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  • "Cybersecurity e tutela dei cittadini", i video del convegno dell'11 febbraio in Corte di Cassazione

    Di seguito i video del convegno "Cybersecurity e tutela dei cittadini: strumenti normativi, modelli d’intervento e interessi in gioco", evento promosso dall’Accademia Italiana del Codice di Internet nella giornata di mercoledì 11 febbraio 2015 a Roma, presso l'Aula Giallombardo della Suprema Corte di Cassazione, in occasione del Safer Intenet Day.

    Il report dell'evento

    Il Position Paper dell'Accademia

    Relazione introduttiva

    Prof. Alberto Gambino Presidente dell’Accademia Italiana del Codice di Internet

    Quali strumenti normativi che garantiscano i diritti fondamentali?

    Min. Plen. Giovanni Brauzzi Vice Direttore Generale per gli Affari Politici e Direttore Centrale per la Sicurezza

    Avv. Giuseppe Busia Segretario generale del Garante per la protezione dei dati personali

    Ten. Col. Antonio Colella Presidenza del Consiglio dei Ministri - Ufficio del Consigliere Militare

    Corrado Giustozzi Membro del Permanent Stakeholders’ Group ENISA

    Alessandro Politi Direttore NATO Defense College Foundation

    Ing. Mario Terranova Area Sistemi e Tecnologie - AgID

    Quali modelli d’intervento efficaci per il contemperamento degli interessi in gioco?

    Prof. Francesco Saverio Romolo Université de Lausanne - Institut de Police Scientifique (IPS)

    Antonio Apruzzese Direttore del Servizio di Polizia Postale e delle Comunicazioni

    Anna Cataleta  H3G

    Roberto Fermani Telecom Italia

    Conclusioni

    Prof.ssa Giusella Finocchiaro Presidente del gruppo lavoro sul commercio elettronico della Commissione Onu per il diritto commerciale internazionale (Uncitral)

    24 febbraio 2015
  • "Fare e brevettare. Le innovazioni del nuovo Web" - Parma

    L'evoluzione della rete Internet, prima col web interattivo (il web 2.0) e poi col semantic web, che consente oltre all'interazione anche l'elaborazione dei contenuti (il web 3.0), se da un lato costituisce una delle manifestazioni più evidenti e clamorose della nuova economia digitale, con cui le imprese di tutti i settori devono fare i conti, dall'altro pone anche una serie di problemi completamente nuovi, che comportano l'interazione di discipline diverse ed anche la necessità di confrontare ed integrare le competenze dei giuristi e dei consulenti in proprietà industriale con quelle dei tecnici e degli esperti della rete. L'edizione 2014 di "Fare e brevettare", la quattordicesima della serie, dell'annuale Convegno Nazionale di Diritto Industriale organizzato dall'Università di Parma – in collaborazione con tutte le maggiori Associazioni che si occupano di proprietà intellettuale nel nostro Paese, oltre che con l'Unione Parmense degli Industriali e la Camera di Commercio di Parma e con il patrocinio del CNAC e dell'UIBM – è così dedicata alla gestione e alla valorizzazione dei diritti IP in questo settore sempre più cruciale per affrontare le sfide del mercato globale. Tra gli interventi previsti nel programma, "Titolarità e contitolarità dei diritti IP nei sistemi di crowdsourcing, open source, cloud" del Prof. Andrea Stazi e dell'Avv. Davide Mula e "Disciplina degli standards e diritti IP" della Prof.ssa Valeria Falce. Spesso infatti è proprio un valido portafoglio di diritti IP a fare la differenza, trasformando il nuovo web in una straordinaria opportunità di crescita, anche attraverso il licensing, e consentendo in pari tempo di prevenire e affrontare efficace- mente anche eventuali problemi di contraffazione. Per fare ciò tuttavia è necessario agire tempestivamente e, prima ancora, conoscere gli strumenti di tutela a disposizione e soprattutto le criticità di essi, sia sul piano dei diritti sostanziali, sia su quello procedurale, in modo da utilizzarli nel modo più efficace. Anche questa volta il Convegno di Parma intende affrontare alcune delle questioni di maggiore attualità nella materia trattata, prendendole in esame in una chiave che vuole coniugare rigore scientifico e attenzione alle esigenze della pratica: così da fornire a tutti coloro che hanno professionalmente a che fare con questi problemi una serie di approfondimenti sui principali temi sul tappeto.
  • "Fare e brevettare. Le innovazioni del nuovo Web" e i diritti IP, a Parma il 31 ottobre

    L'evoluzione della rete Internet, prima col web interattivo (il web 2.0) e poi col semantic web, che consente oltre all'interazione anche l'elaborazione dei contenuti (il web 3.0), se da un lato costituisce una delle manifestazioni più evidenti e clamorose della nuova economia digitale, con cui le imprese di tutti i settori devono fare i conti, dall'altro pone anche una serie di problemi completamente nuovi, che comportano l'interazione di discipline diverse ed anche la necessità di confrontare ed integrare le competenze dei giuristi e dei consulenti in proprietà industriale con quelle dei tecnici e degli esperti della rete. L'edizione 2014 di "Fare e brevettare", la quattordicesima della serie, dell'annuale Convegno Nazionale di Diritto Industriale organizzato dall'Università di Parma – in collaborazione con tutte le maggiori Associazioni che si occupano di proprietà intellettuale nel nostro Paese, oltre che con l'Unione Parmense degli Industriali e la Camera di Commercio di Parma e con il patrocinio del CNAC e dell'UIBM – è così dedicata alla gestione e alla valorizzazione dei diritti IP in questo settore sempre più cruciale per affrontare le sfide del mercato globale. Tra gli interventi previsti nel programma, "Titolarità e contitolarità dei diritti IP nei sistemi di crowdsourcing, open source, cloud" del Prof. Andrea Stazi e dell'Avv. Davide Mula e "Disciplina degli standards e diritti IP" della Prof.ssa Valeria Falce. Spesso infatti è proprio un valido portafoglio di diritti IP a fare la differenza, trasformando il nuovo web in una straordinaria opportunità di crescita, anche attraverso il licensing, e consentendo in pari tempo di prevenire e affrontare efficace- mente anche eventuali problemi di contraffazione. Per fare ciò tuttavia è necessario agire tempestivamente e, prima ancora, conoscere gli strumenti di tutela a disposizione e soprattutto le criticità di essi, sia sul piano dei diritti sostanziali, sia su quello procedurale, in modo da utilizzarli nel modo più efficace. Anche questa volta il Convegno di Parma intende affrontare alcune delle questioni di maggiore attualità nella materia trattata, prendendole in esame in una chiave che vuole coniugare rigore scientifico e attenzione alle esigenze della pratica: così da fornire a tutti coloro che hanno professionalmente a che fare con questi problemi una serie di approfondimenti sui principali temi sul tappeto. 8 ottobre 2014
  • "Il digitale come motore di sviluppo", Vint Cerf: "L'Italia può ancora salire sul treno". Giacomelli: "Abbiamo mancato la rivoluzione, occorre recuperare"

    Cerf e Giacomelli"Abbiamo mancato la rivoluzione digitale e stiamo cercando di recuperare il ritardo". Così Antonello Giacomelli, Sottosegretario di Stato allo Sviluppo Economico con delega alle telecomunicazioni, nel corso de "Il digitale: motore di sviluppo per l'Italia e per l'Europa", incontro organizzato a Roma nell'ambito del progetto Made in Italy - Eccellenze in digitale e al quale ha partecipato anche Vint CerfChief Internet Evangelist di Googlepadre di Internet insieme a Bob Kahn, con cui inventò il protocollo TCP/IP. Con la moderazione di Simone Spetia, giornalista di Radio24, Giacomelli ha rimarcato che "Il Paese ha un deficit infrastrutturale ma il nostro intento con il Piano e con il decreto che arriverà a giorni è mettere in moto quel processo che ci porterà a scalare la classifica europea. Ma questa è solo una parte delle azioni da mettere in atto, perché è fondamentale il passaggio culturale. In questo l'idea del Presidente del Consiglio di togliere il digitale da un aspetto tematico, come fosse semplicemente un argomento in più, e metterlo al centro come motore che cambia tutte le cose, è fondamentale". Giacomelli: “Interloquire con i nuovi grandi player per governare i cambiamenti, senza demonizzare il futuro” Il digitale motore di sviluppo 1Prima dell'intervento del Sottosegretario, la responsabile delle Relazioni Istituzionali di Google Italia Giorgia Abeltino aveva illustrato le novità di Eccellenze in digitale chiosando sul fatto che "il 40% delle Pmi ancora oggi non afferra il valore di Internet, e quindi noi abbiamo messo insieme due pezzi che ci sembrava naturale stessero insieme, i giovani e le aziende, per far capire l'importanza del digitale anche per l'economia manifatturiera. Digitalizzaizone non è solo infrastruttura, ma è cultura, è far capire alle aziende perché è importante e ai giovani perché devono avere nuove competenze", ha concluso Abeltino con riferimento a “Crescere in digitale”, iniziativa che vede coinvolto anche il Ministero del Lavoro. Domenico Mauriello, responsabile del Centro Studi di Unioncamere, ha confermato, prima delle testimonianze dirette di imprenditori e giovani impegnati nella evangelizzazione all'interno delle aziende, che "la barriera è culturale. Ma ora bisogna fare i conti con un profondo cambiamento del modo degli italiani di fare acquisti, considerati ormai esperienze complete che vedono l'attivarsi di un circuito tra negozio tradizionale ed Internet. E gli operatori presenti su Internet con un sito che non sia un sito vetrina hanno il doppio dell'export di chi in rete non c'è". "Dove dovrei andare - ha invece esordito Cerf - per trovare idee innovative e creatività? Io vengo in Italia, patria di una grande tradizione di design e manifattura. E l'Italia può ancora saltare sul treno e cogliere questa grande occasione aperta dal digitale. Una delle cose centrali in questa economia mediata da Internet è la relazione con il consumatore, e la contigua customizzazione, con il consumatore che dice all'operatore di cosa ha bisogno e riceve un prodotto quanto più possibile personalizzato sulle sue esigenze. Credo sia un potente strumento e dobbiamo trarne vantaggio". In chiusura un passaggio sulla neutralità della rete: "La net neutrality è diventata una questione centrale negli Stati Uniti perché la scelta di operatori broadband è molto limitata. La Fcc aveva tre opzioni: non fare nulla, appellarsi al Congresso, o prendere la decisione che ha preso. Non è il migliore esito in assoluto, ma penso sia il meglio che era possibile fare in questo momento". "L'idea che sia il consumatore il padrone delle proprie scelte - ha affermato Giacomelli - è la condizione che a mio avviso ci permette di dialogare. Ma l'Europa è in clamoroso ritardo politico, e avere una sola voce è ormai una condizione minima". 3 giugno 2015
  • "Il diritto del Web", la presentazione di Montecitorio, Giacomelli: "Favorire il dialogo tra Europa e Stati Uniti"

    "Ancora in Europa non riusciamo ad avere una direttiva che instauri una cooperazione sulla cybersecurity. Ognuno dei 28 Paesi pensa di poter giocare da solo un ruolo da protagonista. E così assistiamo al paradosso che la minaccia più forte all'Isis arriva da Anonymous". Così Antonello Giacomelli, Sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle telecomunicazioni, concludendo la presentazione del libro "Il diritto del Web. Casi e materiali" di Maurizio Mensi e Pietro Falletta, incontro che ha avuto luogo nella mattina di mercoledì a Montecitorio. "Internet - ha proseguito Giacomelli - ha posto in discussione tutto quello che era il sistema che conoscevamo nel diritto e ha posto in discussione quello che nella gerarchia nelle fonti era un fondamentale, ossia il precedente. Non dobbiamo inoltre dare per scontato l'attuale assetto della rete, basti pensare ai Paesi che vorrebbero mettere a punto delle sorta di intranet nazionali. Ma ci sono diversi modi di affrontare le questioni, e noi non abbiamo mai condiviso l'approccio muscolare e gladiatorio di chi pensa che gli Over the Top siano il nemico; abbiamo invece cercato di porre l'Italia come apripista del dialogo e della cooperazione con loro così come dell'Europa con gli Usa, con i quali condividiamo un impianto valoriale e siamo tra i maggiori sostenitori della riforma della governance avviata dal presidente di ICANN Fadi Chehade. È altrettanto importante che gli stessi OTT stiano raggiungendo accordi con altri attori su temi cruciali come, ad esempio, la tutela del diritto d’autore. Google ad esempio sta chiudendo importanti accordi con gli editori per l'utilizzo delle opere (Mediaset, Fieg). Il Garante per la privacy ha stretto un accordo con Google, che ha previsto anche la verifica della sua implementazione che Google si è impegnata a garantire. Non è la soluzione a tutti i problemi ma è la strada giusta. Stiamo parlando con realtà che hanno un modello di business e sviluppano progetti nel nostro Paese, modelli positivi con cui dobbiamo integrare quelli delle imprese italiane. Su un altro fronte, se non siamo disposti a cedere pezzi di sovranità all'Europa, l'Europa non sarà mai protagonista". CUFhIsRWwAAG1XO.jpg-largeIl lavori sono stati introdotti dal deputato Pd Anna Ascani: "È da tempo decaduta la distinzione tra ciò che accade online e ciò che accade offline, uno stato di cose che non manca di investire il lavoro delle istituzioni e del Parlamento. Troppo spesso ci fermiamo sulla dimensione economica del Web e molto poco sulla dimensione del diritto. Ne abbiamo discusso in aula con le mozioni sulla Dichiarazione dei diritti, è il momento di capire cosa sia il diritto del Web e perché è importante metterlo al centro dell'attività del Parlamento". Con la moderazione di Francesco Nicodemo, consulente per la comunicazione del Governo, ha preso avvio la tavola rotonda su La libertà di espressione on-line, aperta dall'intervento di Giancarlo Montedoro, Direttore Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali della Presidenza della Repubblica: "La regolazione deve accompagnare lo sviluppo delle tecnologie, non deve essere ossessiva, non deve scivolare in sovra-regolazione". E sulla democrazia deliberativa abilitata dagli strumenti digitali: "Vi è un rapporto complessivamente da ripensare tra democrazia rappresentativa e diretta". Per Andrea StaziPublic Policy and Government Relations Manager per l'Italia di Google, "Un primo aspetto che ritengo opportuno sottolineare è quello delle grandi opportunità offerte dal digitale, sotto molteplici profili: relazioni sociali, ricerca e sviluppo, democrazia e libertà di espressione, pluralismo e creatività, scambi commerciali e crescita economica. Evidentemente la diffusione della rete implica anche dei rischi, ma occorre d'altronde evitare che concentrarsi esclusivamente sulle questioni giuridiche faccia perdere occasioni di innovazione e crescita come quello dell'industria 4.0, al momento ancora oggetto di limitata attenzione in Italia rispetto ad altri Paesi. Il modo migliore per discutere delle regole, data la natura sovranazionale della rete, è continuare sul fronte della cooperazione internazionale, che si basi su una cultura condivisa, soprattutto tra i Paesi sulle due sponde dell'Atlantico. In questo scenario il ruolo delle istituzioni resta centrale, perché sono loro ad essere depositarie dei principi fondamentali di riferimento e che permettono di armonizzare i diversi diritti rilevanti. Altrettanto fondamentale è l'adozione di un approccio multistakeholder, che consenta di coinvolgere tutti i soggetti pubblici e privati interessati nel dibattito sulle regole della rete". "Naturalmente - ha proseguito Stazi - in questo momento tutti noi abbiamo la tendenza ad avere maggiore attenzione alla sicurezza personale, ma la sfida anche oggi rimane la stessa, quella di garantire il rispetto dei diversi diritti fondamentali rilevanti. Ciò anche con l'aiuto degli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia: penso a strumenti come la crittografia e agli altri mezzi tecnici che permettono alle comunicazioni di essere sicure e riservate. Non ci può essere privacy senza sicurezza delle comunicazioni, e la sicurezza attraverso strumenti come l'encryption può servire al bilanciamento tra interessi e diritti fondamentali".

    Antonio Palmieri, deputato di Forza Italia, ha proseguito il dibattito sul fronte della sicurezza: "Un filo rosso del libro è rappresentato dal fatto che Internet non è un mondo a parte rispetto al resto della vita e quindi non si può sottrarre questo ambito della vita dalla lotta al terrorismo islamista, ma senza arrivare all'estremo di affermare che questo aspetto è tanto fondamentale che vale tutto pur di arrivare all'obiettivo. Altra premessa è sull'equilibrio tra la necessità di una lotta con strumenti tecnologici e la tutela della libertà e della privacy dei singoli. Infine, credo questo sia un conflitto che si vincerà sul piano militare ma anche su quello sociale e culturale. E vengo alle idee che ne conseguono: sono favorevole a misure drastiche che limitino la libertà online di singoli individui, sono cioè favorevole ad azioni mirate e non alla pesca a strascico. E dunque occorre rafforzare accordi con operatori, OTT e telco perché in caso di bisogno si possa intervenire con assoluta celerità. Servono poi più fondi per esperti e mezzi per polizia postale e intelligence, perché occorre monitorare account sensibili. Inoltre, dobbiamo capire se l'azione di Anonymous contro l'Isis abbia una utilità o rischia di essere sterile; per me è più importante monitorare che sterminare account che poi vengono ricreati. In questo senso, occorre una grande azione di contro-propaganda, chiedendo aiuto alle comunità islamiche che non si riconoscono affatto con il terrorismo islamista".

    Il deputato Pd Paolo Coppola ha affermato così che "Ci sono cose che il digitale permette di fare, ma non è detto che noi dobbiamo permettere che vengano fatte. Il fatto che le telecamere permettono di fare analisi dei volti sempre e dovunque non significa che possiamo accettarlo. È inutile limitare le libertà personali per una finta sensazione di sicurezza. Il problema più grande da superare è quello della consapevolezza, del fatto che ci sono cose nel mondo digitale che sono sostanzialmente impossibili da evitare". Nella seconda parte della mattinata l'attenzione si è spostata su Il giornalismo on-line, sessione moderata dal Presidente dell’Istituto per le politiche dell’Innovazione Guido Scorza e animata dagli interventi di Aldo Cazzullo, giornalista del Corriere della Sera in questi giorni inviato in Francia, ed Ernesto Belisario, membro del tavolo permanente per l’Innovazione e l’Agenda digitale italiana.
    La domanda di sicurezza, il bisogno di libertà: i nostri contributi a un dibattito sempre più complesso
    18 novembre 2015
  • "Il Web ha bisogno di te. Gli umanisti e la rete" - Roma, 18 dicembre 2014

  • "Internet 2.0: nuovi profili della regolazione", il convegno del 9 maggio presso l'Università Europea di Roma

  • "Internet 2.0: nuovi profili della regolazione", il Convegno del 9 maggio presso l'Università Europea di Roma

    Interverranno tra gli altri i Proff. Alberto Gambino, Valeria Falce e Andrea Stazi dell'Università Europea di Roma, il Presidente dell'Agcom Angelo Marcello Cardani ed il Presidente dell'Agcm Giovanni Pitruzzella. Nel pomeriggio un panel con Paolo Coppola, deputato del Partito Democratico, Antonio Palmieri, parlamentare di Forza Italia, e rappresentanti di Rai, Mediaset e Confindustria Digitale. Il Convegno è accreditato fra gli eventi della Settimana Mondiale della Proprietà Intellettuale La regolazione delle reti in Italia e in Europa, i diritti e le tutele per i consumatori nella realtà digitale, il diritto d'autore sui nuovi media: sono alcuni dei temi al centro del Convegno "Internet 2.0: nuovi profili della regolazione", appuntamento previsto il 9 maggio prossimo presso l'Aula Master dell'Università Europea di Roma. Il Convegno rientra nell’ambito del PRIN-Progetto di Ricerca di Interesse Nazionale "La regolamentazione giuridica delle Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione (TIC) quale strumento di potenziamento delle società inclusive, innovative e sicure", di cui l'Università Europea è capofila, ed è accreditato fra gli eventi della Settimana Mondiale della Proprietà Intellettuale. Obiettivo dell’iniziativa è approfondire i numerosi profili di regolamentazione del web 2.0., muovendo dagli ambiti esistenti di regolazione, auto-regolazione e concorrenza, per poi soffermarsi sul rapporto tra accesso e controllo per gli operatori della rete e la tutela dei diritti dei consumatori negli scambi digitali. Con sguardo rivolto ai nuovi servizi offerti sul web si passerà all’analisi della disciplina della proprietà intellettuale in relazione ad un equo bilanciamento degli interessi di carattere generale quali l'accesso all'informazione, la diffusione della cultura e la privacy. La giornata di lavori, dopo gli indirizzi di saluto di P. Luca Gallizia, L.C., Magnifico Rettore dell’Università Europea di Roma, e di Giampaolo D’Andrea, Capo di Gabinetto del MiBACT, sarà introdotta dalla Prof.ssa Valeria Falce dell'Università Europea. La prima sessione "Regolazione e concorrenza a livello comunitario e nazionale", presieduta dal Professor Alberto Gambino, Coordinatore nazionale del progetto PRIN 2010-2011,  vedrà gli interventi di Roberto Viola, membro della Commissione Europea - DG Connect, Angelo Marcello Cardani, Presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), e Giovanni Pitruzzella, Presidente dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm). Nel corso della seconda sessione dedicata a "Reti, operatori e diritti in ambiente 2.0", presieduta dal Prof. Gustavo Ghidini (Università di Milano - LUISS Guido Carli),  interverranno il Prof. Paul Nihoul (Università di Lovanio), il Prof. Roberto Pardolesi, (Università LUISS Guido Carli), il Prof. Vincenzo Zeno-Zencovich, (Università di Roma Tre - Rettore UNINT) ed il Prof. Vincenzo Franceschelli (Università degli Studi Milano-Bicocca). La terza sessione che aprirà il dibattito pomeridiano sui temi "Nuovi servizi, dati, contenuti e tutele", sarà presieduta dal Prof. Salvatore Sica (Università di Salerno) ed animata dagli interventi della Prof.ssa Rosaria Romano (Università di Chieti-Pescara), del Prof. Giorgio Resta (Università di Bari) e del Prof. Andrea Stazi (Università Europea di Roma); le conclusioni sono affidate al Prof. Luigi Carlo Ubertazzi (Università di Pavia). A chiusura della giornata di studi si svolgerà una Tavola rotonda sul tema “La circolazione di contenuti digitali e l’enforcement dei diritti di autore in rete”,  organizzata in occasione della pubblicazione del Volume di Eugenio ProsperettiL’opera digitale tra regole e mercato” (Giappichelli, 2013). Siederanno al tavolo per l'introduzione Giovanni Napolitano (WIPO), il deputato del Partito Democratico Paolo Coppola e il parlamentare di Forza Italia Antonio Palmieri. Il dibattito, che sarà moderato da Marco Cecchini, giornalista del Corriere della Sera, vedrà la partecipazione di Gina Nieri, Direttore affari istituzionali e componente CdA di Mediaset, Rodolfo de Laurentiis, Presidente di Confindustria Radio TV, Carmelo Fontana, Corporate counsel di Google Italy, Andrea Appella, Deputy General Counsel Europe Asia della 21st Century Fox, Roberto Bendal, Direttore di Confindustria Digitale, Isabella Splendore, Responsabile area giuridica e internazionale della Federazione Italiana Editori Giornali, e Antonio Marano, Vice direttore generale della Rai. La partecipazione al Convegno attribuisce 8 crediti per la formazione continua degli Avvocati. Per essere accreditati è possibile inviare una email all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Layout 1
  • "Internet e libertà d'espressione", idee a confronto a Montecitorio. Boldrini: "Semestre Presidenza italiana Ue voglia caratterizzarsi per Internet Bill of Rights". Nicita: "L'autoregolamentazione supporta la legge per contrastare i fenomeni illeciti online"

    Diagnosi spesso simili, ma cure ancor più spesso molto diverse. Sulle spinose tematiche che riguardano gli spazi di interazione online la politica continua ad interrogarsi arrivando a conclusioni come quelle emerse durante il convegno "Internet e libertà d'espressione: c'è bisogno di nuove leggi?", evento che ha avuto luogo nella mattinata di lunedì a Roma presso la Sala del Mappamondo della Camera dei Deputati. L'apertura dei lavori è stata affidata ad un messaggio inviato dalla Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini e letto dal suo portavoce Roberto Natale: "Non posso non partire da un riferimento assai preoccupato alla situazione della Turchia - sono le parole di Boldrini - le recenti decisioni del premier Erdogan di bloccare prima Twitter e poi Youtube dicono che la libertà di espressione, in rete e non solo, è ancora una libertà fragile, anche in Paesi a noi molto vicini, e che la sua violazione non suscita a livello internazionale risposte sufficientemente ferme. Serve che l'Unione Europea sia più esigente in queste materie con chi si candida ad entrare, e al contempo faccia crescere la sua attenzione anche verso le nazioni che sono già dentro i confini dell'Unione ma non mostrano verso queste libertà fondamentali lo stesso rispetto che meritano i parametri finanziari". "Dall'estero arriva però anche un'ottima notizia - prosegue il messaggio - e mi riferisco alla decisione assunta pochi giorni fa dalla Camera dei Deputati del Brasile di approvare il "Marco Civil", cioè una prima Carta dei diritti online per i cittadini. In essa affermazione principi fondamentali come il rispetto della libertà di espressione, la neutralità della rete, la protezione dei dati personali, l'inviolabilità della vita privata, la difesa della natura partecipativa di Internet, la promozione del diritto universale di accesso, l'adozione degli open data. E' una spinta importante e positiva a rilanciare anche qui in Europa la discussione sull'Internet Bill of Rights, secondo le proposte avanzate da anni dal professor Rodotà anche a livello internazionale. Mi auguro al riguardo che l'imminente semestre di Presidenza italiana dell'Unione voglia caratterizzarsi anche sotto questo profilo". Boldrini affronta poi il tema delle leggi sull'online: "Io so per certo che serve una nuova attenzione, adeguata all'importanza che la rete ha guadagnato nelle nostre vite. Internet è un'occasione senza precedenti di conoscenza, di informazione, di partecipazione alla sfera pubblica, quindi di esercizio di diritti civili. Tuttavia è anche il luogo in cui i diritti delle persone si scontrano spesso con grandi poteri politici e commerciali. Sono una convinta utente e sostenitrice dei social media, ai quali attribuisco un insostituibile valore comunicativo, e proprio per questo voglio che non si trasformino in territorio di rapina, dove le informazioni sulle persone diventano proprietà di chi è interessato esclusivamente ai profitti; o dove la dignità dei singoli viene calpestata da minacce e da atteggiamenti di abuso e discriminazione". "E' evidente - si legge ancora nel messaggio - che non solo in rete si pongono questi problemi, che la violenza e l'odio sono ben presenti offline e che non è certo Internet a produrli. Ma non per questo credo che si possa rimanere con le mani in mano quando si usa la rete per controllare la vita delle persone o offenderne la dignità. Non mi sfugge, credete, la delicatezza di questi argomenti. Ma gli interlocutori di oggi hanno le competenze e le sensibilità per indicare le possibili soluzioni, che devono nascere sempre nel dialogo tra i diversi soggetti interessati. Registro al riguardo, come segno positivo di una sensibilità che cresce, il codice di autoregolamentazione sul cyberbullismo, che il Ministero per lo sviluppo economico sta varando con il coinvolgimento anche degli operatori che forniscono servizi in rete e che vengono impegnati ad attivare meccanismi di segnalazione per aiutare i minori in difficoltà". E' un lavoro ad ampio spettro quello che ci attende - conclude Boldrini che si scelga o meno il ricorso all'intervento legislativo, è evidente che per un uso consapevole della rete, per conoscere e imparare a rispettare diritti e doveri, è indispensabile una grande azione di alfabetizzazione, un'educazione digitale per i giovani e per gli adulti. E' richiesto un intervento profondo e di lungo periodo, come sempre lo sono le azioni che vogliono incidere sulla cultura di un Paese. Ma non possiamo farne a meno, se vogliamo cogliere tutte le straordinarie opportunità che la rete offre per una crescita che sia anche crescita civile". Il primo panel è così proseguito con l'intervento della parlamentare del Partito Democratico Alessandra Moretti, che ha rilanciato la sua proposta di legge in materia di hate speech. LEGGI "Moretti: 'Interloquiamo con i big della rete per la rimozione dei contenuti in 24 ore'" "Non vengono introdotti né reati né bavagli - ha spiegato Moretti - così come non si prevedono filtri preventivi o obblighi di controllo da parte dei provider e dei gestori, ma solo l'attivazione di una procedura d'urgenza per la rimozione di contenuti ingiuriosi e offensivi. Si punta esclusivamente a rendere più facile, agevole e immediato uno strumento che già esiste, ovvero il ricorso al Garante della Privacy. La nostra proposta di legge chiede un intervento nelle 24, 48 e nei casi più complessi 72 ore per la rimozione, tempistiche che non sono certo compatibili con quelle della giustizia ordinaria. Il provider viene chiamato in prima istanza a rimuove spontaneamente il contenuto indicato; se si rifiuta, si richiede l'intervento del Garante. Lo stesso ricorso al Garante diventa il presupposto per adire alla giustizia ordinaria". La deputata democratica ha poi fatto cenno alle parti della proposta di legge riguardanti il diritto all'oblio, e più nello specifico al "diritto all'aggiornamento, alla rettifica e alla deindicizzazione dei dati personali" ritenuti lesivi, inesatti o non più attuali dai diretti interessati. "Pesantemente in disaccordo" con Moretti si è dichiarato il deputato di Scelta Civica Stefano Quintarelli: "Occorre fare educazione digitale: le regole ci sono già. Bisogna tutelare i diritti dei soggetti in campo e una procedura troppo veloce rischia di non farlo. Inoltre, gli insulti pervadono la rete e si rischiano ricorsi di massa al Garante", ha dichiarato Quintarelli plaudendo comunque alla "deindicizzazione dei siti pirata". Non distante l'opinione espressa dal deputato di Forza Italia Antonio Palmieri: "Le leggi sulla rete troppo spesso anziché risolvere problemi ne creano; il Web non è un mondo a parte, ma il nostro mondo, non è virtuale, ma reale. La Guardia di Finanza e la Polizia Postale svolgono il loro lavoro egregiamente, utilizziamo gli strumenti che ci sono già. E sono d'accordo sulla necessità di investire in educazione e alfabetizzazione al digitale". Ha invece contribuito al convegno con un collegamento in video da Napoli il Commissario dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni Antonio Nicita: "Il quesito non è tanto se se servano nuove leggi per Internet, ma se servano delle regole, magari figlie di inziative degli stessi soggetti in campo. L'approccio proposto per l'Autorità, in questo ambito, non deve essere infatti quello dirigista. È l'autoregolamentazione che può infatti intervenire in quegli spazi nei quali si richiede la tutela della persona, come i social network nei casi dell'hate speech. L'autoregolamentazione supporta la legge per contrastare i fenomeni illeciti di internet. Parliamo di provvedimenti anche molto light come quelli legati alle segnalazioni. Fondamentale in quel caso la trasparenza dell'applicazione di tali provvedimenti". Sul sito della Camera dei Deputati è possibile reperire i video di tutti gli interventi. LEGGI “La rete ha bisogno di leggi speciali?LEGGI L’odio sul Web non ha radici digitali: caffè del Seicento e Radio “parolaccia” prima dei social network. Natale (portavoce Boldrini): ‘È indispensabile un’autoregolamentazione online’ LEGGI Tra allarmi e regolamenti, sul cyberbullismo siamo solo all’inizio“ 31 marzo 2014
  • "Italia in cifre", l'uso delle ICT nel nostro Paese nei numeri dell'Istat

    L'Istat ha pubblicato il suo annuale rapporto "Italia in cifre", che attraverso 16 sezioni tematiche offre un profilo sintetico dei principali aspetti economici, demografici, sociali e territoriali del nostro Paese, nonché di alcuni fondamentali comportamenti e stili di vita della popolazione. Confrontando i numeri dell'edizione 2014 con quelle degli anni precedenti è così possibile ricostruire l'evoluzione della penetrazione delle ICT nelle imprese italiane che impiegano almeno dieci addetti, dinamica visualizzata nel grafico presentato di seguito. Nel rapporto sono inoltre disponibili i numeri relativi all'utilizzo delle nuove tecnologie da parte dei giovani e delle famiglie italiane. [caption id="attachment_11250" align="aligncenter" width="621"]Fonte: Istat Fonte: Istat[/caption] [caption id="attachment_11251" align="aligncenter" width="700"]Fonte: Istat Fonte: Istat[/caption] 7 ottobre 2014
  • "La crisi cancella le Pmi in Rete", l'allarme di Registro.it: "Ma per fronteggiare le difficoltà serve proprio affermarsi online". Al via Digitaly

    "Le microimprese e i liberi professionisti mantengono in media il proprio dominio web tre anni e poi lo cancellano". A lanciare l'allarme è un’indagine statistica del Registro.it, gestito dall’Istituto di informatica e telematica del Cnr di Pisa; un fenomeno paradossale, visto che "proprio per fronteggiare la difficoltà economica è necessario affermare la propria identità su Web". "Il mercato dei domini internet a livello europeo - evidenzia l'indagine - è segnato negli ultimi anni da una scarsa crescita e da sempre più numerose cancellazioni. Per quanto riguarda i domini .it, continuano a crescere (+4,8% nel 2014) assestandosi intorno ai 2,8 milioni, anche se nel 2014 ne sono stati cancellati 495mila". Il 69,5% del campione analizzato ha cancellato il proprio dominio perché "si era concluso il progetto per cui era stata richiesta la registrazione, tant’è che più di tre quarti del campione, dopo la cancellazione, non ha sostituito il suffisso italiano con un concorrente, anche se solo il 20% delle imprese ha cambiato vocazione dopo la chiusura del dominio. Altre ragioni della cancellazione riguardano i costi ritenuti troppo alti, l’utilizzo di alternative o la ricerca di una diversa connotazione di immagine, il mancato riscontro dei vantaggi ipotizzati". “La cancellazione del proprio dominio – dice Domenico Laforenza, direttore del Registro.it e dell’Iit-Cnr – è una strategia comunque sbagliata, perché porta alla perdita dell’identità nella Rete e si traduce anche nell’abbandono della comunità costruita attorno al dominio collegato a un marchio, a un servizio, a un prodotto. La difficoltà economica non è una buona motivazione per privarsi di un servizio che ha costi contenuti e che rappresenta la vetrina della propria azienda sul web”. digitaly.itBuona comunque la percezione presso gli intervistati del .it: chi lo sceglie lo tiene per un minimo di tre anni, mentre chi lo abbandona lo rimpiazza con un’altra estensione solo nel 7% dei casi (e per il 64% si indirizza verso il .com). “È necessario avvicinare il mondo delle imprese all’utilizzo consapevole e produttivo della Rete”, chiosa Anna Vaccarelli, responsabile relazioni esterne del Registro.it, annunciando che “per diffondere le competenze digitali tra le imprese italiane abbiamo aderito a Digitaly, progetto che vede coinvolti insieme a noi Cna, Amazon, Google e Seat Pagine Gialle. Gireremo l'Italia per formare gli imprenditori, raccontando l’importanza di avere un nome a dominio per affermare la propria identità digitale in Rete e proteggere il proprio marchio”. A tal proposito, il Registro.it ha preparato, nell'ambito della campagna "Un nome è un sogno", un digital kit gratuito dove sono contenuti documenti e materiali di supporto alle attività on line per gli imprenditori. 15 aprile 2015
  • "Presi per il Web" e il focus sul Dagate: Marco Scialdone e Fulvio Sarzana su Radio Radicale

    Seconda puntata di "Presi per il Web", la trasmissione radiofonica che dal 15 settembre 2013 va in onda su Radio Radicale alle 19.45 della domenica. Nata da un'idea di Marco Perduca, la trasmissione condotta da Marco Scialdone e Fulvio Sarzana di Sant'Ippolito affronta con l'intervento di esperti ed addetti ai lavori le tematiche più calde che arrivano dal mondo di Internet e delle nuove tecnologie. Domenica 22 settembre il tema di sfondo è stato quello del Datagate, lo scandalo internazionale sollevato dalle dichiarazioni di Edward Snowden, ex contractor della National Security Agency che ha puntato il faro sul programma di sorveglianza del traffico digitale messo in atto dalla stessa agenzia. [caption id="attachment_1646" align="aligncenter" width="314"]Ascolta la trasmissione Ascolta la trasmissione[/caption] Si sono alternati ai microfoni la giornalista e confounder dell'agenzia Effecinque.org Carola Frediani, l'ex garante della Privacy e docente di Diritto costituzionale Francesco Pizzetti, l'esponente dell'underground digitale Claudio "Vecna" Agosti e il senatore di Scelta Civica Stefano Quintarelli. Per chi avesse perso la prima puntata, invece, basta seguire questo cinguettio del profilo della trasmissione.
  • "Senza tariffe di roaming 300 milioni di clienti in più per gli operatori europei". I risultati di uno studio della Commissione

    Il 94% degli utenti di Internet europei riduce l'utilizzo di piattaforme online e social network quando viaggia all'interno dell'Unione a causa delle tariffe applicate sul roaming internazionale, con le società di telecomunicazioni che si starebbero lasciando sfuggire un mercato di circa 300 milioni di utenti a causa delle attuali politiche dei prezzi, con effetti negativi per altre imprese, come quelle che producono app. A rivelarlo è un sondaggio condotto da Eurobarometro su 28mila cittadini. Mentre si espande rapidamente l’uso del cellulare nel proprio paese, soprattutto per collegarsi alla rete, secondo i risultati dell’indagine a causa dei prezzi del roaming:
    • il 47% degli utenti non userebbe mai il cellulare per collegarsi a internet in un altro paese dell’UE;
    • solo 1 utente su 10 consulterebbe le e-mail come se fosse a casa;
    • più di un quarto degli utenti semplicemente spegne il cellulare quando viaggia all’interno dell’UE;
    • milioni di persone inviano SMS, invece di spendere per telefonare.
      Mentre l’economia europea delle app è in piena espansione, i costi del roaming a detta della Commissione sarebbero un freno per questo nuovo settore, danneggiando in particolare le applicazioni che riguardano le guide di viaggio, le mappe e le foto. E i consumatori riducono l’uso del cellulare non soltanto quando sono all’estero: anche nel suo stesso paese il 70% degli utenti che telefona in altri Stati dell’UE limita le chiamate a causa dei costi. Telefonare nell’UE L’indagine commissionata dalla Commissione europea rivela che il 28% di coloro che viaggiano nell’UE spegne il telefono cellulare quando si reca in un altro paese. Soltanto l’8% dei viaggiatori chiama con il cellulare all’estero usandolo come se fosse a casa, mentre 3 utenti su 10 non usano mai il cellulare quando sono in viaggio in un altro paese. Meglio un SMS che una telefonata Quando si trovano all’estero, le persone che inviano SMS sono un po’ più numerose di quelle che telefonano: 2 su 10 inviano SMS come se fossero nel loro paese. L’indagine denuncia che un quarto dei viaggiatori non invia mai SMS quando si reca in un altro paese dell’UE. All’estero la connessione a internet dal cellulare viene disattivata Le cifre relative alla connessione a Internet con il cellulare all’estero sono ancora più incisive. Il 47% degli intervistati, cioè la maggioranza, non userebbe mai il cellulare per leggere le e-mail e andare su internet in un altro paese dell’UE; soltanto 1 utente su 10 consulterebbe le e-mail come se fosse nel suo paese e soltanto 1 su 20 utilizzerebbe i media sociali come se fosse a casa. Inoltre, rispetto ai viaggiatori occasionali (16%), è più probabile che proprio i viaggiatori abituali (33%) disattivino il traffico dati del cellulare quando sono in roaming. L’indagine giustifica questo divario così ampio con il fatto che i viaggiatori più assidui sono meglio informati sui costi reali del traffico dati in roaming in Europa rispetto a coloro che viaggiano meno spesso. Eppure, grazie ai regolamenti in vigore in materia di roaming e a prezzi più bassi, in tutta l’UE abbiamo assistito, a partire dal 2008, a un incremento sorprendente dell’uso del traffico dati in roaming pari al 1.500%. Tenendo conto del fatto che anche nei paesi di origine si assiste a una crescita della diffusione e dell’uso dei servizi di traffico dati, preoccupa il fatto che molti utenti riducano l’uso di tali servizi, il che dimostra che si sta sprecando un’opportunità di crescita per l’emergente economia delle app e per gli operatori di telefonia mobile. Servizi di telecomunicazione nell’UE accessibili a tutti Il tema è al centro della proposta legislativa della Commissione per un Continente connesso (MEMO/13/779), nella quale si chiede ai legislatori dell’UE di realizzare un mercato unico della telefonia e della navigazione su Internet. L’obiettivo è escogitare una combinazione di incentivi di mercato e di obblighi normativi che induca gli operatori della telefonia mobile a estendere le offerte e i piani tariffari nazionali per permettere ai loro clienti, entro il 2016, di utilizzare il cellulare o lo smartphone in tutti i paesi dell’UE alle tariffe nazionali (“parla ovunque come a casa”). La normativa adottata nel 2012 prevede che i clienti abbiano anche diritto, a partire da luglio 2014, ad abbandonare il loro operatore nazionale quando vanno all’estero per passare o a un operatore del paese visitato che offre servizi di roaming meno costosi, o a un fornitore di roaming concorrente del paese di origine, senza cambiare la scheda SIM. “Le cifre dello studio - commenta Neelie Kroes, Vicepresidente della Commissione europea - sono francamente impressionanti. È evidente che dobbiamo completare l’opera eliminando i costi del roaming. I consumatori riducono all’osso l’uso del cellulare, comportamento che non ha alcun senso nemmeno dal punto di vista delle compagnie telefoniche. Non è soltanto un braccio di ferro tra vacanzieri e società di telecomunicazioni - ha proseguito - perché gravando milioni di imprese di costi supplementari e facendo perdere profitti alle società che producono app, il roaming non ha senso in un mercato unico, è una follia a livello economico”. Foto in home page: Adnkronos.it 17 febbraio 2014
  • "The Web is dead", quattro anni dopo: il dominio delle app in un mondo sempre più mobile

    "The Web is dead. Long live the Internet". È così che nell'agosto del 2010, sulle pagine di Wired, Chris Anderson e Michael Wolff certificavano una tendenza che stava investendo, mutandoli profondamente, i comportamenti online degli utenti della rete: il passaggio di testimone tra i browser e le app. "Ancora pochi anni fa - osservava Anderson in un'intervista rilasciata a Repubblica nel settembre dello stesso anno- tutto sembrava ruotare attorno al browser: accendevi il tuo computer, cliccavi sull' icona di Internet Explorer o Firefox e ti si apriva la possibilità di navigare. Poi sceglievi il motore di ricerca Google e la tua esplorazione continuava, in mare aperto. Lo spostamento in poco tempo è stato drastico ed è trainato dal successo della nuova generazione di telefonini come l'iPhone, poi dei lettori digitali o tavolette come l'iPad. I consumatori li preferiscono per la facilità che offrono: è lo schermo che ti viene incontro, offrendoti quello che hai preselezionato in base ai tuoi interessi, non sei più tu che devi affacciarti sullo schermo e andare alla ricerca. Ovviamente - chiosava non senza una vena polemica - le app usano sempre Internet come mezzo di trasporto, ma non ti danno quella libertà di scelta che avevi con il browser. Sono tante reti di proprietà di qualcuno, spesso con pedaggio di ingresso". A distanza di quattro anni lo scenario dipinto in quelle parole risulta più che confermato, e vale la pena osservare alcuni numeri che ne descrivono fattezze e dimensioni. Innanzitutto, essendo il mobile il vero regno delle app, il dato di base è che lo spostamento verso la mobilità è sempre più accentuato, anche in Italia, e per ogni otto minuti di utilizzo di un dispositivo connesso, sette sono mediati da applicazioni. Stando ad un sondaggio condotto da Comscore nell'agosto scorso, i consumatori trascorrono il 60% del loro tempo online su dispositivi mobili e il 40% sui loro computer, e l’utilizzo di app è cresciuto del 52% nell’ultimo anno. Come già segnalato da Dimt, questa dinamica sposta una grossa fetta di ricerche dai tradizionali motori alle piattaforme di social networking. Neanche a dirlo, Facebook su tutte. Sempre secondo Comscore nella lista delle prime 10 app gratuite su iTunes compaiono anche WhatsApp, Instagram, Snapchat e Facebook Messenger, mentre le app di ricerca non rientrano nemmeno nella lista delle top 20. [gallery type="slideshow" ids="12134,12135,12136"] E così, Pinterest è stata la piattaforma di condivisione di contenuti cresciuta più velocemente nel corso del 2013, dodici mesi durante i quali Instagram ha raddoppiato la sua base di utenti per arrivare nell'anno in corso a 200 milioni. E mentre WhatsApp ha raggiunto 600 milioni di utenti attivi al mese in soli 5 anni, gli utilizzatori di Snapchat nel maggio scorso inviavano più di 700 milioni di foto e visualizzano più di un miliardo di storie al giorno. Ai vertiginosi numeri di traffico e utenza affiancano, in proporzione, gli altrettanto vertiginosi (e miliardari) valori di mercato. In una mondo che sembra ormai immerso in una irreversibile mobilità mediata dalle app. 6 novembre 2014
  • "Uno, nessuno e centomila": tra reputazione online e diritto all'oblio. Montuori (Garante Privacy): "Importante capire il diritto alla contestualizzazione dell'informazione"

    [caption id="attachment_5318" align="alignright" width="300"]Ascolta il podcast della puntata del 13 aprile 2014 Ascolta il podcast della puntata del 13 aprile 2014[/caption] Se le domande che ci poniamo su identità e skills delle persone trovano sempre più spesso risposte digitando il loro nome su Google, quali sono gli strumenti che abbiamo per tenere sotto controllo ciò che di noi risulta da una ricerca online? Sono la web reputation e il diritto all'oblio al tempo di Internet le questioni al centro della puntata del 13 aprile di “Presi per il Web“, trasmissione di Radio Radicale condotta da Marco PerducaMarco Scialdone e Fulvio Sarzana con la collaborazione di Marco Ciaffone e Sara Sbaffi. Ospiti dell'appuntamento Luigi Montuori, Capo Dipartimento comunicazioni elettroniche del Garante Privacy, Matteo Flora, Consulente ed ideatore del progetto "TheFool", Anna Masera, Capo Ufficio stampa della Camera dei Deputati, e Raoul Chiesa, storico hacker italiano ed esperto di sicurezza informatica. "L'esperienza che abbiamo maturato in questo ultimo decennio - ha esordito Montuori - ci porta a dire che in generale il mondo della rete ci richiede interventi su tre importanti aspetti, a noi come ai nostri colleghi europei nonché ai tribunali: il primo è quello degli archivi online dei giornali, perché scrivere una volta sulla carta stampata voleva dire che l'articolo veniva accatastato e la memoria era umana. Oggi, per fortuna, è possibile poter rivedere ciò che è stato scritto con un profondo approccio storico, una ricchezza che da un'altra parte pone delle questioni come quella del diritto all'oblio. Il secondo aspetto è quello dei social network. Il terzo aspetto è quello dell'utilizzo dei nostri dati personali immessi in rete a fini commerciali e di profilazione". Cancellare o aggiornare Sul primo degli aspetti sollevati da Montuori vale la pena menzionare alcuni importanti passaggi maturati in Italia e in Europa. Ad esempio, sul tema della deindicizzazione degli contenuti giornalistici dai motori di ricerca è netta la posizione espressa dall'Avvocato generale della Corte di Giustizia europeanel luglio 2013 e che si schiera a difesa della permanenza negli archivi storici della documentazione relativa a fatti di cronaca. Sul più ampio fronte giornalismo la situazione sembra essere ancor più complicata, con sentenze come quella che nel gennaio del 2013 vedeva il Tribunale di Ortona condannare il direttore del giornale online abruzzese Primadanoi.it al pagamento di un risarcimento nei confronti di alcuni ristoratori della zona. Una sanzione riferita ad un articolo riguardante un fatto di cronaca giudiziaria vero, ma che, a detta del tribunale, era rimasto online troppo a lungo, cagionando così un danno ai protagonisti della vicenda. Un episodio che faceva sollevare dubbi sulla possibilità che un tribunale decidesse in maniera arbitraria quale fosse il tempo consentito di permanenza online di una notizia. Sulla vicenda, ai tempi della prima sentenza del 2011, aveva preso posizione anche l’ordine dei Giornalisti d’Abruzzo, sul cui sito ufficiale il 26 marzo si leggeva:: "La sentenza [...] pone seri problemi ai giornalisti nell’esercizio del diritto di cronaca . L’articolo in questione, peraltro, secondo anche il parere del Garante per il trattamento dei dati personali, era stato redatto rispettando i criteri fondamentali del codice deontologico dei giornalisti (verità sostanziale dei fatti, interesse pubblico e continenza nel linguaggio). Se i giornali cartacei possono conservare nei loro archivi copie dei giornali pubblicati non si capisce perché i giornali on line non debbano avere la stessa possibilità. Del resto, anche volendo cancellare i dati digitali di una notizia essa rimane indelebilmente presente nelle memorie cache dei motori di ricerca ( feed Rss). Il problema, allora, non è di semplice risoluzione giudiziaria ma occorrerebbe, invece, per il reale esercizio del diritto all’oblio, che il legislatore stabilisca criteri certi e condivisi e non solo a livello nazionale data la complessità della materia e la sua natura globale”. Molto distante dalla decisione del tribunale abruzzese è l'impostazione emersa dalla Corte di Cassazione con la sentenza 5525dell'aprile 2012. La suprema Corte entrava a gamba tesa sul tema del diritto all’oblio, stabilendo che è un dovere dell’editore o comunque del gestore/responsabile di un database Web tenere aggiornati i materiali relativi a procedimenti giudiziari per garantire il diritto alla contestualizzazione dell'informazione. Il caso era quello di un politico che, coinvolto in Tangentopoli ma successivamente assolto, reclamava la rimozione o quantomeno la modifica dell’articolo del Corriere della Sera che parlava del suo caso di imputazione. La Cassazione riteneva lecita la permanenza online dell’articolo ma obbligatorio il suo aggiornamento, così da tutelare sia l’immagine della persona coinvolta che il diritto ad essere informati del lettore. Un'impostazione che veniva recepita nel marzo 2013 anche dal Garante della Privacy e che nel settembre dello stesso anno vedeva esprimersi in tal senso anche la Corte europea dei diritti dell'uomo. "È importante - ha chiosato Montuori - differenziare il diritto all'oblio e il diritto alla contestualizzazione della notizia. Sul primo aspetto, ad esempio, una persona condannata e che ha espiato la sua pena ha diritto ad utilizzare il codice sulla protezione dei dati personali e chiedere che la notizia venga quanto meno deindicizzata. Sul secondo aspetto, immaginiamo un cittadino che viene invece indagato e poi prosciolto e che si ritrova con la notizia del suo essere finito sotto indagine ancora in circolazione senza che si dia conto della conclusione per lui felice della vicenda. Ecco, in questo caso il cittadino, e proprio a fronte della sentenza della Cassazione dell'aprile 2012, ha il diritto di richiedere un richiamo ai fatti successivi. Nel caso in cui il giornale si rifiutasse di fare gli aggiornamenti dovuti ci si può rivolgere al Garante". Anche qui resta da capire quali siano gli oneri in capo all'editore, se sia cioè suo compito tenere aggiornati gli archivi con un'onerosa opera di costante monitoraggio o se debba attivarsi solo dopo la segnalazione rischiando sanzioni solo in caso di inottemperanza. "Mi rendo conto - ha affermato Montuori - che ci sia un onere nei confronti di chi gestisce gli archivi dei giornali online, c'è uno scotto che deve pagare colui che inserisce le notizie ma tutto sommato è il male minore rispetto al diritto che ognuno di noi ha a vedersi rappresentato in maniera corretta in rete". "Non dimentichiamoci  - è intervenuto Flora - dell'importanza delle sezioni dei commenti dei giornali online, all'interno delle quali si nascondo spesso molti contenuti diffamanti. In ogni caso le aziende e i privati hanno capito lo straordinario valore di ciò che si dice online su di loro, e se qualche anno fa gli utenti erano pochi e poco influenti, oggi la situazione è ribaltata. È per questo che chi si rivolge a noi lo fa per avere un supporto professionale per vedere rimosse informazioni che impattano sulla sua immagine, anche professionale". Un problema di indexing È chiaro in ogni caso come la permanenza dei contenuti negli archivi dei giornali e la loro rintracciabilità a mezzo motore di ricerca siano due aspetti fortemente intrecciati tra loro; inoltre, sempre più spesso arrivano agli amministratori dei search engine, Google su tutti, richieste come quella avanzata a più riprese dall'ex presidente della Federazione internazionale dell'automobile Max Mosley, che dopo essersi ritrovato al centro di uno scandalo per alcune fotografie che lo ritraevano in pose sadomasochiste con cinque donne in divisa nazista si è visto riconoscere, nel novembre del 2013, dal Tribunal de Grande instance di Parigi il diritto a vedere rimosse dai risultati di ricerca di Google il link a nove di quelle foto. Stesso esito, nel gennaio 2014, in un tribunale di Amburgo. Decisioni contestate da Google con il solito argomento del "non vogliamo essere i poliziotti del Web"e della mancanza di responsabilità diretta sui contenuti restituiti dal motore di ricerca; tuttavia la stessa compagnia di Mountain View nel giugno del 2011 aveva lanciato il servizio “Me on the Web”, che permette all'utente un più facile e diretto controllo dei risultati che il search engine restituisce in merito al proprio nome. "Sul diritto all'oblio per ciò che attiene la stampa online - ha spiegato Montuori - partiamo dal presupposto che il criterio dell'interesse pubblico, che insieme alla veridicità del fatto rappresenta un cardine fondamentale del diritto di cronaca, può variare al passare del tempo; detto in altri termini, se oggi è interesse pubblico che si metta a conoscenza il cittadino di un determinato fatto di cronaca, non è detto che dopo quindici anni questo resti immutato. Il primo intervento del Garante sul tema risale al 2004, quando un signore che era stato condannato per pubblicità ingannevole dall'Agcm si rivolse a noi lamentando che le ricerche online col suo nome facessero riferimento a quella vicenda. Lì il Garante intervenì riconoscendo la veridicità del fatto ma che la continua esposizione dello stesso fosse eccessiva e ordinò pertanto la deindicizzazione della notizia stessa. Nel 2007 l'Autorità era inoltre intervenuta stabilendo che riutilizzare da parte di Google le copie cache era un trattamento operato dal motore di ricerca, visto che si trattava di informazioni già rimosse dal sito di provenienza degli stessi. Nel 2012 c'è stato un caso in Spagna che sta portando a riflessioni importanti in sede di Corte di Giustizia Europea sulla legittimità delle richieste che arrivano a Google per la rimozione dei dati personali". LEGGI "Questioni di eredità digitale" Tra Hackaton a Montecitorio e bug nell'https In apertura di puntata Anna Masera aveva parlato del Barcamp #Facciamolagenda che si è svolto alla Camera dei Deputati l'11 aprile e dell'Hackaton previsto sempre a Montecitorio dal 16 al 18 maggio.   In chiusura invece Raoul Chiesa ha spiegato i principali aspetti del grande fatto di cronaca della settimana in tema di sicurezza: Heartbleed, la falla nell'OpenSSL che ha terrorizzato gli utenti di Internet. In un'intervista a Wired Robin Saggelmann,  lo sviluppatore che l'ha introdotto nel protocollo, ha parlato di una banale svista presente da due anni. LEGGI "Hacker e politica: le tante facce del rapporto e la difficile definizione giuridica" LEGGI "Venti di (cyber)guerre: armi e strategie di difesa all'alba dei conflitti digitali" Immagine in home page: Cn24tv.it 14 aprile 2014
  • "Web e legalità: il futuro del diritto d'autore"

    Tavola Rotonda

    10 aprile 2014

    Roma

    L'appuntamento è organizzato dall'Osservatorio Web e Legalità, con la collaborazione della LUISS, e sarà il primo di una serie di incontri aventi ad oggetto la tutela dei diritti lesi attraverso Internet. L'Osservatorio nasce per affermare l'importanza della legalità nel web e si propone di svolgere un monitoraggio costante dell'evoluzione tecnica, normativa e giurisprudenziale, anche attraverso il proprio portale web.

    Per partecipare all'evento è necessario confermare la propria presenza al seguente indirizzo e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

    programma_10_aprile

  • "Web e legalità: il futuro del diritto d'autore"

    Tavola Rotonda

    10 aprile 2014

    Roma

    L'appuntamento è organizzato dall'Osservatorio Web e Legalità, con la collaborazione della LUISS, e sarà il primo di una serie di incontri aventi ad oggetto la tutela dei diritti lesi attraverso Internet. L'Osservatorio nasce per affermare l'importanza della legalità nel web e si propone di svolgere un monitoraggio costante dell'evoluzione tecnica, normativa e giurisprudenziale, anche attraverso il proprio portale web.

    Per partecipare all'evento è necessario confermare la propria presenza al seguente indirizzo e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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  • "Web e legalità: il futuro del diritto d'autore"

    Tavola Rotonda

    10 aprile 2014

    Roma

    L'appuntamento è organizzato dall'Osservatorio Web e Legalità, con la collaborazione della LUISS, e sarà il primo di una serie di incontri aventi ad oggetto la tutela dei diritti lesi attraverso Internet. L'Osservatorio nasce per affermare l'importanza della legalità nel web e si propone di svolgere un monitoraggio costante dell'evoluzione tecnica, normativa e giurisprudenziale, anche attraverso il proprio portale web.

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  • "Web e legalità", le voci dalla Tavola Rotonda sul futuro del diritto d'autore

    Se il 39% dell'attività economica dell'Unione Europea, pari a 4700 miliardi di euro l'anno, è determinata dalle industrie i cui diritti di proprietà intellettuale generano direttamente circa il 26% dei posti di lavoro nell'Ue, quali sono gli strumenti per potenziare, difendendoli dalle minacce, tali diritti nell'era di Internet? Sono i dati e le questioni che hanno sotteso la Tavola Rotonda "Web e legalità, il futuro del diritto d'autore", primo degli appuntamenti promossi dall'Osservatorio Web e Legalità (OWL) e che ha avuto luogo nel pomeriggio di ieri nell'Aula Magna Mario Arcelli dell'Università LUISS Guido Carli di Roma. "Ad oggi un capo del personale guarda più i social network che i cv  dei candidati ad un lavoro. Basta questo per dare idea della pervasività e centralità delle tecnologie digitali nelle nostre vite anche professionali", ha esordito il Direttore generale della LUISS Giovanni Lo Storto per i saluti iniziali. Salutando il presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni Angelo Marcello Cardani, appena arrivato in sala, il Professor Gustavo Olivieri ha parlato del Regolamento per la tutela del diritto d'autore sulle reti di comunicazione elettronica, varato dall'Authority ed entrato in vigore il 31 marzo scorso. "Il provvedimento - ha affermato Olivieri - rappresenta una novità assoluta nel quadro normativo degli strumenti di enforcement e tutela del copyright in rete. Ovviamente ci sono alcuni profili che saranno da aggiustare nella prassi, ma già la giurisprudenza che proviene a livello comunitario restituisce segnali confortanti e ci fa capire che è la direzione giusta. Sarà interessante di sicuro vedere quali saranno i rapporti tra i provvedimenti dell'Agcom e l'Autorità Giudiziaria ordinaria, o quali saranno i rapporti tra la stessa Agcom e le altre Authority; c'è poi tutto un ruolo da definire per ciò che riguarda la Siae. Occorre sempre considerare - ha concluso Olivieri - che non basta certo l'enforcement per assicurare un futuro al diritto d'autore online: occorre concentrarsi sull'altra gamba sul quale far muovere l'industria dei contenuti, cioè quello della concorrenza e delle offerte commerciali che vadano con prezzi accessibili e diversificazione dell'offerta ad incontrare la domanda dei consumatori". Ad introdurre i lavori il consigliere d'amministrazione di Mediaset Gina Neri("Occorre che questo dibattito si allarghi anche a livello comunitario, perché è in quella dimensione che si possono affrontare in maniera incisiva i problemi che affliggono l'industria creativa e la sua valorizzazione") e Antonio Marano, Vicedirettore generale della Rai, il quale ha affermato: "Tutelare i diritti in una dimensione crossmediale è importante per far sì che gli investimenti ritornino ai produttori e agli editori. La difesa del diritto è la difesa di chi produce contenuti, ed è un fattore fondamentale per generare redditività e incentivare l'elaborazione di modelli di business più calati sulle nuove piattaforme. Questo coinvolge anche i consumatori, i quali devono capire che amare il cinema vuol dire pagare per fruire dei contenuti di qualità". Un punto di vista sul quale il moderatore del dibattito, il Direttore del Tg4 Mario Giordano, ha chiosato telegraficamente: "Se l'investimento non è produttivo, nessuno investe più". Subito dopo il presidente di Anica Riccardo Tozzi: "Mi sento abbastanza tranquillo sul mutamento culturale di chi fino a qualche anno fa non capiva che piratare un film era come rubare un dvd in un negozio. Io credo che non ci sia nulla di sostanziale da modificare nella disciplina del diritto d'autore, a parte qualche aspetto secondario; il grosso regge al nuovo contesto con al centro la figura del diritto del video on demand, che sarà strumento centrale nella diffusione del cinema nell'era digitale e non è in concorrenza con le sale, perché il futuro sarà caratterizzato dal consumo legale sulle nuove piattaforme grazie a educazione e nuova offerta. Ma se il diritto economico tutelato dal diritto d'autore ha tenuto benissimo - ha proseguito Tozzi - non altrettanto si può dire per il diritto morale; ciò che veniva considerato palesemente plagio qualche tempo fa oggi non è più tale, perché Internet ha prodotto una vastissima conoscenza di tutto da parte di tutti, e quindi il 'prendere un po' qua e un po là' è ormai entrato nel senso comune, generando un attutimento dell'idea della singolarità dell'idea. C'è un limite però tra il legittimo cambiamento dei tempi e dei costumi e il rischio che frani il pezzo fondamentale della tutela morale, e forse su questo confine la dottrina scientifica dovrà interrogarsi". IMG_9809È invece intervenuto tramite un collegamento Skype il presidente del Sindacato Attori Italiani Giulio Scarpati: "Ci sono dati che ci mostrano come il 75% degli studenti scarichi contenuti illegalmente. Ma se il nodo di fondo è quello di un problema culturale e noi non abbiamo un sistema educativo che preveda cinema e teatro a scuola trovo difficile che i nostri giovani possano essere educati al rispetto della creatività e del lavoro in questi settori. È dunque il sistema educativo stesso che deve essere coinvolto in un percorso che abbia un duplice obiettivo: la tutela e l'allargamento della fruizione, entrambi necessari per non finire per ridurre tutta l'offerta in una nicchia o, estremo opposto, privilegiare la gratuità per ottenere grandi numeri". Stefano Previti, tra gli organizzatori dell'incontro, ha fatto così da snodo tra i saluti introduttivi e la Tavola Rotonda vera e propria. Il primo ad intervenire è stato il Commisario Agcom Antonio Martusciello, peraltro a poche ore dall'insediamento in seno all'Authority del Comitato per lo sviluppo e la tutela dell’offerta legale di opere digitali, istituito ai sensi dell’articolo 4 del Regolamento e articolato in quattro gruppi dediti ciascuno all’approfondimento di specifiche linee di attività: promozione dell’offerta legale, codici di autoregolamentazione, educazione alla legalità e monitoraggio sull’applicazione del Regolamento. Il Comitato si riunirà in seduta plenaria il prossimo 19 giugno e le sue attività saranno rese pubbliche in un'apposita sezione all’interno del sito dedicato al Regolamento antipirateria www.ddaonline.it. "Abbiamo voluto lanciare un messaggio con il regolamento - ha esordito Martusciello - e cioè che Web e legalità non sono in contrasto. Non c'è certo la volontà di restringere la libertà online. All'inizio di questo percorso ci siamo chiesti quali fossero le motivazioni che portano i consumatori a fruire di contenuti illegali, e ci siamo risposti che sono sotanzialmente tre: il fatto che i contenuti siano gratuiti, facilmente reperibili e che siano nuovi, elementi che messi a sistema attenuano la percezione si tratti di un comportamento comunque illegale. Ma la gratuità è solo un'illusione, soprattutto in un business model, che è quello di Internet, a più versanti. Uno dei pilastri dell'azione dell'Authority - ha spiegato Martusciello - è quello dello sviluppo dell'offerta legale e un maggiore impegno per un uso consapevole della rete. Ci siamo tenuti ben lontani da modelli come l'Hadopi francese per bilanciare sempre la libertà degli utenti e la tutela dell'interesse economico; si vuole combattere la pirateria massiva, non colpire l'utente finale come succedeva ad esempio nel caso francese rivelatosi troppo invasivo. Noi abbiamo espressamente escluso l'utente finale dai provvedimenti". Dopo aver illustrato il Regolamento, Martusciello ha proseguito: "Il settore culturale mostra un andamento anticiclico generando crescita e ricavi, e quindi deve ancor più essere tutelato dal legislatore e da chi fa un lavoro regolamentare. La rivoluzione tecnologica determina l'inadeguatezza di strumenti giuridici concepiti in altre epoche. L'Agcom ha rotto il ghiaccio in questo senso, e per quanta strada resti da fare sono sicuro che sia stata imboccata quella giusta; mi auguro la ricerca accademica possa individuare futuri strumenti giuridici che consentano di introdurre un 'diritto 2.0' nel nostro ordinamento". È così arrivato il momento degli interventi accademici, primo tra i quali quello del Professor Giuseppe Rossi (IULM), che ha analizzato il rapporto tra la proprietà intellettuale, e la tutela per essa prevista nel Regolamento Agcom, e altre tutele già esistenti, soprattutto alla luce della natura subordinata all'azione giurisdizionale che l'Autorità ha attribuito alla sua azione. Il Presidente della Terza Sezione Civile del Tribunale di Milano Giuseppe De Sapia ha invece concentrato la sua attenzione sulla posizione degli Internet Service Provider (ISP) destinatari di provvedimenti inibitori, anche nelle ipotesi di mera fornitura di connettività, ma talvolta "concorrenti nell'illecita diffusione nei casi in cui la loro attività si estenda a più incisive attività di aggregazione dei contenuti abusivamente riprodotti". Dopo di lui, Stefano Longhini della Direzione Affari legali di Mediaset, il quale ha esordito contraddicendo, per la pirateria online, "l'esempio del ragazzo che entra nel negozio e ruba i cd, perché è a mio avviso è più calzante l'idea dei ragazzi che trovano per strada i contenuti, a disposizione gratuita di tutti, e con qualcuno che addirittura dice che prendendoli si contribuisce a far circolare la cultura. Ecco, il nostro compito è anche fare in modo che quegli spazi di fornitura gratuita non siano più a disposizione. E non è certo una battaglia di retroguardia. Non è lo strumento Internet il nemico, ma alcuni suoi utilizzi". Il Direttore del LEAR Paolo Buccirossi ha proposto un intervento incentrato sulle tendenze evolutive nelle quantificazione del risarcimento del danno, alla luce del fatto che gli sfruttamenti non autorizzati possono compromettere l'intero valore di un'opera su cui insiste il diritto d'autore, un effetto "particolarmente rilevante quando l'utilizzo illecito avviene attraverso un media potente e ubiquo come Internet". I danni non patrimoniali nella lesione del diritto d'autore sono così affrontati dal Direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche della European School of Economics Giuseppe Cassano, mentre il Professor Francesco Graziadei ha incentrato la sua relazione sul dibattito sorto in sede europea in materia di regolamentazione dell'audiovisivo al tempo digitale. È il rapporto tra le tutele de diritto d'autore e degli altri diritti fondamentali il cardine attorno al quale si sviluppa, infine, il contributo del Professor Andrea Stazi, ricercatore e docente di Diritto Comparato nell'Università Europea di Roma. "Internet ci porta in un mare aperto - ha affermato Stazi - perché ci pone una serie di domande assolutamente nuove e fa tramontare una parte dei concetti tradizionali. Pensiamo all'importanza dell'analisi su chi siano oggi i gatekeepers in rete e su chi è in grado di controllare e discriminare i contenuti online. In questo nuovo scenario, cercare di rispondere ai problemi posti da Internet con gli istituti del passato fa correre il rischio che ci si ritrovi con i contenuti online a due minuti dalla pubblicazione". "Allo stesso modo  - ha proseguito - bisogna evitare le politiche a senso unico e cercare un bilanciamento di interessi e di principi quali la protezione dei dati personali, la libertà di informazione, la libertà di iniziativa economica e la tutela della proprietà intellettuale, tramite i criteri di gerarchia e proporzionalità. Ognuno di questi principi, volta per volta, arretra lasciando spazio agli altri, a seconda dei casi. La sfida è proprio il bilanciamento, ed è copiosia in questo senso la giurisprudenza della Corte di Giustizia, che ribadisce nei suoi pronunciamenti l'importanza della sopra menzionata gerarchia. Penso ad esempio alla sentenza con la quale la Corte afferma che se un contenuto è liberamente accessibile su uno spazio online può essere linkato da un sito terzo, possibilità che non è consentita quando invece il contenuto stesso sia sottoposto a restrizione, un pronunciamento nel quale emerge la ricerca di un contemperamento tra la libertà d'impresa e quella di informazione ed espressione". 11 aprile 2014
  • Agcom e diritto d’autore, Gambino: "Biennio bianco su copyright reclama attivismo Authority"

    Il giurista a margine del convegno alla Camera dei Deputati "Libertà fondamentali sul Web": "Lo scopo che l’Autorità attribuisce al proprio intervento è quello di fornire uno strumento di rapido intervento rispetto ai fenomeni massivi di violazioni del diritto d’autore online" "Un protagonismo dell'Agcom nell'enforcement antipirateria è oggi il male minore in quanto ci troviamo davanti a due anni in cui non si potrà adeguare la normativa sul copyright alle nuove tecnologie, divenute sempre più invasive e sofisticate”. Così il Professor Alberto Gambino, giurista già presidente del Comitato consultivo per il diritto d’autore e direttore della Rivista "Diritto Mercato e Tecnologia" a margine del convegno alla Camera dei Deputati “Libertà fondamentali sul Web”. “Lo scopo che l’Autorità attribuisce al proprio intervento - prosegue Gambino - è quello di fornire uno strumento di rapido intervento rispetto ai fenomeni massivi di violazioni del diritto d’autore online, prefiggendosi l’obiettivo di ricondurre la cosiddetta pirateria digitale ad un livello fisiologico. Si tratta di un’attività oggi necessaria – aggiunge il giurista -  in quanto il legislatore italiano, principale depositario della competenza in materia, per sua stessa ammissione attraverso le parole del sottosegretario ai Beni e alle Attività culturali Simonetta Giordani, ha sostanzialmente ammesso che nuovi interventi sul diritto d'autore nel web dovranno attendere il processo di revisione europeo delle normative sul copyright, che avverrà non prima dei prossimi due anni”. “In questo ‘biennio bianco’ – conclude il Professor Gambino -  non è dunque accettabile un depotenziamento del ruolo in materia dell’Agcom , che, seppur con competenze a macchia di leopardo, svolge funzioni di vigilanza del rispetto della legge sul diritto d’autore anche sul web”. 22 novembre 2013