Il suicidio assistito è diverso dall'eutanasia, secondo il Comitato nazionale per la bioetica

Il suicidio assistito è diverso dall’eutanasia. Questo è il primo parere del Comitato nazionale per la bioetica (CNB), che ha affrontato il tema a seguito dell’ordinanza n. 207/2018 della Corte Costituzionale, la quale è intervenuta sulla questione in merito al caso di Marco Cappato e alla sospetta illegittimità costituzionale dell’articolo 580 del codice penale.

“Bene la distinzione fra suicidio assistito ed eutanasia, ma anche per il primo vanno mantenuti gli aspetti penali, per evitare che si scivoli velocemente nella seconda. Non a caso, nella UE solo tre paesi lo prevedono - Olanda, Belgio, Lussemburgo; e in Europa anche la Svizzera -, tutti gli altri lo vietano”, ha detto Alberto Gambino, direttore scientifico di Diritto Mercato Tecnologia, ad Adnkronos.

“Se prima non si implementassero correttamente le cure palliative ma si entrasse subito nel suicidio assistito, si interromperebbero tutti gli investimenti nel trattamento legato alla palliazione, che purtroppo in Italia non è ancora a regime. E si arriverebbe alla strada facile, anche per i conti sanitari, del suicidio assistito. Anche la sedazione profonda può avvenire in casi di sofferenze intollerabili per le quali le cure palliative si dimostrano inefficaci, ma non con l'obiettivo di far morire il malato ma soltanto di addormentarlo”, ha spiegato Gambino. “Il suicidio assistito non va depenalizzato, deve restare reato, al di là della giusta attenuazione della pena prevista, per la sua particolare fattispecie giuridica e valore morale che non lo rende assimilabile ed equiparabile al classico omicidio”. 

“L’idea che possa essere legalizzata qualunque forma di suicidio assistito sarebbe devastante per il nostro Sistema sanitario, perché implicherebbe che l’eutanasia entrerebbe nelle nostre corsie di ospedale. Sarebbero soprattutto le persone più fragili, più vulnerabili e più deboli a essere spinte verso delle forme di interruzione della propria vita prima del suo spirare naturale”, ha detto Gambino al SIR.

“Il parere al momento vede diviso in due il numero dei componenti. Ci sono 13 componenti a favore della legalizzazione dell’eutanasia e 13 contrari. Bisogna rettificare le notizie che si stanno diffondendo, cioè che ci sarebbe una prevalenza dei favorevoli, perché tra i contrari ci sono due che sono contrari fintanto che in Italia non sia attuata fino in fondo l’implementazione delle cure palliative. Vengono considerati come tre voti diversi, ma in realtà, nel documento la postilla di questi due ribadisce che sono sempre contrari alla legalizzazione. Quindi, non c’è una prevalenza”, ha spiegato Gambino. 

Alcuni membri del CNB sono contrari alla legittimazione, sia etica che giuridica, del suicidio medicalmente assistito, e convergono nel ritenere che la difesa della vita umana debba essere affermata come un principio essenziale in bioetica. Altri membri sono invece favorevoli, sul presupposto che il valore della tutela della vita vada bilanciato con altri beni costituzionalmente rilevanti, quali l’autodeterminazione del paziente. Altri ancora sottolineano come non si dia una immediata traducibilità dall’ambito morale a quello giuridico. Inoltre, evidenziano i concreti rischi di un pendio scivoloso a cui condurrebbe, nell’attuale realtà sanitaria italiana, una scelta di depenalizzazione o di legalizzazione del cosiddetto suicidio medicalmente assistito modellato sulla falsariga di quelle effettuate da alcuni paesi europei.

Chi ha votato a favore del documento - spiega il TG1 riprendendo le parole del presidente del CNB Lorenzo d’Avack - punta a fare chiarezza e a sollecitare la risposta del legislatore, ma non si tratta di un’apertura al suicidio assistito.

Clicca qui per leggere l’intervista ad Alberto Gambino pubblicata su Avvenire del 31 luglio.

Di seguito, gli interventi di Alberto Gambino al TG2000, al TG1, al GR 3 e ad Unomattina Estate.

 

Per approfondire, sul tema eutanasia: La morte di Lambert in Francia e la questione eutanasia in Italia: a settembre la decisione della Corte costituzionale, su Diritto Mercato Tecnologia, 12/07/2019.