Digital single market, l’Europa rafforza la condivisione di dati pubblici

Il Consiglio Ue spinge per rendere più accessibili le informazioni del settore pubblico alle imprese commerciali: “Maggiore disponibilità e costi inferiori contribuiranno a favorire innovazioni rivoluzionarie a beneficio di tutti”

(via corrierecomunicazioni.it) Dati pubblici più accessibili alle imprese a sostegno dell’economia. E’ l’obiettivo dell’accordo trovato oggi in seno al Consiglio Ue a favore del  riutilizzo dati: la posizione negoziale è stata concordata dagli ambasciatori degli Stati membri. Le nuove norme promuoveranno lo sviluppo e la diffusione di nuovi servizi e nuove tecnologie basati sui dati, come l‘intelligenza artificiale e rappresentano un passo avanti verso il Digital single market.

“L’accordo odierno – dice Margarete Schramböck, ministro federale del digitale e dell’economia dell’Austria – mostra che il settore pubblico è in prima linea nella condivisione dei dati. Le imprese più piccole e le start-up non sempre possono permettersi di acquistare i dati del settore pubblico, per cui una .

A norma della direttiva esistente sul riutilizzo dell’informazione del settore pubblico (ISP), i contenuti a disposizione del pubblico in applicazione della normativa nazionale in materia di accesso ai documenti sono, in linea di principio, riutilizzabili per qualsiasi finalità, incluse le finalità commerciali.

Le riforme consentirebbero di ampliare l’ambito di applicazione delle norme al di là degli enti pubblici per includere le imprese pubbliche dei settori dei trasporti e dei servizi di pubblica utilità. Questi settori non sarebbero obbligati a mettere a disposizione i dati a meno che non sia richiesto a livello nazionale, ma se dovessero divulgarli dovrebbero rispettare gli stessi principi degli enti pubblici, anche in materia di trasparenza, non discriminazione e accordi di esclusiva.

Le norme sarebbero inoltre estese per includere i dati della ricerca finanziata con fondi pubblici, già disponibili negli archivi pubblici. Tali dati dovrebbero essere resi riutilizzabili, ad esempio specificando opportune condizioni di licenza. Gli Stati membri dovrebbero anche attuare politiche nazionali di accesso aperto al fine di sostenere la disponibilità dei dati della ricerca.

Il progetto di norme incoraggia la diffusione di dati dinamici, come i dati meteorologici o relativi ai trasporti trasmessi in tempo reale da sensori o satelliti. Gli enti pubblici dovrebbero rendere disponibili tali dati tramite interfacce per programmi applicativi (API).

Il testo concordato prevede che le serie di dati di elevato valore (serie di dati di grande importanza socioeconomica) sarebbero individuate in una fase successiva all’adozione della direttiva. Tali serie di dati dovrebbero essere rese disponibili gratuitamente in tutta l’UE, e dovrebbero essere leggibili meccanicamente e trasferibili in modo automatico per mezzo di un’API. La Commissione redigerebbe un elenco di tipi specifici di serie di dati di elevato valore in un atto di esecuzione separato, che si applicherebbe sia agli enti pubblici sia alle imprese pubbliche.

In generale i dati del settore pubblico diventeranno meno costosi. Normalmente saranno disponibili gratuitamente o a costi marginali. Tuttavia le norme tengono conto della necessità di taluni enti pubblici di generare utili e pertanto consentono costi limitati in cambio di dati in talune situazioni. Il testo del Consiglio rafforza anche il concetto di dati aperti, cioè dati in formato aperto che possono essere utilizzati liberamente e condivisi per qualsiasi finalità. Per riflettere ciò, ha aggiunto la nozione di dati aperti al titolo della proposta.

Dopo l’entrata in vigore della direttiva, gli Stati membri disporrebbero di due anni per adottare le disposizioni nazionali di attuazione. Gli Stati membri potrebbero andare oltre le norme minime stabilite dalla direttiva.

La proposta in esame è una componente essenziale del “pacchetto sui dati” pubblicato dalla Commissione nell’aprile 2018 nel quadro della strategia per il mercato unico digitale. Fa anche parte del controllo dell’adeguatezza della regolamentazione (REFIT) effettuato dalla Commissione.

L’accordo raggiunto oggi in sede di Comitato dei rappresentanti permanenti costituisce un mandato per la presidenza affinché possa avviare negoziati con il Parlamento europeo in vista di un accordo sul testo finale. Il Parlamento non ha ancora concordato la sua posizione.

(Fonte www.corrierecomunicazioni.it)