DIMT.IT - regolamento

  • "Il regolamento AGCom in materia di tutela del diritto d'autore a valle delle ordinanze del Tar Lazio, Sez. I, nn. 10016 e 10020 del 2014", l'intervento del Prof. Alberto Gambino

    Di seguito l'intervento del Prof. Alberto Gambino, ordinario di Diritto privato presso l'Università Europea di Roma e direttore scientifico di Dimt, in occasione del Seminario "Il regolamento AGCom in materia di tutela del diritto d'autore a valle delle ordinanze del Tar Lazio, Sez. I, nn. 10016 e 10020 del 2014", organizzato dalla Direzione del Focus TMT della Rivista Federalismi e tenutosi a Roma lo scorso 13 ottobre 2014.

    Tar Lazio ordinanza n. 10016/2014

    Tar Lazio ordinanza n. 10020/2014

    15 dicembre 2014
  • "Il regolamento Agcom sul diritto d'autore", in occasione della presentazione del volume diretto da Luigi Carlo Ubertazzi - Torino, 5 dicembre 2014

    regolamentoagcom
  • "Verso il nuovo regolamento europeo sulla privacy”, report del convegno dell'Accademia Italiana del Codice di Internet

    "La Commissione europea ha evidenziato in più occasioni come lo sviluppo dell’economia digitale nell’Unione Europea negli ultimi anni è stato complessivamente meno rapido ed efficiente rispetto all’evoluzione avuta negli Stati Uniti, con il consequenziale e naturale riverbero sulle attuali capacità industriali degli operatori europei. Anche i finanziamenti europei, nell’ambito dell’innovazione e della ricerca in materia di tecnologie digitali, si sono rivelati al di sotto della massa critica e le attività a tutt’oggi presenti in questo campo si dimostrano scarsamente coordinate tra loro". È così che il Professor Alberto Gambino, Presidente dell'Accademia Italiana del Codice di Internet, ha aperto i lavori di “Governance di Internet ed efficienza delle regole: verso il nuovo regolamento europeo sulla privacy”, evento organizzato dall'Accademia nella giornata di ieri presso la sala Spazio Europa, nel centro di Roma, alla vigilia dell'approvazione del nuovo Regolamento generale per la protezione dei dati personali, prevista nel prossimo Consiglio europeo del 4-5 dicembre.

    I VIDEO DEGLI INTERVENTI

    10481922_10152834502838166_1418373925707735001_nQuesta situazione - ha proseguito Gambino - è riscontrabile in generale con riferimento a tutti i tipi di attività nel campo dell’ICT pur palesandosi con massima evidenza nei più innovativi servizi quali il cloud computing, il crowdsourcing e i big data. Elemento essenziale che connota tali servizi è il naturale ambito di erogazione degli stessi che prescinde dal territorio in cui è stabilito il provider per assumere dimensioni globali sia per ragioni tecniche che per ragioni economiche. In questo contesto si palesa come la possibilità di operare in mercati transnazionali richiede la necessaria definizione di regole normative comuni applicabili a tutti gli utenti, non essendo ipotizzabile che i provider sopportino i costi per approntare diversi condizioni a seconda della nazionalità dell’utente". "L’esigenza di definizione di un quadro normativo quanto più ampio possibile viene percepita dai legislatori non tanto con riferimento alle regole civilistiche che sovraintendono ai rapporti contrattuali tra utenti e provider, ma piuttosto alla regolamentazione dei diritti della persona la cui tutela viene ritenuta non attribuibile unicamente alla forza contrattuale delle parti, specie per quanto attiene alla tutela della privacy degli utenti". Per quanto attiene ai big data, settore che nel 2012 "ha stimolato una spesa mondiale di ventotto miliardi di euro, che ha raggiunto quota trentaquattro miliardi l’anno successivo", il Prof. Gambino ha sottolineato che "una delle più rilevanti ragioni della sproporzione tra gli investimenti tra operatori europei e statunitensi pare essere rinvenibile nell’attuale complessità del quadro giuridico e alla difficoltà di accedere a grandi dataset e infrastrutture abilitanti, elementi che si traducono in barriere che ostacolano l’ingresso sul mercato delle PMI che dovrebbe essere, invece, le prime generatrici di innovazione. Ciò è tanto vero che, all’interno del pacchetto di riforme predisposto in questi ultimi anni dalla Commissione europea in materia di trattamento dei dati, è stata attribuita una posizione preminente ai big data, con l'obiettivo di definire un contesto normativo solido, in grado di preservare la fiducia degli utenti nell’ambiente digitale, maturando al contempo uno spazio sicuro dove beni e servizi possano svilupparsi ampiamente". Nello scenario dell'economia globalizzata appare così necessaria la definizione di paradigmi comuni: "L’analisi dell’impatto della normativa sul trattamento dei dati ha dimostrato come il rallentamento dello sviluppo dell’economia digitale non discenda unicamente dalla previsione di una dettagliata normativa in materia ma, piuttosto, dalle modalità non uniformi con cui la direttiva è stata recepita nei singoli Stati membri. A distanza di quindici anni dall’emanazione della prima direttiva sul tema, tenuto conto del mancato raggiungimento dell’obbiettivo di definizione di un quadro normativo uniforme sul territorio europeo e considerato il mutato scenario tecnologico, l’Unione Europea ha cominciato a pensare ad un regolamento che consentisse l’armonizzazione della disciplina in materia di privacy negli ordinamenti dei vari Stati membri. Invero, pur non discostandosi molto dai contenuti della precedente disciplina, la proposta di regolamento si sofferma su alcuni punti focali che consentiranno la definizione di un quadro normativo unitario in grado di favorire lo sviluppo dei nuovi servizi dell’ICT. Tra gli elementi più rilevanti della proposta di regolamento è opportuno segnalare la nuova modalità di prestazione del consenso al trattamento dei dati personali connesso al calcolo del rischio, la profilazione dell’utenza e la disciplina del diritto all’oblio, c.d. right to be forgotten. In questo senso, la proposta di regolamento, pur essendo stata tacciata da taluno come una sostanziale duplicazione della precedente direttiva, imporrà le condizioni previste al suo interno a tutti gli Stati che vorranno operare nel mercato europeo: tale intervento legislativo potrebbe portare ad una surrettizia introduzione di una disciplina globale della privacy". LEGGI IL POSITION PAPER DELL'ACCADEMIA Con la moderazione di Francesco Di Mario, Capo servizio Economia del Tg1, a prendere la parola è stato così il Garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro: "La direttiva europea attuale sulla protezione dei dati personali era stata pensata per garantire la libertà di movimento dei cittadini, mentre oggi rischiamo di produrre un quadro normativo che sia troppo sbilanciamento verso i diritti delle imprese. Mi riferisco soprattutto all'istituto del one stop shop. Occorre senza dubbio apportare dei miglioramenti. Sotto un altro e più generale punto di vista, non si può non considerare l'enorme squilibrio di poteri tra i monopolisti che raccolgono, elaborano e profilano le nostre vite sulla base dei dati raccolti e il singolo utente che si affida a regole che sono più facilmente spendibili sullo spazio fisico che in quello immateriale. Sullo sfondo c'è il non facile percorso del pacchetto di norme pensate dalla Commissione europea e ora sottoposto ad un non velocissimo esame da parte del Consiglio e che difficilmente potrà concludere il suo percorso con la presidenza italiana. Si cerca di creare un quadro armonizzato di principi per superare quel po' di frammentazione tra gli stati e per assicurare a 500 milioni di utenti europei di avere un maggiore controllo di dati. Ma soprattutto adeguare la normativa all'evoluzione tecnologica e a quella che per semplicità chiamiamo società digitale. Un quadro normativo che intenda affrontare adeguatamente queste sfide non può prevedere regole troppo rigide che rischino ancor prima di essere effettive di danneggiare l'economia fondata sulla società digitale". soro"Se è vero che i principi fondativi della direttiva sulla quale noi operiamo ancora hanno ancora la loro validità e sono tecnologicamente neutri - ha proseguito Soro - in realtà le norme europee di riferimento richiedono nuove modalità di applicazione. Le minacce sono i fenomeni della profilazione e della sorveglianaza globale, che in qualche modo si tengono fra di loro. Quello della profilazione è uno dei temi più dibattuti; l'intento è rafforzare la tutela prevedendo vincoli alla profilazione così da consentire una maggiore trasparenza dei processi, un maggiore controllo sui dati condivisi ma senza limitarsi a riconoscere all'interessato il diritto ad una opposizione al generico consenso al trattamento dei suoi dati. Pensiamo anche al fatto che i big data possono essere utilizzati e riutilizzati per finalità diverse rispetto a quando è avvenuta, con consenso, la loro raccolta, e le informazioni sulle perosne sono ricavabili all'insaputa degli interessati anche da dati che all'origine erano anonimi, cresce la capacità del sistema di re-identificarci grazie a dati che erano stati condivisi senza quell'intento. L'organizzazione del diritto europeo deve così porsi come avanguardia, e la protezione dei dati è il primo nuovo diritto della società digitale. Ma una sola autorità locale non può attuare l'enforcement nei confronti delle grandi corporation". La  responsabile della comunicazione presso la Camera dei Deputati Anna Masera ha subito dopo fatto riferimento all'Internet Governance Forum previsto il prossimo 25 novembre e alla consultazione pubblica in corso sulla bozza di Internet Bill fo Rights da poco partorita dalla Commissione per i diritti e i doveri relativi ad Internet istituita a Montecitorio nel luglio scorso. rodotàEd è proprio il Presidente della Commissione, il Professor Stefano Rodotà, ad intervenire:  "Nei prossimi sei mesi bisognerà mettere a confronto il testo del Consiglio con quello uscito dal Parlamento, e penso che voi possiate dare un contributo importante, sia in generale che su alcune questioni specifiche, come quella del diritto all'oblio, ma anche quella del one stop shop; a Bruxelles ci si chiede se sia possibile continuare ad avere un meccanismo di dispersione delle decisioni o se sia necessario concentrare la governance. Qualcuno sostiene che, come c'è una Bce per le questioni finanziarie, non può non esserci una altrettanto significativa presa di responsabilità politica in materia di data protection". Rodotà ha così evidenziato una "eccessiva analiticità" nel nuovo regolamento, con un "insieme di principi ed eccezioni che rende estremamente complicato interpretare una serie di norme. In ogni caso, va notato che quando si è iniziato a discutere di questo regolamento l'argomento della protezione dei dati personali era entrata in una sorta di cono d'ombra. Solo un paio d'anni fa il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, affermò che 'la privacy è finita come regola sociale', e siccome non è un sociologo voleva dire solo una cosa: 'i vostri dati sono miei'. La situazione non era certo propizia per un regolamento che desse alla tutela dei dati personali la rilevanza che gli viene data ora in una situazione cambiata. Lo stesso padrone del social network ha fatto una serie di aperture alla tutela della privacy, e in un certo senso la morte della privacy è stata accompagnata dalla sua resurrezione. Ma in questo non si può non far riferimento a Snowden e alla Nsa, perché quello scandalo è stato il punto che ha radicalmente cambiato la visione globale sul tema". "Va sottolineato - ha proseguito il giurista - come non possiamo non ragionare in una dimensione costituzionale su queste questioni, tenendo sempre presente al contempo la necessità di garantire la tenuta delle norme rispetto ad una realtà che vede digitalizzarsi completamente le nostre vite. Ma la sorveglianza di massa è poco trattata nel regolamento, che appare arretrato su questo versante, come se le forme di sorveglianza fossero ancora quelle del tempo della vecchia direttiva. Quando vivevamo nel web 1.0 la domanda che si poneva alle Autorità come il Garante era solo se ci fosse consenso al trattamento. Nel web 2.0 questa idea è stata sottoposta ad uno stress fortissimo. Il fenomeno dei big data non è solo un fatto tecnologico, ma è reso possibile da tutti i dati messi a disposizione dagli utenti; c'è questo nel regolamento?". Rodotà ha poi inserito nel quadro anche la neutralità della rete: "Come sapete c'è stata una dichiarazione molto esplicita di Obama che ha avuto addirittura ricadute in borsa; è chiaro che il discorso della tutela dei dati personali può apparire estraneo alla questione, ma io non penso sia così, perché è in ballo l'assetto complessivo dei soggetti che gestiscono i dati personali, in una dinamica nella quale sono ricomprese anche le questioni relative alla concorrenza. Perché se noi creiamo delle situazioni di difficoltà per alcuni operatori, generando disparità e ambiguità nell'accesso ai dati, non potremo non causare problemi di tutela. Detto in altre parole, due velocità di circolazione dei dati significano anche due velocità di protezione dei dati stessi. Secondo me questa questione dovrebbe trovare nel regolamento una sua qualche rilevanza". bonaccorsiUna sferzata alle procedure parlamentari è arrivata subito dopo dall'On. Lorenza Bonaccorsi, membro della Commissione Parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi: "Noi ci confrontiamo ogni giorno con un meccanismo di formazione della norma che è assolutamente inadeguato con le esigenze sottolineate dal Professor Rodotà: siamo portati a legiferare su tutto, persino su come debbano essere le lampadine dei semafori. Quando parliamo di governance di Internet e di efficienza delle regole io mi chiedo ogni giorno se quello che facciamo abbia un senso, perché la nostra visione è sempre troppo breve, ed è una frustrazione". "Se il 45% della popolazione non usa internet la colpa è di chi aveva la responsabilità di capire dove stava andando il mondo: una dimensione globale che il Parlamento italiano non ha guardato. Oggi siamo in ritardo, il lavoro da fare è enorme e stiamo cercando di portarlo avanti, e questo anche oltre dall'alfabetizzazione digitale del Paese, dalla scuola alla Pubblica Amministrazione; è chiaro che sono passi importanti e significativi, ma non mi convince il discorso che se digitalizziamo la Pa abbiamo digitalizzato il Paese, perché c'è bisogno di riprendere un lavoro di infrastrutturazione, e su quello si fa più fatica. E anche su questi temi stiamo assistendo ad una discussione arretrata, si parla di scorporo della rete o meno, mentre bisogna passare ad un altro livello di dibattito". LEGGI l'intervento dell'On. Michele MetaPresidente della Commissione Trasporti, Poste e Comunicazioni presso la Camera dei Deputati Nella seconda parte del convegno si è passati alle relazioni accademiche curate da quattro dei soci fondatori dell'Accademia Italiana del Codice di Internet. 10408081_10152834502263166_270321622853570736_n Il Professor Salvatore Sica (Università di Salerno) è intervenuto con "La privacy: meno regole, più diritto". "È chiaro - ha esordito - che ci sia un elemento di provocazione nel titolo della mia relazione, ma è perché io sono convinto che il dibattito in materia sia per gran parte fuorviante; spesso sembriamo intenti a guardare il dito piuttosto che la Luna. Abbiamo un'alluvione legislativa e regolamentare su vari livelli su questa materia, alluvione che probabilmente finisce per distrarre dal focus relativo ai temi. La miopia della visuale di nicchia sulla materia rischia di fare il gioco di chi vuole evitare l'interrogativo di fondo: qual è la filosofia che deve sorreggere l'intera disciplina normativa? Io dico che non possiamo prescindere ulteriormente dall'aspetto che riguarda il contesto, il quadro d'insieme, che è completamente diverso rispetto al passato, quando liberalismo e capitalismo andavano a braccetto; assistiamo invece ora ad un capitalismo in espansione, fortemente autoreferenziale che non ha un contraltare in un'autorità nazionale che abbia una funzione di controllo e di definizione dei limiti. Dobbiamo sforzarci culturalmente per uscire dalla spirale dell'intervento settoriale; bisogna dirci che non c'è ritorno dall'incessante scambio di informazione. Ed è in questo senso che bisogna operare un recupero del diritto, da cui discende il recupero delle regole". "Cooperazione e competizione regolatoria nei rapporti EU-US: la Proposta di Regolamento alla luce del c.d. Datagate" è invece il titolo della relazione del Professor Giorgio Resta (Università di Bari), il quale  ha evidenziato come "la lettura del regolamento sicuramente richiama l'attenzione sulla vicenda del Datagate, ma ci suggerisce di guardare cosa c'è dietro", ripercorrendo così i momenti salienti del percorso che ha portato alla divaricazione tra la "strada nordamericana" e quella europea": "La strada nordamericana si connota oltre che per l'assenza di un quadro unitario, ma anche per l'assenza di protezione costituzionale per il data privacy". "In ogni caso, all'indomani dello scandalo Datagate all'indignazione dei cittadini e degli attori che operano a difesa dei diritti degli utenti non sono corrisposte significative azioni da parte dei governi europei, perché al di là delle formali proteste molte delle informazioni sui programmi di sorveglianza su questa sponda dell'Atlantico sono rimaste secretate". Le questioni sollevate da dinamiche che non possono quindi essere confinato agli Stati Uniti sono quindi chiare: "Qual è la base giuridica della raccolta di dati personali per ragioni di pubblica sicurezza? Ha l'effettiva attuazione di tali programmi violato una o più principi giuridici nazionali o sovranazionali?". falceLa Prof.ssa Valeria Falce (Università Europea di Roma) ha a sua volta concentrato l'attenzione sul “One stop shop” e sull'efficienza dell’azione di vigilanza. [Consulta le slide dell'intervento] "Anche alla luce all’autorevole contributo degli Stati Membri, si ribadisce che condicio sine qua non per il funzionamento del mercato interno è l’approdo ad un quadro normativo armonizzato in cui lo stesso enforcement del diritto fondamentale della protezione dei dati personali sia conforme ai principi di convergenza, coerenza e non contraddizione nelle prassi nazionali. Il cambio di prospettiva è radicale. In forza della Direttiva del 1995 un’impresa che operava in più Stati Membri doveva confrontarsi con più Autorità di Protezione dei Dati, senza che operassero meccanismi di raccordo o coordinamento. Era quello un sistema che si giustificava e continua oggi a giustificarsi quando ci si confronta con un fenomeno locale. Ogni volta però che il trattamento non esaurisce i suoi effetti all’interno dei confini nazionali, quando cioè ci si confronta con comportamenti dall’impatto transfrontaliero, quell’architettura vacilla perché non regge alla prova, da un lato, dei pilastri fondanti il diritto dell’Unione orientati alla certezza legale, alla prevedibilità delle azioni e al legittimo affidamento; dall'altro, della globalizzazione dei mercati e della sfida dell’economia dell’economia dell’informazione e della conoscenza". "Ecco allora che nell’ecosistema digitale - ha sottolineato la Prof.ssa Falce - il modello in essere svela limiti giuridici insuperabili a cui si aggiungono costi economici eccessivi. Di fronte al fallimento del modello attuale, due sono le spinte prevalenti: una forza centripeta che muove verso la convergenza sostanziale delle regole e del relativo enforcement e una forza centrifuga che rifiuta di rinunciare all’egemonia nazionale e diffida di un enforcement di diritti fondamentali che non sia radicato sul territorio e sulla cultura del luogo. Come conciliare queste due forze, di forza uguale e contraria? Difficile fornire una risposta, ma possibile contribuire grazie alla metrica del diritto comunitario della concorrenza, per la quale l’efficienza dell’azione di vigilanza passa attraverso l’armonizzazione e la modernizzazione delle regole, la concentrazione delle competenze, l’uniformazione delle prassi e solo successivamente il decentramento nell’enforcement cui si accompagna una nuova centralità: il governo del sistema delle regole". esternoIl chiusura, il Professor Oreste Pollicino (Università Bocconi) è intervenuto con "Interpretazione o manipolazione? Ovvero il senso della Corte di giustizia per la protezione dei dati personali nelle decisioni Google Spain e Digital Rights Ireland". "Tutte le volte in cui gli stati membri dimostrano di non voler progredire nel percorso di arricchimento dell’acquis comunitario per via legislativa, ecco che la Corte di giustizia indossa, con una certa disinvoltura, va detto, i panni del judge made law e accelera per via giurisprudenziale. Non sembra qualcosa di assai dissimile sia accaduto rispetto alle ultime evoluzioni relative ai meccanismi di protezione dei dati personali presenti nell’ordinamento comunitario". "Oramai da anni, a livello intergovernativo, si era deciso che fosse necessario uno scatto in avanti riguardo il livello di tutela della privacy europea, e che fosse indispensabile un atto di portata generale immediatamente vincolante ed obbligatorio in tutti i suoi elementi che portasse ad una maggiore uniformazione del dato normativo degli stati membri e che adeguasse i meccanismi di protezione dei dati al contesto digitale che, ovviamente, non era l’ambito elettivo di riferimento quando si è adottata la direttiva del 46/95. Ciò nonostante, il destino del regolamento generale a protezione dei dati personali, la cui approvazione, non a caso, ha subito un’accelerazione a seguito dell’intervento, a piedi uniti, della Corte di giustizia nelle due decisioni richiamate nel titolo della relazione, sembrava vincolato al superamento di veti incrociati di difficile risoluzione. "Una situazione di stagnazione - ha proseguito il Prof. Pollicino -  cui i giudici comunitari rispondono in maniera decisa, con le due decisioni tra aprile e maggio del 2014, in cui sembra emergere la chiara volontà, parte degli stessi giudici, di prendere molto - forse troppo? - sul serio la protezione di un nuovo digital right to privacy. Un tentativo, in altre parole, da parte della Corte di giustizia, di adeguare, a  legislazione invariata, alle caratteristiche tecniche del mondo dei bit quel Right to Privacy che Warren e Brandeis, per primi, nel 1890, avevano teorizzato sulla Harvard Law Review, pensando, ovviamente, ad un mondo di atomi. Un diritto alla privacy digitale che, seppure mai esplicitamente, i giudici di Lussemburgo enucleano fondandolo sulle due colonne portanti costituite dai al rispetto della vita privata ed al trattamento dei propri dati personali, previsti, rispettivamente, dagli artt. 7 ed 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea". 14 novembre 2014
  • “Il regolamento (EU) 536/2014“, report e materiali del seminario ospitato dall’Istituto Superiore di Sanità

    "Non dobbiamo pensare al prossimo futuro come se fosse tra 20 anni, perché la sfida della sostenibilità del nostro servizio sanitario coinvolge i prossimi due o tre anni". Così Walter Ricciardi, Presidente della III Sezione del Consiglio Superiore di Sanità, aprendo i lavori del seminario “Il regolamento (EU) 536/2014“, che avuto luogo nel pomeriggio del 17 novembre presso l’Istituto Superiore di Sanità e ha rappresentato l'ultimo appuntamento del ciclo “Aspetti etici, regolatori e metodologici per la presentazione degli studi clinici ai Comitati Etici“ .

    "Il rischio - ha proseguito Ricciardi - deriva dal concatenarsi di fattori come l'esplosione demografica e l'inversione di tendenza legato all'invecchiamento, fino ad arrivare alla tecnologia: nessuno degli analisti si aspettava che ci fosse questa evoluzione rapidissima di tecnologie diagnostiche, terapeutiche e riabilitative, che però hanno un costo. Occorre dunque affrontare queste sfide con un occhio all'evidenza scientifica e uno all'etica, in merito alla quale non mancheranno dilemmi".

    Con la moderazione dei Proff. Carlo Petrini, Vicepresidente del Comitato Etico e Responsabile Unità di Bioetica dell’ISS, e Lorenzo Amici, Componente del Comitato Etico “Lazio 2”, hanno così preso avvio le relazioni.

    Il Prof. Silvio Garattini,Direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”, ha esordito affermando che "oggi la situazione è praticamente in mano all'industria farmaceutica. Ci sono tre parole connesse tra loro: evidenza, etica e legislazione".

    La Dott.ssa Patrizia Popoli, Componente del Comitato Etico dell'ISS e Direttore del Reparto di Farmacologia del Sistema Nervoso Centrale nel Dipartimento del Farmaco, ha approfondito i dettagli del regolamento europeo sulla sperimentazione clinica dei farmaci.

    Il Prof. Alberto Gambino, Componente del Comitato Etico dell’Istituto Superiore di Sanità e Direttore del Dipartimento Scienze Umane nell’Università Europea di Roma, ha così ripercorso il regolamento per "cercare tra le righe di dare risposte ad alcune sollecitazioni che mi sembrano più di sistema che legate a singoli aspetti peculiari. Come ha sottolineato la Dott.ssa Popoli, si è utilizzato un regolamento e non una direttiva, e non è certo una differenza da poco. Il regolamento finisce per blindare le posizioni comuni degli Stati membri, non lascia discrezionalità al legislatore interno e proprio per questo può legiferare solo sui contenuti di legislazione propria. E l'Ue non ha la competenza su temi sensibili ed etici legati all'ethos di ogni Paese; quando si utilizza un regolamento dunque a un certo punto ci si ferma e si rinvia ai regolamenti interni. Ed è quello che è successo in questa materia: si sono dati dei principi comuni lasciando una clausola aperta nella disponibilità dei singoli Paesi su singoli aspetti sui quali dovranno decidere i legislatori nazionali, a seconda di cultura e prassi peculiari a ognuno di essi. Già si vede una grande distinzione tra il titolo Regolamento sulla sperimentazione clinica di medicinali per uso umanoe il dettato normativo, nel quale si parla di soggettoe non più di umanoo umanità, perché la soggettività giuridica varia a seconda dei vari ordinamenti".

    Foto-17-novembre-seminario-ISS-7-1024x737"Importanti sono poi i considerando, che come noto, non sono testo normativo, ma sono comunque elementi formidabili per interpretare la legge. Che viene detto nel primo considerando? Che in una sperimentazione clinica si dovrebbero tutelare i diritti, la sicurezza, la dignità e il benessere dei soggetti, nonché produrre dati affidabili e robusti. In forza di quelli che noi chiamiamo i diritti inviolabili, il secondo comma stabilisce poi la necessità di un'autorizzazione preventiva alla sperimentazione clinica. È stato detto che la sperimentazione clinica qui rappresenta una sotto-categoria dello studio clinico; non sono io a poter dire se questo sia veritiero, ma è comunque un punto di vista interessante, perché a questo punto lo studio clinico diventerebbe il genus sul quale poi le norme affrontano la distinzione".

    "Ancora, gli Stati membri interessati dovrebbero cooperare alla valutazione di una domanda di autorizzazione alla sperimentazione; il considerando 6 ci dice che questa cooperazione non dovrebbe riguardare gli aspetti di carattere intrinsecamente nazionali come il consenso informato. Altro concetto è quello che potremmo banalizzare con l'espressione silenzio assenso: essendo davanti a un tema sensibile come la salute, se la procedura fosse farraginosa verrebbero meno i principi del considerando primo, e si arriverebbe all'idea che se uno di questi partner degli Stati coinvolti nella procedura di sperimentazione non risponde si dà per acquisito il consenso alla procedura. Qui la riflessione è importante, perché siamo davanti a temi che riguardano la salute e infatti nel Regolamento è previsto sempre un appello che consente di derogare a questo silenzio assenso e si prevedono contrappesi".

    Foto-17-novembre-seminario-ISS-6"Passando a come si forma il consenso informato - ha proseguito il Prof. Gambino - il Regolamento al considerando 30 dice che prima dell'acquisizione del consenso informato il potenziale soggetto dovrebbe ricevere informazioni nel corso di un colloquio preliminare tenuto con un linguaggio di facile comprensione per lo stesso; è opportuno inoltre dare al soggetto la possibilità di formulare domande in qualunque momento e dovrebbe essere concesso un tempo adeguato per soppesare la sua decisione. È un tema delicatissimo, perché finché rimane nelle prassi è un conto, ma quando poi entra in un testo normativo diventa uno dei criteri sui quali poi decide un giudice".

    Arrivando all'articolo 26 del Regolamento, che riguarda il tema della comprensione e della lingua, il Prof. Gambino ha spiegato: "È un tema non certo secondario, la norma stessa dice che la lingua ufficiale è quella stabilita con tutte le conseguenze del caso. Ogni lingua di un Paese si riflette anche sugli istituti giuridici. Pensiamo ad esempio al fatto che il mondo della Common law non conosce il contratto come lo conosciamo noi, perché è tutto legato all’affidamento; basta questo a far riflettere su quanto cambi il significato della parola consenso tra il nostro ordinamento e gli altri, e su quanto importanti possano essere le ricadute dell’uso di una lingua piuttosto che di un'altra".

    Studi genetici e banche biologiche

    29 dicembre 2015

  • “Verso il nuovo regolamento europeo sulla privacy”: video, audio e materiali del convegno dell'Accademia Italiana del Codice di Internet

    Di seguito i video, gli audio e i materiali di “Governance di Internet ed efficienza delle regole: verso il nuovo regolamento europeo sulla privacy”, evento organizzato dall’Accademia Italiana del Codice di Internet nella giornata di giovedì 13 novembre 2014 presso la sala Spazio Europa, nel centro di Roma, alla vigilia dell’approvazione del nuovo Regolamento generale per la protezione dei dati personali, prevista nel prossimo Consiglio europeo del 4-5 dicembre.

    Leggi il report della giornata

    Ascolta l'audio integrale dei lavori

    Relazione Introduttiva

    Prof. Alberto Maria Gambino, Presidente Accademia Italiana del Codice di Internet

    Consulta il position paper dell'Accademia

    Keynote speech

    Prof. Stefano Rodotà, Presidente Commissione per i diritti e i doveri relativi ad Internet presso la Camera dei Deputati

    Parte 1 Parte 2

    Interventi

    Antonello Soro, Garante per la protezione dei dati personali

    Anna Masera, Responsabile della comunicazione presso la Camera dei Deputati

    On. Lorenza Bonaccorsi, Commissione Parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi 

    LEGGI l'intervento dell'On. Michele MetaPresidente della Commissione Trasporti, Poste e Comunicazioni presso la Camera dei Deputati

    Discussant

    Prof. Salvatore Sica, Università di Salerno e Accademia Italiana del Codice di Internet

    "La privacy: meno regole, più diritto"

    Prof. Giorgio Resta, Università di Bari e Accademia Italiana del Codice di Internet

    Cooperazione e competizione regolatoria nei rapporti EU-US: la Proposta di Regolamento alla luce del c.d. Datagate

    Prof.ssa Valeria Falce, Università Europea di Roma e Accademia Italiana del Codice di Internet

    One stop shop ed efficienza dell’azione di vigilanza"

    Consulta le slide della Prof.ssa Falce

    Prof. Oreste Pollicino, Università Bocconi e Accademia Italiana del Codice di Internet

    Interpretazione o manipolazione? Ovvero il senso della Corte di giustizia per la protezione dei dati personali nelle decisioni Google Spain e Digital Rights Ireland"

    26 novembre 2014
  • Agcom approva regolamento antipirateria: il testo integrale. Il Prof. Gambino: "Bene enforcement, ma attenzione a rispettare ruolo AG"

    Di seguito il testo integrale del regolamento antipirateria appena approvato dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni: "Il sistema di enforcement antipirateria disegnato dall'Agcom ha un indubbio valore per il contrasto della massiva violazione del diritto d'autore online". Così il Professor Alberto Gambino, giurista già presidente del Comitato consultivo per il diritto d’autore e direttore scientifico della Rivista Diritto Mercato Tecnologia, in merito al regolamento antipirateria varato dall'Agcom. "Una compiuta riforma delle norme sul diritto d'autore - prosegue Gambino - arriverebbe con tempistiche incompatibili con l'emergenza che vive l'industria culturale anche a causa dei fenomeni di pirateria sui nuovi media, ai quali si prevede di porre fine mediante strumenti di rapido intervento mediante modalità di sicuro compatibili col rispetto di alcune garanzie fondamentali e in linea con le deleghe assegnate all'Agcom. Si tratta di un enforcement che definirei mite". "È chiaro - ammonisce - che il ruolo del'Authority è confinato all'interno di precise limitazioni, su tutte l'eventuale adizione all'Autorità Giudiziaria dei soggetti coinvolti dalle procedure. L'Agcom - conclude Gambino - ha inoltre incluso positivi richiami all'educazione alla legalità e alla promozione dell'offerta legale, preparandosi a formare precedenti giurisprudenziali e una vera cultura giuridica sul tema e assumendo così anche un’importante funzione deflattiva del carico di lavoro dell'Autorità Giudiziaria". 12 dicembre 2013
  • Agcom e diritto d’autore, Gambino: "Biennio bianco su copyright reclama attivismo Authority"

    Il giurista a margine del convegno alla Camera dei Deputati "Libertà fondamentali sul Web": "Lo scopo che l’Autorità attribuisce al proprio intervento è quello di fornire uno strumento di rapido intervento rispetto ai fenomeni massivi di violazioni del diritto d’autore online" "Un protagonismo dell'Agcom nell'enforcement antipirateria è oggi il male minore in quanto ci troviamo davanti a due anni in cui non si potrà adeguare la normativa sul copyright alle nuove tecnologie, divenute sempre più invasive e sofisticate”. Così il Professor Alberto Gambino, giurista già presidente del Comitato consultivo per il diritto d’autore e direttore della Rivista "Diritto Mercato e Tecnologia" a margine del convegno alla Camera dei Deputati “Libertà fondamentali sul Web”. “Lo scopo che l’Autorità attribuisce al proprio intervento - prosegue Gambino - è quello di fornire uno strumento di rapido intervento rispetto ai fenomeni massivi di violazioni del diritto d’autore online, prefiggendosi l’obiettivo di ricondurre la cosiddetta pirateria digitale ad un livello fisiologico. Si tratta di un’attività oggi necessaria – aggiunge il giurista -  in quanto il legislatore italiano, principale depositario della competenza in materia, per sua stessa ammissione attraverso le parole del sottosegretario ai Beni e alle Attività culturali Simonetta Giordani, ha sostanzialmente ammesso che nuovi interventi sul diritto d'autore nel web dovranno attendere il processo di revisione europeo delle normative sul copyright, che avverrà non prima dei prossimi due anni”. “In questo ‘biennio bianco’ – conclude il Professor Gambino -  non è dunque accettabile un depotenziamento del ruolo in materia dell’Agcom , che, seppur con competenze a macchia di leopardo, svolge funzioni di vigilanza del rispetto della legge sul diritto d’autore anche sul web”. 22 novembre 2013
  • Agcom, operativo il regolamento per la tutela del diritto d’autore online. Posteraro: "Un modello per i procedimenti della Pa. Nessuna minaccia alla libertà del Web"

    Entra in vigore oggi il regolamento per la tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica approvato dal Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) lo scorso 12 dicembre. Le modalità applicative del regolamento, che promuove l’offerta legale di contenuti digitali e definisce le procedure di enforcement nel caso di violazioni commesse in rete o sui mezzi radiotelevisivi, sono state presentate lo scorso giovedì agli addetti ai lavori nell’ambito di un seminario organizzato presso la sede di Roma dell’Authority. Per l’invio delle istanze e la loro gestione è stata predisposta un’area dedicata accessibile dal sito Web dell’Autorità o direttamente dall’indirizzo www.ddaonline.it. Il sistema, messo a punto in partnership con la Fondazione Ugo Bordoni, prevede una procedura specifica che sarà interamente telematica, in linea con quanto stabilito dal Codice dell’Amministrazione digitale. Per assistere e guidare chi voglia segnalare all’Autorità presunte violazioni e avviare così l’iter previsto dal regolamento, sono disponibili online un manuale d’uso e una guida alla compilazione del webform. Del regolamento si è discusso anche nella puntata del 30 marzo di “Presi per il Web“, trasmissione di Radio Radicale condotta da Marco PerducaMarco Scialdone e Fulvio Sarzana con la collaborazione di Marco Ciaffone e Sara Sbaffi. [caption id="attachment_5318" align="alignright" width="300"]Ascolta il podcast della puntata del 30 marzo 2014 Ascolta il podcast della puntata del 30 marzo 2014[/caption] Ospiti dell'appuntamento Francesco Posteraro, Commissario Agcom e relatore del provvedimento, Fabio del Giudice, Direttore generale di Confindustria Italia, Carlo Blengino, Avvocato e Membro di NEXA Italia, Paolo Marzano, presidente del Comitato Consultivo sul diritto d'autore, Guido Scorza, blogger, giurista e giornalista, e Arturo Di Corinto, giornalista del quotidiano la Repubblica. "Un web form da compilare - ha affermato Posteraro - per una procedura che si svolge tutta online e che per questo può rappresentare un modello al quale ispirare altre iniziative della Pubblica Amministrazione". "Agcom - ha spiegato il Commissario - aveva già, leggi alla mano, il potere di emanare ordini nei confronti dei provider; il regolamento serve a regolare un'attività comunque legittima e a dare agli attori in gioco le dovute garanzie. Abbiamo messo in campo una procedura il cui l'interlocutore è il provider, ma nella quale diamo spazio a tutte le parti, inviando una segnalazione dell'avvio del procedimento anche all'uploader, al titolare delle pagine e al gestore del sito, raro caso di procedimento amministrativo in cui si dà spazio anche a parti che non sono oggetto del procedimento stesso. E comunque gli utenti finali non sono interessati da queste misure. C'è chi parla di minacce alla libertà del Web, ma è come affermare che il reato di calunnia possa rappresentare una minaccia alla libertà di informazione". "È chiaro - ha concluso Posteraro - che l'Agcom farà giurisprudenza. Il mio auspicio è quello di ritrovarci tra un anno qui a ringraziare chi, anche con le sue critiche, ci avrà dato modo di approfondire l'interpretazione dei provvedimenti. Ed è chiaro anche che noi agiamo diversi livelli sotto il Parlamento: qualora si decidesse di modificare le leggi sulle quali si basa la nostra azione le nostre iniziative regolamentari decadrebbero". LEGGI "Il Professor Alberto Gambino: 'Bene l'enforcement,ma attenzione a rispettare il ruolo dell'Autorità Giudiziaria'" ASCOLTA "Il Professor Alberto Gambino: 'Agcom guidi rilancio dell'autoregolazione per la tutela del diritto d'autore online. Anche perché Regolamento attuale non considera opere 'native' digitali' " Qui sotto il testo integrale del regolamento. 31 marzo 2014
  • Agcom: "In un anno di regolamento pervenute 209 istanze". FIMI: "Inibiti oltre 5 milioni di link a brani musicali. Offerta legale aumenta del 23%"

    "In questo primo anno di attività sono pervenute in tutto 209 istanze, di cui 207 hanno riguardato le procedure relative ai siti internet e le restanti 2 ai servizi di media audiovisivi". L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni traccia un bilancio delle attività collegate al regolamento per la tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica entrato in vigore il 31 marzo 2014. L'occasione è stata la quinta riunione del Comitato per lo sviluppo e la tutela dell’offerta legale di opere digitali, il cui obiettivo "è stato fin da subito quello di promuovere la cultura della legalità e di arginare il fenomeno della pirateria, tenendo ben presente i criteri di proporzionalità, gradualità ed efficacia dell’azione amministrativa". L’Autorità fa sapere di aver avviato 134 procedimenti, di cui il 57% è stato istruito con rito ordinario e il 43% con rito abbreviato che prevede la conclusione entro 12 giorni lavorativi. Il 42% delle istanze sono state relative ad opere audiovisive, il 23% ad opere fotografiche, il 14% ad opere sonore e il 12% ad opere editoriali. Un minor numero di segnalazioni è stato ricevuto per le opere letterarie, i software, e i videogiochi. Il 55% dei procedimenti conclusi è stato definito a seguito della rimozione spontanea dei contenuti, dato considerato  "incoraggiante" perché "testimonia un effetto positivo del regolamento in termini di aumentata percezione della legalità". Il 35% dei procedimenti, tutti riguardanti violazioni gravi, si è invece concluso con un ordine di inibizione dell’accesso mediante blocco del DNS. "Gli ordini adottati - spiega l'Agcom - hanno consentito di impedire l’accesso a siti che mettevano a disposizione milioni di opere digitali diffuse illecitamente relative ai principali successi musicali, a film di recente uscita e a serie televisive attualmente presenti nei cataloghi on-demand o nei palinsesti degli operatori". Nei restanti casi la Commissione per i servizi e i prodotti ha disposto l’archiviazione del procedimento per insussistenza della violazione ovvero perché non ha ritenuto proporzionata alla violazione accertata la misura dell’inibizione dell’accesso ad interi siti. "In questo primo anno - prosegue l’Autorità - abbiamo potuto avvalerci del prezioso contributo del Comitato, che ha costituito innanzitutto un luogo ideale di confronto con tutti gli stakeholder con l’importante risultato di aver consentito un miglioramento delle procedure adottate a tutela del diritto d’autore e un costante monitoraggio dell’azione amministrativa. Risultati significativi sono stati inoltre raggiunti in termini di mappatura dell’offerta legale di contenuti digitali, di cui si è potuta accertare l’aumentata quantità e qualità per gli utenti". Musica digitale - "In questi dodici mesi, al solo livello musicale, sono state bloccate 15 piattaforme illegali a livello globale, con oltre 5 milioni di link a brani musicali posti a disposizione del pubblico tramite download o streaming", sottolinea in una nota la Federazione industria musicale italiana di Confindustria (FIMI). "L'azione di Agcom - prosegue FIMI - si affianca agli importanti risultati ottenuti anche sul piano penale con azioni promosse dalla Guardia di Finanza e dalla magistratura, basta citare ad esempio la recente operazione Italian Black Out che ha permesso la chiusura di un network pirata legato all'esistenza di un insieme di server gestiti in Olanda e finalizzato alla diffusione illegale di contenuti tutelati da diritto d'autore. L'attività dell'Authority, inoltre, è andata di pari passo con la crescita dell'offerta legale online in Italia che è aumentata del 23% nel 2014". Dati FIMI   Un'offerta legale passa ormai in maniera sempre più massiccia dallo streaming, in un panorama che ha da poche ore un nuovo protagonista che arriva da oltre-oceano: Tidal. Il nuovo servizio annovera tra i suoi proprietari star del calibro di Jay Z, Madonna e Beyoncé e sembra punti a fare concorrenza ai soggetti che già affollano il nuovo mercato offrendo royalty maggiori agli artisti che popoleranno la piattaforma. Il tutto in attesa che, prevedibilmente a giugno, Apple presenti il prodotto sviluppato a seguito della miliardaria acquisizione di Beats Music, garantendo anche a Cupertino il passaggio dall'era di iTunes caratterizzata da download a quella del flusso di note.
    Agcom: i numeri del Regolamento sulla tutela del diritto d’autore online “Il regolamento AGCom in materia di tutela del diritto d’autore a valle delle ordinanze del Tar Lazio, Sez. I, nn. 10016 e 10020 del 2014″, l’intervento del Prof. Alberto Gambino Musica digitale: negli Usa lo streaming sorpassa i Cd. Ma non i download Musica digitale, lo streaming è il motore di un mercato che continua a crescere Discografia digitale, in Italia lo streaming sorpassa il download. FIMI: “Trend positivo, crescita del 7%”
    1 aprile 2015
  • Agcom: i numeri del Regolamento sulla tutela del diritto d'autore online

    È stata la quarta riunione del Comitato per lo sviluppo e la tutela dell’offerta legale di opere digitali istituito in seno all'Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni, nella giornata di giovedì, l'occasione per la diffusione dei dati sull’attività dell’Agcom in materia di tutela del diritto d’autore on-line alla luce del Regolamento anti-pirateria entrato in vigore lo scorso 31 marzo. Nel corso dei lavori è stata illustrata l’attività svolta dalle tre sezioni tematiche, che si occupano rispettivamente di promozione dell’offerta legale, educazione alla legalità e codici di autoregolamentazione, monitoraggio sull’attuazione del Regolamento. "Sono emersi dati assai significativi circa l’efficacia dell’azione dell’Autorità", spiegano in una nota da via Isonzo. "È risultato, in particolare, che grazie agli ordini di blocco adottati in attuazione del Regolamento non è più accessibile un grande numero di file diffusi illecitamente: oltre due milioni e mezzo musicali e più di un milione audiovisivi". Dall’entrata in vigore del Regolamento al 30 novembre scorso sono pervenute all’Autorità 142 istanze, al netto di quelle compilate e non perfezionate secondo la procedura informatizzata descritta sul sito www.ddaonline.it. Di queste, la maggior parte ha riguardato opere fotografiche (il 33%) e audiovisive (il 32%). Seguono le istanze che hanno ad oggetto opere di carattere sonoro (15%), editoriale (11%) e letterario (4%), inclusi e-book, manualistica in chiave educational e narrativa. Solo due istanze hanno riguardato i servizi di media audiovisivi. Nove istanze sono state ritirate e 30 sono state archiviate in via amministrativa per vizi formali. I procedimenti avviati sono stati 95, alcuni dei quali risultano dalla riunione di più istanze. Di questi, il 71% è stato istruito con rito ordinario (che prevede una durata massima di 35 giorni lavorativi) e il 29% con rito abbreviato (12 giorni lavorativi di durata massima), in ragione della gravità della lesione dei diritti di sfruttamento economico delle opere segnalate o del carattere massivo della violazione. Tra i procedimenti pervenuti a conclusione alla data del 30 novembre, il 62% ha fatto registrare un adeguamento spontaneo da parte dei destinatari della comunicazione di avvio; il 29% è sfociato nell’adozione da parte dell’Autorità di un ordine di blocco del DNS dei siti segnalati; il 9% è stato archiviato dalla Commissione per i servizi e i prodotti. 12 dicembre 2014
  • Agid pubblica i regolamenti tecnici per l’avvio di Spid: "A dicembre la prima identità digitale"

    A pochi giorni dalla sentenza con la quale il Tar del Lazio ha annullato alcune parti del decreto attuativo del Sistema Pubblico di Identità Digitale(SPID), è l'Agenzia per l'Italia Digitale a segnare un passo in avanti nel percorso di realizzazione del progetto. In collaborazione con il Garante privacy, infatti, l'AgID ha emanato quattro regolamenti tecnici sulle caratteristiche del sistema, i tempi e le modalità di adozione da parte delle pubbliche amministrazioni e delle imprese, le regole necessarie ai gestori per il riuso delle identità pregresse e l'accreditamento degli stessi gestori. Per quanto riguarda quest'ultimo punto, tra le caratteristiche richieste è presente anche quella del capitale sociale previsto nel Dcpm oggetto della sentenza del tribunale amministrativo laziale.
    La sentenza del Tar sul Decreto Spid: una prima lettura
    SPID è descritto dall'Agid come "la nuova infrastruttura paese di login che permette a cittadini e imprese di accedere con un’unica identità digitale, in maniera semplice e sicura, ai servizi on line della pubblica amministrazione e dei privati che aderiranno. L’identità SPID è costituita da credenziali erogate dagli identity provider o gestori di identità digitale, aziende che rispondono alle caratteristiche definite dai regolamenti tecnici e che dal 15 di settembre 2015 potranno fare richiesta di accreditamento. Cittadini e imprese saranno liberi di scegliere il gestore di identità che preferiscono poiché tutti applicheranno le regole di gestione definite da AgID". Esisteranno tre livelli d'identità, ciascuno di questi determinerà il livello di sicurezza dei servizi on line ai quali sarà possibile accedere. "Entro dicembre - annuncia l'Agenzia - verranno rilasciate le prime identità digitali a cittadini e imprese (una scadenza che nell'Agenda per la semplificazione 2015-2017 pubblicata in maggio sul sito della Funzione Pubblica era fissata a settembre, ndr). Agenzia delle Entrate, Inail, INPS, Regione Piemonte, Friuli Venezia e Giulia, Emilia Romagna, Liguria, Toscana e Marche permetteranno già l’accesso ai propri servizi tramite SPID. In 24 mesi il sistema pubblico di identità digitale sarà esteso a tutta la pubblica amministrazione così da permettere a tutti di accedere con un’unica identità digitale ai servizi digitali". infograf_spid_r4-1000  

    Riforma della Pa, approvate alla Camera le misure sulla “cittadinanza digitale”. Che passa per il digital first

    28 luglio 2015
  • Anagrafe nazionale della popolazione residente: il Cdm approva il regolamento

    Il Consiglio dei ministri ha deliberato il 3 luglio l’approvazione di un regolamento, da adottarsi con Decreto del Presidente della Repubblica, che adegua il regolamento anagrafico della popolazione residente alla disciplina che ha istituito l’Anagrafe nazionale della popolazione residente. Il decreto legge 18 ottobre 2012, n. 179, ha introdotto nel nostro ordinamento l’Anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR). L’istituzione di un’unica struttura per la gestione dei dati anagrafici che subentra all’Indice Nazionale delle Anagrafi (INA), all’Anagrafe della Popolazione Italiana Residente all’Estero (AIRE) e, gradualmente, alle Anagrafi curate dai comuni, si inquadra all’interno del programma di accelerazione del processo di informatizzazione della pubblica amministrazione e di razionalizzazione e di semplificazione dell’azione amministrativa e implica la necessità di aggiornare la disciplina che regola la materia degli adempimenti anagrafici. "Il regolamento - si legge in un una nota di Palazzo Chigi - mira quindi a rendere coerenti le norme del regolamento anagrafico con questa recente innovazione di sistema, modificando il quadro normativo per assicurare il corretto svolgimento degli adempimenti anagrafici anche all’interno del nuovo assetto". Il testo approvato in via definitiva è stato modificato rispetto a quello già approvato in via preliminare lo scorso 30 ottobre per recepire le osservazioni formulate dal Garante per la protezione dei dati personali e dal Consiglio di Stato.
    Spid, pagamenti elettronici e informatizzazione del processo amministrativo: online il report sull’attuazione dell’agenda per la semplificazione [caption id="attachment_18557" align="aligncenter" width="600"]agendareport3042015 Agenda per la semplificazione 2015-2017 - Primo Rapporto di monitoraggio - 30 aprile 2015[/caption]   eGovernment in Europa, un bilancio in chiaroscuro
  • Anno IV - Numero 1 - Gennaio/Marzo 2014

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    Con contributi di

    Giulia Arangüena, Vincenzo Lino, Gilberto Nava, Giulio Pascali, Giorgio Santoro

    Sommario

    Cultura, industria e proprietà intellettuale 

    Il Regolamento AGCOM in materia di tutela del Diritto d’autore sulle Reti di comunicazione elettronica (d.lgs. 9 aprile 2003, n. 70) di Giorgio Santoro

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    Mercato, concorrenza e regolazione 

    Bitcoin: una sfida per policymakers e regolatori di Giulia Arangüena

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    Pratiche commerciali e tutela dei consumatori

    Il legislatore interviene nuovamente sul riparto di competenze tra Agcom e Autorita di settore in merito all'applicazione delle pratiche commerciali scorrette: la soluzione definitiva? di Gilberto Nava

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    Le pratiche commerciali scorrette tornano ad AGCM…o forse no? Un primo imprevisto effetto della pubblicazione del D.lgs.n.21/2014 di Giulio Pascali

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    Diritti della persona e responsabilità in rete 

    Gli enti non-profit nello Stato, nella Società Civile e nel Mercato. Dal liberismo al liberalismo sociale di Vincenzo Lino

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    Rubrica “Diverso Avviso” a cura di Gustavo Ghidini

    Opere dell’ingegno: più libertà per i “derivati culturali”

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  • Antipirateria, Cardani (Agcom) ospite di Dimt: "Ricevute 210 notifiche, più della metà dei casi si sono chiusi con un adeguamento spontaneo"

    "A mio parere il dato più importante, da un punto di vista di interpretazione del comportamento degli agenti, è che nel 54% dei casi c'è stato adeguamento spontaneo". Così il Presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni Angelo Marcello Cardani, ospite della Redazione di Diritto Mercato Tecnologia il 22 maggio scorso, commentando i dati sulle notifiche antipirateria a disposizione dell'Agcom dopo oltre un anno di applicazione del regolamento in materia di tutela del diritto d'autore. "Questo ci suggerisce - ha sottolineato Cardani- che è vero quello che noi pensavamo prima dell'introduzione del regolamento, e che cioè fosse necessaria una forte opera di educazione e informazione del pubblico". Sui nuovi scenari aperti dall'avanzata dello streaming musicale si è invece concentrata l'attenzione di Lino Prencipe, Direttore Digital&Business Development di Sony Music Entertainment (Italy), ed Enzo Mazza, Presidente della Federazione Industria Musicale Italiana (FIMI). 25 maggio 2015
  • Cardani alla Camera: "Difendere Internet, moderna agorà. Il 'mercato nero' delle opere mette in pericolo suoi valori fondanti". E annuncia un "Libro bianco sul rapporto tra media e minori"

    ''Internet, di per sé, è uno straordinario strumento di democrazia, è il luogo in cui i cittadini si scambiano informazioni, comunicazioni ed opinioni. Questa moderna agorà va preservata, e difesa in nome di quel diritto fondamentale che è la libertà di manifestazione del pensiero. Ma la rete è anche un mercato, cioè luogo di scambio di beni e servizi fondato sul diritto di proprietà, e lo sviluppo di un 'mercato nero' delle opere d’ingegno determina un grave nocumento proprio ai valori fondanti della rete come la libertà di espressione ed il pluralismo''. Così il presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), Angelo Marcello Cardani, nel corso di un'audizione davanti alle Commissioni Trasporti e Cultura della Camera sul tema "Tutela della proprietà intellettuale sulle reti di comunicazione elettronica e tutela dei minori nella programmazione, nelle trasmissioni e nella pubblicità dei media audiovisivi". Cardani, parlando del regolamento anti-pirateria emanato dall'Authority nel dicembre scorso, ha spiegato che si tratta di un provedimento ''idoneo a realizzare una ragionevole sintesi fra i differenti e variegati interessi in gioco''. "I dati quantitativi del consumo illegale in rete  - ha commentato Cardani - dimostrano, in effetti, quanto poco sia diffusa la consapevolezza del disvalore, morale e sociale, di queste condotte", tuttavia "politiche a senso unico, che guardino solo all’aspetto repressivo del fenomeno, sono destinate a fallire, come dimostra l’esperienza francese della legge 'Hadopì'. Tale legge si è rivolta all’utente finale, mettendo in contrapposizione il consumatore rispetto al produttore, con un approccio del tutto diverso dal modello individuato dall’Agcom: il regolamento dell’Autorità, difatti, non coinvolge in alcun modo il downloading, lo streaming e il peer-to-peer". Dunque "la sola repressione non può conseguire i risultati attesi e se non si dà modo ai consumatori e agli utenti di accedere lecitamente alle opere digitali senza difficoltà e a costi non eccessivi''. Cardani ha poi esaminato l'aspetto della tutela dei minori nella programmazione, nelle trasmissioni e nella pubblicità dei media audiovisivi, annunciando "un’apposita indagine che si è concretizzata in un 'Libro Bianco sul rapporto tra media e minori'. L’Autorità presenterà ufficialmente il prossimo 24 gennaio i risultati di tale studio, svolto da un gruppo di lavoro interdisciplinare Agcom-Censis, con l’obiettivo appunto di approfondire le prospettive della tutela dei minori nell’odierno contesto comunicativo". Il presidente dell'Agcom venerdì 17 gennaio terrà una conferenza sul tema "Concorrenza e innovazione nelle comunicazioni elettroniche" presso l'aula magna dell'Università LUISS Guido Carli di Roma. 15 gennaio 2014
  • Copyright e Web: due mondi paralleli? Antonio Nicita, Fabio Macaluso e Michele Boldrin a Radio Radicale

    Per il professore e neoeletto commissario Agcom Nicita "non bisogna dare alcuni diritti come ben definiti fin dall'inizio e proteggerli online esattamente come si faceva prima. Ma l'effetto della pirateria massiva esiste e va studiato anche quello". L'avvocato Macaluso: "Occorre ampliare il granaio del pubblico dominio e ridurre i tempi del diritto d'autore" . Il professor Boldrin: "Noi non dobbiamo preoccuparci di come possa sopravvivere l'industria che ruota intorno a tecnologie superate, anche l'industria delle candele è fallita con l'invenzione della lampadina" [caption id="attachment_3884" align="alignright" width="300"]Ascolta in podcast la puntata dell'8 dicembre Ascolta in podcast la puntata dell'8 dicembre[/caption] Un tema caldo come quello del rapporto tra Copyright e nuove tecnologie e un gruppo di ospiti di alto profilo: la ricetta per un dibattito di spessore. Come quello andato in onda nella puntata di domenica 8 dicembre di “Presi per il Web”, trasmissione di Radio Radicale che ha avuto ai propri microfoni Antonio Nicita, docente di politiche microeconomiche e regolazione dei mercati della Sapienza e neoeletto commissario dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), Fabio Macaluso, avvocato autore di “E Mozart finì in una fossa comune. Vizi e virtù del Copyright” [LEGGI la segnalazione editoriale di Dimt] e Michele Boldrin, Professore alla Washington University di Saint Louis, coordinatore nazionale di Fare per Fermare il Declino e co-autore del volume "Abolire la proprietà intellettuale". Con la conduzione di Marco PerducaMarco Scialdone e Fulvio Sarzana e la collaborazione di Marco Ciaffone e Sara Sbaffi, la puntata ha così puntato il faro sui più intricati nodi in materia di creatività e circolazione delle opere dell'ingegno e loro relativa tutela su nuovi media. La differenza di vedute si costruisce su uno sfondo comune, quello che vede la digitalizzazione dell'informazione e della comunicazione aver alterato per sempre il modo in cui le persone creano, distribuiscono, usano e accedono alle informazioni e ai contenuti, con l’emersione di culture partecipative esplose nelle piattaforme di disintermediazione per la distribuzione di contenuti e spesso per la loro generazione e "rigenerazione", con una speculare innovazione delle occasioni di produzione culturale. Tutte dinamiche che portano a chiedersi: quali sono i confini di una regolazione che vuole da un lato preservare la giusta ricompensa per chi crea anche in quest'epoca digitale ma deve evitare di porsi come un freno per la circolazione dei contenuti dell'industria dell'intrattenimento e della cultura in senso lato? DIRITTI - "Il diritto d'autore - ha esordito Macaluso - gioca il suo ruolo da più di un secolo, dalla firma della Convenzione di Berna arrivata sotto la spinta romantica di autori come Emile Zola, e da allora ha dovuto seguire l'evoluzione tecnologica. Già all'epoca della nascita di radio e televisione si è parlato rivoluzione della comunicazione e del suo impatto sulla società e quindi sul diritto, ma in questo senso mi preme sottolineare che i fenomeni della prima ora di quei media sono stati in un certo senso assorbiti da un mercato che ha visto nascere e imporsi grandi player. Proprio come sta accadendo in rete, dove poche industrie, penso a Google ed Apple , controllano gran parte di ciò che accade su quel mezzo". "Il diritto d'autore - ha proseguito l'avvocato - in Italia regolato da una legge nata nel 1941 e modificata da infinite 'toppe' e commi a volte incomprensibili, è qualcosa col quale dovremo tuttavia sempre convivere, e ha delle declinazioni che gli permettono di adattarsi alla nuova realtà. Ad esempio, occorre uscire da un regime incondizionato del copyright che fa si che la tutela sia troppo estesa, quando bisogna invece allargare il granaio del pubblico dominio per permettere le operazioni oggi naturali sulla rete come la copia e il mashup. E anche la durata attuale del diritto d'autore appare eccessiva". "La pirateria - ha chiosato Macaluso - contribuisce all'allargamento della fruizione di contenuti digitali, ma bisogna capire se questo contribuisce al processo democratico. E in fondo, l'aumento dei tempi di fruizione di contenuti frivoli non è una buona notizia. In questo senso la pirateria, nell'ottica di una sempre più massiccia offerta di contenuti, non è un'azione sovversiva di utilizzo della rete ma contribuisce al processo di uniformazione culturale che appiattisce il dialogo all'interno della comunità o peggio ancora sottrae agli stessi membri della comunità energie e capacità critica che fanno avanzare i sistemi di democrazia liberale". Dopo di lui Nicita, che ha disegnato un più ampio riferimento alla disciplina della concorrenza: "Non avendo ancora accesso al lavoro svolto in Agcom - ha detto facendo riferimento al regolamento antipirateria che l'Authority si appresta ad approvare - non mi occuperò in maniera diretta del provvedimento. Sul resto, si pone un problema centrale per i diritti di proprietà tout court, in merito ai quali l'approccio sta segnando un'evoluzione. Ovviamente i diritti di proprietà sui beni intangibili offrono il problema dell'accesso, ma questo riguarda i diritti di proprietà in sé e, da un punto di vista economico, la relazione fra diritti e mercato, che è il rapporto sul quale è nata e cresciuta l'antitrust". "Un tema interessante  - ha continuato Nicita - è che i beni immateriali negli ultimi vent'anni hanno portato a guardare i diritti non solo sul fronte della tutela e del relativo enforcement ma come problema di accesso e dei suoi confini. In questo senso il dibattito antritrust anche a livello europeo è stato risolto varie volte guardando alla relazione che si instaura tra l'esercizio di un diritto di proprietà intellettuale, ovviamente protetto nella sua sfera esclusiva del diritto da una configurazione di monopolio, e la posizione che lo stesso occupa sul mercato". "La Commissione europea - ha spiegato - dal canto suo ha indicato la possibilità che certi diritti che definiscono un dato uso e un dato mercato possono essere input per la creazione di nuovi prodotti su altri mercati. Il trade off, l'alternativa inconciliabile tra la quale decidere per la creazione di un processo di evoluzione del benessere sociale è proprio quella tra la tutela del diritto individuale tout court e quella che è la tutela dei consumatori nell'ambito dei processi innovativi. Io credo che per guardare all'evoluzione dei prodotti immateriali sia questo l'approccio che deve guidarci, e quindi non dare per acquisito un diritto ma in qualche modo capire come quel diritto si adegua all'evoluzione dei mercati e individuare ogni volta la soluzione che massimizza quel trade off". DISTRIBUZONE - Nicita ha poi chiosato: "La tecnologia non ha permesso solo un accesso libero ma ha frammentato gli usi e i diritti relativi agli usi dei beni immateriali in modo tale da riuscire anche a vietare l'accesso, a reindirizzarlo o a ritardarlo. In questo senso a volte una protezione legale molto forte unita alla capacità di un esercizio tecnologico altrettanto intrusivo rischia di portare a overprotection e inefficienza. E in termini generali prima della messa a punto di policies di enforcement occorre effettuare un'analisi e una survey di impatto economico dei fenomeni, una corretta definizione di quella che chiamiamo pirateria e di quella varietà di strumenti e usi intermedi dispersi sui vari mezzi, oltre che l'elaborazione di una teoria della deterrenza". L'intervento di Michele Boldrin nell'ultima parte della trasmissione ha spostato il focus sull'industria dell'intrattenimento, con un punto di vista radicale: "La disciplina del diritto d'autore servirebbe a massimizzare la quantità di un dato bene che i consumatori possono ricevere legalmente e a prezzi corrispondenti ai costi. Quando cambia la tecnologia devono cambiare dunque inevitabilmente anche i sistemi di distribuzione e produzione, e questo è il punto di fondo che i difensori del copyright vecchia maniera perdono di vista, perché l'attuale regime di copyright crea pochissimo incentivo alla creazione di nuovo materiale". "Il continuo estendersi dei termini del copyright - ha proseguito Boldrin - porta ad esempio benefici solo a poche case discografiche e cinematografiche, non certo agli artisti o ai consumatori. Il secondo punto importante è che la tecnologia digitale permette una distribuzione molto più economica e allarga il mercato. E se qualcuno nell'industria lamenta la perdita di introiti non può diventare un problema per la comunità, perché anche l'industria delle candele è fallita quando è stata inventata la lampadina elettrica. Non c'è ragione che una tecnologia superata sopravviva per sempre". Sul tema Macaluso ha parlato di una sistema dove "il nuovi soggetti dell'online hanno una posizione di forza nei confronti dei soggetti dell'industria precedente ma allo stesso tempo ne hanno bisogno. Come per Amazon, che necessita del lavoro degli editori pur divorandoli e ha la possibilità di imporre loro un prezzo di copertina comunque alto. In questo senso i nuovi tengono in vita i vecchi in un rapporto di reciproca dipendenza". In chiusura, Nicita: "Non dobbiamo pensare che tutto ciò che è protetto da copyright o potrà esserlo va trattato allo stesso modo. La questione del mondo di Internet è complessa e non mi sento certo di avere la soluzione in tasca. Non mi sembra tuttavia che la risposta possa essere acquisire dei diritti come ben definiti fin dall'inizio e da proteggere semplicemente online esattamente come si faceva prima. È vero che c'è anche un tema sulla distribuzione da affrontare, perché l'effetto della pirateria massiva esiste e va studiato". LEGGI "Revisione del Copyright UE, al via la consultazione pubblica. Il Commissario Barnier: “Dobbiamo metterci al passo coi tempi" Foto in home page: Chrisoncars.com 9 dicembre 2013
  • Data Protection, il sostegno alle nuove norme europee dai ministri della Giustizia

    I ministri della Giustizia riuniti lunedì in Lussemburgo al Consiglio dell'Unione Europea hanno adottato un orientamento generale sulla proposta di regolamento sulla protezione dei dati presentata dalla Commissione e avviata nel 2012 con l'intento di "conferire ai cittadini maggiore controllo sui propri dati personali". "Grazie alle norme attualizzate - si legge in una nota di Bruxelles - le imprese potranno sfruttare al meglio le possibilità offerte dal mercato unico digitale, sgravandosi di oneri burocratici e godendo della maggiore fiducia dei consumatori. Il maggior rigore e la migliorata coerenza nella disciplina della protezione dei dati aumenteranno la certezza giuridica e pratica per cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni". Nel marzo 2014 la riforma della protezione dei dati proposta dalla Commissione ha ottenuto il sostegno del Parlamento europeo, mentre il Consiglio ha esortato a adottare tale riforma entro il 2015. Tra i punti che rientrano nell'orientamento generale, l'idea che il regolamento varerà un corpus unico di norme sulla protezione dei dati valido in tutta l'Unione: "Dovendo conformarsi a una sola normativa anziché a 28 - spiega la Commissione - le imprese risparmieranno circa 2,3 miliardi di euro l’anno. Inoltre, le nuove norme andranno in particolare a beneficio delle piccole e medie imprese, per le quali ridurranno gli oneri burocratici. Saranno aboliti gli oneri amministrativi inutili, come le prescrizioni in materia di comunicazione a carico delle imprese, misura che permetterà, da sola, un risparmio di 130 milioni di euro l'anno". Allo stesso tempo, "sarà potenziato il diritto all'oblio. Quando il cittadino non vuole più che i dati che lo riguardano siano trattati e non sussistono motivi legittimi per conservarli, il responsabile del trattamento deve cancellarli, oppure dimostrare che sono ancora necessari o pertinenti. Il cittadino sarà anche informato meglio in caso di intrusione nei dati che lo riguardano. Il diritto alla portabilità dei dati agevolerà il trasferimento dei dati personali da un prestatore di servizi all'altro". Ancora, le autorità nazionali indipendenti di protezione dei dati "saranno potenziate per permettere loro di assicurare l'effettiva attuazione delle regole e potranno comminare alle imprese che violano le norme dell'Unione in materia di protezione dei dati sanzioni pecuniarie consistenti nel pagamento di somme fino a 1 milione di euro o pari persino al 2% del fatturato mondiale annuo". Infine, le norme istituiranno uno "sportello unico" per imprese e cittadini: il fatto di dover interagire con un'unica autorità di controllo "faciliterà e renderà meno costoso per le imprese operare in tutta l'Ue; allo stesso tempo, i cittadini dovranno interagire solo con l'autorità nazionale di protezione dei dati del proprio paese, nella propria lingua, anche se i dati personali che li riguardano sono trattati altrove". "Questo progresso verso regole migliori e armonizzate sulla protezione dei dati è per me un forte segnale d'incoraggiamento", ha dichiarato Andrus Ansip, Vicepresidente responsabile per il Mercato unico digitale. "La protezione dei dati è centrale ai fini del Digital single market; costituisce un solido fondamento su cui l'Europa potrà poggiare per sfruttare meglio servizi digitali innovativi come i metadati e il cloud computing". Vĕra Jourová, Commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere, ha affermato che "i cittadini e le imprese meritano norme sulla protezione dei dati moderne che stiano al passo dell'evoluzione tecnologica. Il livello elevato degli standard di protezione rafforzerà la fiducia dei consumatori nei servizi digitali, mentre le imprese trarranno beneficio da un corpus unico di norme valido in 28 paesi". La prima riunione di trilogo tra Parlamento europeo, Consiglio e Commissione è fissata per il 24 giugno e vedrà la partecipazione della stessa Commissaria Jourová. Le tre istituzioni puntano a concordare una tabella di marcia per giungere alla finalizzazione della riforma entro la fine dell'anno in corso. “Verso il nuovo regolamento europeo sulla privacy”, report e video del convegno dell’Accademia Italiana del Codice di Internet 15 giugno 2015
  • Diritto d'Autore, l'intervento di Angelo M. Cardani (Agcom) all’International Intellectual Property Enforcement Summit di Londra

    IIMG_0383l Presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Angelo Marcello Cardani, è intervenuto questa mattina all’International IP Enforcement Summit di Londra, l’evento organizzato dall’Intellectual Property Organization UK, dalla Commissione Europea e dall’Ufficio per l’armonizzazione del mercato interno, ed interamente dedicato al tema della difesa della proprietà intellettuale. Cardani ha tracciato il bilancio dei primi mesi di attività dell’Agcom in difesa del diritto d’autore, dall’emanazione del Regolamento nel dicembre 2013 all’adozione dei recenti provvedimenti di tutela. L’intervento dell’Agcom poggia sui due pilastri fondamentali dell’enforcement e della promozione dell’offerta legale. Sotto il primo profilo, l’Autorità ha avviato nelle ultime settimane, 28 procedimenti. Circa due terzi (13) di questi sono stati archiviati, in seguito alla rimozione spontanea del contenuto. In 8 casi l’Autorità ha adottato provvedimenti sanzionatori, ordinando il blocco dei DNS dei siti pirata individuati. Tra le principali violazioni sanzionate rientrano il download illegale di blockbuster e l’utilizzo abusivo di file torrent per scaricare illegalmente film e musica. Più in generale, le segnalazioni giunte agli uffici di Agcom hanno riguardato fotografie (15), film (11), musica (7), libri(4) e giornali digitali (1), videogiochi (1). Per quanto riguarda la promozione del contenuto legale e la creazione di una cultura rispettosa del diritto d’autore, l’Autorità, come segnalato da Cardani, ha provveduto ad avviare una campagna sui principali mezzi di comunicazione, oltre a prevedere l’insediamento, lo scorso aprile, di un apposito Comitato, del quale fanno parte circa 40 rappresentanti di associazioni di settore, ed articolato in quattro sottocommissioni rispettivamente dedicate alla promozione dell’offerta legale, all’educazione dei media, alla vigilanza sull’applicazione del regolamento e all’autoregolamentazione. “Il potere regolamentare dell’Agcom, che non si sostituisce a quello dell’autorità giudiziaria – ha sottolinea Cardani – mira a garantire un equilibrio tra la difesa del diritto d’autore e la libertà insita nello straordinario strumento di democrazia rappresentato da Internet. La rete non può essere zona franca in cui il diritto d’autore non ha cittadinanza, ma una grande opportunità di accesso alla cultura e all’informazione”. 11 giugno 2014
  • Diritto d’autore e libertà di espressione sul web davanti alla Corte costituzionale - Milano, 9 ottobre 2015

    Poster9ottobre
  • Domini di primo livello .eu: le modifiche al regolamento sui principi relativi alla registrazione

    È la modifica del regolamento CE n. 874/2004 che stabilisce le disposizioni applicabili alla messa in opera e alle funzioni del dominio di primo livello .eu e i principi relativi alla registrazione l'oggetto del regolamento UE 26 n. 2015/516 pubblicato in gazzetta ufficiale il 27 marzo scorso. In particolare, l'iniziativa della Commissione Europea punta da un lato a rafforzare le misure orientate a contrastare gli abusi in fase di registrazione, e dall'altro a prevenire rischi di confusione tra diversi alfabeti. eu"Per aumentare la sicurezza e rafforzare i controlli sugli abusi circa i nomi di dominio .eu - spiega la CE - è necessario garantire che il registro effettui la verifica della validità delle richieste di registrazione prima e non soltanto dopo la registrazione stessa. La verifica dovrebbe essere effettuata su iniziativa del registro o in seguito a una controversia sulla registrazione del nome di dominio in questione". "L'introduzione dei nomi di dominio internazionalizzati (IDN) - prosegue il documento - ha creato rischi di confusione tra i nomi di dominio che sono stati registrati con diversi alfabeti e che possono creare confusione visiva. Ciò è imputabile in particolare alla somiglianza visiva tra i caratteri dei diversi alfabeti (ad esempio tra la lettera minuscola dell'alfabeto cirillico «п» e il carattere latino «n» minuscola). Per ridurre al minimo tale rischio è opportuno che il registro esegua controlli tecnici in seguito ai quali i nomi di dominio in questione potrebbero essere dichiarati non ammissibili a registrazione. È opportuno che tali controlli tecnici rispettino le norme internazionali e possano essere periodicamente aggiornati". Sempre in materia di IDN, alla loro introduzione non era stata offerta la possibilità di usare taluni caratteri speciali, come la «ß» (scharfes S dell'alfabeto tedesco) e la «ς» (la sigma finale dell'alfabeto greco). "Poiché il protocollo IDNA2008 ha permesso la gestione di questi caratteri speciali, si ritiene appropriato permetterne l'uso a beneficio delle lingue ufficiali dell'Unione". "L'inserimento dei regolamenti sul nome di dominio .eu nell'Accordo sullo spazio economico europeo - evidenzia ancora la Commissione - permette alle imprese che hanno la sede legale, l'amministrazione centrale o il principale centro di attività in Islanda, in Norvegia e nel Liechtenstein, alle organizzazioni stabilite in Islanda, in Norvegia e nel Liechtenstein e ai residenti in Islanda, in Norvegia e nel Liechtenstein di registrare nomi nel dominio di primo livello .eu". Il focus si sposta infine sui Balcani:  "Il 1o luglio 2013 la Croazia è entrata nell'Unione europea, di conseguenza è opportuno che la Croazia abbia la possibilità di registrare i nomi di dominio a lei riservati in applicazione dell'articolo 8 del regolamento". Allo stesso tempo, "l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia, il Montenegro e la Serbia, in quanto paesi candidati, dovranno riservare nomi generalmente riconosciuti relativi ai concetti geografici e/o geopolitici che interessano la loro organizzazione politica o territoriale, in modo da poterli successivamente registrare". Le modifiche entreranno in vigore il prossimo 16 aprile. 2 aprile 2015