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  • "Il digitale come motore di sviluppo", Vint Cerf: "L'Italia può ancora salire sul treno". Giacomelli: "Abbiamo mancato la rivoluzione, occorre recuperare"

    Cerf e Giacomelli"Abbiamo mancato la rivoluzione digitale e stiamo cercando di recuperare il ritardo". Così Antonello Giacomelli, Sottosegretario di Stato allo Sviluppo Economico con delega alle telecomunicazioni, nel corso de "Il digitale: motore di sviluppo per l'Italia e per l'Europa", incontro organizzato a Roma nell'ambito del progetto Made in Italy - Eccellenze in digitale e al quale ha partecipato anche Vint CerfChief Internet Evangelist di Googlepadre di Internet insieme a Bob Kahn, con cui inventò il protocollo TCP/IP. Con la moderazione di Simone Spetia, giornalista di Radio24, Giacomelli ha rimarcato che "Il Paese ha un deficit infrastrutturale ma il nostro intento con il Piano e con il decreto che arriverà a giorni è mettere in moto quel processo che ci porterà a scalare la classifica europea. Ma questa è solo una parte delle azioni da mettere in atto, perché è fondamentale il passaggio culturale. In questo l'idea del Presidente del Consiglio di togliere il digitale da un aspetto tematico, come fosse semplicemente un argomento in più, e metterlo al centro come motore che cambia tutte le cose, è fondamentale". Giacomelli: “Interloquire con i nuovi grandi player per governare i cambiamenti, senza demonizzare il futuro” Il digitale motore di sviluppo 1Prima dell'intervento del Sottosegretario, la responsabile delle Relazioni Istituzionali di Google Italia Giorgia Abeltino aveva illustrato le novità di Eccellenze in digitale chiosando sul fatto che "il 40% delle Pmi ancora oggi non afferra il valore di Internet, e quindi noi abbiamo messo insieme due pezzi che ci sembrava naturale stessero insieme, i giovani e le aziende, per far capire l'importanza del digitale anche per l'economia manifatturiera. Digitalizzaizone non è solo infrastruttura, ma è cultura, è far capire alle aziende perché è importante e ai giovani perché devono avere nuove competenze", ha concluso Abeltino con riferimento a “Crescere in digitale”, iniziativa che vede coinvolto anche il Ministero del Lavoro. Domenico Mauriello, responsabile del Centro Studi di Unioncamere, ha confermato, prima delle testimonianze dirette di imprenditori e giovani impegnati nella evangelizzazione all'interno delle aziende, che "la barriera è culturale. Ma ora bisogna fare i conti con un profondo cambiamento del modo degli italiani di fare acquisti, considerati ormai esperienze complete che vedono l'attivarsi di un circuito tra negozio tradizionale ed Internet. E gli operatori presenti su Internet con un sito che non sia un sito vetrina hanno il doppio dell'export di chi in rete non c'è". "Dove dovrei andare - ha invece esordito Cerf - per trovare idee innovative e creatività? Io vengo in Italia, patria di una grande tradizione di design e manifattura. E l'Italia può ancora saltare sul treno e cogliere questa grande occasione aperta dal digitale. Una delle cose centrali in questa economia mediata da Internet è la relazione con il consumatore, e la contigua customizzazione, con il consumatore che dice all'operatore di cosa ha bisogno e riceve un prodotto quanto più possibile personalizzato sulle sue esigenze. Credo sia un potente strumento e dobbiamo trarne vantaggio". In chiusura un passaggio sulla neutralità della rete: "La net neutrality è diventata una questione centrale negli Stati Uniti perché la scelta di operatori broadband è molto limitata. La Fcc aveva tre opzioni: non fare nulla, appellarsi al Congresso, o prendere la decisione che ha preso. Non è il migliore esito in assoluto, ma penso sia il meglio che era possibile fare in questo momento". "L'idea che sia il consumatore il padrone delle proprie scelte - ha affermato Giacomelli - è la condizione che a mio avviso ci permette di dialogare. Ma l'Europa è in clamoroso ritardo politico, e avere una sola voce è ormai una condizione minima". 3 giugno 2015
  • "Io sono originale", la campagna anti-contraffazione in vista del periodo natalizio. E l'Antitrust continua la sensibilizzazione nelle scuole

    iosono originale

    Le prossime settimane saranno caratterizzate dall'impennata di acquisti che coincide ogni anno con il periodo natalizio, un'occasione nella quale non è difficile incappare in offerte e apparenti affari che nascondono tuttavia l'inganno di prodotti contraffatti. Per sensibilizzare i consumatori rispetto a questo rischio, soprattutto in tema di salute e sicurezza, il ministero dello Sviluppo Economico rilancia la campagna "Io sono originale".

    "Dopo la pubblicazione dei vademecum nei settori dei giocattoli, dell’alimentare e dei cosmetici -dichiara il Sottosegretario Simona Vicari - pubblicheremo dei video informativi relativi ai settori dei prodotti di pelletteria, calzature e occhialeria proprio in un periodo nel quale l’aumento degli acquisti da parte dei consumatori determina una maggiore proliferazione di prodotti contraffatti”.

    Ssaranno così disponibili sul canale YouTube ‘UIBMChannel’ delle pillole in video che spiegano come si traduce la contraffazione in cifre, quale dimensione occupa nel mercato e nell'economia, come difendersi dai danni che provoca, come distinguere il vero dal falso; i contenuti sono realizzati dalla direzione generale per Lotta alla Contraffazione – UIBM del Mise insieme alle Associazioni dei Consumatori iscritte al CNCU. 

    Con un altro focus, la tutela dei consumatori è al centro anche del progetto portato avanti dalla Direzione Relazioni Esterne dell’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato in collaborazione con la Commissione Europea e il ministero della Pubblica Istruzione. Con l'obiettivo di "informare al meglio sulle nuove garanzie previste dalla normativa europea" è infatti ripartita una campagna di sensibilizzazione nelle scuole superiori italiane, avviata nell’aprile scorso e appena ripresa in Licei e Istituti. Sono previste lezioni su tutto il territorio, in cui vengono illustrate garanzie, situazioni specifiche e modalità di denuncia degli abusi.

    Mancata consegna del prodotto, mancato rimborso del prezzo pagato al momento dell’ordine on line a fronte dell’omessa consegna del bene ordinato, diniego del riconoscimento del diritto di recesso e della garanzia, assenza di corrispondenza tra le caratteristiche indicate nel sito e il prodotto che si riceve: sono questi i principali problemi che emergono negli acquisti che gli italiani fanno sul web e che l’Antitrust si trova ad affrontare nei casi di abusi e pratiche commerciali scorrette che gli vengono denunciati dai sempre più numerosi e-buyers.

    "Per quanto riguarda il commercio elettronico - spiega una nota dell'Antitrust - agli studenti vengono forniti consigli utili per evitare problemi: la verifica delle caratteristiche del sito su cui si fanno acquisti, la genuinità dei blog informativi, le modalità di pagamento (preferibilmente da effettuare al momento della spedizione della merce e non prima), l’esistenza o meno dei riferimenti del venditore on line e della possibilità concreta di esercitare i diritti di recesso e garanzia".

    In un decalogo sono riassunti i punti salienti della nuova normativa europea, fulcro degli incontri, come lo stop a spese e costi nascosti su internet, la maggiore trasparenza dei prezzi, il divieto delle caselle preselezionate sui siti web, la possibilità di avere più giorni (14) per cambiare idea su acquisti fatti anche on line, i maggiori diritti di rimborso, estesi a 14 giorni dal momento del recesso, l'introduzione di un modulo di recesso standard per l'intera UE, l'eliminazione di sovrattasse per l'uso di carte di credito e di servizi di assistenza telefonica e le informazioni più chiare su chi sopporta le spese di restituzione delle merci.

    "Il Ministero dell’Istruzione - afferma ancora l'Auhtority - ha spedito i materiali della campagna Consumer Rights a 5mila Istituzioni Scolastiche Secondarie di II grado (di cui 2.590 statali e 2.410 Paritarie), raggiungendo circa 2 milioni e mezzo di studenti.

    25 novembre 2015

  • "Io sono originale": riconoscere i falsi grazie ai quiz sullo smartphone

    Aiutare gli utenti a distinguere i prodotti falsi da quelli originali e contribuire così alla lotta alla contraffazione grazie alla gamification mediata dai dispositivi mobili. È l'obiettivo delle app lanciate dalla Direzione Generale per la Lotta alla Contraffazione dell'Ufficio Italiano Brevetti e Marchie disponibili gratuitamente negli store per Android e iOS. L'iniziativa, spiega in una nota il Ministero dello Sviluppo economico, rientra nell’ambito del progetto "Io sono originale", promosso insieme alle associazioni dei consumatori appartenenti al Consiglio nazionale Cncu. Dall'alimentare ai cosmetici, dalla moda ai giocattoli, dagli pneumatici agli elettrodomestici: la lista dei prodotti a rischio contraffazione è lunga e non sempre i consumatori hanno gli strumenti adatti per orientarsi nel mercato; rispondendo ai quiz proposti all'interno della prima app sarà invece possibile misurare il grado di conoscenza del contraffatto e condividere i propri risultati sui social network. La grafica della seconda app, come sottolinea il Mise, "è realizzata sullo stile di un gioco da tavolo lungo il quale è possibile mettere a confronto un prodotto originale con uno contraffatto, cercando di scovare, entro un tempo limite, le differenze. Per ogni risposta esatta è possibile salire di livello, condividere il proprio risultato, ed aumentare le difficoltà". Io sono originale - Mise   12 maggio 2015
  • "La libertà fragile. Pubblico e privato al tempo della rete", il 26 maggio la presentazione del libro

    Il volume del Prof. Salvatore Sica con Giorgio Giannone Codiglione. Parteciperanno il Garante Privacy Antonello Soro e il Sottosegretario allo Sviluppo Economico Antonello Giacomelli Locandina 26 maggioIl legame tra capitalismo e liberalismo, iniziativa economica e libertà individuali, per come si è affermato negli ultimi secoli di evoluzione della civiltà occidentale, si trova ormai ad un punto di massima rottura. L’avvento delle tecnologie della comunicazione e dell’informazione, non più intese soltanto come un mezzo di scambio e diffusione di informazioni, ma come vere e proprie realtà autoreferenziali che tuttavia permeano la vita di singoli e collettività, rappresenta uno snodo ineludibile che va studiato non secondo un modello settoriale e specialistico ma in una visione d’insieme. Muove da questo assunto il lavoro "La libertà fragile. Pubblico e privato ai tempi della rete" realizzato per Edizioni Scientifiche Italiane dal Prof. Salvatore Sica, Ordinario di Diritto privato comparato presso l’Università degli Studi di Salerno, con Giorgio Giannone Codiglione, Dottore di ricerca nello stesso ateneo. Il volume verrà presentato martedì 26 maggio 2015 presso libreria Arion di piazza Montecitorio a Roma, nell’ambito di un evento promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internet e dal Laboratorio In.Di.Co. dell'Università di Salerno. Dopo i saluti del Magnifico Rettore dell'Università di Salerno Prof. Aurelio Tommasetti e del Direttore della collana "Diritto e Letteratura" di ESI Felice Casucci, ad animare la discussione saranno Maurizio Dècina, Professore Emerito del Politecnico di Milano, il Professor Alberto Gambino, Presidente dell'Accademia, e il Presidente dell'Autorità Garante per la protezione dei dati personali Antonello Soro. A tirare le conclusioni del dibattito, Antonello Giacomelli, Sottosegretario di Stato allo Sviluppo Economico con delega alle telecomunicazioni. Modererà l'incontro il Vicedirettore del Tg1 Gennaro Sangiuliano. La partecipazione è libera fino ad esaurimento posti; si prega pertanto di confermare all'indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
  • "Le imprese europee devono aumentare gli investimenti nella ricerca e sviluppo per rimanere competitive a livello mondiale", il Quadro di valutazione UE 2014

    Gli investimenti nella ricerca e sviluppo da parte delle imprese aventi sede nell’UE sono aumentati del 2,6% nel 2013, nonostante il contesto economico sfavorevole. Tuttavia, questo aumento ha subito un rallentamento rispetto al 6,8% dell’anno precedente, attestandosi al di sotto della media mondiale del 2013 (4,9%) e dei livelli delle imprese aventi sede negli Stati Uniti (5%) e in Giappone (5,5%). Questi risultati sono pubblicati nel Quadro di valutazione 2014 dell'UE sugli investimenti nella ricerca e sviluppo industriale, che esamina le prime 2500 imprese a livello mondiale, che rappresentano il 90% circa della spesa totale delle imprese in R&S. Secondo questi dati, le 633 imprese aventi sede nell’UE hanno investito 162,4 miliardi di euro nel 2013, a fronte dei 193,7 miliardi di euro investiti dalle 804 imprese con sede negli Stati Uniti e degli 85,6 miliardi di euro investiti dalle 387 imprese con sede in Giappone. Per Carlos Moedas, Commissario per la ricerca, la scienza e l’innovazione, "nonostante il contesto economico difficile, le imprese europee continuano a investire in R&S. È un dato positivo, ma occorre fare di più per stare al passo con la concorrenza. In un periodo in cui le risorse pubbliche sono limitate, è ancora più importante attrarre gli investimenti privati in R&S. Il programma quadro Horizon 2020 coinvolge un numero di imprese più elevato che mai, ma adesso siamo pronti a fare un salto di qualità. Il piano di investimenti da 315 miliardi di euro presentato dalla Commissione e dalla Banca europea per gli investimenti contribuirà a fare aumentare gli investimenti privati per i progetti più rischiosi, a beneficio della ricerca e sviluppo in tutta Europa". “La presenza di ottimi ricercatori e di buone opportunità di condividere le conoscenze - sottolinea Tibor Navraciscs, Commissario per l’Istruzione, la cultura, i giovani e lo sport - fa dell'Europa una destinazione attraente per gli investimenti in R&S. Tuttavia, per far fronte alla concorrenza mondiale occorre potenziare gli investimenti, che dovranno essere indirizzati verso una serie di discipline e ambiti di ricerca. La costruzione di un’economia basata sulla conoscenza richiede basi solide, e noi contiamo sul fatto che i nostri partner industriali ci affiancheranno in questo impegno”. Imprese e settori leader negli investimenti in R&S Il gruppo automobilistico europeo Volkswagen guida la classifica mondiale per il secondo anno consecutivo, con un totale di investimenti in R&S pari a 11,7 miliardi di euro (+ 23,4%), seguito da Samsung (Corea del Sud) e Microsoft (Stati Uniti) al secondo e al terzo posto. Il settore automobilistico, nel quale gli investimenti hanno continuato ad aumentare del 6,2%, rappresenta un quarto del totale degli investimenti in R&S delle imprese presenti nel quadro di valutazione dell’UE. D’altro lato, i settori ad alta tecnologia come l’industria farmaceutica o quella dell’hardware e delle attrezzature tecnologiche hanno registrato una crescita più contenuta, che ha fatto calare la media globale degli investimenti in R&S in Europa. Occupazione Nel 2013 le aziende elencate nel quadro di valutazione hanno dato lavoro a 48 milioni di persone in tutto il mondo. Negli ultimi 8 anni (2005-2013), l’occupazione nelle imprese con sede nell’UE ha registrato una crescita del 18,2%, guidata dai settori a forte intensità di R&S. Questa tendenza si riconferma, nonostante la lieve diminuzione dell’occupazione (0,6%) registrata dalle imprese dell’UE l’anno scorso. Tendenze Il 97% degli investimenti totali in R&S delle imprese aventi sede nell’UE riguarda imprese situate in 10 paesi. Il risultato globale è riconducibile principalmente a imprese con sede in tre paesi: Germania, Francia e Regno Unito, che rappresentano oltre due terzi del totale degli investimenti. In Germania e nel Regno Unito, gli investimenti delle imprese hanno continuato ad aumentare a un livello superiore alla media (rispettivamente 5,9% e 5,2%), mentre le imprese francesi hanno registrato una diminuzione degli investimenti in R&S (- 3,4%). Il calo degli investimenti in alcune grandi imprese dell’UE, come Nokia (- 17,1%) e STMicroelectronics (- 19,2%), si è riflesso in maniera particolare sugli investimenti totali in R&S dei rispettivi paesi (- 11,6% per la Finlandia e - 0,1% per i Paesi Bassi), due tra i primi dieci paesi d'Europa. Nel frattempo gli investimenti in R&S delle aziende di alcuni paesi europei comprese nel quadro di valutazione sono aumentati oltre la media mondiale, come nel caso dell’Irlanda (13,6%) e dell’Italia (6,4%), e al di sopra della media dell’UE, come nel caso della Spagna (4,4%). P026989000202-912014 4 dicembre 2014
  • "Metodo Italia": patrimonio culturale, sviluppo e occupazione dei giovani. Giornata di studio all'Università Europea di Roma

    Il Centro Studi Heritage e Territorio dell'Università Europea di Roma promuove per mercoledì 21 maggio 2014 una giornata di studio che  ha come tema la definizione di un “metodo Italia” per lo sviluppo basato sul patrimonio culturale. Ha l'obiettivo di comunicare e consolidare le esperienze positive di valorizzazione del territorio già realizzate seguendo una strategia di intervento, che si è definita negli anni in una interrelazione attiva con le diversificate realtà italiane. Università, Fondazioni, Enti territoriali, Associazioni e privati si pongono come soggetti attivi per lo sviluppo italiano, considerato nella sua complessa specificità, nella prospettiva europea. La giornata sarà articolata in due momenti: al mattino una conferenza stampa alle ore 11:00, a Roma, presso la sede dell'Associazione Stampa Estera in Italia, Via dell'Umiltà, 83/C, e nel pomeriggio una tavola rotonda all’Università Europea di Roma (via degli Aldobrandeschi 190) sul tema “Patrimonio culturale, sviluppo e occupazione dei giovani”. Nella conferenza stampa della mattina, oltre al Rettore dell’Università Europea di Roma, Padre Luca Maria Gallizia LC, interverranno il Presidente dell’Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa, Giuseppe Guzzetti,  il presidente dell’Associazione Stampa Estera, Albert van Aalderen e il direttore del Centro Studi Heritage e Territorio dell'Università Europea di Roma, Renata Salvarani. LEGGI "Tecnologie digitali e valorizzazione del territorio: intervista a Renata Salvarani" Nel pomeriggio i lavori inizieranno alle 15:00 all’Università Europea di Roma, via degli Aldobrandeschi 190, con le testimonianze di direttori di musei, soprintendenti, imprenditori, operatori della valorizzazione. L'Università Europea di Roma si pone come luogo di raccordo delle diverse realtà che operano intorno al patrimonio culturale. Esprime una visione dei beni culturali e del territorio basata sulla conoscenza e sulla ricerca, e valorizza i giovani come risorsa del presente e del futuro, mettendoli in contatto con le eccellenze del nostro Paese. Interverranno, fra gli altri, il sottosegretario al Ministero per i Beni Culturali e Turismo Ilaria Borletti Buitoni, il direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci, il direttore dell’Ufficio Nazionale CEI per i Beni culturali ecclesiastici Mons. Stefano Russo, le presidenti dell'Associazione Nazionale Guide Turistiche e di Federagit Confesercenti Guide, Marcella Bagnasco e Francesca Duimich. In questa occasione saranno presentati i risultati dei progetti di ricerca che l’Università Europea ha realizzato negli ultimi anni, in collaborazione con diversi soggetti proprio nella prospettiva della valorizzazione territoriale, dell’imprenditorialità e dell’occupazione giovanile. A chiusura della tavola rotonda sarà presentato il Corso di Alta Formazione per Guide turistiche dell’Università Europea di Roma, che si inserisce proprio all’interno di questo percorso realizzato intorno al patrimonio culturale. Il Corso inizierà nel prossimo settembre con la collaborazione di Associazione Nazionale Guide Turistiche (ANGT) e Federagit- Confesercenti Guide Turistiche, MIBACT, Provincia e Comune di Roma, Regione Lazio, Società Geografica Italiana, Musei Vaticani, Associazione Musei Ecclesiastici Italiani, Italia Nostra, Museo Territoriale di Bolsena, Musei Storici dell'Esercito, Rome Guide Centre del Comune di Roma Capitale, Italia Nostra Roma, Cei-Ufficio Nazionale Beni Ecclesiastici, Museo della Canapa della Valnerina, FAI, FAI Giovani, Zetema Progetto Cultura Srl, Agensir, Associazione Stampa Estera in Italia. 20 maggio 2014
  • “Il banchiere del mondo”, presentazione del libro di Giovanni Farese e Paolo Savona a Montecitorio. Le voci degli autori [Video]

    Di seguito le voci raccolte a margine della presentazione de “Il banchiere del mondo. Eugene Robert Black e l’ascesa della cultura dello sviluppo in Italia“, volume di Giovanni Farese e Paolo Savona (Rubbettino Editore). L'evento ha avuto luogo nella mattina di lunedì a Roma, presso la Sala Aldo Moro della Camera dei Deputati. Insieme agli autori, al tavolo presieduto dal Professor Alberto Gambino (Università Europea di Roma) sono intervenuti il Magnifico Rettore dell'Università Europea di Roma P. Luca Gallizia, il Professor Giuseppe Galasso (Università di Napoli Federico II), l'ex Vice direttore generale della Banca d'Italia Pierluigi Cioccia, l'editore Florindo Rubbettino e il Professor Giuseppe Di Taranto (LUISS Guido Carli), autore della prefazione del volume. 29 settembre 2014
  • Banda ultralarga, si riapre la consultazione. Il Mise: "Gli impegni degli operatori saranno concretizzati in contratti"

    Come anticipato il 14 aprile scorso da Antonello Giacomelli, sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega alle Telecomunicazioni, si è riaperta da poche ore la consultazione pubblica sul Piano nazionale per la banda larga e la Strategia italiana per la banda ultralarga. È Infratel, società in house del Mise, a comunicarlo in una lettera a tutti gli operatori; l'obiettivo è quello di aggiornare la mappa della disponibilità di servizi di connettività offerta dagli operatori di telecomunicazioni di rete fissa, mobile e wireless sul territorio nazionale, "al fine di individuare le aree in cui gli operatori non sono finora intervenuti con i propri programmi di infrastrutturazione né hanno interesse a farlo entro i prossimi tre anni (le aree in condizioni di fallimento di mercato) e conseguentemente identificare le aree geografiche che saranno successivamente interessate dalle misure di aiuto di cui alla Strategia italiana per la banda ultra larga approvata con Deliberazione dal Consiglio dei ministri il 3 marzo 2015". Gli operatori di Tlc sono dunque chiamati a dichiarare i piani di copertura attuali e quelli previsti nel triennio 2016-2018 all'interno delle 94.645 aree in cui è stato suddiviso il paese. La consultazione terminerà il 20 giugno. "Per evitare che una semplice manifestazione di interesse da parte di un operatore possa ritardare la fornitura di servizi a banda ultralarga nella relativa area - sottlinea il Mise - gli impegni degli operatori saranno in una seconda fase concretizzati in contratti, come previsto al punto 65 degli Orientamenti comunitari relativi all’applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato in relazione allo sviluppo rapido di reti a banda larga (2013C-25/01). Il contratto prevederà una serie di scadenze concordate con l’operatore che dovranno essere rispettate nel corso del triennio nonché l'obbligo di rendicontazione dei progressi raggiunti. Se una scadenza intermedia non dovesse essere rispettata, l’autorità che concede l’aiuto potrà procedere con l’esecuzione del suo piano d’intervento pubblico nella relativa area". Entro maggio, assicura il governo, saranno notificati a Bruxelles gli aspetti operativi dei nuovi strumenti introdotti con il piano Bul: gli sgravi fiscali previsti dallo Sblocca Italia, il fondo di garanzia di cui Mise e Mef stanno discutendo con la Bei e la Cdp e gli incentivi all’attivazione (voucher) dei servizi sulle reti di nuova generazione. Infine il Mise sta ultimando "la messa a punto delle regole tecniche del Catasto nazionale delle infrastrutture, previsto dallo Sblocca Italia, uno strumento che si stima possa abbattere i costi di posa della fibra del 20 per cento".
    Banda ultralarga e Crescita Digitale, dal Consiglio dei ministri il via libera alle strategie
    8 maggio 2014
  • Brevetti, marchi e disegni industriali: dal 2 febbraio le domande si trasmettono online

    Dal 2 febbraio prossimo sarà possibile trasmettere da casa, online, direttamente al ministero dello Sviluppo economico, le domande di brevetto, marchio e disegno industriale. Ad annunciare la novità è lo stesso Mise, che in una nota spiega che la nuova modalità di deposito telematico consente, effettuata la compilazione guidata, assistita e controllata dei moduli online tramite la procedura disponibile nella sezione Servizi Online dell'Ufficio italiano brevetti e marchi, di provvedere alla quantificazione e al pagamento delle tasse dovute tramite modello F24 e interagire rapidamente con l’Amministrazione, come previsto in una collaborazione tra la Direzione Generale per la lotta alla contraffazione dell'Uibm e l’Agenzia delle Entrate. Il nuovo servizio messo a disposizione dal ministero punta a permettere all’utenza sia di risparmiare in termini di costi sia di beneficiare di un miglioramento delle informazioni e quindi della possibilità di avere un aggiornamento della banca dati sui titoli della proprietà industriale in tempo reale. È con la risoluzione n.11/E del 29 gennaio che l’Agenzia delle Entrate ha battezzato i codici tributo per effettuare i versamenti; il testo della risoluzione contiene inoltre le istruzioni per compilare i modelli di pagamento F24 Versamenti con elementi identificativi e F24 Enti pubblici. I dettagli sulle modalità di deposito sono invece contenuti nei documenti disponibili di seguito. 30 gennaio 2015
  • Diritto d'autore, il Comitato per lo sviluppo e la tutela dell’offerta legale di opere digitali entra nel vivo dei lavori

    La promozione della cultura della legalità nella fruizione dei contenuti che circolano sulle reti di comunicazione elettronica è stato più volte indicato dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni come uno dei pilastri sui quali poggia il Regolamento per la tutela del Diritto d'autore entrato in vigore lo scorso 31 marzo. L'articolo 4 del Regolamento stesso istituisce così il Comitato per lo sviluppo e la tutela dell’offerta legale di opere digitaliinsediatosi lo scorso aprile e ieri riunito per la seconda volta presso la sede romana dell'Agcom. Un incontro presieduto da Francesco Sclafani, Segretario generale dell’Autorità e Presidente del Comitato, che ha coordinato i lavori, ai quali hanno partecipato anche i cinque rappresentanti dell’Autorità, i proff. Alberto Maria Gambino, Vincenzo Meli, Gilberto Nava, Gian Michele Roberti e Giuseppe Rossi. Nel corso della riunione è stata approvata la suddivisione del Comitato nelle tre sezioni tematiche Educazione alla legalità e Codici di autoregolamentazione, Promozione dell’offerta legale e Monitoraggio del Regolamento, e si è discusso del programma di lavoro annuale 2015, che sarà posto in consultazione dei Componenti del Comitato per trenta giorni, nonché delle modalità di organizzazione dei lavori. Sono stati, inoltre, presentati i dati relativi all’attività svolta dall’Autorità ai sensi del Regolamento a partire dalla sua entrata in vigore, un bilancio anticipato qualche giorno fa dal presidente dell'Authority Angelo Marcello Cardani a Londra. Durante i lavori è stato anche presentato il Memorandum per il contrasto della pirateria su internet, da poco siglato tra IAB Italia, FPM e FAPAV, che pone le basi per un meccanismo di autoregolamentazione finalizzato al blocco delle inserzioni pubblicitarie sui siti illegali. La terza riunione plenaria del Comitato è stata fissata per il prossimo 25 settembre; i lavori delle tre Sezioni tematiche saranno avviati il prossimo 14 luglio. 20 giugno 2014
  • e-Health: crescita costante, ma serve coinvolgere gli operatori nella ristrutturazione tecnologica

    di Vittorio Occorsio [*] Se la costante crescita di mercato per il settore IT registrata negli ultimi anni in ambito sanitario è di per sé soddisfacente, soprattutto in periodi di crisi economica come quello attuale, l’aumento del 3,7 % sulla spesa relativa al 2014 ed un valore complessivo di oltre 10 milioni di euro destinato alle “grandi gare” possono considerarsi risultati vittoriosi di una sfida iniziata in tempi recenti, e ancora tutta da giocare: il perfezionamento delle strutture hi-tech volte al miglioramento del servizio sanitario pubblico e privato. Ancora tanto lavoro da fare all’interno di un mercato di esigue dimensioni (circa 1,2 miliardi l’anno), ma destinato a incrementarsi nel breve periodo, causa l’obsolescenza delle macchine nella maggior parte delle strutture che oltre cinque anni orsono si sono attrezzate per l’ammodernamento delle piattaforme tecnologiche, ma che adesso si ritrovano hardware e software che non stanno al passo con i nuovi applicativi tecnologici. Da un lato, la sanità privata si rimbocca le maniche introducendo piattaforme ERP di nuova generazione, dall’altro, secondo i programmi del Ministero della Salute, è in corso di preparazione un vero e proprio Patto di Sanità Digitale per andare incontro alle necessità segnalate dai Direttori dei Sistemi Informativi (CIO) della sanità pubblica tramite finanziamenti mirati all’incremento della connettività in banda larga ed alla sostituzione dei vecchi device. Secondo una stima dell’Osservatorio Netics servirebbero almeno 4 miliardi di euro. E non è tutto: l’Unione Europea, con riguardo ai fondi destinati all’agenda digitale, prevede il cofinanziamento con le Regioni che portano avanti progetti meritevoli in ambito e-Health per un ammontare totale di circa un miliardo relativamente al periodo 2014-2020). Messi a disposizione i finanziamenti e focalizzate le aree su cui intervenire, c’è ancora un punto cruciale da risolvere quanto prima, ovvero mettere in condizione tutti gli operatori del settore (infermieri, medici e collaboratori), di partecipare attivamente alla ristrutturazione tecnologica. Le distanze dialogiche che finora hanno allontanato i CIO dal personale medico devono accorciarsi per garantire un’armonia di sistema ed un funzionamento intelligente delle strutture digitali, una volta rimodernate. Solo con la presa di coscienza della necessaria competenza informatica da parte di tutto il personale coinvolto, da un lato, e la disponibilità di ascolto in relazione ai problemi quotidiani in ambito sanitario, dall’altro, sarà possibile fornire un servizio organico e funzionale, e utilizzare al meglio le risorse economiche messe a disposizione. [*] Questo intervento è inserito all’interno della rubrica di Dimt “E-Health: diritto sanitario e nuove tecnologieLEGGI Il 18 e 19 novembre 2014 "eHealth Conference" a Roma 4 novembre 2014  
  • Intervista a Michele Mezza (Rai): "Il libro non è più un prodotto finito, ma un forum polifonico. Il servizio pubblico garantisca il diritto del cittadino a produrre informazione. E i tg locali diventino navigatori dei territori"

    di Marco Ciaffone [*] Un radicale cambio di prospettiva che porta assetti consolidati nei decenni a dover scendere a patti con le nuove logiche di consumo dei prodotti dell'industria culturale e un servizio pubblico radiotelevisivo rimasto troppo indietro su tutti i fronti aperti dalla rivoluzione digitale. Michele Mezza, giornalista Rai, saggista e docente universitario, descrive un sistema che, già profondamente mutato dal dilagare delle nuove tecnologie, è chiamato a giocare una partita che ne investe ogni aspetto fondamentale. Già inviato del Giornale radio in Urss e in Cina, Mezza nel 1993 ha collaborato al piano di unificazione del Gr e nel 1998 ha elaborato il progetto di RaiNews 24. Il giornalista sarà ospite, il prossimo mercoledì 7 maggio, presso l'Università Europea di Roma nel corso di Sociologia del Professor Paolo Sorbi. Lei si definisce "autore cross-mediale", ci spiega in che termini declina questa espressione? La cross medialità è l'utilizzo di un linguaggio adattato a media e piattaforme diverse. Un discorso centrale nel mondo che viviamo perché la vera partita della comunicazione si gioca sulla capacità di adattare lo stesso contenuto a modelli di fruizione sempre più diversificati. E non è un mero discorso di riversamento in formati diversi, perché è la stessa struttura semantica di ciò che si produce a cambiare, perché il contenitore condiziona e in parte determina il contenuto. I media stanno finendo per interferire e ridefinire la nostra stessa struttura antropologica, perché non c'è quasi più attività umana che non implichi una negoziazione con un software, che non va subito in maniera passiva ed è esso stesso in continuo adattamento al contesto sociale in cui viene utilizzato. Ecco, il nodo centrale è proprio la gestione di questa negoziazione, con la consapevolezza che prima ancora e più della tecnologia esistono una serie di relazioni umane che determinano la formattazione della tecnologia stessa. Nel suo libro "Avevamo la Luna. L'Italia del miracolo sfiorato, vista cinquant'anni dopo" è presente una ricca serie di qr code che permettono di "interagire" col libro e fruire di materiale multimediale. Un esempio di come la convivenza tra carta e digitale passi da un dialogo tra i supporti più che da una sostituzione tra gli stessi. Ma è modello destinato a lunga vita o è comunque un buon modo, ma solo quello, di gestire quella che appare una inevitabile integrale transizione al digitale, ai suoi linguaggi, al suo essere ormai paradigma dominante? In questo libro la carta diventa una piattaforma multimediale grazie all'adozione di codici a barre di secondo livello. Sul discorso della prospettiva, stiamo parlando di una materia precaria e instabile, e parlare guardando il futuro nella palla di vetro sarebbe un esercizio puramente retorico. Possiamo però affermare che in questa fase la convivenza interattiva dei due formati è un modo per prolungare l'agonia della carta, che si propone così anch'essa come supporto di materiale comunque digitale e multimediale. Bisogna fare tuttavia attenzione a non ridurre tutto ad un mero discorso tecnologico, in quanto questione che va affrontata con profondità storica e sociologica: la carta è figlia di un linguaggio iconico, la stessa lettura è un'esperienza relativamente recente nella nostra specie, ma soprattutto è una parentesi che si sta chiudendo. Ci sono fior di sociologi che sostengono che noi non siamo fatti per leggere, ma per usare le immagini per comunicare. Ecco, con le tecnologie digitali stiamo recuperando questo istinto prevalente, così come i social network sono il recupero di un modello di socialità che è stato distrutta dal fordismo. La rete ha recuperato elementi connaturati nell'uomo, non ne ha imposti di nuovi. Un discorso che investe in pieno anche il giornalismo... Credo che il giornalismo sia la lente di ingrandimento di questo processo. Anche in questo settore vediamo una fase iniziale caratterizzata da uno scambio di comunicazione che avveniva in termini comunitari; le forme con le quali il giornalismo ha mosso i primi passi nel Cinquecento e nel Seicento erano mutuate dal passa parola. Poi c'è stata la fase fordista del giornalismo, che ha ricalcato il modello industriale, con redazioni costruite nello stile della fabbrica. Oggi si sta tornando ad una orizzontalizzazione del processo produttivo, mentre dall'altra parte sta avvenendo un fenomeno di rottura con il giornalismo tout court, che sta assumendo sempre più i tratti di un'attività relazionale. Intendo dire che si producono sempre più informazioni tramite le attività relazionali di base, più che per una professione specializzata. Tornando allo specifico dell'editoria libraria, dal self publishing alle nuove forme di tutela dei diritti d'autore la vera questione aperta resta sempre quella della monetizzazione dei contenuti che vengono prodotti e diffusi online, quali sono i principali nodi da sciogliere in questo senso? Ripeto, quello in gioco è un processo antropologico, in merito al quale io penso che il trend sia quello di una sempre maggiore riduzione dell'attività di un'editoria industriale, cioè di un sistema che produce e organizza il modo di distribuire il sapere su un format come il libro di carta. Sta morendo l'idea stessa di un libro come prodotto finito, figlio di una filiera fatta di passaggi preordinati e sempre uguali con un output definito; con mille gradualità sta finendo il modello di un prodotto con la parola fine, per entrare in un ragionamento polifonico di un libro come forum, ed è naturale conseguenza il fatto che il diritto d'autore come l'abbiamo conosciuto stia arrivando al capolinea. La cultura del remix sta giustamente uccidendo il copyright tradizionale. Anche qui ci sono mille graduazioni e una guerra infinita che deve però fare i conti con una crescente richiesta di partecipazione alla produzione ma, soprattutto, di riuso, modifica ed evoluzione di ciò che è stato prodotto altrove. In un articolo di pochi giorni fa pubblicato su Key4Biz lei è stato particolarmente duro nei confronti delle iniziative messe in campo dalla Rai, che "giocherebbe nel suo giardino interno". Cosa vuole dire? Il sevizio pubblico sconta una serie di drammatiche distrazioni ed errori epocali che affondano le radici in un tempo ormai lontano. Si sono persi troppi treni e quindi la vera partita. Il servizio pubblico non interpreta in termini propulsivi l'opportunità che deriva dalla spinta alla produzione sociale dell'informazione. Nel momento in cui la produzione diviene un processo di collaborazione tra la redazione e i suoi utenti, è proprio il servizio pubblico che dovrebbe cogliere per primo questa opportunità: in questa fase storica essere servizio pubblico non è più garantire il diritto ad essere informati, ma garantire il diritto a poter produrre e fare informazione. È quest'ultimo il bisogno fondamentale che emerge dalla società di oggi. L'altro punto è il dato tecnologico: il servizio pubblico non dovrebbe consumare tecnologia altrui, perché la scelta di un algoritmo è strettamente legata alla cultura che voglio adottare e agli obiettivi che voglio perseguire. Se delego a qualcuno la tecnologia gli sto delegando il framework entro il quale va utilizzata, il modo in cui devo organizzare il lavoro e quindi la partita è persa in partenza. Qual è la vera priorità per il servizio pubblico per trainare l'offerta culturale nell'era digitale e non ritrovarsi ad agire a rimorchio di altri? Cambiare il modello delle redazioni locali. Viviamo in un'epoca nella quale l'informazione intesa come notizia nuda e cruda viene data perfino dai frigoriferi. Le redazioni locali, e penso alle grandi strutture regionali, hanno invece l'opportunità di interpretare un nuovo modello sfruttando la loro presenza sul territorio per diventare incubatori multimediali e perseguire un obiettivo preciso: produrre "navigatori" piuttosto che telegiornali. Fornire cioè al cittadino sistemi di orientamento e di informazioni sul territorio, sui suoi temi industriali, enogastronomici, formativi, culturali. Creare insomma sistemi di relazione più che volumi di informazioni ridondanti e perciò inutili. [*] Questo intervento è inserito in “Occhio di riguardo: la comunicazione tra tecnologia, mercato e diritto”, rubrica affidata a Gianfrancesco Rizzuti, docente di Relazioni Pubbliche Economiche e Finanziarie all’Università Europea di Roma, con la collaborazione, tra gli altri, di Marco Ciaffone. La rubrica tratterà di temi economici, giuridici e tecnologici, prendendo spunto dall’attualità o da pubblicazioni, ma sempre con un occhio (di riguardo) alla comunicazione. 5 maggio 2014
  • Le politiche europee di cooperazione allo sviluppo - Roma, 12 giugno 2015

    Sala Giunta della Camera di Commercio di Roma

    ore 11 - 13

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  • Le tecnologie anticontraffazione: tutela della proprietà industriale e sviluppo economico - Venezia, 9 settembre 2015

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  • Le tecnologie anticontraffazione: tutela della proprietà industriale e sviluppo economico – Venezia

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  • Pmi italiane e innovazione, il Mise: "Ancora elevato il gap con l'Europa"

    "Nonostante alcuni significativi e recenti miglioramenti, il gap innovativo delle imprese italiane a confronto con le imprese europee appare ancora oggi elevato". È quanto si legge nel rapporto Small Business Act del Ministero dello Sviluppo Economico, documento che fornisce una panoramica sulle iniziative a sostegno delle micro, piccole e medie imprese adottate nel 2014 e nel primo semestre 2015. "Emerge in particolare - sottolinea il Mise - il ruolo rilevante delle policy orientate al rilancio degli investimenti produttivi, soprattutto votati all’innovazione, quelle dirette alla modernizzazione della finanza d’azienda e quelle volte al rafforzamento della proiezione internazionale del tessuto produttivo". Al fianco degli approfondimenti tematici sui contratti di rete, sul Fondo di garanzia per le Pmi e sulla nuova Sabatini, viene così proposto uno specifico focus dedicato all’ecosistema delle startup innovative all'interno di un capitolo sul grado di innovazione del sistema produttivo italiano. Da esso si apprende che l’Italia spende in R&S l’1,3% del Pil, a fronte del 2,3% della Francia, del 3% della Germania, dell’1,7% del Regno Unito e del 2,1% della media europea, mentre negli Stati Uniti tale rapporto raggiunge il 3,4%. Tuttavia, dall’analisi del trend si rilevano sensibili miglioramenti per il nostro Paese; una ricerca sul campo svolta dall’Osservatorio Regionale Banche-Imprese su un campione di poco meno di 5mila imprese ha infatti rilevato che tra il 2013 e il 2014 la quota percentuale di imprese innovative sul totale è aumentata dal 59,8% al 70,8% (particolarmente vivaci sono risultate le imprese di piccole dimensioni la cui incidenza di imprese innovative sul totale è passata dal 55,6% al 68,2%). Allo stesso tempo, l'indagine di Confindustria Quanto innovano realmente le Pmi (2014) conferma un diffuso “sforzo tecnologico”: più di un quarto degli intervistati ha sostenuto una spesa per investimenti in innovazione pari a oltre il 10% dei ricavi, mentre poco meno del 30% ha speso fra il 5% e il 10%. Dal 2012 ad oggi, i dati fotografano un impegno costante nell’innovazione di prodotto (43,8%), nell’innovazione di processo (29,6%), nel lean management (26,7%). Nel 2014, in tre anni, è salita di 7 punti – dal 65% al 72% – la quota di imprese che dichiara di avere introdotto significative innovazioni di prodotto, di processo, oppure organizzative-gestionali. Il 45,8% delle imprese ha inoltre profuso un impegno rilevante nella valorizzazione del know how aziendale e del patrimonio intangibile mentre la ricerca italiana presenta punte di eccellenza nei settori del biomedicale, della meccanica e robotica, dell’aerospazio, delle tecnologie multimediali e nelle nanotecnologie, come mostrano una serie di indicatori elaborati dall’Oecd. "In questi settori - sottolinea il rapporto del Mise - la nostra ricerca si colloca fra le prime dieci al mondo, benché si sia sempre collocata in generale nelle posizioni di coda per quantità di finanziamenti e numero di ricercatori. Inoltre, emerge come la produttività dei ricercatori italiani sia mediamente superiore a quella di molti nostri competitor". "L’innovazione - chiosa il rapporto - non può essere ricondotta solamente alla spesa in R&S, ma dovrebbe puntare anche su un processo di collaborazione tra una rete eterogenea e crescente di stakeholder, istituzioni e utenti. Questo tema è stato approfondito in uno studio dell’Oecd del 2014, che mostra come sia necessario rafforzare maggiormente, in Italia, le forme di ricerca cooperativa che sono molto diffuse all’interno dei principali Paesi europei. In Francia, ad esempio, tali forme di cooperazione finalizzate all’innovazione coinvolgono il 40% delle imprese, a fronte del 16% in Italia". L’insieme dei risultati delle ultime ricerche sottolinea la necessità di promuovere maggiori legami di collaborazione sia tra le aziende (al fine di raggiungere la massa critica spesso necessaria per impegnarsi in innovazioni di successo) sia fra aziende ed università ed enti di ricerca pubblici e privati. Centrale appare poi la riconversione del settore manifatturiero alla luce di strumenti come il 3D printing: "Oggi, per molte imprese italiane, il luogo della produzione sta diventando sempre più un mix tra garage, bottega artigiana e laboratorio; dall’incontro tra tecnologia digitale e produzione personalizzata, dal mix tra tecnologie di stampa 3D e creatività tipica della produzione artigianale e manifatturiera di alta qualità, può passare la via di un nuovo saper fare artigiano e il rilancio della manifattura italiana attraverso il connubio tra abilità artigiane, innovazioni e design. In questo scenario, il lavoro e la produzione si stanno evolvendo e i fablab, centri attrezzati per realizzare prototipi e sperimentazioni, sono in crescita costante, rappresentando un’occasione di investimento pubblico-privato. Questo fenomeno sta rendendo nuovamente attrattive per i giovani molte attività manuali e lancia una sfida agli attuali percorsi della formazione professionale, a cominciare dai programmi del nuovo sistema di istruzione tecnica superiore che si pone come livello di formazione a elevato profilo tecnico intermedio tra scuola superiore e università, modellato sulle esigenze espresse dalle nuove filiere del manifatturiero italiano. Inoltre, l’uso del digitale consente alle piccole imprese e ai giovani che vogliono fare impresa, di mettere a frutto le loro abilità creando oggetti su misura rispetto ai gusti e alle esigenze dei potenziali clienti finali. E-commerce, e-business, e-manifacturing: nella terza rivoluzione industriale è il digitale che, riducendo costi e creando valore, mette sempre più in relazione imprese con altre imprese, laboratori e imprese, imprese e consumatori".
    Eccellenze in digitale e Made in Italy: si rinnova il progetto Google-Unioncamere
    Ma nonostante le Pmi attive su Internet siano "più produttive, più internazionalizzate" e "assumono più persone rispetto a quelle non attive sul web", il quadro che emerge dagli ultimi dati resi disponibili dal Digital Agenda Scoreboard evidenzia una situazione di estrema debolezza nell’utilizzo dei servizi in rete da parte di cittadini e imprese italiani. Si rileva, infatti, una situazione di ritardo sia dal lato dell’offerta che della domanda: solo il 5% delle Pmi non finanziarie, in Italia, vende in rete a fronte del 14% europeo, ponendosi in coda alla classifica continentale. Soprattutto per le imprese con meno di 10 addetti, la diffusione delle attività in rete sconta le difficoltà nelle competenze già rilevate per i cittadini, che si accentuano per le imprese nelle quali l’età del titolare di impresa è più elevata. Per quanto attiene lo specifico delle startup, alla prima decade di maggio 2015 risultavano iscritti nel Registro delle Imprese 3.925 soggetti, di cui circa 3mila costituiti dopo l’entrata in vigore del Decreto Crescita 2.0. Gli incubatori certificati sono 28, dei quali 21 nel Nord, 6 nel Centro e 1 nel Mezzogiorno. Circa il 79% delle startup innovative è costituito nella forma giuridica della società a responsabilità limitata, un ulteriore 17% nella forma della Srl semplificata, compresa quella a capitale ridotto (beneficiando delle misure previste dal D.L. Lavoro 2013), il 2,1% nella forma della società cooperativa e infine, l’1,6% è nella forma della società per azioni. Relativamente all’età dell’imprenditore, nel 27% circa dei casi si tratta di un’impresa giovanile, un valore pari a quattro volte quello riscontrato nel complesso delle società di capitale (7%), e più che doppio rispetto al peso percentuale riscontrabile nel totale imprese (12%). Per quanto riguarda la dimensione media delle startup, si tratta prevalentemente di imprese piccole (nel 94% dei casi microimprese) con un valore medio della produzione di 130 mila euro (a fronte di 2,49 milioni delle società di capitali). Sono circa mille le startup che possiedono dipendenti. In totale in esse operano poco più di 2.600 dipendenti, in media 2,6 per ciascuna impresa. I soci sono in totale circa 12.500, in media 4 per ciascuna impresa. Dal monitoraggio di un campione di startup emerge, relativamente all’ultimo triennio, una crescita tendenziale degli addetti del 56% tra il 2012 e il 2013 e del 33% tra il 2013 e il 2014. Si rileva, inoltre, una crescita del valore della produzione dell’88% nel 2012 e del 28% nel 2013, a fronte di una lieve flessione registrata dalle società non startup a parità di forma giuridica (rispettivamente -0,7% e -d1,6%). Le startup innovative operano prevalentemente nel comparto dei servizi (oltre l’80% delle imprese), in particolare nei settori della consulenza informatica e produzione di software (circa il 40% del totale startup), ricerca scientifica e sviluppo (il 17%), commercio (4,5%). Solo poco meno del 17% delle startup opera nei settori dell’industria. Sul fronte della distribuzione territoriale, il 56% di questo tipo di imprese è localizzato al Nord, il 22% al Centro, il 22% nel Mezzogiorno. Distribuzione delle startup innovative nelle Regioni italiane Confronto del peso delle imprese attive e delle startup innovative nelle Regioni italiane "È interessante segnalare - si legge infine nel rapporto - che le startup innovative sono contrassegnate da una sensibile crescita negli anni della crisi. Questo fenomeno è in controtendenza rispetto alla natalità complessiva delle imprese italiane che, negli ultimi tempi, ha subito una costante erosione dei saldi. Nel complesso, le iscrizioni di nuove startup innovative nel 2014 hanno registrato un aumento del 48% rispetto al 2013".
    La startup innovativa Requisiti Startup innovative e PMI innovative Capacità di accesso al FGPMI Equity crowdfunding, la Consob avvia una consultazione preliminare per la revisione del regolamento: “Ad investire sono professionisti, non una folla. Il fenomeno non è ancora decollato” Ocse: “I Paesi affrontino gli effetti dirompenti dell’economia digitale” Peter Barron (Google) al quarto lunch seminar dell’Accademia Italiana del Codice di Internet: “Nel 2015 il 3-4% del Pil italiano sarà generato dal Web” “Il digitale come motore di sviluppo”, Vint Cerf: “L’Italia può ancora salire sul treno”. Giacomelli: “Abbiamo mancato la rivoluzione, occorre recuperare” Istat: le imprese italiane sempre più connesse, ma l’eCommerce fatica ad esplodere “Il futuro dell’eCommerce è mobile, ma la metà degli shop online italiani non vi investe”. I risultati del report Idealo 2014
    13 agosto 2015
  • Proprietà intellettuale, anche la scuola italiana ha il suo bando

    di Maria Francesca Quattrone banner_scuola2La nostra rivista ha pubblicato ieri una notizia relativa alla diffusione nelle scuole americane di insegnamenti relativi alla proprietà intellettuale. Già in tenera età. Con un certo orgoglio nazionale leggo che finalmente anche noi possiamo vantarci di un progetto costruito con lo stesso obiettivo. Difatti, il ministero dello Sviluppo economico con la dottoressa Loredana Gulino, direttore generale per la lotta alla contraffazione, da un lato, ed il ministero dell'Istruzione e della Ricerca scientifica con la dottoressa Giovanna Boda, dall'altro, avevano già lo scorso anno sottoscritto un protocollo d'Intesa che mirava a realizzare "attività di formazione e sensibilizzazione del corpo docente delle scuole primarie e secondarie sui temi della lotta alla contraffazione e della valorizzazione e tutela della proprietà industriale" e intellettuale. Il protocollo ha ora preso avvio concreto con la pubblicazione di un bando che offre la possibilità a ben 450 insegnanti italiani di approfondire a distanza, tramite una piattaforma telematica ad hoc, le tematiche relative alla tutela della proprietà intellettuale spiegando così ai giovanissimi di oggi, i "protagonisti del nostro futuro", che la creatività è un bene da tutelare e la pirateria un fenomeno da combattere. L'obiettivo è far sì che la scuola abbia un ruolo attivo "in grado di favorire lo sviluppo di una coscienza critica degli alunni contribuendo alla costruzione di una nuova cultura orientata alla creatività, all'innovazione ed al contempo al rispetto delle regole ed alla legalità". Esattamente quello che personalmente avrei voluto leggere e vedere in un qualsiasi documento ufficiale. Speriamo che sia un buon inizio, che tante scuole partecipino, che gli insegnanti si appassionino e che i  ragazzi crescano con questi valori essenziali per la crescita anche del nostro Paese. Il bando scade il prossimo il 15 ottobre, per ogni informazione sulle modalità di partecipazione basta consultare l'apposita sezione sul sito dell'Ufficio italiano Brevetti e Marchi. 20 settembre 2013
  • Stabilità e sviluppo in Europa - Roma, 13 maggio 2014

  • Tra allarmi e regolamenti, sul cyberbullismo siamo solo all'inizio

    È la sensazione che si ricava ascoltando il dibattito andato in onda poche ore fa su Radio Radicale; per Antonio Amendola, consigliere del Vice Ministro allo Sviluppo Economico Catricalà, "il codice contro gli abusi appena varato non di risolve i problemi, ma aiuta", mentre per Francesca Comunello, professore di Internet Studies alla Sapienza di Roma, "non esiste il cyberbullismo, ma il bullismo" e per la giornalista Arianna Ciccone "occorre andare alla radice dei fenomeni, e quella non è tecnologica" [caption id="attachment_4785" align="alignright" width="300"]Ascolta il podcast della puntata del 19 gennaio 2014 di "Presi per il Web" Ascolta il podcast della puntata del 19 gennaio 2014 di "Presi per il Web"[/caption] La bozza di "Codice di autoregolamentazione per la prevenzione  e il contrasto del cyberbullismo" messa in consultazione pubblica dal ministero dello Sviluppo Economico sembra essere solo il punto di inizio del dibattito sui fenomeni di "bullismo in rete". È almeno questa l'indicazione che arriva dallo scambio di opinioni e di vedute che ha animato la puntata di domenica 19 gennaio di “Presi per il Web”, trasmissione di Radio Radicale condotta da Marco PerducaMarco Scialdone e Fulvio Sarzana con la collaborazione di Marco Ciaffone e Sara Sbaffi. Ospiti dell'appuntamento Antonio Amendola, fondatore e presidente di Shoot for Change e consigliere del Vice Ministro allo Sviluppo Economico Catricalà, Francesca Comunello, professore di Internet Studies presso la Sapienza di Roma, e Arianna Ciccone, giornalista ideatrice del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia e di Valigia Blu. Il "bullismo elettronico" comprende tutte le forme di prevaricazione messe in atto tra coetanei tramite i nuovi dispositivi di comunicazione; per lo studioso Peter Smith, il cyberbullismo è “una forma di prevaricazione volontaria e ripetuta, attuata attraverso un testo elettronico, agita contro un singolo o un gruppo con l’obiettivo di ferire e mettere a disagio la vittima di tale comportamento che non riesce a difendersi” Ma la differenza tra le posizioni non risparmia la stessa "etichetta" con al quale si definisce un certo comportamento; secondo Scialdone "c'è un fenomeno nuovo ed è giusto chiamarlo con un nome diverso, ci sono condotte che non smettono mai di esistere perché siamo sempre reperibili e gli episodi di bullismo diventano un flusso incessante e crescente", mentre per Ciccone "anche quello che avviene offline finisce per restare attaccato a chi è bersaglio dei bulli, per quanto ci possa essere in rete un effetto moltiplicatore sempre più pesante". E se per Comunello "non esiste il cyberbullismo, ma il bullismo", Amendola afferma che "il problema è che se sono bersaglio di sfottò in classe tutto questo finisce uscendo da scuola, differente la situazione di quando vedo contenuti online diventati virali e pieni di like. La definizione di cyber descrive la diversa manifestazione di un comportamento preesistente". "La filosofia di fondo - ha spiegato Amendola riferendosi al codice messo a punto in seno al Mise - è che si tratta di una materia difficilmente normabile in maniera positiva, dall'alto, è quindi si è evitata da subito la strada del decreto; vogliamo invece prototipizzare un modello di collaborazione di tutti gli stakeholders, dalle aziende ai consumatori fino alle Autorità di garanzia e alla polizia postale". LEGGI "Il Codice di Autoregolamentazione per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo: un’occasione di riflessione sull’autopoiesi delle regole in Rete" "Di sicuro - ha affermato Comunello - esiste in determinati ambienti e circostanze una riduzione della percezione della responsabilità individuale, ma non si può demonizzare un mezzo. Il grande pericolo legato alla tecnologia è la persistenza di ciò che scriviamo in rete, perché scripta manent. Inoltre il fenomeno del bullismo è più esteso offline di quanto non lo sia online, anche se la scala di misurazione dei due fenomeni è spesso diversa. Di sicuro l'alfabetizzazione alle nuove tecnologie è una grande aiuto per difenderci da certi fenomeni, ma in Italia è ancora troppo bassa". "Il mio timore - è il dubbio sollevato da Sarzana - è che lo sforzo orientato a definire un fenomeno possa essere frustrato dall'evoluzione del fenomeno stesso. Detto in altre parole, si rischia di finire il lavoro quando lo scenario è già cambiato". Una chiosa alla quale Amendola risponde che "il tavolo dal quale arriva il codice è infatti in perenne evoluzione; chi vi siede intorno dà la propria disponibilità ad aggiornare continuamente ogni provvedimento alla luce della nuova situazione. Il codice, non risolve il problema, ma aiuta, non vuole sostituirsi a famiglia e insegnanti, ma affiancarli". Quello dell'educazione è il focus dell'intervento di Ciccone: "Il problema è quello che origina offline, vita reale e vita digitale non sono distinte, ma rappresentano un continuum. La cosa importante è arrivare all'origine di queste manifestazioni di prevaricazione, e quindi porsi domande sulle cerchie di amicizie, sui compagni di scuola, sui membri della famiglia di chi è bersaglio di certi comportamenti. Occorre educare, non limitarsi a rimuovere i post". Il disaccordo di Amendola ("le frecce del bullismo con le nuove tecnologie vengono lanciate in ogni momento, senza sosta, senza tregua") è accompagnato da una chiosa sul codice in consultazione pubblica: "Il testo contiene al momento disposizioni come le due ore di tempo per la rimozione, che risulta più come provocazione e segnale che come misura realmente attuabile". Immagine in home page: Larena.it 20 gennaio 2014