Amazon e la guerra delle tasse: la Corte Suprema non interviene, la palla al Congresso

Il massimo organo giudiziario statunitense ha respinto l'istanza di ricorso presentata dall'azienda guidata da Jeff Bezos in merito alle imposizioni fiscali introdotte nel 2008 dallo nello Stato di New York In attesa di far decollare i primi droni per le consegne Amazon continuerà a veder volare via denaro verso le casse dello Stato di New York. La Corte Suprema americana si è infatti rifiutata di esaminare il ricorso presentato dalla company guidata da Jeff Bezos in merito alle tasse imposte ai rivenditori online nel territorio neworkese; l'obiezione dell'azienda fa sostanzialmente leva sulla mancata presenza fisica in quello stato, circostanza dalla quale deriverebbe l'impossibilità di dovervi pagare le imposte in quanto dinamica considerata contraria alla Costituzione. La stessa Corte Suprema americana nel 1992 aveva stabilito la liceità della riscossione delle tasse per le vendite che avvenivano a distanza ma solo nei confronti dei retailer con che avevano una sede fisica nello stato che reclamava le imposte. Punto di vista opposto per il legislatore di New York, che nel 2008 aveva accolto le rimostranze dei rivenditori tradizionali che lamentavano i vantaggi dei quali godevano i concorrenti online. L'imposta, soprannominata "Amazon Tax", è stata successivamente adottata in altri 16 stati americani che puntano ad invertire un trend che, stando ai dati del National Council of State Legislature, causa loro perdite per 23,3 miliardi di dollari l'anno. In ottobre anche la Suprema Corte dell'Illinois aveva sentenziato contro questa imposizione fiscale; lunedì invece la Corte Suprema federale ha respinto le richieste di audizione presentate da Amazon e Overstock, di fatto incaricando il Congresso dell'onere di dirimere la contesa.  Di sicuro questa decisione darà un argomento in più a chi nel resto degli stati americani spinge per questo tipo di iniziative fiscali. Foto in home: Westernjournalism.com 3 dicembre 2013