DIMT.IT - pubblico

  • "Patrimonio culturale digitale. Tra conoscenza e valorizzazione", report, audio e video del convegno del 2 luglio

    Nel corso dell'evento promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internet sono state approfondite, con la partecipazione di esponenti delle istituzioni e giuristi, opportunità e criticità della Direttiva  2013/37/UE, all’esame del Parlamento, sul libero accesso e il riutilizzo dei dati in possesso di Pubblica Amministrazione, biblioteche, musei e archivi. "È nostra intenzione costituire un Osservatorio che abbia come compito il monitoraggio della  digitalizzazione del patrimonio informativo e culturale in possesso della Pubblica Amministrazione”. Così il Prof. Alberto Gambino, presidente dell'Accademia Italiana del Codice di Internet ,nel corso del convegno “Patrimonio Culturale Digitale: tra conoscenza e valorizzazione”, evento che ha avuto luogo nella mattina del 2 luglio, a Roma, con la partecipazione di giuristi, esponenti delle istituzioni pubbliche, membri del governo e del parlamento.

    Guarda i video del convegno

    "Sarà un Osservatorio aperto - ha spiegato Gambino - che naturalmente dialogherà con chi già istituzionalmente si occupa della materia, e che non sarà composto solo di giuristi ma punterà a riunire tutti i saperi umanistici per rappresentare un intreccio di competenze orientate a verificare che davvero questa stella polare dell'open access, ma anche del non detrimento delle risorse delle nostre amministrazioni, possa trovare una realizzazione bilanciata” [audio]. Prima sessione Al centro dei lavori proprio la ricerca di un giusto punto di equilibrio tra l’obiettivo della massima diffusione e delle possibilità di riutilizzo dei dati pubblici e la tutela del patrimonio culturale di musei, biblioteche, archivi in possesso di amministrazioni e istituzioni pubbliche. Opera delicata ma che ha il carattere della massima urgenza, quella che attende il legislatore, chiamato a recepire la direttiva 2013/37/UE (la scadenza per la sua adozione è il prossimo 18 luglio e la discussione è al momento ferma in Commissione Affari Esteri e Comunitari del Senato) che, nel quadro della iniziative dell’Agenda digitale europea, impone agli enti pubblici di rendere fruibili tutte le informazioni in loro possesso e il loro reimpiego a fini commerciali o non commerciali. Una vera rivoluzione, che richiede una riflessione imprescindibile da parte del legislatore anche in considerazione della farraginosità di un sistema normativo stratificatosi nel corso degli anni e della specificità dell’Italia, titolare del patrimonio culturale più diffuso in Europa.

    Leggi il position paper dell'Accademia Italiana del Codice di Internet

    CoppolaUna riflessione che si intreccia con le molte proposte che si stanno susseguendo in materia di Open Data e di trasparenza delle informazioni delle quali è titolare la PA. Ultima in ordine di tempo quella oggetto dell’inserimento nel Ddl di riforma della Pubblica Amministrazione di un emendamento in materia di Freedom of Information Act a firma degli onorevoli del Pd Anna Ascani e Paolo Coppola; quest'ultimo è intervenuto durante i lavori sottolineando il valore dell'opera di disclosure che si va componendo nel panorama legislativo nazionale e comunitario. Far sì che il recepimento della direttiva e il rafforzamento degli obblighi in capo agli enti pubblici in materia di accesso alle informazioni, anche attraverso licenze che ne consentano il riutilizzo a fini commerciali da parte di privati, non pregiudichino la tutela del patrimonio culturale, complice uno sfruttamento indiscriminato dei dati a scapito del valore del bene pubblico, della sua integrità e conoscenza, è stato il filo conduttore di gran parte degli interventi. Dopo l’apertura affidata a Marina Giannetto (Sovrintendente dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica) [audio] le relazioni di Giuseppe Piperata (Associato di Diritto amministrativo presso l’IUAV di Venezia) [audio], Riccardo Pozzo(Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche) [audio] e Gustavo Ghidini (Università degli Studi di Milano, Università LUISS Guido Carli) [audio], il quale ha lanciato la proposta di un “doppio binario” per il riuso del patrimonio culturale digitale: accesso libero e gratuito per ricercatori e studiosi; a fronte di un ritorno economico per la PA nei casi di reimpiego a fini commerciali. “In relazione al tipo di accesso per fini editoriali o commerciali – secondo Ghidini  – dovrebbe essere ammesso un compenso in linea con i principi della disciplina autoriale, ponendo in capo all'amministrazione concedente un obbligo di reinvestimento dei ricavi nello sviluppo e nel potenziamento dell'architettura impiegata per la pubblicazione dei dati. Un obbligo che dovrebbe estendersi ai proventi delle operazioni derivate di marketing culturale connesse eventualmente all'uso commerciale dei dati”. È stata così la volta di una tavola rotonda moderata dal giornalista de Il Sole 24 Ore Antonello Cherchi e animata dagli interventi di Valentina Grippo, fellow dell'Accademia [audio], Roberta Guizzi del Servizio Giuridico dell’Agcom [audio], Flavia Piccoli Nardelli, membro della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati [audio], Marco Pierani di Altroconsumo [audio],Eugenio Prosperetti, membro del Tavolo Permanente per l’Innovazione e l’Agenda Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri [audio], eFerdinando Tozzi, componente del Comitato consultivo Permanente per il Diritto d’Autore [audio]. In chiusura l'intervento di Antonia Pasqua Recchia, Segretario Generale presso il Ministero dei Beni e della Attività culturali e del Turismo [audio]: “Siamo consapevoli della grande responsabilità con la quale dobbiamo affrontare il tema. Da parecchio tempo il ministero si è posto in una posizione di particolare apertura, sia per la presenza di banche dati di archivi e biblioteche sia per la digitalizzazione di opere d'arte, e con licenze d'uso Creative Commons. Vanno però differenziati vari aspetti: la completa accessibilità non deve sempre essere sovrapposta e confusa con la gratuità del dato, perché i dati di qualità costano sotto molti punti di vista. Un altro tema è poi quello della tutela dell'integrità delle opere quando c'è riproduzione, aspetto anche più importante del ritorno economico in senso stretto. Ma di sicuro non dobbiamo temere la pirateria sul patrimonio culturale, perché per quanto servano delle regole bisogna partire dal presupposto che maggiore circolazione significa arricchimento diffuso”. Le conclusioni sono state affidate a Silvia Costa, Presidente della Commissione Cultura al Parlamento Europeo [audio], la quale ha auspicato che “l'Osservatorio lanciato dal Professor Gambino possa espandersi su scala continentale; sarebbe molto importante che cominciassimo, anche grazie all'Accademia, ad avere nuovi luoghi di confronto”. [gallery type="slideshow" ids="18479,18480,18489"]

     

    2 luglio 2015

  • Agid pubblica i regolamenti tecnici per l’avvio di Spid: "A dicembre la prima identità digitale"

    A pochi giorni dalla sentenza con la quale il Tar del Lazio ha annullato alcune parti del decreto attuativo del Sistema Pubblico di Identità Digitale(SPID), è l'Agenzia per l'Italia Digitale a segnare un passo in avanti nel percorso di realizzazione del progetto. In collaborazione con il Garante privacy, infatti, l'AgID ha emanato quattro regolamenti tecnici sulle caratteristiche del sistema, i tempi e le modalità di adozione da parte delle pubbliche amministrazioni e delle imprese, le regole necessarie ai gestori per il riuso delle identità pregresse e l'accreditamento degli stessi gestori. Per quanto riguarda quest'ultimo punto, tra le caratteristiche richieste è presente anche quella del capitale sociale previsto nel Dcpm oggetto della sentenza del tribunale amministrativo laziale.
    La sentenza del Tar sul Decreto Spid: una prima lettura
    SPID è descritto dall'Agid come "la nuova infrastruttura paese di login che permette a cittadini e imprese di accedere con un’unica identità digitale, in maniera semplice e sicura, ai servizi on line della pubblica amministrazione e dei privati che aderiranno. L’identità SPID è costituita da credenziali erogate dagli identity provider o gestori di identità digitale, aziende che rispondono alle caratteristiche definite dai regolamenti tecnici e che dal 15 di settembre 2015 potranno fare richiesta di accreditamento. Cittadini e imprese saranno liberi di scegliere il gestore di identità che preferiscono poiché tutti applicheranno le regole di gestione definite da AgID". Esisteranno tre livelli d'identità, ciascuno di questi determinerà il livello di sicurezza dei servizi on line ai quali sarà possibile accedere. "Entro dicembre - annuncia l'Agenzia - verranno rilasciate le prime identità digitali a cittadini e imprese (una scadenza che nell'Agenda per la semplificazione 2015-2017 pubblicata in maggio sul sito della Funzione Pubblica era fissata a settembre, ndr). Agenzia delle Entrate, Inail, INPS, Regione Piemonte, Friuli Venezia e Giulia, Emilia Romagna, Liguria, Toscana e Marche permetteranno già l’accesso ai propri servizi tramite SPID. In 24 mesi il sistema pubblico di identità digitale sarà esteso a tutta la pubblica amministrazione così da permettere a tutti di accedere con un’unica identità digitale ai servizi digitali". infograf_spid_r4-1000  

    Riforma della Pa, approvate alla Camera le misure sulla “cittadinanza digitale”. Che passa per il digital first

    28 luglio 2015
  • Ampliare l'accesso ai beni di pubblico dominio: la ricetta argentina di Maximiliano Marzetti

    [caption id="attachment_3940" align="alignright" width="216"]Pubblicato: novembre 2013 Pagine: 94 ISBN: 978-987-1891-81-8 Pubblicato: novembre 2013
    Pagine: 94
    ISBN: 978-987-1891-81-8[/caption] Come si possono bilanciare le tutele per la proprietà intellettuale e una nuova stagione di apertura dell'accesso a beni di pubblico dominio? Una risposta prova a fornirla Maximiliano Marzetti, professore del Programma in Diritto e Beni Pubblici e della Maestria Propiedad Intelectual presso la sede argentina della Facoltà Latinomericana di Scienze Sociali (FLACSO), il quale ha rcentemente pubblicato un libro intitolato "Proposte per ampliare l'accesso ai beni pubblici in Argentina, stabilendo il necessario equilibrio tra diritti di proprietà intellettuale e dominio pubblico", edito dal Comitato Latinoamericano di Scienze Sociali (CLACSO) di Buenos Aires. L'autore, che è anche membro fondatore dell'Associazione Professionisti Italiani Argentina (PIA), parte dal presupposto che l'attuale quadro della proprietà intellettuale, nato agli albori della rivoluzione industriale, non sia più adatto alla società della conoscenza globale. Questo genera uno scontro tra
    "un regime di scarsità artificiale e un'abbondanza digitale. È tempo di ristabilire il perduto equilibrio tra mezzi (monopoli legali) e fini (bene comune) che sia allineato ai tempi e alle tecnologie digitali".
    Il libro analizza così il sistema di norme che regola il diritto d'autore in Argentina dal punto di vista dell'analisi economica del diritto, con l'obiettivo di dimostrare come il regime del diritto d'autore in vigore nel Paese latinoamericano sia uno dei più restrittivi al mondo. In esso infatti sono contemplate soltanto poche e circoscritte eccezioni e limitazioni ex lege, mentre non esiste l'equivalente della dottrina anglossassone del fair use; al contrario, si sovrappone un sistema di domaine publique payantin cui lo Stato si sostituisce all'autore nella gestione dei diritti patrimoniali dopo che le opere sono entrate nel dominio pubblico. Per espandere l'accesso ai beni pubblici, senza togliere i necessari e giusti incentivi ai creatori, il Professor Marzetti propone  riforme normative alla legislazione vigente con un intervento in tre aree: a) espansione delle eccezioni e limitazioni al diritto d'autore; b) regolamentazione di un meccanismo che consenta l'utilizzo delle opere orfane, in particolare per biblioteche e archivi; c) l'abrogazione del domaine publique payant, istituzione considerata inutile e inefficiente in quanto assimilabile ad una specie di ingiustificata pedaggio da pagare per l'accesso alla cultura. Il libro è disponibile gratuitamente in formato elettronico: 10 dicembre 2013
  • Diritto dell'ambiente tra pubblico e privato - Firenze, 24 novembre 2015

    Consulta il programma

  • La sentenza del Tar sul Decreto Spid: una prima lettura

    di Eugenio Prosperetti [*] Il Tribunale Amministrativo del Lazio si è pronunciato con sentenza 9951/2015 nel ricorso R.G. 2833/2015 di Assoprovider e altri contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri per l’annullamento del DPCM 24.10.2014 attuativo del sistema SPID. La notizia, nella sintesi giornalistica delle prime ore, è passata come l’annullamento del decreto. In realtà la sentenza annulla “nei limiti di cui in motivazione ed in parte qua”, vale a dire solo in alcune parti, citate nella motivazione della sentenza, il citato decreto che, per il resto, viene confermato. Una lettura della pronuncia, unita a una ricostruzione della causa in cui viene resa, consente di capire meglio quali siano le parti oggetto di annullamento. Le ricorrenti Assoprovider e altri avevano adito la Giustizia Amministrativa chiedendo l’annullamento pieno del decreto (non concesso) o, se del caso, l’annullamento di alcune parti dell’art. 10. In particolare puntavano ad annullare i requisiti di cui alle lettere a) e b) del comma 3 e del comma 4 del medesimo articolo. In particolare, la lettera a) prevede che gli identity provider abbiano forma di società di capitali e un requisito di capitale sociale minimo di cinque milioni di Euro. La lettera b) prevede invece che debbano “garantire il possesso da parte dei rappresentanti legali, dei soggetti preposti al controllo, dei requisiti di onorabilità richiesti ai soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo presso banche ai sensi dell’art. 26 del d.lgs. 385/93”. Il comma 4 prevede invece che le sopra citate lettere a) e b) non si applicano alle P.A. che chiedono l’accreditamento al fine di svolgere l’attività di gestore di identità digitale. Una primissima lettura sembrerebbe evidenziare il solo accoglimento della richiesta di annullare l’art. 10 comma 3, lettera a) ma, come si dirà in seguito, la portata della sentenza potrebbe essere più ampia. Invero, i Giudici del TAR si soffermano, in vari passaggi, sul solo requisito di cui all’art. 10, comma 3, lettera a), espressamente citato e, sembrerebbe, limitatamente al possesso di capitale sociale (non quindi alla forma di società di capitali). La sentenza del TAR infatti dispone: “il prescritto requisito di capitale sociale pone un limite che non persegue nemmeno una finalità logica, considerato che l'articolo 4 del decreto impugnato, ai commi 2, 3 e 4, prevede che l'Agenzia adotti regolamenti per definire le regole tecniche e le modalità attuative per la realizzazione dello SPID, le modalità di accreditamento dei soggetti SPID, nonché le procedure necessarie a consentire ai gestori dell'identità digitale, tramite l'utilizzo di altri sistemi di identificazione informatica conformi ai requisiti dello SPID, il rilascio dell'identità digitale: e tali norme integrative già prevedono dei requisiti molto stringenti per l'esercizio dell'attività di identificatore, senza che aggiuntivamente si palesi la necessità di subordinare lo svolgimento della ripetuta attività al raggiungimento di una soglia così elevata di capitale sociale.”; e ancora, subito dopo, “l’applicazione della nuova disciplina provocherebbe, necessariamente, effetti distorsivi del mercato, cagionando una rarefazione della concorrenza nel settore de quo che avvantaggerebbe direttamente i soggetti pubblici, esclusi dal rispetto del requisito in esame[dunque il capitale sociale NdR]” e poi “Ne discende che la disposizione in esame (art. 10, comma 3, lett. a) del decreto), oltre ad essere viziata da eccesso di potere per le ragioni sopra indicate, risulta in contrasto con i principi comunitari di tutela della concorrenza, parità di trattamento e non discriminazione (…)” (sottolineature aggiunte). La sentenza non si sofferma espressamente invece sul requisito di cui alla lettera b) e qualche dubbio interpretativo sulla permanenza del medesimo al riguardo appare dunque lecito. Leggendo più in profondità la sentenza si trova tuttavia evidenza che essa travolge entrambi i requisiti a) che b). Infatti il TAR dispone che il decreto è affetto da nullità “nella parte contestata [al secondo e terzo motivo]” e cioè, appunto, sia a) che b). Per quanto invece riguarda il comma 4, esso sembrerebbe non annullato (o, comunque, annullato senza particolari effetti) in quanto la soluzione offerta dal TAR per eliminare la ritenuta discriminazione nell’accesso al mercato tra privati e P.A. non è nell’impedire alle pubbliche amministrazioni di erogare il servizio o di prevedere che l’erogazione attraverso i privati, ma nell’esenzione delle imprese private dai requisiti giudicati stringenti per ripristinare la parità di trattamento. Le PP.AA. dunque, rimarranno libere di offrire servizi SPID al pari dei privati che avranno invece più facilità di accesso in conseguenza della pronuncia (ove divenisse definitiva, non dimentichiamo che sono ad oggi aperti i termini per l’eventuale appello e non è noto cosa intenda fare l’Amministrazione). La pronuncia in questione, ove divenisse definitiva, appare probabilmente sollecitare, al di là del disposto effettivo, un complessivo riesame da parte degli organi competenti dei requisiti identity provider coinvolgendo i soggetti concretamente interessati sul mercato ed aprendo un tavolo tecnico al riguardo in maniera da appianare le eventuali difficoltà residue. [*] L’autore è componente del Tavolo permanente per l’innovazione e l’agenda digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. La presente nota di commento e le interpretazioni ivi contenute sono personali dell’autore e non possono essere ascritte all’organo di appartenenza
  • Oltre lo Stato, la distinzione tra pubblico e privato

    romatreContinuano gli incontri organizzati dall'Università Roma Tre nell'ambito dell'iniziativa "Working Papers, nuove idee a confronto", contenitore che si propone di creare un forum di discussione attraverso una serie di incontri, nella forma di workshop, in cui giovani studiosi possano presentare propri lavori in fase di ultimazione, sottoponendoli all’analisi critica di professori e ricercatori esperti della materia. Il tema al centro dell'appuntamento di lunedì 21 ottobre sarà la ricerca della proiezione della distinzione tra pubblico e privato oltre la cornice dello Stato. Dopo la presentazione del professor Lorenzo Casini dell'Università Sapienza, discuteranno del tema Paolo Benvenuti e Andrea Zoppini.

    Nell’ambito dell’iniziativa

    Working Papers a ROMA TRE, nuove idee a confronto

    Down the Rabbit-Hole: the Projection of the Public/Private Distinction beyond the State

    Roma, 21 ottobre 2013

    ore 11.30

    Dipartimento di Giurisprudenza

    Via Ostiense, 139, Ed. Tommaseo, Aula 4

    Presentazione di LORENZO CASINI (Università degli Studi La Sapienza)

    Discutono

    PAOLO BENVENUTI (Università degli Studi Roma Tre) ANDREA ZOPPINI (Università degli Studi Roma Tre)  

    Segreteria scientifica: M. Colangelo, F. Mezzanotte, M.C. Paglietti, N. Vardi

    info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

  • Open Data, l'Agid pubblica le linee guida 2014 e apre la consultazione pubblica. Il Garante Privacy: "Solo dati aggiornati e indispensabili"

    L'Agenzia per l'Italia Digitale (AgID) ha pubblicato le "Linee guida per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico" per l'anno 2014.  In linea con le prescrizioni del Codice dell'amministrazione digitale, esse hanno lo scopo di "indirizzare l'azione della pubblica amministrazione verso una adeguata gestione dei dati ai fini dell'attuazione dei principi e degli obiettivi delineati con l'Agenda nazionale". Il documento aggiorna e sostituisce completamente quello dello scorso anno; come previsto, il documento viene ora condiviso con tutti gli interessati che potranno proporre integrazioni e modifiche nel periodo di consultazione pubblica che va dal 5 al 20 giugno prossimi. Nel frattempo, alcuni suggerimenti potranno essere oggetto di discussione in occasione del seminario sul tema della valorizzazione del patrimonio informativo pubblico che sarà tenuto dall'Agenzia per l'Italia Digitale giovedì 29 maggio (dalle ore 10:00) nell'ambito di ForumPA 2014. Il Garante Privacy Arrivano intanto anche le Linee Guida dell'Autorità Garante per la Protezione dei dati Personali, nelle quali si fissano alcuni principi in materia di rispetto della privacy in merito alla pubblicazione dei dati della Pa. "Sui siti on line della Pa - chiosa il Garante - devono esserci solo dati esatti, aggiornati e indispensabili. È vietato diffondere informazioni sulla salute. Sì agli open data, ma senza pregiudicare i diritti delle persone. Occorrono garanzie per i più deboli". Ecco in sintesi le principali misure indicate per la trasparenza on line. Principi generali
    • Le Pa devono pubblicare solo dati esatti, aggiornati e contestualizzati.
    • Prima di mettere on line sui propri siti informazioni, atti e documenti amministrativi contenenti dati personali, le amministrazioni  devono verificare che esista una norma di legge o di regolamento che ne preveda l'obbligo.
    • Le Pa devono pubblicare on line solo dati la cui pubblicazione risulti realmente necessaria. E' sempre vietata la pubblicazione di dati sulla salute e sulla vita sessuale. I dati sensibili (etnia, religione, appartenenze politiche etc.) possono essere diffusi solo laddove indispensabili al perseguimento delle finalità di rilevante interesse pubblico.
    • Occorre adottare misure per impedire la indicizzazione dei dati sensibili da parte dei motori di ricerca e il loro riutilizzo.
    • Qualora le Pa intendano pubblicare dati personali ulteriori rispetto a quelli individuati nel decreto legislativo n.33, devono procedere prima all'anonimizzazione di questi dati, evitando soluzioni che consentano l'identificazione, anche indiretta o a posteriori, dell'interessato.
      Open data e riutilizzo dei dati
    • I dati pubblicati on line non sono liberamente utilizzabili da chiunque per qualunque finalità.
    • L'obbligo previsto dalla normativa in materia di trasparenza on line della Pa di  pubblicare dati in "formato aperto", non comporta che tali dati siano anche "dati aperti", cioè liberamente utilizzabili da chiunque per qualunque scopo. Il riutilizzo dei dati personali non deve pregiudicare, anche sulla scorta della direttiva europea in materia, il diritto alla privacy.
    • Le Pa dovranno quindi inserire nella sezione denominata "Amministrazione trasparente" sui propri siti web un alert con cui si informa il pubblico che i dati personali sono riutilizzabili  in termini compatibili con gli scopi per i quali sono raccolti e nel rispetto del norme sulla protezione dei dati personali.
    • I dati sensibili e giudiziari non possono essere riutilizzati.
      Durata degli obblighi di pubblicazione Il periodo di mantenimento on line dei dati è stato generalmente fissato in 5 anni dal decreto legislativo n.33. Sono previste però alcune deroghe, come nell'ipotesi in cui gli atti producano i loro effetti oltre questa scadenza. In ogni caso, quando sono stati raggiunti gli scopi per i quali essi sono stati resi pubblici e gli atti hanno prodotto i loro effetti, i dati personali devono essere oscurati anche prima del termine dei 5 anni. Motori di ricerca
    • L'obbligo di indicizzare i dati nei motori di ricerca generalisti (es. Google) durante il periodo di pubblicazione obbligatoria è limitato ai soli dati tassativamente individuati dalle norme in materia di trasparenza. Vanno dunque esclusi gli altri dati che si ha l'obbligo di pubblicare per altre finalità di pubblicità (es. pubblicità legale sull'albo pretorio, pubblicazioni matrimoniali etc).
    • Non possono essere indicizzati (e quindi reperibili attraverso i motori di ricerca) i dati sensibili e giudiziari.
      Specifici obblighi di pubblicazione
    • Risulta proporzionato indicare il compenso complessivo percepito dai singoli dipendenti (determinato tenendo conto di tutte le componenti, anche variabili, della retribuzione). Non è però giustificato riprodurre sul web le dichiarazioni fiscali o la versione integrale dei cedolini degli stipendi. Esistono invece norme ad hoc per gli organi di vertice politico.
    • A tutela di fasce deboli, persone invalide, disabili o in situazioni di disagio economico destinatarie di sovvenzioni o sussidi, sono previste limitazioni nella pubblicazione dei dati  identificativi.
    • Vi è invece l'obbligo di pubblicare la dichiarazione dei redditi di politici e amministratori, con l'esclusione di dati non pertinenti (stato civile, codice fiscale) o dati sensibili (spese mediche, erogazioni di denaro ad enti senza finalità di lucro etc.).
      Obblighi di pubblicità degli atti per finalità diverse dalla trasparenza
    • Il rispetto dei principi di esattezza, necessità,  pertinenza e non eccedenza, permanenza on line limitata nel tempo dei dati personali, vale anche per la pubblicazione di atti per finalità diverse dalla trasparenza (albo pretorio on line degli enti locali, graduatorie di concorsi etc.).
    • Al fine di ridurre i rischi di decontestualizzazione del dato personale e la riorganizzazione delle informazioni secondo parametri non conosciuti dall'utente, è necessario prevedere l'inserimento all'interno del documento di "dati di contesto" (es. data di aggiornamento, periodo di validità, amministrazione, numero di protocollo) ed evitare l'indicizzazione tramite motori di ricerca generalisti, privilegiando funzionalità di ricerca interne ai siti web delle amministrazioni.
    • Deve essere evitata la duplicazione massiva dei file.
      28 maggio 2014
  • Pubblico e privato al tempo della rete, i video degli interventi alla presentazione de "La libertà fragile"

    Di seguito i video degli interventi alla presentazione de “La libertà fragile. Pubblico e privato al tempo della rete“, volume realizzato per Edizioni Scientifiche Italiane dal Prof. Salvatore Sica, Ordinario di Diritto privato comparato presso l’Università degli Studi di Salerno, con Giorgio Giannone Codiglione, Dottore di ricerca nello stesso ateneo campano. L’evento ha avuto luogo martedì 26 maggio presso libreria Arion di piazza Montecitorio a Roma, nell’ambito di un evento promosso dall’Accademia Italiana del Codice di Internet e dal Laboratorio In.Di.Co. dell’Università di Salerno.

    Leggi il report dei lavori

    Gennaro Sangiuliano - Vicedirettore del Tg1

    Professor Felice Casucci - Direttore della collana "Diritto e Letteratura" di ESI

    Professor Maurizio Dècina - Emerito del Politecnico di Milano

    Professor Alberto Gambino - Presidente dell'Accademia Italiana del Codice di Internet

    Antonello Soro - Presidente dell'Autorità Garante per la protezione dei dati personali

    Antonello Giacomelli - Sottosegretario di Stato allo Sviluppo Economico con delega alle telecomunicazioni

    Professor Salvatore Sica - Ordinario di Diritto privato comparato presso l’Università degli Studi di Salerno

    1 giugno 2015

  • Pubblico e privato al tempo della rete, Soro: "Occorre farci carico tutti di educare chiunque voglia nuotare in questo mare". Giacomelli: "Interloquire con i nuovi grandi player per governare i cambiamenti, senza demonizzare il futuro"

    "Se c'è una debolezza della politica c'è un serissimo rischio di debolezza anche dell'elaborazione intellettuale, cioè la fuga o l'abdicazione degli intellettuali rispetto a un proprio compito naturale, e questo diventa ancora più drammatico quando a fuggire sono i giuristi sul presupposto dell'impotenza o con la tentazione opposta dell'intervento a gamba tesa, ritenendo di poter fare tutto da soli. Oggi mi sembra confermata l'intuizione che ci ha guidato all'inizio del lavoro, e cioè che sia imprescindibile la comprensione tecnologica del fenomeno; nessun giurista può pensare di porre mano all'argomento se non ha prima chiaro il quadro in questo senso". Così il Prof. Salvatore Sica, Ordinario di Diritto privato comparato presso l’Università degli Studi di Salerno, ha concluso la presentazione de "La libertà fragile. Pubblico e privato al tempo della rete", volume realizzato per Edizioni Scientifiche Italianecon Giorgio Giannone Codiglione, Dottore di ricerca nello stesso ateneo campano. L'evento ha avuto luogo martedì 26 maggio presso libreria Arion di piazza Montecitorio a Roma, nell’ambito di un evento promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internete dal Laboratorio In.Di.Co. dell'Università di Salerno.

    Ascolta l'audio integrale - Guarda i video degli interventi

    [gallery ids="17452,17438,17451"]   Dopo i saluti del Direttore della collana "Diritto e Letteratura" di ESI Felice Casucci, ad introdurre i lavori è stato il Vicedirettore del Tg1 Gennaro Sangiuliano: "Ciò che più ho apprezzato del libro è l'inquadramento generale che storicizza il rapporto tra l'economia capitalistica e le libertà individuali, affermando in maniera molto netta e chiara che se per secoli il rapporto tra libertà dei singoli e libertà di mercato è stato molto intimo, ora il matrimonio è messo in crisi dall'irrompere della tecnologia. Questo perché l'economia capitalistica spinge sempre di più per la tecnologia e la tecnologia finisce poi invece per comprimere le nostre libertà individuali". A dare avvio al dibattito Maurizio Dècina, Professore Emerito del Politecnico di Milano: "Sia nella prima Internet, che era una rete dedicata alla comunicazione e al reperimento di informazioni, che nella seconda internet, quella di cui oggi stiamo discutendo, si ponevano e si pongono delle questioni di libertà, e ora siamo costretti a ri-domandarci quali sono i limiti di questa stessa libertà dell'individuo in una rete che si è voluta al punto di raggruppare le persone e i sistemi sociali. Stiamo parlando dei diritti dei cittadini on line, dalla privacy al diritto all'oblio, dal furto di identità al digital divide. Domani forse si scriverà un libro sulla terza fase, quella dell'Internet delle cose, che porterà una rivoluzione per la privacy ancor più pervasiva. Senza contare le nuove sfide per la security e il fatto che il grosso del traffico dell'Internet del futuro sarà sostanzialmente la televisione, leggi Netflix". Il Prof. Dècina ha così focalizzato la sua attenzione sui social network: "Non ho profili su Facebook né su Twitter, e il problema principale che vedo in questo tipo di piattaforme è culturale, la cultura delle tribù che si sviluppa al loro interno, una cultura monocorde assolutamente uniformata a uno o più modelli di mercato. Senza contare l'aggregazione di forme non proprio virtuose di espressione che viene abilitata da queste piattaforme, penso alle nuove forme di razzismo. Ecco, i sociologi dovrebbero studiare a fondo questo nuovo modo di esprimersi tra umani". Il Professor Alberto Gambino, Presidente dell'Accademia, ha esordito affermando che "è un testo che dovrebbe essere consegnato nelle aule universitarie per formare giovani e mettere ordine in chiave giuridica rispetto al mondo della rete. Perché oggi con l'emergere di tante situazioni c'è un grande disordine, e cioè non si distingue più quali siano le categorie che devono applicarsi alla casistica, e quindi si apre il rischio di utilizzare schemi tipici delle libertà che attengono al diritto pubblico e non al diritto privato per contrastare invece vicende che riguardano il diritto privato, come i contratti, e viceversa per temi come il furto di identità. Questo libro fa chiarezza attraverso sette casi finali che sono la stella polare sulla quale dovremmo cimentarci nei prossimi messi. Un primo grande tema è la sicurezza, che attiene evidentemente al diritto pubblico perché riguarda la collettività, ma che viene declinato anche con riferimento alla conservazione dei dati personali e quindi alla sfera più intima del soggetto; sono due aree del diritto che seguono dinamiche completamente diverse: in una potremmo dire diritto che può essere messo in circolazione dalla parte purché non vada a menomare la parte indisponibile, nell'altro è totalmente indisponibile perché la sicurezza del dato laddove ha che fare con l'interesse pubblico generale ovviamente non può essere toccata e sindacata dal soggetto privato. La nostra legislazione non si è compiuta, tant'è che abbiamo allo studio un disegno di legge che riguarda proprio la sicurezza cibernetica e che dovrà dire anche la parola italiana su questo tema". Il Prof. Gambino ha poi sottolineato la rilevanza della sovranità nazionale, come emerso in un recente convegno con i vertici di ICANN, e del diritto di accesso alla rete, "in merito al quale si è concluso davanti alla Commissione affari costituzionali del Senato un'iter di verifica nel quale si sono via via susseguite quattro impostazioni: l'articolo 2 della Carta costituzionale, quindi il diritto all'accesso come diritto inviolabile della persona dove si manifesta la sua personalità nelle formazioni sociali, tesi che poi è stata in parte disattesa perché è riduttivo pensare che solo nella rete c'è questa dinamica; l'altra tesi è stata quella di utilizzare invece l'articolo 21 della Carta costituzionale introducendo l'articolo 21-bis, ma anche qui è stato fatto notare che è una collocazione erronea perché la libera manifestazione del pensiero fa parte delle cosiddette libertà negative, mentre qui è esattamente il contrario, perché la dinamica non è di custodire, ma invece di limitare quelle sfere di libertà quando vanno ad intaccare diritti altrettanto inviolabili come ad esempio può essere la proprietà intellettuale. E allora arriva la prospettiva più interessante e culturalmente anche più stimolante: l'inserimento in un articolo 34-bis sui diritti sociali, e cioè il diritto alla salute e il diritto all'istruzione. C'è infine la prospettiva delle libertà economiche previste all'articolo 41, che implica una concezione della rete come servizio pubblico universale. Io ho l'impressione che dentro Internet ci siano aspetti legati a ciascuno di questi quattro scenari ma che vadano disegnati bene perché altrimenti il rischio è che questi sette casi contenuti nel libro possano essere fraintesi". "Ci sarebbe poi da scrivere - ha concluso il Presidente di Iaic - un altro libro che riguarda invece di diritto commerciale, il diritto industriale e diritto della concorrenza, che segue regole che sono in parte divergenti dallo scenario appena tracciato. Il che invita ad una riflessione molto alta se non sia il caso di inserire nella nostra Carta costituzionale finalmente le Authorities, che davanti a questo scenario hanno un ruolo che spesso è più significativo dell'autorità giudiziaria ordinaria". fotoUn'idea che ha ricevuto il sostanziale accordo del Presidente dell'Autorità Garante per la protezione dei dati personali Antonello Soro, il quale ha iniziato il suo intervento affermando che "delle grandi libertà quella economica è davvero fragile in questo momento. L'economia del tempo in cui viviamo sempre di più diventerà l'economia fondata sulla raccolta di informazioni, sulla loro elaborazione, sull'intreccio di tutte le informazioni che sette miliardi di persone producono tutti i giorni ma che soltanto poche imprese riescono a contenere nel loro insieme. Il monopolio si è andato formando in tempi rapidissimi perché chi ha avuto l'intelligenza, e non va demonizzato, di cogliere le opportunità di questa fase della nostra storia ha creato aziende che hanno ora tante risorse, e più ne accumulano più rendono difficile la competizione degli altri imprenditori. La nostra persona diventa sempre di più un oggetto connesso, o connesso con gli oggetti e comunque in una rete di connessione generale, e il corpo finisce col diventare merce che può essere gestita ed è assolutamente privo di protezione, o ha una protezione debolissima". Soro ha poi posto l'attenzione sulla trasparenza della Pubblica amministrazione: "Siamo sicuri che tutta l'attività di digitalizzazione che la Pa sta facendo mette in sicurezza i dati? Noi abbiamo motivo, per mestiere, di avere molti dubbi, e ci stiamo impegnando molto in un modo che che probabilmente è sottostimato anche da chi ci chiede consulenza, cioè il Governo e le agenzie dello Stato; dobbiamo suggerire percorsi virtuosi per garantire il massimo della sicurezza alle informazioni che ci riguardano perché se quelle informazioni sono vulnerabili diventa vulnerabile la nostra vita".
    Diritto all’oblio, Soro: “Criteri Google coincidono con i nostri”
    Un passaggio infine sull'alfabetizzazione ai mezzi digitali: "Occorre farci carico tutti, ognuno come può, di educare chiunque voglia nuotare in questo mare. Gli internauti devono sapere che dentro la rete ci sono delle insidie, che è un mondo complesso; noi quando il bambino lo portiamo la prima volta in piscina o al mare gli spieghiamo che se beve l'acqua affoga, gli diciamo che prima di allontanarsi deve imparare a nuotare, ma al bambino al quale affidiamo un oggetto come uno smartphone abbiamo insegnato che cos'è il mare nel quale navigherà? Certo non possiamo farci carico del singolo cittadino, ma possiamo farlo della dimensione generale. La protezione dei dati è un nome della libertà e bisogna asservire la tecnologia alla tutela del diritto, non subire il processo contrario. Questo non significa diventare neo-luddisti, ma lavorare con chi progetta le tecnologie per far sì che siano presenti di default dei meccanismi di tutela. Il tutto partendo dalla consapevolezza che nella società digitale non c'è più una divisione fra il mondo fisico e quello virtuale; è una sola vita, è la nostra vita che vive in una pluralità di dimensioni". Antonello Giacomelli, Sottosegretario di Stato allo Sviluppo Economico con delega alle telecomunicazioni, ha chiosato in apertura: "Mi sembra ci sia un modo un po' gladiatorio in Europa di approcciare certe questioni, nascondendo o dimenticando che in realtà molte delle motivazioni che spingono a questa posizione non affondano le radici nella complessità delle questioni fin qui dibattute, ma più banalmente in una lotta di interessi fra alcuni tipi di editori ed altri. Noi abbiamo verso questi nuovi soggetti, verso i nuovi campioni della rete, verso gli Over the top, un atteggiamento che non è di sudditanza ma non è nemmeno di una prevenuta demonizzazione. Noi siamo convinti che di fronte a un evolversi tumultuoso occorre sempre la capacità delle istituzioni e della politica di governare i processi e interloquire in profondità con i protagonisti cercando di comprendere il cambiamento in atto. In questa fase poi il cambiamento è un cambiamento vero, questa è una rivoluzione al pari e forse di portata superiore a quella della rivoluzione industriale. Noi fatichiamo a comprenderlo perché questo è uno strano paese che parla sempre di rivoluzioni ma, faccio per dire in termini di capacità di rete, mentre nel mondo evoluto si parla in termini di giga e in Europa si parla di superare i cento mega se il Governo italiano dice che dobbiamo superare il doppino di rame siamo dirigisti". "Abbiamo provato - ha proseguito Giacomelli - nel nostro semestre europeo ad affermare la necessità di declinare l'Europa non solo in termini di mercato, ma in termini di soggetto istituzionale unico, perché di fronte a fenomeni e mercati globali la dimensione delle istituzioni e della politica è ancora ferma a una visione frammentata, nazionale quando va bene, con una enorme fatica a un processo di cessione di sovranità verso un livello superiore. Quindi abbiamo convocato il Consiglio Europeo sull'idea che l'Europa parlerà con una sola voce rispetto al tema della governance di Internet, che, è del tutto evidente, attualmente ha un assetto che non può tenere. Europa e Stati Uniti devono parlarsi in questo ambito perché condividono esattamente i valori e i principi rispetto a cui si declina l'idea di persona e il suo rapporto con la comunità, l'idea di diritti di persona, di libertà e di riservatezza. Ma finito il nostro semestre abbiamo preso atto che il 12 giugno ci ritroveremo al Consiglio europeo con al centro il tema del mercato unico europeo, e quindi ancora una volta ci diremo che forse abbatteremo alcune norme e risolveremo alcune piccole questioni burocratiche, ma non daremo forza a una dimensione istituzionale sovranazionale capace di stare sullo stesso terreno su cui si muovono i grandi player digitali e su cui le dinamiche del mercato, al di là della rete, oggi si muovono". "Oggi - ha chiosato il Sottosegretario - quando il capitalismo sembra aver sconfitto senza appello l'idea di liberalismo e sembra aver fagocitato la dimensione stessa della democrazia, e sembra essere diventato il pensiero unico che in qualche modo è capace anche di ridefinire il senso dei principi e dei valori e il ruolo delle istituzioni, io credo che il compito fondamentale sia accelerare i processi che danno forza alle istituzioni e conferiscono alle istituzioni sovranazionali la capacità di essere i soggetti del diritto e i soggetti del governo di processi che non possono essere chiusi dentro i confini nazionali e che in molti casi dipendono esattamente dai limiti delle istituzioni e dei governi. Io ho provato a spiegare al mio amico Francesco Boccia che su questa storia della Google tax continuare a parlarne come fosse una roba delle finanze italiane non dà giustizia all'importanza del tema. E quando ne abbiamo parlato con qualcuno di questi soggetti ci hanno detto con franchezza che rispettano la legge, sfruttando semplicemente delle dinamiche permesse dall'attuale assetto fiscale di alcuni Paesi europei. Allora io penso che questa crisi e questa fragilità non solo della libertà ma dei valori che riguardano la nostra vita e l'idea stessa di persona per come non abbiamo declinata sta nella debolezza della politica e delle istituzioni". "Io penso che qui sia la nostra crisi; allora quale strada abbiamo? Non quella della resa, ma neanche quella della continua denuncia, perché c'è la strada della interlocuzione e della costruzione, del confronto. Il successo che ha ottenuto il Garante per la privacy italiano nel rapporto con Google non viene dal fatto che esiste un'Autorità di garanzia europea con una forza e quant'altro, ma da una capacità di interlocuzione che ha prodotto per la prima volta da parte di Google l'accettazione di una verifica diretta dei processi di implementazione secondo gli accordi sottoscritti. Ma certo sarebbe bello che fosse un'Authority o una sorta di coordinamento europeo a fare quel lavoro e a farlo nel dialogo con gli Stati Uniti. Perché a questa crisi si deve rispondere non demonizzando il futuro, che è già presente e noi possiamo scegliere se esserne travolti o se tentare in qualche modo di esserne co-protagonisti". "Alcuni principi per come noi l'abbiamo storicamente declinati subiscono una mutazione profonda, e lo sforzo continuo del diritto, del legislatore, ma anche di chi è chiamato a governare i processi, è nel cogliere questa trasformazione senza rinunciare a declinare quei principi e quei valori nel contesto nuovo che cambia anche il volto e il significato delle cose. In questo senso alcuni passaggi non sono in grado di valutarli positivamente; penso alla sentenza sul diritto all'oblio, che affida all'interlocuzione tra un individuo e un motore di ricerca la contemperazione di principi come il diritto alla riservatezza e il diritto alla libera informazione. Credo che in questo caso il ruolo di un'autorità non avrebbe appesantito lo scenario, ma avrebbe dato maggiore certezza". "Ma allora qual è la suggestione che rimane dalla da questa lettura interessante? Io penso che sia esattamente nella crisi della dimensione pubblica e nella crisi della politica. L'affermazione dell'io come misura che diventa, nell'illusione di un'espansione della libertà, la negazione degli strumenti che in qualche modo come soggetto collettivo abbiamo per affermare anche i nostri diritti nei processi complessi. Se ognuno di noi è solo è più esposto a fenomeni di cui non è in grado di controllare la portata, e quando noi distruggiamo la dimensiona collettiva in qualche modo indeboliamo anche la dimensione individuale pur senza rendercene conto, anzi nell'illusione che sia esattamente il contrario. Penso che la rete esalti questa dimensione di crisi e di difficoltà e sia nella sua stessa natura, e che quindi Internet offra insieme a straordinarie opportunità anche l'incentivazione di qualche illusione. Occorre l'impegno di tutti perché essa sia soprattutto fattore di crescita e di sviluppo e non al contrario un fattore di limitazione". "In questi giorni - ha concluso Giacomelli - il Governo ha depositato il disegno di riforma sulla governance della Rai; la legislazione sul servizio pubblico parte dal 1975 ed è tutta pre-digitale, come se ancora fosse possibile affrontare il mondo di oggi con gli strumenti di ieri. Lo dico per dire che dobbiamo avere consapevolezza di una limitazione che ci riguarda ma che a mio avviso è il vero fattore della crisi di coppia alla base del volume; penso che dobbiamo lavorare perché la democrazia, il liberalismo, i principi che hanno determinato la nascita dell'idea di libero mercato ritrovino esattamente la propria primazia". 28 maggio 2015