DIMT.IT - pubblica

  • "Patrimonio culturale digitale. Tra conoscenza e valorizzazione", a Roma il 2 luglio

    In un convegno promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internet si approfondiranno, con l'aiuto di giuristi, esponenti delle istituzioni e delle associazioni, le problematiche e i quesiti aperti sul tema della gestione di documenti e informazioni nel settore pubblico L’esigenza della massima divulgazione della conoscenza e della migliore valorizzazione del patrimonio materiale e digitale di proprietà pubblica comporta l’individuazione di un sistema di licenze d’uso che assicuri il bilanciamento tra i principi di riutilizzo dei dati pubblici e la disciplina in materia di diritto d’autore e di tutela dei dati personali. Questi temi saranno al centro del convegno "Patrimonio culturale digitale: tra conoscenza e valorizzazione", previsto a Roma il 2 luglio 2015. L'evento, che sarà ospitato presso Palazzo Sant'Andrea (Via del Quirinale, 30), è promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internetnell'ambito del Progetto Scientifico PRIN “Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione come strumento di abbattimento delle barriere economiche, sociali e culturali”. Il quadro normativo europeo nel quale si inseriscono i lavori si compone della direttiva 2003/98/CE in materia di Public Sector Information (PSI), recentemente modificata dalla direttiva 2013/37/UE, che ne estende gli ambiti alle risorse digitali di Archivi, Biblioteche e Musei, in corso di recepimento da parte del nostro ordinamento e, in ambito nazionale, del Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs 82/2005), come modificato dall’articolo 9 del decreto legge n. 179/2012, cd. Decreto Crescita 2.0, convertito con legge n. 221/2012, che ha sancito il principio dell’Open Data by default. Locandina 2 luglio 2015 Dopo l'apertura affidata a Marina Giannetto (Sovrintendente dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica), l'introduzione di Alberto M. Gambino (Presidente dell’Accademia e Ordinario di Diritto privato nell'Università Europea di Roma) e le relazioni di Gustavo Ghidini (Università degli Studi di Milano, Università LUISS Guido Carli), Giuseppe Piperata (Associato di Diritto amministrativo presso l'IUAV di Venezia) e Antonia Pasqua Recchia (Segretario Generale presso il Ministero dei Beni e della Attività culturali e del Turismo). Le conclusioni saranno curate da Angelo Rughetti, Sottosegretario per la Semplificazione e Pubblica Amministrazione. Sarà così la volta di una tavola rotonda moderata dal giornalista de Il Sole 24 Ore Antonello Cherchi e animata dagli interventi di Valentina Grippo (Accademia Italiana del Codice di Internet), Roberta Guizzi (Servizio Giuridico dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), Andrea Marcucci (Commissione Istruzione pubblica, beni culturali del Senato), Flavia Piccoli Nardelli (Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati), Marco Pierani (Altroconsumo), Riccardo Pozzo (Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche), Eugenio Prosperetti (Tavolo Permanente per l’Innovazione e l’Agenda Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri), Roberto Rampi (Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati) e Ferdinando Tozzi (Comitato consultivo Permanente per il Diritto d’Autore). A concludere Silvia Costa, presidente della Commissione Cultura dell'Unione Europea. È stato richiesto l’accredito per la formazione continua degli Avvocati e dei Commercialisti.

    La partecipazione è libera fino ad esaurimento posti.

    È necessario accreditarsi entro e non oltre il 25 giugno 2015 inviando una email con nome, cognome, luogo e data di nascita all'indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

  • "Scienza 2.0", la Commissione Europea apre una consultazione pubblica sulla ricerca "basata sui dati e incentrata sulla persona"

    La Commissione europea ha avviato ieri una consultazione pubblica su "Scienza 2.0"; l'obiettivo dichiarato è quello di "valutare la tendenza verso un modo di fare ricerca e innovazione più aperto, basato sui dati e incentrato sulla persona. Chi fa ricerca - chiosa la Commissione - si serve di strumenti digitali per coinvolgere migliaia di persone, chiedendo agli interessati, per esempio, di segnalare se si ammalano di influenza in modo da poter monitorare e prevenire le epidemie. Gli scienziati mostrano inoltre la tendenza ad una maggiore apertura: condividono online i risultati già in una prima fase della ricerca, si confrontano e discutono il lavoro svolto per migliorarlo. Sempre più spesso le pubblicazioni scientifiche sono disponibili online gratuitamente. Si stima che il 90 per cento di tutti i dati disponibili al mondo sono stati generati negli ultimi due anni e che la produzione di dati scientifici cresce del 30 percento l'anno". La consultazione, che scadrà il 30 settembre e le cui specifiche sono disponibili sul sito web della Commissione intende quindi stabilire quanto il pubblico sia a conoscenza di queste tendenze e vi prenda parte, ma anche sondare in che misura "Scienza 2.0" abbia creato opportunità per rafforzare la competitività della scienza e della ricerca europee. [caption id="attachment_9283" align="aligncenter" width="720"]Modifiche in corso che incidono sull'intero ciclo di ricerca, dall'avvio alla valutazione e pubblicazione. Fonte: Commissione Europea Modifiche in corso che incidono sull'intero ciclo di ricerca, dall'avvio alla valutazione e pubblicazione. Fonte: Commissione Europea[/caption] Per Neelie Kroes, vicepresidente e Commissaria per l'Agenda digitale, "le tecnologie e gli strumenti digitali infondono una nuova trasformazione: migliorano la ricerca e l'innovazione, e le rendono più utili per i cittadini e la società. La scienza diventa sempre più digitale e aperta: un processo graduale e inarrestabile. Questa tendenza e la volontà di seguirne la scia non parte dal mondo politico ma dalla stessa comunità scientifica e accademica, che io sosterrò con determinazione". Dalle pubblicazioni scientifiche nell'ambito di Horizon 2020 in open accessall'avvio di un progetto pilota per l'accesso aperto ai dati della ricerca (Open Research Data), la Commissione sta gradualmente stimolando il trend che, a sua detta, "grazie alle tecnologie digitali permette di ovviare alle attuali carenze del settore scientifico, come per esempio il processo di pubblicazione dei dati scientifici lento e costoso, le critiche contro il sistema di revisione tra pari e la difficoltà di riprodurre i risultati della ricerca perché scarseggiano i dati riutilizzabili e riproducibili". Tutto ciò avviene in un contesto caratterizzato da importanti tendenze interconnesse:
    • un forte aumento della produzione scientifica e la tendenza all'apertura dell'informazione scientifica e della collaborazione tra ricercatori (collaborazione a distanza);
    • un aumento costante del numero di attori sulla scena scientifica (mai come oggi si conta il maggior numero di scienziati al mondo) e una maggiore partecipazione dei cittadini alla ricerca (direttamente, finanziandola o indirizzandola);
    • nuovi modi di fare scienza grazie alla disponibilità di banche dati di grandi dimensioni (il 90% di tutti i dati disponibili al mondo è stato generato negli ultimi due anni) e a una potenza di calcolo in costante aumento.
      "Scienza 2.0 - dichiara invece la Commissaria europea per la Ricerca, l'innovazione e la scienza Máire Geoghegan-Quinn- sta rivoluzionando la ricerca scientifica: dall'analisi e condivisione dei dati e delle pubblicazioni alla cooperazione interplanetaria. Per di più coinvolge i cittadini nel processo scientifico, che diventa sempre più trasparente ed efficace, ma pone anche problemi di integrità e qualità. Per questo vogliamo sapere cosa ne pensa la gente, come possiamo garantire che 'Scienza 2.0' evolva a beneficio dell'Europa". E se dati, piattaforme digitali e coinvolgimento delle persone sembrano essere le parole chiave dell'approccio di "Scienza 2.0", il richiamo ai problemi di integrità da parte della Commissaria Geoghegan-Quinn sembra quanto mai attuale. Basti pensare alla vicenda che negli ultimi giorni ha investito Facebook per via della manipolazione dei news feed di 700mila utenti che nel 2012, a loro insaputa, sono stati oggetto di in uno studio sulle emozioni di proporzioni enormi ma che solleva non pochi dubbi sulla liceità del metodo utilizzato dai ricercatori. 4 luglio 2014
  • “Quadro dei media per il XXI secolo”: il contributo IAIC alla consultazione relativa alla direttiva 2010/13/UE sui servizi di media audiovisivi

    L'Accademia Italiana del Codice di Internet ha contribuito alla consultazione pubblica aperta dalla Commissione Europea in merito alla direttiva 2010/13/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 marzo 2010, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti la fornitura di servizi di media audiovisivi.

    La revisione della direttiva figura infatti nel programma di lavoro della Commissione per il 2015 nell'ambito del Programma di controllo dell'adeguatezza e dell'efficacia della regolamentazione (Regulatory Fitness and Performance Programme - Reift). Nella sua comunicazione relativa alla Strategia per il mercato unico digitale per l'Europa, la Commissione ha annunciato la revisione della direttiva nel corso del prossimo anno, mentre un altro esercizio di REFIT è attualmente in corso, parallelamente, nel settore delle telecomunicazioni, in vista della presentazione di proposte nel 2016. La direttiva non si applica al contenuto ospitato da piattaforme e intermediari online per la condivisione di video; una valutazione del ruolo svolto da questi soggetti sarà avviata separatamente alla fine dell'anno in corso.

    Anche in base al percorso che due anni fa ha portato all'adozione del libro verde "Prepararsi a un mondo audiovisivo della piena convergenza: crescita, creazione e valori", Bruxelles ha individuato i seguenti aspetti che dovranno essere presi in considerazione nella valutazione e nella revisione della direttiva:

    1. garantire condizioni di parità per i servizi di media audiovisivi;
    2. fornire un livello ottimale di tutela dei consumatori;
    3. assicurare la tutela dell'utente e il divieto di incitamento all'odio e di discriminazione;
    4. promuovere il contenuto audiovisivo europeo;
    5. rafforzare il mercato unico;
    6. rafforzare la libertà e il pluralismo dei mezzi di comunicazione, l'accesso alle informazioni e l'accessibilità al contenuto per le persone con disabilità.

    L'Accademia ritiene che le disposizioni sui servizi a cui si applica la direttiva (trasmissioni televisive e servizi a richiesta) siano ancora pertinenti, efficaci ed eque: La direttiva AVMS è stata pensata al fine di assicurare l’equo sviluppo del mercato audiovisivo, garantendo la tutela del pluralismo e delle diversità culturali presenti nel territorio dell’Unione. L’analisi dei trenddi crescita dal 2003 al 2013 del mercato indicato mostrano come la direttiva abbia consentito il conseguimento degli obiettivi di politica legislativa richiamati, essendovi stati incrementi dei guadagni, nonostante il contesto di crisi economica che ha caratterizzato nel periodo di riferimento l’economia europea e mondiale (v. il documento "La tecnologia è Cultura" del 2014)".

    Logo Iaic home page"In detto periodo si è avuta la nascita e lo sviluppo di nuove tecnologie telematiche che, grazie alla convergenza tecnologica, hanno consentito di veicolare contenuti attraverso nuovi media che con il tempo si sono affermati, specie tra le nuove generazioni che oggi ne fanno un largo utilizzo. Tale scenario ha fatto insorgere neibroadcastertradizionali la convinzione che fosse opportuna un’equiparazione tra vecchi e nuovi media, anche in ragione di una sostanziale concorrenza in termini di fonti di finanziamento: la pubblicità. In particolare il dibattito, che ha in parte qua originato l’odierna consultazione, prende le mosse dalla circostanza che la pubblicità è oggetto di analitica disciplina nella direttiva AVMS a fronte di una totale libertà del fenomeno, in termini quantitativi, non anche di contenuti dei messaggi, nella disciplina dei servizi della società dell’informazione. Tuttavia, come si è avuto modo di sostenere in audizione il 10 febbraio u.s. di fronte alla Camera dei Deputati del Parlamento italiano, l’assunto da cui muovono quanti sostengono che la concorrenza tra vecchi e nuovi media si rivela errato quando si constata che il target dell’advertisingveicolato tramite i canali tradizionali è profondamente differente rispetto a quello dei messaggi pubblicitari veicolati sulle nuove piattaforme. In altri termini, anche se gli intermediari hanno una funzione di accesso a contenuti editoriali non competono con questi".

    "Essi sono concorrenti solo in via astratta in quanto la pubblicità può transitare anche sulla rete informatica, ma i destinatari dei due media sono differenti e non vi è una alternatività trai due quali canali pubblicitari, essendo, di fatto, ontologicamente diversi. Prodotti editoriali che nascono per una realtà possono essere veicolati anche su altre piattaforme ivi conseguendo ulteriori guadagni. Riprova ne sia che tali nuove tecnologie sono sovente impiegate dai broadcaster tradizionali per offrire ai propri utenti nuovi servizi che hanno rappresentato un’alternativa all’offerta illegale di contenuti audiovisivi. Le controversie insorte in materia di diritto d’autore sulle piattaforme user generated contentpalesano come i titolari dei diritti di contenuti lamentassero la possibilità di conseguire i dovuti ricavi dalla vendita di spazi pubblicitari destinati ad un audiencediverso rispetto a quello considerato per valorizzare lo spazio vendita sul media tradizionale".

    "Nello specifico delle numerose controversie avverso la piattaforma YouTube numerosi operatori del settore audiovisivo lamentavano il danno economico derivante dalla presenza di contenuti tutelati dal diritto d’autore dalla fruizione dei quali non ricavavano alcun entrata economica.  Ciò palesa, l’infondatezza della posizione di quanto reclamano l’ampliamento dell’ambito soggettivo di applicazione ai nuovi soggetti di internet. Per tale ragione si ritiene che le disposizioni della direttiva AVMS siano ancora pertinenti, efficienti ed eque e che non necessitino di un adeguamento al mutato scenario tecnologico”.

    L'Accademia consiglia di seguito di pubblicare linee guida della Commissione europea che chiariscano l'ambito di applicazione della direttiva, in quanto “allo stato attuale sussistono ancora degli spazi vuoti in cui non è chiara la disciplina da applicare ai vari soggetti. In questo senso si vedano le numerose domande pregiudiziali che i giudici nazionali hanno posto alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea in ordine alle definizione della direttiva AVMS e agli obblighi cui diversi soggetti sono obbligati ad adempiere (cfr. ex multis, C-376/12 sugli obblighi dei fornitori di servizi di comunicazione elettronica, Sky, in Italia)”.

    E se “nell’ambito dei servizi audiovisivi le disposizioni relative all’ambito geografico della direttiva sono ancora pertinenti ed i principi ivi sanciti mantengono il connotato dell’efficacia e dell’equità”, l'Associazione precisa: “L’approccio adottato dal Legislatore europeo nel definire l’ambito geografico è finalizzato ad assicurare la possibilità per i consumatori europei di fruire di contenuti provenienti da tutto il mondo la cui disponibilità potrebbe essere pregiudicata dall’estensione dell'ambito di applicazione della direttiva ai servizi di media audiovisivi che sono stabiliti al di fuori dell'UE ma che si rivolgono al pubblico dell'UE. Un autorevole studio, la cui impostazione e analisi si condivide appieno, (v. Osservatorio europeo dell'audiovisivo, European Audiovisual Observatory, ‘The development of the European market for on-demand audiovisual servicesdel 2015, p. 56) ha dimostrato come, ad esempio, il pluralismo informativo verrebbe leso da tale estensione in quanto potrebbe impedire la circolazione di contenuti informativi veicolati in paesi extra UE la cui fruizione diretta assicura la possibilità di comprendere come eventi e notizie vengono percepite in diversi ambienti culturali. L’applicazione transfrontaliera delle regole unionali sarebbero, peraltro, di difficile applicazione, condizione che potrebbe pregiudicare l’efficacia complessiva della direttiva AVMS”.

    In materia di pubblicità, l'Accademia afferma che “in un persistente scenario di crisi economica, tuttavia, si ritiene che al fine di stimolare una maggiore crescita degli investimenti pubblicitari nei media tradizionali si potrebbero mitigare i limiti quantitativi alle inserzioni pubblicitarie, tenendo anche in maggiore considerazione le specificità delle differenti tipologie di messaggi pubblicitari. Differenti tipologie di inserzioni pubblicitarie sono, infatti, conteggiate, secondo le indicazioni fornite dalla Commissione europea, in modo unitario. Ciò, in realtà, non apporta un beneficio in senso stretto a favore dell’utenza che accetta nuove forme di advertising, specie se finalizzate a finanziare contenuti di maggiore qualità. Quanto ai servizi della società dell’informazione la disciplina in materia di e-commerceè di per se sufficiente ad assicurare la tutela del consumatore, anche in ragione della non sovrapponibilità della regolamentazione in materia di pubblicità di cui alla direttiva AVMS alla realtà degli intermediari. I consumatori hanno un elevato controllo di ciò che guardano tramite i servizi on-demand, cosa che giustifica una differenza costante tra i servizi on-demand e servizi non lineari, e il quadro forte, già esistente, di protezione del consumatore non presenta lacune particolari o difetti che richiedono la modifica delle regole. Ciò che potrebbe, al più prevedersi, è un sistema di controllo dei messaggi pubblicitari che vengono veicolati tramite i contenuti on-demand in modo che non vengano aggirate le disposizioni relative i divieti per fasce orarie e, in particolare, quelli a tutela dei minori”.

    Importante anche il punto su tutela dell'utente e divieto di incitamento all'odio e di discriminazione:Come noto il presupposto per l’applicazione della direttiva AVMS è la responsabilità editoriale del soggetto che fornisce il servizio audiovisivo, il che individua una precisa attività decisionale nello svolgimento della quale devono essere rispettate tutte le disposizioni. Considerata l’area di studio della Scrivente e il dibattito che ha in parte originato la presente consultazione si ritiene importante anche nella risposta al presente quesito sottolineare l’attualità delle disposizioni evidenziando l’inapplicabilità ai servizi online e alle piattaforme di contenuti generati dagli utenti. L’assenza di un soggetto che effettua scelte editoriali ha, infatti, nel tempo evidenziato come i titolari dei servizi non potessero essere ritenuti responsabili delle condotte illecite dei terzi e anche per tale ragione si è assistito allo sviluppo di strumenti tecnici accompagnati da una intensa attività di co- e auto-regolamentazione accompagnato alla definizione di best practicedi settore basate sulla tolleranza zero nei confronti di qualsiasi forma di incitamento all'odio. In questa prospettiva anche gli intermediari hanno adottato scelte di politica legislativa in linea con la direttiva AVMS, contro i contenuti che incitano alla violenza, all’odio, al terrorismo (in ogni forma e di qualsiasi matrice) definendo al contempo iniziative volte ad informare l’utenza sempre tramite lo sfruttamento di contenuti user generated (c.d. counter speech)”.

    Anche per ciò che riguarda la tutela dei minori, la distinzione fra servizi di trasmissione televisiva e fornitura di contenuto nei media audiovisivi a richiesta appare ancora pertinente, efficace ed equa:Le emittenti hanno, nell’ambito delle scelte editoriali che le caratterizza, il pieno controllo sui contenuti messi a disposizione degli utenti sui loro canali, e l’AVMS inquadra bene questa situazione: i contenuti che potrebbero seriamente compromettere i minori non devono essere inclusi in qualsiasi palinsesto per i servizi lineari, e devono essere resi disponibili solo in un modo che garantisca che i minori non vedano o ascoltino normalmente tali servizi on-demand. La maggiore digitalizzazione delle nuove generazioni suggerisce, tuttavia, un rafforzamento delle disposizioni in materia di tutela dei minori affinché attraverso i sistemi di parental controlpossa essere controllata non solo la fruizione di contenuti vietati ai minori, ma anche dei più semplici contenuti di cui viene consigliata la fruizione con i genitori. Le politiche di co- e auto-regolamentazione sviluppate in tal senso dai fornitori di servizi intermediari palesano, ancora una volta, l’inadeguatezza di estensioni tout courtdi discipline designate per diversi ambiti applicativi, ma come piuttosto efficaci strumenti tecnici possano essere efficacemente e analogamente reimpiegati (si pensi alle modalità di autenticazione su YT e FB). Ai fini della tutela dei minori, dunque, si potrebbe rafforzare la tecnologia di controllo “a destinazione” (devices) (tipo DRM) attraverso la cooperazione tra fornitori di contenuti e piattaforme nella classificazione dei contenuti stessi, unitamente all’educazione delle famiglie alla conoscenza ed uso degli strumenti di identificazione e blocco, parental contol”.

    La direttiva mira anche a promuovere le opere europee e, di conseguenza, la diversità culturale nell'Ue. Per i servizi di trasmissione televisiva, gli Stati membri dell'UE sono tenuti a garantire, laddove applicabile e con i mezzi adeguati, la presenza di una certa quota di opere dell'UE e di produzioni indipendenti. Per i servizi a richiesta, gli Stati membri dell'UE possono scegliere tra varie alternative per raggiungere l'obiettivo di promuovere la diversità culturale. Tali alternative includono i contributi finanziari alla produzione e all'acquisto dei diritti di opere europee, o norme che garantiscano la presenza di una certa quota e/o la preminenza di opere europee. Gli Stati membri dell'UE devono anche rispettare l'obbligo di rendere conto delle azioni messe in campo per promuovere le opere europee, sotto forma di rapporto dettagliato da presentare ogni due anni.

    “L’introduzione di obblighi di programmazione e investimento in opere europee – chiosa l'Accademia - ha consentito e consente, tutt’oggi, di stimolare i grandibroadcasterad investire nella creatività europea, così evitando che soggetti che operano a livello internazionale possano prediligere l’acquisto di opere americane, sovente già detenute, che non tengono in adeguata considerazione la diversità culturale europea. Ciò che, in vero, pare opportuno sia uniformato in materia sono le politiche di esenzione che l’attuale quadro normativo rimette ai singoli Stati membri, così, in astratto, potendo causare uno squilibrio sul piano concorrenziale. L’efficacia dell’attuale direttiva per promuovere la diversità culturale, e in particolare le opere europee, sono i livelli record di produzione cinematografica in Europa: i dati più recenti indicano che la produzione cinematografica europea (compresi i documentari) e la quota dei film europei ai box office sono a livelli record: 1603 film europei sono stati prodotti nel 2014 (rispetto ai 1499 del 2010), e la loro quota al botteghino (per quelli rilasciati nei cinema) ha raggiunto il 33,6% (dal 25,4% del 2010). Si veda in proposito lo European Audiovisual Observatory, ‘Box office up in the European Union in 2014 as European films break market share record ’,May 2015; in questo senso si veda anche lo studio dell’UNESCO, ‘From International Blockbusters to national hits: Analysis of the 2012 UIS Survey on feature film statistics. Come inciso sia consentito di osservare che le piattaformeuser generated content siano, in assenza di specifica disposizione, il primo canale per veicolare al pubblico opere culturali di nicchia, che non rientrerebbero nei tradizionali canali di distribuzione. Un ulteriore elemento che palesa da un lato l’attualità, in termini di pertinenza, efficacia ed equità, della direttiva AVMS e l’insovrapponibilità della stessa ai servizi internet. L’audiencelimitato, ancorché in costante crescita, delle piattaforme internet suggerisce il mantenimento della disposizione primaria delineata nella direttiva AVMS che dovrebbe, come detto, essere ancora più stringente in ordine alla definizione di eccezioni e limitazioni comuni a tutta l’Unione”.

    Si tocca poi il tema dell'accesso equo al contenuto audiovisivo alle persone con disabilità visiva e/o uditiva:Si ritiene che il vigente quadro normativo assicuri l’equo accesso ai contenuti audiovisivi ai portatori di disabilità visiva e/o auditiva anche grazie all’impiego di nuove tecnologie che superano le barriere che tali disabilitano creano. Anche in questo caso si ritiene, tuttavia, opportuno un’integrazione delle disposizioni mediante forme di co-regolazione che sappiano assicurare il costante adeguamento delle misure adottate allo sviluppo dello scenario tecnologico”.

    Su un altro fronte, la direttiva richiede agli Stati membri di garantire che le emittenti stabiliti nell'Unione abbiano accesso, a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie, agli eventi di grande interesse pubblico, al fine della realizzazione di brevi estratti di cronaca: “Quando un’emittente televisiva ha i diritti esclusivi su un evento – commenta l'Accademia - gli altri canali TV possono mostrare brevi estratti di quell'evento. Tuttavia, le disposizioni in questione non paiono tenere in adeguata considerazione la circostanza per cui gli Europei registrano, accedono e condividono i contenuti rilevanti per loro, come gli estratti di eventi di grande interesse per il pubblico, arricchendole con fotografie e riprese video amatoriali per poi condividerli su siti di social e di sharing. In tal senso, tenuto conto della ratiodella previsione potrebbe essere utile una disposizione che legittimi tale prassi”.

    Infine, si consiglia di “mantenere lo status quo anche per ciò che attiene le disposizioni della direttiva sul diritto di rettifica”.

    12 ottobre 2015
  • Agcom, al via la consultazione per la modifica del sistema di indennizzi per i disservizi nel settore delle comunicazioni elettroniche

    Il Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha avviato una consultazione pubblica sulla proposta di modifiche del Regolamento in materia di indennizzi applicabili nella definizione delle controversie tra utenti ed operatori, approvato con la delibera n. 73/11/CONS del 16 febbraio 2011. "Con tale Regolamento - spiega l'Agcom - intervenendo nella disciplina di definizione delle controversie tra utenti ed operatori, l'Autorità ha risposto all’esigenza di assicurare uniformità di trattamento delle varie fattispecie di disservizio individuando un criterio minimo di calcolo per gli indennizzi dovuti, indipendentemente dall’operatore interessato, nonché un’adeguata commisurazione del dovuto in base alla gravità del disservizio". Alla luce dei primi quattro anni di esperienza applicativa del Regolamento, l’Agcom propone "alcune modifiche ed integrazioni per garantire una più efficace tutela per gli utenti. In tale direzione, sono previsti indennizzi maggiorati per i disservizi che coinvolgono clienti di reti a banda ultra-larga, al fine di garantire l’offerta di servizi con prestazioni elevate e, di conseguenza, spingere verso un maggiore utilizzo di tali servizi". Si propone, inoltre, "di rendere più operativo il meccanismo dell’indennizzo automatico prevedendo che quest’ultimo venga corrisposto dietro segnalazione del cliente e rinviando ad una fase successiva l’eventuale accertamento delle cause del disservizio. Peraltro, nel caso in cui l’operatore non provveda a corrispondere quanto dovuto – al più tardi prima dell’avvio della procedura di conciliazione – l’utente avrà diritto a vedersi corrispondere gli importi indennizzatori stabiliti dal Regolamento in misura superiore a quella contrattualmente stabilita". Infine, sono messi a consultazione meccanismi "volti a facilitare l’individuazione della responsabilità degli operatori per garantire un maggiore equilibrio in quelle situazioni – non infrequenti nella prassi – in cui l’operatore titolare del contratto con l’utente che ha patito il disservizio è tenuto a indennizzare il cliente a causa di un comportamento tenuto da un terzo operatore coinvolto nella vicenda". "L’intervento di controllo centralizzato - chiosa l'Authoroty - da un lato rafforzerà la tutela dell’utente, che potrà identificare l’operatore responsabile del disservizio (pur continuando ad essere indennizzato dalla controparte contrattuale); dall’altro, consentirà all’operatore danneggiato di chiedere all’Autorità l’accertamento della responsabilità tra operatori e di rivalersi, eventualmente, sull’operatore terzo in misura proporzionale al disservizio arrecato". 27 maggio 2015
  • Agcom, consultazione pubblica su condizioni di accesso all’ingrosso alle reti destinatarie di contributi pubblici

    L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha avviato una consultazione pubblica di 30 giorni finalizzata alla definizione delle Linee guida per le condizioni di accesso all’ingrosso alle reti destinatarie di contributi pubblici, il cui obiettivo sarà "definire un quadro chiaro di regole per l’accesso alle infrastrutture, che saranno costruite in Italia grazie al piano di finanziamenti pubblici previsto dalla Strategia italiana per la banda ultra larga, approvata dal Governo per la realizzazione degli obiettivi dell’Agenda digitale europea". In particolare, le linee guida sono volte a "chiarire quali servizi di accesso all’ingrosso dovranno essere resi disponibili dall’operatore beneficiario del contributo e le relative condizioni di offerta tecniche ed economiche, tenendo conto dell’entità di finanziamento ricevuta". "La definizione delle condizioni di accesso  - chiarisce Agcom in una nota - consentirà agli operatori partecipanti alla gara per l'assegnazione del finanziamento di conoscere preventivamente gli obblighi a cui sarà sottoposto a fronte del beneficio ricevuto. Al tempo stesso le regole consentiranno alle imprese terze e ai consumatori di godere dell'offerta di servizi a banda ultra larga anche in aree con minore attrazione degli investimenti privati, consentendo all'Italia di colmare il divario rispetto agli obiettivi dell'agenda digitale europea". "Per stimolare gli investimenti anche da parte degli operatori concorrenti - prosegue l'Authority - nelle linee guida viene prospettata la possibilità di impiegare modelli di prezzo dei servizi all’ingrosso a consumo, idonei ad incentivare l’utilizzo da parte degli operatori delle infrastrutture finanziate e le misure necessarie per garantire l’applicazione del principio di non discriminazione". "Nell’ambito della consultazione pubblica  - conclude Agcom - sarà anche valutata l’eventuale necessità di prevedere condizioni di accesso differenziate al variare del modello di finanziamento adottato dalla stazione appaltante, del tipo di aree in cui verrà realizzata l’infrastruttura (bianca, grigia o nera) e del modello di business dell’operatore aggiudicatario (verticalmente integrato o wholesale only)". 19 ottobre 2015
  • Agenda Digitale: quello che si vede, quello che serve alla Pa e l'equivoco sulla WebTax

    La governance e le priorità già indicate dal nuovo Governo di Matteo Renzi insieme ai nodi che andrebbero sciolti per traghettare la Pubblica Amministrazione italiana in una nuova era. L'analisi su Radio Radicale con Federica Meta, giornalista del Corriere delle Comunicazioni, Roberto Scano, presidente di IWA Italia, e Andrea Lisi, presidente di Anorc [caption id="attachment_5318" align="alignright" width="300"]Ascolta il podcast della puntata del 2 marzo 2014 Ascolta il podcast della puntata del 2 marzo 2014[/caption] Alla fine ha scelto se stesso. Il presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi ha licenziato una squadra di viceministri e sottosegretari tra i quali non figura alcuna specifica delega per l'Agenda Digitale, con il vertice dell'Esecutivo che dovrebbe quindi accentrare la governance delle politiche sull'innovazione e un più canonico incarico di sottosegretario alle Telecomunicazioni e frequenze affidato all'ex vicesindaco di Prato Antonello Giacomelli, che prende così il posto di Antonio Catricalà al Mise.
    Uno scenario che apre sostanzialmente a due letture. La prima, meno probabile, è che la mancanza di una delega specifica per l'Agenda sottintenda una scarsa attenzione per queste tematiche da parte del presidente del Consiglio; la seconda, più probabile, è invece che proprio alla luce della centralità che le politiche sul digitale rivestono per il futuro Matteo Renzi abbia deciso di occuparsene in prima persona, magari circondandosi di esperti della materia.
    Questo secondo punto di vista sembra trasparire anche dalle parole di chi alla vigilia delle nomine era stato indicato come probabile incaricato alle issues dell'Agenda, il deputato democratico Paolo Coppola: "È noto quanto il premier tenga a questi temi, quindi mi aspetto che settimana prossima ci dica in che modo voglia tenerli sotto l'attenzione del Governo. Andiamo avanti, senza arrenderci", ha dichiarato a caldo Coppola.
    L'analisi e la ricognizione di ciò che già si intravede e dei nodi che dovranno quanto prima essere sciolti dal nuovo Esecutivo è andata in onda nella puntata del 2 marzo di “Presi per il Web“, trasmissione di Radio Radicale condotta da Marco PerducaMarco Scialdone e Fulvio Sarzana con la collaborazione di Marco Ciaffone Sara Sbaffi. Ospiti dell'appuntamento Federica Meta, giornalista del Corriere delle Comunicazioni, Roberto Scano, presidente della International Webmaster Aassociation (IWA) Italia, e Andrea Lisi, presidente dell'Associazione Nazionale per Operatori e Responsabili della Conservazione Digitale (Anorc). "Renzi sull'Agenda Digitale si gioca un po' la faccia - ha esordito Meta - era già una parta corposa del suo piano presentato alle primarie e l'idea è proseguire in parte sulla strada tracciata dal Governo Letta sotto due punti di vista. Il primo è quello della governance, e dunque mantenere il controllo dei progetti digitali sotto il cappello di Palazzo Chigi; il secondo è iniziare quel percorso sui tre progetti chiave di identità digitale, fatturazione elettronica e anagrafe digitale. A questo Renzi ha intenzione di aggiungere un respiro più politico,  trasformare quella che è una lista di cose da fare in un'idea di Paese, tanto che il dossier sulle politiche digitali è stato affidato al suo uomo di fiducia Graziano Delrio". "Inoltre - ha proseguito Meta - c'è da parte del nuovo presidente del consiglio una grande attenzione alle startup, tanto che la sua prima uscita pubblica sia andato a visitare una startup veneta. Per facilitare la loro diffusione intende lanciare un grande piano industriale che porti ad una revisione della fiscalità per creare un ambiente più favorevole alle nuove imprese". Intanto il consiglio dei ministri dello scorso venerdì ha preso già un'importante decisione stabilendo l'abolizione della WebTax, la norma voluta dal deputato del Partito Democratico Francesco Boccia e la cui attuazione è stata rinviata poco prima della caduta del Governo Letta, salvo poi rischiare di diventare operativa già da sabato. La scorsa settimana, infatti, la mancata approvazione del decreto Salva Roma ha messo in pericolo l'emendamento che, appunto, posticipava l'entrata in vigore di una norma che avrebbe imposto agli operatori dell'online advertising di fornirsi di partita Iva italiana. LEGGI "Webtax, il dibattito si infiamma a ridosso del passaggio in Senato" Matteo Renzi su Twitter ha rimandato la discussione sulle misure in materia di tassazione degli operatori online ad un contesto di normazione europeo. E lo ha fatto rispondendo ad un cinguettio di Scano.   Ma nelle scorse ore l'abrogazione è stata messa in dubbio in quanto nella delega fiscale ci sarebbero gli strumenti che obbligherebbero il Governo alla reintroduzione di una norma simile. "Non è così - ha affermato il presidente di IWA Italia - l'articolo 9 della delega fiscale dice esclusivamente che bisognerà prevedere un qualcosa sulla tassazione di tutte le attività transnazionali, e dunque non solo dell'online, a seguito anche di decisioni in sede europea e tenendo conto di esperienze internazionali. Un ampio respiro sia in termini di tempo che geografici". "Certo - ha chiosato Scano - aspetto a vedere effettivamente il testo del decreto per capire se è stata abrogata tutta la WebTax o solo il comma 33, il cosidetto 'comma Boccia'" . Il dibattito ha virato verso la dematerializzazione dei processi della Pubblica Amministrazione con l'intervento di Lisi: "Sembrerebbe la volta buona, perché dal 6 giugno sarà impossibile non fatturare elettronicamente verso la Pa. Quello che mi rende perplesso nei confronti di questo progetto è che se l'infrastruttura sarà pronta per quella data, potrebbe non esserlo il processo di alfabetizzazione dei professionisti, dei fornitori e dell'apparato umano della Pa. Soprattutto perché occorre contezza di quello che realmente significa fatturare verso la Pa, che non è solo produrre un documento fiscale, ma produrre un documento che deve essere conservato con tutte le caratteristiche e gli accorgimenti che gli permettano di garantire loro valore legale". "Importante il discorso sui datacenter - ha continuato Lisi - che a sentire Agostino Ragosa, commissario dell'Agenzia per l'Italia Digitale, avrebbero dovuto essere centralizzati e messi in rete. Un discorso che come tanti altri è stato cavalcato in termini di principi e normative generali, ma non abbiamo norme tecniche che garantiscano una reale traduzione nella realtà di questi buoni propositi. Parliamo da anni di tematiche che non hanno mai trovato questa traduzione normativa". "Se vogliamo fare l'Agenda Digitale, anche solo nella sua versione più semplificata, il tema sul piatto è lo switch off della Pubblica Amministrazione - ha chiosato Meta - è questo il presupposto per poi attuare tutte le altre misure". "Rendiamoci conto - ha affermato Scano - che anche gran parte del mondo industriale non è alfabetizzato al digitale. Se non creiamo la necessità all'imprenditore di innovare il suo rapporto con la Pa non si va da nessuna parte. Occorre introdurre una vera e propria cultura del digitale che permetta ai privati di non vivere la digitalizzazione delle procedure come una imposizione, ma percepirla come un bisogno a apprezzarne i vantaggi". LEGGI "La staffetta Letta-Renzi: cosa resterà dell'Agenda Digitale?" Immagine in home page: agendadigitale.eu 3 marzo 2014
  • Banda ultralarga, si riapre la consultazione. Il Mise: "Gli impegni degli operatori saranno concretizzati in contratti"

    Come anticipato il 14 aprile scorso da Antonello Giacomelli, sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega alle Telecomunicazioni, si è riaperta da poche ore la consultazione pubblica sul Piano nazionale per la banda larga e la Strategia italiana per la banda ultralarga. È Infratel, società in house del Mise, a comunicarlo in una lettera a tutti gli operatori; l'obiettivo è quello di aggiornare la mappa della disponibilità di servizi di connettività offerta dagli operatori di telecomunicazioni di rete fissa, mobile e wireless sul territorio nazionale, "al fine di individuare le aree in cui gli operatori non sono finora intervenuti con i propri programmi di infrastrutturazione né hanno interesse a farlo entro i prossimi tre anni (le aree in condizioni di fallimento di mercato) e conseguentemente identificare le aree geografiche che saranno successivamente interessate dalle misure di aiuto di cui alla Strategia italiana per la banda ultra larga approvata con Deliberazione dal Consiglio dei ministri il 3 marzo 2015". Gli operatori di Tlc sono dunque chiamati a dichiarare i piani di copertura attuali e quelli previsti nel triennio 2016-2018 all'interno delle 94.645 aree in cui è stato suddiviso il paese. La consultazione terminerà il 20 giugno. "Per evitare che una semplice manifestazione di interesse da parte di un operatore possa ritardare la fornitura di servizi a banda ultralarga nella relativa area - sottlinea il Mise - gli impegni degli operatori saranno in una seconda fase concretizzati in contratti, come previsto al punto 65 degli Orientamenti comunitari relativi all’applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato in relazione allo sviluppo rapido di reti a banda larga (2013C-25/01). Il contratto prevederà una serie di scadenze concordate con l’operatore che dovranno essere rispettate nel corso del triennio nonché l'obbligo di rendicontazione dei progressi raggiunti. Se una scadenza intermedia non dovesse essere rispettata, l’autorità che concede l’aiuto potrà procedere con l’esecuzione del suo piano d’intervento pubblico nella relativa area". Entro maggio, assicura il governo, saranno notificati a Bruxelles gli aspetti operativi dei nuovi strumenti introdotti con il piano Bul: gli sgravi fiscali previsti dallo Sblocca Italia, il fondo di garanzia di cui Mise e Mef stanno discutendo con la Bei e la Cdp e gli incentivi all’attivazione (voucher) dei servizi sulle reti di nuova generazione. Infine il Mise sta ultimando "la messa a punto delle regole tecniche del Catasto nazionale delle infrastrutture, previsto dallo Sblocca Italia, uno strumento che si stima possa abbattere i costi di posa della fibra del 20 per cento".
    Banda ultralarga e Crescita Digitale, dal Consiglio dei ministri il via libera alle strategie
    8 maggio 2014
  • Cloud computing nella Pa: il Consip lancia la gara per risparmiare 3 miliardi di euro

    Razionalizzare i sistemi informatici della Pubblica amministrazione attraverso il Cloud computing per risparmiare 3 miliardi di euro che serviranno a finanziare progetti di e-government migliorando il dialogo con cittadini e imprese. Sono questi gli obiettivi della gara pubblicata dal Consip per i servizi di cloud computing a supporto delle PA centrali e locali. "Il cloud computing - afferma la società che gestisce gli acquisti operati dalla Pubblica amministrazione italiana - è la forma avanzata di impiego delle infrastrutture informatiche grazie al quale le complesse e costose tecnologie vengono concentrate in data-center molto grandi e molto sicuri, dai quali si forniscono servizi a cittadini, imprese ed amministrazioni in modo altamente efficiente e sicuro, a costi molto contenuti. Anche l’Italia, come gli Stati Uniti ed altri Paesi ad alta tecnologia, affiancherà ai data-center pubblici di eccellenza come Sogei e i data-center regionali, la disponibilità di servizi informatici di cloud computing dei quali essi stessi potranno avvalersi per i casi di picchi elaborativi o per altre esigenze gestionali". Ad essere erogati in modalità cloud saranno i servizi di infrastruttura informatica, le piattaforme digitali per fornire servizi ai cittadini ed alle imprese, i servizi di interoperabilità per i dati e per la cooperazione applicativa, elevando la sicurezza dei sistemi gestionali pubblici. "La spesa pubblica informatica italiana annua  - dichiara l'ente - è pari a 5,2 miliardi di euro e questa iniziativa mira alla sua razionalizzazione affrontandone il 7,7% ovvero 390 milioni di euro annui, che sui cinque anni di durata contrattuale definiscono la base d’asta di 1,95 miliardi di euro". Nel novembre scorso il "Secondo Osservatorio Assinform sull'Ict nella Pubblica amministrazione" ha evidenziato come, soprattutto a livello delle Amministrazioni Regionali, si stiano già compiendo alcuni passi nella giusta direzione, mentre più lungo e difficile sembra essere il percorso a livello di Comuni e Province. Le principali evidenze dell’Osservatorio mostrano che:
    • il 50% degli Enti Centrali dichiara di adottare/prevedere l’utilizzo di servizi di Cloud Computing, di cui solo il 20% rappresentano dei progetti di Cloud Computing già operativi; si tratta principalmente di progetti Iaas (Infrastructure-as-a-Service) basati su modelli di tipo Private;
    • il 43% delle Amministrazioni Regionali dichiara di aver già adottato o prevede di adottare entro fine 2013 servizi di tipo Cloud,principalmente IaaS e SaaS(Software-as-a-Service). Il ruolo di Cloud Service Provider viene individuato principalmente nelle società ICT in-house regionali;
    • oltre l’80% degli Enti Locali non prevede ancora l’adozione di servizi Cloud; nonostante ciò rispetto al 2011 è in lieve crescita la quota di enti che ha già avviato delle esperienze di utilizzo del Cloud Computing (circa il 13% sia dei Comuni sia delle Province). Si tratta principalmente dei Comuni di minori dimensioni, con un orientamento più marcato verso servizi di tipo SaaS(Office Automation e Posta Elettronica);
    • L’attuale utilizzo del Cloud Computing nella Sanità pubblica italiana è molto contenuto: solo il 34% delle ASL/AO dichiara di adottare o prevedere il ricorso a servizi Cloud.Ad oggi le esperienze presenti sono limitate alla realizzazione presso alcune ASL/AO di cloud privati aziendali impiegati, in primo luogo, per il deployment di macchine virtuali. La situazione, però, è destinata a sbloccarsi grazie ad interventi strategici di livello regionale: sono infatti 12 le Regioni e Province Autonome che, direttamente o attraverso le loro società in-house, prevedono degli specifici piani di diffusione del cloudcomputing in Sanità nel medio periodo (2014-2016).
      Sempre stando a ciò che emerge dai dati dell'Osservatorio, gli Enti Pubblici riconoscono nel Cloud un’opportunità di risparmio, di maggiore flessibilità, di incremento delle performance e miglioramento della gestione dell’infrastruttura IT. Sul fronte dei fattori in grado di ostacolare l’adozione di soluzioni cloud da parte della PA però emerge ancora con chiarezza come uno dei principali inibitori sia l’incertezza normativa con particolare riferimento alla questione della sicurezza e protezione dei dati. LEGGI "Le prospettive di tutela della privacy nello scenario tecnologico del cloud e dei big data" [Slide] "Risparmi ed efficienza  - continua il Consip annunciando la gara - saranno particolarmente concentrati sulla riduzione dei costi di gestione delle infrastrutture informatiche, sul costo delle singole componenti oggetto della gara, sui costi amministrativi per le singole gare, non più necessarie, potendo rapidamente aderire ad un contratto-quadro con elevati standard qualitativi. Ogni Amministrazione potrà così ridurre drasticamente il time-to-market dei propri progetti, abbattendo i tempi dell’approvvigionamento da 15 mesi a 100 giorni, grazie al contratto quadro che sarà aggiudicato da Consip". Questa gara completa l’infrastruttura connettività–nodi elaborativi delle Pubbliche amministrazioni, avviata a giugno con la gara SPC-connettività, la cui base d’asta è di 2,4 miliardi di euro per sette anni di servizi. I servizi cloud potranno essere utilizzati dalle amministrazioni sottoscrivendo contratti con gli aggiudicatari, alle condizioni economiche e qualitative definite dalla gara. I centri servizi che gli aggiudicatari metteranno a disposizione saranno interconnessi all’infrastruttura di connettività pubblica SPC e ne rispetteranno le regole tecniche e di sicurezza. "Questa iniziativa - conclude il Consip - permette di raggiungere l’obiettivo dell'ammodernamento e dell’efficientamento delle infrastrutture informatiche pubbliche delineato dal Governo e realizzato dall’Agenzia per l’Italia Digitale e da Consip come centrale acquisti nazionale, fornendo così ulteriori strumenti contrattuali necessari affinché ciascuna amministrazione possa raggiungere i propri obiettivi istituzionali, nel quadro delle strategie generali definite dalla Cabina di regia del Governo per la realizzazione dell'Agenda digitale Italiana, coerente con l'European Digital Agenda". Immagine in home page: Kltownsend.com 27 dicembre 2013
  • Consultazione Pubblica in sede europea per una riforma del diritto d’autore: le Osservazioni presentate congiuntamente dall’Osservatorio di Proprietà Intellettuale Concorrenza e Comunicazioni (OPICC), Università Luiss Guido Carli (Roma) e dal centro di ricerca ASK (Art, Science and Knowledge) dell’Università Bocconi, in collaborazione con la Biblioteca dell’Università Bocconi (Milano)

    Si pubblica qui di seguito il documento contenente le Osservazioni presentate dall’Osservatorio OPICC della Luiss Guido Carli, insieme al centro di ricerca ASK e alla Biblioteca dell’Università Bocconi in occasione della Consultazione Pubblica in sede europea sulla modernizzazione del diritto d’autore nell’era digitale – Public Consultation on the review of EU copyright rules, svoltasi nel periodo dal 5 dicembre 2013 al 5 marzo 2014. Per i quesiti oggetto della Consultazione e tutte le informazioni rese disponibili sul sito della Commissione Europea è possibile collegarsi a questa pagina. Al testo presentato hanno collaborato i seguenti Autori: - Per l’OPICC - Osservatorio di Proprietà Intellettuale Concorrenza e Comunicazioni, (http://ricerca.giurisprudenza.luiss.it/centri-di-ricerca/opicc, Università Luiss Guido Carli), Curatrice del coordinamento dei contributi – Prof. Emanuela Arezzo Autori: Prof. Gustavo Ghidini (Direttore OPICC) Prof. Emanuela Arezzo Dott. Federica De Santis Dott. Eleonora Sbarbaro - Per l’ASK (ART, SCIENCE AND KNOWLEDGE) (http://www.ask.unibocconi.it/wps/wcm/connect/Cdr/Centro_ASK/Home, Università Bocconi), e per la Biblioteca “L. Bocconi” (http://lib.unibocconi.it/*eng) Curatrice del coordinamento dei contributi – Prof. Maria Lillà Montagnani Autori: Prof. Maria Lillà Montagnani Dott. Aura Bertoni Dott. Argyri Panezi Dott. Anna Vaglio Dott. Tiziana Dassi 13 marzo 2014
  • Dati e PA: il Consip lancia la gara per l’Accordo quadro per la gestione efficiente dei Centri di elaborazione

    L’iniziativa ha un valore complessivo di circa 300 milioni di euro in 24 mesi, a fronte di una spesa della PA di circa 500 milioni di euro l’anno Consip S.p.A. ha indetto una gara comunitaria per la stipula di un Accordo quadro con più operatori economici per l’affidamento dei Servizi di System Management (gestione e conduzione operativa) per le PA, in base al quale le amministrazioni e gli enti potranno basare l’aggiudicazione di “appalti specifici”. L’iniziativa ha un valore totale di circa 300 milioni di euro nei 24 mesi di durata dell’Accordo quadro (più 12 di eventuale proroga) e affronta una categoria merceologica la cui spesa di riferimento per la pubblica amministrazione è stimata pari a circa 500 milioni di euro l’anno. L’obiettivo dell’iniziativa è quello di rendere più efficiente e razionale la gestione dei Centri Elaborazione Dati (CED) della PA. Oggetto della fornitura sono infatti i servizi di gestione, manutenzione e supporto specialistico per le infrastrutture hardware e software di base utilizzate dalle amministrazioni a supporto delle proprie attività informatiche, nonché i servizi e le attività volti a garantire la piena operatività delle infrastrutture tecnologiche, a mantenerne la perfetta efficienza, ad assicurare agli utenti la disponibilità e le prestazioni delle applicazioni su di esse installate e l’integrità dei dati. Nell’iniziativa rientrano anche i servizi di supporto per garantire il costante allineamento dei sistemi informativi con l’evoluzione tecnologica del mercato ICT e per definirne la crescita, in coerenza con gli obiettivi strategici delle amministrazioni. Nel dettaglio l’Accordo quadro prevede la fornitura di:
    • servizi base ovvero servizi di monitoraggio sistemi, conduzione operativa e supporto specialistico per i CED delle PA, i cui requisiti e caratteristiche tecniche ed economiche sono disciplinati nell’Accordo quadro e che devono essere richiesti in ciascun appalto specifico.
    • servizi accessori, collegati ai precedenti e funzionali al completamento delle esigenze sistemistiche dell’amministrazione, ma che per la loro specificità, potranno essere definiti solo in sede di appalto specifico.
      La scelta dello strumento dell’accordo quadro con più aggiudicatari ha l’obiettivo di garantire un'offerta ampia e flessibile al fine di coprire la maggior parte delle esigenze di fornitura delle amministrazioni. La gara, che sarà aggiudicata con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa (50 punti tecnici e 50 punti economici), è strutturata in un unico lotto che prevede l'aggiudicazione ad una pluralità di aggiudicatari (da 3 a 9, a seconda del numero di concorrenti). Il termine ultimo per la presentazione delle offerte è fissato alle ore 16 del 14 maggio 2014. LEGGI "Internet of Things: 26 miliardi di unità nel 2020, quale impatto sui datacenter? Dai "mini-center" al cloud" LEGGI “BigData, social network e mobile: “Un terzo delle aziende in crisi entro il 2017″. L’allarme di GartnerImmagine in home page: Wired.it 19 marzo 2014
  • Dichiarazione dei diritti in Internet, il contributo di MediaLaws nell'ambito della consultazione pubblica

    Di seguito il documento di sintesi e la rassegna dei contributi presentati da MediaLaws nell'ambito della consultazione pubblica sulla bozza di "Dichiarazione dei diritti in Internet" promossa dalla Commissione presieduta dall'On.le Laura Boldrini.
    Internet Bill of Rights, il Prof. Gambino: “Bene i principi, ma attenzione allo sviluppo del digitale”
    27 febbraio 2015
  • ePayment verso la Pa: la roadmap dell'Agid

    "Entro il 31 dicembre 2015 le pubbliche amministrazioni sono obbligate ad aderire alla piattaforma nodo dei pagamenti e a programmare le attività di implementazione dei servizi". È quanto si legge in una nota con la quale l'Agenzia per l'Italia Digitale ribadisce le scadenze riferite all'implementazione del sistema dei pagamenti elettronici verso la Pa. Le pubbliche amministrazioni sono obbligate per legge ad aderire al sistema e a programmare le attività di implementazione dei servizi entro la fine dell'anno in corso, come da documento “Linee Guida per l’effettuazione dei pagamenti elettronici a favore delle pubbliche amministrazioni e dei gestori di pubblici servizi". Tuttavia, i ritardi riscontrati nelle ultime settimane hanno portato Agid a rimandare di dodici mesi la previsione in merito al completamento del percorso: "Considerando il numero delle amministrazioni coinvolte e dei relativi servizi, il completamento dell'attivazione di questi, in coerenza con il piano di crescita digitale, dovrà avvenire entro dicembre 2016". "Nel percorso di attuazione della strategia per la crescita digitale il sistema dei pagamenti elettronici pagoPA rappresenta un progetto strategico che consente a cittadini ed imprese di eseguire pagamenti in modalità elettronica scegliendo liberamente il prestatore di servizio, gli strumenti di pagamento e il canale tecnologico preferito, e alle pubbliche amministrazioni di velocizzare la riscossione dei crediti (esito in tempo reale e riconciliazione certa ed automatica), ridurre i costi e uniformare i servizi agli utenti". 77866-img.gif"L’Agenzia - conclude la nota - a sostegno dell’iniziativa pagoPA ha avviato, in collaborazione con le pubbliche amministrazioni e altri soggetti istituzionali, attività di diffusione del Sistema (scadenze, benefici, adempimenti, servizi prioritari), aggiornamento della programmazione di adesione ed attivazione territoriale: sono stati già effettuati incontri con le regioni e le amministrazioni centrali, sono in programmazione ulteriori riunioni con le città metropolitane, i beneficiari del sistema (associazioni di categoria di imprese e cittadini), i PSP e gli operatori ICT". Su un altro fronte, è invece con la recente candidatura di Telecom a diventare provider del Sistema Pubblico per la gestione dell'Identità Digitale (SPID) che entra nel vivo, seppur in ritardo, il cardine fondamentale di quella cittadinanza digitale auspicata a più riprese dagli esponenti di governo. Un sistema che, con pregi e difetti, dovrebbe dare i primi concreti frutti a dicembre. Cittadinanza Digitale Agosto 2015 24 settembre 2015
  • Equity crowdfunding, la Consob avvia una consultazione preliminare per la revisione del regolamento: "Ad investire sono professionisti, non una folla. Il fenomeno non è ancora decollato"

    La Commissione nazionale per le società e la borsa ha avviato una consultazione pubblica preliminare, della durata di tre settimane, per acquisire evidenze e osservazioni da valutare in occasione della prossima revisione del regolamento delegato sulla raccolta di capitali di rischio da parte di start-up innovative tramite portali online. In due parole: equity crowdfunding. Una iniziativa che, spiega la Consob, "si è resa necessaria a seguito delle modifiche apportate alla normativa vigente". Il Decreto Legge 24 gennaio 2015, n. 3 convertito in Legge 24 marzo 2015, n. 33, ha infatti esteso alle Pmi innovative la possibilità di effettuare offerte di capitale di rischio sulle piattaforme Web: "Ulteriori modifiche hanno ad oggetto l’introduzione di un regime di dematerializzazione del trasferimento delle quote di start-up e Pmi innovative, in deroga alla disciplina ordinaria, utilizzabile sia in sede di sottoscrizione che di successivo trasferimento delle quote offerte tramite i portali. Per dare piena attuazione alle previsioni contenute nel citato decreto è necessario procedere alla revisione del Regolamento in oggetto per recepire le modifiche apportate alla normativa primaria". I contributi alla pre-consultazione dovranno essere inviati entro il 10 luglio nell'ambito di un percorso che è iniziato esattamente due anni fa con una delibera che ha restituito all'Italia un ruolo di pioniere nel settore, con potenziale beneficio delle nuove realtà imprenditoriali ad alto tasso di innovazione. Non sono tuttavia mancate criticità e richieste di revisione del quadro regolamentare, soprattutto per quanto attiene l'iter burocratico per chi vuole investire. [caption id="attachment_18362" align="alignright" width="300"]Source: ipdigit.eu Source: ipdigit.eu[/caption] Alla fine del marzo scorso risultavano operativi 6 portali (di cui uno operante di diritto), rispetto ai 15 autorizzati ad operare sul mercato, e pubblicate 18 offerte complessive, di cui 4 concluse con il buon esito dell’operazione, 7 chiuse senza successo e 7 ancora in corso. La cifra effettivamente sottoscritta, che costituisce una prima stima del potenziale di raccolta tramite portali on-line, ammonta a 1.307.780 di euro, pari al 49% dell’obiettivo complessivo della raccolta (calcolata sulle offerte concluse). "A fronte di un contributo non significativo al finanziamento del capitale di rischio delle start-up innovative - spiega la Consob - l’analisi multi-fattoriale porterebbe ad indicare invece la creazione di un ambiente affidabile per gli investitori. Le caratteristiche di questi ultimi sono tali da far ritenere che, in questa prima fase di attuazione della normativa, le adesioni alle offerte pubblicate sui portali on-line sia state effettuate soprattutto da soggetti già esperti del settore più che da una folla di investitori con scarse conoscenze ed esperienze". Positiva l’assenza di reclami ed esposti effettuati nei confronti dei portali, anche se, continua la Commissione, "seppure un anno e mezzo circa di operatività effettiva costituisca un termine temporale troppo breve per una compiuta valutazione sull’efficacia della regolamentazione, le evidenze del primo anno, anche raffrontate con l’operatività del crowdfunding in paesi stranieri ed in particolare nel mondo anglosassone, consentono di affermare che il fenomeno in Italia non è ancora decollato". Anche la Commissione Europea e la European Securities and Markets Authority (Esma), hanno focalizzato l’attenzione sul settore: la prima attraverso la Comunicazione “Sfruttare il potenziale del crowdfunding”, a cui ha fatto seguito la costituzione di gruppi di studio fra operatori ed esperti della materia e la pubblicazione di una Guida per le piccole medie imprese. Il Crowdfunding. Cos’è”. L’Esma a sua volta, nel dicembre 2014, ha pubblicato una Opinionper le Autorità Nazionali competenti e un Adviceper le istituzioni Europee in materia di investment-based crowdfunding(raccolta di capitale di rischio o di debito), con la finalità di realizzare una maggiore convergenza regolamentare e di vigilanza nell’Unione Europea. Un quadro che, recentemente arricchito dal lancio della versione italiana di Kickstarter, va considerato tenendo anche conto della disciplina dettata dalla direttiva 2004/65/UE (c.d. “MiFID II”), di prossimo recepimento, che prevede, per i soggetti che beneficiano dell’esenzione dall’applicazione della stessa direttiva, requisiti più stringenti di quelli attuali con riferimento, tra l’altro, alle condizioni e alle procedure di autorizzazione nonché ai requisiti organizzativi. "Da ultimo - chiosa la Consob - anche il Green Papersulla Capital Market Union pone l’attenzione al crowdfundingquale strumento che dovrebbe contribuire in modo decisivo al finanziamento dell'economia europea anche al di là delle frontiere nazionali, chiedendo se vi siano ostacoli allo sviluppo di piattaforme adeguatamente regolamentate, anche su base transfrontaliera.L’Esma, nella sua risposta alla consultazione individua il crowdfundingfra le possibili aree di regolamentazione nel settore dei mercati finanziari nei prossimi anni. La necessità di introdurre talune modifiche al regolamento costituisce dunque l’occasione, da un lato, per avviare un confronto ed un approfondimento sulle sopradescritte novità normative introdotte recentemente dal legislatore primario nonché, dall’altro lato, per condurre, più in generale, una più ampia riflessione sull’impianto regolamentare a circa due anni dalla sua entrata in vigore, raccogliendo a tal fine anche le considerazioni da parte degli operatori del settore: gestori di portali, start-upinnovative, PMI innovative, risparmiatori, investitori professionali, incubatori". "Dall’esperienza maturata in questa prima fase di applicazione della normativa di settore - conclude la Consob - è emersa la necessità di specificare alcune previsioni del Regolamento Consob. In particolare, con riferimento ai soggetti che svolgono funzioni di amministrazione in ruoli esecutivi, di direzione e di controllo nella società di gestione del portale, è sorta l’esigenza di prevedere requisiti di professionalità più rigorosi al fine di assicurare che coloro i quali abbiano svolto, per il periodo previsto, attività di amministrazione o di controllo ovvero compiti direttivi presso imprese abbiano in concreto maturato l’esperienza e le competenze necessarie per garantire il corretto ed adeguato funzionamento del sistema. Con riguardo ai soci della società di gestione del portale, è stata riscontrata la necessità di estendere la verifica dei requisiti di onorabilità, oltre che ai soggetti che esercitano il controllo, anche a quelli che detengono una partecipazione qualificata. E ciò al fine di assicurare adeguati presidi anche nelle società in cui non esistono situazioni di controllo, nemmeno di fatto. Infine, è stata ravvisata l’esigenza di introdurre una disciplina più articolata e dettagliata sulle politiche di prevenzione dei rischi di frode, anche estendendola espressamente alle frodi relative alle modalità di utilizzo e gestione dei fondi raccolti attraverso le offerte pubblicate sul portale. In quest’ultimo caso, l’obiettivo è quello in particolare di assicurare la più ampia tutela degli investitori anche nella fase successiva alla conclusione dell’offerta". 26 giugno 2015
  • Fattura elettronica, online le specifiche operative per l'identificazione degli uffici delle amministrazioni. In attesa del 6 giugno

    L'Agenzia per l'Italia Digitale (AgID) ha reso disponibile sull’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA) la nuova versione delle “Specifiche operative per l’identificazione univoca degli uffici centrali e periferici delle amministrazioni destinatarie della fatturazione elettronica”. Inserita già a suo tempo da Francesco Caio tra le priorità dell'Agenda Digitale italiana, la fatturazione elettronica verso la Pa diventerà obbligatoria il prossimo 6 giugno. LEGGI "Agenda Digitale: quello che si vede, quello che serve alla Pa e l'equivoco sulla WebTax" L’aggiornamento è conseguente all'emanazione della Circolare del 31 marzo 2014, interpretativa del DM 55/2013, che ha introdotto nell’Indice delle Pubbliche Amministrazioni l’Ufficio di fatturazione elettronica “Centrale” e la data di avvio del servizio di fatturazione per ogni Ufficio della PA destinatario di fattura elettronica. LEGGI "Fatturazione elettronica: dal Parlamento europeo l'ok a nuovi standard per appalti pubblici transfrontalieri" Approfondimenti sul tema della fatturazione elettronica verso la PA sono disponibili sul sito Fatturazione elettronica PA. Immagine in home page: Agid.gov.it 9 aprile 2014
  • Fatturazione elettronica verso la Pa, disponibile una nuova applicazione open source

    L'Agenzia per l'Italia Digitale ha annunciato la disponibilità gratuita di una nuova applicazione per la gestione della fatturazione elettronica verso la Pa. Si chiama "Modulo Fatturazione Attiva" ed è stata realizzata dalla LAit, società in house per l'innovazione tecnologica della Regione Lazio, in collaborazione con la stessa AgID. Rilasciato in licenza open source (EUPL) e messo a disposizione delle Pubbliche amministrazioni e delle piccole e medie imprese, il software consente di comporre una fattura secondo lo standard FatturaPA, l'unico formato accettato dal Sistema di Interscambio dell'Agenzia delle Entrate. L'applicazione permette di gestire lotti di fatture in formato .xml, in conformità con le regole tecniche emanate con il DL 55/2013. Il file .xml deve essere firmato digitalmente dall'utente con apposito dispositivo rilasciato da un Certificatore Accreditato e potrà quindi essere veicolato al Sistema di Interscambio attraverso il canale di trasmissione scelto (ad esempio la Posta Elettronica Certificata), eventualmente accreditato secondo le Specifiche tecniche relative al Sistema di Interscambio (Web-service, Porta di Dominio o FTP). Il software è predisposto all'integrazione via Web Services sia per dialogare con i Sistemi ERP da cui la fattura viene generata, sia per l'integrazione con il Sistema di Interscambio dell'Agenzia delle Entrate che ha la funzione di nodo centralizzato per il dispatching delle fatture verso la PA. Il modulo di fatturazione attiva rappresenta una componente del "Sistema Pagamenti" (insieme alle componenti di Gestione del Dispatching delle Fatture Elettroniche Passive e di gestione dell'intero Ciclo Passivo). 22 maggio 2014
  • FOIA, Ascani: “Il diritto ad uno Stato trasparente non può ledere il diritto ad uno Stato sicuro”

    Il deputato del Partito Democratico sull'emendamento approvato al Ddl di riforma della Pa: “È stato ritenuto necessario coordinare questo istituto con quello dell’accesso civico, introdotto con il d.lgs. 33/2013, e con il diritto di accesso ai documenti amministrativi di ex artt. 22 ss. l. 241/1990, nonché agli accessi previsti da discipline settoriali. Sarebbe auspicabile che anche il Legislatore nazionale scegliesse un metodo di exemptions improntato alla tassatività" di Marco Ciaffone Il 2 luglio scorso presso gli Archivi del Quirinale si è tenuto il Convegno "Patrimonio culturale digitale tra conoscenza e valorizzazione", sull'attuazione della Direttiva 2013/37/UE (nuova Direttiva PSI in materia di riutilizzo dell'informazione nel settore pubblico), organizzato dall'Accademia Italiana del Codice di Internet. Ai lavori è intervenuto anche il deputato Pd e consigliere politico per l'Agenda Digitale del Ministro per la Pa Palo Coppola, il quale, insieme alla collega Anna Ascani, ha recentemente ottenuto una grande conquista: l'approvazione di un emendamento al ddl Madia che introdurrebbe in Italia i principi del Freedom of Information Act (FOIA). Ed è proprio Ascani ad aver rilasciato un'intervista a Dimt nella quale spiega alcuni dettagli dell'iniziativa. Onorevole, innanzitutto qual è la ratio dell'emendamento? Anna AscaniIl lavoro portato avanti in questi mesi è stato articolato ed ha raggiunto lo scopo che, insieme all’On. Coppola, intendevamo perseguire: consentire ai cittadini una maggiore libertà nell’accesso agli archivi della Pa. È questa la ratio dell’emendamento che abbiamo proposto, sebbene l’architettura immaginata sia più complessa di quanto si possa spiegare in poche righe: è stato ritenuto necessario, infatti, coordinare questo istituto con quello dell’accesso civico, introdotto con il d.lgs. 33/2013, e con il diritto di accesso ai documenti amministrativi di ex artt. 22 ss. l. 241/1990, nonché agli accessi previsti da discipline settoriali. Negli ultimi anni il tema dell’accesso alle informazioni detenute dalle Amministrazioni, infatti, è stato posto al centro dell’attenzione del Legislatore nazionale che, in questo senso, ha attuato numerose riforme. Tuttavia ancora mancava una disposizione normativa che, pur consentendo l’apertura ai dati e ai documenti detenuti dalla Pa, prevedesse anche un sistema per garantire l’effettività di questa prescrizione, introducendo esplicitamente delle sanzioni a carico degli enti che non adempiono agli obblighi previsti. Da anni soggetti come Foia4Italy si battono per questo passaggio, che ruolo ha avuto la cd "società civile" in questo percorso? Il contributo della società civile è stato ed è indispensabile: le leggi sono pensate per migliorare la vita dei cittadini e noi rappresentanti abbiamo il dovere di ascoltare le esigenze che ci si prospettano. In questo caso i promotori di Foia4Italy hanno messo in campo l’esperienza accumulata in anni di attivismo in favore della libertà d’informazione e diritto alla trasparenza. Una prima versione di FOIA è stata proposta dall’associazione all’Intergruppo per l’Innovazione Tecnologica della Camera dei Deputati. Le linee guida sono state condivise ed emendate grazie al contributo dell’ufficio legislativo della Camera e di esperti del settore. Ho potuto quindi personalmente annunciare, presso il Festival del Giornalismo di Perugia nell’aprile scorso, che grazie all’attivismo delle associazioni e alla collaborazione con il legislatore, il FOIA sarebbe stato incardinato nella riforma della Pa. Continueremo ad ascoltare le istanze delle associazioni su questo tema e non solo, tanto più che la tecnologia ha ormai consolidato canali di comunicazione con i cittadini che, su queste materie, sempre più chiedono norme moderne, di larga applicazione e di semplice utilizzo. Quali sono ora i prossimi passi istituzionali? L’emendamento proposto s’incardina in un disegno di legge, quello della riorganizzazione delle Amministrazioni pubbliche, che ha l’ambizione di affrontare, tra gli altri, il tema della semplificazione amministrativa in tutti i suoi aspetti. Il disegno di legge è stato approvato in Senato il 30 aprile scorso, dopo aver acquisito i pareri di tutte le Commissioni permanenti. Lo stesso percorso sarà seguito anche alla Camera dei Deputati: confidiamo che il Decreto Legislativo, che regolerà l’attuazione della materia, sarà la naturale ultima tappa della trasposizione dei principi ispiratori, che abbiamo condiviso con l’associazione Foia4Italy sin dall’inizio del percorso. Cosa vi aspettate da un Paese "trasparente"? E quali sono le priorità in termini attuativi per rendere effettiva ed efficace questa disclosure? Penso ad esempio a standard di pubblicazione per il riuso dei dataset. In primo luogo uno Stato trasparente garantisce a tutti i cittadini il right to know e, quindi, consente loro l’accesso a tutti i documenti e le informazioni detenute dalla Pa in modo gratuito e digitalizzato. Questo obiettivo potrà essere facilmente raggiunto se verranno confermate alcune disposizioni che, a mio avviso, contribuiscono a rendere effettiva la pubblicazione delle informazioni richieste come, ad esempio, la norma che prevede l’applicazione di sanzioni alle Pa che ritardano o omettono l’adempimento di questo obbligo. Il riuso dei dataset è un passo successivo, e non necessariamente l’obiettivo ultimo: favorire il riutilizzo dei dati e stimolare la ricerca e le iniziative imprenditoriali, infatti, non presuppone esclusivamente l’adozione di standard di pubblicazione specifici ma, ancor prima, un’attività di pubblicazione dei dati costante e conforme alle prescrizioni normative. Esiste il rischio che le eccezioni alla pubblicazione dei dati (ad es. per esigenze di sicurezza nazionale) possano essere utilizzate per "azzoppare" una tale conquista? E se si, come ci si difende? Il rapporto tra trasparenza e sicurezza nell’epoca dell’informazione è una questione d’importanza mondiale: si pensi per esempio all’accesissimo dibattito statunitense sul Patriot Act, che in quel caso riguarda il punto di vista opposto rispetto ad un FOIA, cioè il diritto, che lo Stato si arroga a fini di sicurezza, di ledere in certa misura la privacy dei cittadini. Pertanto, appare chiaro che il diritto ad uno Stato trasparente non può ledere il diritto ad uno Stato sicuro: sicurezza e protezione dei dati personali devono essere congruamente bilanciati ad una lettura normativa del quadro generale. Per questo motivo, analogamente a quanto previsto in altri ordinamenti, sarebbe auspicabile che anche il Legislatore nazionale scegliesse un metodo di exemptions improntato alla tassatività. È inevitabile che spetterà poi al Giudice stabilire, in ogni e singolo caso concreto di cui si dubiti, quale degli interessi in gioco meriti di essere tutelato: è anche per questo motivo che nelle proposte avanzate c’è anche quella di una maggiore semplificazione dell’accesso ai rimedi stragiudiziali e giudiziali in caso di controversie insorte tra cittadini e Pubblica Amministrazione. Tra FOIA e Dir. PSI c'è una forte connessione: pensa sia possibile garantire un bilanciamento tra accesso ai dati pubblici e tutela del patrimonio (in particolare culturale) delle Pa? Il right to know e il diritto al riutilizzo dei dati pubblici per finalità commerciali sono temi complementari e, probabilmente, anche interdipendenti: non è detto che chi accede ai dati decida di riutilizzarli per trarne un profitto ma è certamente vero che non potrebbe compiere questa scelta se non gli venisse assicurato, in primo luogo, l’accesso nei termini in cui l’ho descritto. È vero anche che il riutilizzo dei dati non ne comporta necessariamente una cattiva gestione. L’ampliamento dell’obbligo di pubblicazione dei dati alle Istituzioni culturali deve essere visto come un vantaggio per la collettività in termini di diffusione della conoscenza e promozione della cultura: sono certa che un bilanciamento delle diverse esigenze sia possibile. Anche per la tutela del patrimonio culturale, dunque, non potranno che valere le considerazione poc’anzi svolte. Ritiene che sia possibile pensare ad un regime di accesso differenziato tra chi accede per conoscere e chi accede per sfruttare i dati commercialmente? Come già detto, le due situazioni sono diverse e non necessariamente consequenziali. Quindi, ritengo che dinanzi a situazioni diverse debba essere applicata una diversa disciplina: con quali modalità, questo dipende molto dagli spazi che ci si riuscirà a ritagliare rispetto agli obblighi imposti dalla Direttiva 2013/37/UE. Il Prof. Gambino durante il prima citato convegno ha lanciato la proposta di un Osservatorio per il monitoraggio della digitalizzazione del patrimonio culturale del nostro Paese, aperto a esponenti delle istituzioni, giuristi e associazioni, cosa ne pensa?  Se è importante il contributo della società civile, lo è ancor di più quello di esperti e tecnici della materia, non fosse altro per garantire la coerenza del sistema e, di conseguenza, la sua tenuta nel tempo. Un’attività di monitoraggio consentirebbe a noi rappresentati di avere costantemente una cartina di tornasole sulle scelte legislative compiute e, pertanto, anche la possibilità di intervenire – se necessario – per apportare delle modifiche alle scelte già operate.
    9 luglio 2015
  • Forum Pa Call4Ideas 2015 "Startup e Startupper per la PA digitale"

    Forum Pa Call4ideas 2015 - Startup e Startupper per la PA digitale è un’iniziativa promossa da FORUM PA in collaborazione con PoliHub – l’incubatore del Politecnico di Milano, finalizzata a individuare e supportare nel loro sviluppo i progetti imprenditoriali più interessanti e innovativi volti a realizzare un effettivo switch al digitale della Pubblica Amministrazione italiana. Le soluzioni presentate dovranno riguardare i seguenti ambiti:
    • Cloud computing e razionalizzazione del patrimonio infrastrutturale
    • Dematerializzazione e digitalizzazione dei processi amministrativi
    • Controllo e monitoraggio spesa pubblica
    • Il digitale per la promozione del settore turistico
    • Internet of Things
    • Mobile Payment & Commerce
    • Sanità elettronica

    Maggiori informazioni e regolamento

  • I documenti informatici e la fine del cartaceo nella Pa: concetti, responsabilità e scadenze alla luce del Dpcm 13 Novembre 2014 - di Alfonso Pisani

    [caption id="attachment_17642" align="alignright" width="400"]Anno: 2015 Isbn: 9788868622510 Anno: 2015
    Isbn:
    9788868622510[/caption] Il testo ha lo scopo di introdurre i concetti principali del documento informatico, delle firme elettroniche e della conservazione elettronica sia per le pubbliche amministrazioni che per chi interagisce con queste ultime o intende prepararsi per concorsi pubblici. L’opera usa un linguaggio quanto più possibile spoglio da tutti i tecnicismi che possano essere di ostacolo al lettore mettendo questi in condizione di comprendere i concetti più importanti e le ragioni del cambiamento in modo da poter non solo svolgere le attività operative quotidiane ma anche di poter approcciare testi normativi complessi con il beneficio delle informazioni qui apprese. Il tono usato è, talvolta, così confidenziale con il lettore da sembrare quasi irriverente verso la materia, ma si preferisce questo approccio ad una solennità espositiva che possa penalizzare l’immediatezza e la spontaneità della comprensione.
  • Il riordino della disciplina delle società a partecipazione pubblica - Roma, 18 febbraio 2016

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  • Informazioni commerciali sulle imprese, il Garante privacy avvia una consultazione pubblica sullo schema di Codice di deontologia e buona condotta

    Il Garante per la protezione dei dati personali ha avviato una consultazione pubblica sullo schema di Codice di deontologia e buona condotta riguardo al trattamento dei dati personali effettuato a fini di informazione commerciale. Lo schema fissa un primo quadro di garanzie riguardo all'attività svolta da parte delle società che forniscono servizi informativi sulla solidità e solvibilità delle imprese; i soggetti che forniscono servizi di informazione commerciale, infatti, raccolgono, elaborano e analizzano dati relativi alla situazione economica, finanziaria, patrimoniale delle imprese e delle persone che rivestono incarichi al loro interno o ne risultino azionisti. "Obiettivo della consultazione - afferma il Garante - è quello di raccogliere eventuali osservazioni e proposte da parte di tutti i soggetti interessati, con particolare riferimento sia alle associazioni rappresentative delle società che raccolgono o utilizzano i dati, alle associazioni dei consumatori, agli ordini professionali, agli studiosi e agli esperti della materia, e a quanti vogliamo comunque fornire un contributo". Le proposte dovranno pervenire entro 40 giorni dalla pubblicazione dell'avviso sulla Gazzetta Ufficiale e potranno essere inviate all'Autorità per posta o alla e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. 12 marzo 2015