Facebook vuole creare una commissione di vigilanza indipendente

Facebook si doterà di una commissione di vigilanza indipendente, chiamata Oversight Board

L’iniziativa, prospettata come la creazione di un organo interno di verifica dei contenuti, è in buona sostanza una dichiarazione di indipendenza la cui reale portata sfugge al cittadino (inconsapevole spettatore dello sgretolarsi di valori e principi) e persino a chi per mestiere, ruolo e missione dovrebbe avere il controllo della situazione.

Il sereno non dar peso a quel che si affaccia – nemmeno così timidamente – all’orizzonte è il metro del disinteresse ad occuparsi del futuro e una simile insensibilità non conforta chi ancora nutre fiducia nei Governi e nelle loro articolazioni competenti per materia.

Mark Zuckerberg ha deciso a novembre scorso di istituire una specie di Corte Suprema e questo organismo entrerà in funzione entro la fine di quest’anno: l’obiettivo è la gestione di ricorsi e lagnanze degli iscritti alla piattaforma che chiedono l’adozione di provvedimenti a fronte di comportamenti online o di post ritenuti lesivi di qualsivoglia diritto dell’interessato.

Se la gestione interna di piccoli conflitti sembra rappresentare un palliativo alle lungaggini dei procedimenti giudiziari che si accatastano nei tribunali in giro per il mondo, la “soluzione” delle liti in chiave autonoma (non parliamo di arbitrati o altre formule previste dai codici) evoca spettrali prospettive.

Da una parte si profila una esautorazione del potere giudiziario (di cui balena, con gran gioia dei malpensanti, una certa inutilità o inefficacia), dall’altra si sente un forte richiamo storico alla privatizzazione della giustizia avviata centinaia di anni fa nel nostro Sud. Quel “ci pensiamo noi” è l’etichetta araldica dell’albero genealogico delle grandi forme di crimine organizzato e spiega come il ricorrere ad oscure entità o a biechi personaggi alternativi alle Istituzioni per sanare ingiustizie o ottenere il dovuto abbia alterato gli equilibri in certe aree geografiche.

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