD album: average CD prices are higher than MP3 download prices, not only because the manufacturing costs are higher, but also because CD copying is widely considered to reasonable and takes place regardless of copyright. Therefore, the value of being able to make private copies from CDs is likely to already be factored into the market.

    Consequently, the Government took the stand that

    levies or other compensation are neither required nor desirable in the context of a narrow provision that causes minimal harm. Levies are an unnecessary and inefficient tax on consumers. They are unfair to consumers in that they are payable regardless of the use to which a levied device (for example a hard disk) is put and regardless of whether a user has already paid for the copies they store on a device. Furthermore, particularly in the current economic climate, it is not right to extract more money from the pockets of hard pressed consumers.” [61]

    Similar considerations apply to cloud storage, given the technology neutrality principle. The Government notes that the removal of the ability of copyright owners to license certain types of cloud storage would not cause them a significant loss of income, because

    All or most cloud services that currently exist in the market and are licensed by rights holders will still require licences following introduction of the exception. Any loss of licensing income is therefore unlikely to be significant” [62]

    Moreover, this removal would reduce barriers to entry and enhance competition in this market, supporting technological innovation and economic growth.

    6. British Academy of Songwriters, Composers and Authors and others, R (On the Application Of) v Secretary of State for Business, Innovation and Skills.

    Notwithstanding the long process of consultation and all the empirical evidence gathered, the British Academy of Songwriters, Composers and Authors (BASCA), the Musicians' Union, and UK Music still found that this narrow [63] exception harmed their interests; therefore, they brought an application for judicial review and surprisingly succeeded. More precisely, on 19.6.2015 the High Court of Justice ruled only one issue (the fourth) in favour of the claimants, [64] that was

    The submission that the decision was flawed because the evidence relied upon to justify the conclusion about harm was inadequate/manifestly inadequate: This submission focuses upon the Secretary of State’s conclusion that the exception would lead to minimal or zero harm when the evidence relied upon does not support that conclusion”

    At to this issue, Mr Justice Green decides in favour of the claimants

    “because the conclusions and inferences which have been drawn from the evidence the Secretary of State has relied upon are simply not warranted or justified by that evidence. This is a conclusion I would arrive at on the basis of any test for judicial review; it is not as such dependent upon the review being intensive or merits based”

    Being the parties’ submissions the following step, Mr Justice Green clarifies that the judgement does not necessarily result in section 28A CDPA being struck down.

    It is, in theory, possible for the Secretary of State to re-investigate the issue in order to address the evidential gap which now prevails. If he does this then one possible outcome would be that the gap that I have identified is plugged and the present decision becomes justified. Another outcome might be that following further investigation the gap in the evidence remains un-plugged in which case the Secretary of State could either repeal section 28B or introduce a compensation scheme. A third possibility is that the Secretary of State simply decides to introduce a compensation scheme without more.”

    Before analysing the conclusions after the parties’ submissions, let us touch on the reasoning as to the fourth issue.

    Now, it is true that the defendant’s discretion in drawing conclusions from the evidence gathered is someway fettered by the fact that he is only permitted to avoid the introduction of a compensation scheme if the harm caused by the introduction of the copyright exception is de minimisor zero. But if one reads Mr Justice Green’s judgement, they may have the impression that the judge would not accept the no harm claim if the pricing-in practice was not proved and effective beyond a shadow of a doubt, thus mixing different issues. Indeed, he states that

    It is therefore no answer to this question to say that economic common sense suggests that “to some extent” pricing-in will obviate harm. That perfectly sensible conclusion might go some way to answering the requisite legal question but it does not go all the way. For example, if “to some extent” means that 60% of harm is obviated by pricing-in then unless the residual 40% can be treated in law as de minimis then economic intuition is not enough.”

    It looks like Mr Justice Green has already come to a decision when he dismisses the empirical evidence as to the higher price of non-DRM downloads as a mere ‘incident’, but, as to other empirical data, it is nevertheless true that the Government might have moved from a sounder evidence. For instance, the Secretary of State had pointed out “one approach to research could be to examine the impact on consumer demand and sales of copies,” however, no such survey had ever been commissioned. At the same time, I do not find that the High Court’s assumption that from 1.10.2014 on “upon countless occasions, no doubt running into many millions, natural and legal persons performed acts of copying which were lawful under the law as it then stood” is based on sufficient evidence.

    On 17.7.2015, the High Court of Justice has addressed the issues arising out of the judgment handed down on 19.6.2015.[65] As said above, the Secretary of State could have shielded the private copy regulations by reinforcing the underlying evidence or by introducing a compensation scheme. On the contrary, they have decided not to decide and, despite the three-year-long consultation process, “take time to reflect before making any further decisions”.

    Therefore, in principle [66] Mr Justice Green could not do anything but quashing the private copy regulations prospectively [67], because there had been “defect in the process by which evidence was collected and evaluated during the consultation process leading up to the adoption of the Regulations.” Consequently, the Secretary of State “will now take the opportunity to reflect further and in due course take a view as to whether […] a new private copying exception should be introduced”. It is not clear why they welcome the guidance that the Court has provided as to the scope and nature of the factual enquiries which are necessary, but then they want to reflect as to “whether, and in what form, any further factual enquiries should be carried out.” Moreover, if the Government had defended the private copy exception, this would have been an ideal occasion to refer to the Court of Justice to clarify the concept of harm. Unfortunately, “Given that the Secretary of State submits that a quashing order is appropriate at this stage, there is no necessity for a reference to the CJEU.” [68]

    7. The future: Bernard of Chartres, a value-driven view on the private copy exception and a purpose-oriented interpretation of copyright.

    The reasoning of the judge is so that one can expect a different decision in the future, as he does not deny the validity of the inferences, he questions the solidity of the evidence itself, which we wish the Government will better gather in order to put an end to the unfortunate predicament where the UK is the only Member State not having the most important of the exceptions to copyright.

    I expect that a new narrow private copy exception will be reintroduced. This time it will be accompanied by a compensation scheme, not because it is really necessary, but due to the lobbying of the stakeholders involved and as the Court of Justice has shown to be prone to favour the property reasons in the balance with freedom of expression and information. In fact, as one can read in Martin Luksan v Petrus van der Let, [69] with reference to the private copy exception, European Union law must be interpreted as meaning that the right holder (in this case the principal director of cinematographic work) “must be entitled, by operation of law, directly and originally, to the right to the fair compensation”.

    A reference to the Court of Justice might still be useful and it is not in the least prevented by the BASCA judgement. In fact, “Nothing that [the High Court has] said in this ruling should be taken as an indication as to the decision that a future Court might make upon an application by the Claimants (or others) for a reference in the future.”

    It ought to be noted that a system of right holder remuneration is not necessary under EU law (the High Court applied English Common Law). In the so-called Amazon case [70], the Court of Justice has clarified Member States enjoy a good degree of discretion over compensation systems, as long as a fair balance is struck between rights holders and users of the exception. If a compensation is introduced, its purpose is to recompense the harm suffered by authors (Padawan case) [71].

    If one analyses in vitroarticle 5(2)k of the Infosoc Directive, they might get the wrong impression that a compensation is necessary. A contextual and systematic interpretation of the directive, however, suggests a different scenario. In fact, under recital 35 no compensation must be provided if the prejudice to the right holder would be minimal and, as recently stated in the Copydan Båndkopi case, [72] the Member States have ample discretion to decide where the threshold lies below which prejudice or harm might be classified as “minimal”. In addition, one should wish that the UK would inspire itself to the virtuous models of Malta, Cyprus and Luxemburg that treat private copying as de minimisharm. Ideally, the new private copy exception should not be limited to the individual’s use, thus conforming to the vast majority of Member States’ policies that introduced an exception, which was generally stretched beyond personal private copying and covered, for instance, copying to family and friends and by way of gifts.

    Systematic interpretation today means also to place the normative text in the international context, which confirms [73] how much public interest and balance are important in copyright law. It is not a case that the Agreement on Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights (TRIPS) itself, which is not the most public-spirited existing treaty, makes clear that

    The protection and enforcement of intellectual property rights should contribute to the promotion of technological innovation and to the transfer and dissemination of technology, to the mutual advantage of producers and users of technological knowledge and in a manner conducive to social and economic welfare, and to a balance of rights and obligations” (art. 7)

    The conscience of the ends of copyright is present also in the Infosoc directive, whose goal is to comply “with the fundamental principles of law and especially of property, including intellectual property, and freedom of expression and the public interest” (rec. 3) and to “promote learning and culture by protecting works, while permitting exceptions or limitations in the public interest” (rec. 14)

    The US case law can teach us something in this respect. I have already cited the Campbell v. Acuff-Rose Music, Inc.case. The Supreme Court considered a commercial parody involving substantive copying as ‘fair,’ because exceptions to copyright “have to work [their] way through the relevant factors, and be judged case by case, in light of the ends of the copyright law.” The ends of the copyright law, useless to say, are creativity, innovation, and freedom of expression. Now, it is true that the WTO has always sponsored a step-by-step right holders-favourable application of the three-step test, but nothing in European law prohibits an overall purpose-oriented interpretation of copyright and of its exceptions.

    To conclude, I do not believe that historically copyright was the only way to promote culture and innovation. General public domain system might have served better this goals. Nonetheless, the advocates of intellectual property have always used these noble ends to justify proprietary protection of immaterial products. They must be consistent now. If the ends of copyright are the promotion of culture, free speech, and innovation, then “the law of copyright must allow prospective authors to ‘stand on the shoulders of giants’ and freely engage in transformative uses. Private copying is an essential first step in this process of follow-on creation” [74].

    The vivid image attributed to Isaac Newton, but coined by the French Neo-Platonist philosopher Bernard of Chartres, conveys the idea that the Moderns are dwarves perched on the shoulders of the Ancients, and thus they are able to see more and further. [75] We have to remember that the better vision we have today does not depend (only) on the acuteness of our sight, but it is because we are elevated by the ideas that have been developed before us, which also were the result of some sort of copying. In this sense it is correct albeit provocative to say that intellectual property is a theft.[76] This concepts exports the phrase “la propriété c’est le vol” (attributed to Proudhon, rooted in Brissot’s thought [77]) to a realm where one does not have to be an anarchist or a Girondist to do such a claim.

    In conclusion, I support the reintroduction of the private copy exception, possibly in a less narrow fashion, and I am confident the expectations will be fulfilled because: i. the judge did not rule on the actual compatibility of UK exception for personal copies for private use with EU law; ii. The High Court decided the majority of the issues of the BASCA case in favour of the Secretary State; iii. The ‘no harm’ inference from the evidence gathered has not been questioned; iv. The UK is the only Member State that does not have such an exception; v. Most Member States have a private copy exception not limited to the personal use; vi. European case law allows the Member States considerable room for discretion in assessing the de minimisregime while introducing copyright exceptions; vii. The fact that the majority of European cases on exceptions and limitations to copyright regard the private copy, jointly interpreted with the point iv, can be interpreted as a sign of the importance of this exception; viii. Copyright exceptions are the expression of the very nature of copyright and of its goals; ix. Copying is essential for the creative process; x. Copying is commonplace and regarded as legal not only by jailbirds, but by reasonable and honest people.

    One obstacle to the future process can be the legal hysteresis, which in the UK is not only given to the natural greater rapidity in the development of technologies if compared to the making of the laws. In the UK, a three-year-long consultation and evidence-collection process is not sufficient to introduce an exception which exists in all the Member States (by the by with a broader scope) and which reflects a commonplace activity regarded as legal (or at least as normal) by most respectable people. A misconception of democracy may worsen hysteresis and jeopardise democracy itself, which should be first of all about empowering people and being sensitive to the needs arising from society.

    Note

    [*] Il presente contributo è stato preventivamente sottoposto a referaggio anonimo affidato ad un componente del Comitato di Referee secondo il Regolamento adottato da questa Rivista.

    [1]On 17.7.2015 British Academy of Songwriters, Composers and Authors and others, R (On the Application Of) v Secretary of State for Business, Innovation and Skills, [2015] EWHC 2041 (Admin), hereafter also ‘the second hearing’, has addressed the issues arising out of the judgment handed down on 19th June 2015 ([2015] EWHC 1723 (Admin)) (‘the Judgment’), where Mr Justice Green found that in principle the application for judicial review succeeded. Other claimants were Musicians’ Union and UK Music 2009 Limited, whilst The Incorporated Society of Musicians was an intervener.

    [2]Namely in G. Noto La Diega, Cloud computing e protezione dei dati nel web 3.0, in “Giustiziacivile.com, 5-4-2014, 13 and in G. Noto La Diega, Gigli e solitudine, forthcoming.

    [3]On some of these aspects, see M. Faliva-E. Venini, Lezioni di metodi quantitativi per le decisioni economiche, Milano, 2000, 68 s. It is noteworthy specifying that the application of the said concept to these new fields has sometimes led to a radical change in the meaning of ‘hysteresis’. For instance, in cytology protoplasmic hysteresis is the dehydration of the propoplasmic colloid, with subsequent reduction of colloidal dispersion.

    [4]Cf. G. Gallini-G. Satta, Incontri etnografici: processi cognitivi e relazionali nella ricerca sul campo, Roma, 2007, 170, nt. 16

    [5]One ought to remember that R.Pardolesi, «Software», «property rights» e diritto d’autore: il ritorno dal paese delle meraviglie, in Foro it., 1987, 3, II, 300, was the first to apply hysteresis to the law, but the Author understood it as the sluggishness in the production of international rules. The situation may vary from country to country. For instance, in the Netherlands the Auteurswet (Copyright Act) is written in generally technology-independent language, therefore according to part of the Dutch legal literature the innovations have never led to a crisis of auteursrecht (cf. S. Nas, The Netherlands,in Implementing the EU Infosoc Directive,Foundation for Information Policy Research, 2003, 97, http://www.fipr.org/copyright/guide/eucd-guide.pdf ).

    [6]See also N. Kim, Two Alternate Visions of Contract Law in 2025 (2014). Faculty Scholarship. Paper 83, http://scholarlycommons.law.cwsl.edu/fs/83 , 313, “can marketers use information obtained through these smart devices (that you take long showers, use scented creams, or cheat on your spouse) to sell you things? The technology to collect this information will be available before legislation exists to govern its use”.

    [7]Garante per la protezione dei dati personali, La protezione dei dati nel cambiamento. Big data Trasparenza Sorveglianza, Relazione annuale, 2013, available at http://194.242.234.211/documents/10160/0/Relazione+annuale+2013.pdf.

    [8]It is ‘ormai indifferibile [...] la revisione delle misure minime di sicurezza contenute nel disciplinare tecnico allegato B al Codice, in ragione dell’obsolescenza di molte disposizioni (pensate ormai più di dieci anni fa) e del mutato contesto tecnologico di riferimento, con l’esigenza crescente di proteggere il dato non solo staticamente, allorché è memorizzato all’interno di una banca dati, ma, ancor di più, in tutte le occasioni (sempre più frequenti) in cui lo stesso è oggetto di trasferimenti per mezzo delle reti di comunicazione o di accesso da parte di postazioni remote” (Garante, La protezione dei dati in cambiamento,164).

    [9]Directive 2011/83/EU of the European Parliament and of the Council of 25 October 2011 on consumer rights, amending Council Directive 93/13/EEC and Directive 1999/44/EC of the European Parliament and of the Council and repealing Council Directive 85/577/EEC and Directive 97/7/EC of the European Parliament and of the Council.

    [10]Recitals 19 and 23 CRD.

    [11]It may be a surprise to read that the telephone is taken into account essentially as a means for the conclusion of distance contracts (see, e.g., article 8 CRD).

    [12]In G. Noto La Diega-J. Singh, A Use-Case Multidisciplinary Study on the Internet of Things, forthcoming, we show how the CRD can be also read as apt for the Internet of Things, whereby, for instances, defines ‘sales contracts’ as ‘any contract under which the trader transfers or undertakes to transfer the ownership of goods to the consumer and the consumer pays or undertakes to pay the price thereof, including any contract having as its object both goods and services’ (article 2(5).

    [13]W.K. Hon-C. Millard-I. Walden, Negotiated Contracts for CloudServices, in Cloud computing law,ed. by C. Millard, Oxford, 2013, 105.

    [14]W.K. Hon-C. Millard-G. Noto La Diega, Twenty EU Legal Considerations for Clouds of Things, forthcoming.

    [15]Cf. in general O. Whitcroft, Technology contracts: Creative Relationships Require Creative Agreements,in Computers & Law, 25, VI, February/March 2015, 13.

    [16]For a range of possible meanings of ‘private ordering’ s., for example D. Castle (ed.), The Role of Intellectual Property Rights in Biotechnology Innovation, Edward Elgar, Cheltenham, 2009, 312, especially notes 42-44.

    [17]See more broadly G. Noto La Diega-I. Walden, Contracting and regulating for the ‘Internet of Things’. Looking into the Nest, forthcoming.

    [18]The reference is clearly to Frank H. Easterbrook, Cyberspace and the Law of the Horse, in 1996 U Chi Legal F207. This is not the place to take a stand as to this debate, but my impression is that horses are not like technology, at least inasmuch as the animals are prerogative of the rich, whereas technology is ubiquitous. For instance, Ericsson predicts that in Sub-Saharan Africa the number of mobile subscriptions will rise to 930 million by 2019, almost one per African (Sub-Saharan Africa. Ericsson Mobility Report Appendix,June 2014, http://www.ericsson.com/res/docs/2014/emr-june2014-regional-appendices-ssa.pdf ).

    [19]There is also a mandatory exception. In fact, “The exclusive right of reproduction should be subject to an exception to allow certain acts of temporary reproduction, which are transient or incidental reproductions, forming an integral and essential part of a technological process and carried out for the sole purpose of enabling either efficient transmission in a network between third parties by an intermediary, or a lawful use of a work or other subject-matter to be made.” (Recital 33). Cf. CJEU, 4th ch., 5.6.2014, C-360/13, Public Relations Consultants Association Ltd v Newspaper Licensing Agency Ltd and Others, not yet published.

    [20]As to private copy for commercial use it is noteworthy the French case law regarding blank tapes. See e.g.  Cour de Cassation, 4.1.1994, Techni Import Professionnel v Société pour la Rémunération de la Copie Privée Sonore (Sorecop), [1995] E.C.C. 393. For another example of the typically proprietary French approach see Tribunal de Grande Instance de Paris, 22.4.2004, UFC-Que Choisir v Les Films Alain Sarde, unreported, in matter of technical protection measures (TPM) of DVDs.

    [21]Cour d’Appel de Paris (4e chamber B), 22.4.2005, Perquin et UFC Que Choisir c. SA Films Alain Sarde, Sté Universal Pictures video France et al. (so-called DVD II). On the final judgement of the Cour de Cassation, see e.g. France: right to private copy must yield to DRMs, Supreme Court rules, in W.C.R.R. 2006, 1(4), 19.

    [22]CRA, Assessing the economic impact of adopting certain limitations and exceptions to copyright and related rights in the EU. Analysis of specific policy options, Prepared for DG Markt by J. Boulanger et al., May 2014, 87, fn136, http://ec.europa.eu/internal_market/copyright/docs/studies/140623-limitations-economic-impacts-study_en.pdf . In particular, the United Kingdom, Ireland, Malta, Cyprus, Luxembourg, Estonia and Spain do not implement levies.G. Pryor-C. Barnett, UK private copying exception quashed following challenge, in E-Commerce & Law, August 2015, 8, http://e-comlaw.com/e-commerce-law-and-policy/article_template.asp?ID=2372 and E. Rosati,Lack of fair compensation requirement in UK private copying exception not supported by sufficient evidence, High Court rules, in The IP Kat, 19.6.2014, http://ipkitten.blogspot.co.uk/2015/06/lack-of-fair-compensation-requirement.html report the same datum.

    [23]For instance, article 71-septies of the legge n. 633/1941(the Italian copyright law) provides that a part of the price of the recording devices (so-called equo compenso) goes to the SIAE, the Italian collective rights management society. As reported in the judgement BASCA, when the Member States impose levy schemes, they have in the main been introduced by way of the imposition of a levy charged on consumers of blank media (CDs, DVDs, Blu-Ray discs, etc.) and equipment (MP3 players, printers, PCs, etc.). The levies were structured differently but in the main, followed two principal routes. First, the imposition of a charge based upon a percentage of the manufacturing or import price implying that the harm sustained by right holders was a function of the price of the media or device. Secondly, a charge which increased with the memory capacity of the products upon the assumption that the greater the memory or storage capacity the greater the potential for private copying. Revenues collected were then distributed to right holders via collecting societies albeit that the manner of re-distribution varied greatly.

    [24]I. Brown-N. Bohm, UK, in Implementing the EU Infosoc Directive (5), 121.

    [25]However, see the Copyright (Visually Impaired Persons) Act 2002.

    [26]Brown-Bohm (16), 121.

    [27]Brown-Bohm (16), 122.

    [28]Cf. Sony Music Entertainment (UK) Ltd v. EasyInternetcafé Ltd, [2003] EWHC 62 regarding commercial services allowing customers to download sound recordings on publicly accessible terminals and to have the café employees burn those files to CDRs. I imagine that this is the reason because the explanatory memorandum to the private copy regulations read “These Regulations amend the way in which this exception is

    implemented in the UK.”

    [29]G. Westkamp, The Implementation of Directive 2001/29/EC in the Member States, Study commissioned by the European Commission’s Internal Market Directorate-General, February 2007, 17, http://ec.europa.eu/internal_market/copyright/docs/studies/infosoc-study-annex_en.pdf .

    [30]E.g. under art. 23 of the Prawo autorskie (ustawa z 4 lutego 1994 r. tekst jednolity z 2006 r.), the Polish copyright law, “Bez zezwolenia twórcy wolno nieodpłatnie korzystać z już rozpowszechnionego utworu w zakresie własnego użytku osobistego” (It shall be permitted to use free of charge the work, which has been already disseminated for purposes of private use without the permission of the author).

    [31]CJEU, 4th ch., 5.3.2015, C-463/12, Copydan Båndkopi v Nokia Danmark A/S, not yet reported; CJEU, 4th ch., 10-4-2014, C-435/12, ACI Adam BV and others v. Stichting de Thuiskopie e Stichting Onderhandelingen Thuiskopie vergoeding, not yet reported; CJEU, 2nd ch., 11.7.2013,C-521/11,Amazon.com International Sales Inc. and o. v Austro-Mechana Gesellschaft zur Wahrnehmung mechanisch-musikalischer Urheberrechte Gesellschaft mbH, inEuropean Court Reports2013 -00000; CJEU, 4th ch., 27.6.2013, C457/11-C460/11, Verwertungsgesellschaft Wort (VG Wort) v Kyocera and o., Canon Deutschland GmbH and o. v Verwertungsgesellschaft Wort, in European Court Reports2013 -00000;CJEU, 3rd ch., 9.2.2012, C‑277/10, Martin Luksan v Petrus van der Let, inEuropean Court Reports2012-00000; CJEU, 3rd ch., 16.6.2011,C-462/09,Stichting de Thuiskopie v Opus Supplies Deutschland GmbH and o., in European Court Reports2011 I-05331; CJEU, 3rd ch., 21.10.2010,C-467/08, Padawan SL v Sociedad General de Autores y Editores de España (SGAE), in European Court Reports2010 I-10055.

    [32]A. Vitorino, Recommendations resulting from the Mediation on private copying and reprography levies, Brussels, 31.1.2013, http://ec.europa.eu/internal_market/copyright/docs/levy_reform/130131_levies-vitorino-recommendations_en.pdf . As remembered recently byMr Advocate General Cruz Villalón in its opinion on the Copydan Båndkopi v Nokia Danmark A/Sdelivered on 18.6.2014,at the invitation of the Commission, which had announced in its communication of 24 May 2011, entitled A Single Market for Intellectual Property Rights — Boosting creativity and innovation to provide economic growth, high quality jobs and first class products and services in Europe[COM(2011) 287 final, paragraph 3.3.4), its intention to appoint a high level independent mediator tasked with bringing the main players to an agreement on certain aspects of the private copying levy, Mr António Vitorino put forward recommendations, including one specifically on this point. The first of his recommendations proposes clear acceptance that reproduction for private purposes of works acquired in the context of on-line services, and therefore under right holders’ licences, do not cause any harm to the right holders and therefore do not require any compensation in the form of a private copying levy. On 17.7.2013, Mr Barnier on behalf of the Commission reported that Mr Vitorino’s findings had been discussed with the Member States at the Competitiveness Council on 29 May 2013, but he professed that “Notwithstanding that Mr Vitorino's Recommendations are not meant to be endorsed as such by the College, the Commission will now assess to what extent some of them could be addressed at national level, including in a coordinated way, and whether some could require specific action at EU level.”

    [33]For instance, Germany has introduced the Vervielfältigungen zum privaten und sonstigen eigenen Gebrauch in 1965 (as a result of GEMA v. Grundig 1 ZR 8/54, 17 BGHZ 266 [1955] GRUR 492, s.  § 53 Abs. 1-3 of the Urheberrechtsgesetz)and the Auteurswet provides the private copy exception since 1993. Recently, CJEU, 4th ch., 10-4-2014, C-435/12 (note…) ruled that Article 5(2)(b) of the Infosoc Directive does not apply to private copying from an illegal source (cf. J. Kirwin, Netherlands: copyrights - CJEU strikes down Dutch law allowing illegal downloading via private copy tax, in W.I.P.R. 2014, 28(5), 15-16). In the Netherlands, a private copy levies covered both copying from a legal, as well as from an illegal source. Consequently on 28.10.2014, the Minister van Veiligheid en Justitie, while extending the private copy levy system untile 1.1.2018, has lowered the levy by 30% (Besluit van 28 oktober 2014, houdende wijziging van het Besluit van 23 oktober 2012 totaanwijzing van de voorwerpen, bedoeld in artikel 16c van de Auteurswet, en tot vaststelling van nadere regels over de hoogte en de verschuldigdheid van de vergoeding, bedoeld in artikel 16c van de Auteurswet). In the case law see FTD BV v Eyeworks Film & TV Drama BV, [2011] E.C.D.R. 7, where the Gerechtshof (Den Haag), moving from the consideration that Dutch parliamentary records showed that the government intended the private home copying defence to be applicable where there was downloading from both legal and illegal sources (since the user could not be asked to judge whether the original source was authorised or not), concluded that “The interests of the rights holders were not therefore unreasonably harmed, and that complied with the three-step test and thus the requirements of art.5 (…) Accordingly, the provision (…) of intermediary services which were used for the purposes of downloading from illegal sources, as well as the (structural) facilitating or encouraging of that downloading, was not forbidden or unlawful under Dutch copyright law.”

    [34]Directive 2009/24/EC of the European Parliament and of the Council of 23.4.2009 on the legal protection of computer programs (see especially article 5).

    [35]The 8th of The Copyright (Computer Programs) Regulations 1992 inserted section 50A in the CDPA, whereby “(1) It is not an infringement of copyright for a lawful user of a copy of a computer program to make any back up copy of it which it is necessary for him to have for the purposes of his lawful use. (2) For the purposes of this section and sections 50B and 50C a person is a lawful user of a computer program if (whether under a licence to do any acts restricted by the copyright in the program or otherwise), he has a right to use the program. (3) Where an act is permitted under this section, it is irrelevant whether or not there exists any term or condition in an agreement which purports to prohibit or restrict the act (such terms being, by virtue of section 296A, void).” The provision is complemented by section 50C whereby “ It is not an infringement of copyright for a lawful user of a copy of a computer program to copy or adapt it, provided that the copying or adapting— (a) is necessary for his lawful use; and (b) is not prohibited under any term or condition of an agreement regulating the circumstances in which his use is lawful.”

    [36]The Regulations have inserted as well paragraph 1B in Schedule 2, and it concerns “Personal copies of recordings for private use”. It has not any notable difference from section 28A, therefore it will not be covered in this work.

    [37]The section indicates “not an infringing copy” as a condition separate by the lawful acquisition, but I believe that if it is an infringing copy it cannot be properly considered lawful. Moreover, the copy must not have been made under any other provision, which permits the making of a copy without infringing copyright.

    [38]In my understanding, the phrase “in an electronic storage area accessed by means of the internet or similar means which is accessible only by the individual” can be interpreted as referring to cloud computing (even though the restriction to accessibility does not fit the multi-tenancy characteristic of the cloud. As to “the person responsible for the storage area”, it could refer to the cloud provider. My impression is corroborated by “Modernising Copyright: a modern, robust and flexible framework” (http://webarchive.nationalarchives.gov.uk/20140603093549/http://www.ipo.gov.uk/response-2011-copyright-final.pdf ): “The Government proposed a technology-neutral private copying exception which would include remote private storage of copies (including private “cloud” storage). Technology neutrality is likely to be increasingly important to consumers and technology providers as the use of cloud services and remote storage becomes more common.” This will cover cloud storage services such as, say, Dropbox, Google Drive, and OneDrive, but not other kinds of cloud services like Spotify or Apple Music; providers of these services will continue to require appropriate licences from copyright owners.

    [39]It is true, however, that freedom of contract is not what it used to be at the time of Printing and Numerical Registering Co v Sampson (1875) 19 Eq 462. At least since the late 20th century, the judges “still had before them the idol, ‘freedom of contract.’ They still knelt down and worshipped it, but they concealed under their cloaks a secret weapon. They used it to stab the idol in the back. This weapon was called ‘the true construction of the contract’." (George Mitchell (Chesterhall) Ltd v Finney Lock Seeds Ltd  [1983] 2 AC 803)

    [40]The remedy itself has to be balanced with the right of the copyright owner to adopt adequate measures limiting the number of copies which may be made.

    [41]The provision itself describes this restrictive measures as “any technology, device or component designed, in the normal course of its operation, to protect the rights of copyright owners, which has the effect of preventing a copyright work from being copied (in whole or in part) or restricting the number of copies which may be made.”

    [42]The Copyright and Rights in Performances (Research, Education, Libraries and Archives) Regulations 2014 came into force on 1.6.2014. It amends sec. 28, inserts sec. 29A, 40B and par. 1C-1D, 6C-6H in sched. 2, substitutes sec. 32, 35, 36, 41-43, 61(3) to (6), 75 and par. 4, 6, 21 of sched. 2.

    [43]The Copyright and Rights in Performances (Quotation and Parody) Regulations 2014, into force since 1.10.2014, following 5(3)k Infosoc inserted sec. 30A CDPA and sched. 2, par. 2A.

    [44]The Copyright and Rights in Performances (Disability) Regulations 2014 was made on 19.5.2014 and came into force on 1.6.2014. It substitutes sec. 31A, 31B, 31F CDPA and inserts par. 3A-3E in sched. 2.

    [45]The Copyright (Public Administration) Regulations 2014 came into force on 1.6.2014 and substituted sec. 47(2) and (3), 48(2) and (3) CDPA, while revoking sec. 118A of the Patents Act 1977.

    [46]I. Hargreaves, Digital Opportunity: an Independent Review of Intellectual Property and Growth, May 2011; it makes recommendations about how the national and international intellectual property system can best work to promote innovation and growth.. The full report is available at https://www.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/32563/ipreview-finalreport.pdf .

    [47]Hargreaves (note 46), 42, italics added.

    [48]The Government Response to the Hargreaves Review of Intellectual Property and Growth, 3.8.2011. The full response is available at https://www.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/32448/11-1199-government-response-to-hargreaves-review.pdf .

    [49] http://mcn.edu/pipermail/mcn-l/2012-December/006228.html 

    [50]There are other exceptions and limitations which are left untouched by the 2014 reform. See e.g. temporary copies and incidental inclusion.

    [51]The fair use doctrine of the US is wider and more favourable to the public interest. In Campbell v. Acuff-Rose Music, Inc.(1994), for instance, the Supreme Court recognised that the parody qualified as "fair use” even though the purpose was commercial and the copying regarded the heart of the previous work (the hip-hop group 2 Live Crew had parodied Roy Orbison’s ”Oh, Pretty Woman”).

    [52]This overview owes much to https://www.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/448269/Exceptions_to_copyright_-_An_Overview.pdf , where the reader can find further details and precisions, which here were unnecessary. I will not cover the exceptions and limitations that have not been touched, such as the incidental inclusion.

    [53]One could infer from the wording that the balance occurs merely between private interests. At a closer look, however, one recognises many public interests epitomised by the named stakeholders. Yet the linguistic choice is a sign of commonplace approach to copyright in the UK.

    [54]Hargreaves (note…), 48.

    [55]Hargreaves (note…), 49.

    [56]Modernising Copyright (note…), 22 (annex A).

    [57]Modernising Copyright (note…), 23.

    [58]See pages 16-18 of the Impact Assessment.

    [59]EMI takes locks off music tracks, 2.4.2007, http://news.bbc.co.uk/1/hi/technology/6516189.stm .

    [60]Intellectual Property Office, Private copying, edited by R. Camerani et al., March 2013, https://www.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/309681/ipresearch-private-150313.pdf .

    [61]Modernising Copyright (note…), 24.

    [62]Modernising Copyright (note…), 24.

    [63]As recognised in the judgement BASCA, the power under the Directive allowed Member States to introduce exceptions of variable scope; for instance in principle it would allow Member States to create an exception to copyright covering a purchaser of a digital download who copied it to a friend or a family member.

    [64]It was not a success across the board. In fact, in relation to the substantive issues (i.e. II-VI) the judge has decided Issues II, III, V, and VI in favour of the Secretary of State. These issues between were as follows. Issue II: The meaning of “harm”: This is relevant to the identification of that for which compensation is due under Article 5(2)(b). The Claimants submit that the Secretary of State misunderstood the concept and accordingly misapplied Article 5(2)(b).Issue III: The alleged irrationality and/or inapplicability of the pricing-in principle: The Claimants submit that the pricing-in economic principle is irrational, illogical and inapplicable. Pricing-in cannot properly exist in the absence of an ability to price discriminate which ability does not exist in the affected music, publishing and film sectors. Issue V: Whether the Secretary of State predetermined the outcome of the consultation: The Claimants contend that the Secretary of State was so firmly committed to introducing an exception without a compensation scheme that his “pre-disposition” in truth was a “predetermination” which, in law, was unlawful. Issue VI: Does the introduction of Section 28B constitute unlawful State aid within the meaning of Article 107 TFEU, which was not notified to the Commission under Article 108(3) TFEU and so is unlawful: The impact assessments record that the new exception will confer a benefit worth about £258 million over ten years on technology providers. It is submitted that this amounts to unnotified illegal aid granted “through State resources” contrary to Articles 107 and 108 TFEU.

    [65]In the second hearing the issues are whether the Copyright and Rights in Performance (Personal Copies for Private Use) Regulations 2014 ought to be quashed (and if so, whether ex nuncor ex tunc); whether a reference ought to be made to the Court of Justice in relation to the concept of ‘harm’; the costs.

    [66]Cf. R(ICI Plc) v Attorney General[1987] 1 CMLR 72 (CA). At paragraph [112] Lord Oliver stated: “It must be wrong in principle, when a litigant has succeeded in making good his case and has done nothing to disentitle himself to relief, to deny him any remedy, unless, at any rate, there are extremely strong reasons in public policy for doing so.” According to me, in the BASCA case there were strong public policy reasons not to quash the regulations, given the importance of the private exceptions in pursuing the ends themselves of copyright, but it is clear that this view is not shared by Mr Justice Green.

    [67]The High Court declines to make any ruling as to whether or not the Regulations are void ex tunc. It will be for a defendant in future proceedings to explore and raise this issue, including whether the effect of the fact that they relied at the time upon Section 28B creates some species of estoppel, legitimate expectation or fair use defence in private law and whether, if such exists, this goes to the cause of action or the remedy or both.

    [68]The High Court, thus, does not want “to create what is in effect a forensic sword of Damocles to be dangled over the head of the Secretary of State.”

    [69]CJEU, 3rd ch.,9.2.2012, C‑277/10 (note 31).

    [70]CJEU, 2nd ch., 11.7.2013,C-521/11 (note 31).

    [71] CJEU, 3rd ch., 21.10.2010,C-467/08 (note 31).

    [72]CJEU, 4th ch., 5.3.2015, C-463/12 (note 31).

    [73]Cf., e.g., Ashdown v Telegraph Group Ltd :“Considerations of public interest are paramount.”

    [74]N. Helberger-P.B. Hugenholtz, No Place Like Home for Making a Copy: Private Copying in European Copyright Law and Consumer Law, 22 Berkeley Tech. L.J. 1061 2007 (1070), who cite L. Lessig, The Future of Ideas: The Fate of the Commons in a Connected World, Random House, New York, 2001, 249, http://www.the-future-of-ideas.com/download/lessig_FOI.pdf (he refers to y Suzanne Scotchmer, “Standing on the Shoulders of Giants: Cumulative Research and the Patent Law,” Journal of Economic Perspectives 5 (Winter 1991).

    [75]Dicebat Bernardus Carnotensis nos esse quasi nanos gigantium humeris insidentes, ut possimus plura eis et remotiora videre, non utique proprii visus acumine, aut eminentia corporis, sed quia in altum subvehimur et extollimur magnitudine gigantean” (John of Salisbury (Joannes Saresberiensis), Metalogicon, III, 4 (1159)). An introduction and a translation are available at http://gossettphd.org/library/salisbury_metalogicon.pdf , whereas I have consulted the Latin versionJoannis Saresberiensis Postea Episcopi Carnotensis Opera Omnia, ed. by J.A. Giles, V, Oxford, 1848, 11 ff. (where the title is Metalogicus), thanks to Google Books. As shown by Y. Iwakuma, Influence, in The Cambridge Companion to Peter Abelard, ed. J. Brower and K. Guilfoy, Cambridge: Cambridge University Press, 2004, there is no surviving text explicating entirely and defending Bernard of Chartres’s ideas, which anyway arrived to John of Salisbury via Gilbert of Poitiers, William of Conches, and Richard the Bishop (cf. P.E. Dutton, Bernard of Chartres, Glosae super Platonem, Pontifical Institute of Medieval Studies, Toronto, 1991, esp. 21-45).

    [76]Cf. J. Smiers, La propriété intellectuelle, c’est le vol!, in Le Monde Diplomatique, September 2001, http://www.mondediplomatique.fr/2001/09/SMIERS/15604 ; D. Cohen,La propriété intellectuelle, c'est le vol, in Le Monde, 8.4.2001; D. Sagout-Duvauroux, La propriété intellectuelle, c'est le vol! Le debat sur le droit

    d'auteur au milieu du XIXe siecle, in L'Economie politique, 2004, II, 34; J. Naughton, Intellectual property is theft. Ideas are for sharing, in The Observer, 9.2.2003.

    [77]P.-J. Proudhon, Qu'est-ce que la propriété? ou Recherche sur le principe du Droit et du Gouvernement, Paris, 1840, 1-2, writes “Si j’avais à répondre à la question suivante : Qu’est-ce que l’esclavage ? et que d’un seul mot je répondisse : c’est l’assassinat, ma pensée serait d’abord comprise. Je n’aurais pas besoin d’un long discours pour montrer que le pouvoir d’ôter à l’homme la pensée, la volonté, la personnalité, est un pouvoir de vie et de mort, et que faire un homme esclave, c’est l’assassinat. Pourquoi donc à cette autre demande : Qu’est-ce que la propriété ? ne puis-je répondre de même :c’est le vol, sans avoir la certitude de n’être pas entendu, bien que cette seconde proposition ne soit que la première transformée?”. I believe that one can hear Brissot’s echo in J.P. Brissot de Warville, Recherches philosophiques sur le droitde propriété considéré dans la nature, Paris, 1780, 26: “La nature ne t’a point accordé ce droit pour te faire trainer dans des e’quipages fastuex, pour t’enivrer dans de somptueyx repas, pour e’blouir tes semblables par l’étalage insolent de tes richesses. A ta porte cent malheureux meurent de faim, & toi rassasié de plaisirs, tu te crois propriétaire; tu te trompes: les vins quin sont dans tes caves, les provisions qui sont dans tes maisons, tes meubles,, ton or, tout est à eux: ils sont maitres de tout.”. See also where the Girondist saysla propriété exclusive est un crime véritable dans la nature… L’Être suprême a donné la terre à tous les homme” (42); “Ce n’est pas le malheureux affamé qui mèrite d’être puni; c’est le riche assez barbare pour refuser au besoin de son semblable, que est digne du supplice.Ce riche est le seul voleur; il devroit seul être suspendu à ces infames gibbets, qui ne semblent élevé que pour punir l’homme nè dans la misere, d’avoir des besoins; que pour le forcer d’étouffer la voix de la nature, le cri de la liberté; que pour le contraindre à se jeter dans un dur esclavage, pour éviter une mort ignominieuse” (109); “Cette propriété civile…n’est pas qu’uneusurpation sociale” (110). Emphasis added.

    28 ottobre 2015