Dai dati alla guerra dei dati

“Big data”, intelligenza artificiale, sorveglianza degli utenti: nuove forme di sfruttamento e relativi impatti politico-sociali. La Rete e le battaglie ancora possibili per renderla libera e orizzontale. I Diavoli ne ha parlato con Carola Frediani, esperta di tecnologia, cybersicurezza e privacy.

Dai dati alla guerra dei dati. Questa nuova dimensione del conflitto globale che segna l’età contemporanea è una guerra tra bande, tra multinazionali, tra stati, o tutto insieme? Si può ancora fare una differenza? Si pensi alla dimensione “elettrificata” e complessa della Via della Seta e alle legislazioni mancanti – per incapacità o per interesse – a livello nazionale e sovranazionale.

Carola: Credo che alla base la questione sia ancora più grande: si tratta di una guerra per la supremazia tecnologica. È in quest’ottica che si deve inquadrare ad esempio la questione delle tensioni geopolitiche sul 5G e lo scontro commerciale fra Usa e Cina.

Stati e multinazionali giocano una partita fatta di continue, mutevoli alleanze tattiche, perché ovviamente i loro interessi non coincidono sempre. D’altra parte, lo sviluppo di alcune tecnologie e industrie trae vantaggio da Stati con un ruolo forte, che investono o favoriscono/proteggono investimenti. Anche per questo l’Europa, che pure avrebbe delle carte da giocare, rischia di restare indietro.

I cittadini o consumatori dove si collocano in questo scenario? Tra l’incudine e il martello. Possono cercare però di fare leva di volta in volta sulle contraddizioni e il non perfetto allineamento di Stati e aziende per cercare di difendere i propri diritti. Ma il ruolo della politica resta fondamentale. Ne è un esempio il Regolamento europeo sulla privacy. Un passo piccolo e non sufficiente ma non privo di conseguenze a difesa dei diritti della persone.

Uno degli utilizzi principali dei big data, se non il principale considerando gli investimenti, è sull’intelligenza artificiale. Ci spieghi che cos’è l’AI è cosa può diventare? Anche questa corsa s’inserisce nel contesto di guerra globale sopra descritto?

Carola: Oggi quando parliamo di AI (Artificial Intelligence) ci riferiamo al suo significato più ristretto: Artificial Narrow Intelligence, prevalentemente il machine learning (apprendimento automatico). Che cos’è? È la scienza di “far fare qualcosa a un computer senza programmarlo esplicitamente”. E qui tornano in gioco i dati, perché per farlo devi costruire degli algoritmi che imparino dai dati, e a sua volta per farlo alleni dei modelli a partire dai dati.

Il machine learning (e sue ulteriori specializzazioni, come il deep learning) è quello che ci sta dando le auto che si guidano da sole, migliori traduttori automatici e ricerche sul web, e molte altre applicazioni pratiche. Chi ha più dati è avvantaggiato in questa corsa. Ma ci sono anche alcuni aspetti tecnici con un forte impatto politico-sociale.

C’è un problema rispetto ai dati di partenza che vengono utilizzati, e se ad esempio contengano già dei bias, dei pregiudizi – e non solo i dati, ma anche la loro preparazione – o come sia inquadrato il problema. E c’è un problema di valutazione dei dati di arrivo. Infatti, proprio per il modo in cui funziona questa tecnologia, è molto difficile verificare come è stata presa una decisione.

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