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  • "Come usare il web per costruire consenso e stimolare la partecipazione?", la ricetta di Gianluca Giansante

    di Marco Ciaffone Dal rifiuto per i media tradizionali in favore di una presunta comunicazione all digital che ha accompagnato l'ascesa del Movimento 5 Stelle fino al più recente lancio di un hashtag, #MatteoRisponde, tramite il quale il Presidente del Consiglio Matteo Renzi intende interagire con i cittadini, sono ormai innumerevoli gli esempi che ben descrivono come la necessità di veicolare il messaggio politico attraverso Internet e le piattaforme di interazione sociale sia ormai considerato un dato di fatto per chiunque si candidi, o ricopra già, una carica istituzionale. comunicazionepoliticagiansanteMa la quantità equivale a qualità? Detto in altre parole: quanto la sempre maggiore presenza nei meandri della rete da parte degli attori politici equivale ad un accrescimento del consenso, ad un maggiore rapporto di fiducia con gli elettori e, forse ancor più importante, ad un salto di qualità della partecipazione online e offline alla vita politica da parte dei cittadini? È a queste domande che prova a rispondere Gianluca Giansante, responsabile comunicazione e relazioni digitali con i cittadini della Regione Lazio e insegnante alla School of Government della LUISS “Guido Carli”, nel suo libro "La comunicazione politica online. Come usare il web per costruire consenso e stimolare la partecipazione", edito da Carocci Editore. "Il testo - spiega l'autore - nasce per rispondere a una esigenza dei politici sul web; tutti i politici e le organizzazioni politiche hanno un profilo sulle varie piattaforme online: la quasi totalità è presente su Facebook, molti hanno un sito, una buona parte ha un canale YouTube o un account Twitter. Ma essere in rete non vuol dire saperla usare con efficacia. Quasi tutte le ricerche - prosegue Giansante - in questo ambito dimostrano che il potenziale della comunicazione online viene sfruttato molto poco dai politici, non solo in Italia ma anche in altri paesi; in molti casi mettono in atto comportamenti che sono addirittura controproducenti”. Il volume si concentra così su un'analisi del comportamento dei politici italiani sulla rete, sul loro uso dei social network, dei loro siti e sulle modalità di interazione con i cittadini.
    La maggior parte dei politici, infatti usa il web come se fosse in televisione: parla, racconta la propria opinione, ma non ascolta e non interagisce con gli altri. E, se lo fa, non riesce a essere convincente: litiga, s’infuria, polemizza e a volte arriva addirittura a insultare i cittadini. Insomma, nonostante la grande diffusione del web, manca una solida cultura su come utilizzare la rete per creare e consolidare consenso politico".
    "Basti citare un solo dato - continua l'autore - secondo uno studio recente condotto nel corso delle campagne elettorali del 2012, il 72,5% dei politici non risponde alle mail che riceve dai cittadini. Per chi pensasse che si tratti di una caratteristica tutta italiana, di un indice del nostro ritardo culturale, è utile sottolineare che si tratta di una ricerca condotta su sette paesi: Australia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Spagna e Stati Uniti". L’autore ribalta alcuni luoghi comuni sul web, rifuggendo dal tecno-utipismo che sembra sempre più spesso alimentare una retorica sui poteri salvifici della rete; agli aspetti critici del rapporto tra politica e nuove forme di comunicazione si affianca così una pragmatica serie di suggerimenti che nascono da un mix tra l’approccio scientifico e l’esperienza sul campo nella gestione di una campagna elettorale. Giansante mostra, ad esempio, che la rete non rende le campagne più automatizzate e distanti ma fornisce gli strumenti per farle diventare più vicine e più umane, per rimettere le persone e i rapporti diretti al centro del processo politico, finendo per fornire chi lavora nella comunicazione, non solo in ambito politico, ma anche istituzionale, sociale e aziendale un utile strumento per la gestione delle piattaforme digitali. [*] Questo intervento è inserito in “Occhio di riguardo: la comunicazione tra tecnologia, mercato e diritto”, rubrica affidata a Gianfrancesco Rizzuti, docente di Relazioni Pubbliche Economiche e Finanziarie all’Università Europea di Roma, con la collaborazione, tra gli altri, di Marco Ciaffone. La rubrica tratterà di temi economici, giuridici e tecnologici, prendendo spunto dall’attualità o da pubblicazioni, ma sempre con un occhio (di riguardo) alla comunicazione. 29 aprile 2014
  • "Cybersecurity e tutela dei cittadini", i video del convegno dell'11 febbraio in Corte di Cassazione

    Di seguito i video del convegno "Cybersecurity e tutela dei cittadini: strumenti normativi, modelli d’intervento e interessi in gioco", evento promosso dall’Accademia Italiana del Codice di Internet nella giornata di mercoledì 11 febbraio 2015 a Roma, presso l'Aula Giallombardo della Suprema Corte di Cassazione, in occasione del Safer Intenet Day.

    Il report dell'evento

    Il Position Paper dell'Accademia

    Relazione introduttiva

    Prof. Alberto Gambino Presidente dell’Accademia Italiana del Codice di Internet

    Quali strumenti normativi che garantiscano i diritti fondamentali?

    Min. Plen. Giovanni Brauzzi Vice Direttore Generale per gli Affari Politici e Direttore Centrale per la Sicurezza

    Avv. Giuseppe Busia Segretario generale del Garante per la protezione dei dati personali

    Ten. Col. Antonio Colella Presidenza del Consiglio dei Ministri - Ufficio del Consigliere Militare

    Corrado Giustozzi Membro del Permanent Stakeholders’ Group ENISA

    Alessandro Politi Direttore NATO Defense College Foundation

    Ing. Mario Terranova Area Sistemi e Tecnologie - AgID

    Quali modelli d’intervento efficaci per il contemperamento degli interessi in gioco?

    Prof. Francesco Saverio Romolo Université de Lausanne - Institut de Police Scientifique (IPS)

    Antonio Apruzzese Direttore del Servizio di Polizia Postale e delle Comunicazioni

    Anna Cataleta  H3G

    Roberto Fermani Telecom Italia

    Conclusioni

    Prof.ssa Giusella Finocchiaro Presidente del gruppo lavoro sul commercio elettronico della Commissione Onu per il diritto commerciale internazionale (Uncitral)

    24 febbraio 2015
  • "Il regolamento AGCom in materia di tutela del diritto d'autore a valle delle ordinanze del Tar Lazio, Sez. I, nn. 10016 e 10020 del 2014", l'intervento del Prof. Alberto Gambino

    Di seguito l'intervento del Prof. Alberto Gambino, ordinario di Diritto privato presso l'Università Europea di Roma e direttore scientifico di Dimt, in occasione del Seminario "Il regolamento AGCom in materia di tutela del diritto d'autore a valle delle ordinanze del Tar Lazio, Sez. I, nn. 10016 e 10020 del 2014", organizzato dalla Direzione del Focus TMT della Rivista Federalismi e tenutosi a Roma lo scorso 13 ottobre 2014.

    Tar Lazio ordinanza n. 10016/2014

    Tar Lazio ordinanza n. 10020/2014

    15 dicembre 2014
  • "Pratica commerciale aggressiva" contro operatori medico-sanitari: Antitrust sanziona società portoghese per 500mila euro

    medici"A seguito di una pratica commerciale aggressiva, è stata irrogato una sanzione di 500mila euro alla società portoghese United Directorios Lda". Ad annunciare il provvedimento è l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, la quale aveva aperto un procedimento "in base alle segnalazioni di numerosi operatori medico-sanitari italiani che hanno ricevuto fatture per importi consistenti, anche oltre mille euro, per l’iscrizione a una banca dati online a cui non avevano mai chiesto di aderire". "La pratica commerciale in questione - spiega l'Agcm in una nota - era particolarmente articolata e complessa. All’inizio la società raccoglieva i dati relativi agli operatori medico-sanitari, senza informarli preventivamente. Poi li pubblicava in un database denominato Registro Italiano dei Medici, accessibile esclusivamente online sul sito www.registromedici.com. Gli incaricati della United Directorios Lda contattavano poi sistematicamente gli operatori medico-sanitari inseriti nel Registro, chiedendo loro di verificare e correggere i propri dati riportati in un modulo: questo, una volta firmato e ritrasmesso, comportava l’inconsapevole sottoscrizione di un abbonamento al servizio telematico di annunci pubblicitari a pagamento sopra descritto, di durata triennale. In caso di mancata disdetta scritta, il rapporto veniva automaticamente rinnovato". "Solo dopo la scadenza dei termini per l’esercizio del diritto di ripensamento contrattualmente previsto - prosegue l'Authority - la società portoghese procedeva a inviare la fattura della prima rata annuale. A questa faceva seguito una lunga serie di solleciti di pagamento delle rate insolute, caratterizzati da toni sempre più aggressivi, con l’aggiunta di ulteriori somme a titolo di interessi di mora e spese di recupero. In diversi casi, inoltre, la United Directorios Lda ha rafforzato il meccanismo intimidatorio, reiterando i solleciti di pagamento e minacciando di adire un’autorità giudiziaria straniera per procedere al recupero coattivo dei crediti nei confronti delle microimprese medico-sanitarie coinvolte dalla pratica commerciale. La stessa società paventava contemporaneamente la possibilità di un ulteriore aggravio economico rispetto alle somme già richieste". 7 dicembre 2015
  • Agcom e diritto d’autore, Gambino: "Biennio bianco su copyright reclama attivismo Authority"

    Il giurista a margine del convegno alla Camera dei Deputati "Libertà fondamentali sul Web": "Lo scopo che l’Autorità attribuisce al proprio intervento è quello di fornire uno strumento di rapido intervento rispetto ai fenomeni massivi di violazioni del diritto d’autore online" "Un protagonismo dell'Agcom nell'enforcement antipirateria è oggi il male minore in quanto ci troviamo davanti a due anni in cui non si potrà adeguare la normativa sul copyright alle nuove tecnologie, divenute sempre più invasive e sofisticate”. Così il Professor Alberto Gambino, giurista già presidente del Comitato consultivo per il diritto d’autore e direttore della Rivista "Diritto Mercato e Tecnologia" a margine del convegno alla Camera dei Deputati “Libertà fondamentali sul Web”. “Lo scopo che l’Autorità attribuisce al proprio intervento - prosegue Gambino - è quello di fornire uno strumento di rapido intervento rispetto ai fenomeni massivi di violazioni del diritto d’autore online, prefiggendosi l’obiettivo di ricondurre la cosiddetta pirateria digitale ad un livello fisiologico. Si tratta di un’attività oggi necessaria – aggiunge il giurista -  in quanto il legislatore italiano, principale depositario della competenza in materia, per sua stessa ammissione attraverso le parole del sottosegretario ai Beni e alle Attività culturali Simonetta Giordani, ha sostanzialmente ammesso che nuovi interventi sul diritto d'autore nel web dovranno attendere il processo di revisione europeo delle normative sul copyright, che avverrà non prima dei prossimi due anni”. “In questo ‘biennio bianco’ – conclude il Professor Gambino -  non è dunque accettabile un depotenziamento del ruolo in materia dell’Agcom , che, seppur con competenze a macchia di leopardo, svolge funzioni di vigilanza del rispetto della legge sul diritto d’autore anche sul web”. 22 novembre 2013
  • Agcom, operativo il regolamento per la tutela del diritto d’autore online. Posteraro: "Un modello per i procedimenti della Pa. Nessuna minaccia alla libertà del Web"

    Entra in vigore oggi il regolamento per la tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica approvato dal Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) lo scorso 12 dicembre. Le modalità applicative del regolamento, che promuove l’offerta legale di contenuti digitali e definisce le procedure di enforcement nel caso di violazioni commesse in rete o sui mezzi radiotelevisivi, sono state presentate lo scorso giovedì agli addetti ai lavori nell’ambito di un seminario organizzato presso la sede di Roma dell’Authority. Per l’invio delle istanze e la loro gestione è stata predisposta un’area dedicata accessibile dal sito Web dell’Autorità o direttamente dall’indirizzo www.ddaonline.it. Il sistema, messo a punto in partnership con la Fondazione Ugo Bordoni, prevede una procedura specifica che sarà interamente telematica, in linea con quanto stabilito dal Codice dell’Amministrazione digitale. Per assistere e guidare chi voglia segnalare all’Autorità presunte violazioni e avviare così l’iter previsto dal regolamento, sono disponibili online un manuale d’uso e una guida alla compilazione del webform. Del regolamento si è discusso anche nella puntata del 30 marzo di “Presi per il Web“, trasmissione di Radio Radicale condotta da Marco PerducaMarco Scialdone e Fulvio Sarzana con la collaborazione di Marco Ciaffone e Sara Sbaffi. [caption id="attachment_5318" align="alignright" width="300"]Ascolta il podcast della puntata del 30 marzo 2014 Ascolta il podcast della puntata del 30 marzo 2014[/caption] Ospiti dell'appuntamento Francesco Posteraro, Commissario Agcom e relatore del provvedimento, Fabio del Giudice, Direttore generale di Confindustria Italia, Carlo Blengino, Avvocato e Membro di NEXA Italia, Paolo Marzano, presidente del Comitato Consultivo sul diritto d'autore, Guido Scorza, blogger, giurista e giornalista, e Arturo Di Corinto, giornalista del quotidiano la Repubblica. "Un web form da compilare - ha affermato Posteraro - per una procedura che si svolge tutta online e che per questo può rappresentare un modello al quale ispirare altre iniziative della Pubblica Amministrazione". "Agcom - ha spiegato il Commissario - aveva già, leggi alla mano, il potere di emanare ordini nei confronti dei provider; il regolamento serve a regolare un'attività comunque legittima e a dare agli attori in gioco le dovute garanzie. Abbiamo messo in campo una procedura il cui l'interlocutore è il provider, ma nella quale diamo spazio a tutte le parti, inviando una segnalazione dell'avvio del procedimento anche all'uploader, al titolare delle pagine e al gestore del sito, raro caso di procedimento amministrativo in cui si dà spazio anche a parti che non sono oggetto del procedimento stesso. E comunque gli utenti finali non sono interessati da queste misure. C'è chi parla di minacce alla libertà del Web, ma è come affermare che il reato di calunnia possa rappresentare una minaccia alla libertà di informazione". "È chiaro - ha concluso Posteraro - che l'Agcom farà giurisprudenza. Il mio auspicio è quello di ritrovarci tra un anno qui a ringraziare chi, anche con le sue critiche, ci avrà dato modo di approfondire l'interpretazione dei provvedimenti. Ed è chiaro anche che noi agiamo diversi livelli sotto il Parlamento: qualora si decidesse di modificare le leggi sulle quali si basa la nostra azione le nostre iniziative regolamentari decadrebbero". LEGGI "Il Professor Alberto Gambino: 'Bene l'enforcement,ma attenzione a rispettare il ruolo dell'Autorità Giudiziaria'" ASCOLTA "Il Professor Alberto Gambino: 'Agcom guidi rilancio dell'autoregolazione per la tutela del diritto d'autore online. Anche perché Regolamento attuale non considera opere 'native' digitali' " Qui sotto il testo integrale del regolamento. 31 marzo 2014
  • Agcom: comparto pubblicità online ha struttura "piuttosto concentrata". Google leader, per gli altri operatori quote "nettamente inferiori". I risultati di un'indagine conoscitiva

    L'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) ha presentato i risultati della sua "Indagine conoscitiva sul settore dei servizi Internet e della pubblicità online". Nell’ambito dell’indagine l'Authority ha svolto un’analisi approfondita del funzionamento di Internet, finalizzata sia alla comprensione degli assetti competitivi nei settori che compongono la filiera produttiva, comprensiva dei diversi ambiti, sia ad offrire una valutazione prospettica dell’intero ecosistema di Internet e delle criticità emerse. Sebbene i mezzi tradizionali rivestano ancora un ruolo prioritario per gli individui ai fini informativi, Internet sta assumendo progressivamente maggiore rilievo. In particolare, il nuovo mezzo di comunicazione si colloca in terza posizione, essendo utilizzato dal 42% delle persone che si interessano attivamente ai fatti di attualità, con una distanza di appena 3 punti percentuali dai quotidiani. Inoltre, Internet si configura come una fonte di primaria importanza soprattutto per la ricerca di notizie inerenti l’attualità internazionale e nazionale (essendo diventato il secondo mezzo di informazione dopo la televisione). Livelli e dimensioni L’indagine ha messo in evidenza come l’evoluzione di Internet sia piuttosto complessa e si articoli su tre differenti dimensioni che corrispondono ai livelli nei quali può essere idealmente scomposta la filiera produttiva: quello delle infrastrutture, quello degli strumenti e softwareper la connessione e, infine, quello delle applicazioni (beni e servizi) diffusi attraverso il web. Ciascun livello ha contribuito allo sviluppo del mezzo mediante processi di innovazione radicale che si sono succeduti nel tempo, sconvolgendo gli assetti di mercato, imponendo forme di “separazione” e di “apertura” di sistemi centralizzati e concentrati, seguiti da fasi di consolidamento dell’industria e di “chiusura” dei mercati, con la fuoriuscita di numerosi operatori ed un ritorno verso modelli di gestione centralizzati, che, almeno fino ad ora, non hanno compromesso la natura e le caratteristiche della rete internet – sistema aperto, flessibile, adattabile, non proprietario - alle quali si deve il successo a livello globale. Nel dettaglio, è emerso che l’attuale fase evolutiva di Internet è contraddistinta dall’affermazione di una pluralità di servizi di tipo verticale (ossia volti a soddisfare una specifica esigenza, quale l’informazione o l’intrattenimento audiovisivo), ovvero orizzontale(rivolti ad una pluralità di scopi, quali i portali, i motori di ricerca e i social network), offerti sempre più in mobilità, e spesso finanziati attraverso il ricorso alla raccolta pubblicitaria online.Tali servizi sono offerti da network platform– piattaforme che servono reti di utenti – caratterizzate dall’esistenza di fattori (quali esternalità di rete – di tipo diretto, indiretto e incrociato - rendimenti crescenti di scala, costi di multi-homing, sunk cost) che tendono a determinare un incremento del livello di concentrazione fino ad una situazione in cui, alle volte, un unico operatore rimane sul mercato (situazione in cui the winner takes all). Inoltre, i diversi livelli della filiera produttiva, nonché i servizi presenti nell’ambito delle singole fasi, sono caratterizzati da una stretta interdipendenza, in particolare quello dei devicee dei softwaredi navigazione (sistemi operativi e browser) con l’offerta di servizi web(sia orizzontali che verticali). Demografia L’analisi socio-demografica degli utenti del webha evidenziato che: i) gli utenti della rete rappresentano una parte cospicua della popolazione e presentano caratteristiche socio-economiche peculiarie distintive rispetto ai fruitori degli altri mezzi di comunicazione; ii) sussistono elevati rischi di esclusione digitaleche, oltre a motivi geografici (il cd. digital divide) tuttora presenti, appaiono connessi a fattori di natura generazionale, al genere, all’istruzione, al reddito, e alla professione; iii) il mezzo è particolarmente idoneo ad attrarre le fasce giovani della popolazione, i cd. “nativi digitali”, che costituiscono la forza propulsiva della società dell’informazione. Modalità d'uso Quanto alle modalità di fruizione di Internet, è emersa ancora la prevalenza del modello di navigazione da apparati fissi, sebbene gli apparati mobili tendano ad acquisire quote di mercato sempre maggiori. In particolare, per alcune categorie di servizi orizzontali, è iniziato uno spostamento della navigazione dalla modalità fissa a quella mobile, portando con sé profonde trasformazioni nelle forme di fruizione degli utenti e, quindi, anche nella struttura dell’offerta dei servizi (e della loro valorizzazione economica). Infine, il versante degli utenti è caratterizzato dalla gratuità, nella maggior parte dei casi, dei contenuti e servizi weberogati, la quale implica una transazione di natura non economica per gli stessi (cessione di informazioni relative al proprio profilo di consumatore). Conseguentemente, si registra una crescente attenzione, da parte degli operatori del webe degli inserzionisti che si rivolgono al mezzo, per la raccolta dei dati e delle informazioni personali degli utenti. La quantità di dati raccolti, conservati ed elaborati ogni anno sta aumentando in maniera esponenziale e l’evoluzione della tecnologia, peraltro, sta modificando le modalità di tracciamento, che, dunque, risulta sempre più accurato, ancorché avvenga in modo non sempre consapevole per gli utenti. Ciò non ha soltanto effetti su aspetti quali la privacy, ma anche sugli assetti concorrenziali dell’intero ecosistema di Internet, dai servizi weborizzontali, all’offerta di informazione online, fino ad arrivare alla raccolta di pubblicità sul web. Mercato e filiera Sotto il profilo dell’offerta, è emerso che la filiera industriale dei servizi weborizzontali è particolarmente complessa, sia per l’ampiezza e le differenti caratteristiche economiche dei segmenti di attività in cui è articolata, sia per la stretta interdipendenza fra la struttura dei mercati collocati a monte (devicee softwareper la navigazione) e quella presente negli ambiti a valle (search, social network, portali). L’analisi degli assetti concorrenziali dei servizi orizzontali (motori di ricerca, social network, portali) ha evidenziato la natura degli stessi come “porta di ingresso” al web, consentendo di indirizzare e orientare le diverse richieste degli utenti (ricerca, intrattenimento, informazione e transazione), nonché la presenza, con riferimento ad alcuni ambiti, di una elevata concentrazione industrialecon esiti tendenti addirittura alla monopolizzazione. Questa dinamica è riconducibile prevalentemente all’esistenza di forti esternalità di rete: dirette (es. social network), indirette (es. sistema operativo e applicazioni software) ed incrociate (search), che inducono l’utente a scegliere network platformcon basi installate più ampie, favorendo, pertanto, l’emergere di una sola piattaforma. Inoltre, in alcuni ambiti, l’impatto degli effetti di rete (e dei feedbackpositivi generati) è rafforzato dalla presenza di elevati multi-hominge switching cost(sistemi operativi) idonei a vincolare l’utente all’utilizzo di una determinata piattaforma. In altri ancora, è la particolare struttura dei costi d’impresa (elevati costi fissi e affondati, a fronte di costi marginali poco significativi) a determinare rendimenti crescenti di scala per un lungo tratto della curva dei costi medi, inducendo verso assetti particolarmente concentrati (browser) o addirittura monopolistici (search). L’analisi della posizione di mercato dei principali operatori del web(e delle rispettive piattaforme) nei diversi segmenti della filiera produttiva dei servizi weborizzontali ha consentito, altresì, di inquadrare le politiche perseguite dai principali operatori, sia con riferimento a quelle che hanno caratterizzato la passata evoluzione della rete, sia con riguardo alle recenti operazioni di M&Ae agli investimenti greenfield. È in atto, infatti, un processo di integrazione verticale che risponde ad una strategia di platform envelopment, volta ad acquisire un assetstrategico - i dati personali degli utenti - mediante le attività gestite a monte (sistemi operativi, browser, devicemobili e fissi) in grado di determinare gli esiti di mercato dei collegati mercati a valle (search, portali, social network, raccolta pubblicitaria, ecc.). Non solo le reti di server sviluppate da questi operatori per immagazzinare ed elaborare la gran massa di dati acquisiti rappresentano degli assetstrategici, nonché delle barriere all’ingresso per i nuovi operatori (si pensi che, sulla base di dati di contabilità e della struttura delle reti informatiche sviluppate, si è potuto stimare che il break evendi un nuovo motore di ricerca internazionale supera oramai i 10 miliardi di dollari), ma sono soprattutto i dati stessi a rappresentare delle leve competitive difficilmente replicabili. In questo senso, il futuro di internet e i suoi esiti competitivi sembrano essere imprescindibilmente legati alla disponibilità di gran masse di dati personali sugli utenti. In altri termini, un’impresa attiva nei mercati a monte del webè in grado di sfruttare i rendimenti di scala derivanti dall’acquisizione, e utilizzo di una grande mole di informazioni, sia nell’offerta dei servizi agli utenti difficilmente replicabili da potenziali new comer, sia per valorizzare al massimo la propria pubblicità. In questi contesti, un operatore può pertanto fare leva sulla propria base di utenti e avvalersi dei medesimi fattori produttivi (reti di server, personale specializzato, informazioni datizzate, ecc.) per entrare in altri mercati anche offrendo un pacchetto (bundle) di prodotti che include le funzioni della piattaforma e i nuovi servizi. Applicando questa strategia che si basa essenzialmente sulle economie di varietà, oltre che su quelle di scala, un gestore o providerdi piattaforma a rete che offre servizi in mercati a monte e/o adiacenti è in grado di spiazzare gli operatori nei mercati dei servizi collegati e acquisire velocemente quote di mercato. L’insieme dei due fenomeni sopra descritti – tendenza alla concentrazione industriale e strategie di platform envelopmentin comparti industriali strettamente correlati – potrebbe comportare un deterioramento degli assetti complessivi del sistema, con un allontanamento rispetto ad esiti socialmente efficienti, rendendo, pertanto, opportuna una rigorosa quanto complessa attività di analisi e di monitoraggio dei mercati, nonché una valutazione circa la possibilità di eventuali interventi. Internet mezzo d'informazione Dal punto di vista della valenza informativa, internet rappresenta, in Italia come all’estero, uno straordinario mezzo di informazione, di discussione e di formazione dell’opinione pubblica. In tal senso, dal confronto internazionale è emerso come, in Italia, internet rappresenti uno strumento di informazione che riveste un’importanza, ai fini della tutela del pluralismo, sorprendentemente simile a quanto avviene in Paesi, quali Regno Unito e USA, con una maggiore penetrazione del mezzo. L’informazione onlineè una tipologia di offerta informativa al pubblico che si distingue rispetto a quella tradizionale per l’abbondanza- sia in termini di varietà e articolazione di contenuti, sia di numerosità e caratteristiche di operatori - e per l’ampia possibilità di personalizzazione dei contenuti, nonché per la presenza di un diverso modello di offerta, non più basato soltanto su un bundledi articoli e servizi acquistati congiuntamente dal consumatore bensì sullo spacchettamento e sulla riaggregazione dei contenuti presenti nelle piattaforme informative (di editori tradizionali e nativi digitali) da parte di nuovi soggetti ovvero piattaforme che offrono servizi orizzontali (motori di ricerca, portali, social network). Per quanto riguarda le varie forme di informazione in rete, l’indagine di mercato svolta da SWG per conto dell’Autorità ha evidenziato che: l’informazione tradizionale (quotidiani onlinesoprattutto) riveste un ruolo prioritario,con una penetrazione del 28% della popolazione; la penetrazione degli aggregatori è ben al di sopra del 10%(maggiore per i bloge più marginale per le nuove testate online); una rilevante percentuale di utenti utilizza il searchanche per informarsi sull’attualità nazionale e/o locale(in Italia pari al 12,4% della popolazione e al 21,6% degli utenti che navigano). Google rappresenta in Italia il sito più utilizzatoper informarsi (21,5% degli utenti web), mentre Facebook si colloca al quinto posto. L’offerta di informazione onlineè, come detto, spesso gratuita, per cui la valorizzazione dei contenuti informativi digitali si basa principalmente sulla generazione di audienceal fine della vendita di contatti agli inserzionisti di pubblicità. Di conseguenza, le piattaforme informative competono con i fornitori di servizi generalisti (principalmente portali, motori di ricerca, e social network) sia nell’audience, sia soprattutto nel versante pubblicitario. L’affermazione di internet, il calo delle vendite e di audiencedei prodotti informativi tradizionali, e, al contempo, la concorrenza di molteplici operatori nell’alveo dell’offerta informativa digitale ha creato, a livello mondiale, problemi di finanziamento all’intero sistema dell’informazione. Pertanto, se, da un lato, l’affermazione dell’informazione onlinesta determinando ricadute positive sul benessere sociale, in quanto genera un surplus informativo spesso a costo quasi nullo per i cittadini; dall’altro lato, la riduzione delle fonti di reddito rischia di danneggiare durevolmente la qualità e la veridicità dell’informazione. La stretta dipendenza dei servizi web, inclusi quelli di natura informativa, dalla pubblicità onlinequale fonte di finanziamento ha richiesto un’analisi approfondita di tale comparto. La raccolta pubblicitaria Con riferimento alla raccolta di pubblicità su internet, si è appurato l’alto grado di complessità della filiera pubblicitaria, riconducibile, oltre che al gran numero di soggetti coinvolti dal lato della domanda, dell’offerta e dell’intermediazione, all’esistenza di diverse tipologie di prodotto offerto (pubblicità di tipo display, video, search, classified/directory, newsletter/email/SMS/MMS, visualizzata su desktop, dispositivi mobili e smart Tv/console), alla peculiarità dei meccanismi di vendita (aste specializzate in tempo reale, negoziazioni tra le parti, vendite dirette), nonché all’esistenza di molteplici modelli di costo (CPM, CPC, CPA, CPL, ecc.) e di ripartizione dei ricavi tra i vari soggetti della filiera. Inoltre, nella pubblicità online, si è riscontrata la capacità di realizzare, attraverso la tecnologia propria di Internet, una sempre più accurata profilazione dell’utenza, dalla quale dipende la possibilità di raggiungere targetspecifici di consumatori – indirizzando loro messaggi mirati, con crescenti livelli di personalizzazione – e di misurare in modo più preciso l’efficacia della campagna pubblicitaria. In questa prospettiva, assume rilevanza strategica la raccolta di dati sugli utenti, i quali si configurano come assetdi grande importanza economica, in quanto suscettibili di essere valorizzati nell’ambito del settore pubblicitario. Per quel che concerne la quantificazione dei ricavi afferenti al settore della raccolta pubblicitaria online, gli stessi mostrano, in controtendenza rispetto a quanto avviene con i mezzi tradizionali, un andamento crescente nel tempo sia a livello internazionale – raggiungendo, nel 2012, circa 81 miliardi di euro nel mondo e 24 miliardi di euro in Europa – sia nel contesto nazionale, superando 1,5 miliardi di euro nell’ultimo anno. L’esame della ripartizione dei ricavi tra i singoli operatori ha rivelato una struttura del comparto piuttosto concentrata, con la presenza di un operatore leader(Google) e una moltitudine di soggetti con quote nettamente inferiori. La tendenza del settore pubblicitario onlinealla concentrazione appare riconducibile a diversi fattori, tra cui: le caratteristiche economichedel settore, ossia la presenza di economie di scala; la sussistenza di costi fissi, switching coste costi di multi- homing, deboli vincoli di capacità; il grado di concentrazione che caratterizza i mercati collegati a monte(device, sistemi operativi e browserattraverso i quali avviene l’acquisizione dei dati degli utenti), in virtù del processo di integrazione verticalein atto (in una logica di platform envelopment); la concentrazione(in termini di audience) dei mercati a valle relativi ai servizi orizzontali(searchin particolar modo), che, grazie al sistema di retroazioni tipico dei mercati a due (o più) versanti è atta a riverberarsi sul livello di concentrazione dei ricavi derivanti dalla raccolta di pubblicità sul web. Infine, poiché la raccolta pubblicitaria rappresenta la fonte di finanziamento ampiamente prevalente per gli editori di siti web– dalla quale dipende, quindi, la qualità dei contenuti veicolati online– e la presenza del versante pubblicitario è atta ad influire sul designdella piattaforma (ossia, su come il contenuto viene presentato agli utenti), restrizioni concorrenziali dal lato pubblicitario potrebbero avere conseguenze negative in una prospettiva di tutela del pluralismo informativo. In definitiva, l’indagine ha mostrato come problematiche complesse ed in continuo divenire come quelle relative all’ecosistema di Internet necessitino di soluzioni sofisticate. Inoltre, le forme di governancedi Internet finora attuate a livello internazionale, basate su auto-regolamentazione e interventi leggeri, hanno fatto crescere l’intero sistema. L’emergere, come visto, di nuovi colli di bottiglia, deve essere pertanto affrontato tenendo conto delle caratteristiche peculiari dell’ecosistema di internet e dei suoi molteplici segmenti di mercato, che operano in continua e complessa relazione, nell’intento di massimizzare il benessere dell’intera collettività. LEGGI "I 'tecnoesclusi' d'Italia: il 37% dei cittadini non ha mai usato un pc. Cresce il consumo di tv. 'La fragilità di una cultura tecnologica'" LEGGI “Il Paese connesso nei numeri di “Noi Italia”. Uso di Internet in crescita, ma l’UE è lontana e resistono le differenze territorialiGUARDA I GRAFICI ”Digital economy italiana ancora in calo, la fotografia nei dati SirmiLEGGI ”Italia sempre più mobile, i risultati dell’ultimo studio CiscoGUARDA LA MAPPA INTERATTIVA ”Connessi al Web 39 milioni di italiani, i risultati della ricerca Audiweb: in Trentino la più alta percentuale di utenti, trend annuali negativi” 21 febbraio 2014
  • Agenda Digitale: quello che si vede, quello che serve alla Pa e l'equivoco sulla WebTax

    La governance e le priorità già indicate dal nuovo Governo di Matteo Renzi insieme ai nodi che andrebbero sciolti per traghettare la Pubblica Amministrazione italiana in una nuova era. L'analisi su Radio Radicale con Federica Meta, giornalista del Corriere delle Comunicazioni, Roberto Scano, presidente di IWA Italia, e Andrea Lisi, presidente di Anorc [caption id="attachment_5318" align="alignright" width="300"]Ascolta il podcast della puntata del 2 marzo 2014 Ascolta il podcast della puntata del 2 marzo 2014[/caption] Alla fine ha scelto se stesso. Il presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi ha licenziato una squadra di viceministri e sottosegretari tra i quali non figura alcuna specifica delega per l'Agenda Digitale, con il vertice dell'Esecutivo che dovrebbe quindi accentrare la governance delle politiche sull'innovazione e un più canonico incarico di sottosegretario alle Telecomunicazioni e frequenze affidato all'ex vicesindaco di Prato Antonello Giacomelli, che prende così il posto di Antonio Catricalà al Mise.
    Uno scenario che apre sostanzialmente a due letture. La prima, meno probabile, è che la mancanza di una delega specifica per l'Agenda sottintenda una scarsa attenzione per queste tematiche da parte del presidente del Consiglio; la seconda, più probabile, è invece che proprio alla luce della centralità che le politiche sul digitale rivestono per il futuro Matteo Renzi abbia deciso di occuparsene in prima persona, magari circondandosi di esperti della materia.
    Questo secondo punto di vista sembra trasparire anche dalle parole di chi alla vigilia delle nomine era stato indicato come probabile incaricato alle issues dell'Agenda, il deputato democratico Paolo Coppola: "È noto quanto il premier tenga a questi temi, quindi mi aspetto che settimana prossima ci dica in che modo voglia tenerli sotto l'attenzione del Governo. Andiamo avanti, senza arrenderci", ha dichiarato a caldo Coppola.
    L'analisi e la ricognizione di ciò che già si intravede e dei nodi che dovranno quanto prima essere sciolti dal nuovo Esecutivo è andata in onda nella puntata del 2 marzo di “Presi per il Web“, trasmissione di Radio Radicale condotta da Marco PerducaMarco Scialdone e Fulvio Sarzana con la collaborazione di Marco Ciaffone Sara Sbaffi. Ospiti dell'appuntamento Federica Meta, giornalista del Corriere delle Comunicazioni, Roberto Scano, presidente della International Webmaster Aassociation (IWA) Italia, e Andrea Lisi, presidente dell'Associazione Nazionale per Operatori e Responsabili della Conservazione Digitale (Anorc). "Renzi sull'Agenda Digitale si gioca un po' la faccia - ha esordito Meta - era già una parta corposa del suo piano presentato alle primarie e l'idea è proseguire in parte sulla strada tracciata dal Governo Letta sotto due punti di vista. Il primo è quello della governance, e dunque mantenere il controllo dei progetti digitali sotto il cappello di Palazzo Chigi; il secondo è iniziare quel percorso sui tre progetti chiave di identità digitale, fatturazione elettronica e anagrafe digitale. A questo Renzi ha intenzione di aggiungere un respiro più politico,  trasformare quella che è una lista di cose da fare in un'idea di Paese, tanto che il dossier sulle politiche digitali è stato affidato al suo uomo di fiducia Graziano Delrio". "Inoltre - ha proseguito Meta - c'è da parte del nuovo presidente del consiglio una grande attenzione alle startup, tanto che la sua prima uscita pubblica sia andato a visitare una startup veneta. Per facilitare la loro diffusione intende lanciare un grande piano industriale che porti ad una revisione della fiscalità per creare un ambiente più favorevole alle nuove imprese". Intanto il consiglio dei ministri dello scorso venerdì ha preso già un'importante decisione stabilendo l'abolizione della WebTax, la norma voluta dal deputato del Partito Democratico Francesco Boccia e la cui attuazione è stata rinviata poco prima della caduta del Governo Letta, salvo poi rischiare di diventare operativa già da sabato. La scorsa settimana, infatti, la mancata approvazione del decreto Salva Roma ha messo in pericolo l'emendamento che, appunto, posticipava l'entrata in vigore di una norma che avrebbe imposto agli operatori dell'online advertising di fornirsi di partita Iva italiana. LEGGI "Webtax, il dibattito si infiamma a ridosso del passaggio in Senato" Matteo Renzi su Twitter ha rimandato la discussione sulle misure in materia di tassazione degli operatori online ad un contesto di normazione europeo. E lo ha fatto rispondendo ad un cinguettio di Scano.   Ma nelle scorse ore l'abrogazione è stata messa in dubbio in quanto nella delega fiscale ci sarebbero gli strumenti che obbligherebbero il Governo alla reintroduzione di una norma simile. "Non è così - ha affermato il presidente di IWA Italia - l'articolo 9 della delega fiscale dice esclusivamente che bisognerà prevedere un qualcosa sulla tassazione di tutte le attività transnazionali, e dunque non solo dell'online, a seguito anche di decisioni in sede europea e tenendo conto di esperienze internazionali. Un ampio respiro sia in termini di tempo che geografici". "Certo - ha chiosato Scano - aspetto a vedere effettivamente il testo del decreto per capire se è stata abrogata tutta la WebTax o solo il comma 33, il cosidetto 'comma Boccia'" . Il dibattito ha virato verso la dematerializzazione dei processi della Pubblica Amministrazione con l'intervento di Lisi: "Sembrerebbe la volta buona, perché dal 6 giugno sarà impossibile non fatturare elettronicamente verso la Pa. Quello che mi rende perplesso nei confronti di questo progetto è che se l'infrastruttura sarà pronta per quella data, potrebbe non esserlo il processo di alfabetizzazione dei professionisti, dei fornitori e dell'apparato umano della Pa. Soprattutto perché occorre contezza di quello che realmente significa fatturare verso la Pa, che non è solo produrre un documento fiscale, ma produrre un documento che deve essere conservato con tutte le caratteristiche e gli accorgimenti che gli permettano di garantire loro valore legale". "Importante il discorso sui datacenter - ha continuato Lisi - che a sentire Agostino Ragosa, commissario dell'Agenzia per l'Italia Digitale, avrebbero dovuto essere centralizzati e messi in rete. Un discorso che come tanti altri è stato cavalcato in termini di principi e normative generali, ma non abbiamo norme tecniche che garantiscano una reale traduzione nella realtà di questi buoni propositi. Parliamo da anni di tematiche che non hanno mai trovato questa traduzione normativa". "Se vogliamo fare l'Agenda Digitale, anche solo nella sua versione più semplificata, il tema sul piatto è lo switch off della Pubblica Amministrazione - ha chiosato Meta - è questo il presupposto per poi attuare tutte le altre misure". "Rendiamoci conto - ha affermato Scano - che anche gran parte del mondo industriale non è alfabetizzato al digitale. Se non creiamo la necessità all'imprenditore di innovare il suo rapporto con la Pa non si va da nessuna parte. Occorre introdurre una vera e propria cultura del digitale che permetta ai privati di non vivere la digitalizzazione delle procedure come una imposizione, ma percepirla come un bisogno a apprezzarne i vantaggi". LEGGI "La staffetta Letta-Renzi: cosa resterà dell'Agenda Digitale?" Immagine in home page: agendadigitale.eu 3 marzo 2014
  • Agenzie turistiche on line: l'Antitrust avvia istruttoria nei confronti di Booking ed Expedia per "verificare l’esistenza di violazioni concorrenziali”

    A detta dell'Agcm "attraverso le commissioni e le clausole previste nei contratti con le strutture alberghiere limiterebbero la concorrenza nei servizi di prenotazione ostacolando la possibilità per i consumatori di trovare offerte migliori" L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato(Agcm), nella riunione del 7 maggio 2014, su segnalazione di Federalberghi, del gruppo Antitrust del Nucleo Speciale Tutela Mercati della Guardia di Finanza e di AICA, ha deciso di avviare un’istruttoria per verificare se le agenzie turistiche on line Booking ed Expedia limitino, attraverso gli accordi con le strutture alberghiere, la concorrenza sul prezzo e sulle condizioni di prenotazione tra i diversi canali di vendita, ostacolando la possibilità per i consumatori di trovare sul mercato offerte più convenienti. Oggetto di analisi dell’Antitrust sono "le clausole previste da Booking ed Expedia che vincolano le strutture ricettive a non offrire i propri servizi alberghieri a prezzi e condizioni migliori tramite altre agenzie di prenotazione online, e in generale, tramite qualsiasi altro canale di prenotazione (siti web degli alberghi compresi)". Secondo l’Antitrust l’utilizzo di queste clausole da parte delle due principali piattaforme presenti sul mercato "potrebbe limitare significativamente la concorrenza sia sulle commissioni richieste alle strutture ricettive che sui prezzi dei servizi alberghieri, in danno, in ultima analisi, dei consumatori finali". Il procedimento deve concludersi entro il 30 luglio 2015. 19 maggio 2014
  • Albergatori potranno praticare prezzi più bassi degli intermediari online. L'emendamento al DDl concorrenza

    Gli albergatori italiani non dovranno più preoccuparsi delle clausole che li obbligano a non praticare al cliente finale prezzi e condizioni migliori di quelli mostrati per le loro strutture da intermediari terzi, anche online. A prevederlo è un emendamento di Tiziano Arlotti (Pd) al ddl concorrenza approvato martedì dalla Camera dei Deputati. È questo l'esito di una vicenda che negli ultimi anni ha visto scontrarsi soggetti come la piattaforma Booking.com e Federalberghi ed è già passata per iniziative di diverse autorità antitrust europee. L'emendamento dichiara "nullo ogni patto con il quale l'impresa turistico-ricettiva si obbliga a non praticare alla clientela finale, con qualsiasi modalità e qualsiasi strumento, prezzi, termini e ogni altra condizione che siano migliorativi rispetto a quelli praticati dalla stessa impresa per il tramite di soggetti terzi, indipendentemente dalla legge regolatrice del contratto".
    Alberghi, determinato l’equo compenso dovuto per la trasmissione di opere cinematografiche
    7 ottobre 2015
  • Antipirateria, oscurato DdlStorage. Fpm e Fimi: "Per la prima volta in Italia svelata relazione criminale tra portali pirata e cyberlocker di riferimento"

    La Guardia di Finanza di Cagliari, nell'ambito dell'operazione Italian black out, condotta dal nucleo di polizia tributaria del capoluogo sardo in collaborazione con il nucleo speciale Frodi tecnologiche di Roma, ha inibito l’accesso dall’Italia al portale “Ddlstorage”, attraverso l’oscuramento del sito www.ddlstorage.com, piattaforma che, a detta degli inquirenti, consentiva illecitamente l’accesso a milioni di opere protette da diritto d’autore, tra cui tracce musicali, film e opere cinematografiche, serie tv sky, videogiochi e prodotti editoriali. Il cyberlocker era amministrato nel nostro Paese e composto da oltre 120 server che hanno trovato luogo inizialmente su internet service provider in Francia, per poi spostarsi su spazi olandesi gestiti da un noto fornitore di servizi della rete. La migrazione è avvenuta congiuntamente ad una “cessione” del servizio “Ddlstorage” ad una società lussemburghese, anche se il cyberlocker continuava a essere gestito da dominus italiani. Oltre ai 5 gestori del sito, sono stati individuati e denunciati dal nucleo speciale Frodi tecnologiche della Guardia di Finanza e dal nucleo di Polizia tributaria cagliaritano 20 ulteriori responsabili, tecnicamente definiti uploader, nei cui confronti sono state eseguite perquisizioni, ispezioni informatiche e sequestri su tutto il territorio nazionale. L’operazione, attivata con il blocco degli accessi agli indirizzi a livello IP e DNS, ha avuto come scopo principale quello di aggredire le condotte illecite finalizzate alla violazione in materia di diritti d’autore anche quando "si cerca di mascherare tali atteggiamenti delittuosi dietro una parvenza di legalità con la costituzione di società ad hoc". Si tratta, infatti, della prima operazione nella quale è stato possibile provare il legame diretto tra un sito vetrina già sequestrato e il cyberlocker di riferimento. "Dopo l’inibizione del sito Ddlhits, effettuata lo scorso anno - si legge in una nota delle fiamme gialle - gli investigatori si sono concentrati proprio sul veicolo tecnologico confermando i collegamenti con la società madre che aveva addirittura creato un vero e proprio sodalizio criminoso: grazie a questo sistema i gestori del sito cercavano di fidelizzare i propri utenti dietro compenso coinvolgendoli così nell’illecito affare. Ad una parte degli uploaders, infatti, venivano corrisposte somme proporzionate al numero di download ottenuto dall’illecita messa a disposizione di materiale tutelato, fino a raggiungere diverse decine di migliaia di euro l’anno". "Tale operazione - spiega ancora la Guardia di Finanza - ha inferto per la prima volta a livello internazionale un duro colpo al primo anello della catena della pirateria creando un autentico black out che ha riguardato l’intero sistema caratterizzato dall’immissione in rete (uploaders), dalla promozione (www.ddlhits.com) e dalla distribuzione (www.ddlstorage.com) di opere tutelate, dietro la parvenza legale di una società commerciale (Ddl technologies srl di Udine). Solo per dare il senso dell’importanza dell’indagine e per avere un parametro di riferimento, basti dire che la famosa operazione svolta dall'Fbi nei confronti del noto caso Megaupload e Megavideo, si è limitata solamente all’oscuramento dei cyberlocker utilizzati per la distribuzione del materiale tutelato". Il cyberlocker sarebbe stato capace di generare un illecito giro d’affari di oltre 1 milione e 300mila euro in poco più di un anno di attività, tramite la vendita di abbonamenti premium da parte degli utenti fruitori. Il sistema così sviluppato avrebbe generato 460 milioni download illegali di file protetti dal diritto d’autore. Sono inoltre sotto la lente degli investigatori gli introiti derivanti da contratti pubblicitari, il follow the money oggetto di un recente memorandum of understanding siglato da IAB Italia (Interactive Advertising Bureau), FPM (Federazione contro la Pirateria Musicale e Multimediale) e FAPAV (Federazione per la Tutela dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali). La stessa FPM, in un comunicato congiunto con la FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana), accoglie "con entusiasmo" il risultato dell'operazione. "Dei tantissimi utenti presenti sulla piattaforma - si legge nel comunicato - circa il 97% era dedita alla fruizione delle opere caricate mentre solo il 3% gestiva il caricamento dei file, proprio come nella disposizione di un’offerta ben precisa verso un pubblico ampio. Di questo 3%, inoltre, lo 0,2% riceveva un compenso relativo al successo del materiale caricato: più il materiale veniva scaricato e fruito più alto poteva essere l’incentivo monetario, che è arrivato a toccare somme di 40mila euro. Lo sviluppo di uno spazio apparentemente finalizzato ad uno scambio legale di file può celare, come in questo caso, una rete ben costruita per consentire agli utenti di accedere e fruire illegalmente di opere protette da copyright tramite degli abbonamenti a pagamento". “È fondamentale -  ha commentato Enzo Mazza, CeO FIMI - comprendere come la gestione di attività criminali di questo genere abbia un rilevante impatto sul mercato e sull’offerta legale in rete. Non si può parlare di attività di fruizione marginale in casi così sofisticati, in cui l’obiettivo diventa lo sviluppo di un mercato parallelo molto lucrativo”. Luca Vespignani, Segretario Generale FPM, ha aggiunto: “Ci troviamo di fronte ad un’importante operazione per la lotta all’antipirateria italiana: per la prima volta in Italia si attesta in modo inequivocabile il legame diretto fra cyberlocker e siti pirata. Indagare e comprendere l’organizzazione di queste strutture è determinante per poter ostacolare la pirateria e i fenomeni criminali che accoglie”. 4 luglio 2014
  • Aste online "al centesimo": dall'Antitrust un milione di euro di sanzioni

    Sanzioni per complessivi un milione di euro sono state irrogate dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato a due operatori delle cosiddette "aste on line al centesimo". Nello specifico, 700mila euro alla società Flamingo Intervest Ltd, con sede nelle Isole Vergini britanniche, per "pratiche commerciali scorrette" e 300mila euro a Marcandi Ltd, con sede in Inghilterra, riguardo alle "informazioni ingannevoli e omissive sulle proprie proposte commerciali". Quello delle aste on line al centesimo è un servizio, fornito attraverso Internet, che risulta particolarmente allettante per il consumatore, in quanto offre la possibilità teorica di aggiudicarsi un prodotto, solitamente nel settore dell’alta tecnologia, a un prezzo irrisorio. Un’asta del genere differisce da quelle normali soprattutto per il fatto che qui è imposta la partecipazione a pagamento: per effettuare le puntate, si richiede infatti di utilizzare crediti precedentemente acquistati. Un’altra caratteristica fondamentale di queste aste consiste nel fatto che, a partire da un prezzo iniziale, i consumatori possono incrementare le offerte solo di un centesimo per volta. Il cliente che effettua l’ultima puntata si aggiudica il diritto di acquistare il prodotto al prezzo finale d’asta. Se questo poi non viene pagato, il controvalore dei crediti spesi nel corso dell’asta aggiudicata può essere utilizzato dai consumatori, nei limiti stabiliti dalle condizioni contrattuali, per acquistare on line prodotti offerti, in media, al prezzo di mercato. "In questo contesto - spiega l'Agcm - sulla base di oltre trecento segnalazioni ricevute, sono risultate particolarmente gravi e aggressive le condotte realizzate da Flamingo Intervest Ltd: attraverso quattro siti la società forniva informazioni omissive e incomplete sul servizio svolto, addebitando sulla carta di credito dei consumatori il costo (da un minimo di quasi 40 euro a un massimo di circa 80 euro al mese) di un particolare abbonamento, per la partecipazione ad aste on line al centesimo, mai richiesto dal cliente. L’operatore si procurava il numero di carta dei consumatori (o altro strumento di pagamento) agganciandoli durante la navigazione su Internet, attraverso finestre pop-up o attraverso un’intensa attività di mailing. E inoltre, allettandoli con la prospettiva di ottenere un premio mediante il solo pagamento di esigue spese di spedizione (pari a due euro), li induceva a registrarsi a uno dei propri siti. Ottenuta così l’iscrizione nominativa, Flamingo non solo non consegnava il premio prospettato, ma inviava richieste di pagamento oppure eseguiva immediatamente addebiti sul conto utilizzato dal consumatore per versare i due euro richiesti come spese di spedizione". L’Autorità ha sanzionato poi le condotte informative adottate da Marcandi Ltd: "In particolare - continua l'Antiturst - è risultato che l’operatore prospettava la possibilità di ottenere prodotti di particolare richiamo per il consumatore a un prezzo irrisorio, non chiarendone adeguatamente l’aleatorietà e omettendo al contempo di precisare le caratteristiche principali e quelle economiche dell’offerta commerciale: per esempio, la natura e il funzionamento delle aste on line al centesimo e il carattere oneroso delle singole puntate che è necessario realizzare per partecipare. La stessa società, attraverso una pagina Internet che appariva tratta da un blog ma in realtà di natura pubblicitaria, si presentava come un consumatore che esprimeva commenti entusiastici in merito alle proprie esperienze di acquisto su quel sito". 25 settembre 2015
  • AT&T brevetta un nuovo strumento per individuare i "pirati"

    L'azienda texana potrà assegnare ai suoi utenti una "categoria a rischio" e prendere provvedimenti a loro carico, restringendo il loro raggio d'azione sulla rete. Nel settembre scorso il "patent" per il monitoraggio delle condivisioni di BitTorrent e reti P2P Le migliaia di petabyte prodotte sulle reti di AT&T dalla circolazione di file illeciti potrebbe presto doversi confrontare con una nuova minaccia. Il colosso delle telecomunicazioni americano ha infatti brevettato un software che permetterà alla società texana di individuare chi scambia file non autorizzati, inserirlo in una "categoria di rischio" e successivamente prendere provvedimenti nei suoi confronti. "La pirateria su Internet - afferma la società - può occupare una quantità di banda notevole, il che può tramutarsi in criticità per un fornitore di servizi. Finora, le misure di protezione del copyright che sono state messe a punto, ad esempio, dall'industria dello spettacolo, non sono riuscite a limitare l'aumento della pirateria su Internet". Da qui la necessità percepita dall'azienda di dotarsi di un proprio strumento tecnologico.
    patentatt Come riferisce TorrentFreak, il brevetto, chiamato “Methods, devices and computer program products for regulating network activity using a subscriber scoring system”, permetterà all'azienda di analizzare i modelli di utilizzo della rete assegnando agli utenti un punteggio chiamato Subscriber Reputation Score (SRS), che determina la categoria nella quale viene inserito il sospetto "pirata". Sulle contromisure per chi dovesse finire nella rete dei controlli AT&T resta sul generico, parlando della possibilità che i servizi di accesso vengano ristretti per determinati utenti, ai quali verrebbe anche inibito l'accesso ai siti pirata conosciuti. Non si parla esplicitamente di cancellazione dell'account, ma è questa una misura che la stessa AT&T si era detta pronta a mettere in atto nell'ambito del "Six Strikes" americano a base di Copyright Alert System. La stessa compagnia ha ottenuto recentemente un altro brevetto antipirateria, quello relativo ad uno strumento che permette il monitoraggio di quello che viene scambiato sulle reti di BitTorrent e P2P. Ora bisogna capire se e quando il provider vorrà tradurre in realtà queste possibilità offertegli dalla tecnologia e dallo United States Patent Office. Di sicuro, come segnalato da Valerio Procu su Tom's Hardware, gli strumenti nelle disponibilità di AT&T pongono interrogativi anche sul rispetto della neutralità della rete. LEGGI "Facebook, gli 'indicatori sociali' contro i contenuti pirata" LEGGI "La FCC di Wheeler rovescierà la net neutrality?" 17 dicembre 2013
  • Attivismo online: "Datemi un like e salverò il mondo". L'analisi di un fenomeno che invade la rete ogni giorno

    Ospiti su Radio Radicale Salvatore Barbera (ChangeItalia), Riccardo Magi (Consigliere comunale a Roma), Flavia Marzano (Wister) e il fondatore del movimento "Indivanados" [caption id="attachment_5318" align="alignright" width="300"]Ascolta il podcast della puntata del 16 marzo 2014 Ascolta il podcast della puntata del 16 marzo 2014[/caption] Riceviamo ogni giorno email nelle quali veniamo invitati a firmare una petizione online per salvare, impedire, fermare. Vediamo gli stessi appelli circolare su ogni social network, spesso accompagnati da un enorme numero di like e commenti carichi di indignazione e chiamate alle armi digitali. Ma quanto queste dinamiche nate in rete finiscono per avere concrete ricadute sui fenomeni che mettono nel mirino a mezzo di raccolta firme e mobilitazioni mediate dalle nuove tecnologie? È la domanda al centro della puntata del 16 marzo di “Presi per il Web“, trasmissione di Radio Radicale condotta da Marco PerducaMarco Scialdone e Fulvio Sarzana con la collaborazione di Marco Ciaffone e Sara Sbaffi. Ospiti dell'appuntamento Salvatore Barbera, responsabile della sezione italiana della piattaforma di petizioni online Change.org, Riccardo Magi, Consigliere comunale radicale a Roma, Flavia Marzano, presidente di Stati Generali dell’Innovazione, membro dell’Innovation Advisory Group di EXPO2015, docente alla Sapienza di Laboratorio di Tecnologie per la Comunicazione Digitale e ideatrice di Women for Intelligent and Smart TERritories (Wister) e Gabriel Ektorp, portavoce del movimento degli Indivanados, i "rivoluzionari del divano che armati di telecomandi, tastiere e smartphone lottano a video aperto contro caste e poteri forti". Magi ha esordito illustrando un progetto di partecipazione civica mediato dalla rete sperimentato al suo ingresso in Campidoglio: "Open Campidoglio è una piattaforma presentata nel dicembre scorso e che si compone di quattro sezioni. La prima, 'Campidoglio senza filtri', è dedicata alla pubblicazione di documenti inediti dell'amministrazione capitolina che io ottengo attraverso l'accesso agli atti e che rendo fruibili da tutti i cittadini. Una seconda sezione è dedicata alla partecipazione dei romani, quella del 'Consigliere partecipativo', che rende possibile l'invio di interrogazioni al sindaco: le proposte che ci arrivano vengono esaminate e poi inserite in una fase di raccolta firme; quelle che raggiungo le duecento firme, quota che è necessaria anche per le interrogazioni popolari promosse offline, vengono depositate da me. C'è poi 'Roma si muove', aggregatore dei blog che si occupano di Roma, e infine la sezione per lo scambio di informazioni anche in forma anonima. L'idea nasce dall'idea di dare vita ad uno strumento di aggregazione e scambio di informazioni. Il vero problema è il blocco che spesso si instaura offline: è quando si riversano dentro le istituzioni i risultati delle iniziative che arrivano le frenate, con gli organismi pubblici che spesso finiscono per non rispettare le loro stesse regole". Finiscono così sotto la lente una serie di tematiche spesso intrecciate ma mai completamente coincidenti tra loro; c'è la issue della trasparenza della Pubblica Amministrazione, quella della partecipazione attiva dei cittadini al processo democratico di elaborazione delle proposte normative e, infine, il fenomeno dell'attivismo che nasce, e spesso muore, con i click. È forse quest'ultimo l'aspetto attorno al quale sono concentrate le maggiori critiche, fondate sia su basi statistiche, sia su quelle sociologiche. Sul primo fronte, pochi giorni fa su IlFoglio compariva un articolo dal titolo esplicito: "Su Facebook tutti leoni, in realtà tutti in poltrona"; il riferimento è uno studio appena pubblicato sulla rivista "Sociological Science" nel quale si analizza in dettaglio una delle campagne più popolari su Facebook, intitolata "Save Darfur", alla quale hanno aderito 1 milione e 200 mila persone su Facebook nei 989 giorni che vanno dal maggio 2007 (quando il gruppo fu fondato) al gennaio 2010 (il momento in cui la ricerca si ferma), per donazioni complessive di 90.776 dollari. Numeri enormi ai quali, tuttavia, fanno da contraltare quelli di chi si è attivato realmente per la causa: il 72% di quanti hanno fatto click sulla causa, per esempio, non ha convinto neanche uno solo dei suoi amici o conoscenti a fare lo stesso, il 99,76% dei membri del gruppo non ha mai donato un euro o un dollaro e il 94% di quanti hanno donato, lo ha fatto soltanto una volta. "Se poi dal calcolo - prosegue l'articolo su IlFoglio - si escludono i pochissimi 'iperattivisti' (come per esempio quel membro di 'Save Darfur' che ne ha convinti da solo altri 1.196 ad aderire o quel donatore che ha dato 2.500 dollari), viene da chiedersi cosa davvero abbiano fatto per la causa del Darfur un milione e passa di appartenenti al celebre social network. Risposta: poco o nulla". Più ottimista la visione del fenomeno proposta da Giovanna Cosenza su IlFattoQuotidiano. Resta poi aperta la spinosa questione della reale utilità delle piattaforme di interazione sociale online al "progresso" delle comunità piuttosto che il loro essere bacino di lauti ricavi per chi ne è proprietario. In un convegno alla Camera dei Deputati venerdì scorso, ad esempio, Stefano Rodotà ha spiegato che "le reti sociali nascono dall'idea di cercare il modo migliore per sfruttare economicamente l'iperconnessione di milioni di persone che generano altrettanti milioni di dati. Bisogna discutere sulle pre-condizoni della democrazia sul web a fronte della rapidità dell'innovazione tecnologica. Il controllo dei poteri sociali da parte dei big del web è una discussione aperta e non va dimenticato il concetto di diritti dei nuovi popoli del web". Un pensiero a cui si aggiungono le critiche di chi, come il sociologo e giornalista bielorusso Evgenij Morozov e il giornalista italiano Fabio Chiusi, critica fortemente le letture che indicano nella rete uno strumento democratizzante a priori, quelle che lo stesso Morozov in un libro dal titolo "To save everything click here" reputa figlie di un Internet centrismo. È dunque un fronte ampio e articolato quello col quale deve confrontarsi chi, come Change.org o l'altra principale piattaforma di petizioni online Avaaz, ha come cuore della propria attività proprio l'aggregazione delle persone intorno ad una causa e al proprio sostegno tramite attivismo online. "La mobilitazione online - ha spiegato Barbera - coinvolge ormai nel mondo centinaia di milioni di persone, che ogni giorno ricevono email e quando lo ritengono opportuno si attivano nelle modalità che conoscono. La paura che le persone utilizzando i siti Internet e il Web finiscano la propria attività politica solo sulla rete è un problema serissimo, che va affrontato e che anche noi addetti ai lavori percepiamo come urgente. Bisogna tuttavia evitare letture semplicistiche dei fenomeni, e la questione va posta in maniera molto diversa: non è che chi si attiva online e chi si attiva offline sono persone diverse. Parliamo di un fenomeno che, in un contesto storico in cui, come negli anni '90, le persone hanno fatto meno attività politica, riscopre grazie ad una tecnologia un modo di mobilitarsi. Bisogna certo evitare di credere che per vincere una battaglia basti mettere un like o firmare una petizione online". "Non è che le petizioni siano nate oggi con la rete - ha chiosato Barbera - ma oggi c'è un modo più immediato, facile, ampio e gratuito per partecipare. I numeri dicono che le iniziative che vanno a bersaglio sono una parte molto piccola rispetto a quelle totali? Certo, ma fa parte della logica dei grandi numeri della rete. Pensiamo a Youtube: quante delle decine di migliaia di video che sono sulla piattaforma hanno le caratteristiche per diventare virali e ottenere milioni di visualizzazioni? Molto pochi in proporzione. Sulla rete c'è di tutto, e questa varietà, questa libertà, sui grandi numeri, permette di far uscire anche qualcosa di importante. Anche il solo porre nel dibattito pubblico una questione della quale non si sarebbe parlato significa contribuire al cambiamento in positivo". "Occorre infine capire - ha concluso Barbera - la differenza tra le campagne, perché quando le tematiche toccano le vite di chi si attiva online c'è una bella differenza rispetto a campagne come 'Save Darfur'. Dobbiamo concentrarci su chi sono le persone che partecipano a queste mobilitazioni, e anche il dato demografico su Change.org ci parla di un'età media molto alta, un dato che ci porta a ragionare su quali sono le fasce di popolazione che in Italia sono realmente interessate all'attivismo politico, un passaggio che fa il paio con la presa di coscienza che, comunque la si veda, oggi una campagna di mobilitazione non è pensabile senza l'utilizzo dei nuovi mezzi di comunicazione, che devono affiancarsi e non sostituirsi alle tradizionali forme della politica". Dopo Barbera è stato Ektorp, il cui nickname fa il verso a quello di un mobilificio svedese, a spiegare la filosofia che anima il movimento del quale è portavoce: "Indivanados nasce come una provocazione e dalla sensazione che tutta l'indignazione che viene manifestata ogni giorno in rete finisca per non produrre nulla. Ci siamo chiesti perché e come cambiare gli output. I primi esperimenti che abbiamo messo in atto sono partiti dall'importazione nella politica del tweet storm, al quale tuttavia ha fatto seguito un coordinamento telefonico tra gli attivisti e i soggetti protagonisti delle battaglie, in un percorso terminato con la messa a punto di report della mobilitazione da inviare a politici e amministratori. Nel caso di un'associazione romana siamo arrivati a far andare il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti nella loro sede a prendere un impegno in merito alla situazione di difficoltà nella quale erano piombati. In fondo stiamo trasportando in rete una cosa antica, cioè chiedere alle persone di aggregarsi intorno ad una causa, una passione, un'iniziativa che sta a cuore a tutti". "L'attivismo online e quello offline di certo non si escludono - è stata la chiosa di Magi - ma il primo rafforza il secondo". "Bisogna essere ottimisti - ha affermato Marzano - di sicuro l'attivismo online è un fenomeno positivo, non è la panacea di tutti i mali della società, ma è una delle facce del prisma della comunicazione tra cittadino e Pubblica Amministrazione, ed è uno strumento che i politici non possono più ignorare facendo finta che non esista". "La maggior parte delle persone - ha concluso Ektorp - non ha tempo di fare militanza politica tradizionale, ma ha a disposizione una quantità di tempo limitata che tuttavia, grazie alle nuove tecnologie, può essere messa a sistema con quella di altre persone. I luminari che criticano questo tipo di partecipazione troppo spesso non danno una soluzione al loro affermare che 'la rete non basta', si limitano a destrutturare; la nostra risposta è rendere il Web 3.0 mettendoci dentro le persone".
    Immagine in home page: Forbes.com
    17 marzo 2014
  • Audiweb: 29,3 milioni di utenti online, le app regine del tempo su Internet. Oltre 20 milioni su siti di eCommerce

    Nel mese di maggio sono stati 29,3 milioni gli italiani dai due anni in su che si sono collegati a Internet almeno una volta, restando online in media per 43 ore e 56 minuti; l’audience totale nel giorno medio ha così raggiunto i 21,6 milioni di utenti collegati per 1 ora e 55 minuti. Sono i dati contenuti nell'ultimo report di Audiweb, nel quale è possibile trovare conferma del trend di crescita della fruizione mobile rispetto a quella da pc. [gallery type="slideshow" size="full" ids="18640,18641,18642"] L’audience di Internet da smartphone e tablet nel mese è infatti rappresentata da 20,4 milioni di utenti tra i 18 e i 74 anni, con una media di 42 ore e 12 minuti di tempo speso in totale per persona. Nel giorno medio gli utenti mobile sono stati circa 17 milioni, confermando il netto sorpasso sull’uso quotidiano di Internet da computer (12,5 milioni di utenti online da Pc nel giorno medio) soprattutto in termini di tempo speso sui differenti dispositivi. la-total-digital-audience-in-italia-maggio-2015-6-638   grafico_eta Tra le prime tre categorie di siti e applicazioni più consultati nel mese si confermano i siti di ricerca e i portali generalisti (rispettivamente con il 91,2% e l’89,6%% degli utenti online) e i social network (con l’86,8% degli utenti online e 13 ore e 42 minuti totali per persona).  Per quanto riguarda i raggruppamenti di siti dedicati all’intrattenimento e all’informazione, i siti e le applicazioni della sotto-categoria video/movie raccolgono 23,2 milioni di utenti (il 79,3% degli utenti online) e i siti di news 20,6 milioni di utenti (il 70,4% degli utenti online). Presentano valori molto rilevanti anche i siti dedicati all’eCommerce che raccolgono 20,4 milioni di utenti, il 69,6% degli utenti online nel mese. total_digital_audience_TOPsiti_maggio2015 10 luglio 2015
  • Banche dati online, l'Antitrust sanziona le società Avron e Ipdm per pratica commerciale scorretta

    Un intervento "a tutela delle microimprese" per 550mila euro. Per l'Agcm Avron raccoglie preventivamente i dati aziendali e procede all’invio di comunicazioni che, dietro la richiesta di una tempestiva verifica dell’esattezza dei dati in corso, nascondono abbonamenti a pagamento. IPDM interviene invece nella fase di recupero dei supposti crediti. È il quarto provvedimento deciso dall’Autorità nel 2014 per arginare il fenomeno; in totale è stato comminato un milione e settecentomila euro di multe
 Nuovo intervento dell’Antitrust contro le società che attraverso la raccolta di dati aziendali indurrebbero le microimprese a sottoscrivere costosi abbonamenti a pagamento. L’Autorità ha infatti sanzionato per 550mila euro complessivi l’azienda di Bratislava Avron e l’azienda greca IPDM (Internet Publishing &Demand Management Mon. Ike): la prima, spiega l'Agcm, invia comunicazioni che, dietro la richiesta di una tempestiva verifica dell’esattezza dei dati corso presenti su un database online, nascondono abbonamenti a pagamento; IPDM interviene successivamente nella fase di recupero dei supposti crediti. Si tratta del quarto provvedimento adottato quest’anno dall’Autorità per arginare il fenomeno della richiesta di denaro alle microimprese a fronte di registrazioni mai richieste su banche dati online di società domiciliate all’estero. Simili i meccanismi messi a punto dalle diverse imprese sanzionate dall’Autorità. "In particolare Avron, con sede a Bratislava - spiega l'Authority - raccoglie i dati aziendali delle microimprese italiane, in maniera unilaterale e non richiesta, inserendoli nel proprio database online denominato Registro del Mercato Nazionale. Successivamente invia alle microimprese preregistrate una comunicazione commerciale  apparentemente volta a sollecitare la correzione o l’aggiornamento dei dati aziendali pre-inseriti mediante la compilazione del  modulo allegato. In realtà il tono aggressivo della comunicazione, unitamente alla grafica impiegata, spinge le microimprese a sottoscrivere il modulo per evitare di incorrere nelle conseguenze negative minacciate dalla comunicazione stessa, finendo così per aderire a un costoso abbonamento pluriennale per un servizio di annunci pubblicitari". Questo servizio, peraltro, consiste soltanto nella inclusione delle eventuali correzioni apportate tramite il modulo e dell’indicazione della localizzazione geografica della micro-impresa con il servizio mappe gratuito di Google, negli account unilateralmente creati dal professionista sul proprio database online. "La scoperta - suggerisce ancora l'Agcm - arriva con il ricevimento della prima fattura di pagamento, inviata da Avron solo alla scadenza dei termini per l’esercizio del diritto di recesso. In caso di mancato pagamento è la stessa Avron che inizia ad inviare la catena di solleciti, nei quali il costo aumenta per effetto degli interessi di mora e per le spese di gestione della pratica e solo successivamente subentra la società greca, inizialmente con proposte transattive e poi con la minaccia di ricorrere alla riscossione coattiva richiedendo presso il Tribunale di Bratislava il decreto ingiuntivo europeo". Ad aprile scorso l’Antitrust aveva sanzionato, con due distinti provvedimenti, la società di diritto tedesco DAD e quella di diritto slovacco CBR (rispettivamente 500mila e 50mila euro), nonché per una pratica analoga la società di diritto italiano Kuadra (100mila euro), mentre a gennaio era stata sanzionata la società di diritto messicano Expo-Guide (500mila euro). 24 giugno 2014
  • Banda larga, la Commissione Europea: "Per i consumatori il prezzo e la velocità sono una lotteria geografica". La prossima settimana in Parlamento i piani per un "continente connesso"

    "Quattrocento milioni di utenti europei si trovano a dover affrontare  una lotteria geografica per quanto riguarda il prezzo, la velocità e il ventaglio di opzioni disponibili per la banda larga". A puntare il dito verso una situazione allarmante sono quattro studi pubblicati nelle ultime ore dalla Commissione Europea, i quali mostrano che
    non esiste praticamente alcuno schema né coerenza nei mercati della banda larga nell’UE. I consumatori sono confusi anche dalle diverse informazioni comunicate dai fornitori, che limitano la loro capacità di scegliere la soluzione più adatta alle loro esigenze".
    Anche tenendo conto del potere d’acquisto, in alcuni Stati membri si rileva una variazione di prezzo che può arrivare al quadruplo per le connessioni a banda larga più comuni. Il 66% dei cittadini non sa di quale velocità di connessione a internet dispone. In media i consumatori ottengono solo il 75% della velocità di banda larga dichiarata nei termini del contratto. Sebbene la serie di successive riforme del settore condotte dall’Unione europea abbia contribuito a trasformare le modalità di erogazione dei servizi di telecomunicazione nell’UE, il settore continua a operare principalmente su 28 mercati nazionali separati. Sia i consumatori che i fornitori si trovano di fronte a regole e prezzi diversi. La settimana prossima il Parlamento europeo voterà i piani della Commissione per realizzare un continente connesso. LEGGI "L’integrazione europea delle telecoms: le ragioni della Commissione e quelle di AGCOM" di Innocenzo Genna Le differenze di prezzo I nuovi studi mostrano una differenza di prezzo fino al 400% fra Stati membri dell’UE nelle offerte di banda larga pubblicizzate, per la categoria di banda larga fissa di 12-30 megabit al secondo (Mbps), che è l’abbonamento tipo della maggior parte dei cittadini europei. I prezzi iniziano da un importo compreso tra 10 e 46 euro al mese, secondo il luogo di residenza, e possono salire fino a 140 euro al mese. Esempi di divergenze di prezzi: la banda larga pubblicizzata al prezzo più basso è disponibile in Lituania (da 10,30 euro), Romania (da 11,20 euro) e Lettonia (da 14,60 euro); in altri paesi l’offerta più economica può arrivare ai 46,20 euro di Cipro, seguito a breve distanza da Spagna (38,70 euro) e Irlanda (31,40 euro). Il ventaglio più ampio di prezzi si registra in Polonia, con offerte che vanno da 20 fino a 140 euro, e in Croazia, da 30 fino a 121 euro.

    broadbandretailprices

    "Sebbene costi di base e proventi diversi possano spiegare alcune differenze fra i mercati - chiosa la Commissione - molte delle incongruenze attuali sono dovute a una persistente frammentazione del mercato. Un continente connesso consentirà di superare queste differenze di prezzo conferendo un potere maggiore ai consumatori e offrendo un ambiente più propizio per gli investitori in tutto il Mercato unico, affinché gli operatori efficienti possano vendere i propri servizi ai consumatori di altri paesi". Capire cosa si compra con la banda larga Da un altro studio di Sam Knows, che ha misurato la velocità di connessione a internet oltre 7 miliardi di volte a casa di quasi 10mila volontari, è emerso che la velocità effettiva di scaricamento può scendere fino al 64% di quanto pubblicizzato.

    velocitàbroadband

    La Vicepresidente della Commissione europea Neelie Kroes ha dichiarato: “Per internet il mercato unico non esiste. Questa situazione deve cambiare. Non esiste un valido motivo per cui in Europa un utente debba pagare più del quadruplo di un altro per la stessa banda larga. Sebbene le reti stiano migliorando, il divario tra la velocità pubblicizzata e quella effettiva è invariato rispetto al 2012, a conferma della necessità di consolidare e armonizzare i diritti dei consumatori, come proposto nel nostro pacchetto continente connesso. È ora che le imprese collaborino e trovino insieme soluzioni migliori per descrivere e pubblicizzare i propri prodotti. È questa la reazione che mi auguro”. "Le riforme proposte con il pacchetto 'continente connesso' - assicura la Commissione - daranno luogo a nuovi diritti, ad esempio il diritto a contratti scritti in un linguaggio semplice con informazioni più facilmente comparabili. In particolare gli operatori dovranno fornire informazioni precise sulla velocità effettivamente disponibile per la trasmissione dei dati. I consumatori avranno maggiori diritti nel passaggio a un altro fornitore o a un nuovo contratto, il diritto a recedere dal contratto se la velocità della connessione internet non corrisponde a quella pattuita e il diritto di ottenere l’inoltro dei messaggi di posta elettronica a un nuovo indirizzo e-mail dopo il passaggio a un altro fornitore". LEGGI "Agcom, online i dati dell'Osservatorio sulle Telecomunicazioni aggiornati alla fine del 2013. Meno accessi su linee fisse, traffico dati su banda larga mobile in crescita del 32,7% in un anno" Immagine in home page: Wikimedia.org 26 marzo 2014
  • Brevetti, marchi e disegni industriali: dal 2 febbraio le domande si trasmettono online

    Dal 2 febbraio prossimo sarà possibile trasmettere da casa, online, direttamente al ministero dello Sviluppo economico, le domande di brevetto, marchio e disegno industriale. Ad annunciare la novità è lo stesso Mise, che in una nota spiega che la nuova modalità di deposito telematico consente, effettuata la compilazione guidata, assistita e controllata dei moduli online tramite la procedura disponibile nella sezione Servizi Online dell'Ufficio italiano brevetti e marchi, di provvedere alla quantificazione e al pagamento delle tasse dovute tramite modello F24 e interagire rapidamente con l’Amministrazione, come previsto in una collaborazione tra la Direzione Generale per la lotta alla contraffazione dell'Uibm e l’Agenzia delle Entrate. Il nuovo servizio messo a disposizione dal ministero punta a permettere all’utenza sia di risparmiare in termini di costi sia di beneficiare di un miglioramento delle informazioni e quindi della possibilità di avere un aggiornamento della banca dati sui titoli della proprietà industriale in tempo reale. È con la risoluzione n.11/E del 29 gennaio che l’Agenzia delle Entrate ha battezzato i codici tributo per effettuare i versamenti; il testo della risoluzione contiene inoltre le istruzioni per compilare i modelli di pagamento F24 Versamenti con elementi identificativi e F24 Enti pubblici. I dettagli sulle modalità di deposito sono invece contenuti nei documenti disponibili di seguito. 30 gennaio 2015
  • Calcio "pirata": inibito l'accesso a sette siti

    Avviso Agcom"L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha nuovamente accolto le istanze di Mediaset e ordinato la disabilitazione dell’accesso a siti che diffondevano illecitamente in diretta le partite del Campionato di calcio di Serie A". Ad annunciarlo è una nota di Cologno Monzese, nella quale vengono specificati i domini destinatari del blocco dns oggetto del provvedimento Agcom: Freecalcio.eu, Calcion.in, Liveflash.tv, Liveflashplayer.net, Webtivi.info, Miplayer.net e Supermariohdsports.wix. "Dopo analoghi provvedimenti attuati dall'Autorità nel 2014 su nostra segnalazione - prosegue la nota - si tratta di un altro importante risultato a contrasto di contenuti trasmessi illecitamente a danno del diritto d'autore e di chi investe nell'acquisizione legale dei diritti tv. Esprimiamo quindi soddisfazione per le nuove, tempestive misure che confermano la necessità di tutela contro attività di pura pirateria che nulla hanno a che fare con la libera manifestazione del pensiero". Mediaset ha infine annunciato che "si riserva di perseguire anche in sede penale eventuali ulteriori violazioni da parte dei soggetti già segnalati all'Authority". È stata invece lanciata pochi giorni fa la Tv online della Lega Serie A TIM tramite la quale è possibile acquistare la visione in streaming di singole partite di campionato a 2 euro o pacchetti di tre match a 3,99 euro. 21 settembre 2015 Update 23 settembre: La Procura di Milano aveva disposto in luglio il sequestro preventivo e l’inibizione all’accesso ad alcuni domini relativi al portale Rojadirecta per violazione della legge sul diritto d’autore.  
  • Cardani (Agcom): "I servizi audiovisivi driver fondamentale per penetrazione della banda larga e ultra larga". E sulla regolazione: "Il nuovo ecosistema digitale non può essere governato secondo le regole e gli schemi della realtà analogica"

    Le trasformazioni che hanno interessato il settore televisivo negli ultimi anni, connesse al potenziamento del processo di digitalizzazione, hanno influito sulla struttura della filiera economica favorendo la nascita di nuove figure di operatori e modelli di business, hanno mutato le modalità distributive, hanno arricchito l’offerta di contenuti audiovisivi e contribuito a modificare le abitudini di consumo dei telespettatori, ormai proiettati anche verso una massiccia fruizione di contenuti da dispositivi mobili. Queste le premesse con le quali Angelo Marcello Cardani, Presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, è intervenuto mercoledì in un'audizione davanti alla Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera dei Deputati, nell'ambito di un'Indagine conoscitiva sul sistema dei servizi di media audiovisivi e radiofonici. Smart Tv, on demand, set top box, e connencted Tv sono alcune delle parole chiave per descrivere una "evoluzione tecnologica e delle potenzialità dei mercati di fronte alla quale il cambiamento degli assetti strutturali segue un andamento più lento. Infatti, da un punto di vista delle risorse economiche, nonostante il suo perdurante decremento, la pubblicità rimane la principale fonte di finanziamento, pesando per oltre il 40% delle risorse complessive. La nostra indagine conoscitiva sulla raccolta pubblicitaria ha, tra l’altro, messo in luce un elevato livello di concentrazione nella raccolta pubblicitaria e l’esistenza di un sistema di relazioni triangolari tra inserzionisti, centri media e broadcaster che incide negativamente sul funzionamento efficiente del mercato. Naturalmente si tratta di una fotografia che risale al 2012, che richiede dunque un aggiornamento idoneo in particolare a fotografare il drammatico calo dei ricavi pubblicitari dell’ultimo triennio". connectedtv2Per quanto anche in Italia si ravvisino "le prime tendenze della trasformazione in atto", esse restano "in misura decisamente inferiore alla media dell’UE e in entrambe le direzioni verso la convergenza: da un lato il progressivo avvicinamento tra i servizi tradizionali di diffusione televisiva e i servizi offerti tramite Internet; dall’altro, il progressivo avvicinamento tra servizi tradizionali di connessione e accesso a Internet e fruizione di contenuti audiovisivi on line. Naturalmente sulla velocità dei percorsi di convergenza pesano alcune condizioni strutturali. In Italia solo un numero esiguo di famiglie è in possesso di televisori dotati o di cui utilizza la connettività, le famiglie guardano prevalentemente la tv in modo lineare e i servizi a pagamento vengono richiesti prevalentemente sulle piattaforme televisive (digitale terrestre e satellite). Occorre, inoltre, evidenziare che i servizi e gli apparecchi televisivi connessi sono soggetti a molteplici norme tecniche (radio TV, telecomunicazioni, tecnologie dell’informazione) non armonizzate a livello internazionale e non interoperabili, fattore che ne limita la diffusione anche sotto il profilo dell’offerta. Sull’altro versante, la bassa diffusione di reti di accesso a banda larga limita la penetrazione di contenuti ad alta efficienza e qualità richiesta dalla distribuzione televisiva". Ed è qui che Cardani sottolinea l'opportunità che si aprirebbe in termini di riduzione del digital divide sul territorio nazionale proprio alla luce delle nuove abitudini di consumo: "I contenuti video e i servizi audiovisivi rappresentano un driver fondamentale per la penetrazione della banda larga e ultra larga. Nel mondo, infatti, il video è il principale utilizzatore di banda e uno dei motivi fondamentali per il quale gli utenti si connettono e chiedono piú velocità. L'utilizzo simultaneo di più devices e l'avvento del 4k e dell'ultra HD sono ulteriori fattori che aumenteranno lo spazio occupato dal video sulle reti fisse e mobili. Tutti gli istituti di ricerca prevedono che entro il 2018 il video occuperà nel mondo tra l'80 e il 90% del traffico internet mondiale. La centralità del video per la rete internet è un fenomeno di rilevanza mondiale, che può avere per l'Italia, per le sue caratteristiche socio demografiche, una importanza ancora maggiore".
    L’Accademia Italiana del Codice di Internet in audizione presso la Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, il testo e il video dell’intervento
    "Il principale argomento usato dalle imprese di telecomunicazione italiane a giustificazione del ritardo nei loro piani di investimento - chiosa il Presidente dell'Agcom - è la carenza di domanda di nuove connessioni e di connessioni più veloci. In effetti l'Italia è tra i paesi europei più anziani e con minore penetrazione dei personal computer. Un terzo degli italiani non ha mai usato internet, il doppio della media europea. Se analizziamo questo terzo di italiani che non hanno mai usato internet, scopriamo che coincidono con la popolazione che consuma più televisione broadcast, con punte oltre le sei ore al giorno. Il trasferimento di parte di questo consumo televisivo da broadcast a broadband, con la diffusione delle tv connesse, con una adeguata campagna di informazione e con un attraente offerta dedicata, può quindi contribuire a ridurre il digital divide a livelli europei e può superare la carenza di domanda lamentata dagli operatori di telecomunicazioni". Cardani ha così assicurato che "le sfide poste dal cambiamento sono molteplici e non sottraggono l’Autorità alle sue tradizionali funzioni di regolamentazione e garanzia, anzi al contrario, in quanto aspetti rilevanti del sistema dei servizi dei media audiovisivi, ne amplificano il ruolo e gli ambiti di intervento, oltre che chiamarla ad un incessante lavoro di approfondimento e di analisi degli scenari in evoluzione". Di seguito un estratto del documento pubblicato sul sito dell'Autorità. 26 febbraio 2015