Diritto all'oblio: gli URL esaminati da Google aumentano di 1500 al giorno. Per l'Italia respinte più di tre richieste su quattro

Dal 12 al 20 ottobre 2014 è aumentato di 12.207 unità il numero di URL finite sotto l'esame di Google a seguito della sentenza con la quale, nel maggio, scorso, la Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha stabilito che gli utenti hanno il diritto di chiedere ai motori di ricerca di rimuovere determinati risultati che li riguardano. I numeri sono quelli del Transparency Report della compagnia di Mountain View, nel quale viene tenuto il conto delle "Richieste di rimozione di risultati di ricerca ai sensi delle leggi europee sulla privacy". Dall'ultimo aggiornamento si evince che in totale sono pervenute 152.463 richieste di rimozione per un totale di 510.994 URL esaminate; escludendo i link per i quali è stata necessaria un'ulteriore indagine di approfondimento, nel 58,4% dei casi la richiesta di rimozione è stata respinta, una percentuale dalla quale di discosta parecchio il dato relativo all'Italia. Dal Belpaese sono infatti arrivate 11.911 richieste per un totale di 40.850 URL, ma solo il 24,2% dei link indicati è risultato rimosso. In linea con la media generale Francia e Germania, mentre la percentuale di rifiuti per gli utenti britannici è del 64,4%. Solo Cipro e Lussemburgo vedono il numero di URL rimossi superare, anche se di pochissimo, il 50% (rispettivamente 50,6% e 50,7%). Trabsparencyreport IMG_0893 Ma quali contenuti sono oggetto di richiesta? Qui Google fornisce alcuni esempi anonimi. "Una donna - si legge in un box riferito all'Italia - ci ha chiesto di rimuovere un articolo risalente a decenni fa relativo all'omicidio di suo marito in cui era citato il nome della donna stessa. La pagina è stata rimossa dai risultati di ricerca relativi al suo nome". Ancora, riferito al nostro Paese, il rifiuto di assecondare la richiesta di una persona che aveva indicato venti link a recenti articoli sul suo arresto per reati finanziari commessi in ambito professionale. Diverso l'esito per la vittima di un crimine "avvenuto decenni fa". Particolare il caso di un medico inglese che ha richiesto di rimuovere "più di 50 link ad articoli di giornale relativi ad una procedura svolta male. Dai risultati di ricerca relativi al suo nome sono state rimosse tre pagine contenenti informazioni personali sul medico ma in cui non veniva menzionata la procedura. Gli altri link ai rapporti sull'incidente rimangono nei risultati di ricerca". In ultimo, l'elenco dei domini dei quali è stato rimosso il maggior numero di URL dai risultati di ricerca: dieci siti che contribuiscono a formare il 6% degli spazi online coinvolti dalle procedure di rimozione. IMG_0894 LEGGI Diritto all’oblio: cosa non possiamo chiedere a Google. Considerazioni sull’applicazione della sentenza della Corte di Giustizia Diritto all’oblio, “che fare se Google dice no”. Autorità europee al lavoro su criteri comuni Diritto all’oblio, Google ascolta gli esperti. E i nodi restano da sciogliere Pizzetti: “Sentenza CGUE non è su diritto all’oblio. Ma pone questioni fondamentali su evoluzione normativa” Data protection e diritto all’oblio, il Commissario Reicherts: “Dibattito distorto da detrattori. Adottare subito nuove è più forti tutele sulla protezione dei dati” "Diritto all'oblio, Google "interrogato" dai Garanti privacy europei. Accolta la metà delle richieste. In attesa di linee guida condivise" Privacy e diritto all’oblio, il gestore di un motore di ricerca online è responsabile del trattamento da esso effettuato dei dati personali che appaiono su pagine web di terzi. Montuori (Garante Privacy): “Consonanza con direzione intrapresa dall’Autorità”. Google: “Decisione deludente, sopresi differisca da Advocate General” "Google e diritto all’oblio, Giuseppe Busia (Garante Privacy): 'Stabilito un principio sulla competenza territoriale'. Il Prof. Gambino: 'Richiesta ai motori di ricerca è tutela estrema e subordinata, ma aspetti positivi per tutela delle fragilità' " "Uno, nessuno e centomila: tra reputazione online e diritto all’oblio. Montuori (Garante Privacy): 'Importante capire il diritto alla contestualizzazione dell’informazione' " 21 ottobre 2014