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  • "E-Government e diritti fondamentali nello Stato costituzionale", a Roma il 20 novembre

    Nell’ambito del PRIN “La regolamentazione giuridica delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) quale strumento di potenziamento delle società inclusive, innovative e sicure”, l’Università Europea di Roma – in collaborazione con l’Università degli Studi di Salerno – organizza venerdì 20 novembre un Convegno sul tema “E-Government e diritti fondamentali nello Stato costituzionale”. L’incontro di studio si svolgerà dalle ore 9.30 alle ore 18.30 presso la sede dell’Università Europea (Via degli Aldobrandeschi, 190).

    Dopo i saluti del Magnifico Rettore padre Luca Gallizia, lc, i lavori saranno inaugurati dal Prof. Alberto M. Gambino, Direttore del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università Europea di Roma e Coordinatore nazionale del PRIN.

    La prima sessione del convegno, dedicata al tema “L’attuazione dell’E-Government in Italia”, sarà presieduta e introdotta dal Prof. Pasquale Costanzo, ordinario di Diritto costituzionale nell’Università di Genova.

    Nell’ambito della sessione prenderanno la parola Giuseppe Piperata, Professore di Diritto amministrativo nell’Università IUAV di Venezia, Enrico Carloni, Professore di Diritto amministrativo nell’Università di Perugia, Alessandro Natalini, Professore nella Scuola Nazionale dell’Amministrazione, Mario Savino, Professore di Diritto amministrativo nell’Università della Tuscia di Viterbo e Manuel Fernández Salmerón, Direttore del Dipartimento di Diritto amministrativo dell’Università di Murcia.

    La sessione sarà conclusa da Guido Corso, Professore di Diritto amministrativo nell’Università Europea di Roma.

    La seconda sessione, intitolata “E-Government e tutela dei diritti fondamentali”, sarà presieduta e introdotta da Raffaele Guido Rodio, Ordinario di Diritto costituzionale nell’Università Aldo Moro di Bari.

    Svolgeranno in seguito una relazione Anna Papa, Professore di Istituzioni di Diritto pubblico nell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”, Giorgio Resta, Professore di Diritto comparato nell’Università Aldo Moro di Bari, Valeria Falce, Professore di Diritto commerciale nell’Università Europea di Roma.

    Successivamente interverranno Marcello D’Ambrosio, Ricercatore di Diritto privato nell’Università di Salerno, Eleonora Paris, Dottore di ricerca dell’Università di Teramo e Davide Mula, Dottore di ricerca dell’Università Europea di Roma.

    I lavori saranno chiusi da Filippo Vari, Ordinario di Diritto costituzionale nell’Università Europea di Roma.

    Il Consiglio dell’ordine degli Avvocati di Roma ha stabilito che la partecipazione all’intero Convegno, che è gratuita, attribuisce 8 crediti formativi ordinari.

    Per ragioni organizzative è necessario accreditarsi entro il 13 novembre p.v. inviando una mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

    E-Government e diritti fondamentali nello Stato costituzionale
  • "Indagine conoscitiva sul sistema dei servizi di media audiovisivi e radiofonici", l'audizione dell'Accademia Italiana del Codice di Internet presso la Camera dei Deputati

    Si è svolta nel pomeriggio del 10 febbraio scorso, presso la Commissione Trasporti, poste e telecomunicazioni della Camera dei Deputati, l’audizione dei rappresentanti dell’Accademia Italiana del Codice di Internet (Iaic) nell’ambito di un’indagine conoscitiva sul sistema dei servizi di media audiovisivi e radiofonici. Sono stati auditi il Professor Alberto Gambino, Presidente dell’Accademia, e il Prof. Francesco Graziadei, componente del consiglio direttivo Iaic. Di seguito è disponibile il resoconto stenografico della seduta e il video del loro intervento. 30 marzo 2015
  • "Sicurezza e privacy. Verso un Safe harbour 2.0”, a Roma il 9 dicembre

    Locandina 9 dicembre 2015
  • “Cybersecurity e tutela dei cittadini: strumenti normativi, modelli d’intervento e interessi in gioco” - Roma

    I drammatici episodi di Parigi e i conseguenti annunci di nuove misure antiterrorismo da parte dei governi occidentali hanno aperto un acceso dibattito su quali strumenti possano garantire, in riferimento ai mezzi di comunicazione digitale, un equo contemperamento dei diritti dei cittadini e degli interessi in gioco nel percorso di ricerca di una maggiore sicurezza sulle reti informatiche. Tematica di rilievo tale da spingere il nuovo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ad uno specifico richiamo durante il suo discorso di insediamento quando ha dichiarato che “per minacce globali servono risposte globali” ricordando che “i predicatori d'odio e coloro che reclutano assassini utilizzano internet e i mezzi di comunicazione più sofisticati, che sfuggono, per la loro stessa natura, a una dimensione territoriale”. Dalle reti inter-istituzionali alla criptazione dei dati, dalla repressione della propaganda estremista alla sicurezza informatica in senso stretto, non mancano temi e strumenti sui quali incardinare e sviluppare un dibattito al quale l'Accademia Italiana del Codice di Internet mira a contribuire promuovendo “Cybersecurity e tutela dei cittadini: strumenti normativi, modelli d’intervento e interessi in gioco”, convegno previsto nel pomeriggio di oggi a Roma presso l'Aula Giallombardo della Suprema Corte di Cassazione. In occasione del Safer Internet Day 2015 saranno così riuniti giuristi, esperti della materia, rappresentanti delle istituzioni e stakeholder per un evento che sarà introdotto dal Prof. Alberto Gambino, Presidente dell'Accademia e Ordinario di Diritto privato presso l'Università Europea di Roma, e moderato Prof.ssa Giusella Finocchiaro, Presidente del gruppo di lavoro sul commercio elettronico della Commissione Onu per il diritto commerciale internazionale - Uncitral. La prima parte "Quali strumenti normativi che garantiscano i diritti fondamentali?" sarà animata dagli interventi del Min. Plen. Giovanni Brauzzi (Vice Direttore Generale per gli Affari Politici e Direttore Centrale per la Sicurezza), dell'Avv. Giuseppe Busia (Segretario Generale Autorità Garante per la protezione dei dati personali), del Tenente Colonnello Antonio Colella (Presidenza del Consiglio dei Ministri - Ufficio del Consigliere Militare), di Corrado Giustozzi (membro del Permanent Stakeholders’ Group ENISA), di Alessandro Politi (direttore NATO Defense College Foundation) e dell'Ing. Mario Terranova (Area Sistemi e Tecnologie - AgID). Spazio poi a “Quali modelli d’intervento efficaci per il contemperamento degli interessi in gioco?”, alla quale parteciperanno il Prof. Francesco Saverio Romolo (Université de Lausanne), Antonio Apruzzese, Direttore del Servizio di Polizia Postale e delle Comunicazioni, Anna Cataleta (H3G), Roberto Fermani (Telecom Italia) e Andrea Stazi (Google). Si attribuiscono 4 crediti formativi per gli Avvocati. La partecipazione al Convegno è gratuita previa conferma all'indirizzo email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. programma11febbraio2015
  • “Quadro dei media per il XXI secolo”: il contributo IAIC alla consultazione relativa alla direttiva 2010/13/UE sui servizi di media audiovisivi

    L'Accademia Italiana del Codice di Internet ha contribuito alla consultazione pubblica aperta dalla Commissione Europea in merito alla direttiva 2010/13/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 marzo 2010, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti la fornitura di servizi di media audiovisivi.

    La revisione della direttiva figura infatti nel programma di lavoro della Commissione per il 2015 nell'ambito del Programma di controllo dell'adeguatezza e dell'efficacia della regolamentazione (Regulatory Fitness and Performance Programme - Reift). Nella sua comunicazione relativa alla Strategia per il mercato unico digitale per l'Europa, la Commissione ha annunciato la revisione della direttiva nel corso del prossimo anno, mentre un altro esercizio di REFIT è attualmente in corso, parallelamente, nel settore delle telecomunicazioni, in vista della presentazione di proposte nel 2016. La direttiva non si applica al contenuto ospitato da piattaforme e intermediari online per la condivisione di video; una valutazione del ruolo svolto da questi soggetti sarà avviata separatamente alla fine dell'anno in corso.

    Anche in base al percorso che due anni fa ha portato all'adozione del libro verde "Prepararsi a un mondo audiovisivo della piena convergenza: crescita, creazione e valori", Bruxelles ha individuato i seguenti aspetti che dovranno essere presi in considerazione nella valutazione e nella revisione della direttiva:

    1. garantire condizioni di parità per i servizi di media audiovisivi;
    2. fornire un livello ottimale di tutela dei consumatori;
    3. assicurare la tutela dell'utente e il divieto di incitamento all'odio e di discriminazione;
    4. promuovere il contenuto audiovisivo europeo;
    5. rafforzare il mercato unico;
    6. rafforzare la libertà e il pluralismo dei mezzi di comunicazione, l'accesso alle informazioni e l'accessibilità al contenuto per le persone con disabilità.

    L'Accademia ritiene che le disposizioni sui servizi a cui si applica la direttiva (trasmissioni televisive e servizi a richiesta) siano ancora pertinenti, efficaci ed eque: La direttiva AVMS è stata pensata al fine di assicurare l’equo sviluppo del mercato audiovisivo, garantendo la tutela del pluralismo e delle diversità culturali presenti nel territorio dell’Unione. L’analisi dei trenddi crescita dal 2003 al 2013 del mercato indicato mostrano come la direttiva abbia consentito il conseguimento degli obiettivi di politica legislativa richiamati, essendovi stati incrementi dei guadagni, nonostante il contesto di crisi economica che ha caratterizzato nel periodo di riferimento l’economia europea e mondiale (v. il documento "La tecnologia è Cultura" del 2014)".

    Logo Iaic home page"In detto periodo si è avuta la nascita e lo sviluppo di nuove tecnologie telematiche che, grazie alla convergenza tecnologica, hanno consentito di veicolare contenuti attraverso nuovi media che con il tempo si sono affermati, specie tra le nuove generazioni che oggi ne fanno un largo utilizzo. Tale scenario ha fatto insorgere neibroadcastertradizionali la convinzione che fosse opportuna un’equiparazione tra vecchi e nuovi media, anche in ragione di una sostanziale concorrenza in termini di fonti di finanziamento: la pubblicità. In particolare il dibattito, che ha in parte qua originato l’odierna consultazione, prende le mosse dalla circostanza che la pubblicità è oggetto di analitica disciplina nella direttiva AVMS a fronte di una totale libertà del fenomeno, in termini quantitativi, non anche di contenuti dei messaggi, nella disciplina dei servizi della società dell’informazione. Tuttavia, come si è avuto modo di sostenere in audizione il 10 febbraio u.s. di fronte alla Camera dei Deputati del Parlamento italiano, l’assunto da cui muovono quanti sostengono che la concorrenza tra vecchi e nuovi media si rivela errato quando si constata che il target dell’advertisingveicolato tramite i canali tradizionali è profondamente differente rispetto a quello dei messaggi pubblicitari veicolati sulle nuove piattaforme. In altri termini, anche se gli intermediari hanno una funzione di accesso a contenuti editoriali non competono con questi".

    "Essi sono concorrenti solo in via astratta in quanto la pubblicità può transitare anche sulla rete informatica, ma i destinatari dei due media sono differenti e non vi è una alternatività trai due quali canali pubblicitari, essendo, di fatto, ontologicamente diversi. Prodotti editoriali che nascono per una realtà possono essere veicolati anche su altre piattaforme ivi conseguendo ulteriori guadagni. Riprova ne sia che tali nuove tecnologie sono sovente impiegate dai broadcaster tradizionali per offrire ai propri utenti nuovi servizi che hanno rappresentato un’alternativa all’offerta illegale di contenuti audiovisivi. Le controversie insorte in materia di diritto d’autore sulle piattaforme user generated contentpalesano come i titolari dei diritti di contenuti lamentassero la possibilità di conseguire i dovuti ricavi dalla vendita di spazi pubblicitari destinati ad un audiencediverso rispetto a quello considerato per valorizzare lo spazio vendita sul media tradizionale".

    "Nello specifico delle numerose controversie avverso la piattaforma YouTube numerosi operatori del settore audiovisivo lamentavano il danno economico derivante dalla presenza di contenuti tutelati dal diritto d’autore dalla fruizione dei quali non ricavavano alcun entrata economica.  Ciò palesa, l’infondatezza della posizione di quanto reclamano l’ampliamento dell’ambito soggettivo di applicazione ai nuovi soggetti di internet. Per tale ragione si ritiene che le disposizioni della direttiva AVMS siano ancora pertinenti, efficienti ed eque e che non necessitino di un adeguamento al mutato scenario tecnologico”.

    L'Accademia consiglia di seguito di pubblicare linee guida della Commissione europea che chiariscano l'ambito di applicazione della direttiva, in quanto “allo stato attuale sussistono ancora degli spazi vuoti in cui non è chiara la disciplina da applicare ai vari soggetti. In questo senso si vedano le numerose domande pregiudiziali che i giudici nazionali hanno posto alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea in ordine alle definizione della direttiva AVMS e agli obblighi cui diversi soggetti sono obbligati ad adempiere (cfr. ex multis, C-376/12 sugli obblighi dei fornitori di servizi di comunicazione elettronica, Sky, in Italia)”.

    E se “nell’ambito dei servizi audiovisivi le disposizioni relative all’ambito geografico della direttiva sono ancora pertinenti ed i principi ivi sanciti mantengono il connotato dell’efficacia e dell’equità”, l'Associazione precisa: “L’approccio adottato dal Legislatore europeo nel definire l’ambito geografico è finalizzato ad assicurare la possibilità per i consumatori europei di fruire di contenuti provenienti da tutto il mondo la cui disponibilità potrebbe essere pregiudicata dall’estensione dell'ambito di applicazione della direttiva ai servizi di media audiovisivi che sono stabiliti al di fuori dell'UE ma che si rivolgono al pubblico dell'UE. Un autorevole studio, la cui impostazione e analisi si condivide appieno, (v. Osservatorio europeo dell'audiovisivo, European Audiovisual Observatory, ‘The development of the European market for on-demand audiovisual servicesdel 2015, p. 56) ha dimostrato come, ad esempio, il pluralismo informativo verrebbe leso da tale estensione in quanto potrebbe impedire la circolazione di contenuti informativi veicolati in paesi extra UE la cui fruizione diretta assicura la possibilità di comprendere come eventi e notizie vengono percepite in diversi ambienti culturali. L’applicazione transfrontaliera delle regole unionali sarebbero, peraltro, di difficile applicazione, condizione che potrebbe pregiudicare l’efficacia complessiva della direttiva AVMS”.

    In materia di pubblicità, l'Accademia afferma che “in un persistente scenario di crisi economica, tuttavia, si ritiene che al fine di stimolare una maggiore crescita degli investimenti pubblicitari nei media tradizionali si potrebbero mitigare i limiti quantitativi alle inserzioni pubblicitarie, tenendo anche in maggiore considerazione le specificità delle differenti tipologie di messaggi pubblicitari. Differenti tipologie di inserzioni pubblicitarie sono, infatti, conteggiate, secondo le indicazioni fornite dalla Commissione europea, in modo unitario. Ciò, in realtà, non apporta un beneficio in senso stretto a favore dell’utenza che accetta nuove forme di advertising, specie se finalizzate a finanziare contenuti di maggiore qualità. Quanto ai servizi della società dell’informazione la disciplina in materia di e-commerceè di per se sufficiente ad assicurare la tutela del consumatore, anche in ragione della non sovrapponibilità della regolamentazione in materia di pubblicità di cui alla direttiva AVMS alla realtà degli intermediari. I consumatori hanno un elevato controllo di ciò che guardano tramite i servizi on-demand, cosa che giustifica una differenza costante tra i servizi on-demand e servizi non lineari, e il quadro forte, già esistente, di protezione del consumatore non presenta lacune particolari o difetti che richiedono la modifica delle regole. Ciò che potrebbe, al più prevedersi, è un sistema di controllo dei messaggi pubblicitari che vengono veicolati tramite i contenuti on-demand in modo che non vengano aggirate le disposizioni relative i divieti per fasce orarie e, in particolare, quelli a tutela dei minori”.

    Importante anche il punto su tutela dell'utente e divieto di incitamento all'odio e di discriminazione:Come noto il presupposto per l’applicazione della direttiva AVMS è la responsabilità editoriale del soggetto che fornisce il servizio audiovisivo, il che individua una precisa attività decisionale nello svolgimento della quale devono essere rispettate tutte le disposizioni. Considerata l’area di studio della Scrivente e il dibattito che ha in parte originato la presente consultazione si ritiene importante anche nella risposta al presente quesito sottolineare l’attualità delle disposizioni evidenziando l’inapplicabilità ai servizi online e alle piattaforme di contenuti generati dagli utenti. L’assenza di un soggetto che effettua scelte editoriali ha, infatti, nel tempo evidenziato come i titolari dei servizi non potessero essere ritenuti responsabili delle condotte illecite dei terzi e anche per tale ragione si è assistito allo sviluppo di strumenti tecnici accompagnati da una intensa attività di co- e auto-regolamentazione accompagnato alla definizione di best practicedi settore basate sulla tolleranza zero nei confronti di qualsiasi forma di incitamento all'odio. In questa prospettiva anche gli intermediari hanno adottato scelte di politica legislativa in linea con la direttiva AVMS, contro i contenuti che incitano alla violenza, all’odio, al terrorismo (in ogni forma e di qualsiasi matrice) definendo al contempo iniziative volte ad informare l’utenza sempre tramite lo sfruttamento di contenuti user generated (c.d. counter speech)”.

    Anche per ciò che riguarda la tutela dei minori, la distinzione fra servizi di trasmissione televisiva e fornitura di contenuto nei media audiovisivi a richiesta appare ancora pertinente, efficace ed equa:Le emittenti hanno, nell’ambito delle scelte editoriali che le caratterizza, il pieno controllo sui contenuti messi a disposizione degli utenti sui loro canali, e l’AVMS inquadra bene questa situazione: i contenuti che potrebbero seriamente compromettere i minori non devono essere inclusi in qualsiasi palinsesto per i servizi lineari, e devono essere resi disponibili solo in un modo che garantisca che i minori non vedano o ascoltino normalmente tali servizi on-demand. La maggiore digitalizzazione delle nuove generazioni suggerisce, tuttavia, un rafforzamento delle disposizioni in materia di tutela dei minori affinché attraverso i sistemi di parental controlpossa essere controllata non solo la fruizione di contenuti vietati ai minori, ma anche dei più semplici contenuti di cui viene consigliata la fruizione con i genitori. Le politiche di co- e auto-regolamentazione sviluppate in tal senso dai fornitori di servizi intermediari palesano, ancora una volta, l’inadeguatezza di estensioni tout courtdi discipline designate per diversi ambiti applicativi, ma come piuttosto efficaci strumenti tecnici possano essere efficacemente e analogamente reimpiegati (si pensi alle modalità di autenticazione su YT e FB). Ai fini della tutela dei minori, dunque, si potrebbe rafforzare la tecnologia di controllo “a destinazione” (devices) (tipo DRM) attraverso la cooperazione tra fornitori di contenuti e piattaforme nella classificazione dei contenuti stessi, unitamente all’educazione delle famiglie alla conoscenza ed uso degli strumenti di identificazione e blocco, parental contol”.

    La direttiva mira anche a promuovere le opere europee e, di conseguenza, la diversità culturale nell'Ue. Per i servizi di trasmissione televisiva, gli Stati membri dell'UE sono tenuti a garantire, laddove applicabile e con i mezzi adeguati, la presenza di una certa quota di opere dell'UE e di produzioni indipendenti. Per i servizi a richiesta, gli Stati membri dell'UE possono scegliere tra varie alternative per raggiungere l'obiettivo di promuovere la diversità culturale. Tali alternative includono i contributi finanziari alla produzione e all'acquisto dei diritti di opere europee, o norme che garantiscano la presenza di una certa quota e/o la preminenza di opere europee. Gli Stati membri dell'UE devono anche rispettare l'obbligo di rendere conto delle azioni messe in campo per promuovere le opere europee, sotto forma di rapporto dettagliato da presentare ogni due anni.

    “L’introduzione di obblighi di programmazione e investimento in opere europee – chiosa l'Accademia - ha consentito e consente, tutt’oggi, di stimolare i grandibroadcasterad investire nella creatività europea, così evitando che soggetti che operano a livello internazionale possano prediligere l’acquisto di opere americane, sovente già detenute, che non tengono in adeguata considerazione la diversità culturale europea. Ciò che, in vero, pare opportuno sia uniformato in materia sono le politiche di esenzione che l’attuale quadro normativo rimette ai singoli Stati membri, così, in astratto, potendo causare uno squilibrio sul piano concorrenziale. L’efficacia dell’attuale direttiva per promuovere la diversità culturale, e in particolare le opere europee, sono i livelli record di produzione cinematografica in Europa: i dati più recenti indicano che la produzione cinematografica europea (compresi i documentari) e la quota dei film europei ai box office sono a livelli record: 1603 film europei sono stati prodotti nel 2014 (rispetto ai 1499 del 2010), e la loro quota al botteghino (per quelli rilasciati nei cinema) ha raggiunto il 33,6% (dal 25,4% del 2010). Si veda in proposito lo European Audiovisual Observatory, ‘Box office up in the European Union in 2014 as European films break market share record ’,May 2015; in questo senso si veda anche lo studio dell’UNESCO, ‘From International Blockbusters to national hits: Analysis of the 2012 UIS Survey on feature film statistics. Come inciso sia consentito di osservare che le piattaformeuser generated content siano, in assenza di specifica disposizione, il primo canale per veicolare al pubblico opere culturali di nicchia, che non rientrerebbero nei tradizionali canali di distribuzione. Un ulteriore elemento che palesa da un lato l’attualità, in termini di pertinenza, efficacia ed equità, della direttiva AVMS e l’insovrapponibilità della stessa ai servizi internet. L’audiencelimitato, ancorché in costante crescita, delle piattaforme internet suggerisce il mantenimento della disposizione primaria delineata nella direttiva AVMS che dovrebbe, come detto, essere ancora più stringente in ordine alla definizione di eccezioni e limitazioni comuni a tutta l’Unione”.

    Si tocca poi il tema dell'accesso equo al contenuto audiovisivo alle persone con disabilità visiva e/o uditiva:Si ritiene che il vigente quadro normativo assicuri l’equo accesso ai contenuti audiovisivi ai portatori di disabilità visiva e/o auditiva anche grazie all’impiego di nuove tecnologie che superano le barriere che tali disabilitano creano. Anche in questo caso si ritiene, tuttavia, opportuno un’integrazione delle disposizioni mediante forme di co-regolazione che sappiano assicurare il costante adeguamento delle misure adottate allo sviluppo dello scenario tecnologico”.

    Su un altro fronte, la direttiva richiede agli Stati membri di garantire che le emittenti stabiliti nell'Unione abbiano accesso, a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie, agli eventi di grande interesse pubblico, al fine della realizzazione di brevi estratti di cronaca: “Quando un’emittente televisiva ha i diritti esclusivi su un evento – commenta l'Accademia - gli altri canali TV possono mostrare brevi estratti di quell'evento. Tuttavia, le disposizioni in questione non paiono tenere in adeguata considerazione la circostanza per cui gli Europei registrano, accedono e condividono i contenuti rilevanti per loro, come gli estratti di eventi di grande interesse per il pubblico, arricchendole con fotografie e riprese video amatoriali per poi condividerli su siti di social e di sharing. In tal senso, tenuto conto della ratiodella previsione potrebbe essere utile una disposizione che legittimi tale prassi”.

    Infine, si consiglia di “mantenere lo status quo anche per ciò che attiene le disposizioni della direttiva sul diritto di rettifica”.

    12 ottobre 2015
  • 4° tappa del Progetto “Vivi Internet, Al Sicuro” a Salerno

    a cura della dott.ssa Benedetta Sabatino

    Si è svolta a Salerno l’8 novembre la seconda parte della quarta tappa del Progetto “Vivi Internet, al Sicuro”, promosso da Google, Polizia Postale, Altroconsumo e Accademia Italiana del Codice di Internet (Iaic).
    Il convegno, svoltosi presso l’Università degli Studi di Salerno, si è concentrato sul tema de “La tutela dei minori nel mondo digitale”.
    La prima parte dei lavori, intitolata “Una privacy dei minori? Disciplina del consenso e responsabilità genitoriale nel nuovo scenario digitale”, è stata introdotta e coordinata dal prof. Salvatore Sica, il quale ha preliminarmente affermato come simili iniziative siano necessarie per “evitare un utilizzo distorto di Internet, ponendosi all’interno di un percorso di educazione alla consapevolezza”.
    Il Public Policy Manager di Google, prof. Andrea Stazi, ha rimarcato l’importanza della privacy e della sicurezza in rete nonché della gestione dei dati personali. L’obiettivo è far sì che l’utente sia libero di gestire i propri dati ma anche di conoscere l’utilizzo di questi ultimi da parte dei gestori. Un’operazione che necessita di un aiuto da parte delle istituzioni attraverso significativi interventi legislativi. Un esempio è dato dal recente Regolamento generale sulla protezione dei dati personali (GDPR), che ha attribuito all’utente il diritto di cambiare operatore attraverso la previsione del c.d. diritto alla portabilità, strumento invero già previsto da Google sin dal 2011.
    Il prof. Sica, dopo una breve panoramica storica sul diritto alla privacy quale diritto della personalità ed inteso oggi come “diritto al controllo dei propri dati”, si è interrogato sulla eventualità di riconoscere ai minori una capacità d’agire anticipata, seppure "bisogna chiedersi fino a che punto tale capacità possa diventare consenso", tenendo conto della circostanza che in altri ordinamenti, come quello statunitense, il raggiungimento dei 13 anni è sufficiente per giustificare l’attività del minore sulle reti telematiche.
    Il prof. Giuseppe Spoto ha esaminato il nuovo Regolamento europeo evidenziando come esso abbia “riorganizzato l’intera disciplina della protezione dei dati personali introducendo numerosi aspetti positivi. Per i minori le soluzioni legislative sono però da considerarsi di carattere marginale. L’intervento normativo non appare univoco, con conseguenze sul piano delle tutele”. Infatti, la prospettiva che ormai vede “il minore non più inteso come oggetto di diritti, ma come soggetto” si pone in contrasto con le scelte del legislatore europeo, il quale ha dettato una disciplina del consenso diversificata in base all’età. In particolare, continua Spoto, il consenso del minore di 16 anni si considera lecito se prestato da chi abbia la responsabilità genitoriale del minore; gli Stati membri possono abbassare l’età fino a 13 anni. In ogni caso è indispensabile un raccordo con le norme civilistiche in base al tipo di accordo che s’intende sottoscrivere. Una norma frutto di un compromesso tra le esigenze di tutela degli interessi del minore e di quelli di chi ne ha la rappresentanza legale. Sorgono, così, i problemi riguardanti la responsabilità dei genitori, che va dalla culpa in eligendo alla culpa in vigilando e la contrapposizione sopravvenuta tra la volontà del genitore e quella del minore in merito al consenso dei dati personali. La soluzione del legislatore tiene in considerazione, infatti, il solo dato anagrafico, laddove attenzione particolare dovrebbe essere riservata all’autodeterminazione soprattutto in ambito sanitario. Il prof. Spoto ha poi concluso affrontando la problematica della revoca del consenso prima del raggiungimento del diciottesimo anno di età.
    La prof.ssa Papa ha dall'altra parte mosso le proprie considerazioni dal fatto che le Costituzioni democratiche sanciscano il diritto alla libera manifestazione del pensiero. L’art. 21 Cost. garantisce che tutti, anche i minori, possano esercitare tale diritto fondamentale. In rete, però, chi gestisce la libera manifestazione del pensiero, considera questo diritto come un diritto all’informazione. La maggiore problematica, allora, concerne la contrapposizione tra le due accezioni normative di tale libertà, soprattutto nel caso in cui chi pubblica un certo contenuto in rete voglia, in un successivo momento, rimuoverlo, poiché, ad esempio, non più rappresentativo della personalità del soggetto. In taluni casi, poi, il contenuto può diventare virale prima di riuscire ad azionare la tutela giurisdizionale. Il Regolamento Privacy prevede, all’art. 17, il diritto dell’interessato di ottenere dal titolare del trattamento la cancellazione dei dati personali che lo riguardano senza ingiustificato riguardo. Un passo avanti importante, poiché si ampliano i casi in cui il soggetto può richiedere la cancellazione”. L’esercizio del diritto sembra contrastare con il diritto all’informazione. “Declinato nei confronti del minore – evidenzia la prof.ssa Papa – bisogna chiedersi se i paletti che l’art. 17 del regolamento pone siano sufficienti a garantire il minore, il quale dovrebbe avere il diritto di richiedere in qualsiasi momento la rimozione del dato, senza che possa esservi un altro interesse in bilanciamento”.
    L’avv. Marco Berliri ha evidenziato che le difficoltà relative alla tutela della privacy dipendano non solo dall’avanzare del progresso tecnologico, ma anche dalla mancanza dei confini geografici che caratterizza la rete, dovendo fare i conti con “una realtà globale in cui gli ordinamenti sono diversi” e ognuno di essi propone differenti soluzioni legislative. Il consenso del minore, con l'entrata in vigore del GDPR, dovrà essere rivisitato alla luce della differenza normativa tra dettata da Europa e Stati Uniti. Si assiste, inoltre, al conflitto tra interesse del minore ed istanze dei genitori che richiedono l’accesso ai dati personali dei figli ed il controllo della loro attività on line. Il consenso del minore, però, inteso come diritto a disporre dei propri dati personali, “non può in alcun modo essere minato dalla richiesta del genitore. Sono entrambe istanze importanti, ma in questo caso, la prevalenza del consenso del genitore è rischiosa, dovendosi considerare il minore come soggetto attivo e non più passivo”.
    A concludere la prima parte dei lavori, il dott. Giorgio Giannone Codiglione, il quale, in un’ottica comparatistica ha rimarcato che l’art. 8 del GDPR rappresenta un vero e proprio esercizio di imitazione della section 6502 del Children's Online Privacy Protection Act of 1998 (COPPA), in vigore negli Stati Uniti dal 2000. L’intervento del legislatore europeo può dunque interpretarsi come un tentativo di uniformazione nella materia della tutela della privacy. “Da qualche anno la legge statunitense si applica non solo ai prestatori che operano per scopi commerciali ma a tutti i prestatori che offrono servizi “directed to children” e che raccolgono dati personali degli utenti, ma anche agli altri operatori che raccolgono consapevolmente dati personali da soggetti minori di anni 13, attraverso un portale web o un servizio reso on line. Secondo Giannone, ciò che emerge da una lettura più ad ampio spettro di questi nuovi interventi comunitari è che l'obbligazione di controllo gravante sul titolare della responsabilità genitoriale e collegata alla prestazione della manifestazione di volontà sul trattamento dei dati personali da parte del minore di anni 16 (o 13, a seconda della scelta legislativa operata dallo Stato Membro), si pone non solo in una prospettiva di integrità del consenso, trasparenza e chiarezza delle informazioni rese, ma agisce anche nell'ottica della garanzia di un effetto di deterrenza avverso le condotte pregiudizievoli, nonchè di incentivo ad un uso consapevole dei servizi della società dell'informazione da parte del minore. Il ruolo dei prestatori è sicuramente centrale in relazione alla permanenza (e quindi all'effettiva portata) del pregiudizio sulla rete, ma appare fuorviante discutere di funzioni di controllo aventi carattere preventivo, posto il fondamentale principio di cui all'art. 15 della dir. 2000/31/CE, che come è noto afferma l'assenza di un obbligo generale di sorveglianza. É quindi importante riaffermare il principio di responsabilità diretta dell'utente, come d’altronde rimarcato dalla Corte di Cassazione nella sentenza “Vividown” (Terza Sezione Penale n. 5107/2014) o, ancora più di recente ed in una prospettiva civilistica dal tedesco Bundesgerichtshof.
    Le nuove norme del Regolamento, pertanto, “potrebbero sì leggersi come l’affermazione di un diritto alla protezione dei dati personali del minore”, fonte di puntuali obblighi di informazione in capo ai prestatori, ma, alla luce di una lettura coordinata degli artt. 7, 8, 24 par. 1, 14 e 33 par. 1 della Carta dei diritti fondamentali dell'UE è “imprescindibile l’implementazione del grado di consapevolezza del minore attraverso l’apporto educativo e di orientamento fornito dal nucleo familiare”.
    La seconda parte dell’iniziativa, dal titolo “Uso e abuso della rete: educazione e protezione dei minori nella società dell’informazione”, è stata introdotta e coordinata dal prof. Virgilio D’Antonio che ha prima di tutto affermato che “il diritto, da solo, non riesce a disciplinare e definire il fenomeno di minori e del loro rapporto con il web, perciò sono necessari altri saperi che accompagnino il diritto e che creino nella società civile consapevolezza ed educazione nell’uso della rete, strumento formidabile di conoscenza ed informazione e, al contempo, fonte di rischi ed abusi. L’amplificazione delle possibilità può comportare l’amplificazione delle debolezze”.
    Tra i relatori del secondo panel anche l’on. Paolo Beni che ha presentato il disegno di legge sul bullismo ed il cyberbullismo, volto a contrastare tali fenomeni, rimarcando che sopratutto tale ultima fattispecie possa comportare conseguenze ancora più dannose in forza dell’assenza di limiti, andando oltre il dato anagrafico e colpendo anche gli adulti. La proposta di legge – prosegue Beni – è difatti rivolta non soltanto ai minori e mette in atto misure a tutela delle vittime di atti persecutori online, imponendo ai gestori dei siti di rimuovere i contenuti”. Il testo prevede in particolare che sia posta in essere una strategia di prevenzione da attuarsi soprattutto nelle scuole, formando il personale docente, con lo scopo di garantire una efficace conoscenza dei mezzi di comunicazione utilizzati dagli studenti.
    Il prof. Amoretti ha discusso anzitutto di un problema di “definizione delle categorie interessate dalle normative in questione per cui, inevitabilmente, le iniziative legislative riflettono la difficoltà d’individuare i destinatari della norma”. L’intervento continua riflettendo sul rapporto tra le grandi Corporation ed il potere statale, nonché sulla scarsa attenzione apprestata dalle istituzioni. “Il cambiamento culturale in atto, purtroppo, incide sula tutela della dignità umana, la quale può essere realmente attuata attraverso una ricostruzione delle fondamenta, che non possono rimanere instabili. Si deve dare visibilità al cambiamento culturale e tecnologico per poter intervenire con un’adeguata ed incisiva produzione normativa. Eventi come questo servono a riflettere la portata gigantesca del fenomeno. Si tratta di proteggere il destino delle nostre società, delle nostre generazioni future”.
    I lavori del convegno si sono chiusi con l’intervento del dott. Claudio Aletta, Direttore tecnico principale della Polizia Postale, il quale ha rimarcato come per un’efficace tutela dei minori in Internet è necessario educare i genitori all’uso del web e dei nuovi strumenti tecnologici. Soprattutto in riferimento alla pedopornografia, la Polizia Postale svolge un ruolo importante nella prevenzione di questo reato, apprestando qualsiasi strumento a sua disposizione per proteggere il minore. Il monitoraggio della rete è continuo e completo, ma inevitabilmente, si scontra con la fisiologica globalità di internet, rendendosi quindi indispensabile un raccordo con le forze di polizia internazionali e la collaborazione con i portali. Il fenomeno del cyberbullismo e gli abusi commessi in rete potrebbero essere evitati attraverso una maggiore consapevolezza dei genitori, i quali, attraverso strumenti idonei, possono indirizzare al meglio l’attività in rete dei figli. La Polizia di Stato, per raggiungere questi obiettivi, svolge costantemente una campagna informativa nelle scuole del territorio, per sensibilizzare i più giovani ed anche gli adulti. “Una maggiore informazione” conclude Aletta “serve a debellare la crescita di questi fenomeni”.
    Nel corso del convegno, inoltre, è stato presentato e sottoscritto il Protocollo d’Intesa “weBullo”, che ha visto la partecipazione del Magnifico Rettore dell’Università di Salerno prof. Aurelio Tommasetti, della prof.ssa Caterina Miraglia, Presidente della Fondazione Unisa, del Questore di Salerno, dott. Pasquale Errico, della dott.ssa Luisa Franzese, Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Campania e della dott.ssa Fabiola Silvestri, dirigente della Polizia Postale. Il Protocollo d’Intesa tende a promuovere una campagna di educazione e sensibilizzazione presso le scuole del territorio sui temi del cyberbullismo e dell’informazione e conoscenza consapevole della rete. Il rettore Tommasetti e la prof. Miraglia hanno entrambi messo in luce la necessità di partire dalle famiglie e dalle scuole per poter influire positivamente sull’utilizzo di Internet da parte delle nuove generazioni. Per la Miraglia “è indispensabile capire quale sia il meccanismo più rapido ed utile per addivenire ad una cittadinanza più consapevole e cosciente, così, tutto quello che appartiene al mondo del futuro, possa essere utilizzato nel senso migliore. Il Protocollo è il motore per creare condizioni di insegnamento reale e costante”. La dott.ssa Franzese ha rilevato il ruolo centrale della sinergia tra scuole ed università, al fine di creare un percorso completo nella formazione dei minori. Il Questore Errico ha infine aggiunto che per la repressione dei reati in rete è necessaria un’azione che veda impegnate tutte le istituzioni.

  • E-Government e diritti fondamentali nello Stato costituzionale - Roma

    Nell’ambito del PRIN “La regolamentazione giuridica delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) quale strumento di potenziamento delle società inclusive, innovative e sicure”, l’Università Europea di Roma – in collaborazione con l’Università degli Studi di Salerno – organizza venerdì 20 novembre un Convegno sul tema “E-Government e diritti fondamentali nello Stato costituzionale”. L’incontro di studio si svolgerà dalle ore 9.30 alle ore 18.30 presso la sede dell’Università Europea (Via degli Aldobrandeschi, 190).

    Dopo i saluti del Magnifico Rettore padre Luca Gallizia, lc, i lavori saranno inaugurati dal Prof. Alberto M. Gambino, Direttore del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università Europea di Roma e Coordinatore nazionale del PRIN.

    La prima sessione del convegno, dedicata al tema “L’attuazione dell’E-Government in Italia”, sarà presieduta e introdotta dal Prof. Pasquale Costanzo, ordinario di Diritto costituzionale nell’Università di Genova.

    Nell’ambito della sessione prenderanno la parola Giuseppe Piperata, Professore di Diritto amministrativo nell’Università IUAV di Venezia, Enrico Carloni, Professore di Diritto amministrativo nell’Università di Perugia, Alessandro Natalini, Professore nella Scuola Nazionale dell’Amministrazione, Mario Savino, Professore di Diritto amministrativo nell’Università della Tuscia di Viterbo e Manuel Fernández Salmerón, Direttore del Dipartimento di Diritto amministrativo dell’Università di Murcia.

    La sessione sarà conclusa da Guido Corso, Professore di Diritto amministrativo nell’Università Europea di Roma.

    La seconda sessione, intitolata “E-Government e tutela dei diritti fondamentali”, sarà presieduta e introdotta da Raffaele Guido Rodio, Ordinario di Diritto costituzionale nell’Università Aldo Moro di Bari.

    Svolgeranno in seguito una relazione Anna Papa, Professore di Istituzioni di Diritto pubblico nell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”, Giorgio Resta, Professore di Diritto comparato nell’Università Aldo Moro di Bari, Valeria Falce, Professore di Diritto commerciale nell’Università Europea di Roma.

    Successivamente interverranno Marcello D’Ambrosio, Ricercatore di Diritto privato nell’Università di Salerno, Eleonora Paris, Dottore di ricerca dell’Università di Teramo e Davide Mula, Dottore di ricerca dell’Università Europea di Roma.

    I lavori saranno chiusi da Filippo Vari, Ordinario di Diritto costituzionale nell’Università Europea di Roma.

    Il Consiglio dell’ordine degli Avvocati di Roma ha stabilito che la partecipazione all’intero Convegno, che è gratuita, attribuisce 8 crediti formativi ordinari.

    Per ragioni organizzative è necessario accreditarsi entro il 13 novembre p.v. inviando una mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

    E-Government e diritti fondamentali nello Stato costituzionale
  • E-Government e diritti fondamentali nello Stato costituzionale - Roma, 20 novembre 2015

    Nell’ambito del PRIN “La regolamentazione giuridica delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) quale strumento di potenziamento delle società inclusive, innovative e sicure”, l’Università Europea di Roma – in collaborazione con l’Università degli Studi di Salerno – organizza venerdì 20 novembre un Convegno sul tema “E-Government e diritti fondamentali nello Stato costituzionale”. L’incontro di studio si svolgerà dalle ore 9.30 alle ore 18.30 presso la sede dell’Università Europea (Via degli Aldobrandeschi, 190).

    Dopo i saluti del Magnifico Rettore padre Luca Gallizia, lc, i lavori saranno inaugurati dal Prof. Alberto M. Gambino, Direttore del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università Europea di Roma e Coordinatore nazionale del PRIN.

    La prima sessione del convegno, dedicata al tema “L’attuazione dell’E-Government in Italia”, sarà presieduta e introdotta dal Prof. Pasquale Costanzo, ordinario di Diritto costituzionale nell’Università di Genova.

    Nell’ambito della sessione prenderanno la parola Giuseppe Piperata, Professore di Diritto amministrativo nell’Università IUAV di Venezia, Enrico Carloni, Professore di Diritto amministrativo nell’Università di Perugia, Alessandro Natalini, Professore nella Scuola Nazionale dell’Amministrazione, Mario Savino, Professore di Diritto amministrativo nell’Università della Tuscia di Viterbo e Manuel Fernández Salmerón, Direttore del Dipartimento di Diritto amministrativo dell’Università di Murcia.

    La sessione sarà conclusa da Guido Corso, Professore di Diritto amministrativo nell’Università Europea di Roma.

    La seconda sessione, intitolata “E-Government e tutela dei diritti fondamentali”, sarà presieduta e introdotta da Raffaele Guido Rodio, Ordinario di Diritto costituzionale nell’Università Aldo Moro di Bari.

    Svolgeranno in seguito una relazione Anna Papa, Professore di Istituzioni di Diritto pubblico nell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”, Giorgio Resta, Professore di Diritto comparato nell’Università Aldo Moro di Bari, Valeria Falce, Professore di Diritto commerciale nell’Università Europea di Roma.

    Successivamente interverranno Marcello D’Ambrosio, Ricercatore di Diritto privato nell’Università di Salerno, Eleonora Paris, Dottore di ricerca dell’Università di Teramo e Davide Mula, Dottore di ricerca dell’Università Europea di Roma.

    I lavori saranno chiusi da Filippo Vari, Ordinario di Diritto costituzionale nell’Università Europea di Roma.

    Il Consiglio dell’ordine degli Avvocati di Roma ha stabilito che la partecipazione all’intero Convegno, che è gratuita, attribuisce 8 crediti formativi ordinari.

    Per ragioni organizzative è necessario accreditarsi entro il 13 novembre p.v. inviando una mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

    E-Government e diritti fondamentali nello Stato costituzionale
  • Presentazione

    La rivista “Diritto Mercato Tecnologia” intende fornire un costante supporto di aggiornamento agli studiosi e agli operatori professionali nel nuovo scenario socio-economico originato dall’interrelazione tra diritto, mercato e tecnologia, in prospettiva interdisciplinare e comparatistica. A tal fine approfondisce, attraverso studi nei settori privatistici e comparatistici, tematiche afferenti in particolare alla proprietà intellettuale, al diritto antitrust e della concorrenza, alle pratiche commerciali e alla tutela dei consumatori, al biodiritto e alle biotecnologie, al diritto delle comunicazioni elettroniche, ai diritti della persona e alle responsabilità in rete.

    Fondata nel 2009 da Alberto M. Gambino è oggi dell’Accademia Italiana del Codice di Internet che la pubblica sotto gli auspici del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e l’Università Europea di Roma. Tutti i diritti sono dell’Accademia Italiana del Codice di Internet.

    Sono organi della rivista il Comitato di Direzione, il Comitato Scientifico, il Comitato di Valutazione Scientifica e il Comitato di Redazione.

    Nel 2013 la Rivista è stata inserita dall’ANVUR, nell’ambito del procedimento avviato ai sensi del DM 76/2012, tra le riviste scientifiche dell’area giuridica ed ha ottenuto dall’Associazione Italiana di Diritto Comparato la valutazione in fascia A

    La Rivista dal 2011 al 2016 ha raccolto con periodicità i contributi scientifici referati nei Quaderni e dal 2017 pubblica nella omonima sezione del sito i singoli contributi.

    Sede della Redazione – www.dimt.it
    Associazione “Accademia Italiana del Codice di Internet”
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    fax 06.8070483
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  • Sicurezza e privacy. Verso un Safe harbour 2.0 - Roma, 9 dicembre 2015

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  • Sicurezza e privacy. Verso un Safe harbour 2.0 - Roma

    Locandina 9 dicembre 2015