"Hidden From Google", i link rimossi tornano dall'oblio. Ma un clone europeo non avrebbe vita facile. Intanto a Bruxelles la riunione tra Garanti e aziende

Sono passati poco più di due mesi dalla sentenza con la quale la Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha stabilito che il gestore di un motore di ricerca online è responsabile del trattamento dei dati personali che appaiono su pagine web di terzi, dotando così i netizen europei della possibilità di richiedere a Google la rimozione dai risultati di ricerca di link nell'ambito del diritto all'oblio. Dopo aver manifestato la propria "delusione" per la decisione della CGUE, i vertici di Mountain View si sono rimboccati le maniche e, dopo aver messo a disposizione degli utenti un apposito form per le richieste di rimozione (esempio che Microsoft si prepara a seguire con il suo motore di ricerca Bing) e aver aperto una sorta di sondaggio per sapere cosa pensano gli utenti della sentenza, hanno annunciato la creazione di un comitato consultivo di esperti che dovrà aiutare nella valutazione di quali richieste di rimozione debbano essere accolte e quali invece no tra le migliaia che sono piovute su BigG già nelle ore successive al pronunciamento della Corte. Un percorso tutt'altro che pacifico alla luce della serie di diritti fondamentali che entrano in ballo e che sollevano dubbi sull'opportunità di rimettere la valutazione del loro bilanciamento in capo ad un'azienda privata. Ulteriore motivo di dibattito è il fatto che le informazioni rimosse dai motori di ricerca restano online sui siti che le hanno originariamente pubblicate, spesso causando un "effetto Streisand" per i contenuti degli stessi, senza contare le possibilità di rintracciare i link rimossi tramite i servizi che operano al di fuori dei confini dell'Unione Europea. hiddenfromgoogle2Ed è proprio su questi ultimi due versanti che si muove "Hidden From Google", un semplice sito che raccoglie i link rimossi dal motore di ricerca. Messo a punto dallo sviluppatore americano Afaq Tariq, il sito presenta un elenco che si compone grazie alle segnalazioni che arrivano dagli utenti, i quali possono così partecipare in crowdsourcing a quello che viene definito come un "archivio delle azioni di censura". Un'iniziativa che in Italia, come in qualunque altro Stato membro, non sarebbe tuttavia semplice come per Tariq. Nel caso in cui si volesse aprire una omologa raccolta all'interno dei confini del Vecchio Continente, infatti, si potrebbe infatti finire per essere identificati come nuovi titolari di trattamento. Per il cittadino che aveva richiesto la rimozione dei link dai risultati di ricerca di Google si aprirebbe così la possibilità di richiedere all'admin di uno "European Hidden From Google" una nuova rimozione, dal cui diniego potrebbe scaturire una richiesta alla giustizia ordinaria o al Garante Privacy del proprio Paese. Tornando a più generali valutazioni, come era facile prevedere all'indomani della sentenza, dunque, non sembra che le autorità del Vecchio Continente possano esimersi dal mettere a punto un nuovo quadro normativo entro il quale dovrà essere esercitato il diritto all'oblio così come riconosciuto in maggio dalla CGUE; a tal proposito, il Gruppo di Lavoro dei Garanti Privacy europei "Articolo 29" si riunirà a Bruxelles il 24 luglio per discutere proprio di "linee guida coordinate e coerenti sulla gestione dei reclami degli individui che possono essere presentate alle autorità in caso di risposte negative pervenute dai motori di ricerca per la richiesta di rimozione dall'indicizzazione". Al tavolo con le Authority anche i rappresentanti di Google, Bing e Yahoo. LEGGI "Google e diritto all’oblio, Giuseppe Busia (Garante Privacy): 'Stabilito un principio sulla competenza territoriale'. Il Prof. Gambino: 'Richiesta ai motori di ricerca è tutela estrema e subordinata, ma aspetti positivi per tutela delle fragilità' " "Uno, nessuno e centomila: tra reputazione online e diritto all’oblio. Montuori (Garante Privacy): 'Importante capire il diritto alla contestualizzazione dell’informazione' " 23 luglio 2014