DIMT.IT - valorizzazione

  • "Patrimonio culturale digitale. Tra conoscenza e valorizzazione", a Roma il 2 luglio

    In un convegno promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internet si approfondiranno, con l'aiuto di giuristi, esponenti delle istituzioni e delle associazioni, le problematiche e i quesiti aperti sul tema della gestione di documenti e informazioni nel settore pubblico L’esigenza della massima divulgazione della conoscenza e della migliore valorizzazione del patrimonio materiale e digitale di proprietà pubblica comporta l’individuazione di un sistema di licenze d’uso che assicuri il bilanciamento tra i principi di riutilizzo dei dati pubblici e la disciplina in materia di diritto d’autore e di tutela dei dati personali. Questi temi saranno al centro del convegno "Patrimonio culturale digitale: tra conoscenza e valorizzazione", previsto a Roma il 2 luglio 2015. L'evento, che sarà ospitato presso Palazzo Sant'Andrea (Via del Quirinale, 30), è promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internetnell'ambito del Progetto Scientifico PRIN “Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione come strumento di abbattimento delle barriere economiche, sociali e culturali”. Il quadro normativo europeo nel quale si inseriscono i lavori si compone della direttiva 2003/98/CE in materia di Public Sector Information (PSI), recentemente modificata dalla direttiva 2013/37/UE, che ne estende gli ambiti alle risorse digitali di Archivi, Biblioteche e Musei, in corso di recepimento da parte del nostro ordinamento e, in ambito nazionale, del Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs 82/2005), come modificato dall’articolo 9 del decreto legge n. 179/2012, cd. Decreto Crescita 2.0, convertito con legge n. 221/2012, che ha sancito il principio dell’Open Data by default. Locandina 2 luglio 2015 Dopo l'apertura affidata a Marina Giannetto (Sovrintendente dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica), l'introduzione di Alberto M. Gambino (Presidente dell’Accademia e Ordinario di Diritto privato nell'Università Europea di Roma) e le relazioni di Gustavo Ghidini (Università degli Studi di Milano, Università LUISS Guido Carli), Giuseppe Piperata (Associato di Diritto amministrativo presso l'IUAV di Venezia) e Antonia Pasqua Recchia (Segretario Generale presso il Ministero dei Beni e della Attività culturali e del Turismo). Le conclusioni saranno curate da Angelo Rughetti, Sottosegretario per la Semplificazione e Pubblica Amministrazione. Sarà così la volta di una tavola rotonda moderata dal giornalista de Il Sole 24 Ore Antonello Cherchi e animata dagli interventi di Valentina Grippo (Accademia Italiana del Codice di Internet), Roberta Guizzi (Servizio Giuridico dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), Andrea Marcucci (Commissione Istruzione pubblica, beni culturali del Senato), Flavia Piccoli Nardelli (Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati), Marco Pierani (Altroconsumo), Riccardo Pozzo (Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche), Eugenio Prosperetti (Tavolo Permanente per l’Innovazione e l’Agenda Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri), Roberto Rampi (Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati) e Ferdinando Tozzi (Comitato consultivo Permanente per il Diritto d’Autore). A concludere Silvia Costa, presidente della Commissione Cultura dell'Unione Europea. È stato richiesto l’accredito per la formazione continua degli Avvocati e dei Commercialisti.

    La partecipazione è libera fino ad esaurimento posti.

    È necessario accreditarsi entro e non oltre il 25 giugno 2015 inviando una email con nome, cognome, luogo e data di nascita all'indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

  • "Patrimonio culturale digitale. Tra conoscenza e valorizzazione", report, audio e video del convegno del 2 luglio

    Nel corso dell'evento promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internet sono state approfondite, con la partecipazione di esponenti delle istituzioni e giuristi, opportunità e criticità della Direttiva  2013/37/UE, all’esame del Parlamento, sul libero accesso e il riutilizzo dei dati in possesso di Pubblica Amministrazione, biblioteche, musei e archivi. "È nostra intenzione costituire un Osservatorio che abbia come compito il monitoraggio della  digitalizzazione del patrimonio informativo e culturale in possesso della Pubblica Amministrazione”. Così il Prof. Alberto Gambino, presidente dell'Accademia Italiana del Codice di Internet ,nel corso del convegno “Patrimonio Culturale Digitale: tra conoscenza e valorizzazione”, evento che ha avuto luogo nella mattina del 2 luglio, a Roma, con la partecipazione di giuristi, esponenti delle istituzioni pubbliche, membri del governo e del parlamento.

    Guarda i video del convegno

    "Sarà un Osservatorio aperto - ha spiegato Gambino - che naturalmente dialogherà con chi già istituzionalmente si occupa della materia, e che non sarà composto solo di giuristi ma punterà a riunire tutti i saperi umanistici per rappresentare un intreccio di competenze orientate a verificare che davvero questa stella polare dell'open access, ma anche del non detrimento delle risorse delle nostre amministrazioni, possa trovare una realizzazione bilanciata” [audio]. Prima sessione Al centro dei lavori proprio la ricerca di un giusto punto di equilibrio tra l’obiettivo della massima diffusione e delle possibilità di riutilizzo dei dati pubblici e la tutela del patrimonio culturale di musei, biblioteche, archivi in possesso di amministrazioni e istituzioni pubbliche. Opera delicata ma che ha il carattere della massima urgenza, quella che attende il legislatore, chiamato a recepire la direttiva 2013/37/UE (la scadenza per la sua adozione è il prossimo 18 luglio e la discussione è al momento ferma in Commissione Affari Esteri e Comunitari del Senato) che, nel quadro della iniziative dell’Agenda digitale europea, impone agli enti pubblici di rendere fruibili tutte le informazioni in loro possesso e il loro reimpiego a fini commerciali o non commerciali. Una vera rivoluzione, che richiede una riflessione imprescindibile da parte del legislatore anche in considerazione della farraginosità di un sistema normativo stratificatosi nel corso degli anni e della specificità dell’Italia, titolare del patrimonio culturale più diffuso in Europa.

    Leggi il position paper dell'Accademia Italiana del Codice di Internet

    CoppolaUna riflessione che si intreccia con le molte proposte che si stanno susseguendo in materia di Open Data e di trasparenza delle informazioni delle quali è titolare la PA. Ultima in ordine di tempo quella oggetto dell’inserimento nel Ddl di riforma della Pubblica Amministrazione di un emendamento in materia di Freedom of Information Act a firma degli onorevoli del Pd Anna Ascani e Paolo Coppola; quest'ultimo è intervenuto durante i lavori sottolineando il valore dell'opera di disclosure che si va componendo nel panorama legislativo nazionale e comunitario. Far sì che il recepimento della direttiva e il rafforzamento degli obblighi in capo agli enti pubblici in materia di accesso alle informazioni, anche attraverso licenze che ne consentano il riutilizzo a fini commerciali da parte di privati, non pregiudichino la tutela del patrimonio culturale, complice uno sfruttamento indiscriminato dei dati a scapito del valore del bene pubblico, della sua integrità e conoscenza, è stato il filo conduttore di gran parte degli interventi. Dopo l’apertura affidata a Marina Giannetto (Sovrintendente dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica) [audio] le relazioni di Giuseppe Piperata (Associato di Diritto amministrativo presso l’IUAV di Venezia) [audio], Riccardo Pozzo(Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche) [audio] e Gustavo Ghidini (Università degli Studi di Milano, Università LUISS Guido Carli) [audio], il quale ha lanciato la proposta di un “doppio binario” per il riuso del patrimonio culturale digitale: accesso libero e gratuito per ricercatori e studiosi; a fronte di un ritorno economico per la PA nei casi di reimpiego a fini commerciali. “In relazione al tipo di accesso per fini editoriali o commerciali – secondo Ghidini  – dovrebbe essere ammesso un compenso in linea con i principi della disciplina autoriale, ponendo in capo all'amministrazione concedente un obbligo di reinvestimento dei ricavi nello sviluppo e nel potenziamento dell'architettura impiegata per la pubblicazione dei dati. Un obbligo che dovrebbe estendersi ai proventi delle operazioni derivate di marketing culturale connesse eventualmente all'uso commerciale dei dati”. È stata così la volta di una tavola rotonda moderata dal giornalista de Il Sole 24 Ore Antonello Cherchi e animata dagli interventi di Valentina Grippo, fellow dell'Accademia [audio], Roberta Guizzi del Servizio Giuridico dell’Agcom [audio], Flavia Piccoli Nardelli, membro della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati [audio], Marco Pierani di Altroconsumo [audio],Eugenio Prosperetti, membro del Tavolo Permanente per l’Innovazione e l’Agenda Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri [audio], eFerdinando Tozzi, componente del Comitato consultivo Permanente per il Diritto d’Autore [audio]. In chiusura l'intervento di Antonia Pasqua Recchia, Segretario Generale presso il Ministero dei Beni e della Attività culturali e del Turismo [audio]: “Siamo consapevoli della grande responsabilità con la quale dobbiamo affrontare il tema. Da parecchio tempo il ministero si è posto in una posizione di particolare apertura, sia per la presenza di banche dati di archivi e biblioteche sia per la digitalizzazione di opere d'arte, e con licenze d'uso Creative Commons. Vanno però differenziati vari aspetti: la completa accessibilità non deve sempre essere sovrapposta e confusa con la gratuità del dato, perché i dati di qualità costano sotto molti punti di vista. Un altro tema è poi quello della tutela dell'integrità delle opere quando c'è riproduzione, aspetto anche più importante del ritorno economico in senso stretto. Ma di sicuro non dobbiamo temere la pirateria sul patrimonio culturale, perché per quanto servano delle regole bisogna partire dal presupposto che maggiore circolazione significa arricchimento diffuso”. Le conclusioni sono state affidate a Silvia Costa, Presidente della Commissione Cultura al Parlamento Europeo [audio], la quale ha auspicato che “l'Osservatorio lanciato dal Professor Gambino possa espandersi su scala continentale; sarebbe molto importante che cominciassimo, anche grazie all'Accademia, ad avere nuovi luoghi di confronto”. [gallery type="slideshow" ids="18479,18480,18489"]

     

    2 luglio 2015

  • Corso di formazione per esperti in tecnologie multimediali e contenuti per la Web Tv

    L'Università di Catania ha indetto un bando volto alla selezione di 14 allievi per il corso di formazione "Esperti in tecnologie multimediali e contenuti Web tv per la valorizzazione della formazione e della ricerca nei mercati internazionali e locali". Il corso avrà una durata complessiva di 600 ore suddivise tra didattica in aula, pratiche di laboratorio, project work e study tour. L'obiettivo del corso è quello di formare figure professionali in grado di valorizzare i risultati della ricerca ottenuti anche attraverso tecnologie di comunicazione innovative messe a disposizione dal centro di comunicazione per la diffusione dei risultati, oltre a saper attivare e gestire effettive collaborazioni con reti europee e internazionali della ricerca, il mondo produttivo nazionale e internazionale, i Distretti di Alta Tecnologia e i laboratori pubblico/privati. La scadenza per la presentazione delle domande è fissata al 19 ottobre 2013. Per consultare il bando segui questo link.
  • La circolazione delle opere d'arte tra tutela e valorizzazione - Roma, 25 marzo 2015

    “Libere utilizzazioni delle opere d’arte nell’ambito dell’attività espositiva”, l’intervento del Prof. Gambino nella giornata di studio “Diritto d’autore in mostra” Il diritto d’autore nella organizzazione delle mostre d’arte al tempo dei “selfies”: voci dalla giornata di studio presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma
  • Patrimonio culturale digitale: tra conoscenza e valorizzazione. il Prof. Gambino: “Un osservatorio per il monitoraggio”

    La proposta nel corso di un convegno promosso dall'Accademia Italiana del Codice di Internet nel quale sono state approfondite, con la partecipazione di esponenti delle istituzioni e giuristi, opportunità e criticità della Direttiva  2013/37/UE, all’esame del Parlamento, sul libero accesso e il riutilizzo dei dati in possesso di Pubblica Amministrazione, biblioteche, musei e archivi.  Ghidini: “Un doppio binario per il reimpiego dei dati, libero per studiosi e ricercatori, a fronte di un compenso se a fini commerciali. Per la PA obbligo di reinvestire gli introiti per la valorizzazione”. Pasqua Recchia (Mibact): “Massima apertura, ma non tutti i dati devono essere gratuiti” "È nostra intenzione costituire un Osservatorio che abbia come compito il monitoraggio della  digitalizzazione del patrimonio informativo e culturale in possesso della Pubblica Amministrazione”. Così il Prof. Alberto Gambino, presidente dell'Accademia Italiana del Codice di Internet ,nel corso del convegno “Patrimonio Culturale Digitale: tra conoscenza e valorizzazione”, evento che ha avuto luogo nella mattina del 2 luglio, a Roma, con la partecipazione di giuristi, esponenti delle istituzioni pubbliche, membri del governo e del parlamento.

    Guarda i video del convegno

    "Sarà un Osservatorio aperto - ha spiegato Gambino - che naturalmente dialogherà con chi già istituzionalmente si occupa della materia, e che non sarà composto solo di giuristi ma punterà a riunire tutti i saperi umanistici per rappresentare un intreccio di competenze orientate a verificare che davvero questa stella polare dell'open access, ma anche del non detrimento delle risorse delle nostre amministrazioni, possa trovare una realizzazione bilanciata” [audio]. Prima sessione Al centro dei lavori proprio la ricerca di un giusto punto di equilibrio tra l’obiettivo della massima diffusione e delle possibilità di riutilizzo dei dati pubblici e la tutela del patrimonio culturale di musei, biblioteche, archivi in possesso di amministrazioni e istituzioni pubbliche. Opera delicata ma che ha il carattere della massima urgenza, quella che attende il legislatore, chiamato a recepire la direttiva 2013/37/UE (la scadenza per la sua adozione è il prossimo 18 luglio e la discussione è al momento ferma in Commissione Affari Esteri e Comunitari del Senato) che, nel quadro della iniziative dell’Agenda digitale europea, impone agli enti pubblici di rendere fruibili tutte le informazioni in loro possesso e il loro reimpiego a fini commerciali o non commerciali. Una vera rivoluzione, che richiede una riflessione imprescindibile da parte del legislatore anche in considerazione della farraginosità di un sistema normativo stratificatosi nel corso degli anni e della specificità dell’Italia, titolare del patrimonio culturale più diffuso in Europa.

    Leggi il position paper dell'Accademia Italiana del Codice di Internet

    CoppolaUna riflessione che si intreccia con le molte proposte che si stanno susseguendo in materia di Open Data e di trasparenza delle informazioni delle quali è titolare la PA. Ultima in ordine di tempo quella oggetto dell’inserimento nel Ddl di riforma della Pubblica Amministrazione di un emendamento in materia di Freedom of Information Act a firma degli onorevoli del Pd Anna Ascani e Paolo Coppola; quest'ultimo è intervenuto durante i lavori sottolineando il valore dell'opera di disclosure che si va componendo nel panorama legislativo nazionale e comunitario. Far sì che il recepimento della direttiva e il rafforzamento degli obblighi in capo agli enti pubblici in materia di accesso alle informazioni, anche attraverso licenze che ne consentano il riutilizzo a fini commerciali da parte di privati, non pregiudichino la tutela del patrimonio culturale, complice uno sfruttamento indiscriminato dei dati a scapito del valore del bene pubblico, della sua integrità e conoscenza, è stato il filo conduttore di gran parte degli interventi. Dopo l’apertura affidata a Marina Giannetto (Sovrintendente dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica) [audio] le relazioni di Giuseppe Piperata (Associato di Diritto amministrativo presso l’IUAV di Venezia) [audio], Riccardo Pozzo(Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche) [audio] e Gustavo Ghidini (Università degli Studi di Milano, Università LUISS Guido Carli) [audio], il quale ha lanciato la proposta di un “doppio binario” per il riuso del patrimonio culturale digitale: accesso libero e gratuito per ricercatori e studiosi; a fronte di un ritorno economico per la PA nei casi di reimpiego a fini commerciali. “In relazione al tipo di accesso per fini editoriali o commerciali – secondo Ghidini  – dovrebbe essere ammesso un compenso in linea con i principi della disciplina autoriale, ponendo in capo all'amministrazione concedente un obbligo di reinvestimento dei ricavi nello sviluppo e nel potenziamento dell'architettura impiegata per la pubblicazione dei dati. Un obbligo che dovrebbe estendersi ai proventi delle operazioni derivate di marketing culturale connesse eventualmente all'uso commerciale dei dati”. È stata così la volta di una tavola rotonda moderata dal giornalista de Il Sole 24 Ore Antonello Cherchi e animata dagli interventi di Valentina Grippo, fellow dell'Accademia [audio], Roberta Guizzi del Servizio Giuridico dell’Agcom [audio], Flavia Piccoli Nardelli, membro della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati [audio], Marco Pierani di Altroconsumo [audio],Eugenio Prosperetti, membro del Tavolo Permanente per l’Innovazione e l’Agenda Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri [audio], eFerdinando Tozzi, componente del Comitato consultivo Permanente per il Diritto d’Autore [audio]. In chiusura l'intervento di Antonia Pasqua Recchia, Segretario Generale presso il Ministero dei Beni e della Attività culturali e del Turismo [audio]: “Siamo consapevoli della grande responsabilità con la quale dobbiamo affrontare il tema. Da parecchio tempo il ministero si è posto in una posizione di particolare apertura, sia per la presenza di banche dati di archivi e biblioteche sia per la digitalizzazione di opere d'arte, e con licenze d'uso Creative Commons. Vanno però differenziati vari aspetti: la completa accessibilità non deve sempre essere sovrapposta e confusa con la gratuità del dato, perché i dati di qualità costano sotto molti punti di vista. Un altro tema è poi quello della tutela dell'integrità delle opere quando c'è riproduzione, aspetto anche più importante del ritorno economico in senso stretto. Ma di sicuro non dobbiamo temere la pirateria sul patrimonio culturale, perché per quanto servano delle regole bisogna partire dal presupposto che maggiore circolazione significa arricchimento diffuso”. Le conclusioni sono state affidate a Silvia Costa, Presidente della Commissione Cultura al Parlamento Europeo [audio], la quale ha auspicato che “l'Osservatorio lanciato dal Professor Gambino possa espandersi su scala continentale; sarebbe molto importante che cominciassimo, anche grazie all'Accademia, ad avere nuovi luoghi di confronto”. [gallery type="slideshow" ids="18479,18480,18489"]

    L'evento si inserisce nell'ambito del Progetto Scientifico PRIN “Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione come strumento di abbattimento delle barriere economiche, sociali e culturali”.

    2 luglio 2015

  • Tecnologie digitali e valorizzazione del territorio: intervista a Renata Salvarani

    La docente ha pubblicato per "Vita e Pensiero" un volume con oggetto metodologia e best practice per la catalogazione dello sconfinato patrimonio culturale sparso sul territorio italiano: "Gli enti e le istituzioni dovrebbero svolgere un ruolo di indirizzo e di coordinamento delle diverse esperienze, favorendo un superamento della frammentazione e andando nella direzione di un'apertura dei dati e degli accessi" di Marco Ciaffone tecnologiedigitaliecatalogazioneInnumerevoli volte ci sentiamo dire che l'Italia possiede il più grande patrimonio artistico e culturale del mondo e che la sua valorizzazione regalerebbe al Paese un incremento di "x" punti percentuali di Pil. Molto più raramente, a corredo di tali affermazioni, vengono servite ricette per invertire la tendenza, magari facendo leva sugli strumenti che il progresso tecnologico mette a nostra disposizione. Proprio quelle ricette descritte in "Tecnologie digitali e catalogazione del patrimonio culturale", edito da "Vita e Pensiero" e curato da Renata Salvarani, professoressa di Storia del Cristianesimo e Storia Medievale presso l'Università Europea di Roma, specializzata nella progettazione di piani di valorizzazione del territorio. Il libro raccoglie contributi di Elena Aiello, Direttore Distretto culturale “Le Regge dei Gonzaga”, Laura Ciancio, Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle biblioteche italiane (ICCU), Sara Penco, “Scoprire l’opera d’arte – Sistema Penco”, Guido Bazzotti, esperto di computer grafica tridimensionale, Gianmarco Cossandi, Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Brescia, Global Informatica srl di Mantova, Daniela Sogliani, Centro Internazionale d’Arte e di Cultura di Palazzo Te (Mantova) e Simona Brunetti, Università degli Studi di Verona, Fondazione Umberto Artioli. Professoressa Salvarani, da dove nasce l'idea di questo volume? In medias res: all'interno di un ampio progetto di valorizzazione del territorio in chiave storica, il Distretto culturale "Le Regge dei Gonzaga", realizzato nel più ampio contesto dei Distretti culturali confinanziati da Fondazione Cariplo. Gli studi pubblicati raccolgono ricerche, analisi e dibattiti che hanno accompagnato la progettazione - curata dall'Università Europea di Roma - dei database su cui si basano le azioni di restauro, valorizzazione e animazione culturale del progetto complessivo. Le informazioni sono state organizzate e messe on line in modo da alimentare un circuito virtuoso di conoscenze che fanno perno intorno a un territorio, in questo caso l'area del ducato di Mantova, a sua volta collegata con il patrimonio oggi sparso in tutto il mondo. I new media sono uno strumento privilegiato per reperire, risistematizzare, incrementare e mettere a disposizione le informazioni sul patrimonio culturale e in questo caso si è sperimentato il loro reindirizzo al territorio, unendo la dimensione della conoscenza virtuale con quella della visita reale, new heritage e patrimonio materiale. E' stata l'occasione per un confronto aperto con altre esperienze, con le linee di indirizzo in ambito europeo e internazionale, con problemi comuni all'Italia e all'Europa delle "piccole patrie". Che ruolo gioca la tecnologia nel contesto della promozione del patrimonio culturale italiano? E quali sono le maggiori opportunità aperte dalla rivoluzione digitale in questo senso? Le ricerche raccolte nel volume sono focalizzate intorno alle operazioni di catalogazione e digitalizzazione, a partire da una concezione dinamica dei beni culturali, vissuti come chiave per la conoscenza e per la promozione di contesti più ampi. Il "caso" dei database dedicati ai Gonzaga, uno bibliografico e l'altro dedicato al patrimonio tangibile, sono rappresentativi di questo approccio: la casata ha strutturato il territorio del ducato dal punto di vista istituzionale, conformandone anche il paesaggio agricolo, l'insediamento, l’economia. Il patrimonio artistico, architettonico e documentario  all’interno del territorio. Ne deriva che la collocazione in rete di informazioni relative al patrimonio non può che rinviare al territorio del ducato, aprendo prospettive di indagine nuove e anche non previste.
    In questa prospettiva, la conoscenza genera fruizione, non solo dei dati, ma dello stesso patrimonio, nella sua fisicità, materiale e geografica, con tutte le implicazioni che ciò presenta anche sul piano dello sviluppo e dell'occupazione.
    Nel sottotitolo dell'opera si parla di "metodologie, prassi e casi di studio per la valorizzazione del territorio", qualche esempio? E' nota l'importanza della rete Minerva-Nrg, finanziata all’interno di un progetto della Commissione Europea, Direzione generale per la società dell’informazione, è un punto di riferimento europeo per la digitalizzazione del patrimonio culturale.  Individua linee di azione che si concretizzano nella definizione di racomandazioni e linee guida per la qualità dei siti web, l’interoperabilità dei sistemi, la conservazione a lungo termine delle risorse digitali, la definizione di “buone pratiche”. Predispone anche una piattaforma tecnologica di livello europeo per la realizzazione di repertori nazionali di fondi digitali. Proprio in prospettiva di delineare standard e metodologie comuni per l’Unione, Minerva ha l’ambizione di porsi come modello di riferimento per le esigenze di coordinamento che si esprimono nelle attività di digitalizzazione. Su un piano altrettanto ampio si colloca Europeana, una rete che raccoglie milioni di elementi digitalizzati appartenenti a musei, archivi e biblioteche europei, una biblioteca digitale che riunisce contributi già digitalizzati da diverse istituzioni dei ventisette paesi membri dell'Unione Europea in ventitrè lingue. [caption id="attachment_3743" align="alignleft" width="267"]Prof.ssa Renata Salvarani Prof.ssa Renata Salvarani[/caption] Per la valorizzazione territoriale locale in chiave scientifica un modello è il Museo Civico di Rovereto. Aperto nel 1851, ha sviluppato le proprie collezioni in relazione con gli approfondimenti dello studio dell’area della Vallagarina e del Trentino, arricchendosi di documentazione, immagini, cartografia, dossiers, progettazioni, dati.  Lo spazio virtuale del suo sito mostra gli oggetti conservati nel Museo e, insieme, una rete di informazioni ad essi connesse, che fornisce ai cittadini elementi importanti di conoscenza del territorio e dei suoi fenomeni (naturali, storici, sociali, economici). Alle sezioni liberamente accessibili si aggiungono spazi virtuali destinati ai ricercatori e agli studiosi, che formano una community che opera insieme con l’Istituzione: il Museo ha sviluppato una sorta di laboratorio virtuale per una comunità scientifica  che, mantenendo un contatto con le tematiche poste dalle collezioni stesse, condivide e divulga informazioni e risultati di ricerca in tempi molto rapidi. L’istituzione culturale, come un grande workshop, può creare e “vendere” conoscenze che vengono costantemente incrementate intorno ai contenuti di cui è detentrice, grazie agli apporti dei collaboratori scientifici che vi ruotano intorno e che essa riesce ad aggregare. Vi si aggiunge un’attività di stimolo più ampia e libera, messa in atto attraverso una web tv di carattere scientifico. Queste attività, che sono aperte alle interazioni con i privati e con i soggetti economici del territorio, rendono il Museo autosufficiente dal punto di vista gestionale, facendone un modello di valorizzazione integrata del patrimonio nel suo insieme. Nell'epoca in cui la fanno da padrona le piattaforme che aggregano i contenuti prodotti dagli utenti, nell'ottica della promozione dei territori le voci "ufficiali" giocano una partita a parte o dovrebbero fare proprie certe logiche innescate dalla rete e dalla socialità online?  La sfumatura in rete delle distinzioni fra utenti e soggetti "ufficiali" (in ambito istituzionale e culturale) è illusoria e risulta fuorviante.
    Gli enti e le istituzioni dovrebbero svolgere un ruolo di indirizzo e di coordinamento delle diverse esperienze, favorendo un superamento della frammentazione e andando nella direzione di un'apertura dei dati e degli accessi. La circolazione più ampia possibile dei contenuti non può prescindere  da garanzie di scientificità sulle informazioni relative al patrimonio: tale garanzia può venire solo da un coinvolgimento diretto e sistematico della comunità scientifica, delle Università, delle case editrici e degli enti culturali.
    Quanto si investe in Italia per la valorizzazione di cui sopra e quali sono gli enti chiamati a fare la parte più importante del lavoro? Si investe poco - e questo rientra nella più ampia questione degli investimenti in cultura e innovazione - e soprattutto malamente, disperdendo energie in molti progetti diversificati che talvolta, tutt'oggi, ancora non utilizzano standard comuni. Proprio la diffusione di metodologie condivise e di buone prassi sperimentate può contenere questa tendenza, insieme con un effettivo coordinamento fra la pluralità di soggetti che in Italia gestiscono il nostro immenso e multiforme patrimonio. Non penso solo all'interazione fra i privati e i diversi livelli di amministrazione pubblica, ma anche al coinvolgimento di Università e  Istituti di ricerca, dell'associazionismo culturale e dell'imprenditoria più innovativa. Recentemente il Ministro Bray ha rilanciato il progetto di Italia.it, attualmente monumento di grande dispendio di denaro pubblico foriero di minimi risultati. Che idea si è fatta in merito? In un settore che si evolve continuamente e che per natura è aperto a tutte le sperimentazioni e a tutti gli apporti, più i progetti sono rigidi e faraonici, meno possono funzionare. Sarebbe già molto che fossero mantenute e alimentate le reti istituzionali che esistono e che adottano standard europei (penso, per esempio, al SIUSA, la piattaforma on line per gli archivi, all'OPAC, e alle attività dell'ICCU, Istituto Centrale per il Catalogo Unico), e che intorno ai nuclei nazionali di patrimonio si sviluppassero reti di informazioni e strumenti digitali di accesso adeguati. Se potesse fare un appello al Governo, cosa chiederebbe? Il patrimonio culturale e i giovani sono le risorse di questo Paese: non hanno bisogno di assistenza, ma di essere liberate e di poter diventare effettivamente un elemento dinamico per la società. Più che stanziamenti di fondi pubblici, sarebbero importanti forme di defiscalizzazione e incentivi  per le aziende basate in Italia che contrattualizzano i giovani in operazioni di innovazione e digitalizzazione e per i professionisti che in forma associata si dedicano a queste attività. E' un'esigenza tanto più evidente se si considera l'immediata trasferibilità di queste attività in aree più attrattive dal punto di vista fiscale,  burocratico e dei servizi tecnologici.  Rischiamo di avere sui nostri territori e nelle nostre città un patrimonio immenso "gestito" e veicolato da altri, con tutti i rischi che questo implica, anche sul piano delle distorsioni culturali. Lo stesso vale per i privati e per i soggetti pubblico-privati (musei, collezionisti, fondazioni) che potrebbero essere incentivati a mettere in rete i loro patrimoni, incrementando il peso e la potenzialità di collegamenti del sistema della cultura italiana, nel suo insieme. 5 dicembre 2013
  • Tutela della proprietà industriale, Web e lotta alla contraffazione: come difendere e valorizzare l’attività d’impresa