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  • "Il diritto d’autore nell’informazione" - Parma, 15 dicembre 2014

  • "Informazione e social" - Roma, 27 ottobre 2014

  • "Patrimonio culturale digitale. Tra conoscenza e valorizzazione", report, audio e video del convegno del 2 luglio

    Nel corso dell'evento promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internet sono state approfondite, con la partecipazione di esponenti delle istituzioni e giuristi, opportunità e criticità della Direttiva  2013/37/UE, all’esame del Parlamento, sul libero accesso e il riutilizzo dei dati in possesso di Pubblica Amministrazione, biblioteche, musei e archivi. "È nostra intenzione costituire un Osservatorio che abbia come compito il monitoraggio della  digitalizzazione del patrimonio informativo e culturale in possesso della Pubblica Amministrazione”. Così il Prof. Alberto Gambino, presidente dell'Accademia Italiana del Codice di Internet ,nel corso del convegno “Patrimonio Culturale Digitale: tra conoscenza e valorizzazione”, evento che ha avuto luogo nella mattina del 2 luglio, a Roma, con la partecipazione di giuristi, esponenti delle istituzioni pubbliche, membri del governo e del parlamento.

    Guarda i video del convegno

    "Sarà un Osservatorio aperto - ha spiegato Gambino - che naturalmente dialogherà con chi già istituzionalmente si occupa della materia, e che non sarà composto solo di giuristi ma punterà a riunire tutti i saperi umanistici per rappresentare un intreccio di competenze orientate a verificare che davvero questa stella polare dell'open access, ma anche del non detrimento delle risorse delle nostre amministrazioni, possa trovare una realizzazione bilanciata” [audio]. Prima sessione Al centro dei lavori proprio la ricerca di un giusto punto di equilibrio tra l’obiettivo della massima diffusione e delle possibilità di riutilizzo dei dati pubblici e la tutela del patrimonio culturale di musei, biblioteche, archivi in possesso di amministrazioni e istituzioni pubbliche. Opera delicata ma che ha il carattere della massima urgenza, quella che attende il legislatore, chiamato a recepire la direttiva 2013/37/UE (la scadenza per la sua adozione è il prossimo 18 luglio e la discussione è al momento ferma in Commissione Affari Esteri e Comunitari del Senato) che, nel quadro della iniziative dell’Agenda digitale europea, impone agli enti pubblici di rendere fruibili tutte le informazioni in loro possesso e il loro reimpiego a fini commerciali o non commerciali. Una vera rivoluzione, che richiede una riflessione imprescindibile da parte del legislatore anche in considerazione della farraginosità di un sistema normativo stratificatosi nel corso degli anni e della specificità dell’Italia, titolare del patrimonio culturale più diffuso in Europa.

    Leggi il position paper dell'Accademia Italiana del Codice di Internet

    CoppolaUna riflessione che si intreccia con le molte proposte che si stanno susseguendo in materia di Open Data e di trasparenza delle informazioni delle quali è titolare la PA. Ultima in ordine di tempo quella oggetto dell’inserimento nel Ddl di riforma della Pubblica Amministrazione di un emendamento in materia di Freedom of Information Act a firma degli onorevoli del Pd Anna Ascani e Paolo Coppola; quest'ultimo è intervenuto durante i lavori sottolineando il valore dell'opera di disclosure che si va componendo nel panorama legislativo nazionale e comunitario. Far sì che il recepimento della direttiva e il rafforzamento degli obblighi in capo agli enti pubblici in materia di accesso alle informazioni, anche attraverso licenze che ne consentano il riutilizzo a fini commerciali da parte di privati, non pregiudichino la tutela del patrimonio culturale, complice uno sfruttamento indiscriminato dei dati a scapito del valore del bene pubblico, della sua integrità e conoscenza, è stato il filo conduttore di gran parte degli interventi. Dopo l’apertura affidata a Marina Giannetto (Sovrintendente dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica) [audio] le relazioni di Giuseppe Piperata (Associato di Diritto amministrativo presso l’IUAV di Venezia) [audio], Riccardo Pozzo(Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche) [audio] e Gustavo Ghidini (Università degli Studi di Milano, Università LUISS Guido Carli) [audio], il quale ha lanciato la proposta di un “doppio binario” per il riuso del patrimonio culturale digitale: accesso libero e gratuito per ricercatori e studiosi; a fronte di un ritorno economico per la PA nei casi di reimpiego a fini commerciali. “In relazione al tipo di accesso per fini editoriali o commerciali – secondo Ghidini  – dovrebbe essere ammesso un compenso in linea con i principi della disciplina autoriale, ponendo in capo all'amministrazione concedente un obbligo di reinvestimento dei ricavi nello sviluppo e nel potenziamento dell'architettura impiegata per la pubblicazione dei dati. Un obbligo che dovrebbe estendersi ai proventi delle operazioni derivate di marketing culturale connesse eventualmente all'uso commerciale dei dati”. È stata così la volta di una tavola rotonda moderata dal giornalista de Il Sole 24 Ore Antonello Cherchi e animata dagli interventi di Valentina Grippo, fellow dell'Accademia [audio], Roberta Guizzi del Servizio Giuridico dell’Agcom [audio], Flavia Piccoli Nardelli, membro della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati [audio], Marco Pierani di Altroconsumo [audio],Eugenio Prosperetti, membro del Tavolo Permanente per l’Innovazione e l’Agenda Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri [audio], eFerdinando Tozzi, componente del Comitato consultivo Permanente per il Diritto d’Autore [audio]. In chiusura l'intervento di Antonia Pasqua Recchia, Segretario Generale presso il Ministero dei Beni e della Attività culturali e del Turismo [audio]: “Siamo consapevoli della grande responsabilità con la quale dobbiamo affrontare il tema. Da parecchio tempo il ministero si è posto in una posizione di particolare apertura, sia per la presenza di banche dati di archivi e biblioteche sia per la digitalizzazione di opere d'arte, e con licenze d'uso Creative Commons. Vanno però differenziati vari aspetti: la completa accessibilità non deve sempre essere sovrapposta e confusa con la gratuità del dato, perché i dati di qualità costano sotto molti punti di vista. Un altro tema è poi quello della tutela dell'integrità delle opere quando c'è riproduzione, aspetto anche più importante del ritorno economico in senso stretto. Ma di sicuro non dobbiamo temere la pirateria sul patrimonio culturale, perché per quanto servano delle regole bisogna partire dal presupposto che maggiore circolazione significa arricchimento diffuso”. Le conclusioni sono state affidate a Silvia Costa, Presidente della Commissione Cultura al Parlamento Europeo [audio], la quale ha auspicato che “l'Osservatorio lanciato dal Professor Gambino possa espandersi su scala continentale; sarebbe molto importante che cominciassimo, anche grazie all'Accademia, ad avere nuovi luoghi di confronto”. [gallery type="slideshow" ids="18479,18480,18489"]

     

    2 luglio 2015

  • "Uno, nessuno e centomila": tra reputazione online e diritto all'oblio. Montuori (Garante Privacy): "Importante capire il diritto alla contestualizzazione dell'informazione"

    [caption id="attachment_5318" align="alignright" width="300"]Ascolta il podcast della puntata del 13 aprile 2014 Ascolta il podcast della puntata del 13 aprile 2014[/caption] Se le domande che ci poniamo su identità e skills delle persone trovano sempre più spesso risposte digitando il loro nome su Google, quali sono gli strumenti che abbiamo per tenere sotto controllo ciò che di noi risulta da una ricerca online? Sono la web reputation e il diritto all'oblio al tempo di Internet le questioni al centro della puntata del 13 aprile di “Presi per il Web“, trasmissione di Radio Radicale condotta da Marco PerducaMarco Scialdone e Fulvio Sarzana con la collaborazione di Marco Ciaffone e Sara Sbaffi. Ospiti dell'appuntamento Luigi Montuori, Capo Dipartimento comunicazioni elettroniche del Garante Privacy, Matteo Flora, Consulente ed ideatore del progetto "TheFool", Anna Masera, Capo Ufficio stampa della Camera dei Deputati, e Raoul Chiesa, storico hacker italiano ed esperto di sicurezza informatica. "L'esperienza che abbiamo maturato in questo ultimo decennio - ha esordito Montuori - ci porta a dire che in generale il mondo della rete ci richiede interventi su tre importanti aspetti, a noi come ai nostri colleghi europei nonché ai tribunali: il primo è quello degli archivi online dei giornali, perché scrivere una volta sulla carta stampata voleva dire che l'articolo veniva accatastato e la memoria era umana. Oggi, per fortuna, è possibile poter rivedere ciò che è stato scritto con un profondo approccio storico, una ricchezza che da un'altra parte pone delle questioni come quella del diritto all'oblio. Il secondo aspetto è quello dei social network. Il terzo aspetto è quello dell'utilizzo dei nostri dati personali immessi in rete a fini commerciali e di profilazione". Cancellare o aggiornare Sul primo degli aspetti sollevati da Montuori vale la pena menzionare alcuni importanti passaggi maturati in Italia e in Europa. Ad esempio, sul tema della deindicizzazione degli contenuti giornalistici dai motori di ricerca è netta la posizione espressa dall'Avvocato generale della Corte di Giustizia europeanel luglio 2013 e che si schiera a difesa della permanenza negli archivi storici della documentazione relativa a fatti di cronaca. Sul più ampio fronte giornalismo la situazione sembra essere ancor più complicata, con sentenze come quella che nel gennaio del 2013 vedeva il Tribunale di Ortona condannare il direttore del giornale online abruzzese Primadanoi.it al pagamento di un risarcimento nei confronti di alcuni ristoratori della zona. Una sanzione riferita ad un articolo riguardante un fatto di cronaca giudiziaria vero, ma che, a detta del tribunale, era rimasto online troppo a lungo, cagionando così un danno ai protagonisti della vicenda. Un episodio che faceva sollevare dubbi sulla possibilità che un tribunale decidesse in maniera arbitraria quale fosse il tempo consentito di permanenza online di una notizia. Sulla vicenda, ai tempi della prima sentenza del 2011, aveva preso posizione anche l’ordine dei Giornalisti d’Abruzzo, sul cui sito ufficiale il 26 marzo si leggeva:: "La sentenza [...] pone seri problemi ai giornalisti nell’esercizio del diritto di cronaca . L’articolo in questione, peraltro, secondo anche il parere del Garante per il trattamento dei dati personali, era stato redatto rispettando i criteri fondamentali del codice deontologico dei giornalisti (verità sostanziale dei fatti, interesse pubblico e continenza nel linguaggio). Se i giornali cartacei possono conservare nei loro archivi copie dei giornali pubblicati non si capisce perché i giornali on line non debbano avere la stessa possibilità. Del resto, anche volendo cancellare i dati digitali di una notizia essa rimane indelebilmente presente nelle memorie cache dei motori di ricerca ( feed Rss). Il problema, allora, non è di semplice risoluzione giudiziaria ma occorrerebbe, invece, per il reale esercizio del diritto all’oblio, che il legislatore stabilisca criteri certi e condivisi e non solo a livello nazionale data la complessità della materia e la sua natura globale”. Molto distante dalla decisione del tribunale abruzzese è l'impostazione emersa dalla Corte di Cassazione con la sentenza 5525dell'aprile 2012. La suprema Corte entrava a gamba tesa sul tema del diritto all’oblio, stabilendo che è un dovere dell’editore o comunque del gestore/responsabile di un database Web tenere aggiornati i materiali relativi a procedimenti giudiziari per garantire il diritto alla contestualizzazione dell'informazione. Il caso era quello di un politico che, coinvolto in Tangentopoli ma successivamente assolto, reclamava la rimozione o quantomeno la modifica dell’articolo del Corriere della Sera che parlava del suo caso di imputazione. La Cassazione riteneva lecita la permanenza online dell’articolo ma obbligatorio il suo aggiornamento, così da tutelare sia l’immagine della persona coinvolta che il diritto ad essere informati del lettore. Un'impostazione che veniva recepita nel marzo 2013 anche dal Garante della Privacy e che nel settembre dello stesso anno vedeva esprimersi in tal senso anche la Corte europea dei diritti dell'uomo. "È importante - ha chiosato Montuori - differenziare il diritto all'oblio e il diritto alla contestualizzazione della notizia. Sul primo aspetto, ad esempio, una persona condannata e che ha espiato la sua pena ha diritto ad utilizzare il codice sulla protezione dei dati personali e chiedere che la notizia venga quanto meno deindicizzata. Sul secondo aspetto, immaginiamo un cittadino che viene invece indagato e poi prosciolto e che si ritrova con la notizia del suo essere finito sotto indagine ancora in circolazione senza che si dia conto della conclusione per lui felice della vicenda. Ecco, in questo caso il cittadino, e proprio a fronte della sentenza della Cassazione dell'aprile 2012, ha il diritto di richiedere un richiamo ai fatti successivi. Nel caso in cui il giornale si rifiutasse di fare gli aggiornamenti dovuti ci si può rivolgere al Garante". Anche qui resta da capire quali siano gli oneri in capo all'editore, se sia cioè suo compito tenere aggiornati gli archivi con un'onerosa opera di costante monitoraggio o se debba attivarsi solo dopo la segnalazione rischiando sanzioni solo in caso di inottemperanza. "Mi rendo conto - ha affermato Montuori - che ci sia un onere nei confronti di chi gestisce gli archivi dei giornali online, c'è uno scotto che deve pagare colui che inserisce le notizie ma tutto sommato è il male minore rispetto al diritto che ognuno di noi ha a vedersi rappresentato in maniera corretta in rete". "Non dimentichiamoci  - è intervenuto Flora - dell'importanza delle sezioni dei commenti dei giornali online, all'interno delle quali si nascondo spesso molti contenuti diffamanti. In ogni caso le aziende e i privati hanno capito lo straordinario valore di ciò che si dice online su di loro, e se qualche anno fa gli utenti erano pochi e poco influenti, oggi la situazione è ribaltata. È per questo che chi si rivolge a noi lo fa per avere un supporto professionale per vedere rimosse informazioni che impattano sulla sua immagine, anche professionale". Un problema di indexing È chiaro in ogni caso come la permanenza dei contenuti negli archivi dei giornali e la loro rintracciabilità a mezzo motore di ricerca siano due aspetti fortemente intrecciati tra loro; inoltre, sempre più spesso arrivano agli amministratori dei search engine, Google su tutti, richieste come quella avanzata a più riprese dall'ex presidente della Federazione internazionale dell'automobile Max Mosley, che dopo essersi ritrovato al centro di uno scandalo per alcune fotografie che lo ritraevano in pose sadomasochiste con cinque donne in divisa nazista si è visto riconoscere, nel novembre del 2013, dal Tribunal de Grande instance di Parigi il diritto a vedere rimosse dai risultati di ricerca di Google il link a nove di quelle foto. Stesso esito, nel gennaio 2014, in un tribunale di Amburgo. Decisioni contestate da Google con il solito argomento del "non vogliamo essere i poliziotti del Web"e della mancanza di responsabilità diretta sui contenuti restituiti dal motore di ricerca; tuttavia la stessa compagnia di Mountain View nel giugno del 2011 aveva lanciato il servizio “Me on the Web”, che permette all'utente un più facile e diretto controllo dei risultati che il search engine restituisce in merito al proprio nome. "Sul diritto all'oblio per ciò che attiene la stampa online - ha spiegato Montuori - partiamo dal presupposto che il criterio dell'interesse pubblico, che insieme alla veridicità del fatto rappresenta un cardine fondamentale del diritto di cronaca, può variare al passare del tempo; detto in altri termini, se oggi è interesse pubblico che si metta a conoscenza il cittadino di un determinato fatto di cronaca, non è detto che dopo quindici anni questo resti immutato. Il primo intervento del Garante sul tema risale al 2004, quando un signore che era stato condannato per pubblicità ingannevole dall'Agcm si rivolse a noi lamentando che le ricerche online col suo nome facessero riferimento a quella vicenda. Lì il Garante intervenì riconoscendo la veridicità del fatto ma che la continua esposizione dello stesso fosse eccessiva e ordinò pertanto la deindicizzazione della notizia stessa. Nel 2007 l'Autorità era inoltre intervenuta stabilendo che riutilizzare da parte di Google le copie cache era un trattamento operato dal motore di ricerca, visto che si trattava di informazioni già rimosse dal sito di provenienza degli stessi. Nel 2012 c'è stato un caso in Spagna che sta portando a riflessioni importanti in sede di Corte di Giustizia Europea sulla legittimità delle richieste che arrivano a Google per la rimozione dei dati personali". LEGGI "Questioni di eredità digitale" Tra Hackaton a Montecitorio e bug nell'https In apertura di puntata Anna Masera aveva parlato del Barcamp #Facciamolagenda che si è svolto alla Camera dei Deputati l'11 aprile e dell'Hackaton previsto sempre a Montecitorio dal 16 al 18 maggio.   In chiusura invece Raoul Chiesa ha spiegato i principali aspetti del grande fatto di cronaca della settimana in tema di sicurezza: Heartbleed, la falla nell'OpenSSL che ha terrorizzato gli utenti di Internet. In un'intervista a Wired Robin Saggelmann,  lo sviluppatore che l'ha introdotto nel protocollo, ha parlato di una banale svista presente da due anni. LEGGI "Hacker e politica: le tante facce del rapporto e la difficile definizione giuridica" LEGGI "Venti di (cyber)guerre: armi e strategie di difesa all'alba dei conflitti digitali" Immagine in home page: Cn24tv.it 14 aprile 2014
  • Accesso all'informazione e alla conoscenza, le sfide del diritto d'autore nel libro curato dalla Prof.ssa Dana Beldiman - abstract del contributo “Synergetic Interaction Between Intellectual Property and Consumer Protection: A Pragmatic Proposal to Rebala

    "Access to information and knowledge: 21st century challenges in intellectual property and knowledge governance", a cura della docente della Bucerius Law School di Amburgo e della University of California,  contiene tra gli altri il contributo ”Synergetic Interaction Between Intellectual Property and Consumer Protection: A Pragmatic Proposal to Rebalance Incentives and Access” di Andrea Stazi (Università Europea di Roma) e Maximiliano Marzetti (FLACSO): scarica l'abstract  [caption id="attachment_4077" align="alignright" width="188"]Pubblicato nel dicembre 2013  Pagine: 328 Hardback: 978 1 78347 047 1  ebook ISBN: 978 1 78347 048 8 Pubblicato nel dicembre 2013
    Pagine: 328
    Hardback: 978 1 78347 047 1
    ebook ISBN: 978 1 78347 048 8[/caption] "Un libro importante, che riunisce i maggiori studiosi provenienti dall'Europa e dagli Stati Uniti per esplorare la sfida dell'accesso nell'ambito delle leggi sul diritto d'autore. Il dibattito viene riformulato concentrandosi sul ruolo critico che riveste l'eccesso tempestivo alle informazioni nei sistemi economici basati sull'innovazione. Vale la pena leggerlo". Così Michael W. Carroll della American University Washington College of Law descrive "Access to information and knowledge: 21st century challenges in intellectual property and knowledge governance", volume curato dalla Professoressa Dana Beldiman, docente presso la Bucerius Law School di Amburgo e press l'Hastings College of Law della University of California. Nelle nuove economie della conoscenza è necessaria una massiccia circolazione di informazioni per stimolare l'innovazione, una dinamica che spesso genera punti di frizione con le leggi sul diritto d'autore. In questo contesto, pensatori di spicco nel panorama della protezione della proprietà intellettuale esplorano le caratteristiche di quella che, nel 21esimo secolo, si pone come "sfida dell'accesso", elemento che si pone all'interno della cornice generata dalla tensione tra l'interesse per il libero fluire delle informazioni e la frammentazione della conoscenza creata da legislazioni stringenti in materia di proprietà intellettuale. In alcune aree questa tensione sembra risolversi in un cambiamento delle leggi nella direzione di una maggiore apertura, sia a causa di nuovi modelli di business, sia per il miglioramento degli strumenti legali o delle interpretazioni delle leggi esistenti in un'ottica di maggiore apertura. I capitoli del libro esplorano le sfide incontrate da questo processo di "apertura" da prospettive diverse, tra le quali: • apertura dell'accesso ai dati della pubblica amministrazione e della ricerca scientifica • aumento dell'uso delle licenze • rimodulazione dei contorni delle leggi sulla proprietà intellettuale individuale • inclusione di nuovi stakeholders nel dibattito sulla proprietà intellettuale • spostamento delle sfide sui flussi delle informazioni in un'arena internazionale Identificando alcune delle sfide centrali relative alla proprietà intellettuale e al suo percorso di adattamento al modello di conoscenza richiesto dai nuovi sistemi economici, questo libro fornisce una lettura illuminante per accademici, politici e avvocati che si occupano di leggi in materia di proprietà intellettuale e di circolazione della conoscenza. Nel volume è contenuto tra gli altri il contributo "Synergetic Interaction Between Intellectual Property and Consumer Protection: A Pragmatic Proposal to Rebalance Incentives and Access", di Andrea Stazi (Università Europea di Roma) e Maximiliano Marzetti (FLACSO). Di seguito l'abstract e il sommario.

    Abstract

    The paper analyzes in historical perspective the law & economics of intellectual property. The impact of the “digital revolution” appears in fact analogous to that of Gutenberg’s press more than five centuries ago. The reaction of most industrial sectors negatively affected by the new technology is to block or difficult enabling legal change. Public choice scholarship explains the recent trend of strengthening intellectual property, and the limits to use digital content. The paper explores an alternative strategy to gain in efficiency and social welfare, by pushing a new balanced framework of intellectual property and consumer protection.

    Contents

    1. Intellectual property and technological evolution.
    2. Succinct economic analysis of intellectual property.
    3. IP in the digital environment and consumer interests.
    4. Law & economics of consumer protection.
    5. Public choice, interest groups and IP law.
    6. Pragmatic proposal: a consumer protection framework for IP.
    16 dicembre 2013
  • Big Data 2.0. Accesso all’informazione e privacy tra open data e Datagate

    e-privacy 2013

    winter edition

    Milano

    15 e 16 novembre 2013

    Università Bocconi

    ASK Research Center

    Piazza Sraffa, 11

    Programma

    Panel 1: E-privacy e Big Data: profili di inquadramento generale

    Venerdì 15 novembre, ore 9.30-13.00 Presiede: Oreste Pollicino (Università Bocconi) - Alessandro Mantelero (Politecnico di Torino, Nexa Center for Internet & Society) Key Speech: Miti e criticità dei Big Data - Raffaele Zallone (Avvocato in Milano) Privacy: un nuovo futuro? - Andrea Stazi e Davide Mula (Università Europea di Roma) Le prospettive di tutela della privacy nello scenario tecnologico del cloud e dei big data (LEGGI l'abstract dell'intervento) - Stefano Ricci (Università dell’Insubria) e Andrea Palumbo (Università degli Studi di Milano e Università degli Studi Milano-Bicocca) I Big Data e il superamento del principio di finalità del trattamento - Davide del Vecchio e Claudio Agosti (Centro Hermes per la trasparenza e i diritti digitali) Whistleblowing e tutela dell’anonimato

    Panel 2: Big data ed i diritti della persona

    Venerdì 15 novembre, ore 14.00-18.00 Presiede: Maria Lillà Montagnani (Università Bocconi) - Valerio Lubello (Università degli Studi di Teramo) La data retention alla prova dei diritti fondamentali, quale bilanciamento? - Aura Bertoni (Università Bocconi) La tecnica del consenso nell’era dei Big Data: Verso una tutela dinamica ed un controllo decentralizzato della privacy? - Giovanni Battista Gallus e Francesco Paolo Micozzi (Centro Hermes per la trasparenza e i diritti digitali) La tutela giuridica del whistleblower - Nicola Gargano (Amadir) e Massimiliano Ponchio (Amadir) Il diritto di nascondersi nell’era della PEC, del PCT e dell’ANPR. La compressione dei diritti dei cittadini ai tempi della digitalizzazione della giustizia - Mauro Alovisio e Maria Grazia D’Amico (Centro Studi di Informatica Giuridica di Ivrea- Torino) Stato dell’arte del processo civile telematico e problematiche privacy per il cittadino e per gli operatori del diritto

    Panel 3: Big Data, sorveglianza massiva e il ruolo degli intermediari dell’informazione

    Sabato 16 novembre, ore 09.00-13.30 Presiede: Marco A. Calamari (Centro Hermes per la trasparenza e i diritti digitali) - Franco Pizzetti (Università degli Studi di Torino) Key speech: “Internet, Mercato e Stati nell'epoca dei Big Data” - Arianna Vedaschi (Università Bocconi) State secrets, national security and democratic accountability: il whistleblowing all'epoca di internet - Monica Alessia Senor (Nexa Center for Internet & Society, Avvocato in Torino) Il Datagate ed i limiti del diritto - Marco Bellezza e Laura Liguori (Portolano Cavallo Studio Legale) Big Data, sorveglianza massiva e il ruolo degli intermediari dell’informazione - Stefano Mele (Istituto Italiano di Studi Strategici "Niccolò Machiavelli") Big Data e Sicurezza Nazionale: un connubio possibile e prossimi scenari - Giuseppe Vaciago (Università degli Studi dell’Insubria) Big Data e Cyber Risk - Stefano Aterno (Studio Legale Aterno) Sicurezza nazionale e privacy in Italia: aspetti giuridici e normativi dell'intervento dello Stato italiano sulla riservatezza dei cittadini. Perché oggi la situazione e' meglio di ieri
  • Come cambia la Società dell'Informazione? Dati e serie storiche dell'Istat nelle mappe dinamiche. Intanto Audiweb pubblica i dati di gennaio: 27,4 milioni di utenti connessi col pc

    L'Istat ha diffuso gli "Indicatori territoriali per le politiche di sviluppo" aggiornati e con relative serie storiche. Inserendo i dati relativi alla "Società dell'Informazione" in mappe dinamiche si ottengono i risultati qui sotto: Grado di diffusione di Internet nelle famiglie tra 1997 e 2013 Famiglie che dichiarano di possedere l'accesso a Internet sul totale delle famiglie (percentuale) Grado di utilizzo di Internet tra 2002 e 2013 Persone di 6 anni e più che dichiarano di aver utilizzato Internet negli ultimi tre mesi (percentuale) Indice di diffusione della banda larga nelle imprese con più di dieci addetti nel settore industria e servizi tra 2003 e 2013 (percentuale) Grado di utilizzo di Internet nelle imprese italiane (con più di dieci addetti) dei settori industria e servizi tra 2003 e 2013 Percentuale di addetti che usa computer connessi Audiweb gennaio 2014 Nel frattempo Audiweb ha pubblicato i dati sull'audience online da pc nel mese di gennaio 2014, dai quali si evince che sono stati 27,4 milioni gli utenti online collegati almeno una volta da un computer. L'audience online da PC nel giorno medio è rappresentata da 13,2 milioni di utenti collegati in media per 1 ora e 19 minuti. gen14 L'audience di internet da PC nel giorno medio si concentra principalmente nelle ore pomeridiane e di prima serata. Risultano, infatti, 7,2 milioni gli utenti online tra le ore 15 e le 18 e poco meno, 7,1 milioni, tra le ore 18 e le 21. ore_gen14 Risultano 7,3 milioni gli uomini e 5,8 milioni le donne online nel giorno medio, con una concentrazione maggiore tra i 35-54enni (6,4 milioni di utenti) che rappresentano il 48,5% della popolazione online nel giorno medio. eta_gen14 In base ai dati sulla provenienza geografica, la popolazione online nel giorno medio risulta composta da utenti dell'area Sud e Isole nel 29,6% dei casi (3,9 milioni), dell'area Nord-Ovest nel 26,7% dei casi (3,5 milioni), dell'area Centronel 16,4% (2,2 milioni) e dall'area Nord Estnel 15,2% (2 milioni). geo_gen14 Objects Video  Per quanto riguarda i dati di sintesi sulla fruizione dei contenuti video online (Audiweb Objects Video), nel mese di gennaio sono state rilevate 99,5 milioni stream views, con 8,3 milioni di utenti che hanno visualizzato almeno un contenuto video su uno dei siti degli editori iscritti al servizio, con una media di 35 minuti e 36 secondi di tempo speso per persona. Nel giorno medio risultano 3,2 milioni le stream views, con 1,1 milione di utenti che hanno dedicato in media 8 minuti e 31 secondi per persona alla visione dei contenuti video sui siti degli editori iscritti. 26 febbraio 2014
  • Consumatori digitali e sicurezza: presentata a Montecitorio la campagna Google-Altroconsumo

    Ha avuto luogo nel pomeriggio di martedì presso la Camera dei Deputati "Il consumatore digitale tra innovazione, informazione e sicurezza", evento organizzato da Google e Altroconsumo in collaborazione con l'Intergruppo parlamentare Innovazione. L'associazione dei consumatori e la compagnia di Mountain View hanno lanciato pochi giorni fa l'iniziativa "Vivi Internet, al sicuro", progetto orientato ad avvicinare al web gli italiani che non hanno ancora familiarità con il mondo online. Obiettivo che si punta a perseguire tramite una serie di consigli e strumenti su come navigare in sicurezza (anche per i minori) aumentando così il tasso di fiducia del cittadino e del consumatore nei confronti delle piattaforme digitali.

    "Il digital divide culturale - ha affermato il deputato Pd Paolo Coppola, aprendo il panel moderato da Anna Masera - è quello che in Italia è più difficile da recuperare, più di quanto non lo sia quello infrastrutturale".

    Concetto ribadito dal deputato di Scelta Civica Stefano Quintarelli: "La possibilità di connettersi nel nostro Paese è ormai diffusissima e anche a livello economico gli abbonamenti costano molto meno rispetto ad esempio agli Stati Uniti. Eppure sono ancora relativamente pochi quelli che si connettono. Io credo che una parte di questo deriva dal fatto che la generazione prima della mia non parlava inglese, la lingua franca delle tecnologie. Dobbiamo superare resistenze culturali e paure radicate, come quella di utilizzare la carta di credito online, strumento che arranca ancora rispetto alle prepagate facendo dell'Italia un unicum. Il rischio maggiore nell'uso di Internet è non usarlo. Un'opera di divulgazione che serve ad aumentare il livello di fiducia è dunque meritoria, e sarebbe bello se anche le istituzioni seguissero l'esempio".

    Per Sergio Boccadutri, Coordinatore dell'Area Innovazione Pd, quella messa a punto da Google e Altroconsumo è "una guida molto utile perché traduce in un linguaggio semplice la cultura della sicurezza. Come quando entriamo in macchina e ci mettiamo ormai con naturalezza la cintura, quando entriamo in rete bisogna sapere che nel momento stesso in cui cerchiamo informazioni diventiamo noi stessi informazione per qualcuno, e quindi dobbiamo sapere come fornire solo le informazioni che vogliamo entrino in possesso di terzi. Ci sono cose di default che in merito bisogna fare e che, invece, spesso e volentieri dimentichiamo".

    Marco Pierani, responsabile delle relazioni Esterne di Altroconsumo, ha esordito spiegando che "abbiamo un terzo della popolazione che non ha mai avuto accesso ad Internet, un dato che ci pone al fondo della classifica europea. Abbiamo voluto dunque approcciare questo problema e abbiamo trovato un comune sentire con Google. È evidente che anche le istituzioni devono aiutare, il nostro è un primo stimolo. Il nome della campagna è anche un imperativo categorico che dobbiamo darci, perché quello della paura in merito alla sicurezza del mondo online è senza dubbio il primo step da superare per quel terzo di popolazione che non ha ancora mai avuto contatti con il Web. Ma il consumatore, superato questo ostacolo, diventa più forte su Internet". "La campagna - ha spiegato Enrico Bellini, Public Policy Senior Analyst di Google - è sicuramente importante, ma uno dei punti fondamentali per noi è far sì che essa possa essere uno stimolo alla discussione sul tema, perché non è un'azienda né un'associazione che può da sola risolvere alcuni problemi, ognuno deve fare la sua parte nelle relative competenze e ruoli. Il denominatore comune con Altroconsumo è il focus sull'utente-consumatore. Una delle massime che guida il lavoro dei nostri ingegneri è concentrati sull'utente e tutto il resto verrà da sé. Un concetto che si ritrova appieno in questa iniziativa. Abbiamo infatti indagato su quali fossero le cause che tengono lontani dal Web milioni di italiani, e a parte degli ovvi riscontri sull'età, il blocco più forte per chi non ha ancora mai usato Internet è risultato essere il bisogno di sicurezza". Ad introdurre la tavola rotonda che è seguita un contributo di Roberto Viola, Direttore Generale della DG Connect-Commissione Europea: "È sempre più accentuata la permeabilità tra mondo offline e online; il tema della protezione del cittadino non è dunque più un tema settoriale, ma trasversale a ogni ambito delle nostre vite, e di riflesso della politica. L'Italia è stata all'avanguardia in questi anni nella protezione del consumatore digitale, anche grazie all'azione delle Authorites in tema di conciliazione e risoluzione delle controversie". foto 2"Nel 2000 - ha esordito Guido Scorza, Presidente dell'Istituto per le Politiche dell’Innovazione - mi ponevo in un libro la domanda se il quadro normativo fosse adeguato a proteggere quello che chiamavamo cyber-consumatore; la risposta che mi davo era no. Quindici anni dopo mi trovo tutto sommato d'accordo con quello che scrivevo all'epoca. Al netto dei principi fondamentali, in realtà le regole non tutelano per davvero il consumatore online, pensiamo ai tanti flag e firme che mettiamo su condizioni generali che in fondo si leggono poco, o affatto". Mario Staderini, Direttore per la tutela dei consumatori in Agcom, ha affermato che "l'Autorità essendo il regolatore contribuisce a costruire il campo da gioco dove consumatore e imprese fanno la loro partita. E lo fa con due obiettivi: favorire la concorrenza promuovendo l'innovazione tecnologica e avendo ben presente l'interesse del consumatore, dalla libertà della scelta di consumo all'accesso alla giustizia fino alla difesa delle categorie deboli e alla sicurezza. Oggi questo ruolo si svolge su due fronti: in primis la necessità di ridurre il tempo tra il momento in cui l'innovazione tecnologica emerge al momento in cui il consumatore può avervi accesso, e incidono sulla dilatazione di questo tempo la tendenza delle imprese a conservare posizioni di rendita e l'alfabetizzazione dei cittadini; in secondo luogo, la sfida per l'istituzione è creata dalla necessità di cambiare paradigma".

    "Questo opuscolo ci colpisce, è essenziale e completo nella sua essenzialità", ha chiosato Giovanni Calabrò, Direttore Generale per la tutela del consumatore in Agcm: "Al di là di tutte le visioni ottimistiche che cerchiamo di dare nei convegni, il tema di come conquistare la fiducia del consumatore nell'ambiente digitale è critico e centrale; il consumatore può avere e aver avuto la sensazione che l'azione delle Autorità non è sempre efficace e sufficiente, un timore dal quale nascono le iniziative partite dall'Europa sul versante dell'educazione e della divulgazione. Non basta intervenire sul caso rilevante e sulla patologia, serve anche un altro tipo di sforzo da parte nostra".

    Per Luigi Montuori, Direttore del dipartimento comunicazioni e reti telematiche del Garante Privacy, "nell'epoca dei Big Data bisogna chiedersi se l'impalcatura della normativa dia una vera e propria tutela ai consumatori. Noi siamo nati con una legge del 1995 nella quale i punti fondamentali sono sempre stati informativa e consenso: oggi ci chiediamo se bastano davvero. Sono senza dubbio importanti, ma in un momento nel quale spesso i nostri dati vengono raccolti anche a nostra insaputa non si rischia che le lunghe e prolisse informative diventino poco efficaci? E anche il consenso, potrei averlo dato dieci anni fa per un servizio che oggi dispone di strumenti di trattamento dei dati molto diversi da quelli originari. Occorrono dunque nuovi strumenti, e l'attività del Garante negli ultimi tre anni è andata proprio in questa direzione sfruttando anche possibilità offerte dalla Direttiva europea in materia".

    Luca Bolognini, presidente dell'Istituto italiano privacy e valorizzazione dei dati, ha chiuso affermando che "il subconscio digitale si compone di trattamenti di dati che avvengono all'insaputa dell'utente e di nuovi dati che si creano sulla base del trattamento dei primi. Dunque, non solo c'è chi raccoglie e gestisce miei dati senza che io lo sappia, ma su di me stanno nascendo nuovi dati che io non conosco. Ha molto senso abilitare i consumatori digitali all'autodifesa e, perché no, anche all'unione. In questo senso stiamo lavorando a meccanismi di crowdprivacy, con un sistema di allerta collettiva sulle minacce che si verificano online".

    Di seguito la registrazione del convegno trasmesso in streaming dalla WebTv di Montecitorio. 20 ottobre 2015
  • Diffamazione e carcere tra depenalizzazione e informazione online

    [caption id="attachment_1773" align="alignright" width="300"]Ascolta la terza puntata di Presi per il Web Ascolta la terza puntata di Presi per il Web[/caption] I disegni di legge in discussione in Parlamento e i recenti casi di cronaca come quello che ha interessato il direttore di Libero, Maurizio Belpietro, portano a porsi una domanda: sul tema della diffamazione e delle pene carcerarie connesse si va verso una depenalizzazione? E se così fosse, quali sono le conseguenze sui blog e le piattaforme di informazione che popolano il Web? È partendo da queste domande che si è sviluppata la discussione nella terza puntata di "Presi per il Web", trasmissione che va in onda su Radio Radicale tutte le domeniche alle 19.45. La squadra dei conduttori è composta da Marco Perduca, ideatore del programma, e dagli avvocati Marco Scialdone e Fulvio Sarzana. Gli ospiti dell'ultimo appuntamento sono stati il magistrato e sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri, la parlamentare del Movimento 5 stelle Mirella Liuzzi, il giornalista de Il Fatto Quotidiano Gianni Barbacetto, il docente universitario Arturo Di Corinto e l'avvocato Giuseppe Rossodivita. Una discussione che si è come sempre allargata ai social network tramite l'hashtag #presiperilweb e la pagina Facebook della trasmissione. Per ascoltare il podcast della puntata segui questo link.
  • Il consumatore digitale tra innovazione, informazione e sicurezza - Roma

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  • Informazione e consumi energetici - Roma, 18 giugno 2015

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  • Informazione e internet in Italia: modelli di business, consumi, professioni - Roma

    Il Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, presieduto da Angelo Marcello Cardani, relatore il Commissario Antonio Preto, ha approvato in aprile l’indagine conoscitiva “Informazione e internet in Italia: modelli di business, consumi, professioni”, che ha analizzato le caratteristiche e le dinamiche dell’offerta e della fruizione di contenuti e servizi di informazione in Italia. L’indagine rappresenta un approfondimento dell’analisi realizzata nel 2014 in materia di servizi internet e pubblicità online (delibera n. 19/14/CONS). L’Autorità ha concentrato la sua attenzione su tre aspetti: il mutamento della professione giornalistica dovuto al nuovo contesto tecnologico e di mercato; il nuovo panorama dell’offerta informativa, nazionale e locale; il mutamento delle modalità di consumo da parte del pubblico. La ricerca ha analizzato ogni componente del sistema dell’informazione nazionale, investigando la direzione e la velocità del cambiamento anche in funzione dello scenario tecnologico e di mercato. Ha inoltre evidenziato come il mondo dell’informazione sia soggetto a una radicale trasformazione che sta rapidamente coinvolgendo forme di consumo, modelli di business, modalità di generazione, composizione e offerta del prodotto informativo, fino ad arrivare alla natura stessa della professione giornalistica. A quest’ultima, lo scorso autunno l’Autorità ha dedicato un’indagine sul campo (Osservatorio sul giornalismo) rivolta a tutti i giornalisti italiani, coinvolgendo oltre 2.300 giornalisti (professionisti e pubblicisti) che operano in Italia ed evidenziando la trasformazione del ruolo e della natura di tale professione. Dall’indagine "emergono radicali mutamenti che coinvolgono tutta la filiera del sistema dell’informazione, in un contesto in cui la domanda potenziale online cresce anche più di contesti stranieri sviluppati". I risultati dell’indagine conoscitiva saranno approfonditi e dibattuti nel corso di un evento istituzionale che si terrà martedì 16 giugno alle ore 15.30 nella sala Capitolare del Senato, in piazza della Minerva 38, Roma.
  • Informazione e internet in Italia: modelli di business, consumi, professioni - Roma, 16 giugno 2015

    Il Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, presieduto da Angelo Marcello Cardani, relatore il Commissario Antonio Preto, ha approvato in aprile l’indagine conoscitiva “Informazione e internet in Italia: modelli di business, consumi, professioni”, che ha analizzato le caratteristiche e le dinamiche dell’offerta e della fruizione di contenuti e servizi di informazione in Italia. L’indagine rappresenta un approfondimento dell’analisi realizzata nel 2014 in materia di servizi internet e pubblicità online (delibera n. 19/14/CONS). L’Autorità ha concentrato la sua attenzione su tre aspetti: il mutamento della professione giornalistica dovuto al nuovo contesto tecnologico e di mercato; il nuovo panorama dell’offerta informativa, nazionale e locale; il mutamento delle modalità di consumo da parte del pubblico. La ricerca ha analizzato ogni componente del sistema dell’informazione nazionale, investigando la direzione e la velocità del cambiamento anche in funzione dello scenario tecnologico e di mercato. Ha inoltre evidenziato come il mondo dell’informazione sia soggetto a una radicale trasformazione che sta rapidamente coinvolgendo forme di consumo, modelli di business, modalità di generazione, composizione e offerta del prodotto informativo, fino ad arrivare alla natura stessa della professione giornalistica. A quest’ultima, lo scorso autunno l’Autorità ha dedicato un’indagine sul campo (Osservatorio sul giornalismo) rivolta a tutti i giornalisti italiani, coinvolgendo oltre 2.300 giornalisti (professionisti e pubblicisti) che operano in Italia ed evidenziando la trasformazione del ruolo e della natura di tale professione. Dall’indagine "emergono radicali mutamenti che coinvolgono tutta la filiera del sistema dell’informazione, in un contesto in cui la domanda potenziale online cresce anche più di contesti stranieri sviluppati". I risultati dell’indagine conoscitiva saranno approfonditi e dibattuti nel corso di un evento istituzionale che si terrà martedì 16 giugno alle ore 15.30 nella sala Capitolare del Senato, in piazza della Minerva 38, Roma.
  • L’informazione al nodo scorsoio? Tra esigenze di riforma e miopie legislative - Webinar, 17 dicembre 2014

    L’informazione al nodo scorsoio? Tra esigenze di riforma e miopie legislative
  • Libertà di informazione, nuovi mezzi di comunicazione e tutela dei diritti

  • Libertà di informazione, nuovi mezzi di comunicazione e tutela dei diritti - Firenze, 9 giugno 2014

  • Nasce il Catasto nazionale delle infrastrutture, Giacomelli: "Se ne parla da molti anni, ora si fa"

    Antonello Giacomelli"Con il via libera della Conferenza stato-regioni il Catasto nazionale delle infrastrutture diventa finalmente realtà. Se ne parla da molti anni, ora si fa e contribuirà ad abbattere di almeno un terzo i costi di posa della fibra per la banda ultralarga". Così il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli commenta il via libera della Conferenza Stato-regioni di giovedì al testo del decreto ministeriale che istituisce il Sistema informativo nazionale federato delle infrastrutture (Sinfi). Il decreto, che attua le disposizioni del decreto legge 12 settembre 2014 n.133, convertito con modificazioni dalla legge 11 novembre 2014 n.164, definisce le regole tecniche e le modalità per la costituzione, la consultazione e l’aggiornamento dei dati territoriali detenuti dalle pubbliche amministrazioni e dai soggetti proprietari o concessionari di infrastrutture di gas, luce, acqua e telecomunicazioni. Il “sistema informativo”, che sarà gestito dal ministero dello Sviluppo economico, conterrà tutte le informazioni relative alle infrastrutture presenti sul territorio, sia nel sottosuolo che nel sopra suolo e ha l'obiettivo di velocizzare lo sviluppo delle reti in fibra ottica a banda ultralarga con conseguenti risparmi sui costi di posa della fibra. Le amministrazioni pubbliche avranno a disposizione 180 giorni dalla pubblicazione del decreto per comunicare le informazioni al Sinfi, 90 i giorni a disposizione degli operatori. La costituzione del “sistema informativo” rientra nelle misure individuate dal Piano nazionale per la banda ultralarga approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 3 marzo ed è coerente con la direttiva europea 61 del 2014 sulla riduzione dei costi di installazione di reti di comunicazione elettronica ad alta velocità. Al progetto hanno collaborato, oltre al ministero dello Sviluppo economico, il dipartimento Funzione pubblica della presidenza del consiglio, il ministero dei Trasporti e quello delle Politiche agricole, Agid, Regioni e Anci. 6 novembre 2015
  • Quali garanzie per gli acquisti online? Al via la campagna informativa di Antitrust e Commissione Europea

    Torna a ridosso delle festività natalizie la campagna dell’Antitrust e della Commissione Europea in materia di tutela dei diritti dei consumatori. Da oggi sarà infatti diffuso, sui canali Rai e sui principali siti informativi, lo spot prodotto a luglio in occasione dell’entrata in vigore della direttiva europea sui diritti dei consumatori (2011/83/Ue, recepita in Italia con il dlgs 21/2014) che illustra le novità in materia di garanzie negli acquisti anche attraverso il commercio elettronico. Sono ormai conteggiati nell'ordine delle decine di miliardi di euro i volumi d'affari generati attraverso l'eCommerce nei maggiori Paesi dell'Unione, e stando ai dati contenuti nel 48° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, l'Italia, seppure lontana dalle cifre dei principali mercati del Continente, secondo le stime chiuderà il 2014 con un giro d'affari di più di 13 miliardi di euro e una crescita del 17% rispetto all'anno precedente; la percentuale di consumatori elettronici si attesta al 29% con riferimento a un negozio online domestico e al'11% rispetto a chi ha scelto un rivenditore presente in un altro Paese dell'Unione europea. La nuova normativa europea coglie molti aspetti della vita quotidiana di milioni di persone. In particolare è stata sostituita integralmente la parte del Codice del Consumo che riguarda i contratti negoziati sia dentro che fuori dai locali commerciali, i contratti a distanza, il nuovo regime sanzionatorio e la disciplina rimborsi accelerati del diritto di recesso. La direttiva, entrata in vigore a giugno, introduce anche nuovi obblighi informativi precontrattuali. Il consumatore deve ricevere informazioni che riguardano il venditore (compreso un recapito telefonico o un indirizzo e-mail o altro canale che permetta un contatto rapido), il bene acquistato, le modalità di pagamento, la garanzia legale e il diritto di recesso in caso di contratti conclusi a distanza e di contratti negoziati fuori dei locali commerciali. La novità più importante per l'acquirente è quella sul diritto di ripensamento nei contratti conclusi a distanza e fuori dai locali commerciali: il consumatore ha il diritto, qualora reputi che il bene acquistato non lo soddisfa oppure non ha le caratteristiche richieste, di recedere dal contratto senza dover fornire alcuna giustificazione al venditore entro un termine più ampio, dai precedenti 10 a 14 giorni. E nel caso in cui il consumatore non sia stato preventivamente informato sul diritto al ripensamento, il diritto di recesso viene esteso di ulteriori dodici mesi per il periodo complessivo di 1 anno e 14 giorni. In caso di recesso, il venditore ha un numero inferiore di giorni (dai precedenti 30 agli attuali 14 giorni) per restituire le somme versate dal consumatore. Quest'ultimo invece disporrà di più tempo - 14 anziché 10 giorni - per restituire il bene. Inoltre, da ora in poi il venditore è ritenuto responsabile per l'eventuale danneggiamento o perdita del bene fino a quando questo non sia consegnato materialmente all'acquirente. Sono anche scattate nuove regole sui contratti conclusi a distanza, ad esempio al telefono, e fuori dai locali commerciali: il venditore è ormai sempre obbligato a far confermare al consumatore l'offerta per iscritto. LEGGI  Contratti online, negoziazione assistita e teleselling: i nuovi diritti dei consumatori nel convegno a Roma. All’attenzione dell’Agcm “I nuovi diritti dei consumatori. Commentario al D.Lgs. n. 21/2014”:   GUARDA i video del convegno “I nuovi diritti dei consumatori alla prova della negoziazione assistita. D.Lgs. n. 21/2014 e D.L. n. 132/2014 a confronto” L'Agcm ha infine diffuso un decalogo che i consumatori devono considerare nelle loro scelte d’acquisto. 1) Stop a spese e costi nascosti su Internet I consumatori saranno protetti dalle "trappole dei costi" su internet, incluse le situazioni in cui i truffatori si fanno pagare con l'inganno per servizi cosiddetti "gratuiti", quali oroscopi o ricette. Da adesso in poi, i consumatori dovranno confermare esplicitamente di aver capito che il servizio è a pagamento. 2) Maggiore trasparenza dei prezzi I venditori dovranno indicare chiaramente il costo totale del prodotto o servizio, incluso qualunque addebito supplementare. Gli acquirenti online non dovranno pagare spese o altri costi se non ne sono stati adeguatamente informati prima di effettuare l'ordine. 3) Divieto delle caselle preselezionate sui siti web Quando si fanno acquisti online, ad esempio per un biglietto aereo, è possibile che vengano offerte opzioni supplementari, quali assicurazioni viaggio o noleggi auto. Questi servizi supplementari possono essere offerti mediante le cosiddette "caselle preselezionate". Attualmente i consumatori sono spesso costretti a deselezionare queste caselle se non desiderano i servizi supplementari. Con la nuova legge europea in vigore in Italia, le caselle preselezionate sono vietate in tutta l'UE. 4) 14 giorni per cambiare idea su un acquisto fatto anche on line Il periodo durante il quale i consumatori possono recedere dal contratto di acquisto è portato a 14 giorni di calendario (rispetto ai sette finora prescritti dalla normativa dell'UE). I consumatori possono restituire le merci per qualunque ragione, se cambiano idea. Un'ulteriore protezione dalla carenza di informazioni: qualora un venditore non informi chiaramente il cliente circa il diritto di recesso, la durata del periodo di ripensamento è estesa a un anno. - I consumatori saranno tutelati e beneficeranno del diritto di recesso anche in caso di visite effettuate su richiesta, vale a dire quando il commerciante ha precedentemente chiamato il consumatore sollecitando con insistenza una visita. Inoltre, non sarà più necessario operare una distinzione tra visite effettuate su richiesta e visite non richieste; sarà così evitata l'elusione delle norme. - Il diritto di recesso è esteso alle aste online, come eBay, benché le merci acquistate tramite asta possano essere restituite solo se acquistate da un venditore professionista. - Il periodo di recesso decorrerà dal momento in cui il consumatore riceve le merci e non, come prima, dal momento della conclusione del contratto. Le norme si applicano a vendite via internet, per telefono e per corrispondenza e a vendite effettuate al di fuori di punti vendita, ad esempio al domicilio del consumatore, per strada, in un "party Tupperware" o durante una gita organizzata dal commerciante. 5) Maggiori diritti di rimborso I commercianti sono tenuti a rimborsare i consumatori per il prodotto entro 14 giorni dal recesso. Il rimborso deve coprire anche le spese di consegna. In generale, il commerciante assume su di sé il rischio di eventuali danni alle merci che si verificano durante il trasporto fino al momento in cui l'acquirente ne prende possesso. 6) Introduzione di un modulo di recesso standard per l'intera UE I consumatori possono disporre di un modulo di recesso standard che potranno usare (senza essere obbligati a farlo) se, avendo cambiato idea, desiderano recedere da un contratto concluso a distanza o a domicilio. Ciò renderà più facile e rapido il recesso se il contratto è stato concluso nell'UE. 7) Eliminazione di sovrattasse per l'uso di carte di credito e di servizi di assistenza telefonica I commercianti non possono più addebitare ai consumatori costi supplementari per i pagamenti con carta di credito (o altri mezzi di pagamento), se non i costi effettivamente sostenuti per offrire tale opzione di pagamento. I commercianti che mettono a disposizione linee telefoniche di assistenza, su cui i clienti possono contattarli relativamente al contratto, non potranno addebitare più dei normali costi telefonici per le telefonate effettuate. 8) Informazioni più chiare su chi sopporta le spese di restituzione delle merci Se i commercianti intendono far sostenere ai clienti i costi di resa delle merci in caso di ripensamento, essi devono informarne chiaramente e preventivamente i consumatori, altrimenti tali costi rimarranno a loro carico. Prima della vendita, il commerciante deve fornire almeno una chiara stima dei costi massimi di resa di merci ingombranti, ad esempio un divano, acquistate via internet o per corrispondenza, così che il consumatore possa decidere in modo informato da chi acquistare. 9) Più tutele per i consumatori negli acquisti digitali Anche le informazioni sui contenuti digitali devono essere più chiare, comprese quelle relative alla compatibilità con hardware e software e all'applicazione di eventuali sistemi tecnici di protezione che ad esempio limitino il diritto del consumatore di fare copie del contenuto. I consumatori hanno il diritto di recedere dagli acquisti di contenuti digitali, come i download di musica o di video, ma solo fino a quando ha inizio l'effettivo processo di download. 10) Più tutele e norme comuni anche per le imprese Tra queste figurano: - un unico gruppo di norme fondamentali per i contratti a distanza (vendite per telefono, per corrispondenza o via internet) e per i contratti conclusi al di fuori dei punti vendita (vendite concluse fuori dai locali della società, ad esempio per strada o a domicilio) nell'Unione europea, che creino eque condizioni di concorrenza e riducano i costi delle operazioni per i commercianti transfrontalieri, specialmente nel caso delle vendite via internet; - moduli standard che faciliteranno l'attività delle imprese: un modulo da compilare contenente le informazioni obbligatorie sul diritto di recesso; - norme specifiche previste per le piccole imprese e le imprese artigiane, ad esempio per gli idraulici. Non vi sarà diritto di recesso nel caso di riparazioni urgenti e di lavori di manutenzione. 8 dicembre 2014