DIMT.IT - usa

  • Ad blocking: negli Stati Uniti è ancora affare per "pochi"

    Sembrano essere diventati mainstream solo di recente in seguito al boom di download registrato con l'introduzione del nuovo sistema operativo Apple iOS9, ma i software che permettono di bloccare la comparsa di inserzioni durante la navigazione, sia desktop che mobile, hanno già una storia alle spalle che ha contribuito a determinare dei trend geografici particolarmente marcati. E così, mentre anche giovani italiani si affacciano ruggendo al mercato e sono sempre più forti le preoccupazioni degli operatori che vedono minati i loro modelli di business, scopriamo che l'ad blocking è molto più popolare nei Paesi più ricchi dell'Europa di quanto non lo sia negli Stati Uniti, ma che al contempo gli utenti di India e Cina sembrano essere i più affezionati a questi strumenti. Nel dettaglio, gli Usa registrano il tasso di utilizzo più basso di questa speciale classifica su livello globale. Se si prendono in considerazione i dati ricavati tra il giugno e il luglio scorsi da comScore e Sourcepoint e che confrontano l'utenza americana con quella di Francia, Germania, Spagna, Olanda e Regno Unito su desktop, infatti, in tutte le fasce d'età gli internet users statunitensi fanno registrare la percentuale di utilizzo più bassa, differenziandosi nettamente anche dai vicini del Canada, soprattutto tra i più giovani (18-24 anni, che in tutti i Paesi presi in esame sono i più attivi in questo senso). 196673 A livellare i valori tra le due sponde dell'Atlantico è comunque il confronto con India e Cina sul versante mobile. Qui i giganti asiatici fanno registrare rispettivamente il 9% e il 7,9% di blocchi sul totale delle pagine viste, un valore in merito al quale europei e americani non vanno oltre percentuali da zero virgola.  196675 29 settembre 2015
  • AT&T brevetta una "fast lane" per il file sharing

    4-a5b1c364fcLa già accesa discussione sulla neutralità della rete negli Stati Uniti viene alimentata a colpi di brevetti. A tenere banco nelle ultime settimane, all'apice di un dibattito che dura da anni, è stata la volontà espressa dalla Federal Communications Commission di riclassificare i servizi di Internet a banda larga come “telecomunication service” al posto di “information service", dando così alla FCC presieduta da Tom Wheeler la possibilità di esercitare su di loro il proprio potere regolamentare. Le ferme dichiarazioni di Barack Obama a favore della net neutrality e le reazioni di Isp e repubblicani sono la cornice nella quale si inserisce la notizia di un nuovo brevetto ottenuto dalla AT&T in merito alla garanzia di una "corsia veloce" per i file BitTorrent e gli altri protocolli di condivisione peer to peer. Nel documento depositato presso lo United States Patent and Trademark Office si afferma che "la condivisione di file in P2P rappresenta il 20% del traffico sulle reti a banda larga". Di qui la volontà di ridurre l'impatto di questo traffico dando priorità ai local peer server riducendo così la quantità di banda utilizzata e il tempo di download, oltre che analizzando i dati in transito per mettere in connessione peers che causano minore congestione della rete. L'Internet Service Provider ha poi premura di sottolineare che "alcuni contenuti senza licenza" resterebbero esclusi da un tale meccanismo, aprendo una serie di interrogativi sulla deep packet inspection che un tale approccio sembra portare in dote (e in quel caso, quale tipo di ripercussioni si avrebbe sul safe harbor in merito alle violazioni del copyright?). Oltre, ovviamente, alle prevedibili levate di scudi da parte degli strenui difensori della neutralità della rete. Se AT&T abbia seriamente intenzione di implementare queste tecnologie non è dato sapere; quello che è certo è che contribuirà con questa mossa a rendere ancor più aspro il dibattito che porterà al pronunciamento ufficiale della FCC previsto per il prossimo 26 febbraio.
    Gli “Sponsored data” per i content provider, una nuova strategia per il mobile di AT&T. Ma è polemica sul rispetto della Net Neutrality AT&T brevetta un nuovo strumento per individuare i ‘pirati’
    20 febbraio 2015
  • Biotechnological Inventions And Patentability Of Life. The US and European Experience - Andrea Stazi

    Bitechnological inventionsAndrea Stazi

    Department of Human Sciences

    European University of Rome

    Edward Elgar Publishing

    Extent: c 336 pp Publication Date: May 2015 ISBN: 978 1 78471 589 2

    In today’s highly technological world, biotechnology is one of the most innovative and highly invested-in industries for research, in the field of science. This book analyses the forms and limitations of patent protection recognition for biotechnological inventions, with particular regard to patentability of life. The author expertly compares the United States model, traditionally based on technical evaluations, with the European model, inspired by fundamental rights and bioethics. He highlights how the regulation of biotechnological inventions should guarantee a fair balance between protection of investment and access to information, which is essential for further research and innovation. Academics and practitioners dealing with intellectual property, patent law and biotechnological inventions will find this book to be of interest. The topics discussed will also be useful for officers of patent offices and medical institutions, along with medical researchers.

    Consulta il primo capitolo

  • Cybersecurity: la Difesa Usa mappa le vulnerabilità dei network militari

    Non sempre la miglior difesa è l'attacco, perché in certi casi conoscere le proprie vulnerabilità è un prezioso aiuto per evitare il pericolo di ritrovarsi nei guai. Un concetto ben chiaro al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, i cui vertici hanno annunciato l'avvio della messa a punto di un sistema elettronico che fornisca una panoramica dei punti deboli dei network informatici dell'apparato militare, compresi armamenti e installazioni, oltre a consigli su come risolvere le criticità. Un'ambizione ciclopica che dovrebbe portare ad un quadro di riferimento nei prossimi mesi per essere a regime nel giro di "qualche anno". Le relazioni sulle minacce informatiche circolate nel Pentagono dall'inizio del 2015 hanno convinto gli ufficiali dell'esercito americano che i crescenti cyberattacchi provenienti da Russia e Cina andavano presi come seri campanelli d'allarme su quanto potrebbe accadere nel più immediato futuro, soprattutto alla luce dei test condotti nelle strutture della Difesa, operazioni che hanno rivelato un preoccupante tasso di vulnerabilità nei sistemi agli attacchi. Dal Billington Cybersecurity Summit che ha avuto luogo a Washington è emerso come le informazioni saranno in un primo momento inserite a mano, ma l'obiettivo finale è la costruzione di uno strumento di rilevazione automatica in tempo reale delle minacce. La priorità sarà l'aggiornamento dei sistemi che governano armamenti schierati in un'era pre-digitale. 18 settembre 2015
  • Facebook, avvocato generale Corte di Giustizia: "Stati possono impedire trasferimento dati degli iscritti verso Usa"

    "La decisione della Commissione che dichiara adeguata la protezione dei dati personali negli Stati Uniti non impedisce alle autorità nazionali di sospendere il trasferimento dei dati degli iscritti europei a Facebook verso server situati negli Stati Uniti". È quanto afferma l'avvocato generale della Corte di Giustizia dell'Unione Europea Yves Bot nelle conclusioni in merito ad un procedimento scaturito da una denuncia presentata nel 2013 presso l'autorità irlandese per la protezione dei dati da un utente austriaco a seguito delle rivelazioni di Edward Snowden sulle pratiche dei servizi di intelligence americani, su tutti quelli della National Security Agencyalla base del cosiddetto Datagate. La direttiva sul trattamento dei dati personali (95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995) dispone che il trasferimento di tali dati verso un paese terzo può avere luogo se il paese terzo di cui trattasi garantisce per questi dati un livello di protezione adeguato. Sempre secondo la direttiva, la Commissione può constatare che un paese terzo garantisce un livello di protezione adeguato. Quando la Commissione adotta una decisione in questo senso, può avere luogo il trasferimento di dati personali verso il paese terzo interessato. Maximillian Schrems, cittadino austriaco, utilizza Facebook dal 2008. Come accade per gli altri iscritti che risiedono nell’Unione, i dati forniti da Schrems al social network sono trasferiti, in tutto o in parte, a partire dalla filiale irlandese della piattaforma, su server situati nel territorio degli Stati Uniti, dove sono conservati. Schrems presentò la denuncia presso l’authority irlandese ritenendo che, alla luce delle rivelazioni fatte nel 2013 da Snowden, il diritto e le prassi statunitensi non offrissero alcuna reale protezione contro il controllo ad opera dello Stato americano dei dati trasferiti verso tale paese. L’autorità irlandese respinse la denuncia, segnatamente con la motivazione che, in una decisione del 26 luglio 2000, la Commissione aveva ritenuto che, nel contesto del cosiddetto regime di approdo sicuro (il safe harbour che consta di una serie di principi, relativi alla protezione dei dati personali, che le imprese americane possono volontariamente sottoscrivere), gli Stati Uniti garantissero un livello adeguato di protezione dei dati personali trasferiti. La High Court of Ireland (Alta Corte di giustizia irlandese), investita della causa, ha tuttavia voluto sapere se questa decisione della Commissione produca l’effetto di impedire ad un’autorità nazionale di controllo di indagare su una denuncia secondo cui un paese terzo non assicura un livello di protezione adeguato e, se necessario, di sospendere il trasferimento di dati contestato. Nelle sue conclusioni odierne, l’avvocato generale Bot ritiene che "l’esistenza di una decisione della Commissione che dichiara che un paese terzo garantisce un livello di protezione adeguato per i dati personali trasferiti non può elidere e neppure ridurre i poteri di cui dispongono le autorità nazionali di controllo in forza della direttiva sul trattamento dei dati personali". Egli ritiene inoltre che "la decisione della Commissione sia invalida". L’avvocato generale, come si legge in una nota della Corte, considera anzitutto che "i poteri d’intervento delle autorità nazionali di controllo, tenuto conto dell’importanza del loro ruolo in materia di protezione dei dati, devono rimanere integri. Se le autorità nazionali di controllo fossero vincolate in maniera assoluta dalle decisioni della Commissione, la loro indipendenza totale, di cui godono in forza della direttiva, risulterebbe inevitabilmente limitata". L’avvocato generale ne evince che, "qualora un’autorità nazionale di controllo ritenga che un trasferimento di dati arrechi pregiudizio alla protezione dei cittadini dell’Unione per quanto attiene al trattamento di loro dati, essa ha il potere di sospendere detto trasferimento, e ciò a prescindere dalla valutazione generale svolta dalla Commissione nella sua decisione. Il potere riconosciuto dalla direttiva alla Commissione, infatti, non incide sui poteri conferiti dalla medesima direttiva alle autorità nazionali di controllo. In altre parole, la Commissione non dispone della competenza di limitare i poteri delle autorità nazionali di controllo". google-datacenter-tech-13-690x414Sebbene l’avvocato generale riconosca che "le autorità nazionali di controllo sono giuridicamente vincolate dalla decisione della Commissione", egli considera tuttavia che "questo effetto obbligatorio non presenta una natura tale da implicare che le denunce siano respinte sommariamente, vale a dire immediatamente e senza alcun esame della loro fondatezza, e ciò a maggior ragione giacché il riconoscimento dell’adeguatezza del livello di protezione è una competenza condivisa tra gli Stati membri e la Commissione. Una decisione della Commissione ricopre, invero, un ruolo importante nell’uniformare le condizioni di trasferimento nell’ambito degli Stati membri, tuttavia tale uniformazione può perdurare soltanto fintantoché detto riconoscimento non sia rimesso in discussione, segnatamente nell’ambito di una denuncia che le autorità nazionali di controllo devono trattare in virtù dei poteri investigativi e di interdizione riconosciuti loro dalla direttiva". Peraltro, l’avvocato generale ritiene che, "laddove vengano riscontrate carenze sistemiche nel paese terzo verso cui i dati personali sono trasferiti, gli Stati membri devono poter adottare le misure necessarie per salvaguardare i diritti fondamentali tutelati dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, tra cui figurano il diritto al rispetto della vita privata e della vita familiare e il diritto alla protezione dei dati a carattere personale". Tenuto conto dei dubbi espressi nel corso del procedimento in merito alla validità della decisione 2000/520, l’avvocato generale è del parere che "la Corte debba verificare questo profilo e giunge alla conclusione che la decisione è invalida. Dalle constatazioni effettuate tanto dalla High Court of Ireland quanto dalla stessa Commissione si evince infatti che il diritto e la prassi degli Stati Uniti consentono di raccogliere, su larga scala, i dati personali di cittadini dell’Unione che sono trasferiti, senza che questi ultimi usufruiscano di una tutela giurisdizionale effettiva. Tali constatazioni di fatto dimostrano che la decisione della Commissione non contiene garanzie sufficienti. Considerata questa carenza di garanzie, tale decisione è stata attuata in modo non rispondente ai requisiti sanciti dalla direttiva e dalla Carta". L’avvocato generale reputa inoltre che "l’accesso dei servizi di intelligence americani ai dati trasferiti costituisca un’ingerenza nel diritto al rispetto della vita privata e nel diritto alla protezione dei dati a carattere personale, che sono garantiti dalla Carta. Analogamente, la circostanza che per i cittadini dell’Unione sia impossibile essere sentiti sulla questione dell’intercettazione e del controllo dei loro dati negli Stati Uniti rappresenta, secondo l’avvocato generale, un’ingerenza nel diritto, tutelato dalla Carta, di ogni cittadino dell’Unione ad una effettiva difesa". A parere dell’avvocato generale, "tale ingerenza nei diritti fondamentali è contraria al principio di proporzionalità, soprattutto perché il controllo esercitato dai servizi di intelligence americani è massiccio e non mirato. L’accesso ai dati personali di cui dispongono tali servizi, infatti, copre in modo generalizzato qualsiasi persona e qualsiasi mezzo di comunicazione elettronica, nonché la totalità dei dati trasferiti (ivi compreso il contenuto delle comunicazioni), senza che sia operata alcuna differenziazione, limitazione o eccezione in funzione dell’obiettivo di interesse generale perseguito". In condizioni del genere, l’avvocato generale ritiene che "non si possa affatto considerare che un paese terzo assicura un livello adeguato di protezione, a maggior ragione perché il regime dell’approdo sicuro, così come definito nella decisione della Commissione, non contiene garanzie idonee ad evitare un accesso massiccio e generalizzato ai dati trasferiti. Nessuna autorità indipendente, infatti, è in grado di controllare, negli Stati Uniti, la violazione dei principi di protezione dei dati personali commessa da enti pubblici, quali le agenzie di sicurezza americane, nei confronti dei cittadini dell’Unione". "A fronte di una tale constatazione di violazione dei diritti fondamentali dei cittadini dell’Unione, ad avviso dell’avvocato generale - si chiude la nota - la Commissione avrebbe dovuto sospendere l’applicazione della decisione, e ciò nonostante essa conduca attualmente negoziati con gli Stati Uniti allo scopo di porre fine alle carenze accertate". L’avvocato generale rileva inoltre che "se la Commissione ha deciso di intavolare negoziati con gli Stati Uniti, è proprio perché, preliminarmente, essa ha considerato che il livello di tutela conferito da tale paese terzo, nel contesto del regime dell’approdo sicuro, non era più adeguato e che la decisione del 2000 non era più adatta alla realtà della situazione".
    “La sorveglianza di massa mette a repentaglio i diritti umani”, la risoluzione del Consiglio d’Europa. Mentre in Francia si accende il dibattito sulle “scatole nere”
    23 settembre 2014
  • Intermediary liability. The “Achilles’ heel” of the current legislation: the courts. A comparative analysis with the U.S, focusing on copyright infringement

    di Caterina Del Federico Abstract The topic of this paper regards the uncertainty of the legal framework and the analysis of the majority orientation of the courts with reference to the Internet Service Provider liability on the Web. A comparative analysis, which focuses on intermediary liability for third party copyright infringement, of Europe and United States, is treated. It is highlighted how important a uniform interpretation of the courts in this field could be. First a “bird’s eye view” on Intermediary liability in the U.S., in comparison with EU legal framework, is outlined. Secondly, the scope of the “safe harbor” and the “intermediary involvement” through procedures including “notice and take down" are explained. It is clear how the interpretation of the courts can be considered the “Achilles’heel” of the harmonization with regards to ISPs’liability. In conclusion the paper tries to identify some possible solutions in order to achieve the harmonization and to make more transparent the legal framework in this field.

  • Le armi "stampate" restano illegali, la messa al bando rinnovata dal Congresso Usa. Ma solo per quelle di plastica

    Le armi di plastica realizzate tramite le stampanti 3D restano illegali sul suolo americano. Il Congresso degli Stati Uniti ha infatti rinnovato i divieti previsti all'interno dello US Undetectable Firearms Act, nel quale si prevede l'illiceità della creazione di vere e proprie armi che risultano invisibili ai metal detector degli aeroporti e agli scanner a raggi X. Stando a quanto riportato dalla Associated Press è stato così rinnovato per i prossimi dieci anni un veto che era in scadenza. La misura è stata firmata in remoto dal presidente Barack Obama tramite l'Autopen. Intanto c'è chi pensa ad un bando integrale delle armi stampate in 3D, come la città di Philadelphia, dove è in discussione una proposta di legge che vieterebbe la fabbricazione in casa di pistole e fucili a meno che non si abbia una licenza per la manifattura bellica in linea con le norme federali. Ancor prima, l'iniziativa di Stato e città di New York. Non le sole pistole in plastica, infatti, sembrano riproducibili dai nuovi strumenti, come già dimostrato dall'azienda Solid Concepts. Uno scenario di sicuro poco immaginabile nel 1988, anno in cui l'allora presidente Ronald Reagan emanò il divieto alla circolazione della armi non rilevabili. MUSICA IN TRE DIMENSIONI - Sicuramente più pacifico l'utilizzo delle stampanti 3D messo a punto dal designer Lukazs Karluk, che ha pensato bene di non limitare l'esperienza musicale al solo ascolto ma di traghettarla verso una visione in tre dimensioni. Il risultato è una scultura di augmented reality come quella mostrata nel video qui sotto. LEGGI "Stampanti in 3D: quale futuro per i quadri d'autore?" di Federico Mastrolilli Foto in home page: Blitzquotidiano.it 10 dicembre 2013
  • Musica digitale: negli Usa lo streaming sorpassa i Cd. Ma non i download

    L'inarrestabile flusso dello streaming travolge i Cd anche negli Stati Uniti. A certificare un avvicendamento ormai ampiamente atteso nelle classifiche relative al consumo musicale sono i dati diffusi dalla associazione americana dell'industria discografica RIAA. I ricavi da servizi di streaming nel 2014 sono infatti cresciuti del 29% raggiungendo quota 1,867 miliardi dollari, e rappresentano il 27% delle entrate complessive del settore. Al contrario, il mercato dei prodotti fisici ha registrato un calo complessivo del 7,1%, 12,7% per i Cd, i quali hanno prodotti ricavi per "soli" 1,85 miliardi di dollari. Streaming   Streaming 2   L'avanzata dello streaming ha variato gli equilibri del mercato (con effetti benefici) anche in Italia, dove le prestazioni dei vari TIMmusic, Google Play, Spotify, Deezer, YouTube e Vevo hanno conquistato il 55% del mercato digitale già nel luglio scorso sorpassando in classifica i download. Non altrettanto negli Usa, dove la distanza tra streaming e download si riduce di anno in anno ma vede ancora primeggiare i volumi di ricavi prodotti dai secondi. Streaming and download   riaa Digital music revenues Musica digitale, lo streaming è il motore di un mercato che continua a crescere Discografia digitale, in Italia lo streaming sorpassa il download. FIMI: “Trend positivo, crescita del 7%” 27 marzo 2015
  • Net Neutrality, il tribunale boccia la FCC: il testo della sentenza della Corte d'Appello del District of Columbia

    Di seguito il testo della sentenza con la quale Corte di Appello del Distretto di Columbia ha bocciato le regolate contenute nell'Open Internet Order emanato dalla Federal Communications Commission (FCC) nel 2010. Di fatto, un ribaltamento del quadro che garantiva la neutralità della rete in territorio statunitense.
  • Pentagono: "Congeleremo sperma e ovuli dei soldati"

    Un investimento di 30 milioni di dollari annui orientato a permettere ai soldati americani di congelare sperma e ovuli così da prevenire, da un lato, eventuali danni subiti in battaglia e, dall'alto, lasciare le donne libere di scegliere di abbandonare l'esercito e dedicarsi alla maternità anche in età più avanzata. È quanto annunciato nelle scorse ore dal segretario Usa della Difesa Ashton B. Carter; come scrive Leone Grotti su Tempi, "l’iniziativa ricalca quella offerta da Facebook ed Apple alle sue dipendenti, ma non si riesce a capire in che modo possa aiutare la famiglia", mentre Arthur Caplan, professore di bioetica alla New York University, solleva alcuni interrogativi, anche di carattere etico, sul New York Times: "E se muori? Tua moglie può usare per sé il tuo sperma? E cosa succede se tua mamma vuole dei nipoti e tua moglie no? Non può usare lo sperma con una madre surrogata? E se subisci danni al cervello, puoi ancora usarlo? E se la compagnia che congela [il materiale biologico] va in bancarotta?". Domande alle quali si aggiunge la riflessione che il Prof. Alberto Gambino, Direttore del Diaprtimento di Scienze Umane dell'Università Europea di Roma, propose nell'ottobre scorso a Radio Vaticana con riferimento proprio all’iniziativa di Facebook ed Apple: “Nel momento in cui si congela un ovulo significa anche che si sta mettendo in conto di governare in un momento successivo l’eventuale maternità. E questo la dice lunga sulle aspettative di un mercato tecnologicamente avanzato nei confronti dei propri lavoratori, che evidentemente vengono più intesi come forza lavoro che non come persone in carne e ossa, che sono pronte, specie se donne, ad accogliere bambini. Qui c’è anche una buona dose di sudditanza delle lavoratrici verso queste proposte. È un orizzonte culturale veramente desolante”. 8 febbraio 2016
  • Riforma del copyright negli Stati Uniti: la ricetta dei giganti tech

    "La riforma del copyright è nell'aria". È così che si apre il documento "Copyright reform for a digital economy" pubblicato dalla Computer & Communications Industry Association (Ccia), soggetto che riunisce giganti tecnologici del calibro di Amazon, Facebook, Google e Netflix. Un research paper nel quale l'associazione afferma che sono sostanzialmente due i principi che la riforma deve includere: abbracciare le nuove tecnologie in modo da non confondere i consumatori con chi fa un uso illegittimo delle opere creative e fornire un quadro preciso a tutti i soggetti che pur non essendo "industria dei contenuti" tout court sono interessati dal Copyright Act. Tra i punti toccati dal documento, la revisione della disciplina in materia di risarcimenti e l'appello a preservare un ruolo centrale per il safe harborIn questo senso, un passaggio viene riservato anche ai titolari di diritti che abusano delle possibilità di notice and takedown previste dal Digital Millennium Copyright Act: "Ci sono casi in cui è stata forzata la rimozione di materiale che non violava il copyright", citando casi in cui la Section 512 è stata utilizzata per determinare l'oscuramento di opinioni politiche e recensioni critiche di servizi e prodotti, con i provider che hanno assecondato le richieste per evitare il rischio di perdere le tutele determinate dal safe harbor e incorrere così in grane giudiziarie. La Ccia propone dunque di istituire la possibilità che ai detentori di diritti che abusano del Dmca venga richiesto il pagamento di danni così come accade per chi infrange il copyright. "Le leggi sul diritto d'autore - conclude il documento - sono state scritte oltre 100 anni fa per incoraggiare la creatività con beneficio per tutti. È bene che tali norme vengano aggiornate alla luce delle evoluzioni tecnologiche per far sì che continuino a perseguire questo obiettivo". 28 agosto 2015
  • Samsung tra divieti commerciali e schermi flessibili

    Diventa operativa la messa la bando dei vecchi telefonini dell'azienda sudcoreana in territorio statunitense. Mentre avanzano i progetti sugli smartphone del futuro  Il passato bandito dal mercato, il futuro alle porte. Per Samsung è diventato operativo il divieto di introdurre in territorio statunitense alcuni vecchi dispositivi dell'azienda sudcoreana, una decisione presa in agosto dalla Federal Trade Commission. L'autorità che vigila sul mercato a stelle e strisce rilevò infatti una infrazione di due brevetti di proprietà di Apple, uno relativo al touch screen e l'altro sul funzionamento delle cuffie. La Samsung fu invece sollevata dalle accuse in merito ad altri due brevetti. Deluse le aspettative di chi guardava verso la Casa Bianca sperando in un atto del presidente Barack Obama volto a bloccare l'entrata in vigore della messa al bando, sulla scorta di quanto fatto dallo stesso Obama nella simile vicenda che, sempre in agosto, vide i prodotti Apple riammessi sul mercato dopo aver perso un contenzioso sui brevetti proprio contro Samsung, per quanto differenti fossero gli utilizzi fatti dalle due aziende dei brevetti del rivale. Ma se le informazioni su quali siano di preciso i dispositivi messi fuori mercato non sono particolarmente dettagliate (complice anche lo shut down di molti siti governativi tra i quali quello collegato al mercato ICT), non sembrano in pericolo le ultime creature del colosso sudcoreano che, al pari del connazionale LG, prepara da tempo il lancio di smartphone con lo schermo flessibile. Molti dettagli del prodotto sono stati presentati ieri; come riferisce Reuters, il Galaxy Round's 5.7-inch sarà commercializzato in prima battuta in Corea del Sud ad un prezzo che si aggira attorno ai 750 euro.
  • U.S. hospitals engaging only 2% of patients via mobile apps: $100 million in annual revenue at risk

    New research from Accenture has found that only 2 percent of patients in the largest U.S. hospitals are using hospital-provided mobile health apps. Accenture estimates that failure to align mobile apps to the services consumers’ demand could cost each of these hospitals, on average, more than $100 million in lost annual revenue. Mobile health The research, which assessed mobile app use among the 100 largest U.S. hospitals, found that two-thirds (66 percent) of the 100 largest U.S. hospitals have mobile apps for consumers and roughly two-fifths (38 percent) of that subset have developed proprietary apps for their patients. However, only 11 percent of health systems offer patients proprietary apps that operate with at least one of the three functions that consumers demand most: access to medical records; the ability to book, change and cancel appointments; and the ability to request prescription refills electronically. “Simply having a mobile app is not enough", said Brian Kalis, managing director in Accenture’s Health practice: "Hospital apps are failing to engage patients by not aligning their functionality and user experience with what consumers expect and need. Consumers want ubiquitous access to products and services as part of their customer experience, and those who become disillusioned with a provider’s mobile services – or a lack thereof – could look elsewhere for services”. According to Accenture, this is already happening, as approximately 7 percent of patients have switched healthcare providers due to a poor experience with online customer service channels, such as mobile apps and web chat. Accenture estimates that this pattern could lead to a loss of more than $100 million in annual revenue per hospital and suggests that as consumers bring their service expectations from other industries into healthcare, providers are likely to see higher switching rates, on par with the mobile phone industry (9 percent), cable TV providers (11 percent) or even retail (30 percent). The researchers analyzed the mobile health apps offered by hospitals as well as those offered by independent digital health disruptors – such as Good Rx, ZocDoc and WebMD – through the Google Play and iTunes app stores. The report suggests that one way for hospitals to improve the customer experience is to partner with digital disruptors such as these to create mobile platforms tailored to their specific patient demands. For example, a large healthcare provider might partner with ZocDoc to improve appointment scheduling or with InstaMed Go to improve bill paying. “Mobile engagement is becoming increasingly critical to the success of every hospital in the digital age”, Kalis said: “Today it’s all about enabling an individualized approach, where patients are empowered to help manage their own care. Large hospitals that design and build experiences as well as partner with digital disruptors will have the ability to better engage with their patients, which will enhance patient loyalty – thereby enabling the hospitals to protect their revenues”. 8 January 2016
  • Usa, FAA announces drones registration rule

    The U.S. Department of Transportation’s Federal Aviation Administration (FAA) announced a streamlined and user-friendly web-based aircraft registration process for owners of small unmanned aircraft (UAS) weighing more than 0.55 pounds (250 grams) and less than 55 pounds (approx. 25 kilograms) including payloads such as on-board cameras. The Registration Task Force delivered recommendations to FAA Administrator Michael Huerta and Transportation Secretary Anthony Foxx on November 21. The rule incorporates many of the task force recommendations. Drones2“Make no mistake: unmanned aircraft enthusiast are aviators, and with that title comes a great deal of responsibility,” said Foxx. “Registration gives us an opportunity to work with these users to operate their unmanned aircraft safely. I’m excited to welcome these new aviators into the culture of safety and responsibility that defines American innovation”. Registration is a statutory requirement that applies to all aircraft. Under this rule, any owner of a small UAS who has previously operated an unmanned aircraft exclusively as a model aircraft prior to December 21, 2015, must register no later than February 19, 2016. Owners of any other UAS purchased for use as a model aircraft after December 21, 2015 must register before the first flight outdoors. Owners may use either the paper-based process or the new streamlined, web-based system.  Owners using the new streamlined web-based system must be at least 13 years old to register. Owners may register through a web-based system at www.faa.gov/uas/registration. Registrants will need to provide their name, home address and e-mail address. Upon completion of the registration process, the web application will generate a Certificate of Aircraft Registration/Proof of Ownership that will include a unique identification number for the UAS owner, which must be marked on the aircraft. 520-bannerv2 Owners using the model aircraft for hobby or recreation will only have to register once and may use the same identification number for all of their model UAS. The registration is valid for three years. The normal registration fee is $5, but in an effort to encourage as many people as possible to register quickly, the FAA is waiving this fee for the first 30 days (from Dec. 21, 2015 to Jan 20, 2016). “We expect hundreds of thousands of model unmanned aircraft will be purchased this holiday season,” said FAA Administrator Huerta. “Registration gives us the opportunity to educate these new airspace users before they fly so they know the airspace rules and understand they are accountable to the public for flying responsibly”. The online registration system does not yet support registration of small UAS used for any purpose other than hobby or recreation, for example, using an unmanned aircraft in connection with a business. The FAA is developing enhancements that will allow such online registrations by spring of 2016. 16 dicembre 2015