DIMT.IT - stefania

  • Anno IV – Numero 3 – Luglio/Settembre 2014

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    Con contributi di:

    Emanuele Bilotti, Enrico Del Prato, Francesca Romana Lenzi, Enrico Moscati, Andrea Nuzzi, Stefania Stefanelli, Mario Palma

    Sommario

    Mercato, concorrenza e regolazione

  • Artigiani Digitali: chi sono i makers?

    Tra chi sfrutta le nuove tecnologie per vendere i propri prodotti e chi inventa tramite esse: la manualità al nostro tempo. Con i problemi di spazio delle grandi città e le richieste verso la Farnesina per una task force orientata alla promozione della manifattura italiana online Logo-Presi-per-il-Web11 Qual è l'impatto delle nuove tecnologie sui lavori artigiani? E quali le nuove professioni nate dal connubio tra lavoro manuale e progresso tecnologico? Sono le due domande al centro della puntata della puntata di domenica 1 dicembre di “Presi per il Web”, trasmissione di Radio Radicale condotta da Marco PerducaMarco Scialdone e Fulvio Sarzana con la collaborazione di Marco Ciaffone e Sara Sbaffi. Ospiti della trasmissione Stefano Micelli, Professore di Economia e Gestione delle Imprese presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e autore di un volume dal titolo "Futuro Artigiano", Stefania Milo, Presidente CNA Giovani Imprenditori, e Leonardo Zaccone di Roma Makers. Il Prof. Micelli ha messo in luce la dicotomia tra due tipologie di "artigiano digitale". Un primo modello riguarda la manifattura di qualità che oggi affronta la sfida dei mercati internazionali attraverso la rete, non solo scoprendo le possibilità offerte dal commercio elettronico, ma scoprendo attraverso la rete le opportunità di un'innovazione tecnologica accessibile a costi contenuti. Il secondo tipo di artigiani digitali è invece quello dei veri e propri "Makers": "Sono coloro - ha spiegato il Prof. Micelli - che attraverso l'uso di nuove tecnologie e nuovi strumenti possono diventare inventori e promotori di nuovi prodotti e soluzioni diventando protagonisti di una nuova generazione di prodotti innovativi che oggi hanno un loro spazio di mercato". [caption id="attachment_3600" align="alignleft" width="300"]From Greenews.info.it From Greenews.info.it[/caption] "Non credo nella decrescita felice, ma in un nuovo tipo di crescita. Abbiamo pensato per anni - ha chiosato il Prof. Micelli - che l'economia della conoscenza avesse una dimensione esclusivamente immateriale. Oggi scopriamo che c'è invece un intero universo fatto di materialità e lavoro manuale. E i nostri artigiani sono già da tempo proiettati verso i mercati internazionali soprattutto raccontando la loro attività. La valorizzazione del capitale umano che si nasconde dietro la manifattura creativa che è un portato storico del nostro Paese deve essere al centro del programma di qualsiasi governo". Stefania Milo ha ricorda che poco tempo fa la CNA ha chiesto al ministro degli Esteri Emma Bonino l'istituzione di una task force della Farnesina specializzata nella promozione del Made in Italy sul Web: "Quello che può fare l'Italia per ricominciare a mordere il mondo - ha affermato - è puntare tutto sull'export di manifattura di qualità. In questo senso la rete non risolverà i nostri problemi ma ci darà una grossa mano. "Se c'è un problema che riscontriamo nel nostro lavoro - ha esordito Zaccone - è quello degli spazi: soprattutto in una città come Roma è difficile trovare spazi adatti alla realizzazione dei nostri prodotti, ed è per questo che viriamo sul coworking. Noi come RomaMakers puntiamo a realizzare un'operazione di rete sul territorio della capitale tramite l'apertura del FabLab. Tra i progetti più interessanti siamo al lavoro su un concetto di propagazione del suono diverso da quello al quale siamo abituati, tramite un altoparlante che propagherebbe il suono in tre dimensioni. Inoltre, realizziamo da noi gli strumenti che utilizziamo, come le stampanti 3D". LEGGI "Stampanti 3D: quale futuro per i quadri d'autore?" 2 dicembre 2013
  • Italia digitale, tavolo esperti AgID ai nastri di partenza. Prosperetti: "Organo consultivo a disposizione dei ministeri". Coppola: "L'Agenda avanza ogni giorno nel concreto"

    Il dibattito di ieri a Radio Radicale con l'On. Paolo Coppola, l'Avv. Eugenio Prosperetti, Stefania Milo (Presidente CNA giovani) e Cristiano Griletti (Crunchlab) La scorsa settimana un altro pezzo di governance dell'Agenda digitale italiana ha visto la luce con le nomine per il tavolo degli esperti del Comitato di indirizzo per l'Agenzia per l'Italia Digitale, al quale siederanno, tra gli altri, l'On. Paolo Coppola, deputato Pd e consulente politico per il ministro della Pa Marianna Madia, ed Eugenio Prosperetti, Avvocato e docente di Competition Law & Policy presso l'Università di Siena, entrambi ospiti nella puntata del 27 settembre di “Presi per il Web“, trasmissione di Radio Radicale condotta da Marco PerducaMarco Scialdone e Fulvio Sarzana con la collaborazione di Marco Ciaffone e Sara Sbaffi. [caption id="attachment_5318" align="alignright" width="300"]Ascolta il podcast della puntata di domenica 28 settembre 2014 Ascolta il podcast della puntata di domenica 28 settembre 2014[/caption] Con loro on air anche Stefania Milo, Presidente nazionale giovani imprenditori CNA, e Cristiano Griletti di Crunchlab, che insieme ai colleghi era reduce dalla vittoria nell'hackaton #HackLiving. "Per il momento - ha esordito Coppola - non ho alcun documento ufficiale che attesti la nomina del tavolo, anche se penso che ormai arriverà ad ore. Ci sono una serie di norme che ci prescrivono dei passaggi burocratici, che non tolgono tuttavia energie e spazio ai progetti che ogni giorno vengono portati avanti in materia di Agenda digitale. Non dobbiamo pensare che mentre siamo in attesa delle nomine ufficiali non si faccia nulla nel concreto". "Il tavolo è un organo consultivo a disposizione della cabina di regia - ha spiegato Prosperetti - che è composta dai ministri che ne fanno parte, presieduta dal presidente del consiglio e per delega dal ministro della funzione pubblica. L'organo è dunque a disposizione di ogni ministro che voglia avere un'opinione sui vari temi dell'Agenda digitale, e può avere a mio avviso una funzione di coordinamento per evitare che ogni ministero si faccia la sua politica digitale senza essere interoperabile rispetto a ciò che fanno gli altri. C'è poi una compartecipazione degli esperti nel Comitato di indirizzo, e quindi nel rielaborare e monitorare le linee di indirizzo e nel supportare l'attività esecutiva dell'AgID". "Un organo di questo genere funziona nei limiti in cui gli viene concesso di funzionare", ha proseguito Prosperetti. "Detto in altre parole, un tavolo consultivo funziona se gli vengono poste delle domande. Sulla questione dei troppi tavoli - ha poi ironizzato - so bene che quando non si vuol fare una cosa si dice 'facciamo un tavolo'. Tuttavia le persone che fanno parte di questo specifico organo sono persone che già fanno parte di processi operativi, sono esperti che hanno già il senso di ciò che sta accadendo e possono portare esperienza concreta per sciogliere i nodi e trovare un punto di coordinamento tra i soggetti coinvolti nei processi relativi alla digitalizzazione del Paese". Una sferzata è arrivata dal Stefania Milo: "In questo tipo di organi mancano sempre le imprese. Ma bisogna farsi anche un esame di coscienza, chiedersi perché il mondo imprenditoriale non viene preso in considerazione quando si tratta di interloquire in maniera credibile con determinati soggetti. Non c'è una vena polemica nella mia considerazione, è un dato di fatto".   Su un altro fronte, nei giorni scorsi il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi ha firmato il decreto con il quale si istituisce un fondo di 260 milioni per incentivare la nascita di startup innovative, le quali beneficeranno di finanziamenti a tasso zero. "Non deve tuttavia essere pensabile che ogni volta si debba fare affidamento sui finanziamenti pubblici - ha dichiarato Coppola -  Dobbiamo costruire un Paese dove chi vuole fare impresa non deve morire dietro la burocrazia, e in questo senso la digitalizzazione della Pa può giocare un ruolo fondamentale, e dove il Pil non deriva in maniera pesante direttamente o indirettamente dal pubblico". Netta la posizione dell'onorevole democratico sulla tassazione dei grandi player del Web: "Occorre affrontare il problema almeno a livello europeo. Qualunque fuga in avanti a livello nazionale servirebbe ad avere notorietà su giornali ma non a risolvere il problema, e rischierebbe invece di aumentare il gap tecnologico con gli altri Paesi". La chiosa finale di Prosperetti è in materia di fuga dei cervelli: "Lo vedo ogni giorno assistendo le startup, non serve a nulla dire 'incentiviamo il rientro dei cervelli' se non si creano condizioni di contesto che rendano il Paese più attrattivo. La stessa idea imprenditoriale in Italia si scontra con una complessità normativa sconosciuta altrove, e già dai primi e fondamentali passi per la fase di avvio dell'attività come la registrazione degli utenti e la ricerca di personale". 29 settembre 2014
  • Minibond, responsabilità precontrattuale della pubblica amministrazione, ricerca ed eterologa: online i nuovi Quaderni di Dimt

    È online il terzo numero del IV Anno di attività dei Quaderni di Diritto Mercato Tecnologia, raccolta trimestrale della nostra Rivista Scientifica. Copertina-Quaderni-Diritto-Mercato-Tecnologia22Il fascicolo si apre con i contributi del Prof. Andrea Nuzzi "Minibond e nuovi strumenti di debito a supporto alla crescita delle PMI: profili regolatori e analisi del mercato" e della Prof.ssa Francesca Romana Lenzi "Etica, economia, universitas: lo sviluppo economico e il ruolo della ricerca nella Caritas in Veritate". Si sviluppano così gli atti del convegno “Quale diritto per i figli dell’eterologa?”, evento che ha avuto luogo a Roma il 3 giugno 2014 presso la Camera dei Deputati: il Prof. Enrico Del Prato (“Sapienza” Università di Roma) con “Intento e Procreazione“, la Prof.ssa Stefania Stefanelli (Università di Perugia) con “Procreazione eterologa e azioni di Stato” e il Prof. Emanuele Bilotti (Università Europea di Roma) con “Il diritto alla conoscenza delle proprie origini“. Le conclusioni sono state affidate al Prof. Enrico Moscati (Università “Roma Tre”). A chiudere il fascicolo è Note in tema di responsabilità precontrattuale della pubblica amministrazione (commento a Consiglio di Stato, sez. III, 20 marzo 2014 n. 1365) del Prof. Mario Palma. 4 febbraio 2015
  • Procreazione eterologa e azioni di Stato

    di Stefania Stefanelli, Professore aggregato di diritto privato nell’Università di Perugia [*] 1. Nell’ordinanza di rimessione più ampiamente motivata (Trib. Catania, sez. I, 13 aprile 2014), l’illegittimità costituzionale del divieto di fecondazione eterologa si accentra principalmente sulla violazione dell’art. 32 Cost., deducendosi l’illegittimità di un divieto di cura della patologia sterilità-infertilità a fronte del quale non sussistono interessi costituzionalmente tutelati, quali il mantenimento di un modello familiare caratterizzato dal legame biologico ovvero la tutela del nascituro rispetto all’incertezza sulla propria origine genetica. Sebbene le tecniche di p.m.a. con donazione di gameti possano essere ascritte alla nozione di trattamento sanitario presidiato dal diritto alla tutela della salute, ex art. 32 Cost., come diritto personale e interesse della collettività, sebbene non risolva la patologia, ponendovi comunque rimedio (al pari delle terapie palliative e del dolore di cui alla l.38/2010) l’utilizzo di gameti esterni alla coppia intacca tuttavia la costruzione civilistica del rapporto familiare, inteso come continuità tra momento biologico e legale, ed introduce una cesura tra procreazione e parto attraverso l’intervento biotecnologico. Cesura che si dimostra incompatibile con il vigente sistema civilistico delle azioni di stato, evidenziando la necessità di un intervento legislativo, nell’esercizio dell’esclusiva competenza ad indicare criteri e situazioni in presenza delle quali è ammessa una deroga al canone fondamentale della coincidenza tra legame giuridico familiare e legame di sangue. 2. L’opzione accolta dal sistema dei giudicati costitutivi dello stato è significativamente indirizzata, almeno con riguardo all’azione del figlio, all’accertamento di uno status filiationis legale coincidente con la verità della generazione. La riforma dettata con l.219/2012 e d.lgs. 154/2013 introduce certo, nell’interesse del figlio alla stabilità legale ed affettiva, un termine di prescrizione quinquennale per l’azione di disconoscimento della paternità e per quella di impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità, quando siano introdotte da legittimati diversi dal figlio. Ma costui non vede mai prescriversi l’interesse, di cui resta unico e definitivo arbitro, all’accertamento dell’invericidicità dello status che gli è stato costituito, attraverso la prova dell’incompatibilità genetica che regge il giudizio di rimozione del medesimo rapporto giuridico parentale. L’art. 9 della l. 40 preclude, invero, l’azione di disconoscimento e l’impugnativa del riconoscimento a colui che abbia consentito all’inseminazione eterologa della moglie o convivente, ma nulla prescrive riguardo all’azione del figlio, che resta affidata alla prova – in re ipsa – “che non sussiste rapporto di filiazione tra il figlio e il presunto padre” ex art. 243 bis, secondo comma, c.c. 3. Al contrario, in caso di utilizzo di ovulo di una donatrice e successivo impianto non sembra ammissibile l’azione avviata dal figlio allo scopo di contestare la maternità tanto in caso di filiazione matrimoniale (per cui l’azione di disconoscimento è indirizzata unicamente all’accertamento dell’insussistenza di un vincolo genetico tra figlio e presunto padre, fuori dalle ipotesi di contestazione tassativamente indicate dall’art. 240), quanto – per ragioni di coerenza sistematica, alla luce del canone della parificazione degli status, ed alla luce del dettato dell’art. 263, secondo co., terzo periodo – con riguardo all’azione di impugnativa per difetto di veridicità del riconoscimento materno, che accerta la filiazione non matrimoniale. L’articolato normativo si fonda, all’evidenza, sul presupposto implicito all’intera disciplina degli atti costitutivi dello status, della coincidenza tra generazione materna e parto che le tecniche di p.m.a. con donazione di ovuli minano alla radice, e comporre tale dissidio non può essere rimesso all’interpretazione costituzionale, involgendo opzioni che rientrano nella discrezionalità legislativa, con riguardo alla eventuale tollerabilità sociale di un diverso trattamento della maternità rispetto alla paternità “tecnologica” ma non biologica. 4. Il conflitto col sistema dei titoli dello status è massimo con riguardo alle tecniche di procreazione eterologa attraverso maternità surrogata. In caso di fecondazione dell’ovulo della partner femminile della coppia richiedente e gestazione della madre portatrice l’applicazione dell’art. 269 c.c. induce una dissociazione tra accertamento della discendenza genetica con ogni mezzo, e preferenzialmente con il DNA, di cui al secondo comma, e accertamento della maternità attraverso il parto, di cui al terzo comma, evidenziando ancora una volta il descritto scollamento rispetto al presupposto implicito al presupposto implicito della coincidenza tra procreazione e parto. In caso gestazione di embrione frutto dell’inseminazione dell’ovulo della portatrice è necessario l’intervento legislativo per conferire rilevanza all’accordo di maternità surrogata, restando altrimenti possibile il ripensamento della donna partoriente e la costituzione, attraverso il suo riconoscimento, di uno status inattaccabile perché veritiero, in aggiunta a quanto già detto a proposito dell’azione del figlio. 5. L’opzione accolta dall’art. 9 attraverso l’esclusione della facoltà di partorire in anonimato non si mostra peraltro idonea a garantire al nato la sperata tutela, restando affidata alla partoriente la dichiarazione circa l’origine bio-medicale della fecondazione, in difetto di un’anagrafe sanitaria nazionale, e non consente neppure di evitare, per tale mezzo, l’attuazione di tecniche di procreazione eterologa occulta, giacché ove colui che riconosce il figlio, partorito in anonimato, ne sia padre biologico avranno esito confermativo le «opportune indagini per accertare la veridicità del riconoscimento» di cui all’ art. 74, comma 1, della L. 184/1983. 6. L’esclusione dell’accertabilità dello status filiationis nei confronti del donatore di gameti dettata dal terzo comma dell’art. 9 l. 40/2004 non vale, comunque, ad escludere la rilevanza del diritto del figlio a conoscere le proprie ascendenze genetiche, alla tutela del proprio diritto alla salute, né del diritto, avente pari rango costituzionale, a costruire la propria identità attraverso la conoscenza delle proprie origini, secondo quanto sancito da Corte Cost. 278/2013 e CEDU 25 settembre 2012, Godelli c. Italia, pretese la cui realizzazione resta necessariamente demandata alla riforma della legislazione ordinaria. [*] L’intervento è parte degli Atti del Convegno “Quale diritto per i figli dell’eterologa?” che ha avuto luogo nel pomeriggio di martedì 3 giugno 2014 presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati. 10 giugno 2014