DIMT.IT - startup

  • Come ti cambio la vacanza: viaggio tra i progetti dell'Open Campus di Cagliari

    di Marco Ciaffone

    IMG_5259È al termine del viale che attraversa un ampio parco puntellato di ulivi e sculture di Pinuccio Sciola che si aprono le porte degli stabilimenti di Tiscali, in un colpo d'occhio che mescola la natura marina di Cagliari a pezzi di "antiquariato tecnologico" appesi alle pareti. È qui che due anni fa l'azienda ha inaugurato l'Open Campus,uno spazio di coworking nel quale operano progetti e startup che parlano con un inconfondibile accento sardo e al contempo guardano ben oltre i confini dell'isola.

    "La nostra missione - afferma Alice Soru, coordinatrice dello spazio - è promuovere sul territorio lo spirito e la cultura d’impresa e l’innovazione, sostenendo la nascita e accelerando lo sviluppo di startup legate al mondo del digitale, dei new media e della comunicazione".

    Open Campus - Memorie

    Il primo incontro tra scrivanie popolate di dispositivi e citazioni d'autore come quelle firmate da Steve Jobs e affiancate da uno storico Macintosh del 1984, è con Francesca Mereu dell'Arduino User Group di Cagliari, collettivo che si incontra mensilmente nella struttura per condividere esperienze e mettere a punto progetti basati sulla celebre scheda elettronica. "Uno dei progetti più grandi è stata la creazione di un drone, mentre nel campo del wearable abbiamo messo a punto una giacca che si illumina con le frecce della bicicletta. Esperienze che saranno potenziate nel fab labche sorgerà presto in città, proprio nel centro della Marina".

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    Il filo rosso che lega molti dei progetti in fieri nella struttura è la promozione turistica dei territori, in un mix di piattaforme per la condivisione in salsa social delle proprie esperienze e nuove frontiere della sharing economy. "Facciamo in sostanza quello che fa BlaBlaCar, ma con le navi. Insomma, siamo un blablaboat”, racconta con ironia Maria Antonietta Melis di Naustrip,una piattaforma che che permette ad amanti del mare e proprietari di barche di condividere un'uscita. Icapitani naustrip sono possessori di imbarcazioni provvisti di patente nautica, e condividono le loro esperienze ospitando a bordo persone con la loro stessa passione. Scontando, naturalmente, lo sfavore degli operatori tradizionali in una dinamica già vista "su strada".

    IMG_5266E mentre Gente in Viaggio mette in palio premi per chi racconta le proprie esperienze turistiche, Guide me Right permette di contattare un local friend ed avere una guida autoctona quando si visita una nuova città: "Una delle difficoltà maggiori è stata far capire che i nostri non sono tour guidati, ma servizi di inclusione sociale - afferma Luca Sini - perché il nostro portale applica in tutto e per tutto le regole della sharing economy".

    La condivisione delle esperienze di viaggio è alla base anche del social commerce Wayonara, che, come spiegaCarlo Oppo, punta ad inserire i contenuti immessi online in un social wall che apre alla possibilità di rivivere esperienze altrui con immediata prenotazione di mezzi di trasporto e servizi.

    E per quando siamo lontani da casa? A questo hanno pensato Antonio Solinase i ragazzi di Lifely ,i quali stanno sperimentando la connessione di oggetti e animali ad un social network. Il progetto pilota è quello di un vaso che, tramite sensori, "fa parlare" le piante, che inviano dei messaggi come "ho sete" o "sono al buio" al proprietario, con la possibilità di scambiare tali comunicazioni anche con altri vasi e con i loro proprietari. In un futuro gli animali, tramite collarismart, potranno comunicare la loro posizione o le loro necessità fisiche, sempre facendo passare i messaggi per la piattaforma social.

    La valorizzazione delle bellezze di un territorio spesso sconosciuto anche ai suoi abitanti passa invece per l'animazione grafica, almeno nelle intenzione di Daniele Pagella e dei suoi colleghi del Rendering studio, autori del cortometraggio in 3D "L'Alba delle Janas", che racconta la leggenda di queste figure tradizionali sarde.

    Le voci di molte delle ragazze e dei ragazzi che popolano l'Open Campus sono state proposte su Radio Radicale nella puntata del 2 agosto di Presi per il Web.

    3 agosto 2015

  • Diritto e Tecnologia, gli eventi segnalati da Dimt [Mappa]

    Vi segnaliamo gli eventi e le date di maggiore rilievo dei prossimi giorni in materia di diritto, mercato e nuove tecnologie.  
    Mercoledì 26 febbraio sarà ancora il capoluogo lombardo la cornice di un doppio appuntamento. Il primo è "Horizon 2020 e le opportunità di finanziamento per PMI e startup", seminario gratuito per presentare le possibilità di finanziamento offerte dal nuovo programma europeo per la ricerca e l’innovazione, con un budget di circa 700 milioni di Euro per il 2014, a piccole e medie aziende e nuovi soggetti imprenditoriali. Il secondo è il convegno dell'Osservatorio Multicanalità, che presenterà i risultati della sua ultima indagine.
     
    Ricco di appuntamenti anche il giorno successivo. Nell'ambito dell'iniziativa "Working Papers a Roma Tre, nuove idee a confronto" si terrà il convegno "Law, Globalization and Legal Education: Challenges in the Current Law School Crisis".
    Sarà inoltre la volta del seminario formativo "Deposito telematico degli atti nel processo civile: come redigere, sottoscrivere e spedire online". Inizierà infine a Varsavia, Polonia, la due giorni dedicata al "Quarto forum annuale sulle reti e le città intelligenti". Appuntamento internazionale anche venerdì 28 febbraio: a Madrid si terrà la "Dodicesima conferenza sulla eSociety".
    In chiusura, da segnalare la Call for Papers relativo alla spring edition di e-privacy 2014, che si terrà a Firenze in aprile e sarà incentrata sul tema "La privacy che verrà", e la Call for Papers della Rivista Internazionale di Informatica Giuridica "Ciberspazio e Diritto" per l'anno 2014.
     
    L'Università Europea di Roma ha inoltre diffuso il bando e la guida relative alla procedura di ammissione al corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Ingegneria Edile-Architettura (LM-4) per l'Anno Accademico 2014-2015.
      Qui sotto la mappa con gli appuntamenti delle prossime settimane, clicca sui puntatori per le informazioni.
  • Fiware Accelerator Programme, dalla Commissione Europea 80 milioni per startup e imprese del Web

    Ottanta milioni di euro a disposizione delle PMI, delle startup e delle imprese che lavorano nel Web e che utilizzano le tecnologie Fiware. È il programma lanciato oggi dalla Commissione Europea all'interno del Fiware Accelerator, network di organizzazioni continentali che rientra nei parternariati tra pubblico e privato messi in piedi dalla UE per lo sviluppo dell'Internet del Futuro. Dalle smart cities all'eHealth, dai trasporti all'energia, sono molteplici le call di un ecosistema dove si mette a disposizione dei nuovi soggetti imprenditoriali una piattaforma di sviluppo per applicazioni Internet alternativa a quelle proprietarie attualmente sul mercato. Più di mille imprese avranno così la possibilità di ricevere un supporto economico e tecnologico per lo sviluppo di idee e progetti da sottoporre all'attenzione del team di Fiware. 17 settembre 2014
  • Forum Pa Call4Ideas 2015 "Startup e Startupper per la PA digitale"

    Forum Pa Call4ideas 2015 - Startup e Startupper per la PA digitale è un’iniziativa promossa da FORUM PA in collaborazione con PoliHub – l’incubatore del Politecnico di Milano, finalizzata a individuare e supportare nel loro sviluppo i progetti imprenditoriali più interessanti e innovativi volti a realizzare un effettivo switch al digitale della Pubblica Amministrazione italiana. Le soluzioni presentate dovranno riguardare i seguenti ambiti:
    • Cloud computing e razionalizzazione del patrimonio infrastrutturale
    • Dematerializzazione e digitalizzazione dei processi amministrativi
    • Controllo e monitoraggio spesa pubblica
    • Il digitale per la promozione del settore turistico
    • Internet of Things
    • Mobile Payment & Commerce
    • Sanità elettronica

    Maggiori informazioni e regolamento

  • Horizon2020 e le opportunità di finanziamento per PMI e startup

    26 febbraio 2014

    Filarete Healthy Startups

    Viale Ortles 22/4

    Milano

    Seminario gratuito per presentare le opportunità di finanziamento offerte dal nuovo programma europeo per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020, con un budget di circa 700 milioni di Euro per il 2014, a piccole e medie aziende e startup. L’evento è rivolto a ricercatori/professori universitari e centri di ricerca, dirigenti e responsabili tecnico-scientifici delle aree di ricerca e sviluppo di piccole, medie e grandi imprese tecnologiche; dipendenti di enti pubblici ed istituzioni locali. Registrati all'evento seguendo questo link.
  • Il ruolo della proprietà intellettuale a supporto delle piccole e medie imprese: la visione delle aziende - Milano, 29 gennaio 2015

  • Imprese e innovazione in Europa: al via la competizione del Tech All Stars 2014

    "Le dodici migliori startup d'Europa avranno l'occasione di partecipare da protagonisti ai più famosi eventi dedicati all'innovazione nel Continente dove potranno incontrare investitori come Richard BransonChad Hurley and Niklas Zennström". Così la Commissione Europea presenta l'edizione 2014 di "Tech All Stars", competizione che si svolgerà a Londra tra il 10 e il 12 giugno prossimi. Dopo una due giorni di "battaglia" tra startup, i tre finalisti presenteranno i loro progetti davanti al pubblico d'eccellenza del Founders Forum londinese; il vincitore sarà proclamato in estate e potrà partecipare come panelist alla prossima Assemblea sull'Agenda Digitale della Commissione prevista a luglio. Le richieste di partecipazione dovranno essere presentate tramite il form disponibile a questo link entro il 22 maggio 2014. "Gran parte del successo di un'impresa - ha dichiarato il Vicepresidente della Commissione Neelie Kroes - sta nello stabilire le giuste relazioni, e noi stiamo lavorando per agevolare l'apertura di questi collegamenti. I finalisti del concorso potranno così accedere ai canali di finanziamento comunitari e incontrare i leader del settore". LEGGI ANCHEStartup, Pmi e progetti sociali: in arrivo 240 milioni di euro. I requisiti per l’accesso ai fondi” "L'Italia delle startup: oltre 1700 i soggetti attivi a febbraio. Il Mise: "Una policy che si evolve ed arricchisce continuamente" “Se Startup diventa una buzzword” 18 aprile 2014
  • In Italia 255 startup nel settore dei dispositivi medici. Assobiomedica: "Non rinunciare ad investire in tecnologia"

    Sono 255 le startup del settore dei dispositivi medici che operano in Italia su oltre 3mila imprese. È quanto emerge dal Rapporto 2014 di Assobiomedica su produzione, ricerca e innovazione nel settore dei dispositivi medici in Italia, presentato oggi a Roma. Dei nuovi soggetti economici, il 27% si occupa di diagnostica in vitro, mentre il 21% di biomedicale strumentale; il 55% è poi frutto di spin off universitari, ovvero della ricerca pubblica. Nel periodo compreso tra il 2010 e il 2013, inoltre, due imprese su tre del settore hanno introdotto almeno una innovazione e una impresa su due ha depositato o acquisito brevetti. Una dinamica che pone l'Italia al 12esimo posto per brevetti nel ranking internazionale del settore con 70mila domande di brevetto. “I nostri ospedali – ammonisce il Presidente di Assobiomedica Stefano Rimondi - si stanno impoverendo per i continui tagli e la conseguente riduzione della qualità dei servizi. Valutare solo il prezzo più basso nell’acquisto di dispositivi medici ha portato nel 2013 a un calo della domanda di circa il 4% sia dal pubblico (-3%) che dal privato (-5,8%) e del 11% negli ultimi quattro anni. Si tratta di un dato sconfortante che dimostra come il Servizio sanitario nazionale stia pian piano rinunciando a investire in moderne tecnologie, quando le imprese del settore sono fortemente orientate all’innovazione”. 28 ottobre 2014
  • L'Italia delle startup: oltre 1700 i soggetti attivi a febbraio. Il Mise: "Una policy che si evolve ed arricchisce continuamente"

    "Nelle economie moderne la presenza di un ambiente innovativo che promuova la ricerca scientifica ed un tessuto imprenditoriale in grado di valorizzarne i risultati e le competenze è una condizione necessaria per la competitività dell’intero sistema Paese". Si apre così la relazione al Parlamento "sullo stato di attuazione della normativa a sostegno dell’ecosistema delle startup innovative", documento predisposto dalla Segreteria tecnica del Ministro dello Sviluppo Economico in collaborazione con la Direzione Generale per la Politica Industriale, la Competitività e le Piccole e Medie Imprese. Il documento, in apertura, parla dei nodi centrali da affrontare per creare il giusto "ambiente di coltura per le startup": "Sono la chiarezza degli adempimenti fiscali, l’agilità delle procedure burocratiche, la flessibilità e densità del mercato del lavoro, gli effetti diffusivi del sapere, una giustizia funzionante che non stigmatizza chi fallisce e la possibilità di reperire capitali di rischio a determinare la reputazione di un sistema-Paese sulla scena globale dell’imprenditoria innovativa, e conseguentemente la direzione dei flussi di capitale umano e finanziario. Un ecosistema frammentato e poco competitivo è destinato, in questa sempre più marcata competizione internazionale, a rimanere indietro, a non attirare talenti e risorse". Obiettivi che il sistema normativo italiano, stando a quanto si legge nel documento, starebbe perseguendo tramite una policy per le startup che "si evolve ed arricchisce continuamente. Dal monitoraggio amministrativo emerge chiaramente la celerità con cui il complesso normativo si avvia alla piena operatività. In meno di 12 mesi, tutti i decreti attuativi e le misure esecutive previste dalla Legge 221/2012 sono stati finalizzati". LEGGI "Se Startup diventa una buzzword" Si passa così ai dati. La crescita dei nuovi soggetti economici registrati è schiacciante; a febbraio 2014 erano 1719 le startup innovative censite, a fronte di un numero quasi insignificante poco più di un anno fa.

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      Relativamente alla natura giuridica, prevalgono nettamente le società a responsabilità limitata (82,3%); seguono le società a responsabilità limitata semplificate (7,2%) e le società a responsabilità limitata con un unico socio (6%). Si segnala la presenza anche di 32 società per azioni (1,9%), 26 società cooperative (1,5%), 17 società a responsabilità limitata a capitale ridotto (1%) e 2 società consortili a responsabilità limitata. Quanto alla distribuzione sul territorio, il 58% delle startup italiane è concentrato geograficamente al Nord, il 23% al Centro, il 19% nel Mezzogiorno. A livello regionale in testa c’è la Lombardia con 341 imprese, seguono a notevole distanza l’Emilia-Romagna (192) e il Lazio (177); la Campania è la prima regione del Mezzogiorno con 83 imprese (7° posto) (cfr Tavola 2). Milano (228), Roma (158) e Torino (113) sono le province dove il fenomeno è più rilevante in termini assoluti; Napoli con 50 startup innovative è la prima provincia del Sud nonché la sesta a livello nazionale. figura2startup Prevalgono nettamente le micro imprese: le startup innovative italiane mediamente impiegano 2,6 addetti; soltanto nel 3,5% dei casi le startup italiane impiegano almeno 10 addetti.8 Analizzando il valore della produzione dell’ultimo anno (2012), quasi il 60% delle startup fattura fino a 100 mila euro, un terzo da 100 fino a 500 mila euro e soltanto il 6,4% da 500 mila a 5 milioni di euro. Le startup italiane hanno prodotto nel 2012 in media per quasi 178 mila euro cadauna; anche se la metà delle imprese ha prodotto per un valore inferiore ai 72 mila euro. figura3startup   A livello di macro-settore, quasi l’78% delle startup opera nei servizi, il 18% nell’industria/artigianato, il 4% nel commercio. Ma si rilevano anche startup innovative che operano nei settori dell’agricoltura e del turismo (rispettivamente 3 e 7 unità) (cfr Figura 6). Prevalgono nettamente le attività connesse con il mondo del digitale sia fra i servizi che nella trasformazione industriale. In particolare, esaminando le 4 cifre della classificazione ATECO 2007, tra le attività dei servizi sono in evidenza le attività di produzione di software non connesso all'edizione (354 imprese), le altre attività di ricerca e sviluppo sperimentale nel campo delle scienze naturali e dell'ingegneria (215), la produzione di portali web (95), consulenza nel settore delle tecnologie dell'informatica (88), altre attività dei servizi connessi alle tecnologie dell'informatica (85). figura4startup   Gli incubatori "Disponibilità di adeguate strutture immobiliari, di attrezzature e di una struttura tecnico-manageriale di riconosciuta esperienza, nonché dall’esistenza di regolari rapporti di collaborazione con Università, Centri di ricerca, istituzioni pubbliche e partner finanziari, nonché un’adeguata esperienza maturata nell’attività di sostegno a startup innovative". Sono i requisiti che deve avere un soggetto economico per essere certifico come "incubatore di startup", indicando come tali "quelle imprese che ospitano, sostengono e accompagnano lo sviluppo delle startup dal concepimento dell’idea imprenditoriale al suo primo sviluppo, offrendo attività di formazione, sostegno operativo e manageriale, fornendo strumenti e luoghi di lavoro e favorendo il contatto tra investitori e le idee imprenditoriali stimate ad alto potenziale di ritorno economico, ma non ancora appetibili per il mercato dei capitali". Sono 19 in Italia gli incubatori certificati, 2/3 dei quali localizzati al Nord, due soltanto nell’area del Mezzogiorno, impiegano complessivamente 257 addetti, che corrispondono in media a circa 14 addetti per impresa, con un massimo che tocca le 74 unità. Analizzando il valore della produzione dell’ultimo anno (2012), gli incubatori certificati italiani hanno fatturato 2,3 milioni di euro in media, con un picco massimo che sfiora i 9 milioni di euro. LEGGI "Startup, Pmi e progetti sociali: in arrivo 240 milioni di euro. I requisiti per l'accesso ai fondi" 17 aprile 2014
  • La Corte Suprema americana dovrà decidere il futuro della tv su Internet

    Il caso che vede contrapposte la piattaforma Aereo e i principali broadcaster a stelle e strisce sarà esaminato dal massimo organismo giudiziario. In gioco c'è l'assetto di un intero mercato  Sarà la Corte Suprema a decidere se l'attività di Aereo siano lecite o no. Il più alto organismo giudiziario statunitense ha infatti accolto la richiesta di esaminare il caso che vede contrapposti i principali attori del mercato televisivo americano, ABC in testa, e la startup che ristramette su Internet le trasmissioni in chiaro dei broadcaster a stelle e strisce. La startup Aereo mette a disposizione dei propri utenti l'affitto delle sue microantenne permettendo loro di fruire in questo modo della programmazione televisiva in chiaro su tutti i device digitali. Una dinamica che tecnicamente rende il servizio cosa diversa dallo streaming tout court e che per il momento è bastata all'azienda per uscire vincitrice dalle contese legali nelle quali è stata trascinata dai broadcaster; questi ultimi sostengono che il comportamento di Aereo equivale ad una infrazione dei diritti d'autore sulle loro trasmissioni. Nel luglio dello scorso anno la Corte d'Appello di New York riconosceva proprio la diversità del servizio e quindi il venire meno della necessità di possedere licenze da broadcaster per metterlo in atto. In ottobre il giudice Nathaniel Gorton considerava inoltre l'attività di Aereo molto più simile a quella di un digital video recorder. Va da sé che i giudici della Corte Suprema non siano chiamati a dirimere una semplice contesa legale, ma, come chiosa Steven J. Vaughan-Nichols su ZdNet, a stabilire quali siano i confini di un mercato in espansione. La decisione è prevista per il prossimo mese di luglio. 13 gennaio 2014
  • La startup innovativa

    di Davide Borelli Casiere Recensione de Fregonara E., "La start up innovativa. Uno sguardo all’evoluzione del sistema societario e delle forme di finanziamento", Giuffrè, Milano, 2013, pp. 146. Sommario: 1. Introduzione - 2. La fattispecie - 3. Evoluzione del sistema societario - 4. (segue)... e delle forme di finanziamento - 5. Start up innovative in forma di s.r.l. - 6. Conclusioni. 1. Introduzione. L’opera monografica di Elena Fregonara offre al lettore un’attenta disamina delle novità legislative in ambito societario introdotte dal Legislatore con la nona sezione del d.l. n. 179/2012 recante Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese (cd. Decreto Crescita bis), rubricata – per l’appunto – Misure per la nascita e lo sviluppo di start-up innovative (artt. 25-32). L’A. ripercorre i tratti salienti della normativa, offrendo all’occorrenza importanti spunti di riflessione. Riserva, inoltre, gran parte dei propri sforzi ermeneutici all’analisi delle interazioni tra le fattispecie introdotte e le comuni disposizioni di diritto societario, nonché all’esame delle nuove forme di finanziamento delle start up innovative (cfr. crowdfunding). La dottrina giuridica italiana ha indirizzato gran parte dei propri sforzi scientifici allo studio della novella s.r.l. semplificata introdotta con il d.l. n. 1/2012 [1]. La Fregonara ha, pertanto, l’indubbio merito di affrontarne l’evoluzione [2], posto che l’introduzione della s.r.l. semplificata e della start up innovativa persegue il medesimo scopo, potendosi considerare la prima species della seconda. Nel Piano d’azione imprenditorialità 2020, la Commissione Europea ha sostenuto la centralità della cultura imprenditoriale quale «possente volano della crescita economica e della creazione di posti di lavoro» [3]. Indirizzo, tra l’altro, condiviso dal legislatore italiano che con il recente Decreto Crescita bis persegue l’obiettivo di «favorire la crescita sostenibile, lo sviluppo tecnologico, la nuova imprenditorialità, l’occupazione in particolare giovanile [...], intendendo contestualmente contribuire allo sviluppo di nuova cultura imprenditoriale, alla creazione di un contesto maggiormente favorevole all’innovazione così come a promuovere maggiore mobilità sociale» [4]. Con il d.l. n. 179/2012 ha ottenuto riconoscimento normativo la start up innovativa. Si tratta, tuttavia, solo di una delle tessere che compongono il mosaico normativo in materia di incentivo alla cultura imprenditoriale: perché questo è ictu oculi il fine ultimo perseguito dal legislatore europeo ed italiano. L’A. ha, infatti, il merito di fornire al lettore uno sguardo d’insieme (per quanto possibile) della materia non limitando la propria analisi ad un singola ed isolata fattispecie, ma piuttosto disvelando possibili legami con istituti affini. «Si assiste ad un fenomeno patologico, verrebbe da dire di “schizofrenia normativa” più che di “profonda agitazione” come scriveva Lorenzo Mossa» [5]: è così che l’A. descrive lo scenario normativo che il legislatore italiano concorre a delineare. La scelta del termine “concorrere” non è certo casuale: il fenomeno in esame ha, infatti, natura prettamente empirica. L’intervento normativo nasce proprio dall’analisi dalle best practice maturate oltreoceano. Il sottotitolo dell’opera monografica mostra chiaramente gli snodi dell’itinerario analitico percorso dall’A.: «uno sguardo all’evoluzione del sistema societario e delle forme di finanziamento». Il fenomeno in esame genera problematiche eterogenee: da un lato quelle tradizionali ed attinenti al diritto societario e fallimentare [6]; dall’altro quelle innovative e connesse alla disciplina del settore finanziario [7]. 2. La fattispecie. Il primo capitolo offre al lettore un sommario – seppur, per certi versi, particolareggiato – quadro del fenomeno start up dal punto di vista sia economico che giuridico. «Start up è il termine con cui si identifica, da circa un ventennio, una nuova iniziativa imprenditoriale e il periodo di avvio della stessa» [8]: nondimeno siffatta definizione appare lievemente riduttiva. La letteratura economica in materia, infatti, offre consistenti contributi utili alla più nitida definizione dei contorni della fattispecie [9]. Un’attenta analisi della genesi delle start up avrebbe (presumibilmente) fornito al lettore un quid pluris nella valutazione delle scelte politiche adottate dal legislatore italiano. Assolutamente degna di nota è l’analisi comparatistica offerta dall’A. delle principali politiche economiche sostenute da paesi terzi per incentivare lo sviluppo e la crescita di nuove imprese. Dalla comparazione è agevole notare come gli interventi normativi in materia possano esser suddivisi in due categorie omogenee: da un lato quella relativa al diritto societario e dunque alla semplificazione della costituzione e dell’avvio d’impresa; dall’altro quella attinente al sistema fiscale e le agevolazioni nell’accesso ad investimenti e finanziamenti. Sempre in questa prima parte dell’opera, Elena Fregonara fornisce al lettore un dettagliato quadro normativo della fattispecie discussa. Scorgendo il canovaccio realizzato dal legislatore italiano chiaramente si comprende il perché l’A. abbia in proposito parlato di schizofrenia normativa. Quattro interventi, prodotti in un limitato arco temporale hanno tracciato i labili confini normativi in materia: Decreto sulle Liberalizzazioni [10], Decreto Crescita [11], Decreto Crescita bis [12] e Decreto Lavoro [13]. Il capitolo termina poi con l’analisi sistematica dei requisiti che l’art. 25 del Decreto Crescita bis prescrive per l’ottenimento della qualifica di start up innovativa o di incubatore di start up innovative certificato. Analisi peraltro ripresa ed approfondita nel secondo capitolo [14] dedicato – appunto – al dato normativo, ossia ai requisiti, al meccanismo di riconoscimento ed alle agevolazioni (artt. 25 e ss. d.l. n. 179/2012). 3. Evoluzione del sistema societario. Il terzo capitolo dell’opera monografica è dedicato alle deroghe al diritto societario comune previste per le start up innovative dal Decreto Crescita bis (art. 26). A tal proposito la Fregonara offre al lettore una duplice distinzione: vi sono, infatti, deroghe al diritto societario previste per le sole start up innovative in forma di s.r.l. ed altre, viceversa, rivolte a tutte le start up innovative prescindendo dalla forma societaria adottata; vi sono, inoltre, deroghe che l’A. definisce «facoltative» [15] che riguardano le sole start up innovative in forma di s.r.l. ed altre, invece, direttamente applicabili indipendentemente dal tipo societario prescelto. Degne di nota sono le riflessioni di Elena Fregonara sulle deroghe previste dall’art. 26 del d.l. n. 179/2012 agli istituti della riduzione del capitale sociale per perdite ed al di sotto del limite legale. L’A. infatti, pur condividendone la ratio, ossia «consentire all’impresa start up innovativa di completare l’avvio e di rientrare fisiologicamente dalle perdite maturate nelle primissime fasi» [16], ritiene che le misure adottate producano un decremento di tutela proprio di quella categoria di soggetti che la normativa de quo mira ad attrarre, ovvero i finanziatori. A tal proposito l’A. propone di distinguere tra «una situazione temporanea di perdite fisiologiche [...] ed una invece caratterizzata da perdite strutturali» [17] in modo tale da applicare di volta in volta la regola che risulti maggiormente adeguata al caso concreto. Il riferimento operato dalla Fregonara ai «fallimenti onesti senza frode da parte dell’imprenditore» [18] – concetto peraltro assolutamente innovativo per l’ordinamento italiano – è a parer di chi scrive indubbiamente apprezzabile. Ebbene, l’A. ricollega tale concetto alla scelta normativa operata dal legislatore italiano di sottrarre le start up innovative alle procedure concorsuali ordinarie, assoggettandole, per converso, alle procedure previste dal secondo capo (rubricato Procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento e di liquidazione del patrimonio) della l. n. 3/2012, recante Disposizioni in materia di usura, estorsione e crisi da sovraindebitamento [19]. Secondo l’A. in questo modo «si vuole indurre l’imprenditore a prendere atto il prima possibile del fallimento del programma, posto a base dell’iniziativa.Sitratta[...]diintervenire anticipatamente sul dissesto dell’impresa per consentire all’imprenditore l’immediato fresh start» [20]. Il Legislatore, mediante rinvio, ha pertanto introdotto tra le norme disciplinanti questo nuovo fenomeno societario, le procedure concorsuali originariamente elaborate per il solo insolvente civile [21]. La Fregonara accoglie positivamente la novità legislativa introdotta; come ella stessa sottolinea, infatti, il procedimento di liquidazione previsto dalla l. n. 3/2012 «sembra rappresentare per l’imprenditore una “morte dolce ed indolore” senza le serie complicazioni e conseguenze del fallimento [...]. Il sistema pare [...] costellato di deviazioni normative che, tuttavia, “centrano l’obiettivo” rendendo appetibile il ricorso allo strumento da parte dello startupper» [22]. 4. (segue)... e delle forme di finanziamento. Proseguendo con coerenza nell’analisi sistematica della nona sezione del d.l. n. 179/2012, l’A. consacra il quarto capitolo dell’opera al c.d. crowdfunding (art. 30), ossia ai «processi collaborativi di piccoli investitori non professionali che [...] si propongono di sostenere gli sforzi di persone ed organizzazioni dotate di un elevato potenziale creativo, ma prive dei fondi necessari alla realizzazione delle loro idee» [23]. Condivisibile è la riflessione di Elena Fregonara in merito all’effetto prodotto da tale strumento, ossia la democraticizzazione della finanza; effetto peraltro visibilmente ridotto da previsioni normative assolutamente inopportune. Infatti, l’art. 24, co. 2° del Reg. Consob 26.06.2013, n. 18592, dispone che «ai fini del perfezionamento dell'offerta sul portale, il gestore verifica che una quota almeno pari al 5% degli strumenti finanziari offerti sia stata sottoscritta da investitori professionali o da fondazioni bancarie o da incubatori di start up innovative previsto all'art. 25, co. 5° del d.l. n. 179/2012». Il rischio – sostiene l’A. – è che il crowdfunding si trasformi così in un business riservato alle banche, rientrando dunque a pieno titolo nei canali istituzionali di finanziamento. Un’attentaanalisi della disciplina del crowdfunding, corredata da spunti critici senz’altro apprezzabili, dà dunque corpo al quarto capitolo dell’opera monografica. L’A. riesce a fornire uno sguardo d’insieme di un istituto che presenta una regolamentazione non sempre chiara e non sempre di facile integrazione con la disciplina preesistente. Ad uno sforzo normativo pregevole, purtroppo corrisponde un’arretratezza strutturale del Paese Italia ai nuovi strumenti che la tecnologia offre. Senz’altro notevoli appaiono, infine, le considerazioni poste a margine del capitolo. Secondo l’A. le disposizioni di cui all’art. 30 del d.l. n. 179/2012 (e conseguente Reg. Consob) rappresentano, in ogni caso, un importante traguardo, «il primo grande passo per sostenere la “rivoluzione del crowdfunding” che si accompagna all’evoluzione sociale della rete e dei social media. Tuttavia, il quadro complessivo resta in itinere e tutt’altro che definito». 5. Start up innovativa in forma di s.r.l. L’ultimo capitolo della monografia di Elena Fregonara è dedicato alla start up innovativa in forma di s.r.l. La disomogenea normativa prodotta dal legislatore, infatti, pone delicati problemi di congiunzione con la comune disciplina di diritto societario. L’incertezza legislativa si riverbera negativamente non solo sull’interpretazione, ma soprattutto sull’applicazione della normativa de quo, penalizzando pertanto coloro che della stessa dovrebbero giovarsi, ossia i potenziali imprenditori. Secondo l’A. con le disposizioni disciplinanti la start up innovativa, «il Legislatore ha legittimato, in nome forse di superiori interessi di politica-economica, la possibilità per la s.r.l. di indossare, seppure temporaneamente, un abito che le concede di oltrepassare il confine rigidamente tracciato tra s.p.a. ed s.r.l.» [24]. Sempre in tal senso l’A. fa saggiamente proprie le parole del Dolmetta riferendosi alla “destrutturazione del tipo” [25], fedele riproduzione dell’attuale panorama normativo in tema di s.r.l. Dalla ricostruzione operata l’A. rileva come gli interventi normativi abbiano de facto prodotto una rarefazione della comune disciplina della s.r.l. [26]. Con riferimento alla facoltà accordata alle start up innovative in forma di s.r.l. di «creare categorie di quote fornite di diritti diversi e [...] liberamente determinare il contenuto delle varie categorie» [27] l’A. ravvisa un indizio utile alla definitiva esclusione della possibilità di creare categorie di quote nelle s.r.l. tradizionali: tale facoltà è introdotta da una norma dotata di natura eccezionale che, in quanto tale, potrà essere applicata esclusivamente nei casi dalla stessa previsti (ubi lex voluit dixit, ubi lex noluit tacuit). 6. Conclusioni. L’opera monografica ivi recensita ha fuor d’ogni dubbio il merito di indagare un fenomeno giuridico assolutamente “innovativo”, in una realtà forse ancora impreparata ad accogliere tanti e tali cambiamenti. Emerge dal presente studio un’assoluta incapacità del legislatore italiano a vivere il futuro, con coerenza. Stupisce, nondimeno, la quasi totale mancanza di riferimenti ad un particolare tipo di start up, l’impresa spin off [28], ed alle molteplici problematiche che la relazione tra le fattispecie potrebbe ingenerare. Assolutamente degno di nota, infine, è il metodo adottato da Elena Fregonara nell’analisi del fenomeno, attenta non solo all’aspetto teorico, ma anche (e soprattutto) ai risvolti operativi della disciplina, risultando, pertanto, obbligato punto di partenza per future riflessioni in materia. Note: [*] Il presente contributo è stato preventivamente sottoposto a referaggio anonimo affidato ad un componente del Comitato di Referee secondo il Regolamento adottato da questa Rivista. [1] Ex multis si v. ATTANASIO F., S.r.l. semplificata: verso il superamento della nozione di capitale sociale?, in Soc., 2012, pp. 894-902; BARTOLACELLI A., “Novissime” modifiche alla disciplina della s.r.l.s.: saggio minimo di diritto transitorio, in Il nuovo diritto delle società, fasc. 16, 2013, pp. 7 ss.; BAUDINO A., La nuova società a responsabilità limitata semplificata. Prime riflessioni e spunti operativi, in Il nuovo diritto delle società, 2012, fasc. 12, pp. 21 ss.; BUSANI A., BUSI C. A., La s.r.l. semplificata (s.r.l.s.) e a capitale ridotto (s.r.l.c.r.), in Soc., 2012, pp. 1305 ss.; CAGNASSO O., La s.r.l.: un tipo societario “senza qualità”?, in Il nuovo diritto delle società, 2013, fasc. 5, p. 7; CIAN M., S.r.l., s.r.l. semplificata, s.r.l. a capitale ridotto. Una nuova geometria del sistema o un sistema disarticolato?, in Riv. soc., 2012, n. 6, p. 1101; FERRI JR., Prime osservazioni in tema di società a responsabilità limitata semplificata e di società a responsabilità limitata a capitale ridotto, in notariato.it; RESCIGNO M., La società a responsabilità limitata a capitale ridotto e semplificata, in Le nuove leggi civili commentate, 2013, pp. 65 ss.; REVIGLIONO P., La società semplificata a responsabilità limitata, in BIONE M., GUIDOTTI R., PEDERZINI E. (a cura di), La nuova società a responsabilità limitata, in Trattato di diritto commerciale e di diritto pubblico dell’economia, diretto da GALGANO F., CEDAM, Padova, 2012, pp. 637 ss.; REVIGLIONO P., La società semplificata a responsabilità limitata: un “buco nero” nel sistema delle società di capitali, in Il nuovo diritto delle società, 2012, pp. 7 ss.; SPIOTTA M., S.r.l. unilaterale “semplificata” o a “capitale ridotto”: problemi e prospettive, in Il nuovo diritto delle società, 2012, fasc. 18, p. 54 ss. [2] Si segnalano, nondimeno, numerosi contributi anche in tema di crowdfunding. Tra gli altri si v. BOLLETTINARI A., Il crowdfunding: la raccolta del capitale tramite piattaforme on-line nella prassi e nella recente legislazione, in Il Nuovo Diritto delle Societa , 2013, n. 2, pp. 12 ss.; FERRARINI G., I costi dell’informazione societaria per le PMI: mercati alternativi, “crowdfunding” e mercati privati, in Analisi Giuridica dell’Economia, 2013, p. 217; LERRO A., Equity crowdfunding: il regolamento in Gazzetta Ufficiale, su altalex.it; PINTO M., L’equity based crowdfunding in Italia al di fuori delle fattispecie regolate dal “Decreto Crescita”, in Soc., 2013, n. 7, pp. 819-832. [3] Si v. il Piano d’azione imprenditorialità 2020, p. 3, in eur-lex.europa.eu. [4] Cfr. art. 25, co. 1°, d.l. 18.10.2012, n. 179 (c.d. Decreto Crescita bis) convertito con l. 17.12.2012, n. 221. [5] Il passo è tratto da FREGONARA E., op. cit., p. X. L’A. a sua volta riporta un concetto espresso in MOSSA L., Società a responsabilità limitata, in Trattato del nuovo diritto commerciale, III, CEDAM, Padova, 1953, pp. 85 e 86. [6] Il riferimento è alle società a responsabilità limitata, cui è in particolar modo destinata la disciplina prevista dall’art. 25 del Decreto Crescita bis. 7 Il d.l. n. 179/2012, e per delega la Consob con proprio Reg. 26.06.2013, n. 18592, disciplinano il c.d. crowdfunding, ovvero uno strumento volto ad incentivare il finanziamento delle start up innovative. [8] FREGONARA E., op. cit., p. 2. [9] Molti autori hanno proposto una definizione di start up: «con il termine start up ci si riferisce all’intervento ed al periodo di avvio di un’impresa che si lancia per la prima volta sul mercato, ma può anche collegarsi a quello di un’impresa già esistente che viene acquistata e che per questo richiede un vero e proprio avviamento» (FOGLIO A., Start up. La guida completa per chi vuole mettersi in proprio e creare da zero un’impresa di successo, FrancoAngeli, Milano, 2010, pp. 51-52); «a start up is an organization formed to search for a repeatable and scalable business model» (BLANK S., What’s a start up? First principles, 2010, in steveblank.com); «a start up is a company designed to grow fast. Being newly founded does not in itself make a company a start up. Nor is it necessary for a startup to work on technology, or take venture funding, or have some sort of “exit”. The only essential thing is growth. Everything else we associate with start up follows from growth» (GRAHAM P., Want to start a startup?, 2012, in paulgraham.com); «Start- up. Fase iniziale della vita dell’impresa. Normalmente dura un esercizio e raccoglie le attività di emergenza per raddrizzare il timone di un programma di investimento Viene seguita dalla fase di development (sviluppo)» (FAVA C. F., Start-up. Manuale per giovani imprenditori nell’era della globalizzazione, 3a ed., Egea, Milano, 2010, p. 313). [10] D.l. 24.01.2012, n. 1, convertito in l. 24.03.2012, n. 27 che disciplina la società a responsabilità limitata semplificata (art. 2463 bis c.c.). [11] D.l. 22.06.2012, n. 83, convertito in l. 07.08.2012, n. 134 il cui art. 44 disciplina la società a responsabilità limitata a capitale ridotto. [12] D.l. 18.09.2012, n. 179, convertito in l. 17.12.2012, n. 221 che ha regolamentato le start up innovative. [13] D.l. 28.06.2013, n. 76, convertito in l. 09.08.2013, n. 99 che è intervenuto sia sui precedenti decreti che sulla s.r.l. ordinaria. [14] FREGONARA E., op. cit., pp. 29-52. [15] FREGONARA E., op. cit., pp. 53-54. [16] Passo tratto dalla relazione introduttiva al d.l. n. 179/2012. [17] FREGONARA E., op. cit., p. 57. [18] Cfr. Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale europeo e al Comitato delle Regioni nell’ambito del Piano d’azione imprenditorialità 2020, in eur-lex.europa.eu. [19] Cfr. l. 27.01.2012, n. 3, come modificata dal d.l. n. 179/2012. [20] FREGONARA E., op. cit., p. 63. [21] Per porre rimedio alle situazioni di sovraindebitamento la l. n. 3/2012 appronta due distinti strumenti: da un lato, l’accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti, dall’altro, la liquidazione del patrimonio. [22] FREGONARA E., op. cit., pp. 69-70. [23] FREGONARA E., op. cit., p. 89. [24] FREGONARA E., op. cit., p. 135. [25] DOLMETTA A. A., Sul “tipo” S.r.l., in s.r.l. commentario, dedicato a PORTALE G. B., Giuffrè, Milano, 2011, p. 23. [26] L’articolato quadro normativo che emerge può essere schematicamente riassunto come segue: i. S.r.l. ordinaria; ii. S.r.l. ordinaria con capitale ridotto; iii. S.r.l. semplificata con statuto standard; iv. S.r.l. con statuto rielaborato; v. S.r.l. a capitale ridotto, riqualificate ex officio come semplificate; vi. Start up innovativa in forma di s.r.l., ordinaria o modificata (oltre i confini del tipo, ovvero con variazioni compatibili con il tipo); vii. S.r.l. ex start up innovativa. [27] Cfr. art. 26, co. 1° del d.l. n. 179/2012. [28] Per un’attenta disamina del fenomeno si v. BARONCELLI A., CHIESA V., PICCALUGA A., Dall’accademia all’impresa. Uno studio delle imprese spin-off della ricerca in Italia, in BARONCELLI A. (a cura di), Percorsi imprenditoriali generati dall’Università. Il fenomeno spin-off accademici, Clueb, Bologna, 2001, p. 52 ss.; nonché SPINOZZI M., Lo spin-off «da ricerca»: profili istituzionali e costituzionale dell’Università che si fa impresa, 2013, pp. 1-2, in www.ildirittodegliaffari.it. 23 marzo 2015
  • Le politiche per l'Italia digitale

  • Le politiche per l'Italia digitale - Giornata di studi

  • Pmi italiane e innovazione, il Mise: "Ancora elevato il gap con l'Europa"

    "Nonostante alcuni significativi e recenti miglioramenti, il gap innovativo delle imprese italiane a confronto con le imprese europee appare ancora oggi elevato". È quanto si legge nel rapporto Small Business Act del Ministero dello Sviluppo Economico, documento che fornisce una panoramica sulle iniziative a sostegno delle micro, piccole e medie imprese adottate nel 2014 e nel primo semestre 2015. "Emerge in particolare - sottolinea il Mise - il ruolo rilevante delle policy orientate al rilancio degli investimenti produttivi, soprattutto votati all’innovazione, quelle dirette alla modernizzazione della finanza d’azienda e quelle volte al rafforzamento della proiezione internazionale del tessuto produttivo". Al fianco degli approfondimenti tematici sui contratti di rete, sul Fondo di garanzia per le Pmi e sulla nuova Sabatini, viene così proposto uno specifico focus dedicato all’ecosistema delle startup innovative all'interno di un capitolo sul grado di innovazione del sistema produttivo italiano. Da esso si apprende che l’Italia spende in R&S l’1,3% del Pil, a fronte del 2,3% della Francia, del 3% della Germania, dell’1,7% del Regno Unito e del 2,1% della media europea, mentre negli Stati Uniti tale rapporto raggiunge il 3,4%. Tuttavia, dall’analisi del trend si rilevano sensibili miglioramenti per il nostro Paese; una ricerca sul campo svolta dall’Osservatorio Regionale Banche-Imprese su un campione di poco meno di 5mila imprese ha infatti rilevato che tra il 2013 e il 2014 la quota percentuale di imprese innovative sul totale è aumentata dal 59,8% al 70,8% (particolarmente vivaci sono risultate le imprese di piccole dimensioni la cui incidenza di imprese innovative sul totale è passata dal 55,6% al 68,2%). Allo stesso tempo, l'indagine di Confindustria Quanto innovano realmente le Pmi (2014) conferma un diffuso “sforzo tecnologico”: più di un quarto degli intervistati ha sostenuto una spesa per investimenti in innovazione pari a oltre il 10% dei ricavi, mentre poco meno del 30% ha speso fra il 5% e il 10%. Dal 2012 ad oggi, i dati fotografano un impegno costante nell’innovazione di prodotto (43,8%), nell’innovazione di processo (29,6%), nel lean management (26,7%). Nel 2014, in tre anni, è salita di 7 punti – dal 65% al 72% – la quota di imprese che dichiara di avere introdotto significative innovazioni di prodotto, di processo, oppure organizzative-gestionali. Il 45,8% delle imprese ha inoltre profuso un impegno rilevante nella valorizzazione del know how aziendale e del patrimonio intangibile mentre la ricerca italiana presenta punte di eccellenza nei settori del biomedicale, della meccanica e robotica, dell’aerospazio, delle tecnologie multimediali e nelle nanotecnologie, come mostrano una serie di indicatori elaborati dall’Oecd. "In questi settori - sottolinea il rapporto del Mise - la nostra ricerca si colloca fra le prime dieci al mondo, benché si sia sempre collocata in generale nelle posizioni di coda per quantità di finanziamenti e numero di ricercatori. Inoltre, emerge come la produttività dei ricercatori italiani sia mediamente superiore a quella di molti nostri competitor". "L’innovazione - chiosa il rapporto - non può essere ricondotta solamente alla spesa in R&S, ma dovrebbe puntare anche su un processo di collaborazione tra una rete eterogenea e crescente di stakeholder, istituzioni e utenti. Questo tema è stato approfondito in uno studio dell’Oecd del 2014, che mostra come sia necessario rafforzare maggiormente, in Italia, le forme di ricerca cooperativa che sono molto diffuse all’interno dei principali Paesi europei. In Francia, ad esempio, tali forme di cooperazione finalizzate all’innovazione coinvolgono il 40% delle imprese, a fronte del 16% in Italia". L’insieme dei risultati delle ultime ricerche sottolinea la necessità di promuovere maggiori legami di collaborazione sia tra le aziende (al fine di raggiungere la massa critica spesso necessaria per impegnarsi in innovazioni di successo) sia fra aziende ed università ed enti di ricerca pubblici e privati. Centrale appare poi la riconversione del settore manifatturiero alla luce di strumenti come il 3D printing: "Oggi, per molte imprese italiane, il luogo della produzione sta diventando sempre più un mix tra garage, bottega artigiana e laboratorio; dall’incontro tra tecnologia digitale e produzione personalizzata, dal mix tra tecnologie di stampa 3D e creatività tipica della produzione artigianale e manifatturiera di alta qualità, può passare la via di un nuovo saper fare artigiano e il rilancio della manifattura italiana attraverso il connubio tra abilità artigiane, innovazioni e design. In questo scenario, il lavoro e la produzione si stanno evolvendo e i fablab, centri attrezzati per realizzare prototipi e sperimentazioni, sono in crescita costante, rappresentando un’occasione di investimento pubblico-privato. Questo fenomeno sta rendendo nuovamente attrattive per i giovani molte attività manuali e lancia una sfida agli attuali percorsi della formazione professionale, a cominciare dai programmi del nuovo sistema di istruzione tecnica superiore che si pone come livello di formazione a elevato profilo tecnico intermedio tra scuola superiore e università, modellato sulle esigenze espresse dalle nuove filiere del manifatturiero italiano. Inoltre, l’uso del digitale consente alle piccole imprese e ai giovani che vogliono fare impresa, di mettere a frutto le loro abilità creando oggetti su misura rispetto ai gusti e alle esigenze dei potenziali clienti finali. E-commerce, e-business, e-manifacturing: nella terza rivoluzione industriale è il digitale che, riducendo costi e creando valore, mette sempre più in relazione imprese con altre imprese, laboratori e imprese, imprese e consumatori".
    Eccellenze in digitale e Made in Italy: si rinnova il progetto Google-Unioncamere
    Ma nonostante le Pmi attive su Internet siano "più produttive, più internazionalizzate" e "assumono più persone rispetto a quelle non attive sul web", il quadro che emerge dagli ultimi dati resi disponibili dal Digital Agenda Scoreboard evidenzia una situazione di estrema debolezza nell’utilizzo dei servizi in rete da parte di cittadini e imprese italiani. Si rileva, infatti, una situazione di ritardo sia dal lato dell’offerta che della domanda: solo il 5% delle Pmi non finanziarie, in Italia, vende in rete a fronte del 14% europeo, ponendosi in coda alla classifica continentale. Soprattutto per le imprese con meno di 10 addetti, la diffusione delle attività in rete sconta le difficoltà nelle competenze già rilevate per i cittadini, che si accentuano per le imprese nelle quali l’età del titolare di impresa è più elevata. Per quanto attiene lo specifico delle startup, alla prima decade di maggio 2015 risultavano iscritti nel Registro delle Imprese 3.925 soggetti, di cui circa 3mila costituiti dopo l’entrata in vigore del Decreto Crescita 2.0. Gli incubatori certificati sono 28, dei quali 21 nel Nord, 6 nel Centro e 1 nel Mezzogiorno. Circa il 79% delle startup innovative è costituito nella forma giuridica della società a responsabilità limitata, un ulteriore 17% nella forma della Srl semplificata, compresa quella a capitale ridotto (beneficiando delle misure previste dal D.L. Lavoro 2013), il 2,1% nella forma della società cooperativa e infine, l’1,6% è nella forma della società per azioni. Relativamente all’età dell’imprenditore, nel 27% circa dei casi si tratta di un’impresa giovanile, un valore pari a quattro volte quello riscontrato nel complesso delle società di capitale (7%), e più che doppio rispetto al peso percentuale riscontrabile nel totale imprese (12%). Per quanto riguarda la dimensione media delle startup, si tratta prevalentemente di imprese piccole (nel 94% dei casi microimprese) con un valore medio della produzione di 130 mila euro (a fronte di 2,49 milioni delle società di capitali). Sono circa mille le startup che possiedono dipendenti. In totale in esse operano poco più di 2.600 dipendenti, in media 2,6 per ciascuna impresa. I soci sono in totale circa 12.500, in media 4 per ciascuna impresa. Dal monitoraggio di un campione di startup emerge, relativamente all’ultimo triennio, una crescita tendenziale degli addetti del 56% tra il 2012 e il 2013 e del 33% tra il 2013 e il 2014. Si rileva, inoltre, una crescita del valore della produzione dell’88% nel 2012 e del 28% nel 2013, a fronte di una lieve flessione registrata dalle società non startup a parità di forma giuridica (rispettivamente -0,7% e -d1,6%). Le startup innovative operano prevalentemente nel comparto dei servizi (oltre l’80% delle imprese), in particolare nei settori della consulenza informatica e produzione di software (circa il 40% del totale startup), ricerca scientifica e sviluppo (il 17%), commercio (4,5%). Solo poco meno del 17% delle startup opera nei settori dell’industria. Sul fronte della distribuzione territoriale, il 56% di questo tipo di imprese è localizzato al Nord, il 22% al Centro, il 22% nel Mezzogiorno. Distribuzione delle startup innovative nelle Regioni italiane Confronto del peso delle imprese attive e delle startup innovative nelle Regioni italiane "È interessante segnalare - si legge infine nel rapporto - che le startup innovative sono contrassegnate da una sensibile crescita negli anni della crisi. Questo fenomeno è in controtendenza rispetto alla natalità complessiva delle imprese italiane che, negli ultimi tempi, ha subito una costante erosione dei saldi. Nel complesso, le iscrizioni di nuove startup innovative nel 2014 hanno registrato un aumento del 48% rispetto al 2013".
    La startup innovativa Requisiti Startup innovative e PMI innovative Capacità di accesso al FGPMI Equity crowdfunding, la Consob avvia una consultazione preliminare per la revisione del regolamento: “Ad investire sono professionisti, non una folla. Il fenomeno non è ancora decollato” Ocse: “I Paesi affrontino gli effetti dirompenti dell’economia digitale” Peter Barron (Google) al quarto lunch seminar dell’Accademia Italiana del Codice di Internet: “Nel 2015 il 3-4% del Pil italiano sarà generato dal Web” “Il digitale come motore di sviluppo”, Vint Cerf: “L’Italia può ancora salire sul treno”. Giacomelli: “Abbiamo mancato la rivoluzione, occorre recuperare” Istat: le imprese italiane sempre più connesse, ma l’eCommerce fatica ad esplodere “Il futuro dell’eCommerce è mobile, ma la metà degli shop online italiani non vi investe”. I risultati del report Idealo 2014
    13 agosto 2015
  • Sanità e startup: Arsenàl.it e Forum Pa lanciano un contest nazionale

    Raccogliere idee e offrire un palcoscenico nazionale sul quale presentarle ad un pubblico di addetti ai lavori. È il senso del contest nazionale dedicato alle start up che operano in ambito sanitario lanciato da Arsenàl.IT in collaborazione con Forum Pa. arsenalL’invito è rivolto a startuppers e giovani da qualsiasi parte d’Italia che abbiano sviluppato o intendano sviluppare una idea o un progetto destinati a migliorare i servizi sanitari online per il cittadino attraverso l'applicazione di nuove tecnologie. Si tratta di raccogliere iniziative in corso, prodotti realizzati o da realizzare, servizi attivati secondo modalità innovative di introduzione delle tecnologie, capaci di agevolare l’accesso via web degli utenti dei servizi di sanità. “Tra gli elementi cardine della mission di Arsenàl.IT – sottolinea il presidente Claudio Dario – vi è l’introduzione di elementi di innovazione nel mondo della sanità. Per questo da sempre abbiamo dato spazio alle idee dell’imprenditoria e dei giovani. Lo dimostra il nostro team: 45 risorse con un’età media di 33 anni. Con questa call for ideas che promuoviamo in collaborazione con Forum PA vogliamo offrire un’occasione al mondo delle start up da un lato per confrontarsi con il sistema della sanità e dall’altro di mettersi in mostra a livello nazionale”. Il Centro Veneto Ricerca e Innovazione per la Sanità Digitale che ha come socie le 21 aziende sociosanitarie e le 2 ospedaliere pubbliche del Veneto, darà così l'opportunità di presentare idee, progetti, servizi e prodotti avendo come pubblico un team di esperti di eHealth che operano a stretto contatto con i fornitori del settore.
 Cinque saranno le idee selezionate sulla base dei criteri di utilità, innovazione e livello di realizzabilità, che verranno presentate al pubblico nazionale il 27 maggio 2015 alle 10.30 allo stand di Arsenàl.IT presso il Forum PA 2015, la fiera dell'Innovazione nella Pubblica Amministrazione in programma a Roma dal 26 al 28 maggio prossimi. L’evento dal titolo "#sipuòfaresanitàvicinalcittadino se … si dà spazio alle idee" prevede una serie di brevi presentazioni (speed speech), introdotte e moderate dal prof. Luca De Pietro, docente di eGovernment ed eDemocracy all’Università di Padova. I progetti selezionati saranno inoltre promossi attraverso i canali di comunicazione nazionale messi a disposizione dagli enti organizzatori. Per maggiori informazioni e per partecipare basta compilare una scheda online sul sito www.consorzioarsenal.it con i dati richiesti, descrivendo la propria proposta. 29 aprile 2015
  • Scambio di denaro via smartphone, terapia del dolore e sharing economy: “Start up” a Montecitorio

    Una rete di stanze dotate di tecnologie innovative sparse sul territorio nazionale e combinate all'alta formazione per i medici e alla telemedicina per curare i pazienti che soffrono di dolore cronico. È la mission della Giovanni Leonardis Welfare, una start up abruzzese che insieme ad altre nuove imprese ha dato vita a "Start Up! Tra old economy e telecomunicazioni", evento che ha avuto luogo nella mattina di lunedì presso la sala Aldo Moro della Camera dei Deputati con la partecipazione di Tiffany Norwood. fotoImprenditrice seriale, Norwood è una pioniera della radio digitale satellitare e di tecnologie come l'Mpeg; ha da poco fondato Tribetan, piattaforma di intelligenza collaborativa della quale è attualmente CEO. All'evento, moderato dal Professor Fabio Pompei, Presidente della commissione Innovazione Tecnologica Roma XII, ha partecipato l'assessore alle Attività produttive di Roma Marta Leonori, i deputati del Pd Sergio Boccadutri e Matteo Mauri e la consigliera capitolina Ilaria Piccolo. A seguire, un intervento del Professor Alberto Gambino, Direttore del Dipartimento di Scienze umane dell'Università Europea di Roma, Presidente dell'Accademia Italiana del Codice di Internet e Direttore Scientifico di Dimt. L'universo start up è stato rappresentanto, oltre che da Stefania Mancini della Leonardis, da Oliver Page, CEO di Scooterino, piattaforma che permette di condividere passaggi in motorino, Roberto Macina, CEO di Qurami, app con la quale si evita di perdere tempo durante le code, Dario Brignone di Satispay, strumento che abilita pagamenti e scambi di denaro tramite dispositivi mobili, Laura Mirabellamanaging director di uFirst, app per saltare la fila in aeroporto, e Fabrizio Cialdeadi Atooma, azienda con basi sia a Roma che a San Francisco e che fornisce un assistente personali per smartphone. CSPg4bDW0AAhVRB
    Startup innovative in crescita. È la Lombardia la regione dove sono più numerose
    26 ottobre 2015
  • Se Startup diventa una buzzword

    Dove finisce la retorica e inizia la sostanza per le aziende nate intorno alle idee innovative? Su Radio Radicale un vivace dibattito tra il giornalista e Web content editor di Data Manager Antonio CaffoAlessio Jacona, anch'egli giornalista oltre che blogger e consulente di comunicazione online, il Professor Alberto Onetti, docente di Management ed imprenditorialità all'Università dell’Insubria e chairman di Mind the Bridge Foundation, e Alessandro Fusacchia, attualmente consigliere del Ministero degli Affari Esteri e coordinatore della task force sulle startup istituita nell'aprile 2012 dall'allora ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera. Sullo sfondo, il decreto Destinazione Italia appena approvato dal Consiglio dei Ministri con le misure sui libri di carta e l'indicizzazione di prodotti editoriali online: "Nel decreto inserite norme incoerenti con la filosofia del provvedimento" [caption id="attachment_4066" align="alignright" width="300"]Ascolta il podcast della puntata di "Presi per il Web" di domenica 15 dicembre 2013 Ascolta il podcast della puntata di "Presi per il Web" di domenica 15 dicembre 2013[/caption] Qual è il confine tra un contemporaneo luogo comune e la sostanza quando si afferma che le startup sono la soluzione alla crisi generalizzata che affligge il nostro sistema economico? Una domanda che appare sensata alla luce dell'attenzione tributata alle aziende che nascono intorno alle idee innovative dagli investitori pubblici e privati e da una sempre più lunga serie di bandi nazionali, regionali, provinciali e comunali. Ancor di più, sembra lecito chiedersi a quale destino vanno incontro i progetti che intercettano finanziamenti e pesare il loro successo al netto di due correnti di pensiero che vanno sempre più radicalizzandosi: quella degli entusiasti delle "startup a tutti i costi" e quella degli scettici che considerano una moda la voglia di innovazione in stile Silicon Valley. È stato questo il tema centrale della puntata di domenica 15 dicembre di “Presi per il Web”, trasmissione di Radio Radicale condotta da Marco PerducaMarco Scialdone e Fulvio Sarzana con la collaborazione di Marco Ciaffone e Sara Sbaffi. Ospiti della serata il giornalista e Web content editor di Data Manager Antonio CaffoAlessio Jacona, anch'egli giornalista oltre che blogger e consulente di comunicazione online, il Professor Alberto Onetti, docente di Management ed imprenditorialità all'Università dell’Insubria e chairman di Mind the Bridge Foundation, e Alessandro Fusacchia, attualmente consigliere del Ministero degli Affari Esteri e coordinatore della task force istituita nell'aprile 2012 dall'allora ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera per "analizzare e individuare in tempi brevi le misure da attuare per creare in Italia un ambiente favorevole alle start up innovative". I dati sui quali si è sviluppata una vivace discussione sono quelli contenuti nel report "The Italian Startup Ecosystem: Who's Who", presentato lo scorso ottobre da Italia Startup e gli Osservatori del Politecnico di Milano. In Italia al momento ci sono 1227 imprese innovative, 113 startup hi-tech finanziate, 97 incubatori e acceleratori, dei quali 64 pubblici e 33 privati, 32 investitori istituzionali (6 pubblici e 26 privati), 40 parchi scientifici e tecnologici (37 pubblici e 3 privati), 65 spazi di coworking e 33 competizioni dedicate alle startup. Numeri importanti dietro ai quali si nascondono tuttavia le criticità di un settore dove il tasso di fallimento tra le neo-aziende appare molto elevato, con l'80-85% dei soggetti che non arriva ai primi 3 o 5 anni di vita. Il tutto a fronte di una erogazione di fondi che, sempre stando al report, ha visto finire alle aziende hi-tech 112 milioni di euro nel 2012 e 110 milioni quest’anno. "È questo uno dei pochi fenomeni che in Italia è diventato conosciuto al grande pubblico in pochissimo tempo - ha affermato Caffo - ma ho paura che l'idea di startup in Italia sia diventata sinonimo di poter avere un successo di visibilità in poco tempo, non solo a livello economico. Di sicuro è molto positivo che le idee vengano incentivate da bandi e finanziamenti, ma spesso questi soldi pubblici non si sa alla fine dove vanno a finire. Chi controlla cosa hanno prodotto queste startup?" "Il problema di fondo - è stato il pensiero di Jacona - è il pericolo 'effetto emulazione' che deriva da una campagna mediatica che presenta con continuità esempi come quello di Mark Zuckerberg, finendo per ridurre tutto da un lato al successo, dall'altro al solo versante del software e dei servizi, il che elude quella che è una antica competenza e punta d'eccellenza del nostro Paese: la creazione di oggetti materiali. Inoltre - ha proseguito Jacona - se negli Stati Uniti c'è una cultura del fallimento e chi investe in una startup sa che i margini di successo sono ridotti, in Italia no. Da noi il fallimento diventa una lettera scarlatta. L'innovazione non è solo in ciò che si inventa ma nei processi che portano ad investire su un nuovo soggetto". Il Prof. Onetti ha esordito con una definizione: "La startup è un'impresa di recente costituzione che cerca di fare cose innovative, che ha bisogno di investire prima di aver realizzato le cose e che quindi cerca finanziamenti per l'avvio di un'attività. Se il lato positivo è il riportare un discreto numero di persone a fare impresa, il lato negativo è l'enfasi mediatica su fenomeni che non si conoscono e che dunque finiscono per essere ridotti a categorie inesistenti. Qualche giorno fa - ha chiosato - ho sentito messe in contrapposizione la crisi denunciata dai cosiddetti forconi e l'attenzione posta sulle startup, un'associazione logica davvero discutibile. Sarebbe bene smettere di utilizzare il termine startup per ogni cosa che sta nascendo. Infine - ha affermato in merito ai finanziamenti statali per il nuovi soggetti economici - credo che tutti i soldi che vengono erogati sottoforma di incentivazione 'a fare' abbiano scarsa efficacia, perché la storia ci ha insegnato che il pubblico è estremamente scarso nel giudicare il merito". Dopo una discussione sulle piattaforme di crowdfunding, l'intervento di Fusacchia, che ha naturalmente avuto come incipit gli obiettivi della task force che ha coordinato: "Quando abbiamo fatto il lavoro lo scorso anno la filosofia generale era quella di cercare di contrastare l'approccio avuto dal Paese negli ultimi decenni e che ha visto far partire finanziamenti a pioggia. L'obiettivo era invece cercare di costruire un ecosistema favorevole a questi nuovi soggetti economici connettendoli con il tessuto del mercato. Sulle risorse abbiamo quindi cercato di creare delle condizioni in modo che fosse il mercato privato a drenare risorse, regolamentando l'equitiy crowdfunding, l'accesso al credito bancario ma soprattutto predisponendo un meccanismo di incentivi fiscali che andasse a vantaggio non delle startup direttamente, ma di chi investe in esse. Un'impostazione molto diversa da quella del finanziamento pubblico tout court. La scorsa settimana - ha continuato Fusacchia - la Commissione Euoropea ci ha confermato che il provvedimento è coerente con la normativa degli aiuti di Stato e quindi a breve il ministero dello Sviluppo Economico emanerà un decreto che renderà attuabile la norma". Intanto, il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto Destinazione Italia, già finito nell'occhio del ciclone per le misure che riguardano incentivi concessi all'editoria cartacea e per la revisione delle norme che regolano il diritto di indicizzazione dei prodotti editoriali online. Fusacchia, su questo, non ha usato mezze misure: "Per ogni italiano che spinge per portare avanti il Paese ce n'è uno che preme in senso opposto. L'obiettivo di un percorso iniziato diversi mesi fa è quello di risolvere il problema della mancanza di investimenti esteri, tema che diventa spesso divisivo con molte categorie pronte a gridare alla svendita del Paese quando un soggetto esterno acquista un aste nazionale. Abbiamo così messo in atto un piano di 50 misure adottate dal Governo il 19 settembre e messe a consultazione pubblica fino al 9 dicembre. Venerdì scorso abbiamo fatto il primo provvedimento, il decreto Destinazione Italia, appunto, che contiene alcune delle misure che stiamo già traducendo in norme operative". "Ma è evidente  - ha proseguito - che ci sono finite dentro, negli ultimi passaggi istituzionali, delle misure che non hanno nulla a che vedere e che anzi sono in contraddizione con il più generale senso del provvedimento, ma che soprattutto non erano contemplate nelle 50 policies di cui sopra, nelle quali non c'era discriminazione tra carta e digitale e nessuna previsione di accordo in merito all'indicizzazione dei prodotti editoriali, entrambe previsioni che vanno nella direzione opposta rispetto a quanto contiamo di fare. Intanto il Parlamento si sta divertendo a tirare fuori norme simpatiche come quella della WebTax. Bisogna interrogarsi su come prendono vita in Italia le leggi, qual è il loro processo di formazione e quale ruolo giocano alcuni soggetti che, portatori di interessi sicuramente legittimi, finiscono per far implementare determinate misure. Il digitale non è un settore - ha concluso Fusacchia - ma la chiave di modernizzazione del Paese trasversale a tutti i settori. Bisogna aggregare le domande di cambiamento perché una sana pressione dal basso è l'unica strada che abbiamo per invertire alcuni trend di conservazione, e da tecnico dico che dobbiamo smetterla di pensare che il Paese si possa cambiare con i tecnici". Immagine in home page: Networkingstar.com 16 dicembre 2013
  • Start Up tra old economy e telecomunicazioni - Roma

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  • Start Up tra old economy e telecomunicazioni - Roma, 26 ottobre 2015

    locandina start up
  • Startup in Italia: problemi e consigli nell'incontro di Montecitorio con Tiffany Norwood

    L'imprenditrice seriale e pioniera della radio satellitare insieme a giovani startupper. Il Prof. Gambino (IAIC): “Non si può dire il legislatore non abbia affrontato il tema, ma restano nodi irrisolti. Centrale il legame tra ricerca e imprenditoria”

    Collaborazione, esperienza sul campo, accettazione di una buona dose di caos. Sono solo alcune delle parole chiave che hanno accompagnato l'intervento di Tiffany Norwood, imprenditrice seriale e pioniera della radio digitale satellitare e di tecnologie come l’Mpeg, a “Start Up! Tra old economy e telecomunicazioni“, evento che ha avuto luogo nella mattinata di lunedì a Montecitorio.

    fotoNorwood, che ha da poco fondato Tribetan, piattaforma di intelligenza collaborativa della quale è attualmente CEO, ha parlato ad una platea ricca di giovani startupper italiani, alcuni dei quali protagonisti della tavola rotonda che ha chiuso l'incontro: "Quando ho iniziato il mio percorso essere un imprenditrice, peraltro con le difficoltà di essere donna e nera, era considerato irresponsabile, al limite della follia. Non c'erano università che avevano corsi o educavano ad essere imprenditori. Ma ora il quadro sta cambiando in molte parti del mondo, ed è negli ultimi 5 anni che negli Usa c'è stata la più ricca concentrazione di interesse da parte di molti agenti, anche pubblici, per dare una formazione ai nuovi imprenditori. In questi anni - ha chiosato - ho osservato che il successo di una nuova iniziativa non è tanto da attribuirsi al prodotto in sé, ma alle persone che sono responsabili della promozione del prodotto. L'innovazione nella comunità delle startup è oggi dunque concentrata sul portare l'attenzione sulle persone, che siano capaci non tanto si avere successo in un caso specifico ma che abbiano skills e forma mentis per prendere più società e portarle ad entrare nel mercato e avere successo. Ma il caos e la sofferenza sono un prezzo da pagare per la riuscita di un progetto, e bisogna tenere presente che negli Usa soltanto un 1% di idee riescono ad arrivare ad un brevetto e avere successo. Se avete un'idea probabilmente qualcuno ha un'idea simile, ma il vostro rischio non è che qualcuno vi rubi l'idea, bensì di non vederla mai realizzata, e il modo in cui aumentate la vostra probabilità di avere successo è attraverso la collaborazione".

    E se per Sergio Boccadutri, responsabile dell'area Innovazione del Pd, "c'è un collo di bottiglia fatto di lungaggini e ostacoli burocratici che il policy maker è chiamato a risolvere per far sì che il fisiologico rischio d'impresa non sia appesantito tanto da frustrare l'imprenditorialità italiana e la possibilità che si avvicinino investitori esteri", l'assessore alle Attività produttive di Roma Marta Leonori ha sottolineato come "la capitale è seconda per numero di startup, 361 nel secondo trimestre dell'anno in corso, con un aumento del 110% rispetto al 2014. Ma per una reale riuscita occorre un sistema che funziona nel complessivo, da solo non può fare molto né un governo nazionale, né uno locale, né una singola startup".

    Il Professor Alberto Gambino, Direttore del Dipartimento di Scienze umane dell’Università Europea di Roma e Presidente dell’Accademia Italiana del Codice di Internet, ha così sottolineato come "il tema delle startup innovative non ha visto assente il Parlamento, anzi, per certi versi abbiamo visto una produzione significativa di interventi in diverse sedi, dalle liberalizzazioni ai decreti crescita e crescita bis fino alle misure sul lavoro. Il disegno che ne è conseguito, tra sgravi e procedure agevolate in materia di fallimento, è sicuramente favorevole a questi nuovi soggetti, ma mostra anche alcune criticità come le garanzie riservate agli investitori. Non c'è dubbio quindi che bisogna correggere il quadro senza tuttavia evitare di sottolineare un dato importante: la startup innovativa come pensata dal legislatore ha una forte presenza di ricercatori, elemento che testimonia la consapevolezza che la qualità delle startup deriva da una base di competenze, e il legislatore ha deciso che quelle competenze ce le hanno ancora gli atenei. L'auspicio da parte dell'Accademia e dell'Università Europea è che si prosegua e si rinforzi il legame tra mondo della ricerca scientifica e il mondo dell'imprenditoria”.

    Con la moderazione del Professor Fabio Pompei, Presidente della commissione Innovazione Tecnologica Roma XII, si è così passati all'interazione tra Norwood e i giovani imprenditori. L’universo start up è stato rappresentato da Stefania Mancini della Giovanni Leonardis Welfare, che dal territorio abruzzese punta ad espandersi sul territorio nazionale per creare una rete tecnologica volta ad implementare innovative terapie del dolore, da Oliver Page, CEO di Scooterino, piattaforma che permette di condividere passaggi in motorino, Roberto Macina, CEO di Qurami, app con la quale si evita di perdere tempo durante le code, Dario Brignone di Satispay, strumento che abilita pagamenti e scambi di denaro tramite dispositivi mobili e Fabrizio Cialdea di Atooma, azienda con basi sia a Roma che a San Francisco e che fornisce un assistente personali per smartphone.

    "È facile avviare una startup in Italia - ha affermato Macina - ma manca il capitale di crescita per diventare una global startup. E il nostro hub di riferimento resta Londra".

    [caption id="attachment_20585" align="aligncenter" width="600"]CSPg4bDW0AAhVRB Da sinistra: Fabio Pompei, Tiffany Norwood, Alberto Gambino e Sergio Boccadutri[/caption]
    Startup innovative in crescita. È la Lombardia la regione dove sono più numerose
    26 ottobre 2015