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  • "E-Government e diritti fondamentali nello Stato costituzionale", report e video del convegno dell’Accademia Italiana del Codice di Internet nell’ambito del PRIN

    Sono sempre più numerosi ed estesi gli strumenti con i quali la Pa punta a dialogare con il cittadino in maniera più agevole sfruttando le tecnologie digitali, formando un apparato di E-Government destinato a subire una accelerazione alla luce delle iniziative messe in campo dal Governo, su tutti i progetti di Italia Login e Identità digitale. Ma quali sono le caratteristiche principali di questo percorso? E quali i diritti fondamentali in gioco?

    Sono due delle domande intorno alle quali si sono sviluppati i lavori di “E-Government e diritti fondamentali nello Stato costituzionale ", convegno che ha avuto luogo nella giornata di venerdì presso l'Università Europea di Roma. L'iniziativa, che si inserisce nell’ambito del PRIN “La regolamentazione giuridica delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) quale strumento di potenziamento delle società inclusive, innovative e sicure”,è stata promossa dall’Università Europea in collaborazione con l’Università degli Studi di Salerno.

    Guarda i video degli interventi

  • "Patrimonio culturale digitale. Tra conoscenza e valorizzazione", a Roma il 2 luglio

    In un convegno promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internet si approfondiranno, con l'aiuto di giuristi, esponenti delle istituzioni e delle associazioni, le problematiche e i quesiti aperti sul tema della gestione di documenti e informazioni nel settore pubblico L’esigenza della massima divulgazione della conoscenza e della migliore valorizzazione del patrimonio materiale e digitale di proprietà pubblica comporta l’individuazione di un sistema di licenze d’uso che assicuri il bilanciamento tra i principi di riutilizzo dei dati pubblici e la disciplina in materia di diritto d’autore e di tutela dei dati personali. Questi temi saranno al centro del convegno "Patrimonio culturale digitale: tra conoscenza e valorizzazione", previsto a Roma il 2 luglio 2015. L'evento, che sarà ospitato presso Palazzo Sant'Andrea (Via del Quirinale, 30), è promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internetnell'ambito del Progetto Scientifico PRIN “Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione come strumento di abbattimento delle barriere economiche, sociali e culturali”. Il quadro normativo europeo nel quale si inseriscono i lavori si compone della direttiva 2003/98/CE in materia di Public Sector Information (PSI), recentemente modificata dalla direttiva 2013/37/UE, che ne estende gli ambiti alle risorse digitali di Archivi, Biblioteche e Musei, in corso di recepimento da parte del nostro ordinamento e, in ambito nazionale, del Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs 82/2005), come modificato dall’articolo 9 del decreto legge n. 179/2012, cd. Decreto Crescita 2.0, convertito con legge n. 221/2012, che ha sancito il principio dell’Open Data by default. Locandina 2 luglio 2015 Dopo l'apertura affidata a Marina Giannetto (Sovrintendente dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica), l'introduzione di Alberto M. Gambino (Presidente dell’Accademia e Ordinario di Diritto privato nell'Università Europea di Roma) e le relazioni di Gustavo Ghidini (Università degli Studi di Milano, Università LUISS Guido Carli), Giuseppe Piperata (Associato di Diritto amministrativo presso l'IUAV di Venezia) e Antonia Pasqua Recchia (Segretario Generale presso il Ministero dei Beni e della Attività culturali e del Turismo). Le conclusioni saranno curate da Angelo Rughetti, Sottosegretario per la Semplificazione e Pubblica Amministrazione. Sarà così la volta di una tavola rotonda moderata dal giornalista de Il Sole 24 Ore Antonello Cherchi e animata dagli interventi di Valentina Grippo (Accademia Italiana del Codice di Internet), Roberta Guizzi (Servizio Giuridico dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), Andrea Marcucci (Commissione Istruzione pubblica, beni culturali del Senato), Flavia Piccoli Nardelli (Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati), Marco Pierani (Altroconsumo), Riccardo Pozzo (Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche), Eugenio Prosperetti (Tavolo Permanente per l’Innovazione e l’Agenda Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri), Roberto Rampi (Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati) e Ferdinando Tozzi (Comitato consultivo Permanente per il Diritto d’Autore). A concludere Silvia Costa, presidente della Commissione Cultura dell'Unione Europea. È stato richiesto l’accredito per la formazione continua degli Avvocati e dei Commercialisti.

    La partecipazione è libera fino ad esaurimento posti.

    È necessario accreditarsi entro e non oltre il 25 giugno 2015 inviando una email con nome, cognome, luogo e data di nascita all'indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

  • "Patrimonio culturale digitale. Tra conoscenza e valorizzazione", report, audio e video del convegno del 2 luglio

    Nel corso dell'evento promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internet sono state approfondite, con la partecipazione di esponenti delle istituzioni e giuristi, opportunità e criticità della Direttiva  2013/37/UE, all’esame del Parlamento, sul libero accesso e il riutilizzo dei dati in possesso di Pubblica Amministrazione, biblioteche, musei e archivi. "È nostra intenzione costituire un Osservatorio che abbia come compito il monitoraggio della  digitalizzazione del patrimonio informativo e culturale in possesso della Pubblica Amministrazione”. Così il Prof. Alberto Gambino, presidente dell'Accademia Italiana del Codice di Internet ,nel corso del convegno “Patrimonio Culturale Digitale: tra conoscenza e valorizzazione”, evento che ha avuto luogo nella mattina del 2 luglio, a Roma, con la partecipazione di giuristi, esponenti delle istituzioni pubbliche, membri del governo e del parlamento.

    Guarda i video del convegno

    "Sarà un Osservatorio aperto - ha spiegato Gambino - che naturalmente dialogherà con chi già istituzionalmente si occupa della materia, e che non sarà composto solo di giuristi ma punterà a riunire tutti i saperi umanistici per rappresentare un intreccio di competenze orientate a verificare che davvero questa stella polare dell'open access, ma anche del non detrimento delle risorse delle nostre amministrazioni, possa trovare una realizzazione bilanciata” [audio]. Prima sessione Al centro dei lavori proprio la ricerca di un giusto punto di equilibrio tra l’obiettivo della massima diffusione e delle possibilità di riutilizzo dei dati pubblici e la tutela del patrimonio culturale di musei, biblioteche, archivi in possesso di amministrazioni e istituzioni pubbliche. Opera delicata ma che ha il carattere della massima urgenza, quella che attende il legislatore, chiamato a recepire la direttiva 2013/37/UE (la scadenza per la sua adozione è il prossimo 18 luglio e la discussione è al momento ferma in Commissione Affari Esteri e Comunitari del Senato) che, nel quadro della iniziative dell’Agenda digitale europea, impone agli enti pubblici di rendere fruibili tutte le informazioni in loro possesso e il loro reimpiego a fini commerciali o non commerciali. Una vera rivoluzione, che richiede una riflessione imprescindibile da parte del legislatore anche in considerazione della farraginosità di un sistema normativo stratificatosi nel corso degli anni e della specificità dell’Italia, titolare del patrimonio culturale più diffuso in Europa.

    Leggi il position paper dell'Accademia Italiana del Codice di Internet

    CoppolaUna riflessione che si intreccia con le molte proposte che si stanno susseguendo in materia di Open Data e di trasparenza delle informazioni delle quali è titolare la PA. Ultima in ordine di tempo quella oggetto dell’inserimento nel Ddl di riforma della Pubblica Amministrazione di un emendamento in materia di Freedom of Information Act a firma degli onorevoli del Pd Anna Ascani e Paolo Coppola; quest'ultimo è intervenuto durante i lavori sottolineando il valore dell'opera di disclosure che si va componendo nel panorama legislativo nazionale e comunitario. Far sì che il recepimento della direttiva e il rafforzamento degli obblighi in capo agli enti pubblici in materia di accesso alle informazioni, anche attraverso licenze che ne consentano il riutilizzo a fini commerciali da parte di privati, non pregiudichino la tutela del patrimonio culturale, complice uno sfruttamento indiscriminato dei dati a scapito del valore del bene pubblico, della sua integrità e conoscenza, è stato il filo conduttore di gran parte degli interventi. Dopo l’apertura affidata a Marina Giannetto (Sovrintendente dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica) [audio] le relazioni di Giuseppe Piperata (Associato di Diritto amministrativo presso l’IUAV di Venezia) [audio], Riccardo Pozzo(Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche) [audio] e Gustavo Ghidini (Università degli Studi di Milano, Università LUISS Guido Carli) [audio], il quale ha lanciato la proposta di un “doppio binario” per il riuso del patrimonio culturale digitale: accesso libero e gratuito per ricercatori e studiosi; a fronte di un ritorno economico per la PA nei casi di reimpiego a fini commerciali. “In relazione al tipo di accesso per fini editoriali o commerciali – secondo Ghidini  – dovrebbe essere ammesso un compenso in linea con i principi della disciplina autoriale, ponendo in capo all'amministrazione concedente un obbligo di reinvestimento dei ricavi nello sviluppo e nel potenziamento dell'architettura impiegata per la pubblicazione dei dati. Un obbligo che dovrebbe estendersi ai proventi delle operazioni derivate di marketing culturale connesse eventualmente all'uso commerciale dei dati”. È stata così la volta di una tavola rotonda moderata dal giornalista de Il Sole 24 Ore Antonello Cherchi e animata dagli interventi di Valentina Grippo, fellow dell'Accademia [audio], Roberta Guizzi del Servizio Giuridico dell’Agcom [audio], Flavia Piccoli Nardelli, membro della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati [audio], Marco Pierani di Altroconsumo [audio],Eugenio Prosperetti, membro del Tavolo Permanente per l’Innovazione e l’Agenda Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri [audio], eFerdinando Tozzi, componente del Comitato consultivo Permanente per il Diritto d’Autore [audio]. In chiusura l'intervento di Antonia Pasqua Recchia, Segretario Generale presso il Ministero dei Beni e della Attività culturali e del Turismo [audio]: “Siamo consapevoli della grande responsabilità con la quale dobbiamo affrontare il tema. Da parecchio tempo il ministero si è posto in una posizione di particolare apertura, sia per la presenza di banche dati di archivi e biblioteche sia per la digitalizzazione di opere d'arte, e con licenze d'uso Creative Commons. Vanno però differenziati vari aspetti: la completa accessibilità non deve sempre essere sovrapposta e confusa con la gratuità del dato, perché i dati di qualità costano sotto molti punti di vista. Un altro tema è poi quello della tutela dell'integrità delle opere quando c'è riproduzione, aspetto anche più importante del ritorno economico in senso stretto. Ma di sicuro non dobbiamo temere la pirateria sul patrimonio culturale, perché per quanto servano delle regole bisogna partire dal presupposto che maggiore circolazione significa arricchimento diffuso”. Le conclusioni sono state affidate a Silvia Costa, Presidente della Commissione Cultura al Parlamento Europeo [audio], la quale ha auspicato che “l'Osservatorio lanciato dal Professor Gambino possa espandersi su scala continentale; sarebbe molto importante che cominciassimo, anche grazie all'Accademia, ad avere nuovi luoghi di confronto”. [gallery type="slideshow" ids="18479,18480,18489"]

     

    2 luglio 2015

  • Accesso all'informazione e alla conoscenza, le sfide del diritto d'autore nel libro curato dalla Prof.ssa Dana Beldiman - abstract del contributo “Synergetic Interaction Between Intellectual Property and Consumer Protection: A Pragmatic Proposal to Rebala

    "Access to information and knowledge: 21st century challenges in intellectual property and knowledge governance", a cura della docente della Bucerius Law School di Amburgo e della University of California,  contiene tra gli altri il contributo ”Synergetic Interaction Between Intellectual Property and Consumer Protection: A Pragmatic Proposal to Rebalance Incentives and Access” di Andrea Stazi (Università Europea di Roma) e Maximiliano Marzetti (FLACSO): scarica l'abstract  [caption id="attachment_4077" align="alignright" width="188"]Pubblicato nel dicembre 2013  Pagine: 328 Hardback: 978 1 78347 047 1  ebook ISBN: 978 1 78347 048 8 Pubblicato nel dicembre 2013
    Pagine: 328
    Hardback: 978 1 78347 047 1
    ebook ISBN: 978 1 78347 048 8[/caption] "Un libro importante, che riunisce i maggiori studiosi provenienti dall'Europa e dagli Stati Uniti per esplorare la sfida dell'accesso nell'ambito delle leggi sul diritto d'autore. Il dibattito viene riformulato concentrandosi sul ruolo critico che riveste l'eccesso tempestivo alle informazioni nei sistemi economici basati sull'innovazione. Vale la pena leggerlo". Così Michael W. Carroll della American University Washington College of Law descrive "Access to information and knowledge: 21st century challenges in intellectual property and knowledge governance", volume curato dalla Professoressa Dana Beldiman, docente presso la Bucerius Law School di Amburgo e press l'Hastings College of Law della University of California. Nelle nuove economie della conoscenza è necessaria una massiccia circolazione di informazioni per stimolare l'innovazione, una dinamica che spesso genera punti di frizione con le leggi sul diritto d'autore. In questo contesto, pensatori di spicco nel panorama della protezione della proprietà intellettuale esplorano le caratteristiche di quella che, nel 21esimo secolo, si pone come "sfida dell'accesso", elemento che si pone all'interno della cornice generata dalla tensione tra l'interesse per il libero fluire delle informazioni e la frammentazione della conoscenza creata da legislazioni stringenti in materia di proprietà intellettuale. In alcune aree questa tensione sembra risolversi in un cambiamento delle leggi nella direzione di una maggiore apertura, sia a causa di nuovi modelli di business, sia per il miglioramento degli strumenti legali o delle interpretazioni delle leggi esistenti in un'ottica di maggiore apertura. I capitoli del libro esplorano le sfide incontrate da questo processo di "apertura" da prospettive diverse, tra le quali: • apertura dell'accesso ai dati della pubblica amministrazione e della ricerca scientifica • aumento dell'uso delle licenze • rimodulazione dei contorni delle leggi sulla proprietà intellettuale individuale • inclusione di nuovi stakeholders nel dibattito sulla proprietà intellettuale • spostamento delle sfide sui flussi delle informazioni in un'arena internazionale Identificando alcune delle sfide centrali relative alla proprietà intellettuale e al suo percorso di adattamento al modello di conoscenza richiesto dai nuovi sistemi economici, questo libro fornisce una lettura illuminante per accademici, politici e avvocati che si occupano di leggi in materia di proprietà intellettuale e di circolazione della conoscenza. Nel volume è contenuto tra gli altri il contributo "Synergetic Interaction Between Intellectual Property and Consumer Protection: A Pragmatic Proposal to Rebalance Incentives and Access", di Andrea Stazi (Università Europea di Roma) e Maximiliano Marzetti (FLACSO). Di seguito l'abstract e il sommario.

    Abstract

    The paper analyzes in historical perspective the law & economics of intellectual property. The impact of the “digital revolution” appears in fact analogous to that of Gutenberg’s press more than five centuries ago. The reaction of most industrial sectors negatively affected by the new technology is to block or difficult enabling legal change. Public choice scholarship explains the recent trend of strengthening intellectual property, and the limits to use digital content. The paper explores an alternative strategy to gain in efficiency and social welfare, by pushing a new balanced framework of intellectual property and consumer protection.

    Contents

    1. Intellectual property and technological evolution.
    2. Succinct economic analysis of intellectual property.
    3. IP in the digital environment and consumer interests.
    4. Law & economics of consumer protection.
    5. Public choice, interest groups and IP law.
    6. Pragmatic proposal: a consumer protection framework for IP.
    16 dicembre 2013
  • Antitrust & Information

  • Antitrust&Information - Milano, 20 giugno 2014

  • FOIA, Ascani (Pd): "Obiettivo è avere entro due mesi un testo condiviso da forze politiche e Governo. Ma occorre analisi su privacy e costi"

    [caption id="attachment_5318" align="alignright" width="300"]Ascolta il podcast della puntata di domenica 22 febbraio 2015 Ascolta il podcast della puntata di domenica 22 febbraio 2015[/caption] "Nel giro di due mesi vogliamo arrivare ad un testo sul Freedom of Information Act che sia il più possibile condiviso tra le forze parlamentari e col Governo e che ci permetta di metterci in linea quantomeno con il resto dell'Europa". Così l'On. Anna Ascani, deputato del Partito Democratico e membro dell’Intergruppo parlamentare per l’innovazione tecnologica, intervenendo nella puntata del 22 febbraio 2015 di “Presi per il Web“, trasmissione di Radio Radicale condotta da Marco Perduca, Marco Scialdone e Fulvio Sarzana con la collaborazione di Marco Ciaffone e Sara Sbaffi. La scorsa settimana l'Intergruppo ha ricevuto la proposta di legge redatta da 30 diverse organizzazioni della società civile per l’istituzione di un FOIA italiano, iniziativa legislativa sulla libertà d’informazione che permetterebbe a ogni cittadino di accedere agli atti della Pubblica amministrazione, possibilità al momento vincolata dalla necessità di avere un interesse specifico a conoscere gli atti, nonché limitato da norme come il comma 3 dell’articolo 24 della legge n. 241 del 1990, che recita: “Non sono ammissibili istanze di accesso preordinate a un controllo generalizzato dell’operato delle pubbliche amministrazioni”. "Quello che a noi interessa particolarmente del FOIA - ha sottolineato Ascani - non è tanto la libertà di accesso in sé, ma tutta la serie di effetti collaterali positivi che comporta. Ad esempio, la digitalizzazione dell'atto amministrativo, e quindi più efficienza, più controllo, meno errore e maggiore condivisione delle informazioni tra le Pa, con conseguente abbassamento dei costi. Stiamo poi prevedendo delle sanzioni vere e proprie per i responsabili di quelle amministrazioni che non concedano l'accesso agli atti come sarà previsto da questa norma. Quello che occorre analizzare in questi due mesi sono le implicazioni sulla privacy e i costi, ma c'è finalmente un'importante apertura da parte del Governo rispetto al passato". "Un altro tema sul quale è stata aperta una riflessione con le associazioni è quello di quante richieste servano su un unico atto per far sì che lo stesso venga pubblicato sul sito dell'amministrazione di riferimento; nel testo che ci è stato proposto da Foia4Italy si parla di tre richieste, ma quello che dobbiamo evitare è che un numero troppo alto di atti pubblicati generi il fenomeno opposto, facendone perdere di fondamentali nella massa". Ascani ha poi sostanzialmente smentito i rumors che vorrebbero il presidente del Consiglio Matteo Renzi in procinto di cambiare l'attuale struttura dell'Agenzia per l'Italia Digitale(AgID): "Mi risulta ci sia l'intenzione di far funzionare meglio le politiche sul digitale, ma quelli sull'AgID sono, appunto, solo rumors". Ospiti della trasmissione anche Matteo Angioli, il quale ha parlato della campagna di crowdfunding in materia di Diritto alla Conoscenza, e Guido RomeoData&Business editor a Wired Italia e co-fondatore dell'associazione Diritto di Sapere, soggetto che pochi giorni fa ha lanciato l'iniziativa "Chiedi", volta proprio ad aiutare il cittadino ad accedere agli atti della Pa. 23 febbraio 2015
  • FOIA, Ascani: “Il diritto ad uno Stato trasparente non può ledere il diritto ad uno Stato sicuro”

    Il deputato del Partito Democratico sull'emendamento approvato al Ddl di riforma della Pa: “È stato ritenuto necessario coordinare questo istituto con quello dell’accesso civico, introdotto con il d.lgs. 33/2013, e con il diritto di accesso ai documenti amministrativi di ex artt. 22 ss. l. 241/1990, nonché agli accessi previsti da discipline settoriali. Sarebbe auspicabile che anche il Legislatore nazionale scegliesse un metodo di exemptions improntato alla tassatività" di Marco Ciaffone Il 2 luglio scorso presso gli Archivi del Quirinale si è tenuto il Convegno "Patrimonio culturale digitale tra conoscenza e valorizzazione", sull'attuazione della Direttiva 2013/37/UE (nuova Direttiva PSI in materia di riutilizzo dell'informazione nel settore pubblico), organizzato dall'Accademia Italiana del Codice di Internet. Ai lavori è intervenuto anche il deputato Pd e consigliere politico per l'Agenda Digitale del Ministro per la Pa Palo Coppola, il quale, insieme alla collega Anna Ascani, ha recentemente ottenuto una grande conquista: l'approvazione di un emendamento al ddl Madia che introdurrebbe in Italia i principi del Freedom of Information Act (FOIA). Ed è proprio Ascani ad aver rilasciato un'intervista a Dimt nella quale spiega alcuni dettagli dell'iniziativa. Onorevole, innanzitutto qual è la ratio dell'emendamento? Anna AscaniIl lavoro portato avanti in questi mesi è stato articolato ed ha raggiunto lo scopo che, insieme all’On. Coppola, intendevamo perseguire: consentire ai cittadini una maggiore libertà nell’accesso agli archivi della Pa. È questa la ratio dell’emendamento che abbiamo proposto, sebbene l’architettura immaginata sia più complessa di quanto si possa spiegare in poche righe: è stato ritenuto necessario, infatti, coordinare questo istituto con quello dell’accesso civico, introdotto con il d.lgs. 33/2013, e con il diritto di accesso ai documenti amministrativi di ex artt. 22 ss. l. 241/1990, nonché agli accessi previsti da discipline settoriali. Negli ultimi anni il tema dell’accesso alle informazioni detenute dalle Amministrazioni, infatti, è stato posto al centro dell’attenzione del Legislatore nazionale che, in questo senso, ha attuato numerose riforme. Tuttavia ancora mancava una disposizione normativa che, pur consentendo l’apertura ai dati e ai documenti detenuti dalla Pa, prevedesse anche un sistema per garantire l’effettività di questa prescrizione, introducendo esplicitamente delle sanzioni a carico degli enti che non adempiono agli obblighi previsti. Da anni soggetti come Foia4Italy si battono per questo passaggio, che ruolo ha avuto la cd "società civile" in questo percorso? Il contributo della società civile è stato ed è indispensabile: le leggi sono pensate per migliorare la vita dei cittadini e noi rappresentanti abbiamo il dovere di ascoltare le esigenze che ci si prospettano. In questo caso i promotori di Foia4Italy hanno messo in campo l’esperienza accumulata in anni di attivismo in favore della libertà d’informazione e diritto alla trasparenza. Una prima versione di FOIA è stata proposta dall’associazione all’Intergruppo per l’Innovazione Tecnologica della Camera dei Deputati. Le linee guida sono state condivise ed emendate grazie al contributo dell’ufficio legislativo della Camera e di esperti del settore. Ho potuto quindi personalmente annunciare, presso il Festival del Giornalismo di Perugia nell’aprile scorso, che grazie all’attivismo delle associazioni e alla collaborazione con il legislatore, il FOIA sarebbe stato incardinato nella riforma della Pa. Continueremo ad ascoltare le istanze delle associazioni su questo tema e non solo, tanto più che la tecnologia ha ormai consolidato canali di comunicazione con i cittadini che, su queste materie, sempre più chiedono norme moderne, di larga applicazione e di semplice utilizzo. Quali sono ora i prossimi passi istituzionali? L’emendamento proposto s’incardina in un disegno di legge, quello della riorganizzazione delle Amministrazioni pubbliche, che ha l’ambizione di affrontare, tra gli altri, il tema della semplificazione amministrativa in tutti i suoi aspetti. Il disegno di legge è stato approvato in Senato il 30 aprile scorso, dopo aver acquisito i pareri di tutte le Commissioni permanenti. Lo stesso percorso sarà seguito anche alla Camera dei Deputati: confidiamo che il Decreto Legislativo, che regolerà l’attuazione della materia, sarà la naturale ultima tappa della trasposizione dei principi ispiratori, che abbiamo condiviso con l’associazione Foia4Italy sin dall’inizio del percorso. Cosa vi aspettate da un Paese "trasparente"? E quali sono le priorità in termini attuativi per rendere effettiva ed efficace questa disclosure? Penso ad esempio a standard di pubblicazione per il riuso dei dataset. In primo luogo uno Stato trasparente garantisce a tutti i cittadini il right to know e, quindi, consente loro l’accesso a tutti i documenti e le informazioni detenute dalla Pa in modo gratuito e digitalizzato. Questo obiettivo potrà essere facilmente raggiunto se verranno confermate alcune disposizioni che, a mio avviso, contribuiscono a rendere effettiva la pubblicazione delle informazioni richieste come, ad esempio, la norma che prevede l’applicazione di sanzioni alle Pa che ritardano o omettono l’adempimento di questo obbligo. Il riuso dei dataset è un passo successivo, e non necessariamente l’obiettivo ultimo: favorire il riutilizzo dei dati e stimolare la ricerca e le iniziative imprenditoriali, infatti, non presuppone esclusivamente l’adozione di standard di pubblicazione specifici ma, ancor prima, un’attività di pubblicazione dei dati costante e conforme alle prescrizioni normative. Esiste il rischio che le eccezioni alla pubblicazione dei dati (ad es. per esigenze di sicurezza nazionale) possano essere utilizzate per "azzoppare" una tale conquista? E se si, come ci si difende? Il rapporto tra trasparenza e sicurezza nell’epoca dell’informazione è una questione d’importanza mondiale: si pensi per esempio all’accesissimo dibattito statunitense sul Patriot Act, che in quel caso riguarda il punto di vista opposto rispetto ad un FOIA, cioè il diritto, che lo Stato si arroga a fini di sicurezza, di ledere in certa misura la privacy dei cittadini. Pertanto, appare chiaro che il diritto ad uno Stato trasparente non può ledere il diritto ad uno Stato sicuro: sicurezza e protezione dei dati personali devono essere congruamente bilanciati ad una lettura normativa del quadro generale. Per questo motivo, analogamente a quanto previsto in altri ordinamenti, sarebbe auspicabile che anche il Legislatore nazionale scegliesse un metodo di exemptions improntato alla tassatività. È inevitabile che spetterà poi al Giudice stabilire, in ogni e singolo caso concreto di cui si dubiti, quale degli interessi in gioco meriti di essere tutelato: è anche per questo motivo che nelle proposte avanzate c’è anche quella di una maggiore semplificazione dell’accesso ai rimedi stragiudiziali e giudiziali in caso di controversie insorte tra cittadini e Pubblica Amministrazione. Tra FOIA e Dir. PSI c'è una forte connessione: pensa sia possibile garantire un bilanciamento tra accesso ai dati pubblici e tutela del patrimonio (in particolare culturale) delle Pa? Il right to know e il diritto al riutilizzo dei dati pubblici per finalità commerciali sono temi complementari e, probabilmente, anche interdipendenti: non è detto che chi accede ai dati decida di riutilizzarli per trarne un profitto ma è certamente vero che non potrebbe compiere questa scelta se non gli venisse assicurato, in primo luogo, l’accesso nei termini in cui l’ho descritto. È vero anche che il riutilizzo dei dati non ne comporta necessariamente una cattiva gestione. L’ampliamento dell’obbligo di pubblicazione dei dati alle Istituzioni culturali deve essere visto come un vantaggio per la collettività in termini di diffusione della conoscenza e promozione della cultura: sono certa che un bilanciamento delle diverse esigenze sia possibile. Anche per la tutela del patrimonio culturale, dunque, non potranno che valere le considerazione poc’anzi svolte. Ritiene che sia possibile pensare ad un regime di accesso differenziato tra chi accede per conoscere e chi accede per sfruttare i dati commercialmente? Come già detto, le due situazioni sono diverse e non necessariamente consequenziali. Quindi, ritengo che dinanzi a situazioni diverse debba essere applicata una diversa disciplina: con quali modalità, questo dipende molto dagli spazi che ci si riuscirà a ritagliare rispetto agli obblighi imposti dalla Direttiva 2013/37/UE. Il Prof. Gambino durante il prima citato convegno ha lanciato la proposta di un Osservatorio per il monitoraggio della digitalizzazione del patrimonio culturale del nostro Paese, aperto a esponenti delle istituzioni, giuristi e associazioni, cosa ne pensa?  Se è importante il contributo della società civile, lo è ancor di più quello di esperti e tecnici della materia, non fosse altro per garantire la coerenza del sistema e, di conseguenza, la sua tenuta nel tempo. Un’attività di monitoraggio consentirebbe a noi rappresentati di avere costantemente una cartina di tornasole sulle scelte legislative compiute e, pertanto, anche la possibilità di intervenire – se necessario – per apportare delle modifiche alle scelte già operate.
    9 luglio 2015
  • Gartner, l'Information Technology incrementa il volume d'affari. Ma in Italia l'ICT è in profondo rosso

    Un roseo scenario su scala globale, numeri allarmanti su quella domestica. Si possono riassumere così le indicazioni che arrivano dalle previsioni diffuse nelle ultime ore prima da Gartner e poi da Assinform. Dai dati della società di ricerche con sede a Stamford risulta che gli investimenti in Information Technology (IT) nel mondo raggiungeranno nell'anno in corso i 3,8 trilioni di dollari, segnando così una crescita del 3,2%. Il vicepresidente di Gartner Richard Gordon ha spiegato che "i consumatori saranno orientati verso l'acquisto di nuovi device da rintracciare soprattutto tra quelli a basso costo e più semplici".

    LEGGI "L'impennata dei tablet: vendite in aumento del 68% in un anno. E un futuro ibrido"

    LEGGI “Smartphone, Android e iOS occupano il 95,7% del mercato

    LEGGI Tablet e smartphone, la crescita tra “white box” e Android. E in Italia Windows Phone supera iOS

    LEGGI “Nel 2014 tanti tablet quanti Pc. Con una crescita marcata Android

    Italia, non ci siamo Chi non sorride sul fronte Information and Communications Technology (ICT) è il nostro Paese, almeno stando ai dati che emergono dalle anticipazioni del Rapporto Assinform 2014, illustrate pochi giorni fa a Milano dal presidente Elio Catania, coadiuvato da Giancarlo Capitani, Presidente di NetConsulting; nel 2013 il mercato digitale italiano è sceso a 65.162 milioni di euro, registrando un netto calo del 4,4% rispetto ai 68.141 milioni di euro del 2012, a conferma di un trend ormai in essere da diversi anni, con un calo medio annuale che tra il 2009 e il 2011 si è attestato all'1,8%. Aumenta così il distacco con i trend internazionali. Nello stesso periodo, infatti, l'Ict mondiale ha continuato a crescere alla media annua del 3,8%, spinto dalla ripresa degli investimenti nell'area nordamericana (+3,5%), Asia Pacifico (+6,6%) e America Latina (+ 5,8%). Il mercato digitale italiano appare purtroppo in affanno anche rispetto a quello europeo, che pure ha registrato una decrescita dello -0,9% di media. Ma il dato più significativo lo offre il peso raggiunto dagli investimenti Ict sul Pil che nel nostro Paese si attesta al 4,8% a fronte di una media Ue28 già al 6,5%. Peso che per la Germania sale a 6,8%, per la Francia a 7,0%, mentre per il Regno Unito vola al 9,6. Stiamo parlando di un gap di 25 mld di euro all'anno di investimenti per essere in linea con la media europea. Il mercato digitale in Italia nel 2013 per le principali macroaree, ha visto:
    • I Dispositivi e Sistemi, generare un business di 16. 889 mln di euro (-2,3% sul 2012);
    • I Software e le Soluzioni ICT, raggiungere 5.475 mln (+ 2,7%);
    • I Servizi ICT non superare quota 10.245 mln (-2,7%);
    • I Servizi di rete TLC scivolare a 24.940 mln (-10,2%);
    • I Contenuti Digitali e la Pubblicità Digitale crescere a 7613 mln (+5,6%).
      Nelle singole macroaree è più visibile il contrasto degli andamenti fra le componenti tradizionali, in calo, e quelle emergenti, in crescita. Dispositivi e sistemi: - 2,3% Sul fronte Dispositivi e Sistemi (16.889mln, -2,3%), l'unica componente in crescita è quella delle infrastrutture (5.133 mln, +2,2%), per gli investimenti in ambito delle TLC legati ai pur lenti progressi della copertura del territorio con connessioni veloci fisse in fibra ottica (20% della popolazione) e mobili con tecnologia 4G (potenzialmente disponibili al 50% della popolazione). Il comparto Home & Office Device (2.125 mln, -4,1%) ha registrato un ulteriore peggioramento per effetto soprattutto del calo dei PCdesktop (-13,7% in valore e -11,2% in unità, a 1,36 mln di pezzi). L'unico segmento del comparto a mostrare vivacità è stato quello delle smart TV. Il comparto degli Enterprise&Specialized System (3.729 mln, -9,1%) ha accentuato il trend negativo per effetto dei ridotti investimenti delle aziende, che solo nella seconda parte sono ripresi limitatamente ai segmenti dello storage (in trend positivo) e dei server x86 (funzionali ai progetti di ridisegno delle architetture IT). Nei comparto dei Personal eMobile Device si è registrato per la prima volta un rallentamento (-0,9% a 5.902 mln), determinato principalmente dalla telefonia cellulare e dall'andamento dei PC notebook (-18,7% in volumi, a 3,1 mln di unità), che complessivamente perdono circa 500 mln, che l'incremento delle vendite di smartphone (+43% a 12,3 mln) e tablet (+ 65,7%, a 3,4 mln di pezzi) non ha compensato (anche per effetto di una riduzione dei prezzi). Software e soluzioni ICT : + 2,7% Nella macrocategoria del Software e Soluzioni ICT (5.475mln, +2,7%), il software applicativo è cresciuto del 3,7% a 3.775mln e il middleware a 1145 mln (+2,3%), mentre è calato il software di sistema (-3% a 555mln) per effetto del calo di vendite dell'hardware. Significativo è però anche che nell'ambito del software applicativo, il calo delle soluzioni applicative tradizionali (-0,8% a 2.488mln) sia stato più che compensato dalla dinamica positiva dell'Internet of Things (IoT, termine che indica le soluzioni per dispositivi digitali che dialogano via Internet), segmento cresciuto del 13,8% giungendo a quota 1070mln di euro; così anche le piattaforme per la gestione dei servizi web (+12,4% a 217mln). Queste ultime sono le piattaforme che abilitano l'e-commerce (+18% nel 2013), e le tecnologie social in tutti gli ambiti, personali, professionali e aziendali (che a loro volta stimolano domanda aggiuntiva di applicazioni di analisi, controllo e interazione). Servizi ICT: -2,7% I Servizi ICT (10.245mln, -2,7%) hanno registrato un calo generalizzato, a eccezione del Cloud, in aumento del 32,2% a 753,3 mln in entrambe le sue tipologie, "public" (e cioè con risorse ampliamente condivise, a 380mln, + 46,2%) e "private" (a 373,3 mln, +20,6%)e con una composizione complessiva che vede primeggiare le componenti infrastrutturali (Iaas, 35,8%) e applicative (37,2%). Sono risultate in calo tutte le altre principali componenti - sviluppo/system integration (-3,8% a 2990 mln), outsourcing (-4,6% a 3854mln), assistenza tecnica (-6,7% al 747 mln), e così via - con la sola eccezione dei servizi di data center (+3,2% a 1105 mln). Servizi di rete TLC: - 10,2% Il forte calo (-10,2% a 24.940 mln) subito dai Servizi TLC di Rete, trova motivazione sia nella forte dinamica concorrenziale del settore da cui deriva la riduzione delle tariffe, sia nelle sopravvenute difficoltà dei servizi TLC mobili. A fronte di un calo oramai fisiologico dei servizi su rete fissa, il fatto nuovo è l'accentuarsi del trend negativo anche per quelli su rete mobile, scesi del 13,8% a 14.270 mln di euro. Si tratta di una contrazione superiore a quella dell'intero comparto, e che risulta dal netto calo della componente più matura e corposa del mobile, quella dei servizi di fonia (-23,2% a 7910 mln), seguita dal segmento dati e messaggistica (-2,2% a 5240 mln, che soffre dei servizi di messaggistica social), mentre quello dei servizi a valore aggiunto mobili (VAS) cresce del 25,1% (1.120 mln), spinto dalle app di tablet e smartphone. A questo vanno anche aggiunti gli effetti di trascinamento del taglio dei costi di terminazione mobile. Il calo delle linee mobili dell'1,2% a 97,1 mln è da considerarsi d'assestamento. Conta assai di più il progresso, fra i 97,1 mln di linee mobili, del numero di utenze in banda larga, cresciute del 46% e giunte a 26,9 mln, cui si aggiungono altre 14 mln di utenze in banda larga su linea fissa. E-content e digital advertising: + 5,6% Dinamica positiva per il comparto e-Content e Digital Advertising (7613mln, in aumento del 5,6%), in cui sono cresciute tutte le componenti a eccezione di quella video (-1,8% a 3025 mln). Più in dettaglio hanno subito incrementi importanti i contenuti per e-book (+79,2% a 43mln), la musica (+17,6%% a 120mln), il mobile entertainment (+20% a 1054mln), il gaming (+11,9% a 1605mln), l'editoria online (+9,2% a 213mln) e il digital advertising (3,7% 1.553mln). "La progressiva e continua riduzione degli investimenti in Ict è un fenomeno tutto italiano, fortemente preoccupante - ha affermato Catania, che ha parlato come presidente uscente di Assinform, ma fresco di nomina, avvenuta da poche ore da parte dell'Assemblea federale, alla presidenza di Confindustria Digitale (succede a Stefano Parisi giunto alla fine del suo mandato) - Se le cause sono da ricercarsi, certo, anche nella recessione economica che investe da anni il Paese, ciò non ci solleva dalla responsabilità di reagire usando proprio la leva tecnologica per invertire i trend negativi. Come conferma l'andamento delle principali economie nel mondo, vi è legame sempre più stretto tra investimenti in tecnologie digitali, produttività, competitività e crescita per le imprese e per i sistemi-paese. Anche in Italia l'affermarsi di questa dinamica nel tessuto produttivo - in particolare delle piccole e medie imprese, del manifatturiero e delle pubbliche amministrazioni - è un fattore strutturale imprescindibile per cambiare il Paese e ritrovare la via della crescita e delle nuove opportunità occupazionali. Ma questa condizione da noi stenta ancora molto a essere compresa e a tradursi in azioni concrete, su base sistemica". "Per questo il raggiungimento degli obiettivi dell'Agenda digitale costituisce oggi un imperativo per il Paese - ha sottolineato il neo presidente di Confindustria Digitale - Dopo due governi che hanno lavorato per creare il contesto normativo e di governance, è necessario che l'attuale governo, che ha giustamente assunto la crescita come obiettivo prioritario, promuova con estrema urgenza il passaggio alla fase esecutiva dell'Agenda digitale". LEGGI "Pubblica amministrazione e Ict: un rapporto in crisi profonda" Immagine in home page:  4 aprile 2014
  • Information and Networking Day "Horizon 2020 Work Programme 2014-2015" - Bruxelles, 16 January 2015

  • IT e business, chi finanzia la spesa tecnologica nelle aziende?

    È in atto nelle aziende italiane una sempre maggiore collaborazione tra la funzione IT e il business, ma anche un contestuale spostamento di parte degli acquisti di tecnologia aziendale dall’IT alle LOB (lines of business). È quanto emerge da una nuova indagine condotta da IDC Italia. Secondo i dati raccolti dalla società di ricerche di mercato attraverso una web survey che ha coinvolto 117 decisori nel giugno scorso, il 66% della spesa IT attuale nelle aziende italiane è finanziata dalla funzione IT, mentre il 34% risulta sostenuta dal business. Di per sé interessanti, questi dati assumono un significato ancor più importante se si vanno ad analizzare le due percentuali scomponendole in finanziamenti indipendenti o congiunti, come è possibile vedere anche nell’apposita infografica che accompagna questo studio. Infatti, a comporre il 66% della spesa IT finanziata dalla funzione IT concorrono:
    • un 23% di progetti IT finanziati dall’IT e portati avanti in modo indipendente,
    • un 43% di progetti IT finanziati dall’IT e portati avanti congiuntamente da IT e LOB;
      mentre a comporre il 34% della spesa IT finanziata dal business concorrono:
    • un 8% di soluzioni IT acquistate dalle LOB con proprio budget all’insaputa dell’IT (la cosiddetta Shadow IT),
    • un 10% di progetti IT finanziati dalle LOB informando l’IT,
    • un 16% di progetti IT finanziati dalle LOB e portati avanti congiuntamente da LOB e IT.
      Se si considerano dunque i progetti IT congiunti, finanziati dalla funzione IT (43%) o dal business (16%), l’attuale percentuale della spesa IT nelle aziende italiane che vede la collaborazione e il coinvolgimento di entrambe le funzioni è pari al 59%. "Questo risultato - chiosano gli analisti - testimonia nei numeri che l’evoluzione dell’IT non può più prescindere dalla direzione del business. A mano a mano che le aziende stanno abbracciando la Terza Piattaforma e quindi attivando progetti IT basati su servizi cloud, big data & analytics, mobile e social, stanno anche muovendosi nella direzione di una trasformazione dei processi di business e, cosa più significativa, dei modelli di business. Considerati quindi gli obiettivi, le LOB appaiono sempre più interessate a essere coinvolte in prima persona nelle iniziative tecnologiche". Se in apparenza questa tendenza pare riflettere una progressiva marginalizzazione del ruolo dell’IT, in realtà la funzione IT continua a essere considerata un partner di riferimento dai colleghi del business. Innanzitutto, solo il 18% degli acquisti o progetti IT aziendali in Italia è oggi finanziato e deciso dalle LOB indipendentemente dall’IT (informandolo o meno), inoltre rispetto ad analoghi studi condotti anni fa l’IT sta riacquistando considerazione e valore agli occhi delle varie aree operative e funzionali del business. "Le aziende - osserva IDC - stanno prendendo sempre più coscienza che la crescita del business è legata a doppio filo all’implementazione di soluzioni informatiche efficaci ed efficienti e a una partnership più forte con la funzione IT, al fine di condividere obiettivi e budget per l'innovazione e ottenere il massimo in termini di ritorno degli investimenti. Dal canto suo, l’IT deve mettere in atto un cambiamento sostanziale della propria infrastruttura, puntando a una maggiore flessibilità, scalabilità e reattività". “L’evoluzione tecnologica molto spinta, veloce e facilmente accessibile grazie al cloud - sottolinea Fabio Rizzotto, Senior Research & Consulting Director di IDC Italia - sta imponendo ai CIO una trasformazione del proprio ruolo all’interno delle aziende: da fornitori di servizi a partner delle LOB, per mitigare i rischi legati alla Shadow IT e sostenere nuovi approcci collaborativi all’innovazione”. Il tema dei finanziamenti IT aziendali e della collaborazione IT-LOB è uno degli argomenti di punta che IDC Italia sta portando in giro per il territorio in occasione del roadshow Exploring the New IT organizzato con Cisco, EMC, Intel, Schneider Electric e VMware. Il roadshow toccherà Torino il 25 settembre e Verona il 1° ottobre. italy_infografica_it_spending_funding 2 settembre 2014
  • Italia digitale: connessioni più veloci, mercato in affanno

    Il nuovo rapporto Akamai inserisce la rete tricolore tra quelle virtuose, mentre Assintel conferma i dati sul calo del volume d'affari del comparto tecnologico, che perde oltre 4 miliardi in cinque anni 

    Gli italiani navigano con una rete che, seppur timidamente, diventa più veloce ad ogni rilevazione trimestrale, ma il mercato dell'Information Techology tricolore continua a subire dei pericolosi cali del volume d'affari. Il primo e positivo dato emerge dall'ultimo rapporto "The state of the Internet" realizzato da Akamai e riferito al secondo trimestre del 2013; i dati parlano di un aumento della velocità delle connessioni medie nel Paese dell'11% rispetto al periodo precedente e del 23% rispetto allo scorso anno, percentuali che fanno attestare la rete tricolore sui 4,9 mpbs, con un picco del 23,3 mpbs. Numeri che inseriscono la penisola nell'elenco dei virtuosi insieme a Gran Bretagna, Belgio, Irlanda, Spagna e Francia e che sembrano incoraggianti di fronte al dato europeo, che vede la velocità di connessione globale del Continente cresciuta del 5,2% rispetto all'ultimo trimestre, per quanto restino lontanissimi gli 11 mbps della Svizzera e i 10,1 mpbs dei Paesi Bassi.

    mediavelocità Connessioni

    “In generale - afferma Akamai -  l’alto tasso di crescita del picco medio della velocità di connessione è indice di un progressivo miglioramento della qualità delle connessioni internet e della disponibilità di servizi ad alta velocità in Europa”. Anche in tema di penetrazione delle connessioni, l'Italia con i suoi oltre venti milioni di indirizzi connessi si piazza al nono posto della classifica europea e registra un trend di crescita del 12% rispetto a dodici mesi fa.

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    Le connessioni high broadband superior a 10 mpbs crescono del 16% nel trimestre e del 40% in un anno arrivando così ad interessare il 3,7% degli italiani; la banda larga raggiunge invece il 52% di adozione con una crescita dell'88% in un anno e del 37% rispetto al trimestre precedente. L'altra faccia della Luna ha però tinte parecchio fosche. Dopo l'analisi di Assinform, che aveva fotografato un calo del 4,3% del mercato dell'Information and Communications Techology, la conferma della preoccupante situazione arriva dall'Assintel. Nel report realizzato insieme a Nextvalue si legge di come la spesa complessiva del settore in Italia sia calata del 4% rispetto ad un anno fa e di oltre 4 miliardi nel corso degli ultimi cinque anni. Dati che derivano da due tendenze diverse; se l'informatica tradizionale segue il trend recessivo generale, i nuovi settori legati al Web e al cloud computing fanno registrare numeri positivi.
  • Niente più dazi nel mercato globale IT, ma a partire dal 2019

    di Giuseppina Napoli Il 24 luglio scorso Stati Uniti, Cina e la maggior parte dei Paesi aderenti alla WTO (World Trade Organization) [1], hanno siglato un accordo internazionale con il quale è stato determinato di eliminare i dazi doganali su circa 200 prodotti hi-tech [2]. L’accordo rappresenta un’estensione dell’ITA (Information Technologies Agreement), ossia un accordo sulle tecnologie dell'informazione, considerato il primo e più importante accordo di liberalizzazione delle tariffe (doganali) negoziato in sede di WTO, nel 1995. L’accordo, divenuto effettivo in Italia solo nel 1997,  ha condotto alla eliminazione dei dazi all'importazione su taluni prodotti tecnologici, che nel 2013 ha raggiunto una cifra stimata in 1,6 miliardi di dollari; un importo aumentato di quasi tre volte rispetto alle previsioni alla data della firma dell’accordo nel 1995. Il Direttore generale della WTO, Roberto Azevêdo, in merito all’accordo siglato lo scorso luglio, ha dichiarato: "È un punto di riferimento, più grande del commercio globale di prodotti automobilistici o del commercio di prodotti tessili, o abbigliamento, ferro e acciaio combinati". Altresì, ha sottolineato che, eliminando tali tariffe sugli scambi, si avrà un impatto enorme a livello economico, nel senso globale del termine, che contribuirà a stimolare la crescita del PIL mondiale, creando posti di lavoro, nonché riducendo i prezzi rivolti ai consumatori finali. E questo è proprio ciò che si aspetta il mercato. Invero, il settore dell’Information Technology è stato uno dei settori in più rapida crescita nel commercio mondiale dell’ultimo decennio. Ad oggi, il commercio di questi prodotti rappresenta circa il 10% del mercato delle esportazioni mondiali. L’ITA abbraccia, infatti, un gran numero di prodotti high-tech, tra cui in generale computer, attrezzature per le telecomunicazioni, produzione di componenti quali semiconduttori e apparecchiature di collaudo, software, strumenti scientifici, componentistica e accessori. L’ITA rappresenta, più propriamente, un meccanismo per ridurre i dazi di importazione ed esportazione. Tuttavia, per riportare quest’ultimo all’alveo essenziale, deve essere rammentato che tutti i partecipanti all’accordo in questione devono rispettare, principalmente, due drivers essenziali: (i) le tariffe devono essere ridotte ad un livello tariffario che tenda allo zero; e (ii) tutte le altre imposte e oneri devono essere vincolati al medesimo valore zero. Grazie alla circostanza in forza della quale i prodotti oggetto dell’ITA possono circolare “liberamente” attraverso i confini, senza alcun pagamento di dazi all'importazione, la tecnologia dell’industria dell'informazione è stata in grado di specializzarsi nonché di beneficiare delle economie di scala. Questo rappresenta uno dei motivi per cui si é registrato uno spiccato aumento delle reti di produzione e di fornitura globale di tali catene nel settore in questione, le quali hanno portato ad un automatico innalzamento del livello di concorrenza e quindi ad un conseguenziale miglioramento della produttività e dell'efficienza del settore. Peraltro, anche i Paesi che non hanno aderito all’ITA hanno indirettamente tratto vantaggio dalle opportunità commerciali createsi; non solo tramite l'abolizione delle tariffe in commento, ma anche per via delle grandi economie di scala e delle reti di produzione globali sviluppatesi negli ultimi anni. Tutto ciò ha consentito la commercializzazione di prodotti più accessibili, di maggiore qualità, stabilendo così nuovi mercati di servizi, che si alimentano grazie alla sempre più prosperante industria della tecnologia dell'informazione. Per comprendere quali siano i benefici di tali novità economiche, occorre guardare ai meccanismi essenziali del mercato in quanto tale. In tal senso, l'accordo sulle tecnologie dell'informazione, contribuisce notevolmente a ridurre i prezzi sui prodotti tecnologici, sia per i consumatori che per gli importatori, riducendo i costi di produzione per gli esportatori di prodotti tecnologici altamente complessi. Il beneficio, sia dei consumatori che delle imprese deriva in concreto dall’eliminazione dei dazi doganali sull'ampia gamma di prodotti descritta; l'accordo, infatti, copre ingenti emolumenti economici nel commercio mondiale, che riveste quasi il 90% del mercato mondiale dei prodotti in questione. La conseguente riduzione dei costi, sia per il settore consumerche per l’industria della fabbricazione di prodotti IT, offrirà nuovi accessi al mercato per molte delle imprese ad alta tecnologia in Europa - alcune delle quali sono leader nei loro settori – favorendo altresì l'innovazione e l’ingresso di nuovi playersnel mercato in parola. Come tale, questa novità contribuirà, inoltre - o quantomeno la previsione appare essere questa - all'ulteriore sviluppo della digital economy nell’Unione Europea. Le tariffe doganali saranno eliminate, entro 3 anni dalla data effettiva di entrata in vigore dell’accordo, prevista per il 1 luglio 2016. In sostanza, a partire da tale data, inizierà un periodo di transizione di 3 anni, per permettere al mercato di adeguarsi alle nuove normative. Dunque, l’abolizione, in concreto, delle tariffe in questione, sarà effettiva, ed obbligatoria per gli operatori economici del settore, dal luglio del 2019. Insomma, in altre parole, l’obiettivo è giungere ad avere un mercato dell’IT, mondiale, che progredisca in un “ambiente tariffario zero”, o almeno tendente allo zero: il che non può immaginarsi si realizzi, completamente, prima del 2019. Note [1] L’Unione Europea (con i suoi  28 Stati membri), Albania; Australia; Canada; Colombia; Costa Rica; Guatemala; Hong Kong, Islanda; Israele; Giappone; Korea; Malesia; Mauritius; Montenegro; Nuova Zelanda; Norvegia; Filippine; Taipei; Singapore; Svizzera; Tailandia; Turchia, e come detto Sati Uniti e Cina. [2] L'elenco, quale espansione del precedente previsto per l’accordo ITA include sia prodotti di consumo che altri prodotti finiti, componentistica ed attrezzature di produzione. Esempi di prodotti finiti sono: prodotti multimediali quali GPS, lettori DVD, smart card, supporti ottici; prodotti relativi alla stampa e copia, macchine multifunzione, cartucce d'inchiostro, i prodotti di elettronica quali TV-telecamere, videogiochi e console, macchine per registrazione video, autoradio digitali, set top box; ed ancora attrezzature mediche come scanner, macchine per la risonanza magnetica, tomografia o cure dentistiche e oftalmologia, router e switch, microscopi e telescopi; ancora prodotti come altoparlanti, microfoni e cuffie, satelliti per telecomunicazioni. Esempi, invece, di parti e componentistica: parti e componenti per la produzione di beni e di semiconduttori IT, comprese le parti di TV e parti ed altre macchine incorporato nei prodotti informatici, tra cui smartphone, dispositivi ottici o medici, ivi inclusi laser, moduli LED, touch screen, interruttori, elettromagneti, apparati di amplificazione, etc. Ulteriori strumenti per la navigazione aerea e spaziale, macchinari per la produzione di beni informatici e semiconduttori, macchine utensili per la produzione di circuiti stampati o semiconduttori e altri prodotti IT, macchine di filtraggio, e loro relative componentistiche. 14 agosto 2015
  • Proposta di legge per un Foia italiano e le reviews internazionali: un grande passo in avanti (con qualche correttivo)

    di Martina Provenzano [*]

    Giovedì 29 ottobre, presso la Sala conferenze stampa della Camera dei Deputati, sono state presentate le reviews internazionali alla proposta di legge A.C. 3042 [1] recante le “Disposizioni in materia di libertà di informazione, diritto di accesso e trasparenza delle informazioni in possesso delle pubbliche amministrazioni”, altrimenti conosciuta come il Freedom Of Information Act italiano.

    [caption id="attachment_18621" align="alignright" width="150"]Anna Ascani Anna Ascani (Pd)[/caption]

    La proposta di legge, d’iniziativa della deputata Pd Anna Ascani, annunciata il 15 aprile scorso, e dall’8 luglio assegnata in sede referente alla Commissione I Affari costituzionali, può essere definita come il primo, importante, passo che l’Italia muove verso l’obiettivo di uniformare il proprio ordinamento agli standards internazionali RTI (Right to Information, NdA).

    Invero, per completezza, occorre precisare che nelle more dell’assegnazione della proposta di legge alla Commissione, i contenuti minimi del Foia sono stati trasposti all’interno della proposta emendativa 6.70 Ascani-Coppola [2] al disegno di legge “deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche” (c.d. Ddl Madia), convertito poi nella lettera h) del primo comma dell’art 7 della legge 7 agosto 2015, n. 124, entrata in vigore il 28 agosto scorso [3]. Ciò consentirebbe di poter affermare che, ad oggi, già esiste, seppur a livello embrionale, un Foia italiano; tuttavia, la necessità di dotare il nostro ordinamento di una disciplina compiuta ed esaustiva, spinge a ritenere comunque indispensabile procedere alla discussione e - auspicabilmente - all’approvazione di un testo normativo esclusivamente dedicato al diritto all’informazione, all’accesso e alla trasparenza delle informazioni in possesso delle pubbliche amministrazioni.

    Ben Worthy, lecturer in Politics al Birkbeck College University of London, e Toby Mendel, executive director del Centre for law and democracy, hanno firmato le reviews [4] alla proposta di legge sul Foia presentate in conferenza stampa: interessanti e approfondite osservazioni che confermano il carattere innovativo della proposta in commento, non solo nel merito ma anche nel metodo. Come noto, l’articolato della proposta di legge sul Foia è stato il frutto di un percorso improntato alla cooperazione tra istituzioni pubbliche, associazioni portatrici di interessi collettivi e cittadini, e le reviews internazionali hanno completato questo disegno. Ciò consentirà ai membri della Commissione I Affari costituzionali di avere altro materiale di studio e discussione, al fine di migliorare la proposta di legge prima di sottoporla alla discussione alla Camera dei Deputati.

    Infatti, più di una sono le lacune della proposta di legge così come giunta in Commissione, alcune lacune sono state già colmate grazie alla presentazione della proposta emendativa al Ddl Madia, non per nulla ribattezzata emendamento Foia [5], altre lacune, invece, sono palesemente rimaste scoperte e, con tutta probabilità, saranno motivo di rivisitazione del testo in sede di Commissione.

    A seguito di una lettura comparata del testo della proposta di legge e delle sue reviews, il primo rilievo che pare opportuno operare è la necessità di rivedere il testo nell’ottica di un migliore coordinamento con la legislazione vigente in materia di trasparenza (decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33), di tutela e protezione dei dati personali (decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196), di diritto all’accesso e di disciplina del procedimento amministrativo (legge 7 agosto 1990, n. 241 e s.m.i.), nonché in materia di organizzazione delle pubbliche amministrazioni (decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e legge 7 agosto 2015, n. 124) e di giustizia amministrativa (decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104). Laddove infatti si recano le definizioni di “amministrazione” e “diritto di accesso” [6], si descrive espressamente l’ambito oggettivo e soggettivo di applicazione delle norme [7] e si ritiene di dover prevedere una tutela del diritto di accesso nuova ed ulteriore [8], appare quanto mai necessario esperire ogni possibile tentativo di recupero della legislazione vigente piuttosto che procedere ad una nuova normazione. Alla base di questa affermazione v’è la consapevolezza della stratificazione giurisprudenziale maturata negli anni, che è andata a colmare quei vuoti inevitabilmente creati dall’uso di parole ed espressioni polisense, altrimenti suscettibili di essere travisate ed allontanarsi dalla ratio legis della norma.

    Altri interrogativi che analogamente si potrebbero sollevare riguardano la disposizione relativa alla tutela del diritto di accesso che, così come elaborata all’interno della proposta di legge, si crede rischi di aggravare notevolmente la – già vessata – giustizia amministrativa. Invero è necessario far notare che, proprio su questo punto, i giudizi degli autori delle reviews internazionali sono contrastanti. In senso difforme a quanto poc’anzi affermato si è pronunciato il reviewer del Birkbeck College University of London che, anzi, sembrerebbe addirittura suggerire un prolungamento delle tempistiche per l’accesso alle procedure di ricorso, ritenendo inadeguatamente breve il termine di 30 giorni previsto dalla proposta di legge. A parere di chi scrive sembra tuttavia più ragionevole il suggerimento giunto dallo stesso autore che, sempre con riguardo al sistema di ricorso previsto all’interno della proposta di legge, consiglia in alternativa l’investitura di un altro organo, diverso dall’Autorità giudiziaria, per la decisione sui contenziosi riguardanti la violazione delle disposizioni sul diritto all’informazione.

    Numerose altre questioni meriterebbero un approfondimento che tuttavia si ritiene più opportuno condurre in altra sede. Ad ogni modo, posto il dato - certo - che l’Italia si è classificata 97° (su un totale di 102 Paesi valutati) nella scala RTI [9], le brevissime considerazioni sopra riportate conducono a ritenere che la proposta di legge per un Foia italiano, nonostante i correttivi che pur si ritengono necessari, rappresenta comunque un passo in avanti rispetto ad una legislazione che troppo spesso si è dimostrata inefficace a raggiungere il vero obiettivo del diritto all’informazione, all’accesso e alla trasparenza delle informazioni. Obiettivo che non è - o non vuole essere soltanto - la promozione di libertà individuali e collettive, ma anche - e soprattutto - la tutela del diritto ad una buona ed efficace amministrazione.

    Note

    *Dottoranda di ricerca in Categorie giuridiche e nuove tecnologie presso l’Università Europea di Roma e fellow at IAIC, avvocato e consulente giuridico presso la Camera dei Deputati.

    [1] L’iter legislativo e il testo della proposta di legge sono disponibili al link: http://www.camera.it/leg17/126?tab=&leg=17&idDocumento=3042&sede=&tipo

    [2] Il testo della proposta emendativa, approvato all’unanimità in Commissione I Affari costituzionali, è disponibile al link: http://nuovo.camera.it/CDD-SearchWeb/index4.jsp?trp=2&Legislatura=17&pres=Deputato&nomeDep=%22Ascani%20Anna%22&idAtto=3098&commissioni=01&rifn=3098&rifs=&rift=&sedutaN=472&numeme=6.70.&riform=nuova%20formulazione&sesame=referente&esito=approvato

    [3] Il testo della legge è disponibile al link: http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/08/13/15G00138/sg

    [4] Il testo delle reviews è disponibile, in italiano e in inglese, al link: http://www.foia4italy.it/news/review-foia-ascani/

    [5] Su Dimt del 9 luglio 2015 è possibile leggere l’intervista rilasciata dalla deputata democratica cofirmataria dell’emendamento Foia all’indomani dell’approvazione in Commissione della proposta emendativa al disegno di legge “deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”, in cui si spiegano le ragioni che hanno spinto ad introdurre ante tempo il nocciolo duro della normativa in materia di lbertà di informazione, diritto di accesso e trasparenza delle informazioni.

    [6] v. art. 2 A.C. 3042

    [7] v. art. 3 e art. 6 A.C. 3042

    [8] v. art. 5 A.C. 3042

    [9] La classifica, preparata dal Centre for Law and Democracy insieme ad Access Info Europe, è consultabile al link: http://www.RTI-Rating.org

    FOIA, Ascani: “Il diritto ad uno Stato trasparente non può ledere il diritto ad uno Stato sicuro”

    “Patrimonio culturale digitale. Tra conoscenza e valorizzazione”, report, audio e video del convegno del 2 luglio

    30 ottobre 2015
  • Riforma della Pa, approvate alla Camera le misure sulla "cittadinanza digitale". Che passa per il digital first

    La Camera dei Deputati ha approvato in seconda lettura il disegno di legge delega di riforma della Pubblica amministrazione presentato dal Governo; nel provvedimento, che torna ora all'esame del Senato, sono contenute anche alcune importanti misure in tema di "cittadinanza digitale". L'Esecutivo è infatti delegato ad adottare uno o più decreti legislativi sulle modalità di erogazione dei servizi ai cittadini, in modo da "assicurare la accessibilità on line alle informazioni e ai documenti in possesso delle amministrazioni pubbliche, ai pagamenti nei loro confronti, nonché all'erogazione dei servizi". Si introducono così anche nel nostro ordinamento i principi del Freedom of Information Act (FOIA) così come stabilito in un emendamento a firma dei deputati Pd Paolo Coppola e Anna Ascani.
    FOIA, Ascani: “Il diritto ad uno Stato trasparente non può ledere il diritto ad uno Stato sicuro”
    "L'esercizio della delega - si legge in una nota della Camera -  è subordinato al rispetto di una dettagliata serie di principi e criteri direttivi. Un primo gruppo introduce una serie di misure volte a favorire l'accesso dell'utenza ai servizi delle amministrazioni pubbliche in maniera digitale. In particolare, è prevista la definizione di un livello minimo delle prestazioni in materia di servizi on line delle amministrazioni pubbliche, la piena applicazione del principio innanzitutto digitale (cd. digital first, in base al quale il digitale è il canale principale per tutte le attività delle p.a.), il potenziamento della connettività a banda larga e ultralarga e dell'accesso alla rete internet presso gli uffici pubblici, la partecipazione con modalità telematiche ai processi decisionali pubblici, l'armonizzazione della disciplina del Sistema pubblico per la gestione dell'identità digitale (SPID) volto ad assicurare l'utilizzo del c.d. PIN unico, la promozione dell'elezione del domicilio digitale, la diffusione dell'informazione sugli strumenti di sostegno della maternità e della genitorialità, l'adeguamento alle norme europee in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche; la diffusione dei pagamenti digitali".
    Spid, Samaritani (Agid): "In autunno le prime identità digitali"
    Un secondo gruppo attiene alla riforma dei processi decisionali interni alle pubbliche amministrazioni: "Essi dispongono, in particolare, la razionalizzazione dei meccanismi e delle strutture di governance della digitalizzazione, la semplificazione dei procedimenti di adozione delle regole tecniche, la ridefinizione delle competenze dell'ufficio dirigenziale generale unico istituito nelle pubbliche amministrazioni centrali con funzioni di coordinamento in materia di digitale, la digitalizzazione del processo di misuarazione e valutazione della performance". Un terzo gruppo di principi e criteri direttivi, infine, riguarda "la formulazione dei decreti delegati, prevedendo il coordinamento con la normativa vigente e l'indicazione espressa delle norme abrogate".
    Spid, pagamenti elettronici e informatizzazione del processo amministrativo: online il report sull’attuazione dell’agenda per la semplificazione
    18 luglio 2015
  • Un Foia per l’Italia - Roma, 24 novembre 2015

    Con l’approvazione della riforma della Pubblica Amministrazionelo scorso Agosto e grazie all’emendamento firmato dagli Onorevoli Anna Ascani e Paolo Coppola, il Governo ha ricevuto dal Parlamento il mandato di scrivere entro sei mesiun decreto per una nuova legge sulla libertà di accesso all’informazione.

    Annunciata come il Freedom of infomation act (Foia) italianola nuova legge dovrebbe facilitare l’accesso, da parte dei cittadini ai documenti, alle informazionie ai datiin mano alle Pubbliche Amministrazioni.

    Si tratta di una misura essenziale che la maggioranza delle democrazie avanzate possiede già da anni e che garantisce un’amministrazione più trasparente, un miglior contrasto della corruzione e un’economia più competitiva.

    Nella conferenza stampa organizzata da Foia4Italy lo scorso 29 Ottobre, l’On. Ascani, firmataria anche della proposta di legge 3042 sul diritto di accesso ispirata al testo di Foia4Italye oggetto di tre review internazionali, ha confermato che il decreto è in fase di scrittura e che entro la fine dell’annol’Italia avrà un Freedom of Information Act. Tuttavia, l’efficacia del provvedimento dipenderà enormemente dal suo contenuto del quale, a 100 giorni dalla scadenzadel mandato governativo, non si conosce alcun dettaglio.

    Riunendo le principali personalità attive nella promozione, nella stesura e nell’applicazione del Foia italiano, l’incontro organizzato dall’Istituto Bruno Leoni sarà, dunque, un’importante occasione per dibattere su temi fondamentali quali l’impatto dell’accesso universale sull’economia italiana, il bilanciamento con l’obiettivo di un'amministrazione snella ed efficiente, l’integrazione alle azioni di lotta alla corruzione.

    Foia4Italy 24 novembre 2015

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