Robot e lavoro, l'importanza dell'aggiornamento professionale

Will robots take my job? Sono passati sei anni dallo studio di Carl Benedikt Frey e Michael Osborne, The Future of Employment: How susceptible are jobs to computerisation? che diede il La a una lunga polemica sul futuro del lavoro e sulla automazione dei mestieri meno qualificati. Da quella pubblicazione era nato un sito, willrobotstakemyjob.com appunto, la cui validità nel tempo è stata ridimensionata e che oggi costituisce soprattutto uno svago per chi non sa staccarsi dal Pc in pausa pranzo.

Tuttavia, la domanda resta appesa. E non basta ripercorrere l’esperienza storica dell’industrializzazione dell’Ottocento in Europa, per cui il maniscalco si era trasformato in operaio, per far dormire tranquille le persone.

Qual è il futuro del mio mestiere? I robot ci faranno tutti fuori, condannandoci a un’inquietante esistenza di fancazzismo? Gli ottimisti dicono che, no, non è possibile. Il robot non può competere con il fattore umano. Empatia, genio e creatività non potranno mai essere sostituiti da un processore. E poi si arriva agli esempi pregressi. La cassiera sta all’industria 4.0 oggi, come il fabbro stava alla Ford a inizio Novecento.

Stiamo attraversando una fase di accelerazione dell’economia della conoscenza. Oggi l’aggiornamento professionale non è qualcosa che si acquisisce per osmosi.

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